Steve Albini
<< La musica pervade l’ambiente come un elemento atmosferico, come il vento, e per via di questa capacità non dovrebbe essere soggetta a controllo e ricompensa. Certo, non fino al momento in cui i detentori dei diritti mi concederanno di prendermi una rivincita a riguardo. Pensate che le mie capacità di ascoltatore valgano qualcosa, OK allora, anch’io. Suona una canzone di Phil Collins mentre faccio la spesa? Pagatemi 20 dollari. Def Leppard? Facciamo 100 dollari. Miley Cyrus? Non stampano banconote di valore alto abbastanza”.>>
Hard rock senza compromessi, punk, grunge, il produttore Steve Albini è arrivato con il rumoroso sound dei Big Black nei primi anni '80 e ha continuato a registrare negli gli ultimi 20 anni con gli Shellac. Ma la sua fama - è legata per il suo lavoro di produzione con i Pixies. e raggiunto lo status di leggenda con 'Surfer Rosa' e con 'In Utero 'dei Nirvana. Lavori importanti poi per PJ Harvey 'secco' e The Wedding Present 'Seamonsters' hanno riaffermato solo il suo infallibile tocco spinoso.
(Per dovere di cronaca, dobbiamo citare lo scabroso equivoco che lo vide profondamente criticato per la decisione di aver dedicato un 45 giri chiamato "Il Duce" a Benito Mussolini, prodotto ed eseguito con i Big Black: il disco raffigurava sulla copertina lo stesso Mussolini e sullo sfondo un Tricolore. Tuttavia il brano, per ammissione del suo stesso autore (che ha anzi ribadito con forza le proprie posizioni progressiste e antifasciste), non è altro che una provocatoria presa in giro del dittatore.
Produced: Pixies, Nirvana, PJ Harvey, Foo Fighters, Fugazi, Godspeed You! Black Emperor,Gogol Bordello, Jesus Lizard, Jon Spencer Blues Explosion, Mogwai, Motorpsycho, Sonic Youth, Slint, The Stooges...
Questa la scheda che abbiamo dedicato a S. Albini nel post dedicato ai best producer<< La musica pervade l’ambiente come un elemento atmosferico, come il vento, e per via di questa capacità non dovrebbe essere soggetta a controllo e ricompensa. Certo, non fino al momento in cui i detentori dei diritti mi concederanno di prendermi una rivincita a riguardo. Pensate che le mie capacità di ascoltatore valgano qualcosa, OK allora, anch’io. Suona una canzone di Phil Collins mentre faccio la spesa? Pagatemi 20 dollari. Def Leppard? Facciamo 100 dollari. Miley Cyrus? Non stampano banconote di valore alto abbastanza”.>>
Hard rock senza compromessi, punk, grunge, il produttore Steve Albini è arrivato con il rumoroso sound dei Big Black nei primi anni '80 e ha continuato a registrare negli gli ultimi 20 anni con gli Shellac. Ma la sua fama - è legata per il suo lavoro di produzione con i Pixies. e raggiunto lo status di leggenda con 'Surfer Rosa' e con 'In Utero 'dei Nirvana. Lavori importanti poi per PJ Harvey 'secco' e The Wedding Present 'Seamonsters' hanno riaffermato solo il suo infallibile tocco spinoso.
(Per dovere di cronaca, dobbiamo citare lo scabroso equivoco che lo vide profondamente criticato per la decisione di aver dedicato un 45 giri chiamato "Il Duce" a Benito Mussolini, prodotto ed eseguito con i Big Black: il disco raffigurava sulla copertina lo stesso Mussolini e sullo sfondo un Tricolore. Tuttavia il brano, per ammissione del suo stesso autore (che ha anzi ribadito con forza le proprie posizioni progressiste e antifasciste), non è altro che una provocatoria presa in giro del dittatore.
Produced: Pixies, Nirvana, PJ Harvey, Foo Fighters, Fugazi, Godspeed You! Black Emperor,Gogol Bordello, Jesus Lizard, Jon Spencer Blues Explosion, Mogwai, Motorpsycho, Sonic Youth, Slint, The Stooges...
Anche se ha lavorato moltissimo in analogico, Albini è tra i più entusiasti sostenitori della rivoluzione portata dal digitale al mercato discografico.
