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30/01/16

Johnny Lydon ha 60 anni! Gli auguri di Interzone e di M. McLaren e Blondie

Qui non festeggiamo i compleanni, ma  Johnny Lydon se li merita tutti, i nostri auguri. Si, perchè Johnny il 31 gennaio compie 60 anni! Se li merita perchè ci ha guardato dritto negli occhi, dal palco dell'Atlantico Live nel bellissimo concerto tenuto nella capitale e ci ha gridato: <<"tutti voi, vi conosco tutti, uno per uno!"..>>
L'aura carismatica, il narcisismo del dandy, l'aria furba da sacro barbone che possiede..la saggezza. Si, quella sera Johnny, con lo sguardo profetico dell'indemoniato, lo sguardo di chi ha visto tutto, è stato il nostro pifferaio che ci ha guidato all'acqua. Johnny è come una specie di specchio, dove riflette gli altri, noi. Con lui e attraverso la sua musica e il suo modo d'essere abbiamo sfogato la nostra rabbia e i nostri sensi di colpa e, come genialmente ebbe a dire Malcom McLaren..<<abbiamo fatto dei nostri fallimenti un nobile scopo..>>. Facciamo gli auguri a Johnny Lydon proprio con le parole di Malcom McLaren, l'uomo che inventò i Sex Pistols, quello delle intuizioni geniali, l'archeologo della cultura pop, quello che trasformava i disastri in cose buone.. per poi ritrasformarli in disastri, Malcom che ci regala una postfazione del punk e con Deborah Harry, Blondie per tutti, che invece introduce quello che fu il punk negli U.S.A. e ci racconta il suo amore per i gruppi inglesi.



I MANIFESTI SI scrivono sempre a posteriori, Guardando indletro, se si volesse scrivere un manifesto del punk, si potrebbe partire proprio da questo: il punk ha dato alla gente la possibllità di essere un abbagliante fallimento piuttosto che un tiepido successo. E stata questa la sua grandezza, avere fatto del fallimento un nobile scopo. La musica, la moda, lo stesso movimento, è stato tutto come un'unica affermazione artistica, nata dai miei giorni in accademia. Ricordo che dopo essere stato cacciato percorrevo Kings Road con uno scopo: trovare un posto nel quale la gente come me potesse dare sfogo ai prori bisogni creativi. Volevo gettare un ponte tra l'accademia e la strada. E' stato il destino a far si che andassi a flnire al World's End, un buco scaato in fondo al lato più scuro di Kings Road. Li ho messo su un negozio che vendeva oggetti del passato, ricordi degli anni Cinquanta, dischi e vestiti autentici, che avevano contratto un debito con la cultura pop, ma che in breve si sono trasformati in cultura pop.
PER COMINCIARE, QUEL negozio, per me e per qualche amico, era come il paradiso. Ben presto é arrivato un gran numero di persone disilluse, stufe del mondo. Venivano a sedersi al SEX, volevano fare parte di questa cosa che stavamo creando. Cominciavano a sentirsi diversi e a sembrare diversi. Il look te lo creavi da solo. Se non potevi permetrerri uno dei vestiti in vinile sartoriali che facevamo io e Vivienne Vestwood, ti ficcavi addosso un sacco dell'immondizia e andava bene lo stesso. Per prendere vita, questa nuova moda, questo nuovo modo di pensare, aveva bisogno di un'identità musicale. C'erano quattro ragazzi,li, che spiccavano tra la folla. Hanno preso il nome del negozio, SEX, e io gli ho consigliato di aggiungere la parola "Pistols". Ero in cerca di qualcosa che avesse implicazioni sessuali, qualcosa che potesse funzionare come metafora. E cosi in un attimo avevamo una band che poteva sparare, e che poi ha sparato, dritto contro le cose che non ci piacevano, e cioé praticamente tutto. Ovviamente l'esplosione era troppo forte per essere contenuta e, una volta uscita allo scoperto, la cosa è arrivata fino alle passerelle, nellazona più scura di Soho, poi è sbarcata nei club, e infine é entrata nelle accademie d'arte di tutto il paese. A partire da un negozietto di Kings Road, avevamo creato un modo di vivere, dei valori, un'identità: in poche parole, avevamo costruito l‘infrastruttura per una società alternativa.
(Punk, tutta la storia)



