BLACK LIVES MATTER!
@ Mr. Burroughs, what is the future of rock? The sculpture
@ Fascism is the enemy,wherever it appears (P.K.Dick)
@ Blogwalking Underground Sproloqui
@Libri Musica Ozio Ciber-Cultura Visioni Freedown
@ Cut-Up Site
Visualizzazione post con etichetta Rap. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rap. Mostra tutti i post
01/06/20
20/01/17
Trip Hop: un intruglio che diventa il sogno di una nuova utopia sonora
Piaccia o no, il Trip-Hop è un movimento, una corrente, uno stile . Un termine che fu coniato nel giugno del 1994 da Andy Pemberton, in una articolo per Mixmag, e utilizzato per descrivere il cambiamento stilistico dell'etichetta Mo' Wax. Pemberton annunciò il trip-hop come un intruglio di psichedelia fuso nell' hip-hop, e il tentativo di contrastare il predominio musicale americano, rappresentato allora dall'ondata straripante del grunge.
Il DNA di trip-hop è più complesso rispetto alla sua riduzione a sigle. L' hip-hop, che aveva nutrito la fantasia musicale di una nuova generazione per oltre un decennio, si mescola alla cultura rave, che aveva fornito ulteriori possibilità stilistiche con la sua fusione di drum macchine, break, campionamenti e sintetizzatori. Sound system, digging, dub, chill-out room, la globalizzazione e la tecnologia presto hanno anche agito, connettendosi come tante molecole a una nuova idea di ciò che hip-hop poteva essere. Trip-hop è stato la logica evoluzione in un decennio, durante il quale tutti erano tornati da un immenso party per affrontare la realtà che l'hip-hop e la dance venivano cooptati dal mainstream. E' stato il sogno di una nuova utopia sonora, schiacciata dall'assalto implacabile del capitalismo. Proprio come la techno era diventato sinonimo di musica dance, il trip-hop divenne presto una stampella per i giornalisti ed esperti di marketing che volevano indicare l'hip-hop senza i rapper. In particolare, è diventato sinonimo del sound di Bristol, con band come Massive Attack e Portishead. Nel 1998, il New York Times sancì che il primo album dei Massive Attack Blue Lines fosse il punto di inizio del genere. Il sound genuino di una nuova generazione di musicisti che cercavano la libertà di sperimentare. E 'stata (ed è..) la musica per persone che consideravano l'hip hop, ( non il rap old school) troppo pericoloso per le proprie corde. Abbiamo preso a prestito e a spunto dalla classifica stilata da FACT MAGAZINE, dei migliori 50 best Trip-Hop Album, per esprimere la nostra opinione, a volte coincidente, altre ampliata e corretta rispetto al magazine: come si noterà, la nostra è sbilanciata a favore della contaminazione, soprattutto del dub e del Sound System britannico, il Trip Hop essenziale dei Massive Attack, Kruder & Dorfmeister, Smith & Mighty, Dub Crooklyn...
Tricky
Maxinquaye
(Island, 1995)
Il numero uno, davvero. Tricky ha dato al suo primo album da solista il nome di sua madre, Maxine Quaye, il che dovrebbe già indicare quanto personale sia questo disco. Dopo aver affinato le sue abilità come membro di Massive Attack (alcune delle sue rime da Blue Lines sono state riprese qui), il suo materiale da solista è alla portata, se non superiore, dei suoi ex collaboratori. Tricky con le sue rime rauche, i suoni contorti e originali di questo album ha sdoganato il termine strano applicato alla musica elettronica, tanto che in quegli anni divenne "di moda". Martina Topley-Bird, sua compagna all'epoca, contribuisce non poco alla realizzazione del progetto.Tricky odiava essere etichettato come trip-hop ( "Questo non è un album scritto a tavolino. Non credo che si possa ascoltare a cena...perché non lo chiamano Tricky-hop?") , non ha avuto con la stampa un buon rapporto da allora, ma non ci può essere alcun argomento che, nel bene o nel male, possa negare che Maxinquaye abbia lasciato un segno indelebile nella musica britannica, elettronica e non. Il tempo non ha offuscato l'impatto di questo disco straordinario. Tricky ci porta attraverso i meandri della sua psiche, come ruminazione filosofiche che però sfociano in attacchi di verità e in brutali auto-esami ( "Bevo finchè non sarò ubriaco e fumo fino a perdere i sensi.. "), e mentre Tricky e Martina slittano intorno alle questioni di identità e di percezione, la musica è tutta un tappeto, con continui cambiamenti di umore. E 'un disco di sussurri, un flusso sonoro di coscienza e questa complessità ripaga a pieno un piccola sensazione di già sentito in alcune canzoni
Massive Attack
Blue Lines
(Island, 1991)
In una recensione del 1998 del New York Times, Blue Lines viene eletto come il modello fondamentale per il trip-hop. E Blue Lines merita quest'attribuzione grazie ad un mix di idee: l'innamoramento dei musicisti inglesi per il sound system; il congedo dalla stagione Summer of Love, del 1989; e il dominio del nascente hip-hop estetico e rapace. Blue Line era tutte queste cose e altro ancora. Nel 2009, Daddy G: "Quello che abbiamo cercato di fare è stato creare musica dance per la mente, piuttosto che per i piedi." Una dichiarazione di intenti per l'intero movimento, se mai ce ne stata una. . Quando Del Najas, Grant "Daddy G" Marshall, e Andrew "Mushroom" Vowles stavano registrando Blu Lines, il sottogenere chiamato trip-hop non era stato ancora inventato. Ma Blu Lines in fondo è un disco di hip-hop, con venature di soul, dub, musica dance e rock psichedelico. Blue Lines è come leggere un vecchio romanzo di William Gibson, che descriveva allora il prossimo futuro, che ora, (soprattutto ascoltando il re-master dell'album) è il presente, con una precisione inquietante. Non meno importante, secondo noi, Mezzanine: i Massive Attack aggiornano e ampliano ulteriormente il sound di band post-punk come PiL , e in qualche modo aggiungono una lamina di violenza e di freddezza al loro sound dub-soul della, mescolando le pesanti linee di basso e le voci dub alle chitarre post-punk e ai sintetizzatori.
