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21/06/21

5,6 Milioni di persone in povertà assoluta, ma il nemico sono i sussidi

Secondo i nuovi dati Istat, c’è un milione in più di persone che vive in condizioni di povertà rispetto al 2019. Eppure, nonostante l’Italia sia un paese ricco, membro del G7, la destra continua a voler tagliare i sussidi.

La povertà assoluta in Italia riguarda poco più di 2 milioni di famiglie e 5,6 milioni di individui — rispettivamente il 7,7% e il 9,4% del totale — in aumento di un milione rispetto al 2019, quando era stato registrato un miglioramento: è il livello più elevato dall’anno in cui sono iniziate le serie storiche, il 2005. A certificarlo sono i nuovi dati dell’Istat diffusi ieri, che testimoniano l’impatto disastroso della pandemia sui redditi delle fasce di popolazione più vulnerabili. Se si considera invece la povertà relativa, le famiglie sotto la soglia sono poco più di 2,6 milioni, in lieve diminuzione dal 2019 (10,1% del totale).

Ovviamente la povertà non colpisce tutti allo stesso modo: l’incidenza è nettamente superiore tra gli stranieri — 29,3% contro 7,5% dei cittadini italiani — oltre che tra le famiglie con un maggior numero di componenti e tra le famiglie monogenitoriali, che registrano il peggioramento più marcato dal 2019. A dimostrazione che l’Italia è un paese fondato sul welfare “informale” delle persone più anziane e ostile al lavoro giovanile, la povertà familiare diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento: riguarda il 10,3% delle famiglie con una persona di riferimento tra i 18 e i 34, il 5,3% di quelle con una persona di riferimento oltre i 64 anni. Le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 767 mila: in totale, 1 milione e 337 mila minori, il 13,5% del totale.

  



Ci sono grandi differenze anche a livello geografico — l’incidenza è più alta al Sud, ma la crescita più ampia è stata registrata al Nord (+1,8%) — e in base al livello di istruzione e alla condizione professionale: l’incidenza è all’11,1% tra le famiglie con una persona di riferimento che ha al massimo la licenza elementare, al 4,4% se ha un diploma. Tra chi lavora, l’incidenza maggiore riguarda chi si trova nella condizione di operaio o assimilato: il 13,2%, in aumento del 3% dal 2019.



In questo quadro disastroso, l’unica nota positiva è la diminuzione dell’intensità della povertà assoluta — cioè, detto brutalmente, “quanto poveri sono i poveri” — che si registra in tutte le ripartizioni geografiche: dal 20,3% al 18,7%. L’Istat riconosce apertamente che tale dinamica “è frutto anche delle misure messe in campo a sostegno dei cittadini (reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, estensione della Cassa integrazione guadagni, ecc.) che hanno consentito alle famiglie in difficoltà economica – sia quelle scivolate sotto la soglia di povertà nel 2020, sia quelle che erano già povere – di mantenere una spesa per consumi non molto distante dalla soglia di povertà.”

Eppure, i sussidi a sostegno delle famiglie e dei cittadini più poveri — che sono stati insufficienti a evitare un forte aumento della povertà, ma che almeno hanno tamponato la sua intensità — sono da giorni sotto attacco costante di una campagna di stampa montata ad arte sulla “mancanza di lavoratori stagionali” nel turismo e nella ristorazione, che ignora sistematicamente il problema dei bassi salari, della precarietà dei contratti e dell’irregolarità diffusa in questi settori.

Mentre la lotta alla povertà dovrebbe essere in cima all’agenda politica, in un paese che già prima della pandemia si trovava al terzo posto in Europa per percentuale di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, gli attacchi al Reddito di Cittadinanza rischiano di fare breccia nel governo. Pochi giorni fa è stato presentato un emendamento al decreto Sostegni bis — fortunatamente bocciato — che prevedeva l’obbligo di accettare lavori stagionali per i percettori del RdC. Commentando i dati Istat, la sottosegretaria al Mef Maria Cecilia Guerra (Leu) ha detto che, al contrario, il sussidio andrebbe rafforzato, correggendo il peso che attribuisce alla presenza di minori nel nucleo familiare ed estendendolo anche ai cittadini stranieri, eliminando il vincolo dei dieci anni di residenza. Il ministro Orlando, più genericamente, ha detto che alla misura servono dei “correttivi.”

Con l’arrivo del capitale da investire del Pnrr, la necessità di dare sollievo a milioni di persone che vivono in condizioni difficilissime dovrebbe essere prioritaria. Al contrario, invece Mario Draghi ha nominato un “Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica” per valutare l’impatto degli investimenti, composto da 5 economisti: tutti e 5 — Carlo Cambini, Francesco Filippucci, Marco Percoco, Riccardo Puglisi e Carlo Stagnaro — sono su posizioni di liberismo oltranzista. La nomina smentisce sia chi si aspettava — su chissà quali basi — una conversione di Draghi al keynesismo e a forme di economia più umana, sia chi si lamentava del governo Conte 2 per l’eccessivo potere assegnato ai tecnici nei progetti di gestione delle risorse del Pnrr.

La linea di Draghi in realtà avrebbe già dovuto essere evidente — tra le altre cose — fin dallo stralcio di qualsiasi proposta di salario minimo dal Pnrr. Ma come riportavamo qualche giorno fa, l’Italia ha un problema non solo con il salario minimo — anche con il salario medio: nel corso degli ultimi quindici anni nel nostro paese sono scesi, rispetto alla media degli altri paesi Ue, anche i salari medi. Secondo dati dell’International Labour Organization, tra il 2000 e il 2017 gli stipendi reali in Italia sono diminuiti dello 0,5% — mentre, ad esempio, in Francia sono aumentati dello 0,7% e in Germania dell’1%.

Dopo questa carrellata di dati sconsolanti, è importante ricordare comunque che l’Italia è sotto moltissimi punti di vista un’economia ricca: l’ottava a livello mondiale — e infatti ha partecipato come di consueto al G7 — davanti per prodotto interno lordo a paesi come Brasile, Australia, Russia. Affrontare il problema della povertà in un paese come il nostro, che ha un Pil di 2 mila miliardi di dollari, significa anche porsi una domanda: dove si fermano tutti questi soldi?

TheSubmarine


04/07/15

Un messaggio alla Troika, all' Fmi, Bce e alla Commissione europea


Il Süd­deu­tsche Zei­tung tedesco e il Guar­dian britannico rivelano che se la Gre­cia dovesse pie­garsi alle richie­ste delle isti­tu­zioni e accet­tare di imple­men­tare il pac­chetto di «riforme» pre­teso dai cre­di­tori — un mix di aumenti delle tasse e dra­stici tagli alla spesa pub­blica — il suo rap­porto debito/Pil non si sta­bi­liz­zerà, ma al con­tra­rio con­ti­nuerà a mostrare evi­denti carat­teri di inso­ste­ni­bi­lità anche nel 2030. I due quotidiani sono venuti in possesso di una serie di docu­menti segreti redatti da Fmi, Bce e Com­mis­sione euro­pea. Anche in base allo sce­na­rio più otti­mi­stico — che pre­vede una cre­scita annua asso­lu­ta­mente impro­ba­bile del 4% per i pros­simi cin­que anni — il debito scen­derà dal 175% di oggi al 124% solo nel 2022.
In altre parole, dai docu­menti emerge che la troika è per­fet­ta­mente con­sa­pe­vole che la Gre­cia ha biso­gno di una mas­sic­cia ristrut­tu­ra­zione del debito se vuole avere una qual­che chance di risol­le­vare la pro­pria eco­no­mia, come hanno riba­dito di recente eco­no­mi­sti di rilievo come Piketty, Krug­man, Sti­glitz, Kal­dor e molti altri.

