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19/03/22

L'Indomabile: John Sinclair e gli MC5


"Per quanto mi riguarda gli Stati Uniti, possono anche andare al diavolo, penso che stiamo vivendo lo stesso processo d’implosione dell'Urss, è una decadenza lenta e inarrestabile." 



E' John Sinclair a parlare, lo stesso Sinclair che negli anni sessanta con i Trans Love Energies si esibiva in spettacolari installazioni artistiche scavando buche nei campus universitari per dare l'idea dei crateri prodotti dalle bombe americane sganciate in Vietnam. Ci occupiamo di Sinclair perché' lontanissimo dall'immaginario hippie mediatico dell'epoca, poeta, agitatore politico culturale e attivista per i diritti civili, contro la guerra, fondatore delle White Panthers, movimento radicale sulla scia delle più famose Black, ossessionato dalle autorità del suo paese e per questo bersaglio di primo piano della repressione. Creatore di quella zona franca di Detroit dove arte, musica e impegno politico si combinavano in una miscela esplosiva (regolata sulla frequenza di sex, drugs and r'n'r) Sinclair era anche esperto e cultore di musica, soprattutto blues e jazz, e fu il primo a rendersi conto del potere che il rock'n'roll poteva rappresentare per l'intera area della città dell'automobile, in quel periodo una gigantesca fabbrica a cielo aperto, e si mise a capo di un gruppo di giovani musicisti arrabbiati e in bolletta, facendo loro da manager e gettando le basi di quella che sarebbe stata la nuova scena musicale degli ultimi anni sessanta. La band era quella dei MC5, insieme agli Stooges di Iggy Pop senz'altro il primo gruppo proto punk. Rock eccitante, vibrante, coscientemente brutale: la musica dei Five rifuggiva la tecnica eccellente e si mostrava grezza, forte eseguita con intensità e fede profonda. Una valanga di rumore accompagnata da balli e gesti sfrenati, il pubblico li accoglieva col pugno chiuso decisi a scambiare le perline del flower power con le cartucce dell’aperta rivoluzione: fucili e chitarre. "Gli MC5 si affidano completamente alla rivoluzione e la rivoluzione si affida completamente a tutti coloro che escono dai gusci dell'individualismo: la separazione è rovina!" scriveva Sinclair presentando Kick out the jams. Era il sessantotto ma era una dichiarazione profetica, vista la situazione in cui ci troviamo. Memorabile la loro esibizione alla convention democratica di Chicago, tra le fiamme degli scontri e della guerriglia.


John Sinclair è stato anche uno dei pochissimi privilegiati a diventare protagonista/titolo di una canzone di Lennon, quando fu arrestato per possesso di marijuana e rischiando la vendetta del potere, una pena a vent'anni di reclusione, trasformandolo definitivamente in un’icona della controcultura dell'epoca. Oggi Sinclair tiene lezioni universitarie sulla cultura black, reading di poesie, programmi radiofonici (www.johnsinclairadio.com). Nauseato dalla situazione politica americana, vive dal 2004 in esilio volontario ad Amsterdam, dove ha stabilito il suo ufficio in un coffee shop.



Gli Stati Uniti e il Proibizionismo

"Negli anni ' 60 nessuno di noi pensava di abbandonare gli States, quella era la nostra terra e volevamo cambiarla, farne un posto migliore per tutti. Oggi ritengo non ci sia più nessuna speranza per il mio paese, l'America vuole restare così, ignorante ed egoista, vuole bombardare chi non è d'accordo con lei. E incontro sempre più gente, più americani che la pensano come me. Tantissimi miei compatrioti sono qui ad Amsterdam per sfuggire alla follia della guerra alla droga. Attenzione, questo non è un tema da sottovalutare e che non riguardi solo qualche sballato: l'80 dei due milioni e mezzo dei detenuti rinchiusi nelle galere americane è lì per reati legati alla droga."


New Orleans

"Le immagini trasmesse dai media dopo l'uragano che ha colpito New Orleans sono il miglior ritratto dell'America di oggi: si sono accorti di tutta quella gente solo quando l'hanno vista ammucchiata negli stadi: ormai al potere non importa nulla di come vivono i neri, ci sono generazioni di afroamericani che non sono mai usciti dai loro quartieri, non conoscono la città in cui vivono: hanno tolto prima le fabbriche e il lavoro e poi i luoghi d'incontro e alla fine anche i negozi. Continuano a non saper leggere e scrivere, non è qusta la follia?"

La galera e John Lennon

"Ero fuori dal mondo, due anni in una minuscola cella d'isolamento perché' avevano paura che istigassi gli altri detenuti alla rivoluzione. Rimasi totalmente scioccato quando seppi che un beatle si dava da fare per me, era fantastico. Poi..gliel'hanno fatta pagare, ma questa è un’altra storia."





La cultura Black

"Quando ero bambino amavo esplorare l'etere, smanettare la radio per cercare stazioni. Una notte mi sono collegato con una stazione del sud degli Usa, casualmente, che trasmetteva musica black e ne rimasi folgorato. Quei suoni, quei ritmi cosi belli, diversi e potenti. Dovevo assolutamente sapere chi faceva quella musica e il come e il perché. Mio padre, operaio alla catena di montaggio di Detroit mi assecondava e si sacrificava andando in giro con una lista di dischi che gli preparavo. Poi da grande sono andato a vedere come vivevano gli afroamericani e non era facile in quegli anni, cosi sono diventato una specie di esempio eretico per i miei contatti con la comunità nera. A un certo punto avevo quasi esclusivamente amici di colore, gente incredibile, allegra, disponibile nonostante che dai bianchi non avessero avuto che guai. Con loro scopri il jazz e i beatnik, la poesia e Coltrane, l'erba e tutto il resto.."

La Musica

"Perché, esiste della musica oggi? La musica aveva e deve avere altri scopi oltre l'intrattenimento. Con gli MC5 volevamo sovvertire il governo Usa, non certo ottenere un contratto discografico o scalare le hit parade.."






26/03/20

Neue Deutsche Well, Gabi Delgado e Ja Ja Ja

Ancora un brutta notizia dal mondo della musica. Gabriel Delgado-López dei DAFDeutsch Amerikanische Freundschaft, meglio conosciuto semplicemente come Gabi Delgado, è morto all'età di 61 anni. La notizia è stata annunciata da Robert Görl, che ha lavorato con Delgado per oltre quattro decenni. Definiti dal grande DJ John Peel come i "nonni" della techno, Delgado e i DAF hanno plasmato un  suono alla fine degli anni '70 a Düsseldorf, che ha influenzato innumerevoli artisti elettronici nei decenni a venire. Per ora nessuna causa di morte è stata ancora comunicata. Pubblichiamo un nostro post del 2012 in cui ripercorriamo la storia della "Neue Deutsche Welle" e dell'importanza che i Daf e Delgado, come artista solista, hanno avuto nella storia della musica alternativa.


