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20/01/17

Trip Hop: un intruglio che diventa il sogno di una nuova utopia sonora

Piaccia o no, il Trip-Hop è un movimento, una corrente, uno stile . Un termine che fu coniato nel giugno del 1994 da Andy Pemberton, in una articolo per Mixmag, e utilizzato per descrivere il cambiamento stilistico dell'etichetta Mo' Wax. Pemberton annunciò il trip-hop come un intruglio di psichedelia fuso nell' hip-hop, e il tentativo di contrastare il predominio musicale americano, rappresentato allora dall'ondata straripante del grunge.

Il DNA di trip-hop è più complesso rispetto alla sua riduzione a sigle. L' hip-hop, che aveva nutrito la fantasia musicale di una nuova generazione per oltre un decennio, si mescola alla cultura rave, che aveva fornito ulteriori possibilità stilistiche con la sua fusione di drum macchine, break, campionamenti e sintetizzatori. Sound system, digging, dub, chill-out room, la globalizzazione e la tecnologia presto hanno anche agito, connettendosi come tante molecole a una nuova idea di ciò che hip-hop poteva essere. Trip-hop è stato la logica evoluzione in un decennio, durante il quale tutti erano tornati da un immenso party per affrontare la realtà che l'hip-hop e la dance venivano cooptati dal mainstream. E' stato il sogno di una nuova utopia sonora, schiacciata dall'assalto implacabile del capitalismo. Proprio come la techno era diventato sinonimo di musica dance, il trip-hop divenne presto una stampella per i giornalisti ed esperti di marketing che volevano indicare l'hip-hop senza i rapper. In particolare, è diventato sinonimo del sound di Bristol, con band come Massive Attack e Portishead. Nel 1998, il New York Times sancì che il primo album dei Massive Attack Blue Lines fosse il punto di inizio del genere. Il sound genuino di una nuova generazione di musicisti che cercavano la libertà di sperimentare. E 'stata (ed è..) la musica per persone che consideravano l'hip hop, ( non il rap old school) troppo pericoloso per le proprie corde. Abbiamo preso a prestito e a spunto dalla classifica stilata da FACT MAGAZINE, dei migliori 50 best Trip-Hop Album, per esprimere la nostra opinione, a volte coincidente, altre ampliata e corretta rispetto al magazine: come si noterà, la nostra è sbilanciata a favore della contaminazione, soprattutto del dub e del Sound System britannico, il Trip Hop essenziale dei Massive Attack, Kruder & Dorfmeister, Smith & Mighty Dub Crooklyn...


Tricky
Maxinquaye
(Island, 1995)
Il numero uno, davvero. Tricky ha dato al suo primo album da solista il nome di sua madre, Maxine Quaye, il che dovrebbe già indicare quanto personale sia questo disco. Dopo aver affinato le sue abilità come membro di Massive Attack (alcune delle sue rime da Blue Lines sono state riprese qui), il suo materiale da solista è alla portata, se non superiore, dei suoi ex collaboratori. Tricky con le sue rime rauche, i suoni contorti e originali di questo album ha sdoganato il termine strano applicato alla musica elettronica, tanto che in quegli anni divenne "di moda". Martina Topley-Bird, sua compagna all'epoca, contribuisce non poco alla realizzazione del progetto.Tricky odiava essere etichettato come trip-hop ( "Questo non è un album scritto a tavolino. Non credo che si possa ascoltare a cena...perché non lo chiamano Tricky-hop?") , non ha avuto con la stampa un buon rapporto da allora, ma non ci può essere alcun argomento che, nel bene o nel male, possa negare che Maxinquaye abbia lasciato un segno indelebile nella musica britannica, elettronica e non. Il tempo non ha offuscato l'impatto di questo disco straordinario. Tricky ci porta attraverso i meandri della sua psiche, come ruminazione filosofiche che però sfociano in attacchi di verità e in brutali auto-esami ( "Bevo finchè non sarò ubriaco e fumo fino a perdere i sensi.. "), e mentre Tricky e Martina slittano intorno alle questioni di identità e di percezione, la musica è tutta un tappeto, con continui cambiamenti di umore. E 'un disco di sussurri, un flusso sonoro di coscienza e questa complessità ripaga a pieno un piccola sensazione di già sentito in alcune canzoni