DJ Kicks: Kruder & Dorfmeister
(! K7, 1996)
Sono stati i pionieri dello slow-beat e i principali protagonisti della scena downbeat di Vienna e sono tra i produttori più caldi dell'universo dance. Nonostante questo, il duo austriaco Kruder & Dorfmeister non ha mai pubblicato un album, ma grandi nomi come Count Basie, Bomb The Bass, Alex Reece o United Future Organization hanno avuto alcune delle loro tracce remixate da questi produttori eccezionali. Grazie a queste produzioni e il loro EP di debutto, G-Stoned, che sono arrivati alla fama. Il loro contributo alla serie DJ Kicks del 1996 ha catturato i solchi smussati dell'chill-out e i grooves della jungle, un approccio che avrebbero perfezionare due anni più tardi con The K & D Sessions. Le loro produzioni su Ninja Tune, SSR e Wall Of Sound sono considerati pietre miliari per quanto riguarda il genere trip-hop, e alla domanda su quali fossero le influenze che hanno caratterizzato i loro remix e loro radici musicali citano artisti come Miles Davis, Sly Stone, Brian Eno, Serge Gainsbourg o Bill Laswell. La loro miscela mozzafiato di trip-hop, dub, ambient e drum'n'bass li colloca tra i nostri preferiti, in assoluto.
21/09/16
Wow, slack-rap per il nuovo folle video di Beck
E' dall'inizio che seguiamo Beck Hansen, è un folletto che ci è sempre piaciuto, le sue sperimentazioni musicali e il suo geniale surrealismo nel confezionare i video, sempre in "heavy rotation" negli anni '90 su i canali preposti. Beck ha appena lanciato un nuovo video, per il suo singolo plastic-funk "Wow". Il filmato, che ha co-diretto con Grady Hall, è una raffica di immagini vertiginose: Cowboys a cavallo che attraversano una delle nostre città industrializzate, bambini che saltano e ballano davanti a sfondi luminosi, rose con bulbi oculari, Beck stesso che balla davanti ad un incrocio molto trafficato. Il video si rifà proprio allo stile loser-funk dei primi video anni '90 di Beck, ed è quasi uno shock rivedere e rivivere quello stile oggi. Il suo prossimo album uscirà in autunno, e se questo nuovo singolo è un indicazione, sarà un mix del suo amore folle e assurdo per l' hip-hop e il suo splendido lato (furbescamente) cantautorale alla Odelay. In "Wow," Beck snocciola testi quali "In piedi sul prato facendo 'jujitsu / Ragazze in bikini su Lamborghini Shih Tzu".., con tutte le sue capacità vocali, sopra un beat elastico e surreale, che mescola le sue radici slack-rap con una produzione pop abbastanza.. scandalosa, con raffica di synth e bassi un po' zuccherosi. Il morbido falsetto rimanda a Sea Chanche e Morning Phase. Da ascoltare e riascoltare, con calma.
Ancora sotto, una pazza e geniale cover di Sound and Vision di David Bowie, a cui il nostro a sempre riservato onore e rispetto.
19/07/15
De La Soul is Dead!
L'unico concerto, o uno dei pochi davvero spendibili in questa rovente ed estenuante estate in città viene cancellato, per motivi ai più sconosciuti:
"Siamo molto spiacenti di annunciare che, per motivi completamente indipendenti dalla volontà dei promoter e degli organizzatori, la data unica italiana dei DE LA SOUL è stata cancellata.
I biglietti acquistati in prevendita su Ticketone possono essere rimborsati entro il 28 agosto rivolgendosi allo stesso punto vendita presso cui sono stati acquistati."
I biglietti acquistati in prevendita su Ticketone possono essere rimborsati entro il 28 agosto rivolgendosi allo stesso punto vendita presso cui sono stati acquistati."
Il live della legendaria crew di Long Island, New York, era previsto per il 28 Luglio a Villa Ada, Roma, nell'ambito della rassegna "Roma incontra il mondo". Davvero una sfiga, una disdetta, per un esibizione che era molto attesa non solo nella capitale. I De La Soul, lo ricordiamo, festeggiano i 25 anni della loro carriera, e l'uscita di quel 3 Feet High and Rising considerato uno degli album più influenti nella sfera hip hop e comunque nei 500 migliori dischi di tutti i tempi.
Ricordiamo anche che in onore del 25 ° anniversario di3 Feet High and Rising i De La Soul l'anno scorso resero il loro intero catalogo disponibile per il download gratuito per 25 ore sul sito web del gruppo. Il download durò da Venerdì 14 febbraio fino al Sabato a mezzogiorno.
"Si trattava di permettere ai nostri fan di avere accesso a tutto, dopo tanto tempo" dice Posdnuos. " Questo è il nostro modo di dimostrare loro quanto li amiamo."
We love you too...
12/05/15
Rockers in Fm: Vogliamo la Radio!
Utile guida. I tanti musicisti che conducono programmi Radio in Fm o sul satellite.(Alias)
Era già tutto scritto in We Want the Airwaves, il pezzo dell'81 dei Ramones: «Vogliamo la radio, vogliamo la radio, baby, se il rock vuole rimanere vivo/Dove ce l'hai il fegato, la voglia di sopravvivere/E proprio non vuoi tenerlo vivo il rock'n'roll, Sig. Programmatore/Ma io ho il mio martello/E spaccherò la radio». Detto fatto. Da a llora una teoria di musicisti ha invaso l'etere, sostituendosi ai conduttori, occupando quel golfo mistico che sta tra il prendere il rosso (quando premi il bottone e si accende la caratteristica scritta «on air») e il mondo oltre quel rosso: la radio di casa, la radio sul telefono,sull'mp3, sul computer, sulla tv.
Le ragioni che muovono gli artisti sono molteplici: da un lato l'impossibilità di relazionarsi a network sempre più appiattiti su logiche e suoni dominanti, in seconda battuta la volontà di rappresentarsi anche oltre le proprie produzioni. Inoltre: se non mi «passi», sarò io a passarmi da solo. La nascita delle radio on-line e satellitari (a pagamento) ha poi dato il via a un esercito di rocker/dj sempre più agguerriti. Il caso più eclatante fu Bob Dylan con il suo Theme Time Radio Hour, programma durato ben cento puntate e imperniato intorno alla collezione personale dell'artista,ai suoi ricordi, a jingle d’epoca, a storie di baseball, di guerra e gatti. Con la voce di Tom Waits che leggeva i messaggi degli ascoltatori. Il programma continua ad aggirarsi per il satellite
(http://www.siriusxm.com/deeptracks).
