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04/01/18

5 Documentari su You Tube

Non abbiamo sempre desiderato saperne di più sui nostri scrittori preferiti Alcuni di essi sono timidi, solitari, bevono grandi quantità di caffè e alcol : non è facile scoprire a fondo le loro personalità. I documentari ci aiutano a volgere uno sguardo sul loro processo creativo, sulle loro ossessioni e su come scolpiscono le loro storie.
Interzone ha una predilezione per i documentari, ne abbiamo presentato molti su musica, cinema ed altro. Qui ne abbiamo scoperto alcuni su grandi scrittori di nostra preferenza, tutti disponibili su YOUTUBE, da guardare comodamente su pc e cellulare. Sono bellissimi, penetranti e stimolanti e permettono di ascoltare la voce di geni del calibro di JG Ballard, che ci racconta la sua fascinazione per le autostrade, Margaret Atwood, che approfondisce le tematiche del suo distopico e bellissimo The Handmaid's Tale, (Il racconto dell'ancella) da cui il pluripremiato serial, (che tutti dovrebbero vedere), Sylvia Plath che ci svela la fonte delle sue poesie.


JG Ballard
Pubblicato nel 2014 il documentario sull’autore di alcuni tra i più grandi capolavori della letteratura distopica dura meno di un’ora. Ripercorre una carriera durata cinquant’anni e ricorda i momenti di difficoltà, come quando un recensore definì Crash l’opera di un grave malato mentale.
Celebrato per la cosiddetta trilogia dei disastri urbani (Concrete Island, High-Rise, Crash), Ballard ci guida attraverso la sua carriera nell'arco di 50 anni, comprese le polemiche sulla pubblicazione di alcuni dei suoi romanzi. Oltre al suo interesse per la connessione tra erotismo e incidenti stradali, Ballard ci racconta la predilezione per i paesaggi urbani, le highways, i parcheggi a più piani e gli hotel abbandonati: tutti gli elementi costitutivi dei mondi immaginari in cui ci siamo immersi così tante volte. È ora di rileggere High-Rise.
 
 

 

11/03/17

XTC, eccentrici disadattati in un nuovo documentario

"Gli XTC venivano da Swindon, e per questo erano considerati una band di provinciali".

E' Andy Partridge, a parlare, dopo tanti anni, ancora amareggiato.

"Sono sempre stato geloso di band come i Talking Heads, che stavano facendo cose simili alle nostre, ma erano di New York, e quindi considerati molto cool nell'ambiente. Ma gli inglesi non sono persone normali. Rispettano e si preoccupano per i poveri, ma se sei un lavavetri che fa 5 milioni di sterline con il proprio lavoro, col proprio sudore, sei feccia!"

Abbiamo già dedicato un post agli XTC, una band di eccentrici disadattati, una delle nostre icone. Arriva in questi giorni un film che li vede immersi in un viaggio che ha attraversato le guerre del punk fino alla ricerca della perfezione nel pop, con una quantità di idee e di invenzione stipate nelle loro canzoni, che è da mozzare il fiato. Ora questo documentario che ne ripercorre la strada intrapresa molto tempo fa.
Una tappa obbligata per chi ama la musica pop nella sua forma più creativa.
Con interviste inedite con Andy Partridge, Colin Moulding, Terry Chambers e Dave Gregory, This is Pop abbandona la tradizionale struttura di racconto lineare per illustrare parole e musica dei membri della band attraverso filmati di archivio, animazioni, e soprattutto le cosiddette "shot sequences.".

Non si sa molto in verità del progetto, ma come si può vedere, il trailer include apparizioni di Stewart Copeland dei Police e dell'attore Harry Shearer. Manca Barry Andrews, e non sappiamo se comparirà nel resto del documentario. Tutte le interviste non sono mai state pubblicate fino ad ora. Nel trailer, Partridge discute la scrittura di alcune delle canzoni più famose, come  "Senses Working Overtime," fino alla "madre di tutti gli attacchi di panico", gli ultimi giorni di tour della band, in un disastroso concerto a Parigi, dove Andy abbandona il palco non riuscendo a concludere neanche la prima canzone (Respectable Street), seguito dopo qualche minuto dagli altri componenti della band. (Il tutto in questo video).
Partridge paragona la sua band a un certo quartetto di Liverpool, spiegando che raramente succede che un gruppo inizia la propria carriera piuttosto bene, cresce negli anni, migliorandosi sempre.

"Insieme a loro, noi siamo l'altra band che ha fatto questo percorso."

I 6 minuti, e 20 secondi del trailer di "This Is Pop" sono stati visibili per un po' su YouTube. Poi il video è stato rimosso e ora è possibile vederlo su C21Media, un portale Media britannico. Potete raggiungerlo da qui: C21Media
 






 

19/03/16

Documentari sull'Occulto, affascinanti, da vedere subito

Dopo il successo di 'La Strega" di Robert Eggers al box office , (dopo essere stato presentato al Sundance del 2015 e aver vinto il premio per la miglior regia), sembrano maturi i tempi per un ritorno di fiamma dell'occultismo nelle sale cinematografiche. Il film è  diventato "il maggior successo di tutti i tempi con una capra nel ruolo da protagonista" Scherzi a parte, la popolarità de La Strega ha generato un nuovo interesse storico per la stregoneria, il satanismo e l'occulto. Elenchiamo una serie di affascinanti documentari che esplorano questi temi, e che si possono vedere subito sulla rete.



Häxan: Witchcraft Through the Ages (1922)  (La stregoneria attraverso i secoli).
Realizzato nel 1922 dal regista danese Benjamin Christensen (1879 – 1959), Häxan (La stregoneria attraverso i secoli) è un film che tenta di rappresentare gli episodi che, nel corso di tre secoli di processi alle streghe, vennero descritti dalle accusate e dagli accusati nei tribunali popolari.
Storie di stregoneria, di filtri magici, di sabba nel cuore della notte, d’unguenti di origine occulta, d’apparizioni demoniache e bestialità: la pellicola, divisa in 4 parti ed in linea con il pensiero positivista d’inizio secolo, si proponeva di dimostrare l’assoluta infondatezza di queste “superstizioni” attraverso la satira e l’estremizzazione comica delle scene. Tuttavia, al di là dell’aspetto carnevalesco e della critica, Häxan è senza dubbio un film ben realizzato e ci permette d’approfondire una tematica storicamente importante.
Maleficium et delictum
Ambiente oscuro, scene che si muovono con una certa lentezza, visioni di resti umani, intrugli composti da rane e serpenti, strani fumi che escono da pentole messe sul fuoco.
Ha inizio la vera notte: la notte dei demoni. Possiamo scorgere lo stesso Christensen nel ruolo del diavolo, con tanto di lingua penzolante.
Witchcraft fu finanziato da una società di produzione svedese, inizialmente inteso come una storia pittorica di magia nera, di streghe, dell'Inquisizione, e della disumanità delle superstizioni nel Medioevo.
Con sottotitoli in inglese, il meglio che abbiamo trovato.
Mentre in italiano alcuni stralci del film qui: https://www.youtube.com/watch?v=ZUiA2TEzC_o






The Power of the Witch (1971) (Il potere della strega)
Secco, e affascinante commento britannico sulle streghe nel Regno Unito durante gli anni '60 e '70.
Un documentario estremamente raro sulla stregoneria che imperversava nel Regno Unito, caratterizzato dai contributi di Eleanor Bone, Cecil Williamson, Alex e Maxine Sanders, Doreen Valiente e molti altri. Gran parte del documentario e con alcuni  rari filmati, comprende anche riferimento all'omicidio notoriamente irrisolto di Charles Walton, inchiodato a terra con un forcone a Meon Hill, una zona avvolta nella tradizione soprannaturale.
Molti credono che Walton fu ucciso come parte di un sacrificio di sangue nel corso di un rito pagano ed che fosse egli stesso una strega. Fu ucciso il giorno della Candelora o Imbolc, che in Inghilterra "è un Sabbat di purificazione."
in inglese






