
In occasione del film presentato alla 72 esima Mostra del Cinema di Venezia, un post, un piccolo
special dedicato alla grande
Janis Joplin, che con la propria voce e la propria musica ha segnato un'epoca. 8 anni di lavorazione, tanto ha impiegato Amy Berg, per realizzare Janis, doc agiografico intimo, inedito, toccante e malinconico ritratto dell' indimenticata Janis Joplin, mentre da tempo è in cantiere ad Hollywood il biopic ufficiale (che dovrebbe vedere Amy Adams possibile protagonista).
ll Landmark Hotel a Hollywood era
conosciuto come l’albergo dei drogati: “La miniera d’oro” degli
spacciatori spinti li dalla polizia di Beverly Hills per tenere pulita
la zona dei suoi facoltosi residenti. ln Franklin Avenue Janis Joplin
aveva preso alloggio, durante le session di Pearl, proprio per farsi
d’eroina dopo tre mesi d’astinenza. Aveva deciso di smettere con la
droga, ma adesso ne aveva bisogno per superare l’angoscia dell’ennesimo
amore infelice con un uomo, Seth Morgan, Seth il bugiardo, che la usava
come tutti gli altri..
<<Quando canto è come un orgasmo, capite cosa voglio dire?>>
Sul palco del
Monterey Festival e poi di Woodstock, con tutti quei
ragazzi sotto, Janis faceva l’amore. Solo che dopo il concerto tutti
avrebbero dormito insieme nella stagione dell’amore, mentre lei era
sola.
<<Faccio l’amore con cinquantamila persone e dopo sono sola a
casa o da sola in una stanza di hotel>>, dichiarò in
un’intervista. Sola, con l’eroina e l’alcol per provare un altro orgasmo.
L’eroina e l’alcol non la giudicavano. Non le dicevano che era brutta,
Janis si concedeva a essi come a chiunque le desse un minimo
d’attenzione.
Proprio da Monterey emersero 2 musicisti fino ad allora misconosciuti. Divennero non solo superstars della nuova musica ma simboli capaci di incarnare le aspirazioni della generazione psichedelica.
Janis Joplin e Jimi Hendrix furono la testimonianza vivente della << filosofia acida» dei tardi anni ’60, ideologia dell’impossibile ottimismo che credeva in un ritorno alle origini, ai campi di un’età senza problemi e ipotizzava utopie future/presenti capaci di vincere definitivamenle l’alienazione, l’apatia, il materialismo del mondo con la semplice forza del sogno e del desiderio. Jimi e Janis parvero provvisti della magia necessaria per esaudire quella profezia; Hendrix irradiava segnali interstellari con il suo strumento supersonico, Janis, coi piedi saldamente ancorati al terreno, mostrava semplice grinta rifacendosi non poco alla leggenda dei cantanti blues, delle regine del Mississippi.
Fra tutti i personaggi che quell’estate psichedelica suscitò d’incanto, Janis sembra ancor oggi la creatura piu fantastica e anche la piu vera. In lei c’era qualcosa di surreale, un’illuminazione paradisiaca, quasi; e forza travolgente, anche, come le innocenti, sensuali gigantesse nubili di
Robert Crumb, che proprio a Janis si ispirò per i suoi fortunati fumetti. Janis fu la proiezione di un’incontenibile personalità; dopo la consacrazione al successo, divenne un ruolo sempre piu richiesto. I media vollero specularci, il pubblico si appassionò e alla fine Janis stessa fini col credere a quella recita, smaccata parodia dell’energia che davvero le vibrava in corpo.
L’illusione cosi creata era tanto perfetta che furono in molti a crederla una specie di creatura sboazata da Faulkner, prodotto genuino dell’esotico Sud agricolo che gia aveva generato gente della fatta di Howlin’ Wolf e Tennessee Williams. Ma alle spalle, a parte qualche sogno romantico, non c’era nulla che potesse sostenere il mitico ruolo che la donna era costretta a interpretare sulla scena rock.
“Prendi un altro piccolo pezzo del mio cuore,
baby”.
