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30/10/15

La ragazza di tutti: Janis Joplin e l’eterno suggello sui sogni dell’età psichedelica

In occasione del film presentato alla 72 esima Mostra del Cinema di Venezia, un post, un piccolo special dedicato alla grande Janis Joplin, che con la propria voce e la propria musica ha segnato un'epoca. 8 anni di lavorazione, tanto ha impiegato Amy Berg, per realizzare  Janis, doc agiografico intimo, inedito, toccante e malinconico ritratto dell' indimenticata Janis Joplin,  mentre da tempo è  in cantiere ad Hollywood il biopic ufficiale (che dovrebbe vedere Amy Adams possibile protagonista).

ll Landmark Hotel a Hollywood era conosciuto come l’albergo dei drogati: “La miniera d’oro” degli spacciatori spinti li dalla polizia di Beverly Hills per tenere pulita la zona dei suoi facoltosi residenti. ln Franklin Avenue Janis Joplin aveva preso alloggio, durante le session di Pearl, proprio per farsi d’eroina dopo tre mesi d’astinenza. Aveva deciso di smettere con la droga, ma adesso ne aveva bisogno per superare l’angoscia dell’ennesimo amore infelice con un uomo, Seth Morgan, Seth il bugiardo, che la usava come tutti gli altri..

<<Quando canto è come un orgasmo, capite cosa voglio dire?>>
Sul palco del Monterey Festival e poi di Woodstock, con tutti quei ragazzi sotto, Janis faceva l’amore. Solo che dopo il concerto tutti avrebbero dormito insieme nella stagione dell’amore, mentre lei era sola. <<Faccio l’amore con cinquantamila persone e dopo sono sola a casa o da sola in una stanza di hotel>>, dichiarò in un’intervista. Sola, con l’eroina e l’alcol per provare un altro orgasmo. L’eroina e l’alcol non la giudicavano. Non le dicevano che era brutta, Janis si concedeva a essi come a chiunque le desse un minimo d’attenzione.

Proprio da Monterey emersero 2 musicisti fino ad allora misconosciuti. Divennero non solo superstars della nuova musica ma simboli capaci di incarnare le aspirazioni della generazione psichedelica. Janis Joplin e Jimi Hendrix furono la testimonianza vivente della << filosofia acida» dei tardi anni ’60, ideologia dell’impossibile ottimismo che credeva in un ritorno alle origini, ai campi di un’età senza problemi e ipotizzava utopie future/presenti capaci di vincere definitivamenle l’alienazione, l’apatia, il materialismo del mondo con la semplice forza del sogno e del desiderio. Jimi e Janis parvero provvisti della magia necessaria per esaudire quella profezia; Hendrix irradiava segnali interstellari con il suo strumento supersonico, Janis, coi piedi saldamente ancorati al terreno, mostrava semplice grinta rifacendosi non poco alla leggenda dei cantanti blues, delle regine del Mississippi.
Fra tutti i personaggi che quell’estate psichedelica suscitò d’incanto, Janis sembra ancor oggi la creatura piu fantastica e anche la piu vera. In lei c’era qualcosa di surreale, un’illuminazione paradisiaca, quasi; e forza travolgente, anche, come le innocenti, sensuali gigantesse nubili di Robert Crumb, che proprio a Janis si ispirò per i suoi fortunati fumetti. Janis fu la proiezione di un’incontenibile personalità; dopo la consacrazione al successo, divenne un ruolo sempre piu richiesto. I media vollero specularci, il pubblico si appassionò e alla fine Janis stessa fini col credere a quella recita, smaccata parodia dell’energia che davvero le vibrava in corpo.
L’illusione cosi creata era tanto perfetta che furono in molti a crederla una specie di creatura sboazata da Faulkner, prodotto genuino dell’esotico Sud agricolo che gia aveva generato gente della fatta di Howlin’ Wolf e Tennessee Williams. Ma alle spalle, a parte qualche sogno romantico, non c’era nulla che potesse sostenere il mitico ruolo che la donna era costretta a interpretare sulla scena rock.

“Prendi un altro piccolo pezzo del mio cuore, baby”. 
Chi mai poteva amare davvero la brutta ragazza texana di Porth Arthur? Era fuggita da quella cittadina petrolifera che la emarginava, con tutte quelle ragazzine belle coi loro boyfriend che giocavano a football e lei da sola da una parte, a inseguire il suo sogno di blues guidata dalle canzoni di Odetta e di Bessie Smith che ascoltava a casa in continuazione e che cantava con qualche amico beatnik.  Prima di tre flgli, nella fumosa, umida città petrolifera di Port Arthur, Texas, in un ambiente piccoloborghese di provincia simile a guello di'tanti coetanei, nell’America degli anni ’50. Janis cominciò a odiare tutto e lutti; tanto risentimento venne crudelmente ripagato con la stessa moneta al Campus dell’Università del Texas, dove gli studenti elessero Janis << l'uomo piu brutto della città universitaria >>. Un articolo della rivista “Time” che parlava di Jack Kerouac e dei <<nuovi degenerati pazzi di droga>> la convinse a farsi bearnik e a tagliare i ponti con il Texas, alla volta di San Francisco. Un amico che la incontro in quei giorni cosi la descrive:
<< Era una pazza freak, “sballata”, al limite delle forze nervose. Una di quelle che si vedono per strada con un’aureola lucente di sporco attorno agli occhi ».

