@ Mr. Burroughs, what is the future of rock? The sculpture @ Fascism is the enemy,wherever it appears (P.K.Dick) @ Blogwalking Underground Sproloqui @Libri Musica Ozio Ciber-Cultura Visioni Freedown @ Cut-Up Site
Il New York Times e l'agenzia Reuters hanno vinto il premio Pulitzer 2016 per la sezione fotografica Breaking News grazie agli scatti con cui hanno raccontato la crisi dei migranti in Europa. In particolare hanno descritto la fuga dei profughi e l'accoglienza nei paesi ospitanti.
Si chiama Petra Lazlo. Fa (ma ora fortunatamente possiamo dire .. faceva!) la videoreporter per il canale ungherese N1TV, una piattaforma all news vicina al partito di estrema destra Jobbik. Riteniamo che rappresenti non una persona che fa informazione, una giornalista o reporter, ma il peggio che l'umanità possa esprimere in questi tempi comunque difficili.
Nelle immagini la vediamo mentre filma un gruppo di migranti a Rozke, alla frontiera tra Ungheria e Serbia. Riprende uomini, donne e bambini che corrono, in fuga dalla polizia. Scappano i profughi, la fuga diventa l’unica possibile strategia di sopravvivenza.
Ma un'altro reporter, di nazionalità tedesca, punta la telecamera: riprende proprio Petra Lazlo mentre fa lo sgambetto ad
alcuni migranti in fuga dal campo di Roszke, al confine tra Serbia e
Ungheria. L'uomo, ostacolato dalla Lazlo, cade a terra sopra il bambino
che stava portando in braccio; si rialza, inveisce contro la
videoreporter e stringe a sé il bimbo che scoppia in lacrime
E’ disinvolta, spregiudicata, la giornalista ungherese. Non contenta, dispensa calci a destra e a manca, prima a un ragazzo, poi a una bambina. Che scappano, fuggono. Senza una meta precisa.
Difficile dire se lo faccia per aggiungere pathos all’azione. Le motivazioni dell’abiezione sono sempre oscure. Oggi, con le sue dichiarazioni, addirittura ridicole. Mi venivano addosso, ho avuto paura.. Patatica.
Il gesto inqualificabile le è valso il licenziamento. La televisione ungherese ha diramato un comunicato nel quale definisce il comportamento della giornalista “inaccettabile”, informa di avere rescisso il contratto con la Lazlo e di ritenere pertanto che il caso è chiuso. Ho due figli piccoli da mantenere, frigna. E sul web si scatenano. Li prenda e vada in un latro paese, emigra, con la speranza che qualcuno allunghi un piede mentre sei in marcia. E' solo uno dei più teneri commenti. Senza infierire, la consideriamo feccia: scalciare una bambina in fuga, far cadere un uomo con un bambino tra le braccia che anche la polizia lascia andare, è di una meschinità ispiegabile, se non con la parola..feccia.
Con l'aiuto del Presidio Solidale di Via Visso - Nodo Territoriale Tiburtina, cerchiamo di ricostruire la vicenda che ha poi portato agli scontri di Casale San Nicola, venerdì scorso. Sì, perchè la “rivolta” di Casale San Nicola ha, infatti, una genesi molto più ampia e articolata di quanto non sia apparso nel solito circo mediatico che, dolosamente, continua a mettere al centro della narrazione solo la parte utile a fomentare la xenofobia e l'odio razziale. Protagonisti della vicenda le amministrazioni e i soliti “comitati” di quartiere, strumentalizzati da razzisti e fascistoidi vari per soffiare sul fuoco dell’emergenza e dirottare sull'immigrato cariche di rabbia altrimenti pericolose per il potere costituito.
Comitati di quartiere che si sono fatti sentire stamattina sui giornali, accusando i giornalisti e i media in generale di averli fatti passare per razzisti: strano, perchè prima le stesse accuse rivolte agli stessi giornalisti erano perchè questi non si occupavano della loro "vicenda", mentre ora si ritrovano sulle prime pagine dei quotidiani, con tanto di foto e filmati, che li ritraggono insieme ai soliti fasci di Casa Pound scagliare di tutto contro le forze dell'ordine, per impedire a 19, diciannove migranti di alloggiare in un centro di accoglienza nel loro bel quartierino.