(http://www.siriusxm.com/deeptracks).
Già nel 1978 Elvis Costello metteva in guardia sui rischi di commercializzazione e omogeneizzazione indotti da programmatori troppo accondiscendenti nei confronti di case discografiche e studi di registrazioni. «O chiudi la bocca o non vai in onda», recitava un verso del singolo Radio Radio. Lo sa bene Little Steven, chitarrista della E Street Band di Springsteen che dal 2002 conduce Underground Garage, show settimanale di due ore in onda negli Usa in Fm e sul satellite nel mondo (su Sirius XM, piattaforma satellitare con oltre 17milioni di abbonati).
Mette quello che gli passa perla testa e vive bene. L'ultima puntata ascoltata da chi scrive raccontava la storia della British Invasion. A oggi Little Steven ha registrato oltre 450 puntate e tra gli ospiti vanno annoverati: Brian Wilson, Ray Davies, Ig-gy Pop, Ringo Starr, Keith Richards.
Info:http://undergroundgarage.com/member_area/membership_free.htm. In Italia il programma va in onda su Radio Città Futura, con buoni riscontri.
Anche Ronnie Wood (Jeff Beck Group, Faces e Rolling Stones) non si risparmia. Dallo scorso aprile Absolute Radio, stazione indipendente britannica, ospita tutti i giorni (ad eccezione della domenica) il Ronnie Wood Show (a Londra su 105.8 Fm). All'interno, chiacchiere e rock. La grande vendetta arriva però da Steve Jones, chitarrista dei Sex Pistols, mai trasmesso in radio ai tempi del punk e oggi al cuore della «radiofonia d'artista». Il suo Jonesy’s Jukebox (Jonesy è il soprannome che gli affibbiò Johnny Rotten) è al cuore di Los Angeles e contribuì a rendere famosa Indie 103.1. Quando la stazione optò per una programmazione solo latin, Jones fu fatto fuori. Ora è tornato - sempre a L.A. (dove vive) - su Kroq e non perdona. Grande ironia e buona selezione musicale, molto vicina alle attenzioni indie di Bbc Radio1 (http://kroq.radio.com/shows/steve-jones-jonesys-jukebox/).
Del resto proprio il punk mise il dito sulla piaga della radio commerciale. Con i Clash che in Capital Radio (1977) fecero a pezzi quella che al tempo doveva essere la radio di tutti e che mai si accostava al punk. Lo slogan «in sintonia con Londra», nel pezzo divenne «in sintonia con niente». Memorabile anche il pezzo degli Stiff Little Fingers, You Can't Say Crap on the Radio (1979),ovvero «non puoi dire cagata» alla radio, però loro sì - sottolineava la canzone - che «le possono trasmettere le cagate». Il pezzo raccontava lo shock di un conduttore quando sentì Burns - il cantante - dire in diretta «crap». Oggi il termine è roba da educande. Stesso risentimento nei confronti della radio anche in Payola Blues, pezzo di Neil Young dall'album Everybody's Rockin'. All’interno l'artista fa riferimento ai tempi in cui per essere trasmessi bisognava corrompere (economicamente) il conduttore. Il riferimento è ovviamente a Alan Freed, grande promotore del rock'n'roll negli anni Cinquanta. Nel pezzo Young è perentorio: «I never hear my record on the radio». Sulla stessa linea anche The Last Dj (2002) di Tom Petty in cui il rocker lamentava la fine delle radio locali sempre più ostaggio di programmi registrati e preconfezionati forniti loro dai grandi network. Tom Petty non si è perso d'animo e dal 2005 conduce Tom Petty's Buried Treasure su Sirius XM. Dopo una lunga pausa, dal 31 marzo sarà di nuovo in onda con una programmazione classic che include dagli Who a Otis Redding (http://www.tompetty.com/news/title/enter-for-a-chance-to-meet-tom-petty-as-part-of-siriusxms-ultimate-buried-treasure-contest). E se Nikki Sixx (bassista dei Motley Crue) racconta su Sixx Sense (http://www.sixxsense.com/main.html) un profluvio di aneddoti glam (spesso vissuti in prima persona) innaffiati da metal e hard rock, Chuck D dei Public Enemy la mette giù seria tra ritmi black e questioni non solo afro-americane. Già noto per aver condotto Unfiltered su Air America Radio oggi è il protagonista del settimanale Andyoudon'tstop!, su Wbai 99.5 Fm in onda a New York e on line (http://www.wbai.org/). Chuck D, Nelly, Ice Cube, sono solo alcuni rapper che hanno avuto accesso al mezzo radiofonico. Anni fa non era nemmeno pensabile. Non a caso in Apocalypse 91… The Enemy Strikes Black, storico quarto disco dei Public Enemy, campeggiava How to Kill a radio Consultant. Lì Chuck D chiedeva la testa del programnnatore di turno perché - come in tante altre radio - tralasciava l’hip hop privilegiando l’R&B più sciatto e da classifica. «Fammi sentire il rap, voglio gli X Clan», recitava un verso. Come si cambia: oggi il rap è ovunque. Tra i rocker che hanno scelto la radio c’è anche Alice Cooper che nel suo Nights with Alice Cooper,in onda su oltre 100 radio negli Usa, trasmette Ozzy Osbourne, Meat Loaf,punk, psichedelia. Lo si ascolta su http://nightswithalicecooper.com/Listen-To-Alice-Now-/3699069. Ma è soprattutto Bbc 6 - il canale on-line musicale della Bbc - che negli anni ha accolto il maggior numero di musicisti-conduttori: Tom Robinson, Jarvis Cocker (Pulp), Don Letts, Guy Garvey (Elbow), Huey Morgan (Fun Lovin'Criminals) hanno tutti un loro show musicale. È in questi spazi che si rappresenta al meglio un artista, che si evidenziano influenze e riverenze ar-tistiche. Impossibile resistere alle laconiche presentazioni di Cocker o alle intuizioni/scoperte sonore di Robinson. Così come risulta irresistibile la ginnastica verbale di Henry Rollins quando da Kcrw, la radio pubblica di Los Angeles, infila un pezzo punk dopo l’altro o improvvisamente si arresta e riparte con quella lingua affilatissima (http://www.kcrw.com/music/programs/hr). E se anni fa nel pezzo Turn off the Radio Ice Cube lamentava - anticipando di un anno How to Kill a Radio Consultant - che in giro ci fosse poca musica nera a cui relazionarsi («Te ne