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09/02/18

Hunter S. Thompson, i migliori 10 album degli anni '60

"Mi dispiace che tu pensi che la musica non sia nei miei interessi. Perché lo è stata sempre stato e perché ne ho scritto: penso che in questi ultimi anni la musica sia la Nuova Letteratura, che Dylan è la risposta degli anni '60 a Hemingway e che la cultura e la voce principale degli anni '70 sarà su dischi e videocassette anziché sui libri."

Questa è uno stralcio della lettera che Hunter S. Thompson, scrittore, giornalista d'assalto, inventore dell' inimitabile "giornalismo gonzo" scrisse alla fine del 1970 al redattore di Rolling Stone John Lombardo. Thompson smentì così le affermazioni secondo cui il suo apprezzamento artistico si estendesse solo alla parola stampata. In questa stessa lettera, raccolta nel suo secondo volume di corrispondenza "Paura e dispiacere in America", Thompson incluse un elenco dei migliori album rock" degli anni Sessanta, "perché gli anni '60 in qualche modo, sono la ripetizione degli anni '20; I paralleli sono troppo grossolani perché gli storici possano ignorarli ".

L'elenco, molto interessante perché ci svela la competenza e i gusti del grande scrittore americano, non è attribuito a Thompson in senso stretto, ma a "Raoul Duke", il suo alter-ego in Paura e disgusto a Las Vegas, che verrà pubblicato l'anno successivo.
Nella lettera, Thompson si lamentò della difficoltà che si incontra quando ci sono delle liste da stilare, (chi è avvezzo a compilare delle playlist di qualsiasi genere sa di cosa si parla..) e del poco tempo avuto a disposizione per le scelte, cercando ancora di convincere Lombardi.
"Anche in questo momento mi vengono in mente 10 altri album che avrei potuto aggiungere ... ma che cazzo, è solo un'idea scoraggiante."



  • Herbie Mann’s 1969 Memphis Underground (“which may be the best album ever cut anybody”)
  • Bob Dylan’s 1965 Bringing It All Back Home
  • Dylan’s 1965 Highway 61 Revisited
  • The Grateful Dead’s 1970 Workingman’s Dead (“the heaviest thing since Highway 61 and ‘Mr. Tambourine Man'”)
  • The Rolling Stones’ 1969 Let it Bleed
  • Buffalo Springfield’s 1967 Buffalo Springfield
  • Jefferson Airplane’s 1967 Surrealistic Pillow
  • Roland Kirk’s “various albums”
  • Miles Davis’s 1959 Sketches of Spain
  • Sandy Bull’s 1965 Inventions




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    07/02/18

    Grace Slick, my love

    "Una pillola ti rende più grande e una pillola ti rende più piccola ..."
    Sono stato innamorato di Grace Slick. Da ragazzo un'autentica infatuazione. La gente non capiva quando, ai tempi di MySpace, si poteva sfoggiare sulla propria pagina le amicizie con i musicisti preferiti: sulla mia, insieme alla totalità di gruppi punk, new wave e elettronica, spiccava il viso giovane e angelico di Grace, con i suoi occhi viola scuro, come quelli di Elizabeth Taylor.
    Le cronache ce la raccontano come l'amante di Jim Morrison, l'amica fedele di Janis Joplin. Arrestata più volte di Lemmy dei Motorhead, che ha assunto droghe quanto e forse più di Keith Richards.

    Io non l'ho letta, ma si dice che la sua autobiografia, Somebody To Love? A Rock and Roll Memoir, sia uno dei racconti più divertenti di tutta la stravaganza psichedelica della West Coast e della Summer of Love mai scritta.

    Nell'estate del 2016, questa traccia vocale "White Rabbit" - probabilmente la canzone più famosa di Jefferson Airplane e sicuramente una delle dieci migliori canzoni psichedeliche della fine degli anni '60 - è comparsa su YouTube. Anche se non sappiamo di preciso di chi sia il merito, siamo grati che quest'autentica perla sia su Internet a disposizione di tutti..

    Intrisa di eco, Grace Slick canta con precisione marziale, controllando completamente il suo vibrato con continui up/down nella scala vocale conosciuta come scala spagnola o gitana. La canzone fu scritta nel 1965 dopo un viaggio con l' LSD nella sua casa nella contea di Marin, dove Slick aveva ascoltato Sketches of Spain di Miles Davis più e più volte nell'arco di 24 ore. (Ascoltare Solea di Davis per avere un idea). La sua collaborazione con gli Airplane non era ancora iniziata e la prima versione fu incisa con una band chiamata The Great Society, versione che però non rende giustizia alla canzone.
    Dopo che la traccia vocale è stata caricata in rete, non c'è voluto molto tempo prima che fosse remixata in svariate versioni: questa sotto è un una delle più valide, secondo il mio parere.








     

    30/01/16

    I Jefferson Airplane ti amano, dal tetto

    Un grande saluto e un abbraccio. Paul Kantner ci ha lasciato pochi giorni fa, il  28 gennaio 2016, nella sua amata San Francisco. Era nato nel 1941 ed è stato  fondatore e chitarrista dei Jefferson Airplane. Uomo dai grandi ideali e esploratore galattico della mente, ha  cambiato il rock , e in definitiva, ha contibuito alla crescita spirituale dell'intero pianeta..
     


    Di sicuro l’estate dell’amore (summer of love) mantenne le promesse. Dopo 1967 anni, l’età delle tenebre era sul punto di terminare. Stava nascendo una nuova Terra, capace di riunire individuo e l'Universo, di armonizzare teosoficamente i destini comuni degli uomini in una prospettiva di bene fraterno...

    L’Eden era San Francisco: i negozi alternativi fungevano da chiese profane, la stampa underground era la nuova Bibbia, il gospel, come sempre, si stendeva sulla musica. Per tradizione, la citta della Baia era sempre stata aperta a un gioioso carnevale di stili, ben distante dai sentieri commercialmente battuti. ll jazz e il folk avevano largo seguito ma, eccezion fatta per occasionali apparizioni di artisti locali, la presenza di San Francisco nelle classifiche nazionali si limitava a Tony Bennett, romantico cantore di << funivie stellari >>. Gli artisti di rock muovevano qua e là, senza coesione; quando qualcuno fece capolino (cosi i Beau Brummels di Laugh Laugh e Just A Little, nel 1965) più che stile cittadino vero e proprio si poteva parlare di pure coincidenze. Il <<partito della riscossa» non perse tempo, ispirato dalla << novità elettrica >> di Dylan, dalle rispettabili proposte di Beatles e Stones, dalla esperienza piu facilmente riscontrabile di pionieri come Byrds e Lovin’ Spoonful. Gli Spoonful, in special modo, riuscirono ad aprire gli occhi ai giovani della città, quando visitarono la Baia nei giorni caldi di Do You Believe In Magic. In primavera, i Jefferson Airplane (che avevano preso la sigla da un ipotetico cantante di blues, Blind Thomas Jefferson Airplane) seppero diventare in breve i portavoce piu tipici del rock cittadino. Gli adesivi, i "bottoni" che li propagandavano recavano la scritta << I Jefferson Airplane ti amano >>, eco nell’atmosfera che animava San Francisco, luogo d’inatteso nirvana. I Trips Festival avevano riscoperto il ballo, inserito nella dimensione di piu esperienze artistiche, Bill Graham (con il Fillmore) e quelli della Family Dog (con l’Avalon) avevano plasmato l`intuizione, dandogli precisa struttura; le nuove <<feste danzanti» divennero luogo creativo dove tutto poteva accadere e dove spesso tutto accadeva. Il "libero sballo"  (perdersi completamente nelle luci stroboscopiche, nell’esperienza dell’acido) divenne un nuovo stile di vita mentre musicisti di ogni tendenza prestavano orecchio al canto delle nuove sirene, come se da tempo l’attendessero. Grateful Dead, Quicksilver Messenger Service, Mystery Trend, Big Brother and the Holding Company elaborarono le prime improvvisazioni che poi avrebbero fatto scuola. Grace Slick; già nota come cantante della Great Society, portò con sé due canzoni del suo repertorio classico, Somebody To Love e White Rabbit...

    Surrealislic Pillow mise in rilievo proprio il proverbio di White Rabbit (“Nutri la tua testa”) sull’onda di Somebody To Love. Il gruppo si caricava sulle spalle sogni e speranze di una intera generazione, portando alla ribalta d’America i rappresentanti di San Francisco; lo stesso effetto sortirono i manifesti di Wes Wilson, il primo Be-In (gennaio 1967) e il Pop Festival di Monterey. All’interno degli Airplane nessuno accettava volentieri un ruolo marginale. Cosi, la presenza di Grace Slick si fece sempre più rilevante, l’importanza di Grace aumentò ancor più dopo un paio di dischi di successo, finendo col logorare la compattezza del complesso, rendendo incerta la sua evoluzione. Mentre all‘Haight Ashbury ci si sforzava di contenere l’<< esplosione demografica >> di quell’estate (la massiccia immigrazione da ogni parte d’America minacciava la fragile struttura della comunita), gli Airplane lottavano per coprire l’intera gamma dei desideri' della nuova generazione. Ferita nell’intimo, la << bella gente» della Baia dichiarò precipitosamente <<la morte dell’hippie>>, due mesi dopo la fatidica estate; una volta messo in moto il meccanismo, non ci si fermo più.


