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19/03/20

Eduard Limonov in Italia (Lido di Ostia)


Ieri, se ne è andato Eduard Limonov, scrittore russo prolifico, politico, esteta e, last but not least, guerrigliero. Ripubblichiamo quì un post a lui dedicato del 2013.


Tra altri popoli spesso vengono ad abitare i falliti. Questa grande e coraggiosa tribù è infatti dispersa in tutto il mondo. Nei paesi anglofoni sono chiamati abitualmente loosers-cioe', perdenti. Questa tribù è assai più numerosa degli ebrei, e non meno audace e intraprendente. Non le manca la pazienza: a volte per tutta la vita si nutre solo di speranze.. Bisogna sottolineare un tratto particolare: gli uomini e le donne di questa tribù, una volta raggiunto il successo, facilmente ripudiano gli altri del gruppo, fanno propri i costumi e i modi di quel popolo, in seno al quale hanno raggiunto il successo, e non resta alcuna traccia della loro trascorsa appartenenza alla gloriosa genia dei falliti..
Enciclopedia Britannica
 
"E poi all'improvviso ti svegli in una vita tua e non tua, indossando un abito Pierre Cardin, un mitra nella mano destra.."

CONSIGLI DEL DOTTOR LIMONOV PER GIOVANI AMBIZIOSI
Il primo obiettivo di un individuo che vuole diventare un personaggio "importante" è non obbedire alle tradizioni culturali della gente "semplice". Se guardo le foto di classe con tutti i miei compagni, quando abbiamo preso il diploma, mi viene da pensare..perché'? Perché' i miei compagni non hanno fatto qualcosa di grande? Dire che fossero stupidi o senza talento sarebbe distorcere la verità. Non sono nemmeno stati raggiunti dalla prosperità. Nessun criminale, nessun assassino, solo folla qualunque. Così, se mi venisse chiesta la formula per diventare una persona importante citerei innanzitutto l’abilità di assumersi dei rischi. L’abilità perfetta nel prendere di volta in volta un rischio..Poi aggiungerei alla formula l'assoluto disprezzo per le tradizioni culturali. E cos'altro?

Penso che la fortuna sia una questione di organizzazione della vita. Uno che sogna di diventare un uomo importante deve anche essere determinato e crudele, come un lupo. Nella sua vita deve far scoppiare tutti i casini che può. Io farei scoppiare questo cazzo di pianeta, se riuscissi ad avvicinarmi a una bomba atomica o a qualche altro congegno del genere. E allora, che senso ha andare avanti in questa esistenza molle come una merda? Qualcuno dovrebbe fermate tutto. E così quel qualcuno diventerebbe definitivamente grande. L'ultimo eroe dell’umanità..

(Eduard Limonov in Italia)

MAR MEDITERRANEO - OSTIA

Avevo una gran fame. Delle 122.000 lire che ci pagava il fondo Toistoj, la signora Francesca ce ne succhiava 60.000 per una fredda celletta in casa sua. Gli ebrei dicevano che a Ostia gli appartamenti costavano molto meno. Un giorno ci siamo decisi e siamo andati in autobus a Ostia.
Abbiamo trovato l'indirizzo. Mentre lo cercavamo, almeno tre volte sono stato sul punto di tirar cazzotti. Elena con 1e sue lunghe gambe aveva un cornpletino con la gonna corta, e gli italiani di sesso maschile ci urtavano, fischiavano, si aveva l'impressione che da un momento all’altro ci dovessero saltare addosso. Un giovanotto occhialuto con i capeili lunghi come me evidentemente non li spaventava troppo. La terra a Ostia sembrava calva. L’erba ci cresceva male, per questo il terreno aveva l'aspetto di un cranio spelacchiato. Probabilmente quando pioveva si formava un gran pantano e poi la melma si riasciugava alla rinfusa, inglobando, come se fosse cemento, mattoni, tavole, pezzi di ferro arrugginito. In realtà a Ostia non sembrava di stare all’estero, non aiutavano neppure le
insegne in italiano, più che altro assomigliava a Saltovskij, i1villaggio della mia infanzia. Forse anche perché eravamo entrati non dalla porta principale, la stazione, la piazza del municipio, ma dalla porta di servizio, più comoda e veloce, come ci avevano spiegato gli “ebrei”. Cosi chiamavamo gli emigranti, ed era vero, perché verso la fine del 1974 in Italia non c’erano altri emigranti all'infuori degli ebrei. E di noi due.
La questione dell'appartarnento l'abbiamo risolta in fretta. Abbiamo fatto il giro delle camere, dove gli ebrei, uomini, donne e bambini se ne stavano stesi sui letti come trichechi. Stavano stesi ad aspettare che gli rilasciassero il visto per gii Stati Uniti o per il Canada. Temendo che non glielo dessero. Gli ebrei odoravano di paura, povertà, attesa. Chi non dormiva, masticava. Ci hanno fatto vedere la camera, uguale alle altre, che avremmo potuto occupare noi. Costava la metà della nostra stanza di Roma, ma per entrarci si doveva passare per una camera dove abitava una grande famiglia. O per lo meno c’erano molti letti.

<E se devo fare pipi?> ha chiesto Elena.
<<Potete comprarvi un vaso da notte>> ci ha consigliato la ragazza grassa e bionda che ci faceva strada, la stessa che ci aveva dato l'idea di Ostia. Studiava inglese assieme a noi in una scuola proprio sulla riva del Tevere. Era chiaro che la camera non l'avremmo presa, troppo sconfortante la visione di tanti ebrei ammucchiati. E poi Ostia decisamente non ci era piaciuta. Appariva del tutto inspiegabile come una cittadina tanto lercia potesse aver svolto la funzione di porto della Grande Roma.
Ce ne siamo andati, dopo esserci messi d’accordo che saremmo tornati la settimana dopo, pregandoli di tenerci la camera: sapevamo perfettamente che non saremmo venuti, ma mentivamo per gentilezza. Isaak Krasnov e la sua famiglia, e persino i due abissini operai in una fabbrica di conserve, nostri coinquilini nell'appartamento vicino alla stazione Termini, erano persone interessanti in confronto a quella mandria oppressa di trichechi. In strada Elena si e accesa una sigaretta.
<Uno schifo di posto> ha detto nervosa. In realta era stata lei a volerci venire. Si lamentava tutto il tempo di come si viveva male nell'appartamento puzzolente della signora Francesca.
<<A mettere insieme tanta gente povera e nervosa, cosa ti aspettavi>> ho riassunto io.
<<Andiamo almeno a dare un’occhiata al tanto decantato mar Mediterraneo>>
<Il mare?> ho chiesto a un ragazzino orrendo, del tutto in tono con il paesaggio. Il ragazzino ha puntato il dito verso la rete di una recinzione e li ci siamo diretti. Finalmente siamo sbucati su una striscia di sabbia sporca. Nella sabbia avevano piantato delle porte da calcio, e cinque o sei monelli malmessi si passavano pigramente la palla.
<<Perché qua sono tutti cosi brutti e storti? — Ha chiesto Elena. — A Roma la gente é bella.>>
<Si, — ho detto io - non brillano per bellezza.>
Abbiamo attraversato il campo di sabbia e dietro abbiamo trovato una timida distesa di acqua grigia.
<<E sarebbe questo il tanto decantato Mediterraneo, quello che solcavano le triremi?>>ha chiesto Elena. <Si, — ho risposto io — non si è rivelato all’altezza.>
Una volta un’amica di Marja Nikolaevna Izergina, che aveva vissuto all’estero con il marito diplomatico, ci aveva detto che Koktebel’, e in generale tutta la Crimea, era molto più bella della tanto celebrata Italia. Molto più bella del golfo di Genova. Ci siamo seduti e, questa volta, ad accendere una sigaretta sono stato io. Il mare era a cinquanta metri da noi. L’acqua era bassa e ci sguazzavano barattoli arrugginiti, alcune bottiglie, altra robaccia.
<<E dov’è il porto?>> mi fa Elena.
<Tutto fa pensare che occorra anclare a destra. Andiamo?>
<<No, — ha risposto lei — già mi sono scorticata i piedi abbastanza. E poi non ne ho voglia.>>
<Ma quale porto ci può essere con un’acqua così bassa? C’è qualcosa che non mi convince con questa storia del porto di Roma. Può darsi che non fosse Ostia il porto di Roma?>
<<Forse il porto era Roma stessa e poi l’acqua si é ritirata?>>
ha osservato Elena.
<Come ha fatto in duemila anni a ritirarsi a questo modo? Ci vogliono intere ere geologiche per processi del genere. Venezia sprofonda, ma mica di metri all’anno. .. Hai mai notato che alcune rovine sembrano più giovani di quel che sono?>
<<E per via del marmo. Al marmo non può succedere nulla.>>
<<Per me contano balle sull’età delle loro città, gli italiani. La alzano apposta, cosi è più prestigioso.>>
Mi sono arrischiato a togliermi le scarpe e a bagnarmi i piedi nell'acqua grigia del mar Mediterraneo. Avrei anche potuto farmi il bagno, non era cosi freddo. Ma non mi è venuta voglia, perché il mare non mi piaceva. Ce ne siamo andati e non siamo mai più tornati a Ostia. L’anno dopo, nell’autunno del 1975, a New York ho letto sul giornale che in una radura desolata di Ostia era stato ucciso Pier Paolo Pasolini. Dalla dettagliata descrizione ho capito che erano esattamente i posti dove eravamo stati io ed Elena.
Le mie osservazioni sulla giovinezza delle antichità italiane e sull’inadeguatezza di un misero porto senza fondale come Ostia alla Grande Roma dell’ antichità mi sono tornate in mente a Mosca all'inizio degli anni Novanta, quando ho letto il lavoro dei professori Nosov e Fomenko intitolato Nuova cronologia della Russia, dell'Inghilterra e di Roma. Vi si sostiene che Roma è molto meno antica di quanto si creda e che la vera capitale dell’Impero romano è sempre stata Costantinopoli. ll destino ha deciso che già da vent'anni Elena viva nella Città eterna. Suo marito è morto, lasciandole il titolo di contessa e la figlia Anastasija.

