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20/05/22

Barbero al Liceo Torricelli di Somma Vesuviana

Il nostro storico di riferimento, ALESSANDRO BARBERO, d
all’inizio della guerra in Ucraina ha sempre rifiutato richieste di interviste e interventi televisivi. Lo hanno cerato tutti, ha sempre risposto che preferisce evitare di infilarsi nell’aspro dibattito sul tema.

Poi decide di concedere un’intervista al liceo  Torricelli di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli. 

«Ci sono stati reparti delle SS che parlavano ucraino e hanno collaborato con i nazisti fino all’ultimo. Ciò non fa parte della loro narrazione, del resto chi se ne vanterebbe oggi».


«Questo fa sì però che se qualcuno in Ucraina è ancora attaccato a quel passato nazista, nella narrazione ufficiale si dice “è un fenomeno irrilevante, marginale”. Noi però nel nostro paese non accetteremmo mai l’esistenza di gruppi neo nazisti riconosciuti dall’autorità e integrati nell’esercito».

La storia è fatta di aggressioni e lo storico sa che farsi prendere dalle emozioni, avere come reazione principale la condivisione della sofferenza di chi è aggredito non può essere la reazione dominante.

«La Russia e l’Ucraina sono paesi in cui il passato, al contrario che nell’Occidente, conta molto sia nell’atteggiamento collettivo che nelle scelte politiche. Il discorso con cui Putin ha annunciato l’entrata in guerra è impressionante, dopo pochi secondi lui stava già parlando dell’Unione Sovietica e di come non ripeteranno più gli errori del passato.
Ha giustificato la sua azione facendo riferimento ai nazisti, alla memoria. Che ovviamente è una memoria selettiva. Ma anche l’Ucraina guarda molto al passato ed entrambi i paesi scelgono la memoria che fa più comodo.

Nella memoria dei russi la più grande tragedia del ‘900 è l’invasione nazista e il fatto che in quel frangente i nazisti abbiamo trovato collaboratori e simpatizzanti tra gli ucraini. L’oppressione che l’Ucraina ha subito da Mosca è ignorata.
Dall’altra parte, in Ucraina c’è la consapevolezza dei periodi di oppressione subiti dalla Russia e per loro la tragedia del Novecento è la grande carestia, quando milioni di persone morirono affamate da Stalin.

Nella memoria pubblica degli ucraini però viene rimosso il fatto che i loro grandi leader indipendentisti sterminavano gli ebrei con grande piacere e del resto nelle piazze ci sono monumenti dedicati a quei leader ucraini sterminatori di ebrei».

«Per questo nel cercare di interpretare quello che accade oggi bisogna fare attenzione alla complessità, parola che non è di moda nel dibattito pubblico.
La selettività della memoria vuol dire che la cultura collettiva dell’Ucraina è basata su un passato di oppressione da parte dai russi e su una faticosa conquista della libertà.
Tutto questo è vero, ma è solo un pezzo della verità. In certi momenti della lotta per l’indipendenza gli ucraini hanno sterminato gli ebrei, sono stati anti-russi e antisemiti.
Ci sono stati reparti delle SS che parlavano ucraino e hanno collaborato con i nazisti fino all’ultimo. Ciò non fa parte della loro narrazione, del resto chi se ne vanterebbe oggi. Questo fa sì però che se qualcuno in Ucraina è ancora attaccato a quel passato nazista, nella narrazione ufficiale si dice “è un fenomeno irrilevante, marginale”. Noi però nel nostro paese non accetteremmo mai l’esistenza di gruppi neo nazisti riconosciuti dall’autorità e integrati nell’esercito.
All’opposto, nella narrazione russa il filone minoritario neo-nazista con reparti ucraini che si ispirano alla tradizione nazista e eroi nazionali che hanno collaborato con i nazisti è un tema centrale. Insomma.
Gli ucraini dicono che tutto questo non è importante, i russi invece dicono è l’unica cosa importante».

«Chi fa lo storico, ma anche chi vuole comprendere la realtà a mente aperta deve essere consapevole che siamo di fronte a una realtà e a due modi di raccontarla in modo propagandistico: il modo ucraino di dire “il passato nazista è irrilevante” e il modo russo di dire “il passato nazista è la caratteristica di fondo dell’Ucraina”. Entrambe le narrazioni sono false perché c’è un passato filo-nazista presente, con cui l’Ucraina dovrebbe fare i conti, ma anche la pura propaganda russa per cui l’Ucraina è tutta nazista».

LA DOMANDA DELLO STUDENTE

Uno studente del liceo replica che tutto questo sarà vero ma «esistono un aggressore e un aggredito».

Il professore Alessandro Barbero replica:

«Questa osservazione tradisce l’odierno clima collettivo: noi oggi siamo trascinati da questa necessità di decidere chi ha ragione e torto e per deciderlo ci sembra che ci sia un unico elemento, ovvero quello di ricordare che un paese ha invaso l’altro. E quindi anche nel valutare le menzogne dell’uno e dell’altro dovremmo avere due pesi e due misure.
In questi ultimi tempi mi sono reso conto che il mio mestiere di storico rischia di anestetizzarmi rispetto a certe emozioni.
Lo storico, di fronte agli avvenimenti del presente, è come il medico abituato a vedere gente che muore e non si emoziona più come gli altri davanti alla malattia e alla morte. Intellettualmente è giusto, ma succede che non si sia più in sintonia con i contemporanei.
Quando sento che è una guerra nel cuore dell’Europa penso che anche l’atroce guerra nella ex Jugoslavia era nel cuore dell’Europa.

Nella Sconda guerra mondiale i vincitori erano dalla parte giusta, ma non faccio fatica a dire che hanno commesso orrori. Che i sovietici hanno sterminato gli ufficiali polacchi nelle fosse di Katyn, che Churchill ha fatto morire milioni di indiani ai tempi della carestia del Bengala, non faccio fatica a dire che i bombardamenti aerei degli alleati sulle città italiane e tedesche siano stati indiscriminati.

Tutto questo non mi impedisce di dire che c’era una parte che aveva ragione. E per fortuna ha vinto quella che aveva ragione. Anche nella guerra tra Russia e Ucraina, se uno è convinto che l’Ucraina abbia ragione va bene, ognuno fa le sue scelte emotive e morali, ma questo non deve diventare tifo da stadio.
E’ come se uno, discutendo di Seconda guerra mondiale, siccome gli alleati avevano ragione dicesse “non voglio discutere delle bombe atomiche sul Giappone e se tu discuti la legittimità di sganciare delle bombe atomiche vuol dire che sei con Hitler”. Io non ci sto».

«Lo storico deve analizzare anche le motivazione dei malvagi perché i malvagi non sapevano di esserlo, pensavano perfino di fare cose giuste. Se si accentua una dimensione e se ne attenua un’altra, si fa politica».

Sulle ragioni per cui Putin ha invaso l’Ucraina il professor Barbero parla di “ventaglio di motivi”:

«Immaginiamo un paese A e uno B che confinano, non si vogliono bene e hanno un lungo passato di contrasti. Nel paese A, vicini al confine, ci sono abitanti che parlano le lingue del paese B e si trovano male nel paese A, dicono che sono oppressi, discriminati. Molti di loro vorrebbero essere nel paese B. A un certo punto il paese B invade A con lo scopo dichiarato di liberare i compatrioti dall’oppressione.

Sto raccontando il 24 maggio del 1915 quando l’Italia ha dichiarato guerra invadendo l’impero austriaco per liberare Trento e Trieste. Una pagina della nostra Italia che è sempre stata raccontata come gloriosa.

Se però stessi raccontando la decisione della Russia di invadere l’Ucraina per liberare i connazionali oppressi del Donbass, in cui i russi che vivono in Ucraina non hanno diritto di usare la loro lingua neppure nelle scuole, cosa diciamo?

Uno dei problemi dell’Europa orientale post sovietica è che ci vivono minoranze russe.

I russi sono stati la nazione imperiale che ha dominato tanti piccoli paesi.

Quando quei paesi sono diventati indipendenti, i russi rimasti lì sono diventati minoranza guardata con antipatia e discriminata. Anche gli italiani sono stati discriminati quando sono diventati minoranze dopo il 1945 nella Jugoslavia, Hitler ha smembrato la Cecoslovacchia per recuperare gli abitanti tedeschi dei Sudeti. É la normale vendetta dei popoli che a lungo sono stati dominati contro il popolo dominatore.

Poi c’è la paranoia russa. Nella cultura politica russa l’ossessione di essere aggrediti è costante, risale ai tempi delle invasioni mongole. Certo, la Russia è sempre stata spietata e imperialista ma nel suo dna non ha mai avuto la voglia di espandersi a occidente “fino al Portogallo”, come qualcuno ha detto.

L’Occidente, diciamo nel suo candore, aveva promesso a Gorbaciov di non allargarsi ad est e invece ha progressivamente fatto entrare nella Nato tutti i paesi dell’Europa orientale, ci sono le basi della Nato ai confini con la Russia.

