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27/06/15

Thurston Moore (ex Sonic Youth) boicotta Israele

Uh.. Buone notizie. Notizielle che ci piacciono. Finalmente anche il mondo della musica inizia a scuotersi. Thurston Moore ex Sonic Youth è diventato l'ultimo artista ad aderire alla campagna di boicottaggio contro Israele per quello che definisce "brutali violazioni dei diritti umani" nei confronti del popolo palestinese.."

Thurston aveva in programma un live nella seconda città più grande di Israele, Tel Aviv, all'inizio di quest'anno, ma ha poi annullato il concerto senza offrire una spiegazione ufficiale. La notizia è stata resa pubblica solo ora e l'ex frontman dei Sonic Youth ha ora confermato che la decisione dell'annullamento è stata presa per dare sostegno al movimento BDS, organizzazione che si batte per la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro lo stato ebraico fino a che non accetterà le norme internazionali sancite per il diritto e i diritti dei palestinesi ".

"E 'stato dopo un serio ripensamento che alla fine sono arrivato alla conclusione personale che esibirmi con la mia band in Israele era in conflitto diretto con i miei valori", ha spiegato Moore in una dichiarazione al The Quietus. "Con la consapevolezza che un boicottaggio culturale e accademico è fondamentale per lo scopo di portare all'attenzione una realtà di brutali violazioni dei diritti umani - tra cui quelle delle leggi discriminatorie e l'occupazione della Cisgiordania - che ho sentito il bisogno, con umiltà, di annullare l'impegno . "

Moore ha aggiunto in seguito nella sua dichiarazione: "Chiedo scusa e ringrazio tutti. Cerco di fare il mio lavoro con professionalità, e sò che questa decisione comporta una scelta difficile, e ad ogni persona che ha il desiderio di ascoltarci dal vivo, dico che ho preso la decisione, con la certezza che aiuterà a riconoscere pienamente la causa del boicottaggiohe fino a quando arriverà il momento in cui non ce ne sarà più bisogno "

Nel mese di maggio, Lauryn Hill ha cancellato un spettacolo in Israele dopo che gli era stato impedito di organizzare un corrispondente concerto in Palestina. Altri artisti hanno annullato i tour in Israele, come Lana Del Rey, Pixies, Neil Young, Gorillaz e Klaxons.. In passato i nomi più noti ad aderire a Bds erano stati quelli di Elvis Costello e Carlos Santana, mentre avevano ignorato l'appello di Roger Waters dei Pink Floyd i vecchi Rolling Stones: il 4 giugno 2014 i Rolling Stones hanno suonato a Tel Aviv, ma hanno anche posticipato l’inizio del loro concerto di 45 minuti per permettere agli ebrei ortodossi che osservavano la vestività dello Shavout – durante la quale non è permesso guidare o maneggiare soldi – di raggiungere in tempo il concerto.
I Rolling Stones hanno dato a Israele una foglia di fico per nascondere le oppressioni del loro regime, anche se, come sempre nel loro caso, la decisione è più dovuta a questioni finanziarie, più che ideologiche: il  biglietto più economico per il concerto degli Stones costava 200 dollari, 150 euro circa. Eh..pecunia..pecunia..






31/05/15

Bin Laden Books: la libreria del grande terrorista

L'Ufficio della National Intelligence (ODNI) americana ha pubblicato "una tranche consistente' di documenti recuperati nel corso del raid (2011) contro Osama bin Laden e la struttura organizzata per per nasconderlo. Tra i molti documenti trovati, sicuramente uno dei più interessanti riguarda l'elenco dei libri (e altro materiale di lettura in lingua inglese) che si trovavano sugli scaffali delle librerie di Bin Laden al momento del raid. Questo dimostra che non sono il solo a considerare librerie e scaffali dei dischi una parte fondamentale delle nostre dimore. Ora, se si riesce a credere alla storiella della CIA (anche dopo aver letto la recente sfida di Seymour Hersh alla narrazione degli Stati Uniti dell'uccisione di Bin Laden), allora sembra che lo stesso bin Laden non era un gran lettore di narrativa. E, soprattutto, ha trascorso molto tempo a leggere libri che gli hanno permesso di "conoscere il suo nemico" - e per dare un senso alle sue motivazioni politiche, religiose e militari, rafforzarle  per giustificare la sua guerra agli americani. Bin Laden ha letto alcuni libri che potrebbero tranquillamente stare nelle librerie di ognuno di noi - libri come Ascesa e declino delle grandi potenze di Paul Kennedy, La Guerra di Obama del grande Bob Woodward, e The Oxford History of Modern War di Charles Townsend. Un buon numero di libri confermano la sua visione catastofica dell'America. Non uno, ma due dei libri di Noam Chomsky in bella vista, accanto a titoli come: Le migliori democrazie che il denaro può comprare; e Imperial Hubris. E prima che si abbia l'impressione, distorta, che Bin Laden potesse avere simpatie di sinistra dalle sue letture, consigliamo di esaminare i libri sulla teoria del complotto tanto in voga nella destra dura americana - vale a dire, Bloodlines of Illuminati di Fritz Springmeier e The Secret of Federal Reserve di Eustace Mullins. Poi ci sono i libri che, mettendo da parte la politica, sono semplicemente sintomo di desolazione culturale, come ad esempio 2030 Spike: Conto alla rovescia per la catastrofe globale. Più si guarda l'elenco, più si avrà un quadro della personalità (e della psiche) di bin Laden.

Riportiamo l'elenco con i titoli nella versione originale, ma molti di questi sono stati tradotti e pubblicati in Italia..

    The 2030 Spike: Countdown to Global Catastrophe - Colin Mason.
    A Brief Guide to Understanding Islam - I. A. Ibrahim
    America’s Strategic Blunders - Willard Matthias
    America’s “War on Terrorism”- Michel Chossudovsky
    Al-Qaeda’s Online Media Strategies: From Abu Reuter to Irhabi 007 - Hanna Rogan
    The Best Democracy Money Can Buy - Greg Palast
    The Best Enemy Money Can Buy- Anthony Sutton
    Black Box Voting, Ballot Tampering in the 21st Century - Bev Harris
    Bloodlines of the Illuminati - Fritz Springmeier
    Bounding the Global War on Terror - Jeffrey Record
    Checking Iran’s Nuclear Ambitions - Henry Sokolski and Patrick Clawson
    Christianity and Islam in Spain 756-1031 A.D. - C. R. Haines
    Civil Democratic Islam: Partners, Resources, and Strategies - Cheryl Benard
    Confessions of an Economic Hit Man - John Perkins
    Conspirators’ Hierarchy: The Committee of 300 - John Coleman
    Crossing the Rubicon - Michael Ruppert
    Fortifying Pakistan: The Role of U.S. Internal Security Assistance (only the book’s introduction)- C. Christine Fair and Peter Chalk
    Guerilla Air Defense: Antiaircraft Weapons and Techniques for Guerilla Forces - James Crabtree
    Handbook of International Law - Anthony Aust

    Hegemony or Survival: America’s Quest for Global Dominance- Noam Chomsky
    Imperial Hubris - Michael Scheuer
    In Pursuit of Allah’s Pleasure - Asim Abdul Maajid, Esaam-ud-Deen and Dr. Naahah Ibrahim
    International Relations Theory and the Asia-Pacific - John Ikenberry and Michael Mastandano
    Killing Hope: U.S. Military and CIA Interventions since World War II - William Blum
    Military Intelligence Blunders - John Hughes-Wilson


    Necessary Illusions: Thought Control in Democratic Societies - Noam Chomsky
    New Pearl Harbor: Disturbing Questions about the Bush Administration and 9/11 - David Ray Griffin
    New Political Religions, or Analysis of Modern Terrorism - Barry Cooper
    Obama’s Wars - Bob Woodward
    Oxford History of Modern War - Charles Townsend
    The Rise and Fall of the Great Powers - Paul Kennedy
    Rogue State: A Guide to the World’s Only Superpower - William Blum
    The Secret Teachings of All Ages - Manly Hall (1928)
    Secrets of the Federal Reserve - Eustace Mullins
    The Taking of America 1-2-3- Richard Sprague
    Unfinished Business, U.S. Overseas Military Presence in the 21st Century - Michael O’Hanlon
    The U.S. and Vietnam 1787-1941 - Robert Hopkins Miller
    Project MKULTRA, the CIA’s program of research in behavioral modification. Joint hearing before the Select Committee on Intelligence e The Subcommittee on Health and Scientific Research of the Committee on Human Resources, United States Senate, Ninety-fifth Congress, first session, August 3, 1977



      03/12/14

      L'acqua è vita: i GAP a Roma (e cibo e acqua gratis per i randagi a Istanbul)

      (PER CHI VIVE A ROMA)   L'ACQUA E' VITA!

      I Gruppi di Allaccio Popolare sono pronti ad aiutare le famiglie colpite da un distacco idrico di Acea Ato2.
      A Roma infatti non è garantito il diritto all'acqua: per Acea Ato2 SpA non è violazione di un diritto umano lasciare intere famiglie a secco.
      L'importante, per l'azienda di Piazzale Ostiense, è assicurare lauti dividendi ai suoi azionisti entro fine anno, riducendo al minimo gli investimenti necessari alla rete idrica. Se per farlo bisogna andare a “caccia di morosi”, ben venga effettuare centinaia di distacchi a settimana, in modo che “l'utente”, possa scegliere se saldare o morire di sete.


