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15/02/18

Cats Cover, magnifici gatti nelle copertine dei dischi

Noi amiamo i gatti, lo sapete. Internet ama i gatti. Lo sappiamo tutti. E' Alfra Martini, alias Asymvisuals, l'artista digitale che deciso di ritoccare le cover di alcuni album musicali, sostituendo musicisti e oggetti presenti nelle copertine con dei magnifici.. gatti. In alcuni casi il risultato è davvero esilarante. Abbiamo scelte quelle che riteniamo più divertenti, con immagini giocose di felini mai viste prima e che ci renderanno la giornata sicuramente più leggera.
 
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05/04/17

Musica e arti grafiche: Cover d'elite

La copertina di un album è sempre stato un esempio calzante, un contributo spesso fondamentale per descrivere la direzione emotiva dell'intera opera. Il mondo dell’arte e quello della musica sono sempre stati collegati, e molte delle cover più importanti sono state realizzate non solo da fumettisti e disegnatori visionari, ma da studi e fotografi illustri (Andy Wharol è l'esempio più lampante).
Abbiamo spesso dedicato post alle cover, non solo musicali, ma anche editoriali, libri, fumetti ed altro. Oggi abbiamo scelto alcune cover per noi significative, e tralasciato, come sempre, quelle più famose e più rappresentate (Dark Side of the moon, Nirvana etc..), e non potevamo però inserire l'unicità della Banana di Wharol o l'essenza di Never Mind the Bollocks. Abbiamo scelto non in base ad una bellezza estetica o a virtuosismi stilistici, ma perché la copertina di un disco è la fotografia della società al momento in cui essa viene realizzata, è l'espressione del contesto, oltre che la percezione di quello che andremo ad ascoltare.
Il rapporto tra musica e arti grafiche era strettissimo nell’epoca del vinile, quindi iniziamo la nostra carrellata proprio dagli anni '50, per proseguire con l'intensificazione della sinergia nel corso degli anni ’60, ’70 e ’80. Ricordiamo che molti dischi sono ricordati per la loro copertina prima ancora che per la loro musica.

Elvis Presley - Elvis Presley 1956
La prima cover nel suo genere. Quella del debutto del Re del Rock'n'Roll che schizzò direttamente al top, n°1 della classifica Bilboard negli States. L'iconico album rappresenta l'alba del rock, con la chitarra posta al centro (quindi all'attenzione) invece del pianoforte, fino ad allora lo strumento predominante sulle copertine dei dischi. Era il 23 Marzo del 1956 e nessuno aveva visto una cosa del genere" . A poco meno di quattro dollari per copia, si trattò del primo album della Rca ad aver incassato oltre un milione di dollari a un solo mese dalla pubblicazione. Elvis Presley è poi diventato il primo album in assoluto ad aver venduto più di un milione di copie. La foto per la cover fu scattata da William V. “Red” Robertson durante uno show a Tampa. Quell’immagine, datata 1955, è diventata un'icona. Così tanto da non essere solo usata sui giornali e le locandine per pubblicizzare gli show del "Re", ma come vedremo tra poco, finire anche su dischi altrui.
 





The Clash - London Calling   1979
Spartiacque tra due decenni fondamentali per la musica. Insieme al precedente due classici album e due classiche cover. Anche a sguardi meno curiosi rivela la similitudine tra le due foto e le stampe. Senza malizia e perché consideriamo i Clash come una delle band che più ha contribuito al rinnovamento del rock diciamo che fu un tributo a Elvis. Al limite, gli copiarono solo il celebre.. ciuffo! Ray Lowry, curatore della grafica riportò fedelmente i colori ed il lettering di Elvis Presley e colloca il nome del disco nella identica posizione usata dal grafico del Re. La foto fu scattata alle 22.50 del 21 settembre 1979 al Palladium di New York da Pennie Smith.






John Coltrane - Blue Train 1957
Raramente un etichetta discografica ha prodotto così tante cover diventate poi "classiche" come la Blue Note, la seminale label di musica Jazz. Più di tutti hanno avuto un approccio consistente e evocativo, tanto da essere considerata la migliore arte grafica degli anni '50 e '60. Blue Train non fa eccezione. Fu il brillante secondo album del geniale sassofonista, di cui abbiamo parlato in questo post: The giant- John Coltrane






The Beatles - Revolver 1966
 Avremmo potuto scegliere la cover di Sgt. Pepper, che ha una classe a se stante. Tuttavia l'innovativo lavoro creato un anno prima da Klaus Voormann, un loro amico dai tempi di Amburgo, appunto la cover di Revolver, fu altrettanto creativa e influente nei tempi successivi: dopo tutto, dopo la mitica copertina di Sgt Pepper tutto sarebbe cambiato.
Revolver fu uno dei primi album dell'era psichedelica. Il collage di disegni e foto di Voormann riflettevano gli esperimenti con l'LSD dei Beatles durante la sua produzione.
“Voormann dichiarò al Guardian che John Lennon gli si avvicinò durante le registrazioni: “Hai qualche idea per la nostra nuova copertina dell'album?’ Ho pensato: Si! Dovevo fare una cover per la band più famosa del mondo!In momenti come questo, si potrebbe improvvisamente dimenticare che una volta erano stati dei ragazzini trasandati di Liverpool."
"Quando ho sentito la musica, ero scioccato. Era incredibile. Ma era anche spaventosa, perché l'ultima canzone era ‘Tomorrow Never Knows '".

Il testo di Tomorrow Never Knows, era stato adattato dal libro di Timothy Leary, The Psychedelic Experience: Un manuale basato sul Libro Tibetano dei morti e combinato con i loop estratti da nastri, vecchie registrazioni e il drumming ipnotico di Ringo Starr contribuì a creare l'atmosfera psichedelica - e l'arte della copertina di Voormann.
A Londra, lavorò tre settimane nel suo minuscolo appartamento, con penna e inchiostro nero per creare i quattro grandi disegni dei Beatles. Vennero combinati con un collage di foto in bianco e nero scattate da Bob Whitaker.
Il lavoro di Voormann su Revolver gli valse un Grammy per la Miglior Copertina per Album Musicali, che però non lo rese ricco. La casa discografica dei Beatles lo pagò solo circa 50 sterline.
“Io lo avrei fatto anche per niente", dichiarò. E ci crediamo, davvero!
 





