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30/11/15

Affinché la morte ci trovi vivi e la vita non ci trovi morti: L'assalto a Notre Dame 1950

Alle 11 e 10 del mattino, il 9 aprile 1950, quattro ragazzi, uno abbigliato dalla testa ai piedi come un frate domenicano, entraono in Notre-Dame a Parigi. Vi si stava svolgendo la messa solenne di Pasqua; nella cattedrale c’erano decine di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo. “Il falso domenicano” cosi fu chiamato dalla stampa - Michel Mourre, di ventidue anni - approfittò di una pausa dopo il Credo e salì sull’altare. Cominciò a leggere un sermone scritto da uno dei suoi compagni cospiratori, Serge Berna, di venticinque anni.
<<Oggi, giorno di Pasqua dell’anno Santo qui sotto l’emblema di Notre-Dame di Parigi
io accuso la Chiesa cattolica universale del dirottamento letale della nostra forza Vitale
Verso un paradiso vuoto
io accuso la Chiesa cattolica di truffa
io accuso la Chiesa cattolica di avere infettato il mondo con la sua moralità funerea
di essere la piaga purulenta sul corpo decomposto dell’Occidente
In verita vi dico: Dio è morto
Vomitiamo l'agonizzante insipidezza delle vostre preghiere poiché le vostre preghiere sono state il fumo grasso sopra i campi di battaglia della nostra Europa
Andate dunque nel deserto tragico ed esaltante di un mondo dove Dio è morto e arate questa terra nuovamente con le vostre mani nude, con le vostre mani orgogliose
con le vostre mani che non pregano
Oggi, giorno di Pasqua dell’anno santo qui sotto l’emblema di Notre-Dame di Francia
proclamiamo la morte del Cristo Dio, cosicché l’Uomo possa finalmente vivere.>>

Il cataclisma che ne seguì andò al di la delle aspettative di Mourre e dei suoi seguaci, che avevano solo pianificato di lasciare volare pochi palloncini rossi. L'organista, preavvisato che poteva verificarsi un’interruzione, copri Mourre non appena ebbe pronunciaro le parole magiche “Dio e morto”. Il resto del discorso non fu mai fatto: con le spade sguainate le guardie svizzere della cattedrale si avventarono sui cospiratori tentando di ucciderli. I compagni di Mourre si precipitarono sull’altare per proteggerlo, uno di essi, Jean Rullier, venticinque anni, ebbe il volto squarciato. I blasfemi fuggirono - l’abito macchiato del sangue di Rullier, Mourre benedisse allegramente i fedeli mentre raggiungeva l’uscita - e furono catturati, o piuttosto salvati dalla polizia: seguiti i quattro fino alla Senna, la folla era sul punto di linciarli. Il complice, che aveva una macchina pronta per la fuga, vedendo la folla avanzare sul lungofiurne, non aspettò oltre; Marc, O e Gabriel Pomerand, presenti nella cattedrale, si defilarono e si diressero immediatamente a Saint-Germain-des-Prés a diffondere la notizia.
Il contesto
I1 contesto di questo avvenimento, che apparve su tutti i giornali in tutto il mondo ed è ora dimenticato, non è piu evidente. Nel 1950 la religione aveva ottenuto un nuovo rispetto, un nuovo silenzio. La campagna per togliere le donne dai posti di lavoro e rimetterle in cucina era abbinata a una campagna per riportare tutti in chiesa. Il papa - Pio XII, un antisemita le cui simpatie per il fascismo erano appena velate - veniva considerato anche dalla stampa laica come incriticabile, dispensa mai concessa a Giovanni XXIII, e se è per questo nemmeno a Giovanni Paolo II. L'azione dei quattro di Notre-Dame oggi sarebbe scandalosa; allora era l’equivalente di un assassinio.
Il giorno dopo il New York Times dedicò le prime quattro pagine, quattro intere pagine, alla Pasqua nel mondo: la parata nella 5‘h Avenue, l’omelia papale sul vangelo sociale etc.; l'infausto" incidente di Notre-Dame ebbe lo stesso numero di righe di una notizia che veniva dalla piovosa Londra: 
<<In tarda mattinata si è svolto un “corteo di Pasqua”, provocato dall'offerta da parte di un giornale popolare londinese di un premio di 50 sterline per la donna piu elegante vista nel Centro di Londra. Attrici della radio, di teatro e del cinema hanno sfidato il tempo indossando le loro migliori toilette.>>

