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21/09/16

Wow, slack-rap per il nuovo folle video di Beck

E' dall'inizio che seguiamo Beck Hansen, è un folletto che ci è sempre piaciuto, le sue sperimentazioni musicali e il suo geniale surrealismo nel confezionare i video, sempre in "heavy rotation" negli anni '90 su i canali preposti.  Beck ha appena lanciato un nuovo video, per il suo  singolo plastic-funk  "Wow". Il filmato, che ha co-diretto con Grady Hall, è una raffica di immagini vertiginose: Cowboys a cavallo che attraversano una delle nostre città industrializzate, bambini che saltano e ballano davanti a sfondi luminosi, rose con bulbi oculari, Beck stesso che balla davanti ad un incrocio molto trafficato. Il video si rifà proprio allo stile loser-funk dei primi video anni '90 di Beck, ed è quasi uno shock rivedere e rivivere quello stile oggi.  Il suo prossimo album uscirà in autunno, e se questo nuovo singolo è un indicazione, sarà un mix del suo amore folle e assurdo per l' hip-hop e il suo splendido lato (furbescamente) cantautorale alla Odelay. In "Wow," Beck snocciola testi quali "In piedi sul prato facendo 'jujitsu / Ragazze in bikini su Lamborghini Shih Tzu"..,  con tutte le sue capacità vocali, sopra un beat elastico e surreale, che mescola le sue radici slack-rap con una produzione pop abbastanza.. scandalosa, con  raffica  di synth e bassi un po' zuccherosi. Il morbido falsetto rimanda a Sea Chanche e Morning Phase. Da ascoltare e riascoltare, con calma.
Ancora sotto, una  pazza e geniale cover di Sound and Vision di David Bowie, a cui il nostro a sempre riservato onore e rispetto.
 







 

18/02/16

The rise and fall: Google +, un prodotto dolorosamente senza successo




"Facebook sta per ucciderci.. Facebook sta per ucciderci.. Facebook sta per ucciderci.. Facebook sta per ucciderci'"...

La voce che batteva all'orecchio di Larry Page, il co-fondatore di Google tornato come CEO a inizio del 2011, dopo un decennio dietro le quinte, è quella di Vic Gundotra, descritto dai colleghi come uomo carismatico e politicamente di buon senso, e alla fine, Vic riuscì a spaventare e convincere Larry. E' così che nasce Google +.

Era il 2010 e Google non sembrava esattamente come una società a rischio di essere superata e affossata da qualcuno o qualcosa. Da tempo dominava la ricerca online e stava rapidamente diventando uno dei principali attori nel settore smartphone grazie ad Android. Google aveva mappato gran parte del mondo, indicizzato milioni di libri e stava già iniziando a costruire automobili con pilota automatico. Era praticamente impensabile che un social network, per quanto forte come Facebook potesse insidiarne la potenza. Inoltre una semplice ricerca proprio su Google rivelava la lunga lista di fallimenti e false partenze: Orkut, lanciato pochi giorni prima di Facebook nel 2004 era stato rapidamente superato; Reader, un cult dei feed RSS lanciato nel 2005 era "morto" nel 2013: e, naturalmente, Buzz, sfortunato social network costruito sulla scia di Gmail, era imploso velocemente all'inizio del 2010, dopo un catastrofico problema di privacy . Mentre Google inciampava in questi tentativi Facebook è cresciuto, ancora più potente, e più influente. Nel 2010, Facebook era stato valutato intorno ai $ 14 miliardi di dollari e si avvicinava ai 500 milioni di utenti - conti fatti con nomi reali, compleanni, foto, e una rete vibrante di feed di notizie. Google era molto più grande, con una capitalizzazione di mercato di circa 200 miliardi di $. Facebook ha iniziato una campagna acquisti nell'ambito dei dipendenti di Google, così ad esempio Paul Adams, ex membro del team che aveva creato Google+ e che aveva contribuito a ispirare l'idea delle cerchie finì a lavorare per Facebook. Lo sforzo di Google per creare un social network per rivaleggiare con Facebook iniziò con un audace e altisonante campagna e ora si spegne con un flebile gemito. A cinque anni dal lancio di Google+, con la missione dichiarata di "fissare" definitivamente la condivisione online, Google ha annunciato di voler eliminare un requisito molto criticato per poter utilizzare un account Google.

Fino a poco tempo fa, chi apriva un account Google si iscriveva automaticamente anche a Google Plus. Di conseguenza, non era possibile creare un canale di YouTube senza incappare in G+. Ora, finalmente l’iscrizione a Google Plus sarà a discrezione dell’utente, come spiega l’ex capo di Google +, Bradley Horowitz, ora vice presidente dei servizi streaming, foto e condivisione. Un account Google e non sul social Plus sarà “l’unica cosa di cui si avrà bisogno” per usare i prodotti Google. Il cambiamento non è immediato: non bisogna cancellare il proprio account Google+, altrimenti si cancellerà anche il canale YouTube. Tuttavia – promette Horowitz – Google Plus non morirà ma verrà potenziato come luogo in cui condividere interessi comuni. Google aveva lanciato il suo social con grandi aspirazioni, ma senza uno scopi ben definiti per gli utenti; e senza un chiaro piano per differenziare il servizio da Facebook. Ora, molto tardivamente, sta cercando di porvi rimedio. Le interviste con più di una dozzina di addetti, manager e analisti Google negli ultimi mesi, molti parlando a condizione di anonimato per timore di ritorsioni, dipingono il colosso nel periodo 2010/2011 come sempre più timoroso di Facebook, che strappava utenti, dipendenti e inserzionisti. Google ha cercato di mobilitarsi rapidamente, ma con tutta la goffaggine di un gigante che cercava di ballare con uno più giovane e agile.

Secondo alcuni dipendenti, quindi, Google+ sarebbe stato concepito per risolvere i problemi di Google, invece di offrire una piattaforma facile da usare per interagire con gli altri: a Mountain View avrebbero infatti realizzato un tool in grado di connettere insieme tutti i servizi offerti dall'azienda, senza però mettere in piedi una vera esperienza social come quella di Facebook o LinkedIn
La mossa odierna è l'indicazione più chiara che Google sta abbandonando il suo progetto imperioso di cercare di spingere tutti nel mondo ad usare il suo social network. Google all'inizio di quest'anno ha iniziato a girare su caratteristiche più popolari del servizio, come il potenziamento delle foto e dei luoghi di ritrovo. Ciò che rimane deve essere ri-lavorato (o imperniato, come ha detto Bradley Horowitz nel suo ultimo post del blog) per trovare un kernel salvabile di una esperienza sociale che potrebbe ancora essere costruita, fino a fare appello ad un vasto pubblico.

La lenta discesa di Google+ getta luce su come una società ad alta tecnologia prova, e spesso non riesce a innovare quando si sente minacciata. Facebook è ora più grande che mai, con 1,4 miliardi di utenti e una capitalizzazione di mercato che vale oltre la metà di Google. Continua ad assumere ex dipendenti di Google. Facebook e Twitter stanno anche lentamente intaccando il dominio di Google nei ricavi negli annunci pubblicitari. Il progetto Google+ ha portato a nuovi servizi e ha creato un'identità utente più coerente che continua a beneficiare di Google, ma il social network non si mai veramente buttato indietro i rivali esistenti: un identità senza soluzione di continuità e senza un'altra destinazione per consumare cose: il "fallimento" di Google+ sarebbe stato dettato dal suo voler assomigliare troppo a Facebook, arrivando tardi su un mercato ampiamente saturato dalla creatura di Mark Zuckerberg, data anche come spauracchio all'epoca dello sviluppo di Google+, mantenuto in gran segreto all'interno della stessa azienda guidata da Larry Page. Stesso problema anche per l'attenzione nei confronti del settore mobile, aumentata con colpevole ritardo rispetto a Facebook..
Kent Walker, consigliere generale di Google, è stato ancora più schietto nelle sue osservazioni circa Google+ durante un incontro con imprenditori e le autorità di regolamentazione antitrust in Germania questo mese di marzo. Ha fatto riferimento alla rete sociale, come parte di un "lungo elenco di prodotti di Google, dolorosamente senza successo." E alla fine, anche Vic Gundotra, è andato via dalla società, ritrovatasi senza un piano di successione vero e proprio.



