Visualizzazione post con etichetta Appelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Appelli. Mostra tutti i post

26/02/15

Ai lavoratori della conoscenza, e a quelli del lavoro tradizionale: #MAI CON SALVINI


Un appello ad artisti, insegnanti, lavoratori della conoscenza, al mondo del lavoro tradizionale per costruire una grande campagna contro la manifestazione della Lega a Roma il 28 febbraio. INTERZONE ADERISCE


Caro Lettore, Artista, Insegnante, Artigiano, Ricercatore, Lavoratore della conoscenza,
Cara Persona, prima di qualsiasi mestiere,
Che veicola saperi attraverso le infinite linee immateriali della cultura,
Che vivi e vuoi vivere in un mondo pieno di bellezza, quella che si riversa su di te o che scaturisce direttamente dalle tue energie positive.


Non sei abituato e mai lo sarai al malessere, alle strade che si sporcano di odio, alle pance che dimagriscono per ingrassarne altre, alla violenza, alla privazione di libertà.
Sei abituato invece a sopportare tutto questo se accade agli altri fintanto che “l’altro” non sei tu.
Sei affascinato dai contrasti di colori sulla tela del pittore, dalle sfumature in lontananza aggrappate all’orizzonte, da ogni singola differenza che genera armonia.
Non sopporti la distruzione della composizione sociale in nome dell’appartenenza, del privilegio, dell’avidità, della prevaricazione, della paura.
Non sopporti chi distrugge, anziché valorizzare, la dignità umana in nome di differenze etniche, di genere, religiose, culturali, occultando parole come xenofobia, razzismo ed omofobia.

Disprezzi ogni forma di degrado, di abbandono, di mal curanza dovuta a chi vuole per sé togliendo agli altri, ma per troppo tempo hai tollerato chi accoppia il degrado al disagio di persone alle quali molto è stato tolto per ingrassare quelle pance lì o quelle appartenenze là. Per troppo tempo hai tollerato chi spiega il degrado con il linguaggio del razzismo, quando il primo è la conseguenza del secondo; il risultato di chi in virtù di una sprezzante, infondata, superiorità, priva l’altro della possibilità di integrarsi e nega ogni condivisione, costruisce privilegi fondati sull’esclusione e protetti da barriere, muri, filo spinato, guerra e ulteriore povertà.

Il vero degrado è la crisi e la povertà non chi è in crisi ed in povertà.
Il vero degrado è chi nella crisi e con la crisi si arricchisce.
Il vero degrado è chi la crisi l’ha prodotta.

A te che nascondi una forte disapprovazione per tutto questo, chiediamo che il 28 Febbraio, il giorno dell’arrivo di Salvini a Roma, dell’orribile sfilata di Lega Nord e CasaPound, alfieri del “Razzismo del Terzo Millennio”, tu venga a contestare quello che ormai non accetti più, la discriminazione e una distorta visione del degrado. Chiediamo che tu venga a contestare Salvini e ad esprimere tutta la tua voglia di libertà e giustizia, vero motore di ogni bellezza.

Invitiamo lettori, artisti, insegnanti, artigiani, ricercatori, lavoratori della conoscenza, persone prima di qualsiasi mestiere, chi veicola saperi attraverso le infinite linee immateriali della cultura, chi vive e vuole vivere in un mondo pieno di bellezza…
…ad aderire al nostro appello, condividerlo e rilanciarlo, a girare brevi clip video e foto in cui raccontino il loro perché #MaiConSalvini, che ci aiutino a far viaggiare la campagna e che siano al nostro fianco il 28 febbraio, al fianco della Roma che resiste tutti i giorni nei quartieri, nelle scuole nelle università nelle case occupate alle politiche di austerity, alle campagne razziste e omofobe di cui Salvini e i suoi sono responsabili.

TUTTI A ROMA, Sabato 28 febbraio ore 14 corteo da Piazza Vittorio
La pagina FB della campagna #MaiConSalvini

#MAI CON SALVINI ROMA NON TI VUOLE
#ROMANONSILEGA

STAY TUNED



21/01/15

60 vigliacchi

60 fascisti hanno assaltato il Centro Sociale Dordoni di Cremona. I compagni presenti nel centro sono riusciti a respingere l'attacco, ma Emilio, militante del centro, è in ospedale in coma farmacologico con una emorragia cerebrale estesa. I fascisti sono stati solo identificati, prima di andarsene difesi dalle forze dell'ordine mentre i compagni venivano caricati dalla celere di fronte al centro sociale.

Diversi dei militanti di estrema destra che hanno preso parte a questa vigliacca aggressione squadrista appartengono al noto partito politico Casa Pound, che negli ultimi mesi ha costruito in diverse città rapporti sempre più stretti con la Lega Nord. Proprio in un momento in cui la Lega con Matteo Salvini si candida come alternativa a Renzi, e lancia a Roma la prima comparsata della sua nuova ipotesi elettorale per il 28 Febbraio, i fascisti di Casapound nelle strada coperti da politici e forze dell'ordine fanno il lavoro sporco attaccando le realtà attive dal punto di vista sociale nei territori. Infatti proprio a Roma abbiamo visto nelle ultime settimane (vedi l'inchiesta Mafia Capitale) anche sui giornali quale sia la funzione dell'estrema destra nella gestione dei territori, e nel rapporto con istituzioni e polizia.

60 aggressori contro pochi attivisti dell’autonomia cremonese
L'attacco è stato premeditato e scientificamente organizzato dai fascisti di CasaPound cremonesi, in combutta con altri militanti di estrema destra provenienti da fuori città, e ha trovato una risposta determinata da parte dei compagni presenti nel centro sociale, ma purtroppo Emilio è stato colpito alla testa da diverse sprangate.
I fascisti si sono accaniti sopra ad Emilio fino a quando è stato portato in sicurezza all'interno del centro sociale; è stata, tuttavia, immediatamente chiara la gravità del suo stato di salute.
Come sempre è stato, complice il comportamento della polizia che ha semplicemente identificato gli assaltatori e successivamente, per permettere loro di andarsene indisturbati, caricando violentemente il presidio di antifascista che si era radunato sul posto.

INTERZONE, che da sempre sostiene la linea del "NON UN PASSO INDIETRO",
esprime piena solidarietà al C.S.A. Dordoni di Cremona, nonché un pronto recupero per Emilio, vittima dell'ennesima infame aggressione da parte dei fascisti di Casa Pound, che
conferma la pericolositá di questo “movimento, e aderisce, contro squadristi, polizia complice e istituzioni conniventi :

SABATO 24 GENNAIO CORTEO NAZIONALE ANTIFASCISTA, determinato, autodifeso e militante con la parola d'ordine: chiudere subito tutte le sedi fasciste!