Eduard Limonov, Libro dell'Acqua - Alet

Eduard Limonov, nato in Russia (Dzerzinsk) come Eduard Savenko. Il primo scrittore dell'epoca postsovietica incarcerato per motivi d'opinione. Ribelle, eccentrico, piantagrane, sempre controcorrente.  Mai smentita la sua fede bolscevica (sottolineata nel libro La nostra era una grande epoca..), Limonov ci suggerisce che al posto dell'Unione Sovietica ci sono oggi pseudo democrazie e una serie esplicite di dittature: la Russia come palestra di nuovi esperimenti di cattura di consenso, totale asservimento dei mezzi di comunicazione di massa, e degli elettori ai mezzi di comunicazione di massa,  meccanismo esportabile in tempi stretti anche alle democrazie occidentali e frutto del matrimonio tra il capillare controllo sociale (esercitato dai servizi segreti) e il Grande Fratello televisivo. In questo quadro sorprende la contaminazione degli estremismi di destra e di sinistra, che coinvolge un intera galassia rosso-bruna di cui il partito Nazionalbolscevico di Limonov è una piccola avanguardia. Un esigua truppa di esagitati, giovani e ragazzotti in maggioranza  punk, anarchici, nazionalisti..

Famiglia semplice, infanzia difficile in quartieri di frontiera, tra alcol e piccoli furti. Si trasferisce a Mosca, scrive poesie e racconti. Nel 74 ottiene un difficilissimo permesso di espatrio: Austria, Italia, Francia, dove seppur senza un soldo frequenta personaggi famosi, e sempre più insiste nello scrivere e pubblicare. Si sposta poi a New York dove sopravvive con lavori umili e saltuari (lavapiatti, maggiordomo, muratore..) In America la moglie Elena lo abbandona per un altro, intensifica la sua vita bohemien,tante donne, e mille esperienze che diventeranno storie per i suoi scritti. Finalmente nel 80 viene pubblicato in Francia Io sono Edicka. Un successo quasi immediato, tradotto in 15 lingue. Poi, Diario di un fallito, l'opera più dura verso la società occidentale, e americana in particolare.



27/01/18

Roma, 17 febbraio: per il Popolo Curdo

 
Il popolo curdo sta attraversando una situazione drammatica, perseguitato in Turchia dal regime di Erdogan, che distrugge i villaggi nel Kurdistan irakeno, che muove la guerra e bombarda il Cantone di Afrin complici Russia, Usa, UE, che resiste in Iran insieme a tutti i popoli.
Dopo il presunto golpe, Erdogan ha riempito le galere di oppositori tra cui migliaia di curdi, compresi sindaci e deputati HDP anche i due co-presidenti Demirtas e Yüksedag. Ora l’escalation turco con l’aggressione militare al Cantone di Afrin per annettersi quel territorio, nell’intenzione esplicita di distruggere l’esperienza della rivoluzione in Rojava.
La criminale guerra dichiarata dal regime turco contro il popolo curdo portatore di istanze di pace e giustizia, pone oltremodo la preoccupazione sulle sorti del leader Ocalan di cui non si hanno più notizie da due anni.
Per perorare la sua vicenda, a Strasburgo davanti la sede del Consiglio di Europa, è in corso da mesi un presidio del movimento curdo, a cui si aggiungerà dall’8 febbraio “la marcia internazionale per la liberazione di Ocalan, delle/dei prigioniere/i politici, per la pace e giustizia in Kurdistan”, che si concluderà con una grande manifestazione a Strasburgo il 17 febbraio, nel 19° anniversario dell’intrigo internazionale che consegnò il leader Ocalan nelle mani della Turchia.
 
In contemporanea della Marcia a Strasburgo intendiamo manifestiamo insieme alla comunità curda a Roma. Sarà l’occasione per mostrare ancora una volta al mondo quanto l’Italia sia vicina al popolo curdo e non dimentichi le responsabilità del governo italiano quando Ocalan giunse in Italia per chiedere asilo politico, soprattutto per rinnovare l’attenzione e l’impegno nella ricerca di una soluzione pacifica per quel popolo perseguitato.
Temiamo per la vita del leader Ocalan, vista la situazione di assoluto isolamento divenuta ormai pratica costante per tutte/i le/i detenute/i politici. La sua presenza è fortemente necessaria, rappresenta la speranza di un cambiamento radicale rispetto alle logiche degli Stati, che impediscono ai popoli di viveri liberi, in armonia e cooperazione sociale.
Il leader Ocalan deve vivere e tornare libero, per contribuire a riaprire il dialogo di pace e realizzare una condizione giusta e duratura per il popolo curdo e per tutti i popoli della regione
mediorientale.
 
PACE E LIBERTA’ PER IL POPOLO CURDO E I POPOLI DEL MEDIO ORIENTE A FIANCO DI AFRIN CHE COMBATTE E RESISTE PER L’UMANITA’
17 FEBBRAIO, MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA, h 14.00 Piazza della Repubblica
 
Ufficio di Informazione del Kurdistan (UIKI)
Comunità Curda in Italia
Rete Kurdistan Italia




 
PRIME ADESIONI:
ARCI
Cobas-Confederazione dei Comitati di Base
Movimento per il Diritto ad Abitare
Movimento NO TAV
Movimento NO TAP
Forum dei Movimenti per l/Acqua
Giuristi Democratici
Attac
Nodo Solidale
Senza confine
Prc
Palermo solidale con il popolo curdo
verso il Kurdistan-Alessandria
Coordinamento Toscano per il Kurdistan
Rete Kurdistan Puglia
Rete Kurdistan Abruzzo
Newroz- Pisa
Laboratorio SKA – Insurgencia / Napoli
Laboratorio Sociale-largo Tappia/Lanciano
Tpo – Labas – Vag 61 – Ass. Ya Basta / Bologna
Gabrio- Torino
 Askatasuna / Torino
Ya basta Edi Bese/ Padova
Ya Basta- Marche
Cpa – EX Emerson / Firenze
Sparrow– Azadi / Cosenza
Zona 22 / S. Vito Chietino(CH)
Comunità Nuovi Orizzonti / Messina
Comitato di base NoMuos/NoSigonella di Catania
GUS- Gruppo Umana Solidarieta’/ Macerata
Forte Prenestino-Roma
EX Snia- Roma
La Strada- Roma
Casale Falchetti- Roma
LOA Acrobax- Roma
Degage -Roma
Un Ponte Per
Bene Comune- Mensile culturale
Movimento per il Diritto all’Abitare- Roma
Csoa Angelina Cartella- Reggio Calabria
Ass. Primo Marzo Molise Onlus
Associazione Culturale La Lotta Continua
Collettivo Autogestito CASAROSSA40 (Lamezia Terme)
Servizio Civile Internazionale
Cooperazione Rebelde Napoli
Simone Oggionni (coordinamento nazionale Articolo Uno – Mdp)
Associazione Progetto Diritti onlus
Associazione Primo Marzo Onlus- Molise
Associazione Senza Paura Genova
 

03/11/17

Dead Kennedys Live CrossRoads Roma




Le bellissime foto di Roberto Scorta del concerto dei Dead Kennedys al CrossRoads di Roma 28-10-2017  - (click per ingrandire)
Noi c'eravamo!





