<<IL PERCORSO SPIRITUALE E' UNA GUERRA SANGUINOSA..>>
10 Anni, quasi un anniversario. Tanto il tempo trascorso dall'unica performance dal vivo a cui ho assistito di Mr. David Sylvian. Era con i suoi Nine Horses, a presentare Snow Borne Sorrow, molto bello e appena uscito, (2005) all'Auditorium Conciliazione di Roma.
10 Anni, quasi un anniversario. Tanto il tempo trascorso dall'unica performance dal vivo a cui ho assistito di Mr. David Sylvian. Era con i suoi Nine Horses, a presentare Snow Borne Sorrow, molto bello e appena uscito, (2005) all'Auditorium Conciliazione di Roma.
Erano anni difficili, soprattutto sul piano personale, e sentimentale. Una pura coincidenza con il folle innamoramento per la musica pensierosa, nostalgica, ansiosa, cupa dell'ex Japan. Un innamoramento che naturalmente resiste, solo un pò affievolato. Snow Borne Sorrow è un bel disco, un ascolto più facile rispetto al precedente (e bellissimo Blemish), la voce si erge, canzoni pop contemporanee a volte delicate (come un uomo che cammina sul ghiaccio) con Ryuichi Sakamoto al pianoforte, e per il resto lento, emotivo come sempre. L'umore, meno felice e eclettico rispetto ad esempio ad un album come Dead Bees on a Cake, riflette la sua crisi matrimoniale e sullo stato del mondo, dilaniato dalla guerra e dalle diseguaglianze. Ora mi sono imbattuto nell'ultimissimo lavoro, che già dal lungho titolo, There's a light that enters house with no other house in sight , dava un pò di pensieri. E' in pratica un unica traccia, quasi un'ora di musica davvero difficile da catalogare e commentare. Composta con Christian Fennesz, musicista francese a me totalmente sconosciuto e con la collaborazione del poeta americano Franz Wright, premio Pulitzer che declama alcuni suoi brani poemici sulle musiche di Sylvian. Molto sperimentale, musica elettronica fredda e atonale, forse più adatta come sottofondo di un film, mi ha lasciato poco o niente.
Per ricordare il "mio" Sylvian, ripesco una bella intervista concessa a L. Arena per il suo libro Orient Pop (Castelvecchi), in cui si analizza il rapporto tra musica e spiritualità, tra il ruolo della musica nelle varie religioni e sulle alchemie che spesso nascono tra musicisti e la loro visione del mondo, con l'esperienze delle varie filosofie orientali.
Sadhana è parola sanscrita, che ci orienta alla comprensione del dialogo con David. Indica la pratica di una disciplina spirituale personale, che ci guida al risveglio. Tra i suoi significati, la capacità di dirigerci allo scopo e di sottomettere i fantasmi interiori: una facoltà cosiddetta magica, la perfezione stessa e persino la forza militare. Ciò non deve stupire. L’adepto del proprio sadhana entra in contatto con i propri conflitti, la parola allude anche alla lotta.
La costante ricerca alchemica del cantante, il confronto con la propria ombra e i lati bui del carattere. David svela il rapporto problematico con la propria voce. Sconcertante e illuminante nel contempo. Inoltre, il desiderio di raggiungere la completezza, piuttosto che la perfezione. Ciò significa scoprire l'Inferno dentro di noi senza lasciarsi devastare. Esiste un rapporto simbiotico tra l'esperienza musicale di Sylvian e il suo misticismo o la sua spiritualità. Si tratta di una ricerca coerente, che ben pochi potrebbero vantare nell’ambito odierno della musica pop o rock. Ed è indicativa di una nuova direzione, successiva agli entusiasmi originari, ingenui, della scoperta dell'Oriente nei gruppi degli anni Sessanta.