Chi mai poteva amare davvero la brutta ragazza texana di Porth
Arthur? Era fuggita da quella cittadina petrolifera che la emarginava,
con tutte quelle ragazzine belle coi loro boyfriend che giocavano a
football e lei da sola da una parte, a inseguire il suo sogno di blues
guidata dalle canzoni di Odetta e di Bessie Smith che ascoltava a casa
in continuazione e che cantava con qualche amico beatnik. Prima di tre flgli, nella fumosa, umida città petrolifera di Port Arthur, Texas, in un ambiente piccoloborghese di provincia simile a guello di'tanti coetanei, nell’America degli anni ’50. Janis cominciò a odiare tutto e lutti; tanto risentimento venne crudelmente ripagato con la stessa moneta al Campus dell’Università del Texas, dove gli studenti elessero Janis
<< l'uomo piu brutto della città universitaria >>. Un articolo della rivista “Time” che parlava di Jack Kerouac e dei <<nuovi degenerati pazzi di droga>> la convinse a farsi bearnik e a tagliare i ponti con il Texas, alla volta di San Francisco. Un amico che la incontro in quei giorni cosi la descrive:
<< Era una pazza freak, “sballata”, al limite delle forze nervose. Una di quelle che si vedono per strada con un’aureola lucente di sporco attorno agli occhi ».
Era fuggita
per cercare l’amore attraverso la sua voce, Janis.
<<Ero
pronta a buttarmi su qualsiasi cosa, e così ho fatto>>, disse.
<<Ho fumato, leccato, inghiottito, iniettato e scopato>>. Ci
sarebbero state le comuni hippie, l’amore per tutti, ma non per lei.
“Take another little piece of my heaff, baby”, però il suo cuore non lo
voleva nessuno. “Break another little bit of my heart , now darling..
Droghe
pesanti, come l’eroina. Tenta di disintossicarsi ma deve presto
arrendersi a quest’unico piacere, l’unico che pare possibile per lei
insieme alla musica per sentirsi davvero appagata: un cocktail di blues,
alcol e droga con cui tira avanti, fino al ’66 quando il suo amico Chet
Helms, patron dell’Avalon Ballroom una delle centrali della scena
hippie della West Coast, colui che diceva <<Calati un acido e
lascia che la gente si liberi», la chiama a San Francisco per cantare
nel suo locale e nella band di cui era diventato il manager, i
Big
Brother And The Holding Company. Con loro tutta la rabbia e
l’insoddisfazione possono sfogarsi all’Avalon come al Fillmore West e
davanti alle folle giunte all’istante per darle quel surrogato d’amore
di cui vuole saturarsi.
L’accoppiata Big Brother/Janis (una banda di selvaggi dai capelli biondi e dallo stile spaziale e una cantante di blues << fatta in casa >>) era quasi troppo bella per essere vera; con Grateful Dead, Jefferson Airplane e Country Joe il complesso formo il nucleo della gerarchia hip di San Francisco. Da quel momento, la vita di Janis si mosse a velocità pazzesca; furono quattro rapidissimi anni ricchi come una vita, tragici e intensi come ogni vicenda blues che si rispetti. La festa del solstizio d’estate nel 1966 la vede splendida nella sua purezza, Janis canta blues dal fondo di un vecchio camion che fa da palco per il complesso; i capelli elettricamente mossi formano un triangolo attorno al viso, mentre numerosi monili pendono dalle braccia. A lunghi sorsi, tra una canzone e l’altra, la donna beve da una bottiglia di Southern Comfort; e canta, infiamma l’aria con vecchi blues, simile a un’appassionata, amorevole madre che mette semplici cantilene in bocca ai figli, persi con estasi e droga nell’onda di un sogno che vorrebbero eterno. La Janis di quei giorni era la figlia prediletta di San Francisco e in quell’annuncio di mondo nuovo incarnava ogni aspirazione, parlando paradossalmente il vecchio linguaggio della frustrazione blues. Fu dopo Monterey, culmine della vita del gruppo, che apparvero i primi segni di cedimento. I Big Brother accusarono di certe manie divistiche di Janis.

