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23/07/15

Quando il Rock era impegno: Concert for Boat People 1978

NOTTE DI ROCK 'N' ROLL E IMPEGNO A N.Y. - USA.
Quando la guerra del Vietnam finì, ebbe inizio una crisi umanitaria di grandi proporzioni. Iniziò un esodo di rifugiati indocinesi, in fuga su barche traballanti e con nessun posto dove andare. Nel 1978, il flusso raggiunse la cifra di 100.000 rifugiati, molti dei quali morivano nel mare della Cina meridionale: fu la catastrofe dei "boat people", molto simile a quello che oggi viviamo quì in Italia, con migliaia di profughi che nel tentativo di sfuggire alle guerre e alla fame che devastano i loro paesi di provenienza, Siria, Libia, Palestina.. muoiono affogati nel Mediterraneo.

Maggio del 1978, Palladium di New York City. Todd Rundgren, in uno sforzo per sensibilizzare sulla difficile situazione dei boat people e per raccogliere fondi destinati al loro aiuto organizzò un concerto/evento che vide la partecipazione di molti esponenti del rock allora molto in voga.

Il programma era davvero straordinario: David Johansen, Blue Oyster Cult, Patti Smith e Todd Rundgren con i suoi Utopia. Due spettacoli di beneficenza pro-refugi indocinesi organizzati da Rundgren stesso, esauriti immediatamente. ll secondo iniziava a mezzanotte e mezzo - il teatro Palladium sul confine settentrionale del Village tuonava nella notte - quello che si dice una vera notte di rock’n’roll.
David Johansen era ed è, nel suo piccolo, una leggenda. Come bambola superstite (New York Dolls) le porte gli erano state aperte, il vecchio e il nuovo pubblico lo accolse con l’affetto che si elargisce a un vecchio amico. Come cantante ancora urlava con quella voce fragile e vulnerabile, come autore le sue canzoni scendono più facilmente verso immagini sempre tese e nervose, ma più romantiche. Come showman pagava un po’ la sua somiglianza a un ciclone jaggeriano - ma chi ne é esente, nel r’n’r? -, e si chiamava spontaneamente addosso una simpatia che era quella riservata a chi da molto tempo la rincorreva e meritava. <<Potete contare su di me!>>, urlava nell’introduzione di “Reach Out, /'ll Be There", e si vedeva come volesse arrivare a rappresentare qualcosa di fidato per il suo pubblico. E quando su Frenchette (invocazione di amore e salvezza) gettava via ogni speranza e miagolava <<Let’sjust DANCE», la folla lo seguiva. Un breve set, molto intenso e divertente, con ancora souvenir delle Dolls in Personality Crisis, e poi come bis una turbolenta versione di Girls, stoneggiante assai. Applausi Quando salirono i BOC, l’atmosfera era già calda. L’ultima volta si erano visti era il loro show, e la spettacolarità degli effetti laser aveva tramortito di brutto. Senza effetti con cui catturare la suggestione, il quintetto si affidò a tutta Ia sua proverbiale compattezza. I Cult, bene o male, sono sempre rimasti un culto. . Davanti alla solida sezione ritmica dei fratelli Bouchard, Eric Bloom tutto-cuoio (con aria di minaccia) cantavano canzoni di extra-terraneita e macabri encounters da dietro gli occhiali specchiati. Buck Dharma, sempre impeccabile in abiti interi, riempiva l’aria di pregevolmente ben costruiti assoli di chitarra, e il dinoccolato Alan Lanier aggiungeva il supporto necessario alla completezza del suono con spazzate di tastiere o di terza chitarra_ <<PeopIe, are you ready to rock and rooolll!», loro abituale presentazione, bastava per catturare I ‘attenzione fin dall’inizio e a non mollarla più fino alla fine. Non un rock pecoreccio e casuale: ma molta complessità nei loro incroci armonici e strumentali, il suono pulito, pur nella sua mastodontica potenza. Pesante ma intelligente, grazie a dio.

