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30/06/21

La ‘Mattanza’ nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Uno dei più drammatici episodi di violenza di massa perpetrata ai danni dei detenuti in uno dei più importanti istituti penitenziari italiani

Il comunicato dell'Associazione Antigone:

Nel carcere di Santa Maria Capua Vetere nei giorni della Settimana Santa, un commando di oltre un centinaio di poliziotti, a viso coperto e in tenuta antisommossa, secondo le testimonianze, entrava nell’istituto dando vita ad un pestaggio disumano ai danni dei detenuti reclusi nel reparto Nilo. Queste denunce sono state poste all’attenzione della nostra Associazione da diversi familiari dei ristretti nelle immediate ore successive al 6 aprile 2020. Da subito abbiamo avuto la percezione che quello di cui ci veniva raccontato avrebbe costituito una grave sospensione delle garanzie del nostro stato di diritto, che aveva condotto all’esercizio incondizionato e brutale della violenza da parte delle forze dell’ordine.

In questi mesi abbiamo monitorato l’andamento delle indagini, stimando il riserbo e il rigore con cui la Procura della Repubblica ha coordinato le investigazioni. Rispettosi del principio di presunzione di innocenza, che sosteniamo in ogni stato e grado del procedimento, riteniamo che gli eventi emersi nel corso di queste indagini siano agghiaccianti. Se davvero fu organizzata e pianificata nei dettagli, la ‘Mattanza della Settimana Santa’ disegnerebbe i contorni di un modello (che, purtroppo, abbiamo visto ripetersi nel corso anche di altre rivolte del periodo Covid) con cui le forze dell’ordine hanno inteso ripristinare i rapporti di forza all’interno del penitenziario: pestaggi congiunti delle squadre all’interno delle singole celle e nei corridoi della sezione, detenuti denudati e insultati, messi in ginocchio e colpiti ripetutamente con manganelli, pugni e calci. Infatti, la perquisizione, ordinata sulla base delle proteste dei detenuti scaturite per il timore del contagio il 5 aprile precedente, secondo gli inquirenti, rappresentava soltanto il pretesto per agire con l’obiettivo di massacrare il corpo recluso. Le ipotesi di reato sono importanti, secondo la Procura «i Pubblici ufficiali sono gravemente indiziati dei delitti di concorso in molteplici torture pluriaggravate ai danni di numerosi detenuti, maltrattamenti pluriaggravati, lesioni personali pluriaggravate, falso in atto pubblico, calunnia, favoreggiamento personale, frode processuale e depistaggio».

L’episodio di Santa Maria ha segnato una evidente lesione della nostra democrazia, colpendola in un momento delicato in cui il sistema penitenziario si mostrava incapace a gestire e contenere la diffusione del virus all’interno delle carceri e la notizia odierna di 52 agenti di polizia penitenziaria colpiti da ordinanza cautelare e del Provveditore regionale colpito da ordinanza interdittiva ne è la triste conferma. Pertanto, riteniamo che queste indagini, al di là delle posizioni soggettive, possano fare chiarezza su alcune contraddizioni del sistema come l’esercizio della forza in contesti di reclusione – nervo scoperto del nostro ordinamento –, assolvendo quella domanda di giustizia emersa in seguito alle violenze esplose in questi mesi.

Avv. Simona Filippi (Responsabile contenzioso Antigone); Avv. Luigi Romano (Presidente Antigone Campania)





03/03/17

Karoshi, morire per troppo lavoro


"Se siete consapevoli di questo diritto, allora si può dimostrare che non c'è niente di sbagliato nell' assunzione del tempo libero"

Tre mesi prima della dovuta ricongiunzione con la moglie e la figlia nelle Filippine, Joey Tocnang muore per insufficienza cardiaca nel dormitorio della sua azienda. Era il mese d'aprile del 2014.
Le autorità stabilirono che la morte di Tocnang era direttamente collegata alle lunghe ore di lavoro straordinario che la direzione della ditta di costruzioni gli aveva imposto, tra le 78,5 e 122,5 ore al mese. Il suo lavoro consisteva nella lavorazione dell' acciaio e la preparazione di calchi per il metallo fuso. La maggior parte del suo misero stipendio Joey lo inviava alla moglie, Remy, e a Gwyneth, la loro figlia di cinque anni. Il giorno prima di morire, Tocnang aveva detto a un collega che voleva fare shopping il giorno dopo per comprare un regalo per sua figlia. Era una delle 210.000 persone che appartengono al programma di formazione estera del Giappone. Introdotto nel 1993 e ampliato sotto l'attuale primo ministro, Shinzo Abe, il programma è stato a lungo criticato dai sindacati perché consente alle imprese di assumere lavoratori di paesi stranieri a bassa retribuzione e con pochi diritti.
Sono centinaia i decessi correlati al superlavoro - ictus, attacchi di cuore e suicidi - che sono segnalati ogni anno in Giappone, insieme a una serie di gravi problemi di salute - sintomi delle esigenze dei padroni poste ai lavoratori -

Il Libro bianco sulla Karoshi, che è il termine con cui si indica la morte per superlavoro.

Ha rilevato che, nonostante i tentativi di alcune aziende di stabilire un migliore equilibrio tra tempo libero e quello lavorativo, i giapponesi hanno orari di lavoro molto più lunghi rispetto a quelli di altri paesi. Secondo il rapporto, il 22,7% delle aziende intervistate tra dicembre 2015 e gennaio 2016 ha dichiarato che alcuni dei loro dipendenti registrano più di 80 ore di straordinario al mese - che è la soglia ufficiale per cui la prospettiva della morte da lavoro diventa seria. Il rapporto ha aggiunto che circa il 21,3% dei dipendenti giapponesi lavorano 49 o più ore alla settimana in media, ben al di sopra del 16,4% registrato negli Stati Uniti, del 12,5% in Gran Bretagna e del 10,4% in Francia.
Il governo del Giappone ha finalmente lanciato l'allarme, dichiarando che il 20% dell'intera forza lavoro è a rischio di morte da superlavoro, in pratica un lavoratore su cinque è a rischio di Karoshi. Intanto le richieste di risarcimento per Karoshi è salito a un livello record di 1.456 nel corso dell'anno (2016) e secondo i dati del ministero del lavoro, in particolare nei settori in cui vi è carenza di manodopera e l'assistenza sanitaria è scarsa o quasi inesistente. Ma Hiroshi Kawahito, segretario generale del Consiglio Nazionale della Difesa per le vittime di Karoshi, ha detto che la riluttanza del governo a riconoscere le morti Karoshi nasconde il numero effettivo dei decessi, che potrebbe essere 10 volte superiore a quello dichiarato.

"Il governo organizza molti simposi e rende manifesto il ​​problema, ma è solo propaganda", ha detto Kawahito all'inizio di quest'anno. "Il vero problema è la riduzione dell'orario di lavoro, e il governo non fa abbastanza."

I rischi per la salute associati a lunghe ore di lavoro sono stati evidenziati ulteriormente all'inizio di questo mese dopo che Matsuri Takahashi dipendente di 24 anni del gigante della pubblicità Dentsu,  era stato spinto a suicidarsi a causa dello stress causato dal prolungato orario di lavoro.
Una settimane prima della sua morte, Takahashi aveva condiviso il suo crescente senso di disperazione sui social media.

"Voglio morire", aveva scritto in un post. Sono fisicamente e mentalmente in frantumi."

La madre, Yukimi, ha detto che la morte di Matsuri ha dimostrato che le aziende mettono sempre il business al centro dei propri interessi prima che il benessere dei dipendenti.

"Mia figlia raccontava ai suoi amici e colleghi che riusciva a dormire solo 10 ore a settimana e l'unica cosa di cui sentiva il bisogno era quello di dormire ... Perché è dovuta morire?", ha detto alla rete televisiva TBS.
Takahashi, che era entrata alla Dentsu nel mese di aprile, aveva svolto regolarmente più di 100 ore di straordinario al mese, compresi i fine settimana, nella divisione pubblicità su Internet della società. Il ministero della salute ha registrato 93 casi di suicidi o tentativi di suicidio direttamente legati alla pressione di lavoro durante l'anno. Ma l'agenzia di polizia nazionale attesta che il lavoro è stato in parte responsabile dei 2.159 suicidi nel 2015.

Il Giappone ha "i peggiori standard per gli orari di lavoro tra le nazioni avanzate". Una legge del 2014 che prevedeva nuove normative in merito e cercare di contrastare il Karoshi non aveva cambiato la cultura del lavoro giapponese, che si basa prevalentemente sulla devozione all'azienda e sul sacrificio di sé, anche a scapito della salute. Nonostante gli orari assurdi a cui i lavoratori sono sottoposti, un inchiesta ha accertato che alla fine, questo non aumenta la loro produttività.
Mentre negli ultimi anni in Occidente si discute su come lavorare meno e in modo più produttivo, per poter trascorrere più tempo con la famiglia e dedicarsi al tempo libero, in Giappone, non c'è nemmeno un termine per il "work-life balance": "Karoshi", sembra inevitabile nell'estenuante cultura del lavoro nipponica.

Tutto è iniziato negli anni '70, quando i salari erano relativamente bassi e i dipendenti volevano massimizzare i loro guadagni, continuato nel boom degli anni '80, quando il Giappone è diventato la seconda più grande economia del mondo e ancora dopo la bolla scoppiata alla fine dei '90, quando le aziende hanno iniziato la ristrutturazione e i lavoratori, impauriti dalla minaccia dei licenziamenti hanno accettato la diminuzione delle garanzie e dei diritti per garantirsi un futuro. La grande quantità di immigrati, lavoratori irregolari - che lavorano senza tutela sindacale e senza una minima sicurezza sul lavoro - ha ancor più aggravato la situazione dei workers nipponici.