Il "do it yourself" del punk diffuse il concetto che tutti potevano fare musica,salire su un palco,imbracciare gli strumenti e suonare senza alcun tipo di tecnica,una vera rivoluzione rispetto alla cultura musicale imperante in quegli anni,dominati da super gruppi che proprio della tecnica e del virtuosismo facevano i propri capisaldi. Inoltre i gruppi iniziarono a produrre i propri dischi e centinaia di piccole etichette indipendenti,supportate da altrettante fanzine spuntarono come funghi. Culturalmente, la rottura delle convenzioni, resistenza underground e l'anarchia come unico riferimento politico furono i pilastri del movimento punk. Tutti questi elementi saranno adottati negli anni che vanno dal 79 al con la nascita della Newe Wave, in Germania "Neue Deutsche Welle" . Dusseldorf, Berlino e Amburgo furono le tre città' chiave della produzione musicale tedesca. Dusseldorf in particolare. Sperimentazione prima, elettronica di consumo poi, rappresentavano solo due facce di questa città posta al centro della zona più' industriale della Germania. Dusseldorf quindi,centro e origine di filoni musicali. (i Kraftwerk insegnano..). Un mix tra l'avanguardia techno di Detroit, la dance music di N.Y. e i suoni degli Einstürzende Neubauten (quanto di più hard la New Wave tedesca abbia prodotto) diede vita ad una raffinata e curiosa ricerca musicale in molteplici direzioni. Dalla città nasceranno anche i primi tentativi interessanti di introdurre una vena rap nel corpo di un funk/jazz che aveva come caposcuola i primi Family Five. Ja Ja Ja fu il gruppo privilegiato di questo tentativo, realizzando in quegli anni alcuni mix che restarono a lungo in testa nelle classifiche della musica indipendente tedesca. Fiancheggiatori della Neue Deutsche Welle molte band si resero protagoniste della EBM,  l'Elettronic Body Music, in cui i tetri suoni industriali vennero elaborati in un sound martellante con evidenti riferimenti al futurismo,all'erotismo delle nuove apparecchiature elettroniche,ad un simbolismo sessuale fortemente ambiguo,molto in voga nei bar/discoteche di Dusseldorf e politicamente molto provocatori. Uno dei principali artefici del movimento fu Conny Plank, geniale e innovatore produttore,che con i D.A.F (acronimo di Deutsche Amerikanische Freundschaft) esplorarono nuovi mondi musicali, con una mezza dozzina di album imponenti tra il 1979-1982, continuando anche dopo la riunificazione del gruppo nel 1986. I D.A.F si formarono per produrre una collaborazione sperimentale tra musicisti tedeschi e americani,ma i perni del progetto sono Robert Gorl, batterista diplomato che aveva militato nei primi gruppi punk di Dusseldorf e Gabi Delgado. Ed e' proprio il genio di Delgado che proponiamo in questo post.

Gabi Delgado, musicista,poli strumentista, cantante e autore di testi, tedesco d'adozione ma spagnolo di genitori e probabilmente di cultura,ha inciso per la Virgin Records che aveva pubblicato anche gli ultimi lavori dei D.A.F. L'anima latina emerge soprattutto per l'amore nell'uso delle percussioni,mentre l'adozione tedesca e' evidente per l'utilizzo delle tastiere elettroniche che si fondono perfettamente con appunto le percussioni. Un musicista esclusivamente di estrazione latina non avrebbe mai potuto concepire brani cosi complessi e articolati per quel che riguarda l'arrangiamento delle tastiere elettroniche. Delgado ha prodotto un solo album,svariati singoli e mix e molteplici collaborazioni. Mistress e' il titolo dell'album, pubblicato nel 1983 sempre con la produzione di Conni Plank. Mistress e' un autentico divetissement elettronico,dove le tastiere e i synth si intrecciano con ritmi di calypso e industriali,pop sintetico e loop decisamente funky con un basso pulsante,chitarre che richiamano il Brasile sempre con le percussioni in primo piano sul canto sexy di Gaby,che alterna lo spagnolo all'inglese. Un disco in fondo giocoso e a volte inquietante nel suo richiamo ad un cyber tropicalismo certamente sottovalutato da critica e pubblico. Nei prossimi post continueremo ad occuparci di Germania (compatibilmente con il lavoro, la stanchezza e un po di stress..) con alcuni gruppi orbitanti nell'etichetta tedesca ATA TACK,attiva dal 1979 e che ha una lunga tradizione nella produzione di musica elettronica,elektro,techno,industrial e per aver pubblicato alcuni dei gruppi più sperimentali,avanguardistici e scalcinati come Lost Gringos, Element of Crime etc, ma anche di Der Plan, Pyrolator, D.A.F e molti altri. Intanto..buon ascolto.


Electronic Body Music” (EBM).
Mistress
Ja Ja Ja




09/07/18

"Big" Joe Jackson: The Best

Nell’arco di un anno e di due albums Joe Jackson diventò uno degli inglesi più promettenti delle ultime generazioni. Londinese, sempre innamorato follemente della sua città: Look Sharp e I’m the Manle sue prime produzioni, ebbero un enorme successo.


segui il link
I'm the Man: Joe Jackson, un uomo in vista











24/04/18

Final Damnation (The Damned Live in London '88)

 Registrato al Town & Country Club di Londra il 13 giugno 1988. Originariamente pubblicato nell'agosto 1989 da Essential, e in seguito è stato ripubblicato in DVD




"See Her Tonite"
"Neat Neat Neat"
"Born to Kill"
"I Fall"
"Fan Club"
"Fish"
"Help!"
"New Rose"
"I Feel Alright"
"I Just Can't Be Happy Today"
"Wait For The Blackout"
"Melody Lee"
"Noise Noise Noise"
"Love Song"
"Smash It Up" (Parts 1 & 2)
"Looking At You"
"The Last Time"

EVIL SPIRITS download


 


01/02/18

My Best of: TV On The Radio

"Se ascolto le pop-radio , non mi sento come se dovessi sfrecciare su una motocicletta o farmi di qualche droga o combattere un poliziotto. Mi sento come se dovessi comprare le candele alla vaniglia. Prima era sesso, droga, rock'n'roll. Ora è caffè, e-mail, e rock'n'roll. E presto, sarà fibre, massaggi naturali ... e rock'n'roll."

Mi stavo proprio chiedendo perché su questo blog non si era ancora parlato dei TV on the Radio, band con sede a Brooklyn e Los Angeles, nell'underground uno dei più acclamati gruppi art-rock degli ultimi dieci anni. Intrecciando chitarre indie, voci soul moderne, trip-hop, elettronica, e influenze jazz, in  mix vorticoso di generi musicali, il loro suono è unico, inequivocabilmente cool. Con l'acclamazione da parte della critica e con un seguito magari non popolarissimo ma di culto, sono arrivate amicizie enormemente influenti, e a noi particolarmente.. care: uno dei sostenitori di lunga data è stato il compianto Bowie, definito da David Sitek come l' Obi-Wan Kenobi della band. (Lo troviamo in  Province, contenuto in Return to Cookie Mountain, secondo album). C'è poi il nostro amato Peter Murphy dei Bauhaus, che si esibisce spesso con il gruppo dal vivo.
Nel 2011, colpisce un po' tutti la morte del bassista Gerard Smith.
La mancanza di immaginazione degli artisti odierni commerciali, in questa atmosfera di festa perpetua in cui si finge che tutto sia meraviglioso, ma dove realmente e inevitabilmente poi si piange di notte, TV on the Radio è un turbinio di aria fresca, creatività, e con uno strato di credibilità che resiste nonostante il decennio ormai sulle spalle...
Seeds del 2014 è un disco meraviglioso, che da solo avrebbe meritato una playlist.

My Best TV on the Radio









 

11/01/18

Hepcat, Marcus Garvey era un eroe nato in Giamaica

Marcus Garvey era un negro nato in Giamaica
Marcus Garvey era un eroe nato in Giamaica
Sposò due mogli di nome Amy e Aimee
Aveva due figli, quelli di Amy
Uno è un dottore
Uno è un insegnante
Alcuni dicono Garvey Ded-o
Alcuni dicono di no Ded-o
Alcuni dicono di conoscerlo
Alcuni dicono che non lo conoscono..
Ho incontrato alcuni fanatici
l'altro giorno
hanno un piano indescrivibile..


Hepcat - Scientific




06/11/17

Fortissimi Cramps!

L’Irving Plaza è una vecchia sala dove agli inizi del novecento si esibivano i migliori teatranti dell’immigrazione europea, anche se, ancora prima, era stato il tempio della lirica, con il foyer rosso, i tappeti sgargianti, candelabri, cornici dorate e specchi giganti. Insomma, perfetto per accogliere i Cramps e i loro fan, che fanno a gara nello sfoggiare i migliori abiti demodé della loro collezione. Incredibili tute leopardate, zatteroni stratosferici, cappelli piumati a coprire capigliature impomatate, make up pesantissimi. Lo spettacolo, prima dello spettacolo, è grandioso. L'evento è sold-out, nonostante l'esibizione del gruppo qualche giorno prima al Warsaw di Brooklyn. Ad aprire i Von Bondies, senza infamia e poca lode scompaiono presto dal palco, dopo appena due brani.