A sorpresa, la poetessa. Entrò sulla scena da sola, vestita premaman e andatura ciondolante, i lunghi capelli sugli occhi. Cominciò a mormorare qualcosa, poi il tono si fece più forte, e le parole presero senso. Dietro a lei, il palco si riempì con Lenny Kaye, J.D. Daugherty, l'ex fidanzato Lanier e Dharma. La musica prese forma, il ritmo si fece urgente, incalzante. Esplose g-I-o-r-i-a-GLORIA! Patti vedeva la gente seduta, li incitava ad alzarsi. Non tutti la seguirono. Allora, perfetta padrona di casa, si gettò nelle prime file a ballare. Poi tornò sul palco, fece passerella, sbracciò un addio e scomparve. Folgorante. Non tornerà. E, in un certo senso, l’attesa era per lui. Il wizard/true star arrivava esattamente cosi. La gente lo aspettava, e sapeva che la vera star della serata era lui. Todd lo sapeva meglio di loro - l’aveva messa in piedi lui, la baracca - e quando apparì non lasciò più spazio a ripensamenti. Un paio di calzoni tipo-seconda pelle e una giacchetta aperta sul petto in piena moda spaziale-sobrio, in fondo. Nato a Philadelphia e in tournée perenne da anni, Rundgren a poco a poco si era conquistato lo status di star, e la gente lo adorava: ammirava la sua fantasia, la sua voce metallica e dolce insieme, e conquistata dal suo formato di poi: songs melodiche e facili come linearità, intelligenti e piene di spunti nella loro elaborazione. Al suo fianco il consueto trio degli Utopia piccolo ma compatto nucleo dove si fondevano con magistrale dosatura solido accompagnamento ritmico, tessiture di organo piano e sintetizzatori, e impasti vocali assolutamente impeccabili. Per la serata Told sembrava aver lasciato dietro le quinte i suoi giorni più sperimentali, e snocciolava una dopo l’altra canzoni riconosciute e accolte tutte con grandi applausi e grandi sorrisi. Una delle sue composizioni più recenti, Why Can't We Be Friends, era e rimane un gioiello di arrangiamento, linea melodica e esecuzione. Nelle due parti centrali, solo le due tastiere a rincorrere un ritmo spezzato e un’aria delicata e poetica, una ballerina entrò in scena e nella tenue luce azzurra danzava con una grazia incantevole. ll finale, con apparizione a sorpresa del malefico Rick Derringer (in una lunga versione di Hang On Sloopy, altro fantasma di infanzia che ritornava), era eccitamento e rock’n’roll pieno. L'orologio segnava le quattro e dieci di mattina, e credo che dica tutto.

Serate così, il rock’n’roll ne vede oggi assai poche. A nessuno dei nostri rockers è venuto mai in mente di organizzare eventi e concerti benefits a favore dei molti immigrati che ogni giorno affrontano il mare e la morte per sfuggire a condizioni di vita miserevoli e brutali. Impegno e musica, nel nostro paese, sono ormai solo un lontano ricordo..



08/06/15

Poeti, saggisti, romanzieri prima che rockers

Musicisti che sono diventati poeti, pittori, attori, teatranti, copy, designer, giornalisti, commentatori e ospiti televisivi, addirittura partecipanti a reality show come J. Lydon sull'isola dei famosi versione inglese. Ma soprattutto scrittori. Quì una breve carrellata su alcuni libri famosi pubblicati da rockers.



J. Carroll: Jim entra nel Campo di basket (Basketball Diaries), 1978
L'esistenza on the road di un ragazzo straordinariamente intelligente, campioncino di pallacanestro con il talento per la scrittura: tra i 12 ei 15 anni tiene infatti un diario che diventa una sorta di manifesto per la sopravvivenza nella giungla urbana newyorchese, fra precoce ossessionante uso di stupefacenti, successi scolastici e sportivi, amici e famiglia osservati attraverso, con l’insofferenza e la ribellione tipiche di un'intera generazione. E l'opera di un enfant prodige: vero caso letterario negli Stati Uniti degli anni Settanta, con l'autore quale vocalist e leader rock (The Jim Carroll Band) soltanto nel 1980 per Catholic Boy disco da ritenuto all'altezza della migliore Patti Smith. Da Minimum Fax
di J. Carroll abbiamo parlato qui


