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17/02/22

Un mix creativo: poster di film in bianco e nero con artisti post-punk degli anni '80



The Post-Punk Black & White Cult Classics,del talentuoso artista Billy Butcher combina in modo creativo il design di poster di cult film in bianco e nero con artisti di band post-punk degli anni '80 e testi delle loro canzoni.Questo è il suo ultimo progetto che include Robert Smith dei The Cure sul poster di Eraserhead di David Lynch con i testi di "Friday I'm In Love" , Dave Gahan dei Depeche Mode su Il Monello di Charlie Chaplin con i testi di "Enjoy the Silence", e Debbie Harry dei Blondie con Peter Murphy dei Bauhaus sul poster del film Dracula di Bela Lugosi con una citazione di Bram Stoker riportata di seguito.

 






 


15/02/18

Cats Cover, magnifici gatti nelle copertine dei dischi

Noi amiamo i gatti, lo sapete. Internet ama i gatti. Lo sappiamo tutti. E' Alfra Martini, alias Asymvisuals, l'artista digitale che deciso di ritoccare le cover di alcuni album musicali, sostituendo musicisti e oggetti presenti nelle copertine con dei magnifici.. gatti. In alcuni casi il risultato è davvero esilarante. Abbiamo scelte quelle che riteniamo più divertenti, con immagini giocose di felini mai viste prima e che ci renderanno la giornata sicuramente più leggera.
 
click per ingrandire
 






















 

14/01/18

Disordine e anarchia: dove nasce l'arte

Laurie Lipton
Eh, le nostre stanze, le nostre case, le nostre.. passioni. Un buon studio per un artista è tutto, il posto forse più importante. E quelli più creativi (compresi i nostri!) possono a volte sembrare una discarica, o posti dove regna sovrano il disordine e l'anarchia. Ma è proprio in stanze come queste  che sono state create le più grandi opere d'arte, dove sono nate le idee più geniali.

Queste foto non sono glamour e mostrano gli artisti in uno stato naturale e quasi senza filtro. Questa è la storia dietro le quinte. Le immagini ci restituiscono gli artisti nelle loro quotidianità e nel loro lavoro, e tra mostri sacri, visionari, pop, avanguardisti, abbiamo scelto come al solito quelli di nostro gradimento, che sentiamo più vicini con la loro arte e personalità..
(via Bored Panda)





Pollock

Bacon


Alfred Roll

05/04/17

Musica e arti grafiche: Cover d'elite

La copertina di un album è sempre stato un esempio calzante, un contributo spesso fondamentale per descrivere la direzione emotiva dell'intera opera. Il mondo dell’arte e quello della musica sono sempre stati collegati, e molte delle cover più importanti sono state realizzate non solo da fumettisti e disegnatori visionari, ma da studi e fotografi illustri (Andy Wharol è l'esempio più lampante).
Abbiamo spesso dedicato post alle cover, non solo musicali, ma anche editoriali, libri, fumetti ed altro. Oggi abbiamo scelto alcune cover per noi significative, e tralasciato, come sempre, quelle più famose e più rappresentate (Dark Side of the moon, Nirvana etc..), e non potevamo però inserire l'unicità della Banana di Wharol o l'essenza di Never Mind the Bollocks. Abbiamo scelto non in base ad una bellezza estetica o a virtuosismi stilistici, ma perché la copertina di un disco è la fotografia della società al momento in cui essa viene realizzata, è l'espressione del contesto, oltre che la percezione di quello che andremo ad ascoltare.
Il rapporto tra musica e arti grafiche era strettissimo nell’epoca del vinile, quindi iniziamo la nostra carrellata proprio dagli anni '50, per proseguire con l'intensificazione della sinergia nel corso degli anni ’60, ’70 e ’80. Ricordiamo che molti dischi sono ricordati per la loro copertina prima ancora che per la loro musica.

Elvis Presley - Elvis Presley 1956
La prima cover nel suo genere. Quella del debutto del Re del Rock'n'Roll che schizzò direttamente al top, n°1 della classifica Bilboard negli States. L'iconico album rappresenta l'alba del rock, con la chitarra posta al centro (quindi all'attenzione) invece del pianoforte, fino ad allora lo strumento predominante sulle copertine dei dischi. Era il 23 Marzo del 1956 e nessuno aveva visto una cosa del genere" . A poco meno di quattro dollari per copia, si trattò del primo album della Rca ad aver incassato oltre un milione di dollari a un solo mese dalla pubblicazione. Elvis Presley è poi diventato il primo album in assoluto ad aver venduto più di un milione di copie. La foto per la cover fu scattata da William V. “Red” Robertson durante uno show a Tampa. Quell’immagine, datata 1955, è diventata un'icona. Così tanto da non essere solo usata sui giornali e le locandine per pubblicizzare gli show del "Re", ma come vedremo tra poco, finire anche su dischi altrui.
 





