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24/09/15

Cinema Resistente. Lech Kowalski: punk, contadini, junkie

Dee Dee
Milano gli ha dedicato una retrospettiva (più libro monografico, Camera Gun. Il cinema ribelle di Lech Kowalski, Agenzia X, a cura di Alessandro Stellino). Un cineasta che ha segnato gli ultimi decenni del cinema del reale, underground, i cui film hanno circolato poco in Italia nonostante il passaggio alla Mostra del cinema di Venezia (2005) con lo struggente East of Paradise, il racconto della madre deportata in un campo di lavoro sovietico durante lo stalinismo. Il suo film più recente è Holy War Holy Field , in cui Kowalski arriva nelle campagne polacche per filmare la battaglia dei contadini contro le multinazionali che trivellano il terreno in cerca di gas. Il governo e i politici locali hanno dato il loro benestare senza neppure ascoltare quello che accade nella vita di questa gente, cosa significa il fracking che fa tremare le case, infanga l’acqua, impedisce il raccolto, avvelena piante, animali, ogni cosa. E nel silenzio più totale dei media o peggio ancora nella disinformazione che lo presenta come una garanzia di modernità.

Può sembrare strano ritrovare Kowalski, narratore di <<storie e eroi>> metropolitani, i giovani punk, i Ramones (Hey Is Dee Dee Home, 2003), i Sex Pistols (D.O.A, 1981), gli homeless del Lower East Side (Rock Soup, ’91), in un luogo dove il tempo è ancora scandito dalle stagioni anche se la natura ha perduto ormai per sempre la poesia dell’incontaminato. Eppure seguendo quei contadini nella realtà globalizzata che avanza, si ritrovano con evidenza gli elementi che attraversano i suoi film in cui la ` macchina da presa é sempre e comunque un'arma. E’ una scelta di impegno politico ma declinato in modo diverso, mettendo a rischio sé stessi, il proprio corpo alla ricerca di un conflitto più che per decidere da che parte stare.
<<Mi interessava molto la lotta dei contadini per proteggere la terra. E’ un soggetto che riguarda la nostra cultura, e la sopravvivenza dell’umanità, e che invece viene messo nell‘ombra dalle grandi corporazioni che controllano tutto. Questa guerra ha creato tra di loro dei legami molto foni, in un certo senso quei contadini sono oggi come erano anni fa i punk>>.

Ma quella della terra è una dimensione che un po’ ritorna nella vita di Kowalski. La famiglia di origini polacche che la fuga dalla guerra ha portato ovunque nel mondo, Iran, Iraq, India, Africa, fino a Londra dove é nato, e poi l’America, viene da li: il nonno in Polonia aveva aperto una scuola dove insegnava ai contadini, e una biblioteca. E anche il padre ha tentato l’avventura della terra in America.
Il padre desiderava tantissimo avere una fattoria, però eravano troppo poveri. Un giorno il padre ebbe un tenibile incidente con la macchina, e i soldi dell’assicurazione servirono per coronare il suo sogno. La fattoria era nel Wisconsin, vicino a una riserva di nativi americani: a un certo punto però le vacche si ammalarono e morirono. Cosi le banche gli tolsero la terra, il resto la  madre lo regalò agli indiani. Arrivati a Chicago, dove ancora c’é una grande comunità polacca, e il padre lasciò tutti alla stazione per cercare lavoro l’intera giornata, finché non lo assunsero in fabbrica tornando a prenderli.. Che storia.


Da punk sei convinto che anche l’invenzione di un’estetica é un modo per radicalizzare le tue posizioni e la critica al mondo. I contadini non pensano all’estetica ma come i punk sono degli outsiders. Probabilmente Lech Kowalski appare ai loro occhi come un punk. La battaglia contro il fracking li ha resi una comunità e anche questo sentimento di appartenenza a qualcosa fa pensare al movimento punk Quando stanno insieme ridono, bevono, si divertono, vivono una dimensione che nelle grandi città si è persa.
La resistenza al fracking svela qualcos'altro, a cominciare dalla perdita di legami tra cittadino e istituzioni politice che sembra essere un denominatore comune della nostra epoca.
<<E' un po' il nucleo del film. I contadini non si fidano di nessuno, alle spalle hanno il periodo comunista e hanno capito che la democrazia non ha prodotto quel nuovo mondo di benessere che si aspettava ma solo maggiore cinismo. In campagna la dimensione della re-altà é molto forte, é la vita stessa. Viviamo in un’epoca di grande confusione dove tutto si frantuma. Loro invece hanno qualcosa in cui credere, e da qui può iniziare una rivoluzione. E’ quello che sta accadendo in Messico dove i contadini vessati dal governo stanno dando vita a una fortissima opposizione. Girerò li, tra poco, il mio prossimo film.>>

L'attenzione alle facce delle persone sono sempre molto importanti. E’ difficile invece descrivere i cambiamenti, oggi preferisce più osservare che muoversi, guarda le cose in modo riflessivo.. Ad un certo punto, si è messo all'angolo della 14a, a New York, a filmare: un’esperienza emozionale molto importante, a sentire lui, durante la quale ha scoperto nelle persone e nel mondo particolari che non aveva mai notato. Ora cerca di portare nel suo cinema queste lezioni del passato, rispetto alla velocità in cui viviamo, che é quasi schizofrenica: gli sembra che il solo modo per confrontarsi con la realtà sia stare fermi in un posto.

Il cinema è controversia, tensione, forze opposte ed elementi che si scontrano per generare teatralità. Lech Kowalski ci ha fatto scoprire che in America il punk non esisteva nei soliti e tipici locali alternativi come il CBGB di New York,  ma che esisteva una scena punk anche nel Sud degli Stati Uniti. Chi l'avrebbe mai detto? C’erano scene alternative un po’ dappertutto, ma non univocamente definite, come punk, drag queen, punk gay, biker, fanatici del rock’n’roll, adolescenti annoiati, proprietari di club conservatori, uomini d’affari. Kowalski capì che qualcosa sarebbe successo. E la partenza dei Sex Pistols per il tour americano rappresentava un momento in cui quel qualcosa iniziava ad accadere. Doveva filmare quell’evento a tutti i costi. Non era solo una storia sul punk girata a New York, ma un confronto culturale più ampio. E aveva ragione.  Ovviamente c'era la musica, ma anche chi andava ai concerti, e perché.


Don Letts, Dan Graham..
Non si è mai considerato un regista punk. Solo un outsider. Underground, una parola un po’ inflazionata, ma che gli si addice in pieno. L’unica cosa che lo accomuna a registi come Don Letts o Dan Graham è che hanno creato senza avere tanti soldi.

