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04/06/16

The Match


All'inizio fu un breve colpo di vento e il cielo sembrò aprire il coperchio di zinco che chiudeva da un mese Kinshasa in un unico blocco di umidità e caligine, poi in un attimo venne giù l'uragano, quasi la restituzione postuma di una preghiera o di un rito scaramantico da troppo tempo officiato a bassa voce, l’esito della cospirazione unanime di allibratori, di appassionati e degli uomini in divisa la cui presenza ubiquitaria aveva decorato l'evento come fosse uno scoppio incendiario del colore verde (ora più sgargiante, proprio perché madido di pioggia) e dunque sancito il trionfo un’Africa ancestrale e rediviva. Il tornado infierì sullo stadio che il regime di Mobutu, l’incubo in tinta verde del socialismo più autocratico, aveva allestito alla maniera dl un antico arengo o, persino, di un Colosseo panafricano dove il ring poteva simulare sia uno spazio gladiatorio sia un’ara sacrificale. Ma ogni cosa si era già compiuta un’ora avanti, alle quattro di mattina, quando il mondo della forza bruta, la dura legge della necessità, era stata violata da una forza contraria, cosi esatta e inesorabile, cosi padroneggiata nel ritmo di una danza e suggellata da una clausola d'autore, da riuscire in effetti fatale. Chiunque era autorizzato a pensare, oramai, che ll tornado esploso nella lividezza dell’alba fosse un segno apocalittico, nel senso etimologico della rivelazione, perché il vecchio Ali, l’artista e profeta, ll compagno di via di Malcolm X, colui che punge come un’ ape e vola come una farfalla, aveva vinto, mentre George Foreman, il lacche negro e bianco, il prodigio biomeccanico, la macchina da pugni e da soldi, era stato platealmente executé. A ora il cielo era un lavacro, nell'ora zero del sogno africano e dell'apoteosi di uno sport che aveva ambiguamente cominciato a morire proprio quella notte del 30 ottobre '74, nel corso dell’ottavo round, dopo un estenuante mimo che aveva visto Foreman sparare i suoi colpi nel vuoto e Ali, viceversa, rinunciare alle figure della danza consueta per adagiarsi sulle corde del ring come fossero una barra d’appoggio ovvero il soccorso del secondo principio della termo dinamica. Solo a metà dell’ottava riresa Ali si era staccato dalle corde e aveva guadagnato, imperioso, il Centro del ring accingendosi al ballo che annunciava l’inizio dell'esecuzione: 
<<Un proiettile delle dimensioni esatte di un guantone da boxe centrò in pieno la mente di Foreman, il miglior pugno di quella nottata sorprendente, il pugno che Ali aveva tenuto in serbo per tutta la sua carriera. (. . .) La sua mente lo tratteneva con un magnete grosso come il suo titolo, ma il suo corpo cercava il suolo. Andò giù come un maggiordomo sessantenne grande e grosso che ha appena udito una notizia tragica, si, cadde per due lunghi secondi, il campione, un pezzo alla volta, e Ali girava con lui in uno stretto cerchio, le mani pronte a colpirlo ancora una volta, e non ce fu bisogno, non fece altro che scortarlo al tappeto>>.


Nel 1975 Muhammad Ali, alias Cassius Clay, incontrò sul ring di Kinshasa, nello Zaire, George Foreman, campione dei pesi massimi. mai sconfitto prima, foreman si serviva del silenzio, della tranquillità e della devastante presenza fisica per intimorire gli avversari. Ali tentava di riprendere il filo di una carriera in declino, e di riconquistare per la seconda volta la corona dei massimi, investendo nell'impresa tutta la sua intelligenza, il gusto della provocazione, il talento. due uomini, due grandi campioni, due personalità opposte ma straordinarie. 
Questo è un piccolo estratto da The Match, (tornato in Italia nella nuova versione di Alfredo Colitto col titolo La sfida, Einaudi - Stile Libero 'Big', pp. 261, 14 euro) scritto in terza persona dal grande scrittore americano Norman Mailer, newyorkese, bianco ed ebreo, radicale, all’epoca tutto metafisica beat, marijuana, pacifismo e rigetto dell’establishment, di stanza da un mese a Kinshasa e presente quella notte a bordo ring, in  uno dei suoi libri più belli, in cui descrive la preparazione, il clima, la tensione delle settimane che precedettero l'evento, l'allenamento e infine l'indimenticabile match, dando ampio spazio anche alle tensioni tra Ali, sostenitore del Black Power e dei musulmani neri e amico personale di Malcom X, e Foreman, poco propenso a fare della questione razziale una priorità o una ragione di vita..



14/03/16

Angela Davis: Il mondo? Renderlo un posto migliore. Per tutti.

Abbiamo letto e volentieri ri - pubblichiamo questa bella intervista di Antonio Gnoli, giornalista di la Repubblica, ad ANGELA DAVIS, una delle nostre donne-mito: donna, nera e comunista, così è stata presentata alla conferenza Donna e carcere dal giornale basco Gara, conferenza che si è tenuta lo scorso venerdì a Bilbao, in Spagna.

Nata il 26 gennaio del 1944 a Birmingham in Alabama, è stata una delle leggende politiche degli anni Sessanta e Settanta. Una figura di spicco del movimento americano per la difesa dei diritti civili, in particolare dei neri e della donne. Angela Davis è oggi a Roma invitata dall'Università degli studi di Roma Tre. Terrà stamane una lezione cui seguirà una discussione sui temi legati al femminismo nero nell'ambito della "Women's Liberation". La sua maestosa e inconfondibile capigliatura è diventata brizzolata. È la sola cosa che è cambiata in una donna che continua a conservare la passione e la sicurezza dei suoi giudizi morali. La sua vita è costellata da episodi durissimi e a volte drammatici. Un'infanzia trascorsa nella segregazione di uno stato del Sud, l'Alabama. I pregiudizi e le ingiustizie subite a opera dei bianchi. Gli anni del carcere, con l'accusa di terrorismo. L'isolamento, ma anche i movimenti di opinione sorti in suo favore nel mondo. L'impegno politico e culturale. L'incontro con un maestro come Herbert Marcuse. Gli anni passati in Europa, tra la Francia e la Germania. L'insegnamento all'università.

Ha scelto con il tempo di concentrare il suo estro rivoluzionario alla elaborazione di una critica femminista del sistema carcerario, mettendo il suo lavoro e carisma intellettuale al servizio di diverse campagne internazionali per la liberazione dei prigionieri politici.
In opposizione all’attuale modello carcerario che si basa su disuguaglianze naturalizzate, vendetta e rappresaglia, Angela Davis condivide con Interzone, (insieme a tantissime altre cose) la battaglia per l'abolizione del carcere: "<«Pensare e proporre di abolire il sistema carcerario ci impone di prendere molto seriamente l’anticapitalismo, l’antirazzismo e l’antisessismo». Angela ci dice che..<<che pur rappresentando solamente il 5% della popolazione mondiale, negli Stati uniti vi è il 25% della popolazione mondiale incarcerata. Ad oggi sono duecento mila le donne rinchiuse nel regime carcerario nordamericano, cifra che quaranta anni fa rappresentava il totale della popolazione detenuta, e che oggi rappresenta un terzo delle donne in stato di detenzione a livello globale. Il prodotto di una connessione perversa e crudele tra il castigo politico e civile e il circuito globale dell’economia capitalista. La multinazionale G4S che produce, applica ed esporta “sicurezza” è la seconda corporation più grande al mondo: l’impero che crea più occupazione in Africa>>.


Murales di Ananda Nahu
Angela Davis ha attinto alle contraddizioni della storia americana sposando sempre la causa dei deboli. Oggi che l'America è impegnata in un'aspra campagna per le presidenziali le chiedo per prima cosa un giudizio su quanto sta accadendo nelle primarie. È indignata per i toni. "È sicuramente la campagna per le primarie più sconcertante che abbia mai visto. Non è concepibile che un candidato alla presidenza possa associarsi a delle parole pronunciate da Mussolini e giustificarsi poi, commentando che era una buona citazione. Donald Trump fa leva sui settori più razzisti e politicamente più arretrati della popolazione. È un pericolo contro cui bisognerà lavorare per assicurarci che in futuro non nuoccia più al paese".