Legend of the Witches (1970) (La leggenda delle streghe)
Orrel Alexander Carter nacque il 6 giugno 1926a St. Birkenhead, Liverpool, primo di sei fratelli. Suo padre era un ballerino con problemi di alcolismo. Poco dopo la sua nascita, la famiglia si trasferì a Grape St, Manchester e ufficiosamente cambiò il cognome in Sanders. Alex Sanders fu un religioso britannico,fondatore della tradizione alexandriana della Wicca. Venne proclamato dai suoi seguaci "Re delle Streghe"


L'Iniziazione di Alex nel mondo della Stregoneria, tuttavia per convenzione si ritiene che quella più accreditata sia la versione riportata nella sua biografica, King of the Witches di June Johns:
"Alex da bambino era affetto dalla tubercolosi e perciò visitava regolarmente la nonna, Mary Bibby, in Galles per l'aria fresca. Secondo Sanders questo è stato l'inizio della sua istruzione magica: "Una sera del 1933, quando avevo sette anni, fui invitato per il tè a casa di mia nonna. Per qualche ragione, quando arrivai, non bussai alla porta così dinnanzi a me vidi mia nonna, nuda, coi suoi lunghi capelli grigi sciolti e legati attorno alla vita, in piedi, in un cerchio disegnato sul pavimento della cucina".
Ricomposta, la nonna, intimò ad Alex di entrare nel cerchio, di togliersi i vestiti, e di mettere la testa fra le sue cosce. Fatto ciò, prese un coltello a forma di falce e recidendo il suo scroto disse: "Adesso sei uno di noi". Fu allora che Alex divenne una Strega.

Le origini storiche della stregoneria  e la leggenda della creazione delle streghe; riti di iniziazione di moderne streghe; riti pagani presi in prestito dal cristianesimo; la vendetta, un sentimento da raggiungere mediante l'omicidio; messe nere; il Museo della Magia di Cecil Williamson in Cornovaglia; indagini sull'efficacia della stregoneria; la percezione extrasensoriale; la predizione del futuro. Tutto questo è Legend of the Witches, unico filmato esistente del famigerato "Re dei Wicca," Alex Sanders, questo documentario ci guida attraverso la sua congrega. Sanders era stato eletto da un gruppo di 1.623 Wiccan come "Re delle Streghe" (con la moglie Maxine, "Witch Queen") e trasformato in un supporto di celebrità. Apparizioni televisive, colloqui a tarda notte alla radio, una biografia che esprime simpatia, e dischi con incisi i suoi rituali. La LEGGENDA DELLE STREGHE, si basa sulle sue imprese. Miracolose guarigioni da brutte malattie,ottenute da Sanders solamente standosene seduto con una donna affetta da cancro con lei in ospedale per tre giorni e tre notti, tenendole i piedi e versando in lei.."energia della guarigione ". Sanders e Maxine si separarono nel 1973 e lui andò alla deriva.  Morì nel 1988 a Bexhill in East Sussex.
in inglese
 



Witchcraft '70 (1970)  (Angeli bianchi, Angeli neri)
Witchcraft '70 ha molte altre denominazioni, (nel Regno Unito è conosciuto ad esempio come The Satanist) e si pone come primo esempio di un sottogenere - l' incrocio tra un film commerciale con uno pseudo-documentario che si occupa di temi tabù e strane culture. Nel film di Luigi Scattini ...assistiamo a riti voodoo, orge di streghe, e altri strani riti pagani, oltre all'inserimento di filmati della Chiesa di Satana, fondata da Anton LaVey, nell'ex Area Bay di S. Francisco "Black House". Con la colonna sonora di Piero Umiliani, abbiamo trovato questa versione del film  in lingua italiana, anche se su Internet girano diverse versioni in Inglese. Questo il racconto della nascita del progetto nelle parole del regista, Luigi Scattini :

“E’ accaduto un delitto. Durante la notte un allucinante episodio ha sconvolto la sacralità di questo luogo. Sembra assurdo, ma le vittime non sono persone fisiche. Sono i morti! Quest’uomo è un testimone. Ha visto esseri umani avventarsi a scoperchiare le tombe… Aperte le bare hanno affondato le mani nei resti orrendi dei cadaveri…”
<<Un episodio assurdo, allucinante, che mi ha spinto a indagare nello sterminato universo della magia bianca e nera di cui questo film proponeva alcuni esempi limite, capaci di illuminare lo sconvolgente confine tra la realtà e la stregoneria.
In tutto il mondo ci sono uomini e donne che praticano le arti magiche o diaboliche. Tra Dio e Satana ci sono gli Angeli Bianchi e gli Angeli Neri. Sono persone normali, come noi. Forse sono tra i nostri conoscenti. Invocano Dio o Satana alla ricerca di una magia forte, miracolista, che la macchina da presa ha fissato con immagini senza precedenti…”
Appena letta questa notizia su un giornale, mi recai immediatamente sul posto, il cimitero di Hightgate a Londra. Un impatto non indifferente, ma con la decisione di raccoglierne del materiale per realizzare un film alle soglie del paranormale.
Tornai in Italia. Ero reduce dal successo strepitoso di Svezia, Inferno e Paradiso e in quel periodo mi arrivavano diverse offerte da produttori europei che volevano fare film simili a Svezia: Germania, Inferno e Paradiso Francia, Inferno e ParadisoInghilterra, Inferno e Paradiso, e così via.
Io volevo portare avanti il discorso documentaristico, perché ero nato come documentarista e quello volevo fare nella vita. Decisi quindi di continuare a girare questo tipo di film ma in un campo completamente nuovo e allora completamente inedito; quello della magia, della parapsicologia ma soprattutto la magia portata nei paesi civilizzati, moderni, come Stati Uniti, Inghilterra, Paesi Scandinavi. Era la prima volta che si affrontava in Italia un argomento simile e questa era la notizia che cercavo, che stavo aspettando>>.
in italiano






Aleister Crowley: The Wickedest Man in the World (2002) (L'uomo più malvagio del mondo ) 
L'attore Brian Cox racconta questo documentario.. "Masters of Darkness"  su Aleister Crowley, soprannominato "la Bestia, fondatore della religione / filosofia conosciuta come Thelema e di cui abbiamo ampiamente parlato su Interzone. Descritto come un "mago nero, demone della droga, sesso-dipendente, amico e ispiratore di molte rockstar e traditore il popolo britannico ", la serie in quattro parti della BBC presenta interviste con figure come Gavin Baddeley, un reverendo ordinato nella Chiesa di Satana.
in italiano





Secrets of the Occult (2007)(I segreti della Occulto)
I segreti della Occulto esplora il mondo dell'occulto, dai maghi antichi e moderni che lo praticano fino a scienziati all'avanguardia che tentano di spiegare le sue misteriose convinzioni e affermazioni . Questo documentario mette in evidenza i progressi che sono stati raggiunti da innovatori, che hanno comunque sfidato realtà ormai stabilite e assodate, partendo da Newton, Galileo, Carl Jung e persino Einstein. Le rivendicazioni dei maghi occultisti sono poste e sezionate al microscopio, per rivelare l'affascinante interfaccia tra antiche credenze egizie e greche, con le moderne scoperte della mente e il mondo fisico "
in inglese





Rasputin: The Devil in the Flesh (2002) (Rasputin: Il diavolo in corpo)
Recentemente è stato annunciato che il regista de "La Strega" (vedi sopra..) Robert Eggers sta scrivendo e dirigerà una miniserie di sei-otto episodi sul monaco mistico russo Grigori Rasputin. Sembra una tempistica perfetta per vedere questo ritratto oscuro del cammino spirituale di Rasputin, con una ricostruzione inquietante, alla American Horror Story. Perchè tutto quello che sapevo di Rasputin era questo, "The Mad Monk" aveva una barba e - secondo il mitico gruppo dance dei Boney M, fonte affidabilissima - fu .."la più grande macchina dell'amore della Russia". The Devil in the Flesh ci narra su come un contadino siberiano fu in grado di infiltrarsi nella gerarchia della società russa, al punto di avere il paese completamente nelle sue mani.