CONCENTRAMENTO ORE 15.00 davanti al CSA DORDONI (via Mantova 7/A, ex foto Boario, parcheggio dello stadio)


A Roma si stanno organizzando bus per raggiungere la manifestazione di Cremona.
PER ADESIONI: 3886192158


 

09/01/15

#Nodiffamazione: sanzioni, rettifiche e rimozioni

Attualmente il disegno di legge di riforma delle norme relative alla diffamazione a mezzo stampa è all’esame della II Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Se il ddl sarà approvato dalla Camera senza emendamenti, rispetto al testo pervenuto dal Senato, diventerà legge. Fra i punti cardine del disegno di legge ci sono le norme che riguardano l’eliminazione del carcere per il giornalista autore della diffamazione, e la sua sostituzione con una pena pecuniaria fino a 50 mila euro, come pure l’obbligo di rettifica in 48 ore per le testate online e la possibilità di chiedere la cancellazione dell’articolo considerato diffamatorio.

Doveva essere una riforma della legge sulla stampa che eliminando la pena del carcere per i giornalisti, liberava l’informazione dal rischio di sanzioni sproporzionate, a tutela dei diritti fondamentali di cronaca e di critica: il testo licenziato al Senato rischia di ottenere l’effetto opposto, rivelandosi come un maldestro tentativo di limitare la libertà di espressione anche sul web.

La legge sulla diffamazione che potrebbe presto essere approvata, prevede in particolare:  

1) sanzioni pecuniarie fino a 50 mila euro che appaiono da un lato inefficaci per i grandi gruppi editoriali e dall’altro potenzialmente devastanti per l’informazione indipendente, in particolare per le piccole testate online. Inoltre viene pericolosamente ampliata la responsabilità del direttore per omesso controllo, ormai improponibile in via di principio e sicuramente devastante per le testate digitali caratterizzate da un continuo aggiornamento;

2) un diritto di rettifica immediata e integrale al testo ritenuto lesivo della dignità dall’interessato, senza possibilità di replica o commento né del giornalista né del direttore responsabile, e che invece di una “rettifica”, si configura come un diritto assoluto di replica, assistito da sanzioni pecuniarie in caso di inottemperanza, che prescinde, nei presupposti della richiesta, dalla falsità della notizia o dal carattere diffamatorio dell’informazione;

3) l’introduzione di una sorta di generico diritto all’oblio che consentirebbe indiscriminate richieste di rimozione di informazioni e notizie dal web se ritenute diffamatorie o contenenti dati personali ipoteticamente trattati in violazione di disposizioni di legge. Previsione questa che non appare limitata alle sole testate giornalistiche registrate ma applicabile a qualsiasi fonte informativa, sia essa un sito generico, un blog, un aggregatore di notizie o un motore di ricerca, e che fa riferimento al trattamento illecito dei dati che è concetto dai confini incerti in particolare nell’ambito del diritto di cronaca e critica e che non ha alcuna attinenza col tema della diffamazione.

Più specificamente, la previsione di un assoluto diritto all’oblio, esercitato senza contraddittorio, è destinato a produrre un infinito contenzioso tutte le volte che, di fronte a richieste ingiustificate, il direttore legittimamente decida di non accoglierle. Ma la nuova norma può anche indurre ad accettare la richiesta solo per sottrarsi proprio ad un contenzioso costoso o ingestibile e, soprattutto, può portare alla decisione di non rendere pubbliche notizie per le quali è probabile la richiesta di cancellazione, con un gravissimo effetto di “spontanea” censura preventiva. I rischi non solo per la libertà d’informazione, ma per la stessa democrazia, sono evidenti
Una legge che modifica la normativa sulla stampa al tempo del web deve avere come primo obiettivo la tutela della libertà di espressione e di informazione su ogni medium: e questo non si ottiene prevedendo nuove responsabilità e strumenti di controllo e rimozione, ma estendendo ai nuovi media le garanzie fondamentali previste dalla Costituzione per la stampa tipografica.

La legge sulla diffamazione proposta ha invece il sapore di un inaccettabile “mettetevi in riga”, sotto la minaccia di facili sanzioni, rettifiche e rimozioni, per quei giornalisti coraggiosi, blogger e freelance che difendono il diritto dei cittadini ad essere informati per fare scelte libere e consapevoli.
La mancanza di norme che sanzionino richieste e azioni giudiziarie temerarie o infondate non fa che aggravare un quadro di potenziale pressione sull’informazione che la sola eliminazione del carcere come sanzione non è sufficiente a scongiurare e che anzi con la nuova legge si aggrava. La nuova legge sulla diffamazione è pericolosa per le molte violazioni in essa previste del diritto costituzionale d’informare e di essere informati.

Per questo invitiamo tutti i cittadini ad aderire a questo appello, e chiediamo ai parlamentari di non approvare la legge. Ne va della libertà di tutti.




Per firmare l’appello: http://nodiffamazione.it/firma-lappello




24/09/14

I Ribelli del Donbass

Una tv norvegese stava girando un reportage sul battaglione Azov, nell’est dell’Ucraina, quando ha scoperto (e filmato) che molti miliziani indossavano un elmetto con l’emblema delle Ss. Il battaglione combatte tra le fila di quell’esercito ucraino che l’Italia sta contribuendo ad armare.
L’essenza fascista del battaglione Azov, formato da volontari fascisti e nazisti provenienti da tutta Europa, è ormai nota. Il battaglione Azov ha come simbolo una runa, nota come «l’angelo lupo» («Wolfsangel»). Si tratta di una delle rune più amate durante il Terzo Reich, utilizzata anche come simbolo dal partito nazista ucraino Svoboda, attualmente al governo.

Quì il video della tv tedesca che documenta la paccottaglia nazista del batt. Azov

Questo blog ADERISCE  convintamente alla campagna “Solidarietà con la resistenza antifascista in Ucraina”, nata in Gran Bretagna nel giugno scorso.

