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14/10/17

D.B. Cooper, la misteriosa storia di un «nondescript man»


Siamo inciampati in questa storia, pubblicata dal Il Post e la riproponiamo. D.B. Cooper entra di diritto e per direttissima nelle Spiritual Guidance di INTERZONE. Senza ombra di dubbio. Buona lettura...

Dan Cooper è un poco conosciuto personaggio di fumetti creato in Belgio negli anni Cinquanta: è un aviatore canadese, famoso tra le altre cose per la sua abilità nell’usare il paracadute.

Dan Cooper è anche il nome con cui un uomo si presentò all’aeroporto di Portland, in Oregon, la mattina del 24 novembre 1971. L’uomo andò al banco della Northwest Orient Airlines, e comprò un biglietto sola andata per Seattle, nello stato di Washington: un volo corto, di circa mezz’ora, con un Boeing 727-100. Una volta a bordo Cooper fumò qualche sigaretta Raleighs, ordinò un bourbon e soda e poi chiamò accanto a sé l’assistente di volo Florence Schaffner. Le diede un bigliettino su cui c’era scritto che aveva una bomba e le mostrò una valigetta al cui interno c’erano cavi e cose che sembravano confermarlo: per non farla esplodere chiese 200mila dollari (pari a più di un milione di dollari di oggi) e quattro paracadute, da farsi consegnare all’aeroporto di Seattle-Tacoma. L’aereo atterrò, Cooper ottenne quanto aveva chiesto, lasciò andare quasi tutte le persone che erano a bordo e, tenendo qualche membro dell’equipaggio sull’aereo, ordinò di prendere il volo. A un certo punto, poco dopo, prese un paracadute e si lanciò dall’aereo con i 200mila dollari. Non fu più visto da nessuno.

Sono passati quasi 45 anni e Cooper non è mai stato trovato. Ci sono state indagini, ipotesi e teorie, ma niente di sicuro: non sui soldi, non sulla sua vera identità, non sul fatto che sia o meno riuscito a sopravvivere al lancio. Il 12 luglio di quest’anno l’FBI, l’ente investigativo della polizia federale degli Stati Uniti, ha detto di aver deciso di «destinare altrove le risorse investite richieste dell’indagine su Cooper». Il comunicato dell’FBI sembra quindi essere l’ultima evoluzione di una stramba e spettacolare storia da film. È divisa in due tempi: del primo, quello fino al lancio con il paracadute, si sa quasi tutto; nel secondo ci sono invece molte pochissime cose certe.

Il cognome del protagonista è Cooper, ma già sul suo nome iniziano i problemi: all’aeroporto disse di chiamarsi Dan, quasi certamente con un implicito riferimento al personaggio dei fumetti. Per via di un errore di qualche giornalista nei primi giorni in cui si parlò del caso il suo nome è diventato per tutti D.B.. Persino l’FBI ha sempre parlato di “caso D.B. Cooper”, pur ammettendo che al banco dell’aeroporto lui disse solo di chiamarsi Dan Cooper.
 
In base a quanto raccontato dalle persone che lo videro all’aeroporto di Portland e poi sul volo verso l’aeroporto di Seattle-Tacoma, Cooper era alto circa un metro e 80 centimetri, aveva tra i 40 e i 50 anni e indossava mocassini, un completo scuro con camicia bianca e un impermeabile. Cooper aveva anche una cravatta nera J.C. Penney con un fermacravatta di madreperla (cravatta e fermacravatta furono trovati sull’aereo). L’FBI ha sempre parlato di lui come di un «nondescript man», una persona ordinaria, senza nessun segno particolare. Cooper pagò in contanti il suo biglietto sul volo 305 e salì a bordo con la sua valigetta. Iniziò così quella che l’FBI ammette essere «uno dei più grandi misteri irrisolti della sua storia».
 

03/01/15

Crimine, male, peccato: Noir Endless Night List

Nel 1946, fu il critico francese Nino Frank che, per esprimere la sua fascinazione per gli oscuri melodrammi hollywoodiani, usò la parola noir.. Ho sempre pensato dei film noir, come a dei figli dell’ espressionismo tedesco, della pulp fiction, e dei romanzi polizieschi di Raymond Chandler. I suoi personaggi, pericolose donne perdute e seduttrici, cinici e cattivi detective, sadici, deviati e amorali di tutti i tipi, esagerati fuorilegge, tutti specchi dei virtuosi dell'epoca. La maggior parte dei noirs sembrano espressamente creati per sfidare il forte suggerimento del codice Hays: "la simpatia del pubblico non dovrà mai essere indirizzata verso il crimine, i comportamenti devianti, il male o il peccato.."