Opening



Fun


DH Peligro


Bay Ray Guitar


Skipp & Ray


Skip


Bay Ray



Fun


Klaus & Ray



Skip


D. K.






 

08/12/15

Mark Sandman e i Morphine: il lato oscuro della vita moderna e la speranza

Ci siamo spesso occupati di musicisti, artisti e personaggi del Rock'n'Roll e dello show biz scomparsi a causa dell'uso smodato di droghe pesanti. Oggi invece rendiamo omaggio ad un personaggio scomparso molto precocemente, che abbiamo troppo amato e che con le droghe pesanti non aveva mai avuto a che fare.
Ho amato Mark Sandman e i suoi Morphine. Mark era un avido lettore dei beat, di Bukowski, John Fante e di scrittori harboiled come Raymond Chandler e Jim Thompson, a cui abbiamo dedicato un lungo post perchè tra i nostri must. Roba scura. Ha anche scavato tra i surrealisti come Artaud e Rimbaud e ha dimostrato nei testi delle sue canzoni, che erano racconti in miniatura del lato più oscuro della vita moderna, sogni febbrili popolati da cuori spezzati, e da alcol e droghe. Nei suoi racconti c'è un romanticismo andato a male, vite vissute ai margini, e le malvagità del mondo sono state condite con barlumi di sesso dolce e umorismo nero che ci ha dato il senso che non tutto in fondo è senza speranza.

Con i Morphine, Mark ha continuato a creare un lavoro che era notevole nella sua integrità musicale e lirico. Sandman è stato uno scrittore dotato come quelli che ammirava e stava affermando il suo essere artista a tutto tondo e di rilevante entità, quando morì di un attacco di cuore, a soli 46 anni. La sera che si apprese della sua morte, quì a Palestrina, a pochi Km dalla capitale, il 3 luglio 1999, ci siamo seduti al nostro bar e bevuto drinks alla sua memoria. Ricordando che le sue parole erano una via d'uscita dal buio e la sua musica una cura per il dolore. Ci hanno sempre consolato le dichiarazioni di Michael Azerrad, suo amico che ha messo a tacere una volta e per tutte le voci riguardanti la morte per droga di un uomo che mai le aveva usate in vita sua. Un arresto cardiaco sul palco, in fondo per un musicista, il modo migliore. Ma Mark era troppo giovane, troppo presto, perchè avrebbe potuto regalarci ancora tanta musica e tanta poesia.

Nessuno voleva ammettere le circostanze della morte di un musicista e di un uomo vitale di 46 anni, e così le voci iniziarono a girare. Inizialmente la band, gli amici e la famiglia erano troppo addolorati per parlare, per dare una spiegazione. Forse era perché Sandman era un musicista rock, forse era a causa del suo modo straordinariamente laconico, forse era semplicemente perché la sua band si chiamava Morfina, che alcune persone saltarono senza dubbio alla conclusione che la scomparsa precoce era dovuta ai farmaci. Molti musicisti sono morti di attacchi di cuore legati al consumo di cocaina: da James Honeyman-Scott dei Pretenders , al bassista degli Who John Entwistle, e così via.
Anche il film documentario The Mark Sandman Story, non ha affrontato, e tanto meno smentito quelle voci. Ma Mark Sandman non ha mai usato droghe pesanti - dice Sabine, la sorella -  anzi, conferma che le disprezzava.

"Nel corso della sua vita, aveva visto i rottami che le droghe causano, e una persona del suo intelletto e dalla sua curiosità non era interessato a seguire quella strada. Voleva solo aumentare la sua esperienza di vita, non smorzarla. " 

E diciamocelo, il fatto di dedurre solamente dal nome della band che Sandman era un consumatore di droga pesante è piuttosto giovanilistico e dà poco credito ad un artista così sofisticato. Sandman ha sempre affermato che gli piaceva l'etimologia della parola morfina, che deriva dal dio greco dei sogni, Morfeo. Ma il nome Morphine sicuramente si riferisce anche ai poteri analgesici della musica, qualcosa a cui Sandman si appoggiò pesantemente in seguito alla morte prematura di suoi due fratelli minori Roger e Jon.

Allora, perché è successo? Beh, Sandman ha avuto alcuni fattori di rischio classici. Era un fumatore pesante . Ed era anche sotto un stress, non solo come frontman di mezza età di una rock band sempre in tour, ma anche perché era il principale compositore di una band che stava cercando di arrivare fino alla scadenza del contratto discografico con l'etichetta con cui avevano firmato.
Mark voleva vivere all'altezza delle aspettative dei fan, che hanno sempre ricambiato alla grande questo suo "donarsi". E non ha mai delegato niente per quanto riguarda la gestione del gruppo.

In una intervista, Sabine ha confessato che c'era stato un avvertimento: un attacco cardiaco minore. Seduto sul divano, iniziò a lamentarsi che gli mancava il respiro. Solo un paio di minuti, afferma, poi tutto passò. Pensarono ad un indigestione. Ed è normale, quando si è ancora relativamente giovani. Tutti sentiamo strani dolori al petto di tanto in tanto. Palestrina, 45 minuti di auto a est di Roma, quel giorno era ancora molto caldo quando la band si presentò in scena. 
"Il frontman dei Morphine muore di infarto sul palco." E nessun altra spiegazione. Sandman era ebreo, nel giudaismo, il corpo è considerato il santo tempio dell'anima, e il Talmud, vieta le autopsie. Così iniziarono le voci di droga, che sconvolsero fan, e profondamente la band, la famiglia e gli amici.

Un post mortem presso l'ospedale confermò che fu arresto cardiaco, ma le speculazioni continuarono. Fino alle recenti dichiarazioni della famiglia di Mark. Ora tutti noi conosciamo la vera la storia. Quì sotto un best personale, un tributo: quasi interamente i primi tre album dei Morphine e un profondo mea culpa per aver "dimenticato" Mark  nel Best di questo blog per quanto riguarda i bassisti. Virtuoso del basso a due corde, è stato uno dei più originali della storia, nonché fonte di ispirazione per musicisti come Les Claypool, Josh Homme, Mike Watt.


Morphine_My Best





In tutto il mondo, ovunque vado Nessuno mi capisce Nessuno sa quello che sto cercando di dire

Ovunque vado che nessuno mi capisce Mi guardano quando parlo loro
E si grattano la testa  "Che cosa sta cercando di dire?"

Ma tu... tu parli la mia lingua
Ma tu... tu parli la mia lingua
Sì! Sì!

Tutto il mondo, ovunque vado Nessuno mi capisce Nessuno sa quello che sto cercando di dire

Anche nella mia città Miei amici mi dicono di  scriverlo
Mi guardano quando parlo loro E  scrollano le spalle
"che cosa sta parlando?

Ma tu... tu parli la mia lingua
Ma tu... tu parli la mia lingua
Sì!

Kabrula kaysay Brula Amal amala senda Kumahn Brendhaa!
Kabrula kaysay Brula Amal amala senda Kumahn Brendhaa!
Kabrula kaysay Brula Amal senda amala!
Kabrula kaysay Brula Amal senda amala!
Kumahn Brendhaa!
Kumahn Brendhaa!
Brendhaaaaaaaaa!
Sì!

Tu... tu parli la mia lingua
Tu... tu parli la mia lingua
Sì! Sì!


 

20/07/15

La vergogna di Casale e la sinistra fantasma

Con l'aiuto del Presidio Solidale di Via Visso - Nodo Territoriale Tiburtina, cerchiamo di ricostruire la vicenda che ha poi portato agli scontri di Casale San Nicola, venerdì scorso. Sì, perchè la “rivolta” di Casale San Nicola ha, infatti, una genesi molto più ampia e articolata di quanto non sia apparso nel solito circo mediatico che, dolosamente, continua a mettere al centro della narrazione solo la parte utile a fomentare la xenofobia e l'odio razziale. Protagonisti della vicenda le amministrazioni e i soliti “comitati” di quartiere, strumentalizzati da razzisti e fascistoidi vari per soffiare sul fuoco dell’emergenza e dirottare sull'immigrato cariche di rabbia altrimenti pericolose per il potere costituito.

Comitati di quartiere che si sono fatti sentire stamattina sui giornali, accusando i giornalisti e i media in generale di averli fatti passare per razzisti: strano, perchè prima le stesse accuse rivolte agli stessi giornalisti erano perchè questi non si occupavano della loro "vicenda", mentre ora si ritrovano sulle prime pagine dei quotidiani, con tanto di foto e filmati, che li ritraggono insieme ai soliti fasci di Casa Pound scagliare di tutto contro le forze dell'ordine, per impedire a 19, diciannove migranti di alloggiare in un centro di accoglienza nel loro bel quartierino.