Interviste a docenti, professori, storici dell'occulto, la superstizione, la regalità dell'ambiente, la classe politica, il misticismo e il clima sociale di fine secolo a St Pietroburgo - con l'aggiunta di una musica inquietante - e questa storia singolare viene narrata al meglio, mantenendo per tutto il tempo l'attenzione con il suo tono veramente inquietante.
in inglese



The Occult Experience(1985)(L'esperienza dell'Occulto)
La vita e l'opera del artista australiana e occultista Rosaleen Norton sono narrate in questo grande documentario (anche se troppo breve) del 1985, con un eccezionale colloquio con Michael Aquino del Tempio del Set , intervista a  Anton LaVey, la visione di H.R. Giger, artista che aveva disegnato l'Alien dell'omnimo film in azione, e tanto altro ancora. Le interviste vengono condotte da un altro celebre occultista, Nevill Drury. Il film ha vinto un premio al Festival Internazionale di Cinema e Televisione di New York nel 1985.
in inglese



Satanism and Witchcraft(1986) Satanismo e stregoneria (1986)
Questa produzione estrema degli anni '80 presenta interviste con alcune figure di spicco come Paul Douglas Valentine, il fondatore della Chiesa della Liberazione di Satana , e demonologi come Ed e Lorraine Warren, le cui imprese sull'occulto sono state utilizzate in film  come Il prestigio e Annabelle. La musica isterica d'organo  della sequenza dei titoli di apertura ci introduce in quest'opera di Damon Santostefano, con la partecipazione di Roger Coyle, Richard Donner, Anton LaVey,  Ed Warren, Lorraine Warren.
in inglese





19/02/16

Six Letters About Beat : l'impatto culturale del Rock, in quella che fu l'Unione Sovietica


Six Letters About Beat  (6 lettere a proposito del Beat) è un film basato sulla ricerca di un gruppo di studenti nell’Unione Sovietica del 1977. La ricerca esamina l'impatto culturale della musica rock, che al momento circolava in modo molto sotterraneo, sulla società sovietica dell’epoca, attraverso una serie di "lettere al direttore" scritte e spedite da giovani ma anche da persone di diversa età e provenienza, visto le tantissime etnie che convivevano pacificamente sotto il vessillo della bandiera rossa. Le critiche, gli attacchi anche feroci , la difesa, e le discussioni sul rock’n’roll sono la base del documentario, dove alcuni giovani fan, membri di una band musicale e un professore di sociologia provano a confrontarsi con alcuni conservatori sul significato di questo fenomeno planetario. Secondo il sito web russo Obskura, che si occupa di cinema, questo film è uno straordinario documento storico e una prova reale e evidente che il rock sovietico non è iniziato nel 1980 con Viktor Tsoi e i "Kino", come ritenuto da molti. Il film contiene registrazioni dei concerti “underground” risalenti agli anni '70, con esibizioni di band come "Rubinovaya Ataka" , "Visokosna Leto" e "Mashina Vremeni”. Sono session non del tutto legali in quel momento, il che rende le riprese ancora più esclusive. Six Letters About Beat è stato diretto da un regista di documentari, Aleksei Khanyutin, allora studente all’VGIK (All Union State University of Cinematography), e fu parte integrante del suo corso universitario. Questo originale documento giaceva nella polvere su uno scaffale di qualche archivio segreto, aperto al crollo dell'URSS, soprattutto perché il film non presenta alcun atteggiamento negativo nei confronti della scena musicale rock e pone persino delle domande, come ad esempio, se questa musica può essere considerata una forma d'arte. Qui la musica non è necessariamente strabiliante, ma è interessante notare come nel 1977, anno di produzione, la musica di sottofondo suoni molto '60s, datata, quando il resto del mondo stava subendo quell’autentica rivoluzione musicale che fu il punk, la “dance” impazzava, stava nascendo l’ hiphop, ma quasi nulla è degno di attenzione nella contro-cultura della gioventù correlata. Vale assolutamente la pena dare un'occhiata a questo breve documento, non solo per l’ interessante visione sovietica della musica rock, ma per ammirare gli attraenti ragazzi russi che ballano al ritmo rock. Ecco "Sei lettere a proposito del Beat."






30/01/16

Musica e cinema: ancora un binomio da celebrare

Alcuni dei migliori momenti del cinema sono stati definiti dalla musica - che si tratti di film biopic, che si concentrano sulle star della musica internazionale, o di film con la partecipazione vera e propria di musicisti o semplicemente film con una grande colonna sonora. Ci sono tutta una serie di modi in cui la musica può fare la differenza tra un assassinio o un bacio, e qui cerchiamo di celebrarne alcuni  in tutto il loro splendore. Ricordiamo che INTERZONE ha dedicato più post e pagine a musica e cinema, come i nostri personali best, (best-musical-film), le nostre migliori Biopic (le-migliori-e-le-peggiori-biopic), i cameo di alcuni grandi rocker al cinema (rock-cameo), alcuni grandi film dedicati al Punk (un-altro-stato-mentale-punk-e-cinema), o ancora all'influenza del Rock nel cinema Horror (best-horror-soundtrack)

Molti dei film documentari che raccontiamo sotto sono di difficile reperimento, ma chi ha un pò di pratica nel mondo della rete.. niente è introvabile!
Ancora tanta roba, basta fare una piccola ricerca nel nostro blog, anche attraverso i Tag, e telecomando alla mano, per tutti gli amanti di musica e cinema..

Iniziamo con questo meraviglioso..
Standing In The Shadows Of Motown (2002)
Nel 1959, Berry Gordy mise insieme alcuni dei migliori musicisti jazz e blues della fiorente scena di Detroit e con loro iniziare con una nuova casa discografica. Dopo circa quattordici anni, questi diventarono il cuore battente, con brani come "My Girl", "Bernadette," I Was Made to Love Her ", e con tantissime altre hit, dell' epopea Motown a Detroit. Alla fine della loro fenomenale carriera , questo gruppo di musicisti avevano sfornato più numeri uno in classifica di gente come Beach Boys, i Rolling Stones, Elvis e Beatles messi insieme- il che li rende la più grande macchina di successo nella storia della musica popolare. Si chiamavano i Funk Brothers.
Quarantuno anni dopo il loro primo disco per la Motown, i Funk Brothers si sono riuniti di nuovo a Detroit per suonare la loro musica e raccontare la loro storia indimenticabile all'ombra di una delle più gloriose case discografiche del mondo.
Erano i tumultuosi gli anni sessanta, e gli eroi non celebrati della Motown prendono per mano gli spettatori in un viaggio avvincente nel tempo in cui tentano di tracciare l'evoluzione di quel Sound dalle sue origini a Detroit fino al declino durante gli anni Settanta. Attraverso gli occhi dei personaggi c'è la rilettatura di come il gruppo governava lo studio di Hitsville di giorno e la scena dei club di Detroit, di notte: si entra in un mondo davvero senza precedenti e nell'emozione dei Funk Brothers che rivisitano i luoghi delle loro radici musicali, i loro trionfi e le delusioni.
Per più di quattro decenni, dalle piste da ballo di tutto il mondo, alle sommosse di Detroit del 1967, alla guerra in Vietnam, la musica che i Fratelli del Funk hanno creato ha svolto un ruolo importante nel tessuto culturale di tutta una generazione. Nonostante la loro importanza e gli enormi successi ottenuti, c'è voluto questo Standing In The Shadows Of Motown, documentario del 2002 per portare alla ribalta e ottenere il giusto credito per questi artisti che hanno inciso canzoni del calibro di "The Tears Of A Clown" (grande cover poi ne fecero i Beat!) 'e "I Heard It Through The Grapevine" .
Miglior momento musicale: Il giorno in cui i Funk Brothers si mettono in contatto con Chaka Khan per incidere 'What's Happen'. 



