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21/09/16

Marc Lewis: Perchè la dipendenza non è una malattia

Che cosa, esattamente, è la dipendenza? La comunità scientifica - tra cui medici, psichiatri e assistenti sociali - ha una risposta molto chiara: E' una malattia, e dobbiamo affrontarla non diversamente da come ci avviciniamo alle malattie cardiache o al cancro. E' l'American Society of Addiction Medicine a rendere esplicita la definizione.
Marc Lewis è un neuro scienziato che ha pubblicato un nuovo libro, The Biology of Desire: Why Addiction Is Not a Disease (Perché la dipendenza non è una malattia), ed è uno che non solo ha capito la materia di cui è composto il cervello - molecole, membrane, sangue, e elettricità - ma anche le persone dentro cui questo s'incarna.
Dove la maggior parte dei neuroscienziati respinge la vita interiore come sconclusionata e incommensurabile, Lewis non lo fa. Lui è totalmente interessato ed affascinato dall'esperienza vissuta dei tossicodipendenti.
Andremo a vedere le sue brillanti idee e le sue argomentazioni contro la teoria della dipendenza come malattia e l'importanza degli obiettivi e dei tempi, degli esseri umani e alcune loro storie.
Perché è da decenni che la professione medica ha ampiamente trattato la dipendenza come una malattia cronica del cervello. Il National Institute on Drug Abuse, che fa capo al governo degli Stati Uniti ha sempre considerato e caratterizzato i tossicodipendenti come persone compulsive in cerca di droga e che continuano l'assunzione di farmaci nonostante siano consapevoli delle conseguenze dannose e indesiderate.

"E 'considerata una malattia del cervello", l'istituto dice, "perché i farmaci cambiano il cervello; cambiano la sua struttura e il suo funzionamento. "

'Nessuno inizia con un ago nel braccio.'

30/03/15

I principi ormai superati di AA, Alcolisti Anonimi

Uno dei principi cardine degli Alcolisti Anonimi, dice che è la persona ad essere profondamente sbagliata. Il grande libro, AA's Bible, afferma: "Raramente abbiamo visto una persona fallire, dopo che ha accuratamente seguito il nostro percorso. Coloro che non recuperano sono persone che non possono o non vogliono dedicarsi completamente a questo semplice programma, di solito gli uomini e le donne che sono costituzionalmente incapaci di essere onesti con se stessi. Ci sono questi disgraziati. Essi non si sentono in colpa; sembrano esserci nati, in questo modo. La loro disperazione è accresciuta solo dalla loro mancanza apparente di opzioni. "

Molte persona chiaramente, credono che non ci sia altro modo. I 12 punti (più comunemente conosciuti come i 12 passi..) sono così profondamente radicati, soprattutto negli Stati Uniti, che molte persone, tra cui medici e terapisti, credono che partecipare alle riunioni, e non bere un sorso di alcol sia l'unico modo per ottenere un risultato ai loro problemi. Ospedali, ambulatori, centri di riabilitazione utilizzano i 12 punti come base per il trattamento. Ma anche se pochi sembrano rendersene conto, ci sono alternative, compresi i farmaci da prescrizione e terapie che mirano a aiutare i pazienti ad avere un rapporto con l'alcol, cioè imparare a bere con moderazione. A differenza degli Alcolisti Anonimi, questi metodi si basano sulla scienza moderna e sono stati dimostrati, in studi randomizzati, e studi controllati..Ci sono voluti anni a "lavorare al programma," prima di capire finalmente che gli Alcolisti Anonimi non è, o non è il migliore, programma per avere una speranza di guarigione. Molte persone però non sanno che ci sono altre strade. Il dibattito sull' efficacia dei 12 punti è stato tranquillamente e spumeggiantemente propagandato per decenni tra gli specialisti delle dipendenze.

Intanto, l'American Medical Association stima che su circa 1 milione di medici negli Stati Uniti, solo 582 si identificano come specialisti nella cura delle dipendenze. (Il rapporto rileva poi che ci sono medici che hanno una specializzazione, o per meglio dire una sub-specializzazione nelle dipendenze.) La maggior parte di questi hanno credenziali di consulente o consigliere per la dipendenza o per abuso di sostanze , per cui molti Stati richiedono poco più di un diploma di scuola superiore per esercitare . Molti consiglieri sono, o sono stati essi stessi in terapia di recupero. Il rapporto ha dichiarato che..: "La stragrande maggioranza delle persone che necessitano di trattamento per la tossicodipendenza non riceve nulla che si avvicina alla cura basata sull'evidenza".
L'associazione degli Alcolisti Anonimi è stata fondata nel 1935, quando la conoscenza del cervello era ancora agli albori. Da allora, offre un unico percorso di recupero: l'astinenza da alcol per tutta la vita. Il programma indica, o meglio impone ai membri di cedere il loro ego, accettare di essere "impotenti" di fronte all' alcol, fare ammenda per coloro che sbagliano, e pregare. AA (acronimo abbreviato) è notoriamente difficile da poter studiare. Per necessità, non hanno nessun archivio di chi partecipa alle riunioni; i membri vanno e vengono e sono, naturalmente, anonimi. Non esistono dati conclusivi su come il tutto funziona. Nel 2006, la Cochrane Collaboration, un gruppo di ricerca sanitaria, riesamindo studi ha scoperto che "non esistono studi sperimentali che inequivocabilmente dimostrano l'efficacia di AA o del loro programma, i famosi 12-punti, e in generale tutto l'approccio nella cura delle dipendenze e per i problemi di alcol". Questo " grande libro" (AA’s Bible) include una affermazione inserita nella seconda edizione, che è stata pubblicata nel 1955: AA ha lavorato con il 75 per cento delle persone che hanno partecipato agli incontri e che il 50 per cento di questi ha subito smesso, mentre un altro 25 per cento ha lottato per un pò, ma alla fine ha recuperato. Secondo AA, queste cifre si basano sulle esperienze dei membri. Nel suo recente libro, The Sober Truth: Debunking the Bad Science Behind 12-step programm and Rehab Industry, Lance Dodes, un professore di psichiatria in pensione presso la Harvard Medical School, ha esaminato i tassi di ritenzione degli Alcolisti Anonimi con studi sulla sobrietà e i tassi di coinvolgimento attivi (partecipazione a riunioni regolari e di lavoro nel programma) tra i membri di AA. Sulla base di questi dati, il tasso di successo effettivo di AA oscilla tra il 5 e l'8 per cento. Questo è solo una stima approssimativa, ma il più preciso tra quelli che siamo riusciti a trovare.

