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08/06/15

Poeti, saggisti, romanzieri prima che rockers

Musicisti che sono diventati poeti, pittori, attori, teatranti, copy, designer, giornalisti, commentatori e ospiti televisivi, addirittura partecipanti a reality show come J. Lydon sull'isola dei famosi versione inglese. Ma soprattutto scrittori. Quì una breve carrellata su alcuni libri famosi pubblicati da rockers.



J. Carroll: Jim entra nel Campo di basket (Basketball Diaries), 1978
L'esistenza on the road di un ragazzo straordinariamente intelligente, campioncino di pallacanestro con il talento per la scrittura: tra i 12 ei 15 anni tiene infatti un diario che diventa una sorta di manifesto per la sopravvivenza nella giungla urbana newyorchese, fra precoce ossessionante uso di stupefacenti, successi scolastici e sportivi, amici e famiglia osservati attraverso, con l’insofferenza e la ribellione tipiche di un'intera generazione. E l'opera di un enfant prodige: vero caso letterario negli Stati Uniti degli anni Settanta, con l'autore quale vocalist e leader rock (The Jim Carroll Band) soltanto nel 1980 per Catholic Boy disco da ritenuto all'altezza della migliore Patti Smith. Da Minimum Fax
di J. Carroll abbiamo parlato qui


Leonard Cohen: Belli e perdenti (Beaunful Losers) 1966
Poeta e romanziere che prima cantautore e musicista, il quasi ottantenne montréalese riesce aeccellere in ogni trovata artistica in una vicenda professionale lunga oltre mezzo secolo. Difficile però orientarsi tra le decine di raccolte di versi - Flowers For Hitler (1964) e L'energia degli schiavi (1972), tra le raccolte più rappresentative - mentre nella narrativa Cohen si ferma a due romanzi: il primo é Il gioco favorito (The Favorite Game, 1963); il secondo Belli e perdenti - composto tra il 1964 e il 1965 sull'isola greca di Idra, digiunando, facendo uso di anfetamine p re concentrarsi meglio sul testo - narra la storia della santa Mohawk Kateri Tekakwitha, intrecciata alla vicenda di un triangolo amoroso tra un folklorista (canadese senza nome), sua moglie Edith (nativa americana morta suicida) e il suo migliore amico F.,( parlamentare a capo di un movimento separatista), che finirà in manicomio. Da Rizzoli

Julian Cope: Krautrocksampler, 1996
Benché rientri nella saggistica, questo bel libro sulla kosmische music tedesca fa dell'ex leader dei Teardrop Explodes un autentico professionista della scrittura, attività alla quale si dedica quasi a tempo pieno, tenendo un blog di cultura, redigendo poi nel 2007 il fondamentale Japrocksamplen sull‘evolversi del pop nipponico tra il 1951 e il 1978. Attualmente Cope da alle stampe testi storici notevoli come The Modern Antiquarian e The Megalithic European, entrambi sui monumenti preistorici, non ancora tradotti in Italia a differenza dei primi due. Da Fazi
di J. Cope abbiamo parlato qui


AUTQRI VARI: The Haiku Year, 1998
Ecco un'antologia delicata e impalpabile di nuovi haiku scritti da una serie di musicisti. Tra i tanti Michael Stipe, Grant Lee Phillips, Douglas Martin, Tom Gilroy, Anna Grace, Rick Roth, Jim McKay e introdotti da Steve Earle. Il libro é ancora inedito in Italia, come molti altri testi di rockstar e musicisti vari, dalle due raccolte di poesie e racconti Earthed Nineveh/ The Ephemeron di Steve Kilbey (leader degli australiani Church) ai romanzi autobiografici Bookstore, Jrnls80s e Road Movies di Lee Ranaldo (chitarrista di Sonic Youth) fino a Empty Places (1991) di Laurie Anderson.


Bob Dylan: Tarantula, 1971
Se é vero, come scrive Allen Ginsberg che la poesia fece il suo ingresso nei jukebox grazie a Bob Dylan, é altrettanto giusto attribuirgli la paternità (condivisa dallo stesso Lennon) di primo artista rock a tutto tondo, dalla pittura alla narrativa. Tarantula ha una gestione lunga e complessa, perché Bob vuole resistere alle pressioni degli editori che sfruttano il momento positivo di Like a Rolling Stone e Blonde on Blonde, carpendogli gli appunti buttati giù nel convulso biennio '65-’66. Ma il testo è dato alle stampe solo nel 1971, quando Dylan sembra fuggire da alcune influenze artistico-letterarie che celebrano tanto il suo folk rock quanto un libro di culto, fra scrittura automatica, flusso di coscienza, beat generation, e psichedelia. Da Feltrinelli
di B. Dylan e Tarantula abbiamo parlato qui


