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10/08/15

First Film Wonder. Sottovalutati, dimenticati, riscoperti. Opere prime rimaste tali.

7 Meraviglie di film, opere prime sottovalutate e dimenticate, qualcuna riscoperta - film realizzati da registi che hanno stabilito la propria visione cinematografica (forse non basta una buona sceneggiatura, come asseriva Hitchckok) ma si sono poi fermati, rimanendo prigionieri di questa visione e del loro primo lungometraggio



Tender Dracula, or Confessions of a Blood Drinker
Due scrittori e le loro ragazze si avventurano nel castello di un attore di film horror, famoso per le sue interpretazioni nei panni di vampiri, e discutere i piani della sua carriera. Più fanno conoscenza più difficile diventa per il gruppo capire se è un vero attore o se veramente sia un vampiro. L'ironia del film , naturalmente, è che il vampiro in questione è interpretato dalla stella della Hammer Films, Peter Cushing, che era noto per il suo ruolo di lunga data come il dottor Van Helsing, il cacciatore di vampiri . Il film contiene sequenze davvero curiose, una ridicola canzone cantata da Miou-Miou, una sequenza in cui una ragazza è tagliata a metà, che con la sua metà inferiore passeggia per i giardini, e altro ancora che fanno di Tender Dracula una vera stranezza e un autentico cult.

The House Is Black
Con occhio inflessibile, Forough Farrokhzad dirige uno dei film più poetici, intensi ed estremamente umanitarii mai realizzati. La più grande poetessa persiana del 20esimo secolo si cinge a fare da regista realizzando un film che é tutt'uno con la poesia, dal montaggio all'inquadratura, dalla colonna sonora alla narrazione, portandoci dentro la vita miserabile di un lebbrosario. Il film è narrato con versetti del Corano e con la stessa poesia della Farrokhzad. Diviso in due parti: la voce maschile che rappresenta l'oggettività e il realismo dei fatti e la voce femminile rappresentante la speranza, il sogno, piena di poesia. Una pellicola di nicchia, poco vista, ma un grandissimo capolavoro, libero troppi sentimentalismi e profondamente umanitario, che offre un punto di vista della vita quotidiana della colonia dei lebbrosi del tutto toccante, ricco di fede, premurosità e bellezza.

Ballet mécanique
Ballet mécanique è il risultato della collaborazione tra artisti d'avanguardia come Fernand Léger e Man Ray, che si avvalgono dell'aiuto di Ezra Pound, del compositore George Antheil, e del cineasta Dudley Murphy. Uno dei primi capolavori sperimentali, la pellicola fonde una serie di immagini e suoni caleidoscopiche, con svolazzi in stile cubista e l'assurdità dei Dada. Dura circa 16 minuti ed è un collage completamente astratto di immagini, che spaziano dalla caricatura cubista animata di Charlie Chaplin ad una mezza dozzina di camini che danzano su una corda, montati insieme. Furono fatti numerosi tentativi di presentare il film con la musica di Antheil, ma questo non avvenne prima degli anni ’90, con le nuove tecnologie musicali che permisero che il pezzo di Antheil potesse essere finalmente suonato nella versione originale.


Der VerloreneDer Verlorene è un unicum nella storia del cinema e nella carriera di Peter Lorre, alla sua sola prova registica. Lorre era rientrato in Germania dopo un esilio in Gran Bretagna e Stati Uniti, dove aveva guadagnato fama di caratterista, collaborando con celebri cineasti (Alfred Hitchcock, Josef von Sternberg, John Huston). Presentato alla Mostra di Venezia nel 1951, Der Verlorene si guadagnò consensi critici, ma non i favori del pubblico: lo scacco produttivo indusse l'attore ad abbandonare ogni ulteriore tentativo di regia, per tornare alla recitazione a Hollywood. Grazie anche al suo tono disperato, alla scarsa fortuna commerciale e all'eccezionalità del contributo di Lorre, Der Verlorene è diventato un film 'maledetto', tramutatosi poi in cult movie. Un campo profughi, nel secondo dopoguerra. Lo stimato dottor Neumann rievoca il proprio passato rivolgendosi al volgare assistente di nome Novak, sotto le cui mentite spoglie si cela Hösch, che aveva già lavorato per il medico in tempo di guerra.. Il vero nome di Neumann è Rothe, e le pressioni esercitate su di lui dai nazisti, proprio per tramite di Hösch, lo hanno condotto alla follia omicida...