23/02/15

Intoxication: la storia degli animali e le piante medicali, è la nostra storia


Le Nazioni Unite dicono che la logica della guerra alla droga è quella di costruire "un mondo libero dalla droga - e che possiamo farcela!". I funzionari del governo americano sono chiaramente d'accordo, sottolineando che quindi "non esiste una cosa come l'uso di droghe ricreative." Bisogna eliminare la dipendenza, e la diffusione delle droghe tra adolescenti. E 'una guerra per fermare l'uso della droga tra tutti gli esseri umani, e in tutto il mondo. Tutte queste sostanze chimiche, già vietate, devono essere eliminate e estirpate dalla terra. Questo è ciò per cui stiamo combattendo . Noi abbiamo sempre visto questo obiettivo in modo diverso, e adesso ne siamo ancora più convinti, dopo esserci imbattuti, come al solito, nella storia degli elefanti ubriachi, del bufalo d'acqua dinoccolato, e della mangusta dolente. Storia che abbiamo appreso da uno scienziato straordinario di Los Angeles, il Professor Ronald K. Siegel.

Quando si parla di di DROGA, la maggior parte delle persons associa immediatamente questa parola al <<problema droga>>, e ci porta alla visiune comune che vede la droga e il <<problema droga>> identificarsi. La connotazione negativa del concetto si fa ancora più esacerbata in un ambiente culturale che nega qualunque utilizzo dell'atto di drogarsi.
La droga fa male, la droga è vizio, la droga è sintomo di un disagio e di una sofferenza individuale c sociale. Tali giudizi portano al luogo comune spesso sottinteso, che l'uso della droga è un comportamento umano aberrante, peculiare della specie umana. A contraddire questo paradigma del pensiero occidentale moderno è un insieme di dati, sempre più cospicuo e incontestabile, ma che continua ad essere sottovalutato, che dimostra che il comportamento di drogarsi é diffuso anche nel mondo animale. Alcuni casi di addiction animale erano noti già da tempo, ma non vi si faceva caso seguendo la regola, di cui l'uomo occidcntale fa continuo abuso, di non interessarsi a dati inspiegabili o in forte contraddizione con i modelli interpretativi prescelti. Tutt’al più qualche sociologo più scrupoloso interpretava questi bizzarri comportamenti animali in termini psicologici come un sintomo di malessere dell'animale stesso, mentre in questi ultimi decenni, con l'adozione di tecniche di osservazione sempre più raffinate e la centralizzazione dei dati raccolti su tutte le regioni del globo, gli etologi stanno accumulando una massa di dati sugli animali che si drogano tale da non potere più essere sottovalutata.


16/02/15

Digrignare i denti.. per rendere grande la Gran Bretagna. (E il papa sponsor del vino alla cocaina)

Uno dei motivi della longevità di Papa Leone XIII ( terzo nella storia della Chiesa) potrebbe essere l'uso della sua bevanda preferita, il Vin Mariani. Papa Leone era così innamorato di questo vino tonico francese che (si dice) ne teneva una fiaschetta nascosta sotto la tonaca, in modo da sollevare il morale occasionalmente con un bicchierino di questo vino-liquore. Il Vin Mariani era un mix inebriante di vino Bordeaux e foglie di coca. La bevanda originale aveva 6mg di cocaina per oncia fluido, fino ad arrive a 7.2mg per oncia per l'esportazione, soprattutto per competere con prodotti simili, come la Coca-Cola prodotta e venduta negli USA. Si diceva che il vino Mariani poteva ripristinare rapidamente la "salute, la forza, l'energia e la vitalità", e veniva consigliata per la convalescenza ("soprattutto dopo l'influenza"). In uno dei suoi annunci, Sua Santità decretò:
"... che ha pienamente apprezzato il beneficio di questo vino tonico, e ha concesso al signor Mariani in segno di gratitudine una medaglia d'oro che porta la sua effigie".
Quando si dice avere un testimonial.. Il rappresentante di Dio sulla Terra approvò la bevanda di infuso di Coca, un bel vantaggio in termini di marketing.


Le bevande a base di Cocaina erano molto comuni alla fine del 1800, e non basterebbe una tesi accademica per descrivere l'influenza della cocaina sull'ascesa dell'Impero Britannico. Come spiegare altrimenti il suono provocato dal digrignare i denti delle classi inferiori, oberati di lavoro per rendere grande la Gran Bretagna?
Ma non erano solo gli adulti che beneficiavano delle proprietà rigeneranti della cocaina: era stata aggiunta alle pastiglie per la dentizione dei bambini, alle pastiglie per la gola, per l'influenza e il raffreddore, e a quelle per la cura della febbre da fieno.


L'eroina era disponibile come aiuto per alleviare il dolore, dal mal di testa fino (di nuovo) alla dentizione dei bambini. Una delle preferita era il calmante della signora Winslow, prima venduto nel 1849, e conteneva 65 grammi di solfato di morfina per oncia fluida. Questa medicina era anche una delle cause di mortalità infantile, come un medico annotò, all'epoca:

"L'oppio, tramite overdose, ha ucciso molti più bambini della fame. [I bambini] Tenuti in uno stato di continuo narcotismo erano quindi poco inclini al cibo, e di essere quindi perfettamente nutriti. "
Il primo ministro britannico William Gladstone chiamava l'oppio il suo piccolo "mantenimento", e regolarmente lo aggiungeva al suo caffè. L'elenco dei vittoriani eminenti che utilizzavano il farmaco:
Elizabeth Barrett Browning, Wilkie Collins (che convinse Dickens a diventare un consumatore di oppio), John Keats, William Wilberforce e Florence Nightingale, che fu uno dei primi pazienti a prendere l'oppio in forma di morfina endovenosa.
Ma la dipendenza da oppio non era solo per i ricchi o di "chi cercava l'oblio nei bassifondi."

