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26/11/14

Il potere del cane

Crediamo che tutti, o quasi, siano a conoscenza della sconvolgente storia dei 43 ragazzi messicani scomparsi a Iguala a fine settembre di quest'anno.
Il 26 settembre scorso un centinaio di studenti del primo e del secondo anno della scuola di Ayotzinapa (a pochi chilometri da Chilpancingo, capoluogo dello stato di Guerrero) sono partiti con due autobus in direzione di Iguala, a circa 100 chilometri di distanza. (...) L’istituto magistrale Ayotzinapa è un posto particolare: gli studenti che vi accedono provengono per la maggior parte da famiglie contadine che coltivano mais e fagioli, dove l’ideologia rivoluzionaria è ancora piuttosto forte e dove si rivendica la lotta operaia e contadina. Lo scontro con il governo locale è molto forte: è alimentato dalla povertà e dalla violenza dello stato di Guerrero e dalla corruzione politica diffusa a tutti i livelli dell’amministrazione.

Sempre il 26 settembre gli studenti sono arrivati alla stazione di Iguala e hanno preso la strada per uscire dalla città, ma sono stati fermati dalla polizia locale. Più di quaranta studenti sono stati arrestati, mentre gli altri sono riusciti a scappare verso le colline. Alcuni sopravvissuti si sono presentati la mattina dopo al commissariato locale per avere informazioni sugli studenti arrestati, senza però ottenere alcun risultato.
Da allora degli studenti non si sa più nulla. Sabato 4 ottobre è stata scoperta a Iguala una fossa comune con 28 cadaveri: secondo Iñaky Blanco, procuratore generale di Guerrero, i corpi ritrovati potrebbero essere di alcuni degli studenti spariti la settimana precedente.  Un ragazzo chiamato  per riconoscere uno dei cadaveri ha raccontato che  era senza faccia: gli avevano tolto la pelle con un coltello e gli avevano staccato gli occhi.
Intanto due membri di un gruppo criminale locale hanno detto che 17 dei 43 studenti scomparsi sono stati uccisi non lontano dal posto dove è stata ritrovata la fossa, e un testimone ha anche detto di avere visto 17 studenti nel cortile della procura di Iguala mentre venivano fatti salire su delle auto della polizia (una telecamera di sorveglianza della procura ha confermato questa testimonianza). Juan Diego Quesada, giornalista di El Pais, ha definito la polizia locale “un corpo controllato dal crimine organizzato messicano"
La polizia e le autorità sostengono la tesi che ad uccidere e occultare i corpi dei ragazzi siano stati criminali affiliati al gruppo Guerreros Unidos, ma i genitori dei 43 studenti, che hanno fornito campioni del loro sangue per le analisi in corso sul dna dei resti umani ritrovati nelle fosse comuni, non credono alla versione delle autorità.

Questa la storia in breve, ma vi sono alcune e diverse versioni dell'accaduto, una delle quali legata al sindaco della città e a sua moglie, (sorella di tre narcotrafficanti del cartello dei fratelli Beltran Leyva, Maria de los Angeles Pineda è considerata il capo dei Guerreros Unidos a Iguala. Suo marito, il sindaco José Luis Abarca, è stato accusato nel 2013 di aver personalmente assassinato un leader contadino, Arturo Hernandez Cardona) e sono però tutte da verificare,
Negli ultimi dieci anni in Messico sono state uccise centomila persone e 27mila sono scomparse.

E' strano: proprio in questo periodo sto leggendo l'ultimo libro di Don Winslow, IL POTERE DEL CANE, più vado avanti e più mi rendo conto che potrebbe tranquillamente contenere la storia dei 43 di Guerrero. Il libro è del 2009, quindi nessun pericolo che questa incredibile vicenda possa aver ispirato lo scrittore. Che si è occupato di droga in altri suoi libri: Le Belve, I Re del mondo, Bobby Z .. Fin dall'inizio, con il suo Il potere del cane (edito da Einaudi), Don Winslow ci racconta <<dalle strade di New York a Città del Messico, da Tijuana alla giungla dell'America centrale, la storia della guerra al narcotraffico come non l'avete mai sentita raccontare. Nella blasfema trinità di droga, dollari e politica Winslow ha saputo riconoscere il nostro cuore di tenebra. Un grande romanzo sulla droga, terrificante e colmo di tristezza, di un'intensità che non concede un solo attimo di tregua. Un ritratto perfetto dell'inferno, e della follia morale che lo accompagna». Parole di James Ellroy, che non ha certo bisogno di presentazione qui su Interzone. Il libro di Winslow svela intrecci reali tra istituzioni, narcotraffico, proibizionismo, finanza, potere.. E' incredibile come certi episodi che descrive, molto trucidi, trovano riscontro nella realtà: è lo stesso scrittore in un intervista a confermare che molti di questi episodi non sono inventati, ma sono veramente accaduti. Per scrivere Il potere del cane Winslow ha fatto ricerche per più di cinque anni, e a suo dire somiglia un po' al lavoro che faceva prima di diventare scrittore, quando era un investigatore privato.  