Boyz N The Hood - Strade violente (1991)
Oramai un moderno classico americano. E in seguito ha avuto ancora più risonanza se si considera che i disordini avvenuti dopo il famigerato pestaggio di Rodney King scoppiarono nella stessa città solo un anno più tardi: Los Angeles.
Ice Cube e Cube Gooding Jr. (quando ancora cool) furono le star di un film potente, che ha ispirato in seguito un intero filone, una serie di "remake"sfacciati, sulla guerre tra bande nelle città. Bisogna dire che pochi sono stati intelligenti o memorabili come questo capolavoro del regista John Singleton.
Quì assistiamo al passaggio di Ice Cube dalla musica al cinema, e fu un successo clamoroso, per la sua interpretazione di 'Dough Boy', dipingendo il suo carattere alternando impressionante grinta e moderazione. Questo è stato un film che diede un ulteriore forte voce all'orgoglio dei neri e all'hip-hop inizio decennio, che fece esplodere alcune delle complesse questioni - violenza, uso delle armi da fuoco, istruzione, privazione dei diritti civili - colpendo al cuore la comunità afroamericana .
La sua importanza viene ancora rimarcata dal fatto che nel 2002 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Miglior momento musicale: i brani salienti della Soundtrack, che comprendono musiche di Ice Cube, 2 Live Crew, Monie Love and Run DMC.


Ferris Bueller's Day Off - Una pazza giornata di vacanza (1986)
« La vita scappa via in fretta, se uno non si ferma e non si guarda intorno, rischia di sprecarla ».
Anche se non è strettamente un film musicale, questo - come tutti i film di John Hughes - ha contribuito moltissimo alla conoscenza della musica indie al mainstream.
Commedia giovanile interpretata da Matthew Broderick, dalla onnipresente "chick-to-chick-aah" all'utilizzo gratuito di pezzi deiThe Beat, The Flowerpot Men, Sigue Sigue Sputnik e.. "of course" la splendida 'Please, Please, Please Let Me Get What I Want' degli Smiths' nella scena del museo, 'FB's Day Off'include perfettamente musica iconica nella sua trama leggerae come dicono gli inglesi..un pò "goofy" (sciocca).
Stranamente, John Hughes rifiutò di pubblicare la colonna sonora come entità separata, pensando che a nessuno sarebbe stato interessato d ascoltaree Yello e Wayne Newton sullo stesso CD. Il che significa che volendo, si deve solo guardare il film e sentirli nel contesto in cui erano destinati.

Miglior monento musicale: La versione Twist and Shout dei Beatles cantata da Ferris (Broderick).
Questa comunque la completa e intrigante tracklist:
  1. Love Missile F1-11 - Sigue Sigue Sputnik
  2. Beat City - The Flowerpot Men
  3. Please, Please, Please Let Me Get What I Want - The Dream Academy
  4. Danke Schoen - Wayne Newton
  5. Twist and Shout - Beatles
  6. Radio People - Zapp
  7. I'm Afraid - Blue Room
  8. Taking the Day Off - General Public (The Beat)
  9. The Edge of Forever - The Dream Academy
  10. March of the Swivelheads - The Beat
  11. Oh Yeah - Yello


Monterey Pop (1968)
Il precursore del più famoso Woodstock, il film davvero cattura l'essenza del festival - e dell'estate dell'amore - del 1967 e imposta alta l'asticella per i documentari sui concerti a venire. Girato da D.A. Pennebaker, con la collaborazione di Richard Leacock e Albert Maysles, esperti documentaristi. Con la partecipazione di più di 200.000 persone, fu organizzato dal produttore discografico Lou Adler, dai cantanti Paul Simon, Michelle Phillips e John Phillips dei The Mamas & the Papas, dal produttore Alan Pariser, con un un “comitato di garanti” di cui facevano parte fra gli altri Donovan, Paul McCartney, Mick Jagger, Smokey Robinson e Brian Wilson. Come cambiano i tempi !
Il film vanta un cast invidiabile, tra cui gli stessi The Mamas & The Papas, Otis Redding, Canned Heat, The Who e The Animals, ma non i Grateful Dead, all'epoca all'apice, che ritennero troppo commerciale il progetto (!).

Miglior momento musicale: Hendrix che brucia e distrugge la sua chitarra alla fine del 'Wild Thing', naturalmente.



Blur: No Distance Left To Run (2010)
E' un film documentario sulla brit/pop band britannica Blur, uscito nelle sale il 19 gennaio 2010. Davvero esauriente, cattura la band durante il tour della reunion del 2009 e il film include anche filmati di repertorio e interviste mai apparse prima. E 'stato pubblicato anche in DVD, includendo la registrazione del concerto di Hyde Park del 2009, incluso nel secondo disco. E' il secondo film documentario dedicato della band, dopo Starshaped del 1993.
Una retrospettiva della vita e dei tempi della band alla luce sempre così (leggermente) malinconica della loro reunion dopo lo scioglimento.

Miglior momento musicale: Alex che alla stazione radio giapponese dice "Ciao, sono Alex, lo stupido dei Blur ... voi fichette smettete di mangiare le balene.. ", un Graham ubriaco alle prese con una bottiglia di vino nel backstage del 'The Great Escape' tour (prima che il suo alcolismo fosse ritenuto tutt'altro che 'un bluff'), e la sorprendentemente 'Superman' eseguita dal vivo a Harlow, Essex nel 1989.

Beastie Boys; Awesome I Fuckin' Shot That! (2006) 
Awesome; I Fuckin' Shot That! è il titolo del documentario diretto da Adam Yauch (nome d'arte per quest'opera, Nathanial Hörnblowér): secondo DVD per il gruppo statunitense dei Beastie Boys, la cui copertina presenta la versione censurata del titolo: Awesome; I... Shot That!.
Sono 90 minuti, il set dal vivo che i Beastie Boys tennnero al Madison Square Garden di New York il 9 ottobre 2004. In quell'occasione, cinquanta fans del gruppo hip hop newyorchese furono muniti di telecamera, in modo che lo spettacolo potesse essere successivamente visionato in cinquanta angolature diverse. Ne è uscito fuori un particolare ed unico racconto di un concerto della band newyorkese.
Ecco un concetto pulito: prendere in prestito un po 'di telecamere, dispensarle a 50 super-fan e dare loro due sole istruzioni: "Basta accendere e riprendere".
Editing frame-perfetti, centinaia di ore di filmati in successione garantiscono il punto di "vista dei fan" in questo innovativo spettacolo dei Beastie Boys al Madison, diverso da qualsiasi altro DVD live messo in commercio.

Miglior momento musicale: La partecipazione diDoug E. Fresh e DMC (dei Run DMC), e Ben Stiller che rappa insieme alla sua signora.



Heavy Metal A Baghdad (2007)
Heavy Metal in Baghdad è un film documentario che segue la band heavy metal irachena Acrassicauda dalla caduta di Saddam Hussein, nel 2003 fino al 2007. Suonare heavy metal in un paese musulmano è sempre stato un difficile (se non impossibile), ma dopo che il regime fu rovesciato, ci fu un breve periodo in cui la vera libertà sembrava possibile, anche per il R'n'R. Quella speranza andò rapidamente in frantumi, delusa, quando l'Iraq è caduto in una rivolta sanguinosa, e ancora oggi, nel 2016, il paese è completamente nel caos. Dal 2003-2006, mentre tutto si disintegrava intorno, gli Acrassicauda hanno continuato a lottare per stare insieme e mantenere il gruppo in vita, rifiutandosi sempre di lasciare morire i loro sogni di metallo pesante. La loro storia riecheggia le speranze non dette di un'intera generazione di giovani iracheni. Il film è stato girato dal fondatore di Vice, magazine on line ormai famosissimo, un vero black metal norvege, Suroosh Alvi: <E' stato rischioso, e pericoloso. La gente diceva che era davvero fottutamente stupido per noi affrontare questo progetto. Ma, sai, le regole dell'Heavy Metal!.>

Miglior momento musicale: Vedere gli Acrassicauda mettere in pericolo le loro vite, per suonare e scatenarsi in diretta.