A Parigi Notre-Dame era una notizia da prima pagina con tanto di titoloni a caratteri cubitali. L'Humanité, il quotidiano del partito comunista, lo condannò. In termini più liberali il non allineato Combat fece lo stesso:
<<Si riconosce il diritto di ciascuno di credere, o di non credere in Dio. Si riconosce anche
che la farsa è necessaria e che, in alcune circostanze, gli scherzi sono difendibili. Ma...»; aderendo al suo ruolo di forum popolare dell’avanguardia, il giornale aprì sulle sue pagine un dibattito sull’argomento: capeggiata da André Breton, gran parte della Parigi surrealista accorse in difesa con lettere che furono pubblicate per giorni.
Il tono di fondo di queste lettere era stranamente nostalgico. La stranezza era la nostalgia per un passato che non era mai proprio successo, per giorni grandiosi che non erano stati esattamente vissuti, per un’esplosione che non aveva mai avuto luogo. l surrealisti gioiosamente rivendicarono la paternità di un grande evento pubblico, ma all’interno di quella gioia c’era un vuoto pieno di vergogna per la loro attesa ventennale nei Calle e nelle gallerie, per il fatto che dei figli bastardi esaudissero o avverassero la loro eredità.
<<E' giusto che il colpo sia stato inferto qua, nel cuore stesso della piovra che sta ancora strangolando l’Universo>>, scrisse Breton di Notre-Dame. <<Era là anche che, nella nostra giovinezza, io e alcuni degli uomini che sono stati e sono miei compagni di viaggio - Artaud, Crevel, Eluard, Péret, Prévert, Char e molti altri - alle volte sognavamo di colpire».
In tutti i suoi anni di tribuno della rivolta, Breton aveva mai mollato tanto territorio surrealista o concesso che contro un avvenimento, anche se falso, un sogno fosse solo un sogno? Mourre <<agì», scrisse René Char, come se la cristallizzazione di Mourre dello spirito surrealista, se si trattava di quello, trasformasse improvvisamente gli anni passati da Char come combattente della Resistenza in niente altro che un sostituto contemplativo del confronto con la vita vera. Profondendosi in scuse, i cattivi padri si fecero avanti per rivendicare i loro figli, ma i figli non rivendicarono i padri.
Dei quattro “illuminati” (Combat) solo Mourre fu trattenuto: l’arcivescovo lo incriminò per essersi travestito da prete. Sottoposto a un test psichiatrico, Mourre ottenne il ribaltamento dell’editoriale di Combat allorché l’esperto designato dalla Corte, un certo dottor Robert Micoud, riassunse come segue l'atteggiamento di Mourre: <<idealismo frenetico>>, <<sprezzo per le percezioni esterne>>, <<cogito preriflessivo», <<riflessi ocular-cardiaci indifferenti>>, <<ortosessualità (vergognosamente ammessa)>>, <<abilità di colpire direttamente al cuore di una dottrina>> e <<di viaggiare in un istante attraverso varie epoche>>, <<fugacità ideativa>> e <<logica paranoica angolare esagerata>>.. In definitiva venne definito un vero e proprio pericolo per la tranquillità pubblica nei quartieri borghesi.  Mourre fece undici giorni di galera. In seguito scrisse Malgrè le blaspheme (Nonostante la bestemmia) che fu accolto così bene dalla chiesa che lo stesso arcivescovo di Notre Dame raccomandò che tutte le biblioteche ecclesiastiche lo comprassero. Scrisse altri libri, biografie di personaggi della destra protofascista e monarchici, divenne un enciclopedico ecclesiastico ciarlatano. Morì rispettabile e dimenticato nel 1977..