Già nel nel 1993, Steve Albini aveva pubblicato Il problema della musica, un saggio in cui esponeva la sua convinzione che l’industria musicale del tempo, dominata dalle grandi corporazioni discografiche, fosse inefficiente, sfruttasse i musicisti e avesse portato ad un’impoverimento della musica stessa.
Il leggendario produttore ha dato la stoccata definitiva quando ha tenuto nel 2014, (15 novembre) un discorso un sulla odierna terribilità del settore musicale, illustrando il fatto che internet ha sia smantellato il sistema sia reindirizzato le iniquità, decretando con questa rivoluzione epocale, la nascita dello streaming, la morte del copyright, del diritto d'autore, dei suoi modelli commerciali, come la distribuzione all'ingrosso della musica. Il tutto si è svolto al Face the Music Conference a Melbourne, ma l'abbiamo scoperto quando il discorso è iniziato a circolare sulla rete.Il discorso di Albini è diviso in tre parti importanti e risulta in alcune parti molto divertente, come una battuta relativa alla musica di Prince:
“Se tua figlia sta facendo un’emozionante balletto sotto la musica di Prince, non pensate proprio di metterla su youtube perchè i nonni possano verderlo, in tal caso vi troverete una bella ingiunzione da parte di un nano viola. Ho offeso quel piccoletto? Non mi interessa, la sua musica è veleno.” Bè, come dare torto al buon Steve?
Nella prima, racconta la storia dell'industria musicale, - un lungo periodo buio in cui le band e i fan erano solo ingranaggi in una macchina il cui scopo era di arricchire un quadro di intermediari,manager delle industrie musicali che vedevano entrambi, gruppi e fan, come intercambiabili e singolarmente insignificanti. Un musicista contava solo nella misura in cui il suo prodotto generava vendite, quindi profitto. I gusti del pubblico contavano solo in quanto comportavano l'acquisto di qualunque cosa veniva immessa sul mercato.Nella seconda parte, Albini parla di ciò che è successo con la nascita di Internet: schiantare i costi di produzione, in modo che le band possano raggiungere un pubblico più vasto con meno capitale e un indipendenza che mai si era vista prima sulle scelte legate al tipo di musica che volevano fare. I fan possono facilmente trovare tutta la musica che vogliono, esattamente la musica che vogliono ascoltare, e avere voce in capitolo nel modo in cui la musica viene consumata, incorniciata e prodotta. Nontutte le band hanno giovato di questa transizione, ma è stato un periodo d'oro per la maggior parte: fare la musica che ami, per le persone che la amano, ed essere pagato. L'atto finale affronta la risposta dell'industria alle sue osservazioni, cioè, per cercare di riportare tutto alla precedente condizione, con i fan e i musicisti ridotti di nuovo ad attori secondari, componenti fungibili di un processo industriale, e cercare di metterli l'uno contro l'altro, non fanno altro che parlare di "pirateria" e di come questa stia crescendo uccidendo creatività ma soprattutto.. profitto.
Già nel nel 1993, Steve Albini aveva pubblicato Il problema della musica, un saggio in cui esponeva la sua convinzione che l’industria musicale del tempo, dominata dalle grandi corporazioni discografiche, fosse inefficiente, sfruttasse i musicisti e avesse portato ad un’impoverimento della musica stessa.
Il leggendario produttore ha dato la stoccata definitiva quando ha tenuto nel 2014, (15 novembre) un discorso un sulla odierna terribilità del settore musicale, illustrando il fatto che internet ha sia smantellato il sistema sia reindirizzato le iniquità, decretando con questa rivoluzione epocale, la nascita dello streaming, la morte del copyright, del diritto d'autore, dei suoi modelli commerciali, come la distribuzione all'ingrosso della musica. Il tutto si è svolto al Face the Music Conference a Melbourne, ma l'abbiamo scoperto quando il discorso è iniziato a circolare sulla rete.Il discorso di Albini è diviso in tre parti importanti e risulta in alcune parti molto divertente, come una battuta relativa alla musica di Prince:
“Se tua figlia sta facendo un’emozionante balletto sotto la musica di Prince, non pensate proprio di metterla su youtube perchè i nonni possano verderlo, in tal caso vi troverete una bella ingiunzione da parte di un nano viola. Ho offeso quel piccoletto? Non mi interessa, la sua musica è veleno.” Bè, come dare torto al buon Steve?