Ora. Se tu hai a che fare con una grande potenza paranoica, devi sapere che se ti avvicini ai suoi confini potrà avere una reazione».

«Riguardo la richiesta di Finlandia e Svezia di entrare nella Nato, va detto che l’Ucraina intratteneva rapporti con la Nato da parecchi anni, gli istruttori Nato istruivano l’esercito ucraino che è a tutti gli effetti un esercito della Nato.

Putin ha invaso l’Ucraina per questo e perché c’era probabilità che l’Ucraina entrasse nella Nato. Se fossi un cittadino della Svezia o della Finlandia non direi che per essere più sicuri si dovrebbe entrare nella Nato, a meno che non ci sia la convinzione che la Russia sia pronta a lanciarsi in azioni di conquista.

Ma non mi sembra uno scenario plausibile, quindi secondo me non è una scelta sensata».

SINTESI a cura di SELVAGGIA LUCARELLI




QUI IL VIDEO INTEGRALE DELL'INTERVENTO:




07/03/22

Alle origini della crisi ucraina

Membri del battaglione neonazista Azov,
Guardia nazionale Ucraina

Luciano Canfora: “Pensiero critico: nessuno è più intollerante dei liberali”

“Rivendichiamo la possibilità di osservare e analizzare lucidamente i fatti. Da quando è caduta l’Urss il metodo dell’Occidente è stato demolire tutto il blocco ex sovietico, pezzo per pezzo, facendo avanzare minacciosamente il confine della Nato fin sotto Pietroburgo”


EUGENIO DI RIENZO 
Docente e storico italiano.
IL REVANSCISMO RUSSO E LE   MANCATE PROMESSE DELLA NATO

Nel marzo 2004, l’Unione Europea festeggiò l’allargamento della sua sfera a ben dieci nazioni, di cui quattro (Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria) ex membri del Patto di Varsavia e tre (Estonia, Lituania, Lettonia), già parte integrante dell’Urss sia pure per diritto di conquista. Questa espansione non avrebbe avuto nulla d’irrituale se, tra 1999 e 2004, questi stessi Stati, con l’aggiunta di Bulgaria e Romania, non fossero divenuti membri della NATO, un’alleanza che, in ossequio alla sua stessa primitiva ragione sociale, avrebbe dovuto essere sciolta dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Evidentemente Bill Clinton e George W. Bush avevano deciso di non onorare la promessa fatta da George Bush senior a Michail Gorbaciov, quando il Presidente statunitense lo persuase a consentire che la Germania unificata entrasse a far parte della North Atlantic Treaty Organization assicurandogli, come contropartita, che la coalizione, nata il 4 aprile 1949, non avrebbe esteso la sua presenza oltre la linea dell’Oder.
Quando cadde il Muro di Berlino e l’Europa sotto protettorato di Mosca cominciò a emanciparsi dal suo controllo, il primo Bush incontrò Gorbaciov nel summit di Malta (2-3 dicembre 1989). I due statisti si accordarono per rilasciare un comunicato congiunto della massima importanza dove, sulla base degli accordi raggiunti durante i colloqui, si concordava sul fatto che l’Unione Sovietica dovesse rinunciare a ogni intervento per sostenere gli agonizzanti sistemi comunisti dell’Est, mentre gli Stati Uniti s’impegnavano a non ricavare alcun vantaggio militare dagli sviluppi politici conseguenti alla decisione del Cremlino.

19/03/20

Eduard Limonov in Italia (Lido di Ostia)


Ieri, se ne è andato Eduard Limonov, scrittore russo prolifico, politico, esteta e, last but not least, guerrigliero. Ripubblichiamo quì un post a lui dedicato del 2013.


Tra altri popoli spesso vengono ad abitare i falliti. Questa grande e coraggiosa tribù è infatti dispersa in tutto il mondo. Nei paesi anglofoni sono chiamati abitualmente loosers-cioe', perdenti. Questa tribù è assai più numerosa degli ebrei, e non meno audace e intraprendente. Non le manca la pazienza: a volte per tutta la vita si nutre solo di speranze.. Bisogna sottolineare un tratto particolare: gli uomini e le donne di questa tribù, una volta raggiunto il successo, facilmente ripudiano gli altri del gruppo, fanno propri i costumi e i modi di quel popolo, in seno al quale hanno raggiunto il successo, e non resta alcuna traccia della loro trascorsa appartenenza alla gloriosa genia dei falliti..
Enciclopedia Britannica
 
"E poi all'improvviso ti svegli in una vita tua e non tua, indossando un abito Pierre Cardin, un mitra nella mano destra.."

CONSIGLI DEL DOTTOR LIMONOV PER GIOVANI AMBIZIOSI
Il primo obiettivo di un individuo che vuole diventare un personaggio "importante" è non obbedire alle tradizioni culturali della gente "semplice". Se guardo le foto di classe con tutti i miei compagni, quando abbiamo preso il diploma, mi viene da pensare..perché'? Perché' i miei compagni non hanno fatto qualcosa di grande? Dire che fossero stupidi o senza talento sarebbe distorcere la verità. Non sono nemmeno stati raggiunti dalla prosperità. Nessun criminale, nessun assassino, solo folla qualunque. Così, se mi venisse chiesta la formula per diventare una persona importante citerei innanzitutto l’abilità di assumersi dei rischi. L’abilità perfetta nel prendere di volta in volta un rischio..Poi aggiungerei alla formula l'assoluto disprezzo per le tradizioni culturali. E cos'altro?

Penso che la fortuna sia una questione di organizzazione della vita. Uno che sogna di diventare un uomo importante deve anche essere determinato e crudele, come un lupo. Nella sua vita deve far scoppiare tutti i casini che può. Io farei scoppiare questo cazzo di pianeta, se riuscissi ad avvicinarmi a una bomba atomica o a qualche altro congegno del genere. E allora, che senso ha andare avanti in questa esistenza molle come una merda? Qualcuno dovrebbe fermate tutto. E così quel qualcuno diventerebbe definitivamente grande. L'ultimo eroe dell’umanità..

(Eduard Limonov in Italia)

MAR MEDITERRANEO - OSTIA

Avevo una gran fame. Delle 122.000 lire che ci pagava il fondo Toistoj, la signora Francesca ce ne succhiava 60.000 per una fredda celletta in casa sua. Gli ebrei dicevano che a Ostia gli appartamenti costavano molto meno. Un giorno ci siamo decisi e siamo andati in autobus a Ostia.
Abbiamo trovato l'indirizzo. Mentre lo cercavamo, almeno tre volte sono stato sul punto di tirar cazzotti. Elena con 1e sue lunghe gambe aveva un cornpletino con la gonna corta, e gli italiani di sesso maschile ci urtavano, fischiavano, si aveva l'impressione che da un momento all’altro ci dovessero saltare addosso. Un giovanotto occhialuto con i capeili lunghi come me evidentemente non li spaventava troppo. La terra a Ostia sembrava calva. L’erba ci cresceva male, per questo il terreno aveva l'aspetto di un cranio spelacchiato. Probabilmente quando pioveva si formava un gran pantano e poi la melma si riasciugava alla rinfusa, inglobando, come se fosse cemento, mattoni, tavole, pezzi di ferro arrugginito. In realtà a Ostia non sembrava di stare all’estero, non aiutavano neppure le
insegne in italiano, più che altro assomigliava a Saltovskij, i1villaggio della mia infanzia. Forse anche perché eravamo entrati non dalla porta principale, la stazione, la piazza del municipio, ma dalla porta di servizio, più comoda e veloce, come ci avevano spiegato gli “ebrei”. Cosi chiamavamo gli emigranti, ed era vero, perché verso la fine del 1974 in Italia non c’erano altri emigranti all'infuori degli ebrei. E di noi due.
La questione dell'appartarnento l'abbiamo risolta in fretta. Abbiamo fatto il giro delle camere, dove gli ebrei, uomini, donne e bambini se ne stavano stesi sui letti come trichechi. Stavano stesi ad aspettare che gli rilasciassero il visto per gii Stati Uniti o per il Canada. Temendo che non glielo dessero. Gli ebrei odoravano di paura, povertà, attesa. Chi non dormiva, masticava. Ci hanno fatto vedere la camera, uguale alle altre, che avremmo potuto occupare noi. Costava la metà della nostra stanza di Roma, ma per entrarci si doveva passare per una camera dove abitava una grande famiglia. O per lo meno c’erano molti letti.

