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18/03/22

Caroline Power : Parole di Plastica

Una distesa sconfinata di sacchetti, posate, bottiglie e altri rifiuti che galleggia sul pelo dell'acqua. Il mar dei Caraibi è una testimonianza sconcertante di come l'uomo stia devastando la natura. Le foto lasciano a bocca aperta:









I fatti sono scioccanti. Oltre 5,25 trilioni di pezzi di plastica sono già negli oceani del mondo . Si prevede che tale numero raddoppierà entro il 2025. Ogni minuto, un autocarro con cassone ribaltabile di spazzatura entra negli oceani; entro il 2050 saranno tre al minuto e il numero di pezzi di plastica nei nostri mari supererà il numero dei pesci. Nel 2016 sono state utilizzate oltre 480 miliardi di bottiglie di plastica per bere, l'equivalente di 20.000 al secondo. Al secondo! Questo è sufficiente per raggiungere la metà del sole. Solo una piccola percentuale è stata riciclata. Ogni anno vengono utilizzati e scartati più di cinque trilioni di sacchetti di plastica. Gli Stati Uniti utilizzano 500 milioni di cannucce di plastica ogni giorno.

Questo è un problema globale; non c'è un paese in colpa. Siamo tutti da biasimare. Pertanto, possiamo tutti aiutare a risolvere il problema. RIFIUTARE, RIDURRE, RIUTILIZZARE, RICICLARE in quest'ordine. Il riciclaggio non basta. Fare scelte sostenibili è molto più facile di quanto si pensi. Sfido chiunque legga questo articolo a scegliere alcuni dei seguenti suggerimenti e a rispettarli come se la vita del pianeta dipendesse da questo:

- Niente più acqua in bottiglia. Acquista una bottiglia riutilizzabile. Le bottiglie isolanti in metallo mantengono le bevande calde o fredde fino a 24 ore. Nei ristoranti, specificare l'acqua del rubinetto, non in bottiglia.

- Acquista bevande in lattina o bottiglie di vetro perché sono più facili da riciclare rispetto alla plastica. Inoltre, i tappi di bottiglia e le etichette di plastica sulle bottiglie non sono ampiamente riciclabili. Ti piacciono le bevande gassate? Investi in un Sodastream, te lo ripaghi in pochi mesi.

- RIFIUTA la cannuccia. Davvero non sai come trovare la tua bocca con una tazza o unaa bottiglia?

- Niente più sacchetti di plastica. Sempre. Ciò significa chiusure lampo e produzione di borse. Non ci sono scuse. Le eco-alternative economiche e facili da trasportare abbondano.

- Niente più pellicola trasparente. Ci sono diverse aziende che ora producono "pellicole trasparenti" riutilizzabili.

- Passa agli spazzolini da denti in bambù. Ampiamente disponibili online o su Whole Foods, hanno un prezzo competitivo.

- RIFIUTA contenitori in polistirolo e piatti e posate in plastica. Dovrai prestare attenzione a come vengono serviti cibi e bevande. Prima di ordinare, richiedi carta o biodegradabile. Nessuno disponibile? Richiedi al ristorante di effettuare la modifica. Se non lo fanno, svergognali :-) e mangia da qualche altra parte, dove si preoccupano davvero di questo pianeta. Mangiare quello da asporto a casa? Allora non hai bisogno di quella forcella. Porto una forchetta con me se so che cenerò ai mercati alimentari.




21/05/15

Quello che stiamo realmente facendo al nostro pianeta

E' di pochi giorni fa, l'appello di alti funzionari della chiesa e dello stesso Papa Francesco, che incoraggiano tutti a consumare di meno e a preoccuparsi di più dell'impatto che ciascuno di noi ha sull'ambiente.
E 'un avvertimento tempestivo, perché i prossimi sei mesi saranno cruciali per il nostro futuro.
Davanti a una serie di grandi eventi nel corso di quest'anno, due organizzazioni come The Foundation for Deep Ecology (Fondazione per una Profonda Ecologia) e la Population Media Center hanno pubblicato una collezione di foto che illustra gli effetti devastanti della cosidetta crescita e dei rifiuti ormai fuori controllo, e sono immagini mozzafiato.