La campagna ha i seguenti obiettivi, che facciamo nostri e appoggiamo:
* contro l'appoggio dei governi occidentali al governo di estrema destra di Kiev.
* contro la presenza e le esercitazioni Nato in Ucraina
* per l'arresto e il rinvio a giudizio degli assassini di 42 persone all'interno della Casa dei sindicati di Odessa il 2 maggio scorso.
*contro gli attacchi ai diritti democratici e la repressione nei confronti delle organizzazioni di sinistra.
* a sostegno della resistenza antifascista in Ucraina

In Gran Bretagna il Congresso del Tuc, la confederazione dei sindacati britannici, ha recentemente approvato una mozione che si oppone all'utilizzo di truppe britanniche nel conflitto, chiede il cessate il fuoco e sostiene tutti coloro che combattono il fascismo in Ucraina.
Il primo obiettivo in Italia è sviluppare una campagna di informazione e di controinformazione rispetto alle menzogne dei mass media mainstream.


31/07/14

Massive Attack, 98 intellettuali e premi Nobel, Mohammed Suliman, J. Barden: per Gaza

Da sempre impegnati in battaglie politiche e sociali, I Massive Attack, molto amati da Interzone,  non sono tipi da farsi intimidire e portano nel tour europeo la solidarietà al popolo palestinese, utilizzando il loro scenario high tech per inviare messaggi e informazioni alle platee dei loro set sempre gremiti. Israele continua a bombardare e massacrare civili inermi, continua a distruggere interi quartieri con case, ospedali, scuole, continua impunemente con i suoi assassini mirati, ad arrestare giovani e ragazzi, persino palestinesi/israeliani che si permettono di criticare su i social la politica di sterminio, nonostante le proteste, i moniti, le risoluzioni dell'Onu, le manifestazioni in tutto il mondo. E Robert Del Naja e soci non hanno paura di mostrare il loro sostegno alla causa della Palestina, peraltro perorata da lunga data : un megaschermo alle spalle della band si illumina con la scritta  "Gaza è stata occupata e soggetta a restrizioni dal 1948." E i messaggi si susseguono durante tutto lo show, con l'aggiornamento del numero di vite perse, mentre Del Naja ha sostenuto nelle conferenze stampa il ruolo dei musicisti nell' informare il pubblico e prendere posizione pubblicamente, cosa che grandi nomi del circo del rock non hanno fatto, Rolling Stones su tutti, che, anzi, hanno anche inserito Tel Aviv nel loro tour estivo. Robert ha anche confermato l'appoggio suo e della band al boicottaggio culturale di Israele in quanto "unica possibilità che hanno per mantenere la giusta pressione sulla questione."
"Il boicottaggio non è un atto di aggressione nei confronti del popolo israeliano, ma nei confronti del governo e delle sue politiche. E' giusto ricordarlo, perché è molto facile essere accusati di essere antisemiti, ma tutti sanno che non è di questo che si tratta". Sulla loro pagina Facebook, che conta 2.8 milioni di fans è stato aperto un forum di discussione e.. "non abbiamo intenzione di cancellare nulla o moderare, ma piuttosto incoraggiare il dibattito in maniera aperta e democratica.
I Massive Attack, in questo passaggio del loro tour, aprono sempre i loro concerti con  'Battlebox' e le immagini del video del brano..





25/06/13

Le tre leggi: Tortura, Carcere, Droghe





DIGNITÀ E DIRITTI UMANI
Campagna per tre leggi di civiltà: Tortura, Carcere, Droghe

Con una sentenza all’inizio dell’anno la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia per trattamenti disumani e degradanti, in relazione allo stato delle carceri. L’Italia ha un anno di tempo per ripristinare le condizioni dello stato di diritto e l’osservanza della Costituzione. Il Presidente Napolitano ha definito il sovraffollamento carcerario una questione di “prepotente urgenza” e di recente ha rivolto l’ennesimo invito perché siano approvate misure strutturali per porre fine alle disumane condizioni delle carceri.

Il sovraffollamento non è una calamità naturale né un mostro invincibile: basta cambiare le leggi criminogene alla radice del fenomeno, prima fra tutte la legge sulla droga. Solo l’anno scorso sono entrate in prigione per violazione della normativa antidroga 28.000 persone (fra consumatori e piccoli spacciatori), mentre sono oltre 15.000 i tossicodipendenti ristretti su un totale di 67.000: la metà dei detenuti ammassati e stipati nelle patrie galere hanno a che fare con la legge sulle droghe. E’ urgente la cancellazione delle norme più deleterie e “affolla-carcere” della legge sulle droghe, al fine di evitare l’arresto agli accusati di detenzione di sostanze stupefacenti per fatti di “lieve entità” e per far uscire i tossicodipendenti e destinarli a programmi alternativi (oggi preclusi da vincoli assurdi e dall’applicazione della legge Cirielli sulla recidiva).

Occorre dare applicazione alle proposte del Consiglio Superiore della Magistratura, in particolare eliminando le norme di tipo emergenziale, dagli automatismi sulla custodia cautelare alla legge Cirielli sulla recidiva, dal reato di clandestinità alle misure di sicurezza e prevedendo un meccanismo di messa alla prova, di misure alternative e di numero chiuso.

Su queste linee sono state elaborate tre proposte di legge di iniziativa popolare, sostenute da un vasto Cartello di organizzazioni e associazioni impegnate sul terreno della giustizia, del carcere e delle droghe: la prima propone l’inserimento nel Codice Penale del reato di tortura secondo la definizione data dalla Convenzione delle Nazioni Unite; la seconda interviene in materia di diritti dei detenuti e di riduzione dell’affollamento penitenziario. La terza si propone di modificare la legge sulle droghe nei punti più odiosi che provocano tanta carcerazione inutile. Sosteniamo le tre proposte di legge e invitiamo tutti e tutte a sottoscriverle.
Il 15 marzo si riunirà il nuovo Parlamento e inizia una legislatura certamente difficile. Ci auguriamo che nell’agenda del nuovo governo siano presenti punti precisi e qualificanti. Fra questi, i temi della giustizia, del carcere, della droga dovrebbero entrare nell’agenda delle priorità. Ci appelliamo con forza al Parlamento perché dedichi subito una sessione speciale all’esame di provvedimenti urgenti per il carcere.

Chiediamo infine la nomina di un ministro della Giustizia capace di rompere le logiche di potere e corporative che hanno fin qui impedito di operare le scelte necessarie e indifferibili. Pretendiamo una netta discontinuità nella responsabilità del Dipartimento delle Politiche Antidroga, che ha perseguito politiche dannose e fallimentari in nome dell’ideologia punitiva e proibizionista.

Le condizioni inumane delle nostre carceri mettono in gioco la credibilità democratica del nostro paese. Noi non intendiamo essere complici, neppure per omissione, dell’illegalità quotidiana. Invitiamo tutti e tutte a fare altrettanto.

Sostenete la campagna “Carcere, droghe e diritti umani” aderendo on line e firmando ai banchetti e alle iniziative le tre leggi di iniziativa popolare.