 Lux Interior è inguainato in un involucro nero e argento, Poison Ivy (Rorschach) è sempre uguale a se stessa, lo sguardo fermo da femme fatale fende la folla ammaliata. Sono sempre gli stessi, lontani da ogni moda, e in fondo è questo che entusiasma i fan che ancora seguono e adorano la band. Sempre lontani dai cliché imperanti, i Cramps non si curano della loro staticità: d'altronde, se i due non avessero deciso di formare un gruppo a Akron, in Ohio, Lux avrebbe continuato a fare il Dj per qualche oscura radio Usa, sempre con la testa proiettata indietro di 20 anni.
Un ora e mezza di originale e devoluto psycobilly, urticante mescolanza di sonorità rock'n'roll e frenesie psicotiche: questi sono i Cramps, all'Irving: 45 minuti di riscaldamento e poi uno show che diventa davvero ..lurido. Di tanto in tanto Lux si sfila i decolté che sputano acqua come fontane, il sudore fuoriesce dai polsini della maglia, dal colletto, una signora di mezza età che applaude dal primo piano della sala. l'ultima parte del set Lux se la gioca con un dancefloor ricavato sul momento da una delle casse sospese sulla sala, finge orgasmi, l'asta del microfono né la sua maitresse.
L'industria si può impossessare di tutto, del low-fi, della science-fiction ma vedere sul palco gente come i Cramps che ha continuato a suonare ad una età in cui il resto dell'umanità si lascia ingoiare dalla routine dell'ufficio, si concede di bere solo il venerdì sera e aspetta di incanutire, è davvero una panacea..

Prima della prematura scomparsa Lux Interior rispondeva come 25 anni prima alla domanda di come trascorreva il tempo lontano dal palco:
<<Scopo con mia moglie e ascolto musica!>>.
La signora Ivy, vero nome Kristy Wallace  si è sempre dedicata all'arte della chitarra: soprattutto una Gibson ES 295 del 1962, mai usata dal vivo e ben custodita a casa. Negli spettacoli invece usava sempre una Gretsch del 1958. I Cramps ascoltavano  Rock'n'Roll degli anni '50 e '60, ma anche blues e un po' di roba anni '40 su vecchi dischi a 78 giri. Il suo entusiasmo per gli strani e più oscuri suoni della prima epoca rock era pari solo a quello di Lux.

<<Qualcosa di veramente singolare accadde alla musica strumentale tra il 1963 e il '64, la gente pensa che tra il Rockabilly e la British Invasion ci sia stato semplicemente il vuoto, ma quello che è invece il periodo in cui è fiorito il rock strumentale ed era davvero qualcosa di selvaggio. Non so come chiamare quel genere, non era certo rockabilly, lo definirei più 'stomping dance music' strumentale. La chitarra elettrica era ancora uno strumento nuovo per l'epoca e la gente restava impressionata dal tremolo o dal riverbero, tutti pensavano che quello fosse il suono del futuro, ecco perché senti la prevalenza di tanti sperimentalismi futuristici applicati a quella musica.>>
Era un piacere discorrere di musica  con Lux.



Fiends of Dope Island è stato l'ultimo disco dei Cramps, dopo quasi 6 anni di silenzio discografico, ed è stato prodotto dalla Vengeance, l'etichetta della band fondata nel 1978, e che Lux Interior e Poison Ivy Rorschach hanno rilanciato nel 2001pubblicando il loro intero post-I.R.S. catalogo (ad eccezione di Flamejob) su CD ampliati e rimasterizzati e su LP in vinile colorati. Ancora una volta pagando il loro tributo ai B-movie: il titolo deriva direttamente da The Fiends of Dope Island, pellicola del 1961 con uno dei più amati Tarzan cinematografici, Bruce Bennett, nei panni di un Robinson Crusoe sadomaso che colonizza una piccola isola dei Caraibi. Non contento di coltivare marijuana e contrabbandare pistole, ci porta pure una sexy dancer Glory La Verne per suo piacere!

<<Ogni volta che cercavamo di lavorare al nuovo disco succedeva qualcosa: prima un overdose del nostro produttore, poi mentre discutevamo del nuovo contratto, è stato arrestato. In seguito, abbiamo affrontato uno dei nostri potenziali editori in tribunale, per non parlare del rapporto disastroso con la Epithaph. Nel frattempo abbiamo comprato una fantastica Buick Riviera del '72 e deciso di produrci il disco in proprio, senza scadenze e contratti da rispettare.. Così è nato The Fiends of Dope Island.>>

A Lux Interior, Erick Purkhiser all'anagrafe, appassionato di arte e sciamanesimo, LSD e fan di Alice Cooper piaceva molto la fotografia. Possedeva più di 150 macchine fotografiche, tanto che per la copertina dell'album fu scelta una sua immagine. L'idea di mettere Poison Ivy sulle copertine degli album precedenti dei Cramps fu sua, pensava che avrebbero venduto di più. Dal vivo i Cramps hanno sempre spaccato, a differenza di altre band simili che sul palco sembrano ripetere un copione senz'anima. Come sempre gli show prevedevano una scaletta che pescava soprattutto dagli album vecchi, con Lux ad affogare il microfono nel suo condotto vocale, grande, rauco e spettrale; invocava demoni e vampiri. All'epoca dei concerti al CBGB e al Max's Kansas City andavano via più di una dozzina di microfoni a serata, ingurgitati, violentati durante i set furibondi. chi osava avvicinarsi alla chitarra di Ivy si beccava sonori calcioni ovunque capitasse. Fortissimi Cramps!

Coniugando una bizzarra mescolanza di rockabilly, b-movie degli anni '50, sesso perverso i Cramps furono una creazione veramente molto americana in cui affluivano 50 anni di cultura pop a stelle e strisce: il mondo dei mostri al drive-in, delle Cadillac, dell'hamburger, di Jayne Mansfield e della Fender Stratocaster,   mai con la stessa risonanza psichica dell'originale, i Cramps hanno celebrato tutto ciò che è sporco e brutto con una gioia perversa che ha attirato migliaia di fan: con la loro decadenza carnosa,  l'intera scena psichobilly sarebbe impensabile senza di loro. La loro influenza sulla rinascita del movimento rockabilly e su tutta la scena rock alla fine degli anni settanta, anche se poco riconosciuta, è stata primordiale.
Non bisogna dimenticare l'apporto dei due chitarristi che hanno affiancato Ivy nei Cramps: Bryan Gregory, che con le sue distorsioni e i suoi rumori diede il tratto primitivo alla band che presto iniziò ad attirare sia i fan che i rumors con i loro spettacoli al CBGB e al Max's Kansas City.  Gregory lasciò senza preavviso il gruppo, e circolarono voci riguardo a un suo presunto interesse per il satanismo, ma Lux e Ivy smentirono queste voci, sostenendo che i problemi di Gregory erano più probabilmente il risultato della sua dipendenza dall'eroina. La band si spostò da N.Y. a Hollywood, dove reclutarono Kid Congo Powers, chitarrista dei Gun Club. Ai tambuti Nick Knox sostituisce Miriam Linna, sorella di Gregory e va a fondare Kicks Magazine frenetica rivista culturale.
Nel febbraio 2009, la triste notizia: Lux Interior se n'è andato, all'età di 62 anni, al Memorial Glendale Hospital dopo aver subito una dissezione aortica.

Tantissimi fino ad oggi i tributi riservati a Lux e alla sua singolare figura. Under Sacred Music: Early Singles 1978-1981 è un bellissimo boxset dove ci sono le riproduzioni dei primi dieci 45 giri in vinile, i primi dieci singoli dal 1978 al 1981, più cartoline e altra memorabilia.
Esiste anche una versione in CD, di questo che è  un'introduzione o un promemoria notevolmente vicino alla perfezione della carriera dei Cramps .