The Clash - London Calling   1979
Spartiacque tra due decenni fondamentali per la musica. Insieme al precedente due classici album e due classiche cover. Anche a sguardi meno curiosi rivela la similitudine tra le due foto e le stampe. Senza malizia e perché consideriamo i Clash come una delle band che più ha contribuito al rinnovamento del rock diciamo che fu un tributo a Elvis. Al limite, gli copiarono solo il celebre.. ciuffo! Ray Lowry, curatore della grafica riportò fedelmente i colori ed il lettering di Elvis Presley e colloca il nome del disco nella identica posizione usata dal grafico del Re. La foto fu scattata alle 22.50 del 21 settembre 1979 al Palladium di New York da Pennie Smith.






John Coltrane - Blue Train 1957
Raramente un etichetta discografica ha prodotto così tante cover diventate poi "classiche" come la Blue Note, la seminale label di musica Jazz. Più di tutti hanno avuto un approccio consistente e evocativo, tanto da essere considerata la migliore arte grafica degli anni '50 e '60. Blue Train non fa eccezione. Fu il brillante secondo album del geniale sassofonista, di cui abbiamo parlato in questo post: The giant- John Coltrane






The Beatles - Revolver 1966
 Avremmo potuto scegliere la cover di Sgt. Pepper, che ha una classe a se stante. Tuttavia l'innovativo lavoro creato un anno prima da Klaus Voormann, un loro amico dai tempi di Amburgo, appunto la cover di Revolver, fu altrettanto creativa e influente nei tempi successivi: dopo tutto, dopo la mitica copertina di Sgt Pepper tutto sarebbe cambiato.
Revolver fu uno dei primi album dell'era psichedelica. Il collage di disegni e foto di Voormann riflettevano gli esperimenti con l'LSD dei Beatles durante la sua produzione.
“Voormann dichiarò al Guardian che John Lennon gli si avvicinò durante le registrazioni: “Hai qualche idea per la nostra nuova copertina dell'album?’ Ho pensato: Si! Dovevo fare una cover per la band più famosa del mondo!In momenti come questo, si potrebbe improvvisamente dimenticare che una volta erano stati dei ragazzini trasandati di Liverpool."
"Quando ho sentito la musica, ero scioccato. Era incredibile. Ma era anche spaventosa, perché l'ultima canzone era ‘Tomorrow Never Knows '".

Il testo di Tomorrow Never Knows, era stato adattato dal libro di Timothy Leary, The Psychedelic Experience: Un manuale basato sul Libro Tibetano dei morti e combinato con i loop estratti da nastri, vecchie registrazioni e il drumming ipnotico di Ringo Starr contribuì a creare l'atmosfera psichedelica - e l'arte della copertina di Voormann.
A Londra, lavorò tre settimane nel suo minuscolo appartamento, con penna e inchiostro nero per creare i quattro grandi disegni dei Beatles. Vennero combinati con un collage di foto in bianco e nero scattate da Bob Whitaker.
Il lavoro di Voormann su Revolver gli valse un Grammy per la Miglior Copertina per Album Musicali, che però non lo rese ricco. La casa discografica dei Beatles lo pagò solo circa 50 sterline.
“Io lo avrei fatto anche per niente", dichiarò. E ci crediamo, davvero!
 





17/12/16

The Exploding Plastic Inevitable: il genio proto punk dei Velvet Underground

E' stato definito anche come .." un ghigno ingenuo del proletariato", "una rivolta della classe operaia contro i gusti borghesi, le buone maniere e il sistema corrotto del consumismo". Ma anche una pura rappresentazione.. artistica. Non dobbiamo dimenticare che il Punk ha avuto tra i suoi antenati una frangia di artisti di avanguardia. Se Iggy Pop sul palco amava spalmarsi di burro di arachidi Patti Smith, ispirata da Rimbaud, leggeva le sue poesie al CBGB. E prima di Dave Marsh, a cui (narra la leggenda) dobbiamo l'uso della parola Punk per la prima volta (per una recensione del gruppo Question Mark and the Mysterians), prima ancora di Sgt. Pepper e la morte di Jimi Hendrix,

Velvet Underground, protetti di Andy Warhol e pionieri del dark psichedelico spianarono la strada a quello che più tardi fu definito come punk rock. Anche Please Kill Me, la "storia orale non censurata del punk", scritto da Gillian McCain e Legs McNeil si apre con i Velvet e con J. Cale che ricorda di come fu sconvolto dopo che Lou Reed gli fece sentire Heroin: <<Il testo e la musica erano così volgari e devastanti .... Lou aveva queste canzoni in cui aleggiava un elemento hard boiler, come ci fosse un assassinio in corso..>>
Ora in occasione del 40esimo anniversario del punk, tutti, dal sindaco di Londra a Shakespeare sono stati associati al punk, la capitale britannica ne celebra i luoghi, la musica, il look, le influenze, con eventi e concerti, ma forse è stato proprio Lou Reed che ne ha definito il carattere più cinico, crudo
e devastante nella seconda metà degli anni '60.
Le performance di quelle canzoni erano puro spettacolo art-rock, grazie alla Exploding Plastic Inevitabile di Andy Warhol, o EPI.