16/10/15

Oscuro, fumoso, cupo, pieno di alcol e solitudine: Mark Lanegan Post

Otto anni, otto lunghissimi anni dall'ultimo, meraviglioso Bubble Gum: Mark Lanegan torna ed è.. Funeral Blues. Un disco dal passato che non passa, ma con notevoli cambiamenti rispetto ai dischi precedenti, con le drum machine che spesso sostituiscono la batteria (nonostante in cabina di regia ci sia anche Jack Irons, ex batterista di mille e più band, tra le quali Red Hot Chili Peppers e Pearl Jam, in compagnia del fido Josh Homme e di Greg Dulli), in un disco elettrico dove synth e tastiere dominano, piuttosto che le magiche chitarre che hanno sempre caratterizzato il sound del buon Mark. Un lavoro che è un antidoto al nuovo conformismo dell'indie rock, al rock alla moda che non graffia e non scuote. Perchè il blues non è solo un genere musicale, ma uno stato d'animo, uno stato d'animo che M.Lanegan ha sempre avuto e che a noi piace, lo sentiamo nostro: oscuro, maledetto, fumoso, irrequieto, paludoso, cupo, pieno di alcol e solitudine ma sempre con una dose di ironia e speranza, di fondo. Mark ci fa sapere di non amare la stampa, il gossip, i riflettori. Gli piace stare per conto suo, con i suoi animali (cani..) e che la privacy è un bene ultra prezioso, di questi tempi. Come non amare lui e la sua musica?











Mark Lanegan - Funeral Blues 


Un album di cover, l'ennesimo. Estetico e melodioso, ripercorre i ricordi d'infanzia di Mark Lanegan e ne illustra  l'ampiezza, insieme alla portata delle sue radici. Con momenti di rara  profondità, questo disco che conferma Lanegan comunque  come una delle voci più potenti della sua generazione, non mi convince. Anzi, con l'esclusione di un paio di pezzi, "She's Gone" ( Vern Gosdin) e  "I'm Not the Loving Kind" del solito  John Cale, non mi è proprio piaciuto. Lo trovo pomposo, monotono, "lento". Forse solo perchè non mi piacciono gli "originali", ma il confronto con l'altro disco di cover di Mark,  I'll Take Care of You, del '99,  è impietoso.  Strano,  avevo letto un pò di recensioni in giro e i pareri sono discordanti: Imitation è considerato un ottimo album, quello della.."maturità" (!) e Blues Funeral come un passo falso. In totale disaccordo, considero il primo  disco, un ottimo disco di cover, non un omaggio alle canzoni di infanzia ma alle sue fonti d'ispirazione, primo tra tutti il J. Lee Pierce dei Gun Club  e  il secondo sperimentale, intrigante, con l'inserimento si synth e drum-machine, che ben si combinano con la sua malinconia. Perchè.. "tutte le canzoni che trasmettono positività e allegria, a me fanno venire una tristezza infinita. Perché dentro di te sai che le cose, nella realtà, saranno sempre diverse".
E' questa l'originalità del buon Mark, quella che tanto ce lo fa amare..


Imitation  (2013, Vagrant Records)
"Flatlands" - Chelsea Wolfe -- Chelsea Wolfe
"She's Gone" - Jan Paxton/Clarence White -- Vern Gosdin
"Deepest Shade" - Greg Dulli -- The Twilight Singers
"You Only Live Twice" - Leslie Bricusse -- Nancy Sinatra
"Pretty Colors" - Al Gorgoni/Chip Taylor -- Frank Sinatra
"Brompton Oratory" - Nick Cave -- Nick Cave and the Bad Seeds
"Solitaire" - Neil Sedaka/Phil Cody -- Andy Williams
"Mack the Knife" - Kurt Weill/Bertolt Brecht -- Bobby Darin
"I'm Not the Loving Kind" - John Cale -- John Cale
"Lonely Street" - Carl Belew/Kenny Sowder/W.S. Stevenson -- Andy Williams
"Élégie funèbre" - Gérard Manset -- Gérard Manset
"Autumn Leaves" - Joseph Kosma/Johnny Mercer/Jacques Prévert -- Andy Williams 


I'll Take Care Of You  (1999, Sub Pop)
Carry Home - 3:00 - (Jeffrey Lee Pierce)
I'll Take Care of You - 2:50 - (Brook Benton)
Shiloh Town - 3:22 - (Tim Hardin)
Creeping Coastline of Lights - 3:20 - (Leaving Trains)
Badi-Da - 3:21 - (Fred Neil)
Consider Me - 3:49 - (Eddie Floyd, Booker T. Jones)
On Jesus' Program - 2:45 - (Overton Vertis Wright)
Little Sadie - 3:23 - (traditional)
Together Again - 2:34 - (Buck Owens)
Shanty Man's Life - 3:12 - (Steven Harrison Paulus)
Boogie Boogie - 2:04 - (Tim Rose)


Mark_Lanegan_Imitation.rar
Mark Lanegan I'll Take Care of You 




09/10/15

Omaggio, tributo o talento: le cover di successo

Che siano un omaggio a un mito o un "collega" del passato (o del presente), un tributo alla bellezza e alla potenza della canzone che sembra perfetta, o solamente una ciliegina alla torta del successo raggiunto, le cover dal vivo o in studio sono la dimostrazione di un talento in grado di spaziare in altri campi e generi. Esistono tuttavia differenti casi - e qui se ne leggono alcune pensando agli esempi più famosi ed eclatanti - di rock band o solisti che hanno raggiunto le vetti delle classifiche (e talvolta artistiche) proprio grazie a una cover, che assurge a marchio di fabbrica, quasi a oscurare quanto di valido si faccia prima, durante o dopo. Ad esempio..


The Kingsmen, Louie Louie (1963)
Suonavano nel garage di casa, i Kingsmen,  quintetto di Pordand (Oregon), quando decisero di registrare la cover, incisa nel 1957 da Richard Berry, un calypso venato di r’n’b, sulla scia di Havana Moon di Chuck Berry (nessuna parentela fra i due).  Il pezzo ha una struttura semplice, quasi proto-punk, e piace subito ai ragazzi, centra in pieno l'obiettivo: i testi sono quasi incomprensibili e vennero giudicati osceni dalla borghesia dell'epoca, che ne proibì la diffusione presso alcune emittenti locali, il canto è rauco, il ritmo battente, con un solo e breve assolo, incontrò subito il favore dei dj radiofonici e di tantissimi adolescenti, facendo dei Kingsmen uno dei più duraturi complessini degli anni Sessanta.

