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24/01/20

Baschi e Cappelli simbolo tra le paranoie del potere

Baschi rossi e cappelli simbolo tra le paranoie del potere

In Uganda è vietato l’uso di baschi rossi, richiamo al musicista e leader dell’opposizione Bobi Wine che sempre lo indossa. I cappelli e quel che rappresentano, e non da oggi, possono far paura a chi governa. Gatto Randagio, a modo suo, prova a cercare le ragioni profonde di tanto timore, e cercando di risolvere l’arcano… si perde nel gioco esoterico dei tarocchi…

Di Francesca de Carolis
Il potere è paranoia

Il potere è paranoia. C’è poco da fare… ho pensato ascoltando, qualche mattina fa, la rassegna stampa estera di radio3, e sentendo delle autorità ugandesi che hanno vietato ai civili l’uso di berretti rossi. Un cappello rosso, si spiegava, è indossato da alcuni reparti militari, e da ora qualsiasi berretto rosso sarà definito “abbigliamento militare”, quindi a loro uso esclusivo. Pena la reclusione fino ai cinque anni.
I copricapi rossi devono davvero far tanta paura al regime ugandese… Perché, si spiega, a indossarlo è Bobi Wine, famosa pop star che canta di giustizia sociale, e la musica, si sa, arte di origine magica, ha sempre una certa relazione col demoniaco, come spiegava Papini.
E qui il demonio ci ha proprio messo la coda se Bobi Wine, (al secolo Robert Kyagulanyi Sentamu), più volte arrestato con l’accusa di sovversione e tradimento, è diventato anche uno dei più noti oppositori del regime. E il suo basco rosso, indossato dai seguaci del movimento People power, è diventato “simbolo di resistenza”.

Cappello pericolosissimo, dunque. Immaginate che incubo per Yoweri Museveni, al potere da più di trent’anni, e ora che Wine ha annunciato che si presenterà alle prossime elezioni presidenziali… facile immaginare le notti del vecchio presidente tormentate da sogni infestati da baschetti rossi… Meglio non vederne più in giro, si sarà detto, almeno di giorno…

E già, saprà anche lui che i berretti rossi non hanno portato mai bene a chi governa. Avrà pure lui sfogliato libri di storia, infestati, anche loro, da tanti berretti rossi, a partire da quelli calzati in testa dai galeotti di Marsiglia liberati durante la Rivoluzione francese, passando per il rosso del berretto frigio di quella dannata Marianne, simbolo della Francia giacobina, esportato nelle rivoluzioni che hanno percorso come un brivido l’America dei rivolgimenti anti coloniali…

Berretti e cappelli come fumo negli occhi…

Ce n’è per tutti e di tutti i tempi. Una nota a caso, da una circolare della polizia di Pesaro del 1850: “Si è osservato che in onta di reiterate avvertenze e divieti intorno l’uso di cappelli di color bianco con nastri ed orlatura nera, o verde o rossa nonché di altri così detti all’Ernani, e che in qualunque modo per la forma e per il colore escono dall’ordinario, seguono tuttavia ad usarne taluni non senza ammirazione dei buoni”. Quei cappelli, ornati di nastri, erano segnale di sostegno alla causa dell’indipendenza dell’Italia. E come non inquietarsi, per quel richiamo all’Ernani…
Si ridesti il Leon di Castiglia / e d’Iberia ogni monte, ogni lito / eco formi al tremendo ruggito…
E camminando camminando per i sentieri convulsi della Storia, arrivando ai nostri giorni, in meno esaltanti orizzonti… sapevate che in carcere sono vietati i cappelli con visiera rigida? Richiamo chissà, al simbolo mafioso della coppola, se in un istituto anni fa fu addirittura vietato il cappotto perché “simbolo di una leadership mafiosa”…
Ma quale misterioso potere nasconde un cappello, da togliere il sonno a chi il potere in fondo ce l’ha davvero…
Cercando la risposta in vecchi testi, che narrano di simbologie e dintorni…


Ecco. “Anche quando andato in disuso, il simbolismo del cappello mantiene il suo valore… il suo significato sembra corrispondere a quello della corona, segno del potere, della sovranità, specie in passato quando si trattava di tricorno”

Ancora: “Il cappello in quanto copricapo rappresenta anche la testa e il pensiero ed è simbolo di identificazione. Cambiare cappello significa anche cambiare idee e avere un’altra visione del mondo…”.

Ritornando all’Uganda… non è tricorno né ancora si è trasformato in corona il basco rosso di Wine, ma certo rischiano di minare un trono finora ben saldo le idee tenute al caldo da quel baschetto rosso che il rapper-politico ugandese continua a tenere ostinatamente in testa, senza neppure cambiarlo di colore…
Ma andiamo avanti. Cercando di simboli, obbligatorio riprendere il leggendario testo de “I Tarocchi” di Oswald Wirth. Il libro (magia…) mi si apre sull’immagine del Bagatto, che è Il Mago, il Giocoliere…
Fa notare Wirth che il Bagatto ha un cappello a larghe tese ed è un otto coricato, il simbolo dell’infinito. “E’ lecito accostare questa aureola orizzontale alla sfera vivente costituita dalle emanazioni attive del pensiero”. “Portiamo intorno a noi – continua- il nostro cielo mentale, in cui il sole della Ragione percorre l’eclittica mantenuta negli stretti limiti di ciò che ci è accessibile”.
E non è un caso che il Bagatto sia la prima carta degli arcani maggiori, con quel suo cappello che richiama l’infinito, “perché l’universo visibile è soltanto magia e prestigio, il suo Creatore sarebbe dunque l’illusionista per eccellenza, il grande prestigiatore che ci stordisce con i suoi giochi d’abilità. Il turbine universale delle cose ci impedisce di percepire la realtà”
Insomma, “noi siamo balocchi di apparenze prodotte dal gioco di forze a noi sconosciute”
Quindi, bisogna aver comprensione. Chissà quali forze sconosciute giocano con le teste di chi comanda…