    Paul e Grace
    Il Sistema, anziché crollare sotto l’assedio dei beniamini dell`amore, irrigidi la sua resistenza, vincendo brutalmente con il trionfo delle droghe pesanti e della criminalita; la nuova generazione intese finalmente che non si poteva liquidare tanto facilmente il fardello della storia pretendendo magari che non esistesse. Per gli Airplane e il resto della scena` di San Francisco la lezione s’imponeva in questi termini; volenti o nolenti, i nuovi complessi dovevano continuare ad aflidarsi all’industria musicale se volevano portare la propria musica alle orecchie dell’intera nazione. Molti artisti si tennero fuori dal compromesso, per quanto possibile, allestendosi <<feste alternative », schierandosi dalla parte della gente, scoprendo infine che ogni soluzione era un ' rischio' legato ai mutevoli umori del pubblico. I << Tre giorni d’amore, di pace e di musica >> di Woodstock potevano facilmente diventare l’Orrido Carnevale di Altamont.
    <<Avevamo tutto quello che ci serviva, stimolanti artificiali compresi», ricorda il chitarrista Jorma Kaukonen. Gli Airplane ebbero il pregio di capire tutto ciò; spartendosi tra Yin e Yang, comparvero in tutte e due le manifestazioni.

    Nell’ottobre del 1967 per le strade di Haight Ashbury era stato gia celebrato il funerale dell’hippie: l’estate dell’amore era finita, il 1968 è l’anno della contestazione, e in Crown Of Creation gli acidi e la cultura psichedelica si fanno strumento politico. In copertina c’e l'esplosione atomica con loro dentro, intorno la guerra del Vietnam e leader neri (Martin Luther King) e bianchi`(Robert Kennedy) assassinati. Un presidente che se ne va (Lyndon ]ohnson), e uno che viene (Richard Nixon). La Convention democratica che finisce nei disordini trasmessi alla TV. Grace Slick canta in televisionc Crown Of Creation col pugno guantato di nero delle Black Panthers sollevato come i velocisti di colore statunitensi Tommie Smith Clohn Carlos, vincitori delle Olimpiadi di Citta del Messieo.
    Il 1969 di Volunteers.
    <Siamo tutti fuorilegge agli occhi dell’America. Per sopravvivere noi rubiamo, imbrogliamo, inganniamo, falsifichiamo, imboschiamo e traffichiamo / Siamo osceni, senza legge, orrendi, pericolosi, sporchi, violenti e giovani>, We Can Be Together. <La nostra vita è troppo bella per lasciarla morire [...] Tutta la vostra proprietà privata è un bersaglio per i vostri nemici / e i vostri nemici siamo noi / Noi siamo le forze del caos e dell’anarchia. Tutto ciò di male che dicono di noi, lo siamo e siamo molto fieri di noi stessi>.

    Più che di uno scioglimento, si trattò d’uno smantellamento.
    I pezzi di Crown of Creation e di Volunteers vennero divisi tra le varie fazioni all’interno del complesso; tutto ciò portò inevitabilmente a scelte solistiche, anche se Bless Its Pointed Little Head, primo disco dal vivo, dimostrò che gli Airplane avevano ancora la forza di vincere molti rivali.
    L’aeroplano Jefferson si era trasformato in un’astronave. Il viaggio nel cielo psichedelico era ormai finito. Alla fine ce n’era uno nella galassia delle chart dell’easy listening da FM. Anche se Grace Slick continuava forte con le sue droghe sformando piano piano il bel corpo che esibiva qualche anno prima denudandosi il seno in alcuni live. Il seno ora cadeva come il suo sex appeal da diva ex hippie e tossica.

    <Una pillola ti fa diventare più largo, e una pillola ti rimpicciolisce. E quelle che ti da tua madre non hanno alcun effetto. Prova a chiederlo ad Alice, quando è alta dieci piedi>, (White Rabbit)
    Grace era diventata una star tossica, arresa a una rivoluzione a cui era ormai inutile credere. Grace e Paul, a sigla Paul Kantner-Grace Slick, pubblicano Sun Hughter, il ritorno sulla terra ha il sapore rancido della chimica in fondo alla gola: <Madre Terra, i tuoi figli sono qui lacerati da cocaina ed eroina>, recita Earth Mother. E Diana 2:
    <Ricordatevi quelli che conoscevate / ricordate come danzavamo e ricordate quel che cantavamo in America molti, anni fa> .

    Nel 1971 per poco Grace non rimane uccisa in un terribile incidente stradale, schiantandosi addosso a un muro in un tunnel vicino al Golden Gate Bridge a San Francisco. L'aeroplano Jefferson ha il motore in avaria. Nel 1974 partirà il razzo Jefferson Starship. Una navicella musicale da classifica lontana anni luce dall’aereoplano. Grace, sempre più in preda alle droghe, discenderà dall’astronave a fine anni Settanta. Rientrerà in seguito, alternandosi a discutibili prove soliste, si sposerà un ragazzino poco piu che ventenne, il suo tecnico delle luci Skip Johnson, e la polizia la fermerà con la roba addosso. Le era già successo, a una festa della compagna d’università figlia di Richard Nixon, durante la presidenza del padre. Nel 1987, decide di lasciare del tutto quel mondo e la band, che ormai ha perso per strada la sigla Jefferson, per ritirarsi e dedicarsi alla pittura (quadri dipinti in poco tempo di solito ubriaca venduti a qualche migliaio di dollari) e alle sue memorie intitolate Somebody To Love. ll tempo di un breve ritorno di fiamma nel 1989 con la Slick, Kantner, Balin, Kaukonen e Gasady che riaccendono il motore dell’aereo Jefferson per l’episodio di un disco intitolato Jefferson Airplane, e basta. Quello che ci sarà dopo, chiamato Jefferson Starship: The Next Generation o Jefferson Starship-TNG (per non parlare dell’altro progetto Starship Featuring Mickey Thomas) era roba che non volava. Alla fine non rimane che il ricordo di una breve trasvolata di un manipolo di piloti della psichedelia a segnare con la sua scia indlelebile il cielo dei sogni rock. Passando davanti al 2400 di Fulton Street, forse non lo riconoscerebbero neanche più, quell’edificio in stile vittoriano. La facciata oggi èstata ridipinta di diverso colore. Quello del coniglio...

    Jefferson Airplane - (1967) - Surrealistic Pillow (Gold Collector's Edition) [FLAC]

    Durante la sua fase marxista / maoista, il regista francese Jean-Luc Godard si recò a New York per filmare i Jefferson Airplane che (giustamente..) considerava come esempi dell'avanguardia rivoluzionaria americana, e che suonavano sul tetto di un edificio a Midtown, Manhattan. L'esibizione, priva di permessi delle autorità, si svolse la mattina del 7 dicembre 1968.

    L'evento fu organizzato per il progetto di di Godard, One American Movie. Il film vide anche la partecipazione del leader delle Black Panthers Eldridge Cleaver, Rip Torn, LeRoi Jones e Tom Hayden e di rendere in generale un quadro sulla nuova sinistra rivoluzionaria americana. Quando Godard finì per abbandonare il progetto, il film fu montato come One PM da D.A.Pennebaker, nel 1972.

    I Jefferson suonano una lunga, quasi minacciosa versione di "House at Pooneil Corner": si può vedere lo stesso Godard nei primi secondi, sventolare da lontano la fotocamera . Ora, ci meravigliamo, e ci chiediamo da dove Paul McCartney ebbe la grande idea per il concerto sul tetto di Let It Be dei Beatles...






    30/10/15

    La ragazza di tutti: Janis Joplin e l’eterno suggello sui sogni dell’età psichedelica

    In occasione del film presentato alla 72 esima Mostra del Cinema di Venezia, un post, un piccolo special dedicato alla grande Janis Joplin, che con la propria voce e la propria musica ha segnato un'epoca. 8 anni di lavorazione, tanto ha impiegato Amy Berg, per realizzare  Janis, doc agiografico intimo, inedito, toccante e malinconico ritratto dell' indimenticata Janis Joplin,  mentre da tempo è  in cantiere ad Hollywood il biopic ufficiale (che dovrebbe vedere Amy Adams possibile protagonista).

    ll Landmark Hotel a Hollywood era conosciuto come l’albergo dei drogati: “La miniera d’oro” degli spacciatori spinti li dalla polizia di Beverly Hills per tenere pulita la zona dei suoi facoltosi residenti. ln Franklin Avenue Janis Joplin aveva preso alloggio, durante le session di Pearl, proprio per farsi d’eroina dopo tre mesi d’astinenza. Aveva deciso di smettere con la droga, ma adesso ne aveva bisogno per superare l’angoscia dell’ennesimo amore infelice con un uomo, Seth Morgan, Seth il bugiardo, che la usava come tutti gli altri..

