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17/09/13

Happy Birthday ai Pirati!



The Pirate Bay, forse il sito di file sharing più frequentato e resistente, fu fondata il 9 agosto del 2003, ma fu lanciato il 15 settembre dello stesso anno. Il gruppo considera ufficiale la seconda data, così il 15 settembre 2013 The Pirate Bay ha compiuto 10 anni. Alla sua nascita, The Pirate Bay fu alimentata con solo quattro server Linux. Da allora, ha combattuto contro molteplici incursioni, problemi legali e di servizio, attacchi DDoS, blocchi ISP, sequestri di dominio, e si ha dovuto spostare in continuazione i suoi server in giro per il mondo. Nel gennaio 2008, i pubblici ministeri svedesi hanno inquisito i quattro fondatori del sito, con accuse di violazione di copyright e di download illegale di materiale protetto dal diritto d'autore. Nel febbraio 2009,è iniziato il processo e in aprile, Peter Sunde, Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm e Carl Lundströmwere sono stati giudicati colpevoli dal tribunale, che li ha condannati a un anno di carcere con una multa di 30 milioni di corone svedesi (circa 3,5 milioni dollari l'anno).

Tutti e quattro hanno contestato il verdetto e ricorso in in appello: nel novembre del 2010 la Corte ha ridotto le pene detentive, ma ha aumentato le pene amministrative, e nel febbraio 2012, la Corte Suprema di Svezia ha rifiutato di esaminare il ricorso nel caso. Come risultato, il sito è stato inserito nella lista nera in diversi paesi nel mondo e le autorità hanno cercato inutilmente di bloccare gli ISP per impedire l'accesso agli utenti, che però sono sempre stati in grado di aggirare i blocchi accedendo al sito tramite server proxy.
Ecco il trionfante post sul blog del gruppo:

Ce l'abbiamo fatta. Un decennio di aggressione, repressione e lulz. Davvero non crededevamo di arrivare a questo punto. Non tanto per gli attacchi della polizia, della MAFIA o di politici corrotti. Ma perché abbiamo pensato che saremmo stati troppo vecchi per continuare con queste "stronzate". Ma hey!, il portare avanti questa nave, ci fa sentire giovani. E' così rimarremo giovani fino alla morte..
Grazie di tutto. Non saremmo niente senza di voi..

Per festeggiare il decennale, i pirati di The Pirate Bay, che grazie al grande decennio di condivisione con tutti noi hanno contribuito a cambiare completamente la cultura di massa, hanno organizzato una festa a Stoccolma in grande stile, e hanno lanciato un motore di ricerca interno, chiamato PirateBrowser per aggirare le restrizioni attraverso un sistema basato sul browser Firefox.
"Del gioco al gatto con il topo da parte delle major di Hollywood […] The Pirate Bay è un motore di ricerca e non è responsabile dei risultati delle ricerche”.

I siti torrent hanno infatti un funzionamento diverso dalle altre tecnologie peer-to-peer, come eMule o LimeWire ad esempio, perché forniscono solo keyword per trovare file condivisi da migliaia di computer sparsi in tutto il mondo.
Anche se un pò in ritardo, anche noi facciamo gli auguri a Pirate Bay, con la speranza che questa esperienza di libertà e condivisione, contro le assurde regole del copyright e per la libera circolazione della cultura e delle idee su Internet possa continuare. Appoggiamo senza reticenze la battaglia contro “il tentativo di mettere a tacere una delle voci più importanti in materia di diritti civili e di libertà presenti sulla Rete. È una censura politica, che ogni democratico deve condannare”.

INTERZONE STROKE BLOG

Questo uno dei tanti commenti postati sul sito Pirate Bay:

Buon compleanno TPB, questa è la vita dei pirati. Dio vi benedica, Dio benedica la Svezia, Dio benedica ogni sito di torrent, Dio benedica ogni persona che ha lavorato per programmare torrent e / o siti web di file sharing, Dio benedica tutti i pirati, Dio benedica ogni visitatore e ogni persona che usa i torrent!!

Pirate Bay Italia



21/02/13

Hacked: l'era delle password è finita?