Paradossalmente il più alto consumo di oppio era tra i lavoratori agricoli nelle paludi, dove l'assunzione di oppio era da tempo comune ed eccessivo.
Per gran parte del 19 ° secolo, i consumatori di oppio nelle Fens, (paludi) come altrove, potevano acquistare il farmaco in qualsiasi negozio, i cosidetti "stock", ma durante quel periodo ci fu una crescente pressione da parte di associazioni mediche e farmaceutiche affinchè la fornitura di oppio fosse limitata a farmacie o su prescrizione da parte dei medici (molti medici, allora come oggi, fornivano i farmaci con prescrizione). I medici volevano andare oltre e limitare la fornitura alle sole prescrizioni, e questo fu una delle proposte alla Pharmaceutical Act del 1868, ma i farmacisti nelle zone delle Fenland andarono nel panico e convinsero la Pharmaceutical Society che le vendite di oppio rappresentavano una tale percentuale elevata dei loro redditi che la sospensione li avrebbe portati fuori dal mercato.
La London Society of Arts "istituì premi di 50 ghinee e una medaglia d'oro per incoraggiare la produzione" di oppio in Inghilterra e in Scozia:

La Society ottenne un certo successo, e per più di cento anni l'oppio è stato coltivato in Somerset, Buckinghamshire, Middlesex, Surrey, vicino a Edimburgo e, dove vi fu la produzione migliore, nel Norfolk. La raccolta venne fatta dalla manodopera a basso costo, bambini di età compresa tra gli otto e i 12 anni, le donne, e dagli immigrati irlandesi. I bambini più piccoli furono pagati tre pence per una giornata di 11 ore, le donne e gli irlandesi uno scellino.
Il motivo della crescita della coltivazione de papavero bianco, cosidetto Papaver somniferum, era dovuto al costo meno elevato rispetto all' oppio grezzo importato dalla Turchia. Si pensa che l'impianto in cui è stato coltivato con successo in Norfolk Fens, era stato portato in Inghilterra dai Romani (con aglio, olive e uva) . Qui divenne originario della zona, con "una lunga tradizione nel riservare una zona del giardino di casa per la pianta, per fare del papavero una medicina e una tradizione come quella del tè ."
L'uso dell'oppio sia per motivi personali che medicinali divenne prevalente in tutto il Regno Unito nel corso del 19 ° secolo, in un momento in cui il paese fu coinvolto in due "guerre dell'oppio" (1839-1842 e 1856-1860), con la Cina, nel corso dell'apertura delle rotte commerciali e la stesura delle basi amministrative per la fornitura di oppio.



via Dangerous Mind
 

31/05/14

Proprietà terapeutiche della Canapa

In merito all'articolo Marijuana e terapia del dolore: possibile in Italia?, grazie alla Dott.sa Francesca Salute, che ce l'ha segnalato, volentieri pubblichiamo.

Proprietà' terapeutiche della Canapa

Il principio attivo di quest'erba (il Thc) sembra essere molto utile per curare diversi disturbi di salute e negli ultimi tempi, gli studi scientifici e le sperimentazioni mediche stanno diventando sempre più frequenti.
La canapa è il nome italiano di una pianta che in modo scientifico viene definita cannabis sativa. Dal punto di vista botanico si distinguono due sottospecie di questa pianta: la cannabis sativa , tipica dei Paesi settentrionali, impiegata comunemente in agricoltura e la cannabis sativa indica, tipica dei Paesi più caldi, è questa la varietà che viene utilizzata in campo medico.

La cannabis sativa indica viene chiamata anche canapa indiana ed è quella che ha il maggiore contenuto di Thc, un principio attivo. Dalle foglie e dai fiori di questa pianta si ricava la marijuana che contiene una percentuale di Thc che varia dall'1 al 5 per cento. Un altro derivato è l'hashish: si produce a partire dalle resine della pianta e contiene percentuali di Thc variabili dal 5 al 20 per cento.
Dalla cannabis si ricava anche l'olio di cannabis che può contenere fino al 60 per cento di Thc.
In Italia è ammessa solo quella per uso agricolo.
Il Consiglio dei ministri dell'Agricoltura dell'Unione europea, nella seduta del 17 luglio 2000, ha approvato la riforma dell'organizzazione comune di mercato che riguarda anche la coltivazione della canapa. Al Consiglio, per l'Italia, ha partecipato anche il ministro delle Politiche agricole e forestali Alfonso Pecoraro Scanio.
La riforma prevede aiuti per la coltivazione e la trasformazione della canapa per uso tessile, cioè per produrci fibre e tessuti. Quindi, questo provvedimento legislativo non ha nulla a che vedere con l'uso di questa erba in campo medico.

Uso della canapa in campo medico.
La cannabis contiene un centinaio di principi attivi, dei quali circa una sessantina appartengono alla classe dei cannabinoidi. Tra questi il principale è il delta-9-tetraidrocannabiolo, la cui sigla è Thc, a cui si devono la maggior parte delle azioni curative della pianta.
Nella cannabis sativa sono contenuti anche altri cannabinoidi: il delta-8Thc, che non è psicotropo, ma che sembra avere comunque proprietà curative, soprattutto antiemetiche, cioè che aiutano a contrastare il vomito in particolare nei bambini malati di leucemia, e il cannabidiolo, capace di contrastare le convulsioni.
Di recente, è stato scoperto che nel cervello umano esistono dei recettori specifici per i cannabinoidi e che il nostro organismo produce una sostanza (l'anandamide), in grado di interagire con questi recettori. Ciò ha permesso di scoprire l'esistenza di un vero e proprio "sistema cannabinoide endogeno", il cui ruolo all'interno dell'organismo non è ancora del tutto chiaro, ma il cui studio permetterà di capire i meccanismi che sono alla base delle proprietà curative dei cannabinoidi.