Ed Sanders: Racconti di gloria beatnik (Tales Of Beatnik Glory), 1975
ll leader e cantante dei Fugs é da sempre poeta e agitatore culturale: lavorando sul genere “biografia” in modo complementare tra fiction, saggio, memoria, licenzia un testo cult, divenuto ormai un classico della letteratura beat: un romanzo autobiografico sui primi Sixties, dove il personaggio Sam Thomas é proprio l'alter ego del futuro leader della newyorchese rock band tra cabaret e politica, tratteggiando surrealisticamente la Grande Mela alternativa dei primi anni Sessanta, fra reading poetici, jazzmen balordi, sesso sfrenato. Da ShaKe

Brian Eno: Strategie oblique (Oblique Strategies, Over One Hundred Worthwhile Dilemmas), 1975
Si tratta di un mazzo di carte da 7x9 centimetri che sono contenute in una scatola nera, a mo' di scrigno, che il polistrumentista transfuga dai Roxy Music crea assieme a Peter Schmidt; tra libro d'artista e conceptual art, ogni carta propone un aforisma che intende aiutare l'artista, in particolare il musicista, a spezzare i blocchi mentali e a incoraggiare il cosiddetto pensiero laterale. Da Gammalibri


Lou Reed: The Raven, 2003
Si tratta dei testi dell'omonimo album che sconfina in qualcosa di diverso dalla sequenza di tracce musicali per sfociare, con lo spirito dark che contraddistingue l‘ex Velvet Underground, nella rilettura in chiave postmoderna di racconti e poesie di Edgar Allan Poe (con la collaborazione di altri grandi nomi della musica e del cinema: David Bowie, Willem Dafoe, Laurie Anderson, Steve Buscemi, Ornette Coleman). Sulla scia di POE, musical progettato nel 2002 con Robert Wilson, il maestro del gotico del XIX secolo viene quindi riscritto da Reed che non esita a manipolare e ad arrangiare le parole di Poe, saltando, elidendo e aggiungendo pezzi propri, cosi da lasciarsi alle spalle gli eventuali anacronismi a favore dell'intenso stupore dell'hic et nunc. Da Einaudi
di L. Reed abbiamo parlato qui
Coney Island Baby

Jim Morrison: The Lords. Notes on Vision 1969
Questo libricino di poesie come i successivi The New Creatures (1969) e An American Prayer (1970), tutti vengono stampati privatamente con tiratura limitata di 100 copie (500 per il terzo) dalla Western Lithographers di Los Angeles. Poi, dopo la morte, sul cantante dei Doors come poeta si assiste al diluvio: centinaia di pubblicazioni (anche in Italia) su inediti (o presunti tali) e su manoscritti (di dubbia provenienza).Tuttavia l' autore/ performer del Re Lucertola - più simbolismo francese che beat generation - declamata in pubblico assieme al gruppo, resta ancor oggi il miglior esempio di rock poetry. Da Kaos edizioni
di J. Morrison abbiamo parlato qui


Nick Cave: E l’asino vide l’angelo (And the Ass Saw the Angel) 1989
Il musicista e sceneggiatore australiano - dopo la raccolta di poesie e racconti King Ink (1988) seguita da King Ink II (1997) - pubblica un romanzo crudo e brutale dagli accenti gotici: al centro la vicenda di Euchrid Eucrow, giovane americano che vive in uno stato del sud, in una valle abitata da predicatori e profeti, dominata dall’ignoranza; e la quotidianità del protagonista muta di colpo quando il popolo dei timorati di dio dichiara che una trovatella è prescelta dal Signore. Il successive romanzo – La morte di Bunny Munro (2009) – tratta invece dell'ultimo viaggio di un commesso viaggiatore alla ricerca di un'anima. Il venditore di prodotti di bellezza alle solitarie casalinghe della South Coast inglese è alla deriva dopo il suicidio della moglie e in corsa per mantenere una presa sulla realtà. Bunny si mette quindi sulla Strada con il figlio Bunny Junior in una peregrinazione sempre più bizzarra e frenetica fino alla resa dei conti. Incandescente e moderno racconto morale, il libro é anche un ritratto dei rapporti tra padri e figli. Da Arcana