    <<Quando canto è come un orgasmo, capite cosa voglio dire?>>
    Sul palco del Monterey Festival e poi di Woodstock, con tutti quei ragazzi sotto, Janis faceva l’amore. Solo che dopo il concerto tutti avrebbero dormito insieme nella stagione dell’amore, mentre lei era sola. <<Faccio l’amore con cinquantamila persone e dopo sono sola a casa o da sola in una stanza di hotel>>, dichiarò in un’intervista. Sola, con l’eroina e l’alcol per provare un altro orgasmo. L’eroina e l’alcol non la giudicavano. Non le dicevano che era brutta, Janis si concedeva a essi come a chiunque le desse un minimo d’attenzione.

    Proprio da Monterey emersero 2 musicisti fino ad allora misconosciuti. Divennero non solo superstars della nuova musica ma simboli capaci di incarnare le aspirazioni della generazione psichedelica. Janis Joplin e Jimi Hendrix furono la testimonianza vivente della << filosofia acida» dei tardi anni ’60, ideologia dell’impossibile ottimismo che credeva in un ritorno alle origini, ai campi di un’età senza problemi e ipotizzava utopie future/presenti capaci di vincere definitivamenle l’alienazione, l’apatia, il materialismo del mondo con la semplice forza del sogno e del desiderio. Jimi e Janis parvero provvisti della magia necessaria per esaudire quella profezia; Hendrix irradiava segnali interstellari con il suo strumento supersonico, Janis, coi piedi saldamente ancorati al terreno, mostrava semplice grinta rifacendosi non poco alla leggenda dei cantanti blues, delle regine del Mississippi.
    Fra tutti i personaggi che quell’estate psichedelica suscitò d’incanto, Janis sembra ancor oggi la creatura piu fantastica e anche la piu vera. In lei c’era qualcosa di surreale, un’illuminazione paradisiaca, quasi; e forza travolgente, anche, come le innocenti, sensuali gigantesse nubili di Robert Crumb, che proprio a Janis si ispirò per i suoi fortunati fumetti. Janis fu la proiezione di un’incontenibile personalità; dopo la consacrazione al successo, divenne un ruolo sempre piu richiesto. I media vollero specularci, il pubblico si appassionò e alla fine Janis stessa fini col credere a quella recita, smaccata parodia dell’energia che davvero le vibrava in corpo.
    L’illusione cosi creata era tanto perfetta che furono in molti a crederla una specie di creatura sboazata da Faulkner, prodotto genuino dell’esotico Sud agricolo che gia aveva generato gente della fatta di Howlin’ Wolf e Tennessee Williams. Ma alle spalle, a parte qualche sogno romantico, non c’era nulla che potesse sostenere il mitico ruolo che la donna era costretta a interpretare sulla scena rock.

    “Prendi un altro piccolo pezzo del mio cuore, baby”. 
    Chi mai poteva amare davvero la brutta ragazza texana di Porth Arthur? Era fuggita da quella cittadina petrolifera che la emarginava, con tutte quelle ragazzine belle coi loro boyfriend che giocavano a football e lei da sola da una parte, a inseguire il suo sogno di blues guidata dalle canzoni di Odetta e di Bessie Smith che ascoltava a casa in continuazione e che cantava con qualche amico beatnik.  Prima di tre flgli, nella fumosa, umida città petrolifera di Port Arthur, Texas, in un ambiente piccoloborghese di provincia simile a guello di'tanti coetanei, nell’America degli anni ’50. Janis cominciò a odiare tutto e lutti; tanto risentimento venne crudelmente ripagato con la stessa moneta al Campus dell’Università del Texas, dove gli studenti elessero Janis << l'uomo piu brutto della città universitaria >>. Un articolo della rivista “Time” che parlava di Jack Kerouac e dei <<nuovi degenerati pazzi di droga>> la convinse a farsi bearnik e a tagliare i ponti con il Texas, alla volta di San Francisco. Un amico che la incontro in quei giorni cosi la descrive:
    << Era una pazza freak, “sballata”, al limite delle forze nervose. Una di quelle che si vedono per strada con un’aureola lucente di sporco attorno agli occhi ».

    Era fuggita per cercare l’amore attraverso la sua voce, Janis.

    <<Ero pronta a buttarmi su qualsiasi cosa, e così ho fatto>>, disse. <<Ho fumato, leccato, inghiottito, iniettato e scopato>>. Ci sarebbero state le comuni hippie, l’amore per tutti, ma non per lei.

    “Take another little piece of my heaff, baby”, però il suo cuore non lo voleva nessuno. “Break another little bit of my heart , now darling..

    Droghe pesanti, come l’eroina. Tenta di disintossicarsi ma deve presto arrendersi a quest’unico piacere, l’unico che pare possibile per lei insieme alla musica per sentirsi davvero appagata: un cocktail di blues, alcol e droga con cui tira avanti, fino al ’66 quando il suo amico Chet Helms, patron dell’Avalon Ballroom una delle centrali della scena hippie della West Coast, colui che diceva <<Calati un acido e lascia che la gente si liberi», la chiama a San Francisco per cantare nel suo locale e nella band di cui era diventato il manager, i Big Brother And The Holding Company. Con loro tutta la rabbia e l’insoddisfazione possono sfogarsi all’Avalon come al Fillmore West e davanti alle folle giunte all’istante per darle quel surrogato d’amore di cui vuole saturarsi.

    L’accoppiata Big Brother/Janis (una banda di selvaggi dai capelli biondi e dallo stile spaziale e una cantante di blues << fatta in casa >>) era quasi troppo bella per essere vera; con Grateful Dead, Jefferson Airplane e Country Joe il complesso formo il nucleo della gerarchia hip di San Francisco. Da quel momento, la vita di Janis si mosse a velocità pazzesca; furono quattro rapidissimi anni ricchi come una vita, tragici e intensi come ogni vicenda blues che si rispetti. La festa del solstizio d’estate nel 1966 la vede splendida nella sua purezza, Janis canta blues dal fondo di un vecchio camion che fa da palco per il complesso; i capelli elettricamente mossi formano un triangolo attorno al viso, mentre numerosi monili pendono dalle braccia. A lunghi sorsi, tra una canzone e l’altra, la donna beve da una bottiglia di Southern Comfort; e canta, infiamma l’aria con vecchi blues, simile a un’appassionata, amorevole madre che mette semplici cantilene in bocca ai figli, persi con estasi e droga nell’onda di un sogno che vorrebbero eterno. La Janis di quei giorni era la figlia prediletta di San Francisco e in quell’annuncio di mondo nuovo incarnava ogni aspirazione, parlando paradossalmente il vecchio linguaggio della frustrazione blues. Fu dopo Monterey, culmine della vita del gruppo, che apparvero i primi segni di cedimento. I Big Brother accusarono di certe manie divistiche di Janis.

    In effetti il piacere del successo la investe al festival di Monterey e in due album, il primo nel ’67 che porta il nome della band e Cheap Thrills del ’68 (che avrebbe dovuto intitolarsi Dope, Sex And Cheap Thrills, ma la Columbia, con cui il gruppo aveva appena firmato, e il suo nuovo manager, Albert Grossman, lo censurarono). La gloria è un attimo stordente che Janis affronta aumentando il consumo di bottiglie Southern Comfort e di droghe. Nei corridoi del rock business si sente ancora più brutta e la sua crescente richiesta d’amore è sempre più frustrata. Avrà storie infelici e difficili che finiscono tutte prima del tempo con musicisti del giro come Country Joe McDonald dei Country Joe and The Fish, che le dedicherà un brano, Janis, in I Feel Like I Fixin’ To Die nel 1967, ‘Kris Kristofferson, uno dei suoi ultimi amanti e sincero amico, del quale inciderà alla fine l’hit Me And' Bobby McGee, Bob Neuwirth, che le scriverà l’ultima canzone, Mercedes Benz, e il suo chitarrista Sam Andrews. A New York durante le registrazioni di Cheap`Thrills, passava le notti nei bar della Bowery a bere whisky e a cercare di portarsi a letto qualche ragazzo (e anche qualche ragazza - Me And Bobby McGee, all’inizio l’aveva messa al femminile dedicandola a una donna e, solo dopo le insistenze della casa discografica, la riporto al maschile. Col cantautore e scrittore canadese Leonard Cohen ha una relazione che si consuma velocemente in una stanza del Chelsea di New York City, che lui ricorderà in Chelsea Hotel # 2: 
    “Ti ricordo bene al Chelsea Hotel /mi parlavi con coraggio e dolcezza muovendo il tuo capo sul mio sesso sopra un letto sfatto mentre le limousine aspettavano in strada / Quelli erano i motivi e quella era New York/ Lo stavamo facendo per i soldi e per la carne / E quello era ciò che gli operai della canzone chiamano amore. Ti ricordo bene al Chelsea Hotel, eri famosa e il tuo cuore era una leggenda / Mi hai detto che preferivi gli uomini belli, ma per me avresti fatto un’eccezione/ Stringesti il pugno [...l Oppressi dalle figure della bellezza [...] Siamo brutti ma abbiamo la musica/ Ti ricordo bene al Chelsea Hotel, questo è tutto e ormai non penso a te tanto spesso”.