The Telephone Book
Uno straordinario documento della produzione cinematografica underground newyorchese, una mordente satira di morale sessuale che ha ispirato Bernardo Bertolucci per il suo Ultimo Tango a Parigi (1972). In The Telephone Book lo stesso Andy Warhol ha recitato il ruolo dell'Intermission, la scena con lui è stata sacrificata in fase di montaggio ed è documentata da alcune fotografie. Le Superstar warholiane Ultra Violet, Geri Miller e Ondine sono invece rimaste nel film e si prendono lo stesso merito della nominata all'Oscar Jill Clayburgh nel suo primo ruolo di attrice. Girato nel 1971, inizialmente concepito come una parodia sulla commerciale: una giovane donna introversa riceve telefonate pervy da un uomo anonimo e decide di accettare un incontro. Il film è una combinazione stravagante di comicità surreale, animazione, e sexploitation.

Johnny Got His Gun ( E Johnny prese il fucile)
Trumbo, sceneggiatore di fama, finito nelle liste nere della caccia alle streghe, esordì all'età di 66 anni nella regia con questo film, che rimase l'unica opera da lui diretta. La pellicola fu il coronamento di un progetto fortemente contrastato: Joe Bonham, un giovane americano, viene chiamato al servizio di leva dal suo paese e inviato a combattere sul fronte francese durante la Prima guerra mondiale. Durante l'ultimo giorno di guerra viene colpito da una granata, ma viene salvato per miracolo dagli Alleati, che lo curano in un ospedale militare. Joe tuttavia è ormai ridotto a un tronco umano ("un pezzo di carne che vive"): ha perso gli arti superiori e inferiori, la vista, l'udito e vive attaccato a un respiratore, alternando i momenti di veglia a terribili incubi. Dopo alcuni anni in questa condizione, impossibilitato a comunicare col mondo esterno (i movimenti del capo vengono scambiati per spasmi muscolari, e ogni volta che Joe tenta di comunicare viene puntualmente sedato), riesce finalmente a stabilire un contatto umano con un'infermiera, muovendo la testa secondo l'alfabeto Morse.


Manos: The Hands of Fate
E' un film del 1966 diretto da Harold P. Warren. Oltre che dirigere il film, Warren si occupò anche della sceneggiatura, e partecipò anche come produttore e attore. Data la sua qualità artistica estremamente povera, viene generalmente considerato, insieme a Plan 9 From Outer Space, il peggior film mai realizzato. A lungo dimenticato, nel 1993 venne riscoperto e presentato durante la serie televisiva Mystery Science Theater 3000, che tra le sue premesse vede la presa in giro dei B movie, acquisendo così lo status di cult movie. La sceneggiatura del film vede come protagonista una famiglia in vacanza che, dopo aver lungamente guidato attraverso il Texas, smarrisce la strada e finisce in una casa in cui una misteriosa setta celebra il suo culto pagano poligamo, e dalla quale cerca di fuggire. Il film presenta vistosi difetti tecnici a livello di montaggio, il sonoro e le immagini non sono sincronizzati e molte scene non hanno alcun nesso apparente con la trama. Davvero un mito..