freghi dell’amore/Vuoi sentire un giovane nigga al microfono che impazzisce»), lo stesso facevano quattro anni prima gli Smiths. In Panic (’86) si dice: «La musica che viene trasmessa di continuo non racconta nulla della mia vita».Il riferimento era al giorno in cui subito dopo aver dato conto del disastro di Chernobyl, un conduttore era passato a un pezzo fin troppo esuberante dei Wham!. Da qui l’ira di Morrissey e Johnny Marr. Che i grandi network puntino da sempre a una marmellata di idee e suoni, è un dato di fatto; la rete o i programmi specializzati in tal senso vengono in aiuto. Ma non sempre: secondo Springsteen, il satellite sarebbe solo un’ulteriore arma di omogenizzazione. Più persone, cioè, ascoltano le stesse cose. È questo il succo di Radio Nowhere, il suo singolo dall’album Magic (2007). Può essere, ma qualche speranza c’è. Almeno finché il country rocker comunista Steve Earle continuerà a proporre il suo Hardcore Troubadour Radio (http://www.siriusxm.com/outlawcountry), oppure Lou Reed si divertirà a intrecciare jazz e electro rock in New York Shuffle (http://www.siriusxm.com/theloft). Proprio come si faceva, «quando i dj suonavano quello che gli pareva» (Reed).29/03/15
Gangstarr: Step in the Arena, miglior album rap
I Gang Starr, Dj Premiere e Guru, sono stati uno dei pilastri del Rap / Hip-Hop fin dalla nascita del genere. Hanno illuminato l'arte del campionare musica e suoni e metterli insieme. Lontanissimi dai canoni stereotipati dei rappers più famosi, dall'istigazione alla violenza, all'omofobia, dal sessismo alla passione per le armi fino all'ostentazione cafona delle ricchezze acquisite, i Gangstarr hanno prodotto musica geniale e innovativa, collaborato con moltissimi artisti senza mai tradire lo spirito iniziale e underground del rap delle origini.
"Step In The Arena" è il secondo disco, e fà seguito al bellissimo e osannato "Jazz Thing", (dichiarazione d'amore verso le radici jazz) contenuta nella colonna sonora di Mo' Better Blues di Spike Lee e resta uno dei dischi simboli di un genere che è andato negli anni in una direzione totalmente opposta a quella proposta dal duo.
Nel 2007 Step in the Arena, pubblicato nel dicembre del 1990 solo su LP in vinile è stato nominato il più grande album hip hop di tutti i tempi da alcuni dei maggiori siti web specializzati, è uno dei miei album rap preferiti di sempre insieme a quelli di Pubblic Enemy, A Tribe Called Quest, De La Soul, Naughty by Nature.. quelli che la storia della musica black ha archiviato con il termine.."old school"
Nel 2007 Step in the Arena, pubblicato nel dicembre del 1990 solo su LP in vinile è stato nominato il più grande album hip hop di tutti i tempi da alcuni dei maggiori siti web specializzati, è uno dei miei album rap preferiti di sempre insieme a quelli di Pubblic Enemy, A Tribe Called Quest, De La Soul, Naughty by Nature.. quelli che la storia della musica black ha archiviato con il termine.."old school"
Step in the Arena
Torrent
29/07/14
Malik Farrakhan, l'incredibile storia del capo della sicurezza dei Public Enemy
di U.NET
Down with the kings! Down with the kings! Così rappa Chuck D, leader storico dei Public Enemy. Cammina lentamente rimando liriche di fuoco che sembrano perforare l’obiettivo delle telecamere. Rima dopo rima, l’MC rivendica con orgoglio la storia e le esperienze di vita di Tony King, icona afro-americana. Nel suo incedere sicuro, percorre tutta la lunghezza di un graffito superando alcuni writer, impegnati nel terminarlo. Il suoi passi si fermano solo quando si incontra il capo della sicurezza della sua crew. Alle loro spalle, il logo dei Public Enemy in tutta la sua potenza simbolica e, evocativo, in primo piano, il pugno chiuso di Chuck D e l’imponenza fisica di Malik Farrakhan sfumano nel finale della canzone e del video. La location, un muro di sostegno di un cavalcavia, bombardato con pezzi coloratissimi, e il gruppo rimandano subito all’immaginario statunitense, ma i giovani tutt’attorno e l’idioma parlato dipingono un’altra realtà… non siamo a NYC bensì a Bologna e i writer in questione sono Rusty, Ciufs e DeeMo, nomi storici della scena locale; dietro alle macchine da ripresa ci sono i ragazzi di Undervilla, giovane casa di produzione. A seguire il tutto Reda Zine, artista multidisciplinare di origini marocchine e regista del documentario The Long Road to The Hall of Fame sulla vita di Tony King aka Malik Farrakhan.
Le vicende Tony King, divenuto Malik Farrakhan dopo esser entrato nella Nation Of Islam (NOI), ripercorrono fasi fondamentali dell’esperienza dei neri in America: egli fu uno dei primi atleti neri della NFL negli anni Sessanta, modello e attore di successo negli anni Settanta, militante della NOI e, infine, capo della sicurezza dei Public Enemy. “La sua vita attraversa cinquant’anni di storia afro-americana. Capii subito d’avere una storia incredibile da raccontare, l’uomo che avevo di fronte sembrava aver vissuto diverse vite parallele”, racconta Reda Zine. E, tornando alla nascita del progetto ricorda “Nel 2008 lavoravo per una radio locale bolognese e scrivevo per un rivista marocchina. Con tali credenziali chiesi un’intervista con Chuck D. Malik mi venne indicato come riferimento, gli scrissi e ci accordammo. Per una serie di ritardi l’intervista pomeridiana fu spostata alla sera, dopo il concerto, e così mi ritrovai nel backstage a parlare a lungo con lui. Quella conversazione iniziale mi affascinò poiché compresi immediatamente l’importanza storica del personaggio che avevo di fronte e, dopo ricerche e conversazioni ulteriori, ne compresi anche l’eccezionalità. Nelle settimane successive, le informazione che raccoglievo altro non fecero che confermare l’impressione iniziale, così decisi di buttarmi in questa avventura”.
