Visualizzazione post con etichetta Ramones. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ramones. Mostra tutti i post

28/12/15

I Wanna Be Sedated: Ramones.gif



"Mettimi su una sedia a rotelle, fammi raggiungere lo show / Presto, presto, presto, prima che divento pazzo / non posso controllare la mia dita, non posso controllare le mie dita dei piedi."
"I Wanna Be Sedated" è un brano
breve, semplice, orecchiabile. Sempre prevedibili ma simpatici e irresistibili, spesso grotteschi e assurdi, "I Wanna Be Sedated" è suonato e cantato con tale brio e gioioso abbandono - completo di battiti di mani - che la sedazione è poco probabile..






07/12/15

Dita sanguinanti: Best Punk Rock Guitarist

Come maestri d'ascia hanno riscritto il rock a tinte forti, tre accordi velocissimi alla volta, infliggendo traumi contusivi con poco virtuosismo tecnico. Steve Jones dei Sex Pistols alla domanda su come ha iniziato con la chitarra, riecheggia l'ethos del do-it-yourself del punk."Non avevo intenzione di essere un chitarrista, ma ho rischiato di essere un cantante. Cioè fino a quando è arrivato ​​John Lydon [Johnny Rotten]. E poi ho capito che non ero davvero adatto come frontman. L'unico posto libero nella band era per un chitarrista, quindi ho preferito questo piuttosto che rinunciare. " Quando si tratta di punk, unità e determinazione vengono prima, e dettagli come come far funzionare realmente lo strumento vengono subito dopo quelle frenesie. Di conseguenza, il più delle volte è stato il caso ad illuminare il mondo con schitarrate alla velocità della luce, infiammandolo.Per il punk dell'era dei Sex Pistols la chitarra elettrica simboleggiava il grezzo, il reale; il sintetizzatore, al contrasto, indicava il flaccido, il deprimente, e l'ironia del fatto che i primi punk rifiutassero l'alta tecnologia in favore del logoro simbolo del primitivismo moderno, rappresentato proprio dalla chitarra elettrica è ormai evidente. Il punk abbracciava tutto ciò che la moderna borghesia e gli hippie detestavano: plastica, cibo spazzatura, b-movie, fare soldi con minor sforzo possibile. Allo stesso tempo era stato ispirato in parte dal ritorno della cultura dei teddy boys e dal revival del rock'n'roll classico, rivolgendo lo sguardo all'indietro verso un rock snello e affamato, ai vecchi e frenetici riff rockabilly: per questo, la chitarra elettrica è stata lo strumento principe e l'enfasi del movimento punk.
Questa la mia (come sempre) personalissima classifica, in ordine sparso.


Ron Asheton - The Stooges
Il suono wah-wah d' della chitarra di Ron Asheton nell'apertura di "1969" degli Stooges è la nascita del lamento del punk rock. Da lì, la canzone vira con percussioni tribali, su cui Iggy Pop, allora 22enne, urla annoiato e con la sola voglia di fare un gran casino.. Ron ritorna con un assolo dal taglio seghettato che da inizio ad nuova era per il -rock and roll, una nuova direzione da seguire per moltissimi artisti. "I Wanna Be Your Dog", è ancora più grave. Nei successivi due LP , Fun House (1970) e Raw Power (1973), Asheton spinge la chitarra ancora in sonorità più dure e nella melma brutale, frastagliata, lacera e cruda, antesignano di un punk rock perfetto che sarebbe arrivato non molti anni a seguire. In pratica, se vi siete persi il suo modo incendiario di suonare la chitarra allora fino ad adesso è sicuro che siete stati chiaramente su un altro pianeta.

East Bay Ray - Dead Kennedys
Più volte presente su questo blog con i suoi Dead Kennedys. Raymond John Pepperell, meglio conosciuto per i devoti come East Bay Ray, ha avuto il suo bel da fare per tenere il passo con il frontman del gruppo e una delle nostre spiritual-guidance, il vorticoso e infuocato Jello Biafra . E Ray si è dimostrato più che all'altezza del compito: mischiando gli elementi della musica che amava, surf, rockabilly, country old-time, jazz, le colonne sonore degli spaghetti western, e anche le esplorazioni psichedeliche del fondatore dei Pink Floyd Syd Barret, ha caratterizzato il sound dei DKS in un crescendo e rauco punk rock unico nel suo genere. Notare la mano fumante alla fine del brano sotto nel video..





Poison Ivy Rorschach - The Cramps
Nata Kristy Wallace Marlana a San Bernardino, e reinventandosi Poison Ivy Rorschach sulla rotta della nascente scena punk di New York City alla metà degli anni 70. Collaborando con il marito e front man bestiale e wild-man Lux Interior, per formare i Cramps, Ivy ha inventato un modo nuovo di suonare la chitarra, con riff incendiari e assolutamente sconsiderati, fiammate di punk e in definitiva un sound che arrivava direttamente dal rock-and-roll dei 50s e ritenuto, molto accuratamente.. "psychobilly." Non solo alla chitarra, Ivy è songwriter, arranger, produttrice, e occasionalmente vocalist. Con la sua chitarra Gretsche e i suoi toni palpitanti ha influenzato un'intera generazione di musicisti rock / punk e goth band. Un icona intramontabile..

Dr. Know -. Bad Brains
Tanti ascolti prima di cominciare a comprendere ciò che si sta ascoltando. E 'nell'esaminare attentamente che la brillantezza di Dr. Know affonda nei Bad Brains. Il chitarrista nato Gary Miller suona note, chiavi, e accordi perfettamente a velocità impossibili, e che semplicemente non possono essere spiegati matematicamente. Da la combustione velocità e virtuosismo, Dr. Know spinge in direzioni sorprendentemente originali e di forte impatto, suoni oltre il cosmo che trova e riporta di nuovo a noi qui sulla terra nel corso di, il più delle volte, di un minuto e mezzo.




Paul Leary - Butthole Surfers
I Butthole Surfers inizialmente hanno scritto la loro implosione di hardcore punk, heavy metal, acid rock, e riferimenti Zappiani in uno sconvolgente estremismo, e solo i punk rockers, in un primo momento, possono comprendere ciò che i Buttholes stavano facendo. Altri elementi inclusi, percussioniste in topless, un bassista che suonava come se lanciava palle da bowling, un cantante cacofonico e caotico, e la fantasia musicale sgangherata di Paul Leary. Grandioso! Torrenziali, e Leary terrificante che suonava come stesse strangolando il suo strumento. Se qualcuno ha visto Paul Leary e i Butthole Surfers nel periodo d'oro probabilmente si è ritrovato con una rinnovata comprensione della demenza sonora, e della bellezza del rumore

Johnny Thunders - New York Dolls, The Heartbreakers
La foto di copertina del secondo album dei New York Dolls "Too Much Too Soon" è una grande dichiarazione di rock and roll. Johnny imbraccia una Les Paul Special del 1955 con il tipico atteggiamento proprio di quegli anni. Raggiunse il suo tono inconfondibile di suonare la chitarra vintage, molto forte e pulito.
Johnny Thunders, nato John Anthony Genzale Jr.,  arso sui sentieri del punk non in uno, ma in due combo cardini della musica tentacolare. Nel primo Thunders indossò abiti sexy e tacchi alti per scatenare l'inferno come regina suprema dei New York Dolls, agli inizi degli anni 70. Il Blues elettrico fantasticamente devastante e assoli trash non accesero solo il punk d'assalto, ma ispirarono contemporaneamente Kiss , i Sex Pistols, e poi molto direttamente i Guns N 'Roses. Dopo l'ammaraggio delle Dolls, Thunders divenne il frontman degli Heartbreakers, altrettanto vera hitband del punk.