Smell of Female  è invece un tempestivo richiamo alla passione, alla prescienza e all'originalità che era inerente alla musica dei Cramps. Buon ascolto..





07/04/17

1981: Post Punk e New Wave in 9 playlist

Per molti anni, il blog Musicophilia è stata una fonte importante per la condivisione di playlist  strettamente tematiche, riguardanti il meglio tra i vari generi musicali, con particolare interesse verso il  postpunk. Si chiama Mix 1981 quello che Ian Manire, il suo curatore, aveva messo insieme nel 2004/2005 come un cofanetto con nove playlist messe a disposizione per amici e appassionati, con il solo costo per la spedizione. Queste sono le 9 playlist che compongono 1981: Feet”, “Convertible, 'Brain’,‘Heart’,‘Cassette’,‘Computer’,‘Fire’,‘Amplifier’e‘Ice’

Cramps, Flipper, Bad Brains, Klaus Nomi, Kraftwerk, Magazine, Ramones, Siouxsie & the Banshees, i Pretenders, Gang of Four, PIL, New Order, Talking Heads, Depeche Mode, Grace Jones, e Echo & the Bunnymen. Ma anche Comsat Angels, The Durutti Column, Lizzy Mercier Descloux, Bush Tetras, Cybotron.  L'obiettivo era di condividere l'infezione di ossessione, e si spera di ottenere un sacco di gente a comprare un sacco di musica e sostenere così gli artisti e le etichette responsabili
Quasi un'ossessione per questo genere di musica, che aveva raggiunto la sua massima profondità, ampiezza e la fecondità nel corso del 1981, e molti anni di gestazione e appassionato lavoro per esplorare e realizzare 251 tracce e 13 ore di musica, materiale mai reso disponibile per il download
Oggi, per la prima volta, Manire reso l'intero catalogo scaricabile, grazie anche  a Mediafire che ha eliminato il limite della dimensione dei file da scaricare. L'avvertenza però che questo download non sarà per sempre, quindi preparate il disco rigido,  non rimarrete delusi.
Sempre su  Musicophilia, si possono scaricare le 9 playlist anche singolarmente.
 
1981   Download 9 playlist


'The Dawning'

Sempre da Musicophilia noi abbiamo scelto un nuovo mix che segue alcuni degli artisti Post-Punk e New Wave attraverso il 1980 e in seguito, una miscela tra l'intelligenza dell' post-punk e le ambizioni maistream, con la gioia di vivere della nascente New Wave. L'arte dell'elettronica, dei sequencer e dei campionatori con l'organico dell'acustica e la strumentazione elettrificata: 'The Dawning'.
Forse questa musica può essere descritta ora come post-moderna . Una musica che non aveva paura di essere più che semplicemente “nuova”, che parla al corpo, alla mente, all'anima e al cuore. Opere di artisti maturi, tra cui The Blue Nile, Heaven 17, Dif Juz, Tears For Fears, Thomas Dolby, Talk Talk, Scott Walker, Scritti Politti, Arthur Russell, David Sylvian, This Mortal Coil e altri.  Una fonte di ispirazione per le persone che hanno un altrettanto sofisticata visione umanistica, come Bjork, CFCF, Matmos, Antony and the Johnsons, Fennesz, Junior Boys, Caribou, Terra, Joanna Newsom, The Knife, Anja Garbarek, Erykah Badu, Massive Attack, Stina Nordenstam, Sade, Portishead e innumerevoli altri. Una colonna sonora per passeggiate nei boschi e per le strade vuote della città. Questa playlist abita l'etereo e il fisico, la cinematica e l'intimo, il pastorale e il raffinato, l'orchestrale e il sintetico, il notturno e la luce nascente.
Vi rimandiamo comunque a Heart, una delle playlist contenute in 1981, antenato spirituale di 'The Dawning, la compilation che presentiamo qui, che segue i percorsi più spigolosi e più elettronici del post-punk.

'The Dawning’
(1981-1989)

Tracklist completa

Part I
01 [00:00] The Blue Nile – “Over the Hillside” (Hats, 1989)
02 [05:00] Heaven 17 – “Let Me Go” (The Luxury Gap, 1983)
03 [09:16] Hot Gossip – “Morale” (Geisha Boys and Temple Girls, 1981)
04 [12:18] Dif Juz – “The Last Day” (Extractions, 1985)
05 [16:13] Tears for Fears – “Start of the Breakdown” (The Hurting, 1983)
06 [21:03] Mick Karn – “Tribal Dawn” (Titles, 1982)
07 [25:12] Thomas Dolby – “The Flat Earth” (The Flat Earth, 1984)
08 [31:34] Peter Gabriel – “Zaar” (Passions, 1989)
09 [35:56] Nona Hendryx – “Off the Coast of Love” (Skin Diver, 1989)
10 [40:23] Cocteau Twins – “Lazy Calm” (Victorialand, 1986)
11 [44:34] Talk Talk – “I Believe In You” (Spirit of Eden, 1988)

Part II
12 [50:40] Comsat Angels – “After the Rain” (Fiction, 1982)
13 [54:31] King Crimson – “Two Hands” (Beat, 1982)
14 [57:48] Bel Canto – “Without You” (White Out Conditions, 1987)
15 [61:43] Scott Walker – “Dealer” (Climate of Hunter, 1984)
16 [66:33] Scritti Politti – “Absolute” (Cupid & Psyche ’85, 1985)
17 [70:53] Arthur Russell – “This Is How We Walk On the Moon” (Another Thought, 1984)
18 [75:34] David Sylvian – “Orpheus” (Secrets of the Beehive, 1987)
19 [80:20] Durutti Column – “Love No More” (Vini Reilly, 1989)
20 [83:06] Kate Bush – “Never Be Mine” (The Sensual World, 1989)
21 [86:42] David Byrne – “Ghosts” (The Knee Plays, 1985)
22 [89:54] Colin Newman – “I Can Hear You” (Commercial Suicide, 1986)
23 [94:16] This Mortal Coil – “Ivy and Neet” (Filigree & Shadow, 1986)
24 [99:04] Orchestral Manoeuvres in the Dark – “Of All The Things We’ve Made” (Dazzle Ships, 1983)

Total Time: [1:42:27]

 'The Dawning’  Download

03/01/17

Terry Hall, talento e ghigno scontroso, ancora con lo skank irresistibile degli Specials

Terry Hall chiede sempre una sigaretta prima di iniziare un intervista. Non è e non è mai stato un grande chiacchierone, quindi non è imbarazzante il silenzio mentre armeggia con le sue cartine e il tabacco, la sua faccia lunga e un pò lugubre. Terry Hall è stato (ed è) il cantante degli Specials, ska band leggendaria di Coventry, e guida di tutto il movimento 2Tone, casa discografica fondata da Gerry Dammers, pazzo tastierista degli stessi Specials.

Terry lasciò il gruppo dopo che il loro singolo Ghost Town arrivò incredibilmente al numero uno nelle classifiche inglesi e appena cinque mesi dopo tornò nelle charts con i Fun Boy Three: sembrava il preludio di una gloriosa carriera, destinato a diventare uno dei più grandi frontman britannici. Invece..
Non ha mai raggiunto le vette del successo, pur avendo il talento, la voce idiosincratica e un ghigno scontroso che solo lui. Forse perché è "troppo inglese". Forse perché.. è percepito come imbarazzante, lunatico, e pieno di guai. Forse perché non ha mai baciato il culo all'America. Forse è perché in realtà è solo molto timido, e soffre di depressione.
Terry Hall si ammala di depressione, soffrendone pesantemente per anni. Si avvicina a Camden ad un operatore della carità per la salute mentale. Da qui, una difficile risalita.