3leggi.it


Associazioni Promotrici:
A Buon diritto, Acat Italia, L'Altro Diritto, Associazione 21 luglio, Associazione difensori di Ufficio, A Roma, insieme - Leda Colombini, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Consiglio italiano per i rifugiati - Cir, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Abele, Gruppo Calamandrana, Il detenuto ignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, LILA Onlus - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids, Medici contro la tortura, Naga, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Rete della Conoscenza, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere

20/05/13

Erri De Luca: Perchè sto con Emergency

“Voce dei sangui di tuo fratello sono gridanti a me dal suolo” , dice la divinità a Caino, fresco di fratricidio. Il verbo è al participio presente perché i sangui di Abele non smettono la voce. Il 1900 è stato il tempo che ha versato più sangue nella storia umana. E’ di sangue l’ odore ufficiale,del secolo. Non lo conoscevo. L’ ho imparato in un posto impensabile prima.

Nel 2007 Gino Strada e Teresa Sarti, presidente di Emergency, m’invitarono a andare in Sudan dove avevano aperto un ospedale di cardiochirurgia, il solo gratuito in tutta l’ Africa. A Khartoum, sulla sponda del Nilo Azzurro, avevano realizzato un capolavoro di architettura e medicina. Pannelli solari davano aria fresca , sale operatorie perfettamente sterili, anche contro le tempeste di sabbia del deserto, giardini premurosi di bellezza per affrettare le convalescenze.
Gino Strada mi chiese di assistere alle operazioni a cuore aperto. Fu allora che conobbi l’ odore del sangue. All'inizio dà vertigine, costringe a un appoggio.

Aprivano toraci, deviavano il flusso nella macchina cuore-polmone fermando il battito e operando sui tessuti cardiaci da aggiustare. “Voce dei sangui di tuo fratello sono gridanti a me dal suolo”: in quella stanza no, i sangui non gridavano, invece scorrevano in circolazione extracorporea, pulsavano e ringraziavano. Lì dentro avveniva una restituzione, da vita a vita. In nome dell’ Europa che ha saccheggiato l’ Africa e venduto la sua ricchezza umana, animale,vegetale,minerale, in nome della medicina e del diritto alla cura di ogni persona, in nome dell’ Italia che non esporta più solo mine antiuomo e abiti di lusso, una squadra veloce, volontaria,puntuale, taglia, aggiusta, ricuce e fa avvenire una restituzione.
Offrire a Emergency il proprio sostegno: non per sforzo di buona volontà, ma per entusiasmo di partecipare, per contagio di fraternità.


24/01/13

Corrado Guzzanti ringrazia

Anche se non ne avevamo fatto menzione in questo blog, abbiamo partecipato e sostenuto a livello personale e su varie piattaforme e social in giro per la rete l'appello a favore di Corrado Guzzanti, e contro  L’Associazione dei telespettatori cattolici (Aiart), che aveva denunciato appunto, secondo il  costume bacchettone e retrogrado degli integralisti religiosi, Corrado, reo di aver offeso il 'LORO SENTIMENTO RELIGIOSO' nello show andato in onda qualche settimana fa su la7. Le firme a sostegno della petizione per la non rimozione di Guzzanti dai palinsesti televisivi e per il diritto alla libertà di satira sono state promosse e raccolte da Articolo21 e Change.org. Sotto, il comunicato di S. C., che si è prodigato su Change e la lettera che Guzzanti ha scritto a tutti 'noi'.
____________

Vittoria doppia, anzi tripla. E qualche volta vale la pena di gioire pubblicamente dei risultati ottenuti per campagne di libertà che si combattono con convinzione. La petizione per Corrado Guzzanti ha raccolto oltre 54mila firme. L’Associazione dei telespettatori cattolici (Aiart) ha ritirato la denuncia. Guzzanti ci ha scritto una splendida lettera (che puoi leggere sotto) per ringraziare te e quanti hanno promosso e firmato l’appello e per dire la sua sulla satira in un paese che dovrebbe essere “laico e democratico” ma troppo spesso appare come uno “stato teocratico”.
Oltre al positivo esito finale della vicenda, la petizione su Change.org ha messo in evidenza che tanti cittadini non accettano né bavagli né censure e che quella per l’informazione libera (e la libera satira) è una battaglia irrinunciabile di democrazia. "Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso", scriveva un noto rivoluzionario, medico argentino.

Anche un appello individuale può essere una piccola grande lotta per ottenere un diritto, denunciare un sopruso, ristabilire un principio elementare di giustizia e di verità.

S. C.
Change.org.

Ecco la lettera che ci ha inviato Corrado Guzzanti:

“Un enorme grazie agli amici di Articolo21 e di Change.org, per aver promosso la petizione in mia difesa e a tutti quelli che l’hanno diffusa e firmata. Con l’occasione ringrazio anche molti giornalisti che hanno preso le mie parti scrivendo della querelle tragicomica di Padre Pizzarro. Ciò detto è probabile che abbiamo sopravvalutato tutti le minacce dell’Aiart, associazione che pretende di rappresentare i telespettatori cattolici, di cui né io, né voi, né i telespettatori cattolici avevamo mai sentito parlare.

Vorrei innanzitutto precisare, anche se è stato già fatto altrove, che La7 non stava mandando in onda un mio nuovo programma, ma la ripresa televisiva di uno spettacolo teatrale del 2010, già replicato su Sky decine di volte, e anche in chiaro sul canale del digitale terrestre “Cielo”, pubblicato in DVD, presente da tempo su youtube etc. L’Aiart poteva legittimamente non esserne a conoscenza, o essere stato appena fondato e voler recuperare il tempo perduto, ma non lo era neanche del fatto che i reati di opinione, insieme al vilipendio ecc. sono stati fortemente ridimensionati nel nostro ordinamento. Gli attuali limiti della satira, si parli di politica o di religione, si riducono sostanzialmente alla calunnia o all’insulto personale, per i quali la legge, come è noto, prevede il diritto di querela. Dunque paradossalmente avrei più speranze io di sfidare l’Aiart in tribunale per le parole offensive che mi rivolge nei suoi comunicati, senonché l’ultimo di ieri, in cui si dice soddisfatta delle mie scuse, estorte per gioco in una gag de “Le Iene”, mi ha riempito il cuore di tenerezza.