Leonard Cohen: Belli e perdenti (Beaunful Losers) 1966
Poeta e romanziere che prima cantautore e musicista, il quasi ottantenne montréalese riesce aeccellere in ogni trovata artistica in una vicenda professionale lunga oltre mezzo secolo. Difficile però orientarsi tra le decine di raccolte di versi - Flowers For Hitler (1964) e L'energia degli schiavi (1972), tra le raccolte più rappresentative - mentre nella narrativa Cohen si ferma a due romanzi: il primo é Il gioco favorito (The Favorite Game, 1963); il secondo Belli e perdenti - composto tra il 1964 e il 1965 sull'isola greca di Idra, digiunando, facendo uso di anfetamine p re concentrarsi meglio sul testo - narra la storia della santa Mohawk Kateri Tekakwitha, intrecciata alla vicenda di un triangolo amoroso tra un folklorista (canadese senza nome), sua moglie Edith (nativa americana morta suicida) e il suo migliore amico F.,( parlamentare a capo di un movimento separatista), che finirà in manicomio. Da Rizzoli

Julian Cope: Krautrocksampler, 1996
Benché rientri nella saggistica, questo bel libro sulla kosmische music tedesca fa dell'ex leader dei Teardrop Explodes un autentico professionista della scrittura, attività alla quale si dedica quasi a tempo pieno, tenendo un blog di cultura, redigendo poi nel 2007 il fondamentale Japrocksamplen sull‘evolversi del pop nipponico tra il 1951 e il 1978. Attualmente Cope da alle stampe testi storici notevoli come The Modern Antiquarian e The Megalithic European, entrambi sui monumenti preistorici, non ancora tradotti in Italia a differenza dei primi due. Da Fazi
di J. Cope abbiamo parlato qui


AUTQRI VARI: The Haiku Year, 1998
Ecco un'antologia delicata e impalpabile di nuovi haiku scritti da una serie di musicisti. Tra i tanti Michael Stipe, Grant Lee Phillips, Douglas Martin, Tom Gilroy, Anna Grace, Rick Roth, Jim McKay e introdotti da Steve Earle. Il libro é ancora inedito in Italia, come molti altri testi di rockstar e musicisti vari, dalle due raccolte di poesie e racconti Earthed Nineveh/ The Ephemeron di Steve Kilbey (leader degli australiani Church) ai romanzi autobiografici Bookstore, Jrnls80s e Road Movies di Lee Ranaldo (chitarrista di Sonic Youth) fino a Empty Places (1991) di Laurie Anderson.


Bob Dylan: Tarantula, 1971
Se é vero, come scrive Allen Ginsberg che la poesia fece il suo ingresso nei jukebox grazie a Bob Dylan, é altrettanto giusto attribuirgli la paternità (condivisa dallo stesso Lennon) di primo artista rock a tutto tondo, dalla pittura alla narrativa. Tarantula ha una gestione lunga e complessa, perché Bob vuole resistere alle pressioni degli editori che sfruttano il momento positivo di Like a Rolling Stone e Blonde on Blonde, carpendogli gli appunti buttati giù nel convulso biennio '65-’66. Ma il testo è dato alle stampe solo nel 1971, quando Dylan sembra fuggire da alcune influenze artistico-letterarie che celebrano tanto il suo folk rock quanto un libro di culto, fra scrittura automatica, flusso di coscienza, beat generation, e psichedelia. Da Feltrinelli
di B. Dylan e Tarantula abbiamo parlato qui