A NEW YORK, il punk é nato nel 1973. Era una scena molto piccola, sconosciuta, a malapena menzionata dalla stampa locale. Non era una realtà evoluta, non era stata ancora né commercializzata, né sfruttata. I Blondie non avevano alcun contatto con il mondo esterno del rock mainstream, e le case discografiche non prestavano la minima attenzione a quel clue stava succedendo. Eravamo solo noi e le altre band del giro: Television, Patti Smith, Talking Heads, Ramones, Abbniamo costruito tutto strada facendo, sperimentando per trovare un nuovo sound. Il nostro pubblico era composto da amici, altri gruppi e ragazzi del Lower East Side. A New York, l'estetica punk era frutto di una sensibilità camp. Eravamo tutti senza soldi, quindi ognuno di noi si inventava il proprio personalissimo stile. Era un miscuglio di glam, classica pelle nera, magliette strappate e elementi mod, perchè era questo il tipo di vestiti che  trovavi facilmente a N.Y. In Inghilterra invece il movimento punk era molto più politicizzato. Ce ne rendemmo conto non appena arrivati lì. Quel che accadeva intorno plasmava la loro visione politica, che si rifletteva anche nella musica. Al centro di tutto c'era l'economia, che era andata a puttane. Un'altissima percentuale di persone viveva grazie al sussidio di disoccupazione. Non c'era davvero alcun futuro per quei ragazzi. La gente dimentica che disasrro fosse quel posto all'inizio clegli anni Settanta. Ricordo molto bene il primo concerto dei Blondie in Inghilterra. Il pubblico era piu che espansivo, direi tribale. Ballavano, saltavano, pogavano e sputavano. L'atmosfera era calda, selvaggia, eccitante. Gli americani, a confronto, erano molto più chiusi. E la loro musica era straordinaria: Stranglers, Clash, Siouxsie Sioux, Slits, Poly Styrene. Sopratrutro i Sex Pistols: erano meravigliosi. Mi ricordavano Beethoven, avevano lo stesso tipo di maestosità. Le esibizioni di quel gruppo erano atti criminali. Non si prcoccupavano di avere o non avere credibilità; vivevano nel loro mondo, pensavano solo all'anarchia. C'era una forte retorica politica in quello che facevano, ma volevano anche i soldi. E le etichette, pur di sbarazzarsi di loro, glieli diedero tutti. Fu davvero la più grande truffa del Rock'n'roll. Ammiravo il modo in cui alcuni ragazzi seguivano e facevano parte della scena punk inglese perché, anche se non suonavano in alcun gruppo, erano tutti molto attenti a crearsi un loro caratteristico look. Il punk trapelava dalla musica che suonavi, dal modo in cui ti vestivi e dai posti che frequentavi. Era inevitabile che finisse per lasciare il segno. Sebbene ora chiunque ci sappia fare ricsce a distinguersi dalla massa, il punk è tutta un'altra cosa ed e ancora tra noi, E stata un'esplosione: la prima vera espressionc di rottura.
(Punk, tutta la storia)


The Greatest Hits, so far











24/01/16

40 Anni di una Cultura Sovversiva: Punk 1976 - 2016

Punk 1976 - 2016! Siamo in pieno anniversario e a Londra iniziano i festeggiamenti per i 40 anni del punk. Si svogeranno per tutto l’anno, e verranno coinvolti diversi locali, istituzioni, organizzazioni. Punk London – 40 Years Of Subversive Culture, ricorderà la “cultura sovversiva” che ha contagiato i giovani di tutto il mondo allora e che continua ad influenzare oggi musica, moda, cinema, il mondo dell’arte. L’intento è quello non solo di esplorarne le radici, ma anche di evidenziare come il punk continui a propagare la sua onda nel tempo.
Tra gli eventi seminali di quel 1976 c’è anche il 100 Club Punk Festival, una due giorni di festival che si tenne proprio al The 100 Club in settembre e che ospitò nomi allora sconosciuti ai più ma destinati a rimanere nella Storia: Subway Sect, Siouxsie And The Banshees, The Clash, The Damned, The Vibrators e i Sex Pistols stessi sono sfilati su quel palco, ignari di quel che il destino aveva in serbo per loro. Mentre dal 4 al 10 gennaio nel club si è svolto anche il Resolution Festival, con numerosi gruppi che si sono avvicendati per riportare alla memoria la maratona musicale di allora.
Per sottolineare la portata epocale del movimento, tutti possono aderire alla manifestazione e dare il proprio contributo: basta ideare il proprio evento e registrarsi sul sito www.punk.london/.