Oltre a D.O.A., filma gli homeless del Lower East Side in ROCK SOUP, che nell'estate del 1989 allestirono una tendopoli a Tompkins Square: le autorità minacciarono di smantellare il centro di accoglienza e la popolazione insorse. In un ruvido bianco e nero, Kowalski riprende e si schiera contro l'imminente disneyficazione della città.

 In THE BOOT FACTORY del 2000 documenta la vita di un gruppo di punk a Cracovia, che sopravvive cucendo scarponi di cuoio. Un racconto di anarchia e di come dare vita a microcosmi resistenti, in opposizione al sistema vigente.
BORN TO LOSE è ancora sul punk, e si concentra su Johnny Thunders, prima nei New York Dolls e poi con gli Heartbreakers: 400 ore di materiale filmato, un ritratto glorioso e struggente sull'eroe di tutti gli sconfitti, nato per perdere, morto a soli 39 anni.
HEY IS DEE DEE HOME è un altro dei ritratti struggenti di Kowalski, questa volta è Dee Dee Ramone il protagonista, bassista e compositore dei Ramones, amante dei tatuaggi e delle donne, oltre che innamorato da sempre delle droghe pesanti. 

STORY OF A JUNKIE, è un film difficile da digerire, per chiunque non abbia mai fatto uso di droghe. Tutto reale, vita di strada, personaggi borderline che occasionalmente mostrano la loro “poesia accidentale” (le discussioni sulla coscienza politica, la confessione del protagonista sulla sua ex). Un vivido ritratto della vita da tossicodipendente nell’East Village.
In Story of a Junkie, Spacely, il protagonista, sceglie di diventare un tossico. Kowalski non lo giudica, lo segue, entra nella sua corsa nella vita, entra nei suoi luoghi nascosti, e lui ha mostrato cose che la maggior parte della gente non vede. E' facile vedere compassione nella storia, ma anche eccitante: provare droghe, bere, litigare, vederti puntare una pistola addosso, stare svegli per notti intere, dormire fino a giorno inoltrato, dormire su un tetto, incontrare gente d’estrazione borghese in disperata crisi d’astinenza, perché il protagonista è la connessione tra un mondo e l’altro. Spacely, in questo splendido film, apre delle porte a molti totalmente sconosciute.
Assistere a Story of a Junkie è come guardare una bomba che sta per esplodere. Nessuno aveva idea di quello che c'era dietro l'angolo. Di lì a poco sarebbe stato scoperto l'AIDS. Dalle sue storie, racconti di deportati, emarginati e punk, con la constatazione di un mondo segnato da ingiustizie e violenze, emergono dolore profondo ma anche un forte desiderio di rivalsa. Amiamo il cinema di Lech Kowalski, un cinema non commerciale e difficile da reperire, perchè tutto viene filtrato dalla musica e dai racconti dei sopravvissuti e di chi resiste: resistenza della memoria e pratiche di sopravvivenza..







21/02/15

L'underground al tempo dell'Urss

Cosa intendiamo veramente con il termine Underground?
L’Unione Sovietica è considerata un classico esempio di societa "disciplinare", e siamo abituati ad assumerla come un sistema arretrato rispetto alle società post - disciplinari della democrazia liberale.
 Forti di questa premessa, è' stato sempre problematico e difficile dare una definizione definitiva e precisa del termine "underground", almeno per quanto riguarda il rock in Occidente. In genere facciamo riferimento a gruppi punk e garage, soprattutto degli '80s e noi abbiamo potuto ascoltare e comprare i loro dischi apertamente, senza paura e senza il rischio di essere addirittura arrestati. Anche la moltitudine di band che si muovevano su un confine molto labile di "illegalità", per i loro testi e per gli incidenti che si verficavano puntualmente nei loro concerti, non sono mai state realmente in un reale pericolo. Nei paesi in cui la censura non colpisce direttamente la musica l' "underground" era inteso per indicare gruppi "cult" o "emergenti" (confesso che è un termine che anch'io ho usato e uso in proposito), e la domanda è se questo non rischia di banalizzare le lotte che molti gruppi, la cui esistenza era effettivamente in pericolo, hanno dovuto fare, magari suonando di nascosto per molto tempo.

Questo è il motivo per cui troviamo le storie dei gruppi rock del blocco sovietico così irresistibili. Al di là del romanticismo irresistibile di immaginare Vaclav Havel e Plastic People Of The Universe ( gruppo rock ceco originario di Praga. È stato il principale rappresentante della cultura underground della capitale cecoslovacca fiorita tra il 1969 ed il 1989) complottare per cambiare il corso della storia, mentre rannicchiati intorno ad uno stereo portatile ascoltano i dischi di contrabbando Velvet Underground, c'è qualcosa di avvincente e stimolante circa la volontà di coraggiosi artisti sovietici di sfidaren la censura per continuare a fare la propria musica anche a fronte di punizioni, perdita delle proprietà, e della libertà personale. Mentre l'esempio "ceco" che abbiamo citato sopra sono note, alcune storie di impatto durante l'era Gorbaciov, che portò alla fine dell'URSS: così ci siamo imbattuti nell' articolo di Vasily Shumov..

<< Era tipico per il sistema sovietico negli anni '70 e '80 infliggere pene detentive non per tradimento dell'ideologia, ma per illeciti e reati finanziari e/o violazioni del passaporto, il tentativo di espatrio illegale.Tutto ad un tratto, però, per la musica rock sovietica tutto è cambiato, dal nero al bianco. Subito dopo la nomina di Gorbaciov, la musica rock è stata legalizzata, mentre le band precedentemente "underground" furono autorizzate ad andare in onda sulle radio e di apparire negli show televisivi. Un fiume di articoli della stampa favorevoli ai gruppi rock underground riempirono giornali e riviste sovietiche. Gli amanti del rock ebbero la possibilità di acquistare i biglietti ufficiali per i concerti dei loro gruppi preferiti per la prima volta nella loro vita..>>

Il pezzo di Vasily Shumov è profondamente illuminante, e racconta non solo l'impatto che ebbero le band dell'epoca sulle emergenti libertà sociali, ma anche l'estrema difficoltà della loro transizione alla legittimità pubblica:

<<Il processo di integrazione non fu un processo facile per i tanti gruppi rock durante la perestrojka. I musicisti che erano abituati agli stranieri e agli stili di vita bohemien improvvisamente ricevettero un' opportunità che non avrebbero potuto neanche sognare solo di pochi anni prima. La maggior parte dei musicisti rock erano poveri, anche per standard di vita sovietici . Inoltre, secondo le leggi sovietiche, tutti i cittadini dovevano avere un lavoro ufficiale: lavoravano come guardie di sicurezza, facevano i custodi e i portieri. Non è stato facile per i musicisti underground adattarsi ad uno stile di vita tradizionale fatto di stazioni radio, TV e studi cinematografici. Anche i normali Tour erano qualcosa a cui non erano abituati. Molti musicisti non avevano disciplina o desiderio di trattare con gli ambienti sociali sovietici tradizionali: c'è da dire che l'alcolismo ha rappresentato un problema per molti musicisti, impedendo loro di diventare membri effettivi della società sovietica..>>

Possiamo aggiungere che quello che per gli stati occidentali è stato uno sviluppo graduale verso condizioni "post-disciplinari", dopo la seconda guerra mondiale, è diventata una terapia d’urto per gli Stati dell’ex Unione Sovietica in seguito all'89. L'ingresso nel <<mondo democratico civilizzato» doveva essere realizzato tramite misure che erano spesso estreme ed eccezionali; questo ha comportato la monetizzazione occidentale, cancellando garanzie sociali, imponendo un forte cambiamento verso un’economia di mercato, e permettendo la diffusione di iniziative criminali. Paradossalmente, questi feroci caratteri della transizione alla democrazia» post-sovietica sono stati spesso sradicati con misure anche più severe e autoritarie, e  nel nome dell'integrazione nel mondo della democrazia liberale occidentale  ha portato a un drastico impoverimento della popolazione.

L'articolo è davvero una miniera, pieno di video di prestazioni di gruppi, e può essere un buon punto di partenza per ulteriori esplorazioni. Quasi nessuno di queste band sarebbe considerata "underground" in occidente, è tutta roba per noi abbastanza .."commerciale" e per niente sovversiva. Per sottolineare il punto di partenza, semplicemente mettendo su una band è stato un atto pericoloso; in una società "senza classi"scioccare la borghesia sarebbe solo una ridondante palificazione, dopo tutto.


Quì il country rock laconico del pionieristico e solo recentemente sciolto gruppo degli Aquarium:





20/02/15

Libertari, pop, acidi: 10 best Film della controcultura degli anni '60

Siamo sempre nella controcultura, sempre nel mondo della celluloide e dopo i registi ci occuopiamo di film veri e propri. Particolari, curiosi, iconici, alcuni meravigliosi: sono i film della controcultura degli anni '60, con quei costumi (figli dei fiori), i dialoghi in gergo, la fotografia di ispirazione allucinogena , il modo in cui i colori erano sbiaditi. I fan del periodo possono rallegrarsi per le nuove edizioni spumeggianti in Blu-ray di due fondamentali pellicole indies di quegli anni: The Wild Angels - I selvaggi, di Roger Corman e Psych Out - Il velo sul ventre di Richard Rush. Quì una piccola retrospettiva del cinema  che meglio racchiude i favolosi '60.



The Wild Angels - I selvaggi
Il produttore / regista Roger Corman, che si era fatto le ossa fin dagli anni '50, diede via a tutto il movimento di filme sui bikers fuorilegge, orientato a una nuova onda nel cinema giovanile di quegli anni, con questo classico cult del 1966 , interpretato da Peter Fonda, Nancy Sinatra, Bruce Dern, e Diane Ladd, e "membri degli Hells Angels di Venice, CA". Lanciare i figli delle star di Hollywood come Henry Fonda e Frank Sinatra dava ai film un innegabile vantaggio, e i veri Hells Angels completavano il quadro nel dare una autenticità da documentario agli scontri e alle feste. La fotografia di Corman ha un'energia ruvida e tempestiva nel rappresentare lo spirito anti-autoritario, meglio drammatizzato nella scena del famigerato funerale , dove il discorso di Peter Fonda, "Vogliamo essere liberi!" diventò una sorta di manifesto per il periodo.

Psych Out - Il velo sul ventre 
Bruce Dern quì comprimario, mentre è il suo amico Jack Nicholson, futuro re di Hollywood,  in giubbotto di pelle, perline, che suona la chitarra e canta: datato quanto si vuole e sempliciotto, non preoccupatevi:  oltre a Jack, troviamo Garry Marshall, Dean Stockwell vestito da indiano, Susan Strasberg ragazza sorda che sente. Un viaggio acido amoreggiando nei parchi, tra i figli dei fiori, slogan,  propositi pacifisti e libertari.  Strawberry Alarm Clock  e altri brani da intenditori accompagna un montaggio di segnali stradali invadenti,ma è tutto magistralmente fotografata dal grande László Kovács (a un  anno di  distanza da Easy Rider). E il regista Richard Rush  arriva a una conclusione che è mirabilmente cinica, ma non giudicante, insomma un tragico finale. (No spoiler..)

The Trip - Il serpente di fuoco
Strasberg e Dern apparsi già in Pshyic out l'anno prima, in questo affascinante ibrido di psichedelia e sperimentazione, ancora una volta prodotto e diretto da Corman, su una sceneggiatura di Nicholson, che avrebbe voluto anche interpretare il film, ma Corman scelse poi Peter Fonda. Jack in quegli anni sosteneva la sua carriera di attore alle prime armi scrivendo sceneggiature, soprattutto per Corman, che fece parecchi film sulla fiorente cultura della droga. Questo però fu anche uno dei suoi più personali, la cronaca di un borghese della classe media che tenta di aprire la sua mente assumendo LSD (anche Corman la usò in preparazione del il film). Girato in California, nei canyon di Big Sur, contiene alcune scene davvero.. ispiegabili, ma forse sono solo il prodotto per simulare le allucinazioni della mente del protagonista Paul, alterata e indotte dall'LSD. Il Serpente di Fuoco è l'anticipazione del quadro che vedeva Nicholson, Peter Fonda e Dennis Hopper ricongiungersi due anni più tardi nel film che avrebbe chiuso per sempre gli anni '60: Easy Ryder.

Easy Rider
Ed ecco che siamo arrivati, c'è molto da lottare con Easy Rider, che è problematico e goffo quanto prezioso e influente. Ma in termini di pietre di paragone dei tardi 'anni '60 non c'è paragone: era esattamente quello che gli spettatori (soprattutto giovani) stavano cercando nel 1969, quando incassò sorprendentemente 60 milioni dollari. Biker fuorilegge, hillbillies beffardi, balbuzie, e la sequenza del "bad trip".. Girato in 16mm con un budget sufficiente basso a convincere i boss degli studios che forse il mercato per i giovani, e i registi che si adattavano e producevano per loro, aveva la chiave per la sopravvivenza del loro business..

