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05/01/16

Cucchi: abusi, violenze, complicità. Ma tutti contro Ilaria

L'intervento di Luigi Manconi sul Manifesto.info 
 
Hanno oltraggiato per anni le vittime e i loro familiari. E ora sono tutti lì con il dito alzato. La voglia di mandarli al diavolo è irresistibile

Non è accaduto a me che uno stretto familiare trovasse la morte in un carcere o in una caserma o in un reparto psichiatrico. Dunque, non ho mai conosciuto l’incancellabile dolore provato da Ilaria Cucchi: e da Patrizia Moretti Aldrovandi, Claudia Budroni, Lucia Uva, Caterina Mastrogiovanni, Domenica Ferrulli, Natascia Casu, Donata Bergamini, dalla moglie di Riccardo Magherini, e dalla madre e dalla sorella di Riccardo Rasman e da altre ancora… 
E da parte di queste donne, nel corso di tanti anni, non una parola di vendetta, né una domanda di condanna esemplare, non una richiesta di rivalsa, né un’espressione d’odio. Tra quei familiari, paradossalmente, si ritrova una inesausta fiducia nella giustizia come in nessun’altra circostanza a me nota, nonostante tutto e tutti, e malgrado umiliazioni e frustrazioni senza fine.

Dunque, non posso e non devo — e non voglio — valutare queste ultime affermazioni della sorella di Stefano Cucchi. Non ho alcun titolo morale per giudicare, pur precisando che personalmente non avrei scritto quelle parole, ma per un motivo: quello di non aver vissuto in prima persona un tale strazio. Se invece così fosse stato, la mia incrollabile fedeltà al garantismo e alle sue dure leggi probabilmente non mi avrebbe trattenuto dallo scrivere le parole di Ilaria Cucchi, dopo che la Procura di Roma ha definito un «violentissimo pestaggio» quello subito da Stefano.

E la si potrebbe finire qui. Ma altre due considerazioni vanno aggiunte.

Viviamo in un paese dove alcuni sindacalisti felloni e pavidi, che dicono di rappresentare le forze di polizia perché ne difendono gli esponenti più criminali, da anni oltraggiano i familiari delle vittime. E in un paese dove politici senza vergogna e senza Dio così hanno definito Stefano Cucchi: «tossicodipendente anoressico epilettico larva zombie»; e un pubblico ministero, responsabile della prima e sgangherata inchiesta sulla morte del giovane geometra, invece di perseguire i responsabili così parlava della vittima: «tossicodipendente da quando aveva 12 anni». E ora tutti questi sono lì, col ditino alzato e l’aria severa, che impartiscono lezioni di galateo a Ilaria Cucchi. E’ davvero irresistibile la voglia di mandarli, come minimo, al diavolo.

Infine, qualche settimana fa, sul Post​.it, mi sono rivolto alla senatrice Roberta Pinotti, responsabile politico — per il suo ruolo di ministro della Difesa — dell’attività dell’Arma dei Carabinieri. Le ho ricordato che in una manciata di giorni si erano verificati tre episodi che vedevano coinvolti appartenenti all’Arma. Avevo precisato prudentemente che le tre vicende non erano direttamente collegate né rispondevano a una regia unitaria. Rientravano, bensì, insieme ad altri fatti non troppo dissimili, in un clima in una cultura, in una mentalità. Questi i tre fatti: le rivelazioni a proposito della fine di Stefano Cucchi; le testimonianze contro i carabinieri per il fermo e la morte di Magherini, a Firenze; la prescrizione di quasi tutti i reati a carico dei militari che avevano trattenuto illegalmente Uva, in una caserma di Varese. Ripeto: tre storie diverse, ma in ognuna di esse si manifestano la disponibilità all’abuso e alla violenza e una catastrofica imperizia, una rete di complicità e di vera e propria omertà all’interno di larghi settori dell’Arma, e una certa tendenza alla sudditanza psicologica da parte di ambienti della magistratura. Su tutto ciò — sul proliferare di episodi simili e sulla drammatica carenza di formazione civile e tecnica che rivelano — un intervento del ministro della Difesa sarebbe stato davvero opportuno: a tutela dei diritti dei cittadini e dei diritti della gran parte dei carabinieri perbene. Ma, a distanza di tanti giorni, non ho avuto, come si dice, un cenno di risposta. Il che ferisce il mio amor proprio, e poco male, ma soprattutto rivela una sensibilità non particolarmente affinata per questioni non certamente marginali. E noi siamo qui, pensosi, a discettare dello stile di Ilaria Cucchi.
Luigi Manconi 
 