 

17/09/15

Notizie false, furti di identità, insulti: Le menzogne del web


Diffusione di notizie false, furti di identità, insulti come pratica diffusa. La Critica alla Rete con il rimpianto dell' autorità perduta del giornalismo

C' era un tempo in cui le informazioni, una volta assemblate e elaborate, erano spacciate come veritiere. I certiticatori che garantivano la loro esattezza erano inseriti in un dispositivo che prevedeva una verifica della loro fondatezza e la conseguente possibilita di una revisione. I giornalisti le producevano in base a un decalogo di regole che avevano, nelle gerarchie esistenti nei media, un fattore di controllo. La catena gerarchica era composta da caporedattori, direttori e financo l’editore poteva intervenire' per modificare quanto scritto o filmato. Nei manuali di storia del giornalismo sono stati spesi fiumi di inchiostro sugli strumenti di autogovemo dei media e sull'esistenza di leggi che garantivano il pubblico attraverso un sistema di norme e sanzioni - le querele per diffamazione, la richiesta di rettifica, l’indennizzo - 2 fattori, tutti, finalizzati alla correttezza e alla veridicità dell'informazione stampata, trasmessa in tv o per radio. Anche la tensione tra verità e veridicità svolgeva un ruolo non indifferente per garantire l'informazione da manipolazioni, esplicitando cosi il dubbio sull'oggettività e neutralità della informazione diffusa. L’autogoverno dei media garantiva inoltre l’esercizio del controllo sui poteri vigenti nelle società.
L’ospite inatteso
Questa "fabula", per quanto contestata e criticata, ha legittimato i media quali strumenti indispensabili nella produzione dell’opinione pubblica. Con la Rete, tutto ciò é andato in frantumi. Ogni uomo e donna possessore di un computer connesso al web diventava potenzialmente un produttore di informazione. L’autorità dei giornalisti ne é risultata ridimensionata, tanto più se in Rete giornali, tv e radio potevano essere messi in discussione e contestati. Il web poteva diventare il medium che esercitava il controllo sui cinque poteri vigenti, compresa la critica ai media mainstream. Anche in questo caso, un’altra favola si é imposta nella discussione pubblica: il <<potere della folla» garantiva forme di correzione e modifica in tempo reale dell’ informazione prodotta on-line.
ll potere autoregolativo della folla si é però rivelato fallace. Molti i casi di informazioni inventate e false diffuse; tantissimi gli episodi di imprese e governi nazionali che hanno assoldato “mercenari" per compilare voci parziali per Wikipedia, l’esempio più noto del potere della folla in Rete. Impossibile tenere il conto dei furti e delle false identità che caratterizzano il flusso informative on-line. Ricorrenti sono gli insulti e le notizie false su questo o quel personaggio pubblico e talvolta famoso. Rispetto al <<lato oscuro>> del cyberspazio va ripristinata una forma di autorità che certifichi la correttezza delle informazioni. Ne è convinto Charles Seife, autore del volume Le menzogne del web, pubblicato da Bollati Boringhieri (pp. 239, euro 22).
Seife ha una formazione scientifica - é laureato in matematica -, ma ha scelto come professione il giornalismo, arrivando a insegnare giomalismo alla New
York University. Nel suo lavoro di redattore e divulgatore scientifico si é misurato con la tendenza a spettacolarizzare l'lnformazione scientifica, intervenendo spesso contro l’enfasi data ad alcune notizie riguardanti ricerche scientifiche che di rivoluzionario poco avevano, anche se erano ‘spacciate come risolutive per la cura di questa o quella patologia; o come un sovvertimento radicale delle conoscenze finora acquisite in biologia, lisica, chimica.
ll punto di forza delle sue argomentazioni é sempre stato la necessita di riaffermazione delle capacità autoregolative della professione giornalistica come condizione per le necessarie verifiche delle notizie diffuse. Dunque controllo sulle fonti, esercizio del dubbio, messa a confronto di punti di vista e interpretazioni divergenti. E dunque espressione di quella <<cultura>> giomalistica che nel mondo anglosassone vede nei media gli strumenti di una informazione oggettiva della realtà. Comprensibile, dunque, la sua diffidenza nei confronti del flusso disordinato e caotico di informazioni e contenuti della Rete. In questo libro affronta alcuni temi <<forti>> :
Il potere della folla, in primo luogo.
Seife non disconosce le possibilita di una <<democratizzazione>> dei media derivante dal passaggio del pubblico da essere consumatore passivo a produttore attivo di informazione. Anzi, ritiene questa chance come un segnale di vitalità del mondo dei media. Ciò che propone tuttavia è il ripristino dell'intermediazione - il giornalista tra la realtà e la sua rappresentazione mediatica.
I casi che cita di menzogne e falsità veicolati della rete sono noti. Così come sono note le operazioni compiute dalle imprese per ricostruire un'immagine immacolata dei loro prodotti, politiche aziendali o per veicolare informazioni dannose su un concorrente. Non mancano le false recensioni pubblicate su Amazon scritte dagli stessi autori di libri. L'analisi però diventa prudente quando si tratta di analizzare i tentativi di controllo e di disinformazione compiuti da questo e quel governo. Dunque, un problema troppo grande per essere liquidato ripristinando l'autorità perduta dei giornalisti..


B. Vecchi (ilmanifesto)



15/09/15

Rumore (Bianco) tra disturbo e fascino

NOISE NOISE NOISE..
Il rumore bianco è costituito idealmente da tutte le frequenze acustiche, perciò si può dire che contenga tutti i suoni possibili; e come lo scultore scolpisce un blocco di marmo, cosi il progettista sonoro può plasmare il rumore alla ricerca di nuove forme musicali. Gli ultimi anni hanno visto la musica elettronica svilupparsi e diffondersi in maniera vertiginosa; un fenomeno di sensibilizzazione creativa - soprattutto dei giovani - che è reso possibile dalle tecnologie audio e informatiche oggi alla portata di tutti.
Il rumore bianco diventa allora una metafora della moltitudine di persone che, grazie alle nuove tecnologie, possono oggi fare musica sviluppando la propria indole creativa.
Ma il rumore può rappresentare anche il caos, l’incapacità di selezionare tra le tante musiche prodotte. E' importante dunque avvicinarsi all'informatica musicale con la giusta consapevolezza.
<Mary had a little lamb..>: con queste parole, l'inizio di una filastrocca inglese, si chiude un'epoca della storia dell'ascolto musicale e se ne inaugura una nuova. E' il 1877 e l'inventore statunitense Thomas Edison, dopo aver progettato e costruito il suo fonografo, effettua la prima registrazione sonora della storia.
Si avvera cosi l'antichissimo sogno di <catturare> il suono, elemento che resisteva ai tentativi di fissazione, quando ormai la fotografia aveva addomesticato le immagini. Il fonografo di Edison è un oggetto piuttosto rudimentale, dalla qualità sonora assai scarsa se paragonata agli standard di oggi. Registra i suoni su cilindri di cera incisi mediante una puntina metallica e capaci di immagazzinare poco meno di quattro minuti di musica. I cilindri sono oggetti delicati e facilmente deperibili, che permettono un numero limitato di ascolti. Il passo decisivo è stato fatto, e anche la musica e la parola entrano nell'era della riproducibilità tecnica. L'evento sonoro perde la propria unicità e labilità e diventa replicabile un numero indefinibile di volte. Dieci anni più tardi, nel 1887, Emile Berliner riprendendo un'idea dello stesso Edison trasforma il cilindro in un disco e chiama grammofono la macchina utilizzata per leggerlo. Si tratta del primo antenato del disco in vinile che dominerà il consumo musicale per grand parte del ventesimo secolo. Inizia cosi la diffusione di massa del grammofono che all'inizio del Novecento, insieme alla radio, prende il posto del pianoforte come oggetto privilegiato d’intrattenimento nelle case borghesi.
Sempre più spesso la musica passa attraverso questa mediazione tecnologica, slegandosi dalla presenza reale di un esecutore. Il rito del concerto, con i suoi aspetti collettivi e sociali, perde progressivamente il proprio ruolo centrale nella fruizione musicale, mentre si fa strada un tipo di ascolto individuale, domestico.

Il Rumore
<Ovunque siamo, quello che udiamo è prevalentemente rumore. Quando lo ignoriamo, ci disturba. Quando lo ascoltiamo, ci affascina>.
Cosi si esprimeva il grande compositore statunitense John Cage a proposito dei rumori che percepiamo ogni giorno e della loro natura molteplice. In passato il rumore è sempre stato contrapposto al suono, soprattutto perché' non ha un'altezza definita. Ma nel corso del tempo la differenza si è sempre più assottigliata e oggi il rumore è totalmente accettato nell'universo musicale.

La parola "rumore" ha molti significati', e alcuni interessano la musica digitale. Il rumore è ampiamente presente in natura (il suono di una cascata, del vento..) e in generale nella maggioranza dei suoni umani, così come è tra gli elementi primari della famiglia dei suoni artificiali. Quando negli anni '50 si componeva la prima musica elettronica, infatti, gli studi radiofonici erano dotati non solo di oscillatori ma anche di generatori di rumore bianco, strumenti necessari per certe misurazioni elettriche e utilizzati in seguito anche dai musicisti.

Il rumore bianco è un segnale che oltre a essere privo di periodicità è anche caratterizzato da uno spettro che comprende tutte le frequenze, e con uguale ampiezza. Il nome denota l'analogia con il colore bianco che' similmente, contiene tutte le lunghezze d'onda dei diversi colori con la medesima intensità. Molti compositori hanno utilizzato creativamente il rumore bianco cosi come gli scultori utilizzano il marmo, ovvero "estraendo" dalla materia forme strutturate. Siccome contiene tutte le frequenze acustiche, il rumore bianco si presta bene a un'operazione di filtraggio, cioè di estrazione di componenti selezionate dello spettro. Dopo il filtraggio emergono bande larghe o strette di frequenze il cui timbro può differenziarsi in varia misura dal rumore originale. Da una materia sonora grezza come il rumore si possono ottenere suoni vari e raffinati. Ma il rumore può essere visto anche come elemento di disturbo tecnologico. Nell'elettronica e nell'informatica infatti la parola rumore evoca qualcosa che entra in un sistema ma che è estraneo agli effettivi segnali desiderati e circolanti.