Ed Sanders: Racconti di gloria beatnik (Tales Of Beatnik Glory), 1975
ll leader e cantante dei Fugs é da sempre poeta e agitatore culturale: lavorando sul genere “biografia” in modo complementare tra fiction, saggio, memoria, licenzia un testo cult, divenuto ormai un classico della letteratura beat: un romanzo autobiografico sui primi Sixties, dove il personaggio Sam Thomas é proprio l'alter ego del futuro leader della newyorchese rock band tra cabaret e politica, tratteggiando surrealisticamente la Grande Mela alternativa dei primi anni Sessanta, fra reading poetici, jazzmen balordi, sesso sfrenato. Da ShaKe

Brian Eno: Strategie oblique (Oblique Strategies, Over One Hundred Worthwhile Dilemmas), 1975
Si tratta di un mazzo di carte da 7x9 centimetri che sono contenute in una scatola nera, a mo' di scrigno, che il polistrumentista transfuga dai Roxy Music crea assieme a Peter Schmidt; tra libro d'artista e conceptual art, ogni carta propone un aforisma che intende aiutare l'artista, in particolare il musicista, a spezzare i blocchi mentali e a incoraggiare il cosiddetto pensiero laterale. Da Gammalibri


Lou Reed: The Raven, 2003
Si tratta dei testi dell'omonimo album che sconfina in qualcosa di diverso dalla sequenza di tracce musicali per sfociare, con lo spirito dark che contraddistingue l‘ex Velvet Underground, nella rilettura in chiave postmoderna di racconti e poesie di Edgar Allan Poe (con la collaborazione di altri grandi nomi della musica e del cinema: David Bowie, Willem Dafoe, Laurie Anderson, Steve Buscemi, Ornette Coleman). Sulla scia di POE, musical progettato nel 2002 con Robert Wilson, il maestro del gotico del XIX secolo viene quindi riscritto da Reed che non esita a manipolare e ad arrangiare le parole di Poe, saltando, elidendo e aggiungendo pezzi propri, cosi da lasciarsi alle spalle gli eventuali anacronismi a favore dell'intenso stupore dell'hic et nunc. Da Einaudi
di L. Reed abbiamo parlato qui
Coney Island Baby

Jim Morrison: The Lords. Notes on Vision 1969
Questo libricino di poesie come i successivi The New Creatures (1969) e An American Prayer (1970), tutti vengono stampati privatamente con tiratura limitata di 100 copie (500 per il terzo) dalla Western Lithographers di Los Angeles. Poi, dopo la morte, sul cantante dei Doors come poeta si assiste al diluvio: centinaia di pubblicazioni (anche in Italia) su inediti (o presunti tali) e su manoscritti (di dubbia provenienza).Tuttavia l' autore/ performer del Re Lucertola - più simbolismo francese che beat generation - declamata in pubblico assieme al gruppo, resta ancor oggi il miglior esempio di rock poetry. Da Kaos edizioni
di J. Morrison abbiamo parlato qui


Nick Cave: E l’asino vide l’angelo (And the Ass Saw the Angel) 1989
Il musicista e sceneggiatore australiano - dopo la raccolta di poesie e racconti King Ink (1988) seguita da King Ink II (1997) - pubblica un romanzo crudo e brutale dagli accenti gotici: al centro la vicenda di Euchrid Eucrow, giovane americano che vive in uno stato del sud, in una valle abitata da predicatori e profeti, dominata dall’ignoranza; e la quotidianità del protagonista muta di colpo quando il popolo dei timorati di dio dichiara che una trovatella è prescelta dal Signore. Il successive romanzo – La morte di Bunny Munro (2009) – tratta invece dell'ultimo viaggio di un commesso viaggiatore alla ricerca di un'anima. Il venditore di prodotti di bellezza alle solitarie casalinghe della South Coast inglese è alla deriva dopo il suicidio della moglie e in corsa per mantenere una presa sulla realtà. Bunny si mette quindi sulla Strada con il figlio Bunny Junior in una peregrinazione sempre più bizzarra e frenetica fino alla resa dei conti. Incandescente e moderno racconto morale, il libro é anche un ritratto dei rapporti tra padri e figli. Da Arcana