Patti Smith: Poesie (Seventh Heaven), 1972
E' autrice di libri di poesie già prima dello strepitoso esordio discografico (Horses, 1975); il debutto letterario risale a tre anni prima con questo libricino figlio dell’underground newyorchese: brevi liriche su eros e droga nell‘alienante contesto urbano. Ma il suo capolavoro è forse Complete (1998) raccolta di testi (song, riflessioni, diari) con note autobiografiche, dove sembra voler esprimere la propria arte in un riuscito mix di immagini e lettere. E’ una ricerca del sé che non concede spazi a parole inutili, a frasi lunghe, a discorsi complicati: prevalgono appunti, bozzetti e fotografie per le canzoni ormai elevate a poesie. Da segnalare tra gli altri quindici libri da lei pubblicati nel corso di 40 anni Babel (1978), Early Work:`1970-1979 (1994), The Coral Sea (1996), Auguries of Innocence (2005), Just Kids (2010), tradotti anche in italiano. Da Newton Compton
di P. Smith abbiamo parlato qui

John Lennon: Vivendo Cantando (In His Own Write), 1964
Pubblicato all'inizio della beatlesmania (Longanesi e Arcana), con disegni dello stesso Lennon, il librino, fra critiche entusiasmanti, ha un successo incredibile al di la delle più rosee speranze editoriali. Si tratta di una serie di racconti talvolta brevi, dai toni comici e surreali tra humour britannico e nonsense avanguardista. Ci sono di mezzo l'Alice di Lewis Carroll e i limericks di Edward Lear non senza qualche occhiataccia all’Ulisse di James Joyce. Il positivo riscontro fa si che Lennon-ripeta il colpo già nel 1965, con un secondo volume, A Spa.. In The Works. Che riprende gli spunti felicissimi dell’esordio. In alcuni elementi di questo approccio alla scrittura in prosa rimasti estranei ai testi delle canzoni, emergeranno poi nel canzoniere beatlesiano – a cominciare da Strawberry Fields a A day in the Life.. Da Arcana
di J. Lennon abbiamo parlato qui


Roberto Freak Antoni: Non c'è gusto in Italia ad essere intelligenti - 1991 Feltrinelli
Le migliori menti della mia generazione - dicono - sono state distrutte dalla droga. Ma non è vero. Le migliori menti della mia generazione sono state distrutte dal professionismo. Roberto Antoni era un micidiale dilettante (uno che si diletta) e per questo ci piaceva e gli vogliamo bene. Ha fatto di tutto (il rock, la televisione, il teatro, i dischi) senza diventare un rocker, né un personaggio televisivo, né un attore. Se avesse guadagnato miliardi non sarebbe un ricco. Perché sarebbe un dilettante anche come ricco e anche come persona famosa. Le sue poesie riflettevano la sua lontananza dal mostruoso sussiego del modo di vivere contemporaneo: che è, a ben vedere, il vero "demenziale". Alcune poesie sono tristissime, altre molto allegre. Alcune bellissime. Sono, comunque, le poesie del vecchio Freak Antoni, la cui longa manus si allunga, con alcune altre, su questo blog fin dagli inizi. 
Del grande Freak abbiamo parlato quì



25/05/15

La Tarantola di Bob (Dylan)

24 maggio 1941, Bob Dylan ha 74 anni. Un collage di lettere in versi, giochi di parole, fughe nelle allucinazioni, parabole di polemica sociale, piccoli capolavori di umorismo e d'immaginazione. Messaggi in codice per chi faceva parte del suo mondo e per la sua generazione, che possono assumere significati diversi a seconda dei vari gerghi dei beats, hippies, studenti, cultori della droga, vagabondi, musicisti e appassionati di rock che hanno prestato a Dylan termini e immagini. Un manoscritto da incubo, surrealismo psichedelico che risente profondamente della scrittura di  William Burroughs..

Cara rivista anticonvenzionale, signori:
mi rendo conto che attualmente state mettendo assieme un libro su artisti sulla lista nera e con i punti neri o qualcosa del genere.
Se si tratta dell'ultimo caso, vi raccomanderei di mettere per primo Jerry Lee Lewis.
Se si tratta del primo caso, vi raccomanderei di mettervi in contatto con la società medica americana per scoprire l'esatto valore di un’impresa del genere.
Porgendovi i sensi del mio rispetto, rimango un agitatore di piazza.
Dalle montagne.. Zeke il Tappo

Ascolta. Non m’importa cosa dice tuo papà. J. Edgar Hoover non è poi un tipo così buono. Credo che debba avere delle informazioni su qualunque persona dentro la Casa Bianca che se il pubblico ne venisse a conoscenza, potrebbero distruggere queste persone/
se parte delle informazioni che possiede andasse in giro, vuoi scherzare,
probabilmente l'intero paese lascerebbe le proprie occupazioni e si rivolterebbe.
Lui non perderà mai il suo posto. Darà le dimissioni con onore. aspetta e vedrai.
Puoi immaginare per conto tuo tutta questa faccenda dei Comunisti.
Lo sai da quanto tempo i ladri di automobili terrorizzano la nazione? Devo andare.
C’è una macchina dei pompieri che mi da la caccia. Ci vedremo quando otterrò la laurea. Senza di te impazzisco. Non vedo mai abbastanza film.
Il tuo amante paralizzato
benjamin tartaruga..