Wayne Mcguire, critico molto influente in quel periodo, descrisse le esibizioni dell'Exploding tra il 1966 e il 1967, come "un circo elettronico, una totale confusione, con il gruppo avvolto in un oscurità illuminata solo da luci stroboscopiche. Usavano dai tre a cinque proiettori, mostrando spesso spezzoni diversi dello stesso film, e spostandoli in diversi spazi in modo da coprire tutto l'auditorium. Avevano quattro luci stroboscopiche a velocità variabile; tre punti in movimento, con un assortimento di gel colorati; diverse luci a pistola; una palla a specchio appeso al soffitto e un'altra sul pavimento; ben tre altoparlanti che sparavano a tutto volume un cut-up di musica pop, oltre che quella dei Velvet Underground e Nico ...… e così via. Il tutto mentre Gerard Malanga e Ingrid Superstar ballavano freneticamente sulla musica dei Velvet .

Warhol aveva tentato di mettere in scena simili eventi già dal 1963, con una band che ebbe vita breve, The Druids, che comprendeva il compositore avant garde Monte Young. La stampa definì l'esperimento come "la migliore drugs connection di New York". Warhol incontrò poi i Velvet Underground al Café Bizarre, completando il gruppo con un'altra sua protetta, Nico. La band fu ripresa dal regista Jonas Mekas, che voleva i componenti della band vestiti di nero per poter vedere il film al Teatro Cinémathèque . "Ma eravamo tutti vestita di nero, in ogni caso", ricordò Reed.
Come si può vedere nella parte iniziale del film del 1966 di una performance della EPI, ci sono odi proto-punk di Lou Reed, con riferimenti all'eroina e al sadomasochismo, fornendo la colonna sonora ideale per le celebrazioni (moda e bellezza) di Warhol. Ci fu anche una proiezione dell'adattamento di Warhol di A Clockwork Orange del 1962 (Arancia Meccanica di Anthony Burgess) : il contenuto di quel film, insieme agli aspetti trasgressivi dei testi dei Velvet Underground e alla loro musica, contribuì in modo significativo alla caratterizzazione da parte della critica dell' EPI, che furono bollati come 'debosciati' e 'perversi'.

Il film che vediamo qui è stato girato dal regista Ronald Nameth ad una esibizione EPI al Poor Richards di Chicago.La colonna sonora sovraincisa mescola registrazioni di "I'll be your Mirror" e "European Son", "It was a pleasure" da Chelsea Girl di Nico, e le versioni live di "Heroin" e "Venus in Furs", con John Cale alla voce . In questo particolare evento né Reed né Nico sono protagonisti, ma è Cale al comando. Tuttavia, il film rappresenta la visione sensoriale infernale di Warhol ... l'ambiente della discoteca più unico ed efficace prima dell'era Fillmore, e una registrazione visiva di come il punk nacque nei teatri d'essai e nelle gallerie d'arte, prima di risalire dai locali di quartiere e dai garage. Guardare questo evento è come ballare in un locale strobo: il tempo si ferma, i movimenti sono ritardati, il corpo sembra separarsi dalla mente. Nameth fa con questo cinema quello che i Beatles fecero con la musica: il suo film è denso, compatto, ma in qualche modo fluido e leggero. E 'estremamente pesante, estremamente veloce, ma arioso e poetico, un mandala che ti risucchia nel suo vortice vorticoso, un aurea che pervade di malinconia.
Buona visione






 