Steve Jones - The Sex Pistols
Johnny Rotten, anima-frantumata e ipercinetica cattura il culmine dell' apocalittica sommossa nichilista del punk. Altrettanto importante per il suono della band, e del movimento che hanno incarnato è la velocità della chitarra spaventevole di Steve Jones. La sua Gibson Les Paul perfora gli inizi del rock-and-roll e aggredisce, ostile e stimolante, levigando un'estetica tutta sua. Quando è stato chiesto in questi ultimi anni che consiglio avrebbe dato ai giovani chitarristi, Jones ha detto: "Io direi loro di copiarmi, perché tutto quello che faccio è fantastico". Forse stava scherzando. Forse no. In entrambi i casi, è un consiglio da tenere in forte considerazione!



Johnny Ramone - Ramones
E' un racconto narrato senza fine : quattro mooks da Queens indossano giacche di pelle, salgono sul palco infernale del CBGB al centro di Manhattan , suonano venticinque canzoni in venticinque minuti, e il mondo sta ancora tremando per l'impatto che hanno avuto quei 25 minuti. Quello che viene trascurato a volte, e ciò che rende i Ramones il gruppo punk per eccellenza, è che i membri dei "tre accordi primitivi" rappresentano l'apice assoluto del loro know-how tecnico e delle loro capacità musicali. Johnny ha prodotto un suono così brutale e diretto, ha inventato uno stile implacabile che ha definito non solo il suono innovativo dei leggendari Ramones, ma la chitarra del movimento punk rock in generale. Uno dei chitarristi più influenti della storia del rock, armato della sua chitarra Mosrite e del suo surf-rock amichevole , Johnny Ramone ha suonato velocissimo come solo la sua mano poteva fare, e ha trovato ulteriore brillantezza nella sua incapacità (in un primo momento) di farlo attraverso un assolo di chitarra. Hey, nessuno può andare così veloce come Johnny Ramone..

Greg Ginn - Black Flag
Come esperto di elettronica e maniaco del lavoro, appassionato dei Black Sabbath e devoto per tutta la vita ai Grateful Dead, Greg Ginn ha prima formato a Hermosa Beach gli eroi hard Black Flag nel 1976. Nel corso del tempo, attraverso molteplici incarnazioni del gruppo, Ginn ha ridefinito non solo il modo di suonare la chitarra nel punk e scrivere canzoni, ma le stesse dinamiche estreme del rock. Ginn ha guidato i Black Flag come un dittatore, portando però l'esempio, mettendo la band sempre in primo piano rispetto la vita privata. Ginn ha poi incontrato il frontman Henry Rollins, sviluppando un modo di suonare la chitarra come nessun altro nel punk rock. Ascoltando la discografia dei Black Flag, si sente un virtuoso heavy metal che frantuma e sputa su ogni regola tecnica, che si discosta in voli di impennata bellezza, un provocatore arguto e saggio che con il suo strumento dirige magistralmente ogni briciola della illimitata complessità musicale del gruppo, che fluisce attraverso di lui. A nome dei Black Flag, Greg Ginn han messo sù un circuito itinerante di gruppi punk che rimane in attività ancora oggi. Inoltre, ha creato la SST Records, la più importante etichetta indipendente degli anni '80. Prima di tutto, però, Greg Ginn è uno dei più grandi chitarristi che il punk rock ha (ancora) prodotto.

Billy Zoom - The X
Il debutto su una major per gli X, fu del 1982: Under the Big Black Sun e il riff iniziale di "The Hungry Wolf" esplode con una bastonata! Billy Zoom suonava come il vivere spericolato; è il suo marchio, quell'attacco potente del suo stile di che risale poco a Steve Jones e Johnny Ramone, e molto più a Link Wray, Eddie Cochran, e Western Swing. Esperto di amplificatori, del suo zelo, della sua velocità micidiale, e della sua precisione si sono avvalsi musicisti del calibro di Gene Vincent, The Blasters, Etta James, Big Joe Turner, Mike Ness, e decine di altri grandi musicisti che lo hanno voluto in studio di registrazione. La sua presenza scenica ghignante e la tendenza ad interagire col pubblico rese gli X una band di "animali da palcoscenico". Sempre con chitarre Gretch, che gli ha dedicato come tributo la G6129BZ Billy Zoom Custom Jet argento.




Mick Jones - The Clash
E' stato ilfondatore e la chitarra dei Clash, la band più importante della rivoluzione punk. Importante per la musica, lo stile e l'innovazione, ma anche per la loro convinzione che il R'n'R e la politica potevano interagire e contribuire a cambiare le coscienze. E' soprattutto a lui che si deve la capacità della band di evolversi, passando rapidamente dai fatidici tre accordi degli albori del punk ad una visione più elaborata della musica, che li vide per primi a incorporare dub, reggae, ska, rockabilly, sonorità africane e orientali, e anche gli echi lontani delle discoteche di Londra: un mix in cui la chitarra di Jones brillava. Privo di assoli memorabili sapeva però come suonare una parte di chitarra e molta della musica dei Clash la si deve a Jones. La sua Les Paul Standard bianca è diventata.. totemica.
Con lui, i Clash alla fine furono l'unico gruppo punk a riempire le arene. E averne fatto colare del sangue, sul mio giradischi.

Brian James - Damned, Lords of New Church, The Brian James Gang
Si devono a lui i primi due album dei Damned, che con Sex Pistols e Clash formano la Santa Trinità del punk originale. Chitarrista incendiario cresciuto con Hendrix e Pete Townshend come modelli ha reinventato la chitarra elettrica, in seguito nel supergruppo proto-goth The Lords Of The New Church col compianto Stiv Bators, poi con la The Brian James Gang. I suoi riff sempre incredibilmente potenti e veloci, contribuirono all'ammirazione di sua maestà in persona Jimmy Page, che ne dichiarò pubblicamente le doti. Soprannominato la "chitarra che non fa prigionieri", ha fatto colare litri di sangue, sul mio giradischi.



Da non dimenticare Pat Smear, con i mitici Germs e prima di suonare quell'orrendo pop chitarristico dei Foo Fighters; Bob Mould degli Husker Du; Jake Burns degli Stiff Little Fingers e persino Captain Sensible, nato bassista nei primi Damned e passato poi con ottimi risultati alla elettrica...




29/10/15

Pablo "Ramone" Echaurren: un tributo allo spirito degli anni settanta

“Si tratta di trovare il proprio punto di sottosviluppo, un proprio dialetto, un deserto tutto per se”
(Gilles Deleuze)

Ai Ramones (oggi quì, domani via) è il titolo di uno dei quadri di Pablo Echaurren dipinti in omaggio al gruppo punk nato negli anni settanta.
ll primo disco dei Ramones esce nel 1976. Un anno dopo, la loro musica irrompe come puro concentrato di energia nel clima anarchico, rivoluzionario del ’77, cosi descritto dallo stesso Echaurren:
“Era il 1977, tutt’intorno la citta bruciava sconvolta da gruppuscoli di rivoltosi, corpi speciali camuffati da pischelli, generici street fighting men, schegge impazzite sfuggite di mano a questo e quello. La piazza era un vivaio talmente agitato e intorbidato da ospitare ogni genere di deformazione impolitica: squinternazionalisti, trasversalisti, indiani metropolitani & altro. Io ero fra loro, fra i mohicani romani cioè. Avevo gettato alle ortiche il pennello e impugnato il pennarello dell’agit-pop.”