      20/11/14

      Emergency a Ponticelli, grazie a Sallusti

      mamma Giuliani
      Paga, Sallusti, paga
      Il reddito di Grillo, l'assalto alla sinagoga a Gerusalemme, (subito vendicata con la caccia al palestinese: nessun commento sui nuovi insediamenti dei coloni nella città santa..) la lite Pennacchi / Salvini in tv, la lagna di Conte sulla nazionale, Guccini che voterà Sel, la famiglia Marley, (quella del grande Bob) nel business della marijuana..ricreativa (!?!?) e vai così. Un occhiata ai giornali on line senza un emozione, qualcosa di veramente interessante. Poi però..un sussulto:

      Alessandro Sallusti, direttore del "Giornale", condannato a risarcire 35 mila euro.

      Ritirata, dietro pagamento di 35mila euro, la querela al direttore del "Giornale" che aveva detto che le forze dell'ordine "avevano fatto bene" ad uccidere il figlio di 23 anni durante il G8 di Genova del 2001. La somma girata a Emergency per la costruzione di una struttura sanitaria nel quartiere di Ponticelli. Rimessa dietro risarcimento la querela della famiglia Carlo Giuliani nei confronti di Alessandro Sallusti, direttore del "Giornale". Sallusti, difeso dall'avvocato Lo Giudice di Milano, ha offerto un risarcimento di 35 mila euro, che è stato accettato dalla famiglia Giuliani, assistita dagli avvocati Gilberto Pagani e Raffaella Multedo. Il giudice monocratico Massimo Todella del Tribunale di Genova ha quindi dichiarato il non doversi procedere.

      La vicenda risalge all'ottobre del 2012, quando Sallusti, ospite alla trasmissione televisiva Matrix, disse "hanno fatto bene" riferendosi all'uccisione di Carlo Giuliani durante i disordini del G8 del luglio 2001 a Genova. I Giuliani hanno girato la cifra del risarcimento, aggiungendo 5.000 euro, ad Emergency, per la costruzione di un poliambulatorio a Napoli, nel quartiere di Ponticelli, dedicato in particolare a persone in stato di disagio.

      Ai tanti che hanno commentato a favore del gerarchetto Sallustri, invitiamo alla visione del documentario diretto dalla Comencini, con la scrupolosa ricostruzione dell'accaduto in quel maledetto giorno a Genova. Al di là della vicenda, rallegrarsi per la morte di un ragazzo di 23 anni è tipico dello squallore in cui nuota un personaggio come Sallusti. Come sempre, pubblichiamo il commento più appropriato, (secondo noi) uno dei tanti comparso sotto l'articolo riportato dal Corriere.it: 
      << Metà Italia è fascista e berlusconiana, nessuna novità.. >>
      Intanto, paga, Sallusti, paga..





      28/10/14

      La 'buona' condotta morale della mafia




      Il tracollo elettorale a Reggio Calabria del  Movimento5S (al 2,5%) dimostra che Grillo riesce nell’impresa di dilapidare il 25% dei consensi che aveva avuto alle Politiche del febbraio del 2013. Grillo perde le elezioni ormai ovunque, ma ha perso anche competamente la brocca con le ultime dichiarazioni sulla mafia durante un comizio a Palermo, cioè <<che fino a qualche tempo fà questa era un istituzione in fondo con  una sua «condotta morale perché non metteva bombe nei musei e non uccideva i bambini.>> Non solo un insulto a tutte le vittime di Cosa nostra, dai morti di Portella, ai sindacalisti, politici, attivisti, imprenditori, giudici, poliziotti, semplici cittadini che dal dopoguerra in poi sono caduti sotto le lupare e sotto il tritolo, <<idiozie senza precedenti>> con cui il capo M5S strizza, lancia messaggi a poteri forti oltre che occulti.

      Il movimento perde e i grillini, palesemenre imbarazzati dalle follie del loro leader, si scagliano contro i cittadini rimproverandoli “di far andare avanti sempre le solite persone” e contro quelli che si astengono. Stop. Questa si che è politica..


      17/01/14

      Le note spese della vergogna



      Non per facile demagogia, e neanche per quel falso moralismo di cui si riempiono la bocca i "nuvi politici", Grillo e movimento 5 Stelle in testa, che ci ri-propongono come nuova politica un leaderismo assoluto, un becero populismo plebiscitario, disprezzo assoluto per i meccanismi democratici che, nel bene e nel male, hanno permesso a questo paese la "democrazia".. E allora solo per farsi un idea, di come si è caduti in basso, mani pulite non è servita a niente, in conclusione: corruzione e ruberie continuano come e peggio di prima. Ma quello che più ci preme sottolineare e che più ci preoccupa, è che in questo "nuovo scenario politico" sembra che non vi siano avversari, ma solo.. concorrenti: destra e sinistra sembrano aver perso quasi totalmente significato, e per vincere i partiti non fanno altro che rincorrersi sullo stesso piano. Si ha paura della marginalità, della differenza. E allora eccoci al punto, a questa lista di pezzenteria e di pezzenti, di arraffoni e di affamati: con stipendi che vanno dai diecimila ai dodicimila euro al mese, hanno il coraggio di farsi rimborsare..di tutto e di più. Sotto la lista delle spese più assurde.

      "Le note spese della vergogna: salsicce, pecore, Barbie, corni d’avorio e campanacci. Ecco i 40 acquisti più incredibili pagati con soldi pubblici". Ottimo lavoro di Mattia Feltri, su "La Stampa"


      «Quale consigliere regionale della Regione Piemonte e capogruppo del gruppo consiliare ... e perciò pubblico ufficiale, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, avendo la disponibilità dei fondi derivanti dal contributo di funzionamento per i gruppi, erogati dal Consiglio Regionale e versati sul conto corrente IT..., se ne appropriava utilizzandoli per finalità personali e comunque estranee alla previsione normativa». 

      È la formula che tutti i capi gruppo indagati si sono ritrovati nella mail inviata dalla procura come informazione di chiusura indagini.

      Per dire, il consigliere Franco Maria Botta di Fratelli d’Italia, quello dei 41 mila euro di ristoranti, dei 12 mila euro in vestiti da Olympic e 2 mila euro in profumeria, quello che ha scatenato la rissa in consiglio regionale, per il suo incarico politico nel solo mese di giugno 2010 ha ricevuto 10.861 euro netti di stipendio.

      Il Pdl ne esce strapazzato dall’inchiesta sui rimborsi regionali. Come politici amano soprattutto i ristoranti. È la prima voce nell’elenco delle contestazioni in serie. Franco Maria Botta ha speso tra giugno 2010 e settembre 2012 (periodo contestato a tutti i consiglieri), 41.472,23 euro. Marco Botta, ha chiesto il rimborso di 36.372,20 euro. È un mago degli scontrini: oltre ai pasti in ristorante, le accuse che lo riguardano comprendono spese «anomale» per cibi da asporto e generi alimentari vari (come salumerie, macellerie, panifici) e consumazioni al bar. Sotto questa voce, Valerio Cattaneo ha «spese» da gourmet per 38.218,34 euro. Alberto Cortopassi, tra tramezzini e piatti della tradizione, lo supera di gran lunga: ha collezionato contestazioni culinarie per 48.131,97 euro. In coda, i virtuosi del piattino, sono Girolamo La Rocca, con 6.809,80 euro; Pietro Francesco Toselli, 9.824,16 euro; Angelo Burzi, 10.161,08 euro, la cui voce racchiude quasi l’intera contestazione mossa a suo carico dai pm. Franco Maria Botta, con i suoi 79.051,94 euro di contestazione finale. Per spese varie di gioielleria, traslochi, cd, articoli per la casa, ha speso 2099,99 euro; fiori, per 2.319 euro, accessori e prodotti di valigeria per 2.192 euro; rimborsi di profumi per 2.174,96 euro. A stretto giro lo segue il suo omonimo, Marco Botta: ha speso 4319,40 euro in fiori, parrucchiere, abbonamento doccia solare, articoli per la casa, articoli per fumatori, attrezzatura da golf. La somma comprende anche il pagamento di contravvenzioni al codice della strada.