Anche i sistemi digitali producono rumori indesiderati di varia natura, o lasciando sul campo una varietà' di "residui sonori". Si tratta di effetti collaterali dei processi di sintesi e di elaborazione del suono, spesso descritti con nomi inglesi come glitch o click. Dalla fine degli anni '90 questi rumori sono divenuti elemento di espressione creativa, addirittura dando vita a nuovi generi (come il glitch, appunto, o la musica noise) tanto da essere considerati all'epoca come una delle più rilevanti novità del panorama musicale di ricerca. Con i sistemi digitali il rumore torna a essere materiale sonoro utilizzabile per comporre musica, certamente diverso da quello utilizzato negli studi radiofonici degli anni '50, ma ugualmente oggetto di sviluppo creativo.

Nella tradizione musicale precedente esso era considerato sgradevole e inaccettabile: ciò dimostra non soltanto che ogni definizione di rumore è soggettiva, ma che essa cambia anche con il contesto culturale. Il rumore che ieri era ritenuto esclusivamente un disturbo oggi trova ampio spazio nell'ascolto. Il percorso non è stato improvvisò ma frutto di un cambiamento graduale che nei decenni ha radicalmente modificato la nostra sensibilità musicale verso questo elemento.

Rumore bianco, Introduzione alla musica digitale
A. Cremaschi, F. Giomi




02/05/15

Prodotto da: Producer, Beatmaker, Trackmaster. Best

Avere una ferrea conoscenza musicale, canalizzare idee ed energie in un’intenzione creativa ben precisa, coordinare e pianificare le sessioni in studio, piazzare i microfoni per catturare al meglio i suoni, consigliare e scegliere a volte gli strumenti, la responsabilità degli arrangiamenti, ottimizzare il tempo ed il budget a disposizione. I produttori sono la parte integrante del processo di registrazione, spesso trascurata. Sono le figure che spesso fanno si che le idee si animano. Qui la lista dei "nostri" migliori produttori. Scelti in base alla musica che appunto hanno prodotto e che più ci piace: non deve meravigliare quindi se non troverete gente come Quincy Jones, Brian Wilson, Trent Reznor, considerati dei grandi. Senz'offesa..


Sam Phillips
Rock'n'roll sarebbe arrivato comunque, anche senza Sam Phillips, ma non sarebbe probabilmente stato lo stesso. Partendo dalla galassia blues, ha fondato la Sun Records e ha messo le mani nelle carriere iniziali di Carl Perkins, Jerry Lee Lewis e Johnny Cash. In realtà, era Howlin 'Wolf il suo preferito, e che Phillips considerava la sua più grande scoperta. Il secondo? Elvis Presley, a cui notoriamente scoraggiò la pubblicazione di una ballata,  cambiando così il corso della storia.

Produced: Elvis Presley, Howlin' Wolf, Johnny Cash


George Martin
Che cos'è che rende veramente grande un produttore, al di là della capacità di mettere su nastro e con successo le idee di una band? Se è quello di innovare sempre con nuove idee, (come gli accordi di 'Yesterday'), o creare gli arrangiamenti e fornire la strumentazione,  o tradurre le idee vaghe di un artista e la speranza di canticchiare una melodia tangibile su uno strumento adeguato (come ha fatto con 'Penny Lane' e il suo piccolo solodi tromba), o esplorare nuove tecniche di studio, nuove attrezzature, le firme e le dinamiche del tempo  e creare nuovi suoni magistrali,  o semplicemente per essere dietro a non meno di 30 Number Ones solo nel  Regno Unito, se un buon produttore è tutto questo, allora è difficile trovare argomenti contro Sir George Henry Martin , il quinto Beatle, e forse il più grande produttore di tutti i tempi.

Produced: The Beatles, Cilla Black, The Mahavishnu Orchestra, James Bond Live And Let Die soundtrack, Jeff Beck, Gerry and the Pacemaker, Wings, Ultravox (!), America


Phil Spector
Scrivere, cantare, e produrre hits da classifica prima del suo 20° compleanno, Phil Spector ha dato via tutto questo in brutto modo, e questo è esattamente come Phil Spector si annunciò al mondo con i The Teddy Bears  e la canzone ''
‘To Know Him Is To Love Him’."  Il suo curriculum va da The Ronettes ai The Beatles di '' Let It Be ", fino a Tina Turner di ' River Deep Mountain High ', ma la sua vera eredità è ovviamente il suo Wall of Sound, (muro di suono)", tecnica pioneristica che aveva come concetto " un approccio wagneriano al rock 'n' roll ",  approccio sonoro devastante che ha poi influenzato tutto il resto, da Springsteen agli ultimi shoegazers. E 'proprio questo tipo di approccio creativo che eleva un produttore dal manovratore di manopole ad un membro chiave di un gruppo, anche se questo gruppo si chiamava.. Beatles.Non ci soffermiamo quì sull'eccentricità e il comportamento reclusivo e ossessivo di Spector, culminato nella condanna a 19 anni di carcere per omicidio di secondo grado, perchè come Martin, merita un 'post' di assoluto rispetto su questo blog.

Produced: The Ronettes, The Crystals, John Lennon, The Righteous Brothers, The Beatles, Ramones


Todd Rundgren
Quattro parole: 'Bat Out Of Hell'. C'è un motivo per cui il primo album di Meat Loaf è stato in classifica per quasi 500 settimane e risiede nell'opera di Rundgren.  Il suo modo di produrre è stato impiegato da tutta una serie di artisti negli anni '70,  facendo di lui il go-to-guy del decennio. Sorprendentemente, ha anche avuto il tempo per una carriera solista di successo ed è stato un pioniere dei video musicali e sullo sviluppo della musica  su Internet ... Anche a Tod sarà a breve dedicato un 'post' a parte.

Produced: Meat Loaf, New York Dolls, XTC, Patti Smith, Cheap Trick, Grand Funk Railroad


T Bone Burnett
Multi vincitore di Grammy Award, Burnett ha lavorato dietro le quinte per svariati tipi di musicisti, da Elvis Costello agli Spinal Tap (e ha anche suonato la chitarra per Bob Dylan ). Ha alternato l'attività di di produttore a quella di musicista e cantautore, poi a partire dal 1992 ha deciso di dedicarsi totalmente alla produzione e alle colonne sonore, dove risiede la sua vera genialità: da Il grande Lebowski a Fratello dove sei dei Coen, a Walk The Line (su J. Cash) e Ritorno a Cold Mountain.

Produced: Elton John, Elvis Costello, Counting Crows, Robert Plant, K.D. Lang, Natalie Merchant..



Chris Thomas
Ci vuole davvero genio per lavorare su fronti come quello del prog e del punk, ma Chris Thomas aveva il tocco di Mida. Non solo ha mixxato 'Dark Side Of The Moon' (e prodotto diversi e importanti album dei Roxy Music tra cui 'For Your Pleasure', Country Life, Siren ed il live Viva!.), ma nel 1976, viene chiamato da Malcolm McLaren per produrre l'album d'esordio dei Sex Pistols.  La profonda differenza fra la musica che aveva prodotto sino ad allora e quella dei Sex Pistols gli attirò delle critiche, tanto che sulle note di copertina, il suo nome come produttore viene affiancato a quello di Bill Price. A tutto tondo, versatile davvero, come si evince dalla lista dei gruppi sotto.

Produced: The Sex Pistols, The Beatles, Pink Floyd, Roxy Music, Elton John, INXS.
Pete Townshend, Procol Harum, Pulp, The Pretenders

 Toni Visconti
Produttore discografico statunitense,  Tony si è anche saltuariamente esibito come musicista o cantante. Fin dai tardi anni sessanta ha lavorato con numerosi artisti di primo piano, quali i Moody Blues, i T. Rex, Mary Hopkin, i Thin Lizzy, Ralph McTell..  e, più di recente, Morrissey. La sua collaborazione più duratura e importante è quella con David Bowie (ha fatto parte dei primi The Spiders from Mars): Visconti ha prodotto, e di quando in quando si è esibito, in modo discontinuo, in molti degli album di Bowie, da Space Oddity del 1969 fino a The Next Day del 2013. Anche la produzione di Stage, raccontata in un post qui su Interzone ne fa uno dei dischi live più bello in assoluto.