E NON E' NEPPURE UN SEGRETO BEN CUSTODITO. Solo una semplice stringa di caratteri che può rivelare tutto di te. Le email. Il conto in banca. Il numero della carta di credito. Immagini dei tuoi figli o, peggio ancora, tue foto imbarazzanti. Anche la localita precisa dove sei seduto ora a leggere queste parole. Fin dagli albori dell’era dell’informazione, diamo per scontata l’idea che una password, purché abbastanza complicata, sia un mezzo di protezione adeguato. Ma nel 2013 questa e una fantasia che non regge più. Per quanto complesse, per quanto uniche siano, le tue password non sono piu in grado di proteggerti. Guardati intorno. Falle e fuoriuscite ormai sono all’ordine del giorno. Il modo in cui concateniamo gli account, usando gli indirizzi email come username universali, crea un singolo punto vulnerabile che puo essere sfruttato con risultati devastanti. Grazie all'esplosione di informazioni personali immagazzinate nella cloud, indurre con l’inganno gli operatori dei servizi clienti a resettare le password non e mai stato cosi facile. Un hacker deve soltanto usare le informazioni personali che sono gia pubbliche su un servizio per ottenere accesso a un altro. Le nostre vite digitali sono troppo facili da craccare. inmagina che io voglia entrare nella tua email. E mettiamo che tu sia un utente Aol. Devo solo andare sul sito e inserire il tuo nome, e in piu magari la città in cui sei nato. Tutte informazioni non difficili da reperire nell’era di Google. Con quelli, Aol mi da la possibilità di resettare la password, e io posso accedere al tuo posto. Cosa faccio a questo punto? Cerco la parola "banca" per vedere dove tieni il conto online. Ci vado e clicco sul link <<hai dimenticato la password?>>. Ottengo il reset ed entro nel conto, che ora controllo. Ho in pugno i tuoi soldi oltre che la tua posta. La scorsa estate ho imparato a entrare praticamente ovunque. Con due minuti e 4 dollari da spendere su un sito straniero di quelli loschi, posso ottenere la tua carta di credito, il tuo numero di telefono e il tuo indirizzo di casa. Dammi altri cinque minuti e ti entro su Amazon e dovunque altro. Dammi 20 minuti, dico in tutto, e mi prendo anche il tuo PayPal. Alcune di queste falle nella sicurezza ora sono state tappate. Ma non tutte, e se ne scoprono ogni giorno di nuove. La debolezza comune in tutte queste violazioni e la password. E' il residuo di un’epoca in cui i nostri computer non erano iperconnessi. Oggi niente di qual cha fai, nessuna pracauzione, nessuna stringa lunga o casuale di carattari puo impadire a un individuo determinato di craccara il tuo account. L’era delle password é finita; é solo che non ce ne siamo ancora resi conto. Lo password sono vecchie quanto la civiltà. E fin da quando esistono, la gente le ha violate. Durante gli anni formativi del web, quando iniziavamo a conetterci tutti, le password funzionavano abbastanza bene. Ciò era dovuto soprattutto alla quantità ridotta di dati che dovevano effettivamente proteggere. Le nostre password si limitavano a una manciata di applicazioni: un Isp per la posta e forse un sito o due di ecommerce. Siccome non c’erano quasi informazioni nella cloud, che all’epoca era appena una nuvoletta, non c’era molto da guadagnare a violare l'account di una persona; gli hacker seri prendevario ancora di mira i grandi sistemi aziendali. Cosi abbiamo fatto tutti l’errore di rilassarci. Gli indirizzi email si trasformarono in una sorta di chiave d’accesso universale, usata pressoché ovunque come nome utente. Questa abitudine è continuata nonostante il numero di account, cioè il numero di punti vulnerabili, aumentasse esponenzialmente. L’email sul web ha dato il via a tutta una serie di nuove applicazioni su cloud. Abbiamo iniziato a compiere operazioni bancarie, a tenere i conti, a pagare le tasse nella nuvola. E a stiparci foto, musica e ogni tipo di documenti. Alla fine, con l’aumentare delle violazioni epiche, abbiamo adottato un curioso espediente psicologico: l’idea della password “forte”.
E' il compromesso escogitato dalle società del web in crescita per far si che le persone continuassero a usare i loro siti e ad affidargli i propri dati. Ogni sistema di sicurezza deve fare due compromessi per funzionare nel inondo reale. La prima è la comodità: anche il sistema piu sicuro non vale nulla se accedervi è una seccatura infinita. Chiederti di ricordare una password di 256 caratteri esadecimali potrà anche tenere i tuoi dati al sicuro, ma a quel punto è probabile che neppure tu stesso riesca a entrare nel tuo account. E' facile avere una sicurezza migliore se si è disposti ad arrecare parecchi disagi agli utenti, ma non è un compromesso fattibile. ll secondo compromesso è la privacy. Se l’intero sistema è progettato per tenere segreti i dati, è difficile che gli utenti tollerino un regime di sicurezza che distrugga la loro privacy per svolgere il suo compito.