Don Winslow è un convinto antiproibizionista:
<<Mi indigna la cosiddetta guerra alla droga, i politici ignorano completamente i fatti per spacciare una filosofia falsa, è una sorta di manipolazione (...)
Credo che l'unico modo per migliorare la situazione della cosiddetta guerra alla droga sia smetterla di combatterla perché proprio nel momento in cui si fa questa guerra si è causa di quel che si sta combattendo. Dobbiamo smetterla di affrontare la questione con modelli militari e anche con modelli polizieschi. Non ci sono dubbi, credo si vada verso una decriminalizzazione e liberalizzazione e i maggiori beneficiari di questo sarebbero i messicani, paese dove neanche più si contano i morti, sono loro quelli che soffrono certamente di più per il problema della droga negli Stati uniti. >> (...)
(da un intervista a ilmanifesto)


13/01/14

Kombo Kolombia, canta e muori

di G. Mariani
Si chiamavano Kombo Kolombia e suonavano un misto di due generi musicali il vallenato e la cumbia. Li avevano soprannominati <<i poderosi>>. Sapevano far ballare e divertire la gente. Si esibivano nelle feste di paese e nei locali della provincia messicana. Sono stati eliminati, uno per uno, da un commando armato della più sanguinosa organizzazione criminale del pianeta. Solo in un paese come il Messico dove dall'inizio dell’anno (2013) si contano già più di 4 mila omicidi, la storia del Kombo Kolombia può essere considerata come una tragedia simile a tante altre e dimenticata in fretta. Solo in un paese come il Messico i musicisti sono ormai ritenuti come inevitabili effetti collaterali di un conflitto tra cartelli rivali in cui i morti sono più di quelli di una guerra civile. Il vallenato e la cumbia sono stili musicali che hanno origine nella regione caraibica colombiana, ma sono ormai amati in tutto il continente Usa. I Kombo Kolombia nascono nel 2010 con l’ambizione di diventare un punto di riferimento per questo genere molto richiesto nei locali da ballo e nelle feste del nord del Messico. Si esibiscono a volte con otto, a volte con tredici elementi solto la guida del cantante Carlos Alberto Aguirre, 37 anni, fisico imponente e sorriso contagioso. Lo scorso 24 gennaio il gruppo viene invitato a esibirsi a una festa privata nel locale La Carreta in un paese chiamato Hidalgo, nello stato del Nuevo Leon, a circa 40 chilometri da Monterrey, e un piccolo locale angusto, ma simile a tanti altri della zona. Alla fine del concerto una squadra di persone armate entra nel locale e preleva, armi in pugno, tutti i componenti del gruppo e i loro assistenti. Vengono bendati, caricati su un furgone e su alcuni fuoristrada e trascinati via. Sembrano scomparire nel nulla. I parenti li chiamano ai telefoni cellulari, ma nessuno risponde. Nessuno chiede un riscatto. Due giorni dopo si presenta alle autorità un musicista del gruppo. E’ stato trovato da un contadino, scalzo e ferito. L'uomo racconta come sono andate a finire le cose. I musicisti sono stati trasportati lungo strade sterrate in un ranch abbandonato chiamato Estacas, nel comune di Mina a 90 chilometri da Monterrey lungo l’autostrada Moncova. Sono stati allineati e colpiti ripetutamente al volto e al corpo. Sono stati sommariamente interrogati ed è stato loro chiesto se appartenevano a qualche cartello criminale. I rapitori volevano sapere i loro rapporti con la criminalità locale. Poi, uno dopo l'altro, sono stati uccisi. Un'esecuzione di massa. I loro corpi sono stati poi abbandonati in un pozzo. Lunedi 28 gennaio la polizia si reca nel luogo indicato dal testimone e trova ammassati uno sull’altro 17 cadaveri. Presentano ferite d’arma da fuoco, segni di tortura. Molti di loro indossano ancora una maglietta rossa con la scritta <<Il poderoso Kombo Kolombia>>. Vengono uno a uno riconosciuti. Tredici musicisti e quattro uomini del loro staff tecnico. Non si sa come il superstite, la cui identità é stata tenuta segreta dalle autorità, sia riuscito a sopravvivere al massacro. Forse é scappato, forse è stato lasciato in vita per poter raccontare cosa é accaduto, ma qualcuno all'inizio sospetta che abbia agito da talpa o abbia tradito i compagni. In Messico nella guerra tra cartelli dei narcos, la musica gioca un ruolo importante. I membri delle cosche amano le Canzoni e adorano essere protagonisti delle ballate di un genere che ha preso il nome di Narcocorrido. . Lo spensierato ritmo delle polke latino-americane celebra avventure di sicari, spacciatori e boss sanguinari. E’ la prosecuzione del mito di Pancho Villa, soltanto che qui la lotta politica è diventata scontro senza pietà per il controllo del mercato della cocaina. Gli interpreti musicali della scena del Narcocorrido frequentano il mondo criminale, spesso ne sono organici. Suonano a party organizzati da boss o sicari (le narco-fiestas), talvolta vengono pagati per scrivere su commissione ballate celebrative per i cartelli. Guadagnano bene, sono eroi locali. <<In alcuni stati del Messico i ragazzi imparano prima le parole dei corridos che quelle dell’inno nazionale>>, ha detto un interprete di questo genere. 