26/09/13

Aloe Arborescens, le prodigiose proprietà

"Quattro vegetali sono indispensabili per il benessere dell'uomo: il frumento, la vite, l'olivo e l'aloe. Il primo lo nutre, il secondo ne rinfranca lo spirito, il terzo gli reca armonia, il quarto lo guarisce" Cristoforo Colombo

"Il medico del futuro non prescriverà farmaci al paziente, ma lo indurrà ad interessarsi maggiormente al proprio organismo, alla propria alimentazione ed alla causa ed alla prevenzione delle malattie"
Thomas Edison

La prima volta che ho avuto modo di imbattermi nelle possibilità terapeutiche dell'aloe è stato diversi anni fa, in occasione di una brutta forma di varicella, la quale, se contratta da adulti, può portare serie complicazioni, a livello organico e dermatologico. Il fisico era fiaccato da un lungo periodo di malattia e la pelle, viso compreso, aggredita da vistose e fastidiosissime pustole, che avevano tutta l'aria di non volersene andare senza lasciare segni indelebili. Mi venne in soccorso una collega, consigliandomi di assumere, più volte al giorno, del gel di Aloe Vera, sia ingerito, che applicato sulle lesioni.. Il sapore non era il massimo della gradevolezza, ma l'effetto fu decisamente ottimo. Mi rimisi rapidamente, e le lesioni guarirono del tutto, senza lasciare cicatrici visibili. Di recente, ho avuto modo di apprezzare nuovamente le straordinarie qualità di questo vegetale, stavolta nella varietà Arborescens.. e in occasione di una malattia molto più seria e aggressiva, quella che può essere considerata il vero e proprio spauracchio dei nostri tempi, come può esserlo il cancro.. Penso che condividere pubblicamente la mia esperienza in merito sia molto importante, e possa sul serio aiutare molte persone, per via della disinformazione diffusa che c'è, e della confusione che si fa, quando di parla di medicina tradizionale e "alternativa", e si cerca di informarsi seriamente.. ma prima di entrare nei dettagli di come si possano coadiuvare le pur necessarie cure mediche attuali con questo rimedio antico ma efficacissimo, voglio riportare qui alcune delle informazioni raccolte sulle caratteristiche della pianta e sulle sue svariate potenzialità di utilizzo.. 

Attraverso i secoli, molte civiltà hanno adoperato l'aloe per curare tutta una serie di disturbi interni ed esterni, ben prima dell'avvento delle pratiche mediche moderne e lo sviluppo dei farmaci. Si tratta inoltre di una vasta gamma di malattie e disturbi che non hanno alcun legame evidente tra di loro.. come l'artrite, l'acne, l'asma, il diabete, il colesterolo, l'ernia iatale, la sinusite, gli eczemi, l'ulcera, l'IBS (sindrome da intestino irritabile), la diverticolite, la stitichezza, la congiuntivite.. senza parlare, per l'appunto, delle possibili applicazioni in ambito oncologico.. Questo mi fa pensare che il suo effetto si basi su una forte capacità depurativa, oltre che sulla stimolazione del sistema immunitario, capace pertanto di rimettere in modo meccanismi organici inceppati o malfunzionanti.. Fatto sta che le proprietà toniche, antinfiammatorie e terapeutiche sono indiscutibili, e soprattutto basate sull'esperienza tramandata diretta della moltitudine di persone che ne hanno fatto e ne fanno uso.. Tuttavia, nonostante questo, nonostante centinaia di anni di uso documentato e la mole di prove aneddotiche, di cui il mio caso è uno dei tanti esempi, la medicina moderna tende a bollare tutto come folklore o mito, sulla base che non esiste nessuna significativa prova clinica, o sperimentazione accertata.. Eppure un approccio più olistico alla guarigione, che consideri l'importanza della complementarità tra ritrovati chimici e naturali, e riconosca come valida la loro interazione, non potrebbe che essere di enorme vantaggio.. per i pazienti, ovviamente, ma anche per i medici..
Esistono più di 250 diverse varietà conosciute di aloe, ma solamente due posseggono significative proprietà medicinali e terapeutiche. Si tratta dell'Aloe Barbadensis Miller, detta comunemente Aloe Vera e dell'Aloe Arborescens. Le loro caratteristiche e proprietà sono simili, ma mentre la prima è adatta per le varie patologie di cui si accennava e per la cura della pelle, la seconda è invece più specifica per l'uso nel caso di problemi oncologici, in quanto i principi attivi sono qui presenti in forma concentrata, anche 20 volte maggiori. Distinguere le due varietà non è difficile.. le foglie dell'Aloe Vera sono più grosse e carnose, quelle dell'Arborescens più sottili e spigate, inoltre la pianta è composta da più rosette.




Si ritiene che la parola "aloe" derivi dall'arabo alloeh, che significa "sostanza amara splendente". Questa pianta cresce solo in climi caldi, e si trova specialmente nelle regioni più aride delle Americhe, dell'Asia, dell'Europa, dell'Africa e dell'Australia. Ha l'apparenza di cactus, ma è in realtà una pianta grassa perenne appartenente alla famiglia delle Liliacee. Cresce comunque bene anche nelle nostre regioni, anche se non arriverà in questo caso alle dimensioni che raggiunge nei paesi di origine. E' sufficiente tenere la pianta in punti luminosi e arieggiati: può svilupparsi anche in appartamento, avendo l'accortezza di porla in punti non troppo ombrosi. L'importante è coltivarla in modo assolutamente biologico: per nessun motivo dev'essere aggiunto alcun tipo di fertilizzante, per quanto sopra ci sia scritto che è di origine naturale.. altrimenti c'è rischio di tossicità per l'organismo.