Era fuggita per cercare l’amore attraverso la sua voce, Janis.

<<Ero pronta a buttarmi su qualsiasi cosa, e così ho fatto>>, disse. <<Ho fumato, leccato, inghiottito, iniettato e scopato>>. Ci sarebbero state le comuni hippie, l’amore per tutti, ma non per lei.

“Take another little piece of my heaff, baby”, però il suo cuore non lo voleva nessuno. “Break another little bit of my heart , now darling..

Droghe pesanti, come l’eroina. Tenta di disintossicarsi ma deve presto arrendersi a quest’unico piacere, l’unico che pare possibile per lei insieme alla musica per sentirsi davvero appagata: un cocktail di blues, alcol e droga con cui tira avanti, fino al ’66 quando il suo amico Chet Helms, patron dell’Avalon Ballroom una delle centrali della scena hippie della West Coast, colui che diceva <<Calati un acido e lascia che la gente si liberi», la chiama a San Francisco per cantare nel suo locale e nella band di cui era diventato il manager, i Big Brother And The Holding Company. Con loro tutta la rabbia e l’insoddisfazione possono sfogarsi all’Avalon come al Fillmore West e davanti alle folle giunte all’istante per darle quel surrogato d’amore di cui vuole saturarsi.

L’accoppiata Big Brother/Janis (una banda di selvaggi dai capelli biondi e dallo stile spaziale e una cantante di blues << fatta in casa >>) era quasi troppo bella per essere vera; con Grateful Dead, Jefferson Airplane e Country Joe il complesso formo il nucleo della gerarchia hip di San Francisco. Da quel momento, la vita di Janis si mosse a velocità pazzesca; furono quattro rapidissimi anni ricchi come una vita, tragici e intensi come ogni vicenda blues che si rispetti. La festa del solstizio d’estate nel 1966 la vede splendida nella sua purezza, Janis canta blues dal fondo di un vecchio camion che fa da palco per il complesso; i capelli elettricamente mossi formano un triangolo attorno al viso, mentre numerosi monili pendono dalle braccia. A lunghi sorsi, tra una canzone e l’altra, la donna beve da una bottiglia di Southern Comfort; e canta, infiamma l’aria con vecchi blues, simile a un’appassionata, amorevole madre che mette semplici cantilene in bocca ai figli, persi con estasi e droga nell’onda di un sogno che vorrebbero eterno. La Janis di quei giorni era la figlia prediletta di San Francisco e in quell’annuncio di mondo nuovo incarnava ogni aspirazione, parlando paradossalmente il vecchio linguaggio della frustrazione blues. Fu dopo Monterey, culmine della vita del gruppo, che apparvero i primi segni di cedimento. I Big Brother accusarono di certe manie divistiche di Janis.

In effetti il piacere del successo la investe al festival di Monterey e in due album, il primo nel ’67 che porta il nome della band e Cheap Thrills del ’68 (che avrebbe dovuto intitolarsi Dope, Sex And Cheap Thrills, ma la Columbia, con cui il gruppo aveva appena firmato, e il suo nuovo manager, Albert Grossman, lo censurarono). La gloria è un attimo stordente che Janis affronta aumentando il consumo di bottiglie Southern Comfort e di droghe. Nei corridoi del rock business si sente ancora più brutta e la sua crescente richiesta d’amore è sempre più frustrata. Avrà storie infelici e difficili che finiscono tutte prima del tempo con musicisti del giro come Country Joe McDonald dei Country Joe and The Fish, che le dedicherà un brano, Janis, in I Feel Like I Fixin’ To Die nel 1967, ‘Kris Kristofferson, uno dei suoi ultimi amanti e sincero amico, del quale inciderà alla fine l’hit Me And' Bobby McGee, Bob Neuwirth, che le scriverà l’ultima canzone, Mercedes Benz, e il suo chitarrista Sam Andrews. A New York durante le registrazioni di Cheap`Thrills, passava le notti nei bar della Bowery a bere whisky e a cercare di portarsi a letto qualche ragazzo (e anche qualche ragazza - Me And Bobby McGee, all’inizio l’aveva messa al femminile dedicandola a una donna e, solo dopo le insistenze della casa discografica, la riporto al maschile. Col cantautore e scrittore canadese Leonard Cohen ha una relazione che si consuma velocemente in una stanza del Chelsea di New York City, che lui ricorderà in Chelsea Hotel # 2: 
“Ti ricordo bene al Chelsea Hotel /mi parlavi con coraggio e dolcezza muovendo il tuo capo sul mio sesso sopra un letto sfatto mentre le limousine aspettavano in strada / Quelli erano i motivi e quella era New York/ Lo stavamo facendo per i soldi e per la carne / E quello era ciò che gli operai della canzone chiamano amore. Ti ricordo bene al Chelsea Hotel, eri famosa e il tuo cuore era una leggenda / Mi hai detto che preferivi gli uomini belli, ma per me avresti fatto un’eccezione/ Stringesti il pugno [...l Oppressi dalle figure della bellezza [...] Siamo brutti ma abbiamo la musica/ Ti ricordo bene al Chelsea Hotel, questo è tutto e ormai non penso a te tanto spesso”.