"Il lavoro straordinario è sempre lì. E 'quasi come se fosse parte dell' orario di lavoro regolare", ha detto Koji Morioka, professore emerito alla Kansai University, a capo di un comitato di esperti nominati dal governo per contrastare e combattere il Karoshi . "Nessuno è costretto, ma i lavoratori considerano lo straordinario come obbligatorio."
Oltre ai suicidi e i 189 morti stimati dal Ministero, stime non ufficiali parlano di migliaia di morti. Karoshi è stato a lungo considerato un problema che colpisce soprattutto persone di sesso maschile, ma i sindacati indicano che un numero crescente di donne muoiono per propria mano. La cosa che più colpisce è che molte sono giovani, spesso tra i 20 e i 30 anni. Hiroshi Kawahito, avvocato e segretario generale del Consiglio di Difesa Nazionale per le vittime di Karoshi, che lotta per le famiglie delle vittime aveva in precedenza assistito la famiglia di un giornalista di soli 30 anni morto per un attacco cardiaco.


La madre di Matsuri Takahashi
In realtà non è cosa rara in Giappone morire a 30 anni per attacchi di cuore.

Come abbiamo già detto, Karoshi è un problema che colpisce la società giapponese ormai da diversi decenni, ma è da qualche anno che il governo ha approvato una legge per cercare di fermare quest'autentica strage. L'atto fissa obiettivi specifici, come la riduzione della percentuale di dipendenti che lavorano per più di 60 ore a settimana dall' 10 al 5 per cento entro il 2020; sta anche cercando di convincere i lavoratori a prendere le ferie pagate accumulate negli anni. La maggior parte dei lavoratori giapponesi hanno diritto a 20 giorni di ferie l'anno, ma sono in pochi ad usufruirne, a causa di una cultura del lavoro in cui i giorni di riposo sono considerati come un segno di rallentamento e di mancanza di impegno verso gli obbiettivi aziendali.

Il karoshi è aggravato dalla relativa debolezza dei sindacati, che si sono preoccupati principalmente dell' aumento dei salari, piuttosto che accorciare l'orario di lavoro, e sconfiggere la pratica giapponese di avere lo stesso lavoro per tutta la vita. La maggior parte degli studenti universitari che vengono assunti in società private e pubbliche dopo la laurea hanno l'aspettativa che saranno lì fino al raggiungimento dell'età pensionabile



  


 

04/08/16

I valorosi soldati di Tsahal, l'esercito israeliano

E' dal settembre 2012, che le forze di sicurezza israeliane hanno recintato al-Ibrahimi Street a Hebron, una strada a ridosso della Tomba dei Patriarchi . Nonostante le dichiarazioni ufficiali che attestano la libera circolazione nella strada, più volte è stato documentato che l'esercito israeliano nega ai palestinesi l'accesso alla strada asfaltata. Questo è un video del 25 luglio 2016, in cui i volontari di B'Tselem riprendono il sequestro della bicicletta a Anwar Burqanun, una bambina di 8 anni, da parte di un ufficiale di polizia , che getta tra i cespugli la bici, tra i pianti e lo spavento di Anwar. Dopo la pubblicazione del video in rete, che è divento virale in poche ore, le autorità si sono affrettate a far sapere che il soldato israeliano è stato sospeso dal servizio.







 

03/02/16

Unioni Civili: il buon senso di Galimberti, e l'arrogante morale cattofascista

Ecco Umberto Galimberti, che con la ragione LAICA e la filosofia mette a tacere la solita e arrogante morale cattofascista dello scrittore ed ex portavoce dell’Opus Dei, Pippo Corigliano. Il video è tratto dalla trasmissione Omnibus su La7. Sappiamo bene che nel nostro paese siamo al medio evo per quanto riguarda temi e leggi su diritti civili, famiglia, sessualità. E in questi ultimi giorni, si è scatenato il putiferio sulla legge Cirinnà sulle Unioni Civili e non abbiamo potuto fare a meno di ascoltare arringhe di politici e strani individui, dal solito Giovanardi a Gasparri (!), dalla Lega fino alla ridicola sceneggiata della Meloni che và a sbandierare la sua prossima gravidanza in una manifestazione di trogloditi. E a proposito di strani individui, a sorpresa uno come Sandro Bondi, fino a poco tempo fà servo fedele di Berlusconi si è esibito in un quasi appassionato discorso in difesa delle unioni civili. Tra tutto questo parlare, a noi è sembrato che la voce Galimberti, in questo battibecco con Corigliano che non sa argomentare senza appigliarsi al bigotto e stantio ritornello della "lobby omossessuale",  sia stata  la voce del totale buon senso, espressa con impeccabile pacatezza e chiarezza, da una persona dotata di cultura che cerca di infondere questo buon senso senza alcun tipo di offesa personale a un uomo che rappresenta e propone un pensiero oramai obsoleto, lontano da una società che si definisce moderna e attuale, e da un percorso di civiltà che a fatica si tenta di percorrere, e un pensiero che definiamo senza dubbio marcio fino al midollo. A voi (e a noi) il video.





Ecco invece "il buon senso" espresso dai partecipanti alla manifestazione in difesa della famiglia, il  Family Day al Circo Massimo contro il ddl Cirinnà. La manifestazione "a difesa della famiglia", che si dice spinta da valori universali come l'amore, e senza alcuna discriminazione di genere nei confronti di chi vive liberamente la propria sessualità. Alla faccia.. Sentiamo un pò questi cristiani e democratici cittadini..





05/01/16

Cucchi: abusi, violenze, complicità. Ma tutti contro Ilaria

L'intervento di Luigi Manconi sul Manifesto.info 
 
Hanno oltraggiato per anni le vittime e i loro familiari. E ora sono tutti lì con il dito alzato. La voglia di mandarli al diavolo è irresistibile

Non è accaduto a me che uno stretto familiare trovasse la morte in un carcere o in una caserma o in un reparto psichiatrico. Dunque, non ho mai conosciuto l’incancellabile dolore provato da Ilaria Cucchi: e da Patrizia Moretti Aldrovandi, Claudia Budroni, Lucia Uva, Caterina Mastrogiovanni, Domenica Ferrulli, Natascia Casu, Donata Bergamini, dalla moglie di Riccardo Magherini, e dalla madre e dalla sorella di Riccardo Rasman e da altre ancora… 
E da parte di queste donne, nel corso di tanti anni, non una parola di vendetta, né una domanda di condanna esemplare, non una richiesta di rivalsa, né un’espressione d’odio. Tra quei familiari, paradossalmente, si ritrova una inesausta fiducia nella giustizia come in nessun’altra circostanza a me nota, nonostante tutto e tutti, e malgrado umiliazioni e frustrazioni senza fine.

Dunque, non posso e non devo — e non voglio — valutare queste ultime affermazioni della sorella di Stefano Cucchi. Non ho alcun titolo morale per giudicare, pur precisando che personalmente non avrei scritto quelle parole, ma per un motivo: quello di non aver vissuto in prima persona un tale strazio. Se invece così fosse stato, la mia incrollabile fedeltà al garantismo e alle sue dure leggi probabilmente non mi avrebbe trattenuto dallo scrivere le parole di Ilaria Cucchi, dopo che la Procura di Roma ha definito un «violentissimo pestaggio» quello subito da Stefano.

E la si potrebbe finire qui. Ma altre due considerazioni vanno aggiunte.

Viviamo in un paese dove alcuni sindacalisti felloni e pavidi, che dicono di rappresentare le forze di polizia perché ne difendono gli esponenti più criminali, da anni oltraggiano i familiari delle vittime. E in un paese dove politici senza vergogna e senza Dio così hanno definito Stefano Cucchi: «tossicodipendente anoressico epilettico larva zombie»; e un pubblico ministero, responsabile della prima e sgangherata inchiesta sulla morte del giovane geometra, invece di perseguire i responsabili così parlava della vittima: «tossicodipendente da quando aveva 12 anni». E ora tutti questi sono lì, col ditino alzato e l’aria severa, che impartiscono lezioni di galateo a Ilaria Cucchi. E’ davvero irresistibile la voglia di mandarli, come minimo, al diavolo.

Infine, qualche settimana fa, sul Post​.it, mi sono rivolto alla senatrice Roberta Pinotti, responsabile politico — per il suo ruolo di ministro della Difesa — dell’attività dell’Arma dei Carabinieri. Le ho ricordato che in una manciata di giorni si erano verificati tre episodi che vedevano coinvolti appartenenti all’Arma. Avevo precisato prudentemente che le tre vicende non erano direttamente collegate né rispondevano a una regia unitaria. Rientravano, bensì, insieme ad altri fatti non troppo dissimili, in un clima in una cultura, in una mentalità. Questi i tre fatti: le rivelazioni a proposito della fine di Stefano Cucchi; le testimonianze contro i carabinieri per il fermo e la morte di Magherini, a Firenze; la prescrizione di quasi tutti i reati a carico dei militari che avevano trattenuto illegalmente Uva, in una caserma di Varese. Ripeto: tre storie diverse, ma in ognuna di esse si manifestano la disponibilità all’abuso e alla violenza e una catastrofica imperizia, una rete di complicità e di vera e propria omertà all’interno di larghi settori dell’Arma, e una certa tendenza alla sudditanza psicologica da parte di ambienti della magistratura. Su tutto ciò — sul proliferare di episodi simili e sulla drammatica carenza di formazione civile e tecnica che rivelano — un intervento del ministro della Difesa sarebbe stato davvero opportuno: a tutela dei diritti dei cittadini e dei diritti della gran parte dei carabinieri perbene. Ma, a distanza di tanti giorni, non ho avuto, come si dice, un cenno di risposta. Il che ferisce il mio amor proprio, e poco male, ma soprattutto rivela una sensibilità non particolarmente affinata per questioni non certamente marginali. E noi siamo qui, pensosi, a discettare dello stile di Ilaria Cucchi.
Luigi Manconi 
 
 
 
 

12/12/15

Anna Mae Aquash, Wounded Knee e l'American Indian Movement

Villaggio di Wanblee
La terra di Roger Amiotte si estende sull'angolo nord-orientale di quella riserva (tre milioni di acri in tutto) in un punto in cui colline ondulate ed erbose lasciano il posto ad alture sabbiose e alle terrazze semi aride delle Badlands del Sud Dakota. A un’ora d'auto verso sud-ovest c’è il villaggio di Wounded Knee, costruito accanto al luogo in cui, nel 1890, centinaia di seguaci Sioux del capo Piede Grosso furono massacrati dall'esercito degli Stati Uniti. A un'ora di strada in direzione nord-est vi è la capitale dello stato, Pierre. A due ore verso nord-ovest ci sono Rapid City e il monte Rushmore, nelle Black Hills (Colline Nere), territorio sacro ai nativi da tempo immemorabile. La Highway 73 corre verso nord sul confine orientale della riserva. In fondo ad un lungo pendio vi è una banchina larga quanto basta per parcheggiare un’automobile. Poco dopo le 14.00 del 24 febbraio 1976 Roger stava avanzando lungo il letto di un torrente in secca il cui corso è parallelo alla strada, improvvisamente vide un corpo umano raggomitolato alla base del dirupo. Non si avvicinò, tornò subito a casa e comunicò la spiacevole scoperta all'ufficiale di polizia del villaggio di Pine Ridge. Nel giro di due ore almeno dieci pubblici ufficiali, alcuni del F.B.I. erano presenti sul luogo per esaminare il corpo.