The Animals, The House Of The Rising Sun (1964)
Il brano risulta, da tempo, inestricabilmente legato alla popolarissima cover dei cinque Animals, mentre le versioni precedenti, benché valide o imponanti, vengono quasi di colpo rimosse o trascurate.In origine il pezzo é un motivo popolare, scoperto dal musicologo Alan Lomax, che lo tirò fuori da alcune registrazioni degli anni Trenta.
The House ofthe Rising Sun viene in seguito ripresa e moditicata da un vasto numero di artisti, dal blues di Josh White e Leadbelly al folk di Pete Seeger e Joan Baez, da Bob Dylan al beat africano di Miriam Makeba. Ma è la versione del folksinger Johnny Handle ad attrarre la curiosità degli inglesi Animals, che la fanno propria con arpeggi di chitarra elettrica, con il ritmo scandito dall’organo e con il vocalismo strozzato dal whisky di Eric Burdon in chiave rock blues: gli Animals faranno della canzone un inno dei giovani, del beat e della British Invasion.

The Byrds, Turn, Turn, Turn (1966)
Pionieri del folk rock, David Crosby e Roger McGuinn cominciano a studiare le possibilità di incrociare i due mondi (il folk e il rock, appunto) partendo dalle chitarre. Da un lato McGuinn sceglie un'inglese Rickenbacker 12 corde perché il beatle George Harrison ne suona una; dall’altro Crosby sceglie numerosi pezzi del Bob Dylan acustico per il nascente quintetto. L’album di debutto Mr. Tambourine Man (1965) non a caso ha ben quattro cover dylaniane (title track compresa) con la band che va ancor più in profondità nel costruire un nuovo folk: in questa cover da Pete Seeger - che la scrive negli anni Cinquanta ma l'incide solo nel 1962 - David e Roger aggiungono inedite armonie corali, un suono chitarristico tintinnante, che va al la dell’aspetto meditativo originale. La cover dei Byrds vola al numero 1, mentre, negli anni successivi, molti original, firmati anche dagli altri membri' Gene Clark e Chris Hilhman, vantano successi inferiori, giacché i cinque "Uccelli" non raggiungeranno mai la top ten con una loro canzone.

Aretha Franklin, Respect (1967)
Nella versione originaria di Otis Redding del 1965, il brano è una hit di proporzioni modeste che non va oltre il numero 35 della Billboard Hot 100, ma un giovane quartetto, i Vagrants - ne fanno un exploit locale, nel 1967, con una versione garage rock -  il testo del soulman su onore e fedeltà aumenta il tasso di misoginia. Ci vuole un’altra grande Voce r'n’b, Aretha Franklin, per trasformare Respect da standard pop a personalissimo biglietto da visita musicale. Lavorando sul pezzo di Redding per l’album I Never Loved a Man the Way I Loved You, Aretha opta per un mutamento cruciale della prospettiva letteraria, assicurandogli un ruolo simbolico determinante come inno non ufficiale , dell'emergente movimento femminista. Sostenuta dalle sorelle Enna e Carolyn, - la Franklin esige rispetto anche nella giusta ripartizione della cover medesima, confermando che, sebbene Otis Redding scriva Respect, la canzone appartiene pure ad Aretha Franklin

Joe Cocker, With a Little Help from My Friends (1968)
Il brano viene scrirto dai Beatles ( Lennon/McCartney) con l'idea di dare qualcosa da cantare anche a Ringo Star per l’album Sgt.Pepper's Lonely Hearts Club Band (1967) affibiandogli, come sempre, i motivetti più facili e più stupidi. Ma, nelle mani di un ancora sconosciuto bluesman di Sheffield, il pezzo viene musicalmente stravolto da cima a fondo, diventando un lento rabbioso che monta in testa alle classifiche nel Regno Unito, facendo girare il nome di Joe Cocker all'estero, fino alla consacrazione iconica nella lunga performance a Woodstock. La versione di Cocker impressiona favorevolmente i Beatles che gli concedono la licenza a eseguire altri due loro pezzi per il secondo album, la stella di Joe continua a brillare <<con un piccolo aiuto>> di questi e altri amici (il  jamaicano Jimmy Cliff per esempio) grazie ai quali offrirà splendide versioni delle loro canzoni.L'immagine e la carriera del vocalist fricchettone però, rimarranno  per sempre legate alla sua.. Friends.

Ike and Tina Turner, Proud Mary (1970)
All'epoca in cui registra il celebre pezzo dei Creedence Clearwater Revival, il duo soul afro - americano ha già alle spalle oltre un decennio di carriera e circa venti album a proprio nome. Ma, nonostante diversi tentativi in direzione pop, il successo si rivela quasi sempre effmero per i coniugi Turner, quando passano dal r’n’b al mainstream. Fresca dell’esperienza come supporter per i concerti dei Rolling Stones, l‘anno prima, la grintosa coppia non è estranea alle cover di notissime melodie rock: ecco quindi per Ike & Tina il biglietto da visita con l'eccitata ed eccitante interpretazione (soprattutto nella provocatoria sensualità della vocalist) della hit che i Creedence incidono un anno prima. Proud Mary in chiave black raggiunge il quarto posto nella hit parade, vendendo, come singolo, più di un milione di copie, guadagnando l'apparizione all'Ed Sullivan Show, cosi come la vittoria di un Grammy per la migliore performance di r’n’b vocale nel 1972.

Elvis Costello, (What’s So Funny about) Peace, Love and Understanding (1970)
In veste di cantautore rock, Elvis Costello è l’artefice di alcune tra le più belle composizioni dell'era post post punk, da Alison a Pump it Up, da Almost Blue a Everyday I Write the Book. Ma la canzone che meglio lo rappresenta (e per la quale è conosciuto in tutto il mondo) viene scritta nel 1970 dall'amico e produttore Nick Lowe, il quale é anche il primo a registrarla con la propria pub band nel 1974. (What's So Funny 'bout) Peace, Love and Understanding nell’immenso songbook costelliano vanta dunque la vita piu lunga, il che è tutto dire considerando la feroce concorrenza di ben altri pezzi dello stesso geniaccio londinese.

