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26/09/12

Non abbiamo bisogno di un martire della libertà con la faccia di Sallusti.

Due o tre cosucce sul caso del martire Sallusti. E perché non è il caso di piangere

Alessandro Robecchi
Giorna..chè?!
Va bene, pare che tutto il mondo “intellettuale” italiano, con tutto il milieu giornalistico in prima fila, compatto e granitico, sia in grandi ambasce per il rischio che Alessandro Sallusti, oggi direttore de Il Giornale e al tempo dei fatti di Libero, finisca in galera a seguito di una condanna per diffamazione. E’ confortante assistere a una così poderosa levata di scudi contro la restrizione della libertà personale, e dispiace semmai che tanta compattezza non si veda in altre occasioni. Tanta gente va in galera per leggi assurde e ingiuste – come circa tremila persone accusate del bizzarro reato di “clandestinità” – eppure la notizia è Sallusti. Bene, allora vediamola bene, questa notizia, al di là delle sentenze, delle polemiche, dei meccanismi della giustizia. Proviamo insomma ad applicare il vecchio caro concetto del “vero o falso?”

Il fatto. Nel febbraio del 2007 una ragazzina di Torino (13 anni) si accorge di essere incinta. I genitori sono separati. La ragazzina (che tra l’altro ha problemi di alcol ed ecstasy) vuole abortire, ha il consenso della madre, ma non vorrebbe dirlo al padre (i genitori sono separati). Per questo si rivolge alla magistratura. E’ quanto prevede la legge: mancando il consenso del padre si è dovuto chiedere a un giudice tutelare, che ha dato alla ragazzina (e alla madre, ovviamente) il permesso di prendere una decisione in totale autonomia. Come del resto precisato in seguito, a polemica scoppiata, da una nota dettata alle agenzie dal Tribunale di Torino: “Non c’è stata alcuna imposizione da parte della magistratura”.

L’articolo querelato. Strano che, in tutto il bailamme suscitato dal rischio che Sallusti finisca in carcere, nessuno si sia preso la briga di ripubblicare l’articolo incriminato. Anche in rete si fatica a trovare la versione completa, anche se basta scartabellare un po’ nella rassegna stampa della Camera dei Deputati per trovarlo (andate qui e leggetevelo: http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=DHQW1). L’articolo (Libero, 18 febbraio 2007) è firmato con lo pseudonimo di Dreyfus (quando si dice la modestia) e racconta la vicenda in altri termini. La prosa maleodorante e vergognosa – un cocktail di mistica ultracattolica e retorica fascista – non è suscettibile di querela e quindi ognuno la valuti come vuole. Ma veniamo ai fatti. La vulgata corrente di questi giorni insiste molto su una frase, questa:

“… ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice”

E’ vero. Si tratta di un’opinione. Scema, ma un’opinione. Disgustosa, ma un’opinione.

Vediamo invece le frasi che non contengono opinioni ma fatti. Falsi.

Il titolo, per esempio: “Il giudice ordina l’aborto / La legge più forte della vita”.

Falso. Nessun giudice ha ordinato di abortire.

Altra frase: “Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! – decretando l’aborto coattivo”.

Falso. Il giudice ha dato libertà di scelta alla ragazzina e alla madre.

Ancora: “Si sentiva mamma. Era una mamma. Niente. Kaput. Per ordine di padre, madre, medico e giudice, per una volta alleati e concordi”.

Falso. Il padre non sapeva (proprio per questo ci si è rivolti al giudice) e le firme del consenso all’aborto sono due, quella della figlia e quella della madre.

E poi: “Che la medicina e la magistratura siano complici ci lascia sgomenti”.

Falso. Complici di cosa? Di aver lasciato libera decisione alla ragazza e a sua madre?

Ora, sarebbe bello chiedere lumi anche a Dreyfus, l’autore dell’articolo. Si dice (illazione giornalistica) che si tratti di Renato Farina, il famoso agente Betulla stipendiato dai Servizi Segreti che – radiato dall’Ordine dei Giornalisti – non avrebbe nemmeno potuto scrivere su un giornale il suo pezzo pieno di falsità.

Non c’è dubbio che il caso della ragazzina torinese sia servito al misterioso Dreyfus, a Libero e al suo direttore Sallusti per soffiare quel vento mefitico di scandalo che preme costantemente per restringere le maglie della legge 194, per attaccare un diritto acquisito, per gettare fango in un ingranaggio già delicatissimo. Ma questo è, diciamo così, lo sporco lavoro della malafede, non condannabile per legge.