<E se devo fare pipi?> ha chiesto Elena.
<<Potete comprarvi un vaso da notte>> ci ha consigliato la ragazza grassa e bionda che ci faceva strada, la stessa che ci aveva dato l'idea di Ostia. Studiava inglese assieme a noi in una scuola proprio sulla riva del Tevere. Era chiaro che la camera non l'avremmo presa, troppo sconfortante la visione di tanti ebrei ammucchiati. E poi Ostia decisamente non ci era piaciuta. Appariva del tutto inspiegabile come una cittadina tanto lercia potesse aver svolto la funzione di porto della Grande Roma.
Ce ne siamo andati, dopo esserci messi d’accordo che saremmo tornati la settimana dopo, pregandoli di tenerci la camera: sapevamo perfettamente che non saremmo venuti, ma mentivamo per gentilezza. Isaak Krasnov e la sua famiglia, e persino i due abissini operai in una fabbrica di conserve, nostri coinquilini nell'appartamento vicino alla stazione Termini, erano persone interessanti in confronto a quella mandria oppressa di trichechi. In strada Elena si e accesa una sigaretta.
<Uno schifo di posto> ha detto nervosa. In realta era stata lei a volerci venire. Si lamentava tutto il tempo di come si viveva male nell'appartamento puzzolente della signora Francesca.
<<A mettere insieme tanta gente povera e nervosa, cosa ti aspettavi>> ho riassunto io.
<<Andiamo almeno a dare un’occhiata al tanto decantato mar Mediterraneo>>
<Il mare?> ho chiesto a un ragazzino orrendo, del tutto in tono con il paesaggio. Il ragazzino ha puntato il dito verso la rete di una recinzione e li ci siamo diretti. Finalmente siamo sbucati su una striscia di sabbia sporca. Nella sabbia avevano piantato delle porte da calcio, e cinque o sei monelli malmessi si passavano pigramente la palla.
<<Perché qua sono tutti cosi brutti e storti? — Ha chiesto Elena. — A Roma la gente é bella.>>
<Si, — ho detto io - non brillano per bellezza.>
Abbiamo attraversato il campo di sabbia e dietro abbiamo trovato una timida distesa di acqua grigia.
<<E sarebbe questo il tanto decantato Mediterraneo, quello che solcavano le triremi?>>ha chiesto Elena. <Si, — ho risposto io — non si è rivelato all’altezza.>
Una volta un’amica di Marja Nikolaevna Izergina, che aveva vissuto all’estero con il marito diplomatico, ci aveva detto che Koktebel’, e in generale tutta la Crimea, era molto più bella della tanto celebrata Italia. Molto più bella del golfo di Genova. Ci siamo seduti e, questa volta, ad accendere una sigaretta sono stato io. Il mare era a cinquanta metri da noi. L’acqua era bassa e ci sguazzavano barattoli arrugginiti, alcune bottiglie, altra robaccia.
<<E dov’è il porto?>> mi fa Elena.
<Tutto fa pensare che occorra anclare a destra. Andiamo?>
<<No, — ha risposto lei — già mi sono scorticata i piedi abbastanza. E poi non ne ho voglia.>>
<Ma quale porto ci può essere con un’acqua così bassa? C’è qualcosa che non mi convince con questa storia del porto di Roma. Può darsi che non fosse Ostia il porto di Roma?>
<<Forse il porto era Roma stessa e poi l’acqua si é ritirata?>>
ha osservato Elena.
<Come ha fatto in duemila anni a ritirarsi a questo modo? Ci vogliono intere ere geologiche per processi del genere. Venezia sprofonda, ma mica di metri all’anno. .. Hai mai notato che alcune rovine sembrano più giovani di quel che sono?>
<<E per via del marmo. Al marmo non può succedere nulla.>>
<<Per me contano balle sull’età delle loro città, gli italiani. La alzano apposta, cosi è più prestigioso.>>
Mi sono arrischiato a togliermi le scarpe e a bagnarmi i piedi nell'acqua grigia del mar Mediterraneo. Avrei anche potuto farmi il bagno, non era cosi freddo. Ma non mi è venuta voglia, perché il mare non mi piaceva. Ce ne siamo andati e non siamo mai più tornati a Ostia. L’anno dopo, nell’autunno del 1975, a New York ho letto sul giornale che in una radura desolata di Ostia era stato ucciso Pier Paolo Pasolini. Dalla dettagliata descrizione ho capito che erano esattamente i posti dove eravamo stati io ed Elena.
Le mie osservazioni sulla giovinezza delle antichità italiane e sull’inadeguatezza di un misero porto senza fondale come Ostia alla Grande Roma dell’ antichità mi sono tornate in mente a Mosca all'inizio degli anni Novanta, quando ho letto il lavoro dei professori Nosov e Fomenko intitolato Nuova cronologia della Russia, dell'Inghilterra e di Roma. Vi si sostiene che Roma è molto meno antica di quanto si creda e che la vera capitale dell’Impero romano è sempre stata Costantinopoli. ll destino ha deciso che già da vent'anni Elena viva nella Città eterna. Suo marito è morto, lasciandole il titolo di contessa e la figlia Anastasija.

Eduard Limonov, Libro dell'Acqua - Alet

Eduard Limonov, nato in Russia (Dzerzinsk) come Eduard Savenko. Il primo scrittore dell'epoca postsovietica incarcerato per motivi d'opinione. Ribelle, eccentrico, piantagrane, sempre controcorrente.  Mai smentita la sua fede bolscevica (sottolineata nel libro La nostra era una grande epoca..), Limonov ci suggerisce che al posto dell'Unione Sovietica ci sono oggi pseudo democrazie e una serie esplicite di dittature: la Russia come palestra di nuovi esperimenti di cattura di consenso, totale asservimento dei mezzi di comunicazione di massa, e degli elettori ai mezzi di comunicazione di massa,  meccanismo esportabile in tempi stretti anche alle democrazie occidentali e frutto del matrimonio tra il capillare controllo sociale (esercitato dai servizi segreti) e il Grande Fratello televisivo. In questo quadro sorprende la contaminazione degli estremismi di destra e di sinistra, che coinvolge un intera galassia rosso-bruna di cui il partito Nazionalbolscevico di Limonov è una piccola avanguardia. Un esigua truppa di esagitati, giovani e ragazzotti in maggioranza  punk, anarchici, nazionalisti..

Famiglia semplice, infanzia difficile in quartieri di frontiera, tra alcol e piccoli furti. Si trasferisce a Mosca, scrive poesie e racconti. Nel 74 ottiene un difficilissimo permesso di espatrio: Austria, Italia, Francia, dove seppur senza un soldo frequenta personaggi famosi, e sempre più insiste nello scrivere e pubblicare. Si sposta poi a New York dove sopravvive con lavori umili e saltuari (lavapiatti, maggiordomo, muratore..) In America la moglie Elena lo abbandona per un altro, intensifica la sua vita bohemien,tante donne, e mille esperienze che diventeranno storie per i suoi scritti. Finalmente nel 80 viene pubblicato in Francia Io sono Edicka. Un successo quasi immediato, tradotto in 15 lingue. Poi, Diario di un fallito, l'opera più dura verso la società occidentale, e americana in particolare.



17/06/16

Il tatuaggio nella Zona, il sistema carcerario sovietico

Nelle carceri e nelle prigioni di tutto il mondo, i tatuaggi possono diventare una parte significativa della divisa di un detenuto: non solo servono per identificare il crimine che si è commesso, ma è anche un modo per comunicare con gli altri. In Russia, per esempio, il disegno di un pugnale attraverso il collo suggerisce che è un detenuto che ha assassinato qualcuno in carcere ed è disponibile ad effettuare lo stesso crimine, su commissione. Arkady Bronnikov, considerato massimo esperto dell' iconografia del tatuaggio in Russia, ha recentemente pubblicato una raccolta di circa 180 fotografie di criminali rinchiusi in istituti penali nel periodo sovietico. "Russian Criminal Tattoo Police Files", 256 pagine edito da FUEL, è probabilmente la più grande collezione di fotografie sui tatuaggi carcerari mai pubblicato. Questo libro è basato sui disegni di Danzig Baldaev, una guardia carceraria che ha documentato il fenomeno del tatuaggio criminale russo nel corso della sua carriera. Un poliziotto in pensione, il sopracitato Arkady Bronnikov, era un esperto di alto livello di medicina legale presso il Ministero degli Affari Interni dell'URSS, e le sue funzioni svolte per più di 30 anni, visitando istituti di correzione dagli Urali e alla Siberia , tra la metà degli anni '60 e quella degli anni '80, ha intervistato, fotografato e raccolto informazioni sui detenuti e loro tatuaggi,costruendo uno degli archivi più completi in circolazione fino ad oggi.

I temi che più spesso i tatuaggi raffigurano sono abbastanza comuni. Immagini religiose: la Madonna col Bambino, chiese russe, croci, quel genere di cose. Tuttavia, nel contesto del sistema carcerario sovietico, "la zona", come veniva chiamato, quelle immagini non hanno assolutamente nulla a che fare con le credenze religiose; i loro significati reali sono radicate nelle celle e nelle tradizioni criminali. Esse derivano dal desiderio di mostrare se stessi come emarginati, come qualcuno che è stato frainteso e è destinato a soffrire.La Madonna col Bambino è uno dei tatuaggi più popolari tra i criminali, e può avere un alto numero di significati. Può simboleggiare la fedeltà ad un clan criminale, può significare che chi lo indossa ritiene che la madre di Dio tiene lontano il male, o che il detenuto è stato in prigione e dietro le sbarre fin dalla più tenera età ...Nella zona, una chiesa o convento viene interpretato come il segno del ladro, con il numero di cupole che rivela il numero delle condanne. Una croce è comunemente tatuata sulla parte più importante del corpo: il torace. Mostrare la devozione alle tradizioni dei ladri ed è la prova che non è un traditore, una spia, che è "pulito".