In effetti il piacere del successo la investe al festival
di Monterey e in due album, il primo nel ’67 che porta il nome della
band e Cheap Thrills del ’68 (che avrebbe dovuto intitolarsi Dope, Sex
And Cheap Thrills, ma la Columbia, con cui il gruppo aveva appena
firmato, e il suo nuovo manager, Albert Grossman, lo censurarono). La
gloria è un attimo stordente che Janis affronta aumentando il consumo di
bottiglie Southern Comfort e di droghe. Nei corridoi del rock business
si sente ancora più brutta e la sua crescente richiesta d’amore è sempre
più frustrata. Avrà storie infelici e difficili che finiscono tutte
prima del tempo con musicisti del giro come Country Joe McDonald dei
Country Joe and The Fish, che le dedicherà un brano, Janis, in
I Feel
Like I Fixin’ To Die nel 1967, ‘Kris Kristofferson, uno dei suoi ultimi
amanti e sincero amico, del quale inciderà alla fine l’hit
Me And' Bobby
McGee, Bob Neuwirth, che le scriverà l’ultima canzone, Mercedes Benz, e
il suo chitarrista Sam Andrews. A New York durante le registrazioni di
Cheap`Thrills, passava le notti nei bar della Bowery a bere whisky e a
cercare di portarsi a letto qualche ragazzo (e anche qualche ragazza -
Me And Bobby McGee, all’inizio l’aveva messa al femminile dedicandola a
una donna e, solo dopo le insistenze della casa discografica, la riporto
al maschile. Col cantautore e scrittore canadese Leonard Cohen ha una
relazione che si consuma velocemente in una stanza del Chelsea di New
York City, che lui ricorderà in
Chelsea Hotel # 2:
“Ti ricordo bene al
Chelsea Hotel /mi parlavi con coraggio e dolcezza muovendo il tuo capo
sul mio sesso sopra un letto sfatto mentre le limousine aspettavano in
strada / Quelli erano i motivi e quella era New York/ Lo stavamo facendo
per i soldi e per la carne / E quello era ciò che gli operai della
canzone chiamano amore. Ti ricordo bene al Chelsea Hotel, eri famosa e
il tuo cuore era una leggenda / Mi hai detto che preferivi gli uomini
belli, ma per me avresti fatto un’eccezione/ Stringesti il pugno [...l
Oppressi dalle figure della bellezza [...] Siamo brutti ma abbiamo la
musica/ Ti ricordo bene al Chelsea Hotel, questo è tutto e ormai non
penso a te tanto spesso”.
Sono attimi che si dissolvono cosi,
in un altro sole che entra nella camera con la sua luce rinnovata di
solitudine e vuoto.
<<Non è quello che non c’è a renderti
infelice, ma quello che vorresti ci fosse>>, disse. Non si sente
mai accettata e desiderata, per questo cerca di continuo e il confronto
con le tante star che le stanno intorno è mortificante. Qualcuno
racconta di una lite con Jim Morrison che le aveva fatto cenno di fargli
un pompino e poi l’aveva rifiutata e lei gli si era rivoltata con la
violenza di cui era capace. lnferocita. Ubriachi e drogati tutti e due.
Lei gli aveva rotto una bottiglia in testa. Eppure Janis joplin era
diventata una Sex symbol. Anche <<Vogue>> e
<<Life>> le dedicano servizi fotografici. Il <<Village
Voice» scrisse che era <<un sex symbol in una brutta confezione>>. E
la brutta confezione sexy si riempie ancora di più instancabilmente
dei velenosi amplessi compensativi.
Lascia i Big Brother And The Holding
Company: qualcuno le disse che non erano alla sua altezza, che doveva scaricarli se voleva avere ancora più successo. Insicura, quando non era peggio, smaniosa di decidere per sé e per la propria musica, Janis alla fine si arrese ai piu brutti fantasmi; un anno e mezzo dopo Monterey, dopo un concerto alla Family Dog di San Francisco, il vecchio sodalizio si sciolse. Cheap Thrills, opera che ancor oggi sembra una delle migliori di quell’epoca, con i fumetti di Crumb in copertina, un gigantesco disegno di Jim Gurley che vaga per il deserto, i freaks del Fillmore, il marchio d’approvazione degli Hell’s Angels, tutto esprime alla perfezione quanto di appetitoso e contenuto poi tra le righe: Piece Of My Heart, Turtle Blues, Combination Of The Two, Ball And Chain. E' probabile che non fossero il miglior gruppo del globo, ma con Janis formavano una famiglia e la comunità hip non perdonà mai all’artista di averla distrutta. Nella loro ottica, non si accorgevano che la donna muoveva alla ricerca di uno sviluppo musicale.
Con la Kozmic Blues Band incide nel '69 I got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama! e si esibisce a Woodstock per cercare il suo più grande amplesso. Ma è un orgasmo mischiato a eroina, che non le fa sentire tutto fino in fondo. Se è vero che la formazione rimase sempre anonima, senza raggiunger mai compattezza, e vero anche che i nuovi musicisti erano gente di talento; il solo album inciso con la loro collaborazione, (I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Mama) fruttò un 45 giri di grande successo, Try, l’incredibile Work Me Lord e un autoritratto patetico, venato di jazz, Little Girl Blue. Dopo un anno di convivenza artistica, Janis ruppe anche con il secondo gruppo e sparì nella giungla del Brasile, << con un beatnik grande come un orso », per riprendersi e smettere il vizio
dell’eroina.
