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09/10/15

Omaggio, tributo o talento: le cover di successo

Che siano un omaggio a un mito o un "collega" del passato (o del presente), un tributo alla bellezza e alla potenza della canzone che sembra perfetta, o solamente una ciliegina alla torta del successo raggiunto, le cover dal vivo o in studio sono la dimostrazione di un talento in grado di spaziare in altri campi e generi. Esistono tuttavia differenti casi - e qui se ne leggono alcune pensando agli esempi più famosi ed eclatanti - di rock band o solisti che hanno raggiunto le vetti delle classifiche (e talvolta artistiche) proprio grazie a una cover, che assurge a marchio di fabbrica, quasi a oscurare quanto di valido si faccia prima, durante o dopo. Ad esempio..


The Kingsmen, Louie Louie (1963)
Suonavano nel garage di casa, i Kingsmen,  quintetto di Pordand (Oregon), quando decisero di registrare la cover, incisa nel 1957 da Richard Berry, un calypso venato di r’n’b, sulla scia di Havana Moon di Chuck Berry (nessuna parentela fra i due).  Il pezzo ha una struttura semplice, quasi proto-punk, e piace subito ai ragazzi, centra in pieno l'obiettivo: i testi sono quasi incomprensibili e vennero giudicati osceni dalla borghesia dell'epoca, che ne proibì la diffusione presso alcune emittenti locali, il canto è rauco, il ritmo battente, con un solo e breve assolo, incontrò subito il favore dei dj radiofonici e di tantissimi adolescenti, facendo dei Kingsmen uno dei più duraturi complessini degli anni Sessanta.

The Animals, The House Of The Rising Sun (1964)
Il brano risulta, da tempo, inestricabilmente legato alla popolarissima cover dei cinque Animals, mentre le versioni precedenti, benché valide o imponanti, vengono quasi di colpo rimosse o trascurate.In origine il pezzo é un motivo popolare, scoperto dal musicologo Alan Lomax, che lo tirò fuori da alcune registrazioni degli anni Trenta.
The House ofthe Rising Sun viene in seguito ripresa e moditicata da un vasto numero di artisti, dal blues di Josh White e Leadbelly al folk di Pete Seeger e Joan Baez, da Bob Dylan al beat africano di Miriam Makeba. Ma è la versione del folksinger Johnny Handle ad attrarre la curiosità degli inglesi Animals, che la fanno propria con arpeggi di chitarra elettrica, con il ritmo scandito dall’organo e con il vocalismo strozzato dal whisky di Eric Burdon in chiave rock blues: gli Animals faranno della canzone un inno dei giovani, del beat e della British Invasion.

The Byrds, Turn, Turn, Turn (1966)
Pionieri del folk rock, David Crosby e Roger McGuinn cominciano a studiare le possibilità di incrociare i due mondi (il folk e il rock, appunto) partendo dalle chitarre. Da un lato McGuinn sceglie un'inglese Rickenbacker 12 corde perché il beatle George Harrison ne suona una; dall’altro Crosby sceglie numerosi pezzi del Bob Dylan acustico per il nascente quintetto. L’album di debutto Mr. Tambourine Man (1965) non a caso ha ben quattro cover dylaniane (title track compresa) con la band che va ancor più in profondità nel costruire un nuovo folk: in questa cover da Pete Seeger - che la scrive negli anni Cinquanta ma l'incide solo nel 1962 - David e Roger aggiungono inedite armonie corali, un suono chitarristico tintinnante, che va al la dell’aspetto meditativo originale. La cover dei Byrds vola al numero 1, mentre, negli anni successivi, molti original, firmati anche dagli altri membri' Gene Clark e Chris Hilhman, vantano successi inferiori, giacché i cinque "Uccelli" non raggiungeranno mai la top ten con una loro canzone.