20/09/12
La seconda vita di Malcom X
L'influenza del leader afroamericano sul Rap anni '80
U -Net
U -Net
Quando ho iniziato a fare rap io, alla fine degli anni ‘80, Malcolm X andava alla grande. Tutta la scena hip-hop afro americana era sotto la sua influenza. Andava il suo pensiero, la sua voce e il suo stesso portamento estetico. (…) Malcolm X, artista della parola, figlio di un predicatore, rivoluzionario anche nell’uso del linguaggio, offriva immagini perfette per l’identità della comunità afro americana.
Ed è proprio come afferma Militant A, dopo un periodo di declino durante gli anni Settanta, infatti, la figura di Malcolm X visse una sorta di rinascimento culturale con la generazione dell’hip hop. Le registrazioni dei suoi discorsi, i poster, i libri a lui dedicati e, in particolar modo, il successo dell’Autobiografia scritta da Alex Haley, esercitarono un’influenza profonda sulle idee politiche dei giovani di colore degli anni Ottanta del Novecento.
Paradise Gray, membro fondatore degli XClan, riflettendo sul significato dell’esperienza di Malcolm per la sua generazione afferma, Le condizioni di vita per i neri erano mutate, l’hip hop iniziava a esser influenzato dalle idee del Black Power Movement, per via dell’attività nelle strade della Nation of Islam di Farrakhan, dei 5%, della Zulu Nation con il suo orgoglio nero e, successivamente, del Black Watch Movement. Public Enemy, Paris, X Clan, KRS-1, Lakim Shabazz e molti altri gruppi diffondevano conoscenza e orgoglio attraverso le liriche. E le ingiustizie del sistema criminale e la brutalità poliziesca erano all’ordine del giorno. L’insieme di quegli elementi creò le condizioni affinché i discorsi e le idee di Malcolm X trovassero nuovamente terreno fertile e popolarità. Molti artisti iniziarono a sostenere apertamente la NOI: un esempio su tutti, Chuck D che in Bring the Noise rappa “Farrakhan è un profeta e penso che voi tutti dovreste ascoltarlo”. All’epoca queste canzoni erano trasmesse sia sulle radio commerciali quali Kiss FM e WBLS, sia su quelle universitarie; oltre a ciò i video erano nella programmazione di Video Music Box e Yo MTV Raps, entrando nelle classifiche, vendendo milioni di copie e favorendo ulteriormente il diffondersi del nome e delle idee di Malcolm X.
È possibile affermare che l’hip hop della Golden Age rappresentava la totalità dell’esperienza afroamericana nella società americana, così come la figura e la biografia di Malcolm racchiudeva il senso dell’esperienza afroamericana. Proprio come sostiene Wu Ming 5 nell’articolo Da Malcolm all’Hip Hop passando per Ghost Dog, pubblicato su Liberazione del 27 febbraio 2005, in occasione dei quarant’anni dalla scomparsa del leader nero:
Piccolo delinquente “stilistico” che vive jazz, ballo e sesso come terreno preparatorio di un’esperienza spirituale decisiva, zoot suiter partecipe non così inconsapevole di una temperie culturale la cui onda lunga condurrà ai movimenti di liberazione dei decenni successivi, convitto che assume la religione in senso identitario e politico, leader influente, oratore efficace, minaccia pubblica. Nella biografia di Malcolm c’è tutto. Malcolm ha portato alla luce e reso manifesto un destino alternativo rispetto a quello dell’America bianca. La sua lezione è stata declinata nel senso della sopravvivenza individuale e comunitaria (…) L’eco delle sue parole è ovunque.
L’icona e l’eco delle parole di Malcolm era davvero ovunque e il rap fu certamente tra i massimi artefici del miracoloso politicizzarsi dei ghetti neri. Grazie al campionamento di discorsi di figure storiche di leader neri, con particolare riferimento a Malcolm X, molti giovani sentirono quei nomi e quelle filosofie per la prima volta. Uno dei primi pezzi musicali a campionare Malcolm X fu No Sell Out di Keith La Blanc, pubblicato nel 1983 dalla Tommy Boy, nel quale estratti dei suoi discorsi si alternano su un beat hip hop. Nel 1986 Afrika Bambaata e i Soul Sonic Force in Renegades of Funk inneggiano a Malcolm e ad altri leader neri come a dei duri capaci di denunciare le condizioni dei neri in maniera esplicita, dei veri renegades of the atomic age. Sempre nello stesso anno i Run DMC ribadiscono il concetto in Proud to be Black, Like Malcolm X said, I won’t turn a right cheek – Come ha detto Malcom X, non porgerò l’altra guancia.
Un ulteriore contributo alla rinascita del messaggio di Malcolm X fu la trasmissione del documentario della PBS Eyes on the Prize (1987), un’analisi dettagliata sul Movimento per i Diritti Civili. Eyes celebra gli eroi e condanna i traditori della lotta nera in America: per molti giovani della generazione dell’hip hop la visione di quelle immagini rappresentò un momento storico di evoluzione della coscienza politico sociale; la retorica e i simboli del Black Liberation Movement degli anni Sessanta ebbero una profonda influenza proprio sugli artisti più conscious dell’epoca – Public Enemy, KRS One, Queen Latifah, X Clan, Brand Nubian e Poor Righteous Teacher.
Proprio il secondo storico album dei Public Enemy, It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back, contiene un’abbondanza di estratti dai discorsi di leader neri, con particolare attenzione per Malcolm. In Bring the Noise, pezzo incluso nella colonna sonora dell’adattamento cinematografico del romanzo di Bret Easton Ellis, Less Than Zero, i PE campionarono il discorso Message To The Grassroot, inserendo ad arte nell’intro l’intimazione, Too Black, Too Strong. E in Party for Your Right to Fight Chuck D denuncia le operazioni clandestine ad opera di FBI, CIA, esercito e polizia locale per distruggere le forze di opposizione sociale, con un accanimento particolare nei confronti delle organizzazioni nere, rappando su J. Edgar Hoover che … had King and X set up.