Massive Attack
Blue Lines
(Island, 1991)
In una recensione del 1998 del New York Times, Blue Lines viene eletto come il modello fondamentale per il trip-hop. E Blue Lines merita quest'attribuzione grazie ad un mix di idee: l'innamoramento dei musicisti inglesi per il sound system; il congedo dalla stagione Summer of Love, del 1989; e il dominio del nascente hip-hop estetico e rapace. Blue Line era tutte queste cose e altro ancora. Nel 2009, Daddy G: "Quello che abbiamo cercato di fare è stato creare musica dance per la mente, piuttosto che per i piedi." Una dichiarazione di intenti per l'intero movimento, se mai ce ne stata una. . Quando Del Najas, Grant "Daddy G" Marshall, e Andrew "Mushroom" Vowles stavano registrando Blu Lines, il sottogenere chiamato trip-hop non era stato ancora inventato. Ma Blu Lines in fondo è un disco di hip-hop, con venature di soul, dub, musica dance e rock psichedelico. Blue Lines è come leggere un vecchio romanzo di William Gibson, che descriveva allora il prossimo futuro, che ora, (soprattutto ascoltando il re-master dell'album) è il presente, con una precisione inquietante. Non meno importante, secondo noi, Mezzanine: i Massive Attack aggiornano e ampliano ulteriormente il sound di band post-punk come PiL , e in qualche modo aggiungono una lamina di violenza e di freddezza al loro sound dub-soul della, mescolando le pesanti linee di basso e le voci dub alle chitarre post-punk e ai sintetizzatori.

 

Kruder & Dorfmeister
DJ Kicks: Kruder & Dorfmeister
(! K7, 1996)
Sono stati i pionieri dello slow-beat e i principali protagonisti della scena downbeat di Vienna e sono tra i produttori più caldi dell'universo dance. Nonostante questo, il duo austriaco Kruder & Dorfmeister non ha mai pubblicato un album, ma grandi nomi come Count Basie, Bomb The Bass, Alex Reece o United Future Organization hanno avuto alcune delle loro tracce remixate da questi produttori eccezionali. Grazie a queste produzioni e il loro EP di debutto, G-Stoned, che sono arrivati alla fama. Il loro contributo alla serie DJ Kicks del 1996 ha catturato i solchi smussati dell'chill-out e i grooves della jungle, un approccio che avrebbero perfezionare due anni più tardi con The K & D Sessions. Le loro produzioni su Ninja Tune, SSR e Wall Of Sound sono considerati pietre miliari per quanto riguarda il genere trip-hop, e alla domanda su quali fossero le influenze che hanno caratterizzato i loro remix e loro radici musicali  citano artisti come Miles Davis, Sly Stone, Brian Eno, Serge Gainsbourg o Bill Laswell. La loro miscela mozzafiato di trip-hop, dub, ambient e drum'n'bass li colloca tra i nostri preferiti, in assoluto.
 
 

13/02/16

Ritual Spirit, il ritorno dei Massive Attack: la minaccia incombe su di noi

La scorsa settimana, i Massive Attack ha lanciato una applicazione per iPhone chiamata Fantom che conteneva frammenti di quattro canzoni inedite.  Si tratta di un player musicale sensoriale che remixa e riassembla i brani in base a una serie di variabili ambientali fra cui il luogo, il movimento, l'ora del giorno e la fotocamera. Fantom offre all'utente la possibilità di creare e registrare clip audio e video unici, che possono essere salvati e condivisi facilmente sui social, via SMS e sui peer-to-peer. L'App, purtroppo, è solo per IPhone.

Esce ora Ritual Spirit, EP contenente le versioni definitive delle quattro tracce, per Virgin / EMI. Per questo nuovo lavoro torna a collaborare il vecchio compagno di viaggio della band Tricky, Young Fathers, Roots Manuva, e Azekel, sconosciuto vocalist britannico. La produzione è affidata totalmente a 3D. Un secondo EP, scritto e co-prodotto da Daddy G, è in arrivo in primavera, con un album a seguire entro la fine dell'anno. Heligoland era stato l’ultimo lavoro della band ed era del 2010.

