16/07/15

Donnacce in copertina e la (non) morte della musica

Boicottare, isolare, ostacolare e modificare l'attività di qualcosa o qualcuno con un'azione individuale o collettiva coordinata, è roba seria, un’azione straordinaria, un atto che deve essere giustificato da motivi importanti, intenzioni nobili, a fronte di disastri umanitari e ambientali, comportamenti illeciti, tracotanze. Si boicotta Israele per l'occupazione e lo sfruttamento di un popolo e di territori a questo popolo sottratti con la forza, si boicotta la Nestlè perché promuove nel sud del mondo l’uso del latte in polvere, benché sia noto che in quei paesi l’allattamento artificiale uccide, tutti gli anni, un milione e mezzo di bambini (quasi tre al minuto). E Mitsubishi viene boicottata perché è la più grande compagnia commerciale giapponese che abbatte e commercia legno tropicale proveniente dalle foreste asiatiche e sudamericane. Le operazioni di disboscamento di Mitsubishi procedono ininterrottamente 24 ore su 24 e, solo in Malesia, distruggono 300.000 ettari di foresta all’anno. Questi secondo me sono motivi e cause importanti per mettere in atto grandi azioni di boicottaggio su vasta scala, e ne potrei citare molti altri. Ma boicottare il magazine Rolling Stone perchè mette in copertina una famosissima Kim Kardashian in décolleté mi sembra sinceramente troppo. L'idea è di Sinead O’Connor, che ha scatenato le sue ire dopo essersi accorta dell'incauta cover della rivista cult della musica alternativa.

“Che cosa ci fa questa donnaccia (“Io non sorrido tanto perché provoca le rughe”) sulla copertina dei Rolling Stone? La musica è ufficialmente morta. Chi immaginava che Rolling Stone l’avrebbe uccisa? Simon Cowell e Louis Walsh non possono più essere tenuti a prendersi tutte le colpe. Bob Dylan deve essere maledettamente inorridito”.

Vero è che la misura è colma e che molti proprio non l'hanno presa bene: la notizia sta circolando sul web con tanto di hashtag #BoycottRollingStone e dopo poche ore migliaia di like e di condivisioni si sono abbattuti sul post di Sinead. Ma la musica non è ufficialmente morta, solo Rolling Stone è da tempo.. deceduto.
Sono anni ormai che Rolling Stone USA mette in copertina Brtiney Spears, Justin Bieber e la Boy Band del mese. Se ci limitiamo a Rolling Stone Italia, la rivista si distingue per la sua provincialità, evidente quando sfogliandola non c'è pagina in cui non compaiano le parole "rock & roll" "stili di vita". E vai con lunghi e boriosi servizi su Harley Davidson, Jack Kerouac, i tatuaggi, lo spericolato rocker che ama gli sport estremi. Il direttore di Rolling Stone viene da giornali non musicali, in particolare l'ultimo da Wired se non sbaglio, e di "rock & roll" pare ne sappia davvero poco, oltre ai suoi ricordi di ragazzino nerd appassionato di schitarrate elettriche. Per questo forse che partecipa ad Amici della De Filippi...

E poi, Grignani, i fumetti di Valentino Rossi, le pagine sulla moda, le interviste a personaggi davvero improbabili.. Sono oramai entrate nel limbo le classifiche: Kurt Cobain piazzato al 12esimo posto come miglior chitarrista di sempre (!), e Flea dei Red Hot Chili Pepper miglior bassista del mondo!! We're Only in It for the Money di Frank Zappa alla posizione numero 296 nella lista dei migliori 500 dischi di sempre.. A tutto  c'è un limite.

Che l’editoria italiana (e non solo) sia in crisi, non è una novità: basta dare uno sguardo ai dati relativi alle vendite di quotidiani e periodici per accorgersi che le difficoltà economiche sembrano colpire tutte le tipologie di giornali. Anche il settore editoriale musicale, ha le sue “vittime”: Jam e il più quotato XL di Repubblica infatti non sono più in edicola dalla fine del 2013 mentre proseguono la loro vita su Internet, dove i costi sono sicuramente minori, aggiornando sia il sito che le relative pagine Facebook. Il Mucchio, ex Mucchio Selvaggio in forte difficoltà. Calo delle inserzioni pubblicitarie e la diminuzione del numero di lettori i principali motivi della crisi. Ma di fondo un pò se la cercano, pure. In controtendenza, Pitchfork Review, testata musicale nata on-line, che a dicembre ha fatto il grande passo e, mentre la carta si trasferisce in massa sul web, ha dato alle stampe il suo primo numero cartaceo. Rolling Stone in verità e a nostro giudizio, è già da tempo che ha perso credibilità , autenticità, e autorevolezza, e le reazioni stizzite di questi giorni sono il sintomo che la l’ha fatta proprio grossa e ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, di prostrarsi alle logiche commerciali del momento, con quelle che generalmente vengono definite vere e proprie “marchette”. Con il Rock'n'Roll e l'universo underground e alternativo non hanno niente a che farci e non c'è bisogno di boicottare: ci pensano già da soli ..
Per quanto ci riguarda.. siamo una realtà piccolissima nel settore dei blog, che in generale sono il veicolo che fan e osservatori utilizzano per raccontare le proprie impressioni personali su un musicista o un disco, e che è evidentemente molto diverso da fare critica. Sicuro è che non apparteniamo a quella schiera di fanatici ossessionati dallo scoprire qualche sperduto gruppetto di tangheri e cercare a tutti i costi di farli passare per il "nuovo" e di venderceli come "il gruppo che ha creato la moda che presto seguiranno tutti"..



(Alla batteria il grande Sly Dumbar)