A poco più di una settimana dalla scoperta, bollettini radio e della televisione annunciarono che l’F.B.I. aveva identificato il corpo per mezzo delle impronte digitali: si trattava di Anna Mae Aquash, appartenente alla tribù Micmac della Nuova Scozia (Canada), nota attivista dell'American Indian Movement, oltre ad essere intima amica dei leader dell'AIM Dennis Banks e Leonard Peltier. Veterana dell'occupazione di Wounded Knee avvenuta nel 1973 e di molte delle successive azioni dell'AIM. Dal 25 novembre 1975 era ricercata dall'F.B.I. La riserva di Pine Ridge era percorsa da violenti scontri politici sin dal '73, molti leader locali dell'AIM erano stati terrorizzati e in diversi casi uccisi. La notizia rimbalzò come le onde di un elettroshock per tutta la riserva: che un’organizzatrice nazionale dell'AIM, la quale non risiedeva nella riserva, venisse trovata morta di congelamento ai margini di una strada isolata della riserva era più che inusuale, era bizzarro. Anna non beveva alcolici, non si drogava, non camminava o viaggiava mai da sola nella riserva, e mai si sarebbe messa a fare l'autostop. La sepoltura frettolosa gratuita, le ambigue versioni della polizia, i molti ostacoli incontrati dagli amici di Anna Mae nei loro sforzi per scoprire cosa fosse veramente accaduto, sollevarono un vespaio di voci che affermavano che l'attivista era stata uccisa. La seconda autopsia, l'11 marzo, si tenne a Washington e, oltre a strane mutilazioni, tra cui quelle di entrambi le mani, condusse all'inevitabile conclusione: Anna Mae Aquash era stata assassinata con un proiettile sparato alla nuca.

13/11/15

Peter Tosh: "Vogliono uccidermi perchè canto dei diritti della povera gente!" Live in Montreux 1979

28 anni fa Peter Tosh,  leggenda del Reggae, viene   colpito a morte nella sua casa a  Kingston, Jamaica. Ha 42 anni  ed è stato membro fondatore dei Wailers insieme a Bob Marley.

"Ero appoggiato contro un albero davanti agli studi di registrazione e aspettavo i miei musicisti per le prove. Avevo fra le dita uno spinello di circa due centimetri e meditavo sulla musica e altre cose. E' stato allora che e' arrivato quel bruto. Mi ha strappato la sigaretta e si e' piazzato davanti a me guardandomi fissamente. Gli ho chiesto: che succede?.. ma lui non ha risposto. Ho ripreso il mio joint, ho fatto una tirata e l'ho guardato seriamente. Credevo fosse un monellaccio, perche' stava in abiti civili e nulla lo faceva somigliare ad un poliziotto. Provò di nuovo a prendermi lo spinello e io gli ho detto: "sparisci figlio di puttana!" Poi ha cominciato ad afferrarmi per la camicia ed io: "sporco poliziotto!" Ho preso la sigaretta e l'ho spezzata in due e gli ho soffiato in faccia. Avevo altre cose in mano oltre la carta. "E' questo che vuoi per arrestarmi?". Non c'erano piu' prove perche' avevo sparpagliato tutto il contenuto del joint. Ha preso allora il pezzo di carta e se le messo in tasca e mi ha acchiappato strappandomi la camicia e il resto. Mi spingeva tirandomi per i pantaloni e cercava di portarmi con se. Gli ho detto: "io non mi muovo di qua..". Allora ha tirato fuori la pistola e me l'ha puntata agli occhi, al naso, alla bocca.. Credo che abbia anche provato a sparare ma la pistola non ha funzionato. Vedendo che non riusciva a portarmi via ha iniziato a fermare le macchine per farsi aiutare. Una si e' fermata e ne e' sceso un tizio e ho domandato chi fosse ma non ho ricevuto risposta. Il primo ha gridato all'altro: "Qui Thomas, aiutami a portare questo criminale alla polizia..". Il secondo ha tirato fuori una pistola ancora piu' grande e ha chiesto: "Quale criminale?" cominciando a spingermi con il revolver esattamente come aveva fatto l'altro. Con puro sadismo. Tentavano di spaventarmi ma io gli ho detto: "siete pazzi! non mi fate paura e non verrò con voi!". Allora hanno iniziato a battermi duramente: ne avevo uno a destra e uno a sinistra. Il tipo a sinistra mi ha dato un pugno ma io mi sono abbassato e ha colpito senza volere il compagno. Io ho preso un altro colpo e l'ho reso, perche' ancora non ero sicuro che fossero dei poliziotti e perche' in ogni caso, non ero stato io a cominciare. Durante la rissa uno xei due si e' ferito e ha iniziato a sanguinare. Ha messo via la pistola perche' ha capito che non ero armato e che quindi non poteva sparare. Alla fine e' arrivato un poliziotto in uniforme e mi ha chiesto cosa stesse succedendo e io ho detto: "Questi due tizi vogliono portarmi illegalmente alla centrale e non hanno nemmeno uno straccio di mandato!". Gli ho raccontato tutto e lui ha detto: "Ok.. andiamo alla centrale..". Io l'ho seguito di buon grado perche' arrivava come un fratello. L'altro tizio sanguinava ancora e aveva tutta la camicia sporca. Quando siamo arrivati alla centrale, il sergente ha guardato il tipo che sanguinava e gli ha chiesto cosa aveva fatto. Lui ha risposto: "Questo sporcaccione mi ha ferito alla bocca".. Disse proprio cosi mentre invece non ero stato io a colpirlo ma l'altro. Allora hanno preso una barra di ferro e mi hanno colpito alla testa e su tutto il corpo. Gli avevo detto chi ero, che ero Peter Tosh e che avevo diritto di essere rispettato e mentre mi maltrattavano e mi denigravano per farmi passare per un criminale gli dicevo che i suoi figli ballavano al ritmo della mia musica. Ma non avevano nessun rispetto e mi diceva che se avesse visto uno dei suoi figli ballare con la mia musica lo avrebbe ucciso.."

"Due mesi fa, quando sono tornato in Giamaica dagli Stati Uniti la mia macchina era posteggiata davanti all'aeroporto. Quando sono uscito, un altra macchina si e' improvvisamente fermata davanti a me e non mi faceva passare. Ho atteso ,pazientemente ma il tizio non si muoveva. "Hey..lasciami passare!". Lui mi ha detto: "Piccolo stronzo.. piccolo sporco rasta e fai attenzione a quello che dici..". Sono uscito dalla macchina e ho detto: "Chi e' quel figlio di puttana che osa parlarmi cosi'?". E' uscito anche lui, con una grossa pistola e ha detto" Vieni qui che ti faccio fuori, e' tanto tempo che voglio ammazzarti, per tutte quelle stronzate che canti e che racconti!". Piu' tardi ho saputo che quel tipo era l'ispettore generale della polizia in borghese. Voleva uccidermi perche' andavo allo Stadium a cantare dei diritti della povera gente! Allora, cosa devo fare, con questa gente, con gente simile? Pagargli da bere, invitarli a casa mia e offrirgli del vino? APPENDERLI PER I LORO MALEDETTI COLLI? SIIIIII!!
Io non dico questo perche ora sono in Europa. Dico le stesse cose quando sto in Giamaica. E se li vedo, gli dico che quando Jah mi dara' il potere.. li impiccherò per le loro ingiustizie e per la loro opposizione all'uguaglianza dei diritti!.