Hanno già aderito e parteciperanno:
British Fashion Council, British Film Institute, British Library, Design Museum, Doc ‘n Roll Films, Institute of Contemporary Arts, Live Nation Merchandise, Museum of London, The Photographers’ Gallery, Rough Trade, PYMCA, Premier and On|Off, Roundhouse and Universal Music Catalogue.

In questa piccola rassegna ripercorriamo gli inizi del movimento Punk, le basi pre-punk, dagli Stooges e New York Dolls, fino a filmati incendiari dei Pistols, Damned e co, dal 1976, fino ai primi mesi del 1977.

Punk’s Prologue Pt 1. The Stooges – TV Eye (1970)
La Rosetta Stone dell'attidudine punk rock, ma c'è di più per Iggy & Co nell'esibizione al Cincinnati Pop Festival del burro di arachidi: infatti, Iggy passa parte del concerto in mezzo al pubblico, tornando poi sul palco cosparso di burro di arachidi. The Stooges inaugurano un suono positivamente selvaggio e l'introduzione di uno sconcertato Jack Lescoulie è esilarante: "Loro di certo non entreranno nello show-biz con questo spettacolo ..."





Punk’s Prologue Pt.2 New York Dolls - Personal Crisis
Ancora nel 2016, guardare le Dolls in scena abbiamo l'impressione che provengano da un altro pianeta. (Comefaceva Johnny Thunders ad avere quei capelli?); Dio sa come dovevano sembrare al pubblico nel 1973!. In Germania, Malcolm McLaren rimase folgorato quando li vide e nel 1975, diventò il loro manager. Il gruppo arrivò ad esibirsi sventolando sul palco una bandiera con falce e martello che campeggiava sullo sfondo. I Dolls fecero cinque concerti a New York con questo nuovo look ideato da McLaren, vestiti di pelle fetish colorati, e supportati dai Television. Quando li perse,semplicemente li ricostruì nei i Sex Pistols.



Ramones - Havana Affair (1976)
Da un concerto di Max Kansas City nel mese di ottobre del '76, rimane uno dei migliori video del gruppo sul web, più che sufficiente a giustificare il culto e l'adorazione delle punk band britanniche per i Ramones. No Dee Dee, no Paul, no Sid..  Il Melody Maker accolse così le prime esibizioni del gruppo: <I Ramones sono l'ultima di una lunga serie di band presuntuose e prive di talento, il ​​cui risultato più importante fino ad oggi è la loro incapacità di oltrepassare i confini di New York City. Quì sono stati accolti dall'adulazione di un esercito di fan ingannati: musicalmente, non vanno per il sottile e non hanno variazioni di qualsiasi tipo. La loro regola è quella di essere più incompetenti possibile. Per una band che vorrebbe essere la proiezione per i giovani d'America della vita suburbana, anticonformista, del sesso e della lotta, o di qualsiasi altra cosa,falliscono miseramente...>



Sex Pistols - Pretty Vacant (1976)
Esibizioni scabrose dei Pistols in un brillante weekend a Londra, e un bel documentario sulla scena crescente del punk britannico, girato e presentato dal pioniere della TV culturale inglese, Janet Street Porter. Possiamo riconoscere il futuro produttore dei Clash Guy Stevens dirci di come fosse annoiato con la musica dei Led Zeppelin e di altri dinosauri del rock dell'epoca. Very Cool!. quì





The Damned – New Rose (1976)
Un promo piacevolmente frammentario e sconnesso, New Rose fu il primo singolo in assoluto pubblicato da una punk band nell'ottobre 1976 nel Regno Unito. New Rose è attribuita a Brian James, chitarrista e membro fondatore, pubblicata su etichetta Stiff Records e ebbe come B-side la cover di Help! dei The Beatles, suonata due volte più rapidamente dell'originale. New Rose è stata poi coverizzata dai Guns'n Roses in The Spaghetti Incident e dai Poison Idea, band hardcore punk di Portland in Pajama Party. Ditemi se non suona ancora incredibile!.