Ma il mondo del crimine non perdona e molti di loro diventano bersagli di un conflitto che non conosce limiti. La mattanza di artisti musicali negli ultimi anni è andata intensificandosi. Secondo lo scrittore Edmundo Pérez, autore del libro Que me entierren con narcocorridos (Possano seppellirmi con i narcocorridos) più di 50 musicisti di questo genere musicale sono stati vittime negli ultimi anni delle rappresaglie dei narcos. L’anno scorso Rodolfo Gomez Valenzuela, leader di un gruppo che portava addirittura il nome di una fazione, i Cartel del Sinaloa, é stato ucciso a casa sua. Cinque membri di una formazione chiamata La Quinta Banda sono stati massacrati sul palco mentre suonavano in un locale a Chihuahua, una delle loro ballate più famose era intitolata El corrido de la linea e celebrava le gesta eroiche del Cartello di Juarez. Il cantante dei Los Ciclones del Arroyo è stato rapito e gambizzato per essersi rifiutato di cantare una canzone che gli era stata richiesta. Ma è questo l’aspetto forse più terrorizzante della strage dei Kombo Kolombia, l’orchestra, di vallenato non faceva parte del mondo del Narcocorrido e non era affiliata con il mondo criminale. Le loro canzoni erano brani popolari da ballo, senza riferimenti alle faide armate. Il tastierista Heider Cuéllar, 24 anni, era l'unico del gruppo di nazionalità colombiana. <<Non ha mai ricevuto minacce, non ha mai avuto timore per le sue esibizioni>>, ha detto suo padre dopo la strage. La madre del percussionista Ricardo Verduzco Saenz, 27 anni, ha assicurato alla stampa messicana: <<Mio figlio non è mai stato coinvolto in nessuna attività criminale. Era una persona sana>>. La madre della seconda voce del Kombo, Saul Reynoso Saenz, 30 anni, ha però dichiarato che il figlio sembrava preoccupato e stava pensando di abbandonare la musica. Le indagini hanno rivelato che la formazione si esibiva in una zona di guerra, dove ogni locale, ogni festa, ogni serata é controllata da qualche boss o da qualcuno in affari con un cartello. Lo stato del Nuevo Leon è al centro di una faida spietata tra il Cartello del Golfo e i loro rivali i Los Zetas. I Los Zetas hanno scalato la gerarchia criminale messicana con azioni spietate e tecniche di guerriglia. Il gruppo è stato fondato nel 1999 da alcuni militari appartenenti ai corpi speciali delle forze armate messicane che decisero dj mettersi al servizio dei ricchi e potenti boss della cocaina. Scelsero di diventare il braccio armato del Cartello del Golfo. Arricchitisi e diventati potentissimi, i capi dell’organizzazione hanno deciso però che era arrivato il momento di mettersi in proprio e nel febbraio 2010 hanno dichiarato guerra ai loro vecchi datori di lavoro del Cartello del Golfo. 

