"A Saigon andavo sempre a letto strafatto, cosi spesso mi perdevo i sogni, e tanto valeva probabilmente, tuffato nel profondo e nell’indistinto sotto quelle informazioni, riposa quel po’ che ti riesce, svegliati scippato di tutte le immagini tranne quelle che ricordavi dal giorno o dalla settimana prima, con nient’altro che il cattivo sapore di un brutto sogno in bocca, come se avessi masticato durante il sonno un rotolo di vecchi centesimi sporchi. Avevo osservato delle reclute addormentate che sparavano i REM da sotto le palpebre come raffiche nel buio, sono certo che a me accadeva lo stesso. Dicevano (io glielo domandavo) che nemmeno loro ricordavano cosa sognavano quando erano in zona d’operazione, ma in licenza o in ospedale i loro sogni diventavano costanti, aperti, violenti e chiari, come accadde a quell’uomo all’ospedale di Pleiku la notte che mi trovai li. Erano le tre del mattino, terrificante e sconvolgente come sentire una lingua per la prima volta e in qualche modo capirne ogni parola, la voce forte e sottile al tempo stesso, insistente, chiamava: <<Chi é? Chi é? Chi c’e nell’altra stanza?>>. C’era un’unica luce schermata sul tavolo in fondo alla corsia dove stavo seduto con l’inserviente. Riuscivo a vedere soltanto alcuni letti, i primi, era come se ce ne fossero centinaia che si rifugiavano nel buio, ma in realtà ce n’erano soltanto venti per fila. Dopo che l’uomo ebbe ripetuto alcune volte quel richiamo, il suo tono cambiò, Come se per un attimo la febbre fosse cessata, sembrava un bambino implorante. Vedevo accendersi delle sigarette in fondo alla corsia, brontolii e lamenti, feriti che ritornavano alla coscienza, al dolore, ma l’uomo che prima sognava continuò a dormire nonostante tutto... Quanto ai miei sogni, quelli che persi laggiù si sarebbero fatti strada più tardi, avrei dovuto saperlo, certe cose, è naturale, si limitano a seguirti finché non hanno attecchito. Sarebbe giunta la notte in cui sarebbero stati vividi e persistenti, la notte d’inizio di una lunga catena, allora avrei ricordato e mi sarei svegliato con il dubbio di non essere mai stato per davvero in nessuno di quei luoghi.."