Ritiene sia diversa l'attuale situazione dagli anni '70, quando scrisse "Autobiografia di una rivoluzionaria"?
"È cambiato il quadro internazionale, con l'affacciarsi di nuove potenze e conflitti. Ma il razzismo non è stato sconfitto".

Perché decise di scrivere un'autobiografia? Era giovane, con delle esperienze tutt'altro che compiute.
"È un problema che allora mi posi. Per un po' fui incerta se parlare della mia vita. Fu Toni Morrison, nel suo ruolo di editor alla Random House, a convincermi che sarebbe stato possibile scrivere un libro al cui centro ci fosse una storia collettiva di movimenti e di lotte, più che il racconto privato di una donna, allora trentenne".

Per quasi due anni lei è stata rinchiusa in una prigione, con l'accusa di terrorismo. Seguì il processo e la piena assoluzione. Con che sentimenti ha vissuto quel periodo: paura, noia, disperazione?
"Le emozioni che lei elenca le ho provate durante tutta la prigionia. Ma nello stesso tempo sentivo crescere la speranza. Molta gente si mobilitò, ritenendo un'ingiustizia la mia detenzione. La cosa più dura che mi toccò allora subire fu l'isolamento nel quale venni tenuta per la gran parte del tempo".

Oggi come ripensa a quell'esperienza?
"Oggi ritengo sia stato importante conoscere la realtà carceraria. Tanto più perché mi ha consentito di lavorare contro l'istituzione delle carceri. È stata un'esperienza che tra l'altro mi ha messo in contatto con le donne detenute e doppiamente discriminate: sia nella vita che nelle prigioni".

L'ha sorpresa che anche fuori dai confini americani ci fosse un movimento per la liberazione di Angela Davis?
"In un certo senso direi di sì. Seguivo con molto coinvolgimento le manifestazioni a mio favore. Ho visto foto di manifestanti in Europa, particolarmente Francia, Italia, Germania e Regno Unito; ma anche in Asia, in Africa, in America latina e in Australia".

È stata, in fondo, la prima globalizzazione in difesa dei diritti di una persona.
"E la cosa mi fa pensare che c'è molta più gente contro il razzismo che a favore".

Lei ha vissuto in Europa?
"Sì, arrivai la prima volta in Francia nel 1962. Ricordo che stava finendo la guerra contro l'Algeria. Ero cosciente che un razzismo, diverso da quello americano, veniva praticato sotto la forma del colonialismo. Il memoriale La question di Henri Alleg, che denunciava le torture contro i resistenti algerini, mi aprì gli occhi. Fu allora che conobbi anche lo straordinario lavoro di Frantz Fanon I dannati della terra ".

Ha conosciuto Sartre e Camus?
"Purtroppo no. Camus morì nel 1960. Mi sarebbe piaciuto incontrarlo. Ricordo che nell'estate del 1961 lessi il suo libro L'homme révolté . Il mio viaggio a Parigi era funzionale alla decisione di laurearmi in letteratura francese. Mentre leggevo i classici Corneille, Moliére, Racine, scoprii la forza di seduzione di Sartre e Merleau-Ponty. Anche se non ho mai incontrato Sartre, sono orgogliosa per la sua adesione alla campagna in mia difesa. I suoi libri mi hanno aiutato a spostare i miei interessi dalla letteratura alla filosofia. Ma la persona che in questo campo è stata decisiva fu Herbert Marcuse".

Come lo ha conosciuto?
"Durante una lezione alla Sorbona e poi in America, dove ha insegnato a lungo. Marcuse mi ha convinto a prendere molto sul serio la filosofia continentale. Trovavo affascinante il modo in cui parlava del primo Marx. La sua tesi era che non si poteva capire l'economia politica senza aver affrontato la parte filosofica di Marx. Ho avuto il privilegio, nel corso del mio ultimo anno di studi universitari, di lavorare fianco a fianco con lui. Fu Marcuse a consigliarmi di continuare a studiare a Francoforte con Adorno, Horkheimer, Habermas e Negt".

E il consiglio lo ha seguito?
"Sono stata per due anni a Francoforte. Durante quel periodo partecipavo allo SDS, un movimento studentesco di estrazione socialista, che lottava contro la guerra in Vietnam, contro lo Scià in Iran e contro i rigurgiti neonazisti tedeschi".

Adorno non era molto contento della contestazione.
"Adorno non amava la figura dell'intellettuale impegnato ed era molto critico verso ogni forma di attivismo politico. D'altro canto Marcuse era la personificazione di tutto ciò che Adorno detestava. Il suo impegno intellettuale era per tutti noi il modello culturale in cui credevamo".

In cosa credeva?
"Che il nostro compito, in quanto studiosi, fosse di cambiare il mondo sociale nel quale vivevamo".

Ammetterà che le cose più interessanti sul piano dell'interpretazione arrivarono proprio da Adorno.
"La sua acutezza come pensatore è indiscutibile. Continuo a leggere e a insegnare ai miei studenti la sua opera. In particolare La dialettica negativa e la Teoria estetica . Come studentessa, seguii le sue lezioni, partecipai ai suoi seminari e parlai con lui per discutere il lavoro della tesi. Fu in quel momento che mi resi conto che avrei dovuto operare una scelta".

Quale?
"Tra il desiderio di usare la mia formazione filosofica per cambiare il mondo e quella solo di interpretarlo. Decisi allora di interrompere la collaborazione con lui e di tornare in America".

Ritiene che la sua Teoria critica abbia ancora validità?
"Assolutamente sì! Nella versione che ne diede Marcuse si capisce che gli approfondimenti della filosofia riguardo alla libertà, l'uguaglianza e la giustizia, spesso ci obbligano a lasciare l'arena filosofica. L'eredità della "teoria critica" è di averci fatto abbracciare uno sguardo interdisciplinare".

Che cosa pensa del postmoderno?
"È un concetto ormai talmente largo che è difficile sappia fornire risposte convincenti su ciò che accade. Detto questo, credo che le teorie di Derrida e Foucault, sebbene i due abbiano poco in comune, siano di estremo interesse. Ma sono davvero dei postmoderni?".

Preferisce ancora Marx?
"Come si fa a buttarlo a mare? È ancora di grande aiuto consultarne i libri per capire i limiti dell'attuale neoliberismo. A questo proposito anche l'opera di Antonio Gramsci riveste un'importanza particolare in questo momento".

Gli anni della protesta contro il razzismo sono stati accompagnati da un clima culturale straordinario. Intellettuali come James Baldwin, scrittori della Beat generation, artisti come Bob Dylan hanno secondo lei interpretato lo spirito di quel tempo?
"I movimenti di massa che reclamano un cambiamento influenzano sempre il mondo culturale. Baldwin seppe dare una direzione al movimento e continua a essere per i giovani una spinta verso l'impegno. Quanto alla musica di Dylan, era il barometro che segnò il cambio di temperatura nel movimento culturale. Ha saputo indirizzare la coscienza popolare nella direzione progressista".

A proposito di musica, John Lennon e Yoko Ono le dedicarono una canzone. Che cosa ha provato?
"Ho un grande rispetto per Lennon e per la sua opera. E un rispetto ancora più vivo per Yoko Ono. Sono grata per avermi dedicato una canzone e per il fatto che hanno scelto di onorare la memoria di George Jackson".

Jackson fu un importante esponente delle Pantere nere. Venne ucciso nel carcere di Saint Quentin.
"Era il 1971. Fu ucciso per le idee in cui credeva e per le quali lottava".

Che ricordo ha di Angela Davis bambina?
"Non credo che la mia infanzia sia stata molto diversa da quella di altri bambini neri cresciuti nel sud segregazionista. Ma sono grata ai miei genitori per avermi aiutato ad avere una visione del mondo infinitamente più vasta del chiuso universo del Sud di "Jim Crow". Ancora oggi ho molti contatti con gli amici della mia infanzia e ritorno spesso a Birmingham, in Alabama, dove molti di loro vivono tuttora".

