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22/09/14

Dead Inside: Nessuno sano di mente dovrebbe leggerlo.

Alla fine, molte delle cose che preferisco dei film di zombie sono proprio..  le cose, i dettagli che sono cambiati nella vita di tutti i giorni nel mondo: la natura non più rigogliosa, l'erba morta, le case fatiscenti con le finestre rotte, i pali del telefono rovesciati, colonne di auto abbandonate, con le portiere aperte e senza le ruote, i supermercati saccheggiati, e altri segni di lotta e di disperazione che creano un ambiente affascinante e raccapricciante.

Dead Inside Do Not Enter: Notes from the Zombie Apocalypse è composto interamente di lettere, appunti scritti a mano, pagine strappate di diari scritti durante la pandemia zombie, note trovate su scatole di fiammiferi,  su tovaglioli di fugaci colazioni, su fotografie bruciacchiate, volantini pubblicitari, liste della spesa, mappe stradali, pezzi di cartone, involucri di gomma. Alcune note sono scritte con penna e matita, altre con il rossetto, pastelli, e con.. il sangue.
Intenzionalmente, per un realismo forse eccessivo, vi sono errori grammaticali e di ortografia, ma naturalmente i sopravvissuti avevano problemi più pressanti che badare alla qualità della loro scrittura.
I messaggi raccontano la storia della nascita della pandemia, dal tentativo scherzoso di ricondurre tutto a una "brutta influenza," all'escalation di panico e confusione, e infine, la triste accettazione della nuova realtà che i sopravvissuti ora sono costretti a vivere.

Nell'introduzione di Dead Inside, apprendiamo che questi appunti erano stati trovati in un zaino Dora Explorer. La prima nota presentata nel libro è stata scritta da un uomo che ha ucciso il proprietario dello zaino, che poi risulta essere una ragazza di 10 anni attaccata da uno zombie (ma non si era ancora trasformata..). L'uomo scrive che " aperto il suo zaino, ho trovato tutte questi appunti, note e lettere. Questa roba è velenosa. Nessuno sano di mente dovrebbe leggerla. Perchè leggerla è come guardare il sole: accecante! "

Questo libro quindi non ha zombie divertenti. In effetti possiamo dire che non è nemmeno un libro sugli zombie. Riguarda la gente che il disastro si è lasciata alle spalle. Dagli appunti scarabocchiati e dalle foto spiegazzate emergono storie di gente comune che ci parlano di un apocalisse personale, un mix di orrore e umorismo. Sono toccanti, strazianti, e incredibilmente tristi. Dead Inside è originale, tragico, avvincente, e inaspettato... Una collezione di reperti provenienti dall' apocalisse, le ultime parole del dimenticato. Ed è potente, rispetto alla valanga di libri, film e serial su un eventuale invasione di zombie che ultimamente ci sommerge e che alla fine un pò..ci annoia.
In attesa del ritorno di The Walking Dead, una delle best serie di questo blog, Dead Inside Do Not Enter: Notes from the Zombie Apocalypse è un regalo fantastico per ogni fan di zombie, meravigliosamente agghiacciante.

Il libro (in rete sui torrent..) arriva a conclusione dell'esperienza di LostZombies, il sito costruito su piattaforma Ning, lanciato il 1° maggio 2008 da Ryan Leach, Skot Leach e Rob Oshima, con l'obbiettibo di girare un film/documentario con il contributo degli utenti, ognuno dei quali aveva un profilo con materiale video, audio, immagini, resoconti scritti, da cui creare il primo esempio di documentario zombie community generated.

Il 22 marzo 2014, il progetto è stato abbandonando con la chiusura del sito. 








03/07/13

Zombie Vs Vampiri: 2.0

Addio vampiri. Dracula & co sono un’espressione dell’era moderna. Lo zombie, al contrario, incarna il postmoderno. E’ una contraddizione, un ossimoro ambulante: morto vivente. E un remake dell’individuo, e, come tutti i remake, è inferiore all’originale. Marcio. Una serie tv, The Walking Dead, ne celebra il grande ritorno.