      Mutande, sigarette, Barbie, corni d’avorio, aerei di carta, pecore. Coi soldi dei rimborsi, i consiglieri regionali hanno acquistato di tutto. La graduatoria tiene conto di fantasia, futilità, tirchieria, spericolatezza. Ma ognuno, naturalmente, può riscriversi l’hit parade ed eleggere il suo campione.
      1. Mutande boxer color kiwi/Padania. Regione Piemonte, Roberto Cota (Lega). 40 euro.
      2. Trenta pecore e un vitello. Regione Sardegna, Salvatore Ladu (Pd). 10.500 euro.
      3. Libro «Mignottocrazia» di Paolo Guzzanti. Regione Lombardia, Nicole Minetti (Pdl). 16 euro.
      4. Campanacci per bovini, bardature per cavalli, finimenti per carrozze. Regione Piemonte, Gianfranco Novero (Lega). Importo imprecisato.
      5. Chewing gum, caramelle, acqua, caffè, salatini, Red bull, sigarette, birra. Regione Lombardia, Renzo Bossi (Lega). 22.000 euro circa.
      6. Aerei di carta. Regione Lombardia, Alessandro Marelli (Lega). 15.59 euro.
      7. Corno d’avorio. Regione Campania, gruppo imprecisato. 1.900 euro.
      8. Salsicce di Norimberga. Regione Lombardia, Pierluigi Toscani (Lega). Importo imprecisato.
      9. Suv Bmw X5. Regione Lazio, Franco Fiorito (Pdl). 88.000 euro.
      10. Mazza da golf. Regione Piemonte, Marco Botta (Pdl). Importo imprecisato.
      11. Una caldaia, un congelatore, un frigorifero, una lavatrice, un televisore. Regione Piemonte, Roberto Boniperti (ex Pdl). Importo imprecisato.
      12. Confezione di gorgonzola piccante. Regione Piemonte, Roberto Boniperti (ex Pdl). 153 euro.
      13. Fornitura di catering di gelato per la festa patronale del comune di Novello. Regione Piemonte, gruppo Lega. 695 euro.
      14. Accesso a bagno pubblico. Regione Emilia, Thomas Casadei (Pd). 0.50 euro.
      15. Cambio tergicristalli. Regione Calabria, gruppo imprecisato. Importo imprecisato.
      16. Focacce (4), Aperol (24), Sanbitter (5), acque (2). Regione Lombardia, Renzo Bossi (Lega). 210 euro.
      17. Bombola a gas. Regione Campania, Gennaro Salvatore (Psi). Importo imprecisato.
      18. Adozione a distanza. Regione Friuli, gruppo Pd. 113 euro
      19. Tintura per capelli da uomo. Regione Campania, gruppo per Caldoro. 3 euro.
      20. Due spazzolini da denti con nome inciso. Regione Lombardia, Renzo Bossi (Lega). Importo imprecisato.
      21. Biglietto per spettacolo di lap dance. Regione Calabria, consigliere imprecisato. Importo imprecisato.
      22. Localizzatore autovelox. Regione Lombardia, Renzo Bossi (Lega). 188 euro.
      23. Televisore Philips Lcd, macchina fotografica Olympia, cornice digitale. Regione Piemonte, Elena Maccanti (Lega). 1212 euro.
      24. Shampoo da Bunny’s Sun. Regione Liguria, gruppo Idv. 4 euro.
      25. Pareo da Golden Lady. Regione Liguria, gruppo Idv. 15.90 euro.
      26. Gastronomia per il battesimo della nipote. Regione Piemonte, Gianfranco Novero (Lega). 465 euro.
      27. Mini orsetto. Regione Basilicata, Rosa Mastrosimone (ex Idv). 5.90 euro.
      28. Serata al Discobar «La Strada». Regione Molise, gruppo imprecisato. 650 euro.
      29. Barbie. Regione Campania, gruppo imprecisato. 9.80 euro.
      30. Slip da Golden Lady. Regione Liguria, gruppo Idv. 23.90 euro.
      31. Aperitivo all’Hotel Principe di Savoia di Milano. Regione Lombardia, Nicole Minetti (Pdl). 832 euro.
      32. Snack al supermercato MD. Regione Molise, Gennaro Chiercia (Psi). 0.80 euro.
      33. Calze e mutande da Intimissimo. Regione Piemonte, Luca Pedrale (Pdl). Importo imprecisato.
      34. Toelettatura del cane. Regione Friuli, Alessandro Colautti (Pdl). Importo imprecisato.
      35. Dieci multe dei vigili urbani di Novara. Regione Piemonte, Massimo Giordano (Lega). 692.92 euro.
      36. App di Itunes per scaricare Navigation. Regione Marche, gruppo Pd. 94 euro.
      37. Libro «Il segreto delle donne, viaggio nel cuore del piacere». Regione Marche, Raffaele Bucciarelli (Pdci-Prc). 16.80 euro.
      38. Oggettistica allo Juve Store di Torino. Regione Piemonte, Paolo Tiramani (Lega). 113 euro.
      39. Barattolo di Nutella. Regione Lombardia, Carlo Spreafico (Pd). 2.70 euro.
      40. Tassa sui rifiuti. Regione Campania, gruppo Misto. Importo imprecisato.




      03/07/13

      La Tv pubblica norvegese, modello Pirate Bay

      Eirik Solheim

      <La TV modello Pirate Bay >

      <<Ci costera una birra o due».
      <<COSA?». <<Si, il software ha una licenza beerware>>.

      Sono a una riunione e cerco di spiegare il costo del tracker di BitTorrent che abbiamo appena installato alla NRK, Norwegian Broadcasting Corporation. Non e facile. Ho passato settimane intere a illustrare perché il più grande gruppo televisivo pubblico in Norvegia dovesse utilizzare un sistema che si basa sullo stesso software che alimenta il sito di Pirate Bay. E ora devo far capire le nozioni fondamentali del beerware. <<Vedete, se mai incontrassimo il programmatore che ha realizzato il software, dovremmo offrirgli una birra. Questo è quanto. E’ tutto ciò che chiede>>.

      Questo software ha aiutato l’emittente televisiva di proprietà del governo a distribuire terabyte di dati a migliaia di persone. Attraverso una tecnologia temuta dall’industria dei media, e tuttavia estremamente efficiente e solida, diffondiamo enormi quantità di contenuti a un costo totale di distribuzione vicino allo zero. E tutto questo costituisce solo un piccolo esperimento tecnico. Durante la riunione, mentre cercavo di spiegare il termine “beerware” a un responsabile aziendale, mi sono reso conto che davanti a noi si aprivano anni entusiasmanti. “Informare, educare e intrattenere”, sono queste le parole che il primo direttore generale della Bbc, John Reith, utilizzò nel lontano 1929 per descrivere il sistema radiotelevisivo pubblico. Questa definizione è ancora assolutamente valida. Ma cosa direbbe oggi? Internet ha democratizzato la distribuzione. Il progresso tecnologico ha democratizzato la produzione. Ora abbiamo possibilità che Mr Reith non aveva a disposizione. Condivisione e partecipazione, combinate ad abbondanza e libertà di scelta impossibili da immaginare ai suoi tempi. Noi della Norwegian Broadcasting Corporation, in quanto servizio pubblico, abbiamo la libertà di sperimentare con i contenuti in collaborazione con il nostro pubblico, senza essere limitati dai modelli tradizionali di business. Un esperimento recente è stato la trasmissione su uno dei nostri canali televisivi di un documentario di sette ore su un viaggio in treno attraverso il paese. Gli indici di ascolto sono stati da record, ma un altro risultato inatteso è che la gente si è “riunita” attorno al nostro documentario attraverso l’uso di Twitter e di altri strumenti di comunicazione sul web. Insomma, una sorta di enorme evento parallelo che non ha avuto inizio da noi. L’esperienza ci ha convinto a distribuire l’intero viaggio in free download, completo di una licenza Creative Commons che consente qualsiasi utilizzo e ridistribuzione. Cosi, non appena e terminata la discussione durante lo show, il testimone è passato alla creatività del dopo-trasmissione: in Rete il documentario si é arricchito di numerosi e interessanti progetti e video, prodotti gratuitamente dal nostro pubblico. Un altro esperimento é stato includere i file dei sottotitoli per i nostri show televisivi più popolari downloadabili via Internet. Il risultato é che tutti questi prodotti televisivi sono ora tradotti (in inglese e, in alcuni casi, in tedesco) dal nostro pubblico e, di nuovo, gratuitamente. Quando facciamo esperimenti cosi radicali, molti ci chiedono se non siamo spaventati di perdere il controllo. Ma sbagliano. Il futuro riguarda il pubblico. Il futuro riguarda il fatto che, se vuoi il controllo sui tuoi contenuti, devi essere il loro miglior distributore. 

      Wired





      05/11/12

      Nuovi social: di quartiere



      Boom delle piattaforme che collegano i vicini di casa. Per scambiarsi lo zucchero o per coordinare campagne di lotta civica: si risparmiano soldi e si ricicla quello che non serve più

       

      Ti serve il trapano, ti è finito lo zucchero o non sai come rimontare la serranda del salotto? Loggati e vedi chi può darti una mano. Magari anche per le ripetizioni di tuo figlio. Non solo, ovviamente. L’idea di base dei vari social neighborhood network, le piattaforme di quartiere che stanno registrando un’autentica esplosione in tutto il mondo, è quella di scambiarsi informazioni sulla vita dell’isolato, condividere risorse sia concrete (per esempio cofinanziare un lavoro stradale da troppi anni sospeso) che battaglie civiche, come esercitare maggiore pressione sull’amministrazione comunale per strappare una decisione importante per la vita dei cittadini.

      Insomma: la rivoluzione del vicinato casalingo passa ormai, come dozzine di altri ambiti della nostra vita, per le nuove possibilità offerte dal web. Per abbattere i consumi, limitare gli sprechi di risorse, riciclare con intelligenza quello che non ci serve più o cercare consigli, conoscenze, abilità. In un mix fra crowdfunding, knowledge sharing, banca del tempo e baratto 2.0. Non è un caso, d’altronde, che un recente sondaggio del Pew Research Institute sostenga che nel 2008 il 31% degli americani dichiarasse di non conoscere il nome dei propri vicini: due anni dopo la percentuale era scesa al 18%. Ecco, sull’onda di questa rinascita della porta a fianco, i cinque social network di quartiere più utilizzati.

