Rilanciamo l'appello di BDS Italia ad alcuni musicisti Jazz del nostro paese che hanno deciso di partecipare al festival di Eilat. Di seguito, la lettera di un gruppo di cittadini israeliani che si battono contro l' occupazione ebraica e contro l' autentico apartheid a cui è sottoposto il popolo palestinese, affinchè la musica non sia strumento per la propaganda e alibi, oltre che cercare di nascondere sotto il tappeto della cultura gli orrori dei crimini di guerra dell'esercito nei territori palestinesi. La nostra linea è chiara: la musica, la cultura, l'arte possono e devono essere strumenti di opposizione, contro la guerra, il razzismo, le discriminazioni, il fascismo. Diffidiamo di chi si nasconde dietro la motivazione che.."io sono solo un artista, la politica non centra..".
Quello che lo stato di Israele sta conducendo è una vera e propria politica di pulizia etnica, con i continui insediamenti che riducono sempre più lo spazio vitale dei cittadini palestinesi, oltre alle operazioni militari di vera e propria guerra, con crimini contro popolazioni civili inermi. Non si può, non si deve rimanere in differenti. Ancora sotto, la presa di distanza di BDS, e di tutte le organizzazioni che si battono per il boicottaggio, dalla vergognosa campagna dei fascisti a Roma, con la città tappezzata di manifesti a nome della fantomatica MILITIA, organizzazione razzista, antisemita,fascista, violenta, che oltre a strumentalizzare il boicattaggio ha pubblicato infami liste di proscrizione di attività commerciali di cittadini italiani ebrei, con tanto di nomi e indirizzi.
Il 19-20 febbraio si svolgerà il Red Sea Jazz Festival nella città israeliana di Eilat sul Mar Rosso. In calendario anche due concerti dell’Enrico Rava New Quartet, che mette insieme il noto jazzista con alcuni dei nuovi talenti come Francesco Diodati, Gabriele Evangelista e Enrico Morello.
Da più parti arrivano appelli agli artisti jazz che si esibiranno al festival di annullare la propria partecipazione in sostegno all’appello palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele finché non rispetterà i diritti umani e il diritto internazionale.
La società civile palestinese, infatti, ha scritto a tutti gli artisti per ricordare loro che il festival, sponsorizzato da “una ventina di organizzazioni ufficiali israeliane”, si svolge “a pochi chilometri di distanza” dalla Striscia di Gaza, dove nell’ultima aggressione “Israele ha ucciso più di 2.168 palestinesi e ferito oltre 10.895, soprattutto civili”.
Nella lettera dalla Palestina viene rimarcato l’uso che Israele fa della cultura “per mascherare le violazioni del diritto internazionale”, una politica “apertamente confermata dal governo israeliano con il lancio della campagna globale di Brand Israel”. Secondo un portavoce del Ministero degli Esteri israeliano, Brand Israel ha lo scopo di veicolare "una migliore immagine per Israele”, il successo della quale “è parte integrante della sicurezza nazionale". Un linguaggio che ricorda quello utilizzato a suo tempo dal regime d’Apartheid in Sud Africa, e che rivela “un tentativo cinico e sistematico di manipolare l'opinione pubblica mondiale” per “distogliere l'attenzione dai crimini di guerra in corso dipingendo [Israele] come un vivace centro culturale e artistico.”
Anche il gruppo israeliano Boycott from Within, che sostiene l’appello palestinese per il boicottaggio di Israele dall’interno del paese, ha scritto agli artisti internazionali che suoneranno al festival. Nella lettera si ricorda che la città israeliana di Eilat “sorge su quello che una volta era il villaggio palestinese di Umm Rashrash”, uno dei 500 villaggi palestinesi distrutti dalle milizie israeliane tra il 1947 e il 1948. Ricorda inoltre che il Ministero israeliano del Turismo, tra gli sponsor del festival, pubblicizza e facilita il turismo nei Territori palestinesi occupati. Organizza anche tour per artisti che si esibiscono in Israele come parte di operazioni d’immagine, per produrre "video e foto di repertorio … durante sia i concerti che le visite ai siti turistici in Israele da utilizzare in campagne di marketing internazionali".