Producer:  Sparks, i Gentle Giant, i Boomtown Rats, Hazel O'Connor, Adam Ant, The Stranglers, Richard Barone, i Manic Street Preachers, Kristeen Young


Nigel Godrich
Il sesto membro dei Radiohead è stata la forza chiave trainante dietro la continua evoluzione del sound della band a partire dalla metà degli anni novanta. Mentre John Leckie può rivendicare il merito per il loro primo lavoro, lui ha progettato 'The Bends' e co-prodotto una delle loro tracce più belle, 'Black Star' e da allora è un loro inseparabile amico e complice.
Produced: Radiohead, Beck, Travis, Paul McCartney, AIR, Natalie Imbruglia, The Sundays, U2, Gianna Nannini, Siouxsie and the Banshees, Warpaint e R.E.M



Lee Scratch Perry
Perry è stato un pioniere nel senso più pieno di questo termine. Uno dei primi 'adoptors' di Reggae, cominciò  a innovare proprio all'inizio della sua carriera. Produttore, discografico, musicista e cantante giamaicano, campionò un bambino che piange in ‘People Funny Boy’', continuando poi a spingere il mixer al limite delle sue potenzialità nel Black Ark Studio (che incendierà nel 79, rilasciando questa sconclusionata dichiarazione: "Volevano mangiarmi! Erano troppo neri e troppo terrificanti, anche se sono nero, dovevo distruggerli per salvare la mia mente!!)  dove Perry iniziò ad avvalersi del giovane tecnico King Tubby e del suo apporto, in termini di innovazione, alle sue produzioni, che iniziaronono a creare quelle sonorità e quelle alchimie che poi verranno da tutti nominate col nuovo nome di Dub: Rhythm Shower (Upsetter, 1973) e soprattutto Blackboard Jungle Dub (Upsetter, 1974), uno dei primi veri album dub ad essere pubblicati. Un maestro della produzione, un alchimista di atmosfere sparse e minimali.

Produced: Bob Marley & The Wailers, The Heptons, The Congos, Max Romeo


Butch Vig
'Nevermind' suno dei più grandi dischi del rock? Chi lo pensa deve senza dubbio ringraziare Butch Vig. Batterista nei Garbage aveva iniziato come produttore per piccole band locali prevalentemente punk rock,  per essere poi la forza trainante di molti dei migliori album grunge e non solo dei primi anni novanta, tra cui Gish e Siamese Dream degli The Smashing Pumpkins '' e Dirty dei Sonic Youth. Ma il riconoscimento non è stato per il grandioso album dei Nirvana, bensì per 21st Century Breakdown dei Green Day, con cui ha vinto un Grammy Award nella categoria Miglior Album Rock.

Producer: Nirvana, Garbage, Sonic Youth, Green Days, L7, Muse, Foo Fighters,


Brian Eno
Le produzioni di Brian Eno si riferiscono come quelle di un "architetto di giardini sonici" piuttosto che come semplice produttore, e certo questa affermazione non è pretenziosa. Il musicista in precedenza conosciuto come il tastierista dei Roxy Music ha lasciato la musica pop, e i territori periferici del suono, creando mirabilie, dal gingle dell'avvio di Windows per Microsoft all'epica degli U2, così come la retorica dei Coldplay.Considerato il creatore della musica ambientale, è stato precursore di altri generi come la new wave, world music e new age. Meriterebbe non un post, ma forse un intero blog.

Producer: Coldplay, Nico, David Lynch, Depeche Mode, Devo,ti Robert Fripp, Robert Wyatt, David Bowie, Talking Heads, Kevin Ayers, John Cale, Laurie Anderson, U2, Television, Ultravox, Primal Scream....


Rick Rubin
Uno dei maggiori punti di forza di Rick Rubin come produttore, a parte il suo know-how tecnico e la sua capacità con un mixer, è quella di lavorare con chiunque e convincere a dare sempre il meglio, a prescindere dal genere. I suoi sette Grammy vinti (e le numerose nomination) in tutti i tipi di musica, dal rap al metal, al country. Iniziò nel 1984, producendo un EP degli allora sconosciuti Beastie Boys, Rock Hard, caratterizzato dall'unione di rock ed hip hop: in breve tempo fu il fautore di questo genere che portò al successo, grazie agli stessi Beastie Boys e a Run DMC. Licensed to Ill  è l'album per eccellenza di questo genere musicale. Run DMC, Slayer, Metallica, e un numero impressionante di musicisti hanno un grave debito con il barbuto producer.

Producer: Black Sabbath, Red Hot Chili Peppers, Beastie Boys, Run DMC, Johnny Cash, AC / DC, Rage Against The Machine, Aerosmith


Nile Rodgers
'Il suo CV, a partire dagli anni '80, si può leggere come quello di chi è era in cima in quel decennio. Aver resuscitato la disco con gli Chic colpisce ('Le Freak', il sorprendentemente 'I Want Your Love' e 'Good Times')  proseguendo poi come produttore, chitarrista, compositore, arrangiatore per una serie francamente imbarazzante di ricchezze musicali. Diana Ross di '' Upside Down ',  David Bowie di ' China Girl 'e Madonna di' Like A Virgin 'sono solo tre delle più grandi; INXS, The B-52, Duran Duran, Grace Jones, Cyndi Lauper, Mick Jagger e innumerevoli altri hanno beneficiato dalle sue abili mani. Dopo aver combattuto il cancro sta ancora cantando a squarciagola dal vivo e ultimamente ha lavorato a un progetto con Daft Punk, che è stato come al solito un enorme successo. Una vera leggenda.

Produced: Chic, Madonna, David Bowie, Diana Ross, Sister Sledge


Daniel Lanois
Rolling Stone, una volta ha definito  Lanois il più importante produttore degli anni '80, mentre Brian Eno otteneva il credito maggiore, la sedia accanto a lui era occupata proprio da Lanois in numerose occasioni, anche durante la realizzazione di 'The Joshua Tree' degli U2. Ha lavorato con la sua magia a diversi album per Bono, così come per Bob Dylan, Peter Gabriel e Willie Nelson, inducendo un modello sonoro unico, grazie anche al suo talento eclettico: oltre ad essere un produttore discografico, Lanois è un cantante , suona diversi strumenti musicali tra cui la chitarra e la batteria.

Produced: U2, Bob Dylan, Peter Gabriel, Neil Young


Stephen Street
Un altro uno di quei ragazzi che hanno contribuito tanto nel lavoro dal vivo che dietro la scrivania, tanto che per molto è stato considerato quasi più un musicista che un produttore: ha suonato in varie band londinesi prima di passare dall'altra parte del banco mixer, nel 1982, prima come assistente e poi come ingegnere del suono, presso gli studi della Island Records, nelle registrazioni di artisti reggae come Black Uhuru, King Sunny Ade e Linton Kwesi Johnson. E' forse però più noto per il suo lavoro con The Smiths, per cui ha in realtà solo intensificato, da ingegnere del suono, il loro canto del cigno, 'Strangeways, Here We Come', colpendo poi con il suo passo creativo con successivi album per Morrissey, seguiti da Blur e poi The Cranberries

Produced: The Smiths, Morrissey, Blur, New Order, Longpigs


Steve Lillywhite
Steve Lillywhite fu quello che portò 'Hong Kong Garden' dei Siouxsie and the Banshees nella top 10 inglese nel 1978: rivoluziò il sound della band post-punk con un approccio più che innovativo, soprattutto nello stabilizzare il suono delle percussioni. Il suo nome è legato all'etichette Island, ha catturato l'eco da stadio per i primi album degli U2 e per il suo sound aggressivo gli saranno affidati i nuovi musicisti della nascente new wave: Simple Minds, Big Country, Toyah, Talking Heads.. Ha curato gli album di Morrissey della meta dei '90 mentre gli ultimi anni lo hanno visto portare le basi  del suo rock solido per il debutto dei Beady Eye ee sul quarto album dei Killers 'Battle Born'.

Produced: Morrissey, The La’s, Kirsty MacColl, U2


Danger Mouse
Produttore compulsivo, Danger Mouse (Brian Burton) ha velocemente cementato la sua reputazione  con 'The Grey Album', il buffo mash-up del 2004  che combina le performance vocali di Jay-Z in The Black Album con quelle strumentali dei Beatles in The White Album Le capacità sonore di Burton furono subito richieste, e il suo suono organico e polveroso attirò Damon Albarn, producendo sia i Gorillaz chei The Good, the Bad & the Queen (2007). Continua conThe Black Keys, Attack & Release e con Modern Guilty di Beck. Burton ha lavorato poi con gli U2 e Daft Punk (non insieme, per fortuna) alla ricerca di maggior gloria.Danger Mouse è stato inoltre considerato uno dei settantacinque personaggi più influenti del ventunesimo secolo dalla rivista maschile statunitense Esquire.

Produced: The Black Keys, Gorillaz, Beck


Jimmy Iovine
Magnate dell'industria musicale, e originario di Ischia, (Napoli) Jimmy Iovine ha iniziato come ingegnere del suono con  Bruce Springsteen e John Lennon prima di sfondare come produttore di Patti Smith su Easter, che contiene Because The Night dello stesso Boss. Eccelleva negli anni '80, nel mercato statunitense con  Tom Petty e Stevie Nicks, supervisionava i Dire Straits  e  produsse Under the Blood Red Sky degli U2  e 'Rattle and Hum'. Capo dell'etichetta hip-hop Interscope con Ted Field, ha messo il becco anche in alcune produzioni cinematografiche, come il film di Eminem 8 Mile. Non finirò mai di ringraziarlo per Once Upon a Time dei Simple Minds - 1985

Produced: U2, Simple Minds, Stevie Nicks


Tom Dowd
Tom Dowd era stato un ingegnere del suono alla Atlantic Records per 25 anni, lavorando alle manopole per artisti come John Coltrane, Charlie Mingus e Ornette Coleman, prima di salire fino ai dischi di Aretha Franklin e Wilson Pickett. Nel 1970 entrò nella sfera rock, plasmando il boogie blues degli  Allman Brothers e collaborando regolarmente con Eric Clapton - per poi metterli tutti insieme in Derek and the Dominos.