Chi è oggi Angela Davis?
"Una persona che crede che il mondo nel quale viviamo possa diventare un posto migliore per tutti. L'ho sempre pensato e ho sempre lottato per questo".

intervista tratta da la Repubblica del 14/03/016
Antonio Gnoli 

 

13/11/15

Peter Tosh: "Vogliono uccidermi perchè canto dei diritti della povera gente!" Live in Montreux 1979

28 anni fa Peter Tosh,  leggenda del Reggae, viene   colpito a morte nella sua casa a  Kingston, Jamaica. Ha 42 anni  ed è stato membro fondatore dei Wailers insieme a Bob Marley.

"Ero appoggiato contro un albero davanti agli studi di registrazione e aspettavo i miei musicisti per le prove. Avevo fra le dita uno spinello di circa due centimetri e meditavo sulla musica e altre cose. E' stato allora che e' arrivato quel bruto. Mi ha strappato la sigaretta e si e' piazzato davanti a me guardandomi fissamente. Gli ho chiesto: che succede?.. ma lui non ha risposto. Ho ripreso il mio joint, ho fatto una tirata e l'ho guardato seriamente. Credevo fosse un monellaccio, perche' stava in abiti civili e nulla lo faceva somigliare ad un poliziotto. Provò di nuovo a prendermi lo spinello e io gli ho detto: "sparisci figlio di puttana!" Poi ha cominciato ad afferrarmi per la camicia ed io: "sporco poliziotto!" Ho preso la sigaretta e l'ho spezzata in due e gli ho soffiato in faccia. Avevo altre cose in mano oltre la carta. "E' questo che vuoi per arrestarmi?". Non c'erano piu' prove perche' avevo sparpagliato tutto il contenuto del joint. Ha preso allora il pezzo di carta e se le messo in tasca e mi ha acchiappato strappandomi la camicia e il resto. Mi spingeva tirandomi per i pantaloni e cercava di portarmi con se. Gli ho detto: "io non mi muovo di qua..". Allora ha tirato fuori la pistola e me l'ha puntata agli occhi, al naso, alla bocca.. Credo che abbia anche provato a sparare ma la pistola non ha funzionato. Vedendo che non riusciva a portarmi via ha iniziato a fermare le macchine per farsi aiutare. Una si e' fermata e ne e' sceso un tizio e ho domandato chi fosse ma non ho ricevuto risposta. Il primo ha gridato all'altro: "Qui Thomas, aiutami a portare questo criminale alla polizia..". Il secondo ha tirato fuori una pistola ancora piu' grande e ha chiesto: "Quale criminale?" cominciando a spingermi con il revolver esattamente come aveva fatto l'altro. Con puro sadismo. Tentavano di spaventarmi ma io gli ho detto: "siete pazzi! non mi fate paura e non verrò con voi!". Allora hanno iniziato a battermi duramente: ne avevo uno a destra e uno a sinistra. Il tipo a sinistra mi ha dato un pugno ma io mi sono abbassato e ha colpito senza volere il compagno. Io ho preso un altro colpo e l'ho reso, perche' ancora non ero sicuro che fossero dei poliziotti e perche' in ogni caso, non ero stato io a cominciare. Durante la rissa uno xei due si e' ferito e ha iniziato a sanguinare. Ha messo via la pistola perche' ha capito che non ero armato e che quindi non poteva sparare. Alla fine e' arrivato un poliziotto in uniforme e mi ha chiesto cosa stesse succedendo e io ho detto: "Questi due tizi vogliono portarmi illegalmente alla centrale e non hanno nemmeno uno straccio di mandato!". Gli ho raccontato tutto e lui ha detto: "Ok.. andiamo alla centrale..". Io l'ho seguito di buon grado perche' arrivava come un fratello. L'altro tizio sanguinava ancora e aveva tutta la camicia sporca. Quando siamo arrivati alla centrale, il sergente ha guardato il tipo che sanguinava e gli ha chiesto cosa aveva fatto. Lui ha risposto: "Questo sporcaccione mi ha ferito alla bocca".. Disse proprio cosi mentre invece non ero stato io a colpirlo ma l'altro. Allora hanno preso una barra di ferro e mi hanno colpito alla testa e su tutto il corpo. Gli avevo detto chi ero, che ero Peter Tosh e che avevo diritto di essere rispettato e mentre mi maltrattavano e mi denigravano per farmi passare per un criminale gli dicevo che i suoi figli ballavano al ritmo della mia musica. Ma non avevano nessun rispetto e mi diceva che se avesse visto uno dei suoi figli ballare con la mia musica lo avrebbe ucciso.."

"Due mesi fa, quando sono tornato in Giamaica dagli Stati Uniti la mia macchina era posteggiata davanti all'aeroporto. Quando sono uscito, un altra macchina si e' improvvisamente fermata davanti a me e non mi faceva passare. Ho atteso ,pazientemente ma il tizio non si muoveva. "Hey..lasciami passare!". Lui mi ha detto: "Piccolo stronzo.. piccolo sporco rasta e fai attenzione a quello che dici..". Sono uscito dalla macchina e ho detto: "Chi e' quel figlio di puttana che osa parlarmi cosi'?". E' uscito anche lui, con una grossa pistola e ha detto" Vieni qui che ti faccio fuori, e' tanto tempo che voglio ammazzarti, per tutte quelle stronzate che canti e che racconti!". Piu' tardi ho saputo che quel tipo era l'ispettore generale della polizia in borghese. Voleva uccidermi perche' andavo allo Stadium a cantare dei diritti della povera gente! Allora, cosa devo fare, con questa gente, con gente simile? Pagargli da bere, invitarli a casa mia e offrirgli del vino? APPENDERLI PER I LORO MALEDETTI COLLI? SIIIIII!!
Io non dico questo perche ora sono in Europa. Dico le stesse cose quando sto in Giamaica. E se li vedo, gli dico che quando Jah mi dara' il potere.. li impiccherò per le loro ingiustizie e per la loro opposizione all'uguaglianza dei diritti!.

Peter Tosh (Winston Hubert McIntosh) Grange Hill, 19 ottobre 1944, assassinato a Kingston, l'11 settembre 1987

Ben detto Peter..e riposa in pace...
Scrolls of the Prophet - The Best of Peter Tosh [1999].zip

PETER TOSH ( with The Revolutionaries ) Live Montreux 1979
Peter Tosh (lead vocal & percussions) Sly "drumbar" Dunbar (drums) Robbie Shakespeare (bass guitar) Darryl Thompson (lead guitar) Mickey Chung (riddim guitar) Robbie Lynn (keyboard & organ) Keith Sterling (keyboard & organ) The Tamlins " Carlton Smith, Derrick Lara & Junior Moore (background vocals & percussions) 
 


SET LIST:
1) 400 Years (The Wailers song)  2) Stepping Razor 3) African Play 4) Get Up, Stand Up (The Wailers song)  5) Don't Look Back (The Temptations cover) 6) I'm the Toughest   7) Bush Doctor  8) The Day the Dollar Die 9) Burial  10) Buk-In-Ham Palace 11) Mystic Man  12) Pick Myself Up

29/07/15

La disarmante filosofia della non violenza. Malcom X vs Hate Bus

Il telegramma che Malcolm X inviò a George Lincoln Rockwell (Leader del Partito Nazista Americano)

Vero è che non si finisce mai, ma proprio mai di imparare..

Dopo aver lasciato la NOI (Nation of Islam) nel 1964, Malcolm X aveva usato "la strana" alleanza del movimento con il KKK (Ku Klux Klan) come arma contro Elijah Muhammad. L'anno successivo inviò un telegramma a George Lincoln Rockwell:
- 1965
This is to warn you that I am no longer held in check from fighting white supremacists by Elijah Muhammad's separatist Black Muslim movement, and that if your present racist agitation against our people there in Alabama causes physical harm to Reverend King or any other black Americans who are only attempting to enjoy their rights as free human beings, that you and your Ku Klux Klan friends will be met with maximum physical retaliation from those of us who are not hand-cuffed by the disarming philosophy of nonviolence, and who believe in asserting your right of self-defense -- by any means necessary.

«Non sono più ostag­gio dei musul­mani neri sepa­ra­ti­sti gui­dati da Eli­jah Muham­mad che mi impe­diva di com­bat­tere i supre­ma­ti­sti bian­chi. Que­sto tele­gramma è per avver­tirti che se la tua cam­pa­gna raz­zi­sta arre­cherà danni fisici al reve­rendo King o a qual­siasi altro nero desi­de­roso di godere dei pro­pri diritti civili, tu e i tuoi amici del Ku Klux Klan subi­rete la mas­sima ritor­sione fisica da parte di chi tra noi non è trat­te­nuto dalla disar­mante filo­so­fia della non vio­lenza e anzi crede fer­ma­mente nel diritto all’autodifesa — con ogni mezzo neces­sa­rio».