Nono­stante que­sto, però, la pro­po­sta dei cre­di­tori non con­tiene alcuna misura con­creta per garan­tire la sol­vi­bi­lità del debito greco (ad ecce­zione di un’«analisi della soste­ni­bi­lità del debito» rin­viata a data futura), men­tre è stata rispe­dita al mit­tente, per l’ennesima volta, l’ultima contro-proposta greca, che pre­ve­deva un accordo di due anni con il Mes (Mec­ca­ni­smo euro­peo di sta­bi­lità, il fondo salva-Stati impie­gato per Cipro e per la ristrut­tu­ra­zione delle ban­che spa­gnole) per coprire le neces­sità finan­zia­rie elle­ni­che e ristrut­tu­rare il debito. I 35 miliardi di nuovi prestiti che Atene ha respinto "sdegnosamente", secondo i creditori europei, non sarebbero destinati ad un inve­sti­mento ad hoc desti­nato alla Gre­cia, ma piut­to­sto una nor­male sov­ven­zione euro­pea a cui hanno diritto tutti gli Stati mem­bri. Insieme ad altri 15 miliardi di euro di prestito divisi in varie tranche, questi fondi alla fine sarebbero ser­viti uni­ca­mente a rim­bor­sare i debiti in sca­denza. L’ultima pro­po­sta della troika pre­ve­deva, tra le altre cose, anche l’eliminazione della tassa sui ric­chi pro­po­sta da Tsi­pras per redi­stri­buire un po’ del peso dell’aggiustamento sulle classi più abbienti – giu­di­cata «reces­siva» dalla troika — ; un aumento gene­ra­liz­zato dell’Iva al 23%; il tetto dell’età pen­sio­na­bile a 67 anni entro il 2025 e non il 2037 come richie­sto dalla Gre­cia, accom­pa­gnato da un’ulteriore ridu­zione del livello delle pensioni.

Una pro­po­sta giu­di­cata inac­cet­ta­bile dal governo greco, per il sem­plice fatto che avrebbe decre­tato la morte poli­tica di Tsi­pras — pro­ba­bil­mente uno degli obiet­tivi dei cre­di­tori — non­ché la con­ti­nua­zione dell’agonia eco­no­mica e sociale in cui versa il paese. Per tutto questo questo, siamo solidali con la Grecia e convinti che non dovrebbero mollare: potrebbe partire proprio da Atene quel segnale di cambiamento che tutti ci attendiamo dai potenti d'Europa. Siamo inoltre lieti di inviare un messaggio, tradotto dall'immagine che postiamo quì sotto, alla cosidetta troika, e all'Fmi, alla Bce e alla Commissione europea..e alle loro menzogne.




30/06/15

Aiutiamo la Grecia! Un crowdfunding per ripianare il debito


“Greek Bailout Fund” 
Aiutiamo la Grecia! Aiutiamo il popolo grego a pagare il suo debito. È Thom Feeney, 29 anni, commesso in un negozio di scarpe londinese e nessuna esperienza in politica, a lanciare la proposta. Thom come molti di noi ha pensato che qualcosa forse si può fare, in pratica quello che non hanno fatto gli stati europei membri: un pò, bastava un poco per ciascuno e tutto questo non sarebbe successo. Questo vergognoso attacco alla Grecia mina la democrazia non solo del paese ellenico ma di tutta l'Europa, o almeno dell'idea di Europa unita che abbiamo, così Thom ha lanciato la campagna crowdfunding “Greek Bailout Fund” sulla piattaforma Indiegogo.com per raccogliere 1,6 miliardi circa di euro necessari ad Atene per ripianare il debito con il Fondo Monetario Internazionale. 24 ore soltanto e sono arrivati più di 250 mila euro donati da circa 17 mila persone.

«Non si tratta di uno scherzo. Ero stanco di assistere alle trattative dei politici, mentre le persone reali soffrono terribilmente a causa della crisi. Questa campagna non ha solo lo scopo di avvicinare i cittadini alla questione greca, ma soprattutto cerca di offrire un contributo dal popolo per il popolo. Gli Europei sono un popolo generoso, forse la Merkel e Cameron sono un’eccezione, ma ci sono 500 milioni di persone nell’Ue e non dovrebbe costare troppo a ognuno di loro contribuire, anche perché sarebbe un po’ come farlo per loro stessi in fondo».

Siamo daccordo totalmente con Thom che ha pubblicato l'appello sulla pagina dedicata alla raccolta – andata in tilt per l'enormità dei contatti delle ultime ore. La campagna crowdfunding non è fine a se stessa: ad ogni donazione corrisponderà  una piccola ricompensa, dalla cartolina di Alexis Tsipras spedita dalla Grecia ai cesti con i prodotti tipici. E per chi dona 5 mila euro c'è addirittura una vacanza per due persone nella penisola ellenica. Come per tutti i progetti di crowdfunding su Indiegogo le donazioni non sono vincolanti e i soldi verranno effettivamente versati solo al raggiungimento dell’intera cifra necessaria a ripagare il debito. Certo che Thom si è imbarcato in un impresa mastodontica ma piena di speranza, perchè come noi, Thom Feeney, 29 anni, ha fiducia ed è convinto che un’altra Europa è possibile.




Per la sovranità e la dignità del  popolo
«Amici greci,
da sei mesi il governo greco combatte una battaglia in condizioni di soffocamento economico senza precedenti, per implementare il mandato che ci avete dato il 25 gennaio.
Il mandato che stavamo negoziando coi nostri partner chiedeva di mettere fine all’austerità e permettere alla prosperità ed alla giustizia sociale di tornare nel nostro paese.
Era un mandato per un accordo sostenibile che rispettasse la democrazia e le regoli comuni europee, per condurre all’uscita finale dalla crisi.
Durante questo periodo di negoziazioni, ci è stato chiesto di mettere in atto gli accordi fatti col precedente governo nel “memorandum”, nonostante questi fossero stati categoricamente condannati dal popolo greco nelle recenti elezioni.
Comunque, nemmeno per un momenti abbiamo pensato di arrenderci, cioè di tradire la vostra fiducia.
Dopo cinque mesi di dure contrattazioni, i nostri partner, sfortunatamente, hanno rilanciato all’eurogruppo di due giorni fa un ultimatum alla democrazia greca ed al popolo greco.
Un ultimatum che è contrario ai principi fondanti ed ai valori dell’Europa, i valori del progetto comune europeo.
Hanno chiesto al governo greco di accettare una proposta che accumula un nuovo insostenibile peso sul popolo ellenico e colpisce profondamente le possibilità di recupero dell’economia e della società greche. Una proposta che non soltanto perpetua lo stato di incertezza ma accentua persino le disuguaglianze sociali.
La proposta delle istituzioni include: misure per un’ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, ulteriori riduzioni nel salario minimo del settore pubblico e incremento dell’IVA su cibo, ristorazione e turismo, eliminando inoltre le agevolazioni fiscali per le isole greche.
Queste proposte violano direttamente fondamentali diritti europei, mostrano che riguardo a lavoro, uguaglianza e dignità, lo scopo di alcuni partners e istituzioni non è il raggiungimento di un buon accordo per tutte le parti, ma l’umiliazione dell’intero popolo greco.
Queste proposte sottolineano in particolare l’insistenza del Fondo Monetario Internazionale in una dura e punitiva austerity, e sottolineano più che mai la necessità per i grandi poteri europei di prendere iniziative che conducano al termine della crisi del debito sovrano ellenico. Una crisi che colpisce altri paesi europei e che sta minacciando il futuro prossimo dell’integrazione continentale.
Amici greci,
in questo momento pesa sulle nostre spalle, attraverso le lotte ed i sacrifici, la responsabilità storica del popolo greco per il consolidamento della democrazia e della sovranità nazionale. La nostra responsabilità per il futuro del nostro paese.
E la nostra responsabilità ci richiede di rispondere all’ultimatum sulla base del mandato del popolo greco.
Pochi minuti fa alla riunione di gabinetto ho proposto l’organizzazione di un referendum, perché il popolo greco possa decidere in maniera sovrana.
Questa proposta è stata accettata all’unanimità.
Domani la la camera dei rappresentanti sarà convocata d’urgenza per ratificare la proposta del gabinetto per un referendum la prossima domenica, 5 luglio, sull’accettazione o il rigetto della proposta delle istituzioni.
Ho già informato della mia decisione il presidente francese e la cancelliera tedesca, il presidente della BCE e domani una mia lettera chiederà formalmente ai leader della UE ed alle istituzioni di estendere per pochi giorni il programma attuale in modo da permettere al popolo greco di decidere, libero da ogni pressione e ricatto, come richiesto dalla costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica europea.
Amici greci,
al ricatto dell’ultimatum che ci chiede di accettare una severa e degradante austerità senza fine e senza prospettive di ripresa economica, vi chiedo di risponde in maniera sovrana e orgogliosa, come la nostra storia ci chiede.
Ad una austerità autoritaria e violenta, risponderemo con la democrazia, con calma e decisione.
La Grecia, il luogo di nascita della democrazia, manderà una forte e sonora risposta all’Europa ed al mondo.
Mi impegno personalmente al rispetto dei risultati della vostra scelta democratica, qualsiasi essi siano.
Sono assolutamente fiducioso che la vostra scelta onorerà la storia del nostro paese e manderà un messaggio di dignità al mondo.
In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei popoli. Che in Europa non ci sono proprietari ed ospiti.
La Grecia è e rimarrà una parte fondamentale dell’Europa, e l’Europa è una parte della Grecia. Ma senza democrazia, l’europa sarebbe un’europa senza identità e senza bussola.
Vi invito a mostrare unità nazionale e calma e fare la scelta giusta.
Per noi, per le generazioni future, per la storia dei greci.
Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.»