Ok. Così mi sono iniettato droga una volta tanto.
Grosso affare. E a te come va?
Ti assicuro Mervin, che se non mi lasci perdere, ti colpirò ancora dove fa male, capito?
Mi sembra di diventare pazzo. La prossima volta che mi chiami con quel nome in un pubblico ristorante, ti trascino fuori e ti prendo a calci per darti una buona lezione.
Come se non avessi diritto di arrabbiarmi. Lascerò soltanto un..volo*.
Buona iniezione.
Bada a quello che fai.
La Legge

Qui' giace Bob Dylan assassinato dal di dietro da carne tremante
che dopo essere stata rifiutata da Lazzaro,
Saltò su di lui per solitudine ma scoprì con stupore
che egli era già un tram e questa fu recisamente la fine di Bob Dylan
Ora egli giace nell'istituto di bellezza della signora Realmente
il Signore dia pace alla sua anima e alla sua insolenza
due fratelli e un cocco di mamma nudo che assomiglia a Gesù Cristo
possono ora spartirsi i residui della sua malattia e i suoi numeri telefonici
non c’è forza da offrire in omaggio - ora chiunque può semplicemente riaverla indietro

Qui giace Bob Dylan demolito dal garbo viennese - che adesso sosterrà di averlo inventato
ora la gente in gamba può scrivere Fughe su di lui
e cupido può dare un calcio alla sua lampada al cherosene
Bob Dylan - ucciso da un rifiutato Edipo che cambiò bandiera per indagare su un fantasma
e scoprì che anche il fantasma era qualcosa di più di una persona..

Questa è la mia ultima lettera - ho cercato di soddisfarvi, ma ora vedo che avete troppo nella vostra mente - ciò di cui avete bisogno è qualcuno che vi lusinghi - io lo farei, ma a cosa servirebbe? dopo tutto, io non ho bisogno di niente da voi - voi siete cosi bloccati, comunque, che siete diventati avidità pura - mentre i mistici del mondo balzano nel sole, vi siete ritirati in un paralume - se avete intenzione di pensare,
non pensate perché' le persone non si amano fra loro - pensate perché' non amano se stesse - forse allora comincerete ad amarle - se avete qualcosa da dire, fatemelo sapere, io sono giusto dietro l'angolo, vicino ai comandi di volo - prendetevela comoda e non fate troppo male - guardate le piante di pepe verde e pensate che avete visto abbastanza popcorn - vi state trasformando in tossicomani -
come ho detto, non c’è semplicemente niente che possa darvi fuorché' un semplicemente - non c’è niente che possa prendere da voi fuorché' una coscienza inquieta - non posso dare ne' prendere nessuna abitudine..arrivederci al ballo mascherato
Tormentosamente, ragazzo d'acqua.





26/02/15

Interviste (Inspiegabilmente) ostili

Non bisogna mai prenderla sul piano personale. Forse il giornalista, o la persona incaricata di intervistare ha ricevuto informazioni sbagliate, forse è stato mandato..allo sbaraglio. Fatto sta che l'’intelligenza empatica degli artisti, la trama della loro vita intessuta di sogni e dolore, il loro modo speciale di infrangere e personalizzare le regole possono farci da “tutorial”. Il carisma è un muscolo da allenare: con perseveranza, spirito d’osservazione e dosi massicce di humour, doti che spesso le rockstar non posseggono. La cosa nelle interviste scatena domande a carattere personale e artistico che ... fermi a pensare, è uno degli elementi che manda fuori di testa le rockstar.
Certo è che gli arti­sti pop e rock hanno sem­pre avuto una certa avver­sione nei con­fronti dei media in genere ma..  ovvia­mente i gior­na­li­sti musi­cali, oggi meno influenti di una volta,  che un tempo erano in grado di deci­dere con un tratto di penna le for­tune di intere car­riere sono i bersagli preferiti. «Il gior­na­li­smo che si occupa di rock è fatto da gente che non sa scri­vere che inter­vi­sta gente che non sa par­lare, per gente che non sa leg­gere». Perla di saggezza immortale del solito Frank Zappa..