Singles - L'amore è un gioco (1992)
"Singles" sia chiaro, non è un film d'avanguardia. Ma si può più volte sorridere durante il film: è facile con i personaggi di Cameron Crowe e il suo cast di giovani eccentrici dalla faccia pulita che dividono un appartamento. Vi è la rappresentazione di un processo di vita che è, per sua stessa natura, inconcludente: la ricerca della felicità. Il film fu accusato di aver ridotto l'auto-lacerante rabbia contro-culturale del grunge quasi ad una puntata di Amici, ma non ritenuto abbastanza un tradimento della scena (come fecero i puristi al momento, Kurt Cobain lo odiava, per esempio). Dopo tutto, Soundgarden, Pearl Jam e Alice In Chains, tutti hanno appaiono nella pellicola in piccoli camei.
E c'è anche un riferimento ai Mudhoney, forse la band che più ha rappresentato il movimento nella sua ala più originale e dura.

Miglior momento musicale: '‘Would?' La breve esplosione degli Alice In Chains ", sicuramente una delle canzoni più pesanti mai apparse in un film mainstream.  

Glastonbury (2006)
Glastonbury è il film, o meglio il  rockumentary del 2006 diretto da  Julien Temple che racconta la storia del Festival di Glastonbury dal 1970 al 2005. E' andato in porto dopo due tentativi falliti di fare un film sul festival. Composto da filmati girati da Temple nelle edizioni del 2002, 2003, 2004 e 2005, con l'aggiunta di riprese inviate dal pubblico e frequentatori del festival, dopo un annuncio tramite il sito web e alcuni giornali specializzati. Inoltre ci sono anche filmati girati da Channel 4 e dalla BBC durante la  copertura mediatica dell'evento, dal 1994.Il DVD è molto interessante perchè ha caratteristiche completamente interattive, che consentono agli spettatori di fare la propria esperienza del festival, selezionando i filmati preferiti. Un'edizione rivisitata (mandata in onda dalla BBC nel 2012) è stata completata nell'estate del 2011 da Temple (in associazione con la Somerset Film).
Dall'apertura, con il fango che invade l'area del festival per le grandi pioggie, questo documentario fa quello che poi fanno tutti i grandi documenti - ti fa venire voglia di essere proprio lì nel bel mezzo di quel casotto. Poi, interviste, esibizioni, riprese amatoriali: la cartolina finale dal più grande festival del mondo, che non pretende di coprire il bender tentacolare nei minimi dettagli, ma piuttosto offrire un'istantanea di tutta l'esperienza.

Miglior momento musicale: Ri-organizzare i brani tramite le opzioni interattive per creare la propria setlit, con Paul McCartney, The White Stripes e The Killers.

 
 

 

07/01/16

Visti, da vedere: visioni del 2015

Film, documentari: visti, da vedere e recensiti dell'anno appena trascorso.





AMY
In Amy è la stampa, o meglio i tabloid di fama anglossassoni il mostro feroce, come neanche in un film horror. I media sono il protagonista di questo film. Insaziabili, parassiti, succhiano la vita delle celebrità ad ogni scatto dei potenti teleobiettivi e a ogni titolone sparato in prima pagina del quotidiano locale.
Asif Kapadia non fa mistero e non ha dubbi su chi sia il principale colpevole della morte prematura di Amy Winehouse, stella del pop britannico. Il suo film insinua, mette dentro le prime immagini della vita della cantante per evocare una reazione viscerale di disgusto.
O forse è la disperazione, perché c'è una verità in agguato sotto la superficie che ci mette a disagio e ci fa pensare: la colpa è nostra, di tutti noi.
Amy è un film difficile da guardare e non solo per la sua tragica fine. Kapadia attraverso ore di filmati inediti presenta un ritratto intimo della Winehouse, di come era fuori dai riflettori. Quello che vediamo è una giovane donna tormentata, insicura, e irresistibilmente affascinante, ma impreparata a vivere una vita in cui era stata infilata. Facendo affidamento così pesantemente nei filmati, girati a volte con i telefoni, tratti dalle web cam, e altri video in prima persona, il film sottolinea la difficile situazione delle moderne celebrità: semplicemente non si può scomparire. Tutto della propria vita diventa foraggio per giornalismo pop, i difetti messi a nudo, e la vita è resa invivibile. Amy ci pone di fronte al dilemma: si puòvivere..vivresti così?
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HEAVEN KNOWS WHAT
"Le droghe sono cattive." Una lezione e un messaggio abbastanza semplice, giusto? Pensate alle vostre attività quotidiane, il lavoro, la famiglia, e cercate di sostenerle, una dopo l'altra, sempre, senza pause, e spronati sempre a dare di più. Potrebbe essere qualcosa di.. sano, come lavorare all'aria aperta, o di letargico, come rimanere a casa a guardare la tv via cavo per ore e ore. O qualcosa di disastroso, come sbattersi tutti i giorni per procurarsi la roba e strafarsi, o tagliarsi i polsi quando non ci si riesce. Ecco, quest'ultima attività magari non è a voi congeniale, mentre lo è per Harley e il suo giro di disperati nell'inquietante psico-dramma di Joshua Safdie, HEAVEN KNOWS WHAT, basato sulle memorie inedite di Arielle Holmes, che interpreta lei stessa nel ruolo della protagonista principale, appunto Harley.
Che è innamorata di Ilya, in una storia alquanto tormentata, vive per le strade di New York City o viene ospitata in case malfamate e misere. 94 minuti in cui si mette in evidenza le insidie ​​infernali e tuttavia anche surreali di questa sfortunata scena. Malfamato, imprudente, è roba agghiacciante, ma è anche incredibilmente e facilmente riconoscibile nei tanti quartieri delle nostre metropoli. Il film è crudo e tagliente nella sua forma documentaristica, ma ci sono temi saggiamente paralleli alla droga, di come possono essere a volte crudeli le relazioni tra persone piene di energie e vitalismo, ma così intrecciate. Il film è dedicato all'ultimo fidanzato della Holmes, Ilya Leontyev, che è ritratto alla perfezione nella sua irascibilità da Caleb Landry Jones, ed è proprio il loro legame disordinato che ci attira dentro la storia. Potremmo scuotere la testa di fronte al loro amore fratturato, e spesso discutibile, ma..molti sono passati di lì. E alla fine, molti si rifiutano di smettere.


THE ASSASSIN
Pochi hanno mai saputo fondere azione e filosofia così perfettamente come Hou Hsiao-Hsien nella sua ultima fatica, tanto attesa, The Assassin. Abbracciando le caratteristiche del cinema wuxia - un genere che abbiamo amato fin da bambini, che racconta le avventure di eroi marziali della tradizione cinese, secondo molti paragonabile all'occidentale "cappa e spada" - e la sua rivisitazione attraverso una lente profondamente contemplativa e iper-realistica, Hou racconta la storia di Nie Yinniang, la figlia di un generale che viene strappata alla sua famiglia quando ha solo 10 anni. I suoi rapitori, e in particolare un "sensei", la educano alle arti marziali, trasformandola nell' assassino del titolo del film. I due vivono e lavorano in armonia apparentemente per anni fino a quando l'ormai giovane donna vacilla in missione, non riuscendo a uccidere un tiranno di fronte al suo bambino. Per punirla, viene inviata presso la sua famiglia con una missione segreta: deve uccidere suo cugino, un uomo a cui era un tempo stata legata, e che ama ancora. Sublimando la tempesta di emozioni che eroga costantemente sotto una superficie ghiacciata, Shu Qi è stupefacente come Nie Yinniang, che vediamo impegnata in uno strenuo combattimento, contro i nemici e contro se stessa. E questo è un bel dire, insiema al resto del film che, dai costumi alle scenografie, fino alle coreografie delle scene di combattimento gli hanno valso il trofeo come miglior regia a Cannes di quest'anno.(2015)