Sostanze contenute nell'Aloe e loro funzioni


L'Aloe è un vero ricettacolo di composti nutritivi: ne sono stati finora identificati circa 75. I principali sono:

Vitamina A (beta carotene): per la vista, la pelle, le ossa. Antianemia
Vitamina B1 (tiamina): per la crescita dei tessuti e per l'energia
Vitamina B2 (riboflavina): in combinazione con la B6 produce le cellule sanguigne
Vitamina Bjm\3 (nicotinammide): per la regolazione del metabolismo
Vitamina B6 (piridossina): come la B2
Vitamina B12 (cobalamina): si trova per lo più nella carne e nei derivati del latte, molto raramente nelle piante, e quindi risulta estremamente benefica per i vegetariani e i vegan. La mancanza di questa vitamina provoca anemia ed altri disturbi neuropatologici
Vitamina C (acido ascorbico): combatte le infezioni sostenendo il sistema immunitario
Vitamina E (tocoferolo): insieme alla vitamina C aiuta a combattere le infezioni e contribuisce alla guarigione
Acido folico: per la formazione del sangue
Calcio e Fosforo: per la crescita dei denti e delle ossa
Potassio (sorbato): regola i componenti fluidi del sangue e dei muscoli
Ferro: trasporta l'ossigeno nei globuli rossi e contribuisce alla resistenza dell'organismo alle infezioni
Sodio: insieme al potassio contribuisce all'equilibrio dell'acqua e degli altri fluidi corporei, e trasporta gli aminoacidi ed il glucosio nelle cellule del corpo
Colina: in quanto componente della lecitina è necessaria al metabolismo
Magnesio e manganese: aiutano a sostenere il sistema nervoso e i muscoli
Rame: per la formazione del sangue
Cromo: aiuta a mantenere i livelli di zuccheri nel sangue, il metabolismo del glucosio ed il sistema circolatorio
Zinco: stimola il sistema immunitario
Acemannano: Mucopolisaccaride in tempi recenti isolato da una società americana, la Carrington Laboratories. Opera interagendo con il sistema immunitario, favorendolo piuttosto che prevalendo su di esso. E' un potente stimolatore di macrofagi (i globuli bianchi che distruggono batteri, cellule tumorali, ecc.) per produrre agenti immunitari quali l'interferone e l'interleuchina. Nel 1990, durante la terza Conferenza Internazionale sulla Ricerca Antivirale tenutasi a Bruxelles, venne resa nota la scoperta che l'acemannano aveva inibito lo sviluppo di sarcomi impiantati nei topi e che, testato su gatti ammalati di leucemia felina, l'80 per cento di essi era guarito. L'Aloe è infatti molto utilizzato anche in veterinaria, anche se più all'estero che qui in Italia.
Aminoacidi Essenziali: Gli aminoacidi sono i mattoni che servono alla costruzione delle proteine ed influiscono su tutte le funzioni organiche. Essenziali vuol dire che il corpo non ne produce da solo. Sette degli otto aminoacidi classificati come essenziali sono presenti nell'aloe, come anche undici dei quattordici classificati come aminoacidi non-essenziali, che il corpo produce da sè. Isoleucina, leucina, lisina, metionina, fenilalanina, servono per l'assimilazione delle proteina; per il pancreas, la milza e il fegato; per il rinnovamento dei globuli del sangue; prevengono l'anemia e aumentano la resistenza alle malattie; la digestione; la formazione dei muscoli; aiutano a combattere l'insonnia e sono utili nelle terapie antidepressive.
Enzimi: Presenti nell'aloe numerosi enzimi tra cui: Bradichinasi, che stimola il sistema immunitario ed è analgesico e antinfiammatorio; Cellulasi, che aiuta la digestione della cellulosa; Creatinfosfochinasi, enzima muscolare; Lipasi, che aiuta la digestione.

Le proprietà terapeutiche

Agente disintossicante:
Quando viene consumata internamente come bevanda, l'aloe agisce da blando depurante e disintossicante, attraversando il sistema digerente e penetrando nei tessuti. In alcuni soggetti, l'aloina, la sostanza presente sotto la scorza della foglia, può agire come irritante intestinale, e provocare un'eccessiva azione lassativa. Per ovviare a questo problema, in caso dovesse presentarsi, è sufficiente usare soltanto il gel interno, eliminando la parte superficiale delle foglie. Tuttavia, se tale inconveniente è sopportabile, sarebbe meglio consumare la foglia integra, in quanto proprio nello strato superficiale risiedono i più importanti principi che supportano le difese immunitarie.

Agente rigenerante:
Spazza via le cellule morte superficiali, aiuta a rigenerarne delle nuove e favorisce un tessuto più sano, accelerando la guarigione di ferite, lesioni ed ulcere. Inoltre sortisce lo stesso effetto quando viene applicata esternamente sulla pelle lesionata. La capacità di favorire la rigenerazione delle cellule la rende un potente agente rigenerante per tutti i tipi di ferite, sia interne che esterne. Il dottor Ivan Danhof, ex docente di fsiologia presso l'Università del Texas e presidente del North Texas Research Laboratories, è una delle maggiori autorità mondiali nel campo dell'aloe, e ritiene che l'aloe può accelerare la guarigione delle ossa rotte stimolando l'assorbimento di calcio e fosforo, e che riesce a rigenerare un tessuto epidermico otto volte più rapidamente del normale. Essendo un naturale antisettico, antibiotico e antibatterico, l'aloe è in grado di curare una vasta gamma di infezioni, comprese quelle di origine micotica.

Agente idratante e coesivo:
L'aloe è uno straordinario idratante per la pelle, agendo su di essa in due modi: grazie alla sua capacità di trasportare nutrienti e idratazione attraverso i sette strati della pelle, ne facilita la penetrazione e l'assorbimento, ed inoltre, grazie al suo contenuto di polisaccaridi, crea una barriera che impedisce alla pelle di perdere acqua. Quindi è particolarmente adatta per la pelle secca e, dato che contiene un antistaminico e un antibiotico, è ideale anche per le pelli sensibili e allergiche. Queste proprietà contribuiscono perciò a renderla un agente ristrutturante veramente efficace.
L'aloe ha inoltre un grande potere ringiovanente, identificato nella capacità della pianta di aumentare la produzione di fibroblasti umani 6-8 volte più rapidamente del normale. I fibroblasti sono cellule che si trovano nel derma e sono responsabili della produzione di collagene. Con l'esposizione al sole e il normale processo di invecchiamento, i fibroblasti rallentano la produzione di collagene, che progressivamente si riduce. L'aloe non soltanto migliora la struttura dei fibroblasti, ma accelera anche il processo di produzione del collagene. Si ritiene che la chiave di tale processo risieda, ancora una volta, nei polisaccaridi e nelle loro proprietà idratanti e coesive.