    Sono attimi che si dissolvono cosi, in un altro sole che entra nella camera con la sua luce rinnovata di solitudine e vuoto. <<Non è quello che non c’è a renderti infelice, ma quello che vorresti ci fosse>>, disse. Non si sente mai accettata e desiderata, per questo cerca di continuo e il confronto con le tante star che le stanno intorno è mortificante. Qualcuno racconta di una lite con Jim Morrison che le aveva fatto cenno di fargli un pompino e poi l’aveva rifiutata e lei gli si era rivoltata con la violenza di cui era capace. lnferocita. Ubriachi e drogati tutti e due. Lei gli aveva rotto una bottiglia in testa. Eppure Janis joplin era diventata una Sex symbol. Anche <<Vogue>> e <<Life>> le dedicano servizi fotografici. Il <<Village Voice» scrisse che era <<un sex symbol in una brutta confezione>>. E la brutta confezione sexy si riempie ancora di più instancabilmente dei velenosi amplessi compensativi.
    Lascia i Big Brother And The Holding Company: qualcuno le disse che non erano alla sua altezza, che doveva scaricarli se voleva avere ancora più successo. Insicura, quando non era peggio, smaniosa di decidere per sé e per la propria musica, Janis alla fine si arrese ai piu brutti fantasmi; un anno e mezzo dopo Monterey, dopo un concerto alla Family Dog di San Francisco, il vecchio sodalizio si sciolse. Cheap Thrills, opera che ancor oggi sembra una delle migliori di quell’epoca, con i fumetti di Crumb in copertina, un gigantesco disegno di Jim Gurley che vaga per il deserto, i freaks del Fillmore, il marchio d’approvazione degli Hell’s Angels, tutto esprime alla perfezione quanto di appetitoso e contenuto poi tra le righe: Piece Of My Heart, Turtle Blues, Combination Of The Two, Ball And Chain. E' probabile che non fossero il miglior gruppo del globo, ma con Janis formavano una famiglia e la comunità hip non perdonà mai all’artista di averla distrutta. Nella loro ottica, non si accorgevano che la donna muoveva alla ricerca di uno sviluppo musicale.

    Con la Kozmic Blues Band incide nel '69 I got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama! e si esibisce a Woodstock per cercare il suo più grande amplesso. Ma è un orgasmo mischiato a eroina, che non le fa sentire tutto fino in fondo. Se è vero che la formazione rimase sempre anonima, senza raggiunger mai compattezza, e vero anche che i nuovi musicisti erano gente di talento; il solo album inciso con la loro collaborazione, (I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Mama)  fruttò un 45 giri di grande successo, Try, l’incredibile Work Me Lord e un autoritratto patetico, venato di jazz, Little Girl Blue. Dopo un anno di convivenza artistica, Janis ruppe anche con il secondo gruppo e sparì nella giungla del Brasile, << con un beatnik grande come un orso », per riprendersi e smettere il vizio dell’eroina.
    Non è più il piacere di prima. Le droghe, il`Southern Comfort e il gin e vodka, il successo, non gli danno ciò che vuole. Lo ha capito. Sfinita si ferma per darsi un po’ di tregua. Decide di smetterla con l’eroina, lo dice a sua sorella Laura. Adesso corre per le strade californiane con la sua Porsche Carrera dipinta a fiori colorati da Dave Richards più bella della Rolls Royce “zingaresca fuoriserie art-noveau limousine psichedelica” di John Lennon. E più veloce. Poi un giorno, Janis s’innamora di qualcuno che la ricambia come lei vuole. Almeno questo è quello che sente. Adesso avverte che Seth Morgan, conosciuto nel luglio del ’70, la ama davvero e vuole sposarla. Cambia gruppo, adesso con lei c’e la Full-Tilt Boogie Band con cui fa un giro di concerti e comincia a registrare nell’estate del ’7O le canzoni per il nuovo disco che si intitolerà Pearl (uscirà poi nel ’7l). Janis è felice, le session d’incisione dell’album vanno bene. Pearl era il suo soprannome, e in quel momento si sentiva proprio una perla: la più preziosa. La più bella. Perché lui l’amava, e lei, quindi, non poteva che essere la più bella. Ma c’era quell’ansia che la tallonava da tre settimane. La verità dall’ennesima bugia che la perseguitava e le frantumava il cuore. “Sono innamorata>>, disse un giorno al telefono a Myra Friedman con una voce strana. <<Ma lui mi ama? Dimmi che mi ami. Ma dimmelo davvero>>. Un ultimo buco, per sei mesi non aveva toccato l’eroina e quelle poche settimane in cui si era drogata non erano niente, poteva farselo.

    Al Landmark Motor Hotel di Hollywood, la notte del 4 ottobre del 1970, si fece quella dose e usci dalla camera per scendere giù dal portiere a farsi cambiare cinque dollari per le sigarette. La sera dopo, verso le 19 e 30, john Byrne Cooke, il suo road manager mandato li da Paul Rothchild, il produttore del disco preoccupato perché Janis non si era fatta vedere in sala d’incisione, la trovò sul pavimento priva di vita col sangue che le era colato dalla bocca e dal naso per la caduta e con in mano ancora i quattro dollari e trenta cent del resto. Vince MitChell, corista in Pearl, disse invece d’averla trovata lui dopo che John Cooke aveva aperto la porta con la chiave presa alla reception dell’albergo. Comunque, entrambi erano troppo fatti per ricordare bene i dettagli. Solo di una cosa pero sembrava certo Mitchell: che quella notte .Janis non era sola nella stanza. Pareva che qualcuno, dopo la sua morte, avesse ripulito la camera dalla droga e fosse fuggito. Gli investigatori all’inizio pensarono a un omicidio ma quando il coroner della contea di Los Angeles, il dottor Noguchi, certificò il decesso, avvenuto verso l’una e quaranta per overdose d’eroina “incredibilmente pura”, l’inchiesta fu chiusa come “Morte accidentale”.
    Janis mori in solitudine,  a ventisette anni; pochi mesi prima era morto Hendrix, soffocato dal suo stesso vomito, in un <<suicidio» da droga per molti versi simile. Con la sua scomparsa, scese l’eterno suggello del silenzio sui millenari sogni dell’età psichedelica.
    In quel weekend altre otto persone furono uccise dalla stessa droga. Come se qualcuno volesse bonificare la zona. C’è una foto, scattata a San Francisco nel 1967 da Bob Seidemann, che ritrae Janis Joplin nuda con tante collanine che le arrivano fino a sotto l’ombelico. Il seno piccolo con i capezzoli che escono tra quelle collane e le mani, una con gli anelli e al polso i braccialetti a coprire il pube. Guarda l’obiettivo, seria, con i lunghi capelli chiari sciolti e pettinati. E’ bella. Molto bella…

    Discografia:
    Big Brother And The Holding Company, Big Brother And The Holding Company (1967);
    Cheap Thrills (1968). 
    Janis Joplin, I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama! (1969);
    Pearl

    Cheap Thrills.rar
    Pearl (1971).



    14/08/15

    Steppenwolf, nonostante tutto, mai su una moto

    Estate, tempo di vacanze e di viaggi. La situazione economica morde la stragrande maggioranza e risparmia solo i ricchi: la Porsche ha comunicato di aver incrementato le vendite del 30%, uno dei settori che non conosce crisi è l'alta cosmesi, panfili e super yatch spadroneggiano nei porti mentre peones trascorrono le serate appoggiati sulle transenne a guardare le feste e i bagordi super cafoni che si svolgono a bordo, chiudendo gli occhi e sognando di poter far parte un giorno di una di queste allegre combriccole di vip da strapazzo. Noi non sogniamo niente del genere, anzi. Pensando solo che verrà il tempo della giustizia, un tempo in cui questo enorme divario tra il sud e il nord del pianeta, tra una piccola minoranza di super ricchi e il resto che se la passa alquanto male, questo divario che cresce sempre di più, segni un’inversione di tendenza. Comunque..
    Spostamenti in aereo, in treno, macchina, car-sharing, moto e finanche in autostop. Poche cose in valigia, lo stretto necessario e come sempre lo spazio maggiore è occupato da libri e musica. Quale gruppo e quali dischi non possono mancare quando si è in viaggio? Tanti, senza dubbio. Personalmente però, nella mia valigia non è mai mancato e non mancherà' questa raccolta degli..Steppenwolf.

    Per alcune generazioni menzionare gli Steppenwolf significa rimandare immediatamente a Born to be Wild. A distanza di decenni non c’è una playlist, una compilation dedicata alla road music che non contenga questa canzone. Scritta nel 1968 fu inserita nel cult movie Easy Rider di Dennis Hopper, insieme a The Pusher e grazie al successo del film entrò subito nei top 30 delle classifiche britanniche, e da lì a poco l'album che la conteneva diventò disco d'oro grazie al grandissimo successo ottenuto in tutto il mondo. Ma gli Steppenwolf hanno scritto molte altre grandi canzoni, 17 delle quali inserite in questa bellissima raccolta. Nonostante il rock della band fu preso come colonna sonora dalle generazioni on the road e soprattutto dalle bande di bikers (e dagli Hells Angels che scorrazzavano in lungo e in largo sulle strade americane a bordo di potenti moto) John Kay cantante e fondatore del gruppo, nato nella Germania dell'Est ed emigrato in Canada, anni dopo dichiarò ironicamente di non aver mai guidato una moto in tutta la sua vita e per scrollarsi di dosso l'immagine del biker macho e accreditarsi verso il pubblico femminile, scrisse e pubblicò un intero album, provocatoriamente chiamato For Ladies Only. L’album usci nel giorno di S.Valentino del 1971.
    Hard Rock, Blues, Psichedelia, i loro testi politicamente rivoluzionari descrivevano il ritorno dei giovani coscritti dal Vietnam e del loro difficile reinserimento nella società e in generale di come l'America divorasse i propri figli e tutto quello che poteva ostacolare "l'american way of life", dallo sterminio dei nativi americani al Vietnam, dagli assassini politici alla politica contro i lavoratori. In seguito i testi divennero più personali e introspettivi ma fondamentalmente Kay sarà sempre un ribelle.