GOING CLEAR
Presentato al Sundance Festival nel 2015 e trasmesso nello scorso marzo da HBO negli Stati Uniti, è il film/documentario sulla bocca di tutti: Going Clear - Scientology, Hollywood and the Prison of Belief, (La prigione della fede) lavoro del 2013 del documentarista Alex Gibney. Vincitore di numerosi premi e con alti riconoscimenti, basato sul libro del vincitore del Premio Pulitzer Lawrence Wright, Going Clear è un'indagine esaustiva e schiacciante sulla Chiesa di Scientology e su i suoi arbitri, in particolare del suo fondatore, autore di fantascienza L. Ron Hubbard, e dell'attuale leader, David Miscavige. Il film include diverse interviste con ex membri della chiesa, tra cui i dirigenti Mike Rinder e Marty Rathbun; collegamenti a John Travolta e Sylvia "Spanky" Taylor; il premio Oscar regista e sceneggiatore Paul Haggis (Crash). Gibney e il suo team hanno dovuto schierare un team di avvocati in anticipo - "probabilmente 160, come ha rivendicato il presidente della sezione documentari della HBO Sheila Nevins, per affrontare il fuoco di fila della controparte, in contenziosi per diffamazione e altre accuse. Alla potenza di Scentology Gibney, e il suo staff, con i numerosi soggetti intervistati, hanno difeso il loro lavoro e le proprie posizioni, reagendo in un modo che non è solo ammirevole, ma anche coraggioso alla luce delle circostanze. Un film ricco d'informazioni, una ricostruzione delle origini di Scientology e dei suoi metodi, dal condizionamento mentale, allo sfruttamento del lavoro, alla coercizione, insieme a metodi di spionaggio e stalking, raccolta di dati personali a scopo di intimidazione. Inquietante è a dir poco, il silenzio di importanti e potenti rappresentanti del credo nel mondo come Travolta e Tom Cruise.
Assolutamente da vedere.
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99 HOMES
"Il dolore per la perdita della casa in cui si vive, è in ognuno di noi: la casa è il posto sicuro dove possiamo andare, e quello che dice come siamo, e non può essere messo in discussione." Incentrato sulla storia di Dennis Nash, un uomo di famiglia che cerca ad ogni costo di riprendere la casa da cui lui e la sua famiglia sono stati sfrattati. Per riuscirci dovrà però lavorare con Rick Carver, agente immobiliare e causa per Nash di forte stress psicologico. Andrew Garfield e Laura Dern sono costretti a dire addio al loro" posto sicuro "... in meno di 10 minuti ... e Rick Carver è un sempre grande e inflessibile Michael Shannon, che osserva con ambivalenza accresciuta.
99 Homes fa male più di quanto lenisce. Sceneggiato da Ramin Bahrani e Amir Naderi e diretto dallo stesso Bahrani, è una una storia sordida sugli sforzi incrollabili di un uomo che lotta per salvare la sua famiglia e di come le lunghezze della legge si trasformano in peccati impensabili. Rick Carver, nichilistica di prima specie, ha una comprensione fin troppo realistica sul perché gli americani stanno drammaticamente e scioccamente buttando via la loro vita.Tutto il film non sarebbe così interessante in fondo se non fosse così tragicamente preveggente in America oggi. Come sempre un grande M. Shannon che noi adoriamo, candidatura per il Miglior attore non protagonista.


SPOTLIGHT
Spotlight è il runner-up dei film del 2015, con la sequenza d'azione in cui Mark Ruffalo furiosamente cerca di fermare un taxi. Narra le vicende reali e vergognose venute a galla dopo l'indagine del quotidiano The Boston Globe sull'arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto alcuni casi di pedofilia avvenuti in diverse parrocchie americane. L'indagine valse il Premio Pulitzer di pubblico servizio al quotidiano nel 2003.
Il notevole il film di Tom McCarthy è dedicato alla squadra di giornalisti che ha scoperto l'enorme insabbiamento di abusi sessuali nella Chiesa cattolica, ma chiamare questo un atto d'amore per il giornalismo investigativo è cercare di screditare il notevole lavoro di McCarthy, del co-sceneggiatore Josh Singer, e di tutto il cast. Queste persone non sono eroi nel tipico senso della narrazione, e non sono santi. Il film non richiede affetto o adulazione per le persone che segue. Hanno solo fatto il loro maledetto lavoro, non importa il costo. La trama di Spotlight offre un parallelo per i molti punti di forza del film, per portare alla luce questa storia orribile, è stato necessario molto: persone (avvocati, superstiti, registi, editori); fatti che non possono essere negati; errori schiaccianti ammessi; rischi presi che si sono dimostrati utili. McCarthy studia gli eventi senza batter ciglio, e forse il momento più sconvolgente appare, senza fanfare, nei momenti finali del film, dimostrando che a volte c'è solo una cosa necessaria per scuotere la gente: solo i fatti, signori, i fatti. Il film, negli Stati Uniti, è stato vietato ai minori di 17 anni non accompagnati da adulti, per la presenza di linguaggio e riferimenti sessuali.