Peter Tosh (Winston Hubert McIntosh) Grange Hill, 19 ottobre 1944, assassinato a Kingston, l'11 settembre 1987

Ben detto Peter..e riposa in pace...
Scrolls of the Prophet - The Best of Peter Tosh [1999].zip

PETER TOSH ( with The Revolutionaries ) Live Montreux 1979
Peter Tosh (lead vocal & percussions) Sly "drumbar" Dunbar (drums) Robbie Shakespeare (bass guitar) Darryl Thompson (lead guitar) Mickey Chung (riddim guitar) Robbie Lynn (keyboard & organ) Keith Sterling (keyboard & organ) The Tamlins " Carlton Smith, Derrick Lara & Junior Moore (background vocals & percussions) 
 


SET LIST:
1) 400 Years (The Wailers song)  2) Stepping Razor 3) African Play 4) Get Up, Stand Up (The Wailers song)  5) Don't Look Back (The Temptations cover) 6) I'm the Toughest   7) Bush Doctor  8) The Day the Dollar Die 9) Burial  10) Buk-In-Ham Palace 11) Mystic Man  12) Pick Myself Up

30/08/15

Si torna, ma le infamie sono sempre le stesse. Il ragazzo di Nabi Salehè

Finite le vacanze, veniamo accolti da notizie e video che hanno dell'incredibile. Che fanno male. Mentre Benya­min Neta­nyahu è a Firenze, dove è stato omaggiato da Renzi, subito comitati e asso­cia­zione di ami­ci­zia e soli­da­rietà con il popolo pale­sti­nese hanno con­te­stato il calo­roso ben­ve­nuto che il sin­daco Nar­della ha riser­vato ieri a Neta­nyahu. Durante l’operazione “Mar­gine Pro­tet­tivo” a Gaza,  Firenze reagì chie­dendo la fine dell’offensiva che provocò circa 2200 morti pale­sti­nesi e il feri­mento di altre migliaia. In molti in città accu­sa­rono il primo mini­stro israe­liano di cri­mini di guerra.
Neta­nyahu ripete sempre le solite cose, già ascol­tate in altre visite nel nostro Paese. Sot­to­li­neando i legami sem­pre più stretti tra Israele e Ita­lia, si è detto addirittura commosso dal discorso tenuto da Renzi alla Knesset a luglio in Israele, un Renzi che dimostra un atteg­gia­mento di totale sot­to­mis­sione nei con­fronti del capo di un governo di etrema destra che,  si esprime ripe­tu­ta­mente con­tro il diritto dei pale­sti­nesi all’indipendenza e alla piena libertà, giustificando attacchi con stragi di civili sempre con la litania della lotta al terrorismo. In Italia è ben spalleggiato dalla sua ambasciatrice, la gior­na­li­sta ed ex par­la­men­tare italo-israeliana Fiamma Niren­stein ultranazionalista che ringhia contro chiunque osi criticare le scelte del suo governo, e che rego­lar­mente esprime il suo soste­gno alle poli­ti­che pro-insediamenti di Tel Aviv mostrando soli­da­rietà ai coloni che quotidianamente attaccano i civili palestinesi nelle loro case causando morti e feriti. Peccato che Bibi, con la sua signora, non si commuova davanti alle immagini nel video sotto, girato da giornalisti della Reuters. Un soldato insegue e poi trattiene un ragazzo con un braccio rotto - colpevole secondo l'esercito di aver lanciato pietre contro le truppe israeliane - stringendogli le braccia attorno al collo, con una forza al limite del soffocamento. Solo l'intervento dei  parenti e di attivisti intervenuti in difesa del ragazzo, ha permesso il rilascio del ragazzo. Prima di andare via, in segno di disprezzo, il soldato israeliano lancia una granata assordante. Questo è l'esercito di Israele, questi sono i soldati del popolo eletto.. Nella baraonda, durante scontri a Nabi Salehè, stato arrestato Vittorio Fera, 31 anni,  arrestato mentre con "un pacifico gruppo di dimostranti internazionali stava cercando di documentare l'attacco ad un ragazzino" palestinese da parte dell'esercito. Si torna dalle vacanze, ma le infamie sono sempre le stesse, e sempre dalla stessa parte.




08/08/15

La poliziotta e la paura

La foto è di quelle che fanno scalpore, destinata a scatenare commenti, sicuramente a diventare virale. Due uomini palestinesi fanno da scudo, proteggendo  una poliziotta israeliana che era intervenuta con altri colleghi a sedare gli scontri scoppiati tra i soliti coloni ebrei, aggressivi e armati e attivisti anti occupazione, non solo palestinesi.

La fotografia - scattata da Shaul Golan, fotografo per il giornale israeliano Yedioth Ahronoth  - mostra i tre  a Esh Kodesh, un avamposto in Cisgiordania, considerato dalle Nazioni Unite come parte integrante del territorio occupato.

L'ufficiale di polizia femminile è  senza equipaggiamento protettivo, molto spaventata, mentre i due uomini con le braccia alzate, senza armi e con solo i cellulari in mano cercano di proteggerla..



I due uomini palestinesi sono intervenuti per proteggere la poliziotta spaventato dopo gli scontri scoppiati tra gli attivisti anti-occupazione e quello che i media israeliani  hanno descritto come  coloni di esstrema destra. Gli incidenti - inizialmente con lanci di pietre da entrambi le parti - sono scoppiati vicino alla colonia di Aish Kodesh e il villaggio palestinese di Khusra. Questa foto è stata condivisa almeno 2.305 volte sulla pagina di Facebook di un giornalista israeliano di nome Igal Sarna.

"In mezzo a tutto il caos, ho visto questo ufficiale donna", era davvero spaventata. E 'stata abbandonata nel campo e i suoi cosiddetti nemici la stavano sorvegliando. Ho capito subito che era un momento speciale. Uno degli uomini che che cerca di proteggere l'ufficiale israeliano è Zakaria Sadaha, ."Quando l'ho vista," ha detto Sadah in un'intervista telefonica ad un giornale israeliano,  "non ho visto la sua uniforme o un simbolo dell'occupazione. Ho visto una persona che piangeva, e che stava crollando. E ho voluto essere al suo fianco. "

20/07/15

La vergogna di Casale e la sinistra fantasma

Con l'aiuto del Presidio Solidale di Via Visso - Nodo Territoriale Tiburtina, cerchiamo di ricostruire la vicenda che ha poi portato agli scontri di Casale San Nicola, venerdì scorso. Sì, perchè la “rivolta” di Casale San Nicola ha, infatti, una genesi molto più ampia e articolata di quanto non sia apparso nel solito circo mediatico che, dolosamente, continua a mettere al centro della narrazione solo la parte utile a fomentare la xenofobia e l'odio razziale. Protagonisti della vicenda le amministrazioni e i soliti “comitati” di quartiere, strumentalizzati da razzisti e fascistoidi vari per soffiare sul fuoco dell’emergenza e dirottare sull'immigrato cariche di rabbia altrimenti pericolose per il potere costituito.

Comitati di quartiere che si sono fatti sentire stamattina sui giornali, accusando i giornalisti e i media in generale di averli fatti passare per razzisti: strano, perchè prima le stesse accuse rivolte agli stessi giornalisti erano perchè questi non si occupavano della loro "vicenda", mentre ora si ritrovano sulle prime pagine dei quotidiani, con tanto di foto e filmati, che li ritraggono insieme ai soliti fasci di Casa Pound scagliare di tutto contro le forze dell'ordine, per impedire a 19, diciannove migranti di alloggiare in un centro di accoglienza nel loro bel quartierino.

"Non siamo razzisti e non abbiamo chiesto aiuto ai fascisti".. urlano.
Certo è che non possono più urlare la retorica fascista/leghista del.. portateli a casa vostra, portateli nei quartieri bene: Casale S.Nicola non è Tor Pignattara, non è il Casilino o un altra delle zone a rischio della città.
Dei camerati, oggi, non c'è traccia, mentre i 19 ragazzi immigrati se ne stanno nel casale, buoni e tranquilli: il più piccolo ha 17 anni, 21 il più grande.
Ma andiamo con ordine. A settembre 2014 sbarcano in Sicilia, tra le migliaia di altri, 60 ragazzi provenienti da Gambia, Senegal, Mali. Dopo pochi giorni di permanenza nei centri locali vengono trasferiti a Roma, insieme a un gruppo di pakistani e bengalesi, in una struttura a via Visso, sulla Tiburtina, dove sarebbero dovuti rimanere temporaneamente fino al colloquio con la Commissione giudicante lo status di rifugiato.

La data di tale colloquio, tuttavia, rimane vaga per lunghi mesi, durante i quali i ragazzi iniziano a vivere attivamente il territorio in cui sono inseriti: chi lavorando, chi iscrivendosi a scuola, chi frequentando gli spazi sociali del quartiere attraverso corsi di italiano e altre attività. Lentamente iniziano a fare comunità, a integrarsi tra loro e con l’esterno, a uscire sempre più dal ghetto che viene costruito intorno alla figura del migrante.

Nel frattempo, a maggio inizia a circolare la voce che verrà aperto un nuovo centro di accoglienza sulla Cassia, all’incrocio tra La Storta e la Braccianese. Sull’onda di quanto già successo a Tor Sapienza subito si attivano gli abitanti del quartiere che, fomentati da Casapound e le solite destre romane, occupano simbolicamente l’ex scuola che dovrebbe ospitare il centro e istituiscono un presidio permanente di protesta.

Pochi giorni fa, le due vicene si sono intrecciate in un disegno che ha ben poco di casuale. Ai ragazzi di via Visso viene comunicato, con sole 48 ore di anticipo, lo spostamento nell’edificio in questione, a decine di chilometri da dove hanno iniziato, tra mille difficoltà, a crearsi un’esistenza minimamente dignitosa. La motivazione ufficiale, peraltro tenuta nascosta fino all’ultimo, è il cambio di cooperative nell’appalto per l’accoglienza dei ragazzi, nell’ambito della riorganizzazione seguita a Mafia Capitale e al rapporto del prefetto Gabrielli. Da subito i ragazzi, che dunque dovrebbero essere spostati come pacchi postali senza minimamente essere interpellati, esprimono la ferma volontà di non volersi muovere verso la nuova collocazione, non volendo rinunciare ai percorsi già avviati e rifiutando di essere pedine di un meccanismo che trae profitto dalla loro deportazione. Tuttavia, la condizione di ricatto in cui versano a causa della richiesta d'asilo, un vero e proprio “limbo” giuridico, non consente loro di agire liberamente, poiché qualsiasi comportamento anche solo ai limiti della legalità potrebbe compromettere la richiesta stessa.