( Alexis Tsipras Atene, 27 giugno 2015, 1 am)



29/05/15

José Mujica: cosa svolazza nella nostra testa?

«Sobrietà é concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che é servito per guadagnarli. E il tempo della vita é un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa é farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere»...
"Il mio stile di vita è una conseguenza del processo della mia vita. Ho combattuto per quanto è possibile per l'uguaglianza e la parità di uomini", dice pensieroso questo ex-guerrigliero che ha trascorso quattordici anni di carcere, per lo più durante la dittatura (1973 -1985).  "Il mondo è un prigioniero della odierna cultura della società dei consumi e di ciò che sta consumando è vita umana in quantità enormi, perché ha perso la capacità di godere del tempo e dimenticato idea che essere vivi è un miracolo. La gente non compra con il denaro, compra con il tempo che spende per ottenere quei soldi. Non si può sperperare questo tempo che viene rubato alla vita"


Discorso al summit Rio+20 di José Mujica, quando ancora era presidente dell'Uruguay..


 “Autoritá presenti di tutte le latitudini e organismi, grazie mille. Grazie al popolo del Brasile e alla sua Sra. Presidentessa, Dilma Rousseff. Mille grazie alla buona fede che, sicuramente, hanno presentato tutti gli oratori che mi hanno preceduto.
Esprimiamo la profonda volontá come governanti di sostenere tutti gli accordi che, questa, nostra povera umanitá, possa sottoscrivere.

Comunque, permettetteci fare alcune domande a voce alta. Tutto il pomeriggio si é parlato dello sviluppo sostenibile. Di tirare fuori le immense masse dalle povertá.

Che cosa svolazza nella nostra testa? Il modello di sviluppo e di consumo, che é l’attuale delle societá ricche?
Mi faccio questa domanda: che cosa succederebbe al pianeta se gli indú in proporzione avessero la stessa quantità di auto per famiglia che hanno i tedeschi?



19/04/15

Il giro del mondo in 80..supermiliardari

L'uno per cento della popolazione ha le risorse del 48 per cento. Se si continua così, nel 2016 sarà superata la soglia del 50 per cento
Questa è la seconda sta­ti­stica redatta da Oxfam, la prima l'abbiamo pubblicata nel post precedente, e questa  è ancor più impres­sio­nante. Le asso­cia­zioni di Ong com­bat­tono la care­stia, la fame, e accu­sano ban­chieri e finan­zieri, indu­striali e ven­di­tori dei far­maci di gravi delitti e omis­sioni. Baste­rebbe poco per ovviare a molti guai, baste­rebbe l’intervento di pochi. Negli anni scorsi, nel 2010, 387 di loro aveva ric­chezze pari a quelle del mondo povero, metà di tutti i viventi, costi­tuito da 3,5 miliardi di per­sone. La ric­chezza della metà più povera del mondo, cor­ri­spon­dente a 3,5 miliardi di viventi, equi­va­leva a quella di 387 miliar­dari. Un fatto enorme, una misura del mondo intol­le­ra­bile. Que­sto però nel 2010. Dal momento in cui tutto il mondo è caduto in recessione, una delle crisi economiche più violente che i governi dovrebbero affrontare, le persone con più potere economico hanno visto il loro potere aumentare, sempre più. Il rapporto del 2013, ha scoperto che oggi sono 80 le persone che hanno nelle proprie mani tanta ricchezza quanto la metà di tutto il genere umano, e che la loro ric­chezza  è rad­dop­piata tra 2009 e 2014. (Pochi mesi dopo Forbes ha dichiarato che il numero era sceso a 67). Molte organizzazioni hanno chiesto chi fossero queste persone, e ora la lista è stato resa pubblica .Queste sono le stesse persone, molto probabilmente, che mantengono un"filtro" sulla nostra democrazia rappresentativa. Certo, prendiamo questa'elenco con la dovuta cxautela. Troppi paradisi fidscali ancora ben nascosti, troppa ricchezza accumulata ancora ben mascherata. Il disagio si trasforma in rabbia, alle stelle, per il fatto che molte di queste persone vedono aumentare costantemente la loro ricchezza , mentre la classe media sempre più si restringe, l' "austerità" viene richiesta a livello mondiale, (tranne che dai paesi scandinavi) e per il disa­stro esi­sten­ziale della povera gente, di 3,5 miliardi per­sone, Disagio e rabbia anche per l'influenza politica che queste stesse persone esercitano con le loro lobbies per incrementare il loro potere e indebolire le regolamentazioni e le leggi antitrust in tutti i paesi.


RANK NAME 2014 WEALTH (BILLIONS) COUNTRY
SECTOR
1 Bill Gates $76 USA Tech
2 Carlos Slim Helu $72 Mexico Telecom
3 Amancio Ortega $64 Spain Retail
4 Warren Buffett $58 USA Finance
5 Larry Ellison $48 USA Tech
6 Charles Koch $40 USA
Diversified
7 David Koch $40 USA
Diversified
8 Sheldon Adelson $38 USA Entertainment
9 Christy Walton $37 USA
Retail
10 Jim Walton $35 USA
Retail
11 Liliane Bettencourt $35 France
Product
12 Stefan Persson $34 Sweden
Retail
13 Alice Walton $34 USA
Retail
14 S. Robson Walton $34 USA
Retail
15 Bernard Arnault $34 France
Luxury
16 Michael Bloomberg $33 USA Finance
17 Larry Page $32 USA Tech
18 Jeff Bezos $32 USA Retail
19 Sergey Brin $32 USA Tech
20 Li Ka-shing $31 Hong Kong Diversified
21 Mark Zuckerberg $29 USA Tech
22 Michele Ferrero $27 Italy
Food
23 Aliko Dangote $25 Nigeria Commodities
24 Karl Albrecht $25 Germany Retail
25 Carl Icahn $25 USA Finance
26 George Soros $23 USA Finance
27 David Thomson $23 Canada
Media
28 Lui Che Woo $22 Hong Kong Entertainment
29 Dieter Schwarz $21 Germany
Retail
30 Alwaleed Bin Talal Alsaud $20 Saudi Arabia Finance
31 Forrest Mars Jr. $20 USA
Food
32 Jacqueline Mars $20 USA
Food
33 John Mars $20 USA
Food
34 Jorge Paulo Lemann $20 Brazil Drinks
35 Lee Shau Kee $20 Hong Kong Diversified
36 Steve Ballmer $19 USA Tech
37 Theo Albrecht Jr. $19 Germany
Retail
38 Leonardo Del Vecchio $19 Italy Luxury
39 Len Blavatnik $19 USA Diversified
40 Alisher Usmanov $19 Russia Extractives
41 Mukesh Ambani $19 India
Extractives
42 Masayoshi Son $18 Japan Telecom
43 Michael Otto $18 Germany
Retail
44 Phil Knight $18 USA Retail
45 Tadashi Yanai $18 Japan Retail
46 Gina Rinehart $18 Australia
Extractives
47 Mikhail Fridman $18 Russia Extractives
48 Michael Dell $18 USA Tech
49 Susanne Klatten $17 Germany
Cars
50 Abigail Johnson $17 USA
Finance
51 Viktor Vekselberg $17 Russia Metals
52 Lakshmi Mittal $17 India
Metals
53 Vladimir Lisin $17 Russia Transport
54 Cheng Yu-tung $16 Hong Kong Diversified
55 Joseph Safra $16 Brazil Finance
56 Paul Allen $16 USA Tech
57 Leonid Mikhelson $16 Russia Extractives
58 Anne Cox Chambers $16 USA
Media
59 Francois Pinault $16 France Retail
60 Iris Fontbona $16 Chile
Extractives
61 Azim Premji $15 India
Tech
62 Mohammed Al Amoudi $15 Saudi Arabia Extractives
63 Gennady Timchenko $15 Russia Extractives
64 Wang Jianlin $15 China Real Estate
65 Charles Ergen $15 USA Telecom
66 Stefan Quandt $15 Germany
Cars
67 Germán Larrea Mota Velasco $15 Mexico
Extractives
68 Harold Hamm $15 USA Extractives
69 Ray Dalio $14 USA Finance
70 Donald Bren $14 USA Real Estate
71 Georg Schaeffler $14 Germany
Product
72 Luis Carlos Sarmiento $14 Colombia Finance
73 Ronald Perelman $14 USA Finance
74 Laurene Powell Jobs $14 USA
Entertainment
75 Serge Dassault $14 France
Aviation
76 John Fredriksen $14 Cyprus Transport
77 Vagit Alekperov $14 Russia Extractives
78 John Paulson $14 USA Finance
79 Rupert Murdoch $14 USA Media
80 Ma Huateng $13 China Tech