Parlando degli Specials, afferma che bastava guardare una foto del gruppo per capire la dichiarazione d'intenti politica del gruppo, in tempi in cui il Regno Unito soffriva la forte presenza del Fronte Nazionale: c'erano sette musicisti sul palco, bianchi e neri e anche se non avevano esattamente le stesse convinzioni politiche erano in giro ogni sera a dire: 'Questo è quello a cui tutti noi crediamo '. L'abbandono di Terry fu dovuto agli scontri di personalità all'interno degli Specials, ma anche al fatto che aveva ritenuto che, con Ghost Town, avevano raggiunto quello che si erano proposti di fare.

Terry Hall è stato coinvolto con alcune band incredibili e ha prodotto una gamma diversificata e impressionante di lavori, con una dozzina di canzoni divenute dei classici del pop, e una serie di album superbi.
C'è quel vecchio enigma nel mondo del pop, il perché alcune band riescono a mantenere una carriera sulla base di un singolo nella Top 40; mentre altri, con più talento e fascino, scompaiono dopo una presenza di due-tre anni nelle Top Ten. I Fun Boy Three, la band formata da Terry Hall, Lynval Golding e Neville Staple,  dopo aver lasciato gli Specials, stanchi del caos, dell'abuso di alcol e droga, di anni di tour frenetici e dell'aggressività dei fan skinhead della band, è uno di questi misteri.

Il secondo (e purtroppo ultimo album dei Fun, Waiting, prodotto da David Byrne ex Talking Heads ', è quello mio preferito. Proprio in Waiting Terry parla per la prima volta degli abusi subiti da bambino, nella splendida Well Fancy That!.
 David Byrne: <<"Non ha detto niente a sua madre, non ha detto niente ai suoi amici, ma ha deciso di dirlo a tutti. ">>

con Amy, grande appassionata di Ska
L'approccio di Terry Hall ad un evento così orribile rivela qualcosa dell'essenza dell'uomo. Hall ha sempre fatto le cose a modo suo. Ha scelto il modo migliore per affrontare i propri demoni privati. E ha proseguito il suo percorso, dagli The Specials, ai Fun Boy Three, attraverso The Colourfield, Terry, Blair and Anouchka, quindi con i Vegas (con Dave Stewart). Gli Hour of two lights, è il progetto multirazziale messo su da Terry con Mushtaq, l'ex rapper dei Fun-da-Mental. Il 90% dei musicisti degli Hour non aveva mai visto l'interno di uno studio di registrazione. C'erano un cantante libanese di 12 anni, un rapper algerino cieco, un clarinettista ebreo settantenne e i Romany Rad, una band di zingari polacchi richiedenti asilo a cui avevano incendiato le case in Polonia. Ci sono state apparizioni con Tricky, Gorillaz fino alla sua carriera solista e oggi di nuovo con gli Specials.

Oggi Terry sembra relativamente felice, dopo essere passato per un divorzio, vive con una nuova compagna a Londra e due figli adolescenti. Ha scoperto che suo nonno era un orologiaio ebreo tedesco. Lo sta ancora cercando, ma ci sono storie diverse. Terry è cresciuto in un ambiente dove davvero non si sapeva  da dove si proveniva. Coventry è stata costruita da e per gli immigrati perché Londra era una città industriale in cerca di manodopera a basso costo. Crediamo che non sia un caso che un gruppo come gli Specials sia venuto fuori proprio da lì. Amiamo Terry Hall perché è uno di quegli artisti che è sempre stato in debito con se stesso, e con nessuno altro..

More Specials.rar

More Specials è il secondo album Specials, uscito nel ottobre 1980. L'album amplia il sound 2 Tone del loro debutto per includere musica lounge, jazz, soul e altre influenze. Partecipano membri delle Go-Go Belinda Carlisle, Charlotte Caffey, e Jane Wiedlin; Rhoda Dakar delle Bodysnatchers; e Lee Thompson, sax dei Madness. Questa versione rimasterizzata consente di ascoltare con chiarezza i nuovi suoni, le trame e le caleidoscopiche ambizioni, per la maggior parte costruiti da Jerry Dammers(l'uomo che ha inventato gli Specials, che ha dato alla band il vantaggio, che ha scritto la maggior parte delle canzoni,  responsabile per aver reso  la band davvero memorabile, e che non è stato incoraggiato a partecipare alla reunion: <<ho fondato gli Specials, e ora sono stato escluso>>,' ha detto Jerry Dammers poche settimane fa). C' era sempre stato attrito tra Dammers e Terry Hall - attrito che continua ancora oggi.

I testi, come nel precedente album, sono intensamente intrisi di politica e sociale. La desolante vita nelle periferie inglesi è ritratta in tutta la sua squallida, soffocante disperazione. La Poor Little Rich Girl fugge a Londra solo per finire nel giro dei film porno. Il volo aereo di International Jet Set è un incubo claustrofobico che termina con i passeggeri che urlano come in un incidente aereo. E l'ironia delle due versioni di Enjoy Yourself è molto scura. E 'certamente una descrizione accurata; la vita in Gran Bretagna non era molto divertente allora, non come la immaginiamo noi ora.
Con soli tre album gli Specials, parlando di razzismo, guerra illegale, di ingiustizia sociale, con l'inno a Nelson Mandela, non solo hanno aperto gli occhi della gente su quello che stava succedendo in Sud Africa, ma hanno effettivamente contibuito per creare un cambiamento a livello politico e personale.

Hall, Dammers e soci hanno dimostrato che la musica può fare la differenza ed è in grado di creare cambiamenti (in meglio) per la società.
Gli Specials (e ogni singolo membro è vitale per ciò che ha dato in questa grande band, indipendentemente da ciò che dice oggi e ancora Jerry Dammers) hanno toccato una generazione e sono importanti per la narrazione post-bellica della cultura popolare britannica e europea, come Rotten, Strummer e co.


 Sotto TERRY HALL con i Fun Boy Three al Rockpalast in Germania, con Mushtaq nel progetto The Hour of two lights e infine l'intera performance dei rinati SPECIALS, senza Gerry Dammers però, al teatro TROXY di Londra il 16 novembre del 2016, un concerto davvero esaltante e intenso. Il set  (ripreso dall'imperdibile sito mod FRED PERRY SUBCULTURE) è stato sold-out, pubblico adorante che si è crogiolato nel vedere gli eroi della propria giovinezza, mentre non meno pesante è stata la presenza delle nuove leve di audience. Gli Specials sembrano ricreare la linea del fronte politico ed emotivo più viscerale che operò durante quel periodo di cambiamenti sociali e di sconvolgimento politico, e un selvaggia, fisica esperienza di ascolto di musica dal vivo che mi sembra sia andata completamente persa dalla generazioni più giovani. Se il fragile suono "glitchy" dei produttori di musica (da camera da letto) moderna rispecchia il nostro attuale stato di isolamento elettronico, il caotico e gioioso suono ska degli Spacials riflette ancora vite vissute guancia a guancia, strofinandosi uno contro l'altra, in un indimenticabile "skank" irresistibile.







SETLIST al TROXY
Ghost Town
Do Nothing
Friday Night, Saturday Morning
Stereotype
Man at C&A
Blank Expression 
Rat Race 
Why?
Redemption Song  (Bob Marley & The Wailers cover) 
Doesn't Make It Alright 
Nite Klub 
(Dawning of a) New Era
Do the Dog  (Rufus Thomas cover)
Gangsters
Concrete Jungle
A Message to You, Rudy  (Dandy Livingstone cover)
Monkey Man  (Toots & The Maytals cover) 
Little Bitch
Too Much Too Young
Enjoy Yourself (It's Later Than You Think)  (Tommy Dorsey & His Orchestra cover) 
rientro:
Guns of Navarone  (The Skatalites cover)
All the Time in the World
You're Wondering Now  (The Skatalites cover)


14/09/16

Ian Astbury: Hidden City. Mai stato una merce da vendere

Ian Astbury ha suonato in gruppi rock da quando era un adolescente, ma davvero ha poco senso identificarlo solo come un semplice musicista. Il frontman dei The Cult somiglia più a un viaggiatore, impegnato a esplorare il perimetro delle esperienze umane interiori, trovando il veicolo per i suoi viaggi proprio attraverso la musica. Astbury non ha mai voluto una vita da musicista " in carriera". Ora vive a Los Angeles, con la moglie Aimee Nash, che milita nei The Black Ryder.