 
 
 

01/11/14

Cucchi: fine del comunicato

gli imputati festeggiano col dito medio l'assoluzione


Commentando la notizia dell'assoluzione per insufficienza di prove degli imputati nel processo Cucchi da parte della prima Corte d'appello di Roma, il presidente di Amnesty International Italia Antonio Marchesi ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"Aspettiamo di sapere perché la Corte abbia deciso di mandare tutti assolti. Quel che è certo è che, a cinque anni di distanza dalla morte di Stefano Cucchi, la verità processuale non sembra dirci nulla di quel che è accaduto davvero. E non accerta alcuna responsabilità per un decesso che tutto appare meno che accidentale o auto-procurato".

Amnesty International Italia esprime vicinanza alla famiglia Cucchi nella sua ricerca di verità e giustizia. FINE DEL COMUNICATO Roma, 31 ottobre 2014 


Che schifo. Noi Stefano preferiamo ricordarlo così, con il suo sorriso e la sua dolcezza e non con il suo corpo tumefatto e martoriato dai lividi..




E però vogliamo ricordare i nomi degli imputati, questi servitori dello stato che oltre ad aver fatto morire un ragazzo innocente hanno perseverato per tutta la durata dell'inchiesta con un comportamento sprezzante e arrogante, che si è concluso nel modo infame documentato dalla foto di Repubblica: il dito medio alzato rivolto alla famiglia di Stefano. Ricordiamoli, questi signori, a breve e futura memoria ..

Assolti per insufficienza di prove sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria. Alla sbarra c’erano il primario del Reparto detenuti del ‘Pertini’, Aldo Fierro, i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo e Rosita Caponetti; gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe; gli agenti di Penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

25/06/13

Le tre leggi: Tortura, Carcere, Droghe





DIGNITÀ E DIRITTI UMANI
Campagna per tre leggi di civiltà: Tortura, Carcere, Droghe

Con una sentenza all’inizio dell’anno la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia per trattamenti disumani e degradanti, in relazione allo stato delle carceri. L’Italia ha un anno di tempo per ripristinare le condizioni dello stato di diritto e l’osservanza della Costituzione. Il Presidente Napolitano ha definito il sovraffollamento carcerario una questione di “prepotente urgenza” e di recente ha rivolto l’ennesimo invito perché siano approvate misure strutturali per porre fine alle disumane condizioni delle carceri.

Il sovraffollamento non è una calamità naturale né un mostro invincibile: basta cambiare le leggi criminogene alla radice del fenomeno, prima fra tutte la legge sulla droga. Solo l’anno scorso sono entrate in prigione per violazione della normativa antidroga 28.000 persone (fra consumatori e piccoli spacciatori), mentre sono oltre 15.000 i tossicodipendenti ristretti su un totale di 67.000: la metà dei detenuti ammassati e stipati nelle patrie galere hanno a che fare con la legge sulle droghe. E’ urgente la cancellazione delle norme più deleterie e “affolla-carcere” della legge sulle droghe, al fine di evitare l’arresto agli accusati di detenzione di sostanze stupefacenti per fatti di “lieve entità” e per far uscire i tossicodipendenti e destinarli a programmi alternativi (oggi preclusi da vincoli assurdi e dall’applicazione della legge Cirielli sulla recidiva).

Occorre dare applicazione alle proposte del Consiglio Superiore della Magistratura, in particolare eliminando le norme di tipo emergenziale, dagli automatismi sulla custodia cautelare alla legge Cirielli sulla recidiva, dal reato di clandestinità alle misure di sicurezza e prevedendo un meccanismo di messa alla prova, di misure alternative e di numero chiuso.

Su queste linee sono state elaborate tre proposte di legge di iniziativa popolare, sostenute da un vasto Cartello di organizzazioni e associazioni impegnate sul terreno della giustizia, del carcere e delle droghe: la prima propone l’inserimento nel Codice Penale del reato di tortura secondo la definizione data dalla Convenzione delle Nazioni Unite; la seconda interviene in materia di diritti dei detenuti e di riduzione dell’affollamento penitenziario. La terza si propone di modificare la legge sulle droghe nei punti più odiosi che provocano tanta carcerazione inutile. Sosteniamo le tre proposte di legge e invitiamo tutti e tutte a sottoscriverle.
Il 15 marzo si riunirà il nuovo Parlamento e inizia una legislatura certamente difficile. Ci auguriamo che nell’agenda del nuovo governo siano presenti punti precisi e qualificanti. Fra questi, i temi della giustizia, del carcere, della droga dovrebbero entrare nell’agenda delle priorità. Ci appelliamo con forza al Parlamento perché dedichi subito una sessione speciale all’esame di provvedimenti urgenti per il carcere.