Sono attimi che si dissolvono cosi, in un altro sole che entra nella camera con la sua luce rinnovata di solitudine e vuoto. <<Non è quello che non c’è a renderti infelice, ma quello che vorresti ci fosse>>, disse. Non si sente mai accettata e desiderata, per questo cerca di continuo e il confronto con le tante star che le stanno intorno è mortificante. Qualcuno racconta di una lite con Jim Morrison che le aveva fatto cenno di fargli un pompino e poi l’aveva rifiutata e lei gli si era rivoltata con la violenza di cui era capace. lnferocita. Ubriachi e drogati tutti e due. Lei gli aveva rotto una bottiglia in testa. Eppure Janis joplin era diventata una Sex symbol. Anche <<Vogue>> e <<Life>> le dedicano servizi fotografici. Il <<Village Voice» scrisse che era <<un sex symbol in una brutta confezione>>. E la brutta confezione sexy si riempie ancora di più instancabilmente dei velenosi amplessi compensativi.
Lascia i Big Brother And The Holding Company: qualcuno le disse che non erano alla sua altezza, che doveva scaricarli se voleva avere ancora più successo. Insicura, quando non era peggio, smaniosa di decidere per sé e per la propria musica, Janis alla fine si arrese ai piu brutti fantasmi; un anno e mezzo dopo Monterey, dopo un concerto alla Family Dog di San Francisco, il vecchio sodalizio si sciolse. Cheap Thrills, opera che ancor oggi sembra una delle migliori di quell’epoca, con i fumetti di Crumb in copertina, un gigantesco disegno di Jim Gurley che vaga per il deserto, i freaks del Fillmore, il marchio d’approvazione degli Hell’s Angels, tutto esprime alla perfezione quanto di appetitoso e contenuto poi tra le righe: Piece Of My Heart, Turtle Blues, Combination Of The Two, Ball And Chain. E' probabile che non fossero il miglior gruppo del globo, ma con Janis formavano una famiglia e la comunità hip non perdonà mai all’artista di averla distrutta. Nella loro ottica, non si accorgevano che la donna muoveva alla ricerca di uno sviluppo musicale.

Con la Kozmic Blues Band incide nel '69 I got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama! e si esibisce a Woodstock per cercare il suo più grande amplesso. Ma è un orgasmo mischiato a eroina, che non le fa sentire tutto fino in fondo. Se è vero che la formazione rimase sempre anonima, senza raggiunger mai compattezza, e vero anche che i nuovi musicisti erano gente di talento; il solo album inciso con la loro collaborazione, (I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Mama)  fruttò un 45 giri di grande successo, Try, l’incredibile Work Me Lord e un autoritratto patetico, venato di jazz, Little Girl Blue. Dopo un anno di convivenza artistica, Janis ruppe anche con il secondo gruppo e sparì nella giungla del Brasile, << con un beatnik grande come un orso », per riprendersi e smettere il vizio dell’eroina.
Non è più il piacere di prima. Le droghe, il`Southern Comfort e il gin e vodka, il successo, non gli danno ciò che vuole. Lo ha capito. Sfinita si ferma per darsi un po’ di tregua. Decide di smetterla con l’eroina, lo dice a sua sorella Laura. Adesso corre per le strade californiane con la sua Porsche Carrera dipinta a fiori colorati da Dave Richards più bella della Rolls Royce “zingaresca fuoriserie art-noveau limousine psichedelica” di John Lennon. E più veloce. Poi un giorno, Janis s’innamora di qualcuno che la ricambia come lei vuole. Almeno questo è quello che sente. Adesso avverte che Seth Morgan, conosciuto nel luglio del ’70, la ama davvero e vuole sposarla. Cambia gruppo, adesso con lei c’e la Full-Tilt Boogie Band con cui fa un giro di concerti e comincia a registrare nell’estate del ’7O le canzoni per il nuovo disco che si intitolerà Pearl (uscirà poi nel ’7l). Janis è felice, le session d’incisione dell’album vanno bene. Pearl era il suo soprannome, e in quel momento si sentiva proprio una perla: la più preziosa. La più bella. Perché lui l’amava, e lei, quindi, non poteva che essere la più bella. Ma c’era quell’ansia che la tallonava da tre settimane. La verità dall’ennesima bugia che la perseguitava e le frantumava il cuore. “Sono innamorata>>, disse un giorno al telefono a Myra Friedman con una voce strana. <<Ma lui mi ama? Dimmi che mi ami. Ma dimmelo davvero>>. Un ultimo buco, per sei mesi non aveva toccato l’eroina e quelle poche settimane in cui si era drogata non erano niente, poteva farselo.