In merito all’offesa confesso di non capire esattamente cosa sia il “sentimento religioso” perché sfortunatamente non ne sono dotato. Ho sempre pensato che essere intimamente credenti non possa essere troppo diverso dall’essere intimamente liberali, o socialisti, o vegani. Si tratta di amare e riconoscersi in delle idee, in una visione della società e del mondo, e le idee non sono sacre e intoccabili solo perché noi crediamo così fortemente in esse; vivono nel dibattito pubblico, confrontandosi e dovendo convivere con idee diverse e a volte opposte. Spero di non offendere nessuno se affermo che l’esistenza di un creatore, l’inferno, il paradiso, l’immortalità dell’anima, il giorno del giudizio ecc. siano, fino a spettacolare prova contraria, soltanto delle idee, delle opinioni che si è liberissimi di sostenere purché non si tenti di imporle agli altri come un tabù inviolabile.

Che il sentimento religioso non possa reclamare una superiore legittimità, perché supportato, mi dicono, da pervasiva e speciale intuizione, appare evidente dal fatto che le credenze religiose sono tante, più di quelle da cucina dell’Ikea, e producono purtroppo affermazioni contrastanti. Un buddista e un cattolico, egualmente persuasi della loro fede, saranno certi di saperla molto lunga sull’origine e il senso dell’uomo e dell’universo, ma almeno uno di loro, al momento del trapasso, avrà una sorpresa. Ciò dovrebbe suggerire che convinzione “sentimentale” profonda e verità siano sostanzialmente due cose diverse.
Si obietterà, magari stavolta tra i denti, che l’unica fede valida sia la nostra (e raramente qualcuno insorge perché sia stata offeso il sentimento religioso di qualcun altro), eppure non tutti i credenti si offendono, alcuni addirittura ridono, e spero che L’Aiart non pensi che a persone di questo genere siano capitati in sorte una fede o un sentimento di serie B.

Mi conforta che questa associazione limiti la sua vigilanza ai nostri canali generalisti; al confronto di ciò che osa la satira in Inghilterra, in Francia o negli Stati Uniti, il mio Padre Pizzarro fa la figura del tenero Giacomo della Settimana Enigmistica. Ma il nostro è un paese “laico e democratico” dove un presidente del consiglio che nessuno di noi ha eletto, come primo atto ufficiale va a porgere i suoi omaggi al Papa. E il motivo per cui io e i miei colleghi scriviamo e recitiamo cose come “Padre Pizzarro” è che l’Italia sembra spesso uno stato teocratico “di fatto”. Solo pochi anni fa un ministro dell’istruzione avanzava, con un certo successo, la proposta di abolire Darwin dall’insegnamento scolastico per rispetto ai creazionisti, che ancora ci devono spiegare (come diceva un noto comico americano) perché Dio prima di creare l’essere a sua immagine e somiglianza si sia gingillato per milioni di anni coi dinosauri. Dunque non mi stupisce troppo che una minoranza di ferventi religiosi, invece di limitarsi a cambiare canale, si senta in diritto di chiedere una punizione legale, e questo rende, e temo renderà ancora, iniziative come la vostra necessarie a difendere e ribadire civilmente la libertà di tutti. In molti anni di televisione non credo di essermi guadagnato la fama del provocatore seriale, a caccia di polemiche per ottenere attenzioni e notorietà, né quella di un comico particolarmente violento o volgare. Ho sempre fatto il mio lavoro seguendo il mio “sentimento satirico”, parlando di tutto e di tutti nel modo più libero che mi è stato e che mi sono concesso. So inoltre cosa significhi sentirsi indignati. Le affermazioni fatte da esponenti di quel mondo, o da politici che, più o meno sinceramente, parlano e decidono in sua difesa, delle nostre scelte in materia di sessualità, diritti, vita e morte, mi hanno offeso numerose volte e continuano ad offendere il mio sentimento laico. Per questo ogni tanto Padre Pizzarro parla ed altri oltre a lui e dopo di lui parlano e parleranno.
Grazie ancora a tutti. Vi abbraccio.”

Corrado Guzzanti


20/12/12

San Fannullone

MESSAGGIO A TUTTE LE FILIALI

Cari Colleghi

in considerazione dell'importante lavoro aperto e da definire entro la fine dell'anno, abbiamo rilevato che il calendario del mese di Dicembre presenta alcune 'criticità' causa di un giorno lavorativo in meno verso lo scorso anno, e delle vigilie di Natale e Capodanno che cadono nei lunedì del 24 e 31.

Al fine di dare un miglior servizio ai nostri clienti e con l'obiettivo di ottimizzare i nostri tempi lavorativi, vi "suggeriamo" a partire dal giorno 15, l'apertura per tutta la giornata del sabato e anche la domenica.
Peraltro queste aperture sarebbero in linea con il periodo natalizio, dove ogni esercizio commerciale è aperto anche durante i fine settimana.

Vi contatteremo per raccogliere le adesioni al fine di poter allineare anche le vostre agende (...)
Siamo sicuri che accoglierete favorevolmente questa importante opportunità che potrà contribuire al buon risultato di fine anno.
Alleghiamo format dei cartelli degli orari di apertura che potrete personalizzare ed esporre per informare i clienti.
Grazie a tutti in anticipo per la collaborazione.
Cordialmente e blah blah blah...

Che dire, un comunicato in perfetto stile Fornero. L'azienda si 'lamenta' di un giorno lavorativo in meno rispetto allo scorso anno..Un giorno!
Ora, calcolando che si lavora dal lunedì al sabato pomeriggio, che si salta solo nei giorni veramente festivi, le due vigilie e le giornate di Natale e capodanno, che la struttura resta chiusa una sola settimana in un anno, la settimana di ferragosto (e anche questo per 'nostra' scelta, contro le direttive aziendali), che non vi è personale sufficiente e nessuno vuole pagare straordinari, che tanti colleghi hanno la famiglia lontano (in alcuni casi..molto lontano), che non è un’azienda di consumo di massa  e che quindi non avrebbe nessun giovamento commerciale nelle aperture "suggerite", che si arriva a fine anno letteralmente distrutti ed esauriti, che comunque sono stati assicurati i risultati richiesti in anticipo alle chiusure commerciali annuali, che l’azienda ha tagliato e continuerà a tagliare quei pochi bonus rimasti, ecco, premesso tutto ciò, non c’è stato bisogno di riunioni, non ci sono stati disaccordi ne ricorsi al sindacato (peraltro quasi inesistente in questo settore e quando c’è, è meglio lasciar perdere) e abbiamo risposto che a noi, ci piace proprio a volte essere choosy..e che preferiamo approfittare di questi 'scampoli' di tempo libero per stare con le famiglie, con le nostre compagne, con i figli, gli amici, i nostri animali e perfino da soli, per riposare e riprendere fiato. 
Nel salutare con affetto il consiglio di amministrazione e gli azionisti (che ci conoscono solo attraverso numeri e codici identificativi e che si godranno, loro si, una lunga e 'meritata' vacanza..) gli dedichiamo il discorso di Jean Aulas alla festa di San Fannullone del 1949, festa che ricorreva fino a pochi anni fa durante i giorni di Pasqua nella piccola cittadina francese di La Napoule.