Nel 1967 George Lin­coln Roc­k­well fu assas­si­nato all’esterno di un cen­tro com­mer­ciale di Arling­ton, Vir­gi­nia. Un ex mem­bro del par­tito fu arre­stato e con­dan­nato per omi­ci­dio.

Non è un mistero il rapporto del Nazi Party americano con il NOI, la Nation of Islam di  Eli­jah Muham­mad, che trovò ragioni nei primi anni 1960 per coordinare e discutere le strategie di separazione razziale . Vi furono diverse riunioni delle due organizzazioni e Rockwell scrisse alcuni per gruppo separatista nero.
Lo scopo degli incontri erano anche per garantire terreni agricoli nel sud per il NOI, iniziative mprenditoriali, e la formazione di un patto di non aggressione con i Klan locali.
Nel ’62 parlò ai mem­bri della Nation Of Islam a Chi­cago e fu fischiato, Muham­mad, però, apprez­zerà il discorso. Pas­se­ranno tre anni e si avvi­ci­nerà a Mal­colm X, fuo­riu­scito da un anno dalla Nation. In precedenza nel 1961, Malcolm e il ministro Jeremiah Shabazz avevano segretamente incontrato il KKK di Atlanta, proprio come Marcus Garvey aveva fatto quasi 40 anni prima. Anche se Mal­colm era sempre a disagio per questi rapporti, Rockwell non ebbe problemi a trovare un terreno comune; appena un anno dopo l'assassinio, in un'intervista con Alex Haley, dichiarò che.. "Malcolm X, ha detto le stesse cose che sto dicendo io.."

Inoltre si pre­sen­tò a Washing­ton a un mee­ting della Nation of Islam a bordo del famoso pulmino Volk­swa­gen Trans­por­ter, denominato Hate Bus,  che in seguito divenne il veicolo di rife­ri­mento della con­tro­cul­tura Usa e euro­pea anni Ses­santa, dell’hippysmo mon­diale, del movi­mento paci­fi­sta, dei sur­fer di mezzo mondo. Era lo stesso Roc­k­well a gui­darlo, accom­pa­gnato sempre da squa­dracce di nazi in divisa: era nato a Bloo­ming­ton, Illi­nois, e questo è alla base della sto­rica bat­tuta di John Belu­shi, quando nel film i Blues Bro­thers si imbat­tono in una mani­fe­sta­zione di estrema destra e fanno volare in acqua i nazi­sti. «Io li odio i nazi­sti dell’Illinois», sen­ten­zia fiero Belu­shi.

Al "Freedom Rally" al Uline Arena, lo stadio da 15mila metri quadrati che più in là avrebbe ospitato il primo concerto dei Beatles negli Stati Uniti,  davanti a una folla di 8.000 persone Rockwell e venti "truppe d'assalto" si riunirono per ascoltare Malcolm X e  consegnare un discorso dal titolo "Separazione o la Morte."Rockwell dichiarò che non era d'accordo con il discorso di Malcom X  solo su di un punto : "I musulmani vogliono un pezzo d'America per un loro stato, io preferisco che se ne vadano tutti in Africa". Il che non era del tutto vero. I nazisti e la NOI non erano d'accordo su un'altra questione: se le persone di colore fossero o meno esseri umani. Nel corso dei suoi tre anni da leader dell'ANP, Rockwell aveva spesso apostrofato gli afroamericani come "quei negri con l'anello al naso," "degli animali," e "niente più di scimpanzé."
Secondo lo storico William Schmaltz, dopo il suo discorso, Malcolm X fece un appello a fare una donazione: Rockwell, contribuì con 20 dollari.

Era con­vinto che una sal­da­tura con l’organizzazione religiosa nera — spesso accu­sata di sepa­ra­ti­smo e anti­se­mi­ti­smo — gli sarebbe potuta ser­vire per affer­mare le sue idee. Addi­rit­tura arrivò a defi­nire Eli­jah Muham­mad, al tempo lea­der della Nation, «l’Hitler del popolo nero». Sempre nel  1962, Rockwell scrisse un articolo per il giornale del partito, in cui elogiava  Elijah Muhammad, che .. "ha raccolto milioni di sporchi, immorali, ubriaconi, persone pigre e repulsive e li ha ispirati a tal punto da trasformarli: ora sono puliti, sobri, onesti, impegnati sempre nel duro lavoro, dignitosi e ammirevoli, nonostante il colore della loro pelle..  La segregazione razziale era il punto di contatto, ma era l'antisemitismo che soprattutto accomunava i due gruppi. Se Rockwell aveva portato all'estremo il suo odio per gli ebrei, Muhammad sosteneva una serie di teorie razziste, tra cui anche l'invenzione secondo cui gli ebrei avrebbero finanziato la tratta degli schiavi.

Anche se i rapporti tra il Nazi Party americano e il NOI diminuirono nel corso del tempo, la vicenda degli incontri tra le due parti, in tempi in cui le persone di colore venivano picchiate, molestate e assassinate, non solo negli stati del Sud, è un'altra delle più inquietanti nella storia della Nation of Islam, di Malcolm X e in generale della storia degli USA: lo spettro di questa alleanza vive ancora oggi.

Roc­k­well aveva anche a che fare con la musica: aveva fondato una sua scon­cer­tante etichetta disco­gra­fica, la Hate­nanny, il cui nome (hate) faceva il verso alla parola hootenanny  per indi­care gli happening sonori a base di folk. I dischi veni­vano ven­duti via posta e diret­ta­mente alle manifestazioni del par­tito nazi­sta.  




08/04/15

Shooting Black People: Cosi muoiono i giovani neri (e non solo) americani per mano della polizia. ( Video Virali )

«Oh, man, cosa ti chiede di fare Dio: comportarti secondo giustizia, amare la pietà, e camminare umilmente con lui»... recitava una nota di Rosa Park, una delle tante della sartina che diede il via alle grandi manifestazioni per i diritti civili dei neri in America. Rosa lottava contro le discriminazioni che all'epoca impediva alla sua gente di salire sugli autobus, usare i bagni, entrare nei locali, contro il KKK e tante altre cose. Mezzo secolo dopo, questo video (sotto) mostra il poliziotto Michael Slager, bianco, mentre spara alle spalle per otto volte contro il cinquantenne di colore Walter Scott, uccidendolo. Slager, secondo dichiarazioni del suo avvocato, temeva per la sua vita quando ha sparato a Scott, che era stato fermato per un controllo stradale a causa di una luce di stop rotta. Ovviamente il video smentisce e contraddice palesemente le dichiarazione dell'agente e la sua versione dei fatti. Chissà quale sarebbe stato il commento di Rosa Parks, sicuramente sarebbe stato pieno di amarezza e sconforto, alla luce di quanto accade ancora nel suo paese.

Dal video amatoriale, tutti hanno potuto vedere e accertare che il taser cade dalle sue mani, mentre lui afferma che sia stato Scott a portarglielo via con la forza durante la rissa che si sarebbe scatenata dopo il fermo.
Dopo l'esecuzione, Slager torna a raccogliere qualcosa, poi lascia quello che sembra essere il taser vicino al corpo dell'uomo. Dalla registrazione della telefonata del poliziotto al comando, si sente quest'ultimo affermare che il fermato gli ha tolto il taser e che solo dopo è stato costretto a sparare.
La famiglia di Scott ha chiamato l'uomo che ha filmato la scena, e che ha subito condiviso il video, definendolo un "eroe", perchè la documentazione da parte dei cittadini di questi episodi è di vitale importanza per la giustizia:
"Non possiamo fidarci minimamente della parola di qualcuno che ha appena ammazzato un un uomo."