DA EVITARE

*RIUTILIZZARE LE STESSE PASSWORD.
Permetteresti a un hacker che entra in uno solo dei tuoi account di prenderseli comodamente tutti.

*PESCARE UNA PAROLA DEL DIZIONARIO COME PASSWORD.
Se proprio devi, legane almeno due insieme fine a formare un’unica stringa.

*UTILIZZARE LE SOSTITUZIONI STANDARD : NUMERO/LETTERA.
Pensi che “P455wOrd" sia una buona password? Ma prOprlO no! I programmi che craccanco le password conoscono benissimo il trucchetto.

*SCEGLIERE UNA PASSWORD BREVE
Non importa quanto sia strana: anche una stringa come “h6!r$Q!" può essere indovinata rapidamente grazie alla attuale velocità di elaborazione dei dati. La tua migliore difesa é una stringa di caratteri piu lunga possibile.

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DA FARE

*ABILITARE L'AUTENTICAZ|ONE A DUE PASSAGGI QUANDO VIENE OFFERTA.
Quando ti connetti da un posto strano il sistema ti rnanda un Codice di conferma via sms. Certo, può essere craccato anche quello, ma è meglio di niente.

*DARE RISPOSTE ASSURDE ALLE DOMANDE DI SICUREZZA
Pensate sempre come password secondarie e fai in modo però che siano ben memorizzabili da te. «La tua prima macchina?». Era una Fiat Van Beethoven. Ovvio, no?

*RIPULIRE LA TUA PRESENZA ONLINE.
Uno dei modi piu sernplici per entrare nei tuoi account é usare la tua mail e i tuoi dati di fatturazione già presenti in vari siti. Molte piattaforme ti offrono la possibilità di essere eliminati dai loro database. Fallo.

*USARE UN SOLO INDIRIZZO EMAIL SICURO PER I RECUPERI DI PASSWORD.
Se un hacker sa da dove passano i tuoi resettaggi di password ha una buona posizione per attaccarti. Crea un account ad hoc che non userai per nessuna altra comunicazione. E scegli uno username che non sia riconducibile al tuo nome vero.