La festa di San Fannullone inizia il sabato di Pasqua con "una fiaccolata rallegrata da girandole, al suono dei pifferi e dei tamburi. Le vie sono infuocate, e ciò produce, con un po’di artificio, un gioco di luci abbagliante. La serata termina in modo esaltante con l'incendio di un bel pino purificatore trapiantato in piazza, tra l'allegria e le danze alle quali partecipa una folla di turisti.
ll giorno di Pasqua la festa prosegue. Dopo una serenata in onore delle personalitia, un’orchestra saluta l’arrivo del Re dei fannulloni che sbarca dalla sua caravella all’entrata del del porto, e sale su un carro rustico scortato da paggi e araldi, a cavallo dei palafreni della società ippica.
Il corteo si ferma davanti al castello e il signore e la sua dama vengono a rendere omaggio al proprio sovrano. Poi, ingrossato dalla folla in giubilo, il corteo si reca all'aperitivo d’onore offerto dal Comitato dei festeggiamenti, in presenza delle personalità dipartimentali e locali. Riprendono le
danze e i canti, e tutto si conclude con giochi a palla, gare di bocce, e divertimenti sulla spiaggia per i bambini. Sebbene San Fannullone non faccia affatto parte dei santi canonizzati, il parroco di La Napoule, per timore di perdere la fiducia delle sue pecorelle, si vede costretto a partecipare alla festa del santo laico che dà, alla ricorrenza religiosa, un colore popolare unico nel suo genere.

DISCORSO Dl JEAN AULAS ALLA FESTA Dl SAN FANNULLONE DEL 1949
Signore e signori,
l’aureola di San Fannullone si libra sopra le nostre teste. Gloria dunque a San Fannullone!
E gloria a tutti i fannulloni de La Napoule, presenti e futuri. Vedete, si parla molto male dei fannulloni: la Chiesa ha fatto della pigrizia un peccato capitale e il vostro curato vitupera la fannullaggine dall’alto del pulpito; a scuola, il nostro cappellano laico ne fa l'argomento delle sue prediche mattutine; perfino la 'saggezza delle nazioni', pretende che la pigrizia sia madre di tutti i vizi; e l'ingiuria suprema é di gridare: "Va là, fannullone!»
Ebbene, signore e signori, per fare il fannullone non basta volerlo! La fannullaggine è un’arte.
E tutti coloro che gridano contro la fannullaggine, in realtà, non sono altro che spiriti pigri che non hanno voluto fare la fatica di andare al fondo delle cose. La Fannullaggine! Ma é la base di tutti i progressi del genere umano!
Se non fossero esistiti dei fannulloni come il nostro amico Chichoix (il "taxi" de1l’anglo), il quale trova che camminare sia una fatica immane, si sarebbe forse pensato di inventare i taxi?
Se non fossero esistiti dei fannulloni come il nostro agile Simon (sindacalista dei pescatori, molto grosso), il quale trova che remare sia una fatica immane, si sarebbe forse peasato di inventare le barche a motore?
Se non fossero esistiti dei fannulloni come i nostri bravi coltivatori di Capitou (frazione di orticoltori, rivale di La Napoule), che trovano la terra troppo bassa, si sarebbe forse pensato di inventare i trattori?

Se non fossero esistite delle fannullone come voi, signora, che trovate assai penoso lavare la biancheria, si sarebbe forse pensato di inventare quelle belle lavatrici?
E se non fossero esistiti dei fannulloni come me, che trovo che gridare forte sia una fatica immane, si sarebbe forse pensato di inventare la scatoletta (il microfono) che sta davanti al mio naso?
I Fannulloni? Ma é a loro che dobbiamo tutto ciò che fa la gioia di vivere.
E senza la fannullagine, é tutto il culto del bello a sfuggirci.
Senza pigrizia niente tempo libero, e senza tempo libero, niente feste, niente cinema, niente teatro, niente pittura né musica.
E niente cittadine di riposo e di lusso come La Napoule o Cannes. Niente Costa Azzurra, luogo d’incontro di tutti coloro che vogliono fare i fannulloni; niente fiori; pensate forse che chi se ne sta con l’occhio all’orologio e si industria a non perdere un istante, si preoccupi di comprare alla sua bella un ramo dclla nostra mimosa?

Ma la fannullaggine é la madre delle invenzioni e la madre delle arti. Aggiungerei, per quanto paradossale possa sembrare, che essa é anche la madre del lavoro.
Prendete un bravo fannullone, stanco di dormire sul duro e desideroso di un buon letto. Quale lavoro non eseguirà per potersi pagare la bella camera da letto e il materasso morbido che tanto brama!

Prendete un abitante di Capitou, che vuole evitare di portarsi un bécu (zappa a tre punte) e di lavorare poeticamente nell’aria profumata del mattino. Quanto non si darebbe da fare per manovrare la sua tonnellata di ferraglia, assordare il vicinato e avvelenare la strada con i suoi gas di scarico, pur di far ammirare il suo bel trattore...

Prendete il nostro automobilista, che per andare a Cannes vuole evitare i sette chilometri della magnifica passeggiata a piedi, sognando in riva al mare. Lo vedete alzarsi un’ora prima per gonfiare le ruote, soffiare nel carburatore, lavare e lucidare la sua bella macchina, e... lavorare due ore per evitare tre quarti d’ora di strada a piedi!

Prendete la padrona di casa che ha fatto venire dal Salone delle arti domestiche tutte le nuove macchine, che deve solo stare a guardare mentre lavorano al suo posto. Dovrà stare alzata una parte della notte per pulire e lucidare tutti quei begli apparecehi!

Prendete i nostri turisti, che per offrirsi il piacere di fare i fannulloni per quindici giorni o tre settimane, hanno lavorato senza sosta per undici mesi. E vedete quanto male si fanno per ammazzare il tempo.