"Non ho voglia di avere un tipo della A & R (la casa discografica, ndr) che mi deve dire quello che devo fare, non ho mai voluto diventare una merce da vendere."

Ha scelto l'avventura, invece. Un avventura che lo ha visto per decenni alla guida dei Cult, originariamente Death Cult, capaci di un capolavoro come “Love”, e nonostante tutto un disco di culto, come la band del resto, che non è mai riuscita ad essere annoverata tra le vere grandi band della storia del rock.
I Cult hanno pubblicato il loro decimo album in studio, Hidden City. Anche se ci sono stati degli intoppi che hanno portato Astbury a lasciare la band un paio di volte nel corso degli anni - è stata un esperienza intensa e gratificante, la longeva collaborazione con il chitarrista Billy Duffy. Poche settimane prima della pubblicazione di Hidden City, Astbury si stava riprendendo dalla morte di David Bowie, una figura che ha sempre descritto come la sua "stella polare". Oltre al nuovo disco e a alcune esperienze di pre-morte che ha avuto e che, afferma, sono state "altamente educative", ha descritto l'immensa eredità che Bowie ha lasciato e di come averlo incontrarlo negli anni '80 abbia contribuito al suo percorso di artista: ancora oggi considera il Duca Bianco di fondamentale importanza.

Hidden City è stato registrato in gran parte a Los Angeles, in vari studi - per lo più al Boulevard. In precedenza di proprietà del direttore di Liberace, la band ha trascorso tre mesi in questo studio. Il titolare ora è un devoto di John Lennon e un collezionista di tutto il materiale dell'ex Beatles. LA può essere abbastanza frenetica con il traffico e quant'altro, e a detta dei Cult è stato bello registrare in questa specie di oasi.
E Hidden City è davvero un gran bel disco, pieno di hard rock di altissimo livello, grintoso e riconoscibile, ma non solo. C 'è quasi un ritorno alla vecchia new wave degli esordi, a quell'oscurità passata a tratti malinconica e sognante.

Una cosa che Ian sapeva prima di varcare la porta per le sessioni dell'album era che voleva un pianoforte. Ha sentito che era il momento del pianoforte. Tutti i musicisti che ha amato hanno usato il pianoforte. E' uno strumento centrale, che si tratti di Bowie o di [Ray] Manzarek (ex Doors). Il piano è un nucleo. E i Cult sono essenzialmente un gruppo rock, con la chitarra come strumento principale, che è capace di arrivare e farti ottenere solo una parte di certi "sentimenti". Ma il piano ha una qualità ultraterrena per questo. Ti siedi, solo con un pianoforte e una voce, e il gioco è fatto. I Cult per questo lavoro volevano qualcosa che non era loro così familiare, come le chitarre elettriche. Sono partiti da questa convinzione, e subito le cose si sono messe in moto. "Sound and Fury" è venuta fuori quasi immediatamente, come anche parti di "Birds of Paradise". Dopo averle ascoltate possiamo dire che tutte e due le canzoni sono comunque in sintonia con il sentimento del disco, o almeno con la visione che i Cult avevano quando sono entrati nello studio per registrare. I Cult sono nati dalla collaborazione tra Ian e Billy, quindi tutta la musica del gruppo riflette questa polarizzazione. Billy ha in testa una melodia di chitarra, a volte solo un riff-driven, Ian compone il testo e la interpreta con la sua consueta energia. Ian comprò "Life on Mars?" di Bowie quando aveva probabilmente nove anni e il pianoforte che rende la canzone così intima lo ha perseguitato per anni. Anche per Ian David Bowie è stato qualcosa nella sua vita fin da quando era un bambino. Qualcosa di abbastanza profondo. E 'stato così per un sacco di gente. Fin da quando eravamo adolescenti, l'idea che lui potesse un giorno non esserci più sembrava impossibile. Anche per Ian è stato uno shock.

BOWIE
<< Era una sentinella, esplorava la condizione umana - lo spirito. Sono cresciuto con David Robert Jones. (vero nome di David Bowie ndr.) Era mio padre, il padre di molti di noi. Egli ha formato le nostre coscienze, le nostre credenze spirituali, i nostri codici nell'abbigliamento, le nostre filosofie di vita. La prima volta che l'ho visto [Bowie] era l '83, o l'84. Ho avuto la possibilità di incontrarlo - i Cult hanno aperto per lui nel '87 al Racecourse di Parigi, il Glass Spider Tour. Wow! E' stato uno spettacolo. Abbiamo suonato per circa 80.000 persone, e io ero solo un ragazzo di 24 anni. L'album Electric era appena uscito. Mentre suonavamo lui era lì, a guardarci accanto al palco, ridendo. Dopo ho trascorso del tempo con lui. Era così incredibilmente presente e curioso. Stavo parlando con David Bowie. Ho parlato con una persona che parlava di me come una persona ed era veramente interessato a quello che erano i miei pensieri, ai miei sentimenti e alle mie idee. Così abbiamo avuto questa bella conversazione. Non dimenticherò mai.
L'ho incontrato poi in diverse altre occasioni, ed è stato molto importante per me: a quell'epoca i media britannici erano molto duri con la band, e soprattutto con me. Forse per le cose che dicevo, per i miei interessi, tipo la spiritualità dei nativi americani. Ed eccomi qui, a suonare con Bowie. Lui mi ha fatto sentire che ero nel posto giusto, sulla strada giusta. E 'stato veramente sorprendente. >>

PRE-MORTE
<< Ho avuto diverse esperienze di pre-morte. Sono state molto profonde e altamente educative. Essere in Himalaya in una tempesta, con la neve che ti arriva fino alla vita, l' ipotermia e il mal di montagna in una regione dove è ben documentato che le persone muoiono senza la giusta attrezzatura. Era alla fine degli anni '90. Volevo raggiungere il Tibet attraverso il Nepal. In realtà è stato il peggior inverno registrato in Tibet. Hanno perso qualcosa come l'80% degli allevamenti di yak. Le condizioni meteorologiche possono cambiare molto rapidamente, e senza alcun riparo ... Se ci fossimo fermati, saremmo morti. Non c'è alcun dubbio. Ma in quelle situazioni, sperimenti la profondità dell'essere - quanto sia davvero preziosa la vita. Molti giovani artisti sono caduti a pezzi. Perché ? Mi piace essere in un gruppo di artisti e pensatori, persone che lavorano per una prospettiva più illuminata della condizione umana. Questo mi interessa veramente. Ovunque questo si può fare. Non deve essere solo nella musica. Può essere nel cinema, nella letteratura, può essere in chiunque cammina per strada. Ho visto alcune delle persone più creative per le strade di Los Angeles vestite da Statua della Libertà che facevano pubblicità ad agenzie immobiliari e assicurative...
Robert Blythe è stato molto eloquente. Disse: "Quando gli uomini e le donne hanno perso il contatto con gli animali selvatici, le cose hanno cominciato ad andare storto." Se non sentite il peso di questo, allora non avete cuore...>>

Hidden City (rar)





 

23/02/16

Death, Night and Blood: Let Me Introduce You..The Stranglers


Let Me Introduce You...

 Verso la fine del 1976, nel giro di qualche mese, le cose cambiarono notevolmente: la gente iniziò ad uscire dalle proprie case, persone di ogni genere, con le loro ossessioni e le loro frustrazioni : con la consapevolezza di non essere più un impero, l'Inghilterra era in piena recessione,con le cifre della disoccupazione più alte dal dopoguerra, una produzione interna in forte calo e una spesa pubblica alle stelle. Una piccola isola, strategicamente e economicamente asservita agli Stati Uniti. Il Fronte Nazionale, fascista e xenofobo, avanzava e per esorcizzare le paure e le angosce del paese le libertà degli anni '60 finirono sul banco degli imputati. Seguirono campagne contro gli immigrati, la pornografia, il vandalismo, la sessualità in genere.