Se il vampiro seduce, lo zombie terrorizza. Non a caso, in informatica, è usato come metafora dell’infezione virale: un pc compromesso da un cracker o infettato da un virus in maniera tale da permettere a utenti non autorizzati di assumere in parte o per intero il controllo viene definito, appunto, “zombie”. Di norma, il vampiro coesiste con gli esseri umani. Lo zombie ne segna l’estinzione. Come tale, rappresenta l’apocalisse. Negli ultimi cent’anni, il vampiro non è mai veramente cambiato. Lo zombie, invece, ha subito upgrade significativi: se quello romeriano d’annata 1968 procedeva lentamente, quello contemporaneo rilanciato dal Danny Boyle di 28 giorni dopo e dallo Zack Snyder di Dawn of the Dead - è uno sprinter, alla faccia del rigor mortis. Non c’é scampo. E nel contesto videoludico, il vampiro è sporadico, mentre lo zombie e pervasivo. Alcune delle saghe pin celebri - da Resident Evil a Left for Dead - ci costringono a fronteggiare orde di morti viventi in scenari allucinanti. Esiste tuttavia un medium che, fino a oggi, è rimasto relativamente al sicuro: la televisione. Forse perché il piccolo schermo, come ci ricorda Clay Shirky, é già morto, dominato com’e da logiche commerciali del Ventesimo secolo, infestato da figure grottesche e personaggi lobotomizzati. Le cose, tuttavia, stanno per cambiare. L’invasione televisiva é ufficialmente cominciata: The Walking Dead ha debuttato su AMC (il network che ha prodotto il meglio delle serie statunitensi, da Mad Men a Rubicon; in Italia la trasmette Fox Channel) ed è arrivato alla terza serie. Tratto dall’eccellente fumetto di Robeit Kirkman per Image Comics e prodotto da Frank Darabont (II miglio verde, TheMist), The Walking Dead è la realizzazione di un sogno, o meglio di un incubo collettivo. Ci troviamo di fronte alla prima vera meta-narrazione dello zombie, un racconto che diventa un’epica e che trascende i limiti strutturali del formato cinematografico. Per esempio, una durata non superiore alle due ore, una struttura episodica limitata, una caratterizzazione dei personaggi appena abbozzata. The Walking Dead realizza una convergenza mediale (fumetto-televisione) ma anche generica (è horror, western e drammatico). Eleva lo zombie a personaggio: il morto vivente non si perde nell’orda, ma acquista personalità propria, grazie all’incredibile make-up di Greg Nicotero. E come ogni opera postmoderna, The Walking Dead si produce in un’orgia di riferimenti all’immaginario filmico degli ultimi trent’anni.
Wired
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Sì. Lo zombie rinasce di nuovo nelle nostre città, nelle nostre piazze, figlio del disagio, incarna l’ansia e il male di vivere della popolazione, rappresenta la crisi dell’individuo vessato dal malgoverno e dalle inesistenti politiche sociali. Il suo incedere lento e orrorifico è reale e, lungi dallo spaventare le persone, è accolto con gioia, dalle persone presenti e dalla polizia che controlla la manifestazione. Il perché di tutto questo risiede nel fatto che la marcia claudicante dello zombie è foriera di Valore, è redenzione, rivalsa e ostinazione di un popolo vessato ma che è duro a morire, combatte ogni giorno trascinando la propria esistenza al limite delle possibilità di vita. È l’individuo che dopo essere stato ucciso dalla tirannia delle banche e dagli interessi del potere, dopo essere morto e sepolto nell’indifferenza delle grandi manovre economiche, scarnificato, vessato, ritorna a vivere, con grande dignità.

Franco La Polla e Giuliano Santoro, L’alba degli Zombie, che chiarisce esattamente le dinamiche in campo:
«Il potere ha inventato il terrore e il sovrannaturale è la conseguenza di una radicata tradizione di paura che il potere ha coltivato e instillato nel corso dei secoli. Certo, oggi nel 2011, ci sentiamo di aggiungere che il sovrannaturale è anche qualcos’altro che investe soprattutto una dispercezione del Reale provocata ad arte attraverso un diabolico matrimonio tra tecnologia e tecniche invasive di persuasione..».