Accade così che la mattina di venerdì, sotto la minaccia di pregiudicare il parere della commissione d'asilo e di non ricevere più il “pocket money” e i pasti, il primo gruppo di ragazzi accetta a malincuore di andare a Casale San Nicola. Al loro arrivo trovano ad attenderli un centinaio tra residenti e fascisti inferociti, che tentano di opporsi fisicamente al passaggio del pullman dando vita ad un comico teatrino con le forze dell’ordine. Da qui inizia la narrazione tossica dei mass-media che, in un gioco delle parti già visto, trasformano la protesta, per quanto veemente, di qualche decina di persone in un evento di respiro nazionale con scontri e feriti.
L'unica risposta delle amministrazioni a un flusso migratorio sempre più imponente sembra essere quella che stiamo vedendo a Ponte Mammolo prima e a via Visso poi, con l'intento di trattare i migranti unicamente come problema di ordine pubblico finalizzato al mantenimento dell’emergenza e, dunque, alla speculazione su di essa da parte del sodalizio governanti-cooperative.
Questa la storia.

Ma oltre alle responsabilità delle autorità, dobbiamo però chiederci dove è la sinistra, dove sono i democratici, gli anti­raz­zi­sti, quelli del Pd e i Syriziani di Sel, a con­trastare l'odio nero, le brac­cia tese di Forza Nuova e Casa Pound, a spie­gare, a offrire ragio­na­menti alter­na­tivi, e magari a soste­nere i migranti in que­sto momento dif­fi­cile delle loro vite? Dove sono quelli degli slogan altisonanti, non un passo indietro, riprendiamoci i quartieri, mentre nelle strade si vedono solo bandiere nere e teste rasate?



Cittadini di Casale S. Nicola e fascisti protestano contro l'arrivo di 19 (diciannove) migranti..


04/07/15

Un messaggio alla Troika, all' Fmi, Bce e alla Commissione europea


Il Süd­deu­tsche Zei­tung tedesco e il Guar­dian britannico rivelano che se la Gre­cia dovesse pie­garsi alle richie­ste delle isti­tu­zioni e accet­tare di imple­men­tare il pac­chetto di «riforme» pre­teso dai cre­di­tori — un mix di aumenti delle tasse e dra­stici tagli alla spesa pub­blica — il suo rap­porto debito/Pil non si sta­bi­liz­zerà, ma al con­tra­rio con­ti­nuerà a mostrare evi­denti carat­teri di inso­ste­ni­bi­lità anche nel 2030. I due quotidiani sono venuti in possesso di una serie di docu­menti segreti redatti da Fmi, Bce e Com­mis­sione euro­pea. Anche in base allo sce­na­rio più otti­mi­stico — che pre­vede una cre­scita annua asso­lu­ta­mente impro­ba­bile del 4% per i pros­simi cin­que anni — il debito scen­derà dal 175% di oggi al 124% solo nel 2022.
In altre parole, dai docu­menti emerge che la troika è per­fet­ta­mente con­sa­pe­vole che la Gre­cia ha biso­gno di una mas­sic­cia ristrut­tu­ra­zione del debito se vuole avere una qual­che chance di risol­le­vare la pro­pria eco­no­mia, come hanno riba­dito di recente eco­no­mi­sti di rilievo come Piketty, Krug­man, Sti­glitz, Kal­dor e molti altri.

Nono­stante que­sto, però, la pro­po­sta dei cre­di­tori non con­tiene alcuna misura con­creta per garan­tire la sol­vi­bi­lità del debito greco (ad ecce­zione di un’«analisi della soste­ni­bi­lità del debito» rin­viata a data futura), men­tre è stata rispe­dita al mit­tente, per l’ennesima volta, l’ultima contro-proposta greca, che pre­ve­deva un accordo di due anni con il Mes (Mec­ca­ni­smo euro­peo di sta­bi­lità, il fondo salva-Stati impie­gato per Cipro e per la ristrut­tu­ra­zione delle ban­che spa­gnole) per coprire le neces­sità finan­zia­rie elle­ni­che e ristrut­tu­rare il debito. I 35 miliardi di nuovi prestiti che Atene ha respinto "sdegnosamente", secondo i creditori europei, non sarebbero destinati ad un inve­sti­mento ad hoc desti­nato alla Gre­cia, ma piut­to­sto una nor­male sov­ven­zione euro­pea a cui hanno diritto tutti gli Stati mem­bri. Insieme ad altri 15 miliardi di euro di prestito divisi in varie tranche, questi fondi alla fine sarebbero ser­viti uni­ca­mente a rim­bor­sare i debiti in sca­denza. L’ultima pro­po­sta della troika pre­ve­deva, tra le altre cose, anche l’eliminazione della tassa sui ric­chi pro­po­sta da Tsi­pras per redi­stri­buire un po’ del peso dell’aggiustamento sulle classi più abbienti – giu­di­cata «reces­siva» dalla troika — ; un aumento gene­ra­liz­zato dell’Iva al 23%; il tetto dell’età pen­sio­na­bile a 67 anni entro il 2025 e non il 2037 come richie­sto dalla Gre­cia, accom­pa­gnato da un’ulteriore ridu­zione del livello delle pensioni.

Una pro­po­sta giu­di­cata inac­cet­ta­bile dal governo greco, per il sem­plice fatto che avrebbe decre­tato la morte poli­tica di Tsi­pras — pro­ba­bil­mente uno degli obiet­tivi dei cre­di­tori — non­ché la con­ti­nua­zione dell’agonia eco­no­mica e sociale in cui versa il paese. Per tutto questo questo, siamo solidali con la Grecia e convinti che non dovrebbero mollare: potrebbe partire proprio da Atene quel segnale di cambiamento che tutti ci attendiamo dai potenti d'Europa. Siamo inoltre lieti di inviare un messaggio, tradotto dall'immagine che postiamo quì sotto, alla cosidetta troika, e all'Fmi, alla Bce e alla Commissione europea..e alle loro menzogne.




27/06/15

Thurston Moore (ex Sonic Youth) boicotta Israele

Uh.. Buone notizie. Notizielle che ci piacciono. Finalmente anche il mondo della musica inizia a scuotersi. Thurston Moore ex Sonic Youth è diventato l'ultimo artista ad aderire alla campagna di boicottaggio contro Israele per quello che definisce "brutali violazioni dei diritti umani" nei confronti del popolo palestinese.."

Thurston aveva in programma un live nella seconda città più grande di Israele, Tel Aviv, all'inizio di quest'anno, ma ha poi annullato il concerto senza offrire una spiegazione ufficiale. La notizia è stata resa pubblica solo ora e l'ex frontman dei Sonic Youth ha ora confermato che la decisione dell'annullamento è stata presa per dare sostegno al movimento BDS, organizzazione che si batte per la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro lo stato ebraico fino a che non accetterà le norme internazionali sancite per il diritto e i diritti dei palestinesi ".

"E 'stato dopo un serio ripensamento che alla fine sono arrivato alla conclusione personale che esibirmi con la mia band in Israele era in conflitto diretto con i miei valori", ha spiegato Moore in una dichiarazione al The Quietus. "Con la consapevolezza che un boicottaggio culturale e accademico è fondamentale per lo scopo di portare all'attenzione una realtà di brutali violazioni dei diritti umani - tra cui quelle delle leggi discriminatorie e l'occupazione della Cisgiordania - che ho sentito il bisogno, con umiltà, di annullare l'impegno . "

Moore ha aggiunto in seguito nella sua dichiarazione: "Chiedo scusa e ringrazio tutti. Cerco di fare il mio lavoro con professionalità, e sò che questa decisione comporta una scelta difficile, e ad ogni persona che ha il desiderio di ascoltarci dal vivo, dico che ho preso la decisione, con la certezza che aiuterà a riconoscere pienamente la causa del boicottaggiohe fino a quando arriverà il momento in cui non ce ne sarà più bisogno "

Nel mese di maggio, Lauryn Hill ha cancellato un spettacolo in Israele dopo che gli era stato impedito di organizzare un corrispondente concerto in Palestina. Altri artisti hanno annullato i tour in Israele, come Lana Del Rey, Pixies, Neil Young, Gorillaz e Klaxons.. In passato i nomi più noti ad aderire a Bds erano stati quelli di Elvis Costello e Carlos Santana, mentre avevano ignorato l'appello di Roger Waters dei Pink Floyd i vecchi Rolling Stones: il 4 giugno 2014 i Rolling Stones hanno suonato a Tel Aviv, ma hanno anche posticipato l’inizio del loro concerto di 45 minuti per permettere agli ebrei ortodossi che osservavano la vestività dello Shavout – durante la quale non è permesso guidare o maneggiare soldi – di raggiungere in tempo il concerto.
I Rolling Stones hanno dato a Israele una foglia di fico per nascondere le oppressioni del loro regime, anche se, come sempre nel loro caso, la decisione è più dovuta a questioni finanziarie, più che ideologiche: il  biglietto più economico per il concerto degli Stones costava 200 dollari, 150 euro circa. Eh..pecunia..pecunia..






10/06/15

Nazisti dell'Illinois? No, del Texas


Una discussione animata tra una mamma e una ragazza, un party un pò rumoroso e i poliziotti accorrono mettendo tutti faccia a terra e in manette, e nulla vale che quei tutti siano bambini e passanti innocenti: uno, ripreso con un cellulare, scaraventa per terra una ragazza afroamericana, le schiaccia il volto sul terreno e la immobilizza sedendosi sulla schiena. Per il momento, il poliziotto ha dovuto consegnare pistola e distintivo. Questo potrebbe capitarvi se vi trovate in Texas, magari in compagnia di persone di colore.

Alcuni testimoni dicono che quello che un altro poliziotto ha tirato fuori non era un taser,  ma la pistola. Non davanti a un delinquente o un ricercato: ma davanti a un bambino. Nessuno stava causando alcun disturbo alla festa in piscina, nessuno era "ubriaco" o "fumato d'erba" .. Immaginate se fossero stati i vostri ragazzi, a essere trattati così..

Elwood: "Ehi, che sta succedendo?"
Poliziotto: "Quei figli di puttana hanno vinto il processo e fanno una dimostrazione".
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Elwood: "Quali figli di puttana?"
Poliziotto: "Quegli stronzi del Partito Nazista".
Elwood: "Hm! I nazisti dell'Illinois. Prrr"
Jake: "Io li odio i nazisti dell'Illinois."