Scott aveva avuto a che fare con la giustizia, ma solo per il mancato pagamento dei diritti di mantenimento dei figli e un arresto per oltraggio alla corte durante un udienza nella causa di divorzio. Non era un giovane sbandato per la strada, non era un criminale.
Slager intanto è stato arrestato, sull'onda del video girato da cittadino rimasto anonimo, e accusato di omicidio, e questa è una delle poche volte che questo accade.
E se non c'era il video? E se non ci fosse nessun testimone? Dove saremmo senza quel video?
L'uccisione di Scott è l'ultimo di una serie di episodi di violenza della polizia, a Ferguson, Missouri, Staten Island e Cleveland, Ohio, in cui degli ufficiali bianchi uccidono delle persone di colore, e che hanno portato a fort manifestazioni di proteste a livello nazionale, contro la brutalità della polizia e i pregiudizi razziali di quest'ultima.
Gli incidenti e la mancanza di conseguenze giuridiche per gli ufficiali coinvolti hanno suscitato settimane di proteste e disordini nelle principali città di tutto il paese.

North Charleston è una delle più grandi città della Carolina del Sud, con una popolazione di poco più di 100.000 persone. Circa il 47% della popolazione è afro-americano, secondo i dati del censimento 2010. A partire dallo scorso autunno, solo 83 su 400 agenti della polizia locale sono neri. Il reparto è stato spesso accusato di prendere di mira le comunità nere più povere della città,





Questa è la lista di 10 persone, tutti giovani e di colore tranne una, che nel 2014 sono state uccise dalla polizia, tutte senza un motivo plausibile e tutte rimaste ancora senza giustizia, dato che nessuno degli agenti che ha sparato è finito condannato per omicidio colposo.


Michael Brown
Il 9 agosto, il poliziotto bianco Darren Wilsonl uccide Brown, 18 anni, che è disarmato, a Ferguson, Missouri.  Poliziotto . Wilson afferma che Brown  correva verso di lui dopo la rissa in cui l'adolescente gli ruba la pistola. Ma più testimoni,  ascoltati da una giuria, ha smentito la versione, confermando invece che il ragazzo è stato freddato a sangue freddo. Il 24 novembre, un gran giurì non ha votato per incriminare Wilson, scatenando le proteste in tutta l'America.


Eric Garner 
Vende sigarette di contrabbando all'angolo delle strade. Il 17 luglio l'ufficiale Daniel Pantaleo atterra Eric con un "chokehold", una mossa che stringe al collo vietata dalla legge. Si può vedere nel video sotto come l'uomo non facesse resistenza e come disperatamente urla di non riuscire a respirare. Un gran giurì di Staten Island ha votato il 2 dicembre di non incriminare Pantaleo, scatenando una nuova ondata di proteste.
Così muore Eric Garner per mano della polizia razzista di Staten Island:






Tamir Rice
Il 22 novembre, il 12enne Tamir Rice viene ucciso dalla polizia di Cleveland, che rispondeva alla segnalazione di un uomo in strada con una pistola. L'arma che aveva in mano il ragazzo, non un uomo, era una pistola giocattolo. Rice morì il giorno dopo in ospedale. Un video rilasciato dalla polizia ha dimostrato che Timothy Loehmann, l'ufficiale che ha ucciso Rice, gli ha sparato due secondi dopo essere sceso dalla macchina.


Akai Gurley
Il 20 novembre, il 28enne Akai Gurley esce dall' appartamento nelle case popolari della sua ragazza a Brooklyn, New York. Mentre scende per una scala scura, senza luce, Peter Liang, che pattugliava la zona , spara e uccide Gurley. La polizia ha detto che la sparatoria è stata accidentale. Il New York Daily News ha riferito che, invece di chiamare un'ambulanza, Liang ha inviato un messaggio al suo dipartimento.


John Crawford III
Il 5 agosto, a 22 anni, John Crawford III viene stato ucciso dalla polizia all'interno di un negozio Walmart, a Beavercreek, Ohio . Crawford stava trasportando un fucile ad aria compressa che aveva raccolto all'interno del negozio. I poliziotti sono stati chiamati a indagare su un uomo che agitava quello che poteva sembrare un arma da fuoco. Gli agenti hanno detto che Crawford ha rifiutato di mettere giù l'arma e che si voltò verso di loro in modo minaccioso. Ma gli avvocati che rappresentano la famiglia di Crawford hanno smentito anche questa versione, dimostrando che gli ufficiali sono stati avventati e negligenti. Un gran giurì ha votato di non incriminare uno degli agenti coinvolti nella uccisione.


Ezell Ford
L'11 agosto, la polizia di Los Angeles durante un interrogatorio, muore il 25enne Ezell Ford. In una dichiarazione, il LAPD disse che durante l'interrogatorio ci fu una lotta con i poliziotti, chespararono al ragazzo. Ma testimoni hanno riferito all' Huffington Post che alcuni poliziotti gridavano "Sparagli," qualche istante prima che tre proiettili raggiungessero Ford, che era a terra. Il caso è tutt'ora oggetto d'inchiesta.

Samantha Ramsey
Samantha Ramsey è stata uccisa mentre tornava da una festa il 26 aprile a Boone County, Kentucky. Tyler Brockman ha detto di aver sparato a Ramsey dopo averla fermata per alta velocità e dopo averla costretta sul cofano della sua auto. Ha detto di temere per la sua vita e la vita degli altri, quando ha aperto il fuoco. Ma molti testimoni hanno testimoniato che Samantha è stata uccisa inutilmente. Nel mese di novembre, un gran giurì non ha votato per incriminare Brockman. 



Darrien Hunt 
E' stato colpito sette volte a Saratoga Springs, Utah, dalla polizia che stavano indagando sulla segnalazione di un uomo con una spada, il 10 settembre in un centro commerciale. La famiglia di Hunt ha detto che la spada era giocattolo, mentre la polizia sostiene che Hunt ha rifiutato di consegnare la spada per poi rotearla verso di loro. Un rapporto dell'autopsia ha stabilito che Hunt è stato colpito sette volte, tra cui più volte alla schiena mentre cercava di scappare. L'avvocato della famiglia Hunt, Bob Sykes, ha contestato le affermazioni dei poliziotti, secondo cui il 22enne ha agito in modo aggressivo.


Rumain Brisbon
Mark Rhein della polizia di Phoenix stava indagando su una chiamata per spaccio di droga all'interno di un SUV, del 34enne Rumain Brisbon, il 2 dicembre. La polizia ha detto Brisbon non ha obbedito agli ordini dell'ufficiale, cercando di scappare all'interno di un complesso residenziale in cui ci fu uno scontro, durante il quale Nordrhein scambiò una bottiglia nei pantaloni di Brisbane per una pistola, sparandogli mortalmente. Brisbon era disarmato, anche se la polizia ha dichiarato di aver trovato una pistola nel SUV. I procuratori stanno indagando se Nordrhein debba affrontare le accuse di omicidio.


Kajieme Powell
Meno di due settimane dopo che Michael Brown fu ucciso a Ferguson, il 25enne Kajieme Powell è stato ucciso dalla polizia nella vicina St. Louis. La polizia era accorsa in un negozio per fermare un uomo che stava disturbando la quite con comportamenti "sconnessi e irrazionali". A loro dire Powell aveva un coltello in mano, e il video mostra Powell che si avvicina loro urlando, "sparatemi." Ma il video sembra anche minare alcune delle asserzioni iniziali della polizia. Invece di tenere il coltello in un presaoffensiva, comedichiarato, Powell aveva le mani lungo i fianchi. Inoltre non si era avvicinato ai poliziotti come inizialmente affermato.

#black #razzismo

02/04/15

Rock e disco music: gli albori (della disco rock)

Agli albori della contaminazione tra disco music e rock..

La disco - phenomenon non aveva ancora raggiunto il suo picco, che già proliferava l’anti-disco movement.
Ma davvero la disco era (è) una musica priva di emozione e creatività? Oggi assistiamo a spettacoli penosi: ancora c’è gente che si ostina a chiamare rock roba come l’ultimo dei Kasabian, o gli Artic Monkeys o Franz Ferdinand, quando non è altro che disco mascherata, e nemmeno di buona fattura. Eppure la disco ha una storia nobile. Come ogni fenomeno di massa, disco era una parola composita -- un tronco principale e tante ramificazioni ad allargare l’ombrello, e un giro d’affari.