25/03/12

Chomsky: il mondo ha paura di Israele, non dell’Iran

Chomsky: il mondo ha paura di Israele, non dell’Iran

Nel numero di gennaio-febbraio della rivista “Foreign Affairs” un articolo di Matthew Kroenig intitolato “È il momento di attaccare l’Iran” spiega perché un attacco è l’opzione meno peggiore. Sui media si fa un gran parlare di un possibile attacco israeliano contro l’Iran, mentre gli Stati Uniti traccheggiano tenendo aperta l’opzione dell’aggressione, ciò che configura la sistematica violazione della carta delle Nazioni Unite, fondamento del diritto internazionale. Mano a mano che aumentano le tensioni, nell’aria aleggiano i fremiti delle guerre in Afghanistan e Iraq. La febbrile retorica della campagna per le primarie negli Usa rinforza il suono dei tamburi di guerra. Si suole attribuire alla “comunità internazionale” – nome in codice per definire gli alleati degli Stati Uniti – le preoccupazioni per l’imminente minaccia iraniana. I popoli del mondo, però, tendono a vedere le cose in modo diverso.
I paesi non-allineati, un movimento che raggruppa 120 nazioni, hanno vigorosamente appoggiato il diritto dell’Iran di arricchire l’uranio, opinione condivisa dalla maggioranza della popolazione degli Stati Uniti (sondaggio “WorlPublicOpinion.org”) prima dell’asfissiante offensiva propagandistica lanciata da due anni. Cina e Russia si oppongono alla politica Usa rispetto all’Iran, come pure l’India, che ha annunciato che non rispetterà le sanzioni statunitensi e aumenterà il volume dei suoi commerci con l’Iran. Idem la Turchia. Le popolazioni europee vedono Israele come la maggior minaccia alla pace mondiale. Nel mondo arabo, a nessuno piace troppo l’Iran, però solo una minoranza molto ridotta lo considera una minaccia. Al contrario, si pensa che siano Israele e Stati Uniti le minacce principali. La maggioranza si dice convinta che la regione sarebbe più sicura se l’Iran si dotasse di armi nucleari. In Egitto, alla vigilia della primavera araba, il 90% compartiva questa opinione, secondo i sondaggi della “Brookings Institution” e di “Zogby International”.
I commentatori occidentali parlano molto del fatto che i dittatori arabi appoggiano la posizione Usa sull’Iran, mentre tacciono il fatto che la gran maggioranza della popolazione araba è contraria. Negli Stati Uniti alcuni osservatori hanno espresso anche, da un bel po’ di tempo, le loro preoccupazioni per l’arsenale nucleare israeliano. Il generale Lee Butler, ex-capo del comando strategico Usa, ha affermato che l’armamento nucleare israeliano è straordinariamente pericoloso. In una pubblicazione dell’esercito Usa, il tenente colonnello Warner Farr ha ricordato che «un obiettivo delle armi nucleari israeliane, che non si usa precisare ma che è ovvio, è “impiegarle” negli Stati uniti», presumibilmente per garantire un appoggio continuo di Washington alle politiche di Israele.