Head - Sogni perduti
Un anno prima che colpiscano con Easy Rider, la BBS Enterprises produsse un altro film, che con meno successo, fu uno dei più strani e affascinanti dell'epoca. I produttori Bob Rafelson e Bert Schneider furono gli artefici, e i creatori dei The Monkees, e della sitcom su di loro, ma ben presto detestarono l'immagine pre-fabbricata del gruppo quasi quanto la odiavano i membri della band. Così decisero di bruciare il tutto con questo film del 1968, scritto da Rafelson e Jack Nicholson, con i Monkees proiettati sullo schermo in un turbine di psichedelia, surrealismo, senza una trama precisa, in una bizzarra esplorazione del flusso di coscienza dell'epoca. Non piacque a critica e pubblico, ma nei decenni successivi, ha trovato un seguito di culto che riconosce come sia un film molto in anticipo sui tempi.

Wild in the Streets - Quattordici o guerra - (Furore nelle strade)
Prodotto (come Wild Angels, Psych-Out e The Trip) dalla American International Pictures, sull'onda della contestazione del '68 e per sfruttare il filone della controcultura hippie, (la guerra del Vietnam , i diritti civili, disordini e omicidi, il baby boom generazionale) questa commedia esplicitamente corteggiava il pubblico giovanile: l'età di voto si abbassa dai 21 anni ai 14, con le conseguenze che rock star e adolescenti assumono poteri di governo. E 'una trama.. un pò sciatta, ma non priva di fascino, e contava tra i suoi fan Pauline Kael, critica del New Yorker dal '68 al 1991; nel suo influente saggio "State of Art", ne ha scritto male, che era "stato messo e tenuto insieme con sputi, isteria e opportunismo," ma che era anche "intelligente in un sacco di modi e a cui le immagini non rendono giustizia..." Secondo il regista Kenneth Bowser, la parte recitata da Christopher Jones fu offerta all'inizio a Phil Ochs, che dopo aver letto la sceneggiatura, respinse l'offerta, sostenendo che la storia distorceva la reale natura della controcultura giovanile del periodo.

Medium Cool - America, America, dove vai?
Il direttore della fotografia Haskell Wexler (Chi ha paura di Virginia Woolf, La calda notte dell'ispettore Tibbs, Il caso Thomas Crown ) ha girato e diretto questo dramma politico riflessivo e spesso straziante, che è invecchiato meglio di molti dei suoi contemporanei grazie alla sfocatura intenzionale tra narrativa e documentario; Wexler girò nell'estate rovente di Chicago del '68, intuendo che le proteste alla Convenzione Nazionale Democratica avrebbero messo a ferro e fuoco.. da un punto di vista culturale. Quelle scene ancora toccano i nervi per la loro intensità, catturando una città, e un paese, al punto di rottura. Un cameraman deve filmare proprio la convenzione democratica del 1968. Si verificano incidenti, la polizia carica gli studenti, provocando morti e feriti, ma il cameraman continua a filmare. Succede però che mentre con la sua amante è alla ricerca del figlioletto di lei, sparito nella confusione, resti coinvolto in un mortale incidente. Impassibile, un suo collega lo filma mentre sta morendo. Si, straziante..

Blow Up
Dramma di Michelangelo Antonioni del 1966, è soprattutto ricordato per i suoi elementi di thriller, in cui un fotografo di moda crede di aver fotografato un omicidio: diventa un ossessione quella di scovare indizi dalle immagini fangose . Meno ricordato, o almeno meno efficaci, sono le scene della Swinging London dei '60 (A partire dalla scena dell'orgia scioccante dei i mimi)

Beyond the Valley of the Dolls - Lungo la valle delle bambole
Del 1970, si sente che è l'ultimo film degli anni '60, un grande affresco sul nulla che va, sesso, violenza, rock, droga, e il kitsch dal regista Russ Meyer e sceneggiato da Roger Ebert. Definito dal regista stesso «il mio capolavoro di sesso e violenza», mentre Ebert lo definì il primo "Rock-camp-horror-exploitation-musical" della storia del cinema. Influenzato dal movimento, e dalla scena rock di Los Angeles, il titolo fa riferimento agli omicidi della "famiglia Manson" che scossero tutta la costa l'anno prima. Anche quì, ci fu chi stroncò il film, come l'autrice del romanzo da cui era tratto, Jacqueline Susann, che rimase sconvolta e impose una didascalia nei titoli di testa del film, per smentire ogni collegamento con la sua opera, e chi invece lo adorò, guadagnandosi un grandissimo seguito di estimatori, per il suo singolare mix di musica pop, spirito camp ed exploitation.

Skidoo
Se altri film del periodo agivano come studi antropologici e tendevano a raccontate dall'interno verso l'esterno, dobbiamo citare Skidoo, che è simile a un film straniero girato da un regista che non parla la lingua. Da una parte, i complimenti al produttore / regista Otto Preminger, vecchia scuola di Hollywood che cerca di fare un film per e sui giovani; dall'altro, uno stanco tentativo di fondere cinema commedia mainstream e cultura della droga che finisce per rappresentare il peggio di entrambi; del tutto incoerente, è una farsa stanca satirica, un film fallito che però incuriosisce per certi suoi vezzi stilistici di tipo semisperimentale, e per l'affascinante qualità del cast: Jackie Gleason, Carol Channing, Fankie Avalon, George Raft, Mickey Rooney, e Groucho Marx..
Un gangster ha lasciato l'organizzazione criminale del terribile Mr. Geova per dedicarsi alla famiglia, ma gli rapiscono la figlia per costringerlo ad uccidere un traditore rinchiuso in carcere. Il poveretto acconsente a farsi arrestare per eseguire il compito, ma in cella conosce un hippy che l'aiuta a risolvere i suoi problemi. Alla fine anche Geova, grazie all'Lsd, diventerà buono... Wow!!