Da quel momento sono diventati la più spietata macchina criminale del mondo, compiendo stragi senza precedenti come il massacro di più di 200 abitanti del villaggio di San Fernando nel 2011. Le indagini successive all’assassinio dei membii del Kombo Kolombia hanno chiarito gli assurdi contorni della vicenda e chiamato in causa questa sanguinosa faida. Alcune settimane dopo la strage, la polizia dello stato del Nuevo Leon arresta un fiancheggiatore dei Los Zetas, Orlando Eruviel Garza Luna. Il suo compile è quello di sorvegliare i luoghi dei crimini e le basi da cui partono le azioni. Sotto torchio, parla e rivela i particolari della strage. Ha visto i criminali che torturavano e uccidevano con un colpo di grazia i componenti del gruppo. L’unica colpa del Kombo Kolombia era stata quella di essersi esibiti in locali che appartenevano al Cartello del Golfo ed aver, a quanto pare, ringraziato gli organizzatori dei concerti che erano affiliati o collaboratori del clan. ll pentito ha pagato con la vita il suo racconto ed é stato ucciso in carcere lo scorso 10 aprile. Ma ora gli investigatori hanno in mano un nome, l’ideatore della strage dei musicisti sarebbe José lsidro Cruz Villarreal detto El Pichilo, il Capo degli Zetas nell’area di Monteney. Villareal è latitante dal febbraio 2012, quando scappò da un carcere del Nuovo Leon con altri 29 detenuti, non prima però di aver scatenato una rivolta e aver ucciso più di 40 reclusi vicini al Cartello del Golfo. l 17 membri del Kombo Kolombia sono stati ammazzati per una vendetta trasversale, per aver cantato davanti a un pubblico di nemici. ln una zona di guerra dove la violenza é legge, far divertire le persone può essere una colpa e cantare davanti alle persone sbagliate é un errore fatale.  
di G. Mariani


05/06/13

Terra e Libertà

Terra e libertà, furono questi, fino all’ultimo, i due obiettivi di Emiliano Zapata, artefice della rivoluzione messicana e ideale archetipo di tutti i grandi ribelli del Continente latinoamericano; partendo dalla difesa dei braccianti contro la schiavitù del latifondo e dal sostegno dei diritti degli indios, Zapata diede vita a un piano di riforma agraria che costituì l’unico vero programma contro la corruzione e la vuota magniloquenza del regime di Porfirio Diaz. Un esistenza e una morte intense, piene di significato in ogni attimo, delineando “l'immagine di un uomo straordinario, prototipo di un popolo straordinario, preso nel vortice di tempi straordinari"` ll carisma di Zapata e il coraggio della sua gente, ma soprattutto il loro sogno di un futuro di giustizia, possono spiegare come un esercito di diseredati, costretto a rubare le armi ai nemici, vedesse aumentare le sue schiere a ogni tentativo di repressione. Attraverso gli anni e i decenni, la figura di Zapata ha continuato a ispirare la rivolta (non e un caso se l’attuale movimento di liberazione del Chiapas si richiama al suo nome) ed è assurto alle dimensioni di un simbolo, ben oltre i confini del Messico. Dietro a un mito. c’è sempre una realtà..

Quattrocento volte la terra ruota nella sua magica corsa attorno al sole. Quattrocento volte la cappa di ermellino cala sui fianchi del vecchio Popo e si avvolge di nuovo attorno al suo collo, e rivoli di cristallo scintillante infuriano lungo i fianchi della paurosa Sierra Ajusco, a riempire i torrenti del Morelos, per scorrere poi tranquilli e poveri d’acqua. Quattrocento volte nei solchi delle piccole milpa degli indios, nelle vaste hacìendas, il sacro grano compie il suo rito di resurrezione, dal seme sepolto al lungo stelo e alla pannocchia fasciata di foglie, mormorante drappeggio color oliva, per trasformarsi poi dolcemente in reste brune e polvere; mentre la leggera fontana verde-grigia della canna da Zucchero zampilla e scherza con grazia carezzevole, balza in alto e ricade, per deporre il suo oro frantumato su soffici grasse palme in casco e palacîo. Quattrocento volte le colline splendono verdi di giada e lentamente bruciano in un color di rame. Quattrocento volte gli indios pazienti marciano in cerchio, uno dietro l’altro, aspettando il miracolo, pregando Maria: uomini schiavi in una notte cieca.