      Nextdoor
      Lo spunto di partenza del gigante del settore (che ha raccolto appena l’estate scorsa altri 18 milioni di dollari da investitori come Benchmark Capital e Shasta Ventures) non è certo fare amicizia, come su Facebook. Su Nextdoor, in particolare, si punta a mettere in piedi un database di informazioni attendibili sulla propria zona, proprio perché user-generated. I margini di manovra sono piuttosto larghi: vuoi sapere chi frequenta certe strutture come scuole e palestre, ritrovare la tua bici rubata, cercare una brava colf o l’elettricista che non tiri fregature? Allora è il posto che fa per te. Ciascun utente deve verificare la propria appartenenza al quartiere ­– anche perché un altro dei must è quello di incrementare la rete di sicurezza locale – e il gioco è fatto: recensisci e segnali servizi, persone o tematiche che stanno a cuore (o semplicemente servono molto) alla comunità. Negli Stati Uniti lo stanno già utilizzando decine di cittadine più o meno grandi per un totale di 5.000 comunità.

      Streetbank
      Streetbank ha invece un taglio più da baratto, o banca del tempo, che ne è la versione pratica e teorica. L’obiettivo è infatti scambiarsi oggetti o servizi con i vicini. Libri, dvd, abiti particolari ma anche articoli di solito legati alle attività di casa: la scala, le forbici da giardino, la falciatrice e, ovviamente, tutta la gamma di abilità e conoscenze utili ad aggiustare, sistemare, porre rimedio ai tipici problemi domestici. Anche in questo caso si usa il codice d’avviamento postale per registrarsi, garantendo la propria residenza in zona, si stabilisce qual è la propria specialità (o cosa si ha da cedere) e automaticamente si è autorizzati a dare un’occhiata a tutto ciò che mettono a disposizione gli altri cittadini nel raggio di un paio di chilometri.

      Freecycle
      Approccio ancora diverso per Freecycle: la piattaforma nasce come puro stimolo al riciclo di cose e oggetti. Conta quasi 10 milioni di membri divisi in oltre 5.000 gruppi in 51 Paesi del mondo. Un autentico network del baratto glocale dietro al quale si nasconde un movimento no profit. Riuso e smaltimento intelligente di quello che non ci serve più: questi gli snodi al centro dell’azione delle migliaia di cittadini che lo popolano. Ogni gruppo locale è moderato da un volontario del posto e ovviamente l’adesione è libera. Mentre i due social precedenti sono al momento attivi solo negli Usa – ma si stanno preparando a sbarcare in Europa – Freecycle conta tantissimi aderenti anche in Italia, da Milano a Torino passando per Roma e Napoli, Vicenza ma anche Zagarolo o Pomarance, solo per citare alcune città grandi e piccole per le quali è presente un gruppo dedicato ( qui la lista completa dei gruppi tricolori).

      Neighborgoods
      Più che scambiarsi oggetti, Neighborgoods serve ad affittarseli. Anzi, più correttamente, a prestarseli a vicenda. Una community dove risparmiare soldi e tempo condividendo qualsiasi cosa con gli amici. Ti serve una scala? Chiedila a quelli del palazzo di fronte. Hai una bici che prende polvere in cantina? Prestala e guadagnati un nuovo amico. D’altronde, il principio di base è sottolineare quanti soldi dilapidiamo per comprare oggetti che magari finiamo con l’usare giusto un paio di volte. Neighborgood punta dunque a diventare un inventario digitale di quanto c’è a disposizione, in sharing, nella nostra area e che ci aiuti a capire il valore di ciò che già possediamo. Senza contare il ritrovato rapporto con chi ci abita a fianco. La differenza è che l’affitto si può anche far pagare, diversificando il proprio annuncio: per esempio, tenendo fuori dalla tariffa alcuni utenti. Il social ci mette del suo fornendo il calendario delle prenotazioni, reminder automatici, avvisi per oggetti che cerchiamo e messaggistica privata.

      OhSoWe
      Messo in piedi dal fondatore di OpenTable, Chck Templeton, è una sorta di versione sviluppata di Neighborgoods (quanto al concept, visto che graficamente pare il più spartano dei cinque). Nel senso che oltre allo scambio di oggetti punta ad alimentare dibattito e coinvolgimento dei cittadini su base locale. Insomma, si lega al tema della democrazia digitale.  Forse è il più scivoloso, però, in termini di privacy: comprende infatti elenchi di persone che vivono intorno a noi, con indirizzo verificato, una bacheca pubblica a disposizione dei vari gruppi e uno spazio dedicato allo scambio strettamente inteso.  Il payoff, molto chiaro, è: “ Condividi, paga meno, aiuta i vicini”. “ Solo affittando o prendendo in prestito un paio di oggetti ogni mese, anziché acquistarli, si possono risparmiare migliaia di dollari ogni mese” dicono dal quartier generale. Perché comprarle, allora?

      Wired.it


      25/10/12

      Anonymous Vs. Viminale

      Il movimento hacker italiano rivendica l'intrusione informatica sui server del ministero dell'interno. Violati i sistemi informatici della polizia. Migliaia di documenti messi in rete. Tra i file centinaia di pagine sul movimento della Val Susa, sulle proteste degli studenti e sugli ambientalisti

      Più di un giga di documenti, per un totale di oltre 3500 file. All'apparenza potrebbe rivelarsi una sorta di wikileaks tutto italiano l'ultimo "trofeo" offerto dal collettivo digitale Anonymous, che tra il 21 e 22 ottobre è penetrato nei server della Polizia di stato, scaricando il contenuto di hard disk teoricamente inviolabili. Email, rapporti, qualche foto ricordo, password e procedure di accesso ai portali più delicati del sistema giudiziario e delle forze dell'ordine; un vero e proprio zibaldone delle questure, da Gela fino ad Udine, che sta imbarazzando non poco i responsabili dei sistemi informatici del ministero dell'interno.
      Tra i tanti files - che potranno essere analizzati e letti nelle prossime ore - spicca un'intera cartella dedicata al movimento NoTav. C'è un lungo rapporto - più di cinquanta pagine - intitolato «Monitoraggio dei sodalizi della sinistra e della destra antagonista», con l'elenco minuzioso dei tanti gruppi piemontesi dichiaratamente contrari all'alta velocità in Val di Susa. Nomi, area di riferimento - con il ritorno di sigle e gruppi antichi - movimenti, rapporti, il tutto minuziosamente compilato dalla questura di Torino, seguendo le precise indicazioni del ministero dell'interno, divulgate nei mesi scorsi. Spicca l'analisi superficiale delle formazioni di estrema destra, che occupano le ultime pagine del dossier, non riportando - paradossalmente - nessun episodio di «tensione o violenze». Alla voce «eventuale attività investigativa svolta» per le formazioni dell'estrema destra regolarmente i funzionari della questura di Torino annotano «nessuna», mostrando - almeno in questo caso - un certo preoccupante disinteresse per l'area neofascista. Nessun pericolo, dunque, dalle formazioni apertamente xenofobe e razziste; il vero nemico, per la polizia di stato, rimane l'area dell'antagonismo NoTav.
      La lettura dei documenti riporta al passato degli anni '70, tra analisi schematiche della complessa realtà dei movimenti e un linguaggio decisamente grigio e burocratico. Nelle schede dedicate ai militanti NoTav spesso vi è il riferimento a «precorsa corrispondenza con codesto Ministero», mostrando l'attività di intensa intelligence realizzata dalle forze di polizia su ciò che accade nella sinistra radicale piemontese. L'interesse per i movimenti non si ferma alla Val di Susa. In una cartella contenuta negli hard disk copiati da Anonimous vi sono anche quattro foto scattate durante la manifestazione contro l'inquinamento della valle del Sacco a Colleferro, appena quindici giorni fa. Segno della probabile presenza di uno specifico dossier negli archivi del ministero dell'interno e di un monitoraggio particolarmente intenso del mondo ambientalista. Attenzione alta anche per gli studenti, il cui movimento - secondo la sezione ordine pubbico della questura di Udine - ha «al suo interno elementi riconducibili all'area antagonista della sinistra», mostrando «una certa ostilità nei confronti del ministro della pubblica istruzione Francesco Profumo».
      Sul sito italiano di Anonymous ieri mattina è apparso il comunicato di annuncio dell'intrusione nei computer della polizia di stato: «Da settimane ci divertiamo a curiosare nei vostri server, nelle vostre e-mail, i vostri portali, documenti, verbali e molto altro», spiegano gli attivisti. Sul contenuto dei documenti scaricati gli hacker spiegano nei dettaglio l'importanza dell'operazione: «Documenti sui sistemi di intercettazioni, tabulati, microspie di ultima generazione, attività sotto copertura; file riguardanti i NoTav e i dissidenti; varie circolari ma anche numerose mail». In molte immagini divulgate ieri appaiono le schermate del sistema di email della polizia, mostrando la vulnerabilità degli account. Messaggi personali, scambi di documenti, credenziali per accedere ai sistemi di intercettazione: di certo la mole d'informazioni che potrebbe a breve divenire pubblica è enorme. Secondo il dipartimento della pubblica sicurezza Anonymous avrebbe in realtà violato solo alcune caselle di email e non i server dove transitano le informazioni più delicate: «Al momento non risulta alcuna violazione del server della Polizia - spiega una nota divulgata ieri pomeriggio -. Sono stati invece registrati indebiti accessi a diverse email personali di operatori di Polizia».

