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08/10/14

Ideologie nella rete

GEOGRAFIE INTELLETTUALI DEL WEB
La battaglia ideologica intorno al Web: dono e relazioni contro commercializzazione dei bit; ottimismo sulla storia digitale contro scettiscismo della ragione. Oltre destra e sinistra senza cancellarle, semmai per.. riscriverle.

PANGLOSSIANI
Nicholas Negroponte: Essere digitali (1996)
Giuseppe Granieri: Blog generation (2005)
Dan Gillmor: We the media. Grassroots Journalism By the People, For the People (2006)
Luca De Biase: Economia della felicità. Dalla blogosfera al valore del dono e oltre (2007)
David Weinberger: Everything ls Miscellaneous: The Power of the New Digital Disorder (2007)
Clay Shirky, Here Comes Everybody: The Power of Organizing Without Organizations (2008)

Tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili per i nuovi Pangloss dell‘era digitale. Hanno capito prima degli altri la portata del passaggio dagli atomi ai bit (Negroponte) e da allora aspettano il “web dell‘avvenire” preparando i comuni mortali al nuovo Avvento. <ll futuro appartiene a coloro che danno per scontato il presente> (Shirky). ll che vuol dire bando al pensiero critico, largo all'esaltazione delle nuove tecnologie e al sogno di un “Rinascimento 2.0” in cui cambia il paradigma culturale e si <ridefiniscono i confini tradizionali, positivistici, delle discipline e si esalta l'umanità> (De Biase). Tra tante illuminazioni l'abbaglio é sempre dietro l'angolo. Chiedere a Dan Gillmor, l‘uomo che ha inventato il “citizen journalism” e più di ogni altro celebrato il giornalismo dal basso. Quando ha lasciato il posto da cronista per mettere in pratica le sue teorie con un sito di informazione partecipata ha scoperto che, si, “il lettore ne sa più noi” (suo celebre slogan) ma non sempre ha voglia di condividere la sua conoscenza.

17/09/13

Happy Birthday ai Pirati!



The Pirate Bay, forse il sito di file sharing più frequentato e resistente, fu fondata il 9 agosto del 2003, ma fu lanciato il 15 settembre dello stesso anno. Il gruppo considera ufficiale la seconda data, così il 15 settembre 2013 The Pirate Bay ha compiuto 10 anni. Alla sua nascita, The Pirate Bay fu alimentata con solo quattro server Linux. Da allora, ha combattuto contro molteplici incursioni, problemi legali e di servizio, attacchi DDoS, blocchi ISP, sequestri di dominio, e si ha dovuto spostare in continuazione i suoi server in giro per il mondo. Nel gennaio 2008, i pubblici ministeri svedesi hanno inquisito i quattro fondatori del sito, con accuse di violazione di copyright e di download illegale di materiale protetto dal diritto d'autore. Nel febbraio 2009,è iniziato il processo e in aprile, Peter Sunde, Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm e Carl Lundströmwere sono stati giudicati colpevoli dal tribunale, che li ha condannati a un anno di carcere con una multa di 30 milioni di corone svedesi (circa 3,5 milioni dollari l'anno).

Tutti e quattro hanno contestato il verdetto e ricorso in in appello: nel novembre del 2010 la Corte ha ridotto le pene detentive, ma ha aumentato le pene amministrative, e nel febbraio 2012, la Corte Suprema di Svezia ha rifiutato di esaminare il ricorso nel caso. Come risultato, il sito è stato inserito nella lista nera in diversi paesi nel mondo e le autorità hanno cercato inutilmente di bloccare gli ISP per impedire l'accesso agli utenti, che però sono sempre stati in grado di aggirare i blocchi accedendo al sito tramite server proxy.
Ecco il trionfante post sul blog del gruppo:

Ce l'abbiamo fatta. Un decennio di aggressione, repressione e lulz. Davvero non crededevamo di arrivare a questo punto. Non tanto per gli attacchi della polizia, della MAFIA o di politici corrotti. Ma perché abbiamo pensato che saremmo stati troppo vecchi per continuare con queste "stronzate". Ma hey!, il portare avanti questa nave, ci fa sentire giovani. E' così rimarremo giovani fino alla morte..
Grazie di tutto. Non saremmo niente senza di voi..

Per festeggiare il decennale, i pirati di The Pirate Bay, che grazie al grande decennio di condivisione con tutti noi hanno contribuito a cambiare completamente la cultura di massa, hanno organizzato una festa a Stoccolma in grande stile, e hanno lanciato un motore di ricerca interno, chiamato PirateBrowser per aggirare le restrizioni attraverso un sistema basato sul browser Firefox.
"Del gioco al gatto con il topo da parte delle major di Hollywood […] The Pirate Bay è un motore di ricerca e non è responsabile dei risultati delle ricerche”.

I siti torrent hanno infatti un funzionamento diverso dalle altre tecnologie peer-to-peer, come eMule o LimeWire ad esempio, perché forniscono solo keyword per trovare file condivisi da migliaia di computer sparsi in tutto il mondo.
Anche se un pò in ritardo, anche noi facciamo gli auguri a Pirate Bay, con la speranza che questa esperienza di libertà e condivisione, contro le assurde regole del copyright e per la libera circolazione della cultura e delle idee su Internet possa continuare. Appoggiamo senza reticenze la battaglia contro “il tentativo di mettere a tacere una delle voci più importanti in materia di diritti civili e di libertà presenti sulla Rete. È una censura politica, che ogni democratico deve condannare”.

INTERZONE STROKE BLOG

Questo uno dei tanti commenti postati sul sito Pirate Bay:

Buon compleanno TPB, questa è la vita dei pirati. Dio vi benedica, Dio benedica la Svezia, Dio benedica ogni sito di torrent, Dio benedica ogni persona che ha lavorato per programmare torrent e / o siti web di file sharing, Dio benedica tutti i pirati, Dio benedica ogni visitatore e ogni persona che usa i torrent!!

Pirate Bay Italia



04/05/13

La proprietà intellettuale? Un furto!

È LEGITTIMO CHE GLI ARTISTI RICEVANO UNA giusta remunerazione dal loro lavoro. I diritti d’autore sembrano rappresentare una delle loro più importanti fonti di reddito. Purtroppo stanno diventando uno dei prodotti più commerciali del XXI secolo. Il sistema non sembra più capace di proteggere gli interessi della maggioranza di musicisti, compositori, attori, ballerini, scrittori, designer, pittori o registi. Una constatazione che spinge ad aprire un dibattito sulle strade da ricercare per assicurare agli artisti i mezzi per vivere del loro lavoro e garantire alle creazioni il meritato rispetto.  
Joost Smiers

I grandi gruppi culturali e d’inforniazione coprono il mondo intero con satelliti e cavi. Ma possedere tutti i canali dinformazione del mondo ha senso solo se si possiede Fessenziale del contenuto, di cui il copyright costituisce la forma legale di proprietà. Attualmente nel settore della cultura assistiamo a una vera giungla di fusioni, come quella di Aol e Time Warner. Tutto questo rischia di far si che, in un prossimo futuro, sia solo un gruppetto di poche compagnie a disporre dei diritti di proprietà intellettuale su quasi tutta la creazione artistica, passata e presente. Il modello è Bill Gates e la sua società Corbis, proprietari dei diritti di 65 milioni di immagini in tutto il mondo, di cui 2,1 milioni in rete. 
ll concetto, un tempo utile, di diritto d’autore diventa così uno strumento di controllo del bene comune intellettuale e creativo, nelle mani di un ristretto numero di imprese. Non si tratta solo di abuso che sarebbe facile individuare. L'antropologa canadese Rosemaiy Coombe, specialista in diritti d‘autore, osserva che «nella cultura consumistica, la. maggior pane di immagini, testi, etichette, marchi, logo, disegni, arie musicali e anche colori sono governati, se non controllati, dal regime di proprietà intellettuale ». Le conseguenze di questo controllo monopolistico sono spaventose. l pochi gruppi dominanti dellîndustria culturale trasmettono solo le opere artistiche o di intrattenimento di cui detengonoi diritti.
SI CONCENTRANO sulla promozione di alcune star, sulle quali investono fortemente e guadagnano sui prodotti derivati. A causa dei rischi elevati e delle esigenze di ritorno sull'investimento, il marketing rivolto a ogni singolo cittadino del mondo e cosi aggressivo che tutte le altre creazioni culturali sono eliminate dal panorama mentale di molti popoli. A scapito della diversità delle espressioni artistiche, di cui abbiamo disperatamente bisogno in una prospettiva democratica. Si assiste anche ad una proliferazione di norme legali su tutto ciò che riguarda la creazione. Le società che comprano l’insieme dei diritti, li proteggono con regole molto dettagliate e fanno difendere i loro interessi da avvocati altamente qualificati. Improvvisamente, l'artista deve fare attenzione a che queste società non gli rubino il lavoro. Per difendersi è costretto ad assumere a sua volta degli avvocati, anche se i suoi mezzi economici sono molto più limitati. Con il sistema dei diritti d’autore le grandi compagnie fanno fortuna. Ma la pirateria che «democratizza» l'uso, in casa propria, della musica e di altri materiali artistici, le minaccia. Con un suo giro di affari pari a 200 miliardi di dollari l‘anno, disturba l'accumulazione di capitale . Tuttavia la lotta contro la contraffazione sembra vanificata dall’invenzione di Mp3, Warapster, ecc. Questi ultimi rendono possibile in pochi minuti il telecaricamento di notevoli quantità di musiche, immagini, film o software dallo stock virtuale di dati disponibili in tutto il mondo. Un fenomeno che l'industria del disco e la sua associazione, la Riaa (Recording lndustry Association of America), non apprezzano affatto.
PHILIP KENNICOTT, un ricercatore australiano, ritiene che questi siti permettono di scavalcare completamente il circuito commerciale della produzione musicale. «Gli americani, scrive, commettono l’errore di paragonare un certo stile di cultura popolare - come le grandi macchine prodotte dall industria americana - con la cultura americana, come se i film spettacolari e i dischi venduti a milioni di copie rappresentassero, da soli, la creatività degli Stati Uniti. È afiascinante pensare che i prodotti di divertimento formino il cemento culturale che unisce i popoli. Ma questo tipo di cultura popolare, di cui le industrie sono proprietarie, è molto diversa dalla cultura del popolo, che non appartiene a nessuno ».  Per di più, computer e Internet forniscono agli artisti un’occasione unica di creare utilizzando materiali che provengono da correnti artistiche di tutto il mondo, del passato e del presente. E in questo senso non fanno nulla di diverso da ciò che hanno fatto i loro predecessori: Bach, Shakespeare e migliaia di altri. È sempre stato normale utilizzare idee e parte del lavoro dei precursori. Altra cosa è il plagio. Su questo fenomeno, il filosofo Jacques Soulillou sviluppa un interessante commento teorico: «La ragione per la quale è diflicile produrre la prova di plagio nel campo dell ’dell'arte e della letteratura sta nel fatto che non basta soltanto dimostrare che B si è inspirato ad A, senza eitare eventualmente le sue fonti, ma bisogna anche provare che A non si e ispirato a nessuno. Il plagio suppone infatti che la regressione di B verso A si esaurisca li, perché si arrivasse a dimostrare che A si è inspirato, e per cosi dire ha plagiato un X che cronologicamente lo precede, la denuncia di A ne risulterebbe indebolita ».

08/07/12

Il Parlamento europeo boccia ACTA


Il Trattato anti contraffazione ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) è stato respinto mercoledì dal Parlamento europeo e pertanto, per quanto riguarda l'Unione europea, non sarà legge. È stata la prima volta che il Parlamento ha esercitato le sue nuove competenze in materia di trattati commerciali internazionali. 478 deputati hanno votato contro ACTA, 39 a favore e 165 si sono astenuti. Sono molto felice che il Parlamento abbia deciso di seguire la mia raccomandazione di respingere ACTA", ha affermato il relatore David Martin (S&D, UK) dopo il voto, ribadendo le sue preoccupazioni su un trattato troppo vago e aperto a interpretazioni erronee. Tuttavia, ha aggiunto il relatore, l'UE deve trovare vie alternative per proteggere la proprietà intellettuale "Sosterrò sempre le libertà civili rispetto alla protezione del diritto di proprietà intellettuale ", ha aggiunto. Christofer Fjellner (PPE, SE), fra i sostenitori principali di ACTA in seno al PPE, ha chiesto, prima della votazione in plenaria, di rinviare il voto in attesa del giudizio della Corte di giustizia europea sulla compatibilità del trattato col diritto comunitario. Il Parlamento ha respinto la richiesta e una forte minoranza si è alla fine astenuta sul voto sul consenso al trattato. Una forte pressione dell'opinione pubblica Durante la discussione su ACTA, il Parlamento è stato oggetto di una pressione diretta e senza precedenti da parte di migliaia di cittadini europei che hanno chiesto la bocciatura le testo, con manifestazioni per strada, e-mail ai deputati e telefonate ai loro uffici. Il Parlamento ha anche ricevuto una petizione firmata da 2,8 milioni di cittadini di tutto il mondo che chiedeva la stessa cosa. L'accordo ACTA, che è stato negoziato tra Ue, Stati Uniti, Australia, Canada, Giappone, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud e Svizzera, è stato concepito per rafforzare l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale. Il voto di mercoledì significa che né l'UE né i suoi Stati membri potranno far parte dell'accordo.

comunicato del parlamento Europeo - Attualità



L'ACTA in questi mesi è stato oggetto di forti critiche sia da parte dei legislatori nazionali, che dell'opinione pubblica. Migliaia di cittadini europei hanno chiesto la bocciatura le testo fin dalla prima ora, con manifestazioni per strada, e-mail ai deputati e telefonate ai loro uffici e una petizione firmata da 2,8 milioni di cittadini di tutto il mondo che chiedeva la stessa cosa. Dopo gli sgambetti delle Commissioni, le proteste, i pareri contrari e l'attivismo del web, il 'no' del Parlamento europeo all'Acta (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) con una schiacciante maggioranza di 478 voti contrari, solo 39 favorevoli e 165 astensioni l'accordo sul trattato anti contraffazione è stato bocciato.
Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, e tutte le parti politiche hanno espresso soddisfazione in seguito alla seduta, che ha visto anche un massiccio intervento in presa diretta del popolo del web, il quale ha partecipato virtualmente alla discussione attraverso Twitter.
l'ACTA è definitivamente morto. "Nessun intervento d'emergenza , nessun trapianto, nessuna cura a lungo termine salverà l'ACTA. È ora di dargli l'estremo saluto", ha commentatoDavid Martin, membro del gruppo dell'Alleanza progressista di socialisti e democratici al Parlamento europeo. Una posizione opposta a quella di Karel De Gucht, Commissario europeo per il Commercio, il quale ha reso noto che dopo il parere della Corte di Giustizia europea si deciderà il da farsi. "Con il rigetto dell'ACTA - ha affermato - non scompare certo la necessità di proteggere la spina dorsale dell'economia europea nel mondo: la nostra innovazione, la nostra creatività, le nostre idee, la nostra proprietà intellettuale".

Nonostante questa vittoria la spinta ad operare una stretta sulla diffusione e la riproduzione di contenuti protetti da copyright sul web è fortissima e non sembra destinata ad affievolirsi. Ma il business che si è venuto a creare intorno alla pirateria on line ha un peso forse altrettanto determinante, come dimostra un recente studio Google che ha passato in rassegna i sei modelli di business più diffusi per la violazione del copyright.


 "ACTA IS DEAD! Major victory for Internet Freedom. Thank you European Parliament! Eat this Hollywood", ha twittato Kim DotCom dalla Nuova Zelanda.

L'accordo ACTA per ora sarà adottato solo dall'Australia, il Canada, il Giappone, la Repubblica di Corea, dal Messico, il Regno del Marocco, la Nuova Zelanda, la Repubblica di Singapore, la Confederazione svizzera e gli Stati Uniti d'America.

23/02/12

Anti - Acta e gli spioni

Chi spia il Web a caccia di contenuti illegali? Si diffondono, tra le critiche, le società specializzate nel contrastare la pirateria. Con l'approvazione di Acta potrebbero dilagare in tutta Europa. Che continua a protestare: il prossimo appuntamento il 25 febbraio.
Le chiamano “ Copyright Enforcement Companies” e sono i bounty killer dell’industria del copyright. Sono società private specializzate nella repressione della pirateria informatica. Diffondono file danneggiati o corrotti ( file decoy) e tentano di compromettere i network di condivisione. Setacciano i siti e le reti P2P registrando gli indirizzi Ip degli utenti che condividono materiale protetto da copyright, per poi rivenderli ai propri clienti. Per individuare fisicamente questi utenti però, serve la collaborazione dei provider dello Stato dove risiede il presunto pirata. Le industrie del copyright hanno spesso invocato l’imposizione di un obbligo di collaborazione a carico di questi gestori di rete. Con il nuovo trattato internazionale Acta potrebbero vedere esauriti i loro desideri anche là dove finora sono rimasti delusi.

Fino a oggi, in Italia la giurisprudenza ha dato ragione a provider e utenti. Per esempio nel 2010 la Federazione anti pirateria audiovisiva ( Fapav) aveva chiesto che Telecom si impegnasse a controllare l’attività dei propri clienti e, su richiesta, a dare i nominativi collegati agli Ip individuati a scaricare materiale protetto. I giudici hanno dato ragione a Telecom e alle associazioni di consumatori costituitesi in giudizio. Se la Fapav intende lamentare una violazione del copyright deve fare istanza al tribunale, come tutti, e sarà il giudice eventualmente a richiedere a Telecom i nominativi. Durante il processo erano emerse notizie inquietanti sull’impiego di compagnie di copyright enforcement da parte di Fapav. In particolare la Coo-peer-right Agency era sospettata, oltre di aver violato le norme sulla privacy, di aver usato anche dei malware-spia per conoscere i siti visitati dagli utenti.

Ma in altri Paesi la situazione è più favorevole ai detentori di copyright. In Germania, per esempio, i gestori di servizi passano ogni mese alle industrie dei contenuti dati riguardo a circa 300mila utenti. Le compagnie di copyright enforcement, attivate dai legali delle industrie, individuano chi mette in condivisione determinati file protetti dal diritto d’autore. A questo punto i proprietari dei diritti incrociano le informazioni e chiedono i danni ai singoli utenti. La cifra richiesta per evitare un processo va dai 300 ai 1200 euro di solito, e spesso viene pagata.


Per uniformare le diverse normative e, sospettano alcuni, per imporre una legislazione restrittiva sul copyright in tutti gli Stati, è stato scritto il trattato internazionale Acta. La sua esistenza è stata svelata, prima di qualsiasi dichiarazione ufficiale, dai cablo di Wikileaks nel 2008. L’Unione europea l’ha siglato il 26 gennaio 2012 e da allora sono cominciate imponenti manifestazioni e proteste in tutta Europa. Sul Web i cyberattivisti di Anonymous hanno lanciato la loro campagna contro Acta. Singoli membri del Parlamento europeo, facendo proprie alcune delle preoccupazioni emerse nelle opinioni pubbliche nazionali, hanno espresso perplessità e critiche. Il relatore parlamentare di Acta, il francese Kader Arif, ha rinunciato al suo incarico per dare un forte segnale di protesta. In ogni caso dal 29 febbraio comincerà l’esame del trattato nelle commissioni competenti e, per tenere alta l’attenzione pubblica sul tema, si continuano a organizzare manifestazioni coordinate in tutto il mondo. La prossima è prevista il 25 febbraio e in Italia si svolgerà a Roma (in precedenza si parlava di Verona).

Perché il trattato entri in vigore, è necessario che il Parlamento europeo lo approvi e gli Stati membri lo ratifichino. Dopo le pressioni venute dalle piazza alcuni governi, come quello polacco, hanno messo in discussione la propria firma. E intanto la Commissione ha chiesto oggi alla Corte di giustizia europea un parere sull'accordo Per salvare il trattato dal rischio di naufragio, la Commissione europea ha diffuso un documento teso a rassicurare i cittadini sul fatto che con Acta non cambierà nulla o quasi nella loro vita quotidiana. Ma la comunità telematica non è convinta. Troppo generiche le promesse della Commissione e il testo del trattato è talmente vago, sottolineano alcuni blogger, da non offrire garanzie sui risultati a cui potrebbe portare.

Il rischio è che presto in tutta Europa, e non solo, si diffondano pratiche repressive scarsamente controllate, spesso intimidatorie e non sempre precise. Può capitare che le compagnie di copyright enforcement sbaglino il loro bersaglio e si creino situazioni paradossali. Questo è il caso, ad esempio, capitato a una signora tedesca raggiunta dall’accusa di aver scaricato illegalmente un film particolarmente violento sugli hooligans. Le hanno chiesto 650 euro per evitare di andare in tribunale. Peccato che, come ha fatto notare il suo avvocato Christian Solmecke, la signora non avesse nemmeno un computer. Per la serie, nessuno è al sicuro. 

Wired


19/07/11

Open Access: La pirateria libera tutti

'PER VIVERE AL DI FUORI DELLA LEGGE, BISOGNA ESSERE ONESTI..'
BOB DYLAN

La rete è di tutti,frequentata da tutti. E' uno strumento di comunicazione tanto normale quanto lo erano telefono e televisione a metà del ventesimo secolo.. Culturalmente c'è stata la piena affermazione del diritto a comunicare e non solo a ricevere informazioni. Così si moltiplicano le comunità virtuali: forum di dibattito,gruppi di interesse,forme nuove dell'organizzazione politica e sociale. Le forme sono le più diverse,perchè lo strumento è totalmente versatile. La rete viene usata come tecnologia di relazione:divertimento,relazioni private,affari,tutto. E' un normale e diffuso luogo di conoscenza,di scambio di idee e di cultura,di formazione di proposte,di controllo e influenza sulla politica. Per questo succede che tutti i principali governi percepiscono come una minaccia la libera comunicazione elettronica,che sfugge ad ogni loro controllo. L'attacco e la distruzione dei diritti collettivi perpetrati dalla globalizzazione si accompagnano ad una politica di controllo sui saperi. I risultati dell'attività intellettuale sono dei beni comuni. Bene comune è anche ciò che produciamo tutti insieme. Ricercatori,artisti,critici,spettatori,studenti:il tempo trascorso a ricercare,a sognare,a sperimentare,a condividere,a non far nulla,a parlare,non appartiene ad artisti e ricercatori. E' semplicemente patrimonio dell'umanità,è parte della nostra intelligenza collettiva,e in nome di questa intelligenza si esige una reale apertura della conoscenza a tutta la società. Le scelte politiche che riguardano insegnamento, cultura,ricerca,salute non riguardano solo le condizioni di lavoro,la retribuzione di chi li produce,ma anche e sopratutto i fruitori,il loro diritto all'accesso e alla conoscenza,il costo che devono pagare per accedervi e i contenuti.Chiaramente la trasformazione di tutti i contenuti in codice binario (unita alla capacità di trasmissione di Internet) non poteva certo lasciare immutato il panorama della cultura e della conoscenza  e la dirompenza con cui si è manifestata la portata delle nuove tecnologie ha avuto il merito di di tornare a parlare del diritto d'autore,diritto che si è affermato sempre più nelle sedi legislative ma che era stato sempre tenuto fuori dalle discussioni dell'opinione pubblica e degli utenti.
Pirati. per alcuni sono solo dei pirati. Per altri,criminali audiovisivi,poi ci sono presidenti emeriti di emerite repubbliche che vorrebbero disconetterli definitivamente dalla rete,negli Stati Uniti si propone di rallentare la velocità delle loro connessioni e in Italia,un ex ministro nell'euforia di ricostituiti ministeri della gioventù e di nuovi Min-Cul-Pop voleva addirittura..educarli,fino ad arrivare all'odierna ridicola delibera di cui sotto..
Milioni di utenti costretti a vestire i panni di moderni Robin Hood  pur di accedere alle tante risorse condivise in rete,per resistere alle crescenti offensive dei colossi dell'intrattenimento. Dopo la politica dei tribunali e le intimidazioni a base di denunce e multe salate,all'insegna del 'colpirne uno per spaventarne cento',siamo all'atto finale,con la trasformazione in veri e propri poliziotti della rete dei signori delle major. Tutto ha inizio con Napster e milioni di ragazzi,di uomini e donne che scaricano e condividono file attraverso sistemi peer-to-peer (p2p) ,software che trasformano ogni pc in una straordinaria macchina di trasmissioni di informazioni. Sono la bestia nera,questi pirati,di etichette musicali e signori di Hollywood che cercano di convincere governi e parlamentari ad adottare misure repressive per fermare pratiche che danneggerebbero i loro fatturati. A contrastare questa offensiva ideologica-giudiziaria non vi sono solo gli utenti  e i navigatori ma fortunatamente vi sono seri economisti liberali,accademici,studiosi,professori emeriti. Che ci spiegano che tanto astio rischia di danneggiare l'economia nel suo complesso. Le opportunità di business si fondano infatti spesso su innovazioni tecnologiche adottate da comunità di dilettanti al di fuori delle logiche di mercato. Come i radioamatori,che all'alba delle trasmissioni radio,popolarono l'etere ponendo le basi per la successiva entrata in campo dei colossi commerciali negli anni 20, o gli appassionati che negli anni 70 misero a punto i primi personal computer,e internet ,promossa e sviluppata da una comunità universitaria. Ma la nostra società è propensa a glorificare gli innovatori animati da intenti commerciali (come imprenditori creativi) e disprezza come pirati o abusivi le comunità innovatrici. Le tecnologie peeer-to-peer dovrebbero essere considerate frutto di imprenditorialità collettiva,apprezzate e incoraggiate (dalla regolazione) perchè apriranno nuovi spazi di sviluppo economico,e non represse con la caccia al pirata ,frutto di una visione miope di chi si illude di porre argine al p2p con i sistemi che limitano la fruizione di file (i Drm) o con soluzioni lesivi alla privacy,come i sistemi di controllo del traffico internet e le politiche di disconnessione.
Chi fruisce di musica e video in formato digitale,oltre all'informazione scritta tradotta in bit, ritiene ormai di aver diritto al pieno controllo del proprio ambiente mediatico. Ha legato un brano musicale o un film alla memoria di un momento della propria esistenza e visto che la tecnologia lo permette,pretende di alimentare la memoria riproducendo quel "medium" a piacimento,convinto che il valore di questo sia nella specifica relazione con esso.. Comprare un altra volta un pezzo di vita,come vorrebbero le major,è cosa assurda ,come sarebbe assurdo comprare ogni volta le foto digitali delle proprie vacanze.Il fine non giustifica mai i mezzi. La disattivazione è una misura illiberale,perchè colpisce un nucleo familiare e non la persona che ha effettivamente scaricato: in Italia,almeno,la responsabilità penale è personale. E poi,se si taglia la connessione via cavo si utilizzeranno connessioni alternative oppure si intesteranno i contratti a prestanomi. Insomma,non ci si rende conto dei potenziali rischi della repressione:si spingerà gli utenti a creare sempre più nuovi sistemi criptati che potranno essere sfruttati anche per veri e propri crimini come la pedofilia, gruppi di programmatori mettono a punto nuovi servizi di file sharing in grado di nascondere l'identità di chi scarica.Un inseguimento di massa che,quanto più mostra i muscoli,tanto più si dimostra fallimentare. Evidentemente, impauriti,la strada della repressione anche quando è dimostrato sia totalmente inutile,resta una tentazione forte. E' evidente che tutti viviamo vite intellettuali e da questo punto di vista siamo uguali. I mezzi per parteciparvi sono però mal distribuiti. Il problema non è tanto la garanzia all'accesso,ma di cosa te ne fai  dell'accesso,cosa capisci, e come questo cambia la capacità di trasformazione della tua vita intellettuale.
Bisognerebbe piuttosto guardare ad una riforma del copyright più consona all'era digitale,all'adozione collettiva di licenze in cui l'utente paga una piccola tassa di accesso ai servizi p2p ed è libero di scaricare quello che vuole,riduzione della durata del diritto d'autore,e per l'indusria musicale rivedere le proprie politiche dopo i tantissimi errori commessi,concentrati sopratutto sui profitti a breve termine. Piratare e reinventare le opere degli altri è una prassi consolidata della cultura umana,la gratuità del web resta uno stimolo cruciale per l'innovazione.

La storia sembra ripetersi: quello che accade oggi in Cina, India, Brasile con la tecnologia a basso costo, consistente, spontanea e incontrollabile è analogo a quello che accadde in America nel XIX secolo con i libri britannici,allegramente fotocopiati e a inizio secolo con la nascita di Hollywood. Da quando gli USA sono diventati una potenza della proprietà intellettuale hanno mutato atteggiamento e si sono fatti meno permissivi e oggi sferrano l'attacco più deciso insieme ad Italia e Francia)  alla libertà della rete. E non solo l'industria culturale,ma anche l'altra industria: il termine Yankee viene dall'olandese 'pirata'. Lo sviluppo industriale statunitense è stato possibile grazie alla pirateria tecnologica ai danni dell'Europa e all'infrazione delle restrizioni alla circolazione di idee e tecniche poste dall'avanzato vecchio continente. Gli europei,infastiditi dai furti, iniziarono a chiamare gli statunitensi indistintamente..Yankees..


26/06/11

Hack Meeting: Controculture Digitali

Si svolge in questi giorni HackIt, incontro annuale delle controculture digitali. Un laboratorio autogestito con il pallino della riappropriazione dei saperi. Dal computer alla politica. Passando per la sicurezza degli utenti e le piattaforme per il giornalismo online.

L’hanno chiamato l'ultimo hackmeeting prima del 2012. Poco preoccupati della fine del mondo, gli hacker italiani si riuniscono da venerdì 24 a domenica 26 giugno al centro sociale nEXt Emerson di Firenze. HackIt, «l'incontro annuale delle controculture digitali italiane», è nato nel 1998, e da allora non ha smesso di portare, ogni anno in una città diversa, centinaia di persone a discutere di computer, reti, crittografia, software libero, politica. Al centro c'è come sempre l'attitudine hacker: metterci le mani, prendere in prima persona il controllo delle tecnologie e non solo...Secondo la comunità che organizza il meeting, «gli hackers sono persone curiose, che non accettano di non poter mettere le mani sulle cose. Che si tratti di tecnologia o meno gli hackers reclamano la libertà di sperimentare. Smontare tutto, e per poi rifarlo o semplicemente capire come funziona. Gli hackers risolvono problemi e costruiscono le cose, credono nella libertà e nella condivisione. Non amano i sistemi chiusi. La forma  mentis dell'hacker non è ristretta all'ambito del software-hacking: ci sono persone che mantengono un atteggiamento da hacker in ogni campo dell'esistente, spinti dalla stesso istinto creativo».
I tre giorni di Firenze sono animati da seminari, dibattiti,workshop e performance aperti a tutti e gratuite che affronteranno temi quali software libero, intelligenza artificiale, mediattivi-smo, privacy, robotica, diritti digitali, tecnologie di comunica-zione, accessibilità del web, reti informatiche e di relazioni.L’hackmeeting si definisce infatti «un incontro di culture», con il pallino della riappropriazione dei saperi. Se c'è una cosa che agli hacker non piace è quando «la tecnologia e la conoscenza sono centralizzate per interessi economici e politici e in contrasto con le aspirazioni individuali e collettive di autonomia». Certo, il mondo degli hacker è variegato ed eterogeneo, e al suo interno contiene figure diverse come gli hacker che usano le loro competenze tecnologiche per effettuare furti d'identità o per irrompere in sistemi chiusi, così come persone interessate all'uso delle tecnologie informatiche per fini sociali e democratici. Esempi recenti molto famosi di pratiche hacker applicate alla politica sono Wiki-Leaks, che si ispira apertamente all'etica dell'accesso libero all'informazione (tutta l'informa-zione deve essere a portata di tutti), e Anonymous, un gruppo di hacker che non è dotato di una vera e propria organizzazione e che usa la rete per portare attacchi telematici ai siti di corporation e di governi che atten-tano alla libertà di informazione. Per esempio, negli ultimi anni ha preso di mira il governo iraniano per la censura della rete attuata durante le proteste del 2009. Altri gruppi mescolano odio per i governi con voglia di divertirsi. LulzSec è una sigla di hacker americani nati pochi mesi fa che si divertono a penetrare siti governativi. Nelle settimane scorse sono riusciti, per esempio, a bloccare il sito dellaCia e a diffondere dati riservati rubati dai server del Senato degli Stati Uniti (senate.gov). Ma ci sono anche hacker esplicitamente lontani dalla politica e votati al business. In fondo, tra i principali esponenti del mitico Homebrew Computer Club della Silicon Valley degli anni Settanta c'erano niente meno che Bill Gates  e Steve Jobs (vedi l'intervista a Gabriella Coleman nell'articolo a fianco).Ma la comunità italiana che organizza l'hackmeeting è certamente una delle più politicizzate del mondo, nata a stretto contatto con i centri sociali e le contro-culture degli anni Ottanta e Novanta. Per questo mette al centro valori come auto-nomia individuale, accesso alle conoscenze e alle tecnologie, critica ai modelli di gestione buro-cratica e centralizzata delle reti (per tacere della censura...) Il meeting è autogestito e si svolge sempre in spazi sociali, mentre simili incontri nel resto d'Euro-pa o negli Stati Uniti hanno solitamente una componente «corporate», cioè la partecipazione diretta delle aziende informatiche nella loro organizzazione o nel loro finanziamento.La tre giorni fiorentina sarà come sempre organizzata attorno a una lunga serie di workshop,organizzati in modo aperto in rete nei mesi scorsi, in cui si potrà discutere (e imparare) collettivamente. Infatti il fine ultimo degli hackmeeting è sempre l'apprendimento collettivo indirizzato al cambiamento: come possiamo influire sullo sviluppo della società basata su computer e reti informatiche? Quali strumenti ci servono per diminuire le possibilità di controllo sociale e invece aprire spazi di libera collaborazione? Tra i seminari di questa edizio-ne dell'hackmeeting si parlerà del problema della sicurezza nelle chiamate Voip, soprattutto dopo l'acquisto di Skype da parte di Microsoft: come chiamare senza timore di essere intercettati?O ancora, di net economy e sfruttamento da parte delle imprese del web, così come del contributo che la comunità hacker darà al progettato sciopero dei precari  (nel seminario «Sciopero precario: istruzioni nerd per l'uso»).
Ci saranno incontri sui progetti di cooperazione interna-zionale dal basso che stanno portando le competenze hacker italiane in Marocco e Palestina. Ci sarà una proposta di sviluppo di una piattaforma libera per il giornalismo online che permetta di sfuggire ai ricatti degli editori. Il cuore del meeting sarà il «lanspace», un salone dove ognuno può portare il proprio computer e collegarsi in rete con gli altri,sperimentando, giocando e condividendo gratuitamente i propri materiali. Non una rete pubblica, nel senso che non sarà pos-sibile accedervi esternamente da Internet, né dall'interno si potrà uscire verso Internet, in modo da incoraggiare la condivisione delle conoscenze all'interno del meeting. Inoltre l'edizione del 2011 ha come ospite dall'estero Richard Stallman, fondatore del progetto GNU (il software da cui è nato Linux), pioniere del free software e ispiratore del movimento per la cultura libera e contro la proprietà intellettuale ben al di là del software.Stallman parlerà sabato matti-na con un intervento critico sull'evoluzione del web e del cloud computing, l'infrastruttura distribuita basata su computer connessi in rete che sempre più aziende e progetti informatici stanno sperimentando. In alcuni seminari verranno proposte riflessioni sulla storia del movimento hacker in Italia il primo HackIt si tenne proprio a Firenze nel 1998  nell' ottica del rilancio del movimento verso nuovi lidi. Bisogna «mantenere viva la memoria per ragionare sul presente. Nel futuro ci siamo già stati».
www.effecinque.org



24/06/11

GRANDI RIFORME

Presto l'Agcom cancellerà i vostri file senza chiedere permesso
Federico Formica (linkiesta)

Se passerà un nuovo regolamento dell’Agcom, all’authority sarà permesso cancellare file protetti da copyright. Caso unico al mondo, si potrà procedere in pochi giorni e senza nemmeno avvisare la magistratura.

Il web italiano si prepara ad una nuova battaglia. Ma stavolta si tratta di ripararsi dal fuoco amico. Il governo non c'entra. La minaccia viene dall'Agcom. L'authority per le comunicazioni sta per approvare una delibera 668/2010 per tutelare il diritto d'autore in rete.

Se il testo verrà approvato senza ulteriori modifiche, per cancellare un file protetto da copyright ci vorranno al massimo sette giorni, senza bisogno di indagini e senza coinvolgere la magistratura neanche per un istante. La delibera non ha bisogno di essere approvata dal Parlamento e recepisce – almeno in parte – il decreto Romani. Se l'Italia adottasse questo regolamento, però, diventerebbe un caso raro nel mondo occidentale. Francia, Spagna e Usa prevedono procedure molto simili, che non vengono comunque applicate senza il parere finale di un giudice. In Italia non sarà così.

La procedura avverrà infatti in cinque passaggi:
1) il titolare dei diritti di autore, per esempio una casa discografica o una software house, segnalerà al gestore del sito un contenuto pubblicato illegalmente. Da questo momento il gestore avrà 48 ore per cancellare il corpo del reato
2) se dopo 48 ore il file è ancora online, il proprietario può rivolgersi all'Agcom
3) L'Agcom avvia un contraddittorio che dovrà durare al massimo cinque giorni. In questo periodo l'authority informa il gestore (o l'hosting) della presunta violazione, ma non è chiaro in che modo questi si possa difendere
4) Passati i 5 giorni, se l'Agcom ritiene che si debba procedere, parte l'ordine di cancellare immediatamente il file
5) L'Agcom verifica che il file sia stato davvero cancellato e, in caso negativo, ripete l'ordine

L'avvocato Fulvio Sarzana, ideatore della campagna “Sito non raggiungibile”, è uno dei leader della rivolta online e disegna un quadro a tinte fosche: “I titolari di diritti manderanno segnalazioni a martello. Video, canzoni, testi e software condivisi in rete verranno cancellati a ritmo industriale. L'Agcom sa che non avrà tempo per verificare ogni singola denuncia, quindi mette le mani avanti”.

Anche se in altri termini, la 668 dice qualcosa di molto simile: “L’Autorità ritiene che dopo un iniziale periodo di rodaggio la procedura possa operare in maniera pressoché automatica essendo fondata su un accertamento della violazione di tipo puramente oggettivo”. Insomma, se il file pirata c'è, perché affidarsi alle lungaggini della giustizia italiana? Se l'intento è nobilissimo, quello che si contesta è il metodo. “In alcuni tribunali sono state istituite addirittura sezioni specializzate, proprio per verificare le presunte violazioni del copyright – continua l'avvocato Sarzana - Ora tutto finisce in mano a una autorità amministrativa che non ha neanche i mezzi per gestire un flusso che si preannuncia enorme. La verità? Questo regolamento ha una sola logica: difendere i diritti dei proprietari, anche a scapito del cittadino”.

L'altra grande questione è quella sulle competenze. Secondo i critici, l'Agcom si è arrogata un diritto che non le spetta. Il papà della delibera 668 è il decreto Romani, che legifera sui “fornitori di servizi media audiovisivi”, quindi, nell'ambito della rete, anche web-tv, Iptv e videoblog di grandi dimensioni. “Ma quel testo ha anche attribuito all'Agcom il compito di occuparsi di diritto di autore in rete – spiega Guido Scorza, avvocato esperto di copyright – quindi la copertura normativa, almeno in parte, c'è”. Già, solo in parte, perché il decreto Romani non ha mai parlato di siti privati, cioè pagine web senza scopo di lucro con l'unico fine della condivisione. “Non si capisce come l'Agcom possa ampliare così tanto il proprio raggio d'azione. Il punto debole della delibera è questo” conclude Scorza.

Il coro di proteste è stato liquidato dai consiglieri Agcom Antonio Martusciello e Stefano Mannoni con frasi durissime. In un articolo pubblicato su Milano Finanza, i due parlano di “elogio del furto e dell'anarchia”, “sbornia di demagogia e pressapochismo”, “argomenti che farebbero arrossire uno studente al secondo anno di Giurisprudenza”. Nell'articolo, però, non si scende mai nel merito della questione. I due consiglieri dell'authority si limitano a dire che “chiunque avrà la possibilità di impugnare i provvedimenti davanti al giudice amministrativo”.

L'avvocato Scorza, come diversi suoi colleghi, ci crede poco: “In teoria è vero, nella pratica non avverrà mai. Ce lo vedete un normale cittadino che spende una barca di soldi per rivolgersi al Tar per un video o qualche canzone? Senza contare che i giudici del Tar non hanno molte competenze in ambito di diritto d'autore online. Si darà pace e abbasserà il capo”.

Intanto il tempo stringe. La delibera verrà approvata nel giro di pochi giorni. In autunno dovrebbe entrare in vigore. “La rete ha già dimostrato una forza incredibile mandando a votare milioni di persone al referendum – spera Mauro Vergari dell'associazione Adiconsum – sono sicuro che vinceremo anche questa battaglia”.

Il fronte del no è deciso a non mollare, ma nel frattempo ha già pronta una via alternativa. A spiegarla è sempre Vergari, che da anni difende i diritti dei consumatori da compagnie telefoniche e televisioni: “Continueremo a litigare sul copyright fin quando il Parlamento non varerà una nuova legge. Oggi ci stiamo basando su un testo del 1941. Nel frattempo qualcuno ha inventato le creative commons e mille altri strumenti che consentono di condividere materiale protetto senza lasciare a secco i proprietari, ma anche senza stangare gli utenti”.

08/05/11

Essere Aperti


L'operazione Piombo Fuso, lanciata da Israele il 27 dicembre 2008 contro il popolo palestinese della striscia di Gaza,tre settimane di bombardamenti e distruzioni,rimarrà nella storia non solo come un crimine efferato contro una popolazione civile e le sue già precarie infrastrutture (scuole,ospedali,uffici pubblici..) ma anche negli annali di Internet e il suo sviluppo nella comunicazione globale. Con una censura totale,per impedire che filtrassero reportage e filmati su quello che stava accadendo,gli israeliani chiusero tutti i valichi e le frontiere,nessun giornalista poteva entrare per documentare,raccontare. Oltre al nostro Vittorio Arrigoni gli unici che erano sul posto con mezzi e uomini furono i giornalisti e i cameramen di Al Jazeera,che in pochissimo tempo il si ritrovò a far fronte alle richieste di tutti i network del mondo di poter usufruire e utilizzare le loro immagini.Al Jazeera si rese conto che le notizie in fondo,non appartengono a nessuno e coraggiosamente riversarono in rete immagini e notizie:tutti potevano utilizzarle,scaricarle e condividerle alla condizione che l'origine dei file dovevano essere menzionata e attribuita alla tv del Qatar. Tutto il mondo vide la distruzione a Gaza. Uno dei primi esempi di cultura della libertà e della condivisione in rete,contro la politica dei divieti e dei copyright.E anche uno dei primi esempi su larga scala di adozione di licenza Creative Commons,l'organizzazione no profit che si occupa della liberazione di Internet dai lacci delle restrizioni e del copyright.
In posizione di retroguardia nella diffusione dei quotidiani (a pagamento),con una perdita costante di copie, (900 mila al giorno in quattro anni)con conseguente calo di investimenti pubblicitari. E' la televisione a detenere la quota maggiore ed esorbitante delle risorse pubblicitarie(60%),situazione non riscontrabile in nessun paese avanzato del mondo.Con una situazione come quella italiana,con questo conflitto d'interessi mastodontico tra politica e mezzi di comunicazioni,con la legge bavaglio (DDL Alfano) che la destra cerca di far passare e i tagli all'editoria, non c'è da stare allegri,per quanto riguarda l'informazione libera.Aumentano invece gli utenti attivi sui siti dei giornali che hanno potenziato l'offerta informativa in rete e in generale gli utenti che cercano informazione alternativa ai grandi network.Certo,l'informazione su Internet cresce perchè è gratuita ma anche e sopratutto perchè è libera.Per questo dobbiamo far si che il diritto e la possibilità di possedere elaboratori di dati digitali e il libero accesso alla rete diventi inalienabile quanto la libertà di parola e di stampa garantiti dalle costituzioni..

La conoscenza è uun bene prezioso per tutta l'umanità e deve essere a disposizione di tutti:se un opera o un idea viene copiata,significa che questa ha un valore e se il mondo è progredito è perchè vi è stato una costante rielaborazione di idee altrui,migliorate e sviluppate. Per dare una forma di protezione agli artisti,nella musica,nel cinema,nella pittura ma anche nel campo delle invenzioni si dovrebbe incentivare l'attribuzione di proprietà intellettuale e la diffusione delle licenze Creative Commons. La questione è complicata e la discussione aperta..





Principali licenze Creative Commons in Italia
- Wu Ming: (Giap Blog)
- Wired
- Arcoiris: televisione
- Internazionale: settimanale
- Il Fatto Quotidiano
- La Stampa: quotidiano
- Stampa Alternativa: casa editrice
- Subcava Sonora: etichetta discografica

"Essere aperti è uno stato mentale,l'innovazione è un diritto umano.."


Le sei licenze Creative Commons
-Attribuzione: E possibile distribuire,comunicare ed esporre al pubblico,rappresentare,eseguire,modificare l'opera attribuendone la paternità all'autore
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17/04/11

DJ, condivisione e..Frank Zappa

A volte sono proprio..un bastardo. Ho la possibilità di poter lavorare con la radio accesa e mi piace punzecchare qualcuno di questi nuovi Dj,memore di quando chi faceva radio doveva portarsi pacchi di dischi e nastri sotto il braccio,senza computer,file sharinh,peer-to-peer,web radio tematiche,playlist e di quando si andava a bussare di notte a casa di un amico con le TDK D90 perchè si sapeva possedere l'ultimo di Frank Zappa! Era tutto un affannarsi,un rincorrere. Fammi salire,dannazione! E poi,un gruppo di ragazzi chiusi in una stanza,con un giradischi e decine di vinili sparsi per terra.
L'ansia di inseguire il futuro,cercare furiosamente l'utopia attraverso la musica,la cultura,i comportamenti,accecati all'epoca da tutti quei cambiamenti,quella rivoluzione nella musica,nei costumi,nella tecnologia. La musica,la strada,i comportamenti sembrarvano più diretti,autentici,immediati rispetto alla politica. E alla fine non ce ne è stata neanche una nella politica e nel modo di pensare,nella società in generale.E non che non c'avessimo provato. Tutti abbiamo partecipato a quelle riunioni,mediazioni,gli intrighi,sgolarsi..Una noia terribile..E ripensandoci, hanno rappresentato una distrazione pesante dal cercare di cambiare veramente le cose,impegnandosi in qualcosa di più..efficace forse,nell'attivismo e la mobilitazione. Riversare le energie maggiori nella politica vera. . Molti della mia generazione e di quella appena precedente (e cui mi sento cmq legato per ovvi motivi..) hanno preso delle deviazioni profonde... C'eravamo quasi illusi di poter stare dentro il capitalismo,dentro questo marasma consumistico senza però farne davvero parte. Un illusione..appunto.

Era così tutto..Rock'n'Roll! Fantastico sarebbe stato avere a disposizione allora tutta questa musica libera,tutte le possibilità che la tecnologia offre adesso e che di contro però permette di spacciare autentiche schifezze per capolavori, solo perchè..nuovi. Fà tanto figo. Si pensi solo che per creare una web radio basta avere a disposizione un buon PC, una normale scheda audio, qualche centinaio di file MP3, scaricare e installare il poco software necessario gratuitamente reperibile, dotarsi di un microfono e una cuffietta. Il tutto in pochissimo tempo e praticamente senza nessuna spesa.
La realtà è che la musica moderna,la musica prodotta oggi è per la maggior parte una ciofeca. Una noia mortale. 'Hey..amico,ma c'è davvero qualcuno che ascolta questa roba? Hey ,ti si è incantato il lettore,non senti?'. Di solito,i Dj s'incazzano.


Frank Zappa : Chunga's Revenge





Confrontarci tutti i giorni con la rete e sulla rete.A bbiamo sempre creduto ke il web sia uno strumento rivoluzionario, dalle potenzialità illimitate,uno strumento a disposizione di ciascuno di noi nel dare un contributo per cambiare il mondo,con la diffusione di informazioni e notizie di grande rilevanza che un tempo non avrebbero fatto capolino nemmeno nelle pagine dei giornali più specializzati, creare valori,mettere in moto intelligenze e servizi..Poi c'è il super attivismo da click,gente che crede di supportare idee,campagne,opinioni con un semplice movimente delle dita,quelli che quando non si hanno argomenti per supportare una discussione intelligente,con motivazioni serie e con informazioni verificate si passa all'insulto,al casereccio con l'anonimato come scudo dietro cui far emergere il peggio di noi stessi e molto spesso si perdono le "motivazioni iniziali verificando l’inefficacia delle campagne a cui si partecipa", e si abbandona.Anche se è un bene che ci siano,sembra non funzionare,cavolo:la denuncia del malaffare,della corruzione,dell'impunità insopportabile,sembra quasi non interessare nessuno,l'indignazione non basta.Che fare se la spinta al cambiamento non viene..dal basso? Ho sempre pensato che da internet possa emergere davvero una coscienza collettiva e globale e i presupposti ci sono tutti,con l'idea della condivisione,la creazione di una propria strada alla creatività,la ricerca della libertà in paesi dove non c'è libertà,un canale dove poter dare uno sfogo alle ristrettezze,alla rabbia per una politica che ormai non ci rappresenta, e anche al successo commerciale, ma il pericolo è rappresentato da questo..corto circuito e dal fatto che l'utente medio sta sempre piu trasformandosi in un consumatore digitale e che social network e piattaforme digitali(facebook,google..)guadagnano soldi quando noi ci raccontiamo sui loro siti..
Per questo bisognerebbe limitare le informazioni personali al minimo quando si bannano le caselle che i social ci chiedono,limitandoci a questa o a quella opzione. Mentre i media generalisti, come radio e televisione, non possono individualizzare i contenuti, le nuove tecnologie della comunicazione, come Internet, consentono la costruzione di palinsesti a misura di utente e soprattutto campagne pubblicitarie selezionate e ben definite per lanci di prodotti mirati a target ben specifici. Milena Gabbanelli di report è stata attaccata sulla rete proprio per questo:non tutti sono nerd,non tutti hanno le autodifese e si doveva parlare a tutti. Di allarmismo e superficialità nel programma dedicato ai social network io ne ho visto poco,malgrado il tempo che la buon Milena deve dedicare agli uffici legali per difendersi da querele e denuncie.Dovremmo raccontarci in modo diverso,in un modo indipendente dai loro flag..E la sostituzione di campagne incisive e anche dure sui veri problemi con le logiche della pubblicità ha come risultato finale il progressivo diffondersi del disinteresse politico. Sia sul web e sia fuori.
Oltre alla condivisione dovremo interagire e comunicare in altri modi..perchè qui,di coscienza collettiva proprio ce nè poca:sembrano tutti come quelli che vanno in vacanza,tornano e ci ammorbano intere serate con le loro foto,pensando che quei pochi o molti scatti possano far conoscere il paese dove sono stati..Far sapere quello che faccio la sera o se vado alla cena aziendale. Insomma..una situazione per niente cuccuna..che fondamentalmente riguarda i miei gusti e le mie passioni e le mie posizioni oltre la mia..personalissima sfera.
In un paese incapace di salvare e salvaguardare se stesso,la propria cultura,la propria storia,dove non ci sono spazi materiali per confrontarsi davvero,non strutture adeguate per la musica e per i libri,monumenti che crollano,biblioteche epurate,leggi e leggine che passano indifferentemente,finanziamenti alle iniziative piu squallide,campi di concentramento per esseri umani,altri esseri umani schiavizzati e umiliati per poter sopravvivere..Tre regioni completamente in mano al malaffare..Insomma ..la lista comporterebbe pagine. Si sà tutto di tutto mentre altre notizie,altri fatti altrettanto gravi vengono occultati o manipolati.

Cultura,politica,musica,economia,letteratura,pittura,filosofia,tecnologia..Web2,blog,social network..ridotti a sterili proclami individuali e a piazze virtuali per il rimorchio. Incapaci di elaborare piattaforme “politiche” valide e diventati strumento di sfruttamento del lavoro volontario di milioni di utenti.**

**L'Huffington Post è stato citato in giudizio da una cordata di blogger che ritengono di essere stati trattati in maniera scorretta dal portale web. La class action si è scatenata al momento dell'acquisizione del portale da parte di America On Line (AOL) per circa 315 milioni di dollari. Il motivo scatenante l'azione legale sarebbe soprattutto questo: il mancato pagamento di coloro che per anni hanno contribuito con centinaia di post allo sviluppo e al conseguente successo della testata online.
Il risarcimento richiesto dai blogger ammonta a 105 milioni di Euro, circa un terzo della cifra ricevuta dall'acquisizione di AOL. I blogger sono andati su tutte le furie proprio in seguito a questa acquisizione. Infatti in un primo momento i redattori accettarono di collaborare gratis alla testata, portando l'Huffington Post a diventare una ottima realtà nell'editoria statunitense. Ai blogger però non è chiaramente piaciuta la decisione di Arianna Huffington, editrice e responsabile della testata, di intascarsi tutta la somma derivata dalla vendita, senza riconoscere ai collaboratori giornalistici nessuna percentuale per il loro lavoro.
La signora Huffington sembra però non accettare queste accuse, affermando che la ricompensa al lavoro dei blogger è stata la visibilità mediatica che gli stessi ahnno ricevuto durante il loro lavoro.
A questo punto si preannuncia una battaglia legale che si protrarrà sicuramente nei mesi a venire.**

@'Facebook ha i giorni contati' afferma Bruce Sterling, famoso scrittore di fantascienza, teorico del cyberpunk e studioso dei nuovi media. 'E' un pazzo chi punta sul futuro a lungo termine della geniale intuizione di Zuckerberg - aggiunge - cosi' come degli altri social network. Basti pensare a Myspace che nel giro di un anno ha perso piu' del 70% del suo valore e dei suoi contatti. I social network avranno al massimo sette, forse 10 anni di vita ancora.Poi saranno sostituiti da nuovi media'.@