19/02/15

Skinheads, non solo violenza e razzismo

"Ora, anche i Coldplay sostengono che in gioventù erano skinhead", spiega l'instancabile punk, archivista, curatore, e artista Toby Mott. E davvero tutti dicono che erano punk. Tutti. Anche Bono. Essere stato Punk è molto di moda.
Il nuovo libro di Mott sulla cultura skinhead, Skinhead – An Archive, raccolta di materiale e pubblicazioni a tema skinhead edita da Ditto Press con la collaborazione di Jamie Reid è intrigante, anche se per motivi diversi, rispetto alle altre pubblicazioni sull'argomento. Pubblicato lo scorso dicembre, è scaturito dalla collezione di Mott: un archivio che esplora le ideologie socio-politiche che hanno reso la sottocultura skinhead inglese internamente polarizzante: dalla Gran Bretagna di fine anni Sessanta, dove è nata, alla sua diffusione attraverso evoluzioni, scissioni e derive che l'hanno profondamente trasformata. 
"Una volta procurata l'uniforme skinhead, si andava dall'etero al gay, dalla destra alla sinistra, comunista, fascista, socialista, anarchico, tutti convergevano sotto la stessa denominazione: skinhead" dice Mott. E' un rispetto rigoroso di una rigida serie di regole culturali, dal taglio di capelli agli stivali rigorosamente Dr. Martens, dalle bretelle alla marca delle camicie [di solito Ben Sherman o Fred Perry]. Il Punk era molto più semplice e creativo, un melting pot in cui non si facevano distinzioni di classe o razza, perché quelli che vi gravitavano attorto erano dei ribelli, e non si doveva per forza comprare dei vestiti per omologarsi e avere una divisa..
La cultura Skinheads, ovviamente, aveva fanzine, volantini e altri supporti, distribuiti per diffondere messaggi specifici all'interno della sottocultura. Materiale politico, tanto di destra che di sinistra. E' a questo armamentario che Mott rivolge il suo sguardo: nel processo di evidenziare gli angoli nascosti del movimento giovanile più radicale e frainteso che il mondo abbia mai conosciuto.

"L'archivio è stato costruito nel corso degli anni, e il germe è nato quando ero un adolescente", dice Mott, che raggiunse la maggiore età mentre era a Londra negli anni '70 e i primi anni '80. "E 'stato molto difficile trovare il materiale. E 'scarso perché gli skinheads non frequentavano le scuole di arte o di letteratura. I Punks avevano nei loro riferimenti il movimento Dada e John Heartfield. Skinheads erano in realtà quello che hanno sempre detto di essere, giovani e ragazzi provenienti dalla classe operaia. Non ci sono mai stati skinheads nella classe media. Si sono sempre opposti e non frequentavano le scuole d'arte o le università. Erano operai, e occupavano posti di lavoro comunemente riservati ai manovali ".
Skinhead è un termine impantanato spesso nel razzismo e nel neofascismo, anche se non è sempre così. Alla fine degli anni '60, skinhead era diventato un termine conosciuto in giro per Londra per indicare un "mod duro", o un operaio mod. La musica giamaicana come il reggae, rocksteady e lo ska - una volta una pietra miliare della cultura skinhead - divenne meno importante quando emerse e si sviluppò parallelamente il movimentoe punk nella seconda metà degli anni 1970. Presto i legami del movimento skinhead a specifici generi musicali si ampliarono quanto le sue idee politiche, ma classismo e militanza sono rimasti la base degli skinhead.
"Quando si inquadra storicamente lo skinhead , molti tendono di minimizzare l'aspetto razzista: ma la maggior parte di skinheads erano comunque bianchi, della classe operaia, alienati, e avevano idee razziste."
Illustrando il mondo dei sottogruppi di minoranza - skinheads gay, neri, donne, anche quello molto politicizzato (Skinheads Vs Racial Prejudice) - e i loro messaggi, Skinhead: An Archive ottiene qualcosa di completamente nuovo e diverso rispetto ai precedenti Skinhead di Nick Knight o Spirit of '69: A Skinhead Bible . Il capitolo sugli skinheads gay (e porno-y) è particolarmente affascinante ; in uno dei diversi saggi che compaiono nel libro, il regista canadese e scrittore Bruce LaBruce racconta dell'utilizzo della divisa skin come travestimento per nascondere la sua omosessualità e evitare di subire attacchi.
C'era poi il caso di Nicky Crane, una delle figure più note associate all'immaginario skinhead. Era il leader del British Movement, aveva posizioni apertamente razziste e al contempo era omosessuale.

"C'è una grande mancanza di conoscenza circa le dimensioni della comunità gay che ha adottato la facciata skinhead per nascondersi", afferma Mott. "Non sapevamo neanche che ci fossero skinheads queer. Anche se era grande, questa comunità era comunque segreta. Skinheads è 'stata davvero una sottocultura. Quando è finita sotto i riflettori dei media, era sempre per la sua componente di violenza. E 'l'unica cosa che la gente conosce degli skinheads, ma c'è sicuramente di più. "






10/02/15

This is England: Polizia vs Controculture


(Hannah Ewens.)
A nessuno piace finire nelle grinfie della polizia, soprattutto—come per il recente caso dei Juggalo, che non sono riusciti a convincere i giudici a fare marcia indietro sulla definizione di "gang" affibbiatagli dall'FBI—quando la tua unica colpa è ascoltare una forma relativamente impopolare di hip hop e sfoggiare un occasionale trucco da clown.
Il fatto è che la stretta dell’FBI sui juggalo non è affatto una novità; i rappresentanti delle autorità di tutto il mondo sono impegnati da tempo immemore in uno scontro con le sottoculture giovanili, e nel caso britannico la storia che lega i due mondi è particolarmente affascinante. Prendete l'ex deputato dei Jocelyn Cadbury, che attribuì al punk-rock la colpa dell'aumento della criminalità nei primi anni Ottanta. O il governo conservatore dei primi anni Novanta, che studiò delle norme per impedire alla gente di ritrovarsi nei campi per passare la notte ad ascoltare musica e abbracciarsi.

E' il dottor Chris A. Williams, professore di Storia Urbana, e il dottor Andrew Wilson, professore di Sociologia con una specializzazione in droghe e sottoculture, a farci una panoramica soddisfacente sull’accanimento delle forze dell'ordine inglesi contro le sottoculture giovanili.


09/12/14

Bizzarri, Sperimentali, Indipendenti: registi underground

Registi che evocano lo spirito indipendente del movimento cinematografico underground,  film che durante gli anni '60, '70 e '80 hanno esplorato, sperimentato il rapporto con la fotografia, col montaggio, il processo di stampa della pellicola, la natura fisica del filmato, i confini della tecnica e della narrativa, mischiandoli con l'arte sperimentale. Queste immagini, film, documentari, cortometraggi, furono prodotti  fuori dal circuito commerciale delle grandi produzioni: dal sovversivo al surreale, si dilettarono con soggetti espliciti e radicali, con una complessa interrelazione tra le cose filmate e il sistema.  A questi artisti tanto deve il cinema di oggi, con alcuni dei più grandi talenti (Scorsese, Linch)  che hanno esplicitamente riconosciuto la loro influenza.. 