Joan Jett, I Love Rock’n’Roll (1979)
Stando agli unanimi consensi attorno alla band, il nuovo singolo degli Arrows dovrebbe essere il colpo grosso per tutto il 1975: presentato in un noto show televisivo inglese (come pure negli States), non basta per risalire nelle classifiche britanniche. Invece, Joan Jett, che vede il gruppo negli Stati Uniti da spalla al tour delle Runaways, é folgorata da I Love Rock'n’Roll che subito incide assieme a musicisti come SteveJones e Paul Cook dei Sex Pistols. Il brano originariamente appare quale lato b di You Dont Own Me, ma Jett non è soddisfatta e quindi lo registra di nuovo nel 1981 assieme al proprio quartetto The Blakhearts: la grinta hard rock della cover vale la cima di Billboard e la carriera solista della bruna cantante di Filadelfia.

Kim Carnes, Bette Davis Eyes (1981)
Scritto nel 1974 da Donna Weiss e Jackie DeShannon, quest'ultimo musicista di talento che nel 1964 apre la tournée americana dei Beatles e poi compone brani assieme a Jimmy Page e Randy Newman - il brano trae ispirazione dal film drammatico e proto-femminista Perdutamente tua (1942), grazie alla scena in cui Paul Henreid accende una sigaretta a Bette Davis. Diversi anni dopo, Weiss porta la canzone a un’amica, la cantante e autrice Kim Carnes: e dopo che il tastierista Bill Cuomo ripulisce la melodia con alcuni synth, Bette Davis Eyes è pronta a decollare, restando al n° 1 per nove settimane nelle classifiche e vincendo sia il Grammy Award sia il Record of the Year del 1982.

Soft Cell, Tainted Love (1981)
Nel 1976, la cantante soul americana Gloria jones - già corista nei T. Rex, nonché fidanzata del loro epico frontman Marc Bolan - riregistra questa canzone già incisa nel 1964: e proprio durante i Sixties il meditabondo e cadenzato inno strappalacrime resta un punto fermo dei dj inglesi di gusto northern soul. Ma Tainted Love diventerà famosa nel mondo nel 1981, quando il duo inglese con Marc Almond e David Ball ne offre una versione tecnopop arrivando in testa alle patrie classifiche e all'ottavo posto negli Stati Uniti. A proprio vantaggio, i Soft Cell non giocano sulla fedeltà o sulla nostalgia: la cover è di proposito lenta, misteriosa e sensuale, un inno dancefloor duraturo che contesta l'idea che i sintetizzaton tipici della new wave debbano per forza apparire freddi o spersonalizzanti.

Sinead O’Connor, Nothing Compares 2 U (1989)
La versione originale resta sostanzialmente dimenticata, benché venga eseguita da The
Family, un progetto utilizzato da Prince (e con ex membri di The Time) come valvola di sfogo per il copioso songwriting di Minneapolis. Rimasto nel dimenticatoio per due-tre anni, dunque vicino al fallimento commerciale, il brano viene però riconsiderato dal manager di Sinead O'Connor che lo suggerisce, quale single, alla giovane cantautrice irlandese, che, a sua volta, lo muta nel maggior successo di una lunga e impegnativa carriera. Grazie a lei Nothing Compares 2 U ispira una vagonata di nuove cover, con Prince che inizia a suonarlo dal vivo, fino a farne una propria versione nell'album Hits. Resta tra l’altro la canzone che spinge la calva dublinese verso i riflettori del mainstream, un genere in cui si trova spesso a disagio sul piano esistenziale.

The Lemonheads, Mrs.Robinson» (1992)
Sulla scia di Nevermind dei Nirvana che fa impazzire l'industna musicale dei primi anni Novanta, le grandi major americane propongono contratti favolosi a qualsiasi giovane band il cui credito indie rock sembri vagamente commerciale. Solo dopo la firma sugli anticipi, lo show business si accorge che in fondo i vari gruppi alternativi, salvo rarissime eccezioni, non vanno al di la di audience specialistiche. Infatti l'eccellente album It's a Shame about Ray del trio di Boston originariamente non include la cover dell’ormai classicissima ballata di Simon & Garfunkel, ma quando le <<teste di limone>> registrano un video per il 25° anniversario del film Il laureato (dove Mrs. Robinson è di fatto il leit-motiv), la nuova versione (molto più rock) decolla. E l'Atlantic ristampa quasi subito It’s a Shame about Ray con l'aggiunta della cover. Il tutto funziona, anche perché Mtv offre alla fresca Mrs. Robinson molto più spazio di quanto faccia con gli altri pezzi dell‘album. Ma né prima né dopo i Lemonheads riescono a conseguire tanta attenzione mediatica.

Jeff Buckley, Hallelujah (1994)
Per molti, l’Hallelujah dello sfortunato Jeff Buckley (morto giovane come il padre Tim, anch’egli cantautore) è la versione deiinitiva del brano stesso, ignorando che non si tratta di un original, bensi della cover di una cover. Buckley s’ispira difatti alla versione del 1991 dell’ex Velvet Underground John Cale, il quale, a sua volta, pesca da quella autentica composta dal canadese Leonard Cohen nel 1984, comunque già famosa nei toni poeticamente oppressivi e deprimenti. In circa trent’anni le cover di Hallelujah sono quasi seicento in almeno venti lingue e’ nel 2008 vantano oltre cinque milioni di copie vendute nelle interpretazioni di Buckley, Cohen, Cale, come pure di Rufus Wainwright o anche di me dell‘uragano Sandy.

Run-D.M.C., Walk This Way (1986)
Non c'é dubbio che i Run-D.M.C. abbiano un posto assicurato nella storia della musica anche senza la cover del pezzo hard rock degli Aerosmith uscito nel 1975, ma il successo commerciale del trio hip hop inizia (e per certi versi si conclude) con il rifacimento black di Walk This Way undici anni dopo. Il brano - prodotto da Rick Rubin con la partecipazione di Steven Tyler e Joe Perry, i due leader del quintetto di Sunapee - risulta il primo rap in assoluto nella top five di Billboard, confermandosi, alla distanza, fondamentale nella messa a punto del 'cosiddetto rap rock (e la clip ne rappresenta simbolicamente l'incontro/scontro).