Funzione digestiva:
L'aloe produce un generale effetto benefico su tutto il sistema gastrointestinale. Grazie al suo contenuto di lattato di magnesio è in grado di ridurre l'attività all'interno dello stomaco ed anche i sintomi, sia occasionali che cronici, nel tratto superiore dell'apparato gastrointestinale. Inoltre l'aloe migliora la digestione, svolge azione compensatrice nel normalizzare il ph, come un agente alcalinizzante, riduce il contenuto di fermenti e favorisce un maggiore equilibrio dei batteri simbiotici gastrointestinali. Inoltre è di particolar evalidità nei casi di disturbi queli l'indigestione, la sindrome da intestino irritabilie (IBS), le coliti e l'acidità di stomaco. Migliora la regolarità intestinale, oltre a provocare un autmoento dei livelli di energia e un generale senso di benessere.

Cardiopatie:
I sali di isocitrato di calcio contenuti nell'aloe possono essere di valido aiuto alle persone cardiopatiche o con precedenti famialiari di cardiopatia, come prevenzione. Nel 1984, i risultati di cinque anni di studio presentati all'American Collage di Angiologia su 5000 pazienti affetti da angina pectoris, hanno confermato questa scoperta. Il dottor O.P. Agarwal, principale fautore del progetto, ha riscontrato che dopo aver introdotto l'aloe nella loro alimentazione, i pazienti avevano mostrato una notevole riduzione dei livelli di colesterolo e della frequenza degli attacchi di angina. Dopo cinque anni i pazienti erano tutti vivi e non avevano mostrato alcun effetto collaterale. Ulteriori studi hanno dimostrato che dosi giornaliere di aloe possono ridurre il colesterolo nel sangue fino a 12-14 punti e che anche la pressione, dopo diverse settimane, tende a normalizzarsi.

Agente antinfiammatorio:
L'aloe viene ampiamente usata per la cura di affezioni quali l'osteoartrite, dove svolge una funzione simile agli steroidi senza averne gli effetti collaterali, e l'artrite reumatoide; inoltre può ridurre l'arrossamento, il dolore ed il gonfiore associati alla tensione muscolare, agli strappi e alle distorsioni, alle tendiniti e alle contusioni. Notevolissima è inoltre l'efficacia nelle scottature solari, oltre che su piccole ustioni, punture di insetto, dermatiti e acne.

Malattie neoplastiche e sistema immunitario:
Già da anni, solo per considerare la moderna medicina, senza contare i suoi secoli come antico e risaputo rimedio, sono stati ottenuti incoraggianti risultati su animali ammalati di cancro curati con l'aloe, e l'applicazione empirica di migliaia di persone, anche se finora non testata sperimentalmente in modo scientifico, avvalora l'ipotesi che un effetto simile si produca anche nell'uomo. La mia esperienza diretta, come accennato all'inizio, conferma la validità di questa pianta straordinaria, come coadiuvante, antinfiammatorio, analgesico e potenziatore delle difese immunitarie, anche e soprattutto in presenza di malattia neoplastica. A questo proposito è necessario però fare una doverosa precisazione: l'uso dell'aloe, in caso di malattie gravi, o gravissime, è certamente più che utile, ma va considerato come completamentare, mai come sostitutivo di cure mediche tradizionali. Anni fa, Maurizio Costanzo generò una vera e propria crociata mediatica contro l'aloe, proprio a causa di un tam tam generatesi dal web, che promulgava l'utilizzo della preparazione a base di aloe e miele come unico rimedio in caso di cancro, affermando nel contempo che la chemioterapia fosse inutile, se non addirittura dannosa. Ovviamente questo non è veritiero.. ma come spesso accade, la verità si trova nel mezzo.. Il progresso scientifico ha fatto passi da gigante in campo medico, ma intervento e chemioterapia restano i trattamenti fondamentali con i quali si può combattere la malattia.. tuttavia, gli effetti collaterali dei farmaci sono pesantissimi, a volte a tal punto da generare patologie secondarie che possono diventare a loro volta mortali. Inoltre, le difese immunitarie vengono duramente fiaccate, se non completamente distrutte, dallo stress provocato all'organismo dalle cure stesse, e questo può favorire la comparsa di recidive, anche quando in un primo momento esse sembrano avere successo. Nonostante questo, ritengo che si possa arrivare ad una guarigione completa, ma affinchè ciò sia possibile è necessario mettere a punto una strategia olistica, che contempli la sinergia di più elementi. La sola chimica non può riuscire a risanare un organismo provato nel profondo, ferito nel suo nucleo vitale.. ne possono farlo da sole le cure naturali, per quanto benefiche ed efficaci come l'aloe.. La strada giusta è che esse coesistano, lavorando assieme. Immagino la malattia come un giardino ormai arido, invaso da foglie secche.. Le cure tradizionali sono il giardiniere che ripulisce e rastrella via le foglie.. ma se non si fa anche in modo di rinverdire l'albero da cui esse cadono, questo sarà inutile. E i rimedi erboristici ed omeopatici sono quelli che aiutano a rigenerarlo, a ricreare la linfa vitale.. L'aloe è un fantastico coadiuvante in questo senso.. aiuta moltissimo a tenere sotto controllo gli effetti collaterali della chemioterapia, oltre a sostenere l'organismo nella convalescenza che segue un intervento, favorendo la cicatrizzazione delle ferite e la ripresa fisica. E non è assolutamente vero, posso testimoniarlo, che influisca con i farmaci somministrati o addirittura ne contrasti l'effetto, semmai il contrario.. Inoltre il suo utilizzo costante rafforza le difese immunitarie messe a dura prova, inducendo il corpo a reagire alla patologia e a contrastarla e combatterla.
Il dottor Danhof ritiene che l'aloe provochi il rilascio del fattore Alfa della necrosi del tumore, fattore che blocca il rifornimento di sangue per la crescita tumorale. Inoltre, uno studio del Dipartimento di Epidemiologia presso l'Università di Okinawa in Giappone ha rivelato che dosi giornaliere di aloe aiutano a prevenire l'insorgere del cancro ai polmoni nei fumatori. In generale l'aloe sembra esercitare un'influenza stimolante e riequilibrante sul sistema immunitario. In particolare è stata dimostrata la sua efficacia nei casi di ammalati di AIDS, aiutando a ristabilire l'equilibrio di linfociti T e B, ed è anche stata riconosciuta la sua funzione di protezione della pelle contro le radiazioni ultraviolette. Uno studio condotto presso la M.D. Anderson Clinic del Medical Center di Houston, ha esaminato gli effetti dell'esposizione ai raggi ultravioletti sulla pelle, ed è stato scoperto che quando veniva applicata l'aloe sulla pelle prima del test, le cellule immunitarie erano completamente protette.