Una preoccupazione immediata, in questo momento, è che Israele cerchi di provocare qualche reazione iraniana, che a sua volta provochi un attacco Usa. Uno dei principali analisti strategici israeliani, Zeev Maoz, in “Difesa della Terra santa”, un’analisi esaustiva della politica di sicurezza ed estera israeliana, arriva alla conclusione che il saldo della politica nucleare di Israele è decisamente negativo e dannoso per la sicurezza dello Stato ebraico. E incita Israele a cercare di arrivare a un trattato regionale di proscrizione delle armi di distruzione di massa e a creare una zona libera da tali armi, come chiedeva già nel 1974 una risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu.
Intanto le sanzioni occidentali contro l’Iran fanno già sentire i loro effetti soliti, causando penuria di alimenti basici non per il clero governante ma per la popolazione. Non può meravigliare che anche la valorosa opposizione iraniana condanni le sanzioni. Le sanzioni contro l’Iran potrebbero avere gli stessi effetti di quella precedenti contro l’Iraq, condannate come genocide dai rispettabili diplomatici dell’Onu che pure le amministravano, e che alla fine si dimisero come segno di protesta. In Iraq le sanzioni hanno devastato la popolazione e rafforzato Saddam Hussein, a cui probabilmente hanno evitato, almeno all’inizio, la sorte toccata alla sfilza degli altri tiranni appoggiati da Usa e Gb, dittatori che hanno prosperato praticamente fino al giorno in cui varie rivolte interne li hanno rovesciati.
Esiste un dibattito poco credibile su ciò che costituisca esattamente la minaccia iraniana, per quanto abbiamo una risposta autorizzata, fornita dalle forze armate e dai servizi segreti Usa. I loro rapporti e audizioni davanti al Congresso hanno lasciato ben chiaro che l’Iran non costituisce nessuna minaccia militare: ha una capacità molto limitata di dispiegare le sue forze e la sua dottrina strategica è difensiva, destinata a dissuadere da un’invasione per il tempo necessario alla diplomazia per entrare in campo. Se l’Iran sta sviluppando armi nucleari (ciò che ancora non è provato), questo sarebbe parte della sua strategia di dissuasione. Il concetto dei più seri fra gli analisti israeliani e statunitensi è stato espresso con chiarezza da Bruce Riedel, un veterano con 30 anni di Cia sulle spalle, che nel gennaio scorso ha dichiarato che se lui fosse un consigliere per la sicurezza nazionale iraniano auspicherebbe certamente di avere armi nucleari come fattore di dissuasione.
Un’altra accusa dell’Occidente contro l’Iran è che la Repubblica islamica sta cercando di ampliare la sua influenza nei paesi vicini, attaccati e occupati da Stati uniti e Gran Bretagna, e che appoggia la resistenza all’aggressione israeliana in Libano e all’occupazione illegale dei territori palestinesi, sostenute dagli Usa. Al pari della sua strategia di dissuasione contro possibili atti di violenza da parte di paesi occidentali, si dice che le azioni dell’Iran costituiscono minacce intollerabili per l’ordine globale. L’opinione pubblica concorda con Maoz. L’appoggio all’idea di stabilire una zona libera dalle armi di distruzione di massa in Medio Oriente è schiacciante. Questa zona dovrebbe comprendere Iran, Israele e, preferibilmente, le altre due potenze nucleari che si sono rifiutate di entrare nel Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) – Pakistan e India – paesi che, come Israele, hanno sviluppato i loro programmi atomici con l’aiuto Usa.
L’appoggio a questa politica nella conferenza sulla revisione del Tnp, nel maggio 2010, fu tanto forte che Washington si vide obbligata ad accettarla formalmente, però imponendo condizioni: la zona non potrà divenire effettiva prima di un accordo di pace fra Israele e i suoi vicini arabi; il programma di armamenti nucleari di Israele sarebbe esentato dalle ispezioni internazionali; nessun paese (si legga: Usa) potrebbe essere obbligato a fornire informazioni sulle installazioni e le attività nucleari israeliane, né informazioni relative a trasferimenti anteriori di tecnologia nucleare a Israele.
Nella conferenza del 2010 si fissò una nuova sessione per il maggio 2012 con l’obiettivo di avanzare nella creazione di una zona libera da armi di distruzione di massa. Tuttavia con tutto il bailamme sollevato intorno all’Iran, è molto poca l’attenzione che si dà a questa opzione che pure sarebbe il modo più costruttivo per gestire le minacce nucleari nella regione: per la “comunità internazionale” la minaccia che l’Iran arrivi alla capacità nucleare; per la maggior parte del mondo, la minaccia rappresentata dall’unico Stato della regione che possieda le armi nucleari e una lunga storia di aggressioni, e dalla superpotenza che gli fa da padrino.

(Noam Chomsky, “La bomba iraniana”, da “Il Manifesto” del 18 marzo 2012)