      18/10/12

      Vedula, il boia seviziatore dei cani in Ucraina

      Quali sentimenti per chi rideva mentre spaccava la testa ai cuccioli?

      Alexey Vedula è finito male. Il dog hunter condannato per l’uccisione di oltre 100 cani in Ucraina è stato trasferito d’urgenza dal carcere ove era detenuto, in ospedale. Vedula avrebbe subito violenza sessuale ed un pestaggio. Il dog hunter di Kiev, del quale ancora in molti si ricordano le sevizie subite dai cani prima di essere uccisi, è finito con mano sinistra e due costole fratturate, lacerazione della regione perianale e sospetta commozione celebrale.

      Di più, per ora, i giornali ucraini non dicono. Non è cioè chiaro se dietro la brutale aggressione si possa nascondere una sorta di “punizione” in uso in alcuni ambienti carcerari per alcuni tipi di reati. E’ noto, ad esempio, che gli arrestati a seguito di violenze sui bambini, sono stati più volte oggetto di speciali forme di protezione per evitare sorte di giustizie ‘fai da te’, certo da non condividere.

      Già in un precedenza, ovvero con le torture denunciate in carcere dall’ex Primo Ministro ucraino Yulia Tymoshenko (vedi articolo GeaPress) si erano sollevati riflessioni sul fatto che lo stesso politico, quando ricopriva l’alta carica, aveva ignorato le stragi di cani. Allora, peraltro, autorizzate dal Governo. Ora la vicenda di Vedula.

      Le attenzioni che questa persona ha attirato verso di sé, non sono da poco. Le bravate del ragazzotto ucraino e del suo compagno, venivano poi esposte su internet. Ai latrati strazianti dei cuccioli con la testa rotta si sovrapponevano le risate dei due. Quali sentimenti poteva suscitare un comportamento di questo genere? Un malato, lo difende qualcuno. Ma basta questo per eventualmente accogliere la richiesta della madre di scagionarlo dell’accusa? Non indignamoci, perché in Italia, sia che malato oppure no, una persona come Vedula, che ha ucciso torturandoli 100 cani, mai potrebbe finire in carcere. Le pene reclusive previste dalla legge sui maltrattamenti, sono infatti ben al di sotto della soglia di punibilità.

      “Gioire della violenza contro una persona non e’ mai bello e questo e’ giusto – scrive oggi sulla sua pagina di facebook Andrea Cisterinino, che in Ucraina continua a battersi contro le stragi dei cani. “Credo però – aggiunge il nostro connazionale – che non bisogna giustificare sempre tutti con la scusa di essere malato”. Perché, in sostanza, chi compie violenza deve essere malato e per questo, poi, restare impunito?

      Difficile avere pietà, almeno per chi ha vissuto direttamente una tragedia. Forse, però, riferiscono altri, sta qui il concetto di giustizia. Provare a giudicare serenamente. Farlo, cioè, senza condizionamenti anche di natura emotiva. Di certo le scappatoie non sono giuste ed è bene ricordare come il compare di Vedula, mentre quest’ultimo veniva giudicato, giurò vendetta con altre uccisioni di cani. Per questo tornò anch’esso in carcere.

      GEAPRESS


      26/09/12

      Non abbiamo bisogno di un martire della libertà con la faccia di Sallusti.

      Due o tre cosucce sul caso del martire Sallusti. E perché non è il caso di piangere

      Alessandro Robecchi
      Giorna..chè?!
      Va bene, pare che tutto il mondo “intellettuale” italiano, con tutto il milieu giornalistico in prima fila, compatto e granitico, sia in grandi ambasce per il rischio che Alessandro Sallusti, oggi direttore de Il Giornale e al tempo dei fatti di Libero, finisca in galera a seguito di una condanna per diffamazione. E’ confortante assistere a una così poderosa levata di scudi contro la restrizione della libertà personale, e dispiace semmai che tanta compattezza non si veda in altre occasioni. Tanta gente va in galera per leggi assurde e ingiuste – come circa tremila persone accusate del bizzarro reato di “clandestinità” – eppure la notizia è Sallusti. Bene, allora vediamola bene, questa notizia, al di là delle sentenze, delle polemiche, dei meccanismi della giustizia. Proviamo insomma ad applicare il vecchio caro concetto del “vero o falso?”

      Il fatto. Nel febbraio del 2007 una ragazzina di Torino (13 anni) si accorge di essere incinta. I genitori sono separati. La ragazzina (che tra l’altro ha problemi di alcol ed ecstasy) vuole abortire, ha il consenso della madre, ma non vorrebbe dirlo al padre (i genitori sono separati). Per questo si rivolge alla magistratura. E’ quanto prevede la legge: mancando il consenso del padre si è dovuto chiedere a un giudice tutelare, che ha dato alla ragazzina (e alla madre, ovviamente) il permesso di prendere una decisione in totale autonomia. Come del resto precisato in seguito, a polemica scoppiata, da una nota dettata alle agenzie dal Tribunale di Torino: “Non c’è stata alcuna imposizione da parte della magistratura”.

      L’articolo querelato. Strano che, in tutto il bailamme suscitato dal rischio che Sallusti finisca in carcere, nessuno si sia preso la briga di ripubblicare l’articolo incriminato. Anche in rete si fatica a trovare la versione completa, anche se basta scartabellare un po’ nella rassegna stampa della Camera dei Deputati per trovarlo (andate qui e leggetevelo: http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=DHQW1). L’articolo (Libero, 18 febbraio 2007) è firmato con lo pseudonimo di Dreyfus (quando si dice la modestia) e racconta la vicenda in altri termini. La prosa maleodorante e vergognosa – un cocktail di mistica ultracattolica e retorica fascista – non è suscettibile di querela e quindi ognuno la valuti come vuole. Ma veniamo ai fatti. La vulgata corrente di questi giorni insiste molto su una frase, questa:

      “… ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice”

      E’ vero. Si tratta di un’opinione. Scema, ma un’opinione. Disgustosa, ma un’opinione.

      Vediamo invece le frasi che non contengono opinioni ma fatti. Falsi.

      Il titolo, per esempio: “Il giudice ordina l’aborto / La legge più forte della vita”.

      Falso. Nessun giudice ha ordinato di abortire.

      Altra frase: “Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! – decretando l’aborto coattivo”.

      Falso. Il giudice ha dato libertà di scelta alla ragazzina e alla madre.

      Ancora: “Si sentiva mamma. Era una mamma. Niente. Kaput. Per ordine di padre, madre, medico e giudice, per una volta alleati e concordi”.

      Falso. Il padre non sapeva (proprio per questo ci si è rivolti al giudice) e le firme del consenso all’aborto sono due, quella della figlia e quella della madre.

      E poi: “Che la medicina e la magistratura siano complici ci lascia sgomenti”.

      Falso. Complici di cosa? Di aver lasciato libera decisione alla ragazza e a sua madre?

      Ora, sarebbe bello chiedere lumi anche a Dreyfus, l’autore dell’articolo. Si dice (illazione giornalistica) che si tratti di Renato Farina, il famoso agente Betulla stipendiato dai Servizi Segreti che – radiato dall’Ordine dei Giornalisti – non avrebbe nemmeno potuto scrivere su un giornale il suo pezzo pieno di falsità.

      Non c’è dubbio che il caso della ragazzina torinese sia servito al misterioso Dreyfus, a Libero e al suo direttore Sallusti per soffiare quel vento mefitico di scandalo che preme costantemente per restringere le maglie della legge 194, per attaccare un diritto acquisito, per gettare fango in un ingranaggio già delicatissimo. Ma questo è, diciamo così, lo sporco lavoro della malafede, non condannabile per legge.

      Condannabile per legge è, invece, scrivere e stampare notizie false. Di questo si sta parlando (anzi, purtroppo non se ne sta parlando), mentre si blatera di “reato d’opinione”.

      Il reato d’opinione non c’entra niente. C’entra, invece, e molto, un giornalismo sciatto, fatto male, truffaldino, che dà notizie false per sostenere una sua tesi.

      Per questo la galera vi sembra troppo? Può essere. Ma per favore, ci vengano risparmiati ulteriori piagnistei sul povero giornalista Sallusti che non può dire la sua.

      PS) Un mio vecchio maestro di giornalismo, all’Unità (sono passati secoli, ma io gli voglio ancora bene), scrutava i pezzi scritti da noi ragazzini con maniacale attenzione. Quando trovava qualcosa di querelabile ci chiamava e ci diceva: “Vuoi che ci portino via le rotative? Vuoi che ci facciano chiudere il giornale dei lavoratori?”.

      Nel fondo di oggi su Il Giornale, Sallusti lamenta con toni da dissidente minacciato di Gulag, che non intende trattare per il ritiro della querela, che ha già pagato 30.000 euro e non vuole pagarne altri 30.000. Spiccioli. Ecco. Forse “portargli via le rotative”, come diceva il mio vecchio compagno sarebbe meglio. Meglio anche della galera. Di molte cose abbiamo bisogno, ma non di un martire della libertà con la faccia di Sallusti.