Adattabilità
E' questa la proprietà più straordinaria, ossia la capacità dell'aloe di agire adeguatamente in risposta ad ogni problema specifico della persona che ne fa uso. L'utilizzo dell'aloe può riservare sorprese: ad esempio, una persona può scoprire che prendendo l'aloe per combattere l'asma o l'artrite, magari le gengive smettono di sanguinare, oppure l'aspetto della pelle migliora.


Modalità di preparazione del succo di Aloe

Visti gli innumerevoli benifici che si possono trarre dal consumare il succo di Aloe, viene da chiedersi quale sia la preparazione migliore per usufruire appieno delle sue proprietà. Secondo l'esperienza fatta, è inutile rivolgersi ai preparati in bottiglia di negozi e farmacie: anche i migliori, quelli con la certificazione del 99% di principio attivo, ne conterranno in realtà non più del 30%. Inoltre, non c'è la minima garanzia che la preparazione sia avvenuta realmente in penombra.. e questo è fondamentale, visto che il gel dell'aloe è altamente instabile, e esposto anche brevemente alla luce, persino quella artificiale, si ossida immediatamente. Inoltre, chiunque lo abbia preparato in casa, sa perfettamente che anche messo subito in frigo in contenitori stagni, sarà impossibile conservarlo integro per più di sette giorni al massimo.. per cui, la scritta "senza conservanti aggiunti" posta su bottiglie che si mantengono senza problemi per due mesi e oltre, lascia il tempo che trova.. La cosa migliora è acquistare e coltivare in casa la pianta, nella varietà Arborescens, maggiormente ricca di principi attivi, anche 20 volte di più della Barbadensis, o Aloe Vera. Dopodichè si può facilmente preparare da sè il succo, da ingerire giornalmente, in quantità variabile, a seconda della patologia che si vuole curare, e/o dell'uso, anche semplicemente preventivo che si vuole farne. La ricetta che segue, messa a punto da un frate brasiliano, padre Romano Zago, è da tempo famosa in rete, e si rivolge soprattutto ai malati oncologici, per via delle qualità più sopra illustrate. Tuttavia, diminuendo appunto la quantità da assumere, essa è ottima anche per tutti gli altri utilizzi a cui si è accennato. Direi che in caso di malattia neoplastica in corso, la quantità ottimale è di tre cucchiai da tavola la mattina a digiuno e tre cucchiai la sera prima di coricarsi. Per il mantenimento e la prevenzione di recidive, oltre che per altre patologie acute o croniche va bene un solo cucchiaio, sempre mattina e sera. Per chi invece intende assumere il composto in assenza di sindromi visibili, soltanto come tonico organico e riequilibratore generale, è sufficiente scendere alla dose di due cucchiaini al giorno. In tutti e tre i casi è importante che l'assunzione sia costante e metodica, con sospensioni di una settimana ogni mese circa, per ottimizzare i risultati, tranne che nel caso delle malattie oncologiche, in cui lo stacco deve essere di un giorno soltanto.

Le piante da utilizzare devono avere necessariamente almeno 5 anni o più, altrimenti le foglie sarebbero troppo piccole, e oltre a contenere una quantità insufficiente di principio attivo, ce ne vorrebbero troppe per preparare un solo vasetto, e la pianta si esaurirebbe subito. Con una pianta adulta invece, meglio se con foglie grandi, sono sufficienti due o tre foglie per un vasetto, che durerà da tre/quattro giorni ad una settimana, a seconda della quantità assunta giornalmente. La ricetta originale fornisce dosi di preparazione molto elevate, da conservare in un contenitore grande. Io consiglio invece, a causa della veloce deperibilità del preparato in assenza di conservanti, di preparare un vasetto non più grande di quello riportato nella foto sottostante, che ho posto vicino ad una bottiglia, in modo da rendere meglio l'idea delle proporzioni:




Come si vede, il contenitore deve essere avvolto da carta di alluminio, in modo da opacizzarlo completamente, sempre per evitare l'ossidazione alla luce del composto. Questo è necessario, oltre allo svolgimento di tutta la preparazione in penombra (l'ideale è mantenere soltanto la luce di un televisore acceso nella stanza attigua a quella in cui si sta preparando l'aloe) e prendere anche la precauzione di assumere la dose giornaliera in una stanza ugualmente semibuia. Le foglie di aloe non vanno lavate, ma devono essere pulite con uno straccio asciutto, al massimo umido, come si fa con i funghi. Dopodichè si tagliano via con delle forbici le spine laterali, oltre alla parte vicina al punto in cui si è colta la foglia, anche questo per via della rapida ossidazione dovuta alla luce. Le foglie si tagliano poi a pezzetti dentro un frullatore, unendo due cucchiaiate piene di miele. Importante è che il miele sia assolutamente biologico, meglio se di un unico fiore e non il classico millefiori. La ricetta originale comprende anche l'aggiunta di un cucchiaio di grappa, la cui funzione sarebbe quella di veicolare meglio il principio attivo, attraverso la dilatazione dei vasi sanguigni. Tuttavia, per chi come me sopporta o digerisce male l'alcool, questo ingrediente si può omettere, oppure sostituirlo, se si desidera, con succo di limone, che unisce al composto le sue naturali proprietà antiossidanti. Le persone diabetiche, o con problemi di glicemia, elimineranno anche il miele, sostituendolo con il solo limone, in dose maggiore. Siccome l'aloe è tra l'altro un naturale riequilibratore della glicemia, questa andrà monitorata tramite le analisi del sangue nel corso dei mesi.. se, come è probabile, arriverà a regolarizzarsi da sè, si potrà poi procedere alla preparazione completa. Il composto così ottenuto, dalla consistenza semiliquida, andrà conservato in frigo. Quando le piante vengono innaffiate, bisogna evitare di raccogliere le foglie per due, tre giorni, in quanto il principio attivo risulterà momentaneamente diluito.