Produced Charlie Mingus, Ornette Coleman, The Allman Brothers, Eric Clapton, Rod Stewart


DJ Premiere
Christopher Edward Martin, il mio preferito con Guru (insieme nei Gang Starr) nell'ambito della black music moderna. Per la maggior parte degli anni '90 e oltre, era il più distinto dei Trackmaster, rappresentando autenticamente il suono di New York più  di chiunque altro. Dr Dre avrebbe potuto essere il più grande, ma la padronanza di DJ Premier con i campionamenti di jazz e funk, insieme con i loop feroci e pesantemente graffiati e la sua memoria enciclopedica per le rime hanno fatto si che viene effettivamente ritenuto il più influente DJ del genere, se non altro per l'aver collaborato con praticamente tutti i rapper più importanti e averne lanciati diversi di grande talento. 

Produced: Jay-Z, Kanye West, Limp Bizkit, The Notorious B.I.G., Rakim, Mos Def



Jimmy Miller
Produttore statunitense Jimmy Miller ha avuto un proficuo rapporto nella metà degli anni '60 con Steve Winwood e  guardando indietro, ha lavorato sui dischi dello Spencer Davis Group e  gl'altri progetti di Winwood, dai Traffic ai Blind Faith. Sua la produzione senza pari di 'Let It Bleed' , 'Sticky Fingers', 'Exile on Main Street' dei Rolling Stones e altro ancora. E 'stata questa intima conoscenza del Rock anni '70  che ha portato Miller a dare una mano ai Primal Scream  nel 1991 per Screamadelica '. 'Movin' On Up 'e' Damaged 'erano perfette riproduzioni dell' epoca d'oro di Miller.

Produced; Spencer Davis Group, Rolling Stones, Traffic, Primal Scream



Steve Albini
Hard rock senza compromessi, punk, grunge, il produttore Steve Albini è arrivato con il rumoroso sound  dei Big Black nei primi anni '80 e ha continuato a registrare negli gli ultimi 20 anni con gli Shellac. Ma la sua fama - è legata per il suo lavoro di produzione con i Pixies. e raggiunto lo status di leggenda con 'Surfer Rosa' e con  'In Utero 'dei Nirvana. Lavori importanti poi per PJ Harvey 'secco' e The Wedding Present 'Seamonsters' hanno riaffermato solo il suo infallibile tocco spinoso.
(Per dovere di cronaca, dobbiamo citare lo scabroso equivoco che lo vide profondamente criticato per la decisione di aver dedicato un 45 giri chiamato "Il Duce" a Benito Mussolini, prodotto ed eseguito con i Big Black: il disco raffigurava sulla copertina lo stesso Mussolini e sullo sfondo un Tricolore. Tuttavia il brano, per ammissione del suo stesso autore (che ha anzi ribadito con forza le proprie posizioni progressiste e antifasciste), non è altro che una provocatoria presa in giro del dittatore.

Produced: Pixies, Nirvana, PJ Harvey, Foo Fighters, Fugazi, Godspeed You! Black Emperor,Gogol Bordello, Jesus Lizard, Jon Spencer Blues Explosion, Mogwai, Motorpsycho, Sonic Youth, Slint, The Stooges...


Trevor Horn
Direttamente dai Buggles e per pochisimo nella storica band progressive degli Yes, di cui Horn diviene il cantante (sostituendo Jon Anderson) e Downes (l'altro Buggles) il tastierista (al posto di Rick Wakeman).  Trevor Horn è ricordato per lo più per la produzione di quel magnifico ( e unico) album dei Frankie Goes To Hollywood, ma è stato un grande produttore di una moltidudine di gruppi. Si è affermato con i suoi opulenti sforzi pop nel 1982 con l'album di debutto degli ABC 'The Lexicon Of Love'. Silurato dal movimento new romantics, Horn collaborò con Malcolm McLaren, producendo il  pionieristico e inaspettato successo hip-hop ' RockDuck'. Pop di classe con Grace Jones e Seal, lo ritroviamo a sorpresa come produttore di Belle and Sebastian nell'album  del 2003.Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico!!

Produced: ABC, Frankie Goes To Hollywood, Pet Shop Boys, Propaganda, Tina Turner, Lisa Stansfield, Tom Jones, Paul McCartney, Mike Oldfield, Simple Minds, Marc Almond, Genesis,


02/03/15

Controversie. Aspettative che (forse) rimarranno solo sogni

La piena dei dibattiti urlanti in tv è strabordante. Pensiamo davvero di cavare un ragno dal buco, assistendo ad ormai osceni dibattiti.. sul nulla? Pensiamo di imparare qualcosa dalle urla tra una che si chiama Santanchè e un fighetto come Scanzi, e che gli argomenti dibattuti siano..controversi e interessanti?
Comunque è opportuno discutere, e pacatamente, di argometi che tengono alta la bandiera della leggerezza, ma ci sono questioni che dovremmo affrontare nei prossimi 50 anni di una portata enorme. Affrontarli probabilmente infiammerà gli animi, e nelle comunità c'è sicuramente chi ha una maggiore sensibilità a dibatterne. Il problema non è essere pacati. Occorre essere capaci di accettare e discutere di argomenti che cambieranno le nostre vite future. Pensiamo davvero che il controllo delle armi, l'Isis e i matrimonio gay sono argomenti controversi?


La morte della privacy
Avete sentito parlare di Google Glass. Si tratta di un computer portatile montato (sorpresa!) su un paio di occhiali. Se fai l'occhiolino è in grado di scattare foto o di girare un video o fare un altro trilione di cose assurdamente intelligenti. Al punto di rendere la società ancora un bel po 'più cattiva.Il problema viene dalla tecnologia del riconoscimento facciale. Gli studi hanno dimostrato che questa tecnologia può già individuare persone in una folla e si può condividere quasi tutto di loro, dalle foto alle informazioni sociali, dal profilo LinkedIn. Oltre il loro potenziale invasivo, questi occhiali potrebbero segnare l'inizio della morte della privacy. Immaginate un mondo in cui tutti coloro che ci passano accanto per strada immediatamente possono sapere tutto di noi. Tutto sarebbe svelato, cose che probabilmente non vorremmo che mai cadessero in mano di estranei. Suona come un incubo? Bene, nel momento in cui qualcuno combinerà un software di riconoscimento facciale con qualcosa come i Google Glass, probabilmente quest'incubo diventerà realtà. Google attualmente non è della stessa idea, ma il potenziale c'è e un giorno. . . chi lo sa? E quando questo accadrà, prepariamoci alla madre di tutti i dibattiti sull'etica.

Il destino dei rifugiati causati dai cambiamenti climatici
Anche se si pensa che il cambiamento climatico prodotto dall'uomo è mucchio di sciocchezze liberal, è impossibile negare che il pianeta si sta riscaldando. In questo momento, siamo in una fase di aumento della temperatura che quasi certamente causerà inondazioni di interi paesi con il conseguente spostamento di milioni di persone. La domanda è: dove potranno andare, tutte queste persone, dove potranno trovare rifugio?Questo non è solo un problema accademico. In qualche zona del mondo, come ad esempio il Bangladesh, si affaccia la possibilità molto reale che gran parte del paese potrebbe scomparire nei prossimi 50 anni, facendo migrare circa 30 milioni di persone. Questa cifra è pari alla popolazione del Texas e dell'Oregon messe insieme. Ed è molto improbabile che il governo del Bangladesh, assediato in caso di catastrofe, sarebbe in grado di sostenere tutta questa gente, quindi dove potrebbero andare? In India? Ma l'India sta già costruendo recinzioni di filo spinato per tenere a bada i migranti bengalesi sfollati. La Cina? Non è realistico. Allora, dove?La risposta è: non lo sappiamo. E questo è solo quello che potrebbe accadere in un angolo dell'Asia. La ricerca suggerisce che potranno esserci rifugiati climatici a livello globale, da 150 milioni a un miliardo di persone. Con un numero così alto di migranti improvvisamente senzatetto, le cose potrebbero iniziare a mettersi molto male, davvero.