All photos © Arkady Bronnikov/FUEL 


Il teschio e ossa incrociate sulle spalle del prigioniero indicano che sta scontando una condanna a vita, e la ragazza "cattura" il suo vestito con una linea di pesca sull'avambraccio sinistro è un tatuaggio comunemente firmato a stupratori.


Un pugnale attraverso il collo indica che un criminale ha assassinato qualcuno in carcere ed è disponibile a diventare un killer su commissione. Le gocce di sangue possono indicare il numero di omicidi commessi.


 Le stelle sulle spalle di questo detenuto indicano che lui è un "autorità,"  mentre le medaglie rappresentano le sfide alle autorità. Gli occhi sullo stomaco suggeriscono che è gay.




 Uno dei tanti prigionieri che ha contratto la sifilide, l'AIDS, o il tetano, per essersi fatto tatuato in condizioni antigieniche

 


 Un serpente intorno al collo è un segno di tossicodipendenza.



 L'aquila a due teste è un simbolo russo del quindicesimo secolo. Segna disprezzo per le autorità e rimpianto per la grande madre Russia. La Statua della Libertà indica desiderio di libertà, mentre la figura scura indica la disponibilità a commettere altri crimini. 


29/09/15

La musica come agente del cambiamento: Pop Grenade

Lo scrittore Matthew Collin presenta una selezione di link, basata soprattutto il suo nuovo libro Pop Grenade: from Public Enemy to Pussy Riot: Dispatches from Music Frontlines. E' una serie di dispacci personali da periodi storici e critici in cui la musica è stata usata come agente del cambiamento, o come Fela Kuti ebbe a dire, come un arma - storie di tempi turbolenti che hanno visto personaggi bizzarri, come predicatori hip-hop , attivisti techno, punk provocatori e visionari del rock'n'roll.

Rebel Without a Pause
Periodi fugaci nella storia recente in cui la musica è stata una colonna sonora per trasformazioni sociali, accelerando e alimentando l'anima dei movimenti culturali e delle comunità alternative che hanno cercato di confrontarsi con l'ingiustizia, alterare le coscienze di una generazione, o almeno creare spazi sicuri dove potersi esprimere liberamente prima che la polizia e le autorità arrivassero come sempre e con celerità a bloccare e mettere la parola fine a tutto. I Public Enemy furono i primi nel 1987 ad far esplodere una bomba sonora con il loro primo tour britannico . Erano le Black Panthers del rap , i nuovi militanti dell'epoca hiphop, con un nuovo incandescente zelo rivoluzionario. Ma erano anche ferventi afro-futuristi, tanto musicalmente radicali, quanto lo erano i loro testi. Chuck D sostiene che volevano essere una chiamata di allarme per un'intera generazione:
"Volevamo far riflettere le persone, 'Che cazzo è questa roba?'"



L'influenza dei Public Enemy si estese anche al mondo notturno della scena dance elettronica del tempo. Negli Stati Uniti, le crew techno di Detroit Underground Resistance adottò la loro iconografia black power e la usarono come combustibile ideologico per un assalto sonoro ancora più duro, incanalando la loro furia per il declino della città dei motori in una machine-music, che letteralmente.. <<si liberò dall'oppressione terrena per decollare verso l'universo..>>

Underground Resistance.
Ci fu anche la creatività anarchica della scena techno di Berlino, subito dopo la caduta del muro, che con i suoi nuovi suoni psicotropi si spinse ai limiti estremi dell'edonismo alla fine degli anni 1990. Questo è stato il momento, dopo che il Criminal Justice Act del 1994 metteva fuorilegge i guerriglia rave in Gran Bretagna, che la cultura dei club house divenne sempre più commercializzata, mentre la frangia radicale del movimento diventava sempre più politica: con il suo equipaggiamento sound system forniva la colonna sonora per le manifestazioni nelle strade, come quelle contro Desert Storm.

Crew inglesi come Spiral Tribe lasciarono la Gran Bretagna in cerca di spazi liberi, sulla scia del Criminal Justice Act, creando il circuito fuorilegge dei festival / rave Teknival in Europa continentale. Nella metà degli anni '90, dopo il conflitto nei Balcani, alcuni dei nuovi giovani politici contribuirono a ispirare la scena techno di Sarajevo, traumatizzata dalla guerra, che esiste ancora oggi.

Storming Sarajevo
I musicisti sono stati anche in prima linea a Istanbul nel 2013, quando è scoppiata la resistenza di massa contro il piano del primo ministro Erdoğan, piano che prevedeva la demolizione di un parco caro alla popolazione nel centro della città. Uno dei primi manifestanti arrestati dalla polizia antisommossa in Piazza Taksim è stato Serhat Köksal, alias 2 / 5BZ, pioniere della musica elettronica turca e politicamente impegnato, oltre ad essere un favorito del defunto John Peel.



2 / 5BZ "Gezilla
Le band contemporanee di Istanbul e i DJs coinvolti nelle proteste di piazza Taksim sono nate dalle vecchie band della psichedelia radicale turche e politicamente impegnate degli anni '60 e '70. Musicisti come Cem Karaca, Mogollar e Selda Bağcan. Questo movimento fu distrutto dal colpo di stato militare del 1980 e alcuni dei musicisti furono perseguitati dal regime per anni. Ma questa canzone da Selda Bağcan - una chiamata rivoluzionario per cogliere l'attimo - mostra come brillantemente hanno bruciato prima che il buio è caduto.



C'era anche una recrudescenza di dissenso a Mosca all'inizio di questo decennio, drammatizzato in modo spettacolare dai passamontagna del gruppo punk femminista delle Pussy Riot. Le loro performance audaci di guerriglia erano una controparte emozionante per le proteste di massa nelle strade della città, ma quando hanno cantato la loro sediziosa "Punk Prayer" in una cattedrale di Mosca, sono state arrestate e inviate in colonie penali dopo un processo farsa che ha dimostrato come il regime vuole mettere a tacere artisti avant garde tanto quanto gli attivisti politici tradizionali. Le Pussy non hanno avuto problemi a dichiarare che gruppi britannici come The Angelic Upstarts, Cockney Rejects and Sham 69 sono stati d'ispirazione.

Nel libro, il veterano critico musicale russo Art Troitsky dice che la maggior parte dei rockers russi non volevano avere niente a che fare con la politica - troppo sporca, troppo pericolosa - ma pochi hanno avuto il coraggio di parlare durante l'era Putin. Il rapper Noize MC, la cui canzone "Mercedes S666" si scaglia contro un dirigente della compagnia petrolifera russa accusato dell'uccisione di due donne in un incidente d'auto, e il veterano rocker DDT, il cui cantante Yuri Shevchuk ha affrontato personalmente Putin, in un incontro televisivo nel 2010, accusando la politica di corruzione e denunciando la brutalità della polizia.

L'UNDERGROUND AI TEMPI DELL'URSS, quì




07/06/15

Alexey Mozgovoy, la lince delle Ghost Brigade

Interzone segue la guerra nel Donbass , nonostante in Italia non si parla da mesi della guerra. Come fu per la ex Jugoslavia, questa è una guerra che ci riguarda da vicino, una guerra terrificante, nonostante Kiev continui volutamente a parlare di “operazione antiterrorismo”.
Dispacci ufficiali del Ministero degli Affari Esteri russo,  parlano di un possibile allarme nucleare non solo per l’Ucraina e per la Russia, ma soprattutto per l’Europa. I dispacci e le informazioni sono disponibili sul sito web del Ministero.
Alexey Mozgovoy
Viaggiando intorno a Mosca, Alexey Mozgovoy aveva dipinto con la bandiera della Repubblica popolare di Lugansk (LPR) la targa ucraina della sua automobile. La polizia moscovita costantemente fermava questa strana macchina nel centro della capitale, tra boutique glamour e ristoranti costosi, e l'occupante, vestito di tutto punto e stretto nella sua mimetica, sembrava un alieno, una lince selvaggia in una competizione tra i felini metropolitani. Una volta che il riconoscimento veviva effettuato, i poliziotti chiedevano autografi, e gli dicevano stingendogli le mani che avrebbero voluto vederlo firmare autografi.. a Kiev.

Alexey Mozgovoy era un uomo normale, che si è trovato in circostanze straordinarie e in queste circostanze ha fatto valere le sue qualità. Amava la gente, e tutta la LPR (Repubblica Popolare di Lugansk) e le Ghost Brigade che guidava lo amavano per la la sua umanità.