Sarah Jacobson
(25 agosto 1971, Norwalk, Connecticut - 13 febbraio 2004 New York City)
Regista indipendente che ha scritto, prodotto e girato i propri film.A proposito del breve splatter underground di Jacobson I Was a Teen Age Serial Killer, (1993) un film chiave del cinema underground americano, intriso di tutta la rabbia sovversiva di quel decennio:"
<<Per me, il femminismo significa che  come donna, dovrei avere la stessa possibilità di fare quello che voglio. Io non voglio essere meglio degli uomini, non voglio tenerli ai margini.. E 'come avere la loro estetica B-movie, e io ho la mia idea rispetto a essa.">> Considerata  come una delle donne più influenti nella cultura delle ragazze americane degli aultimi anni, Mary Jane non è più vergine (Mary Jane's not a virgin anymore, 1997), il film più importante della Jacobson ottenne il definitivo riconoscimento nell'ambito dell'underground.  Molto stimata dai musicisti e gruppi punk, nella colonna sonora del film ci sono i Mudhoney e Babes In Toyland, mentre jello Biafra, ex Dead Kennedys, appare in un piccolo cameo.  Kim Gordon dei Sonic Youth era una sua grande amica e estimatrice. Film Threat Magazine, nella sua Threat Film Video Guida ha inserito Mary Jane's not a virgin anymore come uno dei "25 film underground assolutamente da vedere". Grazie al suo approccio punk, do-it-yourself, e al successo dei suoi film scrisse per diverse pubblicazioni, tra cui Punk Planet , Grand Royal , San Francisco Bay, The Guardian e Indiewire, e diretto video musicali per svariate band alternative. J acobson ha lasciato dietro di sé un'eredità di genere che continua a influenzare molti registi indipendenti.

Kenneth Anger
Il registra più mostruoso del cinema underground americano.
<<Non ho mai lavorato a Hollywood perché avevo una coscienza politica. La Scare Red - la paura del comunismo - era solo un bluff per gente come McCarthy per guadagnare potere. Alla 20th Century Fox si doveva fare un giuramento di fedeltà e giurare che non si sarebbe fatto nulla contro gli ideali e lo spirito americano.. Risposi: "Lasciate perdere."
Prima di David Lynch di "Blue Velvet" del 1986, Kenneth Anger aveva utilizzato nel rivoluzionario film del 1963 Scorpio Rising l'idea di un Hollywood vista attraverso l' immaginario queer, e dell'occulto. Le sue giocose concezioni contraddittorie del desiderio omosessuale continuano ad influenzare il nostro modo di intendere la sessualità e la nostra identità. Nonostante il suo lavoro abbia influenzato gente come Scorsese e Lynch il cinema rivoluzionariodi Kenneth Anger è stato per decenni relegato nell'underground più profondo.
<<C'è un terzo volume di Hollywood Babilonia (La controversa trilogia di libri sugli scandali dell'industria cinematografica che Anger iniziò a pubblicare nel 1959), che ancora non può essere pubblicato a causa di un gruppo molto cattivo, Scientology. Hanno messo serpenti a sonagli nelle cassette postali delle persone - questo è un dato di fatto. Ed è un modo piuttosto esotico di spaventare la gente!>>

Paul Morrissey
Collaboratore alla Factory di Andy Warhol Paul Morrissey - è stato una delle forze trainanti per quanto riguarda il cinema uscito della factory.
Gran parte del mito, se possiamo chiamarlo così, intorno a Paul Morrissey è dato dal suo precoce rapporto proprio con la Factory di Andy Warhol: in un mondo di weirdos stilizzati, Morrissey è stato l'uomo d'affari, sempre alla ricerca delle possibilità commerciali insite in una scena in cui pochi credevano. Una anomalia nella factory. L'ambizione di Morrissey ha reso possibile rielaborare l'estetica di Warhol degli esperimenti concettualmente ricchi ma insopportabilmente noiosi come Sleep and Empire in opere più accessibili, coerenti, e impegnati come Trash: I rifiuti di N.Y, Calore, Sangue misto, Dracula cerca Sangue, e Women in Revolt. I "grandi successi del cinema" di Warhol appartengono, per la maggior parte, a Morrissey, che ha scritto, prodotto, diretto e mentre Warhol ha contribuito postando il suo nome sopra il titolo. In un'intervista per la Hidden Films, Morrissey dichiarò che Andy Warhol era un incompetente, che non sapeva nulla di cinepresa. In quasi tutte le interviste alla fine del 1970, quando stabilmente si separò da Warhol, Morrissey nel migliore dei casi parlò di Warhol con..dolce pietà e nel peggiore con disprezzo, a titolo definitivo.


Melvin Van Peebles
"Sweet Sweetback's Baadasssss Song ", ci ha dato tutte le risposte di cui avevamo bisogno. Questo è stato un esempio di come fare un film (un vero film), auto distribuirlo, e cosa più importante, farci dei soldi. Senza Sweetback chissà se avremmo visto Hollywood Shuffle, o House Party, ha dichiarato  Spike Lee. Melvin Van Peebles, padre dell'attore e regista di New Jack City Mario Van Peebles, scrisse e interpretò il rivoluzionario film del 1971 - caratterizzato da un cast all-black e scene di sesso non simulate, che anticipò  un'ondata di film imitazioni, e alla nascita della blaxploitation. Ripetutamente respinto dal circuito degli studios, Peebles  finanziò il film  con l'aiuto di Bill Cosby.


Russ Meyer
Russ Meyer fu il pioniere della sexploitation. I  film di Meyer, ad alto contenuto di sesso e violenza, erano però impregnati di umorismo, e critica spietata alla società dello spettacolo, in modo però sempre divertente.Ciononostante, si distinguevano per  un insolito e elevato livello di arte. A lui si deve Mondo Topless, documentario sulle sue ragazze maggiorate, Mudhoney, violento dramma rurale, quindi Motorpsycho! sui motociclisti ribelli negli anni '60 (Da questi due film sono stati presi i nomi delle rispettive band rock). Per questo negli ambienti di produzione cinematografica professionali, Meyer era conosciuto come il direttore creativo nel campo sexploitation. I suoi concorrenti sfornavano film a basso budget  sfruttando la nudità delle loro attrici (che di solito erano abbastanza orribili nella recitazione), il budget di Meyer si aggirava circa sui $ 70.000, faceva le prove per il suo cast per un mese prima di girare,denotando tecnica ed inventiva sconosciute agli altri registi del ramo . . . Il progetto incompiuto più famoso del regista è Who killed Bambi?, che doveva essere interpretato dalla punk band dei Sex Pistols.