Aretha Franklin, Respect (1967)
Nella versione originaria di Otis Redding del 1965, il brano è una hit di proporzioni modeste che non va oltre il numero 35 della Billboard Hot 100, ma un giovane quartetto, i Vagrants - ne fanno un exploit locale, nel 1967, con una versione garage rock -  il testo del soulman su onore e fedeltà aumenta il tasso di misoginia. Ci vuole un’altra grande Voce r'n’b, Aretha Franklin, per trasformare Respect da standard pop a personalissimo biglietto da visita musicale. Lavorando sul pezzo di Redding per l’album I Never Loved a Man the Way I Loved You, Aretha opta per un mutamento cruciale della prospettiva letteraria, assicurandogli un ruolo simbolico determinante come inno non ufficiale , dell'emergente movimento femminista. Sostenuta dalle sorelle Enna e Carolyn, - la Franklin esige rispetto anche nella giusta ripartizione della cover medesima, confermando che, sebbene Otis Redding scriva Respect, la canzone appartiene pure ad Aretha Franklin

Joe Cocker, With a Little Help from My Friends (1968)
Il brano viene scrirto dai Beatles ( Lennon/McCartney) con l'idea di dare qualcosa da cantare anche a Ringo Star per l’album Sgt.Pepper's Lonely Hearts Club Band (1967) affibiandogli, come sempre, i motivetti più facili e più stupidi. Ma, nelle mani di un ancora sconosciuto bluesman di Sheffield, il pezzo viene musicalmente stravolto da cima a fondo, diventando un lento rabbioso che monta in testa alle classifiche nel Regno Unito, facendo girare il nome di Joe Cocker all'estero, fino alla consacrazione iconica nella lunga performance a Woodstock. La versione di Cocker impressiona favorevolmente i Beatles che gli concedono la licenza a eseguire altri due loro pezzi per il secondo album, la stella di Joe continua a brillare <<con un piccolo aiuto>> di questi e altri amici (il  jamaicano Jimmy Cliff per esempio) grazie ai quali offrirà splendide versioni delle loro canzoni.L'immagine e la carriera del vocalist fricchettone però, rimarranno  per sempre legate alla sua.. Friends.

Ike and Tina Turner, Proud Mary (1970)
All'epoca in cui registra il celebre pezzo dei Creedence Clearwater Revival, il duo soul afro - americano ha già alle spalle oltre un decennio di carriera e circa venti album a proprio nome. Ma, nonostante diversi tentativi in direzione pop, il successo si rivela quasi sempre effmero per i coniugi Turner, quando passano dal r’n’b al mainstream. Fresca dell’esperienza come supporter per i concerti dei Rolling Stones, l‘anno prima, la grintosa coppia non è estranea alle cover di notissime melodie rock: ecco quindi per Ike & Tina il biglietto da visita con l'eccitata ed eccitante interpretazione (soprattutto nella provocatoria sensualità della vocalist) della hit che i Creedence incidono un anno prima. Proud Mary in chiave black raggiunge il quarto posto nella hit parade, vendendo, come singolo, più di un milione di copie, guadagnando l'apparizione all'Ed Sullivan Show, cosi come la vittoria di un Grammy per la migliore performance di r’n’b vocale nel 1972.

Elvis Costello, (What’s So Funny about) Peace, Love and Understanding (1970)
In veste di cantautore rock, Elvis Costello è l’artefice di alcune tra le più belle composizioni dell'era post post punk, da Alison a Pump it Up, da Almost Blue a Everyday I Write the Book. Ma la canzone che meglio lo rappresenta (e per la quale è conosciuto in tutto il mondo) viene scritta nel 1970 dall'amico e produttore Nick Lowe, il quale é anche il primo a registrarla con la propria pub band nel 1974. (What's So Funny 'bout) Peace, Love and Understanding nell’immenso songbook costelliano vanta dunque la vita piu lunga, il che è tutto dire considerando la feroce concorrenza di ben altri pezzi dello stesso geniaccio londinese.

Joan Jett, I Love Rock’n’Roll (1979)
Stando agli unanimi consensi attorno alla band, il nuovo singolo degli Arrows dovrebbe essere il colpo grosso per tutto il 1975: presentato in un noto show televisivo inglese (come pure negli States), non basta per risalire nelle classifiche britanniche. Invece, Joan Jett, che vede il gruppo negli Stati Uniti da spalla al tour delle Runaways, é folgorata da I Love Rock'n’Roll che subito incide assieme a musicisti come SteveJones e Paul Cook dei Sex Pistols. Il brano originariamente appare quale lato b di You Dont Own Me, ma Jett non è soddisfatta e quindi lo registra di nuovo nel 1981 assieme al proprio quartetto The Blakhearts: la grinta hard rock della cover vale la cima di Billboard e la carriera solista della bruna cantante di Filadelfia.