Nella prima, racconta la storia dell'industria musicale, - un lungo periodo buio in cui le band e i fan erano solo ingranaggi in una macchina il cui scopo era di arricchire un quadro di intermediari,manager delle industrie musicali che vedevano entrambi, gruppi e fan, come intercambiabili e singolarmente insignificanti. Un musicista contava solo nella misura in cui il suo prodotto generava vendite, quindi profitto. I gusti del pubblico contavano solo in quanto comportavano l'acquisto di qualunque cosa veniva immessa sul mercato.Nella seconda parte, Albini parla di ciò che è successo con la nascita di Internet: schiantare i costi di produzione, in modo che le band possano raggiungere un pubblico più vasto con meno capitale e un indipendenza che mai si era vista prima sulle scelte legate al tipo di musica che volevano fare. I fan possono facilmente trovare tutta la musica che vogliono, esattamente la musica che vogliono ascoltare, e avere voce in capitolo nel modo in cui la musica viene consumata, incorniciata e prodotta. Nontutte le band hanno giovato di questa transizione, ma è stato un periodo d'oro per la maggior parte: fare la musica che ami, per le persone che la amano, ed essere pagato. L'atto finale affronta la risposta dell'industria alle sue osservazioni, cioè, per cercare di riportare tutto alla precedente condizione, con i fan e i musicisti ridotti di nuovo ad attori secondari, componenti fungibili di un processo industriale, e cercare di metterli l'uno contro l'altro, non fanno altro che parlare di "pirateria" e di come questa stia crescendo uccidendo creatività ma soprattutto.. profitto.
In sostanza, Albini sostiene come siano profondamente anti-musicali le conseguenze della "proprietà intellettuale", e che, nonostante i discografici siano terrorizzati dall’invasività di internet nel mondo musicale, il fatto di avere tutta la musica possibile a portata di mano non può che giovare al musicista, il quale, prendendo finalmente il proprio destino in mano, è finalmente libero dalle mire degli avvoltoi, ormai in estinzione, dell’industria musicale. Se è certamente vero che la diffusione della musica sul web ha portato a un drastico abbassamento dei guadagni dalla vendita di album e tracce, che comunque, insiste Albini, andavano in gran parte ai discografici e non ai musicisti, è pure vero, almeno secondo il musicista, che gli incassi dai concerti sono aumentati rispetto al passato. Se quindi in passato le esibizioni dal vivo servivano come promozione per la vendita degli album, oggi avviene esattamente il contrario.Si può essere d'accordo o meno, si potranno fare obiezioni, come ad esempio sul fatto che Steve si riferisce principalmente ad un tipo specifico di musica:
è certamente possibile che il genere musicale affrontato dalla band di Albini, gli Shellac, abbia assistito negli ultimi anni a un incremento dei guadagni provenienti dai concerti, ma questo forse non è avvenuto per tutti i settori del mondo musicale di oggi. In certi casi neppure esiste un versante concertistico da affiancare a quello discografico: pensiamo ad esempio ai produttori di musica dance. Dunque purtroppo l’idea di utilizzare gli album essenzialmente come promozione per i concerti decisamente non è utile per tutti.
Si potrebbe ancora obiettare che, nonostante l'invito del produttore a prendere in mano il destino della propria arte, non tutti i musicisti sono in grado diavere competenze come quello del promoter, deli web designer o altre mansioni che ruotano intorno alla nascita e alla crescita di una band..
E potremmo discutere all'infinito sulla saturazione del prodotto musicale: tutti saranno capaci di produrre musica, i software in questo campo sono in costante perfezionamento, e secondo molti sarà è sempre più difficile distinguere la qualità del prodotto. Nonostante tutto, questo di Steve Albini è un pezzo epocale sul passato e sul futuro della musica, dello spettacolo, dell'arte, sull'industria e la rete, e ha delle implicazioni che vanno ben oltre l'industria musicale. A dir poco geniale.
Il testo integrale è pubblicato sul Guardian, mentre la traduzione è reperibile su vari siti italiani che si occupano di musica.Ho cercato di riassumere, di tagliare quà e là il testo che come afferma lo stesso Albini è.. scandalosamente lungo, ma ho deciso poi che merita di essere pubblicato nella sua interezza. Chi si occupa di musica, a vari livelli, e di produzione e di business legato al mondo dell'Entertainment, troverà la ricostruzione della storia molto interessante, e come asserito sopra, al limite della genialità. Buona lettura.