Aldo Tambellini
Da vedere tutte le mostre di Aldo Tambellini. Dalla James Cohan Galleria:
Artista iconoclasta e sperimentale Aldo Tambellini è stato tra i primi artisti nei primi anni 1960 ad esplorare le nuove tecnologie come mezzo d'arte. Tambellini ha combinato proiezioni di diapositive, film, performance, e musica in esperienze sensoriali che egli giustamente ha chiamato "Electromedia." Attivista della contro cultura Aldo Tambellini manifestò la sua opposizione all'establishment dell'arte, contro la manipolazione e la riduzione degli artisti a merce, considerati come investimento finanziario, piuttosto che come entità culturali. "The Black Film Series", fu una serie di sette film sperimentali, realizzati tra 1965-1969: dall'astrazione totale all'assassinio di Bobby Kennedy, dalla guerra del Vietnam agli adolescenti neri di Coney Island. Dalla riscoperta di tutto questo materiale, il lavoro di Tambellini diventò oggetto di grande interesse per i primi nuovi media.

Joe Sarno
Conosciuto come l' "Ingmar Bergman dei film pornografici," Joe Sarno è stato recentemente oggetto di una retrospettiva al Anthology Film Archives. Scrittore e regista di dozzine di pellicole erotiche a basso budge, destinate a 'soli adulti, nel mercato cinematografico degli anni '60, Sarno fu uno dei veri pionieri del genere erotico di celluloide e uno degli stilisti più sinceri e celebri  della sexploitation. Film come Confessioni di  di una giovane casalinga americana  presentano le tipiche sexcapades swinger  di caratteristiche dello stile sexploitation del periodo, ma Sarno disarmava il pubblico con una intimità ed emozion sorprendenti, nel raccontare di una casalinga conservatrice che esplora e ritrova la sua libertà sessuale.

Pierre Clémenti
Riconoscerete Pierre Clémenti come il gangster amante di Catherine Deneuve in Bella di giorno di Luis Buñuel, ma ha collaborato con tutti i registi più visionari degli anni '60 e '70 (Pasolini, Bertolucci, Visconti,Pasolini..). "Bello e dannato", 18 mesi di prigione in Italia per droga appannarono la sua carriera, raccontò nel libro Pensieri dal carcere la vicenda, ma ha trovato l'accettazione di tutto il movimento del cinema underground e non solo francese e italiano. Girò un film anche con Warhol, Superstar Viva.

Sogo Ishii
L'autore cult dell'underground  giapponese, le cui opere della città come Burst hanno precedutoil movimentob cyberpunk giapponese e hanno ispirato grandi produzione cinematografica del sol levante. Takashi Miike è stato inserito nella lista dei " 50 film più strani mai fatti." "Faccio film da quando avevo 19 anni anni. Il primo è stato girato in 8mm,  Panic in High School. Al momento è molto difficile per i giovani a fare film in Giappone ", ha detto Ishii Midnight Eye. " La maggior parte dei registi hanno oltre 40 anni, e il normale processo ha inizio come aiuto regista, per poi passare gradualmente alla regia. Non volevo essere un assistente regista e ho iniziato a fare film da solo. Quindi sì, la mia strada è stata del tutto diversa dalla solita che tutti seguivano in quel periodo.. "

Robert Downey Sr.
Dall'uomo che ci ha donato Robert Downey, Jr. arrivano classici di culto come Putney Swope (una satira graffiante del settore pubblicitario) e parodie underground. L'ex moglie del regista, Elsie Downey, è presente in quasi tutti i film di Downey Sr. Ha catturato la maggior parte delle immagini animate per i suoi film con una fotocamera da 35 mm, il suo umorismo era troppo all'avanguardia per il suo tempo, e anche i suoi progetti con grandi budget, come Greaser's Palace del 1972 (Il Palazzo di Greaser), un western psichedelico, una commedia surrealista, parabola sulla vita di Cristo sullo sfondo della frontiera Americana.

Abel Ferrara
Ferrara si è sempre trovato a cavallo di due mondi, diventando un regista di culto nell'underground con Driller Killer, del '79, storia di un pittore che impazzisce e inizia ad uccidere con un trapano alcuni barboni . Ma Ferrara è anche uno dei rari registi  uscito dalle ristrettezze dell'underground, ottenendo un buon successo  presso il grande pubblico e la critica. Il cattivo tenente (Bad Lieutenant) fu il film della consacrazione. Ferrara ha sempre confutato l'etichetta underground. "Sono un ragazzo bianco con un'istruzione universitaria. Mangio da Morton come gli altri ragazzi ",  dichiarò al New York Magazine nel 1993. Definito un "junkie-voyeur", osservano:" Gli piace circondarsi di persone del mondo criminale, perché vuole dare una sbirciatina dietro le loro quinte, esenza pagare per questo! ". Questa dicotomia conferisce un'affascinante tensione al suo lavoro, ma ha anche stigmatizzato la sua carriera.

Kazuo Hara
I film del documentarista giapponese Kazuo Hara erano conflittuali, il suo cinema guerrilla-style e l'esplorazione di argomenti proibiti era rivoluzionario, intuitivo, e provocatorio. <<"Faccio film amari. Odio la società tradizionale".>>
In The Emperor's Naked Army Marches On (Yukiyukite shingun, 1987), ha raccontato i crimini di guerra commessi dai soldati giapponesi in Nuova Guinea durante la seconda guerra mondiale, con la cronaca di omicidi e cannibalismo, La storia è raccontata attraverso l'indagine appassionata di un veterano che ha accusato di atrocità l'imperatore Hirohito (un'accusa asslutamente tabù nella società giapponese). Il suo primo lungometraggio, Goodbye CP (1972), è uno sguardo di sfida verso gli uomini giapponesi, e fu realizzato in collaborazione con un gruppo di persone affette da paralisi cerebrale: il pubblico fu sconvolto dalle immagini della disabilità fisica e i critici accusarono Hara di sadismo. Mentre Extreme Private Eros: Love Song 1974, è un confessionale documentario implacabile incentrato sulla sua burrascosa relazione con l'ex-moglie, Takeda Miyuki, una femminista radicale.


02/02/13

Cyberpunk in Italia, Underground e ..sogno o son Techno?