BDS Italia ha scritto direttamente agli artisti italiani dell’Enrico Rava New Quartet, ricordando che sono tanti gli artisti Jazz che hanno disdetto in passato la partecipazione al festival, “tra cui Stanley Jordan, Andreas Öberg, Eddie Palmieri, Tuba Skinny, Jason Morana e il Portico Quartet” insieme agli “altri musicisti, artisti, scrittori, registi, attori e intellettuali in tutto il mondo che sostengono l'appello palestinese per il boicottaggio, tra cui lo scomparso Gil Scott-Heron, Cassandra Wilson, Roger Waters, Elvis Costello, Naomi Klein, Alice Walker, Ken Loach, Mira Nair, Danny Glover e Desmond Tutu.”
Sono oltre 16.000 le firme sulla petizione internazionale che chiede agli artisti di “rimandare i concerti, al giorno in cui Israele avrà posto fine all’occupazione militare e alle politiche d’apartheid.”
Da più parti arrivano appelli agli artisti jazz che si esibiranno al festival di annullare la propria partecipazione in sostegno all’appello palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele finché non rispetterà i diritti umani e il diritto internazionale.
La società civile palestinese, infatti, ha scritto a tutti gli artisti per ricordare loro che il festival, sponsorizzato da “una ventina di organizzazioni ufficiali israeliane”, si svolge “a pochi chilometri di distanza” dalla Striscia di Gaza, dove nell’ultima aggressione “Israele ha ucciso più di 2.168 palestinesi e ferito oltre 10.895, soprattutto civili”.
Nella lettera dalla Palestina viene rimarcato l’uso che Israele fa della cultura “per mascherare le violazioni del diritto internazionale”, una politica “apertamente confermata dal governo israeliano con il lancio della campagna globale di Brand Israel”. Secondo un portavoce del Ministero degli Esteri israeliano, Brand Israel ha lo scopo di veicolare "una migliore immagine per Israele”, il successo della quale “è parte integrante della sicurezza nazionale". Un linguaggio che ricorda quello utilizzato a suo tempo dal regime d’Apartheid in Sud Africa, e che rivela “un tentativo cinico e sistematico di manipolare l'opinione pubblica mondiale” per “distogliere l'attenzione dai crimini di guerra in corso dipingendo [Israele] come un vivace centro culturale e artistico.”
Anche il gruppo israeliano Boycott from Within, che sostiene l’appello palestinese per il boicottaggio di Israele dall’interno del paese, ha scritto agli artisti internazionali che suoneranno al festival. Nella lettera si ricorda che la città israeliana di Eilat “sorge su quello che una volta era il villaggio palestinese di Umm Rashrash”, uno dei 500 villaggi palestinesi distrutti dalle milizie israeliane tra il 1947 e il 1948. Ricorda inoltre che il Ministero israeliano del Turismo, tra gli sponsor del festival, pubblicizza e facilita il turismo nei Territori palestinesi occupati. Organizza anche tour per artisti che si esibiscono in Israele come parte di operazioni d’immagine, per produrre "video e foto di repertorio … durante sia i concerti che le visite ai siti turistici in Israele da utilizzare in campagne di marketing internazionali".
BDS Italia ha scritto direttamente agli artisti italiani dell’Enrico Rava New Quartet, ricordando che sono tanti gli artisti Jazz che hanno disdetto in passato la partecipazione al festival, “tra cui Stanley Jordan, Andreas Öberg, Eddie Palmieri, Tuba Skinny, Jason Morana e il Portico Quartet” insieme agli “altri musicisti, artisti, scrittori, registi, attori e intellettuali in tutto il mondo che sostengono l'appello palestinese per il boicottaggio, tra cui lo scomparso Gil Scott-Heron, Cassandra Wilson, Roger Waters, Elvis Costello, Naomi Klein, Alice Walker, Ken Loach, Mira Nair, Danny Glover e Desmond Tutu.”
Sono oltre 16.000 le firme sulla petizione internazionale che chiede agli artisti di “rimandare i concerti, al giorno in cui Israele avrà posto fine all’occupazione militare e alle politiche d’apartheid.”