18/04/15

Un dollaro e 25 per 2,5 miliardi di persone

Sono andato a leggerlo, questo  nuovo studio condotto dal Overseas Development Institute del Regno Unito (ODI), che ci ricorda che il numero di persone nel mondo che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno è probabilmente di gran lunga superiore a quella già sconcertante di 1,2 miliardi, stimati dalla Banca Mondiale.
Potrebbero arrivare a più di un quarto le persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno rispetto alle stime attuali suggerite, perché alcune indagini sono andate perse, osserva il rapporto, attestando che il numero totale di persone che vivono in estrema povertà potrebbe essere sottostimato di ben 350 milioni. Se, come sostiene la relazione, le cifre della povertà globali sono "sottostimate di ben un quarto," allora più di 2,5 miliardi di persone,  più di un terzo della popolazione mondiale, sopravvive con meno di 2 dollari al giorno.
Gli strati della popolazione più svantaggiati, persone che sono senza casa, o che vivono in situazioni di pericolo, a cui i ricercatori non possono accedere, vengono censiti solo dalle indagini sulle famiglie: proprio la scarsa qualità dei dati sulla povertà, la mortalità infantile e materna sono alcuni dei risultati più significativi della relazione.
Se dovessimo definire la povertà come "vivere con meno di 5 dollari al giorno", più di quattro miliardi di persone, vale a dire i due terzi della popolazione mondiale, si possono definire impoverite, secondo le stime della Banca Mondiale.

Intanto i portafogli azionari dei multimilionari e dei miliardari di tutto il mondo, subiscono continue impennate: la vendita di superauto, yacht e appartamenti di lusso sono a livelli da record. Mentre le politiche monetarie perseguite dalle banche centrali di tutto il mondo iniettano quantità inimmaginabili di ricchezza nelle casse di una aristocrazia finanziaria parassitaria, la maggior parte dell'umanità lotta per sopravvivere in mezzo alla povertà, l'austerità e la guerra.
Nel mese di marzo, Forbes ha riferito che il valore netto complessivo dei miliardari di tutto il mondo ha avuto un nuovo massimo nel 2015 di 7.050 miliardi dollari. Dal 2000, la ricchezza complessiva dei miliardari del mondo è aumentato di otto volte. La rivista ha riferito che.. "Nonostante il precipitare dei prezzi del petrolio e un euro indebolito, le fila dei più ricchi sfida la crisi economica globale e ancora una volta si amplia ."
La quantità di ricchezza controllata dal l'1 per cento della popolazione aumenterà ancora, entro il prossimo anno. Questa settimana, il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato il suo semestrale World Economic Outlook, in cui ha avvertito che non ci sarebbe stato un ritorno ai tassi di crescita economica che ha prevalso prima del crollo finanziario del 2008, per un periodo indeterminato. Altro che ripresa.

Il rapporto del FMI ritiene inoltre che, nonostante i profitti record e le enormi quantità di denaro contante incamerate dalle grandi aziende a livello internazionale, gli investimenti privati ​​sono precipitati.  Il rapporto documenta l'obiettivo a  senso unico  dei governi, delle banche centrali e dei responsabili politici in generale, per un ulteriore arricchimento delle élite finanziarie globali a scapito delle forze produttive e della grande maggioranza dell'umanità.
I livelli puri di disuguaglianza in tutto il mondo, espressi nelle infrastrutture fatiscenti, nell'attacco agli standard di vita dei lavoratori e dei giovani, e nell'erosione dei diritti democratici, inibiscono seri studi sulla povertà, come dimostrato dalla relazione della ODI. Sempre l' ODI (Overseas Development Institute) rileva che più di 100 paesi non hanno sistemi funzionanti per registrare e censire nascite e decessi, facendo si che sia impossibile avere dei dati precisi su mortalità infantile e mortalità materna. Ventisei paesi non hanno raccolto i dati sulla mortalità infantile dal 2009. Secondo le stime attuali, nel mondo, da 220.000 a 400.000 donne sono morte di parto nel 2014. Meno di una su cinque nascite avvengono in paesi con sistemi completi di registrazione civile.
Molte indagini vengono effettuate con sistemi obsoleti, costringendo i ricercatori a estrapolare dati vecchi, o fare ipotesi sulle relazioni tra altri insiemi di dati. Si stima che una ricerca sulle persone che vivono in estrema povertà sia stata pubblicata quasi quattro anni fa. Solo 28 dei 49 paesi dell'Africa sub-sahariana hanno effettuato un sondaggio sul reddito familiare tra il 2006 e il 2013. Le stime di povertà del Botswana si basano su un sondaggio sulla famiglia del 1993.
Le stime sulla povertà sono ulteriormente complicate dal disaccordo tra diversi paesi sullo stabilire una reale soglia di povertà. Alcune organizzazioni non governative hanno stabilito le proprie soglie di povertà nazionali. Ad esempio, in Thailandia, la linea ufficiale di povertà nazionale è di 1,75 dollari al giorno e il tasso di povertà del 1.81 per cento. Tuttavia, gruppi delle comunità urbane hanno valutato la soglia di povertà per persona a 4,74 dollari al giorno, portando il tasso di povertà del paese a quasi la metà della popolazione, il 41.64 per cento.

Guerre e conflitti violenti hanno un effetto devastante sulle ricerche di qualsiasi tipo, arrestano gli studi, rovinando le infrastrutture,  distruggendo database. Le ingenti somme di denaro spese per la guerra sono di gran lunga superiori a quelle necessarie per ridurre in modo significativo la miseria sociale. Ormai è un dato di fatto, ma a nessuno sembra interessare e quelli che lo gridano passano per dei visionari idealisti, quando non vengono tacciati in modo dispregiativo di no-globalismo. Gli Stati Uniti da soli hanno speso 496 miliardi dollari per la difesa solo lo scorso anno, mentre, secondo la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, "il mondo ha bisogno di solo 30 miliardi di dollari l'anno per sradicare il flagello della fame."
Questi livelli impressionanti di povertà, disuguaglianza e violenza sono un atto d'accusa schiacciante e senza appelli sul sistema capitalista, il cui unico scopo è quello di arricchire l'oligarchia finanziaria che domina la società, a spese della stragrande maggioranza dell'umanità.