Kim Carnes, Bette Davis Eyes (1981)
Scritto nel 1974 da Donna Weiss e Jackie DeShannon, quest'ultimo musicista di talento che nel 1964 apre la tournée americana dei Beatles e poi compone brani assieme a Jimmy Page e Randy Newman - il brano trae ispirazione dal film drammatico e proto-femminista Perdutamente tua (1942), grazie alla scena in cui Paul Henreid accende una sigaretta a Bette Davis. Diversi anni dopo, Weiss porta la canzone a un’amica, la cantante e autrice Kim Carnes: e dopo che il tastierista Bill Cuomo ripulisce la melodia con alcuni synth, Bette Davis Eyes è pronta a decollare, restando al n° 1 per nove settimane nelle classifiche e vincendo sia il Grammy Award sia il Record of the Year del 1982.

Soft Cell, Tainted Love (1981)
Nel 1976, la cantante soul americana Gloria jones - già corista nei T. Rex, nonché fidanzata del loro epico frontman Marc Bolan - riregistra questa canzone già incisa nel 1964: e proprio durante i Sixties il meditabondo e cadenzato inno strappalacrime resta un punto fermo dei dj inglesi di gusto northern soul. Ma Tainted Love diventerà famosa nel mondo nel 1981, quando il duo inglese con Marc Almond e David Ball ne offre una versione tecnopop arrivando in testa alle patrie classifiche e all'ottavo posto negli Stati Uniti. A proprio vantaggio, i Soft Cell non giocano sulla fedeltà o sulla nostalgia: la cover è di proposito lenta, misteriosa e sensuale, un inno dancefloor duraturo che contesta l'idea che i sintetizzaton tipici della new wave debbano per forza apparire freddi o spersonalizzanti.

Sinead O’Connor, Nothing Compares 2 U (1989)
La versione originale resta sostanzialmente dimenticata, benché venga eseguita da The
Family, un progetto utilizzato da Prince (e con ex membri di The Time) come valvola di sfogo per il copioso songwriting di Minneapolis. Rimasto nel dimenticatoio per due-tre anni, dunque vicino al fallimento commerciale, il brano viene però riconsiderato dal manager di Sinead O'Connor che lo suggerisce, quale single, alla giovane cantautrice irlandese, che, a sua volta, lo muta nel maggior successo di una lunga e impegnativa carriera. Grazie a lei Nothing Compares 2 U ispira una vagonata di nuove cover, con Prince che inizia a suonarlo dal vivo, fino a farne una propria versione nell'album Hits. Resta tra l’altro la canzone che spinge la calva dublinese verso i riflettori del mainstream, un genere in cui si trova spesso a disagio sul piano esistenziale.

The Lemonheads, Mrs.Robinson» (1992)
Sulla scia di Nevermind dei Nirvana che fa impazzire l'industna musicale dei primi anni Novanta, le grandi major americane propongono contratti favolosi a qualsiasi giovane band il cui credito indie rock sembri vagamente commerciale. Solo dopo la firma sugli anticipi, lo show business si accorge che in fondo i vari gruppi alternativi, salvo rarissime eccezioni, non vanno al di la di audience specialistiche. Infatti l'eccellente album It's a Shame about Ray del trio di Boston originariamente non include la cover dell’ormai classicissima ballata di Simon & Garfunkel, ma quando le <<teste di limone>> registrano un video per il 25° anniversario del film Il laureato (dove Mrs. Robinson è di fatto il leit-motiv), la nuova versione (molto più rock) decolla. E l'Atlantic ristampa quasi subito It’s a Shame about Ray con l'aggiunta della cover. Il tutto funziona, anche perché Mtv offre alla fresca Mrs. Robinson molto più spazio di quanto faccia con gli altri pezzi dell‘album. Ma né prima né dopo i Lemonheads riescono a conseguire tanta attenzione mediatica.