Per questo era rispettato anche a Kiev dai leader dell'esercito regolare. Sono qualità molto strane per un capo militare in guerra. Le voci dei suoi nemici, dicevano che il comandante Mozgovoy era stato apertamente critico con i politici della LPR che tentano dialoghi di pace con il governo di Kiev e lo accusavano di essere un intransigente comunista. Il comandante di uno dei reparti più potenti schierati in campo aveva invece intrapreso contatti con le controparti per trovare un modo per fermare la guerra, che spesso descriveva come un conflitto "fratelli contro fratelli." Secondo Mozgovoy il vero nemico del popolo sia nel Donbass che a Kiev sono gli oligarchi che siedono al governo, e che detengono le risorse, e le imprese in Ucraina.

<< ... Un altro problema è che noi difendiamo gli interessi del popolo, non il governo. Perché i governi cambiano, ma la gente è sempre la stessa. Con coloro che onestamente esercitano le loro funzioni per il popolo, troviamo sempre un linguaggio comune >>.

Sotto la guida di Mozgovoy il reparto Prezrak, nome originale delle Ghost Brigade si è distinto come un modello, in grado di fornire aiuti alla popolazione civile per la sopravvivenza in condizioni difficili, sotto l'assedio di Kiev, come riporta un rapporto di Amnesty International: l'abrogazione da parte dell' Ucraina dei fondamentali diritti umani in Donbass, il blocco degli aiuti umanitari, cibo e medicinali, fuori della regione, torture sui prigionieri.

Recentemente era anche stato potenziato con l'aggiunta di un reparto umanitario, "Angel", che si è unito a Prezrak questa primavera. La reazione in Ucraina al suo assassinio è ondivaga; alcuni l'hanno accolta con enfasi, e questo è certo, ma i nazionalisti ucraini hanno visto il suo assassinio come un errore. La sua è stata tra le voci più chiare in difesa della pace in Donbas, e del rispetto reciproco per i prigionieri.

Dopo l'assassinio del comandante delle Ghost Brigade Alexei Mozgovoy, fatto saltare in aria mentre era alla guida lontano dalla linea del fronte, si sono sollevate immediatamente le speculazione e le accuse sulle lotte interne ai gruppi ribelli nella Repubblica popolare di Luhansk (LPR), uno dei due autoproclamati stati autonomi nell'Ucraina Orientale. Ma è molto più credibile che si tratti molto probabilmente di una operazione dei Servizi Speciali ucraini, con l'obiettivo di fermare quello che era conosciuto come il progetto per la costruzione di Novorossia (Nuova Russia), una federazione ipotetica di stati nel sud-est dell'Ucraina, che si estenderebbe da Kharkiv a Odessa, in Crimea. Mosgovoy era stato visto come un forte sostenitore e una figura primaria in questo progetto. Mozgovoy è l'ultima vittima di una serie di attentati, sia andati a segno come per Alexander Bednove ucciso in un agguato il 1 gennaio, sia falliti, come un certo numero di sopravvissuti testimoniano negli ultimi mesi.

Alexei Mozgovoy era anche il responsabile dell'accoglienza degli internazionalisti provenienti un pò da tutta Europa, compresi una cinquantina di italiani giunti in Donbass nell'ambito della Carovana Antifascista organizzata dalla Banda Bassotti.

Un personaggio, un combattente che entra di diritto nelle storie di Interzone, anche lui come il comandante Givi, impegnato sui difficili palcoscenici della guerra al nazi fascismo e alla ricerca della pace. Come si può credere al presidente ucraino che afferma che la Russia vuole invadere tutta l'Europa? Solo un malato di mente può affermare una stupidità come questa..

<< "La nostra più grande vittoria sarà se creiamo un governo che pensa al popolo; Non vittoria nella guerra, ma la vittoria su noi stessi, e sulle nostre menti.>>
"Alexey Mozgovoy"







05/05/15

La notte scorre, nera e silenziosa: Morfina - M. Bulgakov

"Sono davvero tanto a pezzi?" 
Michail Bulgakov. Impressioni, allucinazioni, paure, umiliazioni di un giovane medico morfinomane, fresco di laurea e responsabile del reparto malattie infettive e veneree dell'ospedale di una piccola cittadina. Inizialmente destinato a riviste mediche è scritto in forma di diario: la realtà della sua condizione di dipendenza è descritta nei suoi aspetti più stralunati, patetici, disgustosi, a volte brutali, ma anche con una raffinata ironia e sarcasmo, nonostante un’identica esperienza, conclusa positivamente diversamente dal racconto, che interessò lo stesso Bulgakov. Il libro è affascinante perchè investe un dilemma che può riguardare: l’ambiguità che spesso ci attanaglia, tra il desiderio di aiutare gli altri, impegnarsi per migliorae le cose, per cambiarle e la voglia di fuggire, il desiderio di solitudine di fronte alle responsabilità, il senso di ineguatezza e sfiducia nel prossimo..

"Caro collega!
Scusatemi se vi scrivo su questo foglietto. Non ho carta sottomano. Mi sono ammalato gravemente e d'un brutto male. Non c’è nessuno che mi aiuti ed io stesso non voglio cercare aiuto da nessuno all'infuori di voi...
In nome della nostra amicizia negli anni dell'università, vi prego di venire al più presto. Almeno per un giorno, almeno per un’ora. E se mi direte che non ho speranza, vi crederò. Ma forse posso ancora salvarmi. Forse brilla ancora una speranza in me. Non riferite a nessuno, ve ne prego..

Dott. Poljakov"
Disteso nel mio letto, pensavo: 'Che cosa avrà? Un attacco di tifo, di polmonite?’ No, niente di questo genere. Altrimenti avrebbe scritto semplicemente: “Ho la polmonite".
E invece la lettera è confusa e anche un pochino falsa..
<Mi sono ammalato gravemente..e d'un brutto male.>
Ma di cosa? Sifilide? Sì, dev'essere senz'altro sifilide. E' in preda al terrore..si nasconde..ha paura...
Toc toc..Bum, bum..bum...Bussavano alla porta, il viso dell'infermiera mi fissava nell'oscurità, e vidi che era pallido, con gli occhi diladati, sconvolti.
Cosa c’è? Chi hanno portato?
“Il dottore si è sparato.”
Po-lja-kov? Non è possibile! Poljakov?!..
(...) Poljakov all'improvviso mosse la bocca, di sbieco..
“Il quaderno è per voi”.. continuò Poljakov con voce roca e ancora più flebile. Poi aprì gli occhi e li alzo verso il triste soffitto della sala che svaniva nel buio. Le sue pupille scure furono come illuminate da una luce dall'interno e il bianco degli occhi si fece trasparente, azzurrognolo. Gli occhi rimasero fissi in alto, poi si annebbiarono e persero quella fugace bellezza.
Il dottor Poljakov era morto.

Sul tavolo, davanti ai miei occhi arrossati dalla lettura, ci sono una busta aperta e un foglietto. C’è scritto:
“Caro compagno!
Non vi aspetterò. Non penso più di curarmi. Non ho speranze. E non voglio nemmeno più soffrire. Ho tentato abbastanza. Metto in guardia gli altri: siate cauti con i bianchi cristalli solubili in venticinque parti di acqua. Io mi sono affidato troppo a loro e loro mi hanno distrutto. Vi regalo il mio diario. Mi siete sempre sembrato un uomo desideroso di sapere e appassionato ai documenti umani. Se v’interessa, leggete la storia della mia malattia. Addio
Vostro S. Poljakov”

(...) “Non posso non innalzare una lode a chi ha estratto per primo la morfina dai fiori di papavero. Un autentico benefattore dell'umanità. I dolori sono cessati sette minuti dopo l'iniezione. Interessante: i dolori arrivano a grandi ondate, senza nessuna pausa, tanto che mi mancava il respiro e mi pareva che mi avessero ficcato un gancio infuocato nella pancia e me lo rigirassero dentro..Dopo l'iniezione, per la prima volta dagli ultimi mesi, ho dormito bene, profondamente, senza più pensare a colei che mi ha ingannato”..

(...) “Il primo minuto: una sensazione come di sfioramento al collo. Questa sensazione si fa più calda e si estende. Al secondo minuto un’onda fredda investe improvvisamente l'addome, e subito dopo comincia una straordinaria chiarezza di pensiero e un impeto di attività. Assolutamente tutte le sensazioni sgradevoli scompaiono. E' il punto più alto di manifestazione della forza spirituale dell'uomo. E se non fossi corrotto dalla mia formazione di medico, direi che normalmente un uomo è in condizione di lavorare solo dopo un’iniezione di morfina. E in effetti: quanto poco vale un uomo se la minima nevralgia può distruggerlo completamente!”