La notte dei morti viventi ha anche il merito di sottrarre il cinema horror per usare le parole di Carpenter “all’abbraccio mortale del gotico e di trasportare l’orrore che, sino allora, era quasi sempre stato ritratto e identificato in un luogo “altro”, direttamente negli Stati Uniti d’America".
Se gli zombie degli anni '80 erano una chiara metafora dell'istupidimento della società, quelli contemporanei propongono due contrapposte visioni del mondo: da una parte la volontà di sopravvivere a tutti i costi in un mondo di zombie, con sparute comunità umane che devono rinunciare a ogni forma di tecnologia sociale, e difendere i pochi oggetti simbolici che li identificano come vivi. Dall'altra opposta la consapevolezza che, se davvero il mondo sta morendo, i ragazzi sono già pronti ad andare oltre: si dicono già-morti. E guardano cosa succede. A differenza dei vampiri, dove il male è estetizzato(fino a diventare.. irresistibile) la cultura zombie mortifica il corpo. L'orrore viene esposto ed esaltato, una sorta di ribellione come lo fu il punk, a questo mondo dove sembra invece indispensabile avere una totale cura di se e del proprio aspetto. La nuova morale zombie non è abbracciare la morte o la non-vita: si sentono dei sopravvissuti, rivendicano la possibilità di essere brutti.

C’è qualcosa di terribilmente malinconico nella strana esistenza di questi esseri: vestono ancora i camici da dottore, i pigiami in cui dormivano, la cravatta dell'ufficio.. Quando si accalcano contro una porta e iniziano a sbatterci contro, quasi con delicatezza, senza lamentarsi, non sono tanto diversi da quelli che fanno le file di fronte agli Apple Store per comprarsi l'ultimo modello IPhone. Lo zombie in fondo è il simbolo del consumismo americano e non ha nessun potere soprannaturale, nessun fascino, nessuna possibilità di redenzione: è l'ultimo degli schiavi. Ci assomigliamo e chiunque intorno a noi può trasformarsi in un Walking Dead. Barcollanti, con vestiti logori sembrano animali feriti pronti a sbranarsi tra loro, proprio come gli zombie vagano nei centri commerciali affamati di una fame che non si estingue mai. In ambedue i casi, vagano forse alla ricerca della loro vita passata.. Gli zombie emergono dalle tombe, a volte è un virus sintetizzato in un oscuro laboratorio che ci trasforma. E' semplicemente un’onda che va arginata e fatta esplodere senza rimorsi. Solo in ventotto Giorni dopo di Danny Boyle sono apparsi ..gli zombie 2.0: non ondeggiano come sonnambuli, ma sono veloci e agili, come babbuini con la rabbia. Si aggirano tra case abbandonate trasformate in rifugi in cui farsi e vivere, senza servizi igienici, tra sporcizia e distese di tappeti di siringhe. Nell'ortodossia, uno zombie lo evitiamo senza problemi, due anche, tre sono guai, ma quelli aumentano e alla fine inesorabilmente ti divorano. La massa, ignorante, ha sempre la meglio sull'intellettuale isolato. Non c’è altra morale..

S. King dice che tramite gli zombie, e l'horror in generale, l'essere umano instaura un rapporto dialettico con la propria ventura e inevitabile estinzione, e ha un valore consolatorio. Magari, nell'horror si trova, soprattutto per chi non possiede una fede religiosa, nessuna illusione nell'alida', la speranza che si possa rivivere tornando dalla morte, che è un tema primario nel genere...