Disco significa <danza>, ma ha racchiuso anche industria discografica, riviste, stazioni radio e shows televisivi, moda. Un tempo significava un luogo autosufficiente di raccolta, di intrattenimento, ennesima combinazione di divertimento, sessualità. Un intero muovo stile di vita che aveva, ricordo bene, la sua ragione di esistere nell’arena degli anni 70 e 80, la discoteca, e piantando radici dappertutto, dal proletariato al jet-set, ed era di gran lunga <<quell’altra>>. Disco sembrava evocare in molti la dualità fra Bene e Male in musica che chiunque, per i più strampalati motivi, finisce sempre per trovare nella musica che lo circonda. La solita abitudine di mettere alcuni fra i <<buoni» ed altri fra i “cattlvi>>, laddove per buono si intende creativo, emotivo, valido, e per cattivo si intende tutto ciò che possa portare alla perdizione, qualunque essa sia. Dimenticando che generalmente Bene e Male stanno dovunque insieme – (ma tanto il critico, o quello che parla di musica.. è pur sempre un fan, e l’obiettività sempre una causa persa). Cosi, sta di fatto che tutti coloro che sono venuti dal rock videro subito la forza del male nascondersi dietro i sospiri asmatici di Love to Love You Baby e il vocione da orco di Barry White.
La Disco é una musica platealmente distaccata da qualsiasi valore culturale, questo lo possiamo dire senza paura, la definizione più incisiva che ho raccolto è stata “musica per la persona non-pensante», e molti nel suo avvento videro in metafora perfino la decadenza ultima della società occidentale. Per i rasta, ad esempio, cioè “quelli che cercano la Verità”, la disco music é una bestemmia fatta di debolezza spirituale e vuoto religioso: il reggae è la <<vera» musica>>, che fa danzare e pensare insieme. Non sono gli unici a crederlo: in effetti, sono ancora in tanti a considerare la disco una forma di sfruttamento commerciale delle tradizioni musicali nere, e a disprezzare la sua totale mancanza di intenti non-danzerini.

Io non sono mai stato cosi rigido da pensare che milioni di ascoltatori siano accumunati dalla piattezza del loro encefalogramma. Equivarrebbe a dire che tutti coloro che hanno un disco di Dylan siano poeti e intellettuali, e che tutti i possessori di un disco punk siano arrabbiati cronici. Ricordo anni in cui, e questo accadeva soprattutto in Italia, il “divertimento puro e semplice» era considerato come Male. Divertimento, astrazione, frivolezza, disimpegno.

Tutto quello che rappresentava in ltalia andava sotto il nome di <<riflusso>> (anche noi abbiamo le nostre ondate).

Negli USA degli anni '60 e ’70 , la musica assumeva spesso un significato politico sociale, e parte di quel significati era arrivato fino agli anni 80. Vennero i problemi razziali, liberazione femminile, violenza della polizia e del Governo, l'amministrazione nixoniana, il Watergate. Ora non c’è niente, nessun argomento che abbia abbastanza fascino per infiammare un nuovo movimento di massa. Ora, se ascoltate anche quelli che dovrebbero opporsi, sbraitano di famiglia, i giovani non possono costruirsi una famiglia, non possono sposarsi e avere bambini, la villetta, un buon lavoro. Queste sono le aspirazioni del nuovo millennio. Nessuno resta a casa da solo a fumare e ascoltare un disco: tutti vogliono solo divertirsi. Non c'é più gente veramente arrabbiata nel nostro paese. Abbiamo quello che vogliamo (loro ce l’hanno...), paghiamo le tasse. La gente vuole socializzare, ha bisogno di energia collettiva. Il Rock? Lasciamo perdere..


ROCK ON DISCO
La musica anti-disco per eccellenza è sempre stato il rock’n’roll. Alcuni hanno insultato e insultano la disco-music e poi non suonano altro che un rock ugualmente finto e presuntuoso. Ma il Rock’n’Roll ha sempre filtrato con la danza.
Considerata solo una moda effimera, rapidamente divenne la forma musicale più popolare. Dalla <culla> statunitense invase l’Europa, sbarcata in Africa, fatto capolino in terra cinese - le foto della festa di fine d’anno '78 in un locale di Pechino sonorizzato disco» fecero il giro del mondo. Ormai non era più una febbre. “Disco” era la parola magica.

Discoteca, disco-party, disco-dance, disco-look, disco-star, disco-film ... Flagellati dalle case discografiche e dai mass-media, molti musicisti rock iniziarono a scrivere melodie orientate su ritmi ballerini; e per molti di loro significò Ia via aperta a una nuova celebrità. Ora per tali riciclaggi e cambiamenti repentini di pelle, non bisogna assolutamente strapparsi i denti o bruciarsi la chioma nel rogo dell’hi-fi. O peggio; atteggiarsi a moralisti. La storia del rock’n’roll è lastricata di tradimenti, di riconversioni industriali, di <<venduti al dio dollaro>>, di idoli e miti trasformati nel giro di un disco in <<inutili idioti>> e <<servi sciocchi del capitalismo. Potremmo risalire addirittura al clamoroso caso di Bob Dylan.

Quando al Festival di Newport, nel 1965, il menestrello beatnick lasciò la chitarra acustica per una Fender elettrica e rombante, il pubblico lo subissò di invettive, gridò allo scandalo. La stampa lo definì un tradimento del movimento folk. Oggi, sulle enciclopedie del rock quel concerto di Dylan viene definito come <<evoluzione>>. Quindi, rockettari credenti, attenzione al J’accuse. Due stili di musica cosi violentemente contrastanti ma ambedue motivati, a pensarci bene, dagli stessi sentimenti di alienazione e di angoscia. La musica rock e la disco-music erano in fondo due modi diversi di rispondere all’attacco di rincoglionimento della Società.
Cosi qualcosa da spartire in fondo c’é. Artisti rock lavorarono per combinare questi due mortali nemici, prendendo il meglio dalle due forme e creando veramente una musica eccitante e originale.

I Rolling Stones erano occupati in studio nella registrazione del loro “Black and Blue», e da questo 'album vienne estratto, “Hot Stuff», il primo 45 giri <<disco>> degli Stones. Un lavoro, venato di un clima reggae, che sposa in modo un po’ imbarazzante le sinuosità ritmiche della <<disco>> e che lascio un po’ perplessi noi gagliardi fans di Jagger e Rlichard. Ad ogni modo divenne un hit sia nelle classifiche americane di rock che in quelle <<disco>>. I Rolling Stones continuarono ad esplorare i ritmi disco, da“Some Girls» in poi, “Miss You” fu stampato immediatamente come maxi-single ad uso discoteca, oltre otto minuti di musica, dove la tradizionale sfrenatezza rockettara é stemperata da un arrangiamento e soprattutto da un missaggio prettamente stile disco, in particolar modo il basso dello alieno Bill Wyman e le percussioni di Charlie Watts. I Rolling furono forse i primi, ma poi Rod Stewart, Do You thing I’m sexy, I Grateful Dead, quelli delle vibrazioni e dell’Lsd infilarono nell’album Terrapin Station, anche loro, anche loro, un brano disco: una versione bruttina, di un vecchio classico di Martha and the Vandellas, “Dancing’in the Streets”. I Beach Boys poi fecero una versione disco di Here comes the night e Paul McCartney con i suoi Wings spopolarono con il loro primo singolo super disco, J.M. Jarre con Oxygene, di nuovo Dylan con Changing of the guards. Ma tra i prodotti più raffinati di questa tendenza da citare soprattutto Brian Ferry con “Take me to the river», nell’ album solo. Anche in “Manifesto», album della rifondazione dei Roxy Music, la vena disco era presente in molti brani. Con “Love is drug», i Roxy Music tentarono un primo appannaggio con la metrica disco. Anche Lou 'Reed volle dire la sua, e nel suo “The Bells» incise un brano disco dove ripete unicamente: “Disco-Mistic,Disco-Mistic ,... »,

“Per ragioni di sopravvivenza», come ammise lui stesso, anche uno dei re del blues, B.B. King, sfornò un album vicino alla disco. Completamente “discotizzate” nell’ambito della black music, e con risultati straordinari gli Earth, Wind and Fire di Maurice White: tutti li conoscono ancora per l’ adorabile “September», ma ricordiamo che prima era un gruppo di R&B e soul moderno. Il i tastieristi Chick Corea, George Duke, che era stato con F. Zappa, i Weather Report (soprattutto nelibrani firmati da Jaco Pastorius eccetera. Abbiamo ricordato che “La musica anti-disco per eccellenza è sempre stato il rock’n’roll”, e nel suo periodo di massimo splendore (della disco) l’antagonista era incarnata dalla new wave. L’estrema limitatezza tecnica del punk creò un muro di diffidenza e un solco profondo, e anche la consapevolezza che ne avrebbe fatto una cosa non duratura.