    Mentre scrivevo questo post, mi è capitato di sfogliare l'ultimo numero di RollingStones: la solita classifica dei 500 miglior album di sempre, di quel periodo ci sono quasi tutti, dai Quicksilver Messenger Service ai Creedence Clearwater Revival, gli Allman Brothers Band e Captain Beefheart, dai Byrds ai Jefferson Airplane etc, oltre ai soliti Beatles, Rolling, The Who, Led Zeppelin. Compare poi inspiegabilmente più di un disco di Elton John (!!) e di Simon&Garfunkel, Linda Ronstadt, Eagles, fino ad arrivare a schifezze come Bonnie Raitt, Artic Monkeys, Madonna. Degli Steppenwolf.. neanche l'ombra.














    The very Best





    08/07/15

    Quando dire "Noi c'eravamo" significa davvero qualcosa: Nick e Bobbi

    Nick e Bobbi Ercoline furono fotografati durante il festival del 1969 e l'immagine di loro due, abbracciati sotto una coperta, fu scelta tra tante come copertina dell'album. Appena ventenni, originari di Pine Bush, un paesotto nello stato di New York, i due Arrivarono a Bethel, la cittadina rurale che ospitò il megaraduno musicale di Woodstock, a bordo di una station. Fu durante l'esibizione pomeridiana dei Jefferson Airplane, che il fotografo Burk Uzzle scattò l'immagine in pochi secondi, Nick e Bobbi, abbracciati stretti sotto una coperta, sullo sfondo di un prato pieno di giovani dormienti. La foto finì prima su Life, poi, sulla copertina del doppio album Woodstock del 1970 e infine, come si direbbe oggi, divenne "virale", dando volto a numerosi poster e cartoline. Lo scatto di Uzzle però è diventato per la storia l'immagine del festival stesso.

    "All'epoca lavoravo per Newsweek ma preferii andare a Woodstock con mia moglie e i miei figli per vivere totalmente l'evento mentre il resto dei reporter fotografava il palco, io passeggiavo tra la gente".
    (da un intervista rilasciata alla rivista ReZoom)
     
    Solo due estati dopo il megaraduno, e precisamente nel 1971, Nick e Bobbi si sposarono.
    Oggi sono due splendidi sessantenni, tornati a posare per il quotidiano New York Daily News.

    "All'epoca non ci accorgemmo dello scatto e solo quando vidi la copertina dell'album Woodstock riconobbi prima la coperta e poi noi due. Credo che tra le migliaia di scatti di quei tre giorni questo sia stato scelto perché è pacifico, proprio come fu l'animo dell'evento - spiega Nick - è una rappresentazione onesta di una generazione. Quando guardo quella foto non vedo me e Bobbi. Vedo la nostra generazione". 
     
    Bobbi lavora nella scuola elementare di Pine Bush e Nick per la Contea di Orange, e hanno due figli, Matthew e Luke, rispettivamente di 30 e 27 anni. Sento in giro tanta gente che dice ..ho fatto questo.. e quello.  
    Quando dire "Noi c'eravamo" significa davvero qualcosa..



    27/05/15

    «Dovresti vedere i 400 colpi, John». Pensavo che si riferisse a quattrocento pompini. Parla J. Desmore

    Il 3 Luglio 1971 J. Morrison si levò di buon' ora per un bagno. Pamela lo trovòlì,nella vasca.."un mezzo sorriso dipinto in faccia..", morto per infarto,dicono. La notizia non venne resa pubblica per parecchi giorni, sin dopo la sepoltura, avvenuta senza clamore nell'angolo dei poeti del cimitero di Pere Lachaise, a Parigi. "Non ci furono onoranze funrbri, solo qualche fiore, un pò di polvere, il nostro saluto.."

    Parla J. Desmore
    U n tizio con un paio di classici pantaloni universitari di velluto a coste marrone, una maglietta marrone e i piedi scalzi se n’era restato per tutto il tempo in disparte in un angolo del garage. Ray lo introdusse come «Jim, il cantante». Si erano incontrati alla scuola di cinema dell’Ucla. Ray lavorava e allo stesso tempo stava cercando di ottenere una specializzazione in cinema, dopo una laurea in economia, e Jim stava completando una laurea di quattro anni in cinema. Lo stava facendo attraverso un corso accelerato di due anni e mezzo. Un tipo sveglio.In una occasione in cui Ray si era trovato a dover far fronte agli obblighi contrattuali del sindacato dei musicisti che prevedevano una band di sei elementi, avevano suonato insieme e lui aveva convinto Jim a resta-re ai margini del palco con una chitarra spenta. Avevano fatto da gruppo spalla a Sonny & Cher. Era stato il primo ingaggio a pagamento di Jim e dire che non aveva suonato o cantato una sola nota. Il ventunenne Morrison era timido. Mi disse ciao e tornò nell’angolo. Immaginai che si sentisse a disagio circondato da musicisti, visto che non suonava nessuno strumento. Mentre Morrison si aggirava per il garage alla ricerca di una birra, Ray sorrise come un fratello maggiore orgoglioso mentre mi consegnava un pezzo di carta stropicciata.

    «Da’ un’occhiata a queste liriche di Jim», mi disse Ray. «You know the day destroys the night/Night divides the day/ Tried to run, tried to hide/Break on through to the other side/Made the scene, week to week,day to day, hour to hour/Gate is straight, deep and wide/Break on through to the other side»
    (Sai che il giorno distrugge la notte/La notte separa i giorni/Ho cercato di fuggire, ho cercato di nascondermi/Di aprirmi un varco dall’altra parte/Ho fatto la mia comparsa, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, ora dopo ora/L’ingresso è davanti a me, profondo e ampio/Aprirmi un varco dall’altra parte).
    «Hanno un suono molto percussivo». «Ho trovato una linea di basso. Ti va di provare qualcosa?», disse Ray. «Sì, d’accordo». Ray attaccò e io utilizzai un suono secco di rullante, tenendo le bacchette di traverso. Jim si unì a noi con la sua armonica stravagante. Finalmente, dopo una lunga attesa, Morrison si mise a cantare il primo verso. Era titubante, non guardava nessuno negli occhi, ma aveva un timbro imbronciato, come se stesse cercando di sembrare surreale. Non riuscivo a smettere di guardarlo. La sua timidezza mi affascinava. La chitarra ritmica di Rick era molto morbida, ma le tastiere di Ray creavano una grande energia. A quel punto, suonammo un paio di canzoni di Jimmy Reed e fu allora che l’energia di Morrison ebbe un’accelerazione. Accettai di andare da loro per fare altre prove, dato che adoravo suonare. Sapevo che mi volevano e pensai che per un po’ sarei rimasto a guardare come andavano le cose. Le prove successive andarono più o meno allo stesso modo, ma i brani originali mi intrigavano sempre più. Creammo gli arrangiamenti insieme e mi sentii in grande sintonia con loro, soprattutto con Ray. Ecco il ricordo di Ray: «Ascoltavamo Jim intonare-cantare le parole più e più volte e, a poco a poco, il suono giusto per quelle parole iniziò a emergere. Eravamo anime gemelle, gente impasticcata che era alla ricerca di un altro tipo di sballo. Sapevamo che, se avessimo continuato con le droghe, ci saremmo bruciati, per cui lo cercammo nella musica!». Inoltre, Morrison era un tipo misterioso. E la cosa mi intrigava. (...)

    Se vivessi a Venice, potrei frequentare Jim. È affascinante: mette tutto in discussione. Dannazione, la casa di Ray costa solo settantacinque dollari al mese, per un bilocale in stile vittoriano con vista sull’oceano. Venice, Cristo... non è territorio da surfisti. Lì ci sono vibrazioni da beatnik,con tanto di artisti e musicisti. Figo.«Sta’ a sentire», disse Jim, facendomi entrare. Aveva i capelli ancora bagnati per la doccia che si era appena fatto e vi fece scorrere le mani platealmente mentre mi accoglieva nell’appartamento. La criniera andò perfettamente a posto. «Come fai a sistemarti i capelli in quel modo?», gli chiesi, mentre si affrettava verso lo stereo. «Li lavi e non li pettini», rispose, mettendo sul piatto l’album di John Lee Hooker di Ray. Era già in procinto di assumere un’aria da rockstar. Non lo vedevo da qualche settimana, eppure c’era stato un cambiamento in lui. Si stava atteggiando? Il blues riempì la stanza. (...) Crawling King Snake», chiesi. «Adoro il groove di Crawling King Snake. Credo che, giunti al nostro secondo o al terzo album, dovremmo inciderla. Dopo aver realizzato un bel po’ di brani originali. Naturalmente, prima dobbiamo ottenere un contratto discografico». Non stavo più nella pelle per come pregustavo il futuro. Quei tizi - Ray, la sua ragazza, Dorothy, Jim e i loro amici della scuola di cinema- erano studenti indipendenti, creativi, e io volevo stargli intorno. Un paio di settimane prima, eravamo andati tutti a vedere L’India fantasma di Louis Malle all’Ucla e Ray e Jim avevano parlato della «nuova ondata» francese nel cinema. «Dovresti vedere i 400 colpi, John», aveva insistito Ray. Sapevo che era un film di un regista francese (Truffaut) e il titolo mi aveva eccitato. Pensavo che si riferisse a quattrocento pompini. Guardandomi intorno nell’appartamento di Ray, percepii un’euforia universitaria e un’atmosfera orientale. Libri, riviste di cinema, tappeti orientali, coperte indiane, fotografie erotiche. In quella stanza mi si stavano dischiudendo interi universi nuovi. Avevo vent’anni e tutto era possibile. «Accadrà», ribatté Jim con fredda sicurezza. «Ascolta le corde vocali di quest’uomo, Cristo».