Noi anche quelli del Texas ...






20/05/15

Finalmente, a chiare lettere: Abolire il carcere

Finalmente, dopo averci girato in lungo e in largo, dopo dibattiti e considerazioni, ricerche e confronti con altre esperienze, qualcuno e in questo caso il Sen. Luigi manconi, da sempre impegnato nel rispetto dei diritti civili e in particolare dei detenuti, lo dice charo e tondo: bisogna abolire il carcere. Così come è strutturato, non serve assolutamente a niente, soprattutto agli scopi che dovrebbe prefiggere una detenzione, breve o lunga che sia: la non reiterazione del reato e il recupero del detenuto. Invece, nella disastrosa situazione in cui si trovano i detenuti nelle carceri italiane, più volte sanzionate dall'Unione Europea, succede solo che la percentuale di reati che vengono compiuti dopo il rilascio dalla detenzione è in continuo aumento, e che la reclusione così com'è serve solo ad incattivire le persone che hanno sbagliato. Senza un lavoro, un occupazione, corsi di formazione, non c'è possibilità di un reinserimento, e stare chiusi in una cella senza fare niente per 24 ore, insieme con altre persone nelle stesse condizioni, somiglia più ad una tortura che ad una punizione. Pubblichiamo un estratto dal libro di Manconi, scritto con Stefano Anastasia, Valentina Calderone, Federica Resta, e postfazione di Gustavo Zagrebelsky. In chiusura, in fondo, un documentario di VICE sulle carceri norvegesi, che conferma che è possibile percorrere strade diverse.
Interzone appoggia totalmente la proposta di Manconi e si batte perchè il carcere venga abolito per tutti, e sostituito con altre forme di pene e detenzione.

ABOLIRE IL CARCERE
È stata Belén, all’anagrafe María Belén Rodríguez, a esprimere le considerazioni più pertinenti a proposito della condanna a tredici anni e due mesi di carcere inflitta a Fabrizio Corona. La donna, a quanto si sa, non viene da severi studi giuridici ma è evidentemente dotata di buon senso e, soprattutto, conosce la personalità del condannato, col quale ha avuto una lunga relazione, e la sua particolare patologia. «Lui ha un problema, ha fatto degli errori, ma in realtà l’unico problema che ha sono i soldi». E ancora: «Secondo me la condanna che dovevano dargli è una grandissima multa salata e basta. Lui è in galera perché ha una malattia per i soldi» afferma Belén in una intervista al settimanale «Oggi», il 22 dicembre 2014.

Nelle parole della donna c’è l’eco (poco importa se inconsapevole) della più avanzata dottrina penalistica e della più ragionevole pedagogia per l’età adulta. Entrambe le ispirazioni tengono conto, nel ponderare qualità ed entità della sanzione per chi infrange le regole, della personalità del reo e dell’esigenza di rendere la pena effettivamente deterrente – dunque utile alla società – oltre che non inutilmente vessatoria nei confronti del condannato. Ed entrambe intendono sottrarre la misura punitiva al cupo e ottuso automatismo del «chiudere la cella» per tot anni o per sempre e «gettare via la chiave». E, infatti, nel caso di Corona, solo un tipo di sanzione capace di intervenire efficacemente sulla sua «patologia», la dipendenza dal denaro, può rispondere a quanto previsto dalla Carta costituzionale e dal nostro ordinamento. Può, cioè, sia svolgere una funzione preventiva – ovvero dissuaderlo dall’acquisire illegalmente risorse economiche – sia perseguire una finalità rieducativa, inducendolo a riflettere criticamente sulle conseguenze della propria dipendenza dal denaro. Le parole di Belen aggiungono, quindi, un’ulteriore motivazione, se mai ve ne fosse stato bisogno, alla pertinenza e alla urgenza dell’interrogativo: possiamo fare a meno del carcere? Questo libro ambisce a dimostrare l’opportunità di una simile domanda e la fondatezza della nostra risposta positiva. Sì, abolire il carcere e possibile, innanzitutto nell’interesse della collettività, di quella maggioranza di persone che pensano di non essere destinate mai a finirci e che, con lo stesso, mai avranno alcun rapporto nel corso della intera esistenza. L’abolizione del carcere è, insomma, una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini, che ne avrebbero tutto da guadagnare. Perché, dunque, fare a meno del carcere? Semplice: perché a dispetto delle sue promesse non dissuade nessuno dal compiere delitti, rieduca molto raramente e assai più spesso riproduce all’infinito crimini e criminali, e rovina vite in bilico tra marginalità sociale e illegalità, perdendole definitivamente. E perché mette frequentemente a rischio la vita dei condannati, violando il primo degli obblighi morali di una comunità civile, che e quello di riconoscere la natura sacra della vita umana anche in chi abbia commesso dei reati, anche in chi a quella vita umana abbia recato intollerabili offese. E sia per questo sottoposto alla custodia e alla funzione punitiva degli apparati statali.


11/05/15

Rom e Sinti: Il “Patto dell’Invisibilità”

«Noi quest’anno abbiamo chiuso con quaranta milioni di fatturato ma tutti i soldi, gli utili li abbiamo fatti sui zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati, tutti gli altri settori finiscono a zero. Il traffico di droga rende meno»
(Salvatore Buzzi, presidente del Consorzio di Cooperative Eriches, 2 dicembre 2014, Il Fatto Quotidiano) 
Ma dov'è, dove è finita la solidarietà sociale, umana, civile e culturale? E i principi della Convenzione Internazionale di New York sui diritti dell’infanzia, qualcuno ne ha sentito parlare? Ne è a conoscenza? Questo blog  è schierato, a favore dei diritti civili e contro le discriminazioni razziali, politiche, religiose. E sulle speculazioni ai fini elettorali che alcuni soggetti perpetuano oggi nel nostro paese. Oltre che nel quotidiano, non possiamo fare altro che tentare di dare informazioni, più verosimili e obbiettive possibili, e dare una mano ai nostri lettori, cercando di informarli tenendoci distanti dalla stampa del sistema, omologata e opportunista. Oggi, il livello di odio e ostilità nei confronti dei Rom è altissimo. Quattro quinti della popolazione Rom e Sinti nel nostro paese vive in abitazioni.. "normali", come tutti i cittadini di questa repubblica. Un quinto solo di essa vive ai margini, in condizioni preccarie e della povertà  e al limite del degrado. In questo quinto è alta la percentuale di illegalità. Questo per dire che non c'è nessuna emergenza, nessun allarme di ordine pubblico relativi a questa minoranza: chi va in televisione ad urlare di questo è solo per ignoranza, speculazione, pregiudizio, razzismo, odio. E siamo solidali con chi accoglie questi benpensanti oscurantisti nei propri quartieri oltre che con i fischi e il disprezzo, con frutta e ortaggi di stagione.
Otto milioni di euro, una cifra superiore del 30% rispetto allo scorso anno. È quanto ha speso il Comune di Roma nel 2014 per segregare e violare i diritti umani di 242 famiglie rom nei cosiddetti “centri di raccolta rom”, per una spesa annua a famiglia di circa 33 mila euro.

A un anno dalla pubblicazione del rapporto Campi Nomadi s.p.a., che aveva denunciato l’esistenza a Roma di un “sistema campi nomadi” del valore di oltre 24 milioni di euro, l’Associazione 21 luglio ha presentato in Campidoglio il report Centri di Raccolta s.p.a. che completa il quadro dimostrando la presenza di un “sistema dell’accoglienza per soli rom”, parallelo rispetto all’assistenza alloggiativa prevista per i non rom, che continua a muovere denaro dal pubblico al privato senza che nulla cambi per il benessere della città e dei suoi cittadini, rom e non.


23/04/15

Giuramento alla bandiera, o vai. (Essere patriottici oggi)

Molti sono quelli che si fregiano dell'appellativo di patriota: per esempio quando si muore in guerra, si è patrioti. Gli Stati Uniti, è il paese in cui il patriottismo è apparentemente qualcosa che si aspetta da tutti i cittadini. In nessun paese al mondo ci sono state così tante Commissioni per le attività Antiamericane come negli USA. Si è antipatriottici quando si è contro il proprio paese, che si dovrebbe invece sempre amare. Ma perchè.. sempre? Dizionario.com definisce il patriottismo come "l'amore devoto, il supporto e la difesa del proprio paese; la lealtà nazionale." Questosembra essere molto positivo, ma è questo quello che rende unito un paese? La risposta è tutta entro i confini del termine "paese". Nelle nostre società c'è ancora il pregiudizio e l'odio, forse non comunemente tra la maggioranza delle persone, ma ancora presenti e la sensazione è che questi sentimenti sono in continuo aumento nella popolazione. Al fine di essere patriottico, dovrei essere orgoglioso di tutto il mio paese, dovrei sostenerlo, sostenere il governo, i militari, sostenere qualsiasi cosa entro i suoi confini, e più di ogni altra cosa al di fuori dei confini. Detto questo possiamo già vedere la somiglianza tra patriottismo e nazionalismo. Ci sono diverse definizioni per il nazionalismo, ma questa è molto interessante: "La politica o la dottrina di affermare gli interessi della propria nazione, visto come separato dagli interessi di altre nazioni o dagli interessi comuni di tutte le nazioni." La definizione di cui sopra è come dire che la mia nazione è più importante di tutte le altre, perché è la mia nazione, il paese in cui sono nato e in cui risiedo. E le persone che sono nate su questo pezzo di terra sono più importanti delle persone nate in un'altra parte della terra. Che è essenzialmente una definizione che si avvicina di molto a quella di razzismo. Non credo che qualcuno dovrebbe avere meno diritti, meno cibo, meno accesso alle cure sanitarie, o meno voce in capitolo perché vivono da un altra parte, invece che qui. Un pregiudizio sulla posizione al momento della nascita non è davvero diverso da un pregiudizio sul colore della pelle con cui siamo nati. È interessante notare che uno studio accademico sulla storia della guerra, (del progetto War), ha trovato una forte correlazione tra il patriottismo e la guerra. Si è riscontrato, ad esempio, che il patriottismo in Germania era molto diffuso alla vigilia della prima guerra mondiale, mentre oggi la Germania è agli ultimi posti nelle indagini sul patriottismo dei propri cittadini. Un sondaggio del World Values ​​Survey riferisce di una risposta media alla domanda "Sei orgoglioso di essere [inserire nazionalità]?" La definizione di orgoglio è: "sentire piacere o soddisfazione per qualcosa considerato altamente onorevole o lodevole per se stessi." Non posso essere orgoglioso di me stesso solo per il fatto di essere nato in una parte del mondo, e non vedo perché dovrei sentirmi onorato. Sono grato di essere nato e di vivere in un luogo in cui posso mangiare tutti i giorni, cercare assistenza medica in caso di necessità e di avere acqua pulita, ma certo non sono orgoglioso di questo. Non è un onore il fatto che io faccia parte di questa elite. Semmai, significa solo avere ulteriori pregiudizi.