"Non siamo razzisti e non abbiamo chiesto aiuto ai fascisti".. urlano.
Certo è che non possono più urlare la retorica fascista/leghista del.. portateli a casa vostra, portateli nei quartieri bene: Casale S.Nicola non è Tor Pignattara, non è il Casilino o un altra delle zone a rischio della città.
Dei camerati, oggi, non c'è traccia, mentre i 19 ragazzi immigrati se ne stanno nel casale, buoni e tranquilli: il più piccolo ha 17 anni, 21 il più grande.
Ma andiamo con ordine. A settembre 2014 sbarcano in Sicilia, tra le migliaia di altri, 60 ragazzi provenienti da Gambia, Senegal, Mali. Dopo pochi giorni di permanenza nei centri locali vengono trasferiti a Roma, insieme a un gruppo di pakistani e bengalesi, in una struttura a via Visso, sulla Tiburtina, dove sarebbero dovuti rimanere temporaneamente fino al colloquio con la Commissione giudicante lo status di rifugiato.
La data di tale colloquio, tuttavia, rimane vaga per lunghi mesi, durante i quali i ragazzi iniziano a vivere attivamente il territorio in cui sono inseriti: chi lavorando, chi iscrivendosi a scuola, chi frequentando gli spazi sociali del quartiere attraverso corsi di italiano e altre attività. Lentamente iniziano a fare comunità, a integrarsi tra loro e con l’esterno, a uscire sempre più dal ghetto che viene costruito intorno alla figura del migrante.
Nel frattempo, a maggio inizia a circolare la voce che verrà aperto un nuovo centro di accoglienza sulla Cassia, all’incrocio tra La Storta e la Braccianese. Sull’onda di quanto già successo a Tor Sapienza subito si attivano gli abitanti del quartiere che, fomentati da Casapound e le solite destre romane, occupano simbolicamente l’ex scuola che dovrebbe ospitare il centro e istituiscono un presidio permanente di protesta.
Pochi giorni fa, le due vicene si sono intrecciate in un disegno che ha ben poco di casuale. Ai ragazzi di via Visso viene comunicato, con sole 48 ore di anticipo, lo spostamento nell’edificio in questione, a decine di chilometri da dove hanno iniziato, tra mille difficoltà, a crearsi un’esistenza minimamente dignitosa. La motivazione ufficiale, peraltro tenuta nascosta fino all’ultimo, è il cambio di cooperative nell’appalto per l’accoglienza dei ragazzi, nell’ambito della riorganizzazione seguita a Mafia Capitale e al rapporto del prefetto Gabrielli. Da subito i ragazzi, che dunque dovrebbero essere spostati come pacchi postali senza minimamente essere interpellati, esprimono la ferma volontà di non volersi muovere verso la nuova collocazione, non volendo rinunciare ai percorsi già avviati e rifiutando di essere pedine di un meccanismo che trae profitto dalla loro deportazione. Tuttavia, la condizione di ricatto in cui versano a causa della richiesta d'asilo, un vero e proprio “limbo” giuridico, non consente loro di agire liberamente, poiché qualsiasi comportamento anche solo ai limiti della legalità potrebbe compromettere la richiesta stessa.
Accade così che la mattina di venerdì, sotto la minaccia di pregiudicare il parere della commissione d'asilo e di non ricevere più il “pocket money” e i pasti, il primo gruppo di ragazzi accetta a malincuore di andare a Casale San Nicola. Al loro arrivo trovano ad attenderli un centinaio tra residenti e fascisti inferociti, che tentano di opporsi fisicamente al passaggio del pullman dando vita ad un comico teatrino con le forze dell’ordine. Da qui inizia la narrazione tossica dei mass-media che, in un gioco delle parti già visto, trasformano la protesta, per quanto veemente, di qualche decina di persone in un evento di respiro nazionale con scontri e feriti.
L'unica risposta delle amministrazioni a un flusso migratorio sempre più imponente sembra essere quella che stiamo vedendo a Ponte Mammolo prima e a via Visso poi, con l'intento di trattare i migranti unicamente come problema di ordine pubblico finalizzato al mantenimento dell’emergenza e, dunque, alla speculazione su di essa da parte del sodalizio governanti-cooperative.