Lo stesso anno, l’88, l’anno d’oro dell’hip hop, uscì By all means necessary, con Krs-One che in copertina riprende la famosa foto di Malcolm X, ma la attualizza, facendogli indossare una tuta da ginnastica al posto di giacca e cravatta e una mitraglietta uzi invece del fucile automatico. Il messaggio sembrava cruento per attirare i più estremi ma all’interno le parole dicevano: Bisogna fermare la violenza tra di noi con ogni mezzo necessario. L’enorme popolarità dei Public Enemy e di KRS One, nonché la loro forte identificazione con l’immagine e il messaggio di Malcolm X, fecero sì che molti altri artisti includessero il leader nero nella propria musica.
Tra i numerosi esempi di utilizzo dei campioni di discorsi di Malcolm toviamo Lakim Shabbaz che campionò sample da The Black Revolution nel pezzo Black is Back (1989), Word From the Wise dei Poor Righteous teachers o Self Destruction (1989) dello Stop the Violence Movement, che conteneva estratti di una lecture di Malcolm, e il cui video musicale dava ampio risalto ad alcuni murali raffiguranti Malcolm che facevano da background alla performance degli artisti. Paris, in Break the Grip of Shame del 1990, inserì una delle minacce più note rivolta alle strutture del potere, Affermiamo il nostro diritto di uomini su questa terra, di essere umani, a esser rispettati come esseri umani, ad avere i diritti di qualsiasi essere vivente su questo pianeta oggi, cose che intendiamo realizzare con ogni mezzo necessario. E l’Hip Hop in quei giorni interpretava a livello culturale proprio quell’aggressione che Malcolm aveva intimato.
Alla fine degli anni Ottanta Malcolm X dominava l’ispirazione delle liriche hip hop così come la musica di James Brown alimentava i sample dei campionatori. Il successo commerciale del film X di Spike Lee del 1992, associato alla celebrazione di Malcolm come homeboy, crearono il contesto per quel fenomeno che lo storico Russell Rickford ha definitio Malcolmology. Malcolm era diventato un’icona dell’immaginario popolare e una delle poche figure a emergere dalla tradizione nazionalista/separatista nera per esser accettato nel pantheon delle leggende del movimento per i diritti civili.
07/06/11
MALCOM X E PUBLIC ENEMY
L'AMERICA ha dovuto aspettare un presidente nero che sa parlare all'Islam, cresciuto da bambino all'ombra dei minareti di Jakarta, poi star di Harvard, depurato di ogni "accento nero" linguistico e ideologico, lo statista che osa pensare una società pacificata e post-razziale. Solo nell'èra di Barack Obama diventa possibile riaprire un grande tabù, una pagina di storia lacerante. È la vicenda di Malcolm X. Oggi avrebbe 86 anni e morì che ne aveva 39, centrato dagli spari mentre arringava la folla nella Audubon Ballroom di Harlem. Quel 21 febbraio del 1965, nel giorno di una morte violenta che lui stesso aveva prevista e annunciata, Malcolm X si portò nella tomba tanti segreti: a cominciare dall'identità dei suoi assassini e dei mandanti.
Per più di quarant'anni un grande intellettuale nero, lo storico Manning Marable, ha lavorato per venire a capo del mistero. Marable, fondatore del dipartimento di studi afroamericani alla Columbia University, è morto due mesi fa. Uscita postuma, la sua opera monumentale Malcolm X: a Life of Reinvention, aiuta a capire i perché di tante reticenze e omertà. Un altro storico, Stephen Howe, ricorda cosa fece di Malcolm X l'eroe di una generazione: "Straordinario oratore, divenne lo schermo sul quale milioni di neri proiettarono le loro speranze. Aveva molto degli improvvisatori di musica jazz, anticipò i futuri rapper. Incarnava il mito del fuorilegge vendicatore, in una società di neri senza diritti". Artista della reinvenzione
di se stesso, Marable lo descrive come una costruzione di "maschere multiple": da zotico di provincia a delinquente, da uomo di spettacolo a intellettuale autodidatta, esponente radicale del nazionalismo nero, predicatore religioso, musulmano ortodosso. Acerrimo rivale di Martin Luther King, poi sul punto di riconciliarsi con lui: firmando così la propria condanna a morte.
Dopo l'assassinio di Malcolm X tre uomini vengono arrestati, processati, condannati velocemente. Due saranno messi in libertà negli anni Ottanta e mai hanno smesso di proclamarsi innocenti. Solo il terzo, Talmadge Hayer, rilasciato dal carcere l'anno scorso, è reo confesso. C'era solo lui quel giorno a sparare? La minuziosa indagine di Marable ricostruisce una verità diversa: fu un commando di cinque sicari a firmare l'esecuzione. Chi sparò il primo colpo, mortale, non è mai stato disturbato dalla giustizia. Ha 72 anni, oggi vive a Newark sotto il nome di William Bradley. È un ex campione di basket, celebrato nel Newark Athletic Wall of Fame. La pista dei mandanti si biforca in due direzioni, verso forze tra loro opposte ma ugualmente interessate a far fuori Malcolm X e poi a seppellirlo nell'oblìo. Da una parte c'è l'Fbi che intercettava sistematicamente le sue telefonate, ignorò le minacce di morte che si moltiplicavano, fece di tutto perché l'attentato procedesse indisturbato. Dall'altra c'è il radicalismo nero, a cominciare dalla Nation of Islam e un leader come Louis Farrakhan che a Marable ha confessato: "Potrebbero trascinarmi davanti a un gran giurì anche oggi, non esiste prescrizione per gli omicidi". Le prove accumulate dall'autore appena scomparso sono schiaccianti, Michael Eric Dyson della Georgetown University ne è convinto: "Questo libro impone di riaprire l'indagine". Peter Goldman, reporter che intervistò più volte Malcolm X, è altrettanto convinto che non succederà: "Fare giustizia oggi, risalendo lungo la catena di comando? Colpire chi diede l'ordine di ucciderlo? Nessuno lo vuole".
L'ultimo revival d'interesse risale alla fine degli anni Novanta: il fascino di Malcolm X conquista il regista Spike Lee che mette in scena la sua vita affinando la parte a Denzel Washington. Nel '99 le poste gli dedicano perfino un francobollo. Ma poi arriva l'11 settembre: nell'epoca della "guerra globale al terrorismo" proclamata da George Bush, guai a ricordare che un'Islam radicale e violento ha messo le radici da tempo nella società americana, tra i neri, non come fenomeno d'importazione dal mondo arabo.
All'Islam il giovane Malcolm Little di Omaha, Nebraska, arriva dopo numerose reincarnazioni, scandite da cambi d'identità: Jack Carlton, Detroit Red (quando si tinge i capelli), Satan, El-Hajj Malik El-Shabazz. Da ultimo quella X, simbolo di ribellione contro dei cognomi che erano stati affibbiati agli schiavi dai padroni bianchi. Figlio di un pastore battista forse lui stesso assassinato (da bianchi), Malcolm cresce in una famiglia così povera che spesso a cena la madre può cuocere solo erbacce di strada. Diventa spacciatore, poi capo di gang di ladri, a Detroit e a Harlem. In carcere per rapina dal 1946 al 1952, alla Norfolk Prison Colony del Massachusetts. Qui si converte all'Islam, abbandona il fumo e il gioco d'azzardo, studia la storia degli afroamericani e insieme Erodoto, Kant, Nietzsche. Lì avviene il passaggio fra due ruoli egualmente popolari nella mitologia dei neri: il bandito spregiudicato vendicatore degli oppressi, e il predicatore chiamato a salvare le loro anime. La reinvenzione della propria immagine continua fino alla celebre Autbiografia di Malcolm X: affidata a un ghost-writer ultramoderato, il giornalista nero di fede repubblicana Alex Haley che diventerà poi famoso con Radici. In quell'autobiografia, fonte del film di Spike Lee, viene esagerato il curriculum criminale di Malcolm X, per rendere ancora più spettacolare la sua redenzione religiosa.
All'apice della sua fama Malcolm diventa il portavoce della Nation of Islam e contribuisce ad allargarne i ranghi fino a 500.000 iscritti. È il periodo della sua radicalizzazione estrema. Quando in un incidente aereo muoiono 62 ricchi bianchi di Atlanta per lui è "la prova che Dio esiste". Reagisce all'assassinio di John Kennedy dicendo che se l'è meritato. Recluta nelle carceri, creando una commistione totale fra militanza politica e criminalità. Invoca la lotta armata, difende il terrorismo contro la polizia, diventa il precursore teorico delle Black Panther. Immagina una "nazione nera" che fa secessione dentro l'America, al punto da incontrarsi con esponenti del Ku Klux Klan per progettare assieme "la separazione tra le due razze". The Nation of Islam, spiega Howe, con Malcolm X diventa "una bizzarra mescolanza di teologia, fantascienza, fanatismo razziale. Teorizza la malvagità intrinseca della razza bianca e in particolare degli ebrei, l'inferiorità delle donne". Il divorzio matura all'improvviso. Per ragioni anche personali: il leader spirituale della Nation of Islam, Elijah Muhammad, mette incinta la donna con cui Malcolm aveva avuto una lunga relazione. E poi c'è il viaggio alla Mecca, l'incontro con un Islam moderato e multirazziale. Un'altra conversione: alla fede sunnita. È il "tradimento" che arma i suoi assassini. Proprio quando Malcolm comincia a recuperare il dialogo con Martin Luther King, fino allora dipinto come uno "zio Tom", servo sciocco dei bianchi. "Ci sono cose - aveva detto Malcolm in tono sprezzante contro King - più importanti del diritto a sedersi insieme coi bianchi in un ristorante".
Per il poeta nero Amiri Baraka non aveva torto, Malcolm X, e la sua eredità è meno negativa di quanto sembri: "Senso d'identità, indipendenza, con questi valori l'ala dura del movimento di liberazione dei neri ebbe un impatto enorme nella società americana, senza di lui non ci sarebbe Obama". Anche su questo i neri continuano a dividersi. Tra chi vede in Malcolm il paladino di un orgoglio di razza, e chi fa risalire a lui il vittimismo permanente: l'etichetta del "nero arrabbiato" che Obama è riuscito a togliersi con una fatica enorme, sopportando stoicamente le insulse accuse sulla sua nazionalità keniota o la sua religione islamica. E quando nel luglio 2009 questo presidente ha preso le difese di un professore nero di Harvard, Henry Louis Gates, vittima di un sopruso da parte della polizia, l'America bianca benpensante e conservatrice è saltata addosso a Obama. Sperando che reagisse coi nervi a fior di pelle. Sognando di ritrovare come avversario un Malcolm X: un Satana.
Fonte: FEDERICO RAMPINI (la Repubblica)
FEAR OF BLACK PLANET - PUBBLIC ENEMY

1990. Il gangsta rap iniziava a furoreggiare ,sulla West Coast e in tutto l'universo americano dell'hip hop,con i suoi temi di sesso, violenza e potere,e i Public Enemy escono con Fear of Black Planet,terzo lavoro per la band di Chuck D,Flavor Flav,Terminator X,(con la collaborazione di tutto il combo della Bomb Squad,collettivo di DJ che ruotavano nell'orbita del gruppo) presentando un messaggio totalmente diverso attraverso un vero e proprio uragano sonoro.Il disco si apre con sirene di raid aerei, frammenti di telegiornali e assordanti assoli di chitarra,mentre le rime definiscono la direzione dell'album: 'C'è qualcosa cambiando nel clima di coscienza su questo pianeta oggi'.Se una canzone può riassumere l'intero album,questa è 'Fight the Power', originariamente incluso nella colonna sonora del bellissimo film di Spike Lee Fà la cosa giusta, (Do the right thing) storia di tensioni razziali tra le diverse comunità,italoamericana e afroamaricanama,ma i temi dei testi non risparmiano niente e nessuno:si parla di razzismo,e di sessualità,di media,politica e di guerra.si attaccano senza rispetto icone americane come Elvis e J.Wayne,si incita alla rivolta verso la falsa integrazione razziale degli afroamericani.
