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29/07/14

Malik Farrakhan, l'incredibile storia del capo della sicurezza dei Public Enemy

di U.NET
Down with the kings! Down with the kings! Così rappa Chuck D, leader storico dei Public Enemy. Cammina lentamente rimando liriche di fuoco che sembrano perforare l’obiettivo delle telecamere. Rima dopo rima, l’MC rivendica con orgoglio la storia e le esperienze di vita di Tony King, icona afro-americana. Nel suo incedere sicuro, percorre tutta la lunghezza di un graffito superando alcuni writer, impegnati nel terminarlo. Il suoi passi si fermano solo quando si incontra il capo della sicurezza della sua crew. Alle loro spalle, il logo dei Public Enemy in tutta la sua potenza simbolica e, evocativo, in primo piano, il pugno chiuso di Chuck D e l’imponenza fisica di Malik Farrakhan sfumano nel finale della canzone e del video. La location, un muro di sostegno di un cavalcavia, bombardato con pezzi coloratissimi, e il gruppo rimandano subito all’immaginario statunitense, ma i giovani tutt’attorno e l’idioma parlato dipingono un’altra realtà… non siamo a NYC bensì a Bologna e i writer in questione sono Rusty, Ciufs e DeeMo, nomi storici della scena locale; dietro alle macchine da ripresa ci sono i ragazzi di Undervilla, giovane casa di produzione. A seguire il tutto Reda Zine, artista multidisciplinare di origini marocchine e regista del documentario The Long Road to The Hall of Fame sulla vita di Tony King aka Malik Farrakhan.
Le vicende Tony King, divenuto Malik Farrakhan dopo esser entrato nella Nation Of Islam (NOI), ripercorrono fasi fondamentali dell’esperienza dei neri in America: egli fu uno dei primi atleti neri della NFL negli anni Sessanta, modello e attore di successo negli anni Settanta, militante della NOI e, infine, capo della sicurezza dei Public Enemy. “La sua vita attraversa cinquant’anni di storia afro-americana. Capii subito d’avere una storia incredibile da raccontare, l’uomo che avevo di fronte sembrava aver vissuto diverse vite parallele”, racconta Reda Zine. E, tornando alla nascita del progetto ricorda “Nel 2008 lavoravo per una radio locale bolognese e scrivevo per un rivista marocchina. Con tali credenziali chiesi un’intervista con Chuck D. Malik mi venne indicato come riferimento, gli scrissi e ci accordammo. Per una serie di ritardi l’intervista pomeridiana fu spostata alla sera, dopo il concerto, e così mi ritrovai nel backstage a parlare a lungo con lui. Quella conversazione iniziale mi affascinò poiché compresi immediatamente l’importanza storica del personaggio che avevo di fronte e, dopo ricerche e conversazioni ulteriori, ne compresi anche l’eccezionalità. Nelle settimane successive, le informazione che raccoglievo altro non fecero che confermare l’impressione iniziale, così decisi di buttarmi in questa avventura”.