Cyberpunk in Italia
Gli anni Novanta sono stati un momento nel quale si è assistito alla definitiva mutazione del concetto di underground. Questo è stato possibile da un lato grazie al forte abbassamento dei costi di produzione, che ha permesso ai giovani autori di prodursi e distribuirsi (la Rete permette di comunicare ovunque), dall’altro lato grazie all’attenzione spasmodica da parte di un mainstream attento e tanto affamato di novita da rincorrere, in un asfittico mercato culturale e commerciale, qualsiasi bacinco di idee. Il movimento cosiddetto <<Cyberpunk>>, che in quegli anni esplose nel nostro Paese, visse con notevole attenzione questa dicotoimia, filtrata dagli inviti a Mixer, il programma di Gianni Minoli, dalle pagine di Panorama o ancora dalle tavole rotonde di Milano Poesia al fianco di pensatori del calibro di Paul Virilio (per Gomma e Raf Valvola di Decoder) e Felix Guattari. Altrimenti, non si potrebbe spiegare la preoccupazione, diligentemente riportata dalle pagine de il Manifesto (il quotidiano romano fu il principale banditore dei fenomeni in questione), di mettere una sorta di copyright sul termine cyberpunk, che a detta dei nostri non avrebbe piu dovuto essere usato al di fuori della cerchia dei centri sociali, proprio per evitare che esso si trasformasse in una delle tante mode culturali che regolarmente hanno attraversato i nostri media.

L'integrazione di tale termine all’interno del contesto dei medesimi centri (con un sottofondo autoctono rap/ragamuffin) rappresenta forse una delle rare subculture codificate totalmente in Italia, i cui margini vennero descritti con inaspettato successo editoriale dal volume Cyberpunk (1990), edito dalla milanese Shake Edizioni — la stessa che stampava Decoder, tangente al centro sociale Cox 18, il celebre Conchetta del capoluogo lombardo — volume che giunse alla quarta edizione nel giro di un anno. Li dentro possiamo effettivamente trovare tutte le coordinate cui far riferimento per renderci conto di quanto fosse vasta e differenziata la nebulosa di rimandi in causa, spesso tanto fittamente intrecciati da renderne difficile la ricostruzione. Proprio il termine cyberpunk, nell'interpretazione che emerse da quel libro, e forse l’unica chiave di accesso per definire quella serie di operazioni di comunicazione nate dai centri sociali e da situazioni ad essi collegate. Questo anche perché certe questioni analizzate in ieri all'interno di questi spazi sono state poi oggetto di ricerche di altri operatori che non esitarono essi stessi a cercare dei punti di tangenza con i centri sociali medesimi. Cosi sono entrati nella loro orbita artisti visivi, ricercatori multimediali, videomaker, illustratori, fumettisti. Il termine fa riferimento al movimento letterario di Fantascienza, esploso nella meta degli anni Ottanta e capitanato da personaggi come William Gibson, Bruce Sterling, Greg Bear e altri ancora. Un movimento, a livello letterario, poi parzialmente ridimensionato dai suoi stessi fautori, i quali ovviamente non poterono che riconoscerne la transitorieta, per continuare indisturbati il loro lavoro di scrittori. L'idea di base della Fantascienza cyberpunk è che le avventureè non si svolgano piu negli spazi siderali solcati da navi interstellari, ma nelle modificazicni sul corpo umanou rese possibili dalla tecnclogia, in particolare per quanto riguarda quelle connessioni fra uomo e computer che aprono nuovi spazi protesici all"attivita fisica e mentale. Spazi virtuali, costruiti da un complessissimo intreccic di collegamenti all"interno dei quali la mente umana può vagare ricostruendo una esperienza direttamente fisica, tramite stimolatori sensoriali, simile a quella esperita nella realtà effettiva. Per quanto fantascientifica, questa visione non era deltutto sccllegata dall’attualità: noi stessi navighiamo da un deceimie in una Rete virtuale che, se mortifica la nostra esperienza fisica, tuttavia permette senza dubbio una prassi diversa da quella a cui eravamo abituati. Ad esempio, navigate in Rete con un computer, usare carte di credito o tesserini magnetici vari, utilizzare connessioni wireless (con tecnologie divenute ormai accessori immancabili della vita quotidiana) sono azioni che rendono effettivamente praticabile un tipo di esperienza interconnessa, mentre si fanno sempre più frequenti i concept su tecnologie innestate sopra o sotto pelle. È già vero dunque senza dubbio che le nuove tecnologie elettroniche permettono la nascita di un ambiente virtuale di cui tutti cominciano ad avere esperienza diretta, e che comunque a livello sperimentale aveva gia dato allora le sue prime risposte corpose (lericerche sulla virtual reality, portate avanti da enti, militari o governativi statunitensi, come dalla Nasa), che trovarono oltretutto`applicazioni momentanee a livello ludico nei kit composti da data glove (‘guanti-dati) e caschi atti a fare giocherellare a livello embrionale dentro una realta virtuale.

Dietro al Cyberpunk c’e anche l’idea che l'interazione , alla base della comunicazione umana, finisca per proporre·una modificazione davvero radicale: essa predilige lo svolgersi in uno spazio·virtuale e anche psichedelico (perché dominato da una esperienza percettiva;che svela la conoscenza) ,basato esclusivamente sulla codifica di un linguaggio, sulla sua costruzione e sulla sua ricombinazione, uno spazio onnicomprensivo, capace di arrivare in tempo reale dappertutto, di immgazzinare enormi quantità di dati, che rappresentano la nuova ricchezza delle major (o delle <<zajbatsu>>, come le chiamava Gibson), ma uno spazio -infine- all'interno del quale é possibile intervenire nelle logiche di potere per invertirlel, allargando il più possibile (e democraticamente) i processi di comunicazone fra uomini, attaccando i casi in cui questa sia gestita verticalmente, dando l'assalto infine ai detentori del potere informatico (ecco gli stimoli poi alla btase dell’Artivism). Fu ovviamennte la logica`oppositiva, antagonista , a costruire la realtà dei centri sociali occupati (Cso, con la variabile Csoa, dove <<a>> sta per autogestiti»), logica che, sul finire degli anni Ottanta, ebbe indubbiamente nuova linfa vitale dalle riflessioni sull'utilizzo sociale delle tecnologie. Essa riguardava la possibilità di·offrire una rete comunicativa diversa da quella abitualmente concessa dal potere economico eeconomico politico, la quale si basa (tuttora, invero) su una scarsissima possibilità di risposta da parte del pubblico , del fruitore, considerato (dalla televisione, dai giornali, dai gestori delle banche dati) come un semplice bersaglio da colpire: quello,che in pubblicità si chiama target, appunto. All'interno·di questa logica trovarono spazio mille problematiche che segnalarono la nascita di un nuovo stile nel mondo della comunicazione: uno stile che porta a delle modificiazioni nel nostro stesso rapporto con la realtà, e che quindi, recuperando il termine estetica nell'accezione originaria di scienza della percezione, potremmo definire <<estetica Cyberpunk>>.