I Ramones sono adottati come esempio di contro-cultura, in sintonia con le strategie anti-istituzionali del “movimento”, soprattutto della sua ala creativa, di cui proprio Echaurren è la voce collettiva. All’elementarità di un ritmo martellante e ripetitivo basato sul “tre per due” - tre accordi per due minuti -, si accompagnano delle liriche altrettanto brevi - una, due, al massimo tre frasi -, quasi definibili come “haiku-punk”. Al ritmo ipnotico, che funziona alla maniera di un mantra, corrisponde un testo provocatorio, spesso costruito sul non-sense: “Blitzkrieg Bop ”, “I dont’ wanna be learned”, “Second verse same as the first”...
L’elogio della demenza come forma di resistenza, di provocazione, era una strategia propria delle avanguardie storiche. Soprattutto di quella futurista, nei cui testi lo storico dell’arte Maurizio Calvesi gia nel 1978, nel saggio Avanguardia di massa, riconosce la filiazione degli esperimenti linguistici e letterari degli indiani metropolitani. Il gioco di parole, il non-sense, l’elogio dell’idiota, lo stile telegrafico, il calembour sono usati per l’esplosione di significato, per rivendicare al linguaggio un’altra possibilità di senso, una possibilità basata sull’intensita della parola e del suono.

Il testo di una canzone dei Ramones, Beat on the brat with a baseball bat, è sorprendentemente analogo a Sitting like Pat with a bat in her hat, titolo di un quadro di Oyivind Fahlstrom del 1962, ispirato ai comics di Batman. E lo stesso Fahlstrom, artista poliedrico, poeta visuale e pittore raffinato, sembra anticipare il percorso creativo di Echaurren, nell’attraversamento spregiudicato di generi, forme e poetiche, principalmente nell’introduzione della parola e dell’immagine del comic nella pittura. Procedimento adottato da Echaurren sin dagli inizi del suo iter artistico, nei suoi sensibili “quadratini” ad acquarello e china su carta. Per il comic, come anche per Echaurren e i Ramones, si tratta della ricerca di un linguaggio altro
all’interno di quello stabilito: un linguaggio “minore”. Quello che Deleuze qualifica come necessariamente collettivo, politico e sintetico.

I Ramones sono il collettivo per antonomasia: Ramone si diventa, ed ecco gli stessi identici capelli a caschetto, le stesse identiche scarpe da ginnastica, gli stessi identici jeans sdruciti, aperti sulle ginocchia. Un’entita collettiva appoggiata sbilenca alla parete graffitata di una qualunque Strada di New York, un’icona punk fumettistica. I Ramones impersonano quell’idea di “identita partecipata, dilagata, precipitata” (Echaurren), di orizzontalità comunicativa che animava anche il “movimento”. Nell’uso creativo, onomatopeico ( la riproduzione dei suoni attraverso le parole ), essenziale, estatico, della propria lingua si cerca un nuovo linguaggio che vada oltre il significato, inteso come “sequenza di stati intensivi”. I quadri di Echaurren sembrano dipinti al ritmo di questa sequenza. La rappresentazione è schematica; il gesto rapido; i colori acidi galleggiano sulla superficie delle tele; lo spazio si anima nel movimento veloce. Il ritmo Ramones sembra incitare i diversi elementi che configurano il flusso concentrico della pittura. La ripetizione di forme e immagini della composizione acquisisce carattere estatico, lo stesso della musica. L'artista sembra essere agito da un movimento ritmico, come onde scandite dalla circolarità del gesto. Sia nelle tele in cui sono rappresentati i Ramones, ora con aureole ora avviluppati da draghi, sia in quelle piu simili a visioni notturne, tra incubo ed esaltazione, popolate di volta in volta da animali-ibridi, memori dei mostri dell’iconografia precolombiana, tutto gira vorticosamente in questo spaziosenza gravità, in un horror vacui memore delle decorazioni medievali. Nello spazio cosi aperto delle composizioni è come se le immagini perdessero identità e trovassero senso solo nel flusso, nel continuum circolare.

Nel loro essere un omaggio ai Ramones questi quadri diventano nature morte, meditazioni sulla vanitas. Cosi l’ultimo quadro della serie, La fine del tempo, rappresenta una deità femminile che stritola tra le mani i suoi figli, alla maniera di un Cronos primitivo, mentre la morte cavalca falciando teschi. Come omaggio a un modo di essere, quello della generazione rock-punk, che si pensava indistruttibile, questi quadri sono più in generale un tributo allo spirito degli anni settanta, a quel particolare vento di resistenza, anti-accademico, che caratterizza in ugual modo i linguaggi delle avanguardie e dei movimenti rivoluzionari..










24/09/15

Cinema Resistente. Lech Kowalski: punk, contadini, junkie

Dee Dee
Milano gli ha dedicato una retrospettiva (più libro monografico, Camera Gun. Il cinema ribelle di Lech Kowalski, Agenzia X, a cura di Alessandro Stellino). Un cineasta che ha segnato gli ultimi decenni del cinema del reale, underground, i cui film hanno circolato poco in Italia nonostante il passaggio alla Mostra del cinema di Venezia (2005) con lo struggente East of Paradise, il racconto della madre deportata in un campo di lavoro sovietico durante lo stalinismo. Il suo film più recente è Holy War Holy Field , in cui Kowalski arriva nelle campagne polacche per filmare la battaglia dei contadini contro le multinazionali che trivellano il terreno in cerca di gas. Il governo e i politici locali hanno dato il loro benestare senza neppure ascoltare quello che accade nella vita di questa gente, cosa significa il fracking che fa tremare le case, infanga l’acqua, impedisce il raccolto, avvelena piante, animali, ogni cosa. E nel silenzio più totale dei media o peggio ancora nella disinformazione che lo presenta come una garanzia di modernità.

Può sembrare strano ritrovare Kowalski, narratore di <<storie e eroi>> metropolitani, i giovani punk, i Ramones (Hey Is Dee Dee Home, 2003), i Sex Pistols (D.O.A, 1981), gli homeless del Lower East Side (Rock Soup, ’91), in un luogo dove il tempo è ancora scandito dalle stagioni anche se la natura ha perduto ormai per sempre la poesia dell’incontaminato. Eppure seguendo quei contadini nella realtà globalizzata che avanza, si ritrovano con evidenza gli elementi che attraversano i suoi film in cui la ` macchina da presa é sempre e comunque un'arma. E’ una scelta di impegno politico ma declinato in modo diverso, mettendo a rischio sé stessi, il proprio corpo alla ricerca di un conflitto più che per decidere da che parte stare.
<<Mi interessava molto la lotta dei contadini per proteggere la terra. E’ un soggetto che riguarda la nostra cultura, e la sopravvivenza dell’umanità, e che invece viene messo nell‘ombra dalle grandi corporazioni che controllano tutto. Questa guerra ha creato tra di loro dei legami molto foni, in un certo senso quei contadini sono oggi come erano anni fa i punk>>.

