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30/01/16

Musica e cinema: ancora un binomio da celebrare

Alcuni dei migliori momenti del cinema sono stati definiti dalla musica - che si tratti di film biopic, che si concentrano sulle star della musica internazionale, o di film con la partecipazione vera e propria di musicisti o semplicemente film con una grande colonna sonora. Ci sono tutta una serie di modi in cui la musica può fare la differenza tra un assassinio o un bacio, e qui cerchiamo di celebrarne alcuni  in tutto il loro splendore. Ricordiamo che INTERZONE ha dedicato più post e pagine a musica e cinema, come i nostri personali best, (best-musical-film), le nostre migliori Biopic (le-migliori-e-le-peggiori-biopic), i cameo di alcuni grandi rocker al cinema (rock-cameo), alcuni grandi film dedicati al Punk (un-altro-stato-mentale-punk-e-cinema), o ancora all'influenza del Rock nel cinema Horror (best-horror-soundtrack)

Molti dei film documentari che raccontiamo sotto sono di difficile reperimento, ma chi ha un pò di pratica nel mondo della rete.. niente è introvabile!
Ancora tanta roba, basta fare una piccola ricerca nel nostro blog, anche attraverso i Tag, e telecomando alla mano, per tutti gli amanti di musica e cinema..

Iniziamo con questo meraviglioso..
Standing In The Shadows Of Motown (2002)
Nel 1959, Berry Gordy mise insieme alcuni dei migliori musicisti jazz e blues della fiorente scena di Detroit e con loro iniziare con una nuova casa discografica. Dopo circa quattordici anni, questi diventarono il cuore battente, con brani come "My Girl", "Bernadette," I Was Made to Love Her ", e con tantissime altre hit, dell' epopea Motown a Detroit. Alla fine della loro fenomenale carriera , questo gruppo di musicisti avevano sfornato più numeri uno in classifica di gente come Beach Boys, i Rolling Stones, Elvis e Beatles messi insieme- il che li rende la più grande macchina di successo nella storia della musica popolare. Si chiamavano i Funk Brothers.
Quarantuno anni dopo il loro primo disco per la Motown, i Funk Brothers si sono riuniti di nuovo a Detroit per suonare la loro musica e raccontare la loro storia indimenticabile all'ombra di una delle più gloriose case discografiche del mondo.
Erano i tumultuosi gli anni sessanta, e gli eroi non celebrati della Motown prendono per mano gli spettatori in un viaggio avvincente nel tempo in cui tentano di tracciare l'evoluzione di quel Sound dalle sue origini a Detroit fino al declino durante gli anni Settanta. Attraverso gli occhi dei personaggi c'è la rilettatura di come il gruppo governava lo studio di Hitsville di giorno e la scena dei club di Detroit, di notte: si entra in un mondo davvero senza precedenti e nell'emozione dei Funk Brothers che rivisitano i luoghi delle loro radici musicali, i loro trionfi e le delusioni.
Per più di quattro decenni, dalle piste da ballo di tutto il mondo, alle sommosse di Detroit del 1967, alla guerra in Vietnam, la musica che i Fratelli del Funk hanno creato ha svolto un ruolo importante nel tessuto culturale di tutta una generazione. Nonostante la loro importanza e gli enormi successi ottenuti, c'è voluto questo Standing In The Shadows Of Motown, documentario del 2002 per portare alla ribalta e ottenere il giusto credito per questi artisti che hanno inciso canzoni del calibro di "The Tears Of A Clown" (grande cover poi ne fecero i Beat!) 'e "I Heard It Through The Grapevine" .
Miglior momento musicale: Il giorno in cui i Funk Brothers si mettono in contatto con Chaka Khan per incidere 'What's Happen'. 