Questa la storia.
Ma oltre alle responsabilità delle autorità, dobbiamo però chiederci dove è la sinistra, dove sono i democratici, gli antirazzisti, quelli del Pd e i Syriziani di Sel, a contrastare l'odio nero, le braccia tese di Forza Nuova e Casa Pound, a spiegare, a offrire ragionamenti alternativi, e magari a sostenere i migranti in questo momento difficile delle loro vite? Dove sono quelli degli slogan altisonanti, non un passo indietro, riprendiamoci i quartieri, mentre nelle strade si vedono solo bandiere nere e teste rasate?
Cittadini di Casale S. Nicola e fascisti protestano contro l'arrivo di 19 (diciannove) migranti..
Molti sono quelli che si fregiano dell'appellativo di patriota: per esempio quando si muore in guerra, si è patrioti. Gli Stati Uniti, è il paese in cui il patriottismo è apparentemente qualcosa che si aspetta da tutti i cittadini. In nessun paese al mondo ci sono state così tante Commissioni per le attività Antiamericane come negli USA. Si è antipatriottici quando si è contro il proprio paese, che si dovrebbe invece sempre amare. Ma perchè.. sempre? Dizionario.com definisce il patriottismo come "l'amore devoto, il supporto e la difesa del proprio paese; la lealtà nazionale." Questosembra essere molto positivo, ma è questo quello che rende unito un paese? La risposta è tutta entro i confini del termine "paese". Nelle nostre società c'è ancora il pregiudizio e l'odio, forse non comunemente tra la maggioranza delle persone, ma ancora presenti e la sensazione è che questi sentimenti sono in continuo aumento nella popolazione. Al fine di essere patriottico, dovrei essere orgoglioso di tutto il mio paese, dovrei sostenerlo, sostenere il governo, i militari, sostenere qualsiasi cosa entro i suoi confini, e più di ogni altra cosa al di fuori dei confini. Detto questo possiamo già vedere la somiglianza tra patriottismo e nazionalismo. Ci sono diverse definizioni per il nazionalismo, ma questa è molto interessante: "La politica o la dottrina di affermare gli interessi della propria nazione, visto come separato dagli interessi di altre nazioni o dagli interessi comuni di tutte le nazioni." La definizione di cui sopra è come dire che la mia nazione è più importante di tutte le altre, perché è la mia nazione, il paese in cui sono nato e in cui risiedo. E le persone che sono nate su questo pezzo di terra sono più importanti delle persone nate in un'altra parte della terra. Che è essenzialmente una definizione che si avvicina di molto a quella di razzismo. Non credo che qualcuno dovrebbe avere meno diritti, meno cibo, meno accesso alle cure sanitarie, o meno voce in capitolo perché vivono da un altra parte, invece che qui. Un pregiudizio sulla posizione al momento della nascita non è davvero diverso da un pregiudizio sul colore della pelle con cui siamo nati. È interessante notare che uno studio accademico sulla storia della guerra, (del progetto War), ha trovato una forte correlazione tra il patriottismo e la guerra. Si è riscontrato, ad esempio, che il patriottismo in Germania era molto diffuso alla vigilia della prima guerra mondiale, mentre oggi la Germania è agli ultimi posti nelle indagini sul patriottismo dei propri cittadini. Un sondaggio del World Values Survey riferisce di una risposta media alla domanda "Sei orgoglioso di essere [inserire nazionalità]?" La definizione di orgoglio è: "sentire piacere o soddisfazione per qualcosa considerato altamente onorevole o lodevole per se stessi." Non posso essere orgoglioso di me stesso solo per il fatto di essere nato in una parte del mondo, e non vedo perché dovrei sentirmi onorato. Sono grato di essere nato e di vivere in un luogo in cui posso mangiare tutti i giorni, cercare assistenza medica in caso di necessità e di avere acqua pulita, ma certo non sono orgoglioso di questo. Non è un onore il fatto che io faccia parte di questa elite. Semmai, significa solo avere ulteriori pregiudizi.