"Non siamo razzisti e non abbiamo chiesto aiuto ai fascisti".. urlano.
Certo è che non possono più urlare la retorica fascista/leghista del.. portateli a casa vostra, portateli nei quartieri bene: Casale S.Nicola non è Tor Pignattara, non è il Casilino o un altra delle zone a rischio della città.
Dei camerati, oggi, non c'è traccia, mentre i 19 ragazzi immigrati se ne stanno nel casale, buoni e tranquilli: il più piccolo ha 17 anni, 21 il più grande.
Ma andiamo con ordine. A settembre 2014 sbarcano in Sicilia, tra le migliaia di altri, 60 ragazzi provenienti da Gambia, Senegal, Mali. Dopo pochi giorni di permanenza nei centri locali vengono trasferiti a Roma, insieme a un gruppo di pakistani e bengalesi, in una struttura a via Visso, sulla Tiburtina, dove sarebbero dovuti rimanere temporaneamente fino al colloquio con la Commissione giudicante lo status di rifugiato.

La data di tale colloquio, tuttavia, rimane vaga per lunghi mesi, durante i quali i ragazzi iniziano a vivere attivamente il territorio in cui sono inseriti: chi lavorando, chi iscrivendosi a scuola, chi frequentando gli spazi sociali del quartiere attraverso corsi di italiano e altre attività. Lentamente iniziano a fare comunità, a integrarsi tra loro e con l’esterno, a uscire sempre più dal ghetto che viene costruito intorno alla figura del migrante.

Nel frattempo, a maggio inizia a circolare la voce che verrà aperto un nuovo centro di accoglienza sulla Cassia, all’incrocio tra La Storta e la Braccianese. Sull’onda di quanto già successo a Tor Sapienza subito si attivano gli abitanti del quartiere che, fomentati da Casapound e le solite destre romane, occupano simbolicamente l’ex scuola che dovrebbe ospitare il centro e istituiscono un presidio permanente di protesta.

Pochi giorni fa, le due vicene si sono intrecciate in un disegno che ha ben poco di casuale. Ai ragazzi di via Visso viene comunicato, con sole 48 ore di anticipo, lo spostamento nell’edificio in questione, a decine di chilometri da dove hanno iniziato, tra mille difficoltà, a crearsi un’esistenza minimamente dignitosa. La motivazione ufficiale, peraltro tenuta nascosta fino all’ultimo, è il cambio di cooperative nell’appalto per l’accoglienza dei ragazzi, nell’ambito della riorganizzazione seguita a Mafia Capitale e al rapporto del prefetto Gabrielli. Da subito i ragazzi, che dunque dovrebbero essere spostati come pacchi postali senza minimamente essere interpellati, esprimono la ferma volontà di non volersi muovere verso la nuova collocazione, non volendo rinunciare ai percorsi già avviati e rifiutando di essere pedine di un meccanismo che trae profitto dalla loro deportazione. Tuttavia, la condizione di ricatto in cui versano a causa della richiesta d'asilo, un vero e proprio “limbo” giuridico, non consente loro di agire liberamente, poiché qualsiasi comportamento anche solo ai limiti della legalità potrebbe compromettere la richiesta stessa.

Accade così che la mattina di venerdì, sotto la minaccia di pregiudicare il parere della commissione d'asilo e di non ricevere più il “pocket money” e i pasti, il primo gruppo di ragazzi accetta a malincuore di andare a Casale San Nicola. Al loro arrivo trovano ad attenderli un centinaio tra residenti e fascisti inferociti, che tentano di opporsi fisicamente al passaggio del pullman dando vita ad un comico teatrino con le forze dell’ordine. Da qui inizia la narrazione tossica dei mass-media che, in un gioco delle parti già visto, trasformano la protesta, per quanto veemente, di qualche decina di persone in un evento di respiro nazionale con scontri e feriti.
L'unica risposta delle amministrazioni a un flusso migratorio sempre più imponente sembra essere quella che stiamo vedendo a Ponte Mammolo prima e a via Visso poi, con l'intento di trattare i migranti unicamente come problema di ordine pubblico finalizzato al mantenimento dell’emergenza e, dunque, alla speculazione su di essa da parte del sodalizio governanti-cooperative.
Questa la storia.

Ma oltre alle responsabilità delle autorità, dobbiamo però chiederci dove è la sinistra, dove sono i democratici, gli anti­raz­zi­sti, quelli del Pd e i Syriziani di Sel, a con­trastare l'odio nero, le brac­cia tese di Forza Nuova e Casa Pound, a spie­gare, a offrire ragio­na­menti alter­na­tivi, e magari a soste­nere i migranti in que­sto momento dif­fi­cile delle loro vite? Dove sono quelli degli slogan altisonanti, non un passo indietro, riprendiamoci i quartieri, mentre nelle strade si vedono solo bandiere nere e teste rasate?



Cittadini di Casale S. Nicola e fascisti protestano contro l'arrivo di 19 (diciannove) migranti..


19/07/15

De La Soul is Dead!

L'unico concerto, o uno dei pochi davvero spendibili in questa rovente ed estenuante estate in città viene cancellato, per motivi ai più sconosciuti:

"Siamo molto spiacenti di annunciare che, per motivi completamente indipendenti dalla volontà dei promoter e degli organizzatori, la data unica italiana dei DE LA SOUL è stata cancellata.
I biglietti acquistati in prevendita su Ticketone possono essere rimborsati entro il 28 agosto rivolgendosi allo stesso punto vendita presso cui sono stati acquistati."

Il live della legendaria crew di  Long Island, New York, era previsto per il 28 Luglio a Villa Ada, Roma, nell'ambito della rassegna "Roma incontra il mondo". Davvero una sfiga, una disdetta, per un esibizione che era molto attesa non solo nella capitale. I De La Soul, lo ricordiamo, festeggiano i 25 anni della loro carriera, e l'uscita di quel  3 Feet High and Rising considerato uno degli album più influenti nella sfera hip hop e comunque nei 500 migliori dischi di tutti i tempi.

Ricordiamo anche che in onore del 25 ° anniversario di3 Feet High and Rising i De La Soul l'anno scorso resero il loro intero catalogo disponibile per il download gratuito per 25 ore sul sito web del gruppo. Il download durò da Venerdì 14 febbraio  fino al Sabato a mezzogiorno.

"Si trattava di permettere ai nostri fan di avere accesso a tutto, dopo tanto tempo" dice  Posdnuos. " Questo è il nostro modo di dimostrare loro quanto li amiamo."
We love you too...



23/06/15

Viva Le Famiglie! Il Family Day 2015

Molti mi rimproverano di occuparmi poco delle cose italiote. Vero. Perchè a volte questo paese è davvero anacronistico, buffo, irritante. Ad esempio: non sarebbe ora che uno dei paesi della cerchia dei cosiddetti "avanzati", si apra alle unioni civili tra le persone dello stesso sesso? Il buon senso ci risponderebbe di sì, ma nel nostro paese il buon senso è merce rara. Così, quasi 100 parlamentari aderiscono al Family Day 2015, tenutosi sabato 20 giugno a Roma, in quella Pz San Giovanni oramai preda di cani e porci. E dov'è il buon senso se la maggioranza di questi 100 stimati parlamentari sono tutti.. divorziati? Ci sarebbe da ridire a crepapelle se poi il nuovo messia degli ultra cattolici italiani è quel Mario Adinolfi, detto Marione, onnipresente su tutti i mezzi di comunicazioni possibili, e che si era fatto eleggere nelle liste del PD: il nostro Marione, croce in spalla e megafono, si è sposato, ha lasciato moglie e figlia, ha divorziato, e si è risposato in un casinò di Las Vegas. Strenuo difensore della famiglia e del caminetto e fustigatore di gay e abortisti. Per un pò di visibilità Marione Adinolfi scatenerebbe volentieri una guerra di religione, e magari in un altro secolo ci riuscirebbe pure. In un altro secolo, però..


22/06/15

Me ne andavo da quella Roma di m...

Le mille e una vita di REMO REMOTTI..

Francis Ford Coppola, Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Ettore Scola, i fratelli Taviani, Peter Ustinov, Nanni Loy, Maurizio Nichetti, Carlo Mazzacurati, Carlo Verdone...