Prima di ingen­ti­lirsi can­tando con Kylie Mino­gue, Nick Cave era un tipo dav­vero poco rac­co­man­da­bile. E da cui girare alla larga. Almeno cosi sem­bre­rebbe dalla can­zone Scum (letame) uscita sull’album Your Fune­ral… My Trial. È una can­zone dell’odio in cui Cave elenca senza pietà una serie di per­so­naggi che odia e che descrive in modi irri­pe­ti­bili. Non manca un gior­na­li­sta reo, secondo il testo di aver scritto una «cat­tiva recen­sione». Nick non dimen­tica e pro­mette ven­detta: «Forse tu stai pen­sando che sia solo acqua pas­sata. Mio non-amico, io sono uno che si tiene il risen­ti­mento. Ti ho creato io, fot­tuto tra­di­tore, sega­iolo cro­nico… Da che buco sei spun­tato fuori Giuda, Bruto, Letame?»...
E' 1994 e il rocker australiano Nick Cave non sembra molto contento di esibirsi al Lollapalooza Festival. Fortunatamente, MTV ha avuto la lungimiranza di mettergli vicino degli amici rock star e affida l'intervista al frontman degli Smashing Pumpkins, Billy Corgan. Corgan gli chiede di come è stato invitato al festival: "Beh, il mio manager mi ha telefonato e mi ha detto che dovevo fare questa cosa." Inizia così, l'affascinante conversazione. Occhiali da sole e volto inespressivo, Cave risponde alla domanda successiva, poi visibilmente annoiato, e lamentando che ha già fatto questo "stessa intervista con MTV" chiede a Corgan se le domande sono le sue. Si potrebbe pensare se Cave, dopo alcuni decenni nel business della musica, non riesca a capire che fa parte dell'essere una celebrità rispondere alle stesse domande più volte, soprattutto quando si è in un grande evento sulla televisione nazionale. Il buon umore di Corgan non rende un buon servizio a se stesso, e erroneamente dice che la band di Cave è inglese!. In sua difesa, c'è solo il fatto che Cave si trasferì in Inghilterra molto presto dall'Australia, e che alcuni dei membri della sua band sono inglesi. Corgan si scusa, viene fuori il suo "livello di rispetto e di preparazione" ma questo fa solo irritare Cave . Conclude l'intervista dicendo a Corgan, allora 27 enne, che ha "la mentalità di un adolescente." Al poveretto era stato affidato un incarico ingrato, e dopo gli è toccata anche un intervista molto "impegnativa" con MCA dei Beastie Boys



Billy Bob Thornton, candidato all'Oscar per la sua interpretazione in Sling Blade (Lama Tagliente) da lui scritto e diretto nel 1996 di (ne poi ha vinto uno per la sceneggiatura). in questa intervista alla radio canadese con Jian Ghomeshi per promuovere la sua band, i Boxmasters, aveva messo in guardia i produttori dello show che assolutamente non avrebbe risposto a domande sulla sua carriera cinematografica. Thornton si adombra già con l'introduzione di Ghomeshi, in cui comprensibilmente fa riferimento ai suoi piani futuri nel cinema. Thornton fornisce solo risposte da cupo-adolescente, tutte le varianti di "Non so cosa intendi".. mentre gli altri Boxmasters sembrano soffrire molto la situazione.

Ghomeshi per un po' reindirizza le sue domande ai membri della band , ma ricade con Thorton nella grande errore: lui divaga parlando senza senso di una rivista a cui si era abbonato da bambino, Famous Monsters of Filmland. Ascoltarlo, è una straordinaria impresa di digressione. Thornton infine (si vede al 7° minuto..) esprime la sua frustrazione con Ghomeshi, che secondo lui suggerisce che la musica per lui è solo un hobby, e afferma che un intervistatore non avrebbe mai chiesto a Tom Petty se la musica fosse il suo primo amore. "Il mio primo amore è stato un pulcino di nome Lisa Cohen," dice impassibile, rispondendo una volta per tutte alla questione tanto dibattuta se Thornton avesse mai avuto una ragazza ebrea!. Il padrone di casa chiama una tregua di 10 minuti, e i due avversari zoppicando si avviano al traguardo. Nota a margine: le serie iniziali di Famous Monsters of Filmland, dagli anni '50 ai '60, vengono vendute su eBay per diverse centinaia di dollari. Non si sa se Thornton stia progettando di fare un film, e affidare la colonna sonora .. a se stesso.