Jeff Buckley, Hallelujah (1994)
Per molti, l’Hallelujah dello sfortunato Jeff Buckley (morto giovane come il padre Tim, anch’egli cantautore) è la versione deiinitiva del brano stesso, ignorando che non si tratta di un original, bensi della cover di una cover. Buckley s’ispira difatti alla versione del 1991 dell’ex Velvet Underground John Cale, il quale, a sua volta, pesca da quella autentica composta dal canadese Leonard Cohen nel 1984, comunque già famosa nei toni poeticamente oppressivi e deprimenti. In circa trent’anni le cover di Hallelujah sono quasi seicento in almeno venti lingue e’ nel 2008 vantano oltre cinque milioni di copie vendute nelle interpretazioni di Buckley, Cohen, Cale, come pure di Rufus Wainwright o anche di me dell‘uragano Sandy.

Run-D.M.C., Walk This Way (1986)
Non c'é dubbio che i Run-D.M.C. abbiano un posto assicurato nella storia della musica anche senza la cover del pezzo hard rock degli Aerosmith uscito nel 1975, ma il successo commerciale del trio hip hop inizia (e per certi versi si conclude) con il rifacimento black di Walk This Way undici anni dopo. Il brano - prodotto da Rick Rubin con la partecipazione di Steven Tyler e Joe Perry, i due leader del quintetto di Sunapee - risulta il primo rap in assoluto nella top five di Billboard, confermandosi, alla distanza, fondamentale nella messa a punto del 'cosiddetto rap rock (e la clip ne rappresenta simbolicamente l'incontro/scontro).

Los Lobos, La Bamba (1987)
Los Lobos, insieme dal 1973, con oltre venti album alle spalle, è il sestetto tex-mex (o rock Chicano) più noto in assoluto e osannato nel mondo per le singolari versioni del repertorio folk messicano. I <<Lupi>> vengono chiamati per la musica di Richie Valens nel biopic La Bamba di Luis Valdez, nella cui soundtrack si ascoltano sei canzoni dello sfortunato cantautore, morto a diciassette anni nell’incidente aereo in cui perdono la vita anche Buddy Holly e Big Bopper. E La Bamba originale, che rilanciata postuma nel 1959 si piazza al numero uno in otto paesi (compresi Stati Uniti e Gran Bretagna), e assunta e pensata da Los Lobos quale omaggio al genio precoce del losangelino, che dal quartiere multiemico di Pacoima, rima in chiave pop rock, una song latina di solito cantata in occasione di matrimoni e battesimi nello stato di Veracruz. L' originale, un po' piu lento rispetto alle due cover, è documentata fin dal 1830.


20/05/15

Strane, strazianti, veloci, originali: le nostre cover

Reinterpretazione, rifacimento, copia fedele o rimaneggiata, chiamatele come vi pare. Sono comunque brani pubblicati in precedenza e eseguiti da qualcuno che non ne è l'interprete originale. Con sottile differenza, interpretazione è in genere quando un musicista interpreta un brano considerato un classico della musica eseguito innumerevoli volte.Mentre cover è invece maggiormente utilizzato per indicare la reinterpretazione di brani relativamente recenti (come nel caso delle "cover band" e delle tribute band, gruppi musicali che interpretano solo canzoni note scritte da altri).

Queste non sono le cover perfette, le migliori, quelle diventate più famose delle originali, quelle attribuite al secondo interprete, un gruppo o artista che sia e non all’artista originale. Niente di tutto questo. Sono cover strane, alcune .. strambe, originali, e nel segno di questo blog, sono cover che ci piacciono, quindi scelte personali, di gusto e non per i motivi prima descritti o altro. Come sempre mancherà qualcosa, ma queste sono quelle che ci sono venute in mente al momento perchè stanno girando sui nostri dispositivi, in un modo o nell'altro. Buon ascolto..


Marcia Griffiths "The First Time Ever I Saw Your Face" (Ewan MacColl)
Scritta dal cantante e songwriter politicamente impegnato Ewan MacColl nel '58 per Peggy Seeger, che sarebbe poi diventata sua moglie. La cantavano Peter, Paul and Mary negli anni Sessanta, J. Cash e Elvis pure ne fece una versione. Ma questa di Marcia Griffiths è una classica bella canzone d'amore, con un testo semplice, e.. straziante. Scritta da MacColl per il suo nuovo amore, (Peggy Seeger), è la storia di un amore a prima vista: impossibile resistere a questa versione reggae di Marcia Griffiths. Una cantante della grande tradizione reggae, prima con il gruppo femminile I-Thress, con Rita Marley e Judy Mowatt, poi come backing vocals nei Wailers di B. Marley. Marcia trasforma una canzone folk/soul in una ballata romantica dove le sue caratteristiche vocali riescono ad ammaliarci sin dalle prime note..