11/11/12

Playlist

ULTRASUONATI  

ULTRAVISTI 

ULTRASFOGLIATI 

di questo inizio NOVEMBRE


ULTRASUONATI




Alabama 3 - Woke Up This Morning

Supermellow Man - Echo and the Bunnymen

Metallica - Hero Of The Day

The Orb featuring Lee Scratch Perry - Golden Clouds

Frantic - Metallica

Los Lobos - Viking

Allah-Las  - Seven Point Five

Maserati - The Eliminator

The Smiths - The Headmaster Ritual

Jefferson Airplane - White Rabbit

Kinks - Living on a Thin Line

Allah-Las - Don't You Forget It

She Past Away - Sanrı

The Jesus And Mary Chain - Sometimes Always

The Game -  Echo and the Bunnymen

Latin Playboys - Manifold di Aour

Morphine - Buena

Synthetik - HTRK

Johnny Thunders - You Can't Put Your Arms Around A Memory



ULTRAVISTI

The Walking Dead

Ancora gli zombie della serie ormai diventata un cult. Meno fumettistica e ancora più attenta ai risvolti umani e psicologici dei suoi personaggi, in particolare quello di Rick Grimes. Sempre  più integerrimo, taglia teste e impartisce ordini, ma il suo non è un semplice tiro al bersaglio, i morti viventi non sono l'unica minaccia per la loro vita, per lui gli zombi non sono altro che la metafora del male che tutti noi ci portiamo dentro. Nel profondo è convinto che comunque non possa esserci un futuro per l'umanità. Entra in scena nella nuova serie il Governatore, a capo di un “rifugio”, la cittadina di Woodbury trasformata in un fortino,  personaggio anticipato nel libro  The Walking dead: L'ascesa del governatore. Robert Kirkman, il creatore della serie e sceneggiatore, scrive insieme a Jay Bonansinga la storia di un uomo dai molteplici aspetti, Philip Blake, che da timido e remissivo diventa spietato e disposto a tutto. Uno sguardo al suo passato che ci ha fatto capire come arriva a diventare il Governatore di Woodbury.

Una delle citazioni preferite è di Rick Grimes:" Questa, non è più una democrazia"..





I Soprano

Inizialmente, un pò ostica. Non mi piaceva il modo in cui veniva rappresentata la banda di mafiosi di Tony Soprano, la sua visione antropologica della malavita organizzata contemporanea, quella dei cosiddetti piccoli operai del crimine. Un pò di stereotipi sugli immigrati italiani, soprattutto quelli del sud, la violenza a volte giustificata quasi come necessaria, il tran tran familiare e i problemi personali. Ma alla fine sono proprio questi aspetti che ne fanno un grande affresco pop, con il suo linguaggio decisamente fuori dai canoni televisivi classici (dall'adulterio, alla violenza, al sesso, sfidando luoghi comuni e tabù). Mario Cuomo in America e Gianfranco Fini in Italia hanno stroncato la serie, sostenendo addirittura che possa essere.. " un pericolo per la società e soprattutto per i giovani". In realtà I Soprano non fà altro che descrivere realmente la sottocultura e l'ignoranza che caratterizzano le "famiglie" mafiose italo americane, che hanno come principali caratteristiche la violenza e la volgarità intellettuale.
Imperdibile poi l'interpretazione di Little Steven, nei panni di del consigliere di James Gandolfini (Tony) Silvio Dante, e una colonna sonora strepitosa.

Steven Lento (Madre  di Sambiase, ora Lamezia Terme in provincia di Catanzaro in Calabria) , anche Steve Van Zandt, o anche  Little Steven, (in onore di Little Richard), o ancora, Miami Steve ( per il fatto che pare soffra sempre il freddo!).
Scoprì Little Steven come chitarrista nella E-Street Band di Bruce Springsteen ma mi piaceva molto il suo terzo album solista Freedom - No Compromise, con le indimenticabili "Bitter Fruit" (scritta e cantata insieme a Ruben Blades, famoso cantante panamense di musica latina) e Native American, dove è eplicito nel difendere i diritti violati degli Indiani d'America, anche se tutto il disco (come il precedente Voice of America) è un attacco senza mezzi termini  alla politica del governo USA.

Cantante, chitarrista, produttore, disk-jokey, ma nessuna esperienza  cinematografica diventa uno dei protagonisti della serie televisiva dell'HBO, scelto dopo che lo sceneggiatore rimase colpito dal suo volto ritratto sulle  copertine di  alcuni suoi album.

Spesso mi accompagna nelle mie notti dalle onde radio del Little Steven's Underground Garage, lo show dove Little, grande conoscitore di garage e di altri generi e sotto generi del rock, dagli anni Cinquanta ad oggi, riesce a mischiare Buddy Holly, The Strokes, The Shangri-Las, The Beatles, e i Ramones, attraverso due ore di musica e grandi ospiti. Il programma, oltre che in streaming, è ascoltabile settimanalmente in Italia, trasmesso da RadioCittà Futura



Red Light

Film spagnolo del regista del claustrofobico Buried (Sepolto), ma con una trama intrigante, anche se non originalissima, e una buona suspence. Matheson (una rinata Sigourney Weawer) e il suo collega Buckley a caccia di fenomeni paranormali tarocchi da smascherare, quando irrompe dal passato Silver, non vedente star assoluta di fenomeni inspiegabili, (un grande Bob De Niro) e sarà guerra all'ultimo sangue. Le Red Light sono le luci del semaforo che ci intimano di fermarci..  