18/04/15

Un dollaro e 25 per 2,5 miliardi di persone

Sono andato a leggerlo, questo  nuovo studio condotto dal Overseas Development Institute del Regno Unito (ODI), che ci ricorda che il numero di persone nel mondo che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno è probabilmente di gran lunga superiore a quella già sconcertante di 1,2 miliardi, stimati dalla Banca Mondiale.
Potrebbero arrivare a più di un quarto le persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno rispetto alle stime attuali suggerite, perché alcune indagini sono andate perse, osserva il rapporto, attestando che il numero totale di persone che vivono in estrema povertà potrebbe essere sottostimato di ben 350 milioni. Se, come sostiene la relazione, le cifre della povertà globali sono "sottostimate di ben un quarto," allora più di 2,5 miliardi di persone,  più di un terzo della popolazione mondiale, sopravvive con meno di 2 dollari al giorno.
Gli strati della popolazione più svantaggiati, persone che sono senza casa, o che vivono in situazioni di pericolo, a cui i ricercatori non possono accedere, vengono censiti solo dalle indagini sulle famiglie: proprio la scarsa qualità dei dati sulla povertà, la mortalità infantile e materna sono alcuni dei risultati più significativi della relazione.
Se dovessimo definire la povertà come "vivere con meno di 5 dollari al giorno", più di quattro miliardi di persone, vale a dire i due terzi della popolazione mondiale, si possono definire impoverite, secondo le stime della Banca Mondiale.

Intanto i portafogli azionari dei multimilionari e dei miliardari di tutto il mondo, subiscono continue impennate: la vendita di superauto, yacht e appartamenti di lusso sono a livelli da record. Mentre le politiche monetarie perseguite dalle banche centrali di tutto il mondo iniettano quantità inimmaginabili di ricchezza nelle casse di una aristocrazia finanziaria parassitaria, la maggior parte dell'umanità lotta per sopravvivere in mezzo alla povertà, l'austerità e la guerra.
Nel mese di marzo, Forbes ha riferito che il valore netto complessivo dei miliardari di tutto il mondo ha avuto un nuovo massimo nel 2015 di 7.050 miliardi dollari. Dal 2000, la ricchezza complessiva dei miliardari del mondo è aumentato di otto volte. La rivista ha riferito che.. "Nonostante il precipitare dei prezzi del petrolio e un euro indebolito, le fila dei più ricchi sfida la crisi economica globale e ancora una volta si amplia ."
La quantità di ricchezza controllata dal l'1 per cento della popolazione aumenterà ancora, entro il prossimo anno. Questa settimana, il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato il suo semestrale World Economic Outlook, in cui ha avvertito che non ci sarebbe stato un ritorno ai tassi di crescita economica che ha prevalso prima del crollo finanziario del 2008, per un periodo indeterminato. Altro che ripresa.

Il rapporto del FMI ritiene inoltre che, nonostante i profitti record e le enormi quantità di denaro contante incamerate dalle grandi aziende a livello internazionale, gli investimenti privati ​​sono precipitati.  Il rapporto documenta l'obiettivo a  senso unico  dei governi, delle banche centrali e dei responsabili politici in generale, per un ulteriore arricchimento delle élite finanziarie globali a scapito delle forze produttive e della grande maggioranza dell'umanità.
I livelli puri di disuguaglianza in tutto il mondo, espressi nelle infrastrutture fatiscenti, nell'attacco agli standard di vita dei lavoratori e dei giovani, e nell'erosione dei diritti democratici, inibiscono seri studi sulla povertà, come dimostrato dalla relazione della ODI. Sempre l' ODI (Overseas Development Institute) rileva che più di 100 paesi non hanno sistemi funzionanti per registrare e censire nascite e decessi, facendo si che sia impossibile avere dei dati precisi su mortalità infantile e mortalità materna. Ventisei paesi non hanno raccolto i dati sulla mortalità infantile dal 2009. Secondo le stime attuali, nel mondo, da 220.000 a 400.000 donne sono morte di parto nel 2014. Meno di una su cinque nascite avvengono in paesi con sistemi completi di registrazione civile.
Molte indagini vengono effettuate con sistemi obsoleti, costringendo i ricercatori a estrapolare dati vecchi, o fare ipotesi sulle relazioni tra altri insiemi di dati. Si stima che una ricerca sulle persone che vivono in estrema povertà sia stata pubblicata quasi quattro anni fa. Solo 28 dei 49 paesi dell'Africa sub-sahariana hanno effettuato un sondaggio sul reddito familiare tra il 2006 e il 2013. Le stime di povertà del Botswana si basano su un sondaggio sulla famiglia del 1993.
Le stime sulla povertà sono ulteriormente complicate dal disaccordo tra diversi paesi sullo stabilire una reale soglia di povertà. Alcune organizzazioni non governative hanno stabilito le proprie soglie di povertà nazionali. Ad esempio, in Thailandia, la linea ufficiale di povertà nazionale è di 1,75 dollari al giorno e il tasso di povertà del 1.81 per cento. Tuttavia, gruppi delle comunità urbane hanno valutato la soglia di povertà per persona a 4,74 dollari al giorno, portando il tasso di povertà del paese a quasi la metà della popolazione, il 41.64 per cento.

Guerre e conflitti violenti hanno un effetto devastante sulle ricerche di qualsiasi tipo, arrestano gli studi, rovinando le infrastrutture,  distruggendo database. Le ingenti somme di denaro spese per la guerra sono di gran lunga superiori a quelle necessarie per ridurre in modo significativo la miseria sociale. Ormai è un dato di fatto, ma a nessuno sembra interessare e quelli che lo gridano passano per dei visionari idealisti, quando non vengono tacciati in modo dispregiativo di no-globalismo. Gli Stati Uniti da soli hanno speso 496 miliardi dollari per la difesa solo lo scorso anno, mentre, secondo la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, "il mondo ha bisogno di solo 30 miliardi di dollari l'anno per sradicare il flagello della fame."
Questi livelli impressionanti di povertà, disuguaglianza e violenza sono un atto d'accusa schiacciante e senza appelli sul sistema capitalista, il cui unico scopo è quello di arricchire l'oligarchia finanziaria che domina la società, a spese della stragrande maggioranza dell'umanità.



16/04/15

Starsky e Hutch sulle strade degli Usa, sparano

I poliziotti uccidono più americani in America che i terroristi nel mondo. A partire dal 2000, le divise degli Stati Uniti, quelli tante volte pontificati in film e telefilm hanno ammazzato loro concittadini, molti di più che i seguaci dei barbuti, terroristi islamici e altri in giro per il mondo. Al Vox e Anand Katakam hanno creato una mappa interattiva, un lavoro senza scopo di lucro per costruire una banca dati nazionale degli omicidi compiuti della polizia. Questo database, e la mappa che Vox ha creato, dimostra che negli Stati Uniti 5.600 persone sono decedute per mano delle forze dell'ordine, dal 2000 ad oggi. Dati agghiaccianti se sommati alla totalità degli omicidi che si registrano ogni giorno.
La stragrande maggioranza dei 5.600 morti che sono sulla mappa sono stati colpiti da colpi di pistola, il che non sorprende: la armi da fuoco sono le più letali e le più usate rispetto ad altri strumenti utilizzati dalla polizia. Ci sono anche un sacco di morti per incidenti stradali, pistole stordenti, e asfissia. In alcuni casi, per ferite da taglio, e per ciò che viene chiamato "il suicidio da poliziotto," quando cioè qualcuno si fa ammazzare provocando di sua volontà un agente di polizia, che non ci pensa due volte. La nostra vecchia e cara Europa..

08/04/15

Promozioni e carriere dei torturatori di Genova 2001

Abbiamo riportato la sentenza della Cassazione, che dopo ben 9 ore di camera di consiglio ha condannato 25 tra poliziotti e dirigenti dei vari corpi di sicurezza dello Stato responsabili delle delle torture e delle violenze contro i manifestanti che dormivano nella scuola Diaz di Genova il 21 luglio del 2001. E abbiamo riportato come vergognosamente la prescrizione ha salvato i condannati: incredibilmente, nessuno dei responsabili di quella efferata brutalità contro persone inermi, della costruzione delle prove false e dei depistaggi su quanto accadde quella notte pagherà veramente. Neanche con un giorno di carcere.  (La cassazione condanna)

Ora arriva la condanna della corte Europea per i Diritti dell'Uomo,  Il comportamento delle forze dell'ordine all'interno della scuola Diaz, durante il G8 di Genova, "deve essere qualificato come tortura".

Lo dice la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha condannato - all'unanimità - l'Italia per violazione dell'articolo 3 della Convenzione Europea: "nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".
Inoltre il nostro Paese è stato condannato anche ai sensi dell'articolo 13 perché è mancata un'inchiesta efficace per determinare la verità e perché l'Italia non ha una legislazione che condanni il reato di tortura.
Il nostro paese dovrà versare un risarcimento di 45mila euro al manifestante torturato.