Chi sarà il padrone dello spazio?
Sembra una domanda stupida, ma questa che può apparire a prima vista una domanda idiota è in realtà più sottile di quanto si pensi. E potrebbe essere in procinto di diventare uno dei principali argomenti di acceso dibattito.Planetary Resources è una società di proprietà di (tra gli altri) di James Cameron e Larry Page. E 'stata fondata con l'unico scopo di sviluppare e dispiegareo tecnologie per l'estrazione mineraria da asteroidi. Nonostante l'obiettivo a lungo termine della società, i suoi piani iniziali prevedono lo sviluppo di un mercato per piccoli (30-50kg) telescopi spaziali per l'osservazione terrestre e astronomica. Questi telescopi potranno servire in futuro per l'indagine verso asteroidi nei pressi della Terra, e l'acquisizione di minerali preziosi. Una volta che questa tecnologia si perfezionerà, si tratta di un piano che potrebbe portare nelle loro casse miliardi di dollari. Non si sa ancora se questi piani siano legali.Una battaglia titanica si sta preparando per determinare se la società di Cameron e co potrebbe violare il diritto internazionale di rivendicazione di un asteroide.Nel 1967, la maggior parte delle nazioni hanno firmato il Trattato sullo spazio esterno, in cui si afferma che nessuna nazione può vantare diritti su eventuali "corpi celesti". Suona come un caso chiuso, fino a quando qualcuno ha ricordato che Planetary Resources non è una nazione, ma una società . I loro avvocati sostengono che esiste già un precedente per la vendita di rocce lunari, quindi il diritto sugli asteroidi deve essere imparziale, dato che una legge in merito deve ancora essere formulata . Se il team legale della società dovesse prevalere, il futuro dell'esplorazione spaziale potrebbe essere affidato ad aziende private, con il solo scopo di trarne quanta più ricchezza possibile. Se perdono, tutto lo spazio rimarrà come l'Antartide, una zona scientifica libera dal profitto. Con Planetary Resources che sta cercando di avviare il progetto entro il 2030, è bene fare delle scelte il più presto possibile..

Anziani Vs Giovani
Grazie alle scoperte scientifiche, a decenni di cure mediche avanzate e ai servizi igienici moderni, la maggior parte di noi, ricchi tipi occidentali, vive molto più a lungo . Molto più a lungo. In realtà, la generazione Baby Boomer attualmente può avere aspettative di vivere la propria età pensionabile a zonzo per i campi da golf, mentre in Giappone ci sono già quasi tre pensionati per ogni bambino sotto i 15 anni, con quattro su 10 giapponesi con più di 65 anni entro il 2050. E il costo per il mantenimento di questa generazione di pensionati sarà enorme.In Gran Bretagna, si stima che la spesa per gli anziani rappresenterà fino a un quinto del PIL entro il 2060, un numero praticamente insostenibile per l'economia del paese. Gli economisti in Europa attualmente prevedono, grazie a questo cambiamento demografico, un secolo di crescita economica molto debole, . Nel frattempo in America, il governo si trova di fronte alla scelta di fronteggiare ora la questione, o di trovarsi di fronte al disastro quando i Baby Boomers inizieranno a soccombere per malattie croniche. Un problema enorme, che comprende un potenziale di disordini sociali, quando i politici comincieranno la riduzione dei servizi pubblici per i giovani, oppure costringeranno un gran numero di immigrati a pagare per questo sciame di pensionati economicamente inattivi. È il nostro futuro una una competizione tra giovani e anziani? Solo il tempo ce lo dirà.

Abusi ..virtuali
Se avete voglia di ragionare su un dilemma etico inquietante, non ce nè uno più inquietante di questo. Alla fine dello scorson anno, due ricercatori olandesi hanno avuto un'idea controversa di come possiamo affrontare la pedofilia nel prossimo futuro. Dato che i potenziali abusatori trovano video di bambini sfruttati in ogni caso, il loro ragionamento è quello che forse è meglio legalizzare un'alternativa ..artificiale, che lasciare crescere il mercato illegale di questi filmati. A tal fine hanno suggerito che i governi potrebbero iniziare a fare e con discrezione, un marketing virtuale di pornografia infantile.Se chi legge è una persona..che galleggia nella media, la reazione istintiva che avrà a questa proposta è probabilmente qualcosa di simile al disgusto. Ma i lettori di Interzone sono persone più che aperte, e.. pensateci, se è stato dimostrato che un certo tipo di pedofilo è meno propenso all'abuso fisico reale, cioè che ci sono meno probabilità che questi malati possano fare del male a dei bambini con questa alternativa, non sarebbe più sensato creare questa rete solo per loro? Anche se, ammettiamolo, questo potrebbe contrastare con ogni nostra logica e istinto, non sarebbe il caso almeno di provare? O la semplice creazione di queste immagini è, o sarebbe una scelta etica troppo ..futuristica? Noi non iamo ne a favore ne contro, per il momento. Ma ci sentiamo, e invitiamo almeno a ragionare su questi temi, per quanto scabrosi possano essere. La nostra comprensione scientifica della sessualità umana cresce, e la possibilità che la questione possa riproporsi diventa solo più plausibile. Come per le droghe, potrebbe succedere che affrontare problemi come gli abusi sessuali, in futuro, determini una scelta del male minore.


Un viaggio letale
Se si è un pò più in là dell'età della giovinezza, sicuramente ci si ricorderà di quando la fantascienza era piena di promesse e speranze gloriose, come quella che avremmo avuto colonie su Marte. Delusioni a parte, ci sono delle buone ragioni per cui non dovremmo intraprendere viaggi verso Marte con la tecnologia attuale. Gli scienziati stimano che c'è una probabilità del 10 per cento di uno scoppio enorme di radiazioni solari che cancellerebbe un equipaggio su una navetta di esplorazione. Non sorprende che la NASA si rifiuti di esporre i propri astronauti a tale rischio. Ma ecco che subitola le imprese private si lanciano sul progetto, e sappiamo quanto queste a volte siano prive di questi scrupoli. E questo è il problema: possiamo veramente mandare gente in orbita, con la sicurezza di morte quasi certa?Ora, la risposta ovvia è "sì". L'esplorazione è stata a lungo caratterizzata da temerari che rischiando la vita hanno riportato qualche pepita di conoscenza. Ma poi ti rendi conto che un fallimento potrebbe riportare l'esplorazione dello spazio decenni indietro. Ricordate il disastro Hindenburg? Quella singola immagine, di un dirigibile che scoppia in cielo tra le fiamme uccise una forma di trasporto aereo che allora era palesemente più sicuro e più confortevole rispetto a qualsiasi altro. Il disastro del Challenger Shuttle del 1986 ha riportato la NASA indietro di anni. Quale sarebbe l'immagine che darebbe una piccola squadra di astronauti persa nel vuoto interstellare, a molti milioni di chilometri da casa? Beh indovinate un po? Potremo scoprirlo nel 2018..


La battaglia per le risorse globali
Quasi non vogliamo pensarci, semplicemente: un mondo in cui l'acqua, il cibo, e l'energia non basteranno per tutti, e i governi drovanno fare di tutto, e giocare sporco per assicurare queste risorse ai propri cittadini. Diciamo "quasi" perché presto non avremo altra scelta. Secondo gli esperti, questo scenario da incubo è solo a pochi anni di distanza. Un ex consigliere scientifico del Regno Unito ha recentemente osservato che i governi stanno già preparando piani per l'accaparramento di territori per garantirsi diritti di estrazione, e questo è solo un assaggio di quello che verrà. Quando la battaglia per garantire acqua e cibo sarà chiara e inevitabile, avremo un diavolo di dilemma etico. Da un lato, potrebbe essere impossibile avere un ruolo importante sulla scena globale senza agire senza scrupoli e diventare sempre più predoni a scapito dei deboli. Idee come la battaglia contro la fame nel mondo e a favore dei poveri, sostenere sempre e comunque le democrazie, il rispetto per la sovranità delle nazioni, saranno bandite se l'occidente non rinuncerà di rimanere al vertice mondiale del gioco economico, mentre si farà strada sempre più un processo politico, che eufemisticamente potremmo tradurre come.. "dobbiamo essere sempre più una potenza come la Cina." D'altra, se decideremo di mantenere al centro della politica parole come solidarietà e aiuti ai più deboli, potremmo benissimo essere relegati dietro le quinte; un ex superpotenza barcollante che non può accettarlo non avrà un posto sul palcoscenico del mondo. Se pensavate che l'opinione pubblica sia polarizzata crisi sull'attuale crisi economica , aspettate fino a quando questo accadrà.. Sarà una battaglia per il futuro ma anche per l'anima dei nostri rispettivi paesi, -con in gioco le condizioni di vita di tutti i nostri connazionali


Il futuro del sesso
Da quando il primo uomo delle caverne ha usato i primi strumenti per scolpire qualcosa, la pornografia è stata sempre uno degli argomenti al centro dell'interesse, ed è evidente che la storia umana è sempre stata in gran parte orientata a sfruttare nuovi strumenti e tecnologie per la gratificazione sessuale. Fotografia, cinematografia, Internet, e la stampa sono stati tutti utilizzati in qualche modo per facilitare momenti di ..auto-abuso dopo la loro scoperta, e il futuro probabilmente ci riserverà la stessa cosa. Ma sarà qualcosa di molto più.. visibile e materiale. Per dirla senza mezzi termini: stiamo parlando della futura prostituzione meccanizzata, donne robot adibite alla sodisfazione delle nostre fantasie sessuali, un concetto così ridicolo che non possiamo crederci che stiamo quì a parlarne. Ma la verità è che c'è una possibilità molto reale che nel 2050 questo potrebbe essere un mondo in cui la prostituzione consisterà nel manipolare i progressi dell'Intelligenza Artificiale (AI) e robotica per il nostro.. uh, piacere. Siamo vicini a che i computer saranno in grado di sovraperformare il cervello umano, e l'AI probabilmente sarà tra noi completamente nel 2030. Importanti progressi nella robotica faciliteranno qualche imprenditore che aprirà il primo bordello automatizzato del futuro. A quel punto, ci sarà come al solito uno scontro culturale. Saremo pronti per questi nuovi sviluppi, o ci sarà un enorme reazione puritana contro qualcosa che giudicheranno così.. raccapricciante? Tutta la nostra comprensione della sessualità umana potrebbe essere messa in gioco e capovolta, e le conseguenze di un tale cambiamento sarà enorme.