Los Lobos, La Bamba (1987)
Los Lobos, insieme dal 1973, con oltre venti album alle spalle, è il sestetto tex-mex (o rock Chicano) più noto in assoluto e osannato nel mondo per le singolari versioni del repertorio folk messicano. I <<Lupi>> vengono chiamati per la musica di Richie Valens nel biopic La Bamba di Luis Valdez, nella cui soundtrack si ascoltano sei canzoni dello sfortunato cantautore, morto a diciassette anni nell’incidente aereo in cui perdono la vita anche Buddy Holly e Big Bopper. E La Bamba originale, che rilanciata postuma nel 1959 si piazza al numero uno in otto paesi (compresi Stati Uniti e Gran Bretagna), e assunta e pensata da Los Lobos quale omaggio al genio precoce del losangelino, che dal quartiere multiemico di Pacoima, rima in chiave pop rock, una song latina di solito cantata in occasione di matrimoni e battesimi nello stato di Veracruz. L' originale, un po' piu lento rispetto alle due cover, è documentata fin dal 1830.


08/06/15

Le brillanti cover reggae dei cupi Nirvana e il lugubre Dub dei Jah Division

L'hard-rock e melodia, l'asprezza e la furia punk iconoclasta, la malinconia esistenziale che si sposa con la spiritualità del reggae.


Le cover sono state a lungo uno dei prodotti principali del reggae, ma in tutta questa riproposizione è difficile scovare lavori davvero validi. Questo tributo ai Nirvana, invece, ci sorprende per l'efficacia: Prince Fatty e Mutant Hi-Fi, produttori e Little Roy che le canta, hanno pubblicato questo progetto nel 2011.
Nato Earl Lowe a Kingston, Little Roy è stato il primo artista a raggiungere il top delle classifiche giamaicane con un brano apertamente Rasta - Bongo Nyah - nel 1969. Little Roy ha attraverso l'era della dancehall e il suo "Tribal War Sound" è stato utilizzato su centinaia di dischi reggae, non ultimi su alcuni album di Damian Marley, ma senza essere mai riuscito a rompere le barriere del mainstream. In The Battle for Seattle, in aggiunta alle sue evidenti doti musicali, c'è che la sua voce ha delle venature simili a quella di Kurt Cobain.
Le Cover sono audaci e brillanti, cover inusuali: la qualità della musica dei Nirvana, a parte i testi, si traduce perfettamente in una serie di ritmi vivaci anche se un pò vintage. Gli arrangiamenti sono quelli classici di Mutant Hi-Fi: tastiere vorticose , fiati morbidi e avvolgenti, episodi dub e calorosi cori in stile Lee Scrathc Perry. Roy non aveva mai sentito i Nirvana prima di registrare questo disco, e il testo drammatico della sua canzone preferita, Polly sembra strano, cantanto da un rasta spirituale come Roy è sempre stato ("horny" viene modificato in "happy" nel finale di Lithium, probabilmente per questo motivo) . Battle for Seattle è molto più di un azzardo. E' un esperimento coraggioso, dove è evidente e probabile l'ispirazione degli Easy Star All-Stars di Dub Side of the Moon, mette in mostra il lato visionario dello stile retrò della produzione di Prince Fatty, e ha portato a Little Roy l'attenzione che merita.





Joy Division in versione dub
"Dub Will Tear Us Apart", è il meraviglioso e solitario EP di Jah Division. E' esattamente quello che c'è nel titolo: le versioni reggae/dub delle canzoni del gruppo di Manchester. Ma, vi giuro, non prendete queste cover come un lavoro a buon mercato, come un qualsiasi Dread Zeppelin. Jah Division erano / sono musicisti degni di rispetto, che hanno trasformato i classici Joy Division in un dub lugubre sommato con un "noise"strano, pieno di rumori e note stridule. L' E. P. è stato pubblicato circa 11 anni fa, con un edizione limitata a soli 600 esemplari, ma suona ancora frequentemente nei nostri dispositivi. Ian Curtis era un fan del reggae dichiarato, come molti nel Regno Unito in quel periodo, ma nonostante questo, un matrimonio tra il sound dei Joy e il dub sembrava impossibile. Sulla carta , ma in realtà è qualcosa che funziona: dalle nebbie di Manchester ai soundsystem di Kingston, i quattro Jah, Brad Truax, Chris Millstein, Barry London e Kid Millions, la cui esistenza stessa come band all'inizio sembrava solo una diceria, suonarono le versioni dub delle canzoni dopo aver acquistato una tastiera che, a loro dire, aveva un groovy molto Joy Division. Da li è partito il progetto.
La primaad essere registrata fu Isolation Dub, seguita da 'Heart & Soul Dub' e poi, dopo un inizio incerto, fu la volta delle 4 versioni di 'Dub Will Tear Us Apart'..

Dub Will Tear Us Apart



20/05/15

Strane, strazianti, veloci, originali: le nostre cover

Reinterpretazione, rifacimento, copia fedele o rimaneggiata, chiamatele come vi pare. Sono comunque brani pubblicati in precedenza e eseguiti da qualcuno che non ne è l'interprete originale. Con sottile differenza, interpretazione è in genere quando un musicista interpreta un brano considerato un classico della musica eseguito innumerevoli volte.Mentre cover è invece maggiormente utilizzato per indicare la reinterpretazione di brani relativamente recenti (come nel caso delle "cover band" e delle tribute band, gruppi musicali che interpretano solo canzoni note scritte da altri).

Queste non sono le cover perfette, le migliori, quelle diventate più famose delle originali, quelle attribuite al secondo interprete, un gruppo o artista che sia e non all’artista originale. Niente di tutto questo. Sono cover strane, alcune .. strambe, originali, e nel segno di questo blog, sono cover che ci piacciono, quindi scelte personali, di gusto e non per i motivi prima descritti o altro. Come sempre mancherà qualcosa, ma queste sono quelle che ci sono venute in mente al momento perchè stanno girando sui nostri dispositivi, in un modo o nell'altro. Buon ascolto..


Marcia Griffiths "The First Time Ever I Saw Your Face" (Ewan MacColl)
Scritta dal cantante e songwriter politicamente impegnato Ewan MacColl nel '58 per Peggy Seeger, che sarebbe poi diventata sua moglie. La cantavano Peter, Paul and Mary negli anni Sessanta, J. Cash e Elvis pure ne fece una versione. Ma questa di Marcia Griffiths è una classica bella canzone d'amore, con un testo semplice, e.. straziante. Scritta da MacColl per il suo nuovo amore, (Peggy Seeger), è la storia di un amore a prima vista: impossibile resistere a questa versione reggae di Marcia Griffiths. Una cantante della grande tradizione reggae, prima con il gruppo femminile I-Thress, con Rita Marley e Judy Mowatt, poi come backing vocals nei Wailers di B. Marley. Marcia trasforma una canzone folk/soul in una ballata romantica dove le sue caratteristiche vocali riescono ad ammaliarci sin dalle prime note..




