Visualizzazione post con etichetta Fata Morgana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fata Morgana. Mostra tutti i post

13/07/22

Mai nell'Oscurità

 

Non sarai mai nell'oscurità

Sono come uno spirito 
che nell'intimo del suo cuore ha dimorato, 
e le sue sensazioni ha percepito, e i suoi pensieri 
ha avuto, e conosciuto il più profondo impulso 
del suo animo: quel flusso silenzioso che al sangue solo 
è noto, quando tutte le emozioni 
in moltitudine descrivono la quiete di mari estivi. 

Ho liberato le melodie preziose 
del suo profondo cuore: i battenti 
ho spalancato, e in esse mi sono rimescolato. 
Proprio come un'aquila nella pioggia del tuono, 
quando veste di lampi le ali.

Percy B. Shelley











04/01/15

Il gatto ci insegna ad amare

Riceviamo e volentieri pubblichiamo..

PERCHE' I GATTI DORMONO VICINO A NOI?

I gatti hanno un legame "magico" con il mondo invisibile. Proprio come i cani, che sono i nostri guardiani nel mondo fisico e darebbero la loro vita per salvarci, i gatti sono i nostri protettori dell'energia spirituale e farebbero di tutto per proteggerci quando la nostra energia si abbassa. Quando siamo svegli, il gatto "ripulisce" la nostra casa dalle energie intruse. Quando dormiamo, filtra e trasforma quest'energia. Spesso il gatto cerca e guarda nel "nulla" ....vede le cose che noi non vediamo. Spesso, il gatto che va in una casa che non conosce inizia a miagolare, non lo fa solo per attirare l'attenzione, è una sorta di avvertimento che sta dando: sente che la qualità di energia deve migliorare in quel posto. I nostri problemi quotidiani e lo stress sono assorbiti dal gatto. Infatti quando c'è troppa energia negativa e comune per il gatto sentirsi più debole. Naturalmente il gatto non è l'unico responsabile per il bilancio energetico della casa, più c'è armonia nel vostro ambiente, meno dovrà filtrare l'energia negativa e, quindi, sarà più felice e più sano. Quando dormiamo i nostri corpi, astrale e fisico, sono separati e andiamo in una quinta dimensione, cioè in una dimensione senza tempo nè spazio: la dimensione in cui siamo quando stiamo sognando. A causa della mancanza di formazione e di preparazione, il più delle volte non si vede questa dimensione, dato che è piuttosto "mascherata", ossia codificata con i nostri contenuti psichici inconsci. I gatti di solito ci accompagnano e ci proteggono in questi viaggi astrali oppure proteggono il nostro corpo astrale, oltre a prendersi cura di noi contro le energie spirituali indesiderate mentre dormiamo. Queste sono le ragioni per il quale a loro piace dormire con noi nel letto. Il gatto è un trasformatore di energia che aiuta nella guarigione. Ci insegna ad amare. Non a sottometterci, ci insegna quell'amore gratuito che fa la differenza. Infatti tante persone hanno difficoltà a vivere con i gatti trovandoli "animali interessati". In primo luogo, si deve guadagnare la fiducia del gatto. Quindi bisogna imparare a rispettarla. Dopo di che vi mostrerà affetto quando si è realmente pronti. I gatti riflettono l'amore. Dal punto di vista energetico, le persone che sono allergiche ai gatti sono persone che nella loro vita hanno difficoltà a lasciarsi andare all'amore. Secondo Caroline Connor, se ci sono molte persone nella famiglia e un solo gatto, questo può sovraccaricarsi ad assorbire tutte le negatività. In questi casi è bene avere più di un gatto per dividere il carico tra loro. Se non avete mai avuto un gatto e all'improvviso ne arriva uno nella vostra vita è perchè avete bisogno di un gattino in quel momento specifico. Il gatto è disposto ad aiutarvi. Se non è possibile tenerlo con voi, è importante trovargli una casa. Il gattino vi sarà vicino anche se non fisicamente e lo si può scoprire attraverso i sogni. Spesso, nei sogni appare il gattino, fa il suo lavoro e se ne va. Per finire, cercate di osservare come i gatti reagiscono a chi viene a farvi visita in casa. Spesso stanno cercando di proteggervi da energie negative."
fatamorgana


26/09/13

Aloe Arborescens, le prodigiose proprietà

"Quattro vegetali sono indispensabili per il benessere dell'uomo: il frumento, la vite, l'olivo e l'aloe. Il primo lo nutre, il secondo ne rinfranca lo spirito, il terzo gli reca armonia, il quarto lo guarisce" Cristoforo Colombo

"Il medico del futuro non prescriverà farmaci al paziente, ma lo indurrà ad interessarsi maggiormente al proprio organismo, alla propria alimentazione ed alla causa ed alla prevenzione delle malattie"
Thomas Edison

La prima volta che ho avuto modo di imbattermi nelle possibilità terapeutiche dell'aloe è stato diversi anni fa, in occasione di una brutta forma di varicella, la quale, se contratta da adulti, può portare serie complicazioni, a livello organico e dermatologico. Il fisico era fiaccato da un lungo periodo di malattia e la pelle, viso compreso, aggredita da vistose e fastidiosissime pustole, che avevano tutta l'aria di non volersene andare senza lasciare segni indelebili. Mi venne in soccorso una collega, consigliandomi di assumere, più volte al giorno, del gel di Aloe Vera, sia ingerito, che applicato sulle lesioni.. Il sapore non era il massimo della gradevolezza, ma l'effetto fu decisamente ottimo. Mi rimisi rapidamente, e le lesioni guarirono del tutto, senza lasciare cicatrici visibili. Di recente, ho avuto modo di apprezzare nuovamente le straordinarie qualità di questo vegetale, stavolta nella varietà Arborescens.. e in occasione di una malattia molto più seria e aggressiva, quella che può essere considerata il vero e proprio spauracchio dei nostri tempi, come può esserlo il cancro.. Penso che condividere pubblicamente la mia esperienza in merito sia molto importante, e possa sul serio aiutare molte persone, per via della disinformazione diffusa che c'è, e della confusione che si fa, quando di parla di medicina tradizionale e "alternativa", e si cerca di informarsi seriamente.. ma prima di entrare nei dettagli di come si possano coadiuvare le pur necessarie cure mediche attuali con questo rimedio antico ma efficacissimo, voglio riportare qui alcune delle informazioni raccolte sulle caratteristiche della pianta e sulle sue svariate potenzialità di utilizzo.. 

Attraverso i secoli, molte civiltà hanno adoperato l'aloe per curare tutta una serie di disturbi interni ed esterni, ben prima dell'avvento delle pratiche mediche moderne e lo sviluppo dei farmaci. Si tratta inoltre di una vasta gamma di malattie e disturbi che non hanno alcun legame evidente tra di loro.. come l'artrite, l'acne, l'asma, il diabete, il colesterolo, l'ernia iatale, la sinusite, gli eczemi, l'ulcera, l'IBS (sindrome da intestino irritabile), la diverticolite, la stitichezza, la congiuntivite.. senza parlare, per l'appunto, delle possibili applicazioni in ambito oncologico.. Questo mi fa pensare che il suo effetto si basi su una forte capacità depurativa, oltre che sulla stimolazione del sistema immunitario, capace pertanto di rimettere in modo meccanismi organici inceppati o malfunzionanti.. Fatto sta che le proprietà toniche, antinfiammatorie e terapeutiche sono indiscutibili, e soprattutto basate sull'esperienza tramandata diretta della moltitudine di persone che ne hanno fatto e ne fanno uso.. Tuttavia, nonostante questo, nonostante centinaia di anni di uso documentato e la mole di prove aneddotiche, di cui il mio caso è uno dei tanti esempi, la medicina moderna tende a bollare tutto come folklore o mito, sulla base che non esiste nessuna significativa prova clinica, o sperimentazione accertata.. Eppure un approccio più olistico alla guarigione, che consideri l'importanza della complementarità tra ritrovati chimici e naturali, e riconosca come valida la loro interazione, non potrebbe che essere di enorme vantaggio.. per i pazienti, ovviamente, ma anche per i medici..
Esistono più di 250 diverse varietà conosciute di aloe, ma solamente due posseggono significative proprietà medicinali e terapeutiche. Si tratta dell'Aloe Barbadensis Miller, detta comunemente Aloe Vera e dell'Aloe Arborescens. Le loro caratteristiche e proprietà sono simili, ma mentre la prima è adatta per le varie patologie di cui si accennava e per la cura della pelle, la seconda è invece più specifica per l'uso nel caso di problemi oncologici, in quanto i principi attivi sono qui presenti in forma concentrata, anche 20 volte maggiori. Distinguere le due varietà non è difficile.. le foglie dell'Aloe Vera sono più grosse e carnose, quelle dell'Arborescens più sottili e spigate, inoltre la pianta è composta da più rosette.




Si ritiene che la parola "aloe" derivi dall'arabo alloeh, che significa "sostanza amara splendente". Questa pianta cresce solo in climi caldi, e si trova specialmente nelle regioni più aride delle Americhe, dell'Asia, dell'Europa, dell'Africa e dell'Australia. Ha l'apparenza di cactus, ma è in realtà una pianta grassa perenne appartenente alla famiglia delle Liliacee. Cresce comunque bene anche nelle nostre regioni, anche se non arriverà in questo caso alle dimensioni che raggiunge nei paesi di origine. E' sufficiente tenere la pianta in punti luminosi e arieggiati: può svilupparsi anche in appartamento, avendo l'accortezza di porla in punti non troppo ombrosi. L'importante è coltivarla in modo assolutamente biologico: per nessun motivo dev'essere aggiunto alcun tipo di fertilizzante, per quanto sopra ci sia scritto che è di origine naturale.. altrimenti c'è rischio di tossicità per l'organismo.


Sostanze contenute nell'Aloe e loro funzioni


L'Aloe è un vero ricettacolo di composti nutritivi: ne sono stati finora identificati circa 75. I principali sono:

Vitamina A (beta carotene): per la vista, la pelle, le ossa. Antianemia
Vitamina B1 (tiamina): per la crescita dei tessuti e per l'energia
Vitamina B2 (riboflavina): in combinazione con la B6 produce le cellule sanguigne
Vitamina Bjm\3 (nicotinammide): per la regolazione del metabolismo
Vitamina B6 (piridossina): come la B2
Vitamina B12 (cobalamina): si trova per lo più nella carne e nei derivati del latte, molto raramente nelle piante, e quindi risulta estremamente benefica per i vegetariani e i vegan. La mancanza di questa vitamina provoca anemia ed altri disturbi neuropatologici
Vitamina C (acido ascorbico): combatte le infezioni sostenendo il sistema immunitario
Vitamina E (tocoferolo): insieme alla vitamina C aiuta a combattere le infezioni e contribuisce alla guarigione
Acido folico: per la formazione del sangue
Calcio e Fosforo: per la crescita dei denti e delle ossa
Potassio (sorbato): regola i componenti fluidi del sangue e dei muscoli
Ferro: trasporta l'ossigeno nei globuli rossi e contribuisce alla resistenza dell'organismo alle infezioni
Sodio: insieme al potassio contribuisce all'equilibrio dell'acqua e degli altri fluidi corporei, e trasporta gli aminoacidi ed il glucosio nelle cellule del corpo
Colina: in quanto componente della lecitina è necessaria al metabolismo
Magnesio e manganese: aiutano a sostenere il sistema nervoso e i muscoli
Rame: per la formazione del sangue
Cromo: aiuta a mantenere i livelli di zuccheri nel sangue, il metabolismo del glucosio ed il sistema circolatorio
Zinco: stimola il sistema immunitario
Acemannano: Mucopolisaccaride in tempi recenti isolato da una società americana, la Carrington Laboratories. Opera interagendo con il sistema immunitario, favorendolo piuttosto che prevalendo su di esso. E' un potente stimolatore di macrofagi (i globuli bianchi che distruggono batteri, cellule tumorali, ecc.) per produrre agenti immunitari quali l'interferone e l'interleuchina. Nel 1990, durante la terza Conferenza Internazionale sulla Ricerca Antivirale tenutasi a Bruxelles, venne resa nota la scoperta che l'acemannano aveva inibito lo sviluppo di sarcomi impiantati nei topi e che, testato su gatti ammalati di leucemia felina, l'80 per cento di essi era guarito. L'Aloe è infatti molto utilizzato anche in veterinaria, anche se più all'estero che qui in Italia.
Aminoacidi Essenziali: Gli aminoacidi sono i mattoni che servono alla costruzione delle proteine ed influiscono su tutte le funzioni organiche. Essenziali vuol dire che il corpo non ne produce da solo. Sette degli otto aminoacidi classificati come essenziali sono presenti nell'aloe, come anche undici dei quattordici classificati come aminoacidi non-essenziali, che il corpo produce da sè. Isoleucina, leucina, lisina, metionina, fenilalanina, servono per l'assimilazione delle proteina; per il pancreas, la milza e il fegato; per il rinnovamento dei globuli del sangue; prevengono l'anemia e aumentano la resistenza alle malattie; la digestione; la formazione dei muscoli; aiutano a combattere l'insonnia e sono utili nelle terapie antidepressive.
Enzimi: Presenti nell'aloe numerosi enzimi tra cui: Bradichinasi, che stimola il sistema immunitario ed è analgesico e antinfiammatorio; Cellulasi, che aiuta la digestione della cellulosa; Creatinfosfochinasi, enzima muscolare; Lipasi, che aiuta la digestione.

Le proprietà terapeutiche

Agente disintossicante:
Quando viene consumata internamente come bevanda, l'aloe agisce da blando depurante e disintossicante, attraversando il sistema digerente e penetrando nei tessuti. In alcuni soggetti, l'aloina, la sostanza presente sotto la scorza della foglia, può agire come irritante intestinale, e provocare un'eccessiva azione lassativa. Per ovviare a questo problema, in caso dovesse presentarsi, è sufficiente usare soltanto il gel interno, eliminando la parte superficiale delle foglie. Tuttavia, se tale inconveniente è sopportabile, sarebbe meglio consumare la foglia integra, in quanto proprio nello strato superficiale risiedono i più importanti principi che supportano le difese immunitarie.

Agente rigenerante:
Spazza via le cellule morte superficiali, aiuta a rigenerarne delle nuove e favorisce un tessuto più sano, accelerando la guarigione di ferite, lesioni ed ulcere. Inoltre sortisce lo stesso effetto quando viene applicata esternamente sulla pelle lesionata. La capacità di favorire la rigenerazione delle cellule la rende un potente agente rigenerante per tutti i tipi di ferite, sia interne che esterne. Il dottor Ivan Danhof, ex docente di fsiologia presso l'Università del Texas e presidente del North Texas Research Laboratories, è una delle maggiori autorità mondiali nel campo dell'aloe, e ritiene che l'aloe può accelerare la guarigione delle ossa rotte stimolando l'assorbimento di calcio e fosforo, e che riesce a rigenerare un tessuto epidermico otto volte più rapidamente del normale. Essendo un naturale antisettico, antibiotico e antibatterico, l'aloe è in grado di curare una vasta gamma di infezioni, comprese quelle di origine micotica.

Agente idratante e coesivo:
L'aloe è uno straordinario idratante per la pelle, agendo su di essa in due modi: grazie alla sua capacità di trasportare nutrienti e idratazione attraverso i sette strati della pelle, ne facilita la penetrazione e l'assorbimento, ed inoltre, grazie al suo contenuto di polisaccaridi, crea una barriera che impedisce alla pelle di perdere acqua. Quindi è particolarmente adatta per la pelle secca e, dato che contiene un antistaminico e un antibiotico, è ideale anche per le pelli sensibili e allergiche. Queste proprietà contribuiscono perciò a renderla un agente ristrutturante veramente efficace.
L'aloe ha inoltre un grande potere ringiovanente, identificato nella capacità della pianta di aumentare la produzione di fibroblasti umani 6-8 volte più rapidamente del normale. I fibroblasti sono cellule che si trovano nel derma e sono responsabili della produzione di collagene. Con l'esposizione al sole e il normale processo di invecchiamento, i fibroblasti rallentano la produzione di collagene, che progressivamente si riduce. L'aloe non soltanto migliora la struttura dei fibroblasti, ma accelera anche il processo di produzione del collagene. Si ritiene che la chiave di tale processo risieda, ancora una volta, nei polisaccaridi e nelle loro proprietà idratanti e coesive.

Funzione digestiva:
L'aloe produce un generale effetto benefico su tutto il sistema gastrointestinale. Grazie al suo contenuto di lattato di magnesio è in grado di ridurre l'attività all'interno dello stomaco ed anche i sintomi, sia occasionali che cronici, nel tratto superiore dell'apparato gastrointestinale. Inoltre l'aloe migliora la digestione, svolge azione compensatrice nel normalizzare il ph, come un agente alcalinizzante, riduce il contenuto di fermenti e favorisce un maggiore equilibrio dei batteri simbiotici gastrointestinali. Inoltre è di particolar evalidità nei casi di disturbi queli l'indigestione, la sindrome da intestino irritabilie (IBS), le coliti e l'acidità di stomaco. Migliora la regolarità intestinale, oltre a provocare un autmoento dei livelli di energia e un generale senso di benessere.

Cardiopatie:
I sali di isocitrato di calcio contenuti nell'aloe possono essere di valido aiuto alle persone cardiopatiche o con precedenti famialiari di cardiopatia, come prevenzione. Nel 1984, i risultati di cinque anni di studio presentati all'American Collage di Angiologia su 5000 pazienti affetti da angina pectoris, hanno confermato questa scoperta. Il dottor O.P. Agarwal, principale fautore del progetto, ha riscontrato che dopo aver introdotto l'aloe nella loro alimentazione, i pazienti avevano mostrato una notevole riduzione dei livelli di colesterolo e della frequenza degli attacchi di angina. Dopo cinque anni i pazienti erano tutti vivi e non avevano mostrato alcun effetto collaterale. Ulteriori studi hanno dimostrato che dosi giornaliere di aloe possono ridurre il colesterolo nel sangue fino a 12-14 punti e che anche la pressione, dopo diverse settimane, tende a normalizzarsi.

Agente antinfiammatorio:
L'aloe viene ampiamente usata per la cura di affezioni quali l'osteoartrite, dove svolge una funzione simile agli steroidi senza averne gli effetti collaterali, e l'artrite reumatoide; inoltre può ridurre l'arrossamento, il dolore ed il gonfiore associati alla tensione muscolare, agli strappi e alle distorsioni, alle tendiniti e alle contusioni. Notevolissima è inoltre l'efficacia nelle scottature solari, oltre che su piccole ustioni, punture di insetto, dermatiti e acne.

Malattie neoplastiche e sistema immunitario:
Già da anni, solo per considerare la moderna medicina, senza contare i suoi secoli come antico e risaputo rimedio, sono stati ottenuti incoraggianti risultati su animali ammalati di cancro curati con l'aloe, e l'applicazione empirica di migliaia di persone, anche se finora non testata sperimentalmente in modo scientifico, avvalora l'ipotesi che un effetto simile si produca anche nell'uomo. La mia esperienza diretta, come accennato all'inizio, conferma la validità di questa pianta straordinaria, come coadiuvante, antinfiammatorio, analgesico e potenziatore delle difese immunitarie, anche e soprattutto in presenza di malattia neoplastica. A questo proposito è necessario però fare una doverosa precisazione: l'uso dell'aloe, in caso di malattie gravi, o gravissime, è certamente più che utile, ma va considerato come completamentare, mai come sostitutivo di cure mediche tradizionali. Anni fa, Maurizio Costanzo generò una vera e propria crociata mediatica contro l'aloe, proprio a causa di un tam tam generatesi dal web, che promulgava l'utilizzo della preparazione a base di aloe e miele come unico rimedio in caso di cancro, affermando nel contempo che la chemioterapia fosse inutile, se non addirittura dannosa. Ovviamente questo non è veritiero.. ma come spesso accade, la verità si trova nel mezzo.. Il progresso scientifico ha fatto passi da gigante in campo medico, ma intervento e chemioterapia restano i trattamenti fondamentali con i quali si può combattere la malattia.. tuttavia, gli effetti collaterali dei farmaci sono pesantissimi, a volte a tal punto da generare patologie secondarie che possono diventare a loro volta mortali. Inoltre, le difese immunitarie vengono duramente fiaccate, se non completamente distrutte, dallo stress provocato all'organismo dalle cure stesse, e questo può favorire la comparsa di recidive, anche quando in un primo momento esse sembrano avere successo. Nonostante questo, ritengo che si possa arrivare ad una guarigione completa, ma affinchè ciò sia possibile è necessario mettere a punto una strategia olistica, che contempli la sinergia di più elementi. La sola chimica non può riuscire a risanare un organismo provato nel profondo, ferito nel suo nucleo vitale.. ne possono farlo da sole le cure naturali, per quanto benefiche ed efficaci come l'aloe.. La strada giusta è che esse coesistano, lavorando assieme. Immagino la malattia come un giardino ormai arido, invaso da foglie secche.. Le cure tradizionali sono il giardiniere che ripulisce e rastrella via le foglie.. ma se non si fa anche in modo di rinverdire l'albero da cui esse cadono, questo sarà inutile. E i rimedi erboristici ed omeopatici sono quelli che aiutano a rigenerarlo, a ricreare la linfa vitale.. L'aloe è un fantastico coadiuvante in questo senso.. aiuta moltissimo a tenere sotto controllo gli effetti collaterali della chemioterapia, oltre a sostenere l'organismo nella convalescenza che segue un intervento, favorendo la cicatrizzazione delle ferite e la ripresa fisica. E non è assolutamente vero, posso testimoniarlo, che influisca con i farmaci somministrati o addirittura ne contrasti l'effetto, semmai il contrario.. Inoltre il suo utilizzo costante rafforza le difese immunitarie messe a dura prova, inducendo il corpo a reagire alla patologia e a contrastarla e combatterla.
Il dottor Danhof ritiene che l'aloe provochi il rilascio del fattore Alfa della necrosi del tumore, fattore che blocca il rifornimento di sangue per la crescita tumorale. Inoltre, uno studio del Dipartimento di Epidemiologia presso l'Università di Okinawa in Giappone ha rivelato che dosi giornaliere di aloe aiutano a prevenire l'insorgere del cancro ai polmoni nei fumatori. In generale l'aloe sembra esercitare un'influenza stimolante e riequilibrante sul sistema immunitario. In particolare è stata dimostrata la sua efficacia nei casi di ammalati di AIDS, aiutando a ristabilire l'equilibrio di linfociti T e B, ed è anche stata riconosciuta la sua funzione di protezione della pelle contro le radiazioni ultraviolette. Uno studio condotto presso la M.D. Anderson Clinic del Medical Center di Houston, ha esaminato gli effetti dell'esposizione ai raggi ultravioletti sulla pelle, ed è stato scoperto che quando veniva applicata l'aloe sulla pelle prima del test, le cellule immunitarie erano completamente protette.

Adattabilità
E' questa la proprietà più straordinaria, ossia la capacità dell'aloe di agire adeguatamente in risposta ad ogni problema specifico della persona che ne fa uso. L'utilizzo dell'aloe può riservare sorprese: ad esempio, una persona può scoprire che prendendo l'aloe per combattere l'asma o l'artrite, magari le gengive smettono di sanguinare, oppure l'aspetto della pelle migliora.


Modalità di preparazione del succo di Aloe

Visti gli innumerevoli benifici che si possono trarre dal consumare il succo di Aloe, viene da chiedersi quale sia la preparazione migliore per usufruire appieno delle sue proprietà. Secondo l'esperienza fatta, è inutile rivolgersi ai preparati in bottiglia di negozi e farmacie: anche i migliori, quelli con la certificazione del 99% di principio attivo, ne conterranno in realtà non più del 30%. Inoltre, non c'è la minima garanzia che la preparazione sia avvenuta realmente in penombra.. e questo è fondamentale, visto che il gel dell'aloe è altamente instabile, e esposto anche brevemente alla luce, persino quella artificiale, si ossida immediatamente. Inoltre, chiunque lo abbia preparato in casa, sa perfettamente che anche messo subito in frigo in contenitori stagni, sarà impossibile conservarlo integro per più di sette giorni al massimo.. per cui, la scritta "senza conservanti aggiunti" posta su bottiglie che si mantengono senza problemi per due mesi e oltre, lascia il tempo che trova.. La cosa migliora è acquistare e coltivare in casa la pianta, nella varietà Arborescens, maggiormente ricca di principi attivi, anche 20 volte di più della Barbadensis, o Aloe Vera. Dopodichè si può facilmente preparare da sè il succo, da ingerire giornalmente, in quantità variabile, a seconda della patologia che si vuole curare, e/o dell'uso, anche semplicemente preventivo che si vuole farne. La ricetta che segue, messa a punto da un frate brasiliano, padre Romano Zago, è da tempo famosa in rete, e si rivolge soprattutto ai malati oncologici, per via delle qualità più sopra illustrate. Tuttavia, diminuendo appunto la quantità da assumere, essa è ottima anche per tutti gli altri utilizzi a cui si è accennato. Direi che in caso di malattia neoplastica in corso, la quantità ottimale è di tre cucchiai da tavola la mattina a digiuno e tre cucchiai la sera prima di coricarsi. Per il mantenimento e la prevenzione di recidive, oltre che per altre patologie acute o croniche va bene un solo cucchiaio, sempre mattina e sera. Per chi invece intende assumere il composto in assenza di sindromi visibili, soltanto come tonico organico e riequilibratore generale, è sufficiente scendere alla dose di due cucchiaini al giorno. In tutti e tre i casi è importante che l'assunzione sia costante e metodica, con sospensioni di una settimana ogni mese circa, per ottimizzare i risultati, tranne che nel caso delle malattie oncologiche, in cui lo stacco deve essere di un giorno soltanto.

Le piante da utilizzare devono avere necessariamente almeno 5 anni o più, altrimenti le foglie sarebbero troppo piccole, e oltre a contenere una quantità insufficiente di principio attivo, ce ne vorrebbero troppe per preparare un solo vasetto, e la pianta si esaurirebbe subito. Con una pianta adulta invece, meglio se con foglie grandi, sono sufficienti due o tre foglie per un vasetto, che durerà da tre/quattro giorni ad una settimana, a seconda della quantità assunta giornalmente. La ricetta originale fornisce dosi di preparazione molto elevate, da conservare in un contenitore grande. Io consiglio invece, a causa della veloce deperibilità del preparato in assenza di conservanti, di preparare un vasetto non più grande di quello riportato nella foto sottostante, che ho posto vicino ad una bottiglia, in modo da rendere meglio l'idea delle proporzioni:




Come si vede, il contenitore deve essere avvolto da carta di alluminio, in modo da opacizzarlo completamente, sempre per evitare l'ossidazione alla luce del composto. Questo è necessario, oltre allo svolgimento di tutta la preparazione in penombra (l'ideale è mantenere soltanto la luce di un televisore acceso nella stanza attigua a quella in cui si sta preparando l'aloe) e prendere anche la precauzione di assumere la dose giornaliera in una stanza ugualmente semibuia. Le foglie di aloe non vanno lavate, ma devono essere pulite con uno straccio asciutto, al massimo umido, come si fa con i funghi. Dopodichè si tagliano via con delle forbici le spine laterali, oltre alla parte vicina al punto in cui si è colta la foglia, anche questo per via della rapida ossidazione dovuta alla luce. Le foglie si tagliano poi a pezzetti dentro un frullatore, unendo due cucchiaiate piene di miele. Importante è che il miele sia assolutamente biologico, meglio se di un unico fiore e non il classico millefiori. La ricetta originale comprende anche l'aggiunta di un cucchiaio di grappa, la cui funzione sarebbe quella di veicolare meglio il principio attivo, attraverso la dilatazione dei vasi sanguigni. Tuttavia, per chi come me sopporta o digerisce male l'alcool, questo ingrediente si può omettere, oppure sostituirlo, se si desidera, con succo di limone, che unisce al composto le sue naturali proprietà antiossidanti. Le persone diabetiche, o con problemi di glicemia, elimineranno anche il miele, sostituendolo con il solo limone, in dose maggiore. Siccome l'aloe è tra l'altro un naturale riequilibratore della glicemia, questa andrà monitorata tramite le analisi del sangue nel corso dei mesi.. se, come è probabile, arriverà a regolarizzarsi da sè, si potrà poi procedere alla preparazione completa. Il composto così ottenuto, dalla consistenza semiliquida, andrà conservato in frigo. Quando le piante vengono innaffiate, bisogna evitare di raccogliere le foglie per due, tre giorni, in quanto il principio attivo risulterà momentaneamente diluito.

14 /09/ 013
by FATAMORGANA
fatam0rgana317@gmail.com


photo: Irene


31/10/12

Hero of the day: Fata Morgana




Hero Of The Day 
Mama they try and break me
The window burns to light the way back home
A light that warms no matter where they’ve gone
They’re off to find the hero of the day
But what if they should fall by someone’s wicked way
Still the window burns Time so slowly turns
And someone there is sighing Keepers of the flames
Do ya feel your name? Can’t you hear your babies crying?
Mama they try and break me Still they try and break me
‘Scuze me while I tend to how I feel
These things return to me that still seem real

Now deservingly this easy chair But the rocking stopped
by wheels of despair Don’t want your aid
But the fist I’ve made For years can’t hold or feel
No, I’m not all me So please excuse me
While I tend to how I feel  But now the dreams and waking screams
That never last the night So build the wall, behind the crawl
And hide until it’s light So can you hear your babies crying now?
Still the window burns Time so slowly turns
And someone there is sighing Keepers of the flames
Do ya feel your name? Can’t you hear your babies crying?
But now the dreams and waking screams
That never last the night So build the wall, behind the crawl
And hide until it’s light So can you hear your babies crying now?
Mama they try and break me


Mamma provano a spezzarmi e ci riescono










28/09/12

Mary Shelley, Laurell Hamilton e le altre. Il Fantastico al femminile



"Ora entra.. e gioisci delle delizie e dei terrori del mio mondo.." (cfr "Narcissus" Laurell K. Hamilton")

Benchè nell'immaginario gotico la figura femminile abbia sempre avuto un ruolo fondamentale, esso rimane tuttavia essenzialmente confinato  all'icona, al personaggio stereotipato.. magari principale e funzionale alla trama, ma non reale protagonista e orchestratore della stessa.. sia che si tratti dell'innocente vittima da salvare, dell'etereo spirito senza pace, o del demone insidioso e lussurioso, erede di una certa visione calvinista della donna, mai del tutto scomparsa. Bisognerà arrivare ai giorni nostri, passando per il giro di boa degli anni 60/70 e l'imporsi negli anni 80/90 di scrittrici "di genere" carismatiche come la Rice, per assistere ad un'inversione di tendenza, una svolta nel modo di porsi delle scrittrici, e dei loro personaggi femminili.   Queste iniziano ad uscire dagli schemi usuali del fanta horror, si fanno sempre più indipendenti, individualiste ed accentratrici, pronte a misurarsi alla pari sia con le entità paranormali che con gli uomini. Inizia l'epoca delle saghe, delle eroine horror, dell'espandersi a macchia d'olio in libreria di un genere prima di nicchia. Effetto collaterale di questa inversione, accanto all'imporsi di ottime autrici come Laurell K. Hamilton e Stephanie Meyers, è stato il prolificare di uno sciame di opportunistiche imitatrici, che ha dato vita ad un singolare fenomeno editoriale.. se non la scomparsa, almeno il ridimensionamento della tradizionale letteratura rosa femminile, a favore di una forma completamente nuova di avventura passionale tinta di nero, dove gli oggetti del desiderio non sono più romantiche fanciulle e impavidi cavalieri, ma fascinosi vampiri, streghe e licantropi. E se la validità artistica di una tale produzione è indubbiamente discutibile, è altrettanto vero che sta avendo il merito di avvicinare il mondo dei teenager alla lettura, auspicando che con la pratica passino, prima o poi, agli scaffali accanto.. Indubbio è tuttavia, il progressivo prevalere di autrici in un campo prima prevalentemene appannaggio maschile.
Chiaramente, nel panorama fantastico letterario, sono sempre esistite, anche nel secolo scorso, ottime, anche grandissime scrittrici.. la loro presenza era però se non nascosta, almeno defilata, quasi del tutto confinata al racconto o al romanzo breve.. oppure ad una sorta di sotto-produzione proveniente da autrici accreditate in altri generi, come Jane Austen, Charlotte Bronte, alcune celebri gialliste come Agatha Christie e Ruth Rendell.. tutte loro si sono cimentate anche nel genere horror, ma tale produzione, pur se altrettanto valida  rispetto alle altre opere, è passata in sordina, come una sorta di estemporaneo divertissement, e si trova solo in antologie specifiche, raccolte in tempi recenti.. Tuttavia, il merito di aver reso l'horror un genere a se stante, non più filone si diffuso ma difficilmente definibile, e da allora in poi ricercato ed imitato, segno questo sicuro di riconoscimento, è proprio di una donna,
Mary Wollstonecraft Shelley.



"No man chooses an evil because it is evil.. he only mistakes it for happiness, the good he seeks." - Mary Wollstonecraft Shelley"


Durante un celebre fine settimana sul lago di Ginevra, trascorso assieme al marito poeta e filosofo, Percy Shelley e ad altri letterati, lord Byron e John William Polidori, (autore successivamente del romanzo gotico "Il vampiro", che ispirerà il Dracula di Stoker, scritto alcuni anni dopo), la Shelley concepirà "Frankenstein, o il moderno Prometheus" una storia dalla potente valenza simbolica, derivata dall'interesse per il galvanismo e le nuove scienze unito al tema sempre indagato della ricerca sulle origini della vita e dell'anima, qui scevro tuttavia da influenze sovrannaturali.. ottenendo il doppio risultato di rafforzare e dare spessore alla corrente gotica con quello che ancora oggi è uno dei personaggi maggiormente impiantati nell'immaginario comune, e gettare nello stesso tempo le basi del romanzo di fantascienza, di cui il Frankenstein è uno dei primi esempi in assoluto.


Mary è un'anticipatrice, una donna moderna ed anticonformista per i suoi tempi. Figlia del politico William Goldwin e della filosofa e femminista Mary Wallstonecraft, assorbirà dai genitori ideali e atteggiamenti fuori dagli schemi. Nata nel 1797 a Londra, conduce a lungo una vita bohemien, irrispettosa delle convenzioni dell'epoca, tanto che inizialmente convive con il futuro marito ed ha una figlia senza sposarsi, deceduta dopo pochi giorni. E' colta e intelligente e frequenta alla pari gli ambienti letterari. Cosa questa non insolita negli ambienti medio alti dell'epoca, dove spesso la letteratura prosperava e si diffondeva partendo dai salotti bene, dietro i quali c'erano donne all'avanguardia, all'altezza degli stessi autori di cui promuovevano l'opera. Ma soprattutto, e questa è una vera novità per quei tempi, riuscirà a mantenere sia lei che il figlio con il mestiere di scrittrice.


Morirà nel 1851, in seguito ad una lunga malattia, probabilmente un tumore al cervello. Ma il suo tormentato personaggio, in cui infuse molto della propria indole e dei propri ideali, che per tutti noi continua ad avere il volto del grande Boris Karloff,  è ancora vivo e vegeto ai tempi nostri, e continua a suscitare incubi, e ad ispirare scrittori e registi. L'ultimo remake, ad opera di Kenneth Branagh, lo vede interpretato da Robert De Niro.


Con l'ingresso nel '900, quella che ha esercitato il maggior ascendente sui temi e sull'evoluzione della corrente fantastica attuale è certamente la scrittrice e giornalista americana Shirley Jackson, nata nel 1916 a San Francisco. Purtroppo, non è molto conosciuta in Italia, dal momento che la maggior parte delle sue opere non è mai stata tradotta.


Tuttavia, è bastato il libro "La casa degli invasati", conosciuto anche come "L'incubo di Hill House", scritto nel 1957, per mutare completamente l'immaginario di lettori ed autori relativamente al tema delle case infestate. Il mostro non è più "altro" rispetto a noi.. il cervello e i sentimenti si rivelano più pericolosi degli ectoplasmi, per trovare l'inferno non bisogna poi scavare troppo a fondo.. esso si trova molto più vicino di quanto si credesse.. e la moderna parapsicologia fa il suo ingresso nelle tematiche horror. Stephen King ammette apertamente di essere stato influenzato dalle opere della Jackson, e di averle prese a modello per "Shining" .. ma anche mostri sacri come Richard Matheson non sono affatto immuni dal suo influsso, tanto che la sua "Casa d'inferno" ne sembra a tratti un puntuale rifacimento.

"Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano in condizioni di assoluta realtà.. perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio.. si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse. Il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola." (cfr "La casa degli invasati" Shirley Jackson)


Anne Rice, nata nel 1941 a New Orleans, può essere amata o detestata, ma ha l'indubbio merito di essere la prima scrittrice di genere fantasy horror ad aver assunto una popolarità mondiale, capillare. I suoi libri vengono discussi nelle scuole e nelle università, si possono trovare in biblioteca e in libreria, come nelle edicole e nei supermercati, e il suo stile è subito riconoscibile, fin dalle prime righe.


"I feel like an outsider, and I always will feel like one. I've always felt that I wasn't a member any particular group" cfr Anne Rice
Per molto tempo, prima dell'avvento della Meyers e della Twilight's saga, il Vampiro, nell'immaginario comune, non era più l'affascinante creatura della notte di Stoker, e nemmeno la ripugnante creatura di King.. aveva invece i pur improbabili riccioli biondi di Tom Cruise, e i modi e gli abiti affettati della sua interpretazione di Lestat..


Personalmente, le Vampire Chronicles non sono la parte della sua produzione che apprezzo di più.. Certamente, "Intervista col vampiro", "Scelti dalle tenebre" e "La regina dei dannati", i primi della serie, sono originali e ben scritti.. per la prima volta il vampiro non è rappresentato soltanto come un'entità maledetta assetata di sangue, ma va in cerca, come tutti, delle ragioni del proprio esistere, si interroga sull'esistenza dell'anima, problema che accomuna allo stesso modo umani e vampiri.. Tuttavia i suoi personaggi servono da pretesto e da sfondo per elaborate, a tratti forzate riflessioni etico/filosofiche. Diventano delle icone, preda di sempre più complesse dinamiche psicologiche che li conducono a sublimare la propria natura,o, al contrario, a scivolare in una sottile e diabolica perversità. Da un lato simbolo dell'estremizzazione delle passioni umane, dall'altro strumento dialettico usato dall'autrice per indagare i limiti di psiche e spirito. L'eternità non è più la pietra filosofale da sempre agognata, ma si rivela un peso, per esseri che iniziano ad essere ossessionati dal mistero della propria origine, sempre in blico tra dannazione e redenzione.. e la ricerca delle vita eterna viene implicitamente condannata, visto che il suo epilogo sembra essere la progressiva follia, disperazione, o staticità dei protagonisti. Nel proseguire della saga, tali temi si fanno ancora più pesanti e autocompiacenti, e la Rice utilizza i suoi personaggi per scandagliare se stessa e la crisi religiosa che da sempre la affligge, in bilico tra cattolicesimo e ateismo.

"Chi ha smesso di credere in Dio o nel bene, continua lo stesso a credere nel diavolo.. Non so perchè.. No, anzi, lo so.. il male è sempre possibile. E il bene è eternamente difficile.." cfr "Intervista col vampiro"
 
Ovviamente, visti i suoi vampiri filosofi e raffinati, non c'è da stupirsi che detesti, seppur cordialmente, quelli di Stephanie Meyer.. Eccola in un'intervista interessante e spiritosa sull'argomento:

Dell'autrice, apprezzo invece molto la versatilità, l'essersi spesso cimentata in generi molto diversi dall'horror (tra la sua produzione c'è anche un originale romanzo storico, di ambientazione seicentesca "Un grido fino al cielo" e persino una serie di romanzi erotici). Ritengo però che la sua opera migliore sia "L'ora delle streghe", il primo libro della trilogia sulle streghe Mayfair, che riesce veramente a stregare, anche chi di solito non ama il genere, e rende un'affascinante e indimenticabile rappresentazione di New Orleans e dei suoi costumi celati.. C'è un'antica dimora a New Orleans. Nulla sembra distinguerla da molte altre simili, se non l'aspetto trascurato e incolto del giardino.. eppure, passandoci davanti, non si può fare a meno di fermarsi a guardare tra le sbarre del cancello, anche solo per un momento.. Può accadere allora di scorgere qualcuno in piedi.. una figura pallida e malinconica confusa tra le ombre.. Una figura dal fascino antico e fatale che lascia scivolare il suo richiamo tra le nebbie del tempo. E attende..


Laurell K. Hamilton può essere considerata l'anti Anne Rice, almeno per quanto riguarda le rispettive saghe incentrate sul vampirismo.


Al contrario del carattere complesso e tormentato, dall'indecisione e dall'immobilismo che contraddistingue Lestat & C., le creature della Hamilton, umane o immortali, vivono al massimo la propria esistenza, eterna o brevissima che sia, e lo fanno in modo disincantato e "politicamente scorretto". Attraverso le avventure di Anita Blake, sua eroina, prende vita un vero e proprio universo parallelo, reale e convincente nella sua struttura, al quale i fan hanno dato il nome di "Anitaverse" e in cui le considerazioni etiche passano in secondo piano e gli umani convivono con le creature sovrannaturali, a tratti perfettamente integrati, altre volte in conflitto.


Anita, la protagonista, esercita ufficialmente il mestiere di "risvegliante", mette cioè i suoi naturali poteri di negromante al soldo di una società che riporta in vita i morti dietro compenso.. perchè riportarli in vita?.. ma per numerosi e assi utili motivi!.. tipo risolvere dispute ereditarie, chudere delitti insoluti, chiarire diatribe familiari, ecc.. La sua fama è però dovuta all'altra sua attività, quella inizialmente non ufficiale di "sterminatrice" di vampiri.. la polizia si rivolge a lei per eliminare "succhiasangue" e altre creature particolarmente turbolenti, rei di aver infranto la legge, incrinando il sottile equilibrio che consente la convivenza con la comunità umana.. Le sue avventure sono estreme, colorate, e sensuali.. La vita sentimentale di questa singolare ragazza dalla pistola facile, ma che allo stesso tempo colleziona peluche a forma di pinguino, è assai complessa, in bilico tra l'attrazione per il vampiro Jean Claude e il licantropo Richard, entrambi capi delle rispettive comunità.


Il binomio eros-thanathos ha del resto grande rilievo nell'intreccio, ma in modo ironico e disinvolto.. L'autrice crea un originale mix tra la simbologia sessuale che ha da sempre accompagnato in letteratura il mito del vampiro e del licantropo, e le peripezie di eroine di fumetti alla Modesty Blaise e alla Satanik.. Dallo spiccato piglio fumettistico, rivelato da descrizioni vivide ed evocative, mai statiche, e dai dialoghi serrati, dipende del resto gran parte del fascino della saga, oltre allo stile particolare e coinvolgente, a tratti frenetico, e a trame mai scontate, solo apparentemente leggere e facilmente fruibili. In conseguenza di queste caratteristiche, i libri hanno dato origine ad una serie a fumetti sceneggiata dall'autrice stessa, in concerto con lo staff dell'editore, la Marvel Comics. Notevole, è anche il alvoro di ricerca alla base della storia. Leggendo tra le righe, chi si intende di tematiche esoteriche noterà che i riferimenti alla strutturazione dei gruppi sovrannaturali si rifanno ad antiche tradizioni, piuttosto che alla mera inventiva dell'autrice. Questo è evidente soprattutto nella descrizione dei riti voodò, nell'organizzazione del gruppo dei Licantropi, e in quello delle Fate.. Quest'accuratezza travestita da intranttenimento leggero è un notevole pregio rispetto alla verbosità spesso inconsistente dei personaggi della Rice.. presuppone una metodica e accurata raccolta di informazioni, e la successiva capacità di metabolizzarla e tradurla in fiction. Le avventura di Anita, infine, danno.. dipendenza!.. e in fondo è proprio questa la loro attrattiva maggiore. Libri di questo genere devono essere divertenti, altrimenti perdono la loro stessa ragione d'essere.. e forse proprio qui sta il limite principale della Rice.. il prendersi troppo sul serio. Una curiosità.. "Resti mortali", tipico esempio delle stranezze editoriali italiane, è uscito come sesto libro della serie, nonostante sia, cronologicamente, il secondo.. Inizialmente fu deciso di non distribuirlo a causa di passi giudicati eccessivamente efferati per il gusto italiano. Successivamente, in seguito all'inaspettato successo di vendite, l'editore si è precipitato a tornare sui suoi, di passi.. peccato che nel frattempo la storia era andata avanti di ben 4 libri!.. Ma Anita non se la prende.. continua imperterrita per la sua strada, forte dello stuolo dei suoi fan, dell'abilità con le armi, e del suo carattere sentimentale ed umano, che riesce tuttavia ad essere contemporaneamente cinico e spietato. Tipica sua, questa battuta tratta da "Butterfly":

"Edward si era sempre chiesto perchè provassi simpatia per i mostri.. Bè.. la risposta è semplice.. sono un mostro anch'io.."


L'americana Stephanie Meyer, nata nel 1973, non avrà forse l'abilità artistica e la versatilità di Anne Rice, ne l'originalità stilistica della Hamilton.. e molti detestano il suo nome a prescindere, senza neanche aver mai letto una sua riga, associandolo allo sciame di ragazzine(i) adoranti, in deliquio per la coppia dark più celebre e romantica degli ultimi anni, quella formata da Edward Cullen, che ha reso celebre l'interprete cinematografico Robert Pattinson, e Bella Swan..


Tuttavia, se un libro, e gli altri a seguire, è in grado di suscitare un vero e proprio fenomeno di costume, in grado di mantenersi stabile negli anni, e generare, come si accennava sopra, tutta una serie di imitazioni, in grado di prosperare solo sfruttando l'onda del successo della matrice, non credo sia possibile possa ottenere questo risultato in mancanza di qualità.. come minimo, possiederà il dono di colpire l'immaginazione di massa, di offrire qualcosa che evidentemente mancava, e che è in grado di coinvolgere ed emozionare.. già questo è molto più di quanto la maggior parte degli scrittori riesce ad offrire.. ed è la ragione per cui, pur ammetto con un certo pregiudizio di base, ho voluto leggere, in rapida successione, tutti e quattro i libri della saga.. Ebbene, li ho trovati avvincenti e ben scritti, per nulla superficiali.. romantici, ma non sdolcinati..


Certo, il mito del vampiro viene del tutto rielaborato, trasformato, favolizzato, e adattato a modelli più fruibili dalle generazioni attuali.. il tema è quello classico dell'amore avversato, ma Romeo e Giulietta hanno dalla loro giovinezza e vita eterni, e nessun ostacolo è realmente insuperabile. L'eternità viene rielaborata in senso romantico, e diviene di nuovo attraente, sorgente continua di possibilità di conoscenza, miglioramento ed esperienza, invece di generare conflitti interiori insanabili. Il nuovo Dracula adolescente, non è più un outsider, si integra alla perfezione ai tempi, lasciandosi alle spalle bare e luoghi oscuri.. la luce del sole non è un problema, si limita a svelare la sua natura, e non somiglia più ad un feroce predatore, preferendo tenere a bada gli istinti a favore dell'integrazione con la comunità umana.. anche il conflitto secolare con i licantropi non è più assoluto, può addirittura trasformarsi in alleanza, di fronte ad un nemico comune.. E i licantropi stessi, alle stragi di luna piena, preferiscono a loro volta l'integrazione, nel branco come nel liceo locale.. Certamente, queste caratteristiche faranno inorridire i puristi del genere.. ma è indubbio che la formula funziona, visto che, con buona pace della Rice, la parola vampiro e/o lupo mannaro evoca ormai questo tipo di soggetto, rafforzato dalle varie serie tv di successo nate da questa scia.. La saga ha poi il pregio, non indifferente, di non peggiorare proseguendo, ma di evolversi e chiudersi senza strascichi, completando un ciclo, ed evitando infinite ripetizioni, capaci di rendere annacquata e insipida qualsiasi buona idea iniziale. Volutamente, la Meyer si è congedata dai suoi personaggi all'apice del successo, lasciando intendere che non avrà problemi a dimostrare, con gli scritti futuri, che l'ispirazione non si è estinta con essi..


Una menzione a parte, merita l'attuale panorama letterario fantastico italiano al femminile.. anche qui, non mancano le pseudo-scrittrici, imitatrici dell'imitazione stessa, che pure vanno avanti e si fanno pubblicare libri piatti e tutti uguali, forti di certe logiche italiane a cui, ovviamente, non può sfuggire l'editoria.. meglio la forma, ossia le conoscenze e la bella presenza, che garantiscono il passaparola e l'attenzione dei media alle presentazioni, piuttosto che la sostanza.. Mi chiedo se poi questi libri vengano davvero letti, da chi li osanna in pubblico e da chi li commenta.. o se venga loro gettato solo uno sguardo distratto, e prevalga l'interesse per il risvolto di copertina, dove lo sguardo bistrato e sorridente di certe autrici sembra suggerire che quello che davvero conta, è far parte del coro.. se tutti ne parlano bene, dovrà per forza essere anche brava,.. no?.. Viene da pensare agli incubi virtuali della scrittrice Connie Willis, nel suo "Strani occhi".. dove non esistono più gli attori in carne ed ossa, ma solo fantasmi elettronici costruiti pezzo per pezzo e manipolabili.. Certo, si parla di cinema, ma la formula è perfettamente adattabile anche alla letteratura.. Brrrrrr!.. impallidirebbe anche Mary Shelley.. meditate, lettori e critici, meditate..
Ma per fortuna, non mancano altrettante scrittrici davvero valide, che non hanno nulla da invidiare alle colleghe d'oltreoceano, e danno ossigeno ad una produzione a volte asfittica e poco originale.. E' purtroppo di recente mancata Chiara Palazzolo, grande scrittrice e donna intelligente e sensibile, siciliana di nascita, ma romana di adozione.


La sua è una scrittura complessa e raffinata, che offre sempre più piani di lettura, senza per questo diventare meno avvincente e coinvolgente. Già i suoi romanzi di esordio, "La casa della festa" e "I bambini sono tornati" sono affascinanti e pieni di suggestioni, a metà strada tra l'indagine psicologica e il sovrannaturale, che si propone senza imporsi, appena sussurrato.. La fama arriva tuttavia in seguito ad una decisa virata verso l'horror, con la saga dei "sovramorti", la trilogia di Mirta ("Non mi uccidere", "Strappami il cuore", "Ti porterò nel sangue"), dove rielabora a suo modo la figura dello zombie, immaginandolo consapevole e potente, mutato dal passaggio attraverso la morte, ma non mutilato da essa, ne fisicamente ne mentalmente. I suoi sovramorti sono giovani e belli, resi cinici ed egocentrici dalla consapevolezza del potere acquisito.. perdono le debolezze e le insicurezze della personalità che li aveva contraddistinti in vita, ma non quelle più profonde e generali dell'appartenenza alla razza umana. La loro è una non-umanità presente e dolorosa, resa ancora più vivida dal contrasto, dalla mancanza di quell'esistere che pur in apparenza non indispensabile, facile da imitare, limitante, acquista invece sempre maggiore sostanza e realtà, solamente attraverso l'assenza. Il linguaggio, soprattutto nel primo volume, è spiazzante e innovativo, a tratti disturbante.. ma riesce perfettamente nell'intento di descrivere lo stato mentale della protagonista, prima delirante e disperato, poi lucido, razionale e disincantato, nel tentativo di strappare da sè i residui di un'umanità vissuta ormai come una malattia, una febbre lontana che fiacca e consuma. Belle ed evocative, come sempre nei suoi libri, le descrizioni naturali. La natura, che aveva tanto amato da viva, è il mezzo con cui Mirta/Luna si mantiene in equilibrio a metà tra i due mondi.. Ecco un paesaggio perfetto, dipinto con pochi tratti, che sembra preludere al capolavoro di Chiara, il romanzo della piena maturità artistica, e purtroppo l'ultimo.. "Il bosco di Aus"

"Il bosco. Con i suoi fruscii. I richiami sommessi. I versi degli uccelli notturni, che stridono nel buio. Un lieve stormire di foglie, nella brezza che percorre la vallata. Fuggevole come un brivido. Tutto è passeggero, nel bosco. Tutto cresce. Cambia. Solo le radici degli alberi restano ancora ancorate alla terra. Come sentinelle nella notte.." cfr "Strappami il cuore" 


"Ci sono solo due streghe. Quindi una di troppo. In tutto tre." cfr Chiara Palazzolo "Il bosco di Aus"

"Il bosco di Aus" parla di donne e di streghe, ed è esso stesso un calderone.. un crogiolo catartico nel quale l'autrice inserisce l'esperienza passata e quella presente, la malattia da superare e le aspettative per il futuro.. se stessa, il suo io più trasparente e quello più celato.. gli altri, il suo modo di vederli, e quello di rapportarsi ad essi.. un romanzo lirico, corale, in questo senso.. ma allo stesso tempo intimo e ovattato, come l'eco di segreti sussurrati, come i passi silenziosi di Carla nel bosco.. un bosco che è assieme onirico e fin troppo insidioso e reale, quello di tutte le favole mai scritte, che ancora mette in allerta una parte inconscia di noi, una paura atavica e nascosta.. che si risveglia quando ci ritroviamo a passarci in mezzo, pur se in pieno giorno e tra alberi radi.. oppure quando lo osserviamo da lontano, splendido e verdeggiante in un bel paesaggio.. e quella parte nascosta sussurra di oscurità e cose nascoste.. Questo è secondo me, oltre che l'ultimo, anche il più bel libro di Chiara, quello meglio riuscito, anche e soprattutto perchè fa paura, sul serio, e questo, al di là di tutti gli altri pregi, è alla fine il risultato principale che chi scrive horror deve attendersi.. La stregoneria è più temibile e insidiosa proprio perchè celata, appena accennata e non dimostrata, all'inizio con leggerezza, come una facezia tra amiche, una chiacchiera di paese.. e quando alla fine manifesta i suoi effetti, anche se ci si credeva preparati, si riceve uno schiaffo, si resta storditi.. e nulla è come sembra, e tutto è come è sempre stato.. Ci sono momenti di vero gelo, mentre si legge, perchè l'illusione, se di illusione si tratta, diventa perfetta, e sembra che quanto accade alla protagonista sia tanto vicino da poterlo sfiorare, potrebbe succedere davvero.. come è sempre accaduto, accade, e accadrà.. in un'eternità stantia e immutabile, alla quale non si può sfuggire, così come non si può uscire da un cerchio.. Una bella storia oscura, che non si dimentica.. da ascoltare magari in una sera d'inverno, al sicuro nella propria casa, con porte e finestre chiuse.. Dice di sè Chiara nell'intervista che segue:

"Sono una a cui piace inventare delle storie. E raccontarle a chi ha voglia di stare a sentire"

Intervista a Chiara Palazzolo


Cristiana Astori, nata ad Asti nel 1973, conosceva ed apprezzava Chiara, e ne condive il modo di concepire il mestiere di scrittrice, tanto che la seguente è una delle sue citazioni preferite:

"Mi è sempre piaciuto scrivere. La scrittura è un dono. Un dono che ti cambia la vita e la rende in qualche modo diversa. Originale. Tua." cfr Chiara Palazzolo


Originale è anche il modo di scrivere di Cristiana, che la rende uno dei talenti più promettenti nello letteratura fantastica italiana contemporanea. Uno dei suoi punti di forza è l'essere poliedrica, mettersi di continuo alla prova in forme espressive differenti. Crea storie brevi e taglienti di straordinaria efficacia, che inquietano e divertono allo stesso tempo. E' una raccolta di racconti il suo libro d'esordio, "Il re dei topi e altre favole oscure", che ha ricevuto l'onore di una prefazione scritta da Joe Lansdale, che ha conosciuto la Astori, ed è rimasto colpito dal suo stile.. In queste trame, il lato nascosto dell'esistere si svela poco a poco, celato dalla rassicurante normalità dei gesti ordinari. Quello di Cristiana è un universo quantico, plastico e in divenire, dove le certezze si sciolgono in dubbi, il tempo perde la sua stabilità, i rassicuranti rituali della vita quotidiana si trasformano in esperienze borderline.. per sopravvivere si è costretti a guardare negli occhi di Medusa.. o a fissare senza occhi, come ne "Il regalo di Marla" i colori del buio, le profondità dell'inconscio che nascondono ogni spettro.. Ci ricorda che se l'orrore non si annidasse per prima cosa nell'animo umano, sarebbe impossibile per creature mostruose e archetipi oscuri fare presa su di esso.. Così un tranquillo campo scout può trasformarsi nel terreno di caccia di affascinanti entità che da sempre risiedono nei boschi.. ma, come sirene, si svelano soltanto a chi è predisposto a subire la loro malia.. Allo stesso modo, ne "La voliera" non occorre l'intervento sovrannaturale.. bastano l'insicurezza umana, il sospetto e la tendenza ad immaginare il male per scatenarlo e provocare la tragedia. In parte autobiografico, dal momento che l'autrice è appassionata di speleologia, e conosce bene grotte oscure ed atmosfere claustrofofiche, è "L'abisso di Dora".. dove nel percorrere cunicoli tortuosi si esplorano anche i limiti della sopravvivenza e i confini tra bene e male si fanno sempre più indistinti, finchè, come spesso accade, ci si ritrova alla fine a parteggiare per "il mostro".. Onirico e retrò "Oltre la sbarra", che sembra uscire da un vecchio episodio di "Ai confini della realtà".. Tutti noi poi, in un angolo della mente, siamo stati almeno una volta tentati di prestare orecchio, con attrazione e repulsione insieme, alle parole melliflue e insinuanti de "Il re dei topi" che da il titolo alla raccolta. Per dirla con le parole di De André in "Sally" che fanno da introduzione al libro:

“Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi
Sulla strada le sue bambole bruciavano copertoni
Straiato sotto il ponte si adorava il re dei topi
Sulla strada le sue bambole adescavano i signori
Mi parlò sulla bocca mi donò un braccialetto
Dite alla quercia che non tornerò
Mi baciò sulla bocca mi propose il suo letto
Dite a mia madre che non tornerò”

Cristiana è anche un'appassionata di fumetti, che divora fin da bambina. Il suo primo lavoro in assoluto è stata la graphic novel "L'amore ci separerà", da lei sceneggiato, con disegni di Alberto Lingua. Dalla collaborazione con Alberto deriva anche la realizzazione a fumetti di alcune storie del suo personaggio Axl Reverte, alter-ego di Dario Alessandri. Questi è uno scrittore horror, nient'affatto brillante e disinvolto, a differenza di Axl Reverte, da lui creato, eroico protagonista di avventure trash e sanguinolente, tra mostri di ogni genere.. Tuttavia, Dario finisce sempre per ritrovarsi in situazioni ancora più pulp delle storie che scrive, tra veri zombie e vampiri, nelle quali coinvolge l'algida e odiosa Anna, di cui è perdutamente innamorato, e dalla quale viene ovviamente sempre snobbato.

Sono storie frenetiche e divertenti, dove non si può non parteggiare per l'imbranato e simpaticissimo protagonista, eroe suo malgrado.. una sorta di mix tra un improbabile Dylan Dog in t-shirt macchiata e un'Anita Blake al maschile che cerca di scappare dai mostri invece di cacciarli.. ma che alla fine riesce sempre ad avere la meglio sugli antagonisti, usando l'intelligenza e l'ironia al posto del fascino e del carisma.. così ne parla Cristiana:

"In genere scrivo cose più cupe & dark, ma ultimamente mi sembra che gli spunti per situazioni grottesche si vadano moltiplicando... o sarò io che capito sempre nei posti sbagliati?!?

Ebbene.. senza nulla togliere all'horror puro, a volte c'è davvero bisogno di ironizzare e sdrammatizzare, di gettare all'inquietudine uno sguardo diverso, che ne sappia cogliere il lato ridicolo e bizzarro, se si è in grado di farlo con originalità e inventiva.. E ritengo quindi che dare più spazio a Dario/Axl, farlo apparire più spesso, e magari riunire in unico volume le sue avventure, sia quelle a fumetti che quelle in prosa, sarebbe un'iniziativa molto apprezzata, da pubblico e critica.
E' però nel romanzo che Cristiana dà il meglio di sè, esprimendo tutti gli aspetti già presenti nel resto della sua produzione, ma in forma più completa e strutturata. Il suo primo libro "Tutto quel nero" è uscito l'anno scorso per il Giallo Mondadori, ed è un omaggio al cinema, altra grande passione dell'autrice, soprattutto quello dei B-movie anni 60/70, divenuti poi oggetto di culto, ma perlopiù sconosciuti al grande pubblico... Primo grande merito del romanzo, che esula dall'horror, e si può piuttosto definire un noir affascinante e visionario, è farli uscire dalle cineteche e dai circoli degli appassionati.. mostrando a tutti quanto siano degne di rispetto quelle scene vivide ed eccessive, quegli intrecci onirici e allucinati.. e tutto il mestiere e la maestria celati dietro una produzione a basso costo apparentemente leggera e popolare, in un'epoca in cui non esisteva il digitale, e non si poteva contare sugli effetti speciali per nascondere gli errori e la mancanza di idee. E altrettando vivida, emerge dal romanzo la figura di Soledad Miranda, attrice spagnola realmente esistita e davvero morta tragicamente in giovane età, musa del regista Jesus Franco, che la dirige in diverse pellicole di genere horror-erotico. Il suo sguardo intenso, la bellezza sensuale e carismatica, la rendono una Lucy indimenticabile, che non sfigura accanto al celebre Christopher Lee.. Nessuna, più di lei, è possibile immaginare come spettro inquieto, in cerca di vendetta per oscuri segreti e una morte violenta e prematura.. come immagine ricorrente che torna.. ad animare una pellicola scomparsa, ad infestare luoghi e pensieri, ad impregnare con la sua presenza una storia sempre più cupa, dove il nero, tutto quel nero, inizia a diffondersi, e a colare..


"La guardò. Era sdraiata a terra, avvolta in un abito di pizzo nero che disegnava striature segrete sulla pelle. Le labbra socchiuse. Lo sguardo enigmatico. E quella sciarpa di seta che le fluttuava sul volto e glielo copriva e scopriva in un'onda scarlatta. E poi le mani..".. "Quelle mani che colmavano come in un gorgo l'intera inquadratura e la risucchiavano in un vortice di seta, di sguardi, di ombre. Lo risucchiavano.. Soledad.." cfr "Tutto quel nero" Cristiana Astori

Nel libro, realtà e finzione, passato e presente, si intrecciano e confondono.. sempre più veloci, fino ad assomigliare alla folle corsa di una macchina sulla Costa del Sol, che si ripete all'infinito.. La trama è agile ed avvincente.. anch'essa omaggia il noir anni '70, e gli appassionati potranno divertirsi a trovare in essa una miniera di riferimenti e citazioni. Ma è assolutamente godibile per tutti, anche per chi preferisce tutt'altro genere di film, e non ha mai sentito parlare di una giovane attrice spagnola morta tanti anni fa.. E alla fine, ci si accorge che quelle pagine hanno prodotto una strana malia.. Soledad non è più soltanto un fantasma di celluloide.. è viva e reale, presente. Forse è davvero così.. era quello che voleva. Trovare un mezzo, le pagine di un libro, un'autrice che comprenda il suo spirito, e le renda giustizia. Restituendole la pace, assieme al ricordo. E sembra quasi di vedere i suoi occhi intensi non più inquieti e tormentati ma sorridenti.. sereni, ora davvero.. libre..

Cristiana svolge infine anche un'intensa attività di saggista e traduttrice. Sue sono ad esempio le voci italiane di Dexter, il serial killer "buono" creato da Jeff Lindsay, di alcuni romanzi del celebre giallista Jeffrey Deaver, e di due episodi della trilogia zombie di David Wellington.

Intervista a Cristiana Astori


Articolo a cura di Fatamorgana


26/12/11

Stephen King, Boo'ya moon e la metà oscura

Stephen Edwin King nasce a Portland nel 1947. Il padre Donald, impiegato e reduce della Marina, abbandonerà ben presto la famiglia, e la madre Nellie sarà costretta a spostarsi spesso con lui e il fratello maggiore David da una località all'altra, inseguendo occupazioni precarie. Questo rafforzerà il legame con la genitrice, persona semplice ma amante della letteratura e della musica, che King ricorda come la sua prima sostenitrice negli iniziali ed ingenui tentativi di scrittura fatti da bambino. La figura paterna verrà invece elaborata in negativo, e non a caso, in quasi tutti i suoi libri, i protagonisti hanno col padre un rapporto difficile e conflittuale, se non addirittura dipinto a tinte fosche. All'assenza del padre, si affianca un trauma successivo: a soli quattro anni, assiste alla tragica morte di un bambino suo amico, finito sotto un treno. Non ricorderà nulla dell'incidente a livello cosciente, ma esso ispirerà in maniera catartica uno dei suoi racconti migliori, Stand by me, ricordo di un estate
Stephen è un bambino cagionevole, che perderà il primo anno delle elementari a causa di una brutta otite e di infezioni varie.. è però di indole aperta e curiosa, e questo, unito all'immobilità forzata, lo porterà a scoprire ed amare il mondo dei fumetti horror, e successivamente i film di genere trasmessi nei piccoli cinema rionali. A dieci anni lo scrivere fa ormai parte del suo modo di essere, e a causa sua, sarà protagonista di due piccoli incidenti scolastici. Ormai trasferito nel Maine, a Durham, proverà a stampare e vendere come sua la riscrittura di un racconto di Poe.. ottiene popolarità e grande successo tra i compagni, ma si attira il biasimo degli insegnanti, soprattutto per via del tema trattato, che lo costringono a ritirare le copie e a restituire i soldi.. Biasimo che si trasforma in vera e propria punizione  negli anni successivi, con la creazione di un giornalino umoristico, il The Village vomit, che mette alla berlina i professori.. verrà sospeso per una settimana, ma l'accaduto lo fa notare da un vero giornale, il Lisbon Enterprise, per il quale inizia a collaborare, affinando la tecnica di scrittura. Studierà poi letteratura all' Università del Maine, laureandosi come insegnante nel 1970. Continua a scrivere, e prova a piazzare i suoi racconti, pur con scarso successo. Per mantenersi agli studi accetta i lavori più umili, e nell'ambiente universitario conosce Tabitha Spruce, anch'essa poetessa e scrittrice, con la quale inizierà un legame inossidabile, fatto di amore, complicità, e amicizia, che dura tuttora. Si sposeranno nel 1971, dopo la nascita della prima figlia Naomi, a cui seguiranno nel giro di pochi anni gli altri due figli, Joseph e Owen.
Segue un periodo economicamente difficile.. come insegnante ottiene solo poche supplenze e riesce a vendere racconti alle riviste solo saltuariamente. Lui e la moglie continuano a mantenersi con lavori faticosi e precari, fino alla svolta nel 1974, con la pubblicazione di Carrie da parte della Doubleday. L'uscita del libro inizialmente passa in sordina, ma la successiva diffusione in versione economica sarà un enorme successo mondiale, il primo di una serie mai interrotta. E dire che la prima stesura era stata gettata nel cestino dall'autore scoraggiato, e da lì ripescata da Tabitha, veramente preziosa, in più di un'occasione.. Con l'arrivo della notorietà, la vita di King non si trasforma però in una favola a lieto fine.. per anni lotterà contro l'alcolismo, al quale si affiancherà la dipendenza dalle droghe. Ne uscirà alla fine, con un faticoso e travagliato processo, che traspare in forma allegorica in molte sue opere, di cui La metà oscura è un esempio. 
Nel 1999 subisce un grave incidente, che gli costa quasi la vita. Durante una passeggiata viene investito da un pirata della strada, e riporta ferite gravissime: la gamba destra fratturata in 9 punti, lesioni al bacino e alla spina dorsale, polmone perforato e cuoio capelluto lacerato. La riabilitazione sarà dolorosa e debilitante, mettendo a dura prova risorse fisiche e mentali. Seguirà un periodo grigio e cupo, una crisi creativa durata anni, nonostante non abbia mai smesso di scrivere, e mai sarà abbandonato dal favore dei lettori, me compresa, che continuerà a seguirlo e sostenerlo. E' stato molto triste assistere al progressivo scivolare di King nell'abisso temuto da ogni scrittore: il luogo dove la paura è tangibile e il mostro abita davvero, divorando inesorabilmente ogni idea, ogni immagine, lasciando grigio e desolazione al posto delle immagini e delle idee.
 Quello dell'artista è un dono ma anche una maledizione. Chi scrive sa per istinto osservare la realtà, esteriore ed interiore, e trovare dentro di sé "le parole per dirlo", così come fa il pittore con i colori e lo scultore con la creta. Conosce senza averlo appreso il modo di attingere alla fonte di ogni ispirazione: l'insieme degli eventi vissuti, dei pensieri formulati, delle emozioni provate, dei sogni sognati da ogni essere umano a partire dal principio del mondo. Uniti assieme a formare quel bacino immenso definito nei modi più diversi: esso è allo stesso tempo l'inconscio collettivo di Jung e l'Akasha dei Teosofi. Tuttavia, il prezzo da pagare per questa capacità è tutt'altro che trascurabile. Quanto si accumula nella mente dello scrittore non può sedimentarsi: deve essere espresso, altrimenti prenderà il sopravvento e dilagherà implodendo, avvelenando anima e cuore. King lo sa bene, e nella prefazione al suo "A volte ritornano" scrive:
" Le arti sono ossessive e l'ossessione è pericolosa. E' come un coltello nella mente. In alcuni casi (mi viene in mente Dylan Thomas e anche Ross Lockridge e Hart Crane e Sylvia Plath) il coltello può ferire selvaggiamente il corpo della persona che lo brandisce. L'arte è un tumore ben localizzato, quasi sempre benigno, a volte invece terribilmente maligno. Usa il coltello con cautela, perché sai bene che a lui non importa molto dove va a finire la sua lama…"
Perdere la presa sul coltello, perdere la capacità di esprimersi, è il peggior modo di ferirsi, per uno scrittore.. significa aprire la porta alle peggiori paure, renderle tangibili.. e mi sembra di vederti Steve, durante gli anni bui, nel periodo che precede l'alba, quando "l'ora è nessuna" (cfr. "La storia di Lisey") vagare sperduto nelle stanze della tua casa e nei labirinti della mente, fissando con occhi sbarrati un'armadio socchiuso, mentre pensi a fessure dell'animo che non dovrebbero aprirsi.. "La porta dello sgabuzzino era aperta. Non molto. Appena una fessura. Ma io, vede, sapevo d'averla chiusa.. " (cfr "Il Baubau", dalla raccolta "A volte ritornano").

Tutto questo, e altro ancora, si trova ne "La storia di Lisey", il romanzo del 2006 che segna la fine della crisi, e che io considero la sua opera migliore in assoluto.. quello che dall'abisso lo vede finalmente riemergere vittorioso, di nuovo consapevole di sé e del proprio talento.. Perché del Mostro si può parlare soltanto all'alba, una volta sconfitto, altrimenti scivolerà fuori dalle ombre e ci sbranerà. Così il percorso di vita, e di morte, di Scott Landon si fa autobiografico e catartico e il libro offre una duplice chiave di lettura. Oltre a produrre una struttura solida, come ai vecchi tempi, e una trama avvincente che strizza l'occhio a Lovecraft, l'autore esplora la linea di confine che bisogna attraversare per creare, facendo bene attenzione a lasciarsi aperta una via di ritorno. Boo'ya Moon è il luogo segreto che ogni scrittore conosce e dove spesso si avventura, perchè lì c'è la pozza dove andare a pescare le parole.. ma lo fa a suo rischio e pericolo..
Il ritorno artistico segnerà l'inizio di una nuova fase, più consapevole e matura, e inizierà anche la riconsiderazione da parte della critica, che smetterà finalmente di considerarlo poco più di uno scribacchino popolare di successo, e rivaluterà la sua opera nel complesso, riconoscendogli i suoi meriti.

 King è stato il mio primo autore "da grande", quello che mi ha vista passare dai libri per ragazzi e i primi classici ad un altro tipo di favole, nuova chiave di accesso ad un alternativo universo "oscuro".
A quattordici anni mio padre mi ha regalato la tessera di un club del libro, dicendomi che ero ormai abbastanza adulta per scegliere da me le mie letture..Vedendomi incerta, dubbiosa e sperduta tra tanti scaffali stracolmi, ha chiesto aiuto alla commessa.. questa mi ha dato uno sguardo, e senza esitazione alcuna ha sfilato una copia di "A volte ritornano" e con aria cospiratrice mi ha detto: "Vedrai che ti piacerà… e tornerai a cercare altri libri di questo autore".. L'ho letto tutto in una volta, durante un viaggio in treno Roma-Viterbo, ed è stato un colpo di fulmine, che dura tuttora. Più ancora dei racconti accattivanti e di una scrittura fluida ed efficace, ho trovato tra quelle pagine molto di me, dei miei pensieri inespressi, di una visione del mondo che si andava formando.. mi sono sentita.. "a casa", stranamente compresa. E ancora oggi, tra gli autori che amo, lui continua ad essere quello che più mi.. somiglia, quello che più riesce a farmi sentire la presenza di quel luogo sospeso, quella.. zona morta, direbbe lui, dove si crea un ponte tra autore e lettore. L'empatia, è in effetti uno dei suoi maggiori talenti. Anche in un racconto breve, con pochi tratti di penna, infonde spessore e personalità ai protagonisti, dà loro vita in un modo che infonde linfa alla narrazione e conduce in porto la storia. Riesce a creare personaggi validi e realistici, perchè ha una naturale predisposizione a capire la natura umana, le sue luci e le sue ombre, quello che davvero gira nella testa della gente. E alla comprensione si affianca una rara sensibilità, quella che gli permette di impersonare in soggettiva un uomo, un bambino o una donna, con la stessa efficacia, senza che si avvertano forzature.

Nei suoi libri l'universo infantile ha un rilievo speciale, come se l'autore avesse conservato non soltanto il ricordo di cosa significa essere bambini, ma lo stesso sguardo sul mondo di allora. E' riuscito a mantenere quell'infantile punto di vista privilegiato che consente di scorgere nell’ordinario le trame dell’incanto, ma anche quelle dell’incubo. E storie come questa toccano le corde di chi non ha dimenticato del tutto i giorni in cui andare a dormire significava anche, e forse soprattutto, controllare prima sotto il letto e dentro l’armadio..  Basta pensare allo splendido "Stand by me", prima citato, facente parte di "Stagioni diverse", allo stesso "Shining", dove al personaggio di Danny e al suo alter ego, viene dato un rilievo assai più marcato che nella versione cinematografica, e ad "It", uno dei miei preferiti, catartico romanzo di crescita, dove i sentimenti infantili di amicizia, solidarietà, coraggio.. ma anche paura, insicurezza e perdita, si fondono, evolvono, conducono a superare i propri limiti, consentendo così l'ingresso all'età adulta. “It” è più una favola, per quanto oscura, che un romanzo. King è un abile affabulatore, perchè una parte di lui non è mai cresciuta, e sa dunque raccontare fiabe non dal punto di vista dell’adulto, ma da quello del bambino.
 It ha poi il merito di aver arricchito l'immaginario comune di una nuova icona horror.. grazie a Pennywise, nessun clown sembrerà mai più del tutto innocuo.. ma forse i bambini l'hanno sempre saputo, perchè sanno bene che.. ""Il mondo aveva i denti e in qualsiasi momento ti poteva morsicare" (cfr "La bambina che amava Tom Gordon").


Quelle di King, sono donne forti, coraggiose e risolute.. spesso rosse di capelli, costrette a fronteggiare situazioni estreme e fantasmi, soprattutto interiori, più spaventosi dei mostri, come la Beverly di It. Il modo che ha l'autore di descriverne sentimenti, pensieri e aspettative, dimostra reale comprensione e profondo rispetto, ed è forse la chiave dell'accordo che lo lega all'amatissima moglie, alla quale ha dedicato "Carrie" e il personaggio protagonista de "Le creature del buio", la scrittrice Roberta Anderson, ma che ricorre in alcuni tratti di molti dei suoi personaggi femminili più riusciti, come la Lisey dell'omonimo libro. Spesso hanno un ruolo chiave nell'intreccio delle vicende, anche quando c'è un protagonista maschile.. e nel suo romanzo più vasto e corale, "L'ombra dello scorpione", è donna l'icona spirituale, l'anziana simbolo di rinascita e redenzione che si contrappone alle tenebre, e chiamerà a se i sopravvissuti all'epidemia mondiale.
Altre due donne, Dolores Claibourne e la Annie Wilkes di "Misery non deve morire" protagoniste di altrettanti romanzi, sono state entrambe interpretate sullo schermo da Kathy Bates, adattissima a tradurne in immagini il complesso mondo interiore. Dolores è una donna ignorante e bistrattata, che compie un doloroso percorso di affrancamento e risalita per amore della figlia, per risparmiarle lo stesso destino. In questo libro, King compie un efficacie esercizio di stile.. lascia che la protagonista si esprima secondo il gergo che conosce, quello della strada, senza correggere con artifici letterari il suo modo di parlare.. il risultato è potente ed incisivo, contribuisce a darle vita, e da allore l'autore userà spesso questa tecnica, anche nell'ultimo romanzo, "22/11/1963", dove lo slang dell'America fine anni '50 è reso magistralmente, e contribuisce alla magia dell'atmosfera.
 Invece, l'inquietante rapporto tra l'infermiera psicopatica Annie, e il suo scrittore preferito, creatore dell'eroina Misery Chastaine, nasce da.. un sogno fatto in aereoplano. King racconta in "On writing", che in quel periodo, sul finire degli anni '80, la schiavitù della dipendenza era particolarmente schiacciante.. e nonostante non rallentasse minimamente i suoi impegni , di scrittura e promozione, era tuttavia arrivato al limite estremo. Durante uno dei suoi viaggi aerei, il suo inconscio elaborò così la situazione.. Annie era l'incarnazione in forma umana della bottiglia e della cocaina.. e Paul Sheldon, il suo alter ego. Al risveglio si ritrovò con l'abbozzo della storia che gli girava nella testa, e all'arrivo in albergo, trascorse tutta la notte a buttarla giù.. nientemeno che sulla scrivania appartenuta a Kipling, dove un volentoroso receptionist l'aveva indirizzato.. per poi raccontargli, la mattina dopo, che proprio su quella stessa scrivania lo scrittore era morto.. ma in fondo, gli alberghi sono notoriamente luoghi un po' inquietanti, e l'eventuale aleggiare di una presenza fantasma, assai prestigiosa in questo caso, non può che aver favorito fantasia ed ispirazione. Infatti, il romanzo sarà un altro grande successo, così come il film che ne è stato tratto. E King, che dichiara di non sapere mai in anticipo come sarà esattamente lo svolgimento di una storia, ma di lasciar fare ai personaggi, rifletterà molto sull'inaspettato finale.. aveva infatti deciso di lasciar morire Sheldon.. addirittura dato in pasto al maiale della protagonista. E lo scoprirlo invece dotato di abbastanza risorse da sopravvivere, seppur privo di una gamba, lo fece interrogare su se stesso.. tanto da risolversi ad iniziare, da lì a poco, il suo percorso di disintossicazione..