10/03/15

La lista della spesa di Woodstock 1969

Ecco la lista della spesa che gli organizzatori del festival dei festival sborsarono per avere sul palco il gotha della musica alternativa di quegli anni

Woodstock 1969

Woodstock è ampiamente considerato come uno degli eventi più importanti della storia della musica. Il festival, che si svolse nell'agosto del 1969 vide la partecipazione di circa mezzo milione di persone, al fronte dei 186 mila biglietti che erano stati venduti in "prevendita". Nella leggenda sono entrate le performance di Jimi Hendrix, Janis Joplin, Grateful Dead, Joe Cocker, e Crosby, Stills, Nash e Young. Molti dei gruppi che si esibirono al festival erano già famosi, altri spiccarono il volo, altri ancora consolidarono la loro carriera, e in generale da allora molte delle esibizioni rimangono istantanee rappresentative e indispensabili della controcultura americana in quel periodo. Non meraviglia, quindi, l'influenza che un concerto/evento di tale portata ebbe sulla cultura giovanile e quanto, in termini economici, sarebbe potuto costare.  Oggi, uno  come Bob Dylan rastrella  circa  $ 150-200 per un'esibizione, gli Arcade Fire si possono avere per $ 150; non parliamo di un certo Justin Timberlake,  $ 1 milione. Alchè, potremmo immaginare che per ingaggiare l'illustre lineup di Woodstock ci vorrebbe oggi una cifra che non osiamo neanche immagginare. Secondo i documenti scovati negli archivi, le cifre corrisposte alle band e ai musicisti che parteciparono al grande raduno di Woodstock sono più che modeste, anche per l'epoca: Jimi Hendrix ebbe il cache più alto, circa $ 18.000. (per avere un riferimento con la valuta odierna, circa 112 mila dollari). I Blood, Sweat and Tears, $ 15.000, Joan Baez $ 10.000, Creedence Clearwater Revival $ 10.000, e The Band $ 7,500, sono i primi 5 artisti in cima alla classifica. Altri come The Who e Joe Cocker hanno portato a casa rispettivamente $ 6,250 e $ 1,375. Colpisce quindi, quanto siano modeste queste cifre rispetto all'importanza che  gruppi come quelli riportati nell'elenco hanno avuto nel corso della storia del Rock'n'Roll. La grande esibizione di Santana venne pagata la bellezza di..750 dollari!!
La lista completa è riportata sotto.





1. Jimi Hendrix - $ 18,000
2. Blood, Sweat and Tears - $ 15,000
3. Joan Baez - $ 10,000
4. Creedence Clearwater Revival - $ 10,000
5. The Band - $ 7500
6. Janis Joplin - $ 7,500
7. Jefferson Airplane - 7.500 dollari
8. Sly e il Family Stone - 7000 dollari
9. Canned Heat - 6500 $
10. The Who - $ 6,250
11. Richie Havens - $ 6000
12. Arlo Guthrie - $ 5,000
13. Crosby, Stills, Nash e Young - 5000 dollari.
14. Ravi Shankar - $ 4500
15. Johnny Winter - $ 3750
16.Ten Years After - 3250 $
17. Country Joe and the Fish - $ 2500
18. Grateful Dead - $ 2500
19. The Incredible String Band - $ 2250
20. Mountain - $ 2000
21. Tim Hardin - $ 2000
22. Joe Cocker - $ 1375
23. Sweetwater - $ 1250
24. John B. Sebastian - $ 1000
25. Melanie - $ 750
26. Santana - $ 750
27. Sha Na Na - $ 700
28. Keef Hartley - $ 500
29. Quill - $ 375



02/03/15

Controversie. Aspettative che (forse) rimarranno solo sogni

La piena dei dibattiti urlanti in tv è strabordante. Pensiamo davvero di cavare un ragno dal buco, assistendo ad ormai osceni dibattiti.. sul nulla? Pensiamo di imparare qualcosa dalle urla tra una che si chiama Santanchè e un fighetto come Scanzi, e che gli argomenti dibattuti siano..controversi e interessanti?
Comunque è opportuno discutere, e pacatamente, di argometi che tengono alta la bandiera della leggerezza, ma ci sono questioni che dovremmo affrontare nei prossimi 50 anni di una portata enorme. Affrontarli probabilmente infiammerà gli animi, e nelle comunità c'è sicuramente chi ha una maggiore sensibilità a dibatterne. Il problema non è essere pacati. Occorre essere capaci di accettare e discutere di argomenti che cambieranno le nostre vite future. Pensiamo davvero che il controllo delle armi, l'Isis e i matrimonio gay sono argomenti controversi?


La morte della privacy
Avete sentito parlare di Google Glass. Si tratta di un computer portatile montato (sorpresa!) su un paio di occhiali. Se fai l'occhiolino è in grado di scattare foto o di girare un video o fare un altro trilione di cose assurdamente intelligenti. Al punto di rendere la società ancora un bel po 'più cattiva.Il problema viene dalla tecnologia del riconoscimento facciale. Gli studi hanno dimostrato che questa tecnologia può già individuare persone in una folla e si può condividere quasi tutto di loro, dalle foto alle informazioni sociali, dal profilo LinkedIn. Oltre il loro potenziale invasivo, questi occhiali potrebbero segnare l'inizio della morte della privacy. Immaginate un mondo in cui tutti coloro che ci passano accanto per strada immediatamente possono sapere tutto di noi. Tutto sarebbe svelato, cose che probabilmente non vorremmo che mai cadessero in mano di estranei. Suona come un incubo? Bene, nel momento in cui qualcuno combinerà un software di riconoscimento facciale con qualcosa come i Google Glass, probabilmente quest'incubo diventerà realtà. Google attualmente non è della stessa idea, ma il potenziale c'è e un giorno. . . chi lo sa? E quando questo accadrà, prepariamoci alla madre di tutti i dibattiti sull'etica.

Il destino dei rifugiati causati dai cambiamenti climatici
Anche se si pensa che il cambiamento climatico prodotto dall'uomo è mucchio di sciocchezze liberal, è impossibile negare che il pianeta si sta riscaldando. In questo momento, siamo in una fase di aumento della temperatura che quasi certamente causerà inondazioni di interi paesi con il conseguente spostamento di milioni di persone. La domanda è: dove potranno andare, tutte queste persone, dove potranno trovare rifugio?Questo non è solo un problema accademico. In qualche zona del mondo, come ad esempio il Bangladesh, si affaccia la possibilità molto reale che gran parte del paese potrebbe scomparire nei prossimi 50 anni, facendo migrare circa 30 milioni di persone. Questa cifra è pari alla popolazione del Texas e dell'Oregon messe insieme. Ed è molto improbabile che il governo del Bangladesh, assediato in caso di catastrofe, sarebbe in grado di sostenere tutta questa gente, quindi dove potrebbero andare? In India? Ma l'India sta già costruendo recinzioni di filo spinato per tenere a bada i migranti bengalesi sfollati. La Cina? Non è realistico. Allora, dove?La risposta è: non lo sappiamo. E questo è solo quello che potrebbe accadere in un angolo dell'Asia. La ricerca suggerisce che potranno esserci rifugiati climatici a livello globale, da 150 milioni a un miliardo di persone. Con un numero così alto di migranti improvvisamente senzatetto, le cose potrebbero iniziare a mettersi molto male, davvero.

Chi sarà il padrone dello spazio?
Sembra una domanda stupida, ma questa che può apparire a prima vista una domanda idiota è in realtà più sottile di quanto si pensi. E potrebbe essere in procinto di diventare uno dei principali argomenti di acceso dibattito.Planetary Resources è una società di proprietà di (tra gli altri) di James Cameron e Larry Page. E 'stata fondata con l'unico scopo di sviluppare e dispiegareo tecnologie per l'estrazione mineraria da asteroidi. Nonostante l'obiettivo a lungo termine della società, i suoi piani iniziali prevedono lo sviluppo di un mercato per piccoli (30-50kg) telescopi spaziali per l'osservazione terrestre e astronomica. Questi telescopi potranno servire in futuro per l'indagine verso asteroidi nei pressi della Terra, e l'acquisizione di minerali preziosi. Una volta che questa tecnologia si perfezionerà, si tratta di un piano che potrebbe portare nelle loro casse miliardi di dollari. Non si sa ancora se questi piani siano legali.Una battaglia titanica si sta preparando per determinare se la società di Cameron e co potrebbe violare il diritto internazionale di rivendicazione di un asteroide.Nel 1967, la maggior parte delle nazioni hanno firmato il Trattato sullo spazio esterno, in cui si afferma che nessuna nazione può vantare diritti su eventuali "corpi celesti". Suona come un caso chiuso, fino a quando qualcuno ha ricordato che Planetary Resources non è una nazione, ma una società . I loro avvocati sostengono che esiste già un precedente per la vendita di rocce lunari, quindi il diritto sugli asteroidi deve essere imparziale, dato che una legge in merito deve ancora essere formulata . Se il team legale della società dovesse prevalere, il futuro dell'esplorazione spaziale potrebbe essere affidato ad aziende private, con il solo scopo di trarne quanta più ricchezza possibile. Se perdono, tutto lo spazio rimarrà come l'Antartide, una zona scientifica libera dal profitto. Con Planetary Resources che sta cercando di avviare il progetto entro il 2030, è bene fare delle scelte il più presto possibile..