(...) <Stato di agitazione, di angoscia e inquietudine, irritabilità, labilità della memoria, talvolta allucinazioni e un certo grado di oscuramento della coscienza..>
Ho davanti agli occhi questo libro che descrive gli effetti dell'astinenza da morfina. Dio mio, che parole sbiadite, formali, insignificanti! Stato di angoscia!..
Non ‘uno stato di angoscia’, ma una morte lenta colpisce il morfinomane se lo private della morfina anche soltanto per un’ora o due. L'aria è irrespirabile, non si riesce più a inghiottirla..e in tutto il corpo non c’è una sola cellula che non si strugga dal desiderio..In unaparola,l'uomo non esiste più. E' spento. A muoversi, a soffrire, a desiderare, è un cadavere. Che non vuole niente, non pensa a niente, all'infuori della morfina. La morte per sete è una morte beata, celestiale, al confronto dell'astinenza da morfina. E' cosi che gemono e si divincolano gli eretici sul rogo, quando le prime lingue di fuoco lambiscono loro le gambe..

(...) Stupidaggini. Questi appunti sono pieni di stupidaggini. Non è cosi tremendo. Prima o poi smetterò!.. Ma adesso voglio dormire, dormire..
(...) Il morfinomane possiede un’unica gioia che nessuno gli può sottrarre: la possibilità di trascorrere la vita in assoluta solitudine. E la solitudine significa pensieri importanti, pieni di significato, significa contemplazione, pace, saggezza..
Odio la gente quando sono in astinenza. Mi fa paura. Quando mi prende l'euforia amo tutti, ma preferisco comunque la solitudine.. Non sono andato. Non posso separarmi dal mio idolo di cristallo solubile. Morirei durante la terapia. E mi passa sempre più spesso per la testa che non mi serve nessuna cura”.
La notte scorre, nera e silenziosa. Ho vomito. Brutto segno (...)

27/04/15

Grigori Perelman e la storia biblica su Gesù Cristo che cammina sulle acque

Uno degli uomini più intelligenti del mondo. Risolve la congettura di Poincaré, tra i problemi matematici più difficili e ingarbugliati, e gli offrono per questo il famoso assegno del sig. Bonaventura: 1 milione, non di lire ma di dollari. Lui che fa, accetta il premio sotto i riflettori e i flash dei fotografi di tutto il mondo? Neanche per sogno. Rifiuta il denaro, si barrica dentro il suo appartamentom e non risponde a nessuno, colleghi, giornalisti, gente accampata fuori della sua casa che lo assedia per avere un intervista o al massimo una dichiarazione. I media sono pieni di notizie e di gossip, su persone di cui vorrei sinceramente sapere meno di niente, ma la storia di Grigori Perelman è davvero emblematica. E che colpisce.

Brillante matematico di San Pietroburgo, risolve un problema posto quasi un secolo fa dal matematico francese Henri Poincaré. Il teorema - noto come congettura di Poincaré - coinvolge la profonda struttura di forme tridimensionali. E 'una delle sette sfide sfuggenti della matematica, ciascuna con un 1 milione di dollari di premio. Le menti più importanti del mondo nell'ambito della matematica, per diversi anni hanno verificato che Perelman aveva definitivamente risolto il problema, e il riconoscimento è stato attestato con in un articolo pubblicato nel 2002.
Questo ultimo affronto, il rifiuto del denaro, segue quello del 2006, quando Perelman rifiutò di ritirare l'equivalente dell' Oscar per la matematica, la Medaglia di Fields. "Sono degli incompetenti.." disse a proposito della giuria. Ha rifiutato anche cattedre a Princeton e Berkeley.

"Io so come controllare l'Universo. Perché dovrei concorrere per ottenere del denaro?"
Lo scienziato spiegò il suo rifiuto con una lunga e sincera intervista rilasciata a un giornalista e produttore di una società cinematografica, intento a girare un un documentario su di lui. Il reporter si mise in contatto con la madre, matematica di talento anch'essa, che condivide con Grigory un piccolo appartamento in un quartiere popolare della città, attraverso la comunità ebraica di San Pietroburgo, quindi è arrivato al figlio. Un successo, un vero scoop, perchè nessun altro era riuscito a fare una qualsiasi domanda al signor Perelman.
Il suo ritiro dalla vita pubblica ha solo reso più morbosa la curiosità su di lui. Nonostante il rifiuto di tutte le interviste, è stato oggetto di molte speculazioni da parte dei media, con un lungo articolo sul New Yorker, e un libro del giornalista di origine russa Masha Gessen, "Perfect Rigor" . Dalle poche dichiarazioni pubbliche da lui fatte ai suoi più stretti collaboratori, si evince che era disilluso dall'intero campo della matematica. Era il più puro tra i puristi, si consumava con il suo amore per la matematica, ed è sempre stato completamente disinteressato alla politica accademica: ha denunciato la maggior parte dei suoi colleghi come conformisti.

Le cronache dicono che più giovane, era considerato un uomo bello, con lineamenti morbidi, ma le immagini recenti, come quella sopra, rubate con un cellulare sulla metropolitana e poi divulgate attraverso il web, proiettano un'immagine diversa. Capelli lunghi, vestiti  sgualciti, barba selvaggia: "Non voglio essere messo in mostra come un animale in uno zoo". Perelman spiegò anche il perchè non gli piace comunicare con i giornalisti: non sono interessati alla scienza. Vogliono solo conoscere tutti i dettagli sulla sua vita quotidiana e personale. Vogliono sapere perché non gli piacciono i soldi e se si taglia i capelli e le unghie. E' offeso dai media che lo chiamano Grisha, che è un usuale abbreviazione di Grigori. Nell'intervista, della quale è stato pubblicato un estratto sul quotidiano Komsomolskaya Pravda, Perelman ha parlato della sua formazione negli anni della scuola. Ricordando il momento in cui, in rappresentanza della URSS, ricevette una medaglia d'oro al concorso matematica di Budapest: "Stavamo cercando di risolvere problemi che richiedevano il pensiero astratto. La distrazione dalla logica matematica era esattamente il punto della formazione quotidiana. Si doveva immaginare un pezzo di mondo, al fine di trovare la soluzione giusta. Vi ricordate la storia biblica su Gesù Cristo che cammina sulle acque? Ho dovuto calcolare la velocità con la quale ha dovuto attraversare la superfice dell'acqua per non cadere." !! Da quel momento, Perelman ha dedicato la sua attività allo studio della natura tridimensionale dello spazio nell'Universo.
Secondo Perelman, ogni sviluppo teorico della matematici ha una rilevanza applicata. "Perché abbiamo dovuto lottare con la congettura di Poincaré per così tanti anni? Per dirla in poche parole, l'essenza è la seguente. Se una superficie tridimensionale ricorda una sfera, allora può essere diffusa in un sfera". E 'nota come la Formula dell'Universo, perché è molto importante nella ricerca di processi fisici complessi nella teoria della creazione. Secondo alcune notizie, servizi speciali russi e stranieri mostrano un importante interesse per le scoperte di Perelman. Vogliono sapere se Perelman e la sua conoscenza possono costituire una minaccia per l'umanità. Con la sua conoscenza, si dice, si  potrebbe piegare l'Universo e aprirlo in un altro.Brrr.. Ci gira la testa!

Grigori Perelman ha un diverso make up psicologico, che gli fa vedere la vita in modo diverso, anche lui a suo modo, un  personaggio Rock e per questo ha un posto di tutto rispetto su questo blog.
Le ultime notizie dicono che l'accademico è stato segnalato per un periodo in Svezia, dove ha lavorato per una società non specificata nel campo delle nanotecnologie. Mentre a San Pietroburgo, da qualche anno circolano t-shirt nere con il ritratto di Perelman. Sotto, una scritta in inglese: "Respect".


13/03/15

La retorica fascista e anti-russa e Givi, comandante rockstar tra le macerie

Chi è Mikhail Tolstykh, nome di battaglia.. Givi? Il fascino del comandante, non è passato inosservato, dopo il video che lo vede imperturbabile fumare una sigaretta mentre proiettili gli cadevano vicino e gli altri uomini della sua milizia corrono al riparo all'interno di un edificio. Il video è diventato.."virale" sulla rete, con oltre 800 mila visualizzazioni in una settimana. 34 anni, non sposato, è il Comandante delle Forze Armate di Novorossya, le province separatiste dell’Ucraina orientale, Battaglione Somalia, uno dei più micidiali delle milizie della Repubblica Popolare di Donetsk. Givi e i suoi uomini sono stati decisivi nella battaglia dell’aeroporto di Donetsk, difeso strenuamente da mesi da un reparto di ucraini, soprannominati cyborg, per la loro ferocia e per la capacità di resistere per giorni e giorni in condizioni di assedio. In precedenza, Givi e il Somalia erano stati decisivi nella zona di Ilovaisk, dove l'esercito ucraino con un offensiva aveva rioccupato le province ribelli, ed proprio da quella battaglia inizia il mito del comandante e dei suoi uomini. Senza dubbio Givi ha qualcosa che ha a che fare con il mito, alto e magro, sigaretta sembre tra le dita e sguardo melanconico, una rockstar tra macerie e distruzioni. Durante un intervista, il comandante dà il suo numero di telefono dopo che il giornalista sosteneva di essere stato avvicinato da decine di ragazze che hanno chiesto di poter comunicare con lui..
Prima della guerra era un "uomo qualunque", ma poi si è unito alla milizia perché ha "sempre sostenuto la Federazione russa e la sua politica".
Osannato dai suoi, temuto dai nemici, a cui non risparmia minacce e umiliazioni, non ha mai torturato o ucciso prigionieri, come spiega nel comunicato nel video sotto, in cui avverte le milizie fasciste ucraine e i paesi stranieri che li appoggiano, (come la Polonia) : fermatevi o morirete, tutti.