Stephen King è uno degli autori che vanta il maggior numero di adattamenti cinematografici, e la ragione è da ricondurre ai personaggi realistici e credibili cui si accennava, ma anche ad una rara abilità descrittiva, che sa essere visiva ed efficace con pochi tratti, senza annoiare.. un connubio perfetto per trasformarsi in sceneggiatura. E questo non significa prosa superficiale o approssimativa, al contrario.. può essere definita evocativa. E' un uomo di grande cultura, professore di scrittura creativa ed instancabile lettore.. ma non ama affatto infarcire i suoi libri di citazioni, paroloni e minute descrizioni.. preferisce innescare micce, far si che sia il lettore a interpretare, a vedere con gli occhi della mente quello che intende trasmettergli. Sempre in On writing, sostiene che lo scambio tra chi scrive e chi legge è una sorta di telepatia, e per aver letto tutti, ma proprio tutti, i suoi libri, sono incline a dargli ragione.. Il suo stile ha l'apparente semplicità di chi ha l'assoluta padronanza del mezzo, e può dunque permettersi di lasciare che sia la storia a guidare e a guidarlo.. Ci sono molti scrittori che amo, di cui attendo con ansia l'ultima uscita, e che mi fanno provare un senso di vuoto, a libro finito.. ma solamente con lui mi capita di.. scordarmi del tutto di stare leggendo.

 Si accennava ad alberghi inquietanti.. e l’hotel infestato per antonomasia, quello che è entrato a pieno merito nell’immaginario comune come icona horror, è L’Overlook di Shining, capolavoro di King, ma anche di Stanley Kubrick, e in assoluto il migliore tra tutti i lavori cinematografici tratti dai suoi libri. In questo caso la telepatia ha funzionato a meraviglia, e l’immaginario del regista ha saputo cogliere lo spirito del romanzo e tradurre le sue pagine in immagini, ma in modo che esse risultino animate da vita propria. E Jack Nicholson supera se stesso, e interpreta al meglio le ansie, le difficoltà, i conflitti interiori che renderanno Jack Torrance vulnerabile all’incanto nefasto del luogo.. Casualmente, o non, personaggio e interprete portano anche lo stesso nome..
L’azzeccata scelta degli interpreti, ha giocato un ruolo decisivo anche nella riuscita delle migliori pellicole tratte dall’opera kinghiana.. Ted Brautigan sembra uscire dallo schermo, e anche dalle pagine di “Cuori in Atlantide”, e guardarci con gli occhi intensi e inquietanti di Anthony Hopkins, che sembrano davvero avere il potere di guardare oltre.. E Johnny Depp, in “Finestra segreta” è veste al meglio i panni di un uomo tormentato e ossessionato, da uno psicopatico.. in apparenza. E lo scopriamo coinvolto dalla magia dello stregone King. Dice così in un’intervista in merito:
"Quando ho letto la storia, già dopo le prime dieci pagine ero sbalordito dalla forza della scrittura, dalla spontaneità e coerenza dei dialoghi, dall'autenticità della situazioni. Proseguendo nella lettura, sono stato totalmente coinvolto dalla vicenda di Mort. Poi, il colpo di scena è stato un vero shock. Non me l'aspettavo e sono convinto che anche gli spettatori reagiranno con la stessa emozione" 

Sissy Spacek volle a tutti i costi il ruolo di Carrie, e anche se Brian De Palma aveva già scelto Amy Irving per la parte, ci ripensò quando la vide nel provino.. si era spalmata vaselina nei capelli, e indossava un vecchio vestito alla marinara che portava quando era ragazzina.. era perfetta.. e Amy ebbe invece la parte di Sue Snell, anche se King in persona la consolò regalandole un anello, proprio quello che indossa in alcune scene. Nel film appare anche un allora sconosciuto John Travolta, in un ruolo cameo da cattivo. Ugualmente efficaci sono Tim Robbins (“Le Ali della libertà”) e Tom Hanks (“Il miglio verde”) e indimenticabile il Christopher Walken diretto da Cronemberg, ne "La zona morta".. Un aneddoto su Walken, che in tempi più recenti, ne “Il mistero di Sleepy Hollow” interpreta il cavaliere senza testa. E Johnny Smith, l’insegnante della storia di King, legge ai suoi allievi, nella scena iniziale, un brano de.. "La leggenda di Sleepy Hollow"..
Molte trasposizioni delle opere di King sono state realizzate per la televisione. Si tratta in genere dei suoi romanzi fiume, quelli che non sarebbe stato possibile condensare nei normali tempi cinematografici.. esempi ne sono: "It", "L'ombra dello scorpione", "The dome" e, in via di realizzazione da parte di Ron Howard, la serie de "La torre nera", che è recentemente uscita anche in una riuscita ed originale versione a fumetti. King ha scritto anche numerose sceneggiature, e ama sperimentare. Nel caso di "La storia di Ellen Rimbauer, la mia vita a Rose Red", è stata compiuta un'operazione inversa.. prima è stata scritta la sceneggiatura delle miniserie tv, e successivamente è uscito il libro contenente il prequel della storia, firmato da Ridley Pearson, dietro il quale, secondo molti, si cela in realtà King stesso. Lo scrittore del resto ha scritto ben sei libri sotto il nome di Richard Bachman ("La lunga marcia", "Ossessione", "Uscita per l'inferno", "L'uomo in fuga", "L'occhio del male", "Blaze"), e vari racconti con altri pseudonimi. Bachman rappresenta un po' la sua.. metà oscura, il mr Hide usato per scrivere qualcosa di diverso senza doversi giustificare, per sentirsi completamente libero, persino da se stesso.. Si tratta di libri non di genere, difficili da inquadrare, più cinici e disincantati di quelli che scrive abitualmente. Così ne parla l'autore stesso:

 "Credo di averlo fatto per raffreddare un po' l'atmosfera, per fare qualcosa nelle vesti di qualcuno che non fosse Stephen King. Credo che tutti i romanzieri siano incorreggi­bili mistificatori ed è stato divertente essere qualcun altro per un po', nel mio caso Richard Bachman. Il quale non ha mancato di crearsi una personalità e una storia con cui sor­reggere la falsa foto dell'autore sulla quarta di copertina di L'occhio del male e la falsa moglie (Claudia Inez Bachman) al quale il libro è dedicato..".. "Esiste uno stigma collegato all'idea dello pseudonimo. Non era così in passato. C'è stato un tempo in cui scrivere romanzi era considerato più un vizio che una professione, e lo pseudonimo era un modo che poteva apparire perfettamente naturale e rispetta­bile con cui proteggere se stessi (e i propri parenti) dall'im­barazzo. Con il crescere della considerazione per l'arte del romanzare, le cose sono cambiate. Da una parte i critici e dall'altra, in generale, i lettori, cominciarono a guardare con sospetto il lavoro svolto da uomini e donne che sceglie­vano di tenere nascosta la loro identità. Se fosse roba buo­na, era all'incirca l'opinione generale, sebbene taciuta, ci avrebbe messo sopra il suo nome vero. Se ha mentito sul suo nome, il libro dev'essere un pacco peggio che postale..".
 E per questo motivo, con la complicità degli editori, scelse di far uscire sottotono le opere di Bachman, come tascabili da esporre nei supermercati e negli aereoporti.. per stare a vedere come sarebbero stati accolti.. "se", sarebbero stati accolti.. E bisogna dire che nonostante il voluto basso profilo, i libri vendettero bene, soprattutto "L'occhio del male" l'ultimo scritto prima che l'"inganno" venisse allo scoperto.. King si era divertito a creare al suo alter ego una storia e una personalità, ovviamente un po' disturbate.. Richard, detto Dicky, scriveva di notte perchè durante il giorno lavorava nella sua fattoria di piccola-media dimensione, era sposato con Claudia Inez e avevano un unico figlio morto annegato in un pozzo all'età di 6 anni. Il povero Bachman non era certo un tipo fortunato.. fu persino affetto da un tumore alla base del cervello, rimosso però con successo; era un tipo asociale, non rilasciava mai interviste e comunicava solo per posta.. Bachman iniziava ad assumere spessore e consistenza, a somigliare un pochino al George Stark che avrebbe perseguitato Thad Beaumont ne "La metà oscura".. Era pertanto tempo di farlo scomparire, e dunque nel 1985 la sua vera identità divenne di dominio pubblico, il suo personaggio omaggiato nel fortunato e catartico romanzo, scritto qualche anno dopo.. e i suoi libri, ripubblicati col nome di King, diventarono altrettanti best seller..
King apprezza i nuovi mezzi espressivi, e ama sperimentare.. appassionato lettore, dagli anni '80 ha affiancato alla lettura tradizionale l'ascolto degli audiolibri; nel 1999 pubblica la sceneggiatura de "La tempesta del secolo", lasciandola immutata, senza trasformarla in racconto, corredata dalla cassetta con l'omonimo film televisivo. Ha fatto poi uscire due racconti lunghi su Internet, uno a puntate, "The plant", l'altro, "Riding the bullet", poi integrato nella raccolta "Tutto è fatidico". Recentissima, è l'uscita in E-book del suo ultimo lavoro, "Miglio 81"..

 King ha ripetuto in più occasioni di considerarsi molto fortunato, ad aver potuto fare della sua passione artistica una professione, e di sedersi ogni volta alla scrivania con una sorta di fanciullesca aspettativa, di continuare, anche dopo anni e anni, a divertirsi scrivendo. Nonostante questo, applica allo scrivere una severa disciplina.. ogni giorno, dedica l'intera mattinata al proseguimento dell'opera che ha in corso, senza eccezioni. In "On writing", il saggio realizzato sul mestiere di scrittore, afferma di aver mentito, dichiarando in alcune interviste di fare vacanza il 4 luglio e nel giorno del suo compleanno, per non sembrare uno stakanovista ossessivo.. in realtà, in nessun giorno dell'anno evita di prendere la penna in mano, ma questo non è un sacrificio, fa parte del suo modo di essere, e dal momento che non utilizza schemi d'intreccio o canovacci della storia, evita che l'idea di base possa sbiadire, se non addirittura appassire del tutto.. Oltre a questo, continua a seguire personalmente l'enorme mole di corrispondenza ricevuta, sostiene che molte lettere, soprattutto quelle dei detrattori e degli psicopatici, siano un ottimo spunto per i suoi libri. Collabora inoltre con riviste e reti televisive, tiene corsi di scrittura creativa, e.. legge moltissimo, di tutto, il vero ed unico segreto, secondo lui, per affinare il talento naturale, correggere con naturalezza gli errori stilistici, e saper fare autocritica riguardo alla propria produzione.

Un successo così duraturo, non può essere spiegato soltanto col favore da parte del pubblico verso storie accattivanti. Negli anni, il mondo letterario ha dovuto ammettere l'ovvio.. King ha successo, semplicemente perchè è bravo, perchè possiede una marcia in più, una rara capacità empatica ed evocativa che spesso mancano anche in scrittori di non discussa grandezza. Le critiche più tenaci, non potendolo accusare di essere incapace, amano allora etichettarlo come scrittore "di genere", come ad intendere che se si decidesse a cambiare, a.. fare sul serio, potrebbe ottenere risultati superiori, anche entrare nell'olimpo dei grandi. Inutile dire che non è affatto così, tanto quanto sarebbe assurdo definire "di genere" un autore come Edgar Allan Poe, il quale ebbe tuttavia gli stessi problemi con la critica, ai suoi tempi.. King potrebbe scrivere quello che vuole, e l'ha fatto in più di un'occasione, accantonando il fantastico.. a parte molti racconti, e diversi libri scritti da Bachman, basta su tutti ricordare il bellissimo "Stagioni diverse", senza perdere una virgola in efficacia e tensione letteraria.. Tuttavia, il modo in cui uno scrittore si esprime, i temi trattati, non dipendono da una scelta fatta a tavolino.. egli proietta nella sua opera tutto se stesso, il suo inconscio, quello che ama e quello che odia, il mondo che osserva, e la sua visione di esso. Così ne parla King:
Quando mi chiedono perchè ho deciso di scrivere il genere di cose che scrivo, penso sempre che la domanda sia più rivelatrice di qualsiasi mia risposta. Nascosto nelle sue pieghe, come il cuore di una caramella, è l'assunto per il quale è lo scrittore a controllare la materia e non viceversa. A questo proposito Kirby McCauley, il mio primo vero agente, soleva citare lo scrittore di fantascienza Alfred Bester: “Il libro è il mio padrone”, diceva Alfie in un tono che metteva la parola fine all'argomento”.. “Rispetto al genere, mi sembra sia giusto presumere che si scriva di ciò che si ama leggere. Io ho avuto una precoce cotta per i fumetti dell'orrore, fino a stufarmi. Ma li ho amati davvero, come ho amato film dell'orrore come “Ho sposato un mostro venuto dallo spazio”, e il risultato sono stati racconti come “I was a teenage graverobber”. Ancora oggi non disdegno di scrivere versioni solo di poco più sofisticate di quel racconto; ho insito nell'animo un debole per la notte e la bara irrequieta, ecco tutto. Se disapprovate, io posso solo alzare le spalle. Sono fatto così.”.. (cfr “On writing”)
Inoltre, sempre per usare le parole dell'autore:
"Per mia fortuna, e credetemi se dico che ho vissuto una vita estremamente fortunata, e per più di un verso, la mia opera era anche la mia gioia. Nella maggior parte dei casi quei racconti mi sballavano, mi procuravano un viaggio. Sgorgavano uno via l'altro, come i successi della stazione rock AM che, quando scrivevo, ascoltavo sempre nel locale lavanderia che era anche il mio studio.." (cfr "Al crepuscolo", Introduzione"
A parte questo, King possiede una rara sensibilità, una.. delicatezza, nel descrivere sentimenti ed emozioni, che spesso fanno dimenticare di trovarsi nel bel mezzo.. di un luogo infestato, o accerchiati da mostri sanguinari in agguato.. La potenza della descrizione trascende del tutto il genere, e assume valore a sè.. Tra le sue pagine, ho spesso trovato commoventi storie d'amicizia, e bellissime storie d'amore. Un esempio ne è "Willa", il racconto incipit della raccolta "Al crepuscolo", le cui immagini, perchè è davvero molto visivo, rimangono impresse nella memoria, indelebili.. trasmette appieno il significato di un amore profondo che sa trascendere tutto, e nell'assistere, leggendo, alla sequenza del ballo dei due amanti, proprio come se fosse un film, non ha nessuna importanza, davvero, se David e Willa siano vivi.. o morti..
".. Solo uno dei separè non era occupato per intero. Willa sedeva tutta sola nel suo vestitino a collo alto a fiori così fuori luogo tra Levi's, gonne di jeans e camicie con i bottoni di madreperla.. Lei non lo vide subito. Stava guardando quelli che ballavano. Era colorita in volto, con due profonde fossette agli angoli della bocca. Era totalmente sbagliata ma lui l'amò più che mai. Era Willa sulla soglia di un sorriso..".. "David pensava che sarebbero potuti finire in un posto migliore, ma nel complesso il 26 era passabile. Fino all'ora di chiusura c'era gente. E ci sarebbe sempre stata della musica..".. "Chiuse gli occhi e ballarono insieme nel locale vuoto. Ogni tanto erano nello specchio e quando svanivano c'era solo una canzone country in una sala vuota illuminata da una catena montuosa al neon.." 


Nonostante dalle sue opere osservi con sguardo critico la società americana, e non esiti a mostrarne i problemi, le ombre e le vistose contraddizioni, King ama il suo paese, e si fa portavoce dei suoi  ideali democratici, che da sempre condivide e supporta. Non rinnega certo il denaro, e tanto, guadagnato con la scrittura, tutt'altro, e vive in una dimora vittoriana di 28 stanze, originale e un po' kitch, che sembra uscita da uno dei suoi romanzi.. Ma è lontano anni luce dall'ambiente snob e salottiero dell'establishment letterario, può permettersi di dettare le sue regole e di scegliere i lavori da portare avanti senza sottostare a certe logiche, ed evita serate, talk show e riflettori. La sua è un'indole socievole ed aperta, ma più portata ad un'intima e allegra serata con la famiglia e gli amici, che a frequentare il bel mondo. L'America che descrive è quella spesso chiusa e ristretta della piccola provincia.. ma le sue descrizioni riescono comunque a trasmettere attraverso il particolare il senso d'insieme.. E al termine delle sue storie, attraverso i mille piccoli dettagli.. le autostrade sconfinate, i drugstore e i fastfood, le sigarette e le aspirine, ci si accorge di aver compiuto un viaggio, di avere ora un'idea dell'intimo cuore di questo paese vasto per eccellenza, dei suoi vizi e delle sue virtù..


King ha creato un non-luogo letterario, Derry, che ricorre in molti suoi romazi.. una Peyton Place oscura, archetipo del male che si infiltra nell'esistenza ordinaria, ma anche metafora del malessere sociale presente a tutti i livelli. E la Dallas descritta nell'ultimo suo fortunato romanzo, 22/11/1963, sembra quasi.. una Derry travestita. Fiumi d'inchiostro sono stati scritti su JFK, sulle circostanze e sulle ipotesi relative alla sua morte, e sull'epoca, sul contesto in cui essa è avvenuta. Libri accuratamente letti e metabolizzati dallo stesso King, per prepararsi all'epica rielaborazione da lui compiuta. Forse alcuni saranno più specifici ed accurati sugli aspetti politici.. ma nessuno di questi ha saputo ricreare in modo così convincente ed efficace l'atmosfera americana fine anni '50.. Se si vuole davvero "respirare" l'aria di quegli anni, odorosa di fumo e brillantina, vedere come si comportava la gente, com'era lo slang che parlava, cosa succedeva nelle case e nelle scuole, e osservare dal buco della serratura Lee Oswald e sua moglie Marina.. bisogna immergersi nelle pagine di questo libro. Questo è il punto di forza principale del romanzo, il viaggio nel tempo che l'autore non solo racconta, ma riesce a far compiere anche al lettore.. Oltre a ciò, lo descrivono bene le parole di Wu Ming, autore dell'efficacissima versione italiana, che prosegue così il felice connubio iniziato con la traduzione della raccolta di racconti "Notte buia, senza stelle"..
"22/11/63 è forse il romanzo più "filosofico" di King, e potrei anche togliere le virgolette. Stimola continuamente riflessioni sul tempo, sul corso della storia, su linearità e cicli, sul ricominciare da capo, sul nostro agire ed essere agiti, sul nostro essere soggetti costituiti che si pensano costituenti.. e viceversa, in una scorribanda schizofrenogena, tra teoria delle stringhe e allegorie profonde.."


 

Si può dire poi, che Stephen King diverte, perchè lui per primo, si diverte, e non soltanto a scrivere. Nonostante la vita non facile, le vicissitudini e i problemi, non ha mai abbandonato ottimismo e voglia di vivere. Amare profondamente la vita, vederne sempre il lato luminoso, proprio perchè messo in evidenza da quello oscuro, serve a tenere lontani i mostri.. E lui sa bene, che esistono.. spariscono solo in apparenza, quando arriva l'alba o si accende la luce.. si limitano a rintanarsi negli angoli, in attesa.. ed è impossibile sconfiggerli del tutto, perchè vivono dentro di noi. Si può però tenerli a bada, accettando i propri fantasmi e le proprie paure, sorridendone, quando si riesce, e per chi come lui possiede quel dono, toglierli dalla testa, e trasferirli su un foglio bianco.. Può servire anche divertirsi con gli amici, magari facendo musica insieme.. come fa King quando canta con il suo gruppo, i Rock Bottom Remainders, composto per intero da scrittori e giornalisti, tra cui Amy Tan, Greg Iles e Scott Turow..



"L'orrore é il rock'n'roll della fiction. L'uno e l'altro dividono lo stesso tipo di qualità estetiche. Hanno un sacco di energia, un ritmo definito e la tendenza a uscire dai margini".
King sembra avere sottoscritto in pieno questa tesi. "La radio, e, in particolare, la musica, mi rendevano reale come ragazzo. E' grazie a loro che ho scoperto la mia identità. Allunghi le mani e trovi qualcosa che ti appartiene ed é tuo. E' difficile da spiegare, ma é come un paio di scarpe che ti vanno bene. Il mio primo disco era una versione a 78 giri di "Hound Dog", di Elvis Presley. Da quel momento in poi sapevo quello che volevo e volevo tutto quello che potevo avere".
Lo spirito e la musica degli anni Cinquanta e Sessanta pervadono, dunque, gran parte della scrittura di King. In molte pagine de Il corpo, per esempio, la short novel diventata anche un film con il titolo di Stand by Me, coprotagonista del racconto diventa la radiolina che, nel rifugio dei quattro ragazzi protagonisti, trasmette in continuazione i successi del momento. Quei brani trasmessi alla radio sono gli stessi che accompagnavano i pomeriggi d'estate di King, da solo o con gli amici, a casa o nel rifugio costruito sull'albero prediletto. E' quindi naturale che King le immetta sotto forma di citazioni. Il rock'n'roll risorge in Christine, Plymouth Fury, "posseduta" che a sua volta "possiede" l'anima di un teen-ager imbranato e infelice che é alla ricerca di un'impossibile redenzione o emancipazione personale (sembrerà strano ma l'attore che impersonava Arnie nel film di Carpenter tratto dal romanzo, Keith Gordon, aveva l'aspetto di Buddy Holly... Una coincidenza?). In L'ombra dello scorpione la lancetta del tempo si é spostata in avanti, intorno ai primi anni '70. Randall Flagg è il diavolo, uscito direttamente dallo spartito di Sympathy for the Devil dei Rolling Stones. Quegli stessi che celebrarono, in modo metaforico, la fine della generazione e del sogno di Woodstock con il festival di Altamont, nel 1969, e con la tragedia dello spettatore assassinato dal servizio d'ordine degli Hell's Angels californiani . Il sogno già incrinato ora si trasforma in un vero e proprio incubo incarnato nella figura di Flagg, che vaga per le strade d'America a portare il seme dell'apocalisse, usando le armi dell'inganno e dell'artifizio, della seduzione e della menzogna. Ed é proprio in L'ombra dello scorpione che uno dei personaggi protagonisti dà voce all'autore quando esclama: "Sicuro, gli anni '60, quelli sì che erano bei tempi: i figli dei fiori, 'facciamo pulizia con Eugene McCarthy'. Ridatemi gli anni Sessanta e gli Ottanta ficcateveli dove dico io". In questo romanzo (ma anche in un romanzo firmato con il celebre pseudonimo di Richard Bachman, "L'occhio del male") King utilizza anche uno dei cardini della cultura rock degli anni '70: il viaggio inteso come fonte di esperienza, di arricchimento interiore, spirituale. Come se volesse rendere ancora più chiari i suoi intenti, King infila nel corpo del testo citazioni in abbondanza, che coprono un arco di tempo che va dalla fine degli anni Cinquanta agli inizi degli anni '80. Il romanzo inizia con la citazione di un verso di Don't Fear the Reaper dei Blue Oyster Cult, che bene introduce il lettore all'apocalisse imminente che lo attende nelle pagine successive. Ma nel libro vengono citate anche canzoni di Bruce Springsteen, Bob Dylan, Buddy Holly, Chuck Berry, Simon & Garfunkel, i Drifters, i Creedence Clearwater Revival. King ama citare come suoi ascolti preferiti gli AC/DC (di cui usò molte canzoni per la colonna sonora del suo "Brivido"); i Ramones, il rock'n' roll anni Cinquanta, alcuni gruppi heavy metal, Bob Dylan, Neil Young, Bruce Springsteen, i Green on Red, Tom Waits. D'altra parte sono tantissimi i musicisti rock che amano King: basti pensare a Scott Ian, chitarrista degli Anthrax, che colleziona tutte le prime edizioni delle sue opere e che compone brani tratti espressamente da racconti e romanzi kinghiani.

 
Questa colonna sonora è stata compilata seguendo le canzoni che Stephen King cita nel suo romanzo “22/11/’63”. Tutte le canzoni di questa playlist sono parte della trama, ad eccezione della prima (di Jello Biafra e Mojo Nixon), che parla della nostalgia per l'età aurea (che non è mai esistita) degli anni cinquanta e che funziona benissimo da introduzione ad alcuni dei temi del libro. Inoltre sono presenti i Ramones con Pet Sematary (title track composta proprio per "Cimitero vivente") e  Sheena is a Punk Rocker, più alcuni dei gruppi sopra citati.
Buona lettura e buon ascolto





(by FataMorgana)