Anziani Vs Giovani
Grazie alle scoperte scientifiche, a decenni di cure mediche avanzate e ai servizi igienici moderni, la maggior parte di noi, ricchi tipi occidentali, vive molto più a lungo . Molto più a lungo. In realtà, la generazione Baby Boomer attualmente può avere aspettative di vivere la propria età pensionabile a zonzo per i campi da golf, mentre in Giappone ci sono già quasi tre pensionati per ogni bambino sotto i 15 anni, con quattro su 10 giapponesi con più di 65 anni entro il 2050. E il costo per il mantenimento di questa generazione di pensionati sarà enorme.In Gran Bretagna, si stima che la spesa per gli anziani rappresenterà fino a un quinto del PIL entro il 2060, un numero praticamente insostenibile per l'economia del paese. Gli economisti in Europa attualmente prevedono, grazie a questo cambiamento demografico, un secolo di crescita economica molto debole, . Nel frattempo in America, il governo si trova di fronte alla scelta di fronteggiare ora la questione, o di trovarsi di fronte al disastro quando i Baby Boomers inizieranno a soccombere per malattie croniche. Un problema enorme, che comprende un potenziale di disordini sociali, quando i politici comincieranno la riduzione dei servizi pubblici per i giovani, oppure costringeranno un gran numero di immigrati a pagare per questo sciame di pensionati economicamente inattivi. È il nostro futuro una una competizione tra giovani e anziani? Solo il tempo ce lo dirà.

Abusi ..virtuali
Se avete voglia di ragionare su un dilemma etico inquietante, non ce nè uno più inquietante di questo. Alla fine dello scorson anno, due ricercatori olandesi hanno avuto un'idea controversa di come possiamo affrontare la pedofilia nel prossimo futuro. Dato che i potenziali abusatori trovano video di bambini sfruttati in ogni caso, il loro ragionamento è quello che forse è meglio legalizzare un'alternativa ..artificiale, che lasciare crescere il mercato illegale di questi filmati. A tal fine hanno suggerito che i governi potrebbero iniziare a fare e con discrezione, un marketing virtuale di pornografia infantile.Se chi legge è una persona..che galleggia nella media, la reazione istintiva che avrà a questa proposta è probabilmente qualcosa di simile al disgusto. Ma i lettori di Interzone sono persone più che aperte, e.. pensateci, se è stato dimostrato che un certo tipo di pedofilo è meno propenso all'abuso fisico reale, cioè che ci sono meno probabilità che questi malati possano fare del male a dei bambini con questa alternativa, non sarebbe più sensato creare questa rete solo per loro? Anche se, ammettiamolo, questo potrebbe contrastare con ogni nostra logica e istinto, non sarebbe il caso almeno di provare? O la semplice creazione di queste immagini è, o sarebbe una scelta etica troppo ..futuristica? Noi non iamo ne a favore ne contro, per il momento. Ma ci sentiamo, e invitiamo almeno a ragionare su questi temi, per quanto scabrosi possano essere. La nostra comprensione scientifica della sessualità umana cresce, e la possibilità che la questione possa riproporsi diventa solo più plausibile. Come per le droghe, potrebbe succedere che affrontare problemi come gli abusi sessuali, in futuro, determini una scelta del male minore.


Un viaggio letale
Se si è un pò più in là dell'età della giovinezza, sicuramente ci si ricorderà di quando la fantascienza era piena di promesse e speranze gloriose, come quella che avremmo avuto colonie su Marte. Delusioni a parte, ci sono delle buone ragioni per cui non dovremmo intraprendere viaggi verso Marte con la tecnologia attuale. Gli scienziati stimano che c'è una probabilità del 10 per cento di uno scoppio enorme di radiazioni solari che cancellerebbe un equipaggio su una navetta di esplorazione. Non sorprende che la NASA si rifiuti di esporre i propri astronauti a tale rischio. Ma ecco che subitola le imprese private si lanciano sul progetto, e sappiamo quanto queste a volte siano prive di questi scrupoli. E questo è il problema: possiamo veramente mandare gente in orbita, con la sicurezza di morte quasi certa?Ora, la risposta ovvia è "sì". L'esplorazione è stata a lungo caratterizzata da temerari che rischiando la vita hanno riportato qualche pepita di conoscenza. Ma poi ti rendi conto che un fallimento potrebbe riportare l'esplorazione dello spazio decenni indietro. Ricordate il disastro Hindenburg? Quella singola immagine, di un dirigibile che scoppia in cielo tra le fiamme uccise una forma di trasporto aereo che allora era palesemente più sicuro e più confortevole rispetto a qualsiasi altro. Il disastro del Challenger Shuttle del 1986 ha riportato la NASA indietro di anni. Quale sarebbe l'immagine che darebbe una piccola squadra di astronauti persa nel vuoto interstellare, a molti milioni di chilometri da casa? Beh indovinate un po? Potremo scoprirlo nel 2018..


La battaglia per le risorse globali
Quasi non vogliamo pensarci, semplicemente: un mondo in cui l'acqua, il cibo, e l'energia non basteranno per tutti, e i governi drovanno fare di tutto, e giocare sporco per assicurare queste risorse ai propri cittadini. Diciamo "quasi" perché presto non avremo altra scelta. Secondo gli esperti, questo scenario da incubo è solo a pochi anni di distanza. Un ex consigliere scientifico del Regno Unito ha recentemente osservato che i governi stanno già preparando piani per l'accaparramento di territori per garantirsi diritti di estrazione, e questo è solo un assaggio di quello che verrà. Quando la battaglia per garantire acqua e cibo sarà chiara e inevitabile, avremo un diavolo di dilemma etico. Da un lato, potrebbe essere impossibile avere un ruolo importante sulla scena globale senza agire senza scrupoli e diventare sempre più predoni a scapito dei deboli. Idee come la battaglia contro la fame nel mondo e a favore dei poveri, sostenere sempre e comunque le democrazie, il rispetto per la sovranità delle nazioni, saranno bandite se l'occidente non rinuncerà di rimanere al vertice mondiale del gioco economico, mentre si farà strada sempre più un processo politico, che eufemisticamente potremmo tradurre come.. "dobbiamo essere sempre più una potenza come la Cina." D'altra, se decideremo di mantenere al centro della politica parole come solidarietà e aiuti ai più deboli, potremmo benissimo essere relegati dietro le quinte; un ex superpotenza barcollante che non può accettarlo non avrà un posto sul palcoscenico del mondo. Se pensavate che l'opinione pubblica sia polarizzata crisi sull'attuale crisi economica , aspettate fino a quando questo accadrà.. Sarà una battaglia per il futuro ma anche per l'anima dei nostri rispettivi paesi, -con in gioco le condizioni di vita di tutti i nostri connazionali


Il futuro del sesso
Da quando il primo uomo delle caverne ha usato i primi strumenti per scolpire qualcosa, la pornografia è stata sempre uno degli argomenti al centro dell'interesse, ed è evidente che la storia umana è sempre stata in gran parte orientata a sfruttare nuovi strumenti e tecnologie per la gratificazione sessuale. Fotografia, cinematografia, Internet, e la stampa sono stati tutti utilizzati in qualche modo per facilitare momenti di ..auto-abuso dopo la loro scoperta, e il futuro probabilmente ci riserverà la stessa cosa. Ma sarà qualcosa di molto più.. visibile e materiale. Per dirla senza mezzi termini: stiamo parlando della futura prostituzione meccanizzata, donne robot adibite alla sodisfazione delle nostre fantasie sessuali, un concetto così ridicolo che non possiamo crederci che stiamo quì a parlarne. Ma la verità è che c'è una possibilità molto reale che nel 2050 questo potrebbe essere un mondo in cui la prostituzione consisterà nel manipolare i progressi dell'Intelligenza Artificiale (AI) e robotica per il nostro.. uh, piacere. Siamo vicini a che i computer saranno in grado di sovraperformare il cervello umano, e l'AI probabilmente sarà tra noi completamente nel 2030. Importanti progressi nella robotica faciliteranno qualche imprenditore che aprirà il primo bordello automatizzato del futuro. A quel punto, ci sarà come al solito uno scontro culturale. Saremo pronti per questi nuovi sviluppi, o ci sarà un enorme reazione puritana contro qualcosa che giudicheranno così.. raccapricciante? Tutta la nostra comprensione della sessualità umana potrebbe essere messa in gioco e capovolta, e le conseguenze di un tale cambiamento sarà enorme.