Boyz N The Hood - Strade violente (1991)
Oramai un moderno classico americano. E in seguito ha avuto ancora più risonanza se si considera che i disordini avvenuti dopo il famigerato pestaggio di Rodney King scoppiarono nella stessa città solo un anno più tardi: Los Angeles.
Ice Cube e Cube Gooding Jr. (quando ancora cool) furono le star di un film potente, che ha ispirato in seguito un intero filone, una serie di "remake"sfacciati, sulla guerre tra bande nelle città. Bisogna dire che pochi sono stati intelligenti o memorabili come questo capolavoro del regista John Singleton.
Quì assistiamo al passaggio di Ice Cube dalla musica al cinema, e fu un successo clamoroso, per la sua interpretazione di 'Dough Boy', dipingendo il suo carattere alternando impressionante grinta e moderazione. Questo è stato un film che diede un ulteriore forte voce all'orgoglio dei neri e all'hip-hop inizio decennio, che fece esplodere alcune delle complesse questioni - violenza, uso delle armi da fuoco, istruzione, privazione dei diritti civili - colpendo al cuore la comunità afroamericana .
La sua importanza viene ancora rimarcata dal fatto che nel 2002 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Miglior momento musicale: i brani salienti della Soundtrack, che comprendono musiche di Ice Cube, 2 Live Crew, Monie Love and Run DMC.


Ferris Bueller's Day Off - Una pazza giornata di vacanza (1986)
« La vita scappa via in fretta, se uno non si ferma e non si guarda intorno, rischia di sprecarla ».
Anche se non è strettamente un film musicale, questo - come tutti i film di John Hughes - ha contribuito moltissimo alla conoscenza della musica indie al mainstream.
Commedia giovanile interpretata da Matthew Broderick, dalla onnipresente "chick-to-chick-aah" all'utilizzo gratuito di pezzi deiThe Beat, The Flowerpot Men, Sigue Sigue Sputnik e.. "of course" la splendida 'Please, Please, Please Let Me Get What I Want' degli Smiths' nella scena del museo, 'FB's Day Off'include perfettamente musica iconica nella sua trama leggerae come dicono gli inglesi..un pò "goofy" (sciocca).
Stranamente, John Hughes rifiutò di pubblicare la colonna sonora come entità separata, pensando che a nessuno sarebbe stato interessato d ascoltaree Yello e Wayne Newton sullo stesso CD. Il che significa che volendo, si deve solo guardare il film e sentirli nel contesto in cui erano destinati.

Miglior monento musicale: La versione Twist and Shout dei Beatles cantata da Ferris (Broderick).
Questa comunque la completa e intrigante tracklist:
  1. Love Missile F1-11 - Sigue Sigue Sputnik
  2. Beat City - The Flowerpot Men
  3. Please, Please, Please Let Me Get What I Want - The Dream Academy
  4. Danke Schoen - Wayne Newton
  5. Twist and Shout - Beatles
  6. Radio People - Zapp
  7. I'm Afraid - Blue Room
  8. Taking the Day Off - General Public (The Beat)
  9. The Edge of Forever - The Dream Academy
  10. March of the Swivelheads - The Beat
  11. Oh Yeah - Yello


Monterey Pop (1968)
Il precursore del più famoso Woodstock, il film davvero cattura l'essenza del festival - e dell'estate dell'amore - del 1967 e imposta alta l'asticella per i documentari sui concerti a venire. Girato da D.A. Pennebaker, con la collaborazione di Richard Leacock e Albert Maysles, esperti documentaristi. Con la partecipazione di più di 200.000 persone, fu organizzato dal produttore discografico Lou Adler, dai cantanti Paul Simon, Michelle Phillips e John Phillips dei The Mamas & the Papas, dal produttore Alan Pariser, con un un “comitato di garanti” di cui facevano parte fra gli altri Donovan, Paul McCartney, Mick Jagger, Smokey Robinson e Brian Wilson. Come cambiano i tempi !
Il film vanta un cast invidiabile, tra cui gli stessi The Mamas & The Papas, Otis Redding, Canned Heat, The Who e The Animals, ma non i Grateful Dead, all'epoca all'apice, che ritennero troppo commerciale il progetto (!).

Miglior momento musicale: Hendrix che brucia e distrugge la sua chitarra alla fine del 'Wild Thing', naturalmente.



Blur: No Distance Left To Run (2010)
E' un film documentario sulla brit/pop band britannica Blur, uscito nelle sale il 19 gennaio 2010. Davvero esauriente, cattura la band durante il tour della reunion del 2009 e il film include anche filmati di repertorio e interviste mai apparse prima. E 'stato pubblicato anche in DVD, includendo la registrazione del concerto di Hyde Park del 2009, incluso nel secondo disco. E' il secondo film documentario dedicato della band, dopo Starshaped del 1993.
Una retrospettiva della vita e dei tempi della band alla luce sempre così (leggermente) malinconica della loro reunion dopo lo scioglimento.