       La retorica fascista e anti-russa

L’organizzazione più coinvolta fisicamente nel putsch di Kiev, il colpo di stato che mise fine al governo democraticamente eletto nel paese, è nota come Pravý Sektor (Fazione Destra). Una federazione di gruppi da combattimento nata in Ucraina nel 1990 (UNA-UNSO, Tridente, ecc.), intrisa d’immaginario neo-nazista e fascista, il cui denominatore comune è avere la Russia come bersaglio costante di tutti i loro discorsi e azioni. Dopo il colpo di Stato a Kiev, i precursori della dissoluzione formale di Pravý Sektor da parte del nuovo governo diedero l’impressione che tale organizzazione sarebbe stata messa da parte dopo l’uso. Questo è ovviamente il destino che avrebbe subito se fosse stato uno strumento fortuito, recuperato e manipolato dalla NATO, ma con invece una sua logica ed autonomia. Quindi, fondamentalmente uno strumento incontrollabile, imprevedibile e pericoloso perché in grado di sfuggire o di rivoltarsi contro il suo manipolatore.

3/3/14, Scott Rickard, ex-ufficiale dell’intelligence statunitense, linguista di NSA e US Air Force, confermò a PressTVche gli eventi in Ucraina erano stati orchestrati dagli Stati Uniti da anni, e nominò le due persone che investirono la loro fortuna nel fomentare i disordini: George Soros e Pierre Omidyar, fondatore di eBay.
 6/3 Russia Today intervista lo stesso funzionario dell’intelligence, che disse che il suo Paese aveva applicato in Ucraina la stessa strategia che in Africa e Medio Oriente: “Gli Stati Uniti creano reti strategiche nel mondo, alcune collegate ad organizzazioni umanitarie e altre ad organizzazioni fasciste e a personaggi che svolgono il lavoro sporco“.

Rickard ha anche sottolineato il coinvolgimento degli Stati Uniti nel jihadismo islamico e il ruolo di NATO, UE e Israele nel programma imperialista ed egemonico occidentale che avanza solo creando violenza e caos.
28/03, su RIA Novosti questo specialista riferiva nuovamente delle azioni segrete, “Per 20 anni Washington ha lavorato per ampliare o spingere l’Ucraina nella NATO (…). L’intelligence statunitense opera in Ucraina, ma la Crimea, popolata da russi, fu teatro delle operazioni più difficili per gli statunitensi, da cui furono cacciati subito (…)” in generale, gli statunitensi collaborano con piccoli gruppi che pubblicano giornali locali per condizionare la popolazione. “Così si riunì per protestare oltre mezzo milione di persone a Kiev (…), ma fallirono due volte nel mobilitare solo 500000 manifestanti, mentre la popolazione Ucraina è di quasi 50 milioni di abitanti”(…) questo risultato non era eccezionale, considerando il fatto che per 20 anni si erano preparate tali proteste e quasi 5 miliardi furono spesi solo dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID)“

Victoria Nuland
06/02/14, una conversazione telefonica intercettata tra Victoria Nuland, assistente del segretario John Kerry nel Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, e Geoffrey Pyatt, ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, finiva online. I due funzionari statunitensi parlavano tranquillamente degli individui da scegliere per comporre il prossimo governo ucraino.
02/22, due settimane dopo il colpo di Stato, il presidente di Kiev se ne andò mentre l’agenda definita da Washington continuava.
21/04, la stessa Nuland ammise alla CNN che il suo Paese aveva speso 5 miliardi di dollari in Ucraina per sostenere il cambio di regime, fin dalla fine dell’Unione Sovietica , miliardi che, secondo Dmitrij Jaroch, capo di Pravý Sektor, diventarono scorte e campi di addestramento paramilitari che riconosce essere nel suo Paese da una ventina di anni.

28/03, il settimanale polacco Nie (“No”) pubblicava un articolo che conferma il coinvolgimento della vicina Polonia (membro della NATO) nel colpo di Stato in Ucraina. L’articolo fu commentato da Thierry Meyssan di Réseau Voltairee la traduzione è disponibile su Scriptoblog. Dice che il governo polacco, non contento di curare i feriti di Euro-Majdan nei suoi ospedali, per lo più teste rasate ricoperte di tatuaggi di svastiche e altri simboli esplicativi, li aveva anche addestrati alle tecniche dei colpi di Stato e agli scontri urbani, due mesi prima degli eventi, fornendo la supervisione congiunta di polizia ed esercito.

01/05, un partito politico della sinistra francese, il Nuovo partito anticapitalista (NPA), pubblicava nel suo mensileL’Anticapitaliste un articolo di gennaio che ripete la versione NATO degli eventi, cioè della rivoluzione popolare spontanea, nonostante l’ovvio:

Euro-Maidan a Kiev, spacciata da media come rivoluzione spontanea contro un governo corrotto, è stata effettivamente programmata e preparata con addestramento paramilitare per 25 anni. La continuità degli sforzi tra prima e dopo il colpo di Stato è saldata dall’aggressione alla Russia, il cui regime è descritto come “fascista” e che sembra minacciare l’Ucraina con un’”occupazione”. L’insistenza di Dmitrij Jarosh sulla “minaccia russa”, consigliando i russi ad “iniziare la lotta contro il regime fascista di Putin”, rivelano che la retorica “fascista” e “anti-russa” assomigliano stranamente a quella delle compatriote Femen e dei giovani “fascisti” dell’Europa occidentale, in coro con il linguaggio dei media mainstream e della NATO. Inoltre, ciliegina sulla torta, Jarosh riconosce anche i legami tra la sua organizzazione e gli islamisti in Cecenia. Il cerchio si chiude. L’asse Washington-Tel Aviv (vero capo dell’alleanza militare) produce i suoi gruppi da battaglia anti-russi adattati alle culture locali. La NATO ha creato da zero 1) l’Islam “jihadista” filo-americano e filo-israeliano in Cecenia contro la Russia “infedele imperialista” (riproducibile in altre regioni, cambiando solo i nomi); 2) un’ultra-sinistra occidentale detta “Antifa” filo-americana e filo-israeliana, pienamente compatibile con il capitalismo e pronta ad attaccare la Russia come “persecutorice fascista degli omosessuali”; 3) un’ultra-destra ucraina “ultranazionalista” filo-americana e filo-israeliana, anch’essa pronta ad attaccare la Russia “fascista e imperialista”.

(...) Il metodo di Dmitrij Jarosh sono il tipico esempio di ingegneria sociale. Il gancio per conquistarsi la fiducia è un obiettivo dichiarato di Jarosh nei suoi vari interventi, come decolonizzare l’Ucraina, epurare il comunismo e la de-russificazione. Infatti, in pratica, ovviamente succede il contrario. Il progetto di decolonizzare l’Ucraina porta a farne una colonia statunitense... La de-russificazione dell’identità significa distruzione dell’Ucraina, culla storica del mondo russo e slavo. Il tutto lungi dal fare dell’Ucraina il culmine della guerra civile da esportare in Russia nell’ambito di un conflitto triangolare che diffonde caos nel mondo.
-  Press TV, interview with Scott Rickard, former American intelligence linguist
- Russia Today US foreign aid agencies paid for Kiev street violence – ex-US agent Scott Rickard
-  «Kiev authorities giving school camps to neo-Nazis for military training»; «Coup d’État occidental en Ukraine : Washington et Tel Aviv à la manœuvre». 



21/02/15

L'underground al tempo dell'Urss

Cosa intendiamo veramente con il termine Underground?
L’Unione Sovietica è considerata un classico esempio di societa "disciplinare", e siamo abituati ad assumerla come un sistema arretrato rispetto alle società post - disciplinari della democrazia liberale.
 Forti di questa premessa, è' stato sempre problematico e difficile dare una definizione definitiva e precisa del termine "underground", almeno per quanto riguarda il rock in Occidente. In genere facciamo riferimento a gruppi punk e garage, soprattutto degli '80s e noi abbiamo potuto ascoltare e comprare i loro dischi apertamente, senza paura e senza il rischio di essere addirittura arrestati. Anche la moltitudine di band che si muovevano su un confine molto labile di "illegalità", per i loro testi e per gli incidenti che si verficavano puntualmente nei loro concerti, non sono mai state realmente in un reale pericolo. Nei paesi in cui la censura non colpisce direttamente la musica l' "underground" era inteso per indicare gruppi "cult" o "emergenti" (confesso che è un termine che anch'io ho usato e uso in proposito), e la domanda è se questo non rischia di banalizzare le lotte che molti gruppi, la cui esistenza era effettivamente in pericolo, hanno dovuto fare, magari suonando di nascosto per molto tempo.