19/07/11

Open Access: La pirateria libera tutti

'PER VIVERE AL DI FUORI DELLA LEGGE, BISOGNA ESSERE ONESTI..'
BOB DYLAN

La rete è di tutti,frequentata da tutti. E' uno strumento di comunicazione tanto normale quanto lo erano telefono e televisione a metà del ventesimo secolo.. Culturalmente c'è stata la piena affermazione del diritto a comunicare e non solo a ricevere informazioni. Così si moltiplicano le comunità virtuali: forum di dibattito,gruppi di interesse,forme nuove dell'organizzazione politica e sociale. Le forme sono le più diverse,perchè lo strumento è totalmente versatile. La rete viene usata come tecnologia di relazione:divertimento,relazioni private,affari,tutto. E' un normale e diffuso luogo di conoscenza,di scambio di idee e di cultura,di formazione di proposte,di controllo e influenza sulla politica. Per questo succede che tutti i principali governi percepiscono come una minaccia la libera comunicazione elettronica,che sfugge ad ogni loro controllo. L'attacco e la distruzione dei diritti collettivi perpetrati dalla globalizzazione si accompagnano ad una politica di controllo sui saperi. I risultati dell'attività intellettuale sono dei beni comuni. Bene comune è anche ciò che produciamo tutti insieme. Ricercatori,artisti,critici,spettatori,studenti:il tempo trascorso a ricercare,a sognare,a sperimentare,a condividere,a non far nulla,a parlare,non appartiene ad artisti e ricercatori. E' semplicemente patrimonio dell'umanità,è parte della nostra intelligenza collettiva,e in nome di questa intelligenza si esige una reale apertura della conoscenza a tutta la società. Le scelte politiche che riguardano insegnamento, cultura,ricerca,salute non riguardano solo le condizioni di lavoro,la retribuzione di chi li produce,ma anche e sopratutto i fruitori,il loro diritto all'accesso e alla conoscenza,il costo che devono pagare per accedervi e i contenuti.Chiaramente la trasformazione di tutti i contenuti in codice binario (unita alla capacità di trasmissione di Internet) non poteva certo lasciare immutato il panorama della cultura e della conoscenza  e la dirompenza con cui si è manifestata la portata delle nuove tecnologie ha avuto il merito di di tornare a parlare del diritto d'autore,diritto che si è affermato sempre più nelle sedi legislative ma che era stato sempre tenuto fuori dalle discussioni dell'opinione pubblica e degli utenti.
Pirati. per alcuni sono solo dei pirati. Per altri,criminali audiovisivi,poi ci sono presidenti emeriti di emerite repubbliche che vorrebbero disconetterli definitivamente dalla rete,negli Stati Uniti si propone di rallentare la velocità delle loro connessioni e in Italia,un ex ministro nell'euforia di ricostituiti ministeri della gioventù e di nuovi Min-Cul-Pop voleva addirittura..educarli,fino ad arrivare all'odierna ridicola delibera di cui sotto..
Milioni di utenti costretti a vestire i panni di moderni Robin Hood  pur di accedere alle tante risorse condivise in rete,per resistere alle crescenti offensive dei colossi dell'intrattenimento. Dopo la politica dei tribunali e le intimidazioni a base di denunce e multe salate,all'insegna del 'colpirne uno per spaventarne cento',siamo all'atto finale,con la trasformazione in veri e propri poliziotti della rete dei signori delle major. Tutto ha inizio con Napster e milioni di ragazzi,di uomini e donne che scaricano e condividono file attraverso sistemi peer-to-peer (p2p) ,software che trasformano ogni pc in una straordinaria macchina di trasmissioni di informazioni. Sono la bestia nera,questi pirati,di etichette musicali e signori di Hollywood che cercano di convincere governi e parlamentari ad adottare misure repressive per fermare pratiche che danneggerebbero i loro fatturati. A contrastare questa offensiva ideologica-giudiziaria non vi sono solo gli utenti  e i navigatori ma fortunatamente vi sono seri economisti liberali,accademici,studiosi,professori emeriti. Che ci spiegano che tanto astio rischia di danneggiare l'economia nel suo complesso. Le opportunità di business si fondano infatti spesso su innovazioni tecnologiche adottate da comunità di dilettanti al di fuori delle logiche di mercato. Come i radioamatori,che all'alba delle trasmissioni radio,popolarono l'etere ponendo le basi per la successiva entrata in campo dei colossi commerciali negli anni 20, o gli appassionati che negli anni 70 misero a punto i primi personal computer,e internet ,promossa e sviluppata da una comunità universitaria. Ma la nostra società è propensa a glorificare gli innovatori animati da intenti commerciali (come imprenditori creativi) e disprezza come pirati o abusivi le comunità innovatrici. Le tecnologie peeer-to-peer dovrebbero essere considerate frutto di imprenditorialità collettiva,apprezzate e incoraggiate (dalla regolazione) perchè apriranno nuovi spazi di sviluppo economico,e non represse con la caccia al pirata ,frutto di una visione miope di chi si illude di porre argine al p2p con i sistemi che limitano la fruizione di file (i Drm) o con soluzioni lesivi alla privacy,come i sistemi di controllo del traffico internet e le politiche di disconnessione.
Chi fruisce di musica e video in formato digitale,oltre all'informazione scritta tradotta in bit, ritiene ormai di aver diritto al pieno controllo del proprio ambiente mediatico. Ha legato un brano musicale o un film alla memoria di un momento della propria esistenza e visto che la tecnologia lo permette,pretende di alimentare la memoria riproducendo quel "medium" a piacimento,convinto che il valore di questo sia nella specifica relazione con esso.. Comprare un altra volta un pezzo di vita,come vorrebbero le major,è cosa assurda ,come sarebbe assurdo comprare ogni volta le foto digitali delle proprie vacanze.Il fine non giustifica mai i mezzi. La disattivazione è una misura illiberale,perchè colpisce un nucleo familiare e non la persona che ha effettivamente scaricato: in Italia,almeno,la responsabilità penale è personale. E poi,se si taglia la connessione via cavo si utilizzeranno connessioni alternative oppure si intesteranno i contratti a prestanomi. Insomma,non ci si rende conto dei potenziali rischi della repressione:si spingerà gli utenti a creare sempre più nuovi sistemi criptati che potranno essere sfruttati anche per veri e propri crimini come la pedofilia, gruppi di programmatori mettono a punto nuovi servizi di file sharing in grado di nascondere l'identità di chi scarica.Un inseguimento di massa che,quanto più mostra i muscoli,tanto più si dimostra fallimentare. Evidentemente, impauriti,la strada della repressione anche quando è dimostrato sia totalmente inutile,resta una tentazione forte. E' evidente che tutti viviamo vite intellettuali e da questo punto di vista siamo uguali. I mezzi per parteciparvi sono però mal distribuiti. Il problema non è tanto la garanzia all'accesso,ma di cosa te ne fai  dell'accesso,cosa capisci, e come questo cambia la capacità di trasformazione della tua vita intellettuale.
Bisognerebbe piuttosto guardare ad una riforma del copyright più consona all'era digitale,all'adozione collettiva di licenze in cui l'utente paga una piccola tassa di accesso ai servizi p2p ed è libero di scaricare quello che vuole,riduzione della durata del diritto d'autore,e per l'indusria musicale rivedere le proprie politiche dopo i tantissimi errori commessi,concentrati sopratutto sui profitti a breve termine. Piratare e reinventare le opere degli altri è una prassi consolidata della cultura umana,la gratuità del web resta uno stimolo cruciale per l'innovazione.