Struggente e arrabbiato, come l'inno che aveva dedicato alla sua città, Mamma Roma addio!. Così era Remo Remotti, 90 anni compiuti a novembre scorso, e che ci ha lasciato ieri. Con la sua ferocia, l'ironia, e il disincanto Remo era stato l'attore feticcio di Nanni Moretti ma era stato chiamato da una miriade di grandi registi, a testimonianza della sua versabilità e la sua sincerità. Aveva sintetizzato quello che tanti che vivono nella capitale pensano: <<“Roma? Ci sono stato da Dio ma l’ho anche odiata. Io so’ nato sotto er fascismo. Quello vero e quello della Chiesa Cattolica, nel cuore della borghesia romana. Praticamente nella merda. Peggio de così”.>> Poeta, attore, scrittore e artista, aveva vissuto in Perù e in Germania e oltre ai registi citati sopra, aveva lavorato anche con "quello stronzo di Woody Allen". Intellettuale e provocatore, Coppola l'aveva voluto ne Il Padrino III, il suo film forse più anticlericale della sua carriera. Oltre che al cinema, ci piaceva molto la sua voce e i suoi testi sulla musica dei Recycled: ci mancheranno le sue invettive, le sue parolacce, i suoi racconti strambi ..





11/05/15

Rom e Sinti: Il “Patto dell’Invisibilità”

«Noi quest’anno abbiamo chiuso con quaranta milioni di fatturato ma tutti i soldi, gli utili li abbiamo fatti sui zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati, tutti gli altri settori finiscono a zero. Il traffico di droga rende meno»
(Salvatore Buzzi, presidente del Consorzio di Cooperative Eriches, 2 dicembre 2014, Il Fatto Quotidiano) 
Ma dov'è, dove è finita la solidarietà sociale, umana, civile e culturale? E i principi della Convenzione Internazionale di New York sui diritti dell’infanzia, qualcuno ne ha sentito parlare? Ne è a conoscenza? Questo blog  è schierato, a favore dei diritti civili e contro le discriminazioni razziali, politiche, religiose. E sulle speculazioni ai fini elettorali che alcuni soggetti perpetuano oggi nel nostro paese. Oltre che nel quotidiano, non possiamo fare altro che tentare di dare informazioni, più verosimili e obbiettive possibili, e dare una mano ai nostri lettori, cercando di informarli tenendoci distanti dalla stampa del sistema, omologata e opportunista. Oggi, il livello di odio e ostilità nei confronti dei Rom è altissimo. Quattro quinti della popolazione Rom e Sinti nel nostro paese vive in abitazioni.. "normali", come tutti i cittadini di questa repubblica. Un quinto solo di essa vive ai margini, in condizioni preccarie e della povertà  e al limite del degrado. In questo quinto è alta la percentuale di illegalità. Questo per dire che non c'è nessuna emergenza, nessun allarme di ordine pubblico relativi a questa minoranza: chi va in televisione ad urlare di questo è solo per ignoranza, speculazione, pregiudizio, razzismo, odio. E siamo solidali con chi accoglie questi benpensanti oscurantisti nei propri quartieri oltre che con i fischi e il disprezzo, con frutta e ortaggi di stagione.
Otto milioni di euro, una cifra superiore del 30% rispetto allo scorso anno. È quanto ha speso il Comune di Roma nel 2014 per segregare e violare i diritti umani di 242 famiglie rom nei cosiddetti “centri di raccolta rom”, per una spesa annua a famiglia di circa 33 mila euro.

A un anno dalla pubblicazione del rapporto Campi Nomadi s.p.a., che aveva denunciato l’esistenza a Roma di un “sistema campi nomadi” del valore di oltre 24 milioni di euro, l’Associazione 21 luglio ha presentato in Campidoglio il report Centri di Raccolta s.p.a. che completa il quadro dimostrando la presenza di un “sistema dell’accoglienza per soli rom”, parallelo rispetto all’assistenza alloggiativa prevista per i non rom, che continua a muovere denaro dal pubblico al privato senza che nulla cambi per il benessere della città e dei suoi cittadini, rom e non.


06/05/15

Blindfold Boxing! Roma, 1949

Non sbirciate! Benvenuti nel meraviglioso mondo della BLINDFOLD boxe, a Roma nel 1950, più spettacolare dell'incontro del secolo, Pacquiao vs. Mayweather!!

Antenati di Daredevil? Il normale andamento della nostra giornata in ufficio? Hanno come sottofondo la musica dei Black Flack o dei Circle Jerks? Stanno imitando quello che facevamo da piccoli con nostro fratello? L'anticipazione del nostro governo attuale? Come in un pub alle due del mattino? Un nuovo metodo per evitare un occhio nero? Di sicuro, più spettacolare dell'incontro del secolo, Pacquiao vs. Mayweather!!






26/02/15

Ai lavoratori della conoscenza, e a quelli del lavoro tradizionale: #MAI CON SALVINI


Un appello ad artisti, insegnanti, lavoratori della conoscenza, al mondo del lavoro tradizionale per costruire una grande campagna contro la manifestazione della Lega a Roma il 28 febbraio. INTERZONE ADERISCE


Caro Lettore, Artista, Insegnante, Artigiano, Ricercatore, Lavoratore della conoscenza,
Cara Persona, prima di qualsiasi mestiere,
Che veicola saperi attraverso le infinite linee immateriali della cultura,
Che vivi e vuoi vivere in un mondo pieno di bellezza, quella che si riversa su di te o che scaturisce direttamente dalle tue energie positive.


Non sei abituato e mai lo sarai al malessere, alle strade che si sporcano di odio, alle pance che dimagriscono per ingrassarne altre, alla violenza, alla privazione di libertà.
Sei abituato invece a sopportare tutto questo se accade agli altri fintanto che “l’altro” non sei tu.
Sei affascinato dai contrasti di colori sulla tela del pittore, dalle sfumature in lontananza aggrappate all’orizzonte, da ogni singola differenza che genera armonia.
Non sopporti la distruzione della composizione sociale in nome dell’appartenenza, del privilegio, dell’avidità, della prevaricazione, della paura.
Non sopporti chi distrugge, anziché valorizzare, la dignità umana in nome di differenze etniche, di genere, religiose, culturali, occultando parole come xenofobia, razzismo ed omofobia.

Disprezzi ogni forma di degrado, di abbandono, di mal curanza dovuta a chi vuole per sé togliendo agli altri, ma per troppo tempo hai tollerato chi accoppia il degrado al disagio di persone alle quali molto è stato tolto per ingrassare quelle pance lì o quelle appartenenze là. Per troppo tempo hai tollerato chi spiega il degrado con il linguaggio del razzismo, quando il primo è la conseguenza del secondo; il risultato di chi in virtù di una sprezzante, infondata, superiorità, priva l’altro della possibilità di integrarsi e nega ogni condivisione, costruisce privilegi fondati sull’esclusione e protetti da barriere, muri, filo spinato, guerra e ulteriore povertà.

Il vero degrado è la crisi e la povertà non chi è in crisi ed in povertà.
Il vero degrado è chi nella crisi e con la crisi si arricchisce.
Il vero degrado è chi la crisi l’ha prodotta.

A te che nascondi una forte disapprovazione per tutto questo, chiediamo che il 28 Febbraio, il giorno dell’arrivo di Salvini a Roma, dell’orribile sfilata di Lega Nord e CasaPound, alfieri del “Razzismo del Terzo Millennio”, tu venga a contestare quello che ormai non accetti più, la discriminazione e una distorta visione del degrado. Chiediamo che tu venga a contestare Salvini e ad esprimere tutta la tua voglia di libertà e giustizia, vero motore di ogni bellezza.

Invitiamo lettori, artisti, insegnanti, artigiani, ricercatori, lavoratori della conoscenza, persone prima di qualsiasi mestiere, chi veicola saperi attraverso le infinite linee immateriali della cultura, chi vive e vuole vivere in un mondo pieno di bellezza…
…ad aderire al nostro appello, condividerlo e rilanciarlo, a girare brevi clip video e foto in cui raccontino il loro perché #MaiConSalvini, che ci aiutino a far viaggiare la campagna e che siano al nostro fianco il 28 febbraio, al fianco della Roma che resiste tutti i giorni nei quartieri, nelle scuole nelle università nelle case occupate alle politiche di austerity, alle campagne razziste e omofobe di cui Salvini e i suoi sono responsabili.

TUTTI A ROMA, Sabato 28 febbraio ore 14 corteo da Piazza Vittorio
La pagina FB della campagna #MaiConSalvini

#MAI CON SALVINI ROMA NON TI VUOLE
#ROMANONSILEGA

STAY TUNED



24/10/14

Canzoniere Anarchico

MONTELUPO è un progetto volto al recupero del canto anarchico italiano. Nasce nel 2012 da un’idea di Daniele Coccia, Eric Caldironi e Alessandro Marinelli, ai quali si aggiunge presto Nicolò Pagani al contrabbasso. Obiettivo principale del progetto è quello di incidere un canzoniere che possa in qualche modo rendere fruibile il repertorio anarchico attraverso un ammodernamento degli arrangiamenti, dato anche dall’utilizzo di una strumentazione che dalla chitarra battente arriva ai moderni campioni noise, senza depauperare la tradizione. Il Canzoniere Anarchico, questo è il titolo della raccolta autoprodotta da Montelupo e distribuita da Goodfellas, uscirà proprio sabato 1 novembre: nel booklet saranno presenti le preziose note di copertina di Franco Schirone e la prefazione di Alessio Lega che pubblichiamo sotto.