Il futuro del cibo
La crisi della carne si riferisce al modo in cui il nostro amore globale per una buona, succosa bistecca potrà condannare l'intero pianeta. Nelle nazioni occidentali avanzate e in quelle della controparte in via di sviluppo, il consumo di carne è in aumento; da 20kg in media per persona nel 1990, ad 50kg previsto entro il 2030. Dato che circa un terzo del territorio utilizzabile sul nostro pianeta è già sfruttato per l'allevamento di bestiame, a meno che non vogliamo peggiorare la nostra battaglia tutte le risorse, dovremo iniziare a cercare alternative -ed è quì che la polemica entra in gioco. Molti di noi vivono in culture che davvero, non accettano un cambiamento di stile nelle proprie scelte alimentari. L'idea di alimenti geneticamente modificati e il fluoro nell'acqua fa schiumare di rabbia. Allora, cosa pensiamo che succederà quando i governi inizieranno a produrre carne artificiale per tutti di noi?

La povertà di massa
Viviamo in paesi ricchi, e quando leggiamo di tutto questo siamo abituati a reazioni pacate, ma, siamo anche consapevoli che tutta la stabilità a cui siamo abituati sta iniziando a svanire. In un recente studio, si dimostra che "mentre gli altri continenti riducono con un certo successo la povertà, in Europa le previsioni sono di un futuro di instabilità dovuta ai grandi esodi di massa dai paesi confinanti e quindi di un pericolo di condizioni future di estrema povertà. La vita lentamente migliora per le persone nei paesi in via di sviluppo, parallelamente va peggiorando nel (ex) ricco Occidente e sembra che sia una condizione a cui dovremo abituarci. E 'ormai indiscutibile che le giovani generazioni della classe media di oggi staranno molto peggio dei loro genitori, e le classi più povere diventeranno sempre più povere.

In pochi decenni tutti quei sogni di prosperità e di miglioramento sociale resteranno tali: esattamente dei sogni. Si prospetta un futuro tetro: stiamo già assistendo a un esodo di massa di giovani, e di talento, come ad esempio dal Portogallo e dall'Italia, mentre continuano senza sosta distruzione delle foreste e inquinamento. Ci saranno scontento e rabbia, ampi e diffusi, per le ingiustizie sociali. Il ridimensionamento delle aspettative e le possibilità di una vita migliore per la classe media è destinata probabilmente a peggiorare, e quello che si prospetta è uno dei periodi più bui e più controversi della storia occidentale....


 

30/01/15

Il futuro è arrivato, ma..


Ogni giorno siamo sempre più connessi. Il web permea ogni secondo della nostra vita; ce ne accorgiamo quando infiliamo lo smartphone nella nostra tasca, quando siamo in metropolitana, in strada, al cinema, persino a letto.

Questa progressiva evoluzione del nostro modo di comunicare e connetterci con altre persone, aziende e servizi non è una prerogativa dei Paesi occidentali ma riguarda praticamente tutto il mondo. We Are Social ha pubblicato una interessante ricerca di 183 slide che evidenzia in modo chiaro che oggi il 35% della popolazione mondiale è connessa a Internet, e che il 26% degli abitanti del pianeta ha almeno un account su un social network. Facebook è quello più utilizzato nel mondo (ma non in Cina), e la penetrazione delle connessioni mobile raggiunge il 93% della popolazione mondiale.

Ciò che manca nell’enorme quantità di dati messi a disposizione in questa ricerca è un summary che interpreti i trend evolutivi per il 2014. Un primo dato interessante riguarda l’ecosistema dei social media.




Social, Digital & Mobile Around The World (January 2014) 


Facebook è il social network più utilizzato, con oltre un miliardo di utenti attivi; la loro distribuzione, tuttavia, non è uniforme in tutto il globo e risente in primo luogo dei confini di natura politica e linguistica posti dalla Cina, che privilegia QQ e Qzone. Un altro dato particolarmente interessante è la crescita esponenziale di WhatsApp, che si è affermato come il sistema di messaggistica più diffuso al mondo, superando la stessa chat di Facebook.

Già Manuel Castells, nel suo libro Comunicazione e potere, afferma come la disponibilità di reti mobili a banda larga possa essere oggi interpretata come il riflesso tecnologico dell’evoluzione socioeconomica di un Paese; se questa tocca una punta del 72% in Nord America, essa si ferma al 7% in Africa e crolla addirittura al 4% nelle regioni più meridonali dell’Asia.
La ricerca evidenzia poi la penetrazione di internet per ogni Paese, e l’Italia non ci fa una bella figura: il nostro 58% ci posiziona infatti alle spalle della Polonia. Per quanto riguarda il tempo speso su internet, i dati evidenziano la crescita progressiva delle connessioni effettuate da smartphone e tablet a discapito delle modalità di accesso tradizionale effettuate attraverso computer fisso; si tratta di un dato che continuerà a crescere in modo molto importante anche quest’anno.


Per quanto riguarda la penetrazione dei social media nei vari Paesi, in Italia gli utenti attivi sui social media sono il 42% della popolazione, e ogni giorno ciascuno di noi spende in media 2 ore e mezza sui social.
L’Italia è da sempre considerata la nazione con più smartphone che abitanti; in effetti la penetrazione dei dispositivi mobile arriva al 158%: è un dato che ci fa primeggiare rispetto a tutti gli altri Paesi del mondo: solo gli Emirati Arabi Uniti (252%) e la Russia (184%) fanno meglio di noi. La ricerca passa in rassegna i principali dati sull’utilizzo di internet, dei social media e del mobile nei maggiori Paesi del mondo, e nel report viene dato spazio anche all’Italia.

Per quanto riguarda il nostro Paese, internet raggiunge oggi il 58% della popolazione, pari a 35 milioni e mezzo di italiani. Il 42% degli italiani sono su Facebook, e per quanto riguarda il mobile abbiamo più di 97 milioni di SIM attive.

Un dato destinato a crescere ulteriormente nel corso di quest’anno, riguarda il tempo speso su internet dagli utenti. Gli internauti del nostro Paese dedicano in media 4 ore e 42 minuti alla navigazione online attraverso un computer tradizionale (desktop o laptop). Il 46% della popolazione utilizza internet in mobilità, dedicandovi mediamente due ore al giorno. Inoltre, il 54% degli italiani utilizzano i social media e vi dedicano due ore e mezza al giorno.

Il 47% degli utenti dei social media utilizza regolarmente le app installate sul proprio smartphone per visualizzare, produrre e convididere contenuti social. E il 16% degli utenti mobile accede a servizi e piattaforme geolocalizzate.

Il social network più utilizzato è Facebook (83% di account sul totale degli utenti internet italiani, di cui il 49% attivi nell’ultimo mese), seguito a grande distanza da Google+ (solo il 16% di utenti attivi su questo social) e da Twitter (15% di utenti attivi). In questo computo si evidenzia la grande crescita di Instagram come social media privilegiato per la produzione e la condivisione di contenuti fotografici attraverso lo smarphone: ha un accunt su Instagram il 17% degli utenti internet italiani, e quasi la metà degli Instagrammers utilizza attivamente questa applicazione). L’ultimo dato evidenziato per l’Italia riguarda l’utilizzo degli smartphone: il 41% degli italiani ne è dotato. Il 92% degli utenti mobile cerca informazioni geolocalizzate con il proprio telefonino, e l’84% di loro, in particolare, utilizza lo smartphone per cercare informazioni su prodotti e servizi specifici.




21/01/15

Grandi diseguaglianze crescono

La ricchezza globale si sta sempre più concentrando nelle mani di una ristretta elite di ricchi individui che hanno generato e sostenuto i loro ingenti averi grazie ad interessi ed attività in alcuni importanti settori economici, tra i quali la finanza e il settore farmaceutico e sanitario. Le imprese appartenenti a questi settori spendono milioni di dollari proteggere e rafforzare ulteriormente i loro interessi. Le più fruttuose attività di lobby negli Stati Uniti riguardano il bilancio e il fisco, ovvero gli ambiti di gestione delle risorse pubbliche che dovrebbero essere indirizzate a beneficio dell’intera popolazione, piuttosto che rispondere ad interessi di potenti lobby.

Le élite economiche mondiali agiscono sulle classi dirigenti politiche per truccare le regole del gioco economico, erodendo il funzionamento delle istituzioni democratiche e generando un mondo in cui 85 super ricchi possiedono l’equivalente di quanto detenuto da metà della popolazione mondiale. Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, il rapporto di ricerca Working for The Few, diffuso oggi da Oxfam, evidenzia come l’estrema disuguaglianza tra ricchi e poveri implichi un progressivo indebolimento dei processi democratici a opera dei ceti più abbienti, che piegano la politica ai loro interessi a spese della stragrande maggioranza.