Patti Smith: Poesie (Seventh Heaven), 1972
E' autrice di libri di poesie già prima dello strepitoso esordio discografico (Horses, 1975); il debutto letterario risale a tre anni prima con questo libricino figlio dell’underground newyorchese: brevi liriche su eros e droga nell‘alienante contesto urbano. Ma il suo capolavoro è forse Complete (1998) raccolta di testi (song, riflessioni, diari) con note autobiografiche, dove sembra voler esprimere la propria arte in un riuscito mix di immagini e lettere. E’ una ricerca del sé che non concede spazi a parole inutili, a frasi lunghe, a discorsi complicati: prevalgono appunti, bozzetti e fotografie per le canzoni ormai elevate a poesie. Da segnalare tra gli altri quindici libri da lei pubblicati nel corso di 40 anni Babel (1978), Early Work:`1970-1979 (1994), The Coral Sea (1996), Auguries of Innocence (2005), Just Kids (2010), tradotti anche in italiano. Da Newton Compton
di P. Smith abbiamo parlato qui

John Lennon: Vivendo Cantando (In His Own Write), 1964
Pubblicato all'inizio della beatlesmania (Longanesi e Arcana), con disegni dello stesso Lennon, il librino, fra critiche entusiasmanti, ha un successo incredibile al di la delle più rosee speranze editoriali. Si tratta di una serie di racconti talvolta brevi, dai toni comici e surreali tra humour britannico e nonsense avanguardista. Ci sono di mezzo l'Alice di Lewis Carroll e i limericks di Edward Lear non senza qualche occhiataccia all’Ulisse di James Joyce. Il positivo riscontro fa si che Lennon-ripeta il colpo già nel 1965, con un secondo volume, A Spa.. In The Works. Che riprende gli spunti felicissimi dell’esordio. In alcuni elementi di questo approccio alla scrittura in prosa rimasti estranei ai testi delle canzoni, emergeranno poi nel canzoniere beatlesiano – a cominciare da Strawberry Fields a A day in the Life.. Da Arcana
di J. Lennon abbiamo parlato qui


Roberto Freak Antoni: Non c'è gusto in Italia ad essere intelligenti - 1991 Feltrinelli
Le migliori menti della mia generazione - dicono - sono state distrutte dalla droga. Ma non è vero. Le migliori menti della mia generazione sono state distrutte dal professionismo. Roberto Antoni era un micidiale dilettante (uno che si diletta) e per questo ci piaceva e gli vogliamo bene. Ha fatto di tutto (il rock, la televisione, il teatro, i dischi) senza diventare un rocker, né un personaggio televisivo, né un attore. Se avesse guadagnato miliardi non sarebbe un ricco. Perché sarebbe un dilettante anche come ricco e anche come persona famosa. Le sue poesie riflettevano la sua lontananza dal mostruoso sussiego del modo di vivere contemporaneo: che è, a ben vedere, il vero "demenziale". Alcune poesie sono tristissime, altre molto allegre. Alcune bellissime. Sono, comunque, le poesie del vecchio Freak Antoni, la cui longa manus si allunga, con alcune altre, su questo blog fin dagli inizi. 
Del grande Freak abbiamo parlato quì



20/04/15

Da Rimbaud a Alex Trocchi: i libri di Patti Smith

Come una bambina, Patti Smith ha trovato la liberazione nelle parole - attraverso le preghiere prima di andare a dormire, e più tardi nei libri.

"Ero completamente presa dai libri", scrive nelle sue memorie, Just Kids.
"Avrei voluto leggerli tutti, e le cose che leggevo producevano nuove bramosie, e aspirazioni."
Smith trovò un modello in Jo, lo scrittore maschiaccio di Piccole donne di Louisa May Alcott. "Mi ha dato il coraggio di trovare nuovi obiettivi e presto iniziai a creare piccole storie per mio fratello e mia sorella." Da adolescente ha scoperto i poeti simbolisti francesi, Charles Baudelaire e soprattutto Arthur Rimbaud, che l'ha ispirata e contribuito a formare la sua personalità artistica, come poeta e musicista punk rocker.
Nonostante la sua fama nel mondo del rock 'n' roll , Patti Smith si è sempre descritta come essenzialmente una persona che ama i libri e la letteratura. Al Melbourne International Arts Festival 2008, ha pubblicato l'elenco dei suoi libri preferiti. E' una lista che non sorprende: un elenco eclettico e affascinante di libri:

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov
Viaggio in Oriente di Hermann Hesse
Il gioco delle perle di vetro di Herman Hesse
Cuore di tenebra di Joseph Conrad
Moby Dick di Herman Melville
Billy Budd di Herman Melville
Songs of Innocence di William Blake
Ragazzi selvaggi (The Wild Boys) di William Burroughs
Urlo (Howl) di Allen Ginsberg
Una stagione all'inferno di Arthur Rimbaud
Illuminatzioni di Arthur Rimbaud
La lite di Cambridge (Di Wittgensein Poker) di David Edmonds e John Eidinow
Villette di Charlotte Bronte
Il processo di Brion Gysin
Il Libro di Caino di Alexander Trocchi
Coriolanus di William Shakespeare
Il principe felice di Oscar Wilde
Il tè nel deserto di Paul Bowles
Contro l'interpretazione di Susan Sontag
I Seekers Oblivion di Isabelle Everhardt
Le donne del Cairo di Gérard de Nerval
Sotto il vulcano di Malcolm Lowry
Le anime morte (Dead Souls) di Nikolaj Gogol
Il libro dell'inquietudine di Fernando Pessoa
La morte di Virgilio di Hermann Broch
Alzate l'architrave, carpentieri di JD Salinger
Franny e Zooey di J.D. Salinger
La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne
La gran bevuta di René Daumal
Un amore di Swann di Marcel Proust
Buona morte di Albert Camus
Il primo uomo di Albert Camus
Le Onde di Virginia Woolf
Big Sur di Jack Kerouac
Tutto di H.P. Lovecraft
Tutto di W.G. Sebald
Diario del ladro di Jean Genet
Il Progetto Arcades o nulla di Walter Benjamin
Poeta a New York di Federico García Lorca
L'onore perduto di Katharina Blum di Heinrich Böll
Il bevitore di vino di palma da Amos Tutuola
Ice di Anna Kavan
La Divina Proporzione da H.E. Huntley
Nadja da André Breton

I consigli di lettura di Patti Smith sono senza altro interessanti: molti dei libri nella lista sono nelle "nostre" liste, alcuni recensiti sul blog. In una recente intervista la rocker ha detto che potrebbe consigliare un milione di libri, e ha sottolineato di voler leggere e approfondire gli scritti di Roberto Bolaño. E rileggere tutti i grandi classicim, da La lettera scarlatta a Moby Dick, fino a [Haruki] Murakami. Ma siamo daccordo con lei, nel giudicare 2666 di Roberto Bolaño il primo capolavoro del 21 ° secolo ".

12/11/12

Power to the people: Patti Smith


Un complesso intreccio di cultura e musica, di poesia e rock 'n' roll, di frustrazioni quotidiane e aspirazioni ribelli, una vita in permanente contradizione tra  purezza e perdizione. Patti Smith  ci parla delle  delle sue canzoni e degli amici di sempre, Robert Mapplethorpe e Allen Ginsberg, di Fred Smith, dell'Italia. E di politica,  a Vienna dopo l’uragano. (n.d.r.)


di ELFI REITER
Vienna

Jet legged, stordita da Sandy, l’uragano che ha spazzato la zona del New Jersey, compresa New York, dopo sei giorni passati senza luce, senza riscaldamento, senza cibo, senza internet, senza telefono, ce l’ha fatta ad arrivare a Vienna per un evening to remember svoltosi al Metrokino, piccola sala cinematografica del secolo scorso, un teatro all’italiana con la forma a ferro di cavallo, i palchi e le strutture in legno scuro dalle linee tondeggianti alla Bernini e i comodi sedili in velluto rosso scuro: Patti Smith, la lady del rock ha recitato, cantato e parlato per un’ora e mezza, sola sul piccolo palco, lei e due chitarre, un tavolino tondo e unmazzo di fiori bianchi e verdi, stregando le circa duecento persone presenti da far culminare i continui applausi a scena aperta in una lunga standing ovation finale. L’artista dalla voce roca sonante e potente, di cui tutti/e ricordiamo Because the night (e non solo perché è la sigla di Fuori Orario) è stata ospite della Viennale 2012 perché co-produttrice del film presentato in prima mondiale, Museum Hours di Jem Cohen.