Al Landmark Motor Hotel di Hollywood, la notte del 4 ottobre del 1970, si fece quella dose e usci dalla camera per scendere giù dal portiere a farsi cambiare cinque dollari per le sigarette. La sera dopo, verso le 19 e 30, john Byrne Cooke, il suo road manager mandato li da Paul Rothchild, il produttore del disco preoccupato perché Janis non si era fatta vedere in sala d’incisione, la trovò sul pavimento priva di vita col sangue che le era colato dalla bocca e dal naso per la caduta e con in mano ancora i quattro dollari e trenta cent del resto. Vince MitChell, corista in Pearl, disse invece d’averla trovata lui dopo che John Cooke aveva aperto la porta con la chiave presa alla reception dell’albergo. Comunque, entrambi erano troppo fatti per ricordare bene i dettagli. Solo di una cosa pero sembrava certo Mitchell: che quella notte .Janis non era sola nella stanza. Pareva che qualcuno, dopo la sua morte, avesse ripulito la camera dalla droga e fosse fuggito. Gli investigatori all’inizio pensarono a un omicidio ma quando il coroner della contea di Los Angeles, il dottor Noguchi, certificò il decesso, avvenuto verso l’una e quaranta per overdose d’eroina “incredibilmente pura”, l’inchiesta fu chiusa come “Morte accidentale”.
Janis mori in solitudine,  a ventisette anni; pochi mesi prima era morto Hendrix, soffocato dal suo stesso vomito, in un <<suicidio» da droga per molti versi simile. Con la sua scomparsa, scese l’eterno suggello del silenzio sui millenari sogni dell’età psichedelica.
In quel weekend altre otto persone furono uccise dalla stessa droga. Come se qualcuno volesse bonificare la zona. C’è una foto, scattata a San Francisco nel 1967 da Bob Seidemann, che ritrae Janis Joplin nuda con tante collanine che le arrivano fino a sotto l’ombelico. Il seno piccolo con i capezzoli che escono tra quelle collane e le mani, una con gli anelli e al polso i braccialetti a coprire il pube. Guarda l’obiettivo, seria, con i lunghi capelli chiari sciolti e pettinati. E’ bella. Molto bella…

Discografia:
Big Brother And The Holding Company, Big Brother And The Holding Company (1967);
Cheap Thrills (1968). 
Janis Joplin, I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama! (1969);
Pearl

Cheap Thrills.rar
Pearl (1971).



31/07/15

Macchine veloci, chitarre, ragazze: Chuck Berry a Londra

CHUCK BERRY è nel mio cuore ed è ai primissimi posti nella classifica dei padri fondatori del rock and roll , insiemem a Buddy Holly. Chuck forse fu davvero il primo, con il successo di Maybelline, a unire veramente il rock con il roll, l'ideale fusione di macchine veloci, chitarre, ragazze e ritmo: in pratica sintesi di quasi tutto ciò che allora ossessionava le giovani generazioni. Seguirono pietre miliari nella storia del rock (Brown-Eyed Handsome Man, Roll Over Beethoven, anche Too Much Monkey Business, con evidente critica allo stile di vita americano), ma fu solo con la quinta incisione, School Days, un anno e mezzo dopo Maybelline, che Chuck Berry raggiunse il secondo successo, grazie la sua fantastica abilità nel ricreare quadri di vita giovanile. 