David Bowie, "Kingdome Come" (Tom Verlaine)
Abbiamo parlato di Tom Verlaine e della sua importanza nel panorama musicale New Wave quì. "Kingdome Come" è un gran pezzo, con progressioni di accordi orecchiabili. Ma David Bowie un anno dopo la pubblicazione da parte di Tom, la rifece per il suo "Scary Monsters", e anche se è frustante, l' ha fatta meglio, ma molto: da alla canzone lo slancio, la vita, e il colore che mancavano nella versione di Verlaine. Bowie la dipinge fino alla fine con una batteria zelante e cori roboanti, ma prima della fine un pò disordinata, si rende conto ancora del potenziale della canzone che è stato lasciato irrealizzato da Verlaine e ironicamente, aggiunge un particolare Verlaine-esque, con la melodia di chitarra sostenuta di Fripp, chesuonerà poi nella metà delle canzoni di Scary. David Bowie rimarcava di non volere alcuna patria potestà sulla nuova musica del tempo (era il periodo del rock against racism) e le tendenze modaiole, salvo poi farsi convincere dal fedele chitarrista Carlos Alomar a realizzare la cover di “Kingdome Come”..



X, "Brethless" (Gerry Lee Lewis)
All'ultimo respiro (Breathless) è il bel Remake del celeberrimo Fino all'ultimo respiro di Jean-Luc Godard, del 1983 diretto dal regista Jim McBride, con protagonisti Richard Gere e Valérie Kaprisky, con una grandissima colonna sonora che va da Bad Boy di Mink DeVille a Final Sunset di Brian Eno, Celtic Soul Brothers  dei Dexy's Midnight Runner,
Message of Love dei The Pretenders e la stessa Brethless del killer, Gerry Lee.
E' uno dei film di Interzone come anche gli X di Exene Cervenka e Joe Doe è un gruppo tra i nostri preferiti. La loro versione del pezzo è gagliarda, adrenalinica, punk, contiene tutta l'estetica degli anni ottanta, come d'altronde il film, realizzato come un lunghissimo Music-Videoclip.




Dead Kennedys, "Rawhide" (Ned Washington/Dimitri Tiomkin)
Scritta da Ned Washington (testo) e composta da Dimitri Tiomkin nel 1958, fu portata al successo come una canzone country (o western song) da Frankie Laine, ma è stata coverizzata da infiniti artisti. Una delle più famose versioni fu quella dei Blues Brothers, e venne inserita nell'omonimo film. Inserita dal gruppo californiano in Plastic Surgery Disasters / In God We Trust, Inc, è una cover al fulmicotone come tutta la musica dei Dead Kennedys del resto.
God damn, well let's do a tune called rawhide, okay
God damn tape's rollin', let's go!!...




Willy DeVille"Hey Joe"
Williy DeVille ha cambiato la pelle come i serpenti pur di sopravvivere, in un deserto assolato come nello smog di una metropoli europea. E, di conto, alcune canzoni a volte sono addirittura oggetto di mutazioni genetiche pur di restare ancora vive nell'immaginario collettivo di generazioni diverse. 
Joe che acquista una pistola per uccidere la donna che l'aveva tradito, per poi squagliarsela in Messico, "where a man can be free" , anche dopo aver ammazzato la propria donna. Dal 1966 la incisero un po' tutti, da Hendrix, Byrds, Shadow of Knight, Patti Smith, Cher, Nick Cave. Ma..Uno, dos, tres con l'orchestrina mariachi che apre le danze forse è proprio simile a quella che Joe sentì una volta passato il confine. Un gioiellino: quando si parla di Tex Mex , "Hey Joe" tratta dall'album "Backstreet of Desire" dovrebbe essere considerata esplicativa per l'intero genere. Anche del.. "Randagio" abbiamo resocontato quì.




Wall of Voodoo, "Ring of Fire" (J. Cash)
Non è un segreto che Interzone considera Stan Ridgeway e Marc Moreland come una leggenda, creatori di canzoni intelligenti che raccontano piccole storie, e storie stravaganti; canzoni che ti portano in un altro luogo e agitano il cuore. La loro versione di Ring Of Fire, inserita come bonus track live in Index Master, è caratterizzata dalle chitarre lunatiche di Moreland e dai sintetizzatori. La seconda metà del brano è un assolo di chitarra dissonante, che ricorda il tema del film "Il nostro agente Flint", del 1966. Stan ha sempre dichiarato di essere in gran debito con Cash, e ha ricordato che si chiedeva quale fosse una bella canzone di tre accordi e di aver pensato subito a Ring of Fire. Oltretutto, la band in quel periodo avevano un nuovo un sintetizzatore Moog nuovo di zecca in quel punto. E ne è uscito quel folle tipo di suono palpitante..




The English Beat, “Can’t Get Used To Losing You” (Andy Williams)
Mentre molti dei loro amici della 2-Tone Records contemporanei, come The Specials e i Madness si presero la briga di rifare molti dei classici ska nella loro buona fede, The Beat, che pure ne fecero alcune,  presero una strada diversa, abbracciando l'easy listening con lo stesso fervore del cui Reggae, e degli artisti che li avevano ispirati . Il gruppo prese una canzone del 1963 del crooner Andy Williams, la spogliò della sua seriosità, ironizzando sul sentimentalismo  che conteneva , e la trasformò in qualcosa di più furtivo e vivace. Aiuta il fatto che il brano a loro disposizione è  libero e aperto, ma furono i vocalizzi di Dave Wakeling che  lo adattarono facilmente  per un beat rocksteady.Le mie migliori estati le ho passate con la manciata di brani di questa band.. favolosa! Questa è una versione leggermente modificata rispetto alla loro originale.





Beck, “Leopard-Skin Pill-Box Hat” (Bob Dylan)
Un album messo insieme per una buona causa, War Child Heroes, e dove fu chiesto a una manciata di leggende, come Dylan e Paul McCartney, di scegliere una canzone dal loro catalogo e affidarla all'artista contemporaneo loro preferito. Dylan scelse Beck per fare questa canzone!
Poco dopo aver registrato "Leopard-Skin" nell'estate del 2008, Beck ha iniziato a suonarla in una versione ridotta nei suoi live set.
Nel solco di Beck, il blues di "Leopard-Skin Pill-Box Hat" è stato rotto e rimontato, ed il risultato è che la canzone ha più muscoli, è più spavalda e forse possiede più anima di quella originale. Una fusione di due voci iconiche provenienti da due diverse generazioni. Anche Beck, se ancora non si fosse capito, è tra i nostri eroi..