La storia sembra ripetersi: quello che accade oggi in Cina, India, Brasile con la tecnologia a basso costo, consistente, spontanea e incontrollabile è analogo a quello che accadde in America nel XIX secolo con i libri britannici,allegramente fotocopiati e a inizio secolo con la nascita di Hollywood. Da quando gli USA sono diventati una potenza della proprietà intellettuale hanno mutato atteggiamento e si sono fatti meno permissivi e oggi sferrano l'attacco più deciso insieme ad Italia e Francia)  alla libertà della rete. E non solo l'industria culturale,ma anche l'altra industria: il termine Yankee viene dall'olandese 'pirata'. Lo sviluppo industriale statunitense è stato possibile grazie alla pirateria tecnologica ai danni dell'Europa e all'infrazione delle restrizioni alla circolazione di idee e tecniche poste dall'avanzato vecchio continente. Gli europei,infastiditi dai furti, iniziarono a chiamare gli statunitensi indistintamente..Yankees..


26/06/11

Hack Meeting: Controculture Digitali

Si svolge in questi giorni HackIt, incontro annuale delle controculture digitali. Un laboratorio autogestito con il pallino della riappropriazione dei saperi. Dal computer alla politica. Passando per la sicurezza degli utenti e le piattaforme per il giornalismo online.