La storia di Chuck Berry più sinteticamente e poeticamente possibile  è la storia di << un ragazzo di campagna che arriva al successo >>. I fatti della vita sono in realtà piu prosaici.
Non è stato il solito cantante di blues, ma è stato il  maestro nell’insegnare i fondamenti del rock: tutti eseguivano le sue canzoni; e nel 1964, in Inghilterra, Berry dopo le vicissitudini americane, l'arresto per adescamento di minorenni e tutto quello che doveva attraversare un musicista di colore che arriva al successo in quegli anni negli States, riscopri il successo, con una serie di ristampe e di nuove pubblicazioni. In seguito, la carriera fu un po’ frenata dalla tendenza dei gruppi inglesi che lo adoravano a far diventare l’artista una << leggenda del rock and roll >>, imbalsamandolo nel contempo come << vecchia gloria ». E' stato solo con un gruppo di musicisti d’Oltremanica, nel 1970, che Berry meritò il primo disco d’oro, con una infantile canzoncina di musica leggerissima, My Dingaling. Quel che i gruppi britannici e i <<revivalisti» come i Creedence Clearwater Revival apprezzavano di piu in Berry (lo stile personale dell’incisiva chitarra e la  grandissima poesia primitiva delle composizioni) era quello che in effetti aveva lo aveva limitato negli anni ’50. Se si escludono Maybelline e School Days, Chuck ebbe solo quattro successi: Sweet Little Sixteen, Memphis, Rock and Roll Music e Johnny B. Goode.Chuck Berry può venire considerato la matrice del rock and roll, il creatore della nuova grammatica e la fonte cui le generazioni di musicisti rock a venire si sarebbero rivolte. Furono quei ritratti di vita giovanile americana che fecero sentire Berry vicino ai gruppi inglesi di rock, che conoscevano gli Stati Uniti solo attraverso i dischi e i film, e li convinsero a usare le istantanee dell’artista come base per la loro rivoluzionaria visione dell’America.
Il legame di Chuck Berry con l'inghilterra e Londra in particolare è testimoniato dalle tante esibizioni live: tutta da vededre è quella che tenne al BBC Theatre di Londra nel 1972, accompagnato dai The Rocking Horses. Uno show esilerante, travolgente, in cui Chuck regala tutta la sua carica di rocker puro e dimostra anche di essere un uomo di spettacolo, intrattenendo il pubblico londinese, incredibilmente composto, serio, ordinato, con storie, battute degne di un one-man-show a tutto campo.









20/05/15

B. B. King non perde un colpo


B.B. King sostituisce una corda della sua amata chitarra elettrica Lucille, che si era spezzata a metà canzone, senza interrompere lo show e continuando a cantare. Uno spettacolo nello spettacolo, al Farm Aid del 1985. B.B.King non perdeva un colpo.

La scorsa settimana, dopo aver appreso della scomparsa di B.B. King, ho scoperto che sono state evidenziate alcune performance live della leggenda del blues in giro per la rete - spettacoli che mettono completamente in mostra il suo virtuosismo. Questa è una clip sorprendente che evidenzia ciò che un musicista di fama mondiale ha veramente a cuore. Lo scenario è il Farm Aid del 1985, alla presenza di 80.000 persone. La canzone è "How Can You Get Blu." Il momento chiave arriva al giro di boa del 03:10 min, quando si spezza una corda della chitarra, e King riesce a sostituirla prima della fine della canzone. Per tutto il tempo, con la musica in pieno svolgimento, non perde un colpo, una nota, e continua a cantare il blues. Godiamoci BB King in "Blu Can You Get", live al Farm Aid di Champaign, Illinois, il 22 settembre, 1985: a noi piace ricordarlo così.

@ P.s.: Il Farm Aid è stato creato da Willie Nelson, Neil Young e John Mellencamp nel 1985 per sostenere le famiglie di agricoltori in difficoltà.  Da allora molti artisti e musicisti hanno contribuito al progetto, ultimo Dave Matthews che è salito a bordo del Farm Aid nel 2001.






17/04/15

Il terribile Bluto del blues e fratello (The Blues Brothers)

Blues Brothers era il gruppo del momento. Ma non bisognava prenderli sul serio. Loro stessi non lo facevano. Erano in due e non erano dei veri musicisti, ma amavano la musica. Si chiamavano John Belushi e Dan Aykroyd, attori e pazzi animatori del più famoso spettacolo televisivo americano, il “Saturday Night Live".  L’idea era nata proprio durante la trasmissione e con essa anche una nuova parodia dell’America.
Quì stralci di una rarissima intervista ai due gemelli del blues..

Un mercoledi pomeriggio nella California del Sud, John Belushi si ritrova con del tempo da impiegare. Fuori dal lavoro lungo e pesante delle riprese del film "1941", Belushi si rilassa in quel posto fuori dalla fatica, dove le parole e le azioni provengono da un‘inerzia metabolica. <<Non sono stanco>>, insiste <<Non sono forte>> aggiunge, con meno convinzione. Per Belushi e il suo migliore amico, Dan Aykroyd, l’anno scorso (1978..) è stato “una emozionale montagna russa", particolarmente per Belushi, che ha assistito ai seguenti sconvolgimenti della sua vita: la sua elevazione nella farsa grossolana basata sui suoi exploit in  “Saturday Night Live"; il suo ruolo di star nella commedia del 1978, "Animal House", e il lancio di quella che promette di essere una vera carriera drammatica cinematografica, e la registrazione di un disco di platino. Tutto questo ha trasformato le fantasie infantili di Belushi in realtà.  Belushi, oltre alle sue apparizioni in Saturday Night Live, sta scrivendo una sceneggiatura per un film dei Blues Brothers. <<E durante la notte>> ridacchia, <<Dan e io dirigiamo un Burger King sulla 59esima Strada>>. Quest’ultima è probabilmente l’unica impresa creativa che ancora deve sfidare il talento di Belushi e di Aykroyd. Sempre con il loro ottimismo, non previdero il successo di “Briefcase Full of Blues", lo scherzo della Atlantic Records che  diventò, usando le parole di una rivista musicale, uno dei più grandi successi del 1978.