E' il tentativo di un'azione diretta per coinvolgere opinion-leader, scienziati e cittadini per rispondere in modo creativo al degrado ambientale. Si sottolineano gli elementi di tutela ambientale che raramente vengono discussi: promozione dei diritti umani e della salute delle persone , come forti soluzioni indispensabili alla tutela dei diritti di altre specie ad esistere e alla salute del pianeta. "Sono problemi di cui le persone non si preoccupano, e spesso sono solo i media tradizionali ad occuparsene," afferma Missie Thurston, direttore del marketing e della comunicazione presso il Population Media Center. E 'difficile sapere qual'è l'impatto sull'ambiente delle nostre scelte quotidiane, come l'effetto reale di acquistare una bottiglia d'acqua o una TV extra large o un laptop. In un pianeta ormai sovrappopolato, Ognuno di noi genera (in media) oltre 4 chili di rifiuti al giorno - con un incremento di quasi il 60% dal 1960 -. La popolazione mondiale è in aumento di oltre 220,00 persone al giorno - cioè abbiamo almeno 9.000 persone in più ogni ora, e non è automatico che la Terra possa fornire facilmente spazio, cibo, alloggio e altre risorse per queste persone, oltre che a tutti noi che siamo già qui, se continuiamo terribilmente a maltrattare il mondo naturale e le altre specie presenti sul pianeta.

Innescare una nuova consapevolezza ambientale, una stabilizzazione della popolazione mondiale, raggiungibile attraverso l'esercizio e la realizzazione di un programma progressista dei diritti umani, l'istruzione primaria per tutti i bambini, il miglioramento delle condizioni delle donne e delle ragazze in tutto il mondo, garantire l'accesso alle informazioni sulla pianificazione delle famiglie, può essere un potente contributo alla soluzione dei problemi ambientali e sociali più pressanti.

Ecco quello che gli umani stanno realmente facendo al nostro pianeta.. in 10 sbalorditive immagini. (clicca per ingrandire)


Rifiuti elettronici, provenienti da tutto il mondo, vengono scaricati a Accra, in Ghana, dove si riciclano parti minerali per l'elettronica per poi bruciare tutto.
 Peter Essick/Foundation for Deep Ecology


Città del Messico, una delle città più popolose dell'emisfero occidentale.

 Pablo Lopez Luz/Foundation for Deep Ecolog


L'ex antiche foreste Willamette National Forest, livellate per lo sviluppo del petrolio, in Oregon

 Daniel Dancer/Foundation for Deep Ecology


Giungla Amazonica bruciata per fare spazio al pascolo del bestiame, in Brasile.

 Daniel Beltra/Foundation for Deep Ecology


 La più grande miniera di diamanti del mondo, in Russia.

 Digital Globe/Foundation for Deep Ecology


Vancouver Island, Canada.


 Garth Lentz/Foundation for Deep Ecology



Bangladesh, dove vengono prodotti gran parte del vestiario del mondo.

M.R. Hasasn/Foundation for Deep Ecology

Discarica immensa di pneumatici fuori uso in Nevada. 
 Daniel Dancer/Foundation for Deep Ecology


Nord East Land, Svalbard, in Norvegia, dove l'aumento delle temperature globali stanno cambiando radicalmente l'ecologia.


Cotton Coulson/Keenpress/Foundation for Deep Ecology


Nuova Delhi, in India, dove molti discariche stanno raggiungendo un punto di rottura. La popolazione circostante di Delhi ammonta a circa 25 milioni di persone.

 Digital Globe/Foundation for Deep Ecology

Nel mese di settembre, i leader mondiali cercheranno di accordarsi su obiettivi di sviluppo sostenibile che ci porteranno fino al 2030. Nel mese di dicembre, a Parigi, le Nazioni Unite tenteranno di impostare finalmente limiti vincolanti in materia di inquinamento. Il 2015 è l'anno in cui possiamo definire il modo in cui volgiamo il nostro pianeta.

La speranza è che queste, come altre foto, reportage e inchieste contribuiranno a generare consapevolezza e a spingerci all'azione. Perché, come come si diffonde la parola, così si può diffondere la volontà di fare in modo che non ci siano più immagini come queste da fotografare..