Il Canzoniere Anarchico  verrà presentato dal vivo dai Montelupo Sabato 1 novembre dalle 21:30 al Nuovo Cinema Palazzo - Piazza dei Sanniti, San Lorenzo - Roma
Una serata ricca di voci per ripercorrere la storia del canto anarchico italiano, in cui Montelupo presenterà il disco assieme alle voci e alla musica di tantissimi artisti.




«Ma cazzo!», ho detto io. «Questo è il mio disco!». Era un po’ di anni che ce l’avevo in testa. Bisognava fare, mi dicevo, una nuova antologia della canzone anarchica. Ogni volta che capitava di sentire quelle splendide, frementi, fruscianti vecchie versioni contenute nei Dischi del Sole, nei dischi degli anni Settanta che hanno cristallizzato il pantheon musicale dei nostri miti, come Sante Caserio, Addio Lugano bella, Nel fosco fin del secolo morente... Be’, ogni volta che sentivo quelle versioni, dicevo: «È ora di riprovarci». Ce le siamo suonate in lungo e in largo queste canzoni: quante volte abbiamo finito i concerti con Nostra patria è il mondo intero, quante volte, fra un brano e l’altro, partiva Addio Lugano bella, ripresa in coro dal pubblico e, come disse una volta un comunista per giustificarsi dal fatto di amarla: «Ma è un gran bel valzer!». Bisognava registrare un disco. Una nuova antologia, fatta bene, ben suonata e senza troppi grilli per la testa, che rendesse le canzoni perfettamente riconoscibili, senza farle sembrare provenire dal grammofono del bis - nonno mazziniano. Mettere in fila questa storia degli anarchici in filigrana, i loro scontri, le loro crisi, i loro litigi sulle molteplici strade della nuova umanità: «Pria di morir sul fango della via / Imiteremo Bresci e Ravachol», «Ed è per voi sfruttati, per voi lavoratori». Individualisti, organizzatori, attentatori tenebrosi, cavalieri erranti... C’è tutta l’eco di mille rivoli che si raccoglie nel grande fiume della libertà e, a navigarlo, c’è sempre il Galeone della nostra bella Paola Nicolazzi. E mi fa solo rabbia che ora non possa sentirlo, questo disco mio. Bisognava farlo questo disco, come un testimone da passare alle nuove generazioni: si vedono nascere in ogni parte d’Italia e del mondo, cori su cori che cantano sempre quelle canzoni e, guarda caso, poi chi canta si sente in dovere d’aderire a quegli ideali, di portarli avanti. Le canzoni seguono la loro vecchia vocazione di propaganda, di proselitismo e bisogna dar loro una mano, per quanto si può. Insomma, stavo pensando a questa esigenza, quando questi mi dicono: «Ti va di scrivere qualche riga su un disco di canzoni anarchiche?». Ohibò, scarico i file, li ascolto: «Ma questo è il mio disco!».
Alessio Lega



22/07/14

Pazzi per Pets


Sul banco degli imputati c’è un modello di sviluppo totalmente sconsiderato, e globalizzato, che ci sta portando in un vicolo sempre più stretto, soffocante e senza via d’uscita. Su un altro piano c’è invece la ricerca di un modello di vita e sviluppo che sta conducendo una piccola azienda nel cuore di Roma, a ridosso del quartiere Monteverde. E’ evidente che in economia le regole si vanno via via assottigliando, in campo ci sono sempre più i grandi gruppi industriali, le multinazionali, le grandi banche, che ignorano ormai la vita umana delle persone e quella ecologica del pianeta. Sto esagerando? No, se pensiamo che siamo proprio noi a vivere su questo pianeta. E allora ci siamo resi conto che il mercato globale altro non è che una rete, un meccanismo programmato sempre e solo sul profitto, sul denaro e sul suo valore, escludendo senza pietà e a priori il valore umano ed ecologico. La crescita di cui tanto si straparla è intesa su di un mercato consumistico e materiale: bisogna consumare per progredire, non importa il prezzo che dovremo pagare e che stiamo già pagando, si cerca di eliminare le diversità, i bisogni e le possibilità di una vastissima parte del mondo, si distrugge la natura, s’inquinano le risorse. Bisogna quindi (ri)tornare a essere protagonisti del nostro vivere, con una nuova coscienza, etica e civile, per scegliere diversamente e diversamente orientare il nostro agire. L’affannosa ricerca del profitto, del denaro, il cercare a tutti i costi di guadagnare senza sosta, senza pensare a un nuovo modello di vita, senza un’etica sulle persone, sulla natura, sul mondo, inesorabilmente ci fa intravedere nient’altro che la catastrofe.

Pazzi per Pets è nato dopo che una persona ha deciso di reinventarsi sia sul piano lavorativo sia su quello umano, ha dato le dimissioni da una grande multinazionale e ha cercato le giuste motivazioni in un processo di vita e di crescita alla cui base c’è il rispetto per l’altro, per la natura, per gli animali. Un piccolo negozio, fuori da grattacieli impenetrabili, grandi manager, professionisti finanziari e speculatori, uno spazio aperto per incontri e confronti, un’attività il cui fine è sì il guadagno, ma con quel piccolo ma importante valore che si chiama etica di mercato. Non ci sono risposte e verità, ricette o soluzioni, ma solo un timido tentativo di costruire una nuova spiritualità ecologica, per proseguire in un cambiamento radicale, mai esclusivo e dare un nuovo significato alla propria esistenza. Per chi è in zona, se volete, se potete.. 






08/05/14

Le carogne in giacca e cravatta

Quello che davvero è successo a Tor di Quinto: 
Lettera dei tifosi napoletani della STELLA ROSSA sui fatti di Roma

E' difficile prendere parola dopo questi giorni, viene voglia di chiudersi nel silenzio più sordo, stringersi attorno alle persone che come te posso guardarti negli occhi e parlare perchè conoscono la verità dei fatti o almeno hanno l'umiltà di ricercarla fuori dai preconcetti.
Abbiamo aspettato nel rispetto di Ciro e della sua condizione, abbiamo sperato che fosse fuori pericolo di vita, avevamo paura di unirci alle tante voci che si sentono in questi giorni, posizioni che si contraddicono continuamente , lezioni di vita e come spesso accade in questo paese tutti parlano da professori dell'argomento, ma magari non ne sanno nulla.
Anche noi eravamo all'Olimpico quel maledetto sabato 3 maggio, ma sarebbe meglio dire che eravamo a Tordi Quinto.. perche all'Olimpico non ci siamo mai entrati.

Eravamo come sempre insieme a tanti amici e compagni che dalla periferia nord di Napoli si muovono per andare a vedere la squadra della nostra città. Conosciamo bene Ciro, cosi come conosciamo bene Alfonso e Genny anche loro colpiti dai proiettili della pistola di De Santis, li conosciamo non per sentito dire ma perchè con loro abbiamo fatto pezzi di strada insieme, siamo stati spalla a spalla nelle curve del San Paolo tante volte. Ci permettiamo di nominarli solo perchè eravamo li con loro, solo perchè sappiamo chi sono e quanto amano la vita e la loro città.
Ciro - è stato detto e ridett o- viene da Scampia, il quartiere dove gioca la Stella Rossa e come tanti ragazzi di quel quartiere lo abbiamo anche visto venire a curiosare in curva all'Hugo Pratt per capire con i propri occhi cosa fosse questo tanto chiacchierato calcio popolare.

29/11/13

Colpo di stato per idioti

Ce ne occupiamo solo perchè, rispetto al fiume d'inchiostro che s'è versato, questo resoconto  della decadenza del Berlusca è insieme esilerante e significativo, degli abissi di volgarità e ignoranza. Questo è il popolo della libertà,, il popolo di Silvio..

Per liberarsi di Salvador Allende in Cile ci sono voluti i carri armati e la CIA; in Italia, molto più modestamente, il colpo di stato si è consumato nel più classico dei modi: con un voto parlamentare. Dopo la breve guerra civile di questa estate, le forze controrivoluzionarie hanno deciso di alzare il livello dello scontro e cacciare Berlusconi dal Parlamento per rimuovere l’ultimo ostacolo alla loro scalata al potere supremo.