Shooting Black People: Cosi muoiono i giovani neri (e non solo) americani per mano della polizia. ( Video Virali )

«Oh, man, cosa ti chiede di fare Dio: comportarti secondo giustizia, amare la pietà, e camminare umilmente con lui»... recitava una nota di Rosa Park, una delle tante della sartina che diede il via alle grandi manifestazioni per i diritti civili dei neri in America. Rosa lottava contro le discriminazioni che all'epoca impediva alla sua gente di salire sugli autobus, usare i bagni, entrare nei locali, contro il KKK e tante altre cose. Mezzo secolo dopo, questo video (sotto) mostra il poliziotto Michael Slager, bianco, mentre spara alle spalle per otto volte contro il cinquantenne di colore Walter Scott, uccidendolo. Slager, secondo dichiarazioni del suo avvocato, temeva per la sua vita quando ha sparato a Scott, che era stato fermato per un controllo stradale a causa di una luce di stop rotta. Ovviamente il video smentisce e contraddice palesemente le dichiarazione dell'agente e la sua versione dei fatti. Chissà quale sarebbe stato il commento di Rosa Parks, sicuramente sarebbe stato pieno di amarezza e sconforto, alla luce di quanto accade ancora nel suo paese.

Dal video amatoriale, tutti hanno potuto vedere e accertare che il taser cade dalle sue mani, mentre lui afferma che sia stato Scott a portarglielo via con la forza durante la rissa che si sarebbe scatenata dopo il fermo.
Dopo l'esecuzione, Slager torna a raccogliere qualcosa, poi lascia quello che sembra essere il taser vicino al corpo dell'uomo. Dalla registrazione della telefonata del poliziotto al comando, si sente quest'ultimo affermare che il fermato gli ha tolto il taser e che solo dopo è stato costretto a sparare.
La famiglia di Scott ha chiamato l'uomo che ha filmato la scena, e che ha subito condiviso il video, definendolo un "eroe", perchè la documentazione da parte dei cittadini di questi episodi è di vitale importanza per la giustizia:
"Non possiamo fidarci minimamente della parola di qualcuno che ha appena ammazzato un un uomo."

Scott aveva avuto a che fare con la giustizia, ma solo per il mancato pagamento dei diritti di mantenimento dei figli e un arresto per oltraggio alla corte durante un udienza nella causa di divorzio. Non era un giovane sbandato per la strada, non era un criminale.
Slager intanto è stato arrestato, sull'onda del video girato da cittadino rimasto anonimo, e accusato di omicidio, e questa è una delle poche volte che questo accade.
E se non c'era il video? E se non ci fosse nessun testimone? Dove saremmo senza quel video?
L'uccisione di Scott è l'ultimo di una serie di episodi di violenza della polizia, a Ferguson, Missouri, Staten Island e Cleveland, Ohio, in cui degli ufficiali bianchi uccidono delle persone di colore, e che hanno portato a fort manifestazioni di proteste a livello nazionale, contro la brutalità della polizia e i pregiudizi razziali di quest'ultima.
Gli incidenti e la mancanza di conseguenze giuridiche per gli ufficiali coinvolti hanno suscitato settimane di proteste e disordini nelle principali città di tutto il paese.

North Charleston è una delle più grandi città della Carolina del Sud, con una popolazione di poco più di 100.000 persone. Circa il 47% della popolazione è afro-americano, secondo i dati del censimento 2010. A partire dallo scorso autunno, solo 83 su 400 agenti della polizia locale sono neri. Il reparto è stato spesso accusato di prendere di mira le comunità nere più povere della città,





Questa è la lista di 10 persone, tutti giovani e di colore tranne una, che nel 2014 sono state uccise dalla polizia, tutte senza un motivo plausibile e tutte rimaste ancora senza giustizia, dato che nessuno degli agenti che ha sparato è finito condannato per omicidio colposo.


Michael Brown
Il 9 agosto, il poliziotto bianco Darren Wilsonl uccide Brown, 18 anni, che è disarmato, a Ferguson, Missouri.  Poliziotto . Wilson afferma che Brown  correva verso di lui dopo la rissa in cui l'adolescente gli ruba la pistola. Ma più testimoni,  ascoltati da una giuria, ha smentito la versione, confermando invece che il ragazzo è stato freddato a sangue freddo. Il 24 novembre, un gran giurì non ha votato per incriminare Wilson, scatenando le proteste in tutta l'America.


Eric Garner 
Vende sigarette di contrabbando all'angolo delle strade. Il 17 luglio l'ufficiale Daniel Pantaleo atterra Eric con un "chokehold", una mossa che stringe al collo vietata dalla legge. Si può vedere nel video sotto come l'uomo non facesse resistenza e come disperatamente urla di non riuscire a respirare. Un gran giurì di Staten Island ha votato il 2 dicembre di non incriminare Pantaleo, scatenando una nuova ondata di proteste.
Così muore Eric Garner per mano della polizia razzista di Staten Island:






Tamir Rice
Il 22 novembre, il 12enne Tamir Rice viene ucciso dalla polizia di Cleveland, che rispondeva alla segnalazione di un uomo in strada con una pistola. L'arma che aveva in mano il ragazzo, non un uomo, era una pistola giocattolo. Rice morì il giorno dopo in ospedale. Un video rilasciato dalla polizia ha dimostrato che Timothy Loehmann, l'ufficiale che ha ucciso Rice, gli ha sparato due secondi dopo essere sceso dalla macchina.


Akai Gurley
Il 20 novembre, il 28enne Akai Gurley esce dall' appartamento nelle case popolari della sua ragazza a Brooklyn, New York. Mentre scende per una scala scura, senza luce, Peter Liang, che pattugliava la zona , spara e uccide Gurley. La polizia ha detto che la sparatoria è stata accidentale. Il New York Daily News ha riferito che, invece di chiamare un'ambulanza, Liang ha inviato un messaggio al suo dipartimento.


John Crawford III
Il 5 agosto, a 22 anni, John Crawford III viene stato ucciso dalla polizia all'interno di un negozio Walmart, a Beavercreek, Ohio . Crawford stava trasportando un fucile ad aria compressa che aveva raccolto all'interno del negozio. I poliziotti sono stati chiamati a indagare su un uomo che agitava quello che poteva sembrare un arma da fuoco. Gli agenti hanno detto che Crawford ha rifiutato di mettere giù l'arma e che si voltò verso di loro in modo minaccioso. Ma gli avvocati che rappresentano la famiglia di Crawford hanno smentito anche questa versione, dimostrando che gli ufficiali sono stati avventati e negligenti. Un gran giurì ha votato di non incriminare uno degli agenti coinvolti nella uccisione.


Ezell Ford
L'11 agosto, la polizia di Los Angeles durante un interrogatorio, muore il 25enne Ezell Ford. In una dichiarazione, il LAPD disse che durante l'interrogatorio ci fu una lotta con i poliziotti, chespararono al ragazzo. Ma testimoni hanno riferito all' Huffington Post che alcuni poliziotti gridavano "Sparagli," qualche istante prima che tre proiettili raggiungessero Ford, che era a terra. Il caso è tutt'ora oggetto d'inchiesta.

Samantha Ramsey
Samantha Ramsey è stata uccisa mentre tornava da una festa il 26 aprile a Boone County, Kentucky. Tyler Brockman ha detto di aver sparato a Ramsey dopo averla fermata per alta velocità e dopo averla costretta sul cofano della sua auto. Ha detto di temere per la sua vita e la vita degli altri, quando ha aperto il fuoco. Ma molti testimoni hanno testimoniato che Samantha è stata uccisa inutilmente. Nel mese di novembre, un gran giurì non ha votato per incriminare Brockman. 



Darrien Hunt 
E' stato colpito sette volte a Saratoga Springs, Utah, dalla polizia che stavano indagando sulla segnalazione di un uomo con una spada, il 10 settembre in un centro commerciale. La famiglia di Hunt ha detto che la spada era giocattolo, mentre la polizia sostiene che Hunt ha rifiutato di consegnare la spada per poi rotearla verso di loro. Un rapporto dell'autopsia ha stabilito che Hunt è stato colpito sette volte, tra cui più volte alla schiena mentre cercava di scappare. L'avvocato della famiglia Hunt, Bob Sykes, ha contestato le affermazioni dei poliziotti, secondo cui il 22enne ha agito in modo aggressivo.


Rumain Brisbon
Mark Rhein della polizia di Phoenix stava indagando su una chiamata per spaccio di droga all'interno di un SUV, del 34enne Rumain Brisbon, il 2 dicembre. La polizia ha detto Brisbon non ha obbedito agli ordini dell'ufficiale, cercando di scappare all'interno di un complesso residenziale in cui ci fu uno scontro, durante il quale Nordrhein scambiò una bottiglia nei pantaloni di Brisbane per una pistola, sparandogli mortalmente. Brisbon era disarmato, anche se la polizia ha dichiarato di aver trovato una pistola nel SUV. I procuratori stanno indagando se Nordrhein debba affrontare le accuse di omicidio.


Kajieme Powell
Meno di due settimane dopo che Michael Brown fu ucciso a Ferguson, il 25enne Kajieme Powell è stato ucciso dalla polizia nella vicina St. Louis. La polizia era accorsa in un negozio per fermare un uomo che stava disturbando la quite con comportamenti "sconnessi e irrazionali". A loro dire Powell aveva un coltello in mano, e il video mostra Powell che si avvicina loro urlando, "sparatemi." Ma il video sembra anche minare alcune delle asserzioni iniziali della polizia. Invece di tenere il coltello in un presaoffensiva, comedichiarato, Powell aveva le mani lungo i fianchi. Inoltre non si era avvicinato ai poliziotti come inizialmente affermato.

#black #razzismo