Se pensavate che Billy Bob Thornton è stato sul passivo-aggressivo-taciturno nell'intervista di cui sopra, non è niente rispetto al leader della band islandese Sigur Ros, ospite del Bryant Park Project, un programma mattutino di notizie della NPR., nel 2007. Parla con Luke Burbank, anche se "parlare" è in questo caso un modo di dire, mentre i membri della band borbottano, ridono nervosamente nelle pause, e atrocemente, di tanto in tanto, sussurrano una parola o due, comportandosi come se stessero assistendo a un omicidio particolarmente raccapricciante. Immaginate la conversazione più tesa e nervosa che vi sia mai capitata, moltiplicatela per 10, e mettetela in onda in diretta radiofonica. Si potrebbe pensare che ci sia una barriera linguistica. Forse sono più a loro agio nel comunicare "Hopelandic," la lingua inventata che usano in alcune delle loro canzoni. Fino a quando Burbank chiede qualcosa sulla band, e uno di loro risponde "E' solo una fottuta stronzata .." (tutto censurato poi da NPR) .
L'intervista era così orribile che NPR ha poi fatto il suo mea-culpa, con Burbank che coraggiosamente chiede a un vero giornalista musicale di giudicare le sue abilità di intervistatore. Si fa notare, per esempio, che avrebbe dovuto mirare ai singoli membri invece della band nel suo insieme, facendo domande a cui hanno sempre dato risposte in altre occasioni e suscitando solo la loro irritabilità.
Per un colloquio meno imbarazzante, forse Burbank avrebbe dovuto intervistare l'amica e collega islandese della band, Bjork...




«Entri nella stanza con la matita in mano, vedi qual­cuno nudo e dici chi è quell’uomo? Ce la metti vera­mente tutta ma non capi­sci». Il Mr. Jones di cui canta Bob Dylan in que­sto brano tratto da High­way 61 Revi­si­ted è un po’ l’archetipo del gior­na­li­sta un po’ inge­nuo inca­pace di capire i cam­bia­menti del mondo che lo cir­conda. È anche diven­tato il sim­bolo di come i pro­ta­go­ni­sti della musica vedono cri­tici e repor­ter. Dylan che all’epoca era in pole­mica col mondo intero e dete­stava di cuore la stampa non rispar­mia iro­nie cau­sti­che: «Sta suc­ce­dendo qual­cosa qui ma tu non sai che cosa (…) dovrebbe esserci una legge per impe­dirti di andare in giro».
Il Tour di Bob Dylan del 1965 nel Regno Unito, catturato nel documentario Don't Look Back, l'americano dalla voce roca spende un sacco di tempo rilasciando interviste e pasticciando, a volte davvero goffamente, con la stampa insaziabile . Ma in una terribile discrepanza, la rivista Time diede incarico a Horace Judson, uno storico di biologia molecolare, di intervistare la voce della sua generazione. Il folksinger - un'etichetta che Bob ha sempre sdegnato - si lancia in un lungo, semi-articolato monologo sbraitante contro Time e la stampa mainstream in genere per spaccio di falsità. Sembra una matricola di un college che ha appena scoperto Noam Chomsky e torna a casa per la festa del Ringraziamento a raccontare la sua famiglia come questi sono disgustosamente borghesi . Judson rimane imperturbabile mentre Dylan è sempre più infiammato, si vanta di essere un buon cantante come il grande tenore italiano Enrico Caruso. "La mia opinione di allora e di oggi", ha poi detto Judson, che continuò a seguire Dylan nella sua esibizione di quella sera "è che la musica fu sgradevole, i testi gonfiati, e Dylan un auto-indulgente, piagnucolone esibizionista."