Condannabile per legge è, invece, scrivere e stampare notizie false. Di questo si sta parlando (anzi, purtroppo non se ne sta parlando), mentre si blatera di “reato d’opinione”.

Il reato d’opinione non c’entra niente. C’entra, invece, e molto, un giornalismo sciatto, fatto male, truffaldino, che dà notizie false per sostenere una sua tesi.

Per questo la galera vi sembra troppo? Può essere. Ma per favore, ci vengano risparmiati ulteriori piagnistei sul povero giornalista Sallusti che non può dire la sua.

PS) Un mio vecchio maestro di giornalismo, all’Unità (sono passati secoli, ma io gli voglio ancora bene), scrutava i pezzi scritti da noi ragazzini con maniacale attenzione. Quando trovava qualcosa di querelabile ci chiamava e ci diceva: “Vuoi che ci portino via le rotative? Vuoi che ci facciano chiudere il giornale dei lavoratori?”.

Nel fondo di oggi su Il Giornale, Sallusti lamenta con toni da dissidente minacciato di Gulag, che non intende trattare per il ritiro della querela, che ha già pagato 30.000 euro e non vuole pagarne altri 30.000. Spiccioli. Ecco. Forse “portargli via le rotative”, come diceva il mio vecchio compagno sarebbe meglio. Meglio anche della galera. Di molte cose abbiamo bisogno, ma non di un martire della libertà con la faccia di Sallusti.


21/07/11

Che spettacolo la casta in un giorno da leoni!

Che spettacolo la casta in un giorno da leoni!

 ALESSANDRO ROBECCHI

 Se siete di quelli che se la prendono ogni giorno con la famosa casta, che costa e non produce, questo è il giorno di cambiare idea. Pochi, infatti, sanno produrre spettacoli di arte varia, commedie degli equivoci, teatro dell’assurdo come i rappresentanti del governo del fare. Ieri, a grande richiesta del fare ridere.

Primo atto.
Lo spettacolo è cominciato in mattinata, con una protagonista assoluta, Stafania Prestigiacomo, e alcuni nobili figuranti, tra cui Fabrizio Cicchitto, la spalla ideale di ogni comico. Trama entusiasmante. Su una mozione della Prestigiacomo, i ministri votano contro. Cicchitto percorre l’aula a grandi passi dando misteriose indicazioni, La Russa si agita come al solito, sempre Cicchitto viene alle mani con la ministra Brambilla (era dato 6 a 1 a Las Vegas, ma solo in caso di ko tecnico prima della quarta ripresa), ma purtroppo Verdini li divide. La Prestigiamo si mostra donna tutta d’un pezzo e davanti alla sua stessa mozione stupisce amici e avversari astenendosi. Poi, invece di suicidarsi con un rituale giapponese, dichiara: “Non mi sento sconfessata”. Applausi, richiesta di bis, standing ovation.
Risultato: il decreto rifiuti torna in commissione, il che è un’oggettiva vittoria della Lega. Che così andrà a votare per l’arresto di Alfonso Papa con un fagiano nel carniere, e si sospetta che renderà il favore.