Non uno, ma tre degli album che definiscono gli anni '90, sono dei Massive Attack la band è quasi da sola responsabile della nascita e la diffusione del trip-hop, che, il genere più diffuso e amato della seconda metà del decennio . I Massive Attack hanno poi superato alcuni momenti difficili dopo la fine del millennio, e lo hanno fatto alla loro maniera, con i membri della band che si sono dedicati ad altri progetti, lasciando solo Robert "3D" Del Naja, e il suo stile di produzione sempre più claustrofobico. I tempi sono oggi più ragionevolmente tranquilli, e mentre Helgoland del 2010 regge ancora sorprendentemente bene, e il "trip-hop" non è del tutto l'epiteto ghettizzante di una volta, torna la formazione originale, con Grant “Daddy G” Marshal, Andrew “Mushroom” Vowles e Tricki. I Massive Attack hanno trascorso gran parte del nuovo decennio in un lungo e prolungato processo di ricostruzione del combo. Colonne sonore per documentari su temi di forte impatto, come l’evasione fiscale e il riscaldamento globale, e uno spettacolo dal vivo che nelle parole di Del Naja, è un utopia tecnologica: caratterizzato sempre dal grande Horace Andy e da Martina Topley-Bird, collaboratrice di lungo corso di Tricky e già presente su Heligoland. E lo stesso Tricky, che lasciò la band nel 1995 per accrescere il proprio potere necrotico pubblicando quel mezzo capolavoro che è Maxinquaye e il cui nuovo singolo "Take It There" è un grande ritorno alla forma migliore di quel disco, appare su Ritual Spirit. Oltre a Tricki, che non molto tempo fa aveva rilasciato dichiarazioni non proprio benevole su i suoi ex compagni, troviamo Roots Manuva, rapper britannico e Azekel. Il disco inizia con con il piglio di 100th Window, ma si rivela subito come qualcosa di più interessante, con paesaggi sonori poderosi. Tricky e 3D s'intrecciano, con le voci che sanno esattamente quali poteri che possiedono di infiltrarsi e affascinare, Marshall ritorna con una sensazione di oscurità invadente con Dead Editors mentre nel frattempo, "Voodoo in My Blood" cattura "migliori impulsi, una versione più dinamica degli ultimi lavori di Del Naja. Ritual Spirit è il loro territorio, e ci stuzzica con la promessa di una forza sconcertante a venire con il prossimo LP. Invita anche a qualche domanda – come quella per esempio del ruolo che avrà Tricky nel futuro della band, se lo avrà.  Un Ep oscuro, cupo, velato da una foschia sonora e da  una minaccia diabolica incombente. E l’unica pecca importante che sembra avere Ritual è proprio che non è un album, ma solo un ep di 4 canzoni. Abbiamo visto la band dal vivo in passato, e per questo riteniamo sia sempre uno spettacolo imperdibile: le date del tour che toccherà anche l'Italia, con gli appuntamenti di  Milano e Padova, sono andate sold-out in brevissimo tempo, e questa è un'altra nota dolente. Speriamo in un ritorno in estate, magari anche in altre città. 




Qui di seguito, il video di Take It There, diretto da Hiro Murai con la  collaborazione sempre di Tricky, che riassume il carattere dark e claustrofobico che pervade il disco. Il video ha come protagonista John Hawkes, già visto nel serial Deadwood , che vaga brancolando di notte in una città deserta, accompagnato da un misterioso gruppo di ballerini, e sentiamo Tricki snocciolare le sue rime su un tappeto dolente e malinconico di  pianoforte. 


01 Dead Editors [ft. Roots Manuva]
02 Ritual Spirit [ft. Azekel]
03 Voodoo in My Blood [ft. Young Fathers]
04 Take It There [ft. Tricky]




Ritual Spirit.zip



02/08/15

Tricky: Io sono Adrian Thaws - Il Disco e Il Documentario

Iconico rappresentante del trip-hop inglese, prima nel circuito Wild Bunch poi membro dei Massive Attack, Tricky è diventato uno dei musicisti meno convenzionali della musica inglese, pubblicando nel 1995 forse il disco che meglio definisce il Trip Hop, prettamente di matrice britannica: Maxinquaye. Ha pubblicato più di 10 album più negli anni successivi, e l' ultimo, Adrian Thaws, è il primo ad utilizzare il suo vero nome.
Dalle  relazioni di alto profilo (Björk, Martina Topley-Bird) ai suoi problemi con la droga, ai ruoli cinematografici in film come Il quinto elemento e Face / Off, Tricky, in fase di promozione dell’album intitolato semplicemente Adrian Thaws, ha concesso un’intervista a Fact, magazine online che ha confezionato un breve documentario di una decina di minuti.

In questo documentario, ci parla della sua vita  e della carriera,  e di come con Adrian Thaws, ha finalmente scoperto dove vuole essere. Tricky è.. Tricky, naturalmente, è schiettamente, l’eterno trip hopper non l’ha mandata certo a dire:  Bono, David Cameron, Damon Albarn e molti altri nel mirino.
Damon Albarn: “Non lavorerei mai più con Damon… …eravamo a Leeds guardando dei ragazzi spiantati in una brutta area della città… …gli dissi ‘questi ragazzi non hanno nulla’ e lui ‘hanno noi’…ecco io penso che non avrei mai l’arroganza di dire una cosa del genere
L’album Nearly God, che doveva essere pubblicato con il materiale registrato con Albarn non ha mai visto la luce. Taglia poi  corto riguardo ai rapporti tra musica e politica e su Bono: “Adesso hai Bono che incontra i papi e Obama… …come musicista frequentare dei politici, beh penso sia disgustoso“.

Personalmente mi lascia di stucco l'affermazione sui  Massive Attack: “non me ne frega davvero nulla di loro“. Non me l'aspettavo. Il documentario è naturalmente in inglese..

  Adrian Thaws.rar