09/02/15

..E il fiume non strariperà. Bob Dylan ai Grammys

Grammys 2015: And The Winner Is…
Boh?!?
I Grammys Awards , (i premi musicali che vengono assegnati ogni anno dalla National academy of recording arts and sciences, l’associazione che rappresenta i lavoratori dell’industria musicale statunitense) su Interzone? Ebbene si. Solo che non ho la minima idea di chi sia il vincitore, tale Sam Smith, che mi si dice abbia fatto incetta: miglior artista, miglior disco, miglior canzone.. Insomma the best. E allora, perchè parlarne? Uno, perchè tra i vincitori compare il "nostro" Beck, nella categoria miglior album ( e per il miglior album rock). Siamo contenti di questa notizia, Beck ci è sempre piaciuto parecchio (quì un  post a lui dedicato) ma la verità è che risulta vincitore con il suo album forse..peggiore. Si, il suo Morning Phase non ci è garbato affatto: lento, cantautorale, ripetitivo, a tratti lagnoso. Questo giudizio si scontra con quello della critica "professionale e mainstream", che ha giudicato questo disco come un piccolo capolavoro, "il ritorno di Beck ai fasti di Sea Change" (?!) e bla bla. Il tutto come sempre rientra nella sfera dei gusti, ma noi preferiamo il Beck elettrico, sperimentale, pazzerello, quello mutevole dai mille riferimenti e citazioni, capace di riassemblare nel gran pentolone del rock un gran numero di generi, dal rap al country..dai mille remix alle ballate tristi e romantiche. Ma..siamo sicuri che Morning Phase, confrontato con i dischi concorrenti ai Grammy risulterà certamente un gigante, visto contro chi era in gara: Beyonce, Sia, Katy Perry e Ariana Grande e lo stesso Smith. Beck è stato premiato nientemeno da Prince, ormai completamente scomparso dalla scena degli innovatori che lo aveva caratterizzato per quasi due decenni.
Secondo motivo per cui ci occupiamo dei Grammy è il lungo discorso di Bob Dylan, nominato "Persona dell'anno 2015" ai MusiCares (uno dei sei premi speciali - questo è quello della fondazione impegnata nel sostegno dei musicisti in difficoltà - dei Grammy Awards), lui sempre schivo e di poche parole ha intrattenuto il pubblico per ben 40 minuti, in cui ha ringrazziato i suoi fan e il pubblico e scagliando parecchie freccette avvelenate ai critici e un pò a destra e a manca. Pubblichiamo quì il lungo monologo e però, Bob, lascia in pace Lou Reed: siete due cose completamente diverse, con lui prendi sicuramente dei grossi granchi e potresti farti male. Comunque, much respect..Bob.

Miglior album rock (!)
Ryan Adams, Ryan Adams
Morning phase, Beck - Vincitore
Turn blue, The Black Keys
Hypnotic eye, Tom Petty & the Heartbreakers
Songs of innocence, U2


<<Sono contento che le mie canzoni ricevano questi onori. Sapete bene, però, che non sono arrivate fin qui da sole. La strada è stata lunga e c’è voluto veramente molto. Dovrei ricordare i nomi di alcune persone che hanno fatto sì che tutto ciò accadesse. So che dovrei citare John Hammond, il grande talent scout della Columbia Records. Mi fece firmare un contratto per quella casa discografica quando non ero ancora nessuno. Ci volle un bel po’ di fiducia per fare una cosa del genere, fu schernito, ma non permise a nessuno di interferire e fu coraggioso. L’ultima persona che aveva scoperto prima di me era stata Aretha Franklin, e prima ancora Count Basie, Billie Holiday e moltissimi altri artisti. Tutti artisti che non facevano musica commerciale.>>


22/04/14

Hurricane di Bob Dylan e The Match di Norman Mailer

Dopo una battaglia con un cancro alla prostata, muore Rubin "Hurricane" Carter, il pugile  oggetto dell'iconica  canzone di Bob Dylan "Hurricane".
Nel 1967, tre bianchi vengono assassinati da due uomini neri a Paterson, New Jersey. Carter e il suo amico John Artis furono portati in ospedale, al capezzale di uno dei tre uomini colpiti, che prima di spirare non identifica nessuno dei due accusati.. In definitiva, Carter e Artis furono in seguito condannati da una giuria di soli bianchi, sulla base della testimonianza di Alfred Bello, un criminale che poi ritrattò la sua storia. Carter fu condannato al carcere a vita.
Nel 1975, Carter inviò  una copia della sua autobiografia a Dylan,  "Il sedicesimo round: da sfidante numero 1 a numero 45472". Secondo Rolling Stone, Dylan visitò Carter in prigione dopo un mese dal ricevimento del libro. Dylan disse in un intervista:
"La prima volta che l'ho visto ho capito che la filosofia dell'uomo e la mia filosofia correvano lungo la stessa strada, e che non si incontrano molte persone del genere."