Led Zeppelin, “Dazed and Confused” (Jake Holmes)
Jake Holmes non ha ottenuto i crediti per aver  ispirato i Led Zeppelin di "Dazed and Confused" fino al 2012, ma senza la sua canzone originale, questo Zeppelin mega-hit non sarebbe mai esistito. Holmes ne ha scritto una versione molto diversa nel 1967 per il suo disco solista "The Above Ground Sound" e presumibilmente Jimmy Page la ascoltò  mentre Holmes apriva i concerti  per gli The Yardbirds.




Soft Cell, “Tainted Love” (Gloria Jones)
La versione di Gloria Jones di "Tainted Love" è solo un po' troppo allegra. E 'ottimista e Jones non dà alla canzone il livello di mistero e di gravità che invece i Soft Cell le regalano. E 'una strana di inversione di ruoli, con la cantante soul che voleva trasmettere  il senso della storia di cuori spezzati e il duo electro-pop che la trasforma con noncuranza  e con ritmi orecchiabili e danzerecci. I quasi lamenti di Marc Almond rimbalzano sopra il synth inquietante, insieme a echi sospirati, danno il concetto di fuga frenetica da una relazione tossica e viene gestita perfettamente dai Soft Cell. Alta energia, ma è un'energia che corrisponde adeguadamente al senso di scuro e di ansia. Moody.




Nirvana, “Lake of Fire” (Meat Puppets)
Quando i Nirvana salirono sul palco per la loro leggendaria prestazione Unplugged per MTV nel novembre 1993, i produttori dello show ancora non sapevano quello che sarebbe successo durante il concerto. Le prove erano state strambe, Kurt Cobain soffriva a causa dell'eroina, e non aveva dato ai piani alti la set list dello show. Ma qualcosa di magico accadde quella notte, come testimoniano le candele che circondavano tutto il perimetro del palco. Liberati dal bagaglio dell' etichetta grunge che gli era stata appiccicata, i Nirvana presentarono il loro lato più sensibile, riflettente, tra cui una  cover dei Meat Puppets '"Lake of Fire." Nella sua forma originale, la canzone è un semplice e anonimo blues-rock . Ma loro la trasformarono sul palco in un inno bollente, di fuoco dell'inferno e di peccato. "Dove vanno i cattivi quando muoiono  ?". Una performance piena di magnetismo e uno dei momenti più suggestivi della discografia della band e della storia intera del rock.




Talking Heads, “Take Me To The River” (Al Green)
Cover che sostituiscono gli originali nella mente degli appassionati di musica non è un fatto insolito, ma c'è qualcosa da dire circa quattro ragazzi bianchi attillati di New York, che trovarono il pozzo profondo dell'anima e delle emozioni che il reverendo Al Green voleva mettere dentro Take me to the River, ma che in qualche modo aveva perso . La versione Talking Heads è un sorso di whisky per l'anima, lento nel bruciare e di calore persistente , incentrato sul concetto che, come David Byrne ha scritto nelle note di copertina per album, è "una canzone che unisce il battesimo con la lussuria adolescenziale". E il modo in cui lui e il resto del gruppo la eseguirono, fu come una lenta carezza sotto la coperta delle tenebre, sufficiente per lasciarvi stanchi e sudati.




"Janis Joplin,"Me and Bobby McGee" (Kris Kristofferson)
Registrato pochi giorni prima della sua morte, è la versione splendida di Janis Joplin di questa canzone di Kris Kristofferson, e che  fu un successo postumo , anzi, la sua unica canzone a raggiungere il n°. 1 in classifica. La sua voce senza pari fanno di questo un classico eterno e lo citiamo perchè è il brano con cui ho conosciuto Janis .




The Ramones, "Do You Wanna Dance" (Bobby Freeman)
I Ramones hanno preso questo già breve brano originale di Bobby Freeman scritta nel 1958 e inserita nel meraviglioso American Graffiti del 1973 (anche notoriamente coverizzato dai Beach Boys) e così come molte delle canzoni dei Ramones in meno di due minuti la trasformano in una classica e velocissima punk rock song. Inclusa nel nel film cult Rock 'n' Roll High School.




The Animals, "It's all over now, Baby Blue" (Bob Dylan)
Scritta da Bob Dylan, e inclusa nell'album Bringing It All Back Home del 1965. Molte le speculazioni su che fosse in realtà "Baby Blue": Joan Baez, David Blue, il pubblico folk di Dylan, e persino Dylan stesso. Il brano presenta forti influenze dalla poesia simbolista. Tantissime le cover: It's All Over Now, Baby Blue è stata reinterpretata da svariati artisti, e di tutti i generi: dal folk di Joan Baez, aii Them di Van Morrison, The Byrds, Judy Collins, Joni Mitchell, Marianne Faithfull, addirittura Falco, The 13th Floor Elevators, i Grateful Dead, Link Wray, Hugh Masekela, e i Bad Religion che ne fanno una canzone punk. La versione dei Them, pubblicata nel 1966, influenzò molti gruppi garage durante la fine degli anni sessanta e successivamente anche Beck inserì un campionamento tratto da questa versione nel suo singolo del 1996 Jack-Ass. Ma signori, ascoltate la voce di Eric Burdon nella versione degli Animals inserita nel loro disco del 1977 Before We Were So Rudely Interrupted. La malinconia che trasmette è a dir poco agghiacciante. Ne abbiamo parlato e reso omaggio qui.




Street Hassle, Simple Minds (Lou Reed)

Frank Zappa, "Sunshine of your love" (Cream)

The Eels, "Summer in the City" (The Lovin' Spoonful)

Al Brown"Here I Am (Come and Take Me)" (Al Green)


09/02/15

La fratellanza metal e bluegrass: Enter Sandman

Enter Sandman fu un singolo di successo, e l'omonimo album dei Metallica del 1991 alla fine raggiunse il disco di platino. La band divenne una delle più grandi nell'ambito dell'heavy metal e l'influenza di "Enter Sandman" ha avuto una grande influenza negli ambienti più disparati. E strani. Dal 1999, Mariano Rivera, sicuramente il più grande lanciatore nella storia del baseball, ha ritualmente fatto il suo ingresso al campo con "Enter Sandman"come la colonna sonora. (.. una strana scelta per un uomo profondamente mite e religioso, ma che in qualche modo funzionava.) E la canzone è stata coverizzata tantissime volte - da gruppi metal (Motörhead), ma anche da gente come Weird Al Yankovic, Pat Boone, e la band.. bluegrass dei Iron Horse.