Miglior momento musicale: Alex che alla stazione radio giapponese dice "Ciao, sono Alex, lo stupido dei Blur ... voi fichette smettete di mangiare le balene.. ", un Graham ubriaco alle prese con una bottiglia di vino nel backstage del 'The Great Escape' tour (prima che il suo alcolismo fosse ritenuto tutt'altro che 'un bluff'), e la sorprendentemente 'Superman' eseguita dal vivo a Harlow, Essex nel 1989.

Beastie Boys; Awesome I Fuckin' Shot That! (2006) 
Awesome; I Fuckin' Shot That! è il titolo del documentario diretto da Adam Yauch (nome d'arte per quest'opera, Nathanial Hörnblowér): secondo DVD per il gruppo statunitense dei Beastie Boys, la cui copertina presenta la versione censurata del titolo: Awesome; I... Shot That!.
Sono 90 minuti, il set dal vivo che i Beastie Boys tennnero al Madison Square Garden di New York il 9 ottobre 2004. In quell'occasione, cinquanta fans del gruppo hip hop newyorchese furono muniti di telecamera, in modo che lo spettacolo potesse essere successivamente visionato in cinquanta angolature diverse. Ne è uscito fuori un particolare ed unico racconto di un concerto della band newyorkese.
Ecco un concetto pulito: prendere in prestito un po 'di telecamere, dispensarle a 50 super-fan e dare loro due sole istruzioni: "Basta accendere e riprendere".
Editing frame-perfetti, centinaia di ore di filmati in successione garantiscono il punto di "vista dei fan" in questo innovativo spettacolo dei Beastie Boys al Madison, diverso da qualsiasi altro DVD live messo in commercio.

Miglior momento musicale: La partecipazione diDoug E. Fresh e DMC (dei Run DMC), e Ben Stiller che rappa insieme alla sua signora.



Heavy Metal A Baghdad (2007)
Heavy Metal in Baghdad è un film documentario che segue la band heavy metal irachena Acrassicauda dalla caduta di Saddam Hussein, nel 2003 fino al 2007. Suonare heavy metal in un paese musulmano è sempre stato un difficile (se non impossibile), ma dopo che il regime fu rovesciato, ci fu un breve periodo in cui la vera libertà sembrava possibile, anche per il R'n'R. Quella speranza andò rapidamente in frantumi, delusa, quando l'Iraq è caduto in una rivolta sanguinosa, e ancora oggi, nel 2016, il paese è completamente nel caos. Dal 2003-2006, mentre tutto si disintegrava intorno, gli Acrassicauda hanno continuato a lottare per stare insieme e mantenere il gruppo in vita, rifiutandosi sempre di lasciare morire i loro sogni di metallo pesante. La loro storia riecheggia le speranze non dette di un'intera generazione di giovani iracheni. Il film è stato girato dal fondatore di Vice, magazine on line ormai famosissimo, un vero black metal norvege, Suroosh Alvi: <E' stato rischioso, e pericoloso. La gente diceva che era davvero fottutamente stupido per noi affrontare questo progetto. Ma, sai, le regole dell'Heavy Metal!.>

Miglior momento musicale: Vedere gli Acrassicauda mettere in pericolo le loro vite, per suonare e scatenarsi in diretta.



Singles - L'amore è un gioco (1992)
"Singles" sia chiaro, non è un film d'avanguardia. Ma si può più volte sorridere durante il film: è facile con i personaggi di Cameron Crowe e il suo cast di giovani eccentrici dalla faccia pulita che dividono un appartamento. Vi è la rappresentazione di un processo di vita che è, per sua stessa natura, inconcludente: la ricerca della felicità. Il film fu accusato di aver ridotto l'auto-lacerante rabbia contro-culturale del grunge quasi ad una puntata di Amici, ma non ritenuto abbastanza un tradimento della scena (come fecero i puristi al momento, Kurt Cobain lo odiava, per esempio). Dopo tutto, Soundgarden, Pearl Jam e Alice In Chains, tutti hanno appaiono nella pellicola in piccoli camei.
E c'è anche un riferimento ai Mudhoney, forse la band che più ha rappresentato il movimento nella sua ala più originale e dura.