I Blues Brothers, l' esuberante “Joliet Jake" (Belushi) e l’esclusivo “Elwood" (Aykroyd)  esplosero in un momento  in cui gli albums  delle superstars e le complicazioni dei piu grandi successi irrompevano. Dieci giorni dopo la sua uscita, <<Briefcase>> fu certificato d’oro, ma i progetti delle vendite andavano nella direzione del multi-platino. Belushi, che smentiva la sua reputazione di artista "difficile" a volte insubordinato, spiegava il perché del credito per il fenomeno Blues Brothers. Comincia ad elogiare Dan Aykroyd, ll cui innamoramento per ll blues e il R&B, che durava da circa 15 anni, é stata la scintilla ispiratoria.
<<Tutta la cosa cominciò quando Danny ed io andammo in campagna per fuggire da tutto>>, ricorda Belushi, <<Riascoltavamo dei vecchi nastri e discutevamo di quelli. Danny è di Toronto, dove non c’e nessuna radio (rock) commerciale. Gli piaceva molto la musica soul, che a me non interessava molto. A me piaceva di più la roba heavy-metal degli anni Settanta, tipo Led Zeppelin e Black Sabbath. Non posso farci nulla. E non sono neanche redento>> . Quando il disc jockey della WNEW-FM Dave Herman è arrivato a casa di Belushi per registrare un’intervista con i Blues Brothers, Belushi aveva appena messo l’ultimo disco dei Black Sabbath sul piatto.
<<Era un anno che stavo con i Blues Brothers>>, dice Belushi, <<E per tutta la durata
della lunga intervista, ho ascoltato i Black Sabbath. Ero molto imbarazzato>>.
Comunque Herman non se ne accorse, essendo piu impressionato dalla quantità di dischi di Slim Harpo, Muddy Waters, Little Walter e Memphis Slim che c’erano sugli scaffali <<Questi tizi devono essere dei nemici mortali del blues>>, disse Herman.
ln realta, non fu Aykroyd a convertire Belushi in un amante del blues. Questo onore toccò a Curtis Salgado, che Belushi incontrò mentre stava girando “Animal House" nell’Oregon nel 1977. Belushi tornava per i weekends a fare Saturday Night e informò Aykroyd delle ultime scoperte musicali. <<Stronzo>>, gli rispose Aykroyd. <<Sono i dischi che ho tentato di farti ascoltare per anni>>.
John Belushi era del 1949, ha tre fratelli. Non ancora adolescente suonò in un gruppo rock che aveva come idoli i Rolling Stones e Buddy Holly; fece delle recite per la scuola, andò per un brevissio periodo al college, e poi diventò attore. Circa sei anni fa (siamo nel 79..)  si trasferì a New York per una rappresentazione off Broadvvay della National Lampoon dal titolo "Lemmings", dove incontrò Dan Aykroyd. In "Lemmings", Belushi fece la parte di Joe Cocker. Lo spettacolo Saturday Night" della NBC, ora alla sua quarta stagione, ha apparentemente perso importanza per Belushi. <<I Blues Brothers sono la cosa più creativa alla quale sto lavorando>> dice candidamente.
Alla domanda di quale sarà secondo lui il futuro della trasmissione, Belushi sospira.
<<Non so. Ogni anno mi si ripresenta lo stesso dilemma. Onestamente non so se la cosa continuerà. Se non continuerà, farò un’altra cosa. E' come quei tizi che devono far uscire una rivista settimanale. Non tutte le uscite sono buone. Non si decide di lasciare una cosa solo perché non produce più oro. Perché la prossima potrebbe andare molto bene>>, Belushi non parlava molto dei suoi affari personali. Ammetteva solo che i personaggi di Jake e Elwood rispecchiavano più o meno le vere personalità dei loro creatori. Belushi si sentiva un po’ a disagio nell’etichetta di Bruto, il protagonista anarchico di “Animal House".