14 /09/ 013
by FATAMORGANA
fatam0rgana317@gmail.com


photo: Irene


14/05/11

Marijuana e terapia del dolore: possibile in Italia?

Nel Delaware l'uso della marijuana per scopi terapeutici non è più illegale. Il Senato dello stato americano ha infatti approvato a maggioranza schiacciante il disegno di legge sull'utilizzo medico della cannabis, cioè della sostanza che deriva dalla pianta di canapa.
Ora il provvedimento è stato inviato al Governatore Jack Markell che dovrebbe firmarlo presto. I senatori hanno approvato la legge con l'aggiunta di un emendamento che abbassa l' età minima dei pazienti che possono far uso della cannabis da 21 a 18 anni. Nonostante questo, si tratta di una delle leggi più rigide che regolamenta l'uso della marijuana: dalla qualità della cannabis alla sua coltivazione e distribuzione. Negli Usa, 15 Stati, tra cui il New Jersey, hanno già leggi che legalizzano e regolamentano l'uso della marijuana per scopi terapeutici. A differenza degli altri stati, i malati del Delaware che otterranno la raccomandazione di un medico per l'uso della marijuana non avranno però il permesso di coltivarla nel proprio giardino di casa ma potranno rifornirsi solo tramite dei centri appositamente autorizzati. Secondo la nuova legge, infatti, dovranno essere aperti dei dispensari, chiamati centri di compassione, in cui si coltiva e viene distribuita legalmente la marijuana ai pazienti che hanno ottenuto l'autorizzazione del medico.

L'efficacia della cannabis come terapia contro il dolore è stata dimostrata da migliaia di studi condotti negli ultimi decenni. In alcuni casi la marijuana rappresenta l' unica soluzione per alleviare le sofferenze. La cannabis infatti arriva oltre i farmaci tradizionali. La lista delle malattie il cui dolore si può ridurre con la marijuana è lunga: dalla sclerosi multipla a nausea e vomito nei pazienti con il cancro sottoposti alla chemioterapia, fino alla stimolazione dell'appetito nei casi di Aids. Non solo. La cannabis sembra essere efficace anche contro il glaucoma, i traumi cerebrali, gli ictus, la sindrome di Tourette, l'epilessia, l'artrite reumatoide e altre malattie ancora. A queste si aggiungono altre patologie (come le sindromi ansioso-depressive, le malattie auto-immuni e l'asma bronchiale) per le quali l'uso della marijuana è potenzialmente indicato.

Due sono i principi attivi che renderebbero la cannabis un'ottima soluzione come terapia contro il dolore. Si tratta del delta-8-tetraidrocannabinolo e del delta-9-tetraidrocannabinolo che agiscono sul sistema nervoso centrale, inducendo il rilassamento dei muscoli, e scatenando un' azione antinfiammatoria. Eppure, il timore che la marijuana possa causare dipendenza e che possa essere usata come sostanza per sballarsi anziché per curarsi, è il motivo principale per cui nel nostro paese sono previsti pesanti limiti al suo utilizzo per scopi medici. Per esempio, in Italia la coltivazione domestica della marijuana è illegale ed è punibile penalmente.
Questo, nonostante la Jervolino-Vassalli del 1990 conceda la facoltà di prescrivere medicine a base di cannabinoidi. Almeno in teoria. Perché nella pratica infatti la questione è ben diversa. Nella maggior parte dei casi per i pazienti è davvero molto difficile poter arrivare alla marijuana e quindi usufruire dei suoi effetti benefici. Non sono rari i casi che finiscono di fronte al giudice nei tribunali amministrativi regionali.

I limiti nella somministrazione delle dosi, il divieto di vendere f armaci cannabinoidi (cioè le medicine derivate dalla cannabis), gli obblighi burocratici complicati da rispettare e il continuo rischio per i pazienti, i medici e i farmacisti di incappare in sanzioni, impediscono di fatto che l'uso della cannabis a scopo terapeutico diventi una via praticabile.

E così succede che le possibilità per i pazienti di usare la marijuana per scopi medici vari notevolmente da regione a regione, come ha più volte denunciato l' Associazione per la cannabis terapeutica. Per cui capita spesso che in alcune regioni è più disponibile, oltre che a essere gratis, e in altre no. "Così ci ritroviamo con pazienti affetti da patologie simili che, pur vivendo a pochi chilometri di distanza gli uni dagli altri, pagano tariffe variabili dai 500 agli zero euro", racconta un medico che ha aderito all'associazione. Oggi solo alcuni malati, in pochissime Asl d'Italia, hanno accesso a questi farmaci, inoltre quasi nessuna cura prevede alcun rimborso per il paziente.

Tra l'altro, per le poche persone che ne possono fare uso, il percorso da seguire è tutt'altro che semplice. Innanzitutto, non esistendo un luogo - un dispensario come prevede la nuova legge del Delaware - dove la cannabis in Italia venga venduta, essa è reperibile solo all'estero. Per ottenere farmaci a base di sostanze derivata dalla cannabis in Italia occorre innanzitutto la richiesta di un medico specialista da inoltrare al ministero della Salute per l’autorizzazione all’acquisto dall’estero. Quello che costa di più è proprio la spedizione. Per non parlare della lentezza burocratica; per un farmaco si aspettano di media dai tre agli otto mesi. La ricetta, inoltre, deve essere rinnovata volta per volta. Non sono pochi i casi di pazienti costretti a rimediare qualche dose illegalmente e quindi di dubbia qualità, alimentando i profitti delle organizzazioni criminali.

WIRED