Il futuro del cibo
La crisi della carne si riferisce al modo in cui il nostro amore globale per una buona, succosa bistecca potrà condannare l'intero pianeta. Nelle nazioni occidentali avanzate e in quelle della controparte in via di sviluppo, il consumo di carne è in aumento; da 20kg in media per persona nel 1990, ad 50kg previsto entro il 2030. Dato che circa un terzo del territorio utilizzabile sul nostro pianeta è già sfruttato per l'allevamento di bestiame, a meno che non vogliamo peggiorare la nostra battaglia tutte le risorse, dovremo iniziare a cercare alternative -ed è quì che la polemica entra in gioco. Molti di noi vivono in culture che davvero, non accettano un cambiamento di stile nelle proprie scelte alimentari. L'idea di alimenti geneticamente modificati e il fluoro nell'acqua fa schiumare di rabbia. Allora, cosa pensiamo che succederà quando i governi inizieranno a produrre carne artificiale per tutti di noi?

La povertà di massa
Viviamo in paesi ricchi, e quando leggiamo di tutto questo siamo abituati a reazioni pacate, ma, siamo anche consapevoli che tutta la stabilità a cui siamo abituati sta iniziando a svanire. In un recente studio, si dimostra che "mentre gli altri continenti riducono con un certo successo la povertà, in Europa le previsioni sono di un futuro di instabilità dovuta ai grandi esodi di massa dai paesi confinanti e quindi di un pericolo di condizioni future di estrema povertà. La vita lentamente migliora per le persone nei paesi in via di sviluppo, parallelamente va peggiorando nel (ex) ricco Occidente e sembra che sia una condizione a cui dovremo abituarci. E 'ormai indiscutibile che le giovani generazioni della classe media di oggi staranno molto peggio dei loro genitori, e le classi più povere diventeranno sempre più povere.

In pochi decenni tutti quei sogni di prosperità e di miglioramento sociale resteranno tali: esattamente dei sogni. Si prospetta un futuro tetro: stiamo già assistendo a un esodo di massa di giovani, e di talento, come ad esempio dal Portogallo e dall'Italia, mentre continuano senza sosta distruzione delle foreste e inquinamento. Ci saranno scontento e rabbia, ampi e diffusi, per le ingiustizie sociali. Il ridimensionamento delle aspettative e le possibilità di una vita migliore per la classe media è destinata probabilmente a peggiorare, e quello che si prospetta è uno dei periodi più bui e più controversi della storia occidentale....


 

12/02/15

Rapid Share, bye

Alzi la mano chi non conosce Rapidshare, e chi almeno una volta non ha raggiunto questo sito e cliccato su un link per scaricare il suo disco del momento. Il glorioso sito di file-sharing, uno dei più popolari, chiuderà definitivamente a marzo. La decisione, con il relativo annuncio, arriva dopo un periodo di forte declino per la piattaforma, che ha licenziato i tre quarti del suo personale nel 2013.
Ha adottato misure anti-pirateria dopo le critiche e le accuse per violazione del copyright e ha successivamente demolito il suo servizio gratuito. Questo grazie anche ai continui blitz delle autorità per la "salvaguardia dei diritti d'autore".
Secondo un esperto, gli utenti hanno abbandonando il sito da allora, il che significa che non era più un'attività redditizia.
Il sito con sede in Svizzera, ha messo in guardia gli utenti: tutti gli account saranno eliminati entro 31 marzo di quest'anno, quindi invita alla rimozione e alla protezione dei propri dati.

Un tempo RapidShare era considerato tra i primi tre siti di filesharing, insieme a Megavideo.com e Megaupload.com, che avrebbero fruttato ai proprietari oltre 21 miliardi di visite.
"E 'chiaro che Rapidshare ha perso la maggior parte dei suoi utenti negli ultimi anni, dopo aver implementato una serie di misure anti-pirateria. Questo esodo dei visitatori ha portato a un forte calo dei ricavi", ha detto il responsabile del sito TorrentFreak, Ernesto van der Sar.
"La chiusura annunciata suggerisce che non era più praticabile per Rapidshare offrire i propri servizi in forma attuale."

Le battaglie legali
Rapidshare, che fu aperto nel 2002, è uno dei molti siti simili che hanno dovuto affrontare difficoltà di ordine giuridico in questi ultimi anni. Tuttavia, a differenza di altri, ha vinto almeno parzialmente una battaglia in tribunale.
Infatti, un tribunale tedesco ha stabilito nel 2012 che Rapid ha operato legalmente nel paese e ha detto che non era tenuta a monitorare i file caricati dagli utenti. Ma è stato imposto di monitorare link di file protetti da copyright presenti sulla sua piattaforma e riconducibili ad altri siti e garantire che i file non fossero accessibili.
La sentenza ha portato ad una serie di misure da parte dei responsabili di Rapid Share in grado di affrontare in modo proattivo la pirateria online.
In pochi mesi, però, sono sorti i primi problemi.

Nel novembre 2012, ha introdotto un limite su quanto gli utenti potevano condividere. E, meno di due anni dopo, ha chiuso del tutto la sua versione gratuita . Che ha portato al licenziamento definitivo nel maggio 2013 di 45 dei suoi 60 dipendenti.
Ora, il triste epilogo..

 

30/01/15

Il futuro è arrivato, ma..


Ogni giorno siamo sempre più connessi. Il web permea ogni secondo della nostra vita; ce ne accorgiamo quando infiliamo lo smartphone nella nostra tasca, quando siamo in metropolitana, in strada, al cinema, persino a letto.

Questa progressiva evoluzione del nostro modo di comunicare e connetterci con altre persone, aziende e servizi non è una prerogativa dei Paesi occidentali ma riguarda praticamente tutto il mondo. We Are Social ha pubblicato una interessante ricerca di 183 slide che evidenzia in modo chiaro che oggi il 35% della popolazione mondiale è connessa a Internet, e che il 26% degli abitanti del pianeta ha almeno un account su un social network. Facebook è quello più utilizzato nel mondo (ma non in Cina), e la penetrazione delle connessioni mobile raggiunge il 93% della popolazione mondiale.

Ciò che manca nell’enorme quantità di dati messi a disposizione in questa ricerca è un summary che interpreti i trend evolutivi per il 2014. Un primo dato interessante riguarda l’ecosistema dei social media.




Social, Digital & Mobile Around The World (January 2014) 


Facebook è il social network più utilizzato, con oltre un miliardo di utenti attivi; la loro distribuzione, tuttavia, non è uniforme in tutto il globo e risente in primo luogo dei confini di natura politica e linguistica posti dalla Cina, che privilegia QQ e Qzone. Un altro dato particolarmente interessante è la crescita esponenziale di WhatsApp, che si è affermato come il sistema di messaggistica più diffuso al mondo, superando la stessa chat di Facebook.

Già Manuel Castells, nel suo libro Comunicazione e potere, afferma come la disponibilità di reti mobili a banda larga possa essere oggi interpretata come il riflesso tecnologico dell’evoluzione socioeconomica di un Paese; se questa tocca una punta del 72% in Nord America, essa si ferma al 7% in Africa e crolla addirittura al 4% nelle regioni più meridonali dell’Asia.
La ricerca evidenzia poi la penetrazione di internet per ogni Paese, e l’Italia non ci fa una bella figura: il nostro 58% ci posiziona infatti alle spalle della Polonia. Per quanto riguarda il tempo speso su internet, i dati evidenziano la crescita progressiva delle connessioni effettuate da smartphone e tablet a discapito delle modalità di accesso tradizionale effettuate attraverso computer fisso; si tratta di un dato che continuerà a crescere in modo molto importante anche quest’anno.


Per quanto riguarda la penetrazione dei social media nei vari Paesi, in Italia gli utenti attivi sui social media sono il 42% della popolazione, e ogni giorno ciascuno di noi spende in media 2 ore e mezza sui social.
L’Italia è da sempre considerata la nazione con più smartphone che abitanti; in effetti la penetrazione dei dispositivi mobile arriva al 158%: è un dato che ci fa primeggiare rispetto a tutti gli altri Paesi del mondo: solo gli Emirati Arabi Uniti (252%) e la Russia (184%) fanno meglio di noi. La ricerca passa in rassegna i principali dati sull’utilizzo di internet, dei social media e del mobile nei maggiori Paesi del mondo, e nel report viene dato spazio anche all’Italia.