22/07/14

Pazzi per Pets


Sul banco degli imputati c’è un modello di sviluppo totalmente sconsiderato, e globalizzato, che ci sta portando in un vicolo sempre più stretto, soffocante e senza via d’uscita. Su un altro piano c’è invece la ricerca di un modello di vita e sviluppo che sta conducendo una piccola azienda nel cuore di Roma, a ridosso del quartiere Monteverde. E’ evidente che in economia le regole si vanno via via assottigliando, in campo ci sono sempre più i grandi gruppi industriali, le multinazionali, le grandi banche, che ignorano ormai la vita umana delle persone e quella ecologica del pianeta. Sto esagerando? No, se pensiamo che siamo proprio noi a vivere su questo pianeta. E allora ci siamo resi conto che il mercato globale altro non è che una rete, un meccanismo programmato sempre e solo sul profitto, sul denaro e sul suo valore, escludendo senza pietà e a priori il valore umano ed ecologico. La crescita di cui tanto si straparla è intesa su di un mercato consumistico e materiale: bisogna consumare per progredire, non importa il prezzo che dovremo pagare e che stiamo già pagando, si cerca di eliminare le diversità, i bisogni e le possibilità di una vastissima parte del mondo, si distrugge la natura, s’inquinano le risorse. Bisogna quindi (ri)tornare a essere protagonisti del nostro vivere, con una nuova coscienza, etica e civile, per scegliere diversamente e diversamente orientare il nostro agire. L’affannosa ricerca del profitto, del denaro, il cercare a tutti i costi di guadagnare senza sosta, senza pensare a un nuovo modello di vita, senza un’etica sulle persone, sulla natura, sul mondo, inesorabilmente ci fa intravedere nient’altro che la catastrofe.

Pazzi per Pets è nato dopo che una persona ha deciso di reinventarsi sia sul piano lavorativo sia su quello umano, ha dato le dimissioni da una grande multinazionale e ha cercato le giuste motivazioni in un processo di vita e di crescita alla cui base c’è il rispetto per l’altro, per la natura, per gli animali. Un piccolo negozio, fuori da grattacieli impenetrabili, grandi manager, professionisti finanziari e speculatori, uno spazio aperto per incontri e confronti, un’attività il cui fine è sì il guadagno, ma con quel piccolo ma importante valore che si chiama etica di mercato. Non ci sono risposte e verità, ricette o soluzioni, ma solo un timido tentativo di costruire una nuova spiritualità ecologica, per proseguire in un cambiamento radicale, mai esclusivo e dare un nuovo significato alla propria esistenza. Per chi è in zona, se volete, se potete.. 






27/07/12

La lunga estate calda, Pt.1: spiagge libere

Come sia possibile che, dalla costa azzurra alle spiagge di Riode Janeiro, rilassarsi al sole e fare il bagno costi praticamente niente, mentre da noi bisogna pagare un biglietto d'ingresso che varia dai 15 ai 20 euro. La medesima cifra va aggiunta se vogliamo una sdraio e un ombrellone. Prezzi salatissimi, un enormita' e una cosa assurda per un'altra delle strane anomalie del nostro paese. In lungo e in largo le spiagge libere sono quasi completemente scomparse, con il mare sempre piu' oscurato da recinzioni, muri di cemento, palazzine tirate su sulla sabbia. Un autentico attentato alla bellezza delle nostre coste e che rende inoltre l'accesso all'arenile e al mare pieno di ostacoli e difficolta': in diverse zone del paese tutto questo sfocia in quello che e' ormai un problema sociale. Le concessioni pubbliche di terreno vincolato e protetto si sono rivelate in privatizzazioni selvagge grazie alla complicita' della politica,accondiscendente, e alle lobby delle associazioni balneari: dalle richieste di autorizzazioni per piccole strutture, dalle cabine alla ristorazione si e' passati alla tecnica di occupazione progressiva dell'arenile, con costruzioni in muratura, ristoranti, bar, piscine, discoteche, locali commerciali che non hanno niente a che vedere con la balneazione e che, senza una vigilanza attenta da parte soprattutto delle regioni, a cui sono delegate le competenze per la tutela ambientale delle coste e per i vincoli paesaggistici, hanno fomentato gravissimi fenomeni di abusivismo. Agli stabilimenti bisogna aggiungere i campeggi, i villaggi turistici e gli agglomerati urbani a ridosso delle spiagge. Inoltre c'e' da aggiungere lo scandalo dei canoni di affitto degli arenili: uno stabilimento medio piccolo (con concessione di 5000 mq di spiaggia e con 1 00cabine) paga allo stato circa 7000 euro all'anno, che fanno 6 00euro al mese, un canone irrisorio, piu' o meno equivalente se non inferiore a quello di un affitto di un appartamento medio in periferia. Perche' irrisorio? Una cabina viene affittata in media dai 1500 ai 3000 euro a stagione, aggiungiamo i ricavi dei biglietto d'ingresso, il lettino, sdraio e ombrellone, piu' le consumazioni tra bar e ristoranti e in molti casi l'utilizzo della piscina. Basta fare solo due conti. Quasi il 30% delle coste italiane con arenili balneabili sono occupate da stabilimenti. Ma si raggiunge il 40/50% se calcoliamo i km di spiaggia nascosti da file di palazzi, ville e opere abusive rezidenziali. Gravissima la situazione al sud, con km di fronte spiaggia completamente cementificati, difesi da muri di confine, divisori, cancelli, recinzioni metalliche che ne limitano l'accesso anche d'inverno e per lo piu' abusivi. Ma anche nel nord del paese non scherzano.
Concessioni rilasciate a prezzi irrisori, poche gare d'appalto per i rinnovi, strapotere delle lobby balneari, confusione delle regole, evasione fiscale, abusivismo ma soprattutto incompetenza, poca professionalita'..