Dylan, con il produttore Jacques Levy scrisse "Hurricane", che fu eseguita durante il suo tour Rolling Thunder Revue ed è inclusa nel album Desire. La canzone contribuì  a portare la storia di Carter all'attenzione dell'opinione pubblica.
Dylan inoltre tenne due grandi concerti di beneficenza per il fondo legale a favore di Carter, a cui parteciparono  Stevie Wonder, Isaac Hayes, Santana, Richie Havens, la Band di Rick Danko, e molti altri. Nel 1976, dopo la ritrattazione di Bello, ci furono le condizioni per l'istruzione di un nuovo processo. Bello ancora una volta ritrattò, e Carter e Artis furono di nuovo condannati  e imprigionati per otto anni, prima che un giudice della corte distrettuale di Newark decise che i due imputati non avevano avuto un processo equo, affermando che l'accusa era "basata su motivazioni razziali". Ancora una volta, grazie alla pressione della pubblica opinione e  al lavoro di un giovane gruppo di avvocati si andò ad un nuovo processo, dove venne ribaltata la condanna.
Certo, la storia è meglio raccontata da Dylan:




Qui il bel film Hurricane – Il Grido dell'Innocenza (1999) con Denzel Washington

24/05/13

Bob Dylan e Joe "Crazy" Gallo

Nel 1976 Bob Dylan pubblica Desire. All'interno una canzone dedicata a Joe "Crazy" Gallo, boss italo-americano, santo e demonio, e un nuovo Billy the Kid.

Senza quella parete sforacchiata dai proiettili, “Umberto il vongolaro” sarebbe rimasto un ristorante come tanti, senza infamia e senza lode, della Little Italy di Brooklyn, la storia del rock avrebbe una canzone in meno e il mondo continuerebbe a scorrere grosso modo nella stessa direzione. Forse solo nelle vicende della malavita italiana d’oltreoceano le cose non sarebbero state più le stesse, ma l’argomento avrebbe rivestito una relativa importanza solo per gli appassionati del genere. Se non fosse che il protagonista di questa storia era un uomo intelligente e dal portamento sempre elegante che amava Camus e Nietzsche, e un discreto pittore. Ma anche un uomo spietato, impegnato in una guerra senza quartiere con gente che tradiva dal cognome la stessa provenienza d’origine e che insanguinò a più riprese le strade di New York. Un boss che faceva tremare le vene ai polsi al solo pronunciare il suo nome e che per la sua spietatezza si meritò l’appellativo di <<crazy>>, <pazzo>>, e contemporaneamente una specie di mafioso <<buono>>, un uomo innamorato della letteratura, dell'arte e della filosofia, il primo ad aprire ai neri le porte del suo clan, in un organizzazione da sempre rigorosamente strutturata su base etnica, tanto da finire nel mirino dei suoi connazionali proprio per questo motivo. E il Joey immortalato da Bob Dylan nell’omonima canzone del 1976.

Ma chi era questa specie di Dottor Jekyll e Mister Hyde dell’migrazione italiana nel nuovo mondo? Si chiamava Joe, Giuseppe, aveva due fratelli, Larry e Alberto, ed era nato nel Bronx, quello vero di New York e non un qualche surrogato napoletano o palermitano, nel 1929. Americano a tutti gli effetti, dunque, ma non per le regole della <<famiglia>>. Bastava il cognome, Gallo, e il padre napoletano e, nonostante la madre irlandese, tanto bastava per essere affiliato alla malavita organizzata per diritto di sangue, lui e i suoi fratelli. Non sarebbe stato nessuno, <<Joey il biondo>>, come era chiamato in gioventù per via della folta chioma bionda corredata di occhi azzurri che cosi poco rientrava nello stereotipo italiano, se mentre lui veniva al mondo non si fosse combattuta una guerra crudele e sanguinosa per stabilire chi dovesse gestire le attività illecite negli States. Una piccola guerra civile, tra italiani, che sarà ricordata come la <<guerra dei castellammaresi>>. Ne uscirà vincitrice infatti la <<vecchia mafia>> degli emigrati di Castellammare del Golfo, quella degli uomini d’onore con i baffoni, che al di qua dell’Oceano vantavano boss come don Vito Cascio Ferro e al di la un certo Joseph Profaci e poi Joe Magliocco e ]oe Colombo. A perdere invece saranno i <<nuovi>>, siciliani, calabresi e soprattutto napoletani. Ne discenderà un ferreo controllo delle città americane, con un boss unico per città e l’unica eccezione della “Grande mela” newyorchese, che sarà spartita in cinque settori. A dividersi la torta la gang di Salvatore Lucania, meglio conosciuto come Lucky Luciano, e le famiglie Profaci, Gagliano, Bonanno e Mangano. Joe Gallo crebbe sotto l'ala protettiva del boss Profaci, un uomo che si era arricchito talmente con l’importazione di olio d'oliva e arance ripiene d’eroina dalla Sicilia da riuscire a costruirsi un vero e proprio aeroporto personale nel giardino di casa.