ULTRASFOGLIATI

Svegliatevi, Dormienti - Philip K. Dick

Il Re Pallido. Romanzo incompiuto - David Foster Wallace

Rockriminal. Murder ballads. Storie di rock balordo e maledetto - Sergio G. Lacavalla

L'Espresso


Nemico Pubblico - Bryan Burrough





15/10/12

The Walking Dead, terza stagione

A noi, piace assai..

La serie tv The Walking Dead, oltre a essere uno dei successi degli ultimi anni, è una perla rara per gli appassionati di fumetti. Chi segue da tempo il fumetto della Image Comics da cui è tratta può dividersi in due fazioni, come spesso accade in questi casi: chi vorrebbe un adattamento fedelissimo, chi – la maggioranza, pare – invece si aspetta qualcosa di più. Ecco, il serial della Amc riesce a dare quel qualcosa in più in termini di colpi di scena, emozioni, personaggi, scontentando pochi fan. Se a grandi linee la trama portante è quella, efficacissima, del fumetto (il comic in bianco e nero più venduto d’America), nelle due stagioni finora andate in onda la serie tv si discosta in maniera originale e brillante. E aggiunge nuovi personaggi come i fan-favourites Merle Dixon (Michael Rooker), abbandonato a morire nella prima stagione ma di ritorno nella terza, e il fratello Daryl (Norman Reedus), grande sorpresa delle scorse puntate. Se può spiazzare, il vedere alcuni volti amati dai lettori dei comics soccombere ai pericoli dell’apocalisse zombie in corso molto prima del previsto, di certo questo aggiunge quell’imprevedibilità che rende il serial un’esperienza nuova e intrigante anche per chi conosce a menadito i comics.

La terza stagione, 16 episodi in onda in Usa dal 14 ottobre e in Italia su Fox dal giorno dopo, sembra sarà ambientata poche settimane dopo la seconda. Da un lato è certa la presenza della nuova ambientazione principale che i lettori dei fumetti si aspettavano: una prigione abbandonata circondata da zombie, in un gigantesco set costruito appositamente. Inoltre saranno del cast due personaggi già cult per i lettori, la spadaccina Michonne e il crudele villain noto come il Governatore. La prima l’abbiamo intravista nel finale della seconda stagione, interpretata da Danai Gurira, mentre andava in giro con due zombie sdentati al guinzaglio e una katana. Il secondo ha il duro volto dell’inglese David Morrisey ed è il leader di un’altra comunità di sopravvissuti che andrà inevitabilmente in collisione con quella guidata dal protagonista della serie, il poliziotto Rick Grames/Andrew Lincoln. D’altro canto, c’è veramente la possibilità che accada di tutto, ancor più quando altri esseri umani disperati entrano sulla scacchiera. Dopotutto, il motto della nuova stagione è “Fight the dead, fear the living”: come nella tradizione della narrativa post-apocalittica, il vero nemico è l’essere umano disperato e disposto a tutto pur di sopravvivere. Gli zombi hanno devastato il mondo ma pare siano gli umani rimasti in circolazione a terminare l’opera.

Come nasce questo effetto sorpresa lo racconta Robert Kirkman, cocreatore della serie a fumetti, edita in Italia da Saldapress: “ Non facciamo altro che guardare ai comics e notare cosa funziona e cosa no, in base a cosa si è già visto nel serial televisivo. Ad esempio, ci sono personaggi che abbiamo già mostrato e sono morti, che nei fumetti hanno un ruolo importante nella prigione. Adattandoci, inventiamo nuovi colpi di scena e cambiamenti nella trama generale, andando poi nel dettaglio dei singoli episodi”. Di recente, Kirkman ha raggiunto un accordo con il disegnatore dei primi numeri, Tony Moore, dopo che questi gli aveva fatto causa per i diritti dei personaggi accusandolo di avergli sottratto migliaia di dollari. Insomma, sono sempre gli umani i primi a scannarsi tra loro.


È una serie post-televisiva, concepita per una fruizione nomade, su piattaforme come tablet e telefonini, distribuita via iTunes e Xbox Live, svincolata da ogni “palinsesto” (nozione obsoleta come il tragico duopolio Rai-Mediaset, espressione di una cultura feudale e retrograda). Una serie che può già contare su una comunità di freaks & geeks che esaminano ogni scena, inquadratura e “schermata”, sul modello di Lost, e condividono informazioni in Rete, perché la visione, quella vera, ha luogo su Internet, non in tele-visione.

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