Ma quella della terra è una dimensione che un po’ ritorna nella vita di Kowalski. La famiglia di origini polacche che la fuga dalla guerra ha portato ovunque nel mondo, Iran, Iraq, India, Africa, fino a Londra dove é nato, e poi l’America, viene da li: il nonno in Polonia aveva aperto una scuola dove insegnava ai contadini, e una biblioteca. E anche il padre ha tentato l’avventura della terra in America.
Il padre desiderava tantissimo avere una fattoria, però eravano troppo poveri. Un giorno il padre ebbe un tenibile incidente con la macchina, e i soldi dell’assicurazione servirono per coronare il suo sogno. La fattoria era nel Wisconsin, vicino a una riserva di nativi americani: a un certo punto però le vacche si ammalarono e morirono. Cosi le banche gli tolsero la terra, il resto la  madre lo regalò agli indiani. Arrivati a Chicago, dove ancora c’é una grande comunità polacca, e il padre lasciò tutti alla stazione per cercare lavoro l’intera giornata, finché non lo assunsero in fabbrica tornando a prenderli.. Che storia.


Da punk sei convinto che anche l’invenzione di un’estetica é un modo per radicalizzare le tue posizioni e la critica al mondo. I contadini non pensano all’estetica ma come i punk sono degli outsiders. Probabilmente Lech Kowalski appare ai loro occhi come un punk. La battaglia contro il fracking li ha resi una comunità e anche questo sentimento di appartenenza a qualcosa fa pensare al movimento punk Quando stanno insieme ridono, bevono, si divertono, vivono una dimensione che nelle grandi città si è persa.
La resistenza al fracking svela qualcos'altro, a cominciare dalla perdita di legami tra cittadino e istituzioni politice che sembra essere un denominatore comune della nostra epoca.
<<E' un po' il nucleo del film. I contadini non si fidano di nessuno, alle spalle hanno il periodo comunista e hanno capito che la democrazia non ha prodotto quel nuovo mondo di benessere che si aspettava ma solo maggiore cinismo. In campagna la dimensione della re-altà é molto forte, é la vita stessa. Viviamo in un’epoca di grande confusione dove tutto si frantuma. Loro invece hanno qualcosa in cui credere, e da qui può iniziare una rivoluzione. E’ quello che sta accadendo in Messico dove i contadini vessati dal governo stanno dando vita a una fortissima opposizione. Girerò li, tra poco, il mio prossimo film.>>

L'attenzione alle facce delle persone sono sempre molto importanti. E’ difficile invece descrivere i cambiamenti, oggi preferisce più osservare che muoversi, guarda le cose in modo riflessivo.. Ad un certo punto, si è messo all'angolo della 14a, a New York, a filmare: un’esperienza emozionale molto importante, a sentire lui, durante la quale ha scoperto nelle persone e nel mondo particolari che non aveva mai notato. Ora cerca di portare nel suo cinema queste lezioni del passato, rispetto alla velocità in cui viviamo, che é quasi schizofrenica: gli sembra che il solo modo per confrontarsi con la realtà sia stare fermi in un posto.

Il cinema è controversia, tensione, forze opposte ed elementi che si scontrano per generare teatralità. Lech Kowalski ci ha fatto scoprire che in America il punk non esisteva nei soliti e tipici locali alternativi come il CBGB di New York,  ma che esisteva una scena punk anche nel Sud degli Stati Uniti. Chi l'avrebbe mai detto? C’erano scene alternative un po’ dappertutto, ma non univocamente definite, come punk, drag queen, punk gay, biker, fanatici del rock’n’roll, adolescenti annoiati, proprietari di club conservatori, uomini d’affari. Kowalski capì che qualcosa sarebbe successo. E la partenza dei Sex Pistols per il tour americano rappresentava un momento in cui quel qualcosa iniziava ad accadere. Doveva filmare quell’evento a tutti i costi. Non era solo una storia sul punk girata a New York, ma un confronto culturale più ampio. E aveva ragione.  Ovviamente c'era la musica, ma anche chi andava ai concerti, e perché.


Don Letts, Dan Graham..
Non si è mai considerato un regista punk. Solo un outsider. Underground, una parola un po’ inflazionata, ma che gli si addice in pieno. L’unica cosa che lo accomuna a registi come Don Letts o Dan Graham è che hanno creato senza avere tanti soldi.

Oltre a D.O.A., filma gli homeless del Lower East Side in ROCK SOUP, che nell'estate del 1989 allestirono una tendopoli a Tompkins Square: le autorità minacciarono di smantellare il centro di accoglienza e la popolazione insorse. In un ruvido bianco e nero, Kowalski riprende e si schiera contro l'imminente disneyficazione della città.

 In THE BOOT FACTORY del 2000 documenta la vita di un gruppo di punk a Cracovia, che sopravvive cucendo scarponi di cuoio. Un racconto di anarchia e di come dare vita a microcosmi resistenti, in opposizione al sistema vigente.
BORN TO LOSE è ancora sul punk, e si concentra su Johnny Thunders, prima nei New York Dolls e poi con gli Heartbreakers: 400 ore di materiale filmato, un ritratto glorioso e struggente sull'eroe di tutti gli sconfitti, nato per perdere, morto a soli 39 anni.
HEY IS DEE DEE HOME è un altro dei ritratti struggenti di Kowalski, questa volta è Dee Dee Ramone il protagonista, bassista e compositore dei Ramones, amante dei tatuaggi e delle donne, oltre che innamorato da sempre delle droghe pesanti. 

STORY OF A JUNKIE, è un film difficile da digerire, per chiunque non abbia mai fatto uso di droghe. Tutto reale, vita di strada, personaggi borderline che occasionalmente mostrano la loro “poesia accidentale” (le discussioni sulla coscienza politica, la confessione del protagonista sulla sua ex). Un vivido ritratto della vita da tossicodipendente nell’East Village.
In Story of a Junkie, Spacely, il protagonista, sceglie di diventare un tossico. Kowalski non lo giudica, lo segue, entra nella sua corsa nella vita, entra nei suoi luoghi nascosti, e lui ha mostrato cose che la maggior parte della gente non vede. E' facile vedere compassione nella storia, ma anche eccitante: provare droghe, bere, litigare, vederti puntare una pistola addosso, stare svegli per notti intere, dormire fino a giorno inoltrato, dormire su un tetto, incontrare gente d’estrazione borghese in disperata crisi d’astinenza, perché il protagonista è la connessione tra un mondo e l’altro. Spacely, in questo splendido film, apre delle porte a molti totalmente sconosciute.
Assistere a Story of a Junkie è come guardare una bomba che sta per esplodere. Nessuno aveva idea di quello che c'era dietro l'angolo. Di lì a poco sarebbe stato scoperto l'AIDS. Dalle sue storie, racconti di deportati, emarginati e punk, con la constatazione di un mondo segnato da ingiustizie e violenze, emergono dolore profondo ma anche un forte desiderio di rivalsa. Amiamo il cinema di Lech Kowalski, un cinema non commerciale e difficile da reperire, perchè tutto viene filtrato dalla musica e dai racconti dei sopravvissuti e di chi resiste: resistenza della memoria e pratiche di sopravvivenza..