NEW WAVE ON DISCO
Ma anche tra i gruppi della <<nuova ondata>> ci fu chi fece il “botto” nelle discoteche: i primi? I Blondie con “Heart of Glass». Brano straordinario che si giovò molto dell’immagine lecca-disco di Deborah Harry.
Pero tra gli artisti rock, capaci di possedere una attitudine creativa verso la disco, predominano soprattutto David Bowie, Brian Eno, lggy Pop e Talkink Heads. Bowié fu uno dei primi ad usare moduli disco nel suo album piu politico in senso diretto_ “Young Americans». Sollevò molto clamore il cambiamento dell’archetipo del rock decadente inglese in un soul singer. La scelta “disco” sembrava ancora più bizzarra alla luce del tema dell’album.

L’operazione di Bowie fu di prendere e riportare in superficie il significato implicito e sommerso della disco-music. I testi dell‘album parlano di potere, le sue origini, le sue manipolazioni, cercando di analizzare la politica come metafora di ogni relazione umana.
Sia i Talking Heads che Iggy Pop furono stati identificati con il movimento punk. I primi come una delle band piu importanti, Iggy come uno dei padri fondatori della Nuova Ondata. Ma nessuno dei due suonava punk-rock nei convenzionali tre accordi di chitarra; ambedue, invece, cercavano di assorbire lo stile disco e soul. ll primo ad apparire sulla scena fu Iggy Pop. I dischi incisi con la sua vecchia band, The Stooges, negli anni settanta, definirono virtualmente lo stile punk; poi la band si sfasciò nel '73 divenne una di quelle oscure, mezze dimenticate figure carismatiche della cultura rock. Nel ’77 Iggy ritorna con un album prodotto da Bowie, <<The ldiot>> che divenne subito un lavoro controverso per l’uso di stilemi cosiddetti disco.

lnfatti Iggy rileva i ritmi e gli arrangiamenti della <<disco>> per aumentare il volume della musica; L’angoscia era ancora la; ma ora era rifinita, più riflessiva, in un nuovo senso di piacere e gioia di vita. Fondamentale per decifrare l’evoluzione del rock fra le maglie della disco-music fu l’ascolto di “Before and after the science” di Brian Eno;`che ritroviamo anche come produttore dei  Devo, un altro gruppo della nuova ondata alle prese con la grammatica ritmica della <<Disco>> (la versione robotica di Satisfaction). Questi ritmi computerizzati raggiunsero nuove forme di complessità e precisione. . Disumanizzante con i Kraftwerk, il gruppo di avanguardia tedesco che raggiunse grande popolarità nel 1974 con Autobahn, prima del boom della discomania. I tratti del volto di Ian Dury erano senz’altro non indicati per invitare qualcuno su una pista da ballo, ma Sex, Drugs and R’n’R ci riuscì benissimo, insieme alla seguente Hit Me, che miscelavano cocktail di ritmi disco e sonorità.. efferate. Forse la musica dei primi anni ottanta nacque proprio dal contatto del rock con la disco-elettronica. Chissa: se si considera che sia il rock che la disco-music hanno in fondo le stesse radici: il Rhythm and Blues..


29/03/15

Gangstarr: Step in the Arena, miglior album rap

I Gang Starr, Dj Premiere e Guru, sono stati uno dei pilastri del Rap / Hip-Hop fin dalla nascita del genere. Hanno illuminato l'arte del campionare musica e suoni e metterli insieme. Lontanissimi dai canoni stereotipati dei rappers più famosi, dall'istigazione alla violenza, all'omofobia, dal sessismo alla passione per le armi fino all'ostentazione cafona delle ricchezze acquisite, i Gangstarr hanno prodotto musica geniale e innovativa, collaborato con moltissimi artisti senza mai tradire lo spirito iniziale e underground del rap delle origini.
"Step In The Arena" è il secondo disco, e fà seguito al bellissimo e osannato "Jazz Thing", (dichiarazione d'amore verso le radici jazz) contenuta nella colonna sonora di Mo' Better Blues di Spike Lee e resta uno dei dischi simboli di un genere che è andato negli anni in una direzione totalmente opposta a quella proposta dal duo.
Nel 2007 Step in the Arena, pubblicato nel dicembre del 1990 solo su LP in vinile è stato nominato il più grande album hip hop di tutti i tempi da alcuni dei maggiori siti web specializzati, è uno dei miei album rap preferiti di sempre insieme a quelli di Pubblic Enemy, A Tribe Called Quest, De La Soul, Naughty by Nature.. quelli che la storia della musica black ha archiviato con il termine.."old school"

Step in the Arena
Torrent



29/06/11

Black By Design: la razza mista di Pauline Black

Black By Design
  • Pianificare la propria vita rispetto ai bisogni essenziali delle proprie aspirazioni
  • Consolidare i valori morali 
  • Non disperdersi nelle relazioni con gli altri
  • I conflitti generazionali non hanno più senso
  • Amministrare la propria vita: guadagnare soldi per reinvestirli
  • L'individuo è un unità piccola,mobile,intelligente..
  • Non avere paura del potere,non è che un ruolo
  • Apprendere e padroneggiare le proprie emozioni
  • In questi tempi,essere assolutamente normali,che non vuol dire essere conformisti. Aggressività ridotta al minimo
  • Apprendere e ballare lo skank-rock



  • Bilanciare le braccia avanti e indietro, ma penzolanti e alzatele il più alto possibile, come la danza 'skank' dei rasta giamaicani. Lanciare le gambe, appoggiandovi alternativamente sulla punta o sul tallone del vostro piede. Piegare il busto in avanti. Stop. Indietro. Stop. Poi riprendete senza lasciarvi andare, conservando una certa rigidità robotica, inspirata a Psycho Killer dei Talking Heads. Gambe febbrili, corpo rigido, braccia sciolte: ballate lo skank-rock. Colonna sonora? Semplice: Specials, Beat (English Beat), Selecter, Madness..


    "Coventry era una cittadina oscura al centro del paese. Tutto è cominciato lì. Il brano The Selecter è stato inciso prima che tutta questa storia iniziasse. Quando gli Specials incisero Gangster avevano i soldi solo per fare un lato. Qualcuno ci chiese se volevamo mettere il nastro di The Selecter sulla side B e tutto è iniziato così. Fu il 45 giri che inaugurava la 2Tone Records ed entrò in classifica, cosa impensabile per una piccolissima etichetta, tanto che la Crysalis si fece avanti e si prese l'esclusiva inglese della 2Tone. nel contratto firmato dagli Specials c'era la clausola che potevano scritturare altri gruppi di loro scelta e far incidere loro dei dischi. Cosi i Madness ebbero l'opportinità di pubblicare The Prince, i l loro primo singolo e dar vita all'ondata dello ska mod revival.."
    P. Black

    Tre dischi live sul piatto (o nel IPod) , per comprendere ancora di più quel misto di bianco e di nero, di antico e moderno che la 2Tone seppe cosi bene rappresentare. Specials, Beat, Selecter, Bad Manners, Desmond Dekker a celebrare la storica etichetta, la Motown dello ska revival e uno stile sonoro, estetico e politico immediatamente riconoscibile, tre  raccolte piene di gioia di vivere, un pò di cinismo e malinconia e dal sapore aspro di birra..