Non è più il piacere di prima. Le droghe, il`Southern Comfort e il gin e vodka, il successo, non gli danno ciò che vuole. Lo ha capito. Sfinita si ferma per darsi un po’ di tregua. Decide di smetterla con l’eroina, lo dice a sua sorella Laura. Adesso corre per le strade californiane con la sua Porsche Carrera dipinta a fiori colorati da Dave Richards più bella della Rolls Royce “zingaresca fuoriserie art-noveau limousine psichedelica” di John Lennon. E più veloce. Poi un giorno, Janis s’innamora di qualcuno che la ricambia come lei vuole. Almeno questo è
quello che sente. Adesso avverte che Seth Morgan, conosciuto nel luglio del ’70, la ama davvero e vuole sposarla. Cambia gruppo, adesso con lei c’e la Full-Tilt Boogie Band con cui fa un giro di concerti e comincia a registrare nell’estate del ’7O le canzoni per il nuovo disco che si intitolerà Pearl (uscirà poi nel ’7l). Janis è felice, le session d’incisione dell’album vanno bene. Pearl era il suo soprannome, e in quel momento si sentiva proprio una perla: la più preziosa. La più bella. Perché lui l’amava, e lei, quindi, non poteva che essere la più bella. Ma c’era quell’ansia che la tallonava da tre settimane. La verità dall’ennesima bugia che la perseguitava e le frantumava il cuore. “Sono innamorata>>, disse un giorno al telefono a Myra Friedman con una voce strana. <<Ma lui mi ama? Dimmi che mi ami. Ma dimmelo davvero>>. Un ultimo buco, per sei mesi non aveva toccato l’eroina e quelle poche settimane in cui si era drogata non erano niente, poteva farselo.
Al Landmark Motor Hotel di Hollywood, la notte del 4
ottobre del 1970, si fece quella dose e usci dalla camera per scendere
giù dal portiere a farsi cambiare cinque dollari per le sigarette. La
sera dopo, verso le 19 e 30, john Byrne Cooke, il suo road manager
mandato li da Paul Rothchild, il produttore del disco preoccupato perché
Janis non si era fatta vedere in sala d’incisione, la trovò sul
pavimento priva di vita col sangue che le era colato dalla bocca e dal
naso per la caduta e con in mano ancora i quattro dollari e trenta cent
del resto. Vince MitChell, corista in Pearl, disse invece d’averla
trovata lui dopo che John Cooke aveva aperto la porta con la chiave
presa alla reception dell’albergo. Comunque, entrambi erano troppo fatti
per ricordare bene i dettagli. Solo di una cosa pero sembrava certo
Mitchell: che quella notte .Janis non era sola nella stanza. Pareva che
qualcuno, dopo la sua morte, avesse ripulito la camera dalla droga e
fosse fuggito. Gli investigatori all’inizio pensarono a un omicidio ma
quando il coroner della contea di Los Angeles, il dottor Noguchi,
certificò il decesso, avvenuto verso l’una e quaranta per overdose
d’eroina “incredibilmente pura”, l’inchiesta fu chiusa come “Morte
accidentale”.
Janis mori in solitudine, a ventisette anni; pochi mesi prima era morto
Hendrix, soffocato dal suo stesso vomito, in un <<suicidio» da
droga per molti versi simile. Con la sua scomparsa, scese l’eterno
suggello del silenzio sui millenari sogni dell’età psichedelica.
In quel weekend altre otto persone furono
uccise dalla stessa droga. Come se qualcuno volesse bonificare la zona. C’è una foto, scattata a San Francisco
nel 1967 da Bob Seidemann, che ritrae Janis Joplin nuda con tante
collanine che le arrivano fino a sotto l’ombelico. Il seno piccolo con i
capezzoli che escono tra quelle collane e le mani, una con gli anelli e
al polso i braccialetti a coprire il pube. Guarda l’obiettivo, seria,
con i lunghi capelli chiari sciolti e pettinati. E’ bella. Molto bella…
Discografia:
Big Brother And The Holding Company, Big Brother And The Holding Company (1967);
Cheap Thrills (1968).