Non hanno mai un minuto per se stessi: ci sono il golf, le corse dei cavalli, la pesca, il bagno...Rientrano la sera stremati, affermando: "Comunque è bello non avere niente da fare!".
Non esiste fatica, per quanto lunga e terribile essa possa sembrare, che un vero fannullone non sarebbe capace di affrontare per evitare anche solo un quarto d’ora di lavoro.
Se si volesse fare il calcolo di tutte le ore di lavoro e di veglia trascorse per fabbricare tutte quelle macchine destinate a... evitare il lavoro, a donate qualche istante di fannullaggine, si dovrebbe ben convenire che la pigrizia é la madre del lavoro.
Queste banalità avrebbero certamente potuto trovare una forma più raffinata e uno stile più fiorito, ma ammetterete che per celebrare la fannullaggine non si può pretendere un simile lavoro cerebrale.
E vorrei concludere dicendo agli spiriti afflitti che forse non sono riuscito a convincere:
Non criticate più i fannulloni, poiché voi tutti aspirate, non solo a riposarvi il settimo giorno come Dio padre, ma a cogliere la suprema ricompensa di un paradiso ove regna la beata fannullaggine!
E adesso in questo giorno di Santa Pigrizia, Signore, sbrigatevi a correre al lavoro davanti ai fornelli,
per sudarvi sangue e acqua affinché quando sarà ora troviamo un buon pranzo che degusteremo a nostro agio, in tutta fannullaggine...

E voi, Signori, malgrado questi consigli, consumcrete in fretta il pranzo, per andare a vostra volta
a sudare sangue e acqua in piazza a difendere le vostre probabilità di vincere la gara di bocce.
E quanto a voi, Signorine, sono quasi certo che lascerete i piatti da lavare alle vostre madri per sudare anche voi sangue e acqua a dimenarvi ballando.
Per festeggiarc il nostro San F annullone...
Al lavoro voi tutti fannulloni!
E buon pro vi faccia!



buddies






03/09/11

Dobbiamo fermarli 2

Contro l’Europa delle banche
Noi il debito non lo paghiamo

5 punti contro il governo unico delle banche in Italia e in Europa

Già oltre 1.300 militanti sindacali, dirigenti e delegati sia della Fiom che delle altre categorie della Cgil, che del sindacalismo di base, di tutte le principali aziende del paese – a partire dalla Fiat e dalla Fincantieri – assieme a militanti del movimento ambientalista, civile e democratico, no Tav, intellettuali e scrittori, professori universitari, hanno aderito all’appello “Dobbiamo fermarli”. Questo appello (sites.google.com/site/appellodobbiamofermarli) lancia 5 punti di politica economica sociale e democratica alternativi, sia alle scelte sinora attuate dai governi di centrodestra, ma anche a quelle dei governi di centrosinistra e, più in generale, alle decisioni dei governi delle banche europei.
Non a caso l’appello si propone di costruire un fronte comune contro il governo unico delle banche, che impone le stesse misure antisociali in tutti i paesi d’Europa. L’appello è quindi contrario alla politica di unità nazionale, che le cosiddette parti sociali, il governo e l’opposizione, stanno lanciando proprio in questi giorni e propone invece un’alternativa radicale che colpisca gli interessi della finanza e delle banche in primo luogo, e che ristabilisca eguaglianza e diritti. Questo appello propone e prepara un autunno di lotte insieme a tutte le mobilitazioni europee che si stanno lanciando e annuncia già che il 15 ottobre si scenderà in piazza accanto agli indignados spagnoli e ai greci, a tutti coloro che lottano contro l’Europa delle banche e della finanza.
Per cambiare davvero bisogna:

1 Non pagare il debito. Colpire a fondo la Speculazione finanziaria e il potere bancario. Occorre fermare la voragine degli interessi sul debito con una vera e propria moratoria. Vanno nazionalizzate le principali banche, senza costi per i cittadini, vanno imposte tassazioni sui grandi patrimoni e sulle transazioni finanziarie. La società va liberata dalla dittatura del mercato finanziario e delle sue leggi, per questo il patto di stabilità e l’accordo di Maastricht vanno messi in discussione ora. Bisogna lottare a fondo contro l’evasione fiscale, colpendo ogni tabù, a partire dall’eliminazione dei paradisi fiscali, da Montecarlo a San Marino. Rigorosi vincoli pubblici devono essere posti alle scelte e alle strategie delle multinazionali.

2 Drastico taglio alle spese militari e cessazione di ogni missione di guerra. Dalla Libia all’Afghanistan. Tutta la spesa pubblica risparmiata nelle spese militari va rivolta a finanziare l’istruzione pubblica ai vari livelli. Politica di pace e di accoglienza, apertura a tutti i paesi del Mediterraneo, sostegno politico ed economico alle rivoluzioni del Nord Africa e alla lotta del popolo palestinese per l’indipendenza, contro l’occupazione. Una nuova politica estera che favorisca democrazia e sviluppo civile e sociale.

3 Giustizia e diritti per tutto il mondo del lavoro. Basta con la precarietà. Abolizione di tutte le leggi sul precariato, riaffermazione al contratto a tempo indeterminato e della tutela universale garantita da un contratto nazionale inderogabile. Parità di diritti completa per il lavoro migrante, che dovrà ottenere il diritto di voto e alla cittadinanza. Blocco delle delocalizzazioni e dei licenziamenti, intervento pubblico nelle aziende in crisi, anche per favorire esperienze di autogestione dei lavoratori. Eguaglianza retributiva, diamo un drastico taglio ai superstipendi e ai bonus milionari dei manager, alle pensioni d’oro. I compensi dei manager non potranno essere più di dieci volte la retribuzione minima. Indicizzazione dei salari. Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, istituzione di un reddito sociale finanziato con una quota della tassa patrimoniale e con la lotta all’evasione fiscale. Ricostruzione di un sistema pensionistico pubblico che copra tutto il mondo del lavoro con pensioni adeguate.

4 I beni comuni per un nuovo modello di sviluppo. Occorre partire dai beni comuni per costruire un diverso modello di sviluppo, ecologicamente compatibile. Occorre un piano per il lavoro basato su migliaia di piccole opere, in alternativa alle grandi opere, che dovranno essere, dalla Val di Susa al ponte sullo Stretto, cancellate. Le principali infrastrutture e i principali beni dovranno essere sottratti al mercato e tornare in mano pubblica. Non solo l’acqua, dunque, ma anche l’energia, la rete, i servizi e i beni essenziali. Piano straordinario di finanziamenti per lo stato sociale, per garantire a tutti i cittadini la casa, la sanità, la pensione, l’istruzione.