Spiaggia libera:

qualsiasi arenile su cui non gravano concessioni demaniali a privati e controllata dalle amministrazioni. È sempre segnalata la possibilità di balneazione per la qualità delle acque o la presenza o meno della sorveglianza a mare.

Spiaggia libera attrezzata:

come le spiagge libere, con in più la presenza di punti ristoro o servizi di noleggio attrezzature gestiti da operatori in convenzione con i comuni ai sensi dell'art. 45 bis del Codice della Navigazione, ma in genere i concessionari delle spiagge sono sempre gli enti locali.

Arenile non presidiato o sorvegliato (fuori dai tratti urbani):

qui ognuno può accedere nel rispetto delle bellezze naturali e non c'è nessuna assistenza.

Arenile:

la superficie sabbiosa in genere.

Battigia:

striscia di 5 metri tra la zona della risacca e l'arenile.

Demanio Marittimo:

il vero e proprio suolo dello Stato, come le montagne, i fiumi. In definitiva, i proprietari siamo tutti noi. Su di esso vigila l'Autorità della Marina (Capitaneria di Porto), è amministrato dal Ministero delle Infrastrutture, la gestione dei canoni è affidata all'Agenzia del Demanio, il rilascio ed il rinnovo affidato alle regioni e ai comuni....Evidente la confusione generata dal mancato coordinamento di tutti questi soggetti che ha prodotto e produce le attuali disfunzioni ( utilizzo improprio, senza titolo, mancato pagamento del canone..)
Concessione Demaniale: atto formale con cui lo Stato, attraverso le istituzioni delegate,( Regioni e Comuni) rilascia e rinnova (su richiesta degli interessati e secondo regole stabilite) permessi di uso in genere per una migliore fruizione pubblica coniugata ad un'attività remunerativa.
La durata è temporanea, e legata al rispetto della concessione stessa e delle strutture contenute, nella forma e nella destinazione.
Attualmente per le nuove concessioni è di sei anni mentre le vecchie sono state prorogate dal Ministro Monti al 31 dicembre 2015, per poi andare in gara. In virtù dell'art. 11 della Legge 217 del 2011 già a maggio 2013 potrebbero scattare le nuove normative che il Governo Monti si è impegnato ad emanare.












1) Non vi fanno entrare nello stabilimento per andare al mare, o vogliono farvi pagare il biglietto, oppure vi proibiscono di stazionare temporaneamente per fare un bagno sulla battigia antistante l'area compresa nella concessione, anche se non possedete oggetti strumentali alla balneazione (sdraio, ombrellone), se non il semplice telo da mare.

Avete il diritto di entrare gratuitamente, raggiungere il mare per la via più breve o quella che vi indicheranno, e decidere se fare il bagno posando i vostri indumenti, prendere il sole, purché non intralciate il passaggio dei mezzi di soccorso o il passaggio di altri, o se non desiderate fare un bagno, potete passeggiare lungo la battigia.
Ricordate che nella battigia non vanno collocati oggetti ingombranti quali ombrelloni, sdraio e tavolini. La battigia è un'area esclusa dalla concessione demaniale su cui il concessionario non ha titolarità di contestare alcunché ne di posizionare le sue sdraio o i suoi lettini e ombrelloni.
In caso di resistenza potete ricordare al personale dello stabilimento che non vi vuole fare entrare che sta violando quanto prevede una legge dello Stato, e precisamente la legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 251, che stabilisce "l'obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'area compresa nella concessione, anche al fine della balneazione". Se insiste, telefonate alla Capitaneria e/o ai Vigili Urbani o al numero della federazione nazionale dei Verdi.