24/07/15

Musica e Tecnologia: L' incredibile US Festival 1982/83'

'US Festival 1982/83'

L'US Festival è il nome di due eventi musicali organizzati nei primi anni ottanta da Steve Wozniak, co-fondatore della Apple Computer. La prima edizione si svolse nel weekend del Labor Day nel 1982 mentre la seconda durante il weekend del Memorial Day nel 1983. Wozniak pagò per la demolizione e la ricostruzione di un nuovo spazio a cielo aperto destinato ad ospitare un palcoscenico d'ultima generazione presso il Glen Helen Regional Park vicino a Devore, San Bernardino, California.

Fu un evento che ha avuto un impatto incredibile sul mondo del rock and roll. Nonostante si svolse per due soli anni, gettò le basi per tutti i festival rock a venire, dal Lollapalooza al Outside Lands, fino al Coachella, etc., di cui godiamo ancora oggi. Erano tempi difficili per i grandi raduni: per decenni i festival erano mal visti e evitati dalle città, la paura di scontri e violenze era molta, Altamont era ancora nel ricordo di tanti. Nonostante questo, ..<<La maggior parte delle persone non sa di cosa stiamo parlando...>> dice Barry Fey, uno dei maggiori promoter di concerti americani.
Il Festival nacque da un idea di Wozniak, co-fondatore della Apple, idea che aveva come principio di mettere in risalto e unire musica e tecnologia, e un nuovo modo di pensare. Oltre alla musica, ci furono collegamenti via satellite con l'Unione Sovietica durante i due eventi, che furono arricchiti da molte innovazioni tecnologiche d'avanguardia: fu una delle prime volte che si utilizzarono mega schermi video durante un concerto. 

Il primo Festival nel 1982 vide le esibizioni di gruppi rock classici e new wave come i Police, i Ramones, Talking Heads, e Tom Petty & The Heartbreakers, così come artisti provenienti da altri generi. Si stima che circa 425.000 persone presero parte all'evento di quell'anno.
L'edizione del 1983 del Festival portò le cose ad un livello maggiore, di professionalità e organizzazione. Nella ricordi di molti, il fulcro della manifestazione fu l' Heavy Metal Day, che vide le esibizioni dei Quiet Riot, Motley Crue, Ozzy Osbourne, Judas Priest, Triumph, Scorpions e di Van Halen. Fu proprio Steve che volle assolutamente David Bowie alla manifestazione, nonostante i problemi di organizzazione, di spazio e di budget.

"Io amo David ...e questi sono i miei soldi e il mio festival.. "
Il promoter Barry FeyFey chiamò Bowie, che era in un tour europeo per promuovere 'Let Dance'. Bowie rispose:<< Dovremo interrompere il nostro tour e noleggiare un 747 per portare le nostre attrezzature..>>. David Bowie partecipò con un compenso di un milione e mezzo di dollari, quanto Van Halen, fino ad allora l'artista più pagato e anche più criticato. Quando Frey comunicò le spese, Wozniak si strinse nelle spalle.

I Clash, di cui abbiamo già postato il live a S. Bernardino, organizzarono una conferenza stampa e vomitarono veleno soprattutto contro Van Halen, che era un loro obiettivo particolare, e per esprimere il loro disappunto, minacciando di non suonare.
Alla fine cedettero e, come ricorda Fey, gli organizzatori del festival si presero una piccola vendetta, facendo scorrere sullo schermo del video - durante il loro set. - la cifra che il gruppo ottenne per la loro esibizione: mezzo milione di dollari.
Wozniak perse un sacco di soldi su entrambi i festival. L'US Festival ha vissuto per anni solo nella memoria e anche, in forma tangibile, grazie ad alcuni video e registrazioni provenienti da archivi privati. Ora verrà pubblicato un documentario/concerto su Dvd: "USA Festival 1983: Giorni 1-3", già in digitale su iTunes, sarà pubblicato in DVD il 3 dicembre dalla MVD Entertainment..

"Dissero che non potevamo farlo, che era troppo costoso, troppo ingombrante. Abbiamo dimostrato che si sbagliavano. Era il momento giusto per questo tipo di festival. C'era uno spirito, una spinta all'unità iniziava a diffondersi. Abbiamo cercato di catturare quella spinta. Penso che alla fine ce l'abbiamo fatta.."
Steve Wozniak

Nel video, il set completo al US Festival dei Wall of Voodoo, con l'ultima apparizione di Stan Ridgway con la band e di seguito quello dei Ramones.




 

Queste le incredibili Line-Up dei due eventi/concerti:

Labor Day Weekend, 1982

Venerdì 3 settembre
Gang of Four
The Ramones
The English Beat
Oingo Boingo
The B-52's
Talking Heads
The Police

Sabato 4 settembre
The Joe Sharino Band
Dave Edmunds
Eddie Money
Santana
The Cars
The Kinks
Pat Benatar
Tom Petty & the Heartbreakers
Prima video conferenza tra USA e URSS

Domenica 5 settembre
Breakfast with the Dead (Grateful Dead)
Jerry Jeff Walker
Jimmy Buffett
Jackson Browne
Fleetwood Mac

Memorial Day Weekend, 1983

Sabato 28 maggio (New Wave Day)
Divinyls
INXS
Wall of Voodoo, ultimo concerto di Stan Ridgway con i Wall of Voodoo
Oingo Boingo
The English Beat
A Flock of Seagulls
Stray Cats
Men at Work
The Clash, ultimo concerto di Mick Jones con i The Clash.

Domenica 29 maggio (Heavy Metal Day)
Quiet Riot
Mötley Crüe
Ozzy Osbourne
Judas Priest
Triumph
Scorpions
Van Halen

Lunedì 30 maggio (Rock Day)
Los Lobos (solo sul palco laterale)
Little Steven & The Disciples of Soul
Berlin
Quarterflash
U2
Missing Persons
The Pretenders
Joe Walsh
Stevie Nicks
David Bowie

Sabato 4 giugno (Country Day)
Thrasher Brothers
Ricky Skaggs
Hank Williams, Jr.
Emmylou Harris & The Hot Band
Alabama
Waylon Jennings
Riders in the Sky
Willie Nelson
Gerald Ray Band





20/05/15

Strane, strazianti, veloci, originali: le nostre cover

Reinterpretazione, rifacimento, copia fedele o rimaneggiata, chiamatele come vi pare. Sono comunque brani pubblicati in precedenza e eseguiti da qualcuno che non ne è l'interprete originale. Con sottile differenza, interpretazione è in genere quando un musicista interpreta un brano considerato un classico della musica eseguito innumerevoli volte.Mentre cover è invece maggiormente utilizzato per indicare la reinterpretazione di brani relativamente recenti (come nel caso delle "cover band" e delle tribute band, gruppi musicali che interpretano solo canzoni note scritte da altri).

Queste non sono le cover perfette, le migliori, quelle diventate più famose delle originali, quelle attribuite al secondo interprete, un gruppo o artista che sia e non all’artista originale. Niente di tutto questo. Sono cover strane, alcune .. strambe, originali, e nel segno di questo blog, sono cover che ci piacciono, quindi scelte personali, di gusto e non per i motivi prima descritti o altro. Come sempre mancherà qualcosa, ma queste sono quelle che ci sono venute in mente al momento perchè stanno girando sui nostri dispositivi, in un modo o nell'altro. Buon ascolto..