      22/09/12

      Polverini e i maiali

      Maiali
      Che regione, il Lazio! Che città, Roma.
      La seconda regione del paese, in mano ad una banda di coattoni, fagottari, zotici, e incompetenti. Regione che dovrebbe essere governata da questi personaggi, tutti provenienti dal basso Lazio, dal frusinate, da Latina, zone nere, e, tanto a capirsi, ad alto rischio criminalità, zone di pertinenza camorrista. Sarà mica un caso.

      Ma..avete letto le dichiarazioni, le interviste sui giornali? Er Batman, er federale di Anagni..Ma avete visto che soggetto? E parliamo non di un peone, uno dei tanti portaborse e lacchè che si spendono per poche briciole. Er federale è il capogruppo pdl alla regione Lazio, il più votato alle elezioni, lui, da Anagni. Come il degno compare, Samuele Piccolo, vice presidente del consiglio comunale, il più votato pdl a Roma città, al gabbio con tutta la famiglia per aver rubato a man bassa tutto quel che poteva, senza che nessuno, nel suo partito e fuori, s'accorgesse di niente. E sto Fiorito era anche il tesoriere del pdl alla regione. E da tesoriere ha svuotato le casse del partito, casse riempite con soldi pubblici sotto forma di contributo per la politica e finiti invece su conti di familiari e amici, in festini e parti, acquisti di auto e case.. Gente che sa vivere, senza dubbio. Gente che sa cos' è la democrazia.

      "Pensano di riuscire a far credere che il porcile in cui sono stati, in cui i soldi venivano spesi da qualcuno per andare a puttane, sia una faccenda che riguarda solo Fiorito. Hanno fatto male i loro conti. Daremo ai Pm tutti i documenti che provano che questo è un sistema."

      Lo sappiamo, avv. Taormina, lo sappiamo e non da adesso. Corrado Guzzanti sono vent'anni che ce lo dice: "Noi del pdl..facciamo come cazzo ci pare!"
      Ma ai romani, ai laziali, sembra importare poco.

      L'avvocato Taormina, quello che dalla commissione Telecom Serbia tuonò contro il più grande scandalo della storia della Repubblica, che avrebbe definitivamente sepolto la sinistra italiana, e finito con la carcerazione del principale accusatore; quello che dalla commissione per la morte della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e del suo operatore concluse che si trattò di una vacanza finita male, mentre il tribunale di Roma ha accertato che fu un agguato in piena regola per stoppare un’inchiesta sul traffico d'armi in Somalia; l'avvocato Taormina..

      Ma li avete visti questi personaggi? Uno che si va a comprare una Smart, con soldi pubblici, e dopo scopre di essere talmente grasso da non entrarci nemmeno e quindi..la regala!
      Come non subire il fascino della romanità, uno che si fa' chiamare er federale, e allora festini con centurioni, ancelle, eroi in armatura, ninfe che succhiano chicchi d'uva dalle prodi mani di Ulisse..Ma le avete viste le foto? E i coatti sarebbero i ragazzetti delle periferie che la sera calano in centro per far baldoria con qualche birretta a Campo de Fiori? La volgarità di questa gente supera davvero tutto l'immaginario possibile.

      Adesso tutti si meravigliano, tutti a indignarsi, politici, giornalisti, gente comune. Ma era sotto gli occhi di tutti, era evidente, inevitabile il disastro. Anche noi c’eravamo occupati di questa incredibile coppia, Alemanno - Polverini, e del sacco della città, condotta dai camerati del sindaco, amici e parenti piazzati nei punti chiave dell'amministrazione senza nessun merito o competenza, a spartirsi le risorse di cui tanto avrebbe bisogno la capitale. E la domanda cui è difficile dare una risposta è: come hanno i cittadini di Anagni, quelli di Roma e della regione a votare simili elementi?

      Visti i personaggi, la loro statura politica e morale, quali risultati potevano arrivare, cosa mai avrebbero potuto fare per migliorare la città, la regione, quali effetti sulla vita dei cittadini, quotidianamente alle prese con lo sfascio dei servizi pubblici, la sanità, i mezzi di trasporto, il traffico, le buche nelle strade, la criminalità e il ritorno della violenza fascista, le scuole e i monumenti che cadono a pezzi, la cementificazione selvaggia, come selvaggio è il turismo, invasa dai centri commerciali, e il problema dei rifiuti..Un caos totale. E' per questo che ci girano ancora più forte i coglioni: mentre questa banda di mangioni sperpera e si appropria del denaro pubblico, la regione non paga le forniture ospedaliere, la manutenzione dei mezzi pubblici e del decoro urbano, imprese e operatori che forniscono servizi. Ora il comandante in capo si agita, si dispera, indice conferenze stampa, dove tira in ballo anche il privato, senza vergogna, con la storia del tumore alla gola, di cui aveva riferito il Manifesto,  con il resoconto della requisizione, DA SOLA, di un intero reparto dell'ospedale Sant'Andrea da 25 posti letto, per un'operazione chirurgica urgente, resoconto che ha fatto tanto infuriare la presidente da revocare la pubblicità al giornale, motivando il provvedimento come taglio alle spese di bilancio. Mentre una fattura da tredicimila euro per dei manifesti politici, alla tipografia di Viterbo che li ha stampati, la fattura risulta di tremila euro: hanno aggiunto "a penna" un uno, per una stecca di diecimila euro, sicuri dell’impunità. Davvero, dei rubagalline.

      Governatrice?! Ma de chè?
      Al ridicolo non c’è fine.. Ora si dispera, Polverini, lei si fidava e niente sapeva. Peccato per le foto che la ritraggono ai party insieme ai sodali vestiti da maiali, peccato che er federale l'abbia pubblicamente smentita, peccato che le esorbitanti spese del suo consiglio siano scritte nel bilancio e approvate dalla sua giunta. Si dispera ma mica si dimette, la poltrona non la molla.

      Tutta questa storia è che la conferma che l'interesse privato è la linea del partito di Berlusconi, e di una conferma c'era bisogno, evidentemente, viste le interviste ai cittadini romani che avevano votato questa giunta regionale e questo sindaco e che ora non riescono a esprimere altro che schifo e rassegnazione. Noi non siamo rassegnati, non apparteniamo alla schiera dei Grillo e dei Travaglio, né tantomeno, personalmente, a quelli come il mio capo al lavoro: non sono tutti uguali: c’è una bella differenza tra i quattordicimila euro di stipendio base di er Batman e i quattromila dei consiglieri di Toscana ed Emilia, c’è differenza su come sono governate le due regioni e la catastrofe di Roma e del Lazio. E non ci rassegniamo, perché' nonostante i problemi, Roma e una città viva, piena di risorse e di fermenti, sede di università prestigiose, una città antichissima e per questo città della memoria, solidale nei suoi quartieri periferici, impregnata di arte, cultura e musica. E di opposizione..




      Al mio paese questo si chiama...peculato!!


      12/09/12

      Belsen was a gas. L'inedito



      E' online su YouTube un pezzo che si pensava fosse andato perduto: è la versione di 'Belsen was a gas' dei Sex Pistols registrata in studio nel 1977 con Johnny Rotten al microfono e Sid Vicious al basso, di cui finora vi erano solo versioni live. Il pezzo verrà pubblicato il 24 settembre nel cofanetto per i 35 anni dall'uscita della pietra miliare "Never Mind the bollocks".

      Secondo l'Herald Sun australiano la traccia inedita sarebbe stata ritrovata dopo il trasferimento del gruppo dalla Virgin Records alla Universal Music



      08/09/12

      Ma chi cazzo è sto Casaleggio?

      Lui e Grillo proibiscono ai rappresentanti del movimento di andare in tv: E ci credo. Gli unici interventi pervenuti ci informavano che loro, i grillini, gli alternativi, riuniti in una casa-sezione  a discutere dei gravi problemi del paese tra una partita a carte e un bicchiere di vino, alle ultime elezioni avevano votato Berlusconi, alcuni per la Lega. Quando gli è stato chiesto se questa non fosse un incongruenza, una contradizione politica macroscopica, senza battere ciglio confermavano (e cito parole testuali): <<"Votavo Berlusconi perchè era divertente, mi faceva ridere...">>. Immagino Grillo e questo..Casaleggio davanti allo schermo. Certo non tutti avranno questo pò pò di background politico alle spalle, ci sono ragazzi e gente che ci crede davvero, al cambiamento, ma la base è la base, e non ci possiamo lamentare solo di quei quattro vecchi bacucchi ingioellati e impellicciati che inneggiano al ritorno del messia in una desolata piazza deserta, ormai. La verità è che, a suo tempo, avevo anche provato ad avvicinarmi ad uno dei banchetti grillini presenti in città: niente, ti squadrano da capo a piedi un pò infastiditi, non ti si fila nessuno, tantomeno se chiedi qualcosa a riguardo dell' iniziativa. Se vuoi, prendi la penna, firmi e te ne vai, altrimenti sei uno zombie, un cadavere, un invisibile ai loro occhi. Contenti loro..Tanto, dopo il famoso fuori onda del consigliere regionale emiliano che attesta che nel movimento non conta un cazzo nessuno, hanno proposto di far fuori chiunque superi di qualche minuto la soglia dei quarant'anni. Che abbia inizio la festa..