Sex Pistols da Bill Grundy (1976)
Alle 17.30 del 1° Dicembre 1976 si presentarono a Today, programma televisivo presentato da Bill Grundy ed erano già sbronzi. lniziò a provocarli, parlando di grandi compositori - Mozarl, Bach e Beethoven. Johnny Rotten d'improvviso vomitò in un angolo, esclamando.. "Merda!". Grundy invitò John a ripetere quel che aveva detto e fu immediatamente accontentato, mentre lui si rivolgeva a Siouxies (dei Bansheens, che era una delle accompagnatrici della band..) chiedendole un appuntamento per dopo la trasmissione. A quel punto Steve Jones gli disse che era un vecchio sporcaccione, rincarando la dose chiamandolo lurido stronzo e una maledetta carogna! Finì lì. Grundy aveva ben rappresentato tutta l'ipocrisia con cui le istituzioni avevano risposto al punk. Il giorno dopo il Daily Mirror se ne uscì con una famosa copertina che titolava a tutta pagina "The Filth and the Fury!" ("Oscenità e furore!") e i buoni borghesi iniziarono a intasare le linee telefoniche della Tv protestando inferociti per quello spettacolo "di depravazione e privo di decenza". Alcuni dichiararono di aver preso a calci il televisore e la rissa verbale scatenatasi in diretta (con tutti i suoi strascichi polemici), distrusse letteralmente la carriera pubblica di Grundy.





Sex Pistols - Anarchy in the UK (1976)
I Sex Pistols eseguono 'Anarchy in the UK' nel programma di Tony Wilson Granada Pop Show - So It Goes, in quella che fu loro prima apparizione televisiva. Tony Wilson, presentatore alla Granada Television e creatore della Factory Records, era stato uno dei 42 spettatori (insieme ad alcuni membri chiave della futura scena musicale di Manchester, come Peter Hook e Bernard Sumner prima Joy Division e poi New Order, Morrissey degli Smiths, il produttore Martin Hannett, Mark E Smith dei The Fall, Paul Morley, influente giornalista musicale e Mick Hucknall dei Simply Red) che il 4 giugno del 1976 assistette al concert dei Pistols al Lesser Free Trade Hall, invitati da Howard Devoto e Pete Shelley dei Buzzcocks. In seguito portò la crema del punk americano e britannico e le fasce New Wave al pubblico del suo acclamato spettacolo televisivo che andava in on onda a tarda notte. Nel video possiamo vedere il maldestro tentativo del cameraman di censurare la svastica che aveva al braccio Jordan, un'altra delle accompagnatrici di Rotten e compagni.





The Clash – BBC Clash Documentary ‘The Clash New Year’s Day ’77’
La BBC, il giorno di Capodanno, ha trasmesso questo splendido documentario sulla leggendaria punk rock band The Clash, girato da Julien Temple circa 38 anni fa, prima che il mondo avesse mai sentito parlare dei The Clash .
Ora, è possibile guardare l'intero filmato, di 75 minuti, qui sotto.
Temple, che ora ha 62 ed è un regista di successo, ha diretto video per artisti come Janet Jackson, Neil Young, Rolling Stones, Talking heads e tanti altri, insieme ad un controverso, prospettico biopic su Marvin Gaye, era un giovane aspirante cineasta quando incontrò i tre principali membri di The Clash nel 1976. Ben presto diventò amico di Joe Strummer, Mick Jones e Paul Simonon, e iniziò a filmare alcune delle loro prime prove e spettacoli dal vivo. Questo lungometraggio stupefacente costituisce gran parte del documentario della BBC sui Clash, ed ha come fulcro la performance dal vivo il primo gennaio del 77, tre mesi prima della pubblicazione del loro album di debutto, intitolato semplicemente, The Clash. Lo spettacolo si tenne al Roxy Club, una ex discoteca angusta e decrepita nel quartiere di Covent Garden di Londra, che per i suoi brevi 100 giorni di vita fu considerata l'epicentro della musica inglese e della rivoluzione culturale nota come "punk rock". Il filmato, che è certamente di grande valore non solo per gli appassionati ma per i suoi riferimenti culturali e storici, non era mai stato trasmesso prima.




Sex Pistols – Seventeen (1977)
Documentato da Don letts in Super 8, il debutto di Sid Vicious con i Sex Pistols al Green Cinema di Londra, il 4 Marzo 1977. E' il celebre The Punk Rock Movie (conosciuto anche come The Punk Rock Movie from England), il film del 1978 sulla scena punk rock britannica assemblato da filmini in Super 8 girati da Don Letts, disc jockey del club The Roxy di Londra durante gli anni di punta del movimento punk del '77. Contiene riprese dal vivo di esibizioni di The Clash, Sex Pistols, Wayne County & the Electric Chairs, Generation X, Slaughter and the Dogs, The Slits, Siouxsie and the Banshees, Eater, Subway Sect, X-Ray Spex, Alternative TV e Johnny Thunders & The Heartbreakers. Inoltre sono presenti anche immagini fuori scena di alcune band, come i Generation X, le Slits e i Siouxsie and the Banshees.

Tutte le esibizioni furono