David Bowie, "Kingdome Come" (Tom Verlaine)
Abbiamo parlato di Tom Verlaine e della sua importanza nel panorama musicale New Wave quì. "Kingdome Come" è un gran pezzo, con progressioni di accordi orecchiabili. Ma David Bowie un anno dopo la pubblicazione da parte di Tom, la rifece per il suo "Scary Monsters", e anche se è frustante, l' ha fatta meglio, ma molto: da alla canzone lo slancio, la vita, e il colore che mancavano nella versione di Verlaine. Bowie la dipinge fino alla fine con una batteria zelante e cori roboanti, ma prima della fine un pò disordinata, si rende conto ancora del potenziale della canzone che è stato lasciato irrealizzato da Verlaine e ironicamente, aggiunge un particolare Verlaine-esque, con la melodia di chitarra sostenuta di Fripp, chesuonerà poi nella metà delle canzoni di Scary. David Bowie rimarcava di non volere alcuna patria potestà sulla nuova musica del tempo (era il periodo del rock against racism) e le tendenze modaiole, salvo poi farsi convincere dal fedele chitarrista Carlos Alomar a realizzare la cover di “Kingdome Come”..



X, "Brethless" (Gerry Lee Lewis)
All'ultimo respiro (Breathless) è il bel Remake del celeberrimo Fino all'ultimo respiro di Jean-Luc Godard, del 1983 diretto dal regista Jim McBride, con protagonisti Richard Gere e Valérie Kaprisky, con una grandissima colonna sonora che va da Bad Boy di Mink DeVille a Final Sunset di Brian Eno, Celtic Soul Brothers  dei Dexy's Midnight Runner,
Message of Love dei The Pretenders e la stessa Brethless del killer, Gerry Lee.
E' uno dei film di Interzone come anche gli X di Exene Cervenka e Joe Doe è un gruppo tra i nostri preferiti. La loro versione del pezzo è gagliarda, adrenalinica, punk, contiene tutta l'estetica degli anni ottanta, come d'altronde il film, realizzato come un lunghissimo Music-Videoclip.




Dead Kennedys, "Rawhide" (Ned Washington/Dimitri Tiomkin)
Scritta da Ned Washington (testo) e composta da Dimitri Tiomkin nel 1958, fu portata al successo come una canzone country (o western song) da Frankie Laine, ma è stata coverizzata da infiniti artisti. Una delle più famose versioni fu quella dei Blues Brothers, e venne inserita nell'omonimo film. Inserita dal gruppo californiano in Plastic Surgery Disasters / In God We Trust, Inc, è una cover al fulmicotone come tutta la musica dei Dead Kennedys del resto.
God damn, well let's do a tune called rawhide, okay
God damn tape's rollin', let's go!!...




Willy DeVille"Hey Joe"
Williy DeVille ha cambiato la pelle come i serpenti pur di sopravvivere, in un deserto assolato come nello smog di una metropoli europea. E, di conto, alcune canzoni a volte sono addirittura oggetto di mutazioni genetiche pur di restare ancora vive nell'immaginario collettivo di generazioni diverse. 
Joe che acquista una pistola per uccidere la donna che l'aveva tradito, per poi squagliarsela in Messico, "where a man can be free" , anche dopo aver ammazzato la propria donna. Dal 1966 la incisero un po' tutti, da Hendrix, Byrds, Shadow of Knight, Patti Smith, Cher, Nick Cave. Ma..Uno, dos, tres con l'orchestrina mariachi che apre le danze forse è proprio simile a quella che Joe sentì una volta passato il confine. Un gioiellino: quando si parla di Tex Mex , "Hey Joe" tratta dall'album "Backstreet of Desire" dovrebbe essere considerata esplicativa per l'intero genere. Anche del.. "Randagio" abbiamo resocontato quì.