15/03/16

Bowie prima di Ziggy. A Bologna

Bowie before Ziggy.
Fotografie di Michael Putland
Mostra omaggio a David Bowie che, attraverso le immagini e le memorie del fotografo britannico, racconta un giorno nella vita di Bowie, poco prima che questi prendesse gli abiti e le sembianze di Ziggy Stardust. Le foto sono state infatti scattate nell’allora residenza di Bowie, Haddon Hall, il 24 aprile del 1972. Le registrazioni di Ziggy Stardust and the Spiders from Mars erano terminate da qualche settimana e, il disco, sarebbe stato pubblicato poco dopo. Il 28 aprile esce infatti il primo singolo dell’album "Starman”. Quel 24 aprile, Bowie, nella calma che precede la tempesta che lo avrebbe reso un fenomeno planetario, dipinge il soffitto di casa sua indossando un abito disegnato insieme all’amico stilista Freddy Buretti. Lo stesso abito che usava sul palco, in quel periodo, e che sarebbe stato immortalato nella coverdi Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. È un Bowie molto rilassato, quello che accoglie Putland, avviato all’apice della sua popolarità e già molto sicuro della sua immagine. Un immagine e un immaginario che sta costruendo da anni, utilizzando non solo la musica ma anche trucco e abiti. ONO arte, insieme a Michael Putland col quale ha avviato una collaborazione ormai da anni, ha deciso di dedicare una mostra a David Bowie ampliata da qualche scatto pre e post Ziggy Stardust e da altri provenienti dallo Station to Station Tour, dopo averne dedicate altre due nel passato all’artista recentemente scomparso. La prima risale al 2012 ed era legata alla cosiddetta trilogia Berlinese, quando Bowie era forse nel suo periodo di minor popolarità. Il primo infarto che lo aveva colpito nel 2004 aveva azzerato le sue performance live e le uscite discografiche.Con lamostra volevamo testimoniare l’influenza che Bowie ha avuto non solo nel mondo della musica ma anche nel costume, nella società e nella cultura in genere,e non solo nel mondo occidentale. Bowie a Berlino inventa e reinventa se stesso e soprattutto codifica, a modo suo, il significato di “Europa e di europeo” estrapolandone un concetto che è presente nei dischi della Trilogia. L’intuizione dell’importanza estetica Bowie nel panorama culturale europeo trova riscontro quando pochi mesi dopo l’apertura della nostra mostra di Bologna inaugura al Victoria & Albert Museum di Londra la mostra David Bowie Is che apre di fatto la porta principale dei musei alla cultura popolare.

Siamo nel 2013 e l’8 gennaio dello stesso anno, senza nessuna campagna promozionale, esce The Next Day penultimo disco di Bowie. La copertina è una rivisitazione della cover dell’album ‘Heroes’ per la quale fu scelta una foto di Masayoshi Sukita le cui opere ONO ha esposto in una mostra dello scorso marzo (2015) con un quadrato bianco che copre la parte centrale dell’immagine. Oltre alla copertina del disco anche il primo singolo,We are we now, è un chiaro riferimento al suo periodo berlinese come momento culminante, dal punto di vista creativo, umano e personale, della sua carriera. Questa terza mostra vuole essere un omaggio a David Bowie e si configura come la tappa zero di un progetto di più ampia portata a cui ONO sta lavorando insieme all’Archivio che gestisce l’immagine dell’artista.

La mostra (12 marzo - 30 aprile 2016) è composta da 27 fotografie di Michael Putland in diversi formati e il lavoro grafico di Terry Pastor, designer che realizzò la copertina di Ziggy Stardust e Hunky Dory

ONO arte contemporanea

VIA SANTA MARGHERITA 10 | 40123 BOLOGNA | +39 051 262465

vittoria@onoarte.com | maurizio@on

oarte.com | beatrice@onoarte.com


16/02/16

L'uomo che cadde sulle strade: la Street Art celebra David Bowie

Il mondo della musica, e i fan continuano a ricordare, e a onorare, David Bowie, la sua eredità e la sua visione del Rock'n'Roll e del mondo, continuando a condividere storie, video, musica e opere d'arte. Anche noi di Interzone lo facciamo e lo faremo ancora: oggi sono i murales a lui dedicati, gli omaggi della street art che hanno iniziato ad apparire in diversi luoghi del dopo la sua scomparsa. Evidenziamo alcuni dei migliori, catturati dagli obiettivi di passanti e dagli artisti stessi che li hanno realizzati, poi raccolti e pubblicati su Flavorwide. Se conoscete altri eventuali e significativi tributi di artisti di strada quì non documentati, potete aggiungerli e condividerli con noi su questa pagina.






Realizzato a Birmingham da Annatomix,su Dudley Street




L'artista  australiano Jimmy C ha creato questo murales  nel quartiere di nascita di Bowie, Brixton, a South London




Bowie a Bologna, Italia




StreetArtEverywhere, Bowie a New York




"Bowie on the Wall", dell'artista Otto Schade a Santiago del Cile




Catturato da Rita Hunter, artista sconosciuto 




 Street art a Turnpike lane 




Opera di Jules Muck, città sconosciuta




Bowie nel quartiere Wynwood, a Miami,dell'artista David Flore




A Dublino, di Jess Tobin e Vanessa Power




Murales apparso a Sheffield, ad opera dell'artista Trik 




Uno Stencil a Padova




Starman a Toronto