Miglior momento musicale: '‘Would?' La breve esplosione degli Alice In Chains ", sicuramente una delle canzoni più pesanti mai apparse in un film mainstream.  

Glastonbury (2006)
Glastonbury è il film, o meglio il  rockumentary del 2006 diretto da  Julien Temple che racconta la storia del Festival di Glastonbury dal 1970 al 2005. E' andato in porto dopo due tentativi falliti di fare un film sul festival. Composto da filmati girati da Temple nelle edizioni del 2002, 2003, 2004 e 2005, con l'aggiunta di riprese inviate dal pubblico e frequentatori del festival, dopo un annuncio tramite il sito web e alcuni giornali specializzati. Inoltre ci sono anche filmati girati da Channel 4 e dalla BBC durante la  copertura mediatica dell'evento, dal 1994.Il DVD è molto interessante perchè ha caratteristiche completamente interattive, che consentono agli spettatori di fare la propria esperienza del festival, selezionando i filmati preferiti. Un'edizione rivisitata (mandata in onda dalla BBC nel 2012) è stata completata nell'estate del 2011 da Temple (in associazione con la Somerset Film).
Dall'apertura, con il fango che invade l'area del festival per le grandi pioggie, questo documentario fa quello che poi fanno tutti i grandi documenti - ti fa venire voglia di essere proprio lì nel bel mezzo di quel casotto. Poi, interviste, esibizioni, riprese amatoriali: la cartolina finale dal più grande festival del mondo, che non pretende di coprire il bender tentacolare nei minimi dettagli, ma piuttosto offrire un'istantanea di tutta l'esperienza.

Miglior momento musicale: Ri-organizzare i brani tramite le opzioni interattive per creare la propria setlit, con Paul McCartney, The White Stripes e The Killers.

 
 

 

18/12/14

Julien Temple: quando succederà qualcosa?

Julien Temple ha firmato film come "Absolute Beginners" e "Pandaemonium", ma la sua fama si deve al rapporto con le punk e rock bands con cui ha realizzato pellicole destinate a lasciare un profondo segno nella cultura cinematografica. Dai Sex Pistols ai Clash e i Dr. Feelgood, dai Depeche Mode ai Rolling Stones fino a David Bowie e Neil Young... sono le stelle del rock che hanno brillato davanti alla sua macchina da presa, raccontando la società del suo tempo con uno stile innovativo e rivoluzionario. Il segreto dell'entusiasmo di un cineasta? Julien ce lo rivela senza mezzi termini: essere squattrinato!  
Julien Temple, Alex Cox e Lech Kowalski, un trio di registi a cui INTERZONE deve molto, e che rappresenta il meglio che il cinema abbia espresso nell'ambito della musica alternativa. Iniziamo un trittico di articoli loro dedicati.

INTERVISTA del 23 novembre 2014, nell'ambito del TORINO FILM FESTIVAL, 21 / 29 novembre, realizzata da Refresh, Radio 2

Refresh - Il Premio Torino che ti viene consegnato arriva a coronare le tante cose che hai fatto, ognuna molto diversa dall’altra: la tua filmografia spazia da The Filth and The Fury e Rock’n’Roll Swindle fino a Pandemonium in cui racconti di Wordsworth e Coleridge e i videoclips a cui hai dato un contributo fondamentale. Quale ritieni che sia l’aspetto più rilevante della tua arte filmica?