      Federica Fantozzi 
      (l'Unità on Line)

      Il Rasputin del web. Il Gianni Letta 2.0 di Beppe Grillo. Il capo del misterioso Staff che fa il bello e il cattivo tempo dentro il Movimento 5 Stelle. Il Guru del Comico. Un padre-padrone onnisciente e dispotico. Un Angelo Branduardi ingrassato (secondo Filippo Facci). Un Bill Gates con la zazzera (secondo il mensile GQ). Di se stesso dice: “Mi hanno definito il Piccolo Fratello di Grillo (di orwelliana ispirazione, ndr), è vero solo che a Beppe voglio bene come a un fratello”. Nel M5S di questo ingombrante personaggio si sussurrava da mesi, ma dopo il fuorionda di Giovanni Favia a “Piazza Pulita” (GUARDA IL VIDEO), Casaleggio è uscito suo malgrado da dietro le quinte.

      “Spietato, vendicativo, (uno che) prende per il culo tutti perché la democrazia da noi non esiste, una mente freddissima, intelligente, acculturata...” ha detto il consigliere regionale emiliano. Sulla Rete la questione è esplosa, condita da illazioni sull'ipotesi di un fuorionda concordato. Favia smentisce, ma è un giovanotto ambizioso. Di certo, da oggi sarà più difficile ignorare le sue domande: è vero che Casaleggio “controlla tutto dall'alto”? Che manderà in Parlamento “chi vuole lui”? Che online “non si può più parlare né organizzare incontri”?

      Casaleggio nega. Il suo rapporto con il leader del M5S è da gemelli siamesi. E' stato lui a convertirlo alla tecnologia, ai tempi in cui il comico credeva che il virtuale fosse il male assoluto e fracassava un pc dopo ogni show: “Pensai che fosse un genio del male – riporta Repubblica – o un San Francesco che anziché agli uccellini parlasse a Internet”. Anni dopo, quel nodo resta irrisolto. E' il proprietario della Casaleggio Associati, società che si occupa di comunicazione e marketing, presieduta dal giornalista economico Enrico Sassoon. Gestisce il blog, la rete dei meet-up, pubblicazioni e tournée. Secondo alcuni sarebbe il proprietario occulto del simbolo del Movimento, ma Grillo ha smentito con durezza: “E' mio, basterebbe una verifica per evitare figure di merda...”.

      Riccioli color sabbia, occhialetti tondi, una carriera iniziata alla Olivetti, ha studiato e modernizzato il concetto di opinion leader, plasmandolo sui modelli di comunicazione online. Per i detrattori, una sorta di “Uomo che Sussurra alla Rete”. Un Suggeritore dei politici in cerca di visibilità non convenzionale, di spazi poco mediati con la gente, di canali di coinvolgimento diretti e convincenti. Infatti si è occupato in passato anche del sito-blog di Antonio Di Pietro, poi il rapporto si è interrotto. Ebbene: il vero capo del M5S è lui e Grillo è il suo megafono? Tra i militanti c'è chi lo pensa. Quantomeno ne individuano lo zampino nelle brusche espulsioni, nella nebbia che avvolge le prossime candidature in Parlamento. Il “Movimento Revolution”, formato da sedicenti grillini “epurati” ha presentato un esposto all'Autorità garante per la concorrenza e il mercato contro la “Casaleggio e Associati”: il sospetto (respinto da Grillo) è che si tratti di una società di e-commerce realizzata per fare utili attraverso il blog e la vendita di alcuni prodotti.

      L'Agcm ha aperto un fascicolo per pratica commerciale scorretta e pubblicità non trasparente. Adesso Favia, turlupinato o consapevole, ha portato tutte le perplessità fuori dalle segrete stanze. E per Grillo sarà più difficile liquidare tutto con un PS: “Puoi Sparire”. Destinato a chi, poi? 


      10/08/12

      Today, no ices: carrots







      Andalusia: Spesa Proletaria



      Il governo chiede l'arresto dei sindacalisti che hanno guidato la spesa proletaria in due città dell’Andalusia, dove i braccianti che stanno occupando le terre sono passati all’azione.

      Ultim'ora. Il ministro spagnolo degli Interni, Jorge Fernandez Diaz, ha annunciato che e' stato ordinato l'arresto dei sindacalisti coinvolti ieri in un'azione di 'spesa proletaria' per protestare contro il carovita. Centinaia di sindacalisti e braccianti agricoli sono entrati ieri in due supermercati di Arcos de la Frontera ed Ecija in Andalusia e si sono portati via 30 carrelli di spesa non pagata. I supermercati hanno la loro parte di responsabilita' nella crisi economica, ha affermato il sindaco di Marinelada ed esponente di Izquierda Unita, Juan Manuel Sanchez Gordillo, che ha partecipato alla protesta. Uno dei due supermercati ha deciso di regalare ai manifestanti i 12 carrelli di beni sottratti, ma l'altro ha sporto denuncia

      Sono usciti dai supermercati della catena Mercadona con i carrelli pieni di pane, pasta, biscotti, olio, latte e sono andati poi a rifornire le mense sociali di alcuni paesini dell'Andalusia, una delle regioni più povere della Spagna e con un tasso di disoccupazione che sfiora il 40%.
      Gli attivisti erano guidati da Juan Manuel Sanchez Gordillo, deputato locale di Izquierda Unida e sindaco del villaggio di Marinaleda (tra Siviglia e Cordoba) ed hanno agito in due supermercati di Ecija e Arcos de la Frontera.
      Il blitz ha suscitato scalpore e i grandi partiti politici, a destra come a sinistra, hanno denunciato un comportamento fuorilegge. La catena di supermercati Mercadona, oggetto del blitz, ha sporto denuncia e il ministero degli Interni ha spiccato un mandato d'arresto contro i membri del gruppo che ha effettuato l’azione di protesta.
      I protagonisti sono per lo più braccianti agricoli della zona, e sono tranquillamente tornati alle loro tende, in quanto stanno occupando da oltre due settimane una grande proprietà agricola nel mezzo della campagna andalusa, Las Turquillas, ad est di Siviglia. I braccianti occupano da 16 giorni questo terreno di 1.200 ettari, proprietà del ministero della Difesa, per reclamare una ripartizione più equa delle terre di questa regione del sud della Spagna.
      "Tutto quello che abbiamo fatto è stato requisire del cibo per portarlo nelle mense sociali", ha spiegato José Caballero, responsabile del Sindacato Operai del Campo (Soc), che partecipa
      all'occupazione. "Se questo è un reato, che ci arrestino tutti allora, senza problemi, noi siamo qua. Crediamo piuttosto che illegale e disumano sia obbligare la gente a rovistare nei secchi per cercare da mangiare". Una giustizia che indica una diversa legalità.

      Contropiano.org


      02/08/12

      Retromania: è confermato

      Il sorpasso negli Usa è avvenuto in questi ultimi sei mesi: gli album del catalogo superano il 50% delle vendite. E in Italia la proporzione è ancora più clamorosa: i dischi vecchi occupano ormai il 65% del mercato globale



      I vecchi dischi di Pink Floyd e Beatles fanno di più e meglio, quanto a vendite, dei nuovi album di Kasabian e Coldplay. Del tutto annichiliti, nel confronto, gli artisti al debutto, i cui dischi sembrano aver perso completamente di fascino, come colti da improvvisa svalutazione.
      Che sia un segno evidente della crisi di creatività, o il dato più tangibile della rivoluzione nei consumi musicali da parte delle nuove generazioni, il sorpasso certificato dalla Nielsen è comunque epocale: per la prima volta, nel mercato americano, le vendite degli album di catalogo ripubblicati in cd, vinile e download hanno superato quest'anno le vendite totalizzate dalle nuove pubblicazioni, 51 contro 49 per cento.

      Un braccio di ferro iniziato nel 2002, quando il catalogo rappresentava solo il 38 per cento delle vendite, e risoltosi in dieci anni a favore del titolo ripubblicato a danno del nuovo, al grido di "disco vecchio fa buon brodo".
      La tendenza era evidente da tempo e in tanti aspettavano al varco la notizia del sorpasso, che inesorabile è arrivata in questo scorcio d'estate.

      Confermata da Gfk, l'istituto di ricerca di cui si avvale la Fimi (la Federazione dei discografici italiani), la tendenza riguarda anche l'Italia, dove il dato è ancora più evidente: nel primo semestre del 2012 il catalogo ha raccolto il 65 per cento delle vendite, mentre i nuovi album solo il 35 per cento. Lo scorso anno, nello stesso periodo, il catalogo era al 62,8 per cento, il nuovo al 37,2. E a rappresentare in modo plastico la contrazione del mercato, c'è il dato che riguarda il peso effettivo della classifica: i dischi presenti nelle prime cento posizioni rappresentano solo il 27,5 per cento delle vendite.

      Il mercato si è dunque polverizzato e in questa nuvola nucleare le case discografiche fanno valere, sul tavolo traballante del mercato, le loro carte migliori: cofanetti dei Pink Floyd, box set dei Beatles, e dove si può si lega la riedizione di un album al prossimo tour, meglio se caratterizzato da una reunion. Nella classifica italiana che riunisce le top 100 dei primi sei mesi del 2012 ci sono quattro album dal catalogo dei Pink Floyd, quattro di Lucio Dalla, due di Whitney Houston, i due vecchi album di Amy Winehouse.

