15/09/15

Rumore (Bianco) tra disturbo e fascino

NOISE NOISE NOISE..
Il rumore bianco è costituito idealmente da tutte le frequenze acustiche, perciò si può dire che contenga tutti i suoni possibili; e come lo scultore scolpisce un blocco di marmo, cosi il progettista sonoro può plasmare il rumore alla ricerca di nuove forme musicali. Gli ultimi anni hanno visto la musica elettronica svilupparsi e diffondersi in maniera vertiginosa; un fenomeno di sensibilizzazione creativa - soprattutto dei giovani - che è reso possibile dalle tecnologie audio e informatiche oggi alla portata di tutti.
Il rumore bianco diventa allora una metafora della moltitudine di persone che, grazie alle nuove tecnologie, possono oggi fare musica sviluppando la propria indole creativa.
Ma il rumore può rappresentare anche il caos, l’incapacità di selezionare tra le tante musiche prodotte. E' importante dunque avvicinarsi all'informatica musicale con la giusta consapevolezza.
<Mary had a little lamb..>: con queste parole, l'inizio di una filastrocca inglese, si chiude un'epoca della storia dell'ascolto musicale e se ne inaugura una nuova. E' il 1877 e l'inventore statunitense Thomas Edison, dopo aver progettato e costruito il suo fonografo, effettua la prima registrazione sonora della storia.
Si avvera cosi l'antichissimo sogno di <catturare> il suono, elemento che resisteva ai tentativi di fissazione, quando ormai la fotografia aveva addomesticato le immagini. Il fonografo di Edison è un oggetto piuttosto rudimentale, dalla qualità sonora assai scarsa se paragonata agli standard di oggi. Registra i suoni su cilindri di cera incisi mediante una puntina metallica e capaci di immagazzinare poco meno di quattro minuti di musica. I cilindri sono oggetti delicati e facilmente deperibili, che permettono un numero limitato di ascolti. Il passo decisivo è stato fatto, e anche la musica e la parola entrano nell'era della riproducibilità tecnica. L'evento sonoro perde la propria unicità e labilità e diventa replicabile un numero indefinibile di volte. Dieci anni più tardi, nel 1887, Emile Berliner riprendendo un'idea dello stesso Edison trasforma il cilindro in un disco e chiama grammofono la macchina utilizzata per leggerlo. Si tratta del primo antenato del disco in vinile che dominerà il consumo musicale per grand parte del ventesimo secolo. Inizia cosi la diffusione di massa del grammofono che all'inizio del Novecento, insieme alla radio, prende il posto del pianoforte come oggetto privilegiato d’intrattenimento nelle case borghesi.
Sempre più spesso la musica passa attraverso questa mediazione tecnologica, slegandosi dalla presenza reale di un esecutore. Il rito del concerto, con i suoi aspetti collettivi e sociali, perde progressivamente il proprio ruolo centrale nella fruizione musicale, mentre si fa strada un tipo di ascolto individuale, domestico.

Il Rumore
<Ovunque siamo, quello che udiamo è prevalentemente rumore. Quando lo ignoriamo, ci disturba. Quando lo ascoltiamo, ci affascina>.
Cosi si esprimeva il grande compositore statunitense John Cage a proposito dei rumori che percepiamo ogni giorno e della loro natura molteplice. In passato il rumore è sempre stato contrapposto al suono, soprattutto perché' non ha un'altezza definita. Ma nel corso del tempo la differenza si è sempre più assottigliata e oggi il rumore è totalmente accettato nell'universo musicale.

La parola "rumore" ha molti significati', e alcuni interessano la musica digitale. Il rumore è ampiamente presente in natura (il suono di una cascata, del vento..) e in generale nella maggioranza dei suoni umani, così come è tra gli elementi primari della famiglia dei suoni artificiali. Quando negli anni '50 si componeva la prima musica elettronica, infatti, gli studi radiofonici erano dotati non solo di oscillatori ma anche di generatori di rumore bianco, strumenti necessari per certe misurazioni elettriche e utilizzati in seguito anche dai musicisti.

Il rumore bianco è un segnale che oltre a essere privo di periodicità è anche caratterizzato da uno spettro che comprende tutte le frequenze, e con uguale ampiezza. Il nome denota l'analogia con il colore bianco che' similmente, contiene tutte le lunghezze d'onda dei diversi colori con la medesima intensità. Molti compositori hanno utilizzato creativamente il rumore bianco cosi come gli scultori utilizzano il marmo, ovvero "estraendo" dalla materia forme strutturate. Siccome contiene tutte le frequenze acustiche, il rumore bianco si presta bene a un'operazione di filtraggio, cioè di estrazione di componenti selezionate dello spettro. Dopo il filtraggio emergono bande larghe o strette di frequenze il cui timbro può differenziarsi in varia misura dal rumore originale. Da una materia sonora grezza come il rumore si possono ottenere suoni vari e raffinati. Ma il rumore può essere visto anche come elemento di disturbo tecnologico. Nell'elettronica e nell'informatica infatti la parola rumore evoca qualcosa che entra in un sistema ma che è estraneo agli effettivi segnali desiderati e circolanti.

Anche i sistemi digitali producono rumori indesiderati di varia natura, o lasciando sul campo una varietà' di "residui sonori". Si tratta di effetti collaterali dei processi di sintesi e di elaborazione del suono, spesso descritti con nomi inglesi come glitch o click. Dalla fine degli anni '90 questi rumori sono divenuti elemento di espressione creativa, addirittura dando vita a nuovi generi (come il glitch, appunto, o la musica noise) tanto da essere considerati all'epoca come una delle più rilevanti novità del panorama musicale di ricerca. Con i sistemi digitali il rumore torna a essere materiale sonoro utilizzabile per comporre musica, certamente diverso da quello utilizzato negli studi radiofonici degli anni '50, ma ugualmente oggetto di sviluppo creativo.

Nella tradizione musicale precedente esso era considerato sgradevole e inaccettabile: ciò dimostra non soltanto che ogni definizione di rumore è soggettiva, ma che essa cambia anche con il contesto culturale. Il rumore che ieri era ritenuto esclusivamente un disturbo oggi trova ampio spazio nell'ascolto. Il percorso non è stato improvvisò ma frutto di un cambiamento graduale che nei decenni ha radicalmente modificato la nostra sensibilità musicale verso questo elemento.

Rumore bianco, Introduzione alla musica digitale
A. Cremaschi, F. Giomi