L’omicidio politico inizia verso le 10 di mattina del 27 novembre 2013 dentro l’aula sorda e grigia del Senato—quella che la vittima ha frequentato solo un paio di volte quest’anno—e si dipana tra schermaglie procedurali, senatrici fedeli al Cavaliere vestite a lutto, aggressioni verbali ai senatori a vita e parlamentari che paragonano Berlusconi a Mandela, Mussolini, Craxi, Pertini e addirittura Matteotti.

Nel frattempo, mentre il plotone di esecuzione democratico lucida i fucili e pregusta il bagno di sangue, i Pullman della Libertà rilasciano dal proprio ventre centinaia di guerrieri forzisti diretti a Palazzo Grazioli, la Moneda berlusconiana, pronti a combattere per la democrazia e dare la vita per il Capo. Berlusconi non decadrà tanto facilmente, questa volta.
continua quì:  Vice.com

27/11/13

80's Dark Portraits, l'universo Dark a Roma. Un Punk sulla spiaggia di Ostia, di E. Trevi

Nei primi anni Ottanta, il fotografo Dino Ignani condusse una ricerca sui giovani che frequentavano la vita notturna, in particolare i club legati all’universo dark: rappresentativi di una nuova estetica musicale, ma soprattutto un modo radicalmente diverso di presentarsi e di apparire sulla scena sociale. Nei video-bar e nelle discoteche dell’epoca, specialmente di Roma (dal Black Out all’Uonna Club al Piper), ma anche in feste private, Ignani predisponeva un set preferibilmente neutro e invitava i presenti a farsi ritrarre. Il risultato del progetto - iniziato nel 1982 e terminato tre anni dopo - è una galleria di quattrocento immagini in bianco e nero. Per la prima volta un'ampia selezione di quelle immagini è in mostra a Roma nell'ambito del festival Fotoleggendo alla galleria S.T. fino al 5 gennaio, col titolo "80’s Dark Portraits". Curata da Matteo Di Castro e Paola Paleari, l'esposizione è accompagnata anche dalla pubblicazione di un libro con lo stesso titolo con testi di Daniela Amenta, Roberto D’Agostino, Paola Paleari e un racconto di Emanuele Trevi.

Ottanta immagini a parete:  si tratta di stampe eseguite all’epoca da Ignani.  Alla mostra si accompagna la pubblicazione di un libro curato dalla galleria, un progetto editoriale che punta ad abbinare le immagini a testi di matrice diversa. Oltre all’articolo di D’Agostino, scritto nel 1985 per la rivista “Rockstar”, viene riproposto il racconto dello scrittore Emanuele Trevi che riproponiamo di seguito, apparso sulle pagine romane de “La Repubblica”, che vede come protagonista un adolescente romano di ritorno dal suo viaggio iniziatico a Londra: Un punk sulla spiaggia di Ostia. Di  Daniela Amenta, giornalista de “L’Unità”, è invece il testo sull' “avere vent’anni trent’anni fa”. 
Dino Ignani è nato e vive a Roma. Ha iniziato a occuparsi di fotografia a metà degli anni settanta, privilegiando progetti seriali, sviluppati spesso nel corso di più anni.
fino al 5 gennaio 2014; dal lunedì al sabato 11:00-23:00
FotoLeggendo | Galleria via degli ombrellari, 25 Roma 00193 | +39 0664760105 | info@stsenzatitolo.it | www.stsenzatitolo.it  


Ostia Night  (L. Orlandi)
PUNK SULLA SPIAGGIA DI OSTIA

A quei tempi, parlo del Settantanove o dell' Ottanta, non è che Roma avesse molto da offrire, in alternativa alle cinque ore di scuola, la mattina di un qualunque giorno feriale. Per questo motivo, immagino, ci trovavamo spesso, verso le nove, in attesa del trenino per Ostia pieno, a sua volta, di altri ragazzini come noi, un' infinità di artisti delle fughe mattutine e della mancanza del titolo di viaggio. Mi veniva da pensare al carro che porta Lucignolo e Pinocchio, sul fare della sera, verso il Paese dei Balocchi. E in effetti, invisibili ma lunghe orecchie d' asino ornano ancora, a distanza di tanti anni, la testa mia e di tanti miei coetanei. Per quanto mi riguarda, la strada per Ostia, la prima vera strada della mia vita, mi era stata aperta da un compagno di classe, si chiamava Franchetti, che nel giro di un' estate aveva subito una trasformazione talmente radicale da farlo diventare un tipo interessante, dalla nullità che era fino all' anno prima. Lo conoscevo fin dalle medie, quel tipo. Sempre composto, con il suo loden verde, preferiva sparire tra gli ultimi banchi, ed era di poche parole, brufoloso, sprezzante. Sembrava nutrire qualche segreto e precoce rancore verso l' esistenza. Il suo banco era ornato di svastiche incise con la punta delle chiavi di casa: occupazione che lo teneva impegnato per tutta la durata delle lezioni. Al primo anno del ginnasio, sembrava già un perfetto candidato al suicidio. Poi, arrivò l' estate e i genitori di Franchetti lo spedirono in Inghilterra a imparare l' inglese, ospite di una famiglia. Prima o poi, questa forma di deportazione toccava a tutti. Ma a settembre, al momento di tornare a casa, i genitori di Franchetti rimpiansero amaramente di non esserselo portato a Cortina, come tutti gli anni: e al diavolo l' inglese, se i risultati erano questi. A quanto pare, i figli dei padroni di casa, un po' più grandi dell' imbranato e silenzioso ospite italiano, erano due giovani punk della prima ondata. Avevano preso in simpatia quello strano adolescente dalla psiche tortuosa. Lo avevano trattato, come mi disse lui stesso, come un essere umano. Aveva compitato le sue prime parole d' inglese leggendo, assieme ai due fratelli, i testi dei Sex Pistols: God save the Queen and his fascist regime, I am an anarchist, I am an antichrist... La mattina del suo ritorno, i miti, premurosi genitori di Franchetti credettero a uno scherzo: ma non sapevano se ridere o piangere. Il loro unico figlio gli venne incontro con i capelli tagliati a spazzola e imbrattati di gel, dei jeans pieni di strappi tenuti assieme da grandi spille da balia, una giacca di cuoio con una A cerchiata sulla schiena e la scritta NO FUTURE. Un incredibile collare borchiato per cani gli stringeva la gola. Il vecchio loden verde era andato in pensione per sempre. La madre di Franchetti si fece fare la ricetta di un tranquillante, ma dopo poche settimane si abituò. Fu così che feci amicizia con Franchetti, che prima odiavo a causa delle svastiche, e cominciammo insieme a saltare la scuola e a passare le nostre mattine sulla spiaggia di Ostia, alla ricerca di un' adeguata «atmosfera punk», come la chiamava lui. A me piaceva mettermi un grande maglione andino e le clark scamosciate, a dire la verità, ma il saggio Franchetti mi rassicurò: anche in Inghilterra, disse, c' era un sacco di gente vestita come me, ma punk nell' animo. Questa idea mi piaceva molto. Il problema, chiaramente, non era quello di diventare punk. Ci si metteva il tempo di una vacanza in Inghilterra: ed anche meno, per chi era punk «nell' animo», come me. Ma una volta diventati punk, cosa si faceva? A questo proposito, brancolavamo nel buio. Avevamo fatto il passo più lungo della gamba. Devo dire che Franchetti un po' d' intuito ce l' aveva, per i posti e le situazioni capaci di evocare questo fondamentale clima punk. Già la partenza per Ostia imponeva un certo contegno tra l' anarchico e il nichilista. Da una scala esterna, ci si immergeva nelle viscere della Stazione Termini, sempre più giù, fino a una vecchia fermata sotterranea straordinariamente annerita e puzzolente. Quei sotterranei, oggi, coi loro negozi chic e i pavimenti lucidi, sono un posto irriconoscibile rispetto a quella specie di Ade, popolato da varie categorie di fantasmi umani, che era un tempo. C' era anche una specie di esposizione permanente di rettili e uccelli. E una leggenda metropolitana voleva che una vedova nera, evasa dallo zoo sotterraneo, avesse nidificato in qualche buio anfratto di quel mondo infero, colonizzandolo presto con la sua prole numerosa. Scendere fino alla lugubre banchina sotterranea, a me, punk nell' animo, dava sempre qualche brivido: la sensazione di essere scrutato da innumerevoli occhi, ostili e vendicativi, di vedove nere. Ma dopo qualche stazione della vecchia linea metropolitana, l' unica esistente, il trenino sbucava alla luce, e presto costeggiava una serie di terreni dolcemente ondulati che già, con tutti i loro pini sbattuti dal vento, denunciavano senza equivoci la vicinanza benefica del mare. Ma perché mai, era «benefica», questa presenza? Non lo so. Sarà lo iodio, come dicono oggi gli inserti salute dei giornali, sarà come sempre, bella o brutta che sia, una spiaggia è un capolinea della terra, un brandello comprensibile e calpestabile di fine del mondo. E se hai quindici anni, non sei andato a scuola, e vuoi viverti il tuo mercoledì mattina da punk, la fine del mondo è un pensiero decisamente accogliente. Fatto sta, che arrivati alla stazione di Ostia, tagliavamo dritti per il centro, arrivavamo al lungomare, ed entravamo direttamente nell' area di uno degli stabilimenti chiusi per l' inverno. A quei tempi, certe mattine l' acqua era sporca oltre ogni ragionevole immaginazione. Non si capiva se quella spazzatura galleggiante provenisse dalla città alle nostre spalle o da qualche bastimento che faceva rotta al largo. Una volta abbiamo contemplato per un bel po' di tempo un immenso pollo arrosto, di quelli che stanno esposti nelle rosticcerie, strapazzato dalla risacca. Ci sembrò un bel simbolo punk di quella stessa mancanza di futuro, NO FUTURE, che Franchetti ostentava sulla schiena della giacca. Quando c' era foschia, o il cielo era grigio, quel paesaggio mi faceva pensare a un film che avevo visto in tv, Viaggio al centro della terra, quando gli esploratori, per raggiungere il centro magnetico del mondo, si imbarcano nel minaccioso mare sotterraneo, incalzati da orribili mostri. E immaginavo che anche quel lembo grigio-verde di Tirreno davanti ai miei occhi altro non fosse che il mare di una terra seppellita e dimenticata, illuminata da un cielo morto, lattiginoso: il soffitto di un' immensa caverna. Ma non è che fossimo per forza malinconici. Facevamo rimbalzare i ciottoli sull' acqua, dormivamo con la schiena appoggiata al legno tiepido delle cabine chiuse, ci svegliavamo in preda ad una fame dolorosa e categorica. Una mattina, il nostro capitale ammontava a circa duecento lire. La soluzione migliore era convertire quella piletta di monetine nell' alimento più economico e voluminoso, il pane. è questo che chiedemmo alla signora dietro il banco di una panetteria appena oltre il lungomare. Le tre monetine da cinquanta e cento lire erano allineate sul ripiano di vetro, sopra gli scomparti delle rosette, delle ciriole, delle pagnotte di Genzano. Ce ne dia il più possibile, precisò Franchetti, arrossendo un poco. La vecchia, dietro il banco, ci squadrò per qualche secondo, senza rispondere. Poi prese una grossa forma oblunga di casereccio, la appoggiò sul ripiano di legno e iniziò ad intaccarne la crosta esattamente al centro, con la sega di un lungo coltello. Ed ecco che all' improvviso si ferma, torna a guardarci, appoggia il coltello, rimasto sospeso a mezz' aria, e ficca tutta l' enorme pagnotta in una busta, che ci passa oltre il ripiano dopo aver fatto sparire le monetine con un solo movimento del palmo. Magnatevela tutta, boni a gnente, disse la signora, indicandoci col mento la porta del negozio. Sorrideva e scuoteva la testa, come se ci conoscesse da sempre. Io e Franchetti, usciti dal negozio, ci siamo diretti ancora verso la spiaggia. Senti qua, mi ha detto tutto contento, allungandomi la busta di carta con la pagnotta. Era calda, e ce n' era da far mangiare anche i gabbiani. E certo anche la vecchia doveva essere punk nell' animo, decidemmo, mentre affondavamo le dita nella pagnotta morbida e ci ingozzavamo di mollica, strizzando gli occhi verso la spuma della risacca. Eravamo due ragazzini allegri, una mattina qualunque, in riva al mare, sporchi di farina e briciole. Il mondo, in effetti, sembrava benevolo: e per quanto ne sapevamo noi, avrebbe potuto andare avanti così per sempre. E forse, a ragionarci bene, se così non è stato, la colpa più che del mondo è stata proprio nostra. E un giorno, adesso che sappiamo tutto, dovremmo proprio ritrovare la forza di scappare, e di imbarcarci di nuovo di straforo sul trenino per Ostia, che sarà rimasto quasi identico: come se fosse possibile che qualcosa, lì su quel lembo di spiaggia, possa ancora ricominciare, come se la vita fosse ancora piena di cose vaste e incomprensibili, crampi di fame, gare di rutti, terrori innominabili e mattine così perfette che ancora oggi, solo a pensarci su, sembra di sentirne l' incredibile odore fatto di pane caldo, di legno verniciato e salmastro.
Emanuele Trevi