Greil Marcus

Lipstick Traces
A secret History of the twentieth century




17/09/14

La Storia del Rock 'n' Roll in dieci canzoni

Sepensate che La Storia del Rock 'n' Roll in dieci canzoni, il nuovo libro di Greil Marcus possa essere uno scherzo, allora sbagliate, perchè anche se è una pratica abbastanza sfruttata per conquistare lettori apparentemente in modo facile, Marcus è completamente serio. Una playlist, anomala, strana, incomprensibile se se ne prende alla lettera il titolo, che io non potrei mai compilare: dovrebbero legarmi ad un palo per non cambiarla, modificarla, aggiornarla, correggerla ogni quarto d'ora. E infatti, tutti a darmi/gli addosso: ma non si può, quasi mezzo secolo di musica ridotta a dieci canzoni. Pretestuosi, presuntuosi, e un pò arroganti.  E poi, un titolo più accurato dovrebbe essere Una storia di 237 canzoni in dieci canzoni, almeno per il numero approssimativo di tracce che compaiono nell'indice del libro. Ma la parte "Rock 'n' Roll" è indiscutibile - il critico veterano, uno dei miei preferiti, spende le prime sei pagine con una lista delle nuove entrate nella Rock and Roll Hall of Fame di quest'anno. E poi, davvero c'è che cosa significa per Marcus, 69 anni, il "rock 'n' roll", come è stato inteso e praticato, attraverso l'arrivo del punk alla fine dei '70, e come i suoi primi esponenti e le loro canzoni continuano a risuonare nella cultura contemporanea come spettri a volte benevoli.

La Storia del Rock 'n' Roll in dieci canzoni non è poi tanto ambizioso quanto Lipstick Traces, (Tracce di rossetto, una storia segreta del 20° secolo) classico e bellissimo del 1989, in pratica le origini del punk dal Dada al Situazionismo, e i fermenti culturali dell'Europa degli anni Venti e Trenta, o La Repubblica Invisibile, del 1997, dove Marcus ricostruisce magnificamente un periodo storico forse fondamentale nella storia musicale (e letteraria) americana, mentre Dylan rileggeva a suo modo la tradizione musicale del suo paese. Come tutti i suoi lavori, l'ultim libro non è per tutti. Non vi troverete i Beatles o i Rolling, e niente di ciò che ci si aspetterebbe di trovare in una lista del genere. Dieci canzoni – registrate tra il 1956 e il 2008 – che, a suo parere, riassumono la storia e l’essenza del rock, che hanno poi influenzato gente come lo stesso Dylan fino alla compianta Amy Winehouse, e la dimostrazione di quello che il Rock'n'Roll riesce a fare all'esecutore come anche all'ascoltatore. “The History of Rock ‘n’ Roll in Ten Songs” è uscito il 2 settembre e può risultare un pò strano che una canzone come Trasmission dei Joy Division possa avere una connessione con All I Could Do Was Cry di Etta James, scritta nel 1960, ma non c'è una diversa sensibilità quando si tratta di rock 'n' roll, o qualsiasi altra forma di musica, come non c'è una divisione tra americani e britannici, europei, sudamericani e asiatici: "le canzoni viaggiano e la gente le tiene in vita, in modi del tutto iimprevedibili."
Secondo Greil Marcus, "questo è semplicemente un gruppo di brani, ognuno dei quali a mio modo potrebbe contenere l'intera nozione di ciò che è il rock 'n' roll".
Di seguito l'interessante playlist, da cui mi sono accorto che sì, qualcosa mi ero perso..

Transmission, Joy Division
Transmission, pubblicata nel 1980: questo pezzo, dice Marcus, «è un esempio di come una canzone possa cominciare in un modo apparentemente controllato, ordinato, e poi spingersi in un punto in cui non immaginavi potesse finire, o potesse risolversi». «È davvero una delle più impressionanti performance in cui mi sia mai imbattuto, in tutti i diversi modi in cui l’hanno suonata i Joy Division e Ian Curtis [leader della band, morto suicida a 23 anni]», conclude Marcus, che riconosce di aver riscoperto molta della musica dei Joy Division dopo aver visto il film Control sulla storia di Ian Curtis, diretto dal noto fotografo e regista Anton Corbijn nel 2007.( The Other Rock History, a interview G. Marcus )




Shake Some Action, The Flamin’ Groovies
I Flamin’ Groovies – «un nome talmente stupido che è imbarazzante pronunciarlo ad alta voce», racconta Marcus – sono stati un gruppo rock di San Francisco fondato nel 1965 (si sciolsero nel 1990, dopo aver più volte variato la formazione iniziale). Shake Some Action, la loro canzone più celebre, fu registrata nel 1976.