Fear of Black Planet
Fonte: FEDERICO RAMPINI (la Repubblica)
FEAR OF BLACK PLANET - PUBBLIC ENEMY

1990. Il gangsta rap iniziava a furoreggiare ,sulla West Coast e in tutto l'universo americano dell'hip hop,con i suoi temi di sesso, violenza e potere,e i Public Enemy escono con Fear of Black Planet,terzo lavoro per la band di Chuck D,Flavor Flav,Terminator X,(con la collaborazione di tutto il combo della Bomb Squad,collettivo di DJ che ruotavano nell'orbita del gruppo) presentando un messaggio totalmente diverso attraverso un vero e proprio uragano sonoro.Il disco si apre con sirene di raid aerei, frammenti di telegiornali e assordanti assoli di chitarra,mentre le rime definiscono la direzione dell'album: 'C'è qualcosa cambiando nel clima di coscienza su questo pianeta oggi'.Se una canzone può riassumere l'intero album,questa è 'Fight the Power', originariamente incluso nella colonna sonora del bellissimo film di Spike Lee Fà la cosa giusta, (Do the right thing) storia di tensioni razziali tra le diverse comunità,italoamericana e afroamaricanama,ma i temi dei testi non risparmiano niente e nessuno:si parla di razzismo,e di sessualità,di media,politica e di guerra.si attaccano senza rispetto icone americane come Elvis e J.Wayne,si incita alla rivolta verso la falsa integrazione razziale degli afroamericani.
Fear of Black Planet è un album duro di uno dei gruppi fondanti della musica nera moderna,con canzoni molto potenti,pieno di rock e di funky oltre che di rap ma è anche un disco a suo modo ballabile,con i tanti riferimenti a James Brown,Sly And The Family Stone e a tanti altri artisti soul che evidenziano le loro radici musicali più profonde..
'La maggior parte dei miei eroi non appaiono in alcun francobolli',recitano i Pubblic Enemy,e Fear of Black Planet è considerato uno dei capolavori del genere hip hop.
Fear of Black Planet
01/06/11
Neuromante al cinema e i Gang Starr
Pur essendo un prodotto degli anni '80,liberando la fantascienza dall'influenza della letteratura popolare degli anni '60 il Cyberpunk è in qualche modo un ritorno alle origini,proprio come la musica punk,che spogliò il rock'n'roll dalle influenze progressive e dei virtuosismi degli anni '70. Essendo cresciuti in un vero e proprio mondo 'fantascientifico' e non solo nella letteratura tradizionale del genere i cyberpunk sovrappongono due mondi fino ad allora nettamente separati:quello High Tech e il mondo underground della cultura pop. Il Cyberpunk crea un alleanza tra il mondo della tecnologia (che cresce e si rafforza) e la controcultura del dissenso organizzato. Diventa cosi il territorio dove si incociano hacker,musica elettronica,la realizzazione di video musicali,la nascita dello scratch e dell'hip hop,con il quale gli innovatori dei ghetti trasformano il giradischi in uno strumento la cui musica si sposa con il cut-up di W.Burroughs. C'è chi trova questo mix bizzarro e mostruoso e c'è chi invece..trova questa integrazione una formidabile speranza.
Neuromante è la quintessenza del Cyberpunk. Ambientato tra Tokio, Parigi, Instambul ha avuto il merito di descrivere il futuro in modo convincente e preciso. Il romanzo,dell'84,vince i tre maggiri premi nel campo della fantascienza (Hugo, Nebula e il P. K.Dick) descrive un futuro non molto lontano dove non esiste più un potere politico e il pianeta è dominato da un regime economico delle multinazionali,fondato sulla dimensione materiale delle comunicazioni all'interno di una gigantesca rete mondiale di computer:la matrice o il cyberspazio. Case è il protagonisti, cow-boy della consolle,emarginato e fuorilegge che riesce a collegarsi alla rete direttamente per via neurale,muovendosi all'interno delle banche dati protette, rubando per poi rivendere importanti informazioni, che sono il bene più prezioso, organizzate in banche dati protette da identità informatiche, le cui funzioni sono simili al sistema immunitario del corpo umano.
Neuromante faceva riferimento ad un insieme di temi e a un immaginario ben presente agli appassionati di cinema: Mad Max, Blade Runner, Videodrome, Terminator e ora dopo vari tentativi nel corso degli anni di portare sul grande schermo il romanzo, il progetto Neuromancer entra in pre-produzione, con il regista designato Vincenzo Natali, noto per aver diretto Cube e per la recente regia della trasposizione de Il Condominio (High Rise) di J.Ballard.
Il rischio è quello di pensare che sia troppo tardi,che dopo Matrix tutto sia già stato scritto e visto e che il film appartenga ad un genere che tanti considerano già superato. A questo proposito afferma Gibson:
"In termini di approccio a Neuromante oggi, in epoca post Matrix e post tutti gli altri film che sono seguiti, penso che sia un grande vantaggio poter utilizzare tutte queste cose. Oggi si può fare Neuromante in una cultura che sa già, grazie a Matrix, che cos'è la Matrice: la stessa parola si trova nel libro, e venne presa in prestito dai fratelli Wachowski per la loro trilogia. Penso che tutto questo sia positivo, perché non riesco a immaginare come si sarebbe potuto fare un film del genere dieci o quindici anni fa, essendo così astratto. Nel 1984, quando il libro uscì, era veramente molto avanti.."
I Gang Starr, Dj Premiere e Guru, sono stati uno dei pilastri del Hip-Hop fin dalla nascita del genere. Hanno illuminato l'arte del campionare musica e suoni e metterli insieme.Lontanissimi dai canoni stereotipati dei rappers più famosi,dall'istigazione alla violenza,all'omofobia,dal sessismo alla passione per le armi fino all'ostentazione cafona delle ricchezze acquisite, i Gangstarr hanno prodotto musica geniale e innovativa,collaborato con moltissimi artisti senza mai tradire lo spirito iniziale e underground del rap delle origini.
"Step In The Arena" è il secondo disco,e fà seguito al bellissimo e osannato "Jazz Thing",(dichiarazione d'amore verso le radici jazz) contenuta nella colonna sonora di Mo' Better Blues di Spike Lee e resta uno dei dischi simboli di un genere che è andato negli anni in una direzione totalmente opposta a quella proposta dal duo.
Nel 2007 Step in the Arena,pubblicato nel dicembre del 1990 solo su LP in vinile è stato nominato il più grande album hip hop di tutti i tempi da alcuni dei maggiori siti web specializzati,è uno dei miei album rap preferiti di sempre insieme a quelli di Pubblic Enemy,A Tribe Called Quest,De La Soul,Naughty by Nature..
Step in the Arena
Torrent
Iscriviti a:
Post (Atom)
