23/09/13

Misteri Romani

photo: Ged
Piccolo incipit: In questo momento e sul lungo periodo, nessuno si può prendere cura di me ..tranne me. E nessuno meglio di me. Perchè è sempre stato così:  l'unico modo in cui si imparano deavvero le cose è sbattendoci il muso. A volte dovrebbe bastare il solo terrore delle esperienze passate ad evitare che certe eventualità tornino a verificarsi. Ma tutti sanno che, spesso, le cose non vanno così. Forse perchè, in fondo,   si segue solo la propria natura. Dimentico di dare l'acqua alle piante, ma che posso fare?
Così, in un sabato pomeriggio in cui appunto cercavo di prendermi cura di me, ho trovato questo libricino, pubblicato, credo, nel 2005, che raccoglie racconti usciti sulle pagine di cronaca cittadina di Repubblica: Misteri Romani. Racconti di scrittori famosi e non,  con dieci illustrazioni di artisti , in un connubio in cui si racconta Roma attraverso i misteri di un amore, di un odore, di una fotografia, di un ritardo, di un presagio, dello zoo della città.. Racconti molto intimi per chi conosce la città, veri, intensi. Per chi non vive a Roma, un modo credo piacevole per accostarsi ai misteri di questa metropoli. In fondo poco è cambiato da quegli anni e come scrive Marco Lodoli nella prefazione..:"Una città come Roma ha milioni di abitanti, cioè milioni di misteri. Non esiste una sola persona completamente limpida e cristallina, nemmeno una che possa affermare: io sono ciò che vedete. Inoltre, ognuno di noi è un mistero per se stesso.."
Ritornando al piccolo incipit, diciamo tante parole solo per tacerne una che non osiamo ripeterci, nemmeno nella mente. Ci cuciamo addosso un vestito presentabile per coprire nudità  imbarazzanti, un fremito che non si placa, a volte una piaga vergognosa..

Racconti di Camilleri, C. Raimo, Erri De Luca, F. Pacifico, Emanuaele Trevi, Valeria Viganò, Laura Pugno, Vincenzo Cerami, Fulvio Abbate, Valentino Zeichen, : Lagioia,  E. Albinati, C. Susani, M. Mazzucco, M. Lodoli, C.Lucarelli, L. Ravera, A. Picca, L. Guarnieri, A. Pascale  



P. Gandolfi
GIUSTO VENTI MINUTI
A. Pascale

Nemmeno ero arrivato a Roma e già conoscevo un gruppo di persone che praticavano meditazione buddista. Dicevano: da quando faccio meditazione trovo sempre posto sotto casa. La cosa mi faceva toccare i nervi, perché io non ci riuscivo mai. A trovare posto sotto casa, intendo. Cominciai a pensare a una congiura cosmica ai miei danni, un gruppo di persone convogliava tutte le energie positive del cosmo per prendersi il mio posto auto. Insomma, tutto questo sforzo meditativo per cosi poco. E invece ho dovuto ammettere che la loro era un'ossessione molto seria. Venivo da Caserta, dove la sera parcheggiavo la macchina sotto il balcone di casa. Quelle rare volte' che lasciavo la macchina a venti metri da casa, mio padre mi faceva scendere per spostarla: ma sta così lontana, mettila sotto il balcone. A Roma, se andava bene, la macchina la mettevo a centinaia di metri di distanza da casa. Qualche volta mi è anche successo di vivere un incubo mattutino. Scendevo e non mi ricordavo dove avevo parcheggiato.Per questi motivi, cioè in ordine:

l) per non convertirmi in tarda età e sperare dopo una buona pratica meditativa di trovare questo benedetto posto auto;

2) per non sentire mio padre, che ogni volta che veniva a trovarmi, pretendeva che scendessi a spostare la macchina sotto casa;

3) per non rischiare di chiamare un taxi solo per recuperare la macchina; per tutta questa serie di motivi, decisi di usare solo i mezzi pubblici. Mi feci pure l'abbonamento, e per forza, da quando stavo a Roma incontravo solo persone che dicevano: "Da casa al lavoro ci metto giusto venti minuti. E non sprechi tempo a trovare parcheggio”. Quest'ultima frase mi convinse.