Questo è il motivo per cui troviamo le storie dei gruppi rock del blocco sovietico così irresistibili. Al di là del romanticismo irresistibile di immaginare Vaclav Havel e Plastic People Of The Universe ( gruppo rock ceco originario di Praga. È stato il principale rappresentante della cultura underground della capitale cecoslovacca fiorita tra il 1969 ed il 1989) complottare per cambiare il corso della storia, mentre rannicchiati intorno ad uno stereo portatile ascoltano i dischi di contrabbando Velvet Underground, c'è qualcosa di avvincente e stimolante circa la volontà di coraggiosi artisti sovietici di sfidaren la censura per continuare a fare la propria musica anche a fronte di punizioni, perdita delle proprietà, e della libertà personale. Mentre l'esempio "ceco" che abbiamo citato sopra sono note, alcune storie di impatto durante l'era Gorbaciov, che portò alla fine dell'URSS: così ci siamo imbattuti nell' articolo di Vasily Shumov..

<< Era tipico per il sistema sovietico negli anni '70 e '80 infliggere pene detentive non per tradimento dell'ideologia, ma per illeciti e reati finanziari e/o violazioni del passaporto, il tentativo di espatrio illegale.Tutto ad un tratto, però, per la musica rock sovietica tutto è cambiato, dal nero al bianco. Subito dopo la nomina di Gorbaciov, la musica rock è stata legalizzata, mentre le band precedentemente "underground" furono autorizzate ad andare in onda sulle radio e di apparire negli show televisivi. Un fiume di articoli della stampa favorevoli ai gruppi rock underground riempirono giornali e riviste sovietiche. Gli amanti del rock ebbero la possibilità di acquistare i biglietti ufficiali per i concerti dei loro gruppi preferiti per la prima volta nella loro vita..>>

Il pezzo di Vasily Shumov è profondamente illuminante, e racconta non solo l'impatto che ebbero le band dell'epoca sulle emergenti libertà sociali, ma anche l'estrema difficoltà della loro transizione alla legittimità pubblica:

<<Il processo di integrazione non fu un processo facile per i tanti gruppi rock durante la perestrojka. I musicisti che erano abituati agli stranieri e agli stili di vita bohemien improvvisamente ricevettero un' opportunità che non avrebbero potuto neanche sognare solo di pochi anni prima. La maggior parte dei musicisti rock erano poveri, anche per standard di vita sovietici . Inoltre, secondo le leggi sovietiche, tutti i cittadini dovevano avere un lavoro ufficiale: lavoravano come guardie di sicurezza, facevano i custodi e i portieri. Non è stato facile per i musicisti underground adattarsi ad uno stile di vita tradizionale fatto di stazioni radio, TV e studi cinematografici. Anche i normali Tour erano qualcosa a cui non erano abituati. Molti musicisti non avevano disciplina o desiderio di trattare con gli ambienti sociali sovietici tradizionali: c'è da dire che l'alcolismo ha rappresentato un problema per molti musicisti, impedendo loro di diventare membri effettivi della società sovietica..>>

Possiamo aggiungere che quello che per gli stati occidentali è stato uno sviluppo graduale verso condizioni "post-disciplinari", dopo la seconda guerra mondiale, è diventata una terapia d’urto per gli Stati dell’ex Unione Sovietica in seguito all'89. L'ingresso nel <<mondo democratico civilizzato» doveva essere realizzato tramite misure che erano spesso estreme ed eccezionali; questo ha comportato la monetizzazione occidentale, cancellando garanzie sociali, imponendo un forte cambiamento verso un’economia di mercato, e permettendo la diffusione di iniziative criminali. Paradossalmente, questi feroci caratteri della transizione alla democrazia» post-sovietica sono stati spesso sradicati con misure anche più severe e autoritarie, e  nel nome dell'integrazione nel mondo della democrazia liberale occidentale  ha portato a un drastico impoverimento della popolazione.

L'articolo è davvero una miniera, pieno di video di prestazioni di gruppi, e può essere un buon punto di partenza per ulteriori esplorazioni. Quasi nessuno di queste band sarebbe considerata "underground" in occidente, è tutta roba per noi abbastanza .."commerciale" e per niente sovversiva. Per sottolineare il punto di partenza, semplicemente mettendo su una band è stato un atto pericoloso; in una società "senza classi"scioccare la borghesia sarebbe solo una ridondante palificazione, dopo tutto.


Quì il country rock laconico del pionieristico e solo recentemente sciolto gruppo degli Aquarium:





24/09/14

I Ribelli del Donbass

Una tv norvegese stava girando un reportage sul battaglione Azov, nell’est dell’Ucraina, quando ha scoperto (e filmato) che molti miliziani indossavano un elmetto con l’emblema delle Ss. Il battaglione combatte tra le fila di quell’esercito ucraino che l’Italia sta contribuendo ad armare.
L’essenza fascista del battaglione Azov, formato da volontari fascisti e nazisti provenienti da tutta Europa, è ormai nota. Il battaglione Azov ha come simbolo una runa, nota come «l’angelo lupo» («Wolfsangel»). Si tratta di una delle rune più amate durante il Terzo Reich, utilizzata anche come simbolo dal partito nazista ucraino Svoboda, attualmente al governo.

Quì il video della tv tedesca che documenta la paccottaglia nazista del batt. Azov

Questo blog ADERISCE  convintamente alla campagna “Solidarietà con la resistenza antifascista in Ucraina”, nata in Gran Bretagna nel giugno scorso.

La campagna ha i seguenti obiettivi, che facciamo nostri e appoggiamo:
* contro l'appoggio dei governi occidentali al governo di estrema destra di Kiev.
* contro la presenza e le esercitazioni Nato in Ucraina
* per l'arresto e il rinvio a giudizio degli assassini di 42 persone all'interno della Casa dei sindicati di Odessa il 2 maggio scorso.
*contro gli attacchi ai diritti democratici e la repressione nei confronti delle organizzazioni di sinistra.
* a sostegno della resistenza antifascista in Ucraina

In Gran Bretagna il Congresso del Tuc, la confederazione dei sindacati britannici, ha recentemente approvato una mozione che si oppone all'utilizzo di truppe britanniche nel conflitto, chiede il cessate il fuoco e sostiene tutti coloro che combattono il fascismo in Ucraina.
Il primo obiettivo in Italia è sviluppare una campagna di informazione e di controinformazione rispetto alle menzogne dei mass media mainstream.


08/05/14

La strage nazista di Odessa

Quello che è veramente successo ad Odessa
Così come l’imperialismo Usa, anche quello europeo non esita a sostenere i nazisti pur di avere a disposizione uno strumento da usare contro chi si oppone all’assorbimento del paese nell’UE e nella Nato.
La caccia al ‘russo’ e al ‘comunista’ delle bande neonaziste sostenute da Washington e Bruxelles si è trasformata ad Odessa in una vera e propria strage, con l’uccisione di decine di militanti antifascisti arsi vivi nel rogo della Casa dei Sindacati. Rabbia, sgomento e solidarietà alle vittime della barbarie nazista cadute a Odessa e in tutta l’Ucraina. In un’Europa attraversata da movimenti di chiara natura reazionaria e fascista credo sia doveroso schierarsi con le donne e gli uomini che a Odessa, Slavyansk, Donetsk e nelle altri città ribelli dell’Ucraina resistono alle bande naziste.

31/05/13

La Casa dei bambini n° 6

Questa è la storia della Casa dei bambini n°6, dell'esilio segreto di 170 bambini nell'URSS di Stalin e della repressione a cannonate della "Vienna Rossa" nel febbraio 1934, una delle tante storie rimosse, taciute..

di Angela Mayr
Pauli aveva dodici anni, Lucie soltanto sei, Karl dieci... ln tutto erano 170 i bambini e ragazzi che tra febbraio e settembre del 1934 furono  fatti  fuggire in treno da Vienna  a Mosca, accompagnati dal Soccorso Rosso  Internazionale. Vestiti per bene per non dar nell’occhio, muniti di  identità false, giunsero nella capitale dell’Urss: nello stato degli operai e dei contadini. All’arrivo fu di nuovo paura, vedendo tanti uomini in divisa: ma stavolta era infondata. Li aspettava un’accoglienza trionfale: <<La piazza era piena di bandiere, fiori e striscioni. Ogni fabbrica, ogni ufficio aveva mandato una delegazione per riceverci, una folla immensa>>, ricorda Karli, <<più tardi abbiamo saputo che erano stati mandati: noi pensavamo che fossero venuti di loro iniziativa>>. Rappresentanti  del soviet di Mosca, del Partito Comunista, del Komsomol e del Komintern tennero i discorsi di saluto. <<Siamo stati accolti da eroi,  però  eroi erano stati i nostri genitori>>. Frida si rendeva già conto dell’essere seconda generazione, non protagonista diretta degli eventi che avrebbero determinato tutta la vita di ciascuno di loro.