All I Could Do Was Cry, Etta James
Questa canzone fu registrata nel 1960 da Etta James, e inserita nella colonna sonora del bel film Cadillac Records, del 2008, storia della Chess Records con una strepitosa Beyoncé nel nel ruolo di Etta.. «Moltissimo del rock e del pop riguarda questi piccoli brevi momenti in cui un artista è in grado di metterci dentro praticamente tutto quello che ha, che sa e che prova», ( Marcus )




Crying, Hoping, Waiting, Buddy Holly
Crying, Hoping, Waiting del 1958, una canzone più volte coverizzata, dai Beatles a Cat Power. Buddy Holly aveva qualcosa di completamente diverso rispetto ad altre grandi prime star del rock ‘n’ roll, come Chuck Berry, Elvis Presley, Little Richard, Bo Diddley, venne fuori come uno ordinario, una specie di nerd […] e non ha mai perso quell’aria, quel “potrei essere uno chiunque, potrei essere te, tu potresti essere me”». Buddy Holly ha avuto un enorme influenza su tutto il rock'n'roll, dagli inizi fino ai nostri giorni.




Money Changes Everything, brano del 1978 registrato dai Brains. Praticamente sconosciuto fino alla sua rivisitazione da parte di Cyndi Lauper nel 1983. È una struggente canzone d’amore, spiega Marcus, in cui un ragazzo viene mollato dalla sua fidanzata: “ma ci eravamo giurati eterno amore”, e lei – salendo sulla macchina di un altro tipo – risponde “sì, ma quando ce lo giurammo c’era una cosa a cui non pensavamo, e questa cosa sono i soldi”.


Money (That’s What I Want), Barrett Strong
Barrett Strong è un cantante americano R&B più noto come autore (scrisse i testi di molte canzoni dei Temptations, per esempio). Money (That’s What I Want) fu registrata nel 1960 e fu uno dei primo successi della Motown Records. Money (That’s What I Want) è una canzone che parla di soldi, semplicemente, vanta numerose cover, dai Beatles ai Rolling Stones, ai Kingsmen, ma la migliore, secondo me rimane questa dei Flying Lizard del 1978..




Guitar Drag, Christian Marclay
Guitar Drag è un video prodotto dall’artista e compositore statunitense Christian Marclay, e riprende il suono di una chitarra elettrica trascinata di notte sull’asfalto di una strada di San Antonio, in Texas, da una macchina a cui la chitarra è legata tramite una corda. Marcus racconta che si tratta di un riferimento di Marclay al delitto di James Byrd Jr., un ragazzo afroamericano che fu ucciso nel 1998, proprio in Texas, da un gruppo razzista del KKK, che ne trascinò a lungo il corpo dopo averlo legato a un fuoristrada. Parlando del video, Marcus dice: «è quasi inguardabile, diventa doloroso. Anche se non conosci il riferimento, guardarlo è come guardare qualcuno che viene torturato». A livello sonoro, Lou Reed fece lo stesso esperimento nell'"inascoltabile" Metal Machine Music nel 1975 , doppio vinile interamente compilato con distorsioni e..servendosi del feedback e del feedback soltanto, per affermare, si dice, la sua autonomia e indipendenza dalla casa discografica.




To Know Him Is to Love Him, The Teddy Bears
Il primo Phil Spector, del 1958, e suonata dal solo gruppo vocale Teddy Bears, un gruppo formato insieme a due suoi compagni di scuole superiori, che durò soltanto un paio di anni. Beatles e Nancy Sinatra tra i suoi rifacimenti, mentre quella più apprezzata dall'autore è quella di Amy Winehouse, nel 2007: in quella parte che fa “to know, know, know him”, dice Marcus, è come se Amy Winehouse «abbia ascoltato qualcosa che forse nessuno aveva mai ascoltato prima».




This Magic Moment, The Drifters
Del 1961, fu scritta da Ben E. King, che poi arrivò alla fama con la grandiosa Stand By Me, Una delle migliori cover è quella dei Misfits nel 2003.




In The Still Of The Nite, The Five Satins
I Five Satins sono un gruppo di soli cantanti formato nel 1954 e ancora in giro. In The Stille Of The Nite è la loro canzone più famosa. La registrarono nel 1956 ma raggiunse il successo quando venne inclusa nella colonna sonora di Dirty Dancing, un famoso film del 1987, ma noi preferiamo l'originale, perla inserita nella colonna sonora di American Graffiti.