Wall of Voodoo, "Ring of Fire" (J. Cash)
Non è un segreto che Interzone considera Stan Ridgeway e Marc Moreland come una leggenda, creatori di canzoni intelligenti che raccontano piccole storie, e storie stravaganti; canzoni che ti portano in un altro luogo e agitano il cuore. La loro versione di Ring Of Fire, inserita come bonus track live in Index Master, è caratterizzata dalle chitarre lunatiche di Moreland e dai sintetizzatori. La seconda metà del brano è un assolo di chitarra dissonante, che ricorda il tema del film "Il nostro agente Flint", del 1966. Stan ha sempre dichiarato di essere in gran debito con Cash, e ha ricordato che si chiedeva quale fosse una bella canzone di tre accordi e di aver pensato subito a Ring of Fire. Oltretutto, la band in quel periodo avevano un nuovo un sintetizzatore Moog nuovo di zecca in quel punto. E ne è uscito quel folle tipo di suono palpitante..




The English Beat, “Can’t Get Used To Losing You” (Andy Williams)
Mentre molti dei loro amici della 2-Tone Records contemporanei, come The Specials e i Madness si presero la briga di rifare molti dei classici ska nella loro buona fede, The Beat, che pure ne fecero alcune,  presero una strada diversa, abbracciando l'easy listening con lo stesso fervore del cui Reggae, e degli artisti che li avevano ispirati . Il gruppo prese una canzone del 1963 del crooner Andy Williams, la spogliò della sua seriosità, ironizzando sul sentimentalismo  che conteneva , e la trasformò in qualcosa di più furtivo e vivace. Aiuta il fatto che il brano a loro disposizione è  libero e aperto, ma furono i vocalizzi di Dave Wakeling che  lo adattarono facilmente  per un beat rocksteady.Le mie migliori estati le ho passate con la manciata di brani di questa band.. favolosa! Questa è una versione leggermente modificata rispetto alla loro originale.





Beck, “Leopard-Skin Pill-Box Hat” (Bob Dylan)
Un album messo insieme per una buona causa, War Child Heroes, e dove fu chiesto a una manciata di leggende, come Dylan e Paul McCartney, di scegliere una canzone dal loro catalogo e affidarla all'artista contemporaneo loro preferito. Dylan scelse Beck per fare questa canzone!
Poco dopo aver registrato "Leopard-Skin" nell'estate del 2008, Beck ha iniziato a suonarla in una versione ridotta nei suoi live set.
Nel solco di Beck, il blues di "Leopard-Skin Pill-Box Hat" è stato rotto e rimontato, ed il risultato è che la canzone ha più muscoli, è più spavalda e forse possiede più anima di quella originale. Una fusione di due voci iconiche provenienti da due diverse generazioni. Anche Beck, se ancora non si fosse capito, è tra i nostri eroi..




Led Zeppelin, “Dazed and Confused” (Jake Holmes)
Jake Holmes non ha ottenuto i crediti per aver  ispirato i Led Zeppelin di "Dazed and Confused" fino al 2012, ma senza la sua canzone originale, questo Zeppelin mega-hit non sarebbe mai esistito. Holmes ne ha scritto una versione molto diversa nel 1967 per il suo disco solista "The Above Ground Sound" e presumibilmente Jimmy Page la ascoltò  mentre Holmes apriva i concerti  per gli The Yardbirds.




Soft Cell, “Tainted Love” (Gloria Jones)
La versione di Gloria Jones di "Tainted Love" è solo un po' troppo allegra. E 'ottimista e Jones non dà alla canzone il livello di mistero e di gravità che invece i Soft Cell le regalano. E 'una strana di inversione di ruoli, con la cantante soul che voleva trasmettere  il senso della storia di cuori spezzati e il duo electro-pop che la trasforma con noncuranza  e con ritmi orecchiabili e danzerecci. I quasi lamenti di Marc Almond rimbalzano sopra il synth inquietante, insieme a echi sospirati, danno il concetto di fuga frenetica da una relazione tossica e viene gestita perfettamente dai Soft Cell. Alta energia, ma è un'energia che corrisponde adeguadamente al senso di scuro e di ansia. Moody.