    Aveva un tono di voce quasi riverenziale. Considerato il background sudista di Jim, la cosa aveva senso. Era ossessionato dal suono dei cantanti blues di colore. La sensazione cruda di sofferenza espressa dalle loro voci pareva riverberarsi in lui. Restò in attento ascolto, perso nel suo mondo. Dopo parecchi altri brani, Jim propose di andare a pranzo all’Olivia’s. Mi alzai in piedi di scatto. Mi venne l’acquolina in bocca alla prospettiva della cucina genuina del sud. Purè e salsa gravy. «Ci sto, però non dobbiamo tornarci a cena!», dissi in tono scherzoso, massaggiandomi lo stomaco. «Lo so, lo so. Qualche pasto di fila in quel posto e devi correre in bagno. Però, mi fa venire in mente la cucina di casa della Florida!». «E costa poco!», esclamai. Jim tirò fuori quel sorrisino che ti saresti tenuto stretto in eterno. (...) Jim, sono davvero fiero di ciò che abbiamo fatto, sussurrai di fronte alla sepoltura del mio vecchio amico, ma sono stanco di essere conosciuto solo in quanto tuo batterista. Non so chi sono. Ho trentun anni, questo lo so. Ti sono sopravvissuto di quattro anni, figlio di troia. Ora capisco che al tempo non ero molto consapevole della mia strada nel mondo. Per lo meno, tu hai realizzato la tua profezia, anche se sei dovuto morire per diffondere il prezioso mito dei Doors. Il nostro patto segreto di morte.Un patto non verbale, ovviamente.Oppure sono in preda alle allucinazioni? Ti eri messo in viaggio verso il baratro e Ray, Robby e io, i tuoi amici, ti abbiamo sostenuto. Fino a un certo punto. Non avevamo idea che tu intendessi farlo sul serio. Ora mi chiedo se avrei potuto fare qualcosa per fermarti, persino mentre guardo vecchi filmati e vecchie interviste in cui diciamo, be’, qualcuno di noi deve pur sporgersi sul precipizio per gli altri.Mi sono compromesso? Lo devo scoprire. Una gelida folata di vento mi destò dalle mie fantasticherie. Girai rapidamente sui tacchi e mi affrettai a raggiungere gli altri. Una volta di fronte al cancello, cinsi una spalla di Danny con un braccio, mentre ci dirigevamo sull’acciottolato verso l’automobile di Hervé. (...) Più tardi, seduto allo scrittoio stile regency nella mia camera d’albergo di Parigi, guardai i tetti fuori dalla finestra.Il sole stava cercando (vanamente) di farsi strada in quella mattinata grigia di foschia. Mangiai il cioccolatino alla menta lasciato sul cuscino la sera prima dalla cameriera e risi sommessamente della forma a L della mia camera. L’ennesima eccentrica camera d’albergo europea. I miei occhi si spostarono dalla finestra,con la sua veduta sui tetti grigio-azzurri di Parigi, al materiale di cancelleria dell’albergo che mi fissava dallo scrittoio. Presi la penna dell’albergo e iniziai a scrivere una lettera...

    Batterista dei Doors dal 1965 al 1973. Negli anni seguenti si è occupato di danza, teatro e produzioni musicali d’avanguardia. Ha diretto e prodotto diversi video sui Doors ed è stato consulente di Oliver Stone per la sceneggiatura del film biografia «The Doors». Vive a Los Angeles con la sua famiglia.
    I testi riprodotti sono (C) di  John Densmore


    28/04/15

    Odissea Elettronica. Prima dei Kraftwerk: 10 best '50 & '60

    Non tutto è iniziato con i Kraftwerk. I grandi album di musica elettronica degli anni 1970, Tangerine Dream, Cluster, Klaus Schulze e il resto della squadra Krautrock più le sperimentazioni dei primi Cabaret Voltaire e Throbbing Gristle e, naturalmente, il meticoloso robot pop dei Kraftwerk hanno segnato gli anni più felici per l'elettronica in musica. Ma prima? Le cose tendono a diventare un po 'più nebbiose.

    Esperimenti di musica elettronica si registrano in realtà a partire dal 1940 . Già dalla metà degli anni 1950, erano stati prodotti commercializzati e venduti LP elettronici, anche se a un pubblico abbastanza ristretto. Mezzo secolo dopo, molti di questi dischi ancora presentano un suono fantastico. Alcuni sono vere e proprie reliquie affascinanti con molto da dire all'ascoltatore contemporaneo; altri suonano incredibilmente in anticipo sui tempi.

    La carrellata che presentiamo è limitata ad album di singoli artisti, niente compilation o raccolte. I nomi più importanti, quelli forse più facilmente associati al regno della "musica artistica" - Pierre Schaeffer, Pierre Henry eil gruppo GRM; Edgard Varèse; Karlheinz Stockhausen; Iannis Xenakis; James Tenney; Alvin Lucier; Luciano Berio e molti altri - sono rispettosamente messi da parte. Allo stesso modo, sono stati privileggiati album che hanno impiegato per primi nuovi strumenti (come il sintetizzatore) mentre anche alcuni album eccezionali (come il capolavoro di Terry Riley A Rainbow in Curved Air, o il Live di Steve Reich Electric Music ) e lavori che flirtano l'elettronica con il pop vengono omessi.



    KID BALTAN & TOM DISSEVELT
    The Fascinating World of Electronic Music
    (Philips, 1959)

    Alcuni utenti canny YouTube ha etichettato una traccia da l'affascinante mondo della musica elettronica come "acid house dal 1958", facendo segnare un quarto di milione di opinioni nel processo - e, come accade, non sono troppo lontano il denaro Kid Baltan è l'alias di artista olandese Dick Raaijmakers, un teorico culturale, compositore teatro musicale, docente e tecnico, la cui uscita enorme si estende in profondità nel 2000. Tom Dissevelt, nel frattempo, ha iniziato la sua vita musicale in big band e orchestre - una situazione simile a innovatori della prima ondata, come Raymond Scott, il cui lavoro come compositore apparso nei cartoni animati Looney Tunes, e vari membri della BBC Radiophonic Workshop.Raaijmakers e Dissevelt attraversato percorsi di lavoro al Royal Philips Electronics, il laboratorio con sede a Eindhoven, che sarebbe poi sfornare le prime cassette e compact disc. Lì, la coppia ha iniziato a produrre speculativa musica pop elettronica, costruito in toni oscillatore a strati e sorgenti sonore acustiche. Le loro fatiche hanno prodotto 'Song of the Second Moon' 1957 di - una traccia propulsiva basata su trattati rumori Ondes Martenot, e probabilmente il primo disco pop elettronico mai fatto.Baltan e Dissevelt della musica di questo periodo è stato rilasciato in numerose edizioni e in diverse forme, ma l'affascinante mondo della musica elettronica è la prima versione a tirare loro fine del 1950 composizioni sotto un unico tetto. I risultati - vertiginose, pezzi elettronici cinguettio, disposti come dipinti punti divisionista con uno spiccato senso del ritmo - sono ancora assassino. Sorprendentemente, gran parte di questi sono stati prodotti anche senza alcun tipo di tastiera o synth a portata di mano. Legacy Raaijmakers 'non è stato dimenticato - Thurston Moore e Mouse on Mars sono tra quelli ad aver reinterpretato la sua opera




    22/04/15

    I Jefferson Airplane ti amano, dal tetto

    Di sicuro l’estate dell’amore (summer of love) mantenne le promesse. Dopo 1967 anni, l’età delle tenebre era sul punto di terminare. Stava nascendo una nuova Terra, capace di riunire individuo e l'Universo, di armonizzare teosoficamente i destini comuni degli uomini in una prospettiva di bene fraterno...