Per quanto riguarda il nostro Paese, internet raggiunge oggi il 58% della popolazione, pari a 35 milioni e mezzo di italiani. Il 42% degli italiani sono su Facebook, e per quanto riguarda il mobile abbiamo più di 97 milioni di SIM attive.

Un dato destinato a crescere ulteriormente nel corso di quest’anno, riguarda il tempo speso su internet dagli utenti. Gli internauti del nostro Paese dedicano in media 4 ore e 42 minuti alla navigazione online attraverso un computer tradizionale (desktop o laptop). Il 46% della popolazione utilizza internet in mobilità, dedicandovi mediamente due ore al giorno. Inoltre, il 54% degli italiani utilizzano i social media e vi dedicano due ore e mezza al giorno.

Il 47% degli utenti dei social media utilizza regolarmente le app installate sul proprio smartphone per visualizzare, produrre e convididere contenuti social. E il 16% degli utenti mobile accede a servizi e piattaforme geolocalizzate.

Il social network più utilizzato è Facebook (83% di account sul totale degli utenti internet italiani, di cui il 49% attivi nell’ultimo mese), seguito a grande distanza da Google+ (solo il 16% di utenti attivi su questo social) e da Twitter (15% di utenti attivi). In questo computo si evidenzia la grande crescita di Instagram come social media privilegiato per la produzione e la condivisione di contenuti fotografici attraverso lo smarphone: ha un accunt su Instagram il 17% degli utenti internet italiani, e quasi la metà degli Instagrammers utilizza attivamente questa applicazione). L’ultimo dato evidenziato per l’Italia riguarda l’utilizzo degli smartphone: il 41% degli italiani ne è dotato. Il 92% degli utenti mobile cerca informazioni geolocalizzate con il proprio telefonino, e l’84% di loro, in particolare, utilizza lo smartphone per cercare informazioni su prodotti e servizi specifici.




24/01/15

Copyright: il rapporto Reda, la pirata

Noi tifiamo per lei..

UNIRE L'EUROPA sotto la bandiera del libero link e sprigionare la cultura in rete. Ci sta provando una 29enne. "Le vecchie regole, quelle pensate quando ancora non esistevano Youtube e Facebook, stanno frenando la cultura e la conoscenza", dice la pirata all'arrembaggio del copyright europeo. Il suo nome è Julia Reda, tedesca, capelli corti, grandi occhiali e nessun trucco. Giovane ma con alle spalle ben 13 anni di militanza politica, prima nel partito socialdemocratico tedesco (SPD) e poi nel partito pirata. È lei l'unica pirata eletta a Strasburgo. A lei il Parlamento europeo ha affidato il compito di analizzare la vecchia direttiva europea sul copyright datata 2001. Detto fatto. Julia Reda ha appena confezionato e reso pubblica la proposta che il Parlamento metterà ai voti in primavera, in vista della riforma europea sul copyright promessa dalla Commissione Juncker. Reda l'ha fatto a modo suo: tentando un dibattito aperto e bilanciato, rendendo pubbliche tutte le richieste di incontro ricevute dai lobbisti. "Dimostrando - parole sue - che i pirati sono guidati dal buon senso". Sì, ma per arrivare a quale conclusione? Glielo abbiamo chiesto.

IL RAPPORTO REDA (PDF)

Cosa non va nelle norme sul copyright europee oggi?
"Abbiamo una direttiva europea che risale al 2001: il peccato originale è che è stata concepita ben 13 anni fa. L'altra grande debolezza è la mancanza di armonizzazione legislativa tra gli Stati membri. In pratica, chiunque di noi abbia navigato in internet si è imbattuto prima o poi nella scritta: "Questo contenuto non è disponibile nel tuo Paese". 
Una cosa simile, in un mercato comune come il nostro, non dovrebbe accadere. E può essere drasticamente ridotta introducendo una riforma europea del copyright che si applichi direttamente in tutti i Paesi dell'Ue. L'ultima volta che l'Unione ha affrontato la questione a livello normativo, e cioè nel 2001, Youtube e Facebook non esistevano neppure. La gente non girava con degli apparecchi in tasca che le offrivano la possibilità in qualsiasi momento di creare, consumare, remixare e condividere i media. Il risultato? Molti gesti che fanno ormai parte della nostra quotidianità, come postare foto di edifici pubblici sui social oppure condividere il fotogramma di un film che ci è piaciuto, sono illegali in parecchi Stati membri. Mentre noi ci "scambiamo" sempre più cultura, ci vorrebbero nel frattempo gli avvocati esperti di 28 differenti normative sul copyright per dimostrare che non stiamo facendo niente di illegale. E non sono solo gli utenti a venire penalizzati dall'incertezza e dalla frammentazione del diritto. Un esempio? Anche le biblioteche e gli archivi hanno sempre più difficoltà ad assolvere al loro compito, nonostante sia di pubblico interesse: è difficile per loro anche solo determinare quali opere siano vincolate da copyright. E poi le opere digitali come gli ebook spesso vengono considerate dalla legge in modo differente rispetto alle opere materiali come i libri di carta".

Cosa potrebbe cambiare con la bozza che lei ha presentato, e quali azioni concrete si aspetta?
"Io sostengo l'introduzione di una legge sul copyright comune in Europa. Come minimo, le eccezioni alla protezione del copyright devono essere estese in modo standard in tutta l'Unione. Questo perché abbiamo bisogno che le eccezioni coprano gli usi scientifici ed educativi delle opere, bisogna tener conto dei modi in cui oggi le persone fruiscono dei media e interagiscono. Abbiamo bisogno di una legge "future-proof", elastica, che sia in grado di rispondere alle urgenze del futuro, anche quelle che oggi non possiamo neppure immaginare. Altrimenti tra pochi anni ci ritroveremo come ora, con leggi che non reggono più. La mia proposta prevede anche di rafforzare il potere negoziale degli autori nei confronti di editori e intermediari. E che tutti i contenuti prodotti dai governi siano copyright-free".

Da cosa, in questa bozza, si vede la "firma" pirata?
"Molti sono convinti che i pirati vogliano abolire il copyright tout court. Si sbagliano: non è così. Nel mio rapporto non trovate idee radicali, ma aggiornamenti di buon senso. Servono a garantire che il copyright incoraggi la creatività e che intanto consenta anche un ampio accesso alla cultura e all'informazione nell'ecosistema digitale. La "firma" pirata in quel rapporto la trovate nella visione ottimistica delle nuove tecnologie e di come la società può beneficiarne, mentre altre forze politiche ne hanno una visione nefasta e pensano a difendere lo status quo. Ma è una falsa convinzione, quella che se non cambiamo le leggi tutto rimarrà come prima. Internet ha già trasformato radicalmente il nostro approccio a cultura e conoscenza. O le leggi ne tengono conto, o faremo solo un danno ai consumatori, agli artisti, all'economia".


Da una parte le trattative per la liberalizzazione dei commerci con gli Usa, dall'altra la risoluzione approvata da Strasburgo su Google: sono due delle iniziative già in campo che potrebbero avere effetti sulla questione copyright. Come si intreccia la sua proposta con i percorsi già avviati dall'Ue?
"Gli accordi internazionali limitano le possibilità di manovra legislativa, per cui dobbiamo fare attenzione che il TTIP (Trattato transatlantico su commercio e investimenti), CETA (il trattato Ue-Canada) e altri accordi non ci privino della possibilità di fare una riforma sensata del copyright: il rischio, se non interveniamo in tempo, è quello di ritrovarci con le leggi deboli di ieri scritte sulla pietra dura dei trattati di domani. Purtroppo finché i negoziati avvengono in segreto, per la società civile è difficile reagire in tempo. Quanto ai tentativi fatti da Spagna e Germania per imporre una "Google tax" a Google se voleva far comparire le notizie in Google News, quello sforzo è subito fallito quando è diventato evidente quanto quei siti di notizie si avvantaggiassero dal comparire nel motore di ricerca. Mi preoccupa che il commissario Ue per l'economia e la società digitali Günter Oettinger abbia fatto intendere di voler applicare uno schema simile su scala europea: non condivido affatto. La mia posizione è: facciamo pagare ai "giganti" le loro tasse impedendo le scappatoie, invece di farlo limitando la condivisione delle informazioni online".

In Italia un'autorità amministrativa, l'Agcom, con un regolamento sul copyright si è riservata il potere di intervenire bloccando alcuni siti senza che prima ci sia un intervento dell'autorità giudiziaria o che ci sia stata una discussione parlamentare sulla materia. Questo, se la riforma europea venisse approvata, come cambierà?
"Secondo me i blocchi sul web sono una cattiva idea in generale. Lo Stato non dovrebbe stimolare i provider internet a mettere in piedi infrastrutture di tipo censorio, tanto più a stilare liste segrete di siti bloccati e a fare tutto ciò senza supervisione giudiziaria. Ci sono molti casi di siti perfettamente legali che sono finiti in quelle liste. Il fatto che questo approccio sia ancora consentito o no in futuro, dipende dalla specifica legislazione in materia. Quando il commissario Oettinger presenterà la sua proposta di riforma tra qualche mese, considererò di introdurre un emendamento che impedisca questa pratica".