 <<Le mie energie vanno in altre direzioni>>.
Matty Simmons, il produttore di “Animal House" e molto amico di Belushi smentisce il credo comunemente diffuso che Belushi sia un maniaco incline alla violenza, <<Ho lavorato vicinissimo a lui per quattro anni>>, dice Simmons; <<e non l'ho mai visto diventare violento con qualcuno. E' violento solo quando recita, come Brando e Newman. Credo che John abbia, se posso usare questa parola, “un magnetismo animale. Ha del carisma... è tutto vivo quando sta sul palooscenico, ha intorno un’incandescenza>>.
Altre persone che conoscevano Belushi dicono che la sua forza di comico e di persona stava nella sua inquietante e infantile libertà di espressione. “Non sai mai quello che farà da un momento all’altro", dice Simmons. “Fa sempre quello che sente di fare". Il cibo sembrava essere il principale oggetto dell'aggressività di Belushi. Quelli che hanno avuto l'insolita esperienza di mangiare con lui hanno notato questo comportamento a tavola: la tendenza a riempirsi le narici con piccoli oggetti; il lanciare la forchetta addosso ai commensali; l'abilità di mangiare tutto quello che sta a portata di mano in pochissimo tempo. <<John>>, dice un amico << é uno stronzo completo fino a quando non lo conosci a fondo>>. Matty Simmons ricorda di quando fu chiamato da un importante messaggio telefonico mentre stava facendo un importantissima riunione. Quando arrivò al telefono, Belushi disse, <<Senti, potresti trovare un lavoro per il figlio della mia domestica? Ha molto bisogno di lavorare>>. Simmons ride a l’immagine di Belushi e della sua collega Gilda Fladner mentre vagavano alle 5 del mattino suonando tutti i campanelli invano alla ricerca di un indirizzo perduto. “E' pazzo", conclude Simmons, "ma non cosi pazzo come vuol far credere alla gente".
<<Non plagiamo nessun artista>>, insisteva Belushi con un cenno di autodifesa. Gli oltraggiosi vestiti scuri, barba rada, capelli bizzarri, erano delle caratteristiche derivate dal blues endemico, E anche la parodia, l'escogitato nonsenso che racconta la genesi dei Blues Brothers, la pura pazzia dell’idea stessa, hanno fatto scoppiare un dibattito nell’ambiente musicale sul meriti del blues bianco, e soprattutto della parodia del blues bianco.
<<Penso che è vile>>, dice una persona dell’industria discografica che ha lavorato nell’ambiente del blues e del R&B_ <<E' vile che questi tizi possano avere un simile successo con “Soul Man e gente come Sam e Dave non possa fare neanche uno spettacolo>>. <<La musica va bene>>, continua, “ma il modo di presentarsi si prende gioco di qualcosa che è seria (i veri musicisti blues) >>.
Dave Herman della WNEW-FM non é d’accordo_ <<Non é tutta una parodia. Ma anche in quel caso, il blues è sempre stato una parodia di sé stesso, é sempre stato pieno di umorismo di oltraggiosa esagerazione. Sono persone che sono dei commedianti, degli uomini di spettacolo... l’album é una rapresentazione teatrale, e come tale, essi tentano di fare dello spettacolo. Non possono separare i loro talenti da commedianti dalla musica. »


Belushi diceva modestamente, <<Mi considero più una personalità che un cantante>>. Era rattristato dal destino di tanti giganti del blues, come Sam e Dave, che erano stati flschiati a Philadelphia: <<Maledizione», dice Belushi, <<che si deve fare con quella gente stronza? Sai, sono quegli idioti della Compagnie discografica che fanno suonare gente come Sam e Dave nelle sale rock». Belushi poteva non considerarsi un musicista, ma non risparmiava i superlativi quando elogiava ll suo gruppo, sui giudizi dei quali lui e Aykroyd si basavano quando dovevano soegllere le canzoni degli albums. (Ad esernpio Soul Man fu un suggerimento di Steve Propper). La maggior parte del materiale dl “Briefcase Full of Blues» é disadorno,
Hey Bartender, Messin’ With the Kid, e Shot Gun Blues, tuttl classici del genere, presentano un blues Classico ma con trattamenti energetici, mentre Groove Me mostra un tocco scherzoso nella sua atmosfera reggae. Matt Murphy, il dotato chitarrista blues
che si unì al Blues Brothers dopo aver lavorato con Muddy Waters, James Cotton, Sonny Boy Williamson e Memphis Slim, descriveva una serie di prove che erano “professionali ma non ben definite, non difficili", sostenute dalle persistenti buffonerie dl John. <<Imitava sempre le persone>> dice Murphy di Belushi. <<Non devo dirvi che quel tipo è pazzo>>.

<<Calmo... non parlava molto, ma qualche volta anche lui era un po'strano.>>
 <<Danny é okay>> dice Belushi. <<E' una persona aperta, amichevole. Quest’album é
realmente un "tributo" alla vecchia gente del blues, la critica va bene. Ma aspettiamo le
opinioni della gente che non ama le trovate che usiamo». Muddy Waters diceva di loro, <<Possono anche non essere stati dei musicisti, ma ora sono dei musicisti. Non devi avere un determinato colore per suonare il blues>>.
<<Muddy Waters ha detto questo?>> dice un meravigliato Belushi. <<E' meraviglioso. E' semplicemente meraviglioso>>... 