Una situazione che riguarda i paesi sviluppati, oltre quelli in via di sviluppo, dove l’opinione pubblica ha sempre più consapevolezza della concentrazione di potere e privilegi nelle mani di pochissimi. Dai sondaggi che Oxfam ha condotto in India, Sud Africa, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti, la maggior parte degli intervistati è convinta che le leggi siano scritte e concepite per favorire i più ricchi.

In Africa le grandi multinazionali – in particolare quelle dell’industria mineraria/estrattiva – sfruttano la propria influenza per evitare l’imposizione fiscale e le royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che i governi potrebbero utilizzare per combattere la povertà; in India il numero di miliardari è aumentato di dieci volte negli ultimi dieci anni a seguito di politiche fiscali altamente regressive, mentre il paese è tra gli ultimi del mondo se si analizza l’accesso globale a un’alimentazione sana e nutriente. Negli Stati Uniti, il reddito dell’1% della popolazione è aumentato ed è ai livelli più alti dalla vigilia della Grande Depressione. Recenti studi statistici hanno dimostrato che, proprio negli USA, gli interessi della classe benestante sono eccessivamente rappresentati dal governo rispetto a quelli della classe media: in altre parole, le esigenze dei più poveri non hanno impatto sui voti degli eletti.

“Il rapporto dimostra, con esempi e dati provenienti da molti paesi, che viviamo in un mondo nel quale le élite che detengono il potere economico hanno ampie opportunità di influenzare i processi politici, rinforzando così un sistema nel quale la ricchezza e il potere sono sempre più concentrati nelle mani di pochi, mentre il resto dei cittadini del mondo si spartisce le briciole”, afferma Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International. “Un sistema che si perpetua, perché gli individui più ricchi hanno accesso a migliori opportunità educative, sanitarie e lavorative, regole fiscali più vantaggiose, e possono influenzare le decisioni politiche in modo che questi vantaggi siano trasmessi ai loro figli”.

Il rapporto di Oxfam evidenzia, ad esempio, come sin dalla fine del 1970 la tassazione per i più ricchi sia diminuita in 29 paesi sui 30 per i quali erano disponibili dati. Ovvero: in molti paesi, i ricchi non solo guadagnano di più, ma pagano anche meno tasse.
Questa conquista di opportunità dei ricchi a spese delle classi povere e medie ha contribuito a creare una situazione in cui, nel mondo, 7 persone su 10 vivono in paesi dove la disuguaglianza è aumentata negli ultimi trent’anni, e dove l’1% delle famiglie del mondo possiede il 46% della ricchezza globale (110.000 miliardi dollari)

“Se non combattiamo la disuguaglianza, non solo non potremo sperare di vincere la lotta contro la povertà estrema, ma neanche di costruire società basate sul concetto di pari opportunità, in favore di un mondo dove vige la regola dell’ ‘asso pigliatutto’, conclude Winnie Byanima.

Negli ultimi anni il tema della disuguaglianza è entrato con forza nell’agenda globale: Obama lo ha identificato come una priorità del 2014, e proprio il World Economic Forum ha posto le disparità di reddito diffuse come il secondo maggiore pericolo nei prossimi 12-18 mesi, mettendo in guardia su come stia minando la stabilità sociale e “minacciando la sicurezza su scala globale”. Anche per questo Oxfam chiede ai partecipanti del World Economic Forum – decision maker politici e istituzionali – di assumere un “impegno solenne” volto a:
sostenere una tassazione progressiva e contrastare l’evasione fiscale;
astenersi dall’utilizzare la propria ricchezza per ottenere favori politici che minano la volontà democratica dei propri concittadini;
rendere pubblici tutti gli investimenti nelle aziende e nei fondi di cui sono effettivi beneficiari;
esigere che i governi utilizzino le entrate fiscali per fornire assistenza sanitaria, istruzione e previdenza sociale per i cittadini;
adottare dei minimi salariali dignitosi in tutte le società che posseggono o che controllano;
esortare gli altri membri delle élite economiche a unirsi a questa causa.


Si chiede inoltre ai governi di affrontare la diseguaglianza reprimendo più severamente la segretezza finanziaria e l’evasione fiscale, anche attraverso il G20; investendo nell’istruzione universale e nell’assistenza sanitaria; e concordando un obiettivo globale che inquadri la disuguaglianza estrema in ogni paese all’interno dei negoziati per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile post 2015.

I numeri della disuguaglianza

• Circa metà della ricchezza è detenuta dall’1% della popolazione mondiale.
• Il reddito dell’1% dei più ricchi del mondo ammonta a 110.000 miliardi di dollari, 65 volte il totale della ricchezza della metà della popolazione più povera del mondo.
• Il reddito di 85 super ricchi equivale a quello di metà della popolazione mondiale.
• 7 persone su 10 vivono in paesi dove la disuguaglianza economica è aumentata negli ultimi 30 anni.
• L’1% dei più ricchi ha aumentato la propria quota di reddito in 24 su 26 dei paesi con dati analizzabili tra il 1980 e il 2012.
• Negli USA, l’1% dei più ricchi ha intercettato il 95% delle risorse a disposizione dopo la crisi finanziaria del 2009, mentre il 90% della popolazione si è impoverito.


Il rapporto di Oxfam Working for the Few in pillole:
-ovunque, gli individui più ricchi e le aziende nascondono migliaia di miliardi di dollari al fisco in una rete di paradisi fiscali in tutto il mondo. Si stima che 21.000 miliardi di dollari non siano registrati e siano offshore;
negli Stati Uniti, anni e anni di deregolamentazione finanziaria sono strettamente correlati all’aumento del reddito dell’1% della popolazione più ricca del mondo che ora è ai livelli più alti dalla vigilia della Grande Depressione;
-in India, il numero di miliardari è aumentato di dieci volte negli ultimi dieci anni a seguito di un sistema fiscale altamente regressivo, di una totale assenza di mobilità sociale e politiche sociali;
in Europa, la politica di austerity è stata imposta alle classi povere e alle classi medie a causa dell’enorme pressione dei mercati finanziari, dove i ricchi investitori hanno invece beneficiato del salvataggio statale delle istituzioni finanziarie;
-in Africa, le grandi multinazionali – in particolare quelle dell’industria mineraria/estrattiva – sfruttano la propria influenza per evitare l’imposizione fiscale e le royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che i governi potrebbero utilizzare per combattere la povertà.

see more: Oxfam.com


13/01/15

Contro la Meritocrazia

Ripub­bli­cato in ita­liano "L’Avvento della meri­to­cra­zia" di Michael Young (Edi­zioni di Comunità).
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Per Michael Young, autore de L’avvento della meri­to­cra­zia, ripub­bli­cato recen­te­mente dalle Edi­zioni di Comu­nità (pp. 232, euro 15), la meri­to­cra­zia è un regime tota­li­ta­rio dove la posi­zione di un indi­vi­duo viene deter­mi­nata in base ai test di intel­li­genza som­mi­ni­strati dalla scuola ele­men­tare in poi e dove la ric­chezza e il potere ven­gono distri­buiti da una casta di «meri­to­crati» ancora più oppri­mente e arro­gante delle oli­gar­chie che oggi sfrut­tano pri­vi­legi nepo­ti­stici o espro­priano la ric­chezza comune con la cor­ru­zione e criminalità.

Que­sto sag­gio sati­rico, o disto­pia, fu scritto nel 1958, e imma­gina il futuro dispe­rante delle società capi­ta­li­sti­che nel 2033, anno in cui il popolo si ribel­lerà san­gui­no­sa­mente con­tro i meri­to­crati al potere. Ripub­bli­carlo oggi signi­fica resti­tuire l’onore per­duto a un grande labu­ri­sta, impe­gnato atti­va­mente con il governo Atlee sin dal secondo Dopo­guerra, poi diven­tato Lord di Dar­ting­ton. Ispi­ran­dosi al suo libro, ma modi­fi­can­done pro­fon­da­mente il signi­fi­cato, il «New Labour» di Tony Blair portò a com­pi­mento un’operazione cul­tu­rale di cui ormai abbiamo com­preso il significato.