IT FOLLOW
Potremmo parlare di metafore. O potremmo parlare dell'aspetto più importante di un film horror: se sia o no realmente pauroso. E ne consegue che si, spaventa, se non altro per la sua comunanza. Amiamo tutti lo Squalo, ma la maggior parte di noi non è stato minimamente terrorizzato da un grande squalo bianco-mangiatore di uomini. Halloween, potremmo citare, ma la maggior parte di noi non sono stati inseguiti da un serial killer. Ne consegue, d'altra parte, che questo film si basa sulla paura, molto più facilmente riconoscibile, di qualcuno, che lentamente cammina dietro di noi. Non indossano una maschera. Non ha un arma. Potrebbe essere un conoscente, ma il più delle volte, è un perfetto sconosciuto. Questo minimalismo è il mostro di David Robert Mitchell, che è spaventosamente facile da ricreare - almeno nel senso visivo di base. Questa cosa che ci segue potrebbe arrivare da qualsiasi luogo e essere chiunque, avvolge la periferia del Michigan come quella della nostra città. E' la perdita dell'innocenza che ci terrorizza, è di questo che il film ci parla. Impressionante.
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THE REVENANT
Non l'abbiamo ancora visto. Ma è difficile mettere in discussione il regista Alejandro González Iñárritu. Che nei suoi film privilegia stile e sostanza, estro e carattere. In The Ravenant, la sua ultima fatica è l'uomo contro la natura. La storia vera, ci dice il regista, di Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) che viene abbandonato, creduto morto, dopo l'attacco di un orso. Le belle e lunghe carrellate non sono una novità per il regista, ma la sequenza di apertura della battaglia è impressionante quasi come quella vista in Salvate il soldato Ryan di Spielberg, nello sbarco del D-Day. Emmanuel Lubezki probabilmente vincerà il suo terzo Oscar consecutivo per la Miglior Fotografia, per il suo magnifico lavoro con la luce naturale. Colonna sonora del grande Ryuichi Sakamoto, con Alva Noto. Nel complesso, una collezione inquietante di stringhe lacrimose, synth e basso che rispecchiano il paesaggio e l'azione con risultati convincenti. Un film sull'amore e odio, che ci piacerà sicuramente.
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SICARIO
Un grande Benicio del Toro per una storia che ci fa riflettere. Certo non c'è spiegazione ragionevole del perché il Sicario è stato escluso da ogni categoria al Golden Globe Award: questo tesissimo ​​dramma poteva gareggiare come Miglior Film, Miglior Regista per Denis Villeneuve e soprattutto per il miglior attore non protagonista, un gigantesco Del Toro, presenza laconica ed inquietante, misterioso e magnetico, qui ai suoi massimi livelli. . Non ha senso. Nonostante le snobbe tipo Jobbs, Sicario rimane uno dei migliori (e più recensiti) film dell'anno: un resoconto reale e brutale della disastrosa guerra americana alla droga, che come sempre travalica i confini tra il giusto e sbagliato, tra i cattivi e le vittime, vincitori e vinti. L’agente della CIA cialtrone e bugiardo per il quale il fine giustifica ogni mezzo, il “collaboratore” mosso soltanto dalla sete di vendetta che persegue un obiettivo personale, l’agente dell’FBI rigorosa ed idealista, una “legalitaria” che si illude di combattere dalla parte giusta e i narcos, che dominano con il terrore. Alla fine, ognuno resta in piedi, su entrambi i lati. Il film non offre risposte o soluzioni, ma la carneficina che vediamo sullo scherma sta lì a suggerire che l'attuale strategia, da entrambe le parti, è totalmente nel più totale caos. L'agente dell'FBI Kate Macer (Emily Blunt), lo impara nel modo più duro, e con risultati devastanti. Una meditazione su vicende reali (e in corso) è ciò che mantiene i nervi degli spettatori illuminati e sfilacciati. Anche dopo la scena finale, con la Blunt sconvolta in piena luce e totalmente vulnerabile, mentre Del Toro resta avvolto dall’oscurità, autentico angelo della morte che si rivela un attimo prima di venire inghiottito dalle tenebre, sentiamo di avere ancora molto da temere. Davvero un grande film.
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MAD MAX: FURY ROAD
Vale la pena di vederlo anche solo per Coma, aka Doof Warrior, una creatura cieca, folle, che nel film è in cima a questa camion/macchina da guerra, equipaggiata con muraglie di amplificatori e un piccolo esercito di batteristi nel retro. Quassù potete osservarlo mentre si diverte con la sua chitarra a doppio manico: magari non ci avete fatto caso ma la chitarra è anche un lanciafiamme! George Miller ci parla di guerre cruente tra popoli per il controllo di un territorio dall'aspetto post-apocalittica, in una landa arida e dai fastidiosi colori giallino bruciato.
Il protagonista passa la prima metà del film a fare la sacca di sangue sballottato sul cofano di una macchina-kamikaze, e per le esplosioni e i disastri che sono così scenografici, tornare alla realtà è davvero un casino. Fury Road è la migliore e più coerente pellicola a grosso budget di Hollywood ultimo periodo, un opera rock lunatica e un un master class femminista ed è tante altre cose: una visione dell'inferno distopica che non potrebbe essere più divertente a riguardarlo più e più volte. Alla fine è Doof il vero protagonista del film, i cui suoni sono opera di Nick Zinner degli Yeah Yeah Yeahs.
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THE LOOK OF SILENCE
Abbiamo dedicato più post ai documentari, che quì su INTERZONE SONO MOLTO CONSIDERATI. E il compito del film documentario è di ricordare - per contrastare le forze che reprimono e cercano di cancellare la memoria, anche quando queste forze sono e rimangono saldamente al potere. Come il suo predecessore del 2013, The Act of Killing, di cui anche abbiamo già parlato, The Look of Silence ci ricorda che è stato girato con molti rischi. Innumerevoli sono i nomi nella sequenza dei titoli di coda, sostituiti con un semplice "Anonymous". E' la testimonianza inquietante che, per le famiglie e i sopravvissuti alle uccisioni di massa indonesiane del 1965 e nel 1966, che l'orrore persiste. Il film è concentrato su i responsabili, un'esplorazione affascinante su come degli assassini, responsabili di orribili crimini di massa razionalizzano le loro azioni. The Look of Silence gira la lente sui sopravvissuti, costretti a interagire con questi assassini su base giornaliera, e così facendo dipinge un quadro più completo di una società in guerra con se stessa. Il nucleo emotivo del film è Adi, un ottico il cui fratello è stato ucciso in quei massacri. Adi affronta gli uomini responsabili di aver ucciso il fratello e milioni di altre persone innocenti. Il regista Joshua Oppenheimer sfrutta a pieno l'effetto, forzando un confronto che vede Adi determinato a raggiungere la verità, anche se questo significa mettere a rischio la propria vita. Il fratello di Adi è morto solo perchè.. era comunista.
The Look of Silence non è il più potente film documentario del 2015; è il film più potente, punto. Esso dovrebbe essereproiettato nelle scuole, per gli studenti di storia, sì, ma anche per gli studenti dell'umanità. Nel caso in cui vi state chiedendo chi sono gli studenti dell'umanità, vi dico che dovremmo essere noi tutti.



14/09/15

Sovversivi, surreali, selvaggi. Dadaisti, Beats? No, The Damned,

La mia cronologia musicale inizia da qualche parte alla fine degli anni '50 con Chuck Berry e si irradia fino ai nostri giorni, includendo strati di Brit pop, Garage americano, Psichedelia, R & B, punk e substrati di blues, pochissimo folk, quasi niente jazz. Come tutti i fissati per la musica e in particolare per il R'n'R, misuro la mia vita non tanto attraverso il tempo, ma attraverso capodanni e epifanie scandite da musica, arte, sex and drugs and... - una serie di petardi cosmici, scintille della realtà ultima di quel che si diventa. Tutto modellato dalle cose che amo. Mi piace il rock and roll. E mentre ancora spasimavo dietro i dinosauri del rock, qualcosa di epocale, qualcosa di frizzante ed esilarante in lontananza esplose e puntò dritto al cuore: una raffica di ferocia punk chiamata The Damned. "New Rose" arrivò nella mia vita quando ancora ero alla ricerca di quale fosse la mia arte. Mi resi conto che volevo essere uno scrittore, perchè tutti dicevano che scrivevo bene, ma mi ero stancato dell' atto solitario della scrittura. Che era, ed è per me, un atto rivoluzionario. E l'unica rivoluzione invece era accaduta nei bar e per le strade.

Nel corso del '77, gruppi come The Damned, Patti Smith Group, The Ramones, The Stranglers, Talking Heads, The Clash, Television suonavano una musica che era sovversiva, surreale, strana, selvaggia e imprevedibile. Erano come se i dadaisti o i Beats avessero imbracciato le chitarre e formato delle rock band. Le porte si spalancarono e tutti furono invitati. Fu una vera esplosione che ha cambiato per sempre il rock. E che mi ha cambiato. Di Wes Orshoski, The Damned: Don't you wish that we are dead è il primo documentario che esplora la storia intricata della più seminale punk band della Gran Bretagna, e lo fa in profondità. E' crudo, divertente, intimo e a volte struggentemente triste. Orshoski aveva un accesso totale al gruppo, era amico sia dei membri attuali che di quelli passati, e le complesse e altamente disfunzionali relazioni che hanno separato i membri fondatori in due campi antagonisti è uno dei racconti veramente tristi di un matrimonio rock and roll diventato.. tossico. Il film ha certamente il suo lato oscuro, ma è anche un resoconto dell'impegno totale ed esaltante, che nella vita di un rocker è tutto. I Damned hanno fatto a modo loro fin dalla loro formazione e ancora sono su questa strada. Pieno zeppo di riprese dal vivo e di interviste, meravigliosamente argute e pungenti con Captain Sensible, Rat Scabies e Brian James, tra gli altri, il film è emotivamente intenso e divertente. Ancora punker 40 anni dopo il loro primo incontro da adolescenti, The Damned sono l'incarnazione di uno spirito senza compromessi che è tanto ammirevole quanto estenuante da sostenere. Mentre gli altri gruppi dell'ondata del 77 hanno continuato con una certa fama e fortuna, loro non hanno mai realmente avuto quello che meritavano. Orshoski veniva da un lavoro eccezionale fatto documentando la vita del frontman dei Motörhead Lemmy (2010) e la sua abilità nel far aprire gli artisti e farsi raccontare la loro vita in modo sincero è particolarmente evidente nel film sui Damned. A volte l'intimità può sembrare eccessiva. Quando Rat Scabies o Captain Sensible abbassano la guardia, i risultati possono sembrare un potente mix di amarezza, rabbia e una sorta riluttante di amore. La gelosia, il risentimento e i cattivi rapporti d'affari, tutto quel che ha diviso il gruppo è parte della rottura che, se guarita, potrebbe vedere ancora la band suonare di nuovo insieme, con tutti i suoi membri originali. Certo, era quasi impossibile all'epoca che Captain Sensible, che se ne stava nella comune dei Crass a leggere il Socialist Worker potesse andare d'accordo con Brian James, che voleva fare la rock star in limousine. Ormai di quel periodo non girano più tante band. Non ci sarà nessuna Clash ri-unione e The Ramones sono andati per sempre. Ma i Damned camminano ancora in mezzo a noi. Dave Vanian e Captain Sensible sono attualmente i The Damned. Rat Scabies e Brian James spesso fanno concerti dal vivo eseguendo le canzoni Damned. Ma sono trascorsi quasi 25 anni dall'ultima volta che i quattro hanno suonato insieme ed è un vero peccato non vederli ancora riuniti. Dopo aver prodotto musica tra la più furiosa dell'intera storia del rock, pisciato e vomitato sul pubblico, dopo essere stati condannati per crimini reali e immaginari, aver appiccato incendi negli hotel, aver picchiato ed essere stati picchiati chissà quante volte, e pur essendo stati i primi a fare quasi tutto quel che un punk potesse anche solo sognare (primo singolo, primo album, primo tour negli Stati Uniti, primo split etc...) dopo tutto questo, quelli che Captain Sensible chiama "gli anni del caos", dovevano ancora venire. Bisogna ammettere, quasi con tristezza, che i Damned erano una band con quattro frontman, l'unica forse che, senza un contratto, senza una etichetta per produrre musica, in occasione dei loro concerti la coda di pubblico girava attorno all'isolato: a Londra, la gente si arrampicava su tre piani di impalcature per poi entrare dal tetto, ma al New Musical Express avevano l'ordine di non parlare della band.