Secondo atto.
Si svolge in due luoghi diversi: Camera e Senato. Alla camera si vota per l’arresto di Alberto Tedesco, Pd, accusato di corruzione. Alla Camera si vota per l’arresto di Alfonso Papa, Pdl, accusato di estorsione, concussione e altro ancora. Un tipo in gamba. Quella che segue è una sommaria cronaca di cui Ionesco sarebbe invidioso.
Ore 11.40 – Siamo contro il voto segreto per Papa. Lo dicono quasi all’unisono Rosi Bindi e Antonio Di Pietro. Temono che la Lega approfitti del voto segreto per dire una cosa e farne un’altra.
Ore 12.45 – Bersani annuncia che il Pd voterà per l’arresto in tutti e due i casi, per Tedesco e per Papa.
Ore 12.50 – Alfonso Papa si dice “sereno”.
Ore 12.52 – Franceschini lancia l’allarme: il ritorno in commissione del decreto rifiuti è la merce di scambio che la Lega incassa in cambio del voto contro l’arresto di Papa.
Ore 13.05 – Marco Reguzzoni, della Lega risponde indignato a Franceschini e accusa il Pd di volere lui il voto segreto per votare di nascosto contro l’arresto di Papa. Pensiero contorto, ma eccitante.
Ore 13.08 – Italo Bocchino chiede il voto palese. La Lega gli grida Scemo, scemo. Eppure la Lega voleva il voto palese, quindi grida scemo a uno che ha la sua stessa posizione. Si teme il diffondersi del virus Prestigiacomo: proporre una cosa e votarsi contro. Purtroppo nessuno si trasforma in un bacellone verde come nei romanzi di fantascienza-horror. Obiettivamente è un errore della sceneggiatura, pensavamo meglio.
Ore 15.35 – Fabrizio Cicchitto chiede il voto segreto nella speranza che alcuni del Pd salvino Papa alla Camera per salvare poi Tedesco al Senato. Però dice di farlo per combattere il cinismo. Omeopatia.
Ore 15.36 – Alfonso Papa: “Vivo questa giornata con grande serenità”. Se fosse vero sarebbe l’unico.
Ore 15.53 – Alberto Tedesco fa sapere che voterà sì al suo arresto e chiede il voto palese, forse per vedere chi è d’accordo con lui. È disposto anche a spararsi in un piede, ma solo con sparo palese.
Ore 15.56 – Alfano, segretario del partito degli onesti, chiede di votare contro l’arresto di Papa, pur sottolineando che non è per l’impunità. Ai mondiali di tuffi sarebbe un carpiato, voto, 9,8, peccato l’ingresso in acqua un po’ scomposto.
Ore 16.07 – I Responsabili chiedono il voto segreto. Tutti meno uno, un tale Pisacane che si indigna perché qualcuno ha firmato al posto suo. Verbale: il Responsabile Pisacane non è responsabile della sua firma, ma ritirare la firma, perché non è sua, sarebbe irresponsabile.
Ore 16.32 – Visto che il voto sarà segreto, chi voleva il voto palese cercherà di votare facendo vedere bene cosa vota. Pd e Idv comunicano al mondo che voteranno con il dito indice, in modo che non ci siano dubbi. Indicativamente, è un bel gesto. Mostrare il medio, invece, è maleducato. Avere il pollice opponibile, come mostra questa giornata parlamentare, non è stato poi questo grande affare.
Ore 17.00 – Il tempio della democrazia rappresentativa scopre nuove forme di espressione. Nei cessi della Camera spunta la scritta sul muro: “Cosentino camorrista, Papa in galera”. Per l’esame calligrafico ci vorranno gli investigatori di C.S.I.
Ore 18.12 – Berlusconi si dice “ottimista sul voto”. Il nostro consiglio, invece è di non farsi mai consigliare da lui un cavallo nella terza corsa, se non volete buttare i soldi.
Ore 18.16 – Alfonso Papa parla della sua coscienza, di Dio, degli uomini e della Verità. A occhio e croce pare un po’ meno sereno di prima.
Ore 18.23 – Berlusconi applaude l’accorato intervento di Alfonso Papa. Lo applaudono anche i ministri seduti ai banchi del governo. Il ministro Maroni, invece, è seduto ai banchi della Lega e non applaude. Bossi non c’è.
Ore 18.34 – Divertente siparietto di Fabrizio Cicchitto sul giacobinismo, che “ha fatto tante vittime nel secolo scorso e rischia di farne anche in questo secolo”. Meno degli incidenti d’auto, comunque.
Ore 18.36 – L’arresto di Alfonso Papa viene concesso con 319 voti, la maggioranza era fissata a 302, per cui si può dire che 17 giacobini hanno fatto nuove vittime in questo secolo. Meno degli incidenti d’auto, comunque.
Ore 18.50 – Con ben 14 minuti di ritardo sul collega Papa, anche Alberto Tedesco taglia il traguardo della votazione con voto segreto, ma al Senato. 151 contrari e 127 favorevoli. Per lui l’arresto è negato, nonostante il suo voto e quello del suo partito. Al Senato l’opposizione è impotente. Tranne D’Alema che è potente pure lì.
Ore 18.51 – Alcuni deputati del Pdl lasciano la Camera in lacrime. Ci si chiede se soffrano davvero o se abbiano riso tantissimo, come tutti noi.
Ore 18.59 – L’onorevole Fabrizio Cicchitto detta alle agenzie alcune
Furibonde parole di condanna per l’accaduto. Tangentopoli 2, la vendetta, può cominciare.
Ore 19.00 – Sipario. Recensioni entusiastiche, pubblico in visibilio. Spuntano a Roma le prime bancarelle che vendono forconi. Inquietante segnale di giacobinismo.
ah ah ah.. (n.d.r.)
www.alessandrorobecchi.it/