“Il fascismo non sarà come in Germania, sarà Inglese: suscettibile, gretto,fatto apposta per la Thatcher in veste di madre sadica con tutti i suoi scolaretti piagnucolosi..”

Di fronte a questi sintomi, larghi strati delle classi media iniziarono a protestare. I ragazzi si tagliarono i capelli e la gara a formare gruppi rock'n'roll scalcinati si intensificò. Il movimento Punk esplose, fragoroso, caotico, offensivo..

Nel suo primo periodo, il giro stretto del Punk evitava sistematicamente i Damned e.. gli Stranglers. Le due band non avevano l'aspetto uniforme dei Pistols e dei Clash, ne le loro teorie socio politiche.
E gli Stranglers avevano le tastiere, malviste e in controtendenza con lo spirito autentico e selvaggio del rock'n'roll primordiale a cui il punk si inspirava dopo la sbornia progressive degli ultimi anni.
Anche l'iconografia era diversa: mentre l'estetica horror dei B-Movie horror hollywoodiani e il look da vampiro di Dave Vanian supplirono al disastroso inizio “musicale” dei Damned, l'attrazione per l'oscuro, topi, fogne caratterizzò l'avvio degli Stranglers:

“Noi siamo dei topi, viviamo in città sovraffollate, le persone che non sono ricche sono disoccupate e frustrate. L'analogia dei topi si adatta bene ad una grande città. Quando in una gabbia di topi c'è sovrappopolazione, essi si uccidono a vicenda, si mangiano tra loro.”
(J.J.Burnel, sandwich franco/inglese, appassionato di arti marziali, breve militanza negli Hell's Angels, estimatore di Yukio Mishima, bassista selvaggio riconoscibile tra mille..)

Nel '77 riuscirono a piazzare tre singoli in classifica quelli che sarebbero diventati dei classici: Peaches/Go Buddy Go, Something Better Change/Straighten Out e No More Heroes, anche questa un anomalia. Lontani dal puro idealismo punk, ne manterranno sempre lo spirito con la loro aggressività, la misoginia sbandierata, gli arresti per droga e per le risse che spesso scoppiavano ai loro concerti. Dopo i primi due dischi gli Stranglers mettono da parte i topi, anche senza rinnegarli e con Black and White, album dalle sonorità sempre dure ma anche sperimentali diventano esponenti di punta della New Wave, la variante..”commerciale" del punk.


Quando usci The Raven, con la bellissima foto tridimensionale in copertina in cui troneggia un corvo nero, imperioso e rapace, eravamo giovani e per definizione.. immaturi. Non avevamo la più pallida idea su che direzione avrebbe preso la nostra vita. Ma eravamo felici, perché la precarietà delle cose, a volte, non gli toglie certo valore. Anzi. C'erano tante idee, energie, solo che a volte le idee ..degenerano e quel disco, così oscuro, notturno, complesso, intricato, contribuì non poco a quella degenerazione. L'eroina, l'astinenza, la genetica, la mitologia nordica, le politiche repressive e autoritarie e l'interesse per civiltà aliene e misteriose fecero di quel disco un capolavoro che come sempre venne ignorato dalla critica. Ascoltavamo The Raven e facevamo le prove per l'età adulta: guardavamo a quelli più grandi, ma non riuscivamo ad arrivarci. Forse, ancora adesso..
Ho continuato a seguire gli Stranglers negli anni a seguire, quando hanno prodotto dischi con suoni più semplici e votati alla melodia,  ma sempre di un certo spessore, mai banali e superiori alla media. Fino agli anni novanta, quando Hugh Cornwell (voce,chitarra) abbandona il gruppo, sostituito da un certo.. Paul Roberts, dopo allarmanti rumors che annunciavano Dave Vanian (!) dei Damned come possibile sostituto. Fine della storia.

13/02/16

Ritual Spirit, il ritorno dei Massive Attack: la minaccia incombe su di noi

La scorsa settimana, i Massive Attack ha lanciato una applicazione per iPhone chiamata Fantom che conteneva frammenti di quattro canzoni inedite.  Si tratta di un player musicale sensoriale che remixa e riassembla i brani in base a una serie di variabili ambientali fra cui il luogo, il movimento, l'ora del giorno e la fotocamera. Fantom offre all'utente la possibilità di creare e registrare clip audio e video unici, che possono essere salvati e condivisi facilmente sui social, via SMS e sui peer-to-peer. L'App, purtroppo, è solo per IPhone.

Esce ora Ritual Spirit, EP contenente le versioni definitive delle quattro tracce, per Virgin / EMI. Per questo nuovo lavoro torna a collaborare il vecchio compagno di viaggio della band Tricky, Young Fathers, Roots Manuva, e Azekel, sconosciuto vocalist britannico. La produzione è affidata totalmente a 3D. Un secondo EP, scritto e co-prodotto da Daddy G, è in arrivo in primavera, con un album a seguire entro la fine dell'anno. Heligoland era stato l’ultimo lavoro della band ed era del 2010.

Non uno, ma tre degli album che definiscono gli anni '90, sono dei Massive Attack la band è quasi da sola responsabile della nascita e la diffusione del trip-hop, che, il genere più diffuso e amato della seconda metà del decennio . I Massive Attack hanno poi superato alcuni momenti difficili dopo la fine del millennio, e lo hanno fatto alla loro maniera, con i membri della band che si sono dedicati ad altri progetti, lasciando solo Robert "3D" Del Naja, e il suo stile di produzione sempre più claustrofobico. I tempi sono oggi più ragionevolmente tranquilli, e mentre Helgoland del 2010 regge ancora sorprendentemente bene, e il "trip-hop" non è del tutto l'epiteto ghettizzante di una volta, torna la formazione originale, con Grant “Daddy G” Marshal, Andrew “Mushroom” Vowles e Tricki. I Massive Attack hanno trascorso gran parte del nuovo decennio in un lungo e prolungato processo di ricostruzione del combo. Colonne sonore per documentari su temi di forte impatto, come l’evasione fiscale e il riscaldamento globale, e uno spettacolo dal vivo che nelle parole di Del Naja, è un utopia tecnologica: caratterizzato sempre dal grande Horace Andy e da Martina Topley-Bird, collaboratrice di lungo corso di Tricky e già presente su Heligoland. E lo stesso Tricky, che lasciò la band nel 1995 per accrescere il proprio potere necrotico pubblicando quel mezzo capolavoro che è Maxinquaye e il cui nuovo singolo "Take It There" è un grande ritorno alla forma migliore di quel disco, appare su Ritual Spirit. Oltre a Tricki, che non molto tempo fa aveva rilasciato dichiarazioni non proprio benevole su i suoi ex compagni, troviamo Roots Manuva, rapper britannico e Azekel. Il disco inizia con con il piglio di 100th Window, ma si rivela subito come qualcosa di più interessante, con paesaggi sonori poderosi. Tricky e 3D s'intrecciano, con le voci che sanno esattamente quali poteri che possiedono di infiltrarsi e affascinare, Marshall ritorna con una sensazione di oscurità invadente con Dead Editors mentre nel frattempo, "Voodoo in My Blood" cattura "migliori impulsi, una versione più dinamica degli ultimi lavori di Del Naja. Ritual Spirit è il loro territorio, e ci stuzzica con la promessa di una forza sconcertante a venire con il prossimo LP. Invita anche a qualche domanda – come quella per esempio del ruolo che avrà Tricky nel futuro della band, se lo avrà.  Un Ep oscuro, cupo, velato da una foschia sonora e da  una minaccia diabolica incombente. E l’unica pecca importante che sembra avere Ritual è proprio che non è un album, ma solo un ep di 4 canzoni. Abbiamo visto la band dal vivo in passato, e per questo riteniamo sia sempre uno spettacolo imperdibile: le date del tour che toccherà anche l'Italia, con gli appuntamenti di  Milano e Padova, sono andate sold-out in brevissimo tempo, e questa è un'altra nota dolente. Speriamo in un ritorno in estate, magari anche in altre città. 