JULIEN - Direi che probabilmente sia il montaggio. Quando ho iniziato con i Sex Pistols stavo cercando un modo per dare un’estetica punk ad un film, ma soprattutto ero totalmente squattrinato e questa è la cosa più importante. Dovevamo fare un film sui Sex Pistols: specialmente quando erano una band, non potevano suonare dappertutto e allora volevamo avere un film con la loro musica dal vivo da proiettare dove non avrebbero potuto esibirsi. Ma non avevamo molti soldi, addirittura la macchina da presa veniva dal laboratorio della scuola di cinema che frequentavo, la National Film School, di cui avevo la chiave: entravamo di nascosto di notte, prendevamo la cinepresa e la riportavamo il mattino successivo, prima che arrivasse qualcuno. Quindi potevamo usare senza spendere nulla questa macchina da presa e la impiegavo per filmare la televisione, riprendevo letteralmente qualunque cosa trasmettessero quella notte, e poi montavo quelle immagini con le riprese dello spettacolo dei Sex Pistols, così realizzavo un editing di sequenze che non avevano niente a che fare le une con le altre per creare tramite le immagini una collisione “punk” di idee. Era un’operazione casuale, un po’ come nella letteratura di William Borroughs: adesso si chiama “mash-up” e spopola su internet, all’epoca invece ho adottato un’idea che non era stata ancora utilizzata. Ne scrisse addirittura Godard in un divertente articolo che parlava di questo nuovo linguaggio nel cinema, aveva visto The Great Rock’n’Roll Swindle e pubblicò questo bizzarro saggio. Io ovviamente ne ero entusiasta. Poi mi capitò di incontrare Godard, negli anni ’80 c’era un festival in Italia, a Salsomaggiore, e un mattino lo vidi in un bar mentre faceva colazione. Era molto presto, io ero stato in giro tutta la notte mentre credo che lui si fosse appena alzato. Così, dopo averlo riconosciuto, mi avvicinai per salutarlo ma la sua risposta fu soltanto “fuck off”!

R - Julien, paragonando i nostri giorni al 1977 o agli anni ’80 quando il punk e tanti altri stimoli artistici proponevano una novità, cosa credi che stia succedendo di analogo a quello spirito pionieristico? Cosa trovi “fresh” nel presente?

JULIEN - Beh… non c’è molto, a dire il vero. E’ una cosa strana, viviamo in un’epoca molto particolare in cui ti aspetteresti di veder accadere molte cose: viviamo in un mondo completamente nuovo, la tecnologia ha trasformato tutto. Siamo, per certi versi, al limite della determinazione della nostra stessa estinzione: fra trenta o cinquant’anni saremo ancora umani? Personalmente ne dubito, probabilmente saremo degli incroci fra uomini e computers. Si pensava che ci sarebbe stata un’azione culturale ribelle che si opponesse a questa tendenza scellerata, ma non è emerso nulla che avesse la stessa “urgenza” che c’era nel punk. In quell’epoca le persone credevano che fosse fondamentale alzarsi ed esprimere le proprie idee, invadere e conquistare gli spazi culturali, e se non fossero state libere di entrarvi avrebbero buttato giù la porta e se ne sarebbero impossessate. Si sarebbe potuto pensare anche che, con il futuro che si sta prospettando, i ragazzi sarebbero stati più disperati ed arrabbiati, con la necessità di esprimere i propri sentimenti. Ma ora alcuni obbiettivi sono fuori portata: i Sex Pistols sono stati in grado di connettersi con ogni livello culturale del tempo, non solo con il compartimento underground/indipendente come accade ora su Internet dove anche le realtà sonore più interessanti vengono relegate nella sezione della musica alternativa. Per superare quei confini devi dire il meno possibile: più insignificante è il contenuto del tuo messaggio, più ampio è il pubblico che raggiungi. Se non dici niente puoi raggiungere tutti, perché si sta demolendo ogni atteggiamento critico e per questo scopo anche la musica che può stimolare un pensiero deve essere deliberatamente emarginata. Ho la stessa sensazione riguardo a quasi tutte le forme d’arte: anche nella moda non trovi l’invenzione e lo spirito di avanguardia degli anni ’60, tutto consiste soltanto nel rigurgito del passato rielaborato in forme diverse. Cosa che senz’altro è divertente, ma non basta. Se pensi a questo tempo di cambiamenti fondamentali nella struttura della realtà che ci circonda, è naturale immaginare anche una risposta creativa ed artistica adeguatamente estrema. Forse la pirateria informatica. Forse i grandi artisti del presente sono gli hackers che abbattono i sistemi informatici in tutto il mondo. Non lo so, forse ora questo è più importante che strimpellare tre accordi con una chitarra.

R - E la cosa ti rende speranzoso o nostalgico?

JULIEN - Ho passato molto tempo pensando che qualcosa sarebbe successo. E invece non è successo niente. Comincio ad essere preoccupato: quando succederà qualcosa? Il tempo a nostra disposizione sta per scadere! Fra vent’anni i miei figli si troveranno a vivere in questo mondo, sono intrappolati come insetti nell’ambra. Quello a cui vorrei davvero assistere è un’insurrezione culturale. -