L’hanno chiamato l'ultimo hackmeeting prima del 2012. Poco preoccupati della fine del mondo, gli hacker italiani si riuniscono da venerdì 24 a domenica 26 giugno al centro sociale nEXt Emerson di Firenze. HackIt, «l'incontro annuale delle controculture digitali italiane», è nato nel 1998, e da allora non ha smesso di portare, ogni anno in una città diversa, centinaia di persone a discutere di computer, reti, crittografia, software libero, politica. Al centro c'è come sempre l'attitudine hacker: metterci le mani, prendere in prima persona il controllo delle tecnologie e non solo...Secondo la comunità che organizza il meeting, «gli hackers sono persone curiose, che non accettano di non poter mettere le mani sulle cose. Che si tratti di tecnologia o meno gli hackers reclamano la libertà di sperimentare. Smontare tutto, e per poi rifarlo o semplicemente capire come funziona. Gli hackers risolvono problemi e costruiscono le cose, credono nella libertà e nella condivisione. Non amano i sistemi chiusi. La forma  mentis dell'hacker non è ristretta all'ambito del software-hacking: ci sono persone che mantengono un atteggiamento da hacker in ogni campo dell'esistente, spinti dalla stesso istinto creativo».
I tre giorni di Firenze sono animati da seminari, dibattiti,workshop e performance aperti a tutti e gratuite che affronteranno temi quali software libero, intelligenza artificiale, mediattivi-smo, privacy, robotica, diritti digitali, tecnologie di comunica-zione, accessibilità del web, reti informatiche e di relazioni.L’hackmeeting si definisce infatti «un incontro di culture», con il pallino della riappropriazione dei saperi. Se c'è una cosa che agli hacker non piace è quando «la tecnologia e la conoscenza sono centralizzate per interessi economici e politici e in contrasto con le aspirazioni individuali e collettive di autonomia». Certo, il mondo degli hacker è variegato ed eterogeneo, e al suo interno contiene figure diverse come gli hacker che usano le loro competenze tecnologiche per effettuare furti d'identità o per irrompere in sistemi chiusi, così come persone interessate all'uso delle tecnologie informatiche per fini sociali e democratici. Esempi recenti molto famosi di pratiche hacker applicate alla politica sono Wiki-Leaks, che si ispira apertamente all'etica dell'accesso libero all'informazione (tutta l'informa-zione deve essere a portata di tutti), e Anonymous, un gruppo di hacker che non è dotato di una vera e propria organizzazione e che usa la rete per portare attacchi telematici ai siti di corporation e di governi che atten-tano alla libertà di informazione. Per esempio, negli ultimi anni ha preso di mira il governo iraniano per la censura della rete attuata durante le proteste del 2009. Altri gruppi mescolano odio per i governi con voglia di divertirsi. LulzSec è una sigla di hacker americani nati pochi mesi fa che si divertono a penetrare siti governativi. Nelle settimane scorse sono riusciti, per esempio, a bloccare il sito dellaCia e a diffondere dati riservati rubati dai server del Senato degli Stati Uniti (senate.gov). Ma ci sono anche hacker esplicitamente lontani dalla politica e votati al business. In fondo, tra i principali esponenti del mitico Homebrew Computer Club della Silicon Valley degli anni Settanta c'erano niente meno che Bill Gates  e Steve Jobs (vedi l'intervista a Gabriella Coleman nell'articolo a fianco).Ma la comunità italiana che organizza l'hackmeeting è certamente una delle più politicizzate del mondo, nata a stretto contatto con i centri sociali e le contro-culture degli anni Ottanta e Novanta. Per questo mette al centro valori come auto-nomia individuale, accesso alle conoscenze e alle tecnologie, critica ai modelli di gestione buro-cratica e centralizzata delle reti (per tacere della censura...) Il meeting è autogestito e si svolge sempre in spazi sociali, mentre simili incontri nel resto d'Euro-pa o negli Stati Uniti hanno solitamente una componente «corporate», cioè la partecipazione diretta delle aziende informatiche nella loro organizzazione o nel loro finanziamento.La tre giorni fiorentina sarà come sempre organizzata attorno a una lunga serie di workshop,organizzati in modo aperto in rete nei mesi scorsi, in cui si potrà discutere (e imparare) collettivamente. Infatti il fine ultimo degli hackmeeting è sempre l'apprendimento collettivo indirizzato al cambiamento: come possiamo influire sullo sviluppo della società basata su computer e reti informatiche? Quali strumenti ci servono per diminuire le possibilità di controllo sociale e invece aprire spazi di libera collaborazione? Tra i seminari di questa edizio-ne dell'hackmeeting si parlerà del problema della sicurezza nelle chiamate Voip, soprattutto dopo l'acquisto di Skype da parte di Microsoft: come chiamare senza timore di essere intercettati?O ancora, di net economy e sfruttamento da parte delle imprese del web, così come del contributo che la comunità hacker darà al progettato sciopero dei precari  (nel seminario «Sciopero precario: istruzioni nerd per l'uso»).
Ci saranno incontri sui progetti di cooperazione interna-zionale dal basso che stanno portando le competenze hacker italiane in Marocco e Palestina. Ci sarà una proposta di sviluppo di una piattaforma libera per il giornalismo online che permetta di sfuggire ai ricatti degli editori. Il cuore del meeting sarà il «lanspace», un salone dove ognuno può portare il proprio computer e collegarsi in rete con gli altri,sperimentando, giocando e condividendo gratuitamente i propri materiali. Non una rete pubblica, nel senso che non sarà pos-sibile accedervi esternamente da Internet, né dall'interno si potrà uscire verso Internet, in modo da incoraggiare la condivisione delle conoscenze all'interno del meeting. Inoltre l'edizione del 2011 ha come ospite dall'estero Richard Stallman, fondatore del progetto GNU (il software da cui è nato Linux), pioniere del free software e ispiratore del movimento per la cultura libera e contro la proprietà intellettuale ben al di là del software.Stallman parlerà sabato matti-na con un intervento critico sull'evoluzione del web e del cloud computing, l'infrastruttura distribuita basata su computer connessi in rete che sempre più aziende e progetti informatici stanno sperimentando. In alcuni seminari verranno proposte riflessioni sulla storia del movimento hacker in Italia il primo HackIt si tenne proprio a Firenze nel 1998  nell' ottica del rilancio del movimento verso nuovi lidi. Bisogna «mantenere viva la memoria per ragionare sul presente. Nel futuro ci siamo già stati».
www.effecinque.org