Chiediamo infine la nomina di un ministro della Giustizia capace di rompere le logiche di potere e corporative che hanno fin qui impedito di operare le scelte necessarie e indifferibili. Pretendiamo una netta discontinuità nella responsabilità del Dipartimento delle Politiche Antidroga, che ha perseguito politiche dannose e fallimentari in nome dell’ideologia punitiva e proibizionista.

Le condizioni inumane delle nostre carceri mettono in gioco la credibilità democratica del nostro paese. Noi non intendiamo essere complici, neppure per omissione, dell’illegalità quotidiana. Invitiamo tutti e tutte a fare altrettanto.

Sostenete la campagna “Carcere, droghe e diritti umani” aderendo on line e firmando ai banchetti e alle iniziative le tre leggi di iniziativa popolare.


3leggi.it


Associazioni Promotrici:
A Buon diritto, Acat Italia, L'Altro Diritto, Associazione 21 luglio, Associazione difensori di Ufficio, A Roma, insieme - Leda Colombini, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Consiglio italiano per i rifugiati - Cir, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Abele, Gruppo Calamandrana, Il detenuto ignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, LILA Onlus - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids, Medici contro la tortura, Naga, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Rete della Conoscenza, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere

02/02/13

Giovanardi chi?

Quello che: “Due donne che si baciano ? Come un uomo che fa pipì per la strada…”

Quello che : “Non si può parlare di olocausto per i massacri dei gay durante il nazismo…”

Quello che : “L’omosessualità non è una malattia? Chiedetelo ai pedofili..”

Quello che : “Ad Ustica nessun missile ha mai colpito il DC 9…”

Quello che: “Stanze separate quando ci sono militari gay..”

Ed oggi “Ilaria Cucchi strumentalizza per ragioni elettorali la morte del fratello…“

Non si rammarichi Ilaria, perché questo sterco uscito da quella bocca, rappresenta solo una medaglia al valor civile, un riconoscimento delle battaglie che donne come Lei, Patrizia Aldrovandi Moretti, Lucia Uva… hanno condotto e conducono per difendere lo stato di diritto e i valori costituzionali, tutta roba che fa venire l’orticaria ai Giovanardi di turno.
B. Giulietti


"Caro Di Pietro, sento il dovere di ringraziarLa per la professionalità ed il senso della misura con il quale conduce la difficile inchiesta a Lei affidata, perché sappia che a tutti i piani c'è chi fa il tifo per lei" 
Giovanardi a Di Pietro nel 1992

"Le dichiarazioni di Di Pietro sono vergognose, nel ricordo delle centinaia di esponenti politici Dc di tutti i livelli, massacrati dai magistrati.
Giovanardi a Di Pietro nel 2006.

"Cucchi è morto perché era sieropositivo, anoressico e drogato"
Carlo Giovanardi dimostra le sue incredibili abilità mediche con una diagnosi per via catodica.

 "Il fisico indebolito dall'eroina forse è stato quello a causargli la morte"
 Carlo Giovanardi ancora una volta dimostra le sue inconfondibili abilità mediche con una diagnosi per via catodica riguardo al giovane Federico Aldrovandi.

 "L'esistenza di Carlo Giovanardi è una vergogna per me. È un pericolo per la credibilità della mia chiesa."
Dio su Giovanardi.

"La colpa è dei froci"
 Carlo Giovanardi sulla crisi economica

"Bisogna censurare The Sims per il bene dei nostri bambini"
Carlo Giovanardi durante la crisi libica

Carlo Amadeus Giovanardi, conosciuto nei locali gay della Versilia come Giovanna Ardi, è membro onorario del MOIGE e del CCSG. Si dice che Dio lo abbia creato ad immagine e somiglianza dell'Uomo di merda.  È Cavaliere di Sto cazzo. Basterebbe questo. Le sue gaffe pubbliche sono tali da trasformare JovaTardo nell’unico caso in cui la voce Wikipedia è più satirica di quella su Nonciclopedia.

L'acume e la cultura di Giovanardi lo collocano al centro esatto del panorama politico italiano, giusto a sinistra del fiume. Lì, dove c'è quella macchia di cicoria.