Briefcase full of Blues

 

18/07/14

Albino: Johnny Winter risponde alle domande

PARIGI - Johnny Winter risponde alle domande.

D: Ti reputi un chitarrista di blues o di rock and roll?
Johnny Winter: E’ difficile da dire. ll blues é al di sopra di tutto. Quando suono il rock, suono ancora il blues. Solo il ritmo cambia. Ma alla fine, rimango un chitarrista di blues.

D: Hai lavorato molto con Muddy Waters, recentemente.
J.W.: Oh, si. Faccio tutto quello che posso fare con Muddy. lncontrarlo, produrlo, suonare con lui o semplicemente stargli vicino. Lo amo profondamente. E’ sempre stato una mia fonte dl ispirazione, sia umana che musicalmente. Ha avuto una vita incredibile. Ma nonostante tutto, é sempre rimasto lo stesso uomo.

D: Hai prodotto (e hai anche suonato su) tre dischi suoi. Quello che ci ha colpito, è il ruolo discreto che vi hai ricoperto. Siamo abituati a un Johnny Winter che ha il ruolo di protagonista sulla scena.
J.W.: Certo! Ma con Muddy é differente. E’ la sua musica che voglio ascoltare, non la mia.

D: A proposito della tua musica, sono cosi tanti i tuoi albums che ci si potrebbe perdere.
J.W.: Lo so. Ci sono delle persone che comprano un disco di Jonny Winter e dicono: “Dio, e una merda!" Sai, sono andato in giro di città in città attraverso tutto il Sud per dieci anni, e ogni volta che avevo la possibilità di registrare un pezzo, ero entusiasta. Quando ho firmato con la CBS, ci sono stati quelli che si son detti: Ma, a proposito, abbiamo quei pezzi.. e se li facessimo uscire?" Per non parlare poi di quelli che avevano tre o quattro mie vecchie canzoni e facevano completare il disco da un imitatore. lnfatti, il solo disco non prodotto dalla CBS che é un mio autentico disco è “Progressive Blues Experiment” che in realtà non amo molto ma che é stato registrato effettivamente per esser stampato. A parte questo, io sono molto fiero dei miei albums. Specialmente del primo, dell‘ultimo e di “John Dawson Winter lll". Non mi piace molto invece “Johnny Winter Live And", che è stato comunque il più venduto.

D: Perché?
J.W.: Forse per i ricordi di quell’epoca. E’ il disco dal vivo della tournée con Rick Derringer. La tournée durò tre anni, tre anni folli. Alla fine mi sentivo come una puttana di juke-box. Metti una moneta e senti la musica.

D: Era anche l’epoca in cui prendevi l’eroina..
J.W.: Si.. non sono dei bei ricordi. L'America degli anni Sessanta era cosi. Ci accorgevamo che i nostri genitori ci raccontavano delle stupidaggini sulla droga, e immaginavamo che con un po’ di prudenza potevamo divertirci senza pericolo. lnfatti le droghe devono essere trattate con molto rispetto. All'inizio ne prendvo per divertirmi, poi perché ero troppo debole mentalmente e fisicamente per opporvi resistenza. Poi per continuare a suonare come una macchina. Ma l'eroina non ha mai permesso a nessuno di vivere meglio o di suonare meglio la chitarra. Forse é una cosa che bisogna dire. Sono contento di esserne uscito.

D: Quali sono i grandi ricordi della tua vita di musicista?
Ce ne sono due o tre. ll primo risale a avevo quindici anni. Per promuovere Go Johnny Go, un film con Chuck Berry, era organizzato un giro radiofonico; bisognava andare in studio con Ia chitarra. Vinsi ed entrai in studio con i miei compagni. Fu tutto talmente veloce che non ebbi neanche il tempo d‘avere paura e Il nostro disco divento il numero otto nella hit parade della nostra città. Accendere la radio e sentire la propria canzone è meraviglioso. ll secondo grande momento è stato quando un giornalista di Rolling Stone ha scritto un articolo su di me e dal giorno alla notte della gente che mi avrebbe sputato in faccia arrivò da tutte le parti degli Stati Uniti con i soldi e i contratti. In quel momento credetti di essere veramente arrivato.. E poi c’è stato il giorno in cui mi hanno annunciato che avrei prodotto Muddy Waters, che era anche il giorno in cui lo incontrai. Il sogno dei miei quindici anni si realizzava. Pensa che mio padre era il sindaco di una Città del Mississippi a pochi chilometri dalla piantagione dove lavorava Muddy.
(Popster)
Ma..Johnny, Live and è stato il primo tuo disco che ho comprato, e che ho amato..alla follia!! Rip.

John Dawson Winter III detto Johnny, Beaumont, 23 febbraio 1944 – Zurigo, 16 luglio 2014
Captured Live 1976