5 Una rivoluzione per la democrazia. Bisogna partire dalla lotta a fondo alla corruzione e a tutti i privilegi di casta, per riconquistare il diritto a decidere e a partecipare affermando ed estendendo i diritti garantiti dalla Costituzione. Tutti beni provenienti dalla corruzione e dalla malavita dovranno essere incamerati dallo Stato e gestiti socialmente. Dovranno essere abbattuti drasticamente i costi del sistema politico: dal finanziamento ai partiti, al funzionariato diffuso, agli stipendi dei parlamentari e degli alti burocrati. Tutti i soldi risparmiati dovranno essere devoluti al finanziamento della pubblica istruzione e della ricerca. Si dovrà tornare a un sistema democratico proporzionale per l’elezione delle rappresentanze con la riduzione del numero dei parlamentari. È indispensabile una legge sulla democrazia sindacale, in alternativa al modello prefigurato dall’accordo del 28 giugno, che garantisca ai lavoratori il diritto a una libera rappresentanza nei luoghi di lavoro e al voto sui contratti e sugli accordi. Sviluppo dell’autorganizzazione democratica e popolare in ogni ambito della vita pubblica.

L’appuntamento a Roma è per il 1° ottobre per una grande assemblea (la cui sede sarà comunicata quanto prima) che lanci, anche in Italia, un movimento sociale e politico alternativo al governo unico della finanza e delle banche, che in tutta Europa sta distruggendo i diritti, lo stato sociale e la stessa democrazia.
Contro l’Europa delle banche
Noi il debito non lo paghiamo

Il governo Berlusconi sta distruggendo conquiste sociali, diritti, libertà. Persino le feste fondamentali della nostra democrazia sono in discussione. Si cancellano il 25 Aprile e il 2 Giugno. Come durante il fascismo, si vuole far lavorare il Primo Maggio.

Contro questo governo e la sua politica si scende in piazza giustamente, ma questo disastro il governo italiano non lo fa da solo. Il governo unico delle banche e della finanza, in tutta Europa, attraverso organismi e poteri che nessuno ha eletto, nessuno ha potuto giudicare, sta imponendo a tutti i governi e a tutti gli stati la stessa politica antisociale.

Diciamo NO al governo unico delle banche e della finanza che sacrifica tutto per difendere i ricchi e la speculazione sia in Italia che in Europa. Vogliamo costruire un’alternativa a una politica che è la stessa, sia per i governi di centrodestra, sia per i governi di centrosinistra. E per questo:

1 Non pagare il debito. Colpire a fondo la speculazione finanziaria e il potere bancario.
2 Drastico taglio alle spese militari e cessazione di ogni missione di guerra.
3 Giustizia e diritti per tutto il mondo del lavoro. Basta con la precarietà.
4 I beni comuni per un nuovo modello di sviluppo.
5 Una rivoluzione per la democrazia.

Per discutere e decidere su come fermare la distruzione dei nostri diritti e del nostro futuro e su come costruire un’alternativa a questo potere finanziario che esige qualsiasi sacrificio pur di sopravvivere,
il 1° ottobre assemblea a Roma
la sede dell’assemblea sarà comunicata quanto prima

Costruiamo una vera alternativa al governo unico delle banche e della finanza in Italia e in Europa

Per adesioni: appello.dobbiamofermarli@gmail.com
Web: sites.google.com/site/appellodobbiamofermarli

07/08/11

Dobbiamo Fermarli: Un Appello

5 proposte per un fronte comune contro il governo unico delle banche. Ci incontriamo il 1° ottobre a Roma

(Per adesioni: appello.dobbiamofermarli@gmail.com)

E’ da più di un anno che in Italia cresce un movimento di lotta diffuso. Dagli operai di Pomigliano e Mirafiori agli studenti, ai precari della conoscenza, a coloro che lottano per la casa, alla mobilitazione delle donne, al popolo dell’acqua bene comune, ai movimenti civili e democratici contro la corruzione e il berlusconismo, una vasta e convinta mobilitazione ha cominciato a cambiare le cose. E’ andato in crisi totalmente il blocco sociale e politico e l’egemonia culturale che ha sostenuto i governi di destra e di Berlusconi. La schiacciante vittoria del sì ai referendum è stata la sanzione di questo processo e ha mostrato che la domanda di cambiamento sociale, democrazia e di un nuovo modello di sviluppo economico, ha raggiunto la maggioranza del Paese.

A questo punto la risposta del palazzo è stata di chiusura totale. Mentre si aggrava e si attorciglia su se stessa la crisi della destra e del suo governo, il centrosinistra non propone reali alternative e così le risposte date ai movimenti sono tutte di segno negativo e restauratore. In Val Susa un’occupazione militare senza precedenti, sostenuta da gran parte del centrodestra come del centrosinistra, ha risposto alle legittime rivendicazioni democratiche delle popolazioni. Le principali confederazioni sindacali e la Confindustria hanno sottoscritto un accordo che riduce drasticamente i diritti e le libertà dei lavoratori, colpisce il contratto nazionale, rappresenta un’esplicita sconfessione delle lotte di questi mesi e in particolare di quelle della Fiom e dei sindacati di base. Infine le cosiddette “parti sociali” chiedono un patto per la crescita, che riproponga la stangata del 1992. Si riducono sempre di più gli spazi democratici e così la devastante manovra economica decisa dal governo sull’onda della speculazione internazionale, è stata imposta e votata come uno stato di necessità.Siamo quindi di fronte a un passaggio drammatico della vita sociale e politica del nostro Paese. Le grandi domande e le grandi speranze delle lotte e dei movimenti di questi ultimi tempi rischiano di infrangersi non solo per il permanere del governo della destra, ma anche di fronte al muro del potere economico e finanziario che, magari cambiando cavallo e affidando al centrosinistra la difesa dei suoi interessi, intende far pagare a noi tutti i costi della crisi.Nell’Unione europea la costruzione dell’euro e i patti di stabilità ad esso collegati, hanno prodotto una dittatura di banche e finanza che sta distruggendo ogni diritto sociale e civile. La democrazia viene cancellata da questa dittatura perché tutti i governi, quale che sia la loro collocazione politica, devono obbedire ai suoi dettati. La punizione dei popoli e dei lavoratori europei si è scatenata in Grecia e poi sta dilagando ovunque. La più importante conquista del continente,frutto della sconfitta del fascismo e della dura lotta per la democrazia e i diritti sociali del lavoro, lo stato sociale, oggi viene venduta all’incanto per pagare gli interessi del debito pubblico che, a loro volta, servono a pagare i profitti delle banche. Di quelle banche che hanno ricevuto aiuti e finanziamenti pubblici dieci volte superiori a quelli che oggi si discutono per la Grecia.