     Three_Minute_Heroes

     Feel Like Jumping

     Easy Snappin Hits
     

    INTERVISTA ■ LA VOCALIST DELLA BAND INGLESE THE SELECTER ■
    Esce ad agosto «Black By Design», attesa autobiografia dell’artista di origini africane.
    (S.Frasca, da ALIAS)



    Nel 1979 nella città in-glese di Coventry nacque il colletti-vo musicale 2-Tone che univa in-sieme le anime ska e punk rock del suo fondatore Jerry Dammers, tastierista degli Specials, una delle band seminali del movimento. Il collettivo era impegnato a ridise-gnare un sistema sociale e culturale nel quale i principi della tolleranza interraziale costituissero il fondamento per una sana convi-venza civile in un paese prostrato dalle rivolte etniche. Pauline Black fu la prima donna di razza mista a partecipare al dibattito sollevato dalla 2-Tone che nacque come etichetta discografica ma che in breve tempo divenne uno dei simboli più efficaci per la promozione dei diritti civili. «Una volta vomitai tutta la colazione su una pila di lenzuola bianche che mia madre aveva appena finito di stirare, sembrava un quadro di Pollock. Lei non si divertì affatto, ma ancora una volta era per colpa sua, non avrebbe dovuto dirmi che ero stata adottata». Scrive Pauline in Black By Design. Oggi la cantante e attrice inglese di origine africana ha 57 anni e ha da poco terminato un fortunato tour italiano con la sua band storica The Selecter in attesa di ritornarvi a settembre. Il prossimo 4 agosto la Serpent’s Tail, una piccola casa editrice che ha pubblicato molti autori del Rinascimento nero di Harlem, pubblicherà la sua autobiografia. A giudicare dal tono dell’intervista che segue il libro si preannuncia di formidabile lucidità politica anche per lo sguardo acuto che l’autrice rivolge ai giorni nostri.

    Qual è la genesi di «Black By Design»?
    Il libro racconta di una ragazza di colore che insoddisfatta della sua educazione da bianca decide di ridisegnare la sua storia fino al punto di farla combaciare perfettamente con il colore reale della sua pelle. Sono cresciuta a Romford e inizialmente ero convinta che avrei dovuto enfatizzare il fatto di essere una ragazza dell’Essex che parla cockney, così l’idea originaria per il titolo era A Bird’s Eye View (Uno sguardo dall’alto, ndr),solo a metà del lavoro ho scelto quello definitivo. Non mi interessava citare il mio cognome nel titolo ma mi piaceva il fatto che in appena tre parole riassumeva il viaggio che ho percorso nel mezzo secolo passato. Si è lavorato molto in questi anni in Inghilterra sull’inserimento dei ragazzi di colore al l’interno di famiglie di bianchi. Oggi si tende a incoraggiare il contatto tra i genitori naturali e quelli adottivi per mantenere vive nella memoria dei ragazzi le proprie origini etniche. Tutto questo non accadeva quando io sono nata. Il mio nome, la mia nascita, la mia stessa identità sono emersi da un archivio che si trova a St. Catherine’s House (l’ufficio dove si conservano gli atti di nascita e morte,ndr) e che rimanda a una nuova identità, a un nuovo nome. La famiglia operaia che mi adottò man-teneva alcuni atteggiamenti razzisti diffusissimi in Gran Bretagna negli anni Cinquanta e dei quali non era nemmeno consapevole. Furono quegli atteggiamenti che contribuirono allo scoppio delle rivolte razziali di Notting Hill. In un ambiente così ostile la mia famiglia adottiva desiderava cancellare il mio colore così mi facevano crescere come una ragazza bianca. Non ce l’ho con i miei genitori, non sapevano fare di meglio.

    Quanto tempo hai impiegato a scrivere il libro e che difficoltà hai incontrato nella fase di preparazione?
    Due anni, fortunatamente avevo i miei diari a darmi una mano e molti ritagli di giornale. Il libro comincia con i miei primi giorni di scuola quando mia madre ebbe il compito oneroso di dare delle spiegazioni sulle mie origini. Era ovvio anche per lei che tutte le mie compagne di scuola bianche avrebbero focalizzato tutta la loro attenzione su quell’“elefante in classe” e avrebbero notato che ero nera e mi avrebbero chiesto perché ambe due i miei genitori erano bianchi. Dal momento in cui realizzai la condizione “alterata” della mia famiglia ho cominciato a rinnegare la mia vera identità. Da quando avevo 4 anni e mezzo ho visto il mondo in  monocromia, poi negli anni dell’adolescenza ho deciso di ridefinire la mia identità che è nera.Sono andata fino in fondo ribattezzandomi con il cognome di Black e la cosa è riuscita bene.La prima parte del libro si intitola White to Black (Dal bianco al nero) e racconta gli anni dall’infanzia all’università, i miei primi tentativi di entrare nel mondo della musica a Coventry. Gli anni Sessanta furono importanti e belli per noi grazie a slogan come Black is Beautiful o alla nascita di movimenti come il Black Power negli States. A 15 anni ero affascinata dal movimento americano per i diritti civili. Le parole di Malcolm X mi incendiarono e in breve creai un piccolo avamposto nell’Essex in sostegno a quel movimento.Quando ero ragazza in Inghilterra la gente di colore era assente dai programmi in tv e fu nel decennio successivo che i neri cominciarono a manifestare la loro esistenza attraverso la musica. Grazie a Bob Marley mi avvicinai a un certo tipo di musica. Mi buttai a suonare la chitarra nei pub di Coventry. Uno degli Specials mi presentò a una band nascente che si chiamava The Selecter, cominciai subito a cantare con loro. La seconda parte del libro si intitola Black and White (Nero e bianco) e racconta la storia del movimento 2-Tone e del mio coinvolgimento in quel progetto. Con i Madness, gli Specials e soprattutto i Selecter cercavamo di costruire un crossover ska punk nel mondo del pop. Nel giro di 6 mesi ci ritrovammo nella top ten e con un disco d’oro per l’album di debutto. Il progetto 2-Tone era diventato realtà. Neri e bianchi per la prima volta erano uniti grazie a una musica altamente energetica, il nostro movimento stava disegnando il futuro del multiculturalismo in Inghilterra in una maniera ignota prima di allora. Era nato a Coventry ma si diffuse in tutto il mondo come subcultura. Un gran traguardo considerato che la nostra musica stette in classifica solo due anni ma che ha sparso la sua eredità nei trent’anni successivi e brilla ancora come simbolo di armonia razziale. Io ero l’unica donna all’interno del movimento e questo mi ha dato la possibilità di esprimermi pubblicamente come rappresentante della mia generazione. Ho continuato a suonare da sola dopo lo scioglimento dei Selecter nel 1981 (la band si è ricostituita varie volte nel corso degli anni,ndr), volevo essere una “voce nera” anche attraverso altri media come la tv. Ricordo l’entusiasmo di partecipare alla convention del partito democratico a San Francisco nel 1984 quando il reverendo Jesse Jackson fu candidato alle elezioni presidenziali. La terza e ultima parte del libro si intitola Back to Black (Ritorno al nero) e racconta la mia ricerca dei miei genitori naturali. Un’esperienza di indescrivibile intensità. Mia madre era in Australia e mio padre in Nigeria. Oggi i bambini di razza mista sono ovunque, è giusto così perché la mescolanza etnica è l’unica soluzione capace di curarci dal razzismo. Spero davvero che la mia testimonianza ricca di zone d’ombra possa guidare verso una società multiculturale sana.

    Cosa ha significato essere una musicista di colore negli anni Ottanta? Penso a Poly Styrene anche lei di razza mista che ci ha lasciato da poco.
    Era molto difficile farsi sentire all’epoca, specialmente se eri un’artista nera, sono contenta di dire che tutto questo è cambiato nel nuovo millennio. Volevo scrivere canzoni che parlassero di razzismo e sessismo ma senza utilizzare un’immagine sexy, perciò combinai la mia f emminilità con un’attitudine da ragazzo rude. Adoravo Poly Styrene. Era un’artista formidabile con uno sguardo unico sul mondo, la conoscevo e la sua morte mi ha provocato un dolore immenso.
    Dopo trent’anni di militanza qual è la tua opinione sulla musica di oggi? Cosa ti manca dei tuoi esordi?
    Ho visto tanta musica salire e scendere dai palchi ma ho sempre amato la cultura ska e l’esperienza 2-Tone che mi ha insegnato innanzitutto a mantenere una prospettiva politica del mio lavoro. Mi piacciono molto Ami Winehouse, Lily Allen, The Kills, Paloma Faith e Beyoncé. Apprezzo la loro energia. La mia generazione ha lottato per raggiungere questa forza, loro hanno raccolto la palla e giocano la partita a un livello paritario rispetto alla contro parte maschile.