Questa è la descrizione che Binky Philips scrisse per il debutto americano dei Damned: <<Erano i primi giorni di aprile del 1977, al CBGB. The Damned salirono sul palco del CBGB per il loro debutto americano, una vera prima. Eppure, mentre si forma una vera e propria folla, il posto non era pieno. Avevo ragione e sono rimasto immediatamente colpito dalla band quasi da cartone animato, mentre casualmente passeggiavano sul palco pensando che stessero facendo il soundcheck.A dire il vero, impressionato non è la parola giusta. Ero, infatti, diventato loro fan nel giro di 30 secondi. Era come se l'intera serata era in bianco e nero e improvvisamente loro l'hanno trasformata in Technicolor. La sensazione di novità e di un evento glamour, insieme a quella di pericolo immediatamente attraversò tutto il club. La band di apertura, The Dead Boys aveva fatto una set ringhioso, grande, pieno di volgare piscio e aceto, con le chitarre impostate per lo stordimento. Ma, prima di una sola nota è stata suonata, semplicemente camminando sul palco, i Damned hanno fatto sembrare i Dead Boys una band piccola, provinciale, addomesticata, e innocua.

Dave Vanian, cantante , era vestito come nel 19 ° secolo nero-nero-nero, sembrava un incrocio tra un Dracula vittoriano e un becchino in Wild Wild West. I suoi capelli erano pettinati all'indietro, come li portava il grande e sinistro Peter Lorre e sembrava un cadavere, con quel make up sottile che lo faceva sembrare in piena cancrena. Brian James, il chitarrista, in jeans standard, t-shirt scura, e Chuck Taylors neri , sembrava inciampare in giro nel suo piccolo mondo.
Rat Scabies, il batterista, era in quello che era lo stile punk classico , ma quella sera, sembrava selvaggiamente fashion. La sua brillante giacca rossa/ruggine era coperta con distintivi e piccoli strappi, la camicia a brandelli, i capelli erano la versione nido di topi di un pazzo nel classico taglio Jeff Beck Mod.La presenza del bassista Captain Sensible, tuttavia, è stata il coronamento della loro realizzazione visiva . Indossava un berretto beatnik, occhiali da sole comicamente ripugnanti, i capelli di un rosso totalmente artificiale, una giacca da capitano di Love Boat e .. un tutù. Mentre camminava sul palco sembrava completamente e maniacalmente impazzito, una sorta di lungo Joker alla Heath Ledger.
Dopo essersi pavoneggiati sul palco e apertamente sbeffeggiato la folla di New York, improvvisamente, senza preavviso, si sono catapultati in "I Feel Alright" degli Stooges. Non è stato l'inizio di una canzone, è stata una Detonazione! La loro potenza, energia, e il volume, era tutto semplicemente mozzafiato. Hanno suonato il riff principale (una specie di versione accelerata di "Spoonful"), con una ferocia frenetica e quasi disperata. Posso vividamente ricordare che in tutto il CBGB si percepiva sorta di "Holy Shit!" collettivo, senza fiato. Meno di un minuto dopo questa canzone di apertura, Vanian ha iniziato cercando di allentare la sua cravatta, fantasia dell'era Dickensiana, e trascorrendo l'intero resto dello show cercando di artigliare e strappare il colletto e di strangolarsi. La sua voce stranamente scontrosa, abbinata al suo atteggiamento da senza controllo lo faceva sembrare un posseduto.Brian James girava in cerchio senza badare a niente ea nessuno. Guardava verso il pavimento e poi verso il soffitto, fissando il suo amplificatore, come se non lo avesse mai visto prima, e suonava la chitarra in modo micidiale. Sensible ha trascorso così tanto tempo a mezz'aria sul palco che è stata solo pura fortuna che non è caduto / volato giù dal palco...
..Alla fine dello spettacolo, niente aveva più importanza: la rivoluzione punk era ufficialmente iniziata.. >>

Abbiamo parlato dei Damned:

The Damned: 35th Anniversary Tour

Damned, Init Club Roma marzo 2009

The Phantom Chords

 

Londra 2015

Dave Vanian è di natura notoriamente riservato. Così, quando i Damned dopo un concerto ad Austin al Fun Fun Fun Fest nel 2011, non era presente mentre la band firmava autografi ai loro fan. E quando Captain Sensible ha visto un fan che era agghindato con il Vanian look, lo afferrò, facendolo impersonare il solitario frontman dei Damned. Nonostante una differenza di età di 20 anni tra il fan e il suo eroe, nessuno dei cacciatori di autografi si accorse dello scherzo. Passò più di un'ora firmando manifesti, copertine di dischi e t-shirt come Dave Vanian..

Wes Orshoski from J. Sprig on Vimeo.



02/08/15

Tricky: Io sono Adrian Thaws - Il Disco e Il Documentario

Iconico rappresentante del trip-hop inglese, prima nel circuito Wild Bunch poi membro dei Massive Attack, Tricky è diventato uno dei musicisti meno convenzionali della musica inglese, pubblicando nel 1995 forse il disco che meglio definisce il Trip Hop, prettamente di matrice britannica: Maxinquaye. Ha pubblicato più di 10 album più negli anni successivi, e l' ultimo, Adrian Thaws, è il primo ad utilizzare il suo vero nome.
Dalle  relazioni di alto profilo (Björk, Martina Topley-Bird) ai suoi problemi con la droga, ai ruoli cinematografici in film come Il quinto elemento e Face / Off, Tricky, in fase di promozione dell’album intitolato semplicemente Adrian Thaws, ha concesso un’intervista a Fact, magazine online che ha confezionato un breve documentario di una decina di minuti.

In questo documentario, ci parla della sua vita  e della carriera,  e di come con Adrian Thaws, ha finalmente scoperto dove vuole essere. Tricky è.. Tricky, naturalmente, è schiettamente, l’eterno trip hopper non l’ha mandata certo a dire:  Bono, David Cameron, Damon Albarn e molti altri nel mirino.
Damon Albarn: “Non lavorerei mai più con Damon… …eravamo a Leeds guardando dei ragazzi spiantati in una brutta area della città… …gli dissi ‘questi ragazzi non hanno nulla’ e lui ‘hanno noi’…ecco io penso che non avrei mai l’arroganza di dire una cosa del genere
L’album Nearly God, che doveva essere pubblicato con il materiale registrato con Albarn non ha mai visto la luce. Taglia poi  corto riguardo ai rapporti tra musica e politica e su Bono: “Adesso hai Bono che incontra i papi e Obama… …come musicista frequentare dei politici, beh penso sia disgustoso“.

Personalmente mi lascia di stucco l'affermazione sui  Massive Attack: “non me ne frega davvero nulla di loro“. Non me l'aspettavo. Il documentario è naturalmente in inglese..

  Adrian Thaws.rar