Crediamo che tutti, o quasi, siano a conoscenza della sconvolgente storia dei 43 ragazzi messicani scomparsi a Iguala a fine settembre di quest'anno.
Il 26 settembre scorso un centinaio di studenti del primo e del secondo anno della scuola di Ayotzinapa (a pochi chilometri da Chilpancingo, capoluogo dello stato di Guerrero) sono partiti con due autobus in direzione di Iguala, a circa 100 chilometri di distanza. (...) L’istituto magistrale Ayotzinapa è un posto particolare: gli studenti che vi accedono provengono per la maggior parte da famiglie contadine che coltivano mais e fagioli, dove l’ideologia rivoluzionaria è ancora piuttosto forte e dove si rivendica la lotta operaia e contadina. Lo scontro con il governo locale è molto forte: è alimentato dalla povertà e dalla violenza dello stato di Guerrero e dalla corruzione politica diffusa a tutti i livelli dell’amministrazione.
Sempre il 26 settembre gli studenti sono arrivati alla stazione di Iguala e hanno preso la strada per uscire dalla città, ma sono stati fermati dalla polizia locale. Più di quaranta studenti sono stati arrestati, mentre gli altri sono riusciti a scappare verso le colline. Alcuni sopravvissuti si sono presentati la mattina dopo al commissariato locale per avere informazioni sugli studenti arrestati, senza però ottenere alcun risultato.
Da allora degli studenti non si sa più nulla. Sabato 4 ottobre è stata scoperta a Iguala una fossa comune con 28 cadaveri: secondo Iñaky Blanco, procuratore generale di Guerrero, i corpi ritrovati potrebbero essere
di alcuni degli studenti spariti la settimana precedente. Un ragazzo chiamato per riconoscere uno dei cadaveri ha raccontato che era senza
faccia: gli avevano tolto la pelle con un
coltello e gli avevano staccato gli occhi.
Intanto due membri di un gruppo criminale locale hanno detto che 17 dei 43 studenti scomparsi sono stati uccisi non lontano dal posto dove è stata ritrovata la fossa, e un testimone ha anche detto di avere visto 17 studenti nel cortile della procura di Iguala mentre venivano fatti salire su delle auto della polizia (una telecamera di sorveglianza della procura ha confermato questa testimonianza). Juan Diego Quesada, giornalista di El Pais, ha definito la polizia locale “un corpo controllato dal crimine organizzato messicano"
La polizia e le autorità sostengono la tesi che ad uccidere e occultare i corpi dei ragazzi siano stati criminali affiliati al gruppo Guerreros Unidos, ma i genitori dei 43 studenti, che hanno fornito campioni del loro sangue per le analisi in corso sul dna dei resti umani ritrovati nelle fosse comuni, non credono alla versione delle autorità.
Questa la storia in breve, ma vi sono alcune e diverse versioni dell'accaduto, una delle quali legata al sindaco della città e a sua moglie, (sorella di tre narcotrafficanti del cartello dei fratelli Beltran Leyva, Maria de los Angeles Pineda è considerata il capo dei Guerreros Unidos a Iguala. Suo marito, il sindaco José Luis Abarca, è stato accusato nel 2013 di aver personalmente assassinato un leader contadino, Arturo Hernandez Cardona) e sono però tutte da verificare,
Negli ultimi dieci anni in Messico sono state uccise centomila persone e 27mila sono scomparse.
E' strano: proprio in questo periodo sto leggendo l'ultimo libro di Don Winslow, IL POTERE DEL CANE, più vado avanti e più mi rendo conto che potrebbe tranquillamente contenere la storia dei 43 di Guerrero. Il libro è del 2009, quindi nessun pericolo che questa incredibile vicenda possa aver ispirato lo scrittore. Che si è occupato di droga in altri suoi libri: Le Belve, I Re del mondo, Bobby Z .. Fin dall'inizio, con il suo Il potere del cane (edito da Einaudi), Don Winslow ci racconta <<dalle strade di New York a Città del Messico, da Tijuana alla giungla dell'America centrale, la storia della guerra al narcotraffico come non l'avete mai sentita raccontare. Nella blasfema trinità di droga, dollari e politica Winslow ha saputo riconoscere il nostro cuore di tenebra. Un grande romanzo sulla droga, terrificante e colmo di tristezza, di un'intensità che non concede un solo attimo di tregua. Un ritratto perfetto dell'inferno, e della follia morale che lo accompagna». Parole di James Ellroy, che non ha certo bisogno di presentazione qui su Interzone. Il libro di Winslow svela intrecci reali tra istituzioni, narcotraffico, proibizionismo, finanza, potere.. E' incredibile come certi episodi che descrive, molto trucidi, trovano riscontro nella realtà: è lo stesso scrittore in un intervista a confermare che molti di questi episodi non sono inventati, ma sono veramente accaduti. Per scrivere Il potere del cane Winslow ha fatto ricerche per più di cinque anni, e a suo dire somiglia un po' al lavoro che faceva prima di diventare scrittore, quando era un investigatore privato.
Don Winslow è un convinto antiproibizionista:
<<Mi indigna la cosiddetta guerra alla droga, i politici ignorano completamente i fatti per spacciare una filosofia falsa, è una sorta di manipolazione (...)
Credo che l'unico modo per migliorare la situazione della cosiddetta guerra alla droga sia smetterla di combatterla perché proprio nel momento in cui si fa questa guerra si è causa di quel che si sta combattendo. Dobbiamo smetterla di affrontare la questione con modelli militari e anche con modelli polizieschi. Non ci sono dubbi, credo si vada verso una decriminalizzazione e liberalizzazione e i maggiori beneficiari di questo sarebbero i messicani, paese dove neanche più si contano i morti, sono loro quelli che soffrono certamente di più per il problema della droga negli Stati uniti. >> (...)
(da un intervista a ilmanifesto)