https://archive.org/details/ScarletStreet 

Alain Silver, direttore del Film Noir Reader, fa risalire "il periodo classico del cinema noir" a un arco di tempo di quindici anni, da You Only Live Once (1937) fino al 1952. Ma il primo film è forse da attribuire a Fritz Lang nel 1931, il meraviglioso  M - Il mostro di Düsseldorf, con un giovanissimo Peter Lorre.
Roger Ebert sinteticamente ha definito il genere in un breve elenco di dieci caratteristiche essenziali. Nonostante il nome francese e alcuni aspetti stilisticamente tedeschi, Ebert ha definito "il noir il genere cinematografico americano per eccellenza, perché nessuna società poteva creare un mondo così legato al destino: la sorte, la paura e il tradimento." Qualunque siano i confini del genere, penso che sia giusto dire la storia dei film noir è in buone mani. Il Noir Film Foundation si è dedicato al salvataggio e al ripristino dell’ America Film Noir Heritage"; Film Noir  mira ad essere una risorsa fondamentale per esperti, storici del cinema, critici, studenti, appassionati.
E forse meglio di tutti,  Eddie Muller, auto-descrittosi come "wordslinger, e archeologo del noir". Un personaggio molto noir-ish egli stesso, Muller, esperto giornalista di San Francisco, “barfly”, appassionato di boxe, e grande storico del cinema, definisce il cinema noir come "l'altra faccia del successo della storia americana."

Come già detto, il cinema noir racconta storie di persone che si rendono conto che dopo tutto, non riusciranno mai ad avere ciò che bramano. Così attraversano la linea, commettono crimini e ne pagano le conseguenze; sono storie di persone apparentemente innocenti, torturate da paranoia e prese a calci dal fato. In tutti i casi, raffigurano un mondo spietato e implacabile.
Sul suo sito, Muller ha compilato un elenco di "25 film noir che reggono e sopravvivono alla prova del tempo." Le sue scelte spaziano dai classici riconosciuti come La fiamma del peccato e Sunset Boulevard a film meno noti come Raw Deal. Qui di seguito, l’elenco dei suoi preferiti, la "Endless Night List".

https://archive.org/

 


25. Schiavo della furia ,  1948 di Anthony Mann, con Dennis O'Keefe, Claire Trevor e Marsha Hunt. (Raw Deal Eagle-Lion, 1948) – Available On YouTube

24. La città che non dorme , di John H. Auer, con Gig Young, Mala Powers  
(City that Never Sleeps - Republic, 1952)

23. L'infernale Quinlan , di e interpretato da Orson Welles, Charlton Heston
(Touch of Evil - Universal, 1958)

22. La strada scarlatta,  di Fritz Lang, con Edward G. Robinson, Joan Bennett
(Scarlet Street - Universal, 1945) -  on Open Culture

21.  Autostrada per l'inferno, di  Edgar G. Ulmer, con Ann Savage e Tom Neal
Detour (PRC, 1945) –  on Open Culture

20. Gli uomini perdonano, di  Felix E. Feist, con Ruth Roman e Steve Cochran
(Tomorrow Is Another Day - Warner Bros., 1951)

19. Sciacalli nell'ombra, di Joseph Losey, con Evelyn Keyes, Van Heflin
(The Prowler - United Artists, 1950)

18. La sanguinaria, di Joseph H. Lewis, con John Dall e Peggy Cummins
(Gun Crazy - United Artists, 1950)

17. Atto di violenza, di Fred Zinnemann, con Van Heflin, Robert Ryan, Janet Leigh
(Act of Violence - MGM, 1949)

16. Strategia di una rapina, di Wise, Robert, con Harry Belafonte, Robert Ryan, Ed Begley  (Odds Against Tomorrow - United Artists, 1959)

15.  Rapina a mano armatadi Stanley Kubrick, con Sterling Hayden, Coleen Gray, Vince Edwards
(The Killing - United Artists, 1956)

14. La donna del bandito,( o anche Disperazione) di Nicholas Ray, con Farley Granger,
Cathy O'Donnell(They Live By Night - RKO, 1949)

13. I corsari della strada, di Jules Dassin, con  Richard Conte,Valentina Cortese, Lee J. Cobb  (Thieves’ Highway -20th Century-Fox, 1949)

12. Piombo rovente, di  Alexander MacKendrick, con Tony Curtis, Burt Lancaster
(Sweet Smell of Success - United Artists, 1958)

11. I Gangster, di Robert Siodmak, con Burt Lancaster e Ava Gardner
(The Killers - Universal, 1946)

10. La luna sorge, di Frank Borzage, con Dane Clark, Gail Russell
 (Moonrise - Republic, 1948) –  on YouTube

9. Le catene della colpa, di  Jacques Tourneur, con Robert Mitchum, Jane Greer,Kirk Douglas  (Out of the Past - RKO, 1947)

8.  I trafficanti della notte, di Jules Dassin, con Richard Widmark, Gene Tierney
(Night and the City - 20th Century-Fox, 1950)

7. La fiera delle illusioni, di Otto Preminger, con  Tyrone Power e Joan Blondell
(Nightmare Alley - 20th Century-Fox, 1947)

6. Il Mistero del Falco, di John Huston, con Humphrey Bogart, Mary Astor, Peter Lorre,
(The Maltese Falcon Warner Bros., 1941)