Così, è dell’altro ieri la notizia, dall’Uganda, dei primi arresti, anche se “il berretto rosso non offende nessuno”, come hanno detto i giovani seguaci di Bobi Wine bersaglio degli strali del governo. “Quando lo indossiamo ci identifichiamo con la causa per un’Uganda migliore”.
Ma state tranquilli, Bobi Wine, giovane e determinato (e forse lettore anche lui di Wirth e consapevole del potere dei simboli), ha assicurato che continuerà a indossare il suo rivoluzionario caschetto. E a popolare di incubi rossi i sogni del vecchio Museven…

Francesca de Carolis, giornalista, scrittrice, ex TG1, ex Radio 1. Attualmente si occupa di carceri, nella speranza di contribuire a limare le grate anche della nostra mente.
L'articolo è stato pubblicato sul sito Remo Contro




04/11/14

Ebola: l'ignoranza e la disinformazione

Ebola è una malattia imprevedibile, spaventosa. Quasi 5.000 persone, nell'Africa Occidentale, sono morti dallo scoppio dell'epidemia e si pensa siano più di 13.000 quelli che hanno contratto il virus..
Tuttavia, fino ad ora il problema rimane in gran parte limitato in Liberia, Guinea e Sierra Leone. Altri due paesi, Nigeria e Senegal, hanno avuto casi, ma sono ora considerati fuori dal pericolo epidemia: paesi "Ebola free", nel gergo medico dell'Oms. La Repubblica Democratica del Congo ha avuto un focolaio di un ceppo diverso da Ebola e ora sembra che questo può essere contenuto. Vi è stato un caso in Mali, il paziente è deceduto ma non sono stati segnalati altri casi.

Nonostante evidenti limiti geografici, molti americani sembrano confusi: non siamo ancora al panico, ma la preoccupazione è tanta. In quale altro modo potremmo spiegare il caso dei due bambini ruandesi mandati a casa da una scuola nel New Jersey, nonostante il loro paese d'origine sia considerato "Ebola-free"? O le dimissioni forzate di un insegnante in Kentucky a causa di un suo viaggio in Kenya? O la cancellazione in massa di viaggi turistici in posti come il Kenya, Zimbabwe e Sud Africa? In Europa e in Italia iniziano a verificarsi casi simili.
Questi paesi non sono in nessun modo accostabili ai paesi dell'Africa occidentale in cui Ebola è in realtà un problema. Frustrato da questo, un chimico inglese che ha speso una notevole quantità di tempo nell' Africa sub-sahariana, ha deciso di mappare i paesi dove attualmente ci sono casi di Ebola. (sotto)

Anthony England ha una storia passata molto rilevanti in quelle zone. Ha organizzato conferenze scientifiche in Africa occidentale, con altri importanti ricercatori. Da parte nostra possiamo dire che l'epidemia di Ebola è la prova di come il mondo occidentale debba di prestare maggiore attenzione e guardare con un attenzione del tutto nuova a ciò che accade in Africa.

senza equivoci

"Ebola non ha una soluzione scientifica al momento. Ha avuto inizio in un villaggio molto povero", scrive "e alla fine il mondo ricco si renderà conto che non ha senso lasciarne una parte che lotta in condizioni di povertà estreme con infrastrutture nazionali in condizioni disastrose. Bisogna prendere atto di questo, e l'epidemia di Ebola può contribuire ad accellerare questa presa di coscienza." In definitiva, è la frustrazione che ha portato Anthony England a divulgare questa mappa e a condividerla sul suo account Twitter, che usa per aggiornare le informazioni relative a Ebola. Si è diffusa poi in tutta la rete, con il post iniziale "re-tweeted" centinaia di volte.

"L'ignoranza e la disinformazione è il problema maggiore per quanto riguarda il virus Ebola. Quindi l'espulsione di un insegnante solo perché è stato in Kenya è solo una idiozia. Ed è un idiozia che porta persone come Chris Christie a chiedere restrizioni senza senso, come l'attuazione di una quarantena che è anti-scientifica oltre che un idiozia. Ebola negli Stati Uniti sta diventando una farsa. "

Naturalmente, ci sono alcuni avvertimenti riguardo la mappa. La decisione di non includere il Mali o la Repubblica Democratica del Congo, nonostante non siano stati effettivamente dichiarati fuori dal rischio epidemia ha causato non poche critiche. "Il mondo ha bisogno di sapere che ci sono solo 3 paesi problematici" è stata la replica.
L'Africa è un continente vastissimo, e gli occidentali hanno difficoltà a capire la sua geografia. All'inizio di quest'anno, il Washington Post ha pubblicato un questionario on-line che chechiedeva ai lettori di individuare nazioni africane su una mappa del continente africano. (Potete mettervi alla prova quì) I risultati non sono stati incoraggianti: