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19/03/20

Eduard Limonov in Italia (Lido di Ostia)


Ieri, se ne è andato Eduard Limonov, scrittore russo prolifico, politico, esteta e, last but not least, guerrigliero. Ripubblichiamo quì un post a lui dedicato del 2013.


Tra altri popoli spesso vengono ad abitare i falliti. Questa grande e coraggiosa tribù è infatti dispersa in tutto il mondo. Nei paesi anglofoni sono chiamati abitualmente loosers-cioe', perdenti. Questa tribù è assai più numerosa degli ebrei, e non meno audace e intraprendente. Non le manca la pazienza: a volte per tutta la vita si nutre solo di speranze.. Bisogna sottolineare un tratto particolare: gli uomini e le donne di questa tribù, una volta raggiunto il successo, facilmente ripudiano gli altri del gruppo, fanno propri i costumi e i modi di quel popolo, in seno al quale hanno raggiunto il successo, e non resta alcuna traccia della loro trascorsa appartenenza alla gloriosa genia dei falliti..
Enciclopedia Britannica
 
"E poi all'improvviso ti svegli in una vita tua e non tua, indossando un abito Pierre Cardin, un mitra nella mano destra.."

CONSIGLI DEL DOTTOR LIMONOV PER GIOVANI AMBIZIOSI
Il primo obiettivo di un individuo che vuole diventare un personaggio "importante" è non obbedire alle tradizioni culturali della gente "semplice". Se guardo le foto di classe con tutti i miei compagni, quando abbiamo preso il diploma, mi viene da pensare..perché'? Perché' i miei compagni non hanno fatto qualcosa di grande? Dire che fossero stupidi o senza talento sarebbe distorcere la verità. Non sono nemmeno stati raggiunti dalla prosperità. Nessun criminale, nessun assassino, solo folla qualunque. Così, se mi venisse chiesta la formula per diventare una persona importante citerei innanzitutto l’abilità di assumersi dei rischi. L’abilità perfetta nel prendere di volta in volta un rischio..Poi aggiungerei alla formula l'assoluto disprezzo per le tradizioni culturali. E cos'altro?

Penso che la fortuna sia una questione di organizzazione della vita. Uno che sogna di diventare un uomo importante deve anche essere determinato e crudele, come un lupo. Nella sua vita deve far scoppiare tutti i casini che può. Io farei scoppiare questo cazzo di pianeta, se riuscissi ad avvicinarmi a una bomba atomica o a qualche altro congegno del genere. E allora, che senso ha andare avanti in questa esistenza molle come una merda? Qualcuno dovrebbe fermate tutto. E così quel qualcuno diventerebbe definitivamente grande. L'ultimo eroe dell’umanità..

(Eduard Limonov in Italia)

MAR MEDITERRANEO - OSTIA

Avevo una gran fame. Delle 122.000 lire che ci pagava il fondo Toistoj, la signora Francesca ce ne succhiava 60.000 per una fredda celletta in casa sua. Gli ebrei dicevano che a Ostia gli appartamenti costavano molto meno. Un giorno ci siamo decisi e siamo andati in autobus a Ostia.
Abbiamo trovato l'indirizzo. Mentre lo cercavamo, almeno tre volte sono stato sul punto di tirar cazzotti. Elena con 1e sue lunghe gambe aveva un cornpletino con la gonna corta, e gli italiani di sesso maschile ci urtavano, fischiavano, si aveva l'impressione che da un momento all’altro ci dovessero saltare addosso. Un giovanotto occhialuto con i capeili lunghi come me evidentemente non li spaventava troppo. La terra a Ostia sembrava calva. L’erba ci cresceva male, per questo il terreno aveva l'aspetto di un cranio spelacchiato. Probabilmente quando pioveva si formava un gran pantano e poi la melma si riasciugava alla rinfusa, inglobando, come se fosse cemento, mattoni, tavole, pezzi di ferro arrugginito. In realtà a Ostia non sembrava di stare all’estero, non aiutavano neppure le
insegne in italiano, più che altro assomigliava a Saltovskij, i1villaggio della mia infanzia. Forse anche perché eravamo entrati non dalla porta principale, la stazione, la piazza del municipio, ma dalla porta di servizio, più comoda e veloce, come ci avevano spiegato gli “ebrei”. Cosi chiamavamo gli emigranti, ed era vero, perché verso la fine del 1974 in Italia non c’erano altri emigranti all'infuori degli ebrei. E di noi due.
La questione dell'appartarnento l'abbiamo risolta in fretta. Abbiamo fatto il giro delle camere, dove gli ebrei, uomini, donne e bambini se ne stavano stesi sui letti come trichechi. Stavano stesi ad aspettare che gli rilasciassero il visto per gii Stati Uniti o per il Canada. Temendo che non glielo dessero. Gli ebrei odoravano di paura, povertà, attesa. Chi non dormiva, masticava. Ci hanno fatto vedere la camera, uguale alle altre, che avremmo potuto occupare noi. Costava la metà della nostra stanza di Roma, ma per entrarci si doveva passare per una camera dove abitava una grande famiglia. O per lo meno c’erano molti letti.

<E se devo fare pipi?> ha chiesto Elena.
<<Potete comprarvi un vaso da notte>> ci ha consigliato la ragazza grassa e bionda che ci faceva strada, la stessa che ci aveva dato l'idea di Ostia. Studiava inglese assieme a noi in una scuola proprio sulla riva del Tevere. Era chiaro che la camera non l'avremmo presa, troppo sconfortante la visione di tanti ebrei ammucchiati. E poi Ostia decisamente non ci era piaciuta. Appariva del tutto inspiegabile come una cittadina tanto lercia potesse aver svolto la funzione di porto della Grande Roma.
Ce ne siamo andati, dopo esserci messi d’accordo che saremmo tornati la settimana dopo, pregandoli di tenerci la camera: sapevamo perfettamente che non saremmo venuti, ma mentivamo per gentilezza. Isaak Krasnov e la sua famiglia, e persino i due abissini operai in una fabbrica di conserve, nostri coinquilini nell'appartamento vicino alla stazione Termini, erano persone interessanti in confronto a quella mandria oppressa di trichechi. In strada Elena si e accesa una sigaretta.
<Uno schifo di posto> ha detto nervosa. In realta era stata lei a volerci venire. Si lamentava tutto il tempo di come si viveva male nell'appartamento puzzolente della signora Francesca.
<<A mettere insieme tanta gente povera e nervosa, cosa ti aspettavi>> ho riassunto io.
<<Andiamo almeno a dare un’occhiata al tanto decantato mar Mediterraneo>>
<Il mare?> ho chiesto a un ragazzino orrendo, del tutto in tono con il paesaggio. Il ragazzino ha puntato il dito verso la rete di una recinzione e li ci siamo diretti. Finalmente siamo sbucati su una striscia di sabbia sporca. Nella sabbia avevano piantato delle porte da calcio, e cinque o sei monelli malmessi si passavano pigramente la palla.
<<Perché qua sono tutti cosi brutti e storti? — Ha chiesto Elena. — A Roma la gente é bella.>>
<Si, — ho detto io - non brillano per bellezza.>
Abbiamo attraversato il campo di sabbia e dietro abbiamo trovato una timida distesa di acqua grigia.
<<E sarebbe questo il tanto decantato Mediterraneo, quello che solcavano le triremi?>>ha chiesto Elena. <Si, — ho risposto io — non si è rivelato all’altezza.>
Una volta un’amica di Marja Nikolaevna Izergina, che aveva vissuto all’estero con il marito diplomatico, ci aveva detto che Koktebel’, e in generale tutta la Crimea, era molto più bella della tanto celebrata Italia. Molto più bella del golfo di Genova. Ci siamo seduti e, questa volta, ad accendere una sigaretta sono stato io. Il mare era a cinquanta metri da noi. L’acqua era bassa e ci sguazzavano barattoli arrugginiti, alcune bottiglie, altra robaccia.
<<E dov’è il porto?>> mi fa Elena.
<Tutto fa pensare che occorra anclare a destra. Andiamo?>
<<No, — ha risposto lei — già mi sono scorticata i piedi abbastanza. E poi non ne ho voglia.>>
<Ma quale porto ci può essere con un’acqua così bassa? C’è qualcosa che non mi convince con questa storia del porto di Roma. Può darsi che non fosse Ostia il porto di Roma?>
<<Forse il porto era Roma stessa e poi l’acqua si é ritirata?>>
ha osservato Elena.
<Come ha fatto in duemila anni a ritirarsi a questo modo? Ci vogliono intere ere geologiche per processi del genere. Venezia sprofonda, ma mica di metri all’anno. .. Hai mai notato che alcune rovine sembrano più giovani di quel che sono?>
<<E per via del marmo. Al marmo non può succedere nulla.>>
<<Per me contano balle sull’età delle loro città, gli italiani. La alzano apposta, cosi è più prestigioso.>>
Mi sono arrischiato a togliermi le scarpe e a bagnarmi i piedi nell'acqua grigia del mar Mediterraneo. Avrei anche potuto farmi il bagno, non era cosi freddo. Ma non mi è venuta voglia, perché il mare non mi piaceva. Ce ne siamo andati e non siamo mai più tornati a Ostia. L’anno dopo, nell’autunno del 1975, a New York ho letto sul giornale che in una radura desolata di Ostia era stato ucciso Pier Paolo Pasolini. Dalla dettagliata descrizione ho capito che erano esattamente i posti dove eravamo stati io ed Elena.
Le mie osservazioni sulla giovinezza delle antichità italiane e sull’inadeguatezza di un misero porto senza fondale come Ostia alla Grande Roma dell’ antichità mi sono tornate in mente a Mosca all'inizio degli anni Novanta, quando ho letto il lavoro dei professori Nosov e Fomenko intitolato Nuova cronologia della Russia, dell'Inghilterra e di Roma. Vi si sostiene che Roma è molto meno antica di quanto si creda e che la vera capitale dell’Impero romano è sempre stata Costantinopoli. ll destino ha deciso che già da vent'anni Elena viva nella Città eterna. Suo marito è morto, lasciandole il titolo di contessa e la figlia Anastasija.

Eduard Limonov, Libro dell'Acqua - Alet

Eduard Limonov, nato in Russia (Dzerzinsk) come Eduard Savenko. Il primo scrittore dell'epoca postsovietica incarcerato per motivi d'opinione. Ribelle, eccentrico, piantagrane, sempre controcorrente.  Mai smentita la sua fede bolscevica (sottolineata nel libro La nostra era una grande epoca..), Limonov ci suggerisce che al posto dell'Unione Sovietica ci sono oggi pseudo democrazie e una serie esplicite di dittature: la Russia come palestra di nuovi esperimenti di cattura di consenso, totale asservimento dei mezzi di comunicazione di massa, e degli elettori ai mezzi di comunicazione di massa,  meccanismo esportabile in tempi stretti anche alle democrazie occidentali e frutto del matrimonio tra il capillare controllo sociale (esercitato dai servizi segreti) e il Grande Fratello televisivo. In questo quadro sorprende la contaminazione degli estremismi di destra e di sinistra, che coinvolge un intera galassia rosso-bruna di cui il partito Nazionalbolscevico di Limonov è una piccola avanguardia. Un esigua truppa di esagitati, giovani e ragazzotti in maggioranza  punk, anarchici, nazionalisti..

Famiglia semplice, infanzia difficile in quartieri di frontiera, tra alcol e piccoli furti. Si trasferisce a Mosca, scrive poesie e racconti. Nel 74 ottiene un difficilissimo permesso di espatrio: Austria, Italia, Francia, dove seppur senza un soldo frequenta personaggi famosi, e sempre più insiste nello scrivere e pubblicare. Si sposta poi a New York dove sopravvive con lavori umili e saltuari (lavapiatti, maggiordomo, muratore..) In America la moglie Elena lo abbandona per un altro, intensifica la sua vita bohemien,tante donne, e mille esperienze che diventeranno storie per i suoi scritti. Finalmente nel 80 viene pubblicato in Francia Io sono Edicka. Un successo quasi immediato, tradotto in 15 lingue. Poi, Diario di un fallito, l'opera più dura verso la società occidentale, e americana in particolare.



09/12/16

Chi sono loro? “Totalitarismo fuzzy e ur-fascismo di U. Eco

SEMPRE ATTUALE, Il Fascismo Eterno o come riconoscere i fascismi.
“Totalitarismo fuzzy e ur-fascismo” fu scritto come  articolo da Umberto Eco nel 1995  e solo in seguito fu denominato L'Ur-Fascismo. In esso lo scrittore si chiede chi sono loro, chi sono i fascisti?
Eco era convinto che  dietro un regime e la sua ideologia c’è sempre un modo di pensare e di sentire, una serie di abitudini culturali, una nebulosa di istinti oscuri e di insondabili pulsioni.

Il fascismo fu certamente una dittatura, anche se non compiutamente totalitario, non tanto per la sua mitezza, quanto per la debolezza filosofica della sua ideologia. Al contrario di ciò che si pensa comunemente, il fascismo italiano non aveva una sua filosofia.  Mussolini non aveva nessuna filosofia: aveva solo una retorica. Cominciò come ateo militante, per poi firmare il concordato con la Chiesa e simpatizzare coi vescovi che benedivano i gagliardetti fascisti.

Oggi c’è dunque ancora un altro fantasma che si aggira per l’Europa.


Da "Cinque scritti morali", Bompiani (1997)

1) La prima caratteristica di un Ur-Fascismo e' il culto della tradizione.
Il tradizionalismo e' piu' vecchio del fascismo. Non fu solo tipico del pensiero controrivoluzionario cattolico dopo la Rivoluzione Francese, ma nacque nella tarda eta' ellenistica come una reazione al razionalismo greco classico.
Nel bacino del Mediterraneo, i popoli di religioni diverse (tutte accettate con indulgenza dal Pantheon romano) cominciarono a sognare una rivelazione ricevuta all'alba della storia umana. Questa rivelazione era rimasta a lungo nascosta sotto il velo di lingue ormai dimenticate. Era affidata ai geroglifici egiziani, alle rune dei celti, ai testi sacri, ancora sconosciuti, delle religioni asiatiche. Questa nuova cultura doveva essere sincretistica. "Sincretismo" non e' solo, come indicano i dizionari, la combinazione di forme diverse di credenze o pratiche. Una simile combinazione deve tollerare le contraddizioni. Tutti i messaggi originali contengono un germe di saggezza e quando sembrano dire cose diverse o incompatibili e' solo perche' tutti alludono, allegoricamente, a qualche verita' primitiva. Come conseguenza, non ci puo' essere avanzamento del sapere. La verita' e' stata gia' annunciata una volta per tutte, e noi possiamo solo continuare a interpretare il suo oscuro messaggio. E sufficiente guardare il sillabo di ogni movimento fascista per trovare i principali pensatori tradizionalisti. La gnosi nazista si nutriva di elementi tradizionalisti, sincretistici, occulti.

La piu' importante fonte teoretica della nuova destra italiana, Julius Evola, mescolava il Graal con i Protocolli dei Savi di Sion, l'alchimia con il Sacro Romano Impero. Il fatto stesso che per mostrare la sua apertura mentale una parte della destra italiana abbia recentemente ampliato il suo sillabo mettendo insieme De Maistre, Guenon e Gramsci e' una prova lampante di sincretismo. Se curiosate tra gli scaffali che nelle librerie americane portano l'indicazione "New Age", troverete persino Sant'Agostino, il quale, per quanto ne sappia, non era fascista. Ma il fatto stesso di mettere insieme Sant'Agostino e Stonehenge, questo e' un sintomo di Ur-Fascismo.

23/02/16

Le liste di dissidenti sono già compilate: La vera storia di Dalton Trumbo


E' uscito nelle sale e con un cast stellare proprio in questi giorni, e se ne parla molto bene. Ma noi non l'abbiamo ancora visto, L'ultima parola, la storia di uno  sceneggiatore, regista e scrittore statunitense, che pagò cara il voler rimanere fedele ai suoi ideali e non denunciare i suoi colleghi, come altri fecero.

'Lei é o è mai stato membro del Partito comunista?'
Alla domanda di J. Parnell Thomas, senatore e presidente della Commissione per le attivita anti-americane, Dalton Trumbo - lo sceneggiatore più pagato e ammirato di Hollywood - non risponde. Alle sue spalle, per sostenerlo, ci sono Humprey Bogart, Lauren Bacall, Gene Kelly Jonhn Garfield e John Huston.
Non abbiamo ancora visto il film ma abbiamo letto il libro da cui esso è tratto, L'ultima parola. La vera storia di Dalton Trumbo, scritto nel 1977 da Bruce Cook e pubblicato il 28 gennaio di quest'anno in Italia da Rizzoli. Un libro in cui vengono ricreate in modo potente le liste nere di Hollywood, e quel periodo terribile e infame per gli USA che va sotto il nome di Maccartismo.

E' il 1942 e negli Stati Uniti l'ondata di paranoia anticomunista investe anche gli studios: centinaia di registi, attori e scrittori sono chiamati a deporre, solo dieci di loro, gli Hollywood Ten, saranno inquisiti e imprigionati per essersi rifiutati di parlare, di tradire compagni e amici. Da allora Trumbo sarà costretto a lavorare per il mercato nero, senza poter firmare le sceneggiature di capolavori come Vacanze romane e La piu grande corrida. E solo nel l96O che Kirk Douglas, produttore e protagonista dello Spartacus di Stanley Kubrik, pretese fermamente il suo nome chiaro e tondo nei titoli di testo del film. 
"ln ogni città e provincia liste di dissidenti sono già compilate” , é la battuta più celebre di Laurence Olivier nelle vesti del generale Crasso.

Trumbo tenne sempre tenuto duro: è sopravvissuto, ha prevalso, ha persino trionfato. I suoi valori - tenacia, indipendenzo, perseveranza - oggigiorno sono diventati merce parecchio rara.

"La cronaca produttiva di Papillon è una tale saga di sfortune, dissidi e complicazioni che pare straordinario il fatto che una pellicola sia potuta venir fuori da una simile situazione, e tanto più che ne sia scaturito un film di successo. Ci sono problemi finanziari sin dall’inizio. Una compagnia intraprende il progetto, ma si tira indietro quando il budget va fuori controllo. E a quel punto che la Allied Artists ne prende le redini. E, quando ciò accade, si decide che al film occorre il genere di assicurazione sull’esito al botteghino che solo due stelle possono garantire, di farne cioè una specie di Butch Cassidy - il film con Paul Newman e Robert Redford di poco precedente - tanto per rendere l’idea. Steve McQueen nel ruolo del protagonista è già un buon inizio, ma Steve McQueen più Dustin Hoffman nella parte del suo compagno di prigione sarebbe ancora meglio. Hoffman é disponibile, l’accordo é sottoscritto poco prima dell’inizio delle riprese.



ll problema consiste nel fatto che la sceneggiatura, opera di Lorenzo Semple Jr. - per altri versi piuttosto soddisfacente - non prevede un ruolo per Dustin Hoffman. Una stella necessita per forza di una parte di spicco. Qualcuno deve scriverne una per lui, ed é da fare quasi in simultanea con le riprese. In una situazione del genere, c’é uno scrittore - e uno soltanto - disponibile al compito. 
<<Forse non sarò il miglior sceneggiatore a Hollywood» afferma Dalton Trumho <<ma sono senza dubbio il più Veloce»
In molti lo considerano il migliore, comunque. Tra questi c’e anche Franklin Schaffner. Il regista di Papillon sottopone il problema a Trumbo spiegando che lo sceneggiatore deve recarsi sul posto e riscrivere la sceneggiatura durante le riprese. Trumbo accetta il lavoro in cambio di un’ottima retribuzione; sta infatti tentando di riprendersi dalle perdite dovute al fallimento della produzione di E Johnny prese il fucile. Può fare poco riguardo a preparazione e ricerca, semplicemente perché non ne ha il tempo. Legge il romanzo Papillon, naturalmente; <<Un libro dannatamente noioso>> commenterà in seguito. Butta giù un canovaccio nel quale inserire Dega, il falsario, personaggio interpretato da Dustin Hoffman. Una struttura abbozzata a grandi linee, tale da soddisfare più o meno tutti.
Per costruire il ruolo di Dega, il libro di Henri Charriere è di poco aiuto. Li si tratta di un personaggio minore che nella vicenda esce velocemente di scena. Nel film, ovviamente,è imperativo che rimanga. Che tipo di uomo dev’essere? Trumbo e Hoffman passano del tempo assieme, nelle poche settimane restanti prima dell’inizio delle riprese. Discutono a lungo della questione. Più a lungo discorrono e più Hoffman impara a conoscere Trumbo, e più si convince che Dega dovrebbe essere, per certi aspetti importanti, simile a Trumbo stesso. <<E' davvero un tipo esuberante, grintoso,>> dichiara in seguito Hoffman a un intervistatore << possiede una combinazione di durezza, sottigliezza e integrità che sentivo giusta per Dega. E così gli ho detto: “Perché non scrivi il personaggio prendendo spunto da te stesso, per cosi dire?”>> E Trumbo fa proprio cosi, andando in Spagna dopo aver completato solo sessanta pagine di una sceneggiatura molto corposa, e poi in Giamaica, senza mai scrivere più di venti pagine in anticipo rispetto al girato, mentre il film é in produzione. Non è di certo, per dirla con un eufemismo, un modo facile di lavorare; ma Trumbo è perfetto per il ruolo, e se ci sono ritardi nella produzione di Papillon (e ce ne sono continuamente), non sono imputabili a lui.

Le riprese in Spagna procedono bene, a ritmo piuttosto spedito. E' la parte del film che si immagina abbia luogo in Francia: i prigionieri ammanettati destinati alla colonia penale condotti dai soldati come animali per le vie, e poi dentro un cortile polveroso e battuto dal sole. Qui vengono fatti spogliare e obbligati ad ascoltare il direttore della prigione che li informa che solo pochi di loro sopravvivranno alla pena carceraria e che nessuno tornerà a casa, perché per la Francia non esistono più. E' un discorso crudele, certo, ma importante e persino necessario, visto che imposta perfettamente il tono del film e prepara lo spettatore alle crudeltà che seguiranno. Nel film, il discorso è pronunciato dall’uomo che lo ha scritto: Dalton Trumbo.
Franklin Schaffner, che lo vuole per la parte, insiste che non c’e alcun aneddoto particolare dietro quella scelta, né alcuna intenzione d’ironia (il direttore di un carcere interpretato da un ex detenuto, quale in effetti è Trumbo). Quando afferma che per la parte aveva fatto l’audizione a due attori inglesi ma che una mattina, svegliandosi, aveva detto a se stesso che sarebbe stata di Trumbo. . ebbene, quello che ci vuole comunicare, penso, è che si è improvvisamente reso conto dell’intensa qualità istrionica dell’uomo, del senso del dramma che Trumbo proietta con aria quasi indifferente, ma del quale è sicuramente sempre conscio. Dalton Trumbo è un attore nato. E quando la produzione si sposta in Giamaica, però, che cominciano ad arrivare i guai veri e i problemi finanziari. Ci sono difficoltà che forse col senno di poi possono sembrare di piccolo conto, ma che in quei momenti paiono insormontabili.

Dustin Hoffman, per esempio, scopre che lui e Steve McQueen hanno uno spazio uguale nella pellicola, ma che non percepiranno lo stesso compenso. Hoffman firma per 1.250.000 dollari, mentre McQueen avrà 2 milioni. Per qualche giorno si sente danneggiato, indignato e arrabbiato. Alla fine però si calma e torna al lavoro"  (....)





13/02/16

Kureishi: Il racconto dello stronzo

Dieci storie, affreschi che ci dipingono la Londra multietnica di questo scorcio dl fine secolo. Storie di razzismo; di incomprensioni tra padri e figli nella comunità pakistana; di coppie che si fanno fotografare mentre fanno l’amore perche "vogliono immortalare il grande momento”; di vecchi amici, passati attraverso tutte le mode culturali che sono lo specchio dei successi e i fallimenti di una generazione. Storie di gente in fuga da se stessa, rassegnata perche sa che "oggi, dove si può fuggire?".
Anglo-pakistano, Hanif Kureishi nato a Londra nel 1954.  The Mother Country è del 1980 . Sceneggiatore dei film My beautiful Laundrette (1985) dl Stephen Frears (candidato all’Oscar), Intimacy,  Mio figlio, il fanatico  e Sammy e Rosie vanno a letto (1987). Il Buddha delle periferie,  The Black Album (1995)  e Nell' intimità (1998) i maggiori successi. "Il racconto dello stronzo"  è tratto da Amore blu (trad. di Ivan Cotroneo), del 1998,  pubblicato da  Bompiani. 



Il racconto dello stronzo
Sono a questa cena. Lei ha diciotto anni. Sei mesi che la frequento, e sono stato invitato a conoscere i suoi genitori. Ho, cosa che mi sorprende molto, quarantaquattro anni, la stessa età di suo padre, un professore, uomo arrivato ma non troppo. Lui mi sta guardando o, come immagino, mi sta esaminando attentamente. La donna-bambina che ha davanti sarà sempre sua figlia, ma per adesso è la mia amante. Le due sorelle minori di lei sono a tavola; sono belle anche loro, ma hanno una tendenza a ridacchiare, particolarmente quando sono rivolte dalla mia parte. La madre, un’insegnante, sta servendo a tavola una trota, rosa e soffice. Per una volta penso, si, questa è vita, quello che si dice una famiglia felice; hanno chiesto loro di incontrarmi, perché non mettersi tranquillo e godersi la situazione? Ma ecco quello che succede: nel momento in cui sono a mio agio devo fare una cacata. Io sono irregolare in tutte le mie cose. Da due giorni neanche una pallottolina secca. E quando me ne sto seduto con i miei migliori vestiti addosso, ecco che devo andare. Queste qui sono brave persone, ma un po’ severe. Ho degli svantaggi, la mia età, nessun lavoro -mai avuto uno - e le mie... tendenze. Mi piace dire, ma non lo farò stanotte a meno che le cose non mi sfuggano di mano, che la mia professione è il fallimento, cosa nella quale, dopo anni di pratica, ho raggiunto il successo. Lungo la strada mi sono fermato a bere un paio di bicchieri, senza i quali non avrei mai avuto il coraggio di varcare la porta, e adesso sorseggio vino e discuto degli ultimi film senza essere troppo sarcastico e le mani non mi tremano e la mia piccola ragazza è dall’altro lato della tavola, e mi sorride calorosa e incoraggiante. Tutto è normale, vedete, tranne che per questo mal di pancia, che diventa sempre più forte, sapete com’è quando si deve andare. Ma non mi lascerò smontare, farò una cacata, mi sentirò meglio e poi mangerò.

Chiedo a una delle sorelle dove si trovi il posto e gentilmente lei indica una porta. E vicinissima, grazie a Dio, e attraverso la stanza appena un po’ piegato in avanti; non voglio certo che la famiglia pensi che io sia gobbo. Mi siedo e mi preoccupo che sentiranno ogni tonfo nell’acqua ma è troppo tardi; la piccola testa nodosa già spinge per venire alla luce, un fiore che sorge dalla tetra, robusto e lungo, e non devo neanche sforzarmi, sento il suo movimento soffice attraverso il mio intestino, un pezzo unico che avanza. E l’avere aspettato il momento giusto che fa andare lisce le cose, come in amore. Chiudo gli occhi e mi godo la sensazione di sollievo, mentre il cadavere dei miei giorni passati scivola nella sua tomba acquatica.
Quando ho finito non riesco a trattenermi dal gettare uno sguardo in basso - cosa che fa anche la regina - e lo stronzo è li, intero, grande quanto una melanzana e violaceo; guardando più da vicino noto tracce di carota, ma, ah ecco, probabilmente é pomodoro, mi viene in mente che é praticamente la sola cosa che ho mangiato in ventiquattro ore. Tiro lo sciacquone e controllo il mio aspetto. Sono stanco e adesso tendo al grigio, ho un taglio sull’occhio e un livido sulla guancia, ma mi sono rasato e mi sento bene come meglio non potrei, e ho quel sorriso giovanile che dice non posso farti del male. E ad aspettarmi fuori c’é la ragazza che mi ama, l’ultima di molte, che mi inonda di vibrazioni di fiducia. La mia mano é gia sulla maniglia, quando do un ultimo sguardo e scorgo la prua dello stronzo che viene su dall’ansa del gabinetto. Oh no, sta galleggiando di nuovo nel vaso; mi piego per guardarlo meglio. E uno degli stronzi più grossi che abbia mai visto. Lo scroscio d’acqua lo ha sciacquato e non c’è dubbio che come stronzo é raffinato, variegato e intarsiato come un mosaico che ritrae, diciamo, una scena storica. Riesco a distinguere sagome che si avventano in lotta l’una contro l’altra. Le facce sono sicuro di averle già viste. Scorgo delle parole, ma non ho gli occhiali a portata di mano. Potrei fotografare lo stronzo, se avessi portato una macchina fotografica, se ne avessi mai avuta una. Ma adesso non posso gingillarmi, la trota si starà raffreddando e questa é gente troppo educata per cominciare a mangiare senza di me. ll problema è che lo stronzo sta venendo a galla. Aspetto che lo scarico si riempia di nuovo e ogni goccia è un’eternità, sento i momenti che si dilatano e la fuori ascolto il mormorio della famiglia del mio amore, ma non posso lasciare quel sottomarino li, che poi la madre entra e lo vede li che dondola. Lei lo sa che sono stato in clinica e può anche accorgersi che sto bevendo di nuovo. Ho assistito impotente alla mia distruzione, come si dice, ma evidentemente non riesco a fermarmi; allora lei prenderà sua figlia da parte e...

Ho fatto un’endovena alla mia piccola ragazza. “Che modo delizioso di prendere droghe,” dice lei dolce. Vuole provare tutto. Su questo argomento non voglio discutere e non voglio incoraggiarla. Comunque lei é un affarino biondo molto determinato, e per i suoi amici farlo è una cosa alla moda e eccitante. Mi sa che si è messa in testa di diventare tossicodipendente. Mi ci sono voluti giorni per trovare la roba migliore per lei, roba farmaceutica. Erano cinque anni che non mi facevo, ma l’ho presa insieme a lei per essere sicuro che non facesse errori. Se non che un suo ex ragazzo ci ha raggiunto dopo che l’avevamo fatto, mi ha gettato sulla strada e mi ha spaccato la faccia perché l’avevo rovinata. Comunque lei salta la scuola per stare con me e visitiamo Kensington Market e Chelsea, di cui io spiego l’importanza nella storia della moda e della musica. I dischi che le dico di ascoltare, i libri che le passo, le band con cui ho suonato, le persone creative di cui le parlo, le profonde chiacchierate che ci facciamo, valgono quanto le cose che sente a scuola. Lo so bene. Ma comunque sono terrorizzato da quello in cui mi sono messo.
Finalmente tiro di nuovo lo sciacquone. Ragazze come lei... E’ molto facile parlare di sfruttamento, e in effetti lo fanno tutti. Ma é tempo e incoraggiamento quello che io do loro... lo so per esperienza, si, quanto possono essere critici e quanto possano buttare giù i genitori, e io invece dico prova, dico si, dico sperimenta qualsiasi cosa... E in cambio per loro sono qualcuno di cui occuparsi. E una cosa che mi spezza il cuore, ma ho al massimo due anni con lei prima che si accorga che non posso essere aiutato in nessun modo; poi passerà oltre per entrare in mondi interessanti in cui io non posso accedere. Prego solo che non si stia tirando su la manica e lisciando i lividi, immaginando che chi la conosce possa rimanere impressionato da quei portafortuna, le cicatrici autoinflitte dell’esperienza; ragazze come lei hanno una passione per la verità, adorano mostrare ai loro genitori quanto possano essere ribelli. Vado alla porta, l’acqua é chiara e immagino che lo stronzo stia già nuotando in direzione Ramsgate. Ma no, no, no, non guardare giù, cos’e quello, il bombardiere marrone deve avere un avversione per il mare aperto. Lo stronzo mostruoso non va da nessuna parte e nemmeno io finché rimane una ricorrenza eterna. Scarico ancora e aspetto, ma non lascia il suo porto, e cosa devo fare?, questo deve essere uno di quei momenti chiave dell’esistenza, tutti i miei giorni devono essere confluiti in questo posto. Tremo e grondo di sudore, ma non ho ancora perso. Mi arrotolo la manica del mio abito italiano, e Vecchio, si, ma e la giacca migliore che ho, non ho molti vestiti, metto quello che la gente mi da, quello che trovo nei posti in cui finisco e quello che rubo. Dentro di me urlo a squarciagola, sapete, ma non posso fare nient’altro che infilare la mano giù nella tazza, nell’acqua pisciosa, esatto, scura, scura, scura e cercare finché le mie dita non si infilano nello stronzo; stringo il pugno nella massa fangosa e lo tiro fuori dall’acqua. Per un momento sembra diventare vivo: si agita come un pesce.
L’istinto mi dice di calmarmi, e cerco nella stanza da bagno un posto per spaccarlo, pero non voglio spappolarlo dappertutto, non voglio che pensino che avevo in mente di sporcare per protesta...Adesso avranno cominciato a mangiare. E cosa sto facendo io? ,Me ne sto qui con uno stronzo gigante nel pugno. E non e solo questo, le mie dita sembrano attaccate allo stronzo; pezzetti di carne vengono strappati via e la mano mi diventa marrone. Devo avere mangiato qualcosa di insolito, perché le unghie e le palme delle mani stanno assumendo il colore di un sugo di carne. Gli occhi luminosi della mia ragazza, la sua adorabile dolcezza. Pero é un tipo esigente, in tutti i sensi. Insiste a provare altre droghe; di pomeriggio giochiamo come bambini, ci travestiamo e inventiamo personaggi, finché la mia bussola non smette di puntare sulla realtà. Sono il suo assistente e lei prova i limiti del mondo. Quanto può arrivare lontano e ritornare comunque a casa puntuale per il te?
Devo provate, continuare a esercitarmi, perché lei è la mia consolazione. Con lei sto vivendo di nuovo la mia vita, ma troppo in fretta e tutto in una volta. E alla fine, per liberarsi, per vivere la sua vita, lei mi lascerà; o, per darle una possibilità, devo lasciarla io. Sogno, comunque, il matrimonio e sogno di portare i bambini a dormire la sera. Ma per tutto questo, mi hanno detto, e già troppo tardi. Quanto in fretta tutto diventa troppo tardi, prima ancora che uno si sia acclimatato! Guardo incredulo lo stronzo e noto qualcosa, oh no, si, è vero, oh, no, non é vero, vedo dei dentini nella sua testa vellutata e una piccola bocca che si apre e mi sorride, oh no, sta sorridendo e cos’è questo?, mi sta facendo l’occhiolino, si, il pezzo di merda mi sta facendo l’occhiolino, e che cos’è quella all’altra estremità, una specie di coda, si muove, si, si muove, e oh Gesù, sta cercando di dire qualcosa, di parlare, no, no, credo che voglia cantare. Anche se si dice che la verità si può trovarla dappertutto e che l’universo dello sporco può mandate strani messaggeri per parlare con noi, l’ultima cosa che voglio, a questo punto della mia vita, e uno stronzo canterino.
Voglio ficcare di nuovo lo stronzo giù nell’acqua, e tenerlo sotto e scappare fuori di lì, ma la madre, quando la madre entra e io mi sto abbuffando di trota e lei si tira giù i mutandoni, poi sto li a preoccuparmi che lo stronzo nascosto sotto l’ansa salti su come un piranha e si attacchi alla sua fica, magari dopo avere cantato un’arietta sarcastica; lei ne ricaverebbe un impressione di me che non voglio che abbia. Ma non voglio fermarmi a pensare questo, ho intenzione di riflettere costruttivamente se è possibile, anche se i suoi piccoli occhi scintillano e la bocca si muove e ha sviluppato delle squame sotto le quali la fanghiglia". Non pensarci. E cosa sono quelle? Piccole ali.. Afferro il rotolo di carta igienica, strappo più di un chilometro di carta e comincio a avvolgerla intorno allo stronzo, intorno e intorno, cosi quegli occhi non mi guarderanno più, né sorrideranno in quel modo. Ma anche nel suo sudario di carta e caldo, diventa sempre più caldo, caldo come la vita, e pulsa e emana odori. Guardo disperatamente nella stanza in cerca di un posto in cui ficcarlo, un tubo, o dietro un libro, ma puzzerà, lo so, e se comincerà a muoversi potrebbe finite dovunque nella casa. Qualcuno bussa alla porta. Una voce amica: il mio amore. Sto per rispondere oh amore amore quando sento altre voci più alte e memo affettuose. Nasce una discussione. Qualcuno gira la maniglia; un’altra persona prende a calci la porta. Quasi mi viene addosso, stanno cercando di buttarla giù!
Lo getterò fuori dalla finestra! Appoggio lo stronzo sul davanzale e afferro il telaio della finestra con tutt’e due le mani. Ma improvvisamente il cielo mi fa fermare. Da bambino mi mettevo steso sulla schiena a guardare le nuvole; da ragazzo giuravo che in un futuro memo movimentato avrei contemplato il cielo finché la sua bellezza non mi fosse entrata nell’anima, come i quadri rilassanti che volevo studiare, immergendomi nei colori e nelle trame della pittura, le città che volevo attraversare, oziando, le conversazioni inutili che volevo avere, un giorno, fatte di un’inutilità costruttiva. Adesso il vento mi soffia sul viso, mi solleva e quasi cado. Ma tengo duro e lancio lo stronzo lontano, come un piccione caldo, e urlo, fuori, fuori nell’aria, uccello stronzo via via via. Mi lavo le mani nel lavandino, carico di nuovo il gabinetto e ritorno alla vita. Andiamo, andiamo, si va, nonostante tutto, senza sapere perché o come.



19/01/16

Stilyagi: la musica delle ossa e il design dei libri sovietici

In particolare gli americani, sono sempre stati orgogliosi, fino alla nausea a volte, sui numerosi modi con cui la cultura pop occidentale è riuscita a penetrare nell'Unione Sovietica, seducendo i suoi giovani che andavano a letto sognando Topolino, Billie Holiday, Elvis, Star Wars.. Dal jazz dei primi decenni dopo la rivoluzione, al rock and roll degli anni '50 e ancora dopo, la gioventù sovietica bramava le vie d'Occidente, tanto che, a quanto pare, bootleg di musica inglese e americana sono stati ritrovati registrati su pellicola radiografica, in pratica musica impressa sulle lastre usate per i raggi X, che venivano recuperate dagli archivi e dai cassonetti dei rifiuti degli ospedali sovietici, prima dell'arrivo del registratore e nel corso degli anni '50, quando il vinile non era facilmente reperibile. Russi geniali iniziarono così a registrare bootleg di jazz , boogie woogie e rock 'n' roll, musica che allora era vietata dal regime, la qualità a volte era terribile, ma il prezzo era basso, un rublo o un rublo e mezzo. Spesso questi dischi contenevano autentiche sorprese per il compratore: dopo pochi secondi di rock 'n' roll, una voce beffarda chiedeva in russo: 'Allora, cosa si prova ad ascoltare gli ultimi suoni, eh ?", seguito da alcuni epiteti e insulti indirizzati agli appassionati acquirenti, poi il silenzio. "Questi "dischi" erano chiamati Roentgenizdat (stampa su X-ray) o, come disse Sergei Khrushchev (figlio di Nikita), "la musica delle ossa".

Un omaggio accattivante agli hipsters sovietici di quegli anni è il musical russo del 2008 dal titolo, ovviamente, Stilyagi (che tradotto suona come" pantaloni a vita bassa "- anche se la parola significa letteralmente" ossessionato dalla moda ").




Ora, oltre tutto questo raramente ci chiediamo cosa la cultura sovietica ha esportato mentre strombazzavamo la nostra superiorità. Tantissime cose, che non potremo stare quì ad elencare, ma alcune di queste sono alte filigrane di innovazione creativa e di bellezza estetica, come il cinema di Dziga Vertov e Andrej Tarkovskij. Il Theremin, di cui abbiamo parlato, ha radicalizzato la musica con il suo inquietante sibilo elettronico. Molto meno note, tuttavia, sono gli sviluppi affascinanti nell' animazione e nelle illustrazioni.

La maggior parte di noi, che sono lettori famelici e curiosi, e quelli che scrivono di cultura sono cresciuti pensando alle biblioteche pubbliche come fonti inesauribili di cose affascinanti da scoprire, e Biblioteca Pubblica di New York sta facendo un lavoro eccezionale, con la digitalizzazione di intere collezioni di libri, raccolte di innumerevoli argomenti, portando l'era di Internet ad un livello della , prendere che a un altro livello, rendendoli disponibile a tutti, portando così Internet in una nuova era. Grazie proprio alla Biblioteca Pubblica di New York possiamo visualizzare e scaricare
650 esempi di design per copertine e cover di libri dell'era Sovietica, pubblicate tra il 1917 e il 1942, anche sela maggior parte risalgono agli anni '30. Questa bellissima collezione offre una sguardo unico sulle tendenze del design d'avanguardia di quegli anni.

Inoltre, l'archivio offre anche un'ampia panoramica dei tipi di libri che venivano pubblicati in Unione Sovietica prima della guerra ed è improbabile che molti di questi titoli hanno visto una qualsiasi traduzione. In alcuni casi, l'autore e il titolo di alcuni di questi libri sono andati persi. Ognuna delle immagini ha un link a una pagina del database online della grande biblioteca digitale di NY, dove è possibile acquisire le informazioni di pubblicazione e scaricare le scansioni ad alta risoluzione. In alternativa si possono vedere alcune selezioni scelte dal Paris Review, che ha richiamato la nostra attenzione su questa meravigliosa collezione online.

New York on line database of “Scrapbook of Russian Bookjackets"

Paris Review



13/01/16

Ora, da qualche parte: i cento libri di Bowie

Finirà mai questa infinita tristezza? 
Se le ultime 48 ore ci hanno insegnato qualcosa, è che David Bowie non è morto. L'uomo che ha fatto della propria morte una rappresentazione teatrale, ha messo in scena una grande fuga - nascondendosi in piena vista, più vivo che mai.
INTERZONE si occupa di musica e anche di letteratura, di libri, romanzi, fumetti e quant'altro. Quindi non potevamo esimerci dall'andare a cercare quello che David amava leggere, lui che era una persona intelligentissima e colta, molto colta.

L'elenco di libri preferiti di Bowie
Descritto come un "lettore vorace", molti dei suoi album sono stati influenzati da libri. Quando Vanity Fair gli chiese: "Qual è la tua idea di felicità perfetta?" Rispose "la lettura". Semplicemente. Nel 2013, Bowie ha postato i suoi 100 libri preferiti sulla sua pagina pubblica di Facebook. Curiosando e sapendo che Bowie ha sempre avuto un rapporto complicato con gli Stati Uniti, abbiamo scoperto che nella sua lista figurano moltia testi di scrittori americani, dal Truman Capote, a Hubert Selby Jr., Saul Bellow, Junot Diaz, Jack Kerouac e molti altri. Era anche molto affezionato agli inglesi, George Orwell, Ian McEwan, e Julian Barnes e amava Mishima e Bulgakov. Molti libri di questi scrittori figurano nelle nostre biblioteche e citati quì sul blog. Non un caso. L'elenco che abbiamo compilato completo qui è reperibile in rete su molti siti, soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti, noi lo pubblichiamo con le edizioni italiane, facendo attenzione al fatto che i titoli  non tradotti non sono stati pubblicati in Italia. Possiamo scorgere la lista e pensare che ora, da qualche parte, David Bowie (o, per essere più precisi, David Jones) sta facendo esattamente la stessa cosa.

I titoli


Susan Jacoby, The Age of American Unreason, 2008

Junot Diaz, La breve favolosa vita di Oscar Wao, (The Brief Wondrous Life of Oscar Wao) - 2007

Tom Stoppard, La costa dell'utopia (The Coast of Utopia,trilogy) - 2002

Jon Savage, L' invenzione dei giovani (Teenage: The Creation of Youth 1875-1945) - 2007

Sarah Waters, Ladra (Fingersmith) - 2002

Christopher Hitchens, Processo a Henry Kissinger The Trial of Henry Kissinger, 2001

Lawrence Weschler, Il gabinetto delle meraviglie di Mr. Wilson (Mr. Wilson’s Cabinet of Wonder) - 1997

Orlando Figes, La tragedia di un popolo. La Rivoluzione russa 1891-1924 (A People’s Tragedy: The Russian Revolution 1890-1924) - 1997

Rupert Thomson, L'insulto (The Insult) - 1996

Michael Chabon, Wonder Boys, , 1995

Howard Norman, The Bird Artist, , 1994

Anatole Broyard, Furoreggiava Kafka - Ricordi del Greenwich Village (Kafka Was The Rage: A Greenwich Village Memoir) - 1993

Arthur C. Danto, Oltre il Brillo Box. Il mondo dell'arte dopo la fine della storia (Beyond the Brillo Box: The Visual Arts in Post-Historical Perspective) - 1992

Camille Paglia, Sexual Personae: arte e decadenza da Nefertiti a Emily Dickinson) (Sexual Personae: Art and Decadence from Nefertiti to Emily Dickinson) - 1990

Richard Cork, David Bomberg, , 1988

Peter Guralnick, Sweet Soul Music (Sweet Soul Music: Rhythm and Blues and the Southern Dream of Freedom) - 1986

Bruce Chatwin, Le vie dei canti (The Songlines) - 1986

Peter Ackroyd, Hawksmoor - 1985

Gerri Hirshey, Nowhere To Run: The Story of Soul Music - 1984

Angela Carter, Notti al circo (Nights at the Circus) - 1984

Martin Amis, Money, (Money: A Suicide Note), Einaudi -1984

Don DeLillo, Rumore Bianco, (White Noise) -  1984

Julian Barnes, Il pappagallo di Flaubert (Flaubert’s Parrot) - 1984

Charles White, The Life and Times of Little Richard - 1984

Howard Zinn, : Storia del popolo americano dal 1492 a oggi (A People’s History of the United States) - 1980

John Kennedy Toole, Una banda di idioti (A Confederacy of Dunces) - 1980

David Sylvester, Interviste a Francis Bacon (Interviews with Francis Bacon) - 1980

Arthur Koestler, Buio a mezzogiorno (Darkness at Noon) - 1980

Anthony Burgess, (Gli strumenti delle tenebre Earthly Powers) - 1980

Raw (a ‘graphix magazine’) 1980- 91

Viz (magazine) 1979

Elaine Pagels, I vangeli gnostici (The Gnostic Gospels) - 1979

Fran Lebowitz, Metropolitan Life 1978

Ian McEwan,Fra le lenzuola e altri racconti ( In Between the Sheets) - 1978

Writers at Work: The Paris Review Interviews, interviste a Ezra Pound, Ernest

Hemingway, Truman Capote, Joan Didion, T. S. Eliot, Ralph Ellison, William Faulkner, Irwin Shaw, Elizabeth Bishop e Vladimir Nabokov, 1977

Julian Jaynes, Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza (The Origin of Consciousness in the Breakdown of the Bicameral Mind) - 1976

Ed Saunders, Racconti di Gloria Beatnik (Tales of Beatnik Glory) - 1975

Greil Marcus, Mystery Train, 1975 (anche in italiano)

Frank O’Hara, Poesie (Selected Poems) - 1974

Otto Friedrich, Before the Deluge: A Portrait of Berlin in the 1920s - 1972

George Steiner, Nel castello di Barbablù (In Bluebeard’s Castle : Some Notes Towards the Re-definition of Culture) - 1971

Peter Sadecky, Octobriana and the Russian Underground - 1971

Charlie Gillete, The Sound of the City: The Rise of Rock and Roll - 1970

Christa Wolf, Riflessioni su Christa T (The Quest For Christa T) - 1968

Nik Cohn, Rock Dreams (Awopbopaloobop Alopbamboom: The Golden Age of Rock) -1968

Mikhail Bulgakov, Il Maestro e Margherita (The Master and Margarita) -1967

Eugenia Ginzburg, Viaggio nella vertigine (Journey into the Whirlwind) - 1967

Hubert Selby Jr., Ultima fermata: Brooklyn (Last Exit to Brooklyn) - 1966

Truman Capote, A sangue Freddo (In Cold Blood) - 1965

John Rechy, Città di notte (City of Night) - 1965

Saul Bellow, Herzog - 1964

Spike Milligan, Puckoon - 1963

Jessica Mitford, Il sistema di morte americano (The American Way of Death) - 1963

Yukio Mishima, Orizzonti di gloria (The Sailor Who Fell From Grace With The Sea) -1963

James Baldwin, La prossima volta- Il fuoco: due lettere (The Fire Next Time) - 1963

Anthony Burgess, Arancia Meccanica (A Clockwork Orange) - 1962

George Orwell, Dentro la balena (Inside the Whale and Other Essays) - 1962

Muriel Spark, Gli anni fulgenti di Miss Brodie (The Prime of Miss Jean Brodie) - 1961

Private Eye (magazine) - 1961

Douglas Harding, La via senza testa. Lo zen e la riscoperta dell’ovvio (On Having No Head: Zen and the Rediscovery of the Obvious) - 1961

John Cage, Silenzio (Silence: Lectures and Writing) - 1961

Frank Edwards, ufologo, morto in circostanze misteriose - Strange People - 1961

R. D. Laing, lo psichiatra che visitò Syd Barret - L'io diviso (The Divided Self) - 1960

David Kidd, All The Emperor’s Horses - 1960

Keith Waterhouse, Billy Liar - 1959

Giuseppe Di Lampedusa, Il Gattopardo (The Leopard) - 1958

Jack Kerouac, On The Road - 1957

Vance Packard, I persuasori occulti rivisitati negli anni ottanta, ed italiana 1989 (The Hidden Persuaders) - 1957

John Braine, Room at the Top - 1957

Alberto Denti di Pirajno, A Grave for a Dolphin - 1956

Colin Wilson, disegnatore di Blueberry - The Outsider - 1956

Vladimir Nabokov, Lolita - 1955

George Orwell, 1984 (Nineteen Eighty-Four) - 1949

Ann Petry, La strada (The Street) - 1946

Richard Wright, Ragazzo negro (Black Boy) - 1945





Iggy Pop:
Bowie produced Iggy and the Stooges’ landmark 1973 album Raw Power.
MESSAGE FROM IGGY: "David’s friendship was the light of my life. I never met such a brilliant person. He was the best there is. - Iggy Pop"
11:00 AM - 11 Jan 2016


Brian Eno:
Bowie teamed up with Eno for the so-called “Berlin Trilogy” albums, specifically 1977’s Low, 1977’s “Heroes”, and 1979’s Lodger.
“David’s death came as a complete surprise, as did nearly everything else about him. I feel a huge gap now.
“We knew each other for over 40 years, in a friendship that was always tinged by echoes of Pete and Dud. Over the last few years – with him living in New York and me in London – our connection was by email. We signed off with invented names: some of his were Mr Showbiz, Milton Keynes, Rhoda Borrocks and The Duke of Ear.
“About a year ago we started talking about Outside – the last album we worked on together. We both liked that album a lot and felt that it had fallen through the cracks. We talked about revisiting it, taking it somewhere new. I was looking forward to that.
“I received an email from him seven days ago. It was as funny as always, and as surreal, looping through word games and allusions and all the usual stuff we did. It ended with this sentence: ‘Thank you for our good times, Brian. they will never rot’. And it was signed ‘Dawn’.
“I realise now he was saying goodbye.”




Nile Rodgers:
Bowie enlisted Rodgers to co-produce his 1983 album Let’s Dance and 1993’s Black Tie White Noise.
#RIP @DavidBowie -
Real Your life changed my life. Love forever.
1:35 PM - 11 Jan 2016






DEVO:

Bowie co-produced DEVO’s acclaimed debut album Are We Not Men? We Are Devo!
Gerald V. Casale of DEVO on David Bowie:
"David Bowie was one of the greatest artists of all time. I feel privileged that I ever got to know him. He gave Devo his blessing. He remained true to his art until the end like I wanted so badly for us to do." -
Bowie & DEVO at Max's Kansas City in NY.





31/12/15

Il Capodanno di Caino: Alex Trocchi

Capodanno. 
Mattina presto. Pochi minuti dopo le due. Avevo scritto:

<Mia moglie entrerà com’è uscita, come un cattivo attore in una cattiva commedia, e quando m’avvicinerò a lei farà il gesto di resistenza, perché il mio atto è per lei l’imbeccata a resistere; e il suo viso s’irrigidirà nei tratti spaventosamente stupidi per rompersi dove ella sorride mentre inciampa e dice: ‘No..mi smaglierai una calza!’>

Riprovai la nota sensazione di considerare tutta la mia vita come un introduzione a quel momento presente davanti al quale m’ero arrestato come davanti a una specie di cosmico punto interrogativo. In quel momento ero alla mercè di qualsiasi distrazione, voci esterne, un suono di passi, la sirena d’un rimorchiatore, il senso della mia ombra là nella cabina. Sembrava senza importanza. Qualunque fosse l’aumento d’entropia nel mondo esterno, la mia reazione era pertinente. L’universo potrebbe restringersi o espandersi. Io resterei cosciente, una piccola sacca di coerenza nella città della spaventevole notte. Ma lo resterei? La droga può essere traditrice, guidando attraverso i vuoti recessi e le caverne del panico. Un’identità scivola via e non si può più scegliere d’essere immerso, di lasciarsi voluttuosamente abbindolare. Ricordo che fui costretto a coricarmi e a chiudere gli occhi..

Non riuscivo a tornare direttamente ai miei pensieri, quali che fossero, e la mia identità precedente si disintegrava come il riflesso d’un volto che s’allontana sulla mossa superficie dell’acqua. Sento che se avessi guardato in uno specchio senza scorgerci alcun riflesso non mi sarei eccessivamente spaventato. L’uomo invisibile..

<Perché non lo ammetti, babbo? Non hai lavorato per un quarto di secolo. Nemmeno io lavoro, dunque sto seguendo le tue orme. Dovresti essere fiero di me. Quando incontriamo uno dei tuoi amici dovresti dire: "Questo è Joe, il minore dei miei figli. E’ disoccupato. Naturalmente non è ancora all’altezza del suo babbo perché non è inutilizzabile, ma nutro grandi speranze per lui perché ha avuto un istruzione assai migliore della mia">
Questo lo divertì. <Sei un demonio, figliolo!> Scosse la testa . Poi si fece più serio. <Ma presto dovrai deciderti a fare qualcosa>.
<Tu non l’hai fatto. Questa è l’unica differenza..Il tuo guaio, babbo, è che ti sei sempre vergognato d’essere disoccupato e così non hai mai imparato a goderti l’ozio. Santo Dio, non andresti a riscuotere il sussidio nemmeno se crepassimo di fame!>
Mettersi in coda con quella maledetta..tribù!> <Il proletariato?> Fece un sorrisetto da patatina, distante, che significava: meglio non scendere in particolari…
<..Io non mi vergogno di te, babbo> <Lo so..lo so..>

Tornando a casa, in tram, mi chiesi se era mera fantasia che io stessi rivivendo la vita di mio padre, tranne che il mio atteggiamento era diverso. Mi chiesi se m’ingannavo. Avevo appena litigato con Moira. Era lo stesso anno nuovo.

Un uomo non smette, Tom. Quando pensa di smettere vuol dire che ha il vizio. Ci sono vari gradi di assuefazione, e la parte fisica non c’entra poi molto. L’abitudine fisica viene subito e immagino che allora tu abbia il vizio, tecnicamente. Ma con le medicine adatte te ne liberi in poche settimane. I gradi di assuefazione che contano sono..psicologici, come, intellettualmente, da quando sei un vegetale? Prendi l’eroina si o no? Il tuo guaio, Tom, è che la droga tu la disprezzi sul serio. La usi continuamente, la cerchi, ma non fai che disprezzarla, parlare di tagliar corto. Non è la merda che ti ha preso per il collo. Eludi il problema quando ragioni in questi termini. Non fai che parlare di procurarti la roba e di piantarla. Ubriacati e calma i nervi.

Ci sono medici, pittori, avvocati che si drogano e se la passano bene. Il popolo americano è alcolizzato, il che è assai peggio. Un alcolizzato non è più buono a niente. Devi alzare il sedere da quella panca e piantarla di bere la loro propaganda., Tom. E’ troppo se la bevono anche i tossicomani. Ti dicono che è la droga e quasi tutti questi ignoranti di bastardi ci credono anche loro. E’ una bella e tangibile spiegazione della delinquenza giovanile. E non coinvolge la maggioranza, che è alcolizzata. Hanno a disposizione una banda di macilenti bastardi da processare come corruttori dei loro figli. Dà qualcosa da fare alla polizia e siccome i tossicomani e i fumatori di marijuana sono relativamente facili da prendere perché devono correre tanti rischi per procurarsi la droga, un’eroica polizia può fare arresti spettacolari, gli avvocati possono fare buoni affari, i giudici possono fare discorsi, i grossi trafficanti possono mettere insieme una fortuna, i giornali scandalistici possono vendere milioni di copie. L’onesto cittadini può tornare a sedersi con la coscienza tranquilla a guardare il male che riceve la giusta punizione. Ecco il mondo della droga, amico. Tu ne caverai qualcosa tranne il drogato. Se è fortunato può strisciare fino all’angolo a prendere una cartina. Ma non è stata la droga che l’ha fatto strisciare. Questo devi gridarlo dai tetti!

“Di nuovo solo. Potrei dire amen ma non voglio o non posso. Il mio sistema non è quello dei Sansara, agitare fragili artigli per il pane e sputare sulle donne. Io devo camminare in luoghi affollati, fino ad essere assassinato dal mio disprezzo. Sono di nuovo solo e lo scrivo per darmi un’àncora contro i miei venti sediziosi..”
Chi parla, non sa; chi sa, non parla.

Il libro di Caino, Alex Trocchi














23/12/15

On the Road e i migliori 100 Incipit per American Book Review

Nella terminologia canonica, la voce incipit definisce la parola o la frase iniziale di un qualsiasi libro, componimento, ma l’uso che ne viene fatto nell’attuale critica letteraria moderna è più esteso. Non solo dunque la prima parola o la prima frase ma l’intera tranche d’avvio che può essere di lunghezza diversa”.

Ma cos’è che rende un incipit indimenticabile? La sua lapidarietà? La capacità di raccontare/anticipare un intero mondo nel primo paragrafo? L’espressione di una verità universale? Io ne ricordo pochissimi a memoria, forse soltanto uno nella sua interezza, perché l’ho sempre trovato bruciante, molto malinconico, e totalmente nelle mie corde: quello che contiene riguarda personalmente, similitudini.. Non solo la prima frase, ma l’intera prima pagina, ha il pregio di riassumere lo spirito del libro.
(in medias res)

ON THE ROAD
<<La prima Volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prendero labriga di parlare, sennonché ehbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto. Con l’arrivo di Dean Moriarty ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada. Prima di allora avevo spesso sognato di andare nel West per vedere il continente, sempre facendo piani vaghi e senza mai partire. Dean è il tipo perfetto per un viaggio perché nacque letteralmente per la strada, quando i suoi genitori passarono da Salt Lake City, nel 1926, in un vecchio macinino, diretti a Los Angeles. Le prime notizie su di lui mi furono date da Chad King, che mi aveva fatto vedere alcune sue lettere scritte in un riformatorio del New Mexico.

M’interessai enormemente a quelle lettere perché chiedevano a Chad in modo cosi ingenuo e dolce di insegnarli ogni cosa su Nietzsche e tutti i meravigliosi argomenti intellettuali che Chad conosceva. A un certo punto Carlo e io parlammo delle lettere e ci chiedemmo se avremmo mai conosciuto quello strano Dean Moriarty. Tutto cio accadeva molto tempo fa, quando Dean non era quello che è oggi, ma solo un giovane carcerato avvolto di mistero. Poi arrivò la notizia che Dean era uscito dal riformatorio e stava Venendo a New York per la prima volta; si diceva anche che avesse appena sposato una ragazza di nome Marylou.>> (....)

ON THE ROAD, (SULLA STRADA), Jack Kerouac

Quì i 100 migliori Incipit per l'American Book Review, con lo sguardo rivolto particolarmente a romanzi in lingua inglese.




27/11/15

Potere e alienazione, empatia e identità: Sotto la pelle di Michel Faber (Incipit bruciante)

Nella classifica dei 20 libri più venduti in Italia, evento decisamente raro per un romanzo di fantascienza. Lasciate perdere il film che ne è stato tratto nel 2013, Under the Skin, con una pur splendida Scarlet Johansonn, perchè non centra assolutamente niente. D'altronde SOTTO LA PELLE di Michel Faber non è riconoscibile come tale, cioè un romanzo sci/fi, senza averlo letto, visto che né il risvolto di copertina, né l'illustrazione, né alcun altro segnale danno il benché minimo indizio al riguardo. Si dice che ci siano voluti vent'anni prima di arrivare alla stesura definitiva del libro, un'allegoria crudele e spietata della nostra società e delle regole che ne stanno alla base. Una società in cui lo sfruttamento domina e l'alienazione dal proprio essere e dal proprio corpo è l'unica forma di sopravvivenza. Politica, tematiche ambientali, industrie e multinazionali,  identità sessuale, e soprattutto empatia e potere, con cui ci misuriamo quotidianamente. Tante le riflessioni in un libro bellissimo, letto con colpevole ritardo..


<<Quando avvistava un autostoppista per la prima volta Isserley non si fermava mai, si concedeva un po’ di tempo per prendergli le misure. Quel che cercava erano i muscoli: un pezzo d’uomo ben piantato sulle gambe. Di esemplari gracili, pelle e ossa, non se ne faceva nulla. A un primo sguardo, tuttavia, era incredibile quanto poteva risultare difficile notare la differenza. Si potrebbe pensare che un autostoppista solitario, fermo al bordo di una strada di campagna, sia visibile per almeno un chilometro, come un monumento lontano, o un silos per le granaglie: si potrebbe pensare di riuscire a esaminarlo con calma mentre si guida, di spogliarlo e rigirarselo nella mente con anticipo, ma lsserley aveva scoperto che non era cosi. Guidare attraverso le Highland scozzesi era di per sé impegnativo; accadeva sempre qualcosa in più rispetto a quel che ci si immagina guardando i paesaggi delle cartoline. Perfino nel silenzio madreperlaceo di un’alba invernale, con le nebhie ancora addormentate nei campi ai lati della strada, non si poteva
sperare che la A9 restasse vuota a lungo. Le carcasse di pelliccia appartenenti a creature della foresta non identificabili ingombravano l’asfalto, sempre fresche ogni mattina, e ciascuna di esse non era che un istante congelato nel tempo, quando un
essere vivente aveva scamhiato la strada per il suo habitat naturale.

Anche lsserley, spesso, si avventurava per strada a ore pietrificate in un’immobilità preistorica, al punto che il suo veicolo poteva essere il primo della storia. Era come se fosse stata calata in un mondo appena creato, cosi nuovo che le montagne avrebbero potuto ancora assestarsi e le valli coperte di boschi trasformarsi in mari.
Ciò nonostante, una volta lanciata l’auto lungo la strada deserta, velata da una nebbia leggera, sapeva che era questione di pochi minuti, e dietro di lei avrebbe cominciato a scorrere il traffico diretto verso Sud. E quel traffico non le avrebbe neppure lasciato fare da battistrada, come una fila di pecore lungo un sentiero stretto; avrebbe dovuto correre piu in fretta, o l’avrebbero cacciata dalla corsia a forza di clacson.

lnoltre si trattava di un’arteria principale, e doveva stare attenta a tutte le strade secondarie che vi confluivano. Solo una parte di quegli snodi erano segnalati chiaramente, quasi fosse stato il risultato di una selezione naturale; gli altri erano nascosti dagli alberi. Non tenere conto degli incroci era una pessima idea, anche se Isserley aveva la precedenza: da una qualunque di quelle strade poteva spuntare un trattore borbottante e impaziente, che in caso di collisione non avrebbe subito molte conseguenze, mentre lei si sarebbe spiaccicata sull’asfalto. Quel che la distraeva di più, tuttavia, non era la minaccia di un pericolo imminente ma l’incanto di ciò che la circondava. Un luminoso fossato colmo d’acqua piovana, uno stormo di gabbiani gettati all’inseguimento di una seminatrice in un campo fertile, l’apparizione fugace della pioggia due o tre monti più avanti, o anche il volo di un ostricaio solitario: una sola di queste immagini poteva far quasi dimenticare a lsserley il motivo per cui era li, per strada. ll levarsi del sole tingeva d’oro le fattorie distanti e lei era ancora al volante, quando un oggetto assai piu vicino, poco piu di u'omhra nerastra, abbandonava all’improvviso le sembianze di un ramo d’albero o di un cumulo di macerie per assumere quelle di un bipede con il braccio teso.
Allora si ricordava, ma a volte succedeva quando ormai lo aveva superato mancando di un soffio la mano tesa, quasi che le dita, come rametti, avrebbero potuto spezzarsi, se solo fossero cresciute di qualche centimetro in piu.

Premere sul freno era fuori questione. Al contrario, lasciava tranquillamente il piede sull’acceleratore, restava in fila dietro le altre auto, limitandosi a scattargli di passaggio una rapida fotografia mentale. A volte, mentre riesaminava quell’immagine lsserley si rendeva conto che l’autostoppista era in realta una femmina. A lei le femmine non interessavano, almeno non in quel senso. Che le caricasse qualcun altro.
Se l’autostoppista era maschio di solito tornava indietro per un secondo sopralluogo, a meno che non si trattasse chiaramente di un tipo mingherlino. Nel caso in cui il soggetto in questione fosse per lo meno interessante, appena possibile faceva un’inversione a U - ben lontana da lui -, non voleva che si accorgesse di nulla. Poi, guidando nella direzione opposta più lentamente che poteva, cercava di squadrarlo ancora una volta. Capitava raramente che non riuscisse a ritrovarlo: di solito perché nel fratternpo un altro autista, meno pignolo o meno cauto di lei, si era fermato e l’aveva tirato sù. Da una veloce sbirciata si rendeva conto che nel punto in cui pensava di averlo visto non c’era più nulla, solo un vuoto bordo di ghiaia. Spingeva lo sguardo oltre il ciglio della strada, verso i campi o l’inizio del bosco, nel caso si fosse nascosto da qualche parte per orinare. (Una delle loro abitudini). Dopo cosi poco tempo, per lei era inconcepibile non ritrovarlo più; aveva un corpo cosi bello - cosi eccellente - cosi perfetto - perché si era lasciata scappare quella chance? Perché non l’aveva caricato subito?

Talvolta la perdita era cosi dura da accettare che poi continuava a guidare per chilometri e chilometri, sperando che chi l’aveva caricato l’avesse di nuovo fatto scendere. Le mucche la guardavano con aria innocente mentre lei accelerava in una nuvola di gas di scarico. Di solito, però, l’autostoppista rimaneva esattamente dove l’aveva sorpassato la prima volta, il braccio meno rigido, gli abiti (se pioveva) un poco più fradici. Venendo dalla direzione opposta lsserley gli dava un’occhiata veloce alle natiche, alle cosce, o anche alle spalle, per vedere quanto erano muscolose. Perfino nella postura c’era qualcosa che permetteva di riconoscere a prima vista l’arrogante fiducia in se stessi dei maschi di prima qualità. Passandogli accanto lo guardava ancora una volta, per mettere alla prova la prima impressione, per essere sicura che la sua immaginazione non l’avesse gonfiato troppo. Se riusciva a superare l’esame fermava l’auto e lo faceva salire. lsserley era andata avanti cosi per anni. Non passava mai più di un giorno senza che si mettesse alla guida della sua malandata Toyota Corolla rossa in direzione A9 per cominciare il giro di perlustrazione. Perfino nei periodi pid fitti di incontri riusciti, al massimo della propria autostima, si preoccupava del fatto che l’ultimo autostoppista caricato potesse rivelarsi, col senno di poi, la sua ultima conquista davvero soddisfacente: che il futuro non le riservasse più nessuno all’altezza.
(....)
La giornata di oggi non era cominciata bene.
Costeggiando il comatoso villaggio di Fearn, sul ponte sopra la ferrovia prima di raggiungere l’autostrada, si rese conto di una specie di rantolo proveniente dalla ruota sotto il lato passeggeri. Lo ascoltò attentamente, trattendendo il respiro, cercando di capire che cosa le stesse cornunicando in quel bizzarro idioma straniero. Era una supplica d’aiuto? Un borbottio momentaneo destinato a svanire? Un avvertimento amichevole? Ascolto ancora un poco, provando a immaginare i diversi modi in cui un’automobile poteva farsi comprendere. La Corolla rossa non era certamente l’auto migliore che avesse avuto; l’auto per cui aveva più nostalgia era la Nissan grigia su cui aveva imparato a guidare. Si lasciava manovrare con dolcezza e delicatezza, non faceva quasi nessun rumore e aveva molto spazio nel bagagliaio - abbastanza da metterci un letto.

Ma fu costretta a sbarazzarsene dopo appena un anno. Da allora ne aveva possedute altre due, ma erano pili piccole, e i pezzi di ricambio trapiantati dalla Nissan le davano parecchi problemi. La Corolla rossa era un po’ rigida e qualche volta capricciosa. Senza dubbio voleva essere un’auto come si deve, ma aveva le sue difficolta.
Qualche centinaio di metri prima della confluenza con l’autostrada c’era un ragazzo con i capelli lunghi che ciondolava sul ciglio della Strada, il pollice all’insù. Accelerò e lo superò. Lui sollevò pigramente il braccio, aggiungendo al suo gesticolare altre due dita. Conosceva più o meno la faccia di Isserley, e lsserley conosceva più o meno la sua. Erano entrambi del posto, anche se non si erano mai incontrati se non in situagioni del genere. La strategia di Isserley era di stare alla larga dalla gente del posto. Mentre si immetteva nella A9 a Kildary, diede un’occhiata all’orologio sul cruscotto. Le giornate si stavano allungando rapidamente: 8 e 24 del mattino e il sole aveva gia lasciato la linea dell’orizzonte. Il cielo era blu livido e rosa carne, dietro a una fascia di nubi bianchissime, preludio della gelida trasparenza che avrebbe segnato l’aria di quella giornata. Non avrebbe nevicato, ma il ghiaccio avrebbe continuato a scintillare per parecchie ore, e prima che la temperatura potesse salire sarebbe scesa la notte.
Quanto agli scopi di lsserley, un giorno freddo e luminoso come questo era ideale per la guida sicura, un po’ meno per valutare gli autostoppisti. Solo certi esemplari straordinariamente vigorosi avrebbero indossato una maglietta a maniche corte
mostrando cosi la propria muscolatura, ma la maggior parte sarebbe rimasta infagottata sotto cumuli di giacconi e strati di lana, tanto per renderle il lavoro complicato...>>



06/10/15

E non sapevano nulla della rivoluzione compiuta da Little Richard e Bob Dylan: Valerio Morucci - A guerra Finita


Non è che gli italiani non ne vogliano sapere di mettersi alle spalle gli anni di piombo, infatti non amano parlarne, e quando lo fanno, come nel caso Battisti, lo fanno a vanvera: ad esempio, "inaccettabili e fuori luogo" le proposte di boicottare i prodotti brasiliani, il turismo e di non mandare gli atleti a concorrere ai mondiali militari, che si sono fatte strada all'interno della politica italiana (e non solo) nei momenti più caldi della polemica. Ci sono cose che la cultura e la politica italiana non hanno saputo far capire all'interno del nostro Paese, e forse neanche siamo riusciti a far comprendere anche a Paesi amici vicini e lontani che cosa hanno significato quegli anni. Soprattutto, non sanno o non vogliono chiedersi, al riguardo, il perché un numero non trascurabile di giovani decise, all’epoca, di tentare la strada della lotta armata. La nostra opinione è legata alle strategie di tensione e di provocazione che settori dello Stato misero in campo a partire dalla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Strage che le ricostruzioni storiche più attendibili attribuiscono a settori dei servizi segreti, con complicità o addirittura direttive internazionali e manovalanza fascista. Su queste trame non è stata mai fatta la necessaria giustizia, punendo esecutori, mandanti e strateghi ad alto livello. Ci furono poi le stragi successive, come quella di Brescia, di Bologna, l’attentato alla questura di Milano, e tanti altri episodi ancora. Condanniamo senza indugi la scelta della reazione armata, ma bisogna prendere atto del fatto che tutti coloro che furono responsabili di questa scelta hanno da molto tempo riconosciuto che si tratta ormai di un’esperienza finita, rispetto alla quale molti di essi si rapportano in modo autocritico. Quasi tutti hanno pagato il loro debito con la giustizia e quindi, ci sono tutte le premesse, per chiudere definitivamente una pagina triste della storia nazionale...


... e poi.. Master of War, It's a hard rain's gonna fall..
Si conoscevano da sempre, da quando tutto ebbe inizio: l'assalto al cielo del febbraio '68, poi a marzo, lo shock e insieme all’acre sapore del primo scontro: Valle Giulia..
Stesse esperienze, stessa formazione. Carlo era finito poi in Prima Linea, mentre Enrico, forse perché' aveva anticipato un po' le proprie scelte, era entrato nelle Br (...)


"Enrico carissimo, anch’io in questi anni mi sono posta molti interrogativi su di te, e sulla storia di molti altri e non sempre ho trovato le risposte. Conosco parte del tuo ragionare da quello che ho letto in questi anni, ma mi manca il lato più personale delle tue scelte. Spesso abbiamo discusso con rabbia. Da una parte emergeva l’estraneità verso gesti folli, dall'altra le distinzioni, l'affetto, l'amicizia, i ricordi personali e umani per ogni singolo volto da tempo scomparso.."

Dopo anni, e con qualche reticenza, si levavano da più parti altre voci critiche sulla lotta armata. Molti che ne erano stati protagonisti cercavano ormai spiegazioni, analisi convincenti. "Cara Francesca, le cose sono in continua evoluzione ed io credo che lo sforzo maggiore vada compiuto per rispondere anche alle domande, intime e imbarazzanti, che tu poni. Le domande di chi ha condiviso con noi le nostre stesse speranze ma non le stesse scelte. E oggi chiedi 'perché'?. Non il perché' ufficiale, da consegnare ai documenti, all'arida carta, ma il perché' umano, personale. Oggi ne parlavo con Carlo durante l'ora d'aria e, come al solito da un po' di tempo a questa parte, siamo finiti ai ricordi non certo 'politici'.."

"Una volta si diceva che si lottava per la Dittatura del Proletariato", lo interruppe Enrico, "per la rivoluzione, per lo stato borghese; oggi anche i più incalliti militaristi dicono che in realtà lottavano per la 'trasformazione' della società...

"...Quello che può dar fastidio, Francesca, è che in politica ogni ciclo ha la sua parola chiave. Si è scoperto nel fallimento della lotta armata che la 'rivoluzione' era una parola troppo netta, aggressiva (oltreché' inadatta a esprimere progetti di modificazione di una società complessa) e si è passati alla meno contundente 'trasformazione, fingendo che sempre di questo si fosse parlato.."

"Rimane una superficie liscia" disse Enrico "non si riesce a rendere ragione di ciò che veramente ci sentivamo dentro quando compivamo certe scelte, del perché' vero, non quello cosciente, razionalizzato, autogiustificatorio. Certo, la politica può spiegare convincentemente la parte emersa del continente lotta armata: la parte tutta ideologica che poco c'entrava con la società reale. Una lotta armata e un terrorismo piovuti dal passato; una roba da marziani, egregiamente rappresentata dalle Br. Quelle mettevano giù piatte il manuale marxista-leninista dell'avanguardia di massa che preparava pezzo su pezzo l'insurrezione operaia. Conoscevano a menadito qualche capitolo di Stato e Rivoluzione e del Che fare?.."

"..e non sapevano nulla" aggiunse Carlo ironico "della rivoluzione, fondamentale per la nostra generazione, compiuta da Little Richard e Bob Dylan".
"Già'. E non sapevano neanche nulla della violenza di cui tanto parlavano" riprese Enrico "Delle sue leggi, le sue regole. Dilettanti in confronto ai veri professionisti. Quelli sapevano, con Machiavelli, che la violenza va usata tutta e repentinamente. Poi la pace del nuovo ordine. Santo Domingo, Persia, Indonesia, Italia, Grecia, Cile, Argentina.. Ne avevano di esperienza! Un solo piano tirato al ciclostile e poi adattato dagli agenti in loco. I palazzi da occupare, chi ammazzare, chi far sparire, chi internare. Noi invece a centellinarla pezzo a pezzo. Altro che terroristi, pedagoghi. Se avessimo seguito la strada di Guy Fawkes anziché' quella di Osvaldo Peci.."

"... I confini, Francesca, non erano più netti come una volta, gli operai apparivano sempre più simili ai giovani che nel '77 avevano invaso le piazze, portandovi il disagio, la rabbia e la voglia, matura e azzardata a un tempo, di vivere una vita più ricca, anche fuori dalla sfera della produzione, del lavoro. Quelli invece stavano ancora fermi alla 'fabbrica come luogo di disciplina rivoluzionaria', alla lotta armata come scelta obbligata imposta dai 'padroni'. Roba da museo, anticaglie sopravvissute solo per l'arretratezza generale del sapere politico in questo paese.."
"Sarebbe ora" insistette Enrico "che ci guardassimo in faccia e ci dicessimo le cose come stanno, senza fare i furbi. Sarà impolitico..ma chi se ne frega. Dobbiamo darci una ragione credibile per quello che abbiamo fatto e per quello che stiamo pagando. Io non ci sto a farmi trent'anni di galera nella camicia stretta del 'rivoluzionario' e neanche, come oggi è più di moda dire, perché' volevo 'trasformare la società. Chiacchiere che se provi a dirtele davanti ad uno specchio ti viene da ridere, prima, e da piangere poi. La mia ragione di fondo, anzi, la mia passione, è stata da sempre trasgredire, rompere l'ordine, le maglie che mi tenevano stretto.."

"..Le magli che tenevano stretto non so neanche io cosa, Francesca. Dentro c'era insofferenza, rabbia, certo; lo sai. Poi tutto questo è entrato nell'impegno politico, nelle lotte del movimento; e lì tutto è diventato più indecifrabile.

"...E' grossa, forse, ma potrei dirti allora che la lotta armata può essere stata il surrogato di una mancata esperienza culturale. Se così è stato, essa ha espresso allora la parte più radicale delle tensioni, dell'insofferenza, della rabbia che era andata crescendo in tutti i nostri anni '60: i Kennedy, Luther King, Lumumba, Steinbeck e Whitman, Osborne e gli Hungry Young Men, e poi.. Master of War, It's a hard rain's gonna fall, la strage del Vajont, il sangue di Ignacio, il Canto general e l'anima lacerata di Majakovskij, La solitudine del maratoneta, King and Country (che dolore il volto martoriato di Courtney, così ingenuamente tenace e per questo così irrimediabilmente sconfitto..).
E l'intrattenibile gioia della trasgressione. Forse già venata da un inconsapevole annuncio di sconfitta. La spinta folle (ma era poi folle?) di Rhet Butler: abbracciare una causa solo proprio perché' è persa..."

Il flusso di parole in sintonia correva rapido tra i due. In galera succede così. Si può andare avanti e indietro per ore, coprire cento e più 'vasche', smozzicando avari pezzi di conversazione oppure, al contrario, arrancare nel tener dietro al fluire concitato delle parole. Foss'anche il rimandarsi, in una gara senza fine, di tutte le battute e le facce dei cento film americani ripassati dalle tv locali (...)
O come la storia del cucciolo di labrador entrato di contrabbando in un carcere speciale dei più duri. Cresciuto poi clandestinamente fino a che, ormai troppo grosso e cattivo, nessuno, tranne il padrone e i suoi amici, aveva più il coraggio di avvicinarlo. Cane che aveva condiviso la più rigida clausura e aveva respirato aria e tensione, sviluppando un odio feroce per ogni divisa e che, quando qualche incauta guardia cercava di sorprenderlo nel sonno (figurarsi! lui che, come il padrone, aveva imparato a dormire con un occhio solo e le scarpe da tennis ai piedi) la preferiva alla sua dieta abituale, risputandone fuori, con soddisfazione, solo le suole e le mostrine..

Valerio Morucci - A guerra Finita