Grande amico del festival, lui non è potuto essere presente a causa di un’improvvisamalattia della madre adorata, grande amica di Cohen e amante della città di Vienna dove aveva cantato per la prima volta nei lontani anni settanta nella grande sala del Konzerthaus dove già avevano suonato i leggendari classici Mozart e Beethoven, lei ha investito 30mila euro in questo film di finzione girato per metà negli interni del Kunsthistorisches Museum e per metà in giro per le strade e i luoghi della capitale austriaca che risplende del fascino imperiale di un tempo che fu, ma sa accogliere magistralmente anche le arti più innovative nei varimusei, centri d’arte, teatri e altri templi delle arti antiche e non. La produzione di Museum Hours è americana, ma viennese è stato il supporto, non ultimo grazie alla stessa Viennale e allo Stadtkino, la sala comunale che fa anche distribuzione e per l’Austria infatti è il distributore del film che da quanto si legge sul catalogo è un inno alla vita, all’amore, all’arte. Parole che risuonano anche continuamente per tutta la serata, del 4 novembre, narrandoci Patti Smith dei tempi in cui, giovanissima, era arrivata a New York, nell’estate 1967, il giorno in cui era morto John Coltrane. Quell’estate era cambiata la sua vita, perché aveva incontrato RobertMapplethorpe. Ed ecco che veniamo a sapere che la sera da ricordare, è il giorno del compleanno di Robert che è anche il giorno della morte di Fred Smith, suo marito.
Mentre un’altra analoga coincidenza vuole che il 9 marzo sia la seconda data chiave per Patti: il 9 marzo 1978 aveva conosciuto, per caso sottolinea lei, il suo futuromarito, Fred, in una festa per festeggiare l’uscita dell’album Horses, e vent’anni dopo, esattamente nello stesso giorno del mese di marzo eramorto Robert: correva l’anno 1998. Due date, due uomini. I suoi due uomini, uno per la vita artistica, uno per la vita privata: con Mapplethorpe era cresciuta artisticamente, con Fred sul piano umano mettendo al mondo anche due figli, una donna e un uomo. Quando prende in mano la prima volta una delle due chitarre posate sul palco, una marron e una nera, lei ringrazia coloro che gliel’hanno prestate. La tempesta abbattutasi sulla grande mela e dintorni nei giorni 28 e 29 ottobre le avevano impedito di portare con sé la sua: tutta l’attrezzatura tecnica era in un deposito. Allagato. Inaccessibile. Parte il song Grateful. Fred era morto il giorno, in cui era nato Robert, così il 4 novembre è per sempre, come ogni 9 marzo, il giorno più felice e più triste nella sua pur emotivamente ricca vita. Poi Patti Smith racconta come si erano incontrati, lei e Robert, nell’estate 1967, per strada, due outsider, due misfits, che si erano trovati per vivere insieme nell’arte, ognuno nella sua, lui nella fotografia, lei nella musica. Mapplethorpe aveva sempre detto «vivo per e nell’arte, da solo», sottolinea tenendo in mano il libro nero da cui legge i testi, Just Kids (uscito nel 2010 in Italia per Feltrinelli, ndr), che narra appunto la storia artistica tra loro due. Immersa nel racconto della sua giovinezza, nell’underground newyorkese anni settanta, intona Wing, un song per giovani ai quali dice di inviarlo e lo dedica a tutti coloro che oggi hanno vent’anni: «ero come un’ala che si era innalzata nel cielo blù…».