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21/09/16

Marc Lewis: Perchè la dipendenza non è una malattia

Che cosa, esattamente, è la dipendenza? La comunità scientifica - tra cui medici, psichiatri e assistenti sociali - ha una risposta molto chiara: E' una malattia, e dobbiamo affrontarla non diversamente da come ci avviciniamo alle malattie cardiache o al cancro. E' l'American Society of Addiction Medicine a rendere esplicita la definizione.
Marc Lewis è un neuro scienziato che ha pubblicato un nuovo libro, The Biology of Desire: Why Addiction Is Not a Disease (Perché la dipendenza non è una malattia), ed è uno che non solo ha capito la materia di cui è composto il cervello - molecole, membrane, sangue, e elettricità - ma anche le persone dentro cui questo s'incarna.
Dove la maggior parte dei neuroscienziati respinge la vita interiore come sconclusionata e incommensurabile, Lewis non lo fa. Lui è totalmente interessato ed affascinato dall'esperienza vissuta dei tossicodipendenti.
Andremo a vedere le sue brillanti idee e le sue argomentazioni contro la teoria della dipendenza come malattia e l'importanza degli obiettivi e dei tempi, degli esseri umani e alcune loro storie.
Perché è da decenni che la professione medica ha ampiamente trattato la dipendenza come una malattia cronica del cervello. Il National Institute on Drug Abuse, che fa capo al governo degli Stati Uniti ha sempre considerato e caratterizzato i tossicodipendenti come persone compulsive in cerca di droga e che continuano l'assunzione di farmaci nonostante siano consapevoli delle conseguenze dannose e indesiderate.

"E 'considerata una malattia del cervello", l'istituto dice, "perché i farmaci cambiano il cervello; cambiano la sua struttura e il suo funzionamento. "

'Nessuno inizia con un ago nel braccio.'

08/04/16

Narcos: l'ascesa di Pablo Escobar e del Cartello di Medellin. Spettacolo assicurato, su Netflix,

Coinvolgente, violento, audace, e brutale. Lo spettacolo è assicurato con Narcos, il dramma basato sulla vita e le imprese di Pablo Escobar, signore della droga colombiano, la cui audacia forse non è mai stata eguagliata. La brutalità è implacabile, ma coerente e autentica, per la vita che questi uomini hanno vissuto. Pablo Escobar ha ispirato più di una dozzina di rappresentazioni sullo schermo, dal fantastico documentario "The Two Escobars” fino a Escobar: Paradise Lost", interpretato da Benicio del Toro. Sicuramente un soggetto immensamente affascinante, tanto che Netflix, la piattaforma statunitense di streaming online on demand, nata nel 1997 e accessibile tramite un apposito abbonamento, ha investito molti soldi in una prima serie che dispone di 10 puntate, per raccontare una delle più affascinanti e drammatiche storie di vita criminale mai vissute. Nonostante una pesante dipendenza da sottotitoli, Narcos ha anche abbastanza materiale per produrre diverse stagioni televisive. Certo, avere una conoscenza minima di questo periodo della storia colombiana sarebbe d’aiuto, per questo viaggio negli orrori del traffico di stupefacenti negli anni '80. Per questo, la contestazione che tanti hanno fatto per la voce fuori campo dell’agente della Dea americana Steve Murphy (l’attore Boyd Holbrook) che ci introduce agli avvenimenti più importanti del racconto risulta debole: molti non conoscono la storia delle guerre di droga, quindi è utile avere qualcuno che ci spieghi come gli americani si resero conto dell’enorme potenziale economico della cocaina e della minaccia sociale che incombeva su tutto il paese a causa di questa potente droga. E’ vero che spesso gli sceneggiatori fanno dire a Murphy autentiche baggianate, spesso ribadendo qualcosa che è stato appena detto e che un narratore onnisciente che tutto vede e sente non ha molto senso. Tant’è. Non ci sono vinti né vincitori in questa scoppiettante e dissacrante serie tv perchè se da una parte siamo coinvolti sentimentalmente nella crociata di Murphy, dall’altra siamo sedotti dal fascino e dall’acume di Pablo Escobar.

Luis Guzmán / José R. Gacha
Più che una serie tv, una docu-fiction, un racconto crudo, violento "Narcos" offre un esame critico di una fetta di storia che ci illumina sul fatto che non solo il governo, ma anche la popolazione americana in generale era complice con il commercio illegale di cocaina, dopo tutto, alimentato direttamente proprio dalla domanda americana. Narcos offre la verità dietro la finzione, nel bene e nel male. Qui sta la sua brillantezza e la grande innovazione, perché grazie ad un grande bagaglio culturale, la serie ha potuto costruite un impianto narrativo unico nel suo genere che mixa realtà e finzione senza mai cadere in assurdi cliché. Pablo Escobar era incredibilmente un uomo di successo, il racconto indulge sul consenso popolare che aveva, distribuendo ricchezza ai poveri, impegnandosi in opere sociali a favore dei più deboli, anche in contrasto con gli altri cartelli della droga, ma era incredibilmente spietato. Fece quello che nessun altro avrebbe fatto, con le bombe agli angoli delle strade, assassinando i politici, rapimenti con ostaggi importanti, sacrificando bambini. Escobar riuscì a sobillare i fondamenti stessi della governance in Colombia, comprando con i soldi chiunque, e quelli che non riusciva a comprare venivano eliminati, rapiti o uccisi. C'è stato un punto in cui la logica ha cessato di svolgere un ruolo nella sua violenza, ma quel punto è arrivata in ritardo nella sua carriera. La storia si attacca ai fatti, ed è un bello spettacolo in cui gli uomini cattivi fanno cose cattive e i buoni si fanno male. José Padilha narratore altamente visivo e conflittuale, si rivela immensamente talentuoso nella regia, dopo alcune prove brillanti come Troupa D’elite e il suo seguito, e "Bus 174". Mentre Wagner Moura, star brasiliana e attore feticcio di Padilha si immerge completamente nella parte di Escobar, e fornisce una delle migliori interpretazioni, una scelta perfetta per ritrarre l'uomo, il mito e la leggenda, tutto in uno, e che dispiega tutto il suo potenziale per trasformare il suo personaggio in un classico antieroe della TV.  Per il resto, un grande cast internazionale con recitazioni a tutto tondo. Grande la prova di Luis Guzman, attore caratterista portoricano veterano di tanti film, nella parte di José Rodríguez Gacha, uno dei personaggi più importanti nell’ impero di Escobar e del cartello di Medellin. Nessuno poteva interpretare uno scagnozzo squallido e spietato nel modo migliore. Narcos ci è piaciuto e consigliamo a tutti di vederlo: coinvolgente, violento, audace, e brutale come pochi, ne vale veramente la pena. Bellissima e fondamentale la colonna sonora, a partire dalla sigla iniziale, Tuyo , interpretata magistralmente da Rodrigo Amarante.
Su Netflix, o in Streaming e Download su CineBlog.






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30/01/16

I Jefferson Airplane ti amano, dal tetto

Un grande saluto e un abbraccio. Paul Kantner ci ha lasciato pochi giorni fa, il  28 gennaio 2016, nella sua amata San Francisco. Era nato nel 1941 ed è stato  fondatore e chitarrista dei Jefferson Airplane. Uomo dai grandi ideali e esploratore galattico della mente, ha  cambiato il rock , e in definitiva, ha contibuito alla crescita spirituale dell'intero pianeta..
 


Di sicuro l’estate dell’amore (summer of love) mantenne le promesse. Dopo 1967 anni, l’età delle tenebre era sul punto di terminare. Stava nascendo una nuova Terra, capace di riunire individuo e l'Universo, di armonizzare teosoficamente i destini comuni degli uomini in una prospettiva di bene fraterno...

L’Eden era San Francisco: i negozi alternativi fungevano da chiese profane, la stampa underground era la nuova Bibbia, il gospel, come sempre, si stendeva sulla musica. Per tradizione, la citta della Baia era sempre stata aperta a un gioioso carnevale di stili, ben distante dai sentieri commercialmente battuti. ll jazz e il folk avevano largo seguito ma, eccezion fatta per occasionali apparizioni di artisti locali, la presenza di San Francisco nelle classifiche nazionali si limitava a Tony Bennett, romantico cantore di << funivie stellari >>. Gli artisti di rock muovevano qua e là, senza coesione; quando qualcuno fece capolino (cosi i Beau Brummels di Laugh Laugh e Just A Little, nel 1965) più che stile cittadino vero e proprio si poteva parlare di pure coincidenze. Il <<partito della riscossa» non perse tempo, ispirato dalla << novità elettrica >> di Dylan, dalle rispettabili proposte di Beatles e Stones, dalla esperienza piu facilmente riscontrabile di pionieri come Byrds e Lovin’ Spoonful. Gli Spoonful, in special modo, riuscirono ad aprire gli occhi ai giovani della città, quando visitarono la Baia nei giorni caldi di Do You Believe In Magic. In primavera, i Jefferson Airplane (che avevano preso la sigla da un ipotetico cantante di blues, Blind Thomas Jefferson Airplane) seppero diventare in breve i portavoce piu tipici del rock cittadino. Gli adesivi, i "bottoni" che li propagandavano recavano la scritta << I Jefferson Airplane ti amano >>, eco nell’atmosfera che animava San Francisco, luogo d’inatteso nirvana. I Trips Festival avevano riscoperto il ballo, inserito nella dimensione di piu esperienze artistiche, Bill Graham (con il Fillmore) e quelli della Family Dog (con l’Avalon) avevano plasmato l`intuizione, dandogli precisa struttura; le nuove <<feste danzanti» divennero luogo creativo dove tutto poteva accadere e dove spesso tutto accadeva. Il "libero sballo"  (perdersi completamente nelle luci stroboscopiche, nell’esperienza dell’acido) divenne un nuovo stile di vita mentre musicisti di ogni tendenza prestavano orecchio al canto delle nuove sirene, come se da tempo l’attendessero. Grateful Dead, Quicksilver Messenger Service, Mystery Trend, Big Brother and the Holding Company elaborarono le prime improvvisazioni che poi avrebbero fatto scuola. Grace Slick; già nota come cantante della Great Society, portò con sé due canzoni del suo repertorio classico, Somebody To Love e White Rabbit...

Surrealislic Pillow mise in rilievo proprio il proverbio di White Rabbit (“Nutri la tua testa”) sull’onda di Somebody To Love. Il gruppo si caricava sulle spalle sogni e speranze di una intera generazione, portando alla ribalta d’America i rappresentanti di San Francisco; lo stesso effetto sortirono i manifesti di Wes Wilson, il primo Be-In (gennaio 1967) e il Pop Festival di Monterey. All’interno degli Airplane nessuno accettava volentieri un ruolo marginale. Cosi, la presenza di Grace Slick si fece sempre più rilevante, l’importanza di Grace aumentò ancor più dopo un paio di dischi di successo, finendo col logorare la compattezza del complesso, rendendo incerta la sua evoluzione. Mentre all‘Haight Ashbury ci si sforzava di contenere l’<< esplosione demografica >> di quell’estate (la massiccia immigrazione da ogni parte d’America minacciava la fragile struttura della comunita), gli Airplane lottavano per coprire l’intera gamma dei desideri' della nuova generazione. Ferita nell’intimo, la << bella gente» della Baia dichiarò precipitosamente <<la morte dell’hippie>>, due mesi dopo la fatidica estate; una volta messo in moto il meccanismo, non ci si fermo più.


Paul e Grace
Il Sistema, anziché crollare sotto l’assedio dei beniamini dell`amore, irrigidi la sua resistenza, vincendo brutalmente con il trionfo delle droghe pesanti e della criminalita; la nuova generazione intese finalmente che non si poteva liquidare tanto facilmente il fardello della storia pretendendo magari che non esistesse. Per gli Airplane e il resto della scena` di San Francisco la lezione s’imponeva in questi termini; volenti o nolenti, i nuovi complessi dovevano continuare ad aflidarsi all’industria musicale se volevano portare la propria musica alle orecchie dell’intera nazione. Molti artisti si tennero fuori dal compromesso, per quanto possibile, allestendosi <<feste alternative », schierandosi dalla parte della gente, scoprendo infine che ogni soluzione era un ' rischio' legato ai mutevoli umori del pubblico. I << Tre giorni d’amore, di pace e di musica >> di Woodstock potevano facilmente diventare l’Orrido Carnevale di Altamont.
<<Avevamo tutto quello che ci serviva, stimolanti artificiali compresi», ricorda il chitarrista Jorma Kaukonen. Gli Airplane ebbero il pregio di capire tutto ciò; spartendosi tra Yin e Yang, comparvero in tutte e due le manifestazioni.

Nell’ottobre del 1967 per le strade di Haight Ashbury era stato gia celebrato il funerale dell’hippie: l’estate dell’amore era finita, il 1968 è l’anno della contestazione, e in Crown Of Creation gli acidi e la cultura psichedelica si fanno strumento politico. In copertina c’e l'esplosione atomica con loro dentro, intorno la guerra del Vietnam e leader neri (Martin Luther King) e bianchi`(Robert Kennedy) assassinati. Un presidente che se ne va (Lyndon ]ohnson), e uno che viene (Richard Nixon). La Convention democratica che finisce nei disordini trasmessi alla TV. Grace Slick canta in televisionc Crown Of Creation col pugno guantato di nero delle Black Panthers sollevato come i velocisti di colore statunitensi Tommie Smith Clohn Carlos, vincitori delle Olimpiadi di Citta del Messieo.
Il 1969 di Volunteers.
<Siamo tutti fuorilegge agli occhi dell’America. Per sopravvivere noi rubiamo, imbrogliamo, inganniamo, falsifichiamo, imboschiamo e traffichiamo / Siamo osceni, senza legge, orrendi, pericolosi, sporchi, violenti e giovani>, We Can Be Together. <La nostra vita è troppo bella per lasciarla morire [...] Tutta la vostra proprietà privata è un bersaglio per i vostri nemici / e i vostri nemici siamo noi / Noi siamo le forze del caos e dell’anarchia. Tutto ciò di male che dicono di noi, lo siamo e siamo molto fieri di noi stessi>.

Più che di uno scioglimento, si trattò d’uno smantellamento.
I pezzi di Crown of Creation e di Volunteers vennero divisi tra le varie fazioni all’interno del complesso; tutto ciò portò inevitabilmente a scelte solistiche, anche se Bless Its Pointed Little Head, primo disco dal vivo, dimostrò che gli Airplane avevano ancora la forza di vincere molti rivali.
L’aeroplano Jefferson si era trasformato in un’astronave. Il viaggio nel cielo psichedelico era ormai finito. Alla fine ce n’era uno nella galassia delle chart dell’easy listening da FM. Anche se Grace Slick continuava forte con le sue droghe sformando piano piano il bel corpo che esibiva qualche anno prima denudandosi il seno in alcuni live. Il seno ora cadeva come il suo sex appeal da diva ex hippie e tossica.

<Una pillola ti fa diventare più largo, e una pillola ti rimpicciolisce. E quelle che ti da tua madre non hanno alcun effetto. Prova a chiederlo ad Alice, quando è alta dieci piedi>, (White Rabbit)
Grace era diventata una star tossica, arresa a una rivoluzione a cui era ormai inutile credere. Grace e Paul, a sigla Paul Kantner-Grace Slick, pubblicano Sun Hughter, il ritorno sulla terra ha il sapore rancido della chimica in fondo alla gola: <Madre Terra, i tuoi figli sono qui lacerati da cocaina ed eroina>, recita Earth Mother. E Diana 2:
<Ricordatevi quelli che conoscevate / ricordate come danzavamo e ricordate quel che cantavamo in America molti, anni fa> .

Nel 1971 per poco Grace non rimane uccisa in un terribile incidente stradale, schiantandosi addosso a un muro in un tunnel vicino al Golden Gate Bridge a San Francisco. L'aeroplano Jefferson ha il motore in avaria. Nel 1974 partirà il razzo Jefferson Starship. Una navicella musicale da classifica lontana anni luce dall’aereoplano. Grace, sempre più in preda alle droghe, discenderà dall’astronave a fine anni Settanta. Rientrerà in seguito, alternandosi a discutibili prove soliste, si sposerà un ragazzino poco piu che ventenne, il suo tecnico delle luci Skip Johnson, e la polizia la fermerà con la roba addosso. Le era già successo, a una festa della compagna d’università figlia di Richard Nixon, durante la presidenza del padre. Nel 1987, decide di lasciare del tutto quel mondo e la band, che ormai ha perso per strada la sigla Jefferson, per ritirarsi e dedicarsi alla pittura (quadri dipinti in poco tempo di solito ubriaca venduti a qualche migliaio di dollari) e alle sue memorie intitolate Somebody To Love. ll tempo di un breve ritorno di fiamma nel 1989 con la Slick, Kantner, Balin, Kaukonen e Gasady che riaccendono il motore dell’aereo Jefferson per l’episodio di un disco intitolato Jefferson Airplane, e basta. Quello che ci sarà dopo, chiamato Jefferson Starship: The Next Generation o Jefferson Starship-TNG (per non parlare dell’altro progetto Starship Featuring Mickey Thomas) era roba che non volava. Alla fine non rimane che il ricordo di una breve trasvolata di un manipolo di piloti della psichedelia a segnare con la sua scia indlelebile il cielo dei sogni rock. Passando davanti al 2400 di Fulton Street, forse non lo riconoscerebbero neanche più, quell’edificio in stile vittoriano. La facciata oggi èstata ridipinta di diverso colore. Quello del coniglio...

Jefferson Airplane - (1967) - Surrealistic Pillow (Gold Collector's Edition) [FLAC]

Durante la sua fase marxista / maoista, il regista francese Jean-Luc Godard si recò a New York per filmare i Jefferson Airplane che (giustamente..) considerava come esempi dell'avanguardia rivoluzionaria americana, e che suonavano sul tetto di un edificio a Midtown, Manhattan. L'esibizione, priva di permessi delle autorità, si svolse la mattina del 7 dicembre 1968.

L'evento fu organizzato per il progetto di di Godard, One American Movie. Il film vide anche la partecipazione del leader delle Black Panthers Eldridge Cleaver, Rip Torn, LeRoi Jones e Tom Hayden e di rendere in generale un quadro sulla nuova sinistra rivoluzionaria americana. Quando Godard finì per abbandonare il progetto, il film fu montato come One PM da D.A.Pennebaker, nel 1972.

I Jefferson suonano una lunga, quasi minacciosa versione di "House at Pooneil Corner": si può vedere lo stesso Godard nei primi secondi, sventolare da lontano la fotocamera . Ora, ci meravigliamo, e ci chiediamo da dove Paul McCartney ebbe la grande idea per il concerto sul tetto di Let It Be dei Beatles...






30/10/15

La ragazza di tutti: Janis Joplin e l’eterno suggello sui sogni dell’età psichedelica

In occasione del film presentato alla 72 esima Mostra del Cinema di Venezia, un post, un piccolo special dedicato alla grande Janis Joplin, che con la propria voce e la propria musica ha segnato un'epoca. 8 anni di lavorazione, tanto ha impiegato Amy Berg, per realizzare  Janis, doc agiografico intimo, inedito, toccante e malinconico ritratto dell' indimenticata Janis Joplin,  mentre da tempo è  in cantiere ad Hollywood il biopic ufficiale (che dovrebbe vedere Amy Adams possibile protagonista).

ll Landmark Hotel a Hollywood era conosciuto come l’albergo dei drogati: “La miniera d’oro” degli spacciatori spinti li dalla polizia di Beverly Hills per tenere pulita la zona dei suoi facoltosi residenti. ln Franklin Avenue Janis Joplin aveva preso alloggio, durante le session di Pearl, proprio per farsi d’eroina dopo tre mesi d’astinenza. Aveva deciso di smettere con la droga, ma adesso ne aveva bisogno per superare l’angoscia dell’ennesimo amore infelice con un uomo, Seth Morgan, Seth il bugiardo, che la usava come tutti gli altri..

<<Quando canto è come un orgasmo, capite cosa voglio dire?>>
Sul palco del Monterey Festival e poi di Woodstock, con tutti quei ragazzi sotto, Janis faceva l’amore. Solo che dopo il concerto tutti avrebbero dormito insieme nella stagione dell’amore, mentre lei era sola. <<Faccio l’amore con cinquantamila persone e dopo sono sola a casa o da sola in una stanza di hotel>>, dichiarò in un’intervista. Sola, con l’eroina e l’alcol per provare un altro orgasmo. L’eroina e l’alcol non la giudicavano. Non le dicevano che era brutta, Janis si concedeva a essi come a chiunque le desse un minimo d’attenzione.

Proprio da Monterey emersero 2 musicisti fino ad allora misconosciuti. Divennero non solo superstars della nuova musica ma simboli capaci di incarnare le aspirazioni della generazione psichedelica. Janis Joplin e Jimi Hendrix furono la testimonianza vivente della << filosofia acida» dei tardi anni ’60, ideologia dell’impossibile ottimismo che credeva in un ritorno alle origini, ai campi di un’età senza problemi e ipotizzava utopie future/presenti capaci di vincere definitivamenle l’alienazione, l’apatia, il materialismo del mondo con la semplice forza del sogno e del desiderio. Jimi e Janis parvero provvisti della magia necessaria per esaudire quella profezia; Hendrix irradiava segnali interstellari con il suo strumento supersonico, Janis, coi piedi saldamente ancorati al terreno, mostrava semplice grinta rifacendosi non poco alla leggenda dei cantanti blues, delle regine del Mississippi.
Fra tutti i personaggi che quell’estate psichedelica suscitò d’incanto, Janis sembra ancor oggi la creatura piu fantastica e anche la piu vera. In lei c’era qualcosa di surreale, un’illuminazione paradisiaca, quasi; e forza travolgente, anche, come le innocenti, sensuali gigantesse nubili di Robert Crumb, che proprio a Janis si ispirò per i suoi fortunati fumetti. Janis fu la proiezione di un’incontenibile personalità; dopo la consacrazione al successo, divenne un ruolo sempre piu richiesto. I media vollero specularci, il pubblico si appassionò e alla fine Janis stessa fini col credere a quella recita, smaccata parodia dell’energia che davvero le vibrava in corpo.
L’illusione cosi creata era tanto perfetta che furono in molti a crederla una specie di creatura sboazata da Faulkner, prodotto genuino dell’esotico Sud agricolo che gia aveva generato gente della fatta di Howlin’ Wolf e Tennessee Williams. Ma alle spalle, a parte qualche sogno romantico, non c’era nulla che potesse sostenere il mitico ruolo che la donna era costretta a interpretare sulla scena rock.

“Prendi un altro piccolo pezzo del mio cuore, baby”. 
Chi mai poteva amare davvero la brutta ragazza texana di Porth Arthur? Era fuggita da quella cittadina petrolifera che la emarginava, con tutte quelle ragazzine belle coi loro boyfriend che giocavano a football e lei da sola da una parte, a inseguire il suo sogno di blues guidata dalle canzoni di Odetta e di Bessie Smith che ascoltava a casa in continuazione e che cantava con qualche amico beatnik.  Prima di tre flgli, nella fumosa, umida città petrolifera di Port Arthur, Texas, in un ambiente piccoloborghese di provincia simile a guello di'tanti coetanei, nell’America degli anni ’50. Janis cominciò a odiare tutto e lutti; tanto risentimento venne crudelmente ripagato con la stessa moneta al Campus dell’Università del Texas, dove gli studenti elessero Janis << l'uomo piu brutto della città universitaria >>. Un articolo della rivista “Time” che parlava di Jack Kerouac e dei <<nuovi degenerati pazzi di droga>> la convinse a farsi bearnik e a tagliare i ponti con il Texas, alla volta di San Francisco. Un amico che la incontro in quei giorni cosi la descrive:
<< Era una pazza freak, “sballata”, al limite delle forze nervose. Una di quelle che si vedono per strada con un’aureola lucente di sporco attorno agli occhi ».

Era fuggita per cercare l’amore attraverso la sua voce, Janis.

<<Ero pronta a buttarmi su qualsiasi cosa, e così ho fatto>>, disse. <<Ho fumato, leccato, inghiottito, iniettato e scopato>>. Ci sarebbero state le comuni hippie, l’amore per tutti, ma non per lei.

“Take another little piece of my heaff, baby”, però il suo cuore non lo voleva nessuno. “Break another little bit of my heart , now darling..

Droghe pesanti, come l’eroina. Tenta di disintossicarsi ma deve presto arrendersi a quest’unico piacere, l’unico che pare possibile per lei insieme alla musica per sentirsi davvero appagata: un cocktail di blues, alcol e droga con cui tira avanti, fino al ’66 quando il suo amico Chet Helms, patron dell’Avalon Ballroom una delle centrali della scena hippie della West Coast, colui che diceva <<Calati un acido e lascia che la gente si liberi», la chiama a San Francisco per cantare nel suo locale e nella band di cui era diventato il manager, i Big Brother And The Holding Company. Con loro tutta la rabbia e l’insoddisfazione possono sfogarsi all’Avalon come al Fillmore West e davanti alle folle giunte all’istante per darle quel surrogato d’amore di cui vuole saturarsi.

L’accoppiata Big Brother/Janis (una banda di selvaggi dai capelli biondi e dallo stile spaziale e una cantante di blues << fatta in casa >>) era quasi troppo bella per essere vera; con Grateful Dead, Jefferson Airplane e Country Joe il complesso formo il nucleo della gerarchia hip di San Francisco. Da quel momento, la vita di Janis si mosse a velocità pazzesca; furono quattro rapidissimi anni ricchi come una vita, tragici e intensi come ogni vicenda blues che si rispetti. La festa del solstizio d’estate nel 1966 la vede splendida nella sua purezza, Janis canta blues dal fondo di un vecchio camion che fa da palco per il complesso; i capelli elettricamente mossi formano un triangolo attorno al viso, mentre numerosi monili pendono dalle braccia. A lunghi sorsi, tra una canzone e l’altra, la donna beve da una bottiglia di Southern Comfort; e canta, infiamma l’aria con vecchi blues, simile a un’appassionata, amorevole madre che mette semplici cantilene in bocca ai figli, persi con estasi e droga nell’onda di un sogno che vorrebbero eterno. La Janis di quei giorni era la figlia prediletta di San Francisco e in quell’annuncio di mondo nuovo incarnava ogni aspirazione, parlando paradossalmente il vecchio linguaggio della frustrazione blues. Fu dopo Monterey, culmine della vita del gruppo, che apparvero i primi segni di cedimento. I Big Brother accusarono di certe manie divistiche di Janis.

In effetti il piacere del successo la investe al festival di Monterey e in due album, il primo nel ’67 che porta il nome della band e Cheap Thrills del ’68 (che avrebbe dovuto intitolarsi Dope, Sex And Cheap Thrills, ma la Columbia, con cui il gruppo aveva appena firmato, e il suo nuovo manager, Albert Grossman, lo censurarono). La gloria è un attimo stordente che Janis affronta aumentando il consumo di bottiglie Southern Comfort e di droghe. Nei corridoi del rock business si sente ancora più brutta e la sua crescente richiesta d’amore è sempre più frustrata. Avrà storie infelici e difficili che finiscono tutte prima del tempo con musicisti del giro come Country Joe McDonald dei Country Joe and The Fish, che le dedicherà un brano, Janis, in I Feel Like I Fixin’ To Die nel 1967, ‘Kris Kristofferson, uno dei suoi ultimi amanti e sincero amico, del quale inciderà alla fine l’hit Me And' Bobby McGee, Bob Neuwirth, che le scriverà l’ultima canzone, Mercedes Benz, e il suo chitarrista Sam Andrews. A New York durante le registrazioni di Cheap`Thrills, passava le notti nei bar della Bowery a bere whisky e a cercare di portarsi a letto qualche ragazzo (e anche qualche ragazza - Me And Bobby McGee, all’inizio l’aveva messa al femminile dedicandola a una donna e, solo dopo le insistenze della casa discografica, la riporto al maschile. Col cantautore e scrittore canadese Leonard Cohen ha una relazione che si consuma velocemente in una stanza del Chelsea di New York City, che lui ricorderà in Chelsea Hotel # 2: 
“Ti ricordo bene al Chelsea Hotel /mi parlavi con coraggio e dolcezza muovendo il tuo capo sul mio sesso sopra un letto sfatto mentre le limousine aspettavano in strada / Quelli erano i motivi e quella era New York/ Lo stavamo facendo per i soldi e per la carne / E quello era ciò che gli operai della canzone chiamano amore. Ti ricordo bene al Chelsea Hotel, eri famosa e il tuo cuore era una leggenda / Mi hai detto che preferivi gli uomini belli, ma per me avresti fatto un’eccezione/ Stringesti il pugno [...l Oppressi dalle figure della bellezza [...] Siamo brutti ma abbiamo la musica/ Ti ricordo bene al Chelsea Hotel, questo è tutto e ormai non penso a te tanto spesso”.

Sono attimi che si dissolvono cosi, in un altro sole che entra nella camera con la sua luce rinnovata di solitudine e vuoto. <<Non è quello che non c’è a renderti infelice, ma quello che vorresti ci fosse>>, disse. Non si sente mai accettata e desiderata, per questo cerca di continuo e il confronto con le tante star che le stanno intorno è mortificante. Qualcuno racconta di una lite con Jim Morrison che le aveva fatto cenno di fargli un pompino e poi l’aveva rifiutata e lei gli si era rivoltata con la violenza di cui era capace. lnferocita. Ubriachi e drogati tutti e due. Lei gli aveva rotto una bottiglia in testa. Eppure Janis joplin era diventata una Sex symbol. Anche <<Vogue>> e <<Life>> le dedicano servizi fotografici. Il <<Village Voice» scrisse che era <<un sex symbol in una brutta confezione>>. E la brutta confezione sexy si riempie ancora di più instancabilmente dei velenosi amplessi compensativi.
Lascia i Big Brother And The Holding Company: qualcuno le disse che non erano alla sua altezza, che doveva scaricarli se voleva avere ancora più successo. Insicura, quando non era peggio, smaniosa di decidere per sé e per la propria musica, Janis alla fine si arrese ai piu brutti fantasmi; un anno e mezzo dopo Monterey, dopo un concerto alla Family Dog di San Francisco, il vecchio sodalizio si sciolse. Cheap Thrills, opera che ancor oggi sembra una delle migliori di quell’epoca, con i fumetti di Crumb in copertina, un gigantesco disegno di Jim Gurley che vaga per il deserto, i freaks del Fillmore, il marchio d’approvazione degli Hell’s Angels, tutto esprime alla perfezione quanto di appetitoso e contenuto poi tra le righe: Piece Of My Heart, Turtle Blues, Combination Of The Two, Ball And Chain. E' probabile che non fossero il miglior gruppo del globo, ma con Janis formavano una famiglia e la comunità hip non perdonà mai all’artista di averla distrutta. Nella loro ottica, non si accorgevano che la donna muoveva alla ricerca di uno sviluppo musicale.

Con la Kozmic Blues Band incide nel '69 I got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama! e si esibisce a Woodstock per cercare il suo più grande amplesso. Ma è un orgasmo mischiato a eroina, che non le fa sentire tutto fino in fondo. Se è vero che la formazione rimase sempre anonima, senza raggiunger mai compattezza, e vero anche che i nuovi musicisti erano gente di talento; il solo album inciso con la loro collaborazione, (I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Mama)  fruttò un 45 giri di grande successo, Try, l’incredibile Work Me Lord e un autoritratto patetico, venato di jazz, Little Girl Blue. Dopo un anno di convivenza artistica, Janis ruppe anche con il secondo gruppo e sparì nella giungla del Brasile, << con un beatnik grande come un orso », per riprendersi e smettere il vizio dell’eroina.
Non è più il piacere di prima. Le droghe, il`Southern Comfort e il gin e vodka, il successo, non gli danno ciò che vuole. Lo ha capito. Sfinita si ferma per darsi un po’ di tregua. Decide di smetterla con l’eroina, lo dice a sua sorella Laura. Adesso corre per le strade californiane con la sua Porsche Carrera dipinta a fiori colorati da Dave Richards più bella della Rolls Royce “zingaresca fuoriserie art-noveau limousine psichedelica” di John Lennon. E più veloce. Poi un giorno, Janis s’innamora di qualcuno che la ricambia come lei vuole. Almeno questo è quello che sente. Adesso avverte che Seth Morgan, conosciuto nel luglio del ’70, la ama davvero e vuole sposarla. Cambia gruppo, adesso con lei c’e la Full-Tilt Boogie Band con cui fa un giro di concerti e comincia a registrare nell’estate del ’7O le canzoni per il nuovo disco che si intitolerà Pearl (uscirà poi nel ’7l). Janis è felice, le session d’incisione dell’album vanno bene. Pearl era il suo soprannome, e in quel momento si sentiva proprio una perla: la più preziosa. La più bella. Perché lui l’amava, e lei, quindi, non poteva che essere la più bella. Ma c’era quell’ansia che la tallonava da tre settimane. La verità dall’ennesima bugia che la perseguitava e le frantumava il cuore. “Sono innamorata>>, disse un giorno al telefono a Myra Friedman con una voce strana. <<Ma lui mi ama? Dimmi che mi ami. Ma dimmelo davvero>>. Un ultimo buco, per sei mesi non aveva toccato l’eroina e quelle poche settimane in cui si era drogata non erano niente, poteva farselo.

Al Landmark Motor Hotel di Hollywood, la notte del 4 ottobre del 1970, si fece quella dose e usci dalla camera per scendere giù dal portiere a farsi cambiare cinque dollari per le sigarette. La sera dopo, verso le 19 e 30, john Byrne Cooke, il suo road manager mandato li da Paul Rothchild, il produttore del disco preoccupato perché Janis non si era fatta vedere in sala d’incisione, la trovò sul pavimento priva di vita col sangue che le era colato dalla bocca e dal naso per la caduta e con in mano ancora i quattro dollari e trenta cent del resto. Vince MitChell, corista in Pearl, disse invece d’averla trovata lui dopo che John Cooke aveva aperto la porta con la chiave presa alla reception dell’albergo. Comunque, entrambi erano troppo fatti per ricordare bene i dettagli. Solo di una cosa pero sembrava certo Mitchell: che quella notte .Janis non era sola nella stanza. Pareva che qualcuno, dopo la sua morte, avesse ripulito la camera dalla droga e fosse fuggito. Gli investigatori all’inizio pensarono a un omicidio ma quando il coroner della contea di Los Angeles, il dottor Noguchi, certificò il decesso, avvenuto verso l’una e quaranta per overdose d’eroina “incredibilmente pura”, l’inchiesta fu chiusa come “Morte accidentale”.
Janis mori in solitudine,  a ventisette anni; pochi mesi prima era morto Hendrix, soffocato dal suo stesso vomito, in un <<suicidio» da droga per molti versi simile. Con la sua scomparsa, scese l’eterno suggello del silenzio sui millenari sogni dell’età psichedelica.
In quel weekend altre otto persone furono uccise dalla stessa droga. Come se qualcuno volesse bonificare la zona. C’è una foto, scattata a San Francisco nel 1967 da Bob Seidemann, che ritrae Janis Joplin nuda con tante collanine che le arrivano fino a sotto l’ombelico. Il seno piccolo con i capezzoli che escono tra quelle collane e le mani, una con gli anelli e al polso i braccialetti a coprire il pube. Guarda l’obiettivo, seria, con i lunghi capelli chiari sciolti e pettinati. E’ bella. Molto bella…

Discografia:
Big Brother And The Holding Company, Big Brother And The Holding Company (1967);
Cheap Thrills (1968). 
Janis Joplin, I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama! (1969);
Pearl

Cheap Thrills.rar
Pearl (1971).



20/10/15

Un assalto sensoriale, implacabile: Requiem for a dream

Non sò se avete letto qualcosa di Hubert "Cubby" Selby jr, scrittore e sceneggiatore statunitense, qualcosa tipo "Ultima fermata Brooklyn", o The Demon, romanzi degli anni '70: schietto e diretto, ha scritto di portuali, senzatetto, delinquenti, sfruttatori, travestiti, prostitute, omosessuali, tossicodipendenti e in generale della povera comunità al margine della città, con cui aveva avuto a che fare mentre lavorava nella marina mercantile americana (come suo padre). Ammalatosi di tubercolosi, trovò rifugio nella letteratura, e nell'eroina come analgesico, per alleviare i postumi di varie operazioni ai polmoni.
I romanzi di Selby sono stati perseguiti per oscenità, vendita di materiale pornografico, istigazione alla violenza e all'omosessualità: tra gli scrittori che testimoniarono a sua difesa ci furono Anthony Burgess, William S. Burroughs, Allen Ginsberg .. Condannato varie volte, le sentenze furono sempre annullate in appello. Anche in Italia, la pubblicazione di "Ultima fermata Brooklyn” fu impedita. L'intimità con la sofferenza, l'onestà e l'urgenza morale, per comprendere Selby bisogna comprendere le nostre angosce.
Requiem for a Dream, è il secondo lungometraggio del regista Darren Aronofsky, e offre una rara sintesi di sperimentazione cinematografica e narrazione emotivamente coinvolgente. Dal potente racconto di Selby, Requiem for a Dream offre un viaggio sincero nelle profondità dell'esperienza umana. Una trasposizione totalmente fedele al testo scritto, quasi un omaggio d'insieme allo scrittore, a cominciare dal titolo designato per questo film. Immagini di amore, sogni e dipendenza, e immagini di un cancro, quello di cui è affetto la società del ventunesimo secolo, lo stesso che si manifesta sul braccio infetto di Harry/Leto.

E’ un assalto sensoriale, implacabile, che minaccia di travolgerci mentre assistiamo a queste immagini viscerali, il montaggio frenetico cattura i picchi 'alti' di euforia e i rituali ripetitivi di vite distrutte dalla droga, mentre disegna chiari i paralleli tra le diverse forme di dipendenza dei personaggi. Aronofsky intreccia le storie di quattro residenti a Coney Island, e al tentativo disperato di sfuggire a una vita noiosa. Droga, prostituzione, televisione, progresso nichilista. Sono le immagini che appartengono alla vita di Harry e alla sua cerchia, sua madre Sara, la sua ragazza Marion, il suo amico Tyrone. Non esiste il Bene in "Requiem for a Dream". Solo il timido, flebile desiderio di fuggire dalla realtà. Harry che sogna di vendere un kg di eroina e di aprire un negozio di abbigliamento con i disegni della sua Marion, mentre con l’amico fidato Tyrone riesce a malapena a tirare avanti sostenendo le proprie abitudini; la madre di Harry, vedova che invece cerca di scrollarsi di dosso la letargia sognando di diventare la star di un quiz in televisione, mentre scivola anche lei in una dipendenza devastante nel tentativo di dimagrire. Promesse e illusioni di un mondo ormai divenuto incomprensibile, assurdo, destinato al tracollo. "Requiem for a Dream" è un ritratto e una critica inquietante del sogno e della cultura pop americana, della nozione di successo facile e della gratificazione veloce, oltre che un attacco feroce alle dipendenze e lle varie forme di ossessione che queste creano a persone innocenti e ordinarie, attraverso il lavaggio del cervello dei mass media.
Ormai una grossa fetta di tossicodipendenti non vivono più per strada, rubando e commettendo reati. La maggior parte di loro sono persone della classe media, che prendono farmaci e droghe attraverso i loro medici e farmacisti di fiducia. "Persone normali” con le famiglie, i sogni e le speranze, le stesse di chiunque altro, che fanno del loro meglio per vivere alla giornata, cercando di trovare un po 'di felicità senza ferire nessuno. Questo film ci porta in un limbo di autoriflessione, ansia, panico, paura nei confronti del progresso e della caduta dei valori della nuova generazione americana (e non). Lo squallore del film degenera in concomitanza con la rovina fisica dei protagonisti, fino all'esagerato, raccapricciante finale dal sapore granguignolesco. Ellen Burstyn (sesta nomination all’oscar per questo film) colpisce come un pugno sullo stomaco con la sua straziante interpretazione di Sara, e con il suo percorso autodistruttivo intrapreso che la porta lentamente alla disconnessione dalla realtà. Jennifer Connelly, Marlon Wayans e Jared Leto meritano tutti i complimenti per aver dato vita a personaggi difficili, ma in definitiva onesti. La trainante colonna sonora è dell’ex Pop Will Eat Itself , Clint Mansell, che fa da contrappunto e rafforza le immagini sempre più da incubo.





05/10/15

Limitless, una pillola pop difficile da abbandonare

No Spoiler! Non siamo proprio sul pezzo, e infatti questo è un film del 2011. In Limitless, Eddie Morra è un aspirante scrittore. Ha ricevuto un anticipo per il suo primo libro ma soffre di un blocco cronico dello scrittore e non ha scritto ancora neanche una parola del romanzo che deve consegnare. Vive ai margini in un appartamento a Chinatown, ha i capelli ispidi e si veste come uno che vive per strada. Fuma troppo, beve troppo e scrive troppo poco. Quando anche la sua ragazza, stufa dei suoi fallimenti lo molla, sulla strada di Eddie compare il fratello della sua ex moglie, che si offre di aiutarlo con un nuovo miracoloso farmaco: l'NZT, una pillola di vetro translucida, una caramella pop che, dice, permette di sfruttare il restante del solo 20% di potenziale che il nostro cervello usa. La sua vita cambia immediatamente. Dopo averla presa, i suoi poteri di osservazione vengono intensificati all'impazzata, come il miglior detective della polizia. Improvvisamente conosce i nomi di tutto, inizia a recuperare frammenti di cose che ha visto solo in un lontano passato e in una frazione di secondo, riesce a finire il suo libro in meno di una settimana. Con la pillola miracolosa tutte le paure, tutta la timidezza scompaiono in un lontano ricordo. Eddie sintetizza il tutto in una frase: 
<<Non ho manie di grandezza, ho una ricetta per grandezza.>> 
Solo che le scorte del NZT non sono infinite, e gli effetti collaterali dell'astinenza dal farmaco sono brutali. Non di meno, i suoi successi catturano l'occhio del mega-magnate Carl Van Loon (De Niro), e lo espongono all'attenzione di persone disposte a tutto pur di mettere le mani sulla sua scorta di piillole miracolose.

Eddie schiva stalker misteriosi, gangster viziosi e psicopatici, un intensa indagine della polizia, tutto nel tentativo di salvare la sua fornitura di droga e abbastanza a lungo per sconfiggere i suoi nemici. La storia è raccontata in un lungo flashback, piena di metafore sul potere e sul controllo, che sono ormai all'ordine del giorno nelle nostre vite. Il film trova un gran ritmo nella fase iniziale che cresce più implacabile e forsennato una volta che Eddie ha le chiavi della sua mente: questa vivida satira sulla vita onirica indotta da una pasticca ha episodi che hanno la ferocia di un film indipendente girato in una piccola repubblica post-sovietica. La storia è tratta dal romanzo di Alan Glynn "Dark Fields", ha una grafica vertiginosa e abbagliante, che tende a distrarci da una storia deliziosamente complicata. Il regista utilizza effetti fisheye, inquadrature ravvicinate e una colonna sonora super-amplificata per mostrare come cambia la percezione di Eddie: vede altre versioni di se stesso, mentre scrive libro, e pulisce il suo appartamento sporco.

E' un concetto interessante quello che una droga possa permettere di utilizzare il 100% delle potenzialità della nostra mente: che cosa si potrebbe fare con una capacità intellettuale così apparentemente illimitata? Sono andato un pò in giro e ci sono opinioni discordanti: per alcuni è una totale assurdità, dato che gli esseri umani nel corso di una giornata apparentemente utilizzano praticamente tutto il potere del cervello, anche se non tutto in una volta, ovviamente. Ma comunque l'idea resta interessante, perchè considerata la materia e senza esplorare completamente le idee e le domande che pone in primo piano, è ironico e non si prende troppo sul serio. Risulta comunque, all'altezza delle premesse.
La morale della storia ci spinge allo "stare attenti a ciò che si desidera", e a un ammonimento sulla tossicodipendenza, ma il finale è strano e impropriamente ammiccante: una volta iniziato.. è quasi impossibile smettere.
La recitazione del cast principale è stellare. Bradley Cooper risulta convincente, sia come perdente senza futuro e sia come uomo d'affari soave e sofisticato, mentre è molto pesante il supporto che fornisce Robert De Niro. Un successo inaspettato nel sottobosco underground del 2011, un thriller divertente passato totalmente inosservato in Italia.






24/09/15

Cinema Resistente. Lech Kowalski: punk, contadini, junkie

Dee Dee
Milano gli ha dedicato una retrospettiva (più libro monografico, Camera Gun. Il cinema ribelle di Lech Kowalski, Agenzia X, a cura di Alessandro Stellino). Un cineasta che ha segnato gli ultimi decenni del cinema del reale, underground, i cui film hanno circolato poco in Italia nonostante il passaggio alla Mostra del cinema di Venezia (2005) con lo struggente East of Paradise, il racconto della madre deportata in un campo di lavoro sovietico durante lo stalinismo. Il suo film più recente è Holy War Holy Field , in cui Kowalski arriva nelle campagne polacche per filmare la battaglia dei contadini contro le multinazionali che trivellano il terreno in cerca di gas. Il governo e i politici locali hanno dato il loro benestare senza neppure ascoltare quello che accade nella vita di questa gente, cosa significa il fracking che fa tremare le case, infanga l’acqua, impedisce il raccolto, avvelena piante, animali, ogni cosa. E nel silenzio più totale dei media o peggio ancora nella disinformazione che lo presenta come una garanzia di modernità.

Può sembrare strano ritrovare Kowalski, narratore di <<storie e eroi>> metropolitani, i giovani punk, i Ramones (Hey Is Dee Dee Home, 2003), i Sex Pistols (D.O.A, 1981), gli homeless del Lower East Side (Rock Soup, ’91), in un luogo dove il tempo è ancora scandito dalle stagioni anche se la natura ha perduto ormai per sempre la poesia dell’incontaminato. Eppure seguendo quei contadini nella realtà globalizzata che avanza, si ritrovano con evidenza gli elementi che attraversano i suoi film in cui la ` macchina da presa é sempre e comunque un'arma. E’ una scelta di impegno politico ma declinato in modo diverso, mettendo a rischio sé stessi, il proprio corpo alla ricerca di un conflitto più che per decidere da che parte stare.
<<Mi interessava molto la lotta dei contadini per proteggere la terra. E’ un soggetto che riguarda la nostra cultura, e la sopravvivenza dell’umanità, e che invece viene messo nell‘ombra dalle grandi corporazioni che controllano tutto. Questa guerra ha creato tra di loro dei legami molto foni, in un certo senso quei contadini sono oggi come erano anni fa i punk>>.

Ma quella della terra è una dimensione che un po’ ritorna nella vita di Kowalski. La famiglia di origini polacche che la fuga dalla guerra ha portato ovunque nel mondo, Iran, Iraq, India, Africa, fino a Londra dove é nato, e poi l’America, viene da li: il nonno in Polonia aveva aperto una scuola dove insegnava ai contadini, e una biblioteca. E anche il padre ha tentato l’avventura della terra in America.
Il padre desiderava tantissimo avere una fattoria, però eravano troppo poveri. Un giorno il padre ebbe un tenibile incidente con la macchina, e i soldi dell’assicurazione servirono per coronare il suo sogno. La fattoria era nel Wisconsin, vicino a una riserva di nativi americani: a un certo punto però le vacche si ammalarono e morirono. Cosi le banche gli tolsero la terra, il resto la  madre lo regalò agli indiani. Arrivati a Chicago, dove ancora c’é una grande comunità polacca, e il padre lasciò tutti alla stazione per cercare lavoro l’intera giornata, finché non lo assunsero in fabbrica tornando a prenderli.. Che storia.


Da punk sei convinto che anche l’invenzione di un’estetica é un modo per radicalizzare le tue posizioni e la critica al mondo. I contadini non pensano all’estetica ma come i punk sono degli outsiders. Probabilmente Lech Kowalski appare ai loro occhi come un punk. La battaglia contro il fracking li ha resi una comunità e anche questo sentimento di appartenenza a qualcosa fa pensare al movimento punk Quando stanno insieme ridono, bevono, si divertono, vivono una dimensione che nelle grandi città si è persa.
La resistenza al fracking svela qualcos'altro, a cominciare dalla perdita di legami tra cittadino e istituzioni politice che sembra essere un denominatore comune della nostra epoca.
<<E' un po' il nucleo del film. I contadini non si fidano di nessuno, alle spalle hanno il periodo comunista e hanno capito che la democrazia non ha prodotto quel nuovo mondo di benessere che si aspettava ma solo maggiore cinismo. In campagna la dimensione della re-altà é molto forte, é la vita stessa. Viviamo in un’epoca di grande confusione dove tutto si frantuma. Loro invece hanno qualcosa in cui credere, e da qui può iniziare una rivoluzione. E’ quello che sta accadendo in Messico dove i contadini vessati dal governo stanno dando vita a una fortissima opposizione. Girerò li, tra poco, il mio prossimo film.>>

L'attenzione alle facce delle persone sono sempre molto importanti. E’ difficile invece descrivere i cambiamenti, oggi preferisce più osservare che muoversi, guarda le cose in modo riflessivo.. Ad un certo punto, si è messo all'angolo della 14a, a New York, a filmare: un’esperienza emozionale molto importante, a sentire lui, durante la quale ha scoperto nelle persone e nel mondo particolari che non aveva mai notato. Ora cerca di portare nel suo cinema queste lezioni del passato, rispetto alla velocità in cui viviamo, che é quasi schizofrenica: gli sembra che il solo modo per confrontarsi con la realtà sia stare fermi in un posto.

Il cinema è controversia, tensione, forze opposte ed elementi che si scontrano per generare teatralità. Lech Kowalski ci ha fatto scoprire che in America il punk non esisteva nei soliti e tipici locali alternativi come il CBGB di New York,  ma che esisteva una scena punk anche nel Sud degli Stati Uniti. Chi l'avrebbe mai detto? C’erano scene alternative un po’ dappertutto, ma non univocamente definite, come punk, drag queen, punk gay, biker, fanatici del rock’n’roll, adolescenti annoiati, proprietari di club conservatori, uomini d’affari. Kowalski capì che qualcosa sarebbe successo. E la partenza dei Sex Pistols per il tour americano rappresentava un momento in cui quel qualcosa iniziava ad accadere. Doveva filmare quell’evento a tutti i costi. Non era solo una storia sul punk girata a New York, ma un confronto culturale più ampio. E aveva ragione.  Ovviamente c'era la musica, ma anche chi andava ai concerti, e perché.


Don Letts, Dan Graham..
Non si è mai considerato un regista punk. Solo un outsider. Underground, una parola un po’ inflazionata, ma che gli si addice in pieno. L’unica cosa che lo accomuna a registi come Don Letts o Dan Graham è che hanno creato senza avere tanti soldi.

Oltre a D.O.A., filma gli homeless del Lower East Side in ROCK SOUP, che nell'estate del 1989 allestirono una tendopoli a Tompkins Square: le autorità minacciarono di smantellare il centro di accoglienza e la popolazione insorse. In un ruvido bianco e nero, Kowalski riprende e si schiera contro l'imminente disneyficazione della città.

 In THE BOOT FACTORY del 2000 documenta la vita di un gruppo di punk a Cracovia, che sopravvive cucendo scarponi di cuoio. Un racconto di anarchia e di come dare vita a microcosmi resistenti, in opposizione al sistema vigente.
BORN TO LOSE è ancora sul punk, e si concentra su Johnny Thunders, prima nei New York Dolls e poi con gli Heartbreakers: 400 ore di materiale filmato, un ritratto glorioso e struggente sull'eroe di tutti gli sconfitti, nato per perdere, morto a soli 39 anni.
HEY IS DEE DEE HOME è un altro dei ritratti struggenti di Kowalski, questa volta è Dee Dee Ramone il protagonista, bassista e compositore dei Ramones, amante dei tatuaggi e delle donne, oltre che innamorato da sempre delle droghe pesanti. 

STORY OF A JUNKIE, è un film difficile da digerire, per chiunque non abbia mai fatto uso di droghe. Tutto reale, vita di strada, personaggi borderline che occasionalmente mostrano la loro “poesia accidentale” (le discussioni sulla coscienza politica, la confessione del protagonista sulla sua ex). Un vivido ritratto della vita da tossicodipendente nell’East Village.
In Story of a Junkie, Spacely, il protagonista, sceglie di diventare un tossico. Kowalski non lo giudica, lo segue, entra nella sua corsa nella vita, entra nei suoi luoghi nascosti, e lui ha mostrato cose che la maggior parte della gente non vede. E' facile vedere compassione nella storia, ma anche eccitante: provare droghe, bere, litigare, vederti puntare una pistola addosso, stare svegli per notti intere, dormire fino a giorno inoltrato, dormire su un tetto, incontrare gente d’estrazione borghese in disperata crisi d’astinenza, perché il protagonista è la connessione tra un mondo e l’altro. Spacely, in questo splendido film, apre delle porte a molti totalmente sconosciute.
Assistere a Story of a Junkie è come guardare una bomba che sta per esplodere. Nessuno aveva idea di quello che c'era dietro l'angolo. Di lì a poco sarebbe stato scoperto l'AIDS. Dalle sue storie, racconti di deportati, emarginati e punk, con la constatazione di un mondo segnato da ingiustizie e violenze, emergono dolore profondo ma anche un forte desiderio di rivalsa. Amiamo il cinema di Lech Kowalski, un cinema non commerciale e difficile da reperire, perchè tutto viene filtrato dalla musica e dai racconti dei sopravvissuti e di chi resiste: resistenza della memoria e pratiche di sopravvivenza..







10/09/15

Il ritorno dell' esile Duca Bianco: Bowie e Station to Station, occultismo, droghe, paranoia

Nella metà degli anni 1970 David Bowie diventa "The Thin White Duke", e questo periodo diventa anche uno dei più importanti, non solo perchè produce molta della sua musica migliore, (l'album Station to Station su tutto..) ma perchè aggiunge moltissimo alla sua mistica. Senza dubbio è un periodo di fascino speciale per tutti i fan di Bowie. E 'particolarmente affascinante per noi, perché Bowie sembrava aver perso un po' le tracce di sé, nelle sue fantasiose elucubrazioni riguardo al nazismo, a Charles Manson, alla cocaina, e alle proprie essenze corporee. Vi è un fumetto di questo periodo chiamato "The Side Effects of the cocaine", il cui titolo deriva da "Station to Station", la canzone che dà il titolo all'album. Quando arrivò negli States, nel 1975, Bowie era ospite nella casa di Los Feliz di Glenn Hughes, neo bassista dei Deep Purple, che abitava in fondo alla strada dove era situata la casa dei LaBianca, la famiglia (Leno e Rosemary LaBianca) sterminata dalla famiglia Manson nel 1969, due giorni dopo l'omicidio di Sharon Tate e diverse altre persone a Benedict Canyon. In quel periodo Bowie era afflitto da potenti presentimenti, anche questi collegati a Roman Polanski: Rosemary's Baby.

C'è da dire che Bowie fin da ragazzo è stato un appassionato di fantascienza, era affascinato e convinto che ci fosse vita nello spazio e che ci fosse la possibilità che un bel pò di visitatori cosmici erano finiti sulle nostre coste terrestri.
Durante una conversazione, Bowie aveva anche rivelato che una volta aveva avuto un incontro ravvicinato.

UFO, Stregoneria, Cocaina e Paranoia

Il Bowie artistico e sensibile chiaramente percepiva un' influenza maligna a casa di Hughes, relativa alla famiglia Manson, che cercava di mitigare con enormi quantità di cocaina. Secondo Marc Spitz, nel suo libro del 2010 Bowie: A Biography, (in verità molto contestata..) era "ossessionato dalla magia occulta per raggiungere il successo e dal volersi proteggersi da forze demoniache oscure. (Spitz non è un attento in alcune parti nel suo libro, tuttavia Peter Berbegal, nel suo Season of the Witch: How the Occult saved Rock'n'Roll , sul tema generale sembra ritenerlo una fonte abbastanza affidabile). Secondo Hughes, David aveva paura delle altezze e non voleva entrare in un ascensore. Non l'ha mai usato per andare al terzo piano. Mai. Era paranoico. Bowie stesso ha dichiarato che l'effetto che aveva la cocaina sulla sua paranoia recideva qualsiasi legame che si ha con un altro essere umano. Verso la fine del 1975 stava andando a rotoli. Citando Spitz ancora: "Bowie si sedeva in casa con un mucchio di cocaina di elevata qualità, ossessionato dal libro Psychic Self-Defense di Dion Fortune (Bebergal conferma questo particolare), che descriveva come una "salvaguardia per proteggersi contro la malevolenza paranormale." Intanto pianificava Young Americans.Tra le altre cose, Bowie iniziò a disegnare pentagrammi di protezione su ogni superficie. Si sentiva incline ad andare verso le bizzarre teorie di Aleister Crowley e la fascinazione per la ricerca del Santo Graal da parte dei nazisti. Da questo scaturirono molte polemiche, incluse le accuse di filonazismo. Bowie in seguito dichiarò di aver pagato quel periodo con la peggiore depressione maniacale della sua vita. Era allucinanto ventiquattro ore al giorno. ... "Mi sentivo come se fossi caduto nelle viscere della terra. " disse.

Cherry Vanilla, un ex dipendente della società di gestione MainMan di Bowie, conosceva qualcuno a New York, che sosteneva di essere una strega bianca. La mise in contatto con Bowie, che sosteneva di avere addosso una maledizione per cui alcune donne di colore lo incalzavano e cercavano di convincerlo a metterle incinte, e far nascere il bambino del diavolo.
La strega bianca era Walli Elmlark, che aveva dato alcune lezioni di magia bianca presso la Scuola delle arti e delle scienze occulte sulla Quattordicesima Strada a New York, uno dei primi centri metafisici del paese, in cui si poteva prendere lezioni di qualsiasi cosa, dalle proiezione astrali all' ipnosi, alla stregoneria . Aveva anche una rubrica di gossip sulla rivista rock Circus, aveva conosciuto Jimi Hendrix ed era stata ancheuna buona amica di Marc Bolan. Un paio di anni prima, Elmlark aveva registrato un album "spoken-word" con i King Crimson di Robert Fripp, The Children Cosmic; non è mai stato pubblicato.

(Dal secondo il libro di Sid Smith, In the Court of King Crimson..) :
<<Era il giugno 1972, Fripp finì di registrare un album con una giornalista Wiccan, Walli Elmlark. L'album era intitolato The Cosmic Children. Un lato era costituito da Fripp e Elmlark in conversazione, in cui si delinea la sua esperienza e l'impegno Wicca. Sul lato B, lei parla con DJ Jeff Dexter su sedicenti bambini cosmici, spiriti provenienti da altri luoghi che prendono forme fisiche: Hendrix, Bolan, Bowie e Mike Gibbons, sarebbero posseduti da questi spiriti. Parlando con NME, Fripp dichiarò: "La funzione del disco è quella di raggiungere i bambini come il batterista dei Badfinger (Gibbons, ndr).>>

Angie Bowie, moglie di David e che in quel periodo viveva lì confermò l'esorcismo che la
Elmlark fece nella loro casa, soprattutto si occupò della piscina, che era la parte dove più spesso si manifestavano alcuni strani fenomeni.
<< A un certo punto nel rituale, la piscina ha cominciato a bollire. Gorgogliava vigorosamente in un modo che contrastava chiaramente con alcune spiegazioni che coinvolgevano filtri dell'aria o cose simili. >>


Scrisse anche una serie di magie e incantesimi per Bowie, nel caso in cui i demoni fossero tornati. Beckley, il direttore della Scuola di New York delle Arti e delle Scienze occulte dove Elmlark aveva insegnato la descrive come segue:
Wallie era conosciuta ampiamente come la Strega Bianca di New York. Aveva molti contatti nel mondo della musica, tanti personaggi eclettici per i quali lei faceva da guida spirituale, oltre che preoarare incantesimi d'amore, e sempre di natura positiva. Non praticava mai la magia nera o anche la Gris Gris, una forma di di "magia grigia" praticata a New Orleans, che prevede l'uso di talismani conservati in sacchetti di mojo personali. Walli era vivace, fantasiosa, energica, parlava molto bene, ed era molto attraente nelle sue fluenti vesti bianche, complete di ornamenti d'argento molto alla moda. Aveva lunghi capelli neri, con tante striscie a tinte e riflessi verdi. Era convinta di essere una di quelle anime speciali che si era reincarnata sulla terra da "altrove", in un momento molto importante nel processo evolutivo umano, e con il compito di trasmettere la luce ad altri che sono stati destinati a cambiare il mondo attraverso la musica, la letteratura e la allora filosofia emergente, la New Age.

Vi è troppo poco su Internet per quanto concerne la persona di Walli: per una persona che ha introdotto Robert Fripp all'occulto, ha esorcizzato la casa di David Bowie si potrebbe pensare che il suo nome sarebbe stato scolpito nella storia del rock ma non sembra essere questo il caso. Ed è sorprendente. Difficile trovare foto, ed conosciuta sulla rete solo escusivamente per essere l'autrice del libro Rock Raps. Nessun necrologio, e notizie precise sulla sua scomparsa. Su un forum non accreditato si parla di.. overdose da barbiturici. L'unica cosa certa è l'impatto drammatico che la sua personalità ha avuto su chiunque fosse venuta in contatto.

Noi invece, dopo tutte queste storie, accantoniamo le playlist faticosamente costruite ultimamente con la seconda discografia di Bowie (da Let's Dance a The Next Day, per intenderci..) e andiamo a risentirci Station to Station, accendendo qualche incenso, a tutto volume.

STATION TO STATION

Il ritorno dell'Esile Duca Bianco
che lancia dardi
negli occhi degli innamorati
Eccoci qui, un momento magico
Questa è l'essenza
di cui sono intessuti i sogni
Un suono si tende
Dragando l'oceano perso nel mio cerchio
Eccomi qui
Non proietto colori, alto in questa stanza
che domina l'oceano

Siamo qui
Un movimento magico
da Kether a Malkuth
Eccoti lì
Guidi come un pazzo
di stazione in stazione
Il ritorno dell'Esile Duca Bianco
che lancia dardi
negli occhi degli innamorati (x2)
Il ritorno dell'Esile Duca Bianco
che creerà di sicuro macchie bianche

Una volta c'erano montagne su montagne
E una volta c'erano uccelli di sole
coi quali levarsi in volo
E una volta non avrei mai
potuto essere depresso
Bisogna continuare a cercare
continuamente
Oh, in che cosa crederò e chi mi farà innamorare?

Mi chiedo chi, mi chiedo chi,
mi chiedo quando
Hai tentato la fortuna evasiva e schiva?
Bevi agli uomini che ci proteggono entrambi
Bevi, bevi, scola il bicchiere,
alzalo alto

RITORNELLO 1
Non sono gli effetti collaterali della cocaina
Penso proprio che dev'essere amore
È troppo tardi
– per essere riconoscente
È troppo tardi
– per essere di nuovo in ritardo
È troppo tardi
– per provare odio
Il cannone europeo è qui

RITORNELLO 2
Devo essere solo uno su un milione
Non lascerò che il giorno trascorra
senza di lei
È troppo tardi
– per essere riconoscente
È troppo tardi
– per essere di nuovo in ritardo
È troppo tardi
– per provare odio
Il cannone europeo è qui


RITORNELLO 3
Dovrei credere d'essere stato battuto?
La mia faccia mostra
qualche segno di rossore?
È troppo tardi
– per essere riconoscente
È troppo tardi
– per essere di nuovo in ritardo
È troppo tardi
– per odiare
Il cannone europeo è qui, sì è qui

È troppo tardi (5 volte)
Il cannone europeo è qui


È troppo tardi (ripeti all' inf.)

1 (la Corona) e Malkuth (Il Regno) sono entrambi termini cabalistici raffigurati sull'Albero della Vita. In origine un simbolo mistico ebraico, venne poi adottato dai maghi dell'Occidente e dagli occultisti del Medio Evo. La foto sul retro del CD della Rykodisc mostra Bowie che disegna l'Albero della Vita sul pavimento (i circoli sono il Sephiroth con Malkuth in fondo vicino al fianco destro di David).
2  White Stains è il titolo del libro di poesie pornografiche di Aleister Crowley. .






05/08/15

Keith Richards: svegliarsi una mattina con quindici poliziotti attorno al letto


Mai avuto problemi con la droga, solo con la polizia
Quello che più impressiona è che Keith è un SOPRAVVISSUTO. Un sopravvissuto degli anni Sessanta, degli anni Settanta, e Ottanta, di Altamont e delle aggressioni della polizia. Keith che oggi dichiara di farsi uno spino appena sveglio, prima della colazione, ma che ancora non ha capito se sia un bene legalizzare le droghe leggere. Appunto, sarà l'età, e quel pò di confusione che gli provoca l'erba alla mattina, se uno come lui ha titubanze su un argomento del genere. Keith Richards fa uscire un nuovo disco da solista, il terzo, il 18 Settembre, “Crosseyed Heart”, 23 anni dopo “Main offender” del 1992 e  “Talk is cheap” del 1988. (In fondo il video del nuovo singolo tratto dall'album: Trouble)

Ma il 29 febbraio 1977,  una squadra speciale della polizia canadese, allertata da una telefonata anonima, fa irruzione nella camera occupata dalla rockstar all’Harbour Castle Hotel di Toronto, e gli trova ventidue grammi di eroina e cinque di cocaina: lo arrestano  immediatamente, anche se poi viene rilasciato dopo il pagamento di venticinquemila dollari di cauzione. L’accusa, vista la quantità di droga sequestrata è di detenzione a scopo di spaccio, ma  la linea di difesa di Richards è quella di chiedere la derubricazione del reato in detenzione per consumo personale. Il 24 ottobre 1978, mentre il palazzo di giustizia è presidiato dalla polizia per contenere un muro umano di fotografi, cameramen e cronisti, oltre che ad una folla di fan e curiosi che cercano di entrare in aula, un giudice lo condanna a  sottoporsi a un trattamento disintossicante e gli impone di prestare la sua capacità lavorativa al servizio della collettività determinandone anche le modalità: entro sei mesi deve tenere un concerto di beneficenza in un luogo di sua scelta purché sul territorio canadese. Il ricavato dell’esibizione deve essere destinato a un istituto di assistenza ai ciechi, il Canadian National Institute for Blind. Il il 22 aprile 1979 terrà il concerto previsto dalla sentenza nel Civic Auditorium di Ottawa accompagnato dai New Barbarians, un gruppo composto dall’altro chitarrista dei Rolling Stones Ron Wood, dal bassista Stanley Clarke, dall’ex tastierista dei Faces Ian McLagan e dall’ex batterista dei Meters Ziggy Modeliste.
Abbiamo recuperato una vecchia intervista, in cui il buon Keith parla di quella vicenda, del concerto "riparatore", di disco music, di punk, reggae e di altro ancora.

Keith avanza, leggermente titubante. Ha gli occhi e le pupille offuscati. Ha i jeans consumati, una camicia lilla la cui scollatura _ lascia vedere il petto scheletrico. E' molto alto ed emana da tutto il suo essere una stupefacente impressione di forza tranquilla e di
LEALTA'.

D: ll tuo primo singolo, d’altra parte il tuo primo disco solo e appena uscito...
K.R.: Rn, Rudolph, Rn é un pezzo che ho registrato nel Dicembre del 1976, mentre mi sorbivo l’ascolto dl tutti i nastri della tournée, per selezionare i pezzi che figuravano su << Love You Live>>. L’ho registrato con un giovane batterista ,canadese di nome Mike  Brusco. Sta con Mick Taylor.
D: Suona con lui?  
KR.: Vive con lui, hé-hé-hé! Voglio però dire che questo é tutto quello che c’é sul disco. Io e lui. Io suono il basso. Brusco la batteria e Stu il piano.
D: Perché l’hai fatto uscire così tardi?
KR.: Perché ho l’abitudine di andare a risentire tutti i nastri a distanza di tempo. E
quando si sentono a freddo, ci si domanda perché certe canzoni non si fanno uscire. Allora..
D: Farai un album da solo?
K.R.: Ancora non lo so. Ho molte cose in programma. C’é Scarlett, che ho registrato con Ronnie e Jimmy Page... e poi ho in mente un album country... Sono delle canzoni che Gram Parsons mi aveva insegnato a suonare. Ma dovrei ricomlnciare tutto con un gruppo country...ma dovrei trovarmi nella stessa situazione di allora...
D: Cioé?
K.R.: L’ho registrato dopo che mi ero svegliato una mattina con quindici poliziotti attorno al letto e mi sono ritrovato dietro le sbarre senza neanche aver fatto colazione...
D: Che brutto affare! A proposito, una volta hai detto che ti senti un <<uomo in vista>> perché dappertutto nel mondo un poliziottopuo saltarti addosso per farsi un po’ di pubblicità...
KR.: Ci sono dei giorni in cui lo penso veramente ma penso anche che se un poliziotto lavorasse seriamente, non dovrebbe preoccuparsi di arrestare un Rolling Stone...
D: Farai quel concerto in Canada?
KR.: Certo! Fare quel concerto é come farsi tre anni di prigione! In Canada parlano di annullare il processo: c’é un mucchio di gente che approfitta di questo affare per regolare le proprie pendenze politiche. Comunque per me é archiviato. E un affare tra il giudice e la destra.
D: Comunque prima del processo avevi la spada di Damocle... ia prigione a vita...venti anni... ci pensavi spesso?
KR.: Solo quando incontravo imiei avvocati. Per il resto... Ho una pessima memoria! Solo quando sono andato al processo mi sono sentito come il coniglio di fronte al cobra...

D: Ma torniamo ad argomenti meno tristi... Tutte la vostre canzoni sono firmate Jagger/Richards, e ti chiedo quale é ia vostra relazione in quanto compositori... Per esempio, una canzone che canti tu, come Before They Make Me Run...
KR.: Quella é mia dalla A alla Z. Ma la ragione vera per cui io canto canzoni tipo Happy o Before They Make Me Run che sono di Mick é che... che mi ci vorrebbero quindici giorni di studio per insegnarla a Mick. Dopo tre giorni, lui finisce col dire:
<<Oh, merda, tu la conosci, fai da solo!».
La maggior parte delle persone hanno l’abitudine di dire: <<lo l'ho scritta e io la canto!>> lo, le sole volte che ho pensato di cantare con i Rolling Stones è stato quando Mick mi ha detto: <<Fai tu, io ci metferei degli anni a impararla!>>
D: Prendiamo ora una canzone tipo Shattered...
KR.: Shattered é l’esempio classico, l’altra maniera in cui io e Mick scriviamo canzoni: io prendo la chitarra e suono un rift E a un certo momento dico <<Qusta si chiama Shattered>>.  Poi le parole, il modo di cantarle, quello di cui si parla, è tutto suo. Facciamo a metà. Solo che la mia metà inizia il tutto. Si potrebbe credere che é un divorzio. In effetti, siamo due sposi felici.
D: C’e molta gente che dice; <<Ah! Anche gli Stones ora fanno la disco! E finita!>>
KR.: Hot Stuff e Fingerprint File erano sul genere disco. Siamo stati sempre influenzati da quello che succedeva, come tutti d’altra parte. Ci capita di suonare una cosa che si può etichettare come disco, se si vuole. Miss You é stato un successo. Enorme. E ringrazio gli amanti della disco. E poi anche la disco è una formula... Ad esempio prendete Shirley Goodman, ora é la regina della disco grazie a Shame Shame Shame...
D: Si, ma giustamente... è il mito Travolta. Ieri il pietoso gigolo dell’angolo, oggi la superstar galattica.
KR.: E io ti dico che John Revolting puzza! Che quel genere di disco puzza! I clubs sono sempre esistiti, ma il problema é che si fabbrica per coloro che ci vanno. E' una musica talmente calcolata... Si, ci sono delle canzoni buone. Miss You, per esempio. Ma non era un disco combinato, macchinato come quello di... io adoro fare dei nomi... come quello di Rod Stewart. Non posso sopportare sentire quel vecchio biondino che mi chiede se lo trovo sexy.
D: Quali sono i progetti degli Stones? Si è sentito parlare di una tournée in Giappone e in Australia...
K.F.: Si, ma quello che e sicuro é che faremo un tour in Europa e in lnghilterra. A me piacerebbe molto fare una tournée in Africa...
D: ln Africa?
K.F.: E poi vorremmo andare in Algeria, nel Ghana... L’anno scorso abbiamo scritturato Peter Tosh, il primo gruppo che abbiamo scritturato seriamente. Se lui ci apre lo spettacolo in America, noi faremo l’inverso in Africa e tenteremo di scaldare il pubblico per lui. Ma se non si fara, pazienza!
D: Tu ritorni dall’lnghilterra. ln due anni, ne sono accadute di cose la. Per esempio, che ne pensi del punk?
KR.: I punks? Appena ho realizzato che esistevano, già erano scomparsi! Diciamo anche che quando vedo le foto di Johnny Rotten con la sua camicia tagliuzzata, le sue spille da balia, ll suo muso... e ora il suo gruppo Public Image Limited... Oh, non ho sentito il disco ma é...è la conseguenza evidente... contro la quale dobbiamo reagire... Ci vorrà un anno, due anni, sei mesi... Ma al punto in cui si è quel tizio é pericoloso. Non vuole neanche
essere riconosciuto come un Sex Pistol!
D: Va bene, ma questi gruppi non avrebbero avuto ragione di esistere se tutti gli antichi, dagli Stones ai Led Zeppelin, non avessero scelto l’esilio.
KR.: Non siamo noi che dobbiamo essere attaccati, ma il sistema d’imposte, allora!
D: I punks hanno infastidito gli Stones, avete risentito della loro concorrenza?
K.R.: No. E non me la sento di prendere l’Inghilterra d’assalto. L’Inghilterra si è completamente richiusa su sé stessa. Nelle strade per esempio, i ragazzetti vomitano sugli Americani, non ne vogliono piu sentir parlare, tranne per uno o due ex-New York Dolls... E c’é il reggae... Per i ragazzi lnglesi, adesso, il reggae è una musica naturale, una musica che ascoltano dall’infanzia. E questa cosa invade tutta Londra...
D: Ci si stacca dalla tua Cultura, da Chuck Berry...
KR.: Oh! Quando penso a tutti quei gruppi che fanno degli sforzi smisurati per suonare come noi e come Chuck Berry! E' la grande lezione del rock: tutti i dischi punk che ho ascoltato imitavano in un modo gli Stones degli anni 65! Ma come possono ritrovare il nostro suono su 24 piste? lmpareranno... se sopravviveranno (Silenzio). E sottolineo il <<se>>!

Qui Keith diventa completamente caotico. Dondola la testa e ci parla di un mucchio di cose. Afferriamo solo dei frammentl del dlscorso... 

KR.: Costello... ho sentito un disco... se arriva a fare un successo con una voce come quella... ha delle possibilità... Non sento i loro dischi... ma ho degli amici che li sentono... sono completamente disorientati... Lui e lan Dury sono due che rischiano di farcela. Ma l’ultimo singolo di Dury, Hit Me With Your Rhythm Stick, è completamente asettico...si sente che cerca il successo... (La voce diventa quasi impercettibile). I dramma è che vogliono tutti diventare delle stars disco!