Marcia Griffiths "The First Time Ever I Saw Your Face" (Ewan MacColl)
Scritta dal cantante e songwriter politicamente impegnato Ewan MacColl nel '58 per Peggy Seeger, che sarebbe poi diventata sua moglie. La cantavano Peter, Paul and Mary negli anni Sessanta, J. Cash e Elvis pure ne fece una versione. Ma questa di Marcia Griffiths è una classica bella canzone d'amore, con un testo semplice, e.. straziante. Scritta da MacColl per il suo nuovo amore, (Peggy Seeger), è la storia di un amore a prima vista: impossibile resistere a questa versione reggae di Marcia Griffiths. Una cantante della grande tradizione reggae, prima con il gruppo femminile I-Thress, con Rita Marley e Judy Mowatt, poi come backing vocals nei Wailers di B. Marley. Marcia trasforma una canzone folk/soul in una ballata romantica dove le sue caratteristiche vocali riescono ad ammaliarci sin dalle prime note..




David Bowie, "Kingdome Come" (Tom Verlaine)
Abbiamo parlato di Tom Verlaine e della sua importanza nel panorama musicale New Wave quì. "Kingdome Come" è un gran pezzo, con progressioni di accordi orecchiabili. Ma David Bowie un anno dopo la pubblicazione da parte di Tom, la rifece per il suo "Scary Monsters", e anche se è frustante, l' ha fatta meglio, ma molto: da alla canzone lo slancio, la vita, e il colore che mancavano nella versione di Verlaine. Bowie la dipinge fino alla fine con una batteria zelante e cori roboanti, ma prima della fine un pò disordinata, si rende conto ancora del potenziale della canzone che è stato lasciato irrealizzato da Verlaine e ironicamente, aggiunge un particolare Verlaine-esque, con la melodia di chitarra sostenuta di Fripp, chesuonerà poi nella metà delle canzoni di Scary. David Bowie rimarcava di non volere alcuna patria potestà sulla nuova musica del tempo (era il periodo del rock against racism) e le tendenze modaiole, salvo poi farsi convincere dal fedele chitarrista Carlos Alomar a realizzare la cover di “Kingdome Come”..



X, "Brethless" (Gerry Lee Lewis)
All'ultimo respiro (Breathless) è il bel Remake del celeberrimo Fino all'ultimo respiro di Jean-Luc Godard, del 1983 diretto dal regista Jim McBride, con protagonisti Richard Gere e Valérie Kaprisky, con una grandissima colonna sonora che va da Bad Boy di Mink DeVille a Final Sunset di Brian Eno, Celtic Soul Brothers  dei Dexy's Midnight Runner,
Message of Love dei The Pretenders e la stessa Brethless del killer, Gerry Lee.
E' uno dei film di Interzone come anche gli X di Exene Cervenka e Joe Doe è un gruppo tra i nostri preferiti. La loro versione del pezzo è gagliarda, adrenalinica, punk, contiene tutta l'estetica degli anni ottanta, come d'altronde il film, realizzato come un lunghissimo Music-Videoclip.




Dead Kennedys, "Rawhide" (Ned Washington/Dimitri Tiomkin)
Scritta da Ned Washington (testo) e composta da Dimitri Tiomkin nel 1958, fu portata al successo come una canzone country (o western song) da Frankie Laine, ma è stata coverizzata da infiniti artisti. Una delle più famose versioni fu quella dei Blues Brothers, e venne inserita nell'omonimo film. Inserita dal gruppo californiano in Plastic Surgery Disasters / In God We Trust, Inc, è una cover al fulmicotone come tutta la musica dei Dead Kennedys del resto.
God damn, well let's do a tune called rawhide, okay
God damn tape's rollin', let's go!!...




Willy DeVille, "Hey Joe"
Williy DeVille ha cambiato la pelle come i serpenti pur di sopravvivere, in un deserto assolato come nello smog di una metropoli europea. E, di conto, alcune canzoni a volte sono addirittura oggetto di mutazioni genetiche pur di restare ancora vive nell'immaginario collettivo di generazioni diverse. 
Joe che acquista una pistola per uccidere la donna che l'aveva tradito, per poi squagliarsela in Messico, "where a man can be free" , anche dopo aver ammazzato la propria donna. Dal 1966 la incisero un po' tutti, da Hendrix, Byrds, Shadow of Knight, Patti Smith, Cher, Nick Cave. Ma..Uno, dos, tres con l'orchestrina mariachi che apre le danze forse è proprio simile a quella che Joe sentì una volta passato il confine. Un gioiellino: quando si parla di Tex Mex , "Hey Joe" tratta dall'album "Backstreet of Desire" dovrebbe essere considerata esplicativa per l'intero genere. Anche del.. "Randagio" abbiamo resocontato quì.




Wall of Voodoo, "Ring of Fire" (J. Cash)
Non è un segreto che Interzone considera Stan Ridgeway e Marc Moreland come una leggenda, creatori di canzoni intelligenti che raccontano piccole storie, e storie stravaganti; canzoni che ti portano in un altro luogo e agitano il cuore. La loro versione di Ring Of Fire, inserita come bonus track live in Index Master, è caratterizzata dalle chitarre lunatiche di Moreland e dai sintetizzatori. La seconda metà del brano è un assolo di chitarra dissonante, che ricorda il tema del film "Il nostro agente Flint", del 1966. Stan ha sempre dichiarato di essere in gran debito con Cash, e ha ricordato che si chiedeva quale fosse una bella canzone di tre accordi e di aver pensato subito a Ring of Fire. Oltretutto, la band in quel periodo avevano un nuovo un sintetizzatore Moog nuovo di zecca in quel punto. E ne è uscito quel folle tipo di suono palpitante..




The English Beat, “Can’t Get Used To Losing You” (Andy Williams)
Mentre molti dei loro amici della 2-Tone Records contemporanei, come The Specials e i Madness si presero la briga di rifare molti dei classici ska nella loro buona fede, The Beat, che pure ne fecero alcune,  presero una strada diversa, abbracciando l'easy listening con lo stesso fervore del cui Reggae, e degli artisti che li avevano ispirati . Il gruppo prese una canzone del 1963 del crooner Andy Williams, la spogliò della sua seriosità, ironizzando sul sentimentalismo  che conteneva , e la trasformò in qualcosa di più furtivo e vivace. Aiuta il fatto che il brano a loro disposizione è  libero e aperto, ma furono i vocalizzi di Dave Wakeling che  lo adattarono facilmente  per un beat rocksteady.Le mie migliori estati le ho passate con la manciata di brani di questa band.. favolosa! Questa è una versione leggermente modificata rispetto alla loro originale.





Beck, “Leopard-Skin Pill-Box Hat” (Bob Dylan)
Un album messo insieme per una buona causa, War Child Heroes, e dove fu chiesto a una manciata di leggende, come Dylan e Paul McCartney, di scegliere una canzone dal loro catalogo e affidarla all'artista contemporaneo loro preferito. Dylan scelse Beck per fare questa canzone!
Poco dopo aver registrato "Leopard-Skin" nell'estate del 2008, Beck ha iniziato a suonarla in una versione ridotta nei suoi live set.
Nel solco di Beck, il blues di "Leopard-Skin Pill-Box Hat" è stato rotto e rimontato, ed il risultato è che la canzone ha più muscoli, è più spavalda e forse possiede più anima di quella originale. Una fusione di due voci iconiche provenienti da due diverse generazioni. Anche Beck, se ancora non si fosse capito, è tra i nostri eroi..