Nirvana, “Lake of Fire” (Meat Puppets)
Quando i Nirvana salirono sul palco per la loro leggendaria prestazione Unplugged per MTV nel novembre 1993, i produttori dello show ancora non sapevano quello che sarebbe successo durante il concerto. Le prove erano state strambe, Kurt Cobain soffriva a causa dell'eroina, e non aveva dato ai piani alti la set list dello show. Ma qualcosa di magico accadde quella notte, come testimoniano le candele che circondavano tutto il perimetro del palco. Liberati dal bagaglio dell' etichetta grunge che gli era stata appiccicata, i Nirvana presentarono il loro lato più sensibile, riflettente, tra cui una  cover dei Meat Puppets '"Lake of Fire." Nella sua forma originale, la canzone è un semplice e anonimo blues-rock . Ma loro la trasformarono sul palco in un inno bollente, di fuoco dell'inferno e di peccato. "Dove vanno i cattivi quando muoiono  ?". Una performance piena di magnetismo e uno dei momenti più suggestivi della discografia della band e della storia intera del rock.




Talking Heads, “Take Me To The River” (Al Green)
Cover che sostituiscono gli originali nella mente degli appassionati di musica non è un fatto insolito, ma c'è qualcosa da dire circa quattro ragazzi bianchi attillati di New York, che trovarono il pozzo profondo dell'anima e delle emozioni che il reverendo Al Green voleva mettere dentro Take me to the River, ma che in qualche modo aveva perso . La versione Talking Heads è un sorso di whisky per l'anima, lento nel bruciare e di calore persistente , incentrato sul concetto che, come David Byrne ha scritto nelle note di copertina per album, è "una canzone che unisce il battesimo con la lussuria adolescenziale". E il modo in cui lui e il resto del gruppo la eseguirono, fu come una lenta carezza sotto la coperta delle tenebre, sufficiente per lasciarvi stanchi e sudati.




"Janis Joplin,"Me and Bobby McGee" (Kris Kristofferson)
Registrato pochi giorni prima della sua morte, è la versione splendida di Janis Joplin di questa canzone di Kris Kristofferson, e che  fu un successo postumo , anzi, la sua unica canzone a raggiungere il n°. 1 in classifica. La sua voce senza pari fanno di questo un classico eterno e lo citiamo perchè è il brano con cui ho conosciuto Janis .




The Ramones, "Do You Wanna Dance" (Bobby Freeman)
I Ramones hanno preso questo già breve brano originale di Bobby Freeman scritta nel 1958 e inserita nel meraviglioso American Graffiti del 1973 (anche notoriamente coverizzato dai Beach Boys) e così come molte delle canzoni dei Ramones in meno di due minuti la trasformano in una classica e velocissima punk rock song. Inclusa nel nel film cult Rock 'n' Roll High School.




The Animals, "It's all over now, Baby Blue" (Bob Dylan)
Scritta da Bob Dylan, e inclusa nell'album Bringing It All Back Home del 1965. Molte le speculazioni su che fosse in realtà "Baby Blue": Joan Baez, David Blue, il pubblico folk di Dylan, e persino Dylan stesso. Il brano presenta forti influenze dalla poesia simbolista. Tantissime le cover: It's All Over Now, Baby Blue è stata reinterpretata da svariati artisti, e di tutti i generi: dal folk di Joan Baez, aii Them di Van Morrison, The Byrds, Judy Collins, Joni Mitchell, Marianne Faithfull, addirittura Falco, The 13th Floor Elevators, i Grateful Dead, Link Wray, Hugh Masekela, e i Bad Religion che ne fanno una canzone punk. La versione dei Them, pubblicata nel 1966, influenzò molti gruppi garage durante la fine degli anni sessanta e successivamente anche Beck inserì un campionamento tratto da questa versione nel suo singolo del 1996 Jack-Ass. Ma signori, ascoltate la voce di Eric Burdon nella versione degli Animals inserita nel loro disco del 1977 Before We Were So Rudely Interrupted. La malinconia che trasmette è a dir poco agghiacciante. Ne abbiamo parlato e reso omaggio qui.




Street Hassle, Simple Minds (Lou Reed)

Frank Zappa, "Sunshine of your love" (Cream)

The Eels, "Summer in the City" (The Lovin' Spoonful)

Al Brown"Here I Am (Come and Take Me)" (Al Green)