    L’Eden era San Francisco: i negozi alternativi fungevano da chiese profane, la stampa underground era la nuova Bibbia, il gospel, come sempre, si stendeva sulla musica. Per tradizione, la citta della Baia era sempre stata aperta a un gioioso carnevale di stili, ben distante dai sentieri commercialmente battuti. ll jazz e il folk avevano largo seguito ma, eccezion fatta per occasionali apparizioni di artisti locali, la presenza di San Francisco nelle classifiche nazionali si limitava a Tony Bennett, romantico cantore di << funivie stellari >>. Gli artisti di rock muovevano qua e là, senza coesione; quando qualcuno fece capolino (cosi i Beau Brummels di Laugh Laugh e Just A Little, nel 1965) più che stile cittadino vero e proprio si poteva parlare di pure coincidenze. Il <<partito della riscossa» non perse tempo, ispirato dalla << novità elettrica >> di Dylan, dalle rispettabili proposte di Beatles e Stones, dalla esperienza piu facilmente riscontrabile di pionieri come Byrds e Lovin’ Spoonful. Gli Spoonful, in special modo, riuscirono ad aprire gli occhi ai giovani della città, quando visitarono la Baia nei giorni caldi di Do You Believe In Magic. In primavera, i Jefferson Airplane (che avevano preso la sigla da un ipotetico cantante di blues, Blind Thomas Jefferson Airplane) seppero diventare in breve i portavoce piu tipici del rock cittadino. Gli adesivi, i "bottoni" che li propagandavano recavano la scritta << I Jefferson Airplane ti amano >>, eco nell’atmosfera che animava San Francisco, luogo d’inatteso nirvana. I Trips Festival avevano riscoperto il ballo, inserito nella dimensione di piu esperienze artistiche, Bill Graham (con il Fillmore) e quelli della Family Dog (con l’Avalon) avevano plasmato l`intuizione, dandogli precisa struttura; le nuove <<feste danzanti» divennero luogo creativo dove tutto poteva accadere e dove spesso tutto accadeva. Il "libero sballo"  (perdersi completamente nelle luci stroboscopiche, nell’esperienza dell’acido) divenne un nuovo stile di vita mentre musicisti di ogni tendenza prestavano orecchio al canto delle nuove sirene, come se da tempo l’attendessero. Grateful Dead, Quicksilver Messenger Service, Mystery Trend, Big Brother and the Holding Company elaborarono le prime improvvisazioni che poi avrebbero fatto scuola. Grace Slick; già nota come cantante della Great Society, portò con sé due canzoni del suo repertorio classico, Somebody To Love e White Rabbit...

    Surrealislic Pillow mise in rilievo proprio il proverbio di White Rabbit (“Nutri la tua testa”) sull’onda di Somebody To Love. Il gruppo si caricava sulle spalle sogni e speranze di una intera generazione, portando alla ribalta d’America i rappresentanti di San Francisco; lo stesso effetto sortirono i manifesti di Wes Wilson, il primo Be-In (gennaio 1967) e il Pop Festival di Monterey. All’interno degli Airplane nessuno accettava volentieri un ruolo marginale. Cosi, la presenza di Grace Slick si fece sempre più rilevante, l’importanza di Grace aumentò ancor più dopo un paio di dischi di successo, finendo col logorare la compattezza del complesso, rendendo incerta la sua evoluzione. Mentre all‘Haight Ashbury ci si sforzava di contenere l’<< esplosione demografica >> di quell’estate (la massiccia immigrazione da ogni parte d’America minacciava la fragile struttura della comunita), gli Airplane lottavano per coprire l’intera gamma dei desideri' della nuova generazione. Ferita nell’intimo, la << bella gente» della Baia dichiarò precipitosamente <<la morte dell’hippie>>, due mesi dopo la fatidica estate; una volta messo in moto il meccanismo, non ci si fermo più.

    Il Sistema, anziché crollare sotto l’assedio dei beniamini dell`amore, irrigidi la sua resistenza, vincendo brutalmente con il trionfo delle droghe pesanti e della criminalita; la nuova generazione intese finalmente che non si poteva liquidare tanto facilmente il fardello della storia pretendendo magari che non esistesse. Per gli Airplane e il resto della scena` di San Francisco la lezione s’imponeva in questi termini; volenti o nolenti, i nuovi complessi dovevano continuare ad aflidarsi all’industria musicale se volevano portare la propria musica alle orecchie dell’intera nazione. Molti artisti si tennero fuori dal compromesso, per quanto possibile, allestendosi <<feste alternative », schierandosi dalla parte della gente, scoprendo infine che ogni soluzione era un ' rischio' legato ai mutevoli umori del pubblico. I << Tre giorni d’amore, di pace e di musica >> di Woodstock potevano facilmente diventare l’Orrido Carnevale di Altamont.
    <<Avevamo tutto quello che ci serviva, stimolanti artificiali compresi», ricorda il chitarrista Jorma Kaukonen. Gli Airplane ebbero il pregio di capire tutto ciò; spartendosi tra Yin e Yang, comparvero in tutte e due le manifestazioni.

    Nell’ottobre del 1967 per le strade di Haight Ashbury era stato gia celebrato il funerale dell’hippie: l’estate dell’amore era finita, il 1968 è l’anno della contestazione, e in Crown Of Creation gli acidi e la cultura psichedelica si fanno strumento politico. In copertina c’e l'esplosione atomica con loro dentro, intorno la guerra del Vietnam e leader neri (Martin Luther King) e bianchi`(Robert Kennedy) assassinati. Un presidente che se ne va (Lyndon ]ohnson), e uno che viene (Richard Nixon). La Convention democratica che finisce nei disordini trasmessi alla TV. Grace Slick canta in televisionc Crown Of Creation col pugno guantato di nero delle Black Panthers sollevato come i velocisti di colore statunitensi Tommie Smith Clohn Carlos, vincitori delle Olimpiadi di Citta del Messieo.
    Il 1969 di Volunteers.
    <Siamo tutti fuorilegge agli occhi dell’America. Per sopravvivere noi rubiamo, imbrogliamo, inganniamo, falsifichiamo, imboschiamo e traffichiamo / Siamo osceni, senza legge, orrendi, pericolosi, sporchi, violenti e giovani>, We Can Be Together. <La nostra vita è troppo bella per lasciarla morire [...] Tutta la vostra proprietà privata è un bersaglio per i vostri nemici / e i vostri nemici siamo noi / Noi siamo le forze del caos e dell’anarchia. Tutto ciò di male che dicono di noi, lo siamo e siamo molto fieri di noi stessi>.

    Più che di uno scioglimento, si trattò d’uno smantellamento.
    I pezzi di Crown of Creation e di Volunteers vennero divisi tra le varie fazioni all’interno del complesso; tutto ciò portò inevitabilmente a scelte solistiche, anche se Bless Its Pointed Little Head, primo disco dal vivo, dimostrò che gli Airplane avevano ancora la forza di vincere molti rivali.
    L’aeroplano Jefferson si era trasformato in un’astronave. Il viaggio nel cielo psichedelico era ormai finito. Alla fine ce n’era uno nella galassia delle chart dell’easy listening da FM. Anche se Grace Slick continuava forte con le sue droghe sformando piano piano il bel corpo che esibiva qualche anno prima denudandosi il seno in alcuni live. Il seno ora cadeva come il suo sex appeal da diva ex hippie e tossica.

    <Una pillola ti fa diventare più largo, e una pillola ti rimpicciolisce. E quelle che ti da tua madre non hanno alcun effetto. Prova a chiederlo ad Alice, quando è alta dieci piedi>, (White Rabbit)
    Grace era diventata una star tossica, arresa a una rivoluzione a cui era ormai inutile credere. Grace e Paul, a sigla Paul Kantner-Grace Slick, pubblicano Sun Hughter, il ritorno sulla terra ha il sapore rancido della chimica in fondo alla gola: <Madre Terra, i tuoi figli sono qui lacerati da cocaina ed eroina>, recita Earth Mother. E Diana 2:
    <Ricordatevi quelli che conoscevate / ricordate come danzavamo e ricordate quel che cantavamo in America molti, anni fa> .

    Nel 1971 per poco Grace non rimane uccisa in un terribile incidente stradale, schiantandosi addosso a un muro in un tunnel vicino al Golden Gate Bridge a San Francisco. L'aeroplano Jefferson ha il motore in avaria. Nel 1974 partirà il razzo Jefferson Starship. Una navicella musicale da classifica lontana anni luce dall’aereoplano. Grace, sempre più in preda alle droghe, discenderà dall’astronave a fine anni Settanta. Rientrerà in seguito, alternandosi a discutibili prove soliste, si sposerà un ragazzino poco piu che ventenne, il suo tecnico delle luci Skip Johnson, e la polizia la fermerà con la roba addosso. Le era già successo, a una festa della compagna d’università figlia di Richard Nixon, durante la presidenza del padre. Nel 1987, decide di lasciare del tutto quel mondo e la band, che ormai ha perso per strada la sigla Jefferson, per ritirarsi e dedicarsi alla pittura (quadri dipinti in poco tempo di solito ubriaca venduti a qualche migliaio di dollari) e alle sue memorie intitolate Somebody To Love. ll tempo di un breve ritorno di fiamma nel 1989 con la Slick, Kantner, Balin, Kaukonen e Gasady che riaccendono il motore dell’aereo Jefferson per l’episodio di un disco intitolato Jefferson Airplane, e basta. Quello che ci sarà dopo, chiamato Jefferson Starship: The Next Generation o Jefferson Starship-TNG (per non parlare dell’altro progetto Starship Featuring Mickey Thomas) era roba che non volava. Alla fine non rimane che il ricordo di una breve trasvolata di un manipolo di piloti della psichedelia a segnare con la sua scia indlelebile il cielo dei sogni rock. Passando davanti al 2400 di Fulton Street, forse non lo riconoscerebbero neanche più, quell’edificio in stile vittoriano. La facciata oggi èstata ridipinta di diverso colore. Quello del coniglio...