Formata oltre un decennio fa, a Muscle Shoals, Alabama, la band presenta Tony Robertson al mandolino, Vance Henry alla chitarra, Ricky Rogers al basso, e Anthony Richardson sul banjo. E, durante la loro carriera hanno più volte intrapreso strade non prive di..rischio. Uno degli azzardi più riusciti però, è stato Fade to Bluegrass: Tribute to Metallica, (2003), una raccolta di dieci canzoni dei Metallica rifatte in bluegrass: parlando del disco sul loro sito web, scrivono :

<<I tamburi tonanti dei Metallica, le chitarre al batticuore e la voci angosciose raccontano le storie di persone perse nel caos della società moderna. Il Bluegrass canta le storie di persone in bilico, tra paradiso e inferno, la campagna e la città e l'amore e l'odio. In molti modi i Metallica e il bluegrass sono fratelli, loro nella giungla urbana e noi nel restante del paese...>>

Che succede quando questi due fratelli estraniati si incontrano? Fade to Bluegrass è la risposta. Banjo e mandolino sostituiscono le chitarre elettriche e le armonie solitarie della voce bluegrass prendono il posto del rabbioso cantato di James Hetfield, per creare un omaggio sorprendente e commovente. Eseguite con passione e competenza dagli Iron Horse, classici come "the Unforgiven", "Enter Sandman" e "Fade to Black," fanno di Fade to Bluegrass: Tribute to Metallica una riunione di famiglia tra fratelli, heavy metal e bluegrass.






10/01/15

Jukebox, Cat Power

Jukebox è l'ottavo album di Chan Marshall, nota con lo pseudonimo di Cat Power. Secondo disco di cover, dopo quello uscito nel 2000 e intitolato The Covers Record. Confesso: non mi piaceva, i suoi scarabocchi folk/blues degli inizi non mi dicevano assolutamente niente, poi, la sua musica ha subito una evoluzione che è stata tanto sorprendente quanto necessaria. Nel 2004 esce You Are Free: una mossa rischiosa che si muoveva al di là della musicista introversa degli album precedenti e che ha rivelato un nuovo aspetto di Cat Power: quello di una credibile cantante soul. E' diventata un cantante fiduciosa e carismatica, le sue traiettorie musicali sono familiari, e la spettacolare Jukebox, una sorta di sequel di The Covers Record, ribadisce tutto quello che ha guadagnato in questi anni di crescita musicale, e anche quello che ha perso. Jukebox ha esposto le radici della sua ritrovata "soulfulness". In un'epoca in cui i generi sembravano (e sembrano tuttora) pochi e lontani, frammentati e confusi, Jukebox è mirabilmente vario, a cavallo tra country, blues, R & B, folk, e showtunes. Pochi altri album, almeno nel regno indie, salterà così facilmente da Hank Williams a James Brown, da Billie Holiday a Janis Joplin, da Jessie Mae Hemphill ai Highwaymen.. Un album di cover come Jukebox ha  rivelato nuovi aspetti di una performer nella sua selezione e interpretazione dei brani preferiti, e a parte la reinterpretazione sommamente imbarazzante di "New York", il resto dice molto della nuova Cat Power.
In questo inizio anno, un disco da riscoprire e ascoltare.

Cat Power
Jukebox 






17/11/14

Nel pantheon del rock'n'roll: Juan Betancourt

INTERZONE ama il formato GIF e l'artista Tumblr Juan Betancourt si è probabilmente guadagnato un posto nel pantheon del rock'n'roll (e non solo) con la sua serie di cover di album animate. Le immagini iconiche che hanno portato alla fama immortale i Nirvana, i Led Zeppelin, i Metallica e i Daft Punk sono trasformate in mondi animati attraverso il talento di Betancourt per le GIF—una forma a cui si è iniziato a dedicare per motivi prettamente personali, secondo il suo sito, ma che ha deciso di condividere con il mondo. E noi gli siamo grati per questo—ascoltare Dark Side of the Moon guardando il prisma rotante della GIF di JB porta il concetto di "spinning record" in una nuova dimensione.
Date un'occhiata ad alcune delle nostre GIF preferite create da Betancourt:


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14/02/14

Cover, arte perduta?

Si, mi è capitato di acquistare un disco di un gruppo che conoscevo, ma senza conoscerne minimamente il contenuto musicale. Da ragazzo, in quelli che furono i grandi store della musica, si trascorrevano giornate intere a sfogliare pile di dischi, e si  rimaneva incantati davanti a una copertina sfavillante.  Perchè spesso i dischi (soprattutto il vinile e non il cd, per una questione di dimensioni), sono stati  autentici oggetti di ..pop art : le cover  erano disegnate e illustrate da veri artisti. Inizialrnente, le copertine non avevano immagini. Erano, per lo più, semplici buste di carta a protezione del disco. Con Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, progettata dagli artisti pop inglesi Peter Blake e Iann Haworth nel 1967, si inaugurò l'era delle  copertine artistiche. Fu anche grazie al lavoro di questi due artisti che l'album dei Beatles è nella storia.

Tanti furono gli artisti che negli anni 60/70 realizzarono copertine per i dischi rock. Robert Crumb per Janis Joplin, il grande fotografo Robert Mapplethorpe per Patti Smith, i meravigliosi disegni di Roger Dean per gli Yes, con le sue montagne volanti e i rettili alati che tanto ci ricordano il pluripremiato film di Cameron Avatar. Per finire con Jamie Reid, che disegnò Never Mind the Bollocks, Heres the Sex Pistols e tanta iconografia punk, e il nostro Tanino Liberatore per Frank Zappa. Ma gli esempi sono tantissimi.

Ma ci sarà ancora un futuro, per e nostre tanto amate copertine? Cosa succederà, se la musica sarà pubblicata esclusivamente in formato digitale? Spariranno o si trasformeranno in qualcosa di diverso? Per il momento le copertine dei dischi hanno ancora un ruolo importante, grazie anche alla continua ascesa del mercato del vinile.