Dati, appunti e informazioni tratti dal manuale di autodifesa del bagnante
Verdi.it
Manuale pdf


13/06/12

Il mondo sul baratro: la retorica della Green Economy


"Soltanto una catastrofe potra' svegliare il mondo, mettendolo di fronte all'evidenza della contradizione che lo sta facendo esplodere: lo sviluppo fondato sul petrolio e' un vicolo cieco e ormai siamo alla fine della corsa".
No,a parlare non e' il catastrofista dell'ultima ora, ne Red Ronnie in versione Maya,un tempo (tanto tempo fa) sfavillante giornalista musicale in quel gruppo di pazzi creativi di Popster e ormai del tutto rincoglionito, ma Wolfang Sachs,professore, docente universitario in mezz'Europa ed esperto di fama mondiale di cambiamenti climatici.
Teorico della" decrescita,ecologista e sostenitore dei vari movimenti dei "verdi" Sachs denuncia il conflitto tra due principi fondamentali: sviluppo ed equita',osservando come da una parte Cina e India possono rimproverare i paesi piu industrializati di non fare abbastanza per la riduzione delle emissioni dei gas serra,e quindi rifiutando a loro volta unimpegno maggiore in questo senso,mentre nella dimensione dell'equita' "il cambiamento climatico mette in bilico il diritto di sopravvivenza e di sussistenza di tante persone in particolare nei paesi piu' poveri". L'ipotesi e' che non si puo' andare verso un economia post fossile senza uscire dall'imperativo della crescita economica,cosi come sembra essere un ossimoro lo sviluppo sostenibile,dato che "a livelo internazionale viene inteso come crescita eco omica che,in quanto tale,sul lungo termine risulterebbe "insostenibile". Sviluppo e sostenibilita, finiscono per creare confusione se li si mette insieme,sullo sfondo di uno scenario mondiale convulso e pericoloso: globalizzazione,giustizia internazionale,diffusione degli Ogm,guerre spietate per il controllo delle risorse. E per quanto la crisi climatica i processi piu' minacciosi avverranno ancora piu' velocemente di quanto si pensasse fino a pochi anni fa.

Il surriscaldamento minaccia il pianeta e i governi non sanno cosa fare. Basti pensare che tutti i vertici su questo tema mettono in scena lo spettacolo del disastro annunciato,cioe' "l'inizio di un era di impotenza dell'autogoverno del l'umanita'". Spengono le speranze che il protocollo di Kyoto aveva acceso e nessuno sembra volersi rimboccare le maniche e affrontare finalmente il disastro in arrivo. Anche se nessuno puo' prevedere la storia .."non credo che a breve termine succedera' granche', fino all'arrivo di un altro tipo di catastrofe..". Speranze? Da parte nostra,come asseriva Gramsci,e' razionale rimanere ottimisti con la volonta' e pessimisti con l'intelligenza. Razionalmente c'e' poco da stare allegri comunque e sperare in un cambiamento di rotta da parte di tutti,soprattutto nella necessita' di disporre beni che non siano necessariamente..delle merci. Noi questa necessita'..l'abbiamo.

Intanto siamo oramai alla vigilia di Rio+20, il grande summit dell'Onu sullo stato del pianeta, che si terrà in Brasile dal 20 al 22 giugno. Dopo venti anni di summit,convegni e grandi aspettative,protocolli e promesse,tutto regolarmente disatteso,ci arriviamo con un nuovo slogan,la Green Economy che va a sostituire lo "sviluppo sostenibile". Solo un nuovo slogan per tentare di cancellare venti anni di fallimenti. Sono stati individuati cinque obbiettivi su cui confrontarsi, energia, acqua, terra coltivabile, ecosistemi, tutela degli oceani ed efficienza nell'utilizzo delle risorse,sul come implementarli,e sull'aumento delle percentuali di energie da fonti rinnovabili su scala mondiale,ma tutto ha il sapore della retorica.Il punto e' che capitale e natura non vanno d'accordo:finche' i governi e la politica non ammetteranno che la crescita,mirata esclusivamente al profitto e all'accumulazione di ricchezza finanziaria mediante l'aggressione alla natura (non dimentichiamo le emissioni di gas e il problema dei rifiuti) non fara'altro che peggiorare la situazione e portarci sull'orlo del baratro..

Paolo Cacciari e l'illusione green