5. La fiamma del peccatodi Billy Wilder, con Fred MacMurray, Barbara Stanwyck
(Double Indemnity Paramount, 1944)

4. Giungla d'asfalto, di  John Huston, con Sterling Hayden, Sam Jaffe
(The Asphalt Jungle - MGM, 1950)

3.Viale del Tramonto, di Billy Wilder, con William Holden, Gloria Swanson, Erich von Stroheim  (Sunset Boulevard (Paramount, 1950)

2. Doppio gioco, di Robert Siodmak, con Burt Lancaster, Yvonne De Carlo
(Criss Cross - Universal, 1949)

1.  Il diritto di uccidere, di   Nicholas Ray, Humphrey Bogart, Gloria Grahame
(In a Lonely Place - Columbia, 1950)



29/09/11

Biondillo: dai margini arrivano le rivolte

«Se fossimo messi bene, si riconoscerebbe che questo è un gran libro, e che Gianni Biondillo è un grande scrittore». “Questo” è I materiali del killer, e racconta un’Italia in cui lo «squallore morale» trionfa da Nord a Sud. Ma visto che vanno di moda «i gialli nordici e adesso tornano anche i Templari, non vende milioni di copie». Parola di Valerio Evangelisti. È mercoledì, siamo da Melbookstore e accanto a lui siede Biondillo.
 
Il libro sarebbe un giallo, per la trama, tra una rapina con un epilogo tragico e l’evasione di un nero apparentemente di piccolo calibro, Towongo Haile Moundouma, aiutato però da un commando malavitoso. Le indagini sono dell’ispettore Ferraro, personaggio di successo di Biondillo. Ma «l’altro giorno la giornalista di una rivista femminile mi ha chiesto perché ho messo tante cose così “forti” come la condizione carceraria o il tema del razzismo. Non sapevo cosa rispondere. Di cosa deve parlare un giallo? Io, se metto in scena l’ispettore Ferraro, il mondo irrompe nel mio libro. Forse il titolo giusto sarebbe “viaggio in Italia”, ma al contrario del Grand Tour, di Goethe: è un paese “sotto un cielo blu diluvio”, devastato, che ragiona con logiche da clan».
L’immagine “sotto un cielo blu diluvio” è una citazione-omaggio a Grazia Verasani (è il titolo del suo ultimo cd), tra il pubblico come un altro scrittore, Wu Ming1. Apprezzano Biondillo, che dei propri “gialli” dice: «sono in un terreno limaccioso», snobbati dalla «critica laureata» perché “gialli”, con «troppa roba» per essere ritenuti “gialli” tout court. Lo dice col sorriso, scherzando, senza snobismo, tanto che elogia la parola “intrattenimento”. A modo suo: «ho il dovere di dare al lettore storie belle, deve voler sapere come vanno a finire. Ma intanto gli voglio raccontare altre cose. Scrivendole bene. Ho in testa questa storia da 4 anni. La trama era pronta, ma dovevo andare a vedere l’Africa, che è uno dei protagonisti di questo libro, e cercare la lingua. Un libro non è solo trama. È l’ossatura, poi serve tutto il resto».
Difficile raccontare l’Italia d’oggi? «A Milano abbiamo avuto un vicesindaco che si vantava di aver ordinato 400 sgomberi di campi rom. Io ci andavo, per parlare con loro, capire i loro problemi. Con i continui sgomberi, non sapevano neanche dove mandare a scuola i loro bambini. A me interessa sapere e raccontare cosa sta al di sotto della cronaca, che non mi interessa: è fiction. Non sono un giallista che insegue gli omicidi!»
Qui apre una parentesi: il rapporto tra scrittori e media. Dice: «a volte mi chiamavano grossi giornali per un pezzo “da giallista” su qualche omicidio. Io rimanevo stupefatto: abbiate rispetto!, sono morti veri! Ma c’è sempre qualcuno che a questo gioco ci sta». «Basta ricordare la lettera di Moccia su “Libero” per Yara Gambirasio. Pornografia necrofila – interviene Wu Ming1 – Questo è un estremo, ma ogni testata ha un suo scrittore tuttologo. È la fiera del dilettante, del pressapochismo ben scritto».

Dal pubblico un lettore dice che le donne nel libro risultano migliori degli uomini. «I personaggi femminili in Italia sono stereotipati, ma le donne sono diverse da come le raffigurano e le vorrebbero i maschi». Chi sono questi maschi? «Noi a Milano abbiamo vissuto prima di voi il berlusconismo. Dicevano: siete giovani, divertitevi, godete, ed ecco quarantenni infantilizzati che rimpiangono Sabrina Salerno».
Un altro lettore chiede, in tutto questo, che ruolo abbia il pubblico. «Tutti parlano male di Vespa, ma lo si guarda. Il gossip, la pornografia, piace. Ma è ora di svegliarci. La letteratura in Italia è marginale rispetto alla tv, ma i margini rodono gli imperi, e dai margini arrivano le rivolte».

Repubblica Bologna