    Jefferson Airplane - (1967) - Surrealistic Pillow (Gold Collector's Edition) [FLAC]

    Durante la sua fase marxista / maoista, il regista francese Jean-Luc Godard si recò a New York per filmare i Jefferson Airplane che (giustamente..) considerava come esempi dell'avanguardia rivoluzionaria americana, e che suonavano sul tetto di un edificio a Midtown, Manhattan. L'esibizione, priva di permessi delle autorità, si svolse la mattina del 7 dicembre 1968.

    L'evento fu organizzato per il progetto di di Godard, One American Movie. Il film vide anche la partecipazione del leader delle Black Panthers Eldridge Cleaver, Rip Torn, LeRoi Jones e Tom Hayden e di rendere in generale un quadro sulla nuova sinistra rivoluzionaria americana. Quando Godard finì per abbandonare il progetto, il film fu montato come One PM da D.A.Pennebaker, nel 1972.

    I Jefferson suonano una lunga, quasi minacciosa versione di "House at Pooneil Corner": si può vedere lo stesso Godard nei primi secondi, sventolare da lontano la fotocamera . Ora, ci meravigliamo, e ci chiediamo da dove Paul McCartney ebbe la grande idea per il concerto sul tetto di Let It Be dei Beatles...






    17/04/15

    Gimme Shelter: il cinema verità di Albert (e David) Maysles

    Chi ama la storia della musica, del cinema e della sociologia, dovrebbe vedere i film dei fratelli Maysles. Per noi, un lavoro superbo che ha reso alcuni dei loro documentari gli esempi migliori di quello che viene chiamato cinema verità. 

    Albert Maysles, il documentarista conosciuto per Gimme Shelter, Grey Gardens e Salesman (Il Commesso) è morto all'età di 88 anni. Maysles sarà ricordato come un narratore pionieristico, ma tutta la sua storia sarà per sempre segnata dalle riprese di un assassinio, mentre filmava  probabilmente il suo documentario più famoso .
    Aveva iniziato a fare documentari nel 1960. David (scomparso nel '97) si occupava del suono, Albert faceva le riprese, entrambi firmavano la regia. A loro non interessava intervistare la gente, preferivano riprendere quello che accadeva nel frattempo. Niente sceneggiature e set e nessuna struttura narrativa, solo su una costante e rigorosa ricerca della realtà soggettiva e verità oggettiva.  I loro film,  sono davverotutti da vedere. I più famosi, insieme a Salesman, sono Gimme Shelter (ormai cult movie sul tour dei Rolling Stones che culminò con l’omicidio di Altamont, 1970) e Grey Gardens (l’incantevole storia delle due Edie Bouvier Beales, madre e figlia, nella loro decaduta casa negli Hamptons, 1976). Meno famosi ma altrettanto belli e da non perdere decine di altri documentari: su artisti come Christo,  su musicisti come il primo tour dei Beatles in America del 1964, (recentemente aveva filmato Paul McCartney e il concerto in memoria dell’11 settembre, The Love We Make), su attori, Meet Marlon Brando, del 1965,  scrittori comeTruman Capote, con From Truman With Love, del 1966), e sportivi, l'entusiasmante Muhammad and Larry, sull’incontro Muhammad Ali vs. Larry Holmes, del 1980. 

    Maysles guadagnava facilmente la fiducia dei suoi soggetti, permettendo loro di essere partecipanti attivi nel plasmare il racconto dei suoi film. "La gente è molto più disposta a rivelare più che mantenere un segreto", era una delle sue massime. L'indipendenza, l'autorevolezza e l'abilità come regista non sono stati il risultato di un ego smisurato. Piuttosto, richiamano l'attenzione sulle fortunate collaborazioni che hanno contribuito al successo dei suoi film. "Un vero documentario dipende interamente da molteplici forze", aveva detto a Interview. E nell'intervista Maysles ha parafrasato Alfred Hitchcock: "In un film di finzione, il regista è Dio. In un film di saggistica, Dio è il regista. " I fratelli Maysles notoriamente hanno sempre insistito sul fatto che Charlotte Zwerin, che aveva curato e prodotto Salesman e Gimme Shelter, dovesse avere il credito come co-regista dei due lavori, un evento estremamente raro nel cinema americano. Maysles ha sempre respinto la cultura della celebrità, nonostante avesse a volte lavorato con soggetti famosi. "Quando filmo una persona famosa, è come filmare una persona comune. E poi si entra in comunanza, noi tutti, ricchi o poveri, celebrità o meno." 

    Edie Beale
    Maysles aveva anche i suoi detrattori. Alcuni critici di Grey Gardens trovarono che il film fosse uno sfruttamento dei suoi soggetti, Edith Bouvier e sua figlia, la piccola Edie Bouvier Beale, i parenti eccentrici di Jacqueline Kennedy Onassis. Ma queste accuse furono mitigate dai soggetti stessi, che si espressero solo positivamente a proposito del film, esprimendo profonda fiducia e ammirazione per i fratelli Maysles. Gimme Shelter, il documentario che seguì nel 1970 i Rolling Stones in tour, fu un'altra storia. Numerosi critici condannarono il film, che fu commissionato dai Rolling Stones ed fu in parte finanziato dalla band - anche se Mick Jagger rifiutò di firmare una liberatoria diversi mesi dopo il completamento delle riprese - definendolo come una pubblicità poco favorevole e trasparente. Gimme Shelter negli anni ha raggiunto lo status di leggenda e notorietà mondiale per contenere il filmato di una morte per accoltellamento: un membro degli Hells Angels accoltellò il 18 enne Meredith Curly Hunter, che, (si dice)  aveva estratto una pistola nel concerto gratuito a Altamont Speedway, San Francisco. Alcuni critici credevano e affermarono che i musicisti e il regista erano in qualche misura complici nella morte di Hunter, a causa di una credenza ancora diffusa che tutto era stato organizzato con l'intento di essere filmato per il documentario. (Che non fosse così è chiaro, ma l'accusa fu contestata da Maysles in un resoconto dettagliato di Michael Sragow in Salon). Ancora a proposito di quella storia, la leggenda narra che il managere dei Grateful Dead Rock Scully chiamò gli Hells Angels per conto dei Rolling Stones, pagando loro 500 dollari in birra, presumibilmente come pagamento per garantire la sicurezza del concerto.  Subito dopo, anche una rivista come Rolling Stone attaccò il documentario: "Può sorprendere molte delle persone che erano a Altamont e che hanno sofferto per la morte di Hunter, scoprire che erano, in effetti, attori extra non pagati in un film a colori in piena produzione", si legge nel suo resoconto della tragica violenza contenuta in Gimme Shelter. Ma secondo Maysles  un buon documentario è “un’ode alla realtà”: i documentari sono potenti,  “hanno il potere di far capire le cose alla gente, e di cambiare le cose”. La gente è felice quando li guarda, “perché i protagonisti sono gente comune, e non attori. Sono esattamente come loro”.

    Queste alcune delle regole fondamentali per girare un buon documentario:
    1. prendi distanza da un punto di vista; 
    2. ama il tuo soggetto; 
    3. riprendi eventi, scene, sequenze; evita interviste, narrazione, conduttori; 
    4. lavora col meglio del talento che hai; 
    5. fanne un’esperienza, e filma l’esperienza in modo diretto, senza messa in scena né controllo; 
    6. c’è un legame tra realtà e verità: resta fedele a entrambe.

    Salesman è del ’68. È la storia di quattro venditori di bibbie porta a porta. I due fratelli Maysles (Albert e David) li seguirono nel New England e in Florida e trasformarono quelle giornate on the road in un film di culto. Quasi mezzo secolo dopo, vedendolo non si può non definirlo un capolavoro.

    I Beatles arrivano, loro li seguono per tutto il tour usando apparecchiature talmente silenziose da diventare quasi invisibili, in pochi giorni sono amici. Non li intervistano, semplicemente riprendono. Poi i Beatles vanno ospiti all’Ed Sullivan Show e ai fratelli Maysles non viene permesso di entrare in studio.  Cosa fanno i Maysles? Entrano in una casa qualunque e seguono l’Ed Sullivan Show riprendendo due ragazzine e la loro famiglia e lo schermo della tv con sopra le immagini dei Beatles. Non è un intuizione più che geniale?

    Un pò di Link:
    Sul sito del Maysles Institute è possibile trovare tutte le informazioni sulla scuola e il cinema, mentre sul sito della Maysles Films ci sono maggiori informazioni su Albert Maysles e i suoi film.
    Qui il trailer originale di Salesman, quello di Grey Gardens, alcuni minuti di outtakes di The Beatles: The First U.S. Visit e il trailer di Muhammad and Larry.
    Tra i tanti video su youtube c’è un breve documentario su Albert Maysles, diverse interviste tra cui una di Regina Weinreich e un paio di minuti della Harlem intorno al Maysles Institute.

    Riferimenti su Interzone ne La parabola di Hunter S. Thompson