01/06/12

The Animals: BEFORE WE WERE SO RUDELY INTERRUPTED


Ii black country..il paese nero. La zona mineraria,di zolfo e carbone,la cintura industriale dell'Inghilterra del dopoguerra. Il luogo di " oscuri satanici mulini", e il luogo da cui emerse il piu' nero dei gruppi R'n'B inglesi. Newcastle-on-Tyne,citta' natale degli Animals e di E. Burdon, dove non c'era altra possibilita' per i giovani proletari se non quella di una dura vita nelle miniere e delle colossali sbronze il sabato sera. Ma Newcastle, come Liverpool e New Orleans, e' anche un porto di mare e la musica vi entra da mille canali. Identificandosi fatalmente con la condizione dei neri d' America,dare sfogo alle frustrazioni e alla violenza l'Alan Price Combo vendicava la propria misera estrazione sociale. Le gesta del gruppo,i loro comportamenti spontanei e bruschi e il cattivo carattere di Burdon valse alla band l'appellativo di 'animali' che i ragazzi in seguito adottarono orgogliosamente come nome ufficiale. Le prime esibizioni al Club a Go-Go nel 1963 sulla scia del blues di Bo Diddley e alcune cover di B.Dylan portarono gli Animals allo stesso livello di popolarita' dei primi Beatles e Stones. Nel 64 Burdon viene eletto miglior cantante bianco di blues e Brian Jones lo defini la migliore voce in circolazione oggi nel Regno Unito. Il concetto 'filosofico' degli Animals e di Burdon in particolare era una sorta di..sporca sincerita',filossofia che gli consenti di sfornare un incredibile serie di successi: The house of rising sun, I'm crying, We gotta to get out of this place, Boom Boom (J.L. Hooker), Don't bring me down..

Ancora oggi resta un..mistero il motivo per cui dopo Jimi Hendrix gli Animals fu il gruppo che piu d'ogni altro colpi il mio immaginario di adolescente che muoveva i primi passi nel magico mondo del R'n'R. Ci arrivai proprio attraverso Hendrix quando scoprii che fu un certo Chas Chandler il primo ad intuire le potenzialita' del giovane Jimi,si offri di diventare il suo manager e di portarlo in Europa. Proprio quel Chas Chandler era stato il primo bassista di una band chiamata The Animals.. Forse fu la voce di Burdon,il suo modo di cantare torrido e sporco,una voce che mi sembrava uscisse direttamente da una bottiglia di wiskey mista a tabacco e quella sua ossessione di dipingere il mondo di nero a farmeli amare cosi tanto.Mi piaceva il loro modo di reinventare e di flettere il blues americano, un genere per me troppo "lento" all'epoca..Cosi quando iniziai,giovanissimo tra i grandi,a frequentare la casa-comune del gruppo piu alternativo della citta',tutti sapevano quale disco disco avrei messo sul piatto: Live in Newcastle-on-Tyne degli Animals, album ormai introvabile..(ne gira qualche copia su Ebay..), mentre non mancai l'occasione,verso la fine degli anni '90 di volare a Terni per vedere gli Animals in reunion. Una serata per pochi intimi in un piccolo teatro,ma che serata!

BEFORE WE WERE SO RUDELY INTERRUPTED
Fu registrato dopo 11 anni dallo scioglimento della band, anche se Burdon continuo' per qualche anno con continui cambi di formazione prima di formare i War con cui ottenne un discreto successo. Ascoltandolo, sembra un che il gruppo non si sia mai sciolto e tranne la non convincente versione di Many rivers to cross risulta un lavoro divertente,pieno di bluesy sgargianti e una 'drammatica',a tratti commovente cover di It's all over now baby Blue di Bob Dylan. Un album uscito in piena esplosione punk,tanto che passo' quasi inosservato ma che resta un gran bel disco di blues bianco,in fondo un omaggio ai tantissimi fans della band che nel 1983 registrarono l'ultimo, definitivo quanto inutile episodio di una gloriosa carriera: Ark..

Brother Bill (The Last CleanShirt) [The Last Clean Shirt], Armstrong, Leiber, Otis, Stoller
It's All Over Now, Baby Blue Dylan
Fire on the Sun, Shaky Jake
As the Crow Flies, Reed, White
Please Send Me Someone to Love, Mayfield
Many Rivers to Cross, Cliff
Just Want a Little Bit, Bass, Brown, Thompson, Thornton
Riverside County, Burdon, Chandler, Price, Steel, Valentine
Lonely Avenue, Pomus
The Fool, Clark,Ford

THE (ORIGINAL) ANIMALS was: Burdon, Chandler, Price, Steel, Valentine 








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BEFORE WE WERE SO RUDELY INTERRUPTED