      Al di là di uscite per morti recenti o anniversari, il catalogo consente ampi margini di guadagno e poche spese, così ogni etichetta multinazionale orienta le uscite sul proprio punto di forza: la Emi, che dispone del più ampio catalogo di musica elettronica, sta per pubblicare Electrospective, una collana di 200 album, dai Tangerine Dream ai Kraftwerk fino a Deadmau5, e un doppio cd che raccoglie esempi di musica elettronica dal 1958 a oggi.

      Per Andrea Rosi, presidente e ad di Sony music, la multinazionale che possiede 50 anni di repertorio italiano, da Battisti a De André, da Dalla a Baglioni e al Banco, il dato pubblicato da Gfk "è parziale, perché il mercato nella seconda parte dell'anno, specialmente a ridosso del Natale, premia sempre il nuovo. Però la tendenza è evidente" conclude Rosi "e si spiega con l'aiuto che le nuove tecnologie forniscono al mercato digitale e per la reperibilità del fisico: con l'acquisto via computer i prezzi si fanno più competitivi e si alza l'età degli acquirenti".

      E i LITFIBA incensano gli anni '80..

      «Cambiare canzoni ogni sera è molto stimolante - spiega Pelù - ci stiamo divertendo molto con questo esperimento, che facciamo per la prima volta, e si diverte anche il pubblico con noi. Fra le tante canzoni che non abbiamo suonato quest’inverno e che invece saranno presenti nella scaletta di stasera c’è un momento importante, nel primo bis, che è quello dedicato alla Trilogia del potere degli anni ottanta (gli album Desaparecido, 17 Re e Litfiba 3, ndr)».

      A trent’anni dall’uscita del primo Ep e dopo una storia di cambiamenti, separazioni, carriere soliste, la band fiorentina ha ripreso con decisione il suo posto sui palchi e nei cuori dei fans. Gli anni ottanta sono lontani, ma l’energia che allora si sprigionò nella scena musicale italiana dimostra di essere ancora viva e scalciante nella misura in cui non si avvolge nella spirale della nostalgia sterile. A Firenze la band ha suonato ad inizio giugno in una formazione che comprendeva due ex storici come il bassista Gianni Maroccolo e il tastierista Antonio Aiazzi (oltre al batterista Daniele Trambusti e al chitarrista Federico Poggipollini, collaboratori di pregio in alcuni periodi). Un flashback emozionante per i fans della prima ora, ma anche per loro come conferma Pelù: «L’incontro è stato molto emozionante sin dalle prove, poi, quando siamo saliti sul palco, è partita la vecchia magìa dei Litfiba anni ’80, una bellissima sensazione». Destinata a ripetersi? Magari anche su disco? «La vita è lunga e le occasioni infinite. Prima o poi ci piacerebbe fare qualcosa insieme a loro, anche di più strutturato».

      In fondo i tanto bistrattati anni ottanta, musicalmente hanno prodotto moltissime cose buone, siete d’accordo? «Assolutamente - conferma Ghigo - sono stati un momento creativo straordinario e irripetibile». «Verissimo - incalza Piero - lo spirito, la società, la voglia di far bene di quegli anni, oggi non puoi ritrovarli perché il mondo è cambiato completamente e non sarebbe neanche giusto cadere nella nostalgia. Ma noi suoniamo ancora quelle canzoni perché sono belle e anche per il gusto di riappropriarci completamente di tutto il nostro repertorio, che ammonta a quasi 180 canzoni. Qualcuno ogni tanto ci dice “negli ’80 eravate più selvaggi”, ma allora suonavamo un’ora e mezza al massimo, anche perché avevamo meno pezzi, oltre che meno anni. Comunque in tour ne portiamo una quarantina, fra le quali scegliamo ogni sera le 25-26 che suoneremo e devo dire che per il tipo di spettacolo che facciamo noi, potente, dinamico, anche fisico, sono tante».

      Uno sforzo molto apprezzato dal pubblico che ha affollato tutte le date del tour nonostante la crisi che non ha risparmiato neanche l’ambito della musica dal vivo. «Questa crisi - ci dice Piero - ha dimensioni tali che esserne immuni è veramente impossibile, ma aldilà delle affluenze, soddisfacenti considerato il periodo storico, siamo molto contenti di quello che stiamo suonando sul palco e della risposta del nostro pubblico».

      Mix e Cut-Up da laRepubblica.it e Unità.it



      07/07/12

      Genova 2001 - La Cassazione condanna

      Commento di Marco Santopadre di Radio Città Aperta - 88,9 Mhz (Roma) e la prima pagina del Il Manifesto sulla sentenza

      La Cassazione condanna gli agenti e i dirigenti responsabili delle violenza della Diaz. Ma la prescrizione salva i condannati dal carcere. Giustizia non è fatta.

      Dopo ben 9 ore di camera di consiglio la Cassazione ha deciso di confermare le condanne già comminate in secondo grado per i 25 tra poliziotti e dirigenti dei vari corpi di sicurezza dello Stato responsabili delle torture e delle violenze contro i manifestanti che dormivano nella scuola Diaz di Genova il 21 luglio del 2001.
      Ma, incredibilmente, nessuno dei responsabili di quella efferata brutalità contro persone inermi, della costruzione delle prove false e dei depistaggi su quanto accadde quella notte pagherà veramente. Neanche con un giorno di carcere.

      La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva le condanne nei confronti dei funzionari della Polizia di Stato per l'irruzione alla Scuola di Genova che ospitava il media-center del Genoa Social Forum. Condannati per falso aggravato, l'unico reato non prescritto dopo 11 anni, per i verbali di perquisizione e arresto a carico dei manifestanti, che si sono rivelati pieni di accuse false, nessuno di loro rischia il carcere, grazie ai tre anni di sconto previsti dall'indulto approvato nel 2006. Confermate quindi solo in via teorica le condanne a 4 anni inflitte a Giovanni Luperi e a Francesco Gratteri, quella a 5 anni per Vincenzo Canterini, nonchè le pene, pari a 3 anni e 8 mesi, inflitte a Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi e Massimiliano Di Bernardini.
      Come se non bastasse, la Cassazione ha anche dichiarato prescritti i reati di lesioni gravi commessi dagli agenti della celere che quel giorno facevano parte del settimo nucleo speciale della Mobile.
      Nel frattempo i dirigenti di allora sono stati promossi, hanno fatto strada all'interno della Polizia, dei Servizi Segreti, di altri apparati dello Stato.
      La parola fine, dal punto di vista giudiziario su quella vicenda, lascia l'amaro in bocca e dà la sensazione che in questo paese l'immunità e l'impunità per gli uomini in divisa colpevoli di crimini anche molto gravi sia una costante, una certezza. In particolare nel caso di Gianni De Gennaro, ex capo della polizia, e promosso sottosegretario alla Presidenza del Consiglio da Monti, è stato fatto un processo parallelo. De Gennaro, assolto in primo grado, ma condannato in appello a un anno e 4 mesi, è stato prosciolto definitivamente da ogni accusa dalla Cassazione nel novembre dello scorso anno. "Perchè il fatto non sussiste".

      ''La catena di comando é stata condannata e questo é un grande risultato, rimane però il dato di fatto che quella notte alla scuola Diaz é stata una pagina nera per la democrazia italiana e il Parlamento non ha nemmeno fatto una Commissione di inchiesta per individuare le responsabilità politiche'' ha commentato l'avvocato Francesco Romeo, difensore di alcune delle vittime del pestaggio.

      Ancora più amaro il commento di Haidi Giuliani, madre del ragazzo ucciso da un Carabiniere durante le manifestazioni contro il G8: ''la giustizia c'é benché incompleta'' ha detto, aggiungendo che "le responsabilità sono più ampie e penso all'assoluzione dell'allora capo della polizia e al mancato processo per la morte di mio figlio''.

      L'unica, minima consolazione è che la Corte ha deciso di comminare ai colpevoli la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per un periodo di 5 anni. Questo, secondo diversi giuristi, dovrebbe significare l'immediata decadenza di tutti i funzionari in servizio dai loro incarichi. La stessa sanzione non è stata però comminata ai capisquadra che guidarono 400 celerini all'assalto della scuola. Nei confronti degli agenti di Polizia Tucci, Cenni, Basili, Ledoti, Compagnone, Stranieri, Lucaroni e Zaccaria, data la dichiarazione di prescrizione dei loro reati, non dovrebbe scattare la pena accessoria della condanna all'interdizione dai pubblici uffici.
      E l'ulteriore paradosso è che tra pochissimi giorni alcuni manifestanti che in quei giorni erano a Genova, una decina, potrebbero pagare con il carcere accusati di reati gravissimi come 'devastazione e saccheggio'.
      In modo che si possa dire, a posteriori, che si, in fondo qualche poliziotto avrà anche esagerato, ma che le colpe stanno da entrambe le parti. E che forse la violenza della Polizia e dei Carabinieri e dei Finanzieri era soltanto uno eccessiva ma giustificabile reazione alla violenza dei manifestanti.








      RCA