Led Zeppelin, “Dazed and Confused” (Jake Holmes)
Jake Holmes non ha ottenuto i crediti per aver  ispirato i Led Zeppelin di "Dazed and Confused" fino al 2012, ma senza la sua canzone originale, questo Zeppelin mega-hit non sarebbe mai esistito. Holmes ne ha scritto una versione molto diversa nel 1967 per il suo disco solista "The Above Ground Sound" e presumibilmente Jimmy Page la ascoltò  mentre Holmes apriva i concerti  per gli The Yardbirds.




Soft Cell, “Tainted Love” (Gloria Jones)
La versione di Gloria Jones di "Tainted Love" è solo un po' troppo allegra. E 'ottimista e Jones non dà alla canzone il livello di mistero e di gravità che invece i Soft Cell le regalano. E 'una strana di inversione di ruoli, con la cantante soul che voleva trasmettere  il senso della storia di cuori spezzati e il duo electro-pop che la trasforma con noncuranza  e con ritmi orecchiabili e danzerecci. I quasi lamenti di Marc Almond rimbalzano sopra il synth inquietante, insieme a echi sospirati, danno il concetto di fuga frenetica da una relazione tossica e viene gestita perfettamente dai Soft Cell. Alta energia, ma è un'energia che corrisponde adeguadamente al senso di scuro e di ansia. Moody.




Nirvana, “Lake of Fire” (Meat Puppets)
Quando i Nirvana salirono sul palco per la loro leggendaria prestazione Unplugged per MTV nel novembre 1993, i produttori dello show ancora non sapevano quello che sarebbe successo durante il concerto. Le prove erano state strambe, Kurt Cobain soffriva a causa dell'eroina, e non aveva dato ai piani alti la set list dello show. Ma qualcosa di magico accadde quella notte, come testimoniano le candele che circondavano tutto il perimetro del palco. Liberati dal bagaglio dell' etichetta grunge che gli era stata appiccicata, i Nirvana presentarono il loro lato più sensibile, riflettente, tra cui una  cover dei Meat Puppets '"Lake of Fire." Nella sua forma originale, la canzone è un semplice e anonimo blues-rock . Ma loro la trasformarono sul palco in un inno bollente, di fuoco dell'inferno e di peccato. "Dove vanno i cattivi quando muoiono  ?". Una performance piena di magnetismo e uno dei momenti più suggestivi della discografia della band e della storia intera del rock.




Talking Heads, “Take Me To The River” (Al Green)
Cover che sostituiscono gli originali nella mente degli appassionati di musica non è un fatto insolito, ma c'è qualcosa da dire circa quattro ragazzi bianchi attillati di New York, che trovarono il pozzo profondo dell'anima e delle emozioni che il reverendo Al Green voleva mettere dentro Take me to the River, ma che in qualche modo aveva perso . La versione Talking Heads è un sorso di whisky per l'anima, lento nel bruciare e di calore persistente , incentrato sul concetto che, come David Byrne ha scritto nelle note di copertina per album, è "una canzone che unisce il battesimo con la lussuria adolescenziale". E il modo in cui lui e il resto del gruppo la eseguirono, fu come una lenta carezza sotto la coperta delle tenebre, sufficiente per lasciarvi stanchi e sudati.




"Janis Joplin,"Me and Bobby McGee" (Kris Kristofferson)
Registrato pochi giorni prima della sua morte, è la versione splendida di Janis Joplin di questa canzone di Kris Kristofferson, e che  fu un successo postumo , anzi, la sua unica canzone a raggiungere il n°. 1 in classifica. La sua voce senza pari fanno di questo un classico eterno e lo citiamo perchè è il brano con cui ho conosciuto Janis .




The Ramones, "Do You Wanna Dance" (Bobby Freeman)
I Ramones hanno preso questo già breve brano originale di Bobby Freeman scritta nel 1958 e inserita nel meraviglioso American Graffiti del 1973 (anche notoriamente coverizzato dai Beach Boys) e così come molte delle canzoni dei Ramones in meno di due minuti la trasformano in una classica e velocissima punk rock song. Inclusa nel nel film cult Rock 'n' Roll High School.




The Animals, "It's all over now, Baby Blue" (Bob Dylan)
Scritta da Bob Dylan, e inclusa nell'album Bringing It All Back Home del 1965. Molte le speculazioni su che fosse in realtà "Baby Blue": Joan Baez, David Blue, il pubblico folk di Dylan, e persino Dylan stesso. Il brano presenta forti influenze dalla poesia simbolista. Tantissime le cover: It's All Over Now, Baby Blue è stata reinterpretata da svariati artisti, e di tutti i generi: dal folk di Joan Baez, aii Them di Van Morrison, The Byrds, Judy Collins, Joni Mitchell, Marianne Faithfull, addirittura Falco, The 13th Floor Elevators, i Grateful Dead, Link Wray, Hugh Masekela, e i Bad Religion che ne fanno una canzone punk. La versione dei Them, pubblicata nel 1966, influenzò molti gruppi garage durante la fine degli anni sessanta e successivamente anche Beck inserì un campionamento tratto da questa versione nel suo singolo del 1996 Jack-Ass. Ma signori, ascoltate la voce di Eric Burdon nella versione degli Animals inserita nel loro disco del 1977 Before We Were So Rudely Interrupted. La malinconia che trasmette è a dir poco agghiacciante. Ne abbiamo parlato e reso omaggio qui.




Street Hassle, Simple Minds (Lou Reed)

Frank Zappa, "Sunshine of your love" (Cream)

The Eels, "Summer in the City" (The Lovin' Spoonful)

Al Brown"Here I Am (Come and Take Me)" (Al Green)


10/04/14

It's Alive!

the ramones photo: The Ramones. Ramones.jpgLa leggenda: P. McCartney usava il nome di Paul Ramon quando i Beatles erano all'inizio della carriera; i capelli a caschetto erano un omaggio a Brian Jones dei Rolling mentre i jeans strappati omaggiavano Iggy Pop. Il giubbotto di pelle nera, infine, era la caratteristica distintiva dei Ramones, e derivava direttamente dal film Il Selvaggio, con M. Brando, in cui Johnny si riconosceva, simbolo della ribellione americana che ben si sposava con l'immagine cattiva della band, con la violenza e la velocità della musica.

"Contavano one-two-three-tour e partivano come un treno. Se qualcuno di loro rompeva una corda scendevano dal palco, poi risalivano, contavano ancora one-two-three-tour e ripartivano esattamente come prima. Erano devastanti, non vedevo roba del genere di tempi degli Stooges. I Ramones mi hanno cambiato la vita".
A.Vega (Suicide)

Dal vivo, la notte del 31 Dicembre '77 al Raimbow di Londra e uscito come disco doppio nel Maggio del '79, It's Alive è un'idea precisa di cosa erano i Ramones una volta svezzati. 28 brani che fecero ricredere completamente quanti arricciarono il naso, all'epoca, di fronte a quattro ragazzi scatenati alle prime sortite discografiche, e sigillo per le nuove generazioni, sul valore di questa mitica band, se ancora ce ne fosse bisogno. I Ramones furono l’ultima generazione rock'n'roll in ordine di tempo, bruciavano e sfrecciavano con un`energia impensabile per i canoni odierni. Qui Quo Qua delle tre note più aggressive mai messe insieme. Ma quando li ascoltiamo ancora oggi, non c'è tempo e spazio per pensare alle tre famigerate note, perché i Ramones, se gli presti mezza orecchia, ti strappano i pensieri dalla mente, ti rincoglioniscono (secondo la migliore tradizione rock’n’roll) e sbattono contro il muro minato della loro musica. Il concerto (e il relativo album doppio) è rinfrescante, adatto al primo caldo primaverile. E' violento, è divertente, è esagerato, è scherzoso e un mare di altre cose ancora. I Ramones suonavano, picchiavano..




It's Alive  - Il disco




22/02/13

Joey Ramone all'asta


Ottantuno oggetti, tutti di gran culto, tutti appartenuti a Joey Ramone, il cantante dei Ramones, scomparso nel 2001. Vanno all'asta fino al prossimo 21 febbraio (si è aperta ieri) e partono da offerte contenute: $200 per i caratteristici occhiali graduati e $300 per il passaporto (foto)! Il sito online che organizza l'asta (previa registrazione) è all'indirizzo http://www.rrauction.compreview_gallery.cfm?Category=123.
Tra gli oggetti spiccano giubbotti di pelle nera, chitarre, una collezione di vinili (97 titoli con dentro Led Zeppelin,Who, T. Rex, Cream, Bob Dylan, Human League, Iggy Pop, Doors, Temptations, Ventures ecc.), magliette (New York Dolls, MC5, Misfits, Beavis and Butt-head ecc.), jeans, guanti di pelle borchiati, bracciali, poster, testi di canzoni ecc. Ogni articolo è meticolosamente descritto, spesso con foto dell’artista accanto all'oggetto in questione. Si apprende così che il numero di passaporto era lo 061041624 e che era stato emesso il 9 settembre 1986. La firma è di Jeff Hyman, vero nome di Joey. Solo la foto vale, con lui a 35 anni, una nuvola di capelli, il volto lattiscente. Quarantaquattro pagine colme di marche da bollo, timbri e visti da tutto il mondo. Le marche vanno dalla fine degli anni Ottanta al 1996. Il passaporto - come il resto degli oggetti - proviene dalla Joey Ramone Estate che fornisce anche un certificato di autenticità. Leggere le caratteristiche dei singoli oggetti è come immergersi nella storia e nella vita del cantante e della band. Si capiscono gusti musicali, vezzi estetici, pratiche di scrittura: il pezzo Elevator Operator appuntato su un cartoncino dell'Alka-Seltzer, Suey Chop (dal film cult dell'83 Get Crazy) su una busta da lettera ecc. Insomma un'asta che serve anche a ricostruire un pezzo di rock.
F. Adinolfi

20/01/13

Dee Dee e i Ramones in Italia - 1980

 photo 182307_zps2d8bc46f.jpgHo recuperato quest'intervista da un vecchio numero di Popster .
E' il 1980 e i Ramones sono in tour per presentare End of the Century, il più che discusso album prodotto da Phil Spector, quello di Baby I love you, per capirci. La serie di concerti in Europa tocca anche l'Italia, e la capitale, con uno show tenuto a Castel S. Angelo. Dee Dee parla di tutto, e mette l'accento sui problemi di allora che sono oggi ancora attuali: la poco disponibilità di spazi adeguati (come i teatri inglesi..) in cui poter suonare, l'antipatia per le grandi arene, il conformismo dei media. Con la consueta semplicità (la politica, i comunisti, l'Inghilterra..) e qualche bugia. Come quella sulla droga, o sul giudizio su End of the Century, disco che qualche anno dopo, lui e Johnny rinnegarono fermamente.
 Sulla scena era il più scatenato. Fuori il più sincero. Con un secco One-two-three-four scandito alla fine di ogni brano, trascinava il gruppo in una cavalcata continua. Ha iniziato strimpellando una Eko che sua madre gli ha poi gettato dalla finestra. Amava tantissimo il proprio pubblico, del quale non ha mai avuto paura. Possedeva tutti i requisiti per dare il massimo sul palco, e gli mancavano tutti i requisiti per rendere decentemente al tavolo di una conferenza  stampa. Preferiva dialogare con  diecimila kids, piuttosto che con una muta ululante di giornasti. E' per questo che rifiutava tutte le interviste che gli chiedevano. E poi per quelle bastava  capo Johnny o il vice capo Joey, ufficiali della band. Forse è per questo che era costretto a rifiutare le interviste.

09/08/12

El Nido

E' stato Michelangelo Cocco a portare nel nostro paese la storia de El Nido. E si parla ancora di Cina e di Pechino in particolare. Se arrivate nella metropoli asiatica, allungatevi nella parte vecchia, in un vicoletto a due passi dal Tempio di Confucio,  troverete uno dei ritrovi più improvvisati e accoglienti della capitale cinese. El Nido è un localetto di venti metri quadrati, dove si servono più di 170 tipi di birre, rosse, chiare, stout, gestito da Li Shuai, 24 anni, lavoratore migrante proveniente da Baoding ex commesso di supermercati e ex operaio nei mercati di frutta. In una Pechino invasa dal consumismo e dai nuovi ricchi, bulli e violenti  che scorrazzano in costosissime automobili nella nuova movida notturna, e dove tutto si misura ormai in denaro, El nido è una scommessa contro tutto questo. Arredato con panche stile birreria tedesca, tappezzato da locandine, vecchi manifesti e da graffiti sui muri, frequentato da studenti stranieri e alternativi della città il locale resta aperto fino a notte fonda, non si parlano lingue straniere per attirare clienti e turisti  e in alternativa, sono i prezzi bassi la miglior pubblicità.  Quando ha iniziato, Li sceglieva le birre saggiando quelle in vendita nei supermercati, poi ha consultato la rete per informarsi e specializzarsi, e oggi è uno dei più contesi nel settore degli importatori. El Nido ci interessa e ci piace particolarmente perché è il locale dove il..punk è la musica di sottofondo e i Ramones, il gruppo preferito dai frequentatori, martella in continuazione questa strana,  microscopica oasi pop, in una delle città più popolose del mondo. Li Shuai è calmo e permeato dalla tipica saggezza tutta orientale: afferma di essere felice, vive con una ragazza,  non soffre il freddo d'inverno nè il caldo d'estate: la sua filosofia è che  nella vita bisogna trovare il proprio equilibrio, tra riposo e lavoro, altrimenti.. è una follia. Certo lui è stato fortunato, in una città dove ancora gli immigrati, seppur cinesi, non sono visti di buon occhio e sono spesso discriminati. Una legge imposta da Mao nel '58 e ancora in vigore, per limitare gli spostamenti dalle campagne alle città, prevede l'obbligo di registrarsi come residente urbano o rurale, il permesso per una determinata città o villaggio dà diritto  a usufruire soltanto lì dei servizi essenziali, quasi gratis, con il risultato che milioni di migranti che da anni vi lavorano e pagano le tasse, nelle metropoli vengono trattati come cittadini di serie B.
"Lo sai che la vita esige il suo tributo e l'istinto viscerale del poeta è quello di cercare la propria vera anima/Così maledettamente tanta confusione davanti ai miei occhi/ Ma niente sembra riuscire a programmarmi e ancora sopravvivo", urlano i Ramones.
Auguri..Li