Qui di seguito, il video di Take It There, diretto da Hiro Murai con la  collaborazione sempre di Tricky, che riassume il carattere dark e claustrofobico che pervade il disco. Il video ha come protagonista John Hawkes, già visto nel serial Deadwood , che vaga brancolando di notte in una città deserta, accompagnato da un misterioso gruppo di ballerini, e sentiamo Tricki snocciolare le sue rime su un tappeto dolente e malinconico di  pianoforte. 


01 Dead Editors [ft. Roots Manuva]
02 Ritual Spirit [ft. Azekel]
03 Voodoo in My Blood [ft. Young Fathers]
04 Take It There [ft. Tricky]




Ritual Spirit.zip



30/01/16

Johnny Lydon ha 60 anni! Gli auguri di Interzone e di M. McLaren e Blondie

Qui non festeggiamo i compleanni, ma  Johnny Lydon se li merita tutti, i nostri auguri. Si, perchè Johnny il 31 gennaio compie 60 anni! Se li merita perchè ci ha guardato dritto negli occhi, dal palco dell'Atlantico Live nel bellissimo concerto tenuto nella capitale e ci ha gridato: <<"tutti voi, vi conosco tutti, uno per uno!"..>>
L'aura carismatica, il narcisismo del dandy, l'aria furba da sacro barbone che possiede..la saggezza. Si, quella sera Johnny, con lo sguardo profetico dell'indemoniato, lo sguardo di chi ha visto tutto, è stato il nostro pifferaio che ci ha guidato all'acqua. Johnny è come una specie di specchio, dove riflette gli altri, noi. Con lui e attraverso la sua musica e il suo modo d'essere abbiamo sfogato la nostra rabbia e i nostri sensi di colpa e, come genialmente ebbe a dire Malcom McLaren..<<abbiamo fatto dei nostri fallimenti un nobile scopo..>>. Facciamo gli auguri a Johnny Lydon proprio con le parole di Malcom McLaren, l'uomo che inventò i Sex Pistols, quello delle intuizioni geniali, l'archeologo della cultura pop, quello che trasformava i disastri in cose buone.. per poi ritrasformarli in disastri, Malcom che ci regala una postfazione del punk e con Deborah Harry, Blondie per tutti, che invece introduce quello che fu il punk negli U.S.A. e ci racconta il suo amore per i gruppi inglesi.



I MANIFESTI SI scrivono sempre a posteriori, Guardando indletro, se si volesse scrivere un manifesto del punk, si potrebbe partire proprio da questo: il punk ha dato alla gente la possibllità di essere un abbagliante fallimento piuttosto che un tiepido successo. E stata questa la sua grandezza, avere fatto del fallimento un nobile scopo. La musica, la moda, lo stesso movimento, è stato tutto come un'unica affermazione artistica, nata dai miei giorni in accademia. Ricordo che dopo essere stato cacciato percorrevo Kings Road con uno scopo: trovare un posto nel quale la gente come me potesse dare sfogo ai prori bisogni creativi. Volevo gettare un ponte tra l'accademia e la strada. E' stato il destino a far si che andassi a flnire al World's End, un buco scaato in fondo al lato più scuro di Kings Road. Li ho messo su un negozio che vendeva oggetti del passato, ricordi degli anni Cinquanta, dischi e vestiti autentici, che avevano contratto un debito con la cultura pop, ma che in breve si sono trasformati in cultura pop.
PER COMINCIARE, QUEL negozio, per me e per qualche amico, era come il paradiso. Ben presto é arrivato un gran numero di persone disilluse, stufe del mondo. Venivano a sedersi al SEX, volevano fare parte di questa cosa che stavamo creando. Cominciavano a sentirsi diversi e a sembrare diversi. Il look te lo creavi da solo. Se non potevi permetrerri uno dei vestiti in vinile sartoriali che facevamo io e Vivienne Vestwood, ti ficcavi addosso un sacco dell'immondizia e andava bene lo stesso. Per prendere vita, questa nuova moda, questo nuovo modo di pensare, aveva bisogno di un'identità musicale. C'erano quattro ragazzi,li, che spiccavano tra la folla. Hanno preso il nome del negozio, SEX, e io gli ho consigliato di aggiungere la parola "Pistols". Ero in cerca di qualcosa che avesse implicazioni sessuali, qualcosa che potesse funzionare come metafora. E cosi in un attimo avevamo una band che poteva sparare, e che poi ha sparato, dritto contro le cose che non ci piacevano, e cioé praticamente tutto. Ovviamente l'esplosione era troppo forte per essere contenuta e, una volta uscita allo scoperto, la cosa è arrivata fino alle passerelle, nellazona più scura di Soho, poi è sbarcata nei club, e infine é entrata nelle accademie d'arte di tutto il paese. A partire da un negozietto di Kings Road, avevamo creato un modo di vivere, dei valori, un'identità: in poche parole, avevamo costruito l‘infrastruttura per una società alternativa.
(Punk, tutta la storia)



A NEW YORK, il punk é nato nel 1973. Era una scena molto piccola, sconosciuta, a malapena menzionata dalla stampa locale. Non era una realtà evoluta, non era stata ancora né commercializzata, né sfruttata. I Blondie non avevano alcun contatto con il mondo esterno del rock mainstream, e le case discografiche non prestavano la minima attenzione a quel clue stava succedendo. Eravamo solo noi e le altre band del giro: Television, Patti Smith, Talking Heads, Ramones, Abbniamo costruito tutto strada facendo, sperimentando per trovare un nuovo sound. Il nostro pubblico era composto da amici, altri gruppi e ragazzi del Lower East Side. A New York, l'estetica punk era frutto di una sensibilità camp. Eravamo tutti senza soldi, quindi ognuno di noi si inventava il proprio personalissimo stile. Era un miscuglio di glam, classica pelle nera, magliette strappate e elementi mod, perchè era questo il tipo di vestiti che  trovavi facilmente a N.Y. In Inghilterra invece il movimento punk era molto più politicizzato. Ce ne rendemmo conto non appena arrivati lì. Quel che accadeva intorno plasmava la loro visione politica, che si rifletteva anche nella musica. Al centro di tutto c'era l'economia, che era andata a puttane. Un'altissima percentuale di persone viveva grazie al sussidio di disoccupazione. Non c'era davvero alcun futuro per quei ragazzi. La gente dimentica che disasrro fosse quel posto all'inizio clegli anni Settanta. Ricordo molto bene il primo concerto dei Blondie in Inghilterra. Il pubblico era piu che espansivo, direi tribale. Ballavano, saltavano, pogavano e sputavano. L'atmosfera era calda, selvaggia, eccitante. Gli americani, a confronto, erano molto più chiusi. E la loro musica era straordinaria: Stranglers, Clash, Siouxsie Sioux, Slits, Poly Styrene. Sopratrutro i Sex Pistols: erano meravigliosi. Mi ricordavano Beethoven, avevano lo stesso tipo di maestosità. Le esibizioni di quel gruppo erano atti criminali. Non si prcoccupavano di avere o non avere credibilità; vivevano nel loro mondo, pensavano solo all'anarchia. C'era una forte retorica politica in quello che facevano, ma volevano anche i soldi. E le etichette, pur di sbarazzarsi di loro, glieli diedero tutti. Fu davvero la più grande truffa del Rock'n'roll. Ammiravo il modo in cui alcuni ragazzi seguivano e facevano parte della scena punk inglese perché, anche se non suonavano in alcun gruppo, erano tutti molto attenti a crearsi un loro caratteristico look. Il punk trapelava dalla musica che suonavi, dal modo in cui ti vestivi e dai posti che frequentavi. Era inevitabile che finisse per lasciare il segno. Sebbene ora chiunque ci sappia fare ricsce a distinguersi dalla massa, il punk è tutta un'altra cosa ed e ancora tra noi, E stata un'esplosione: la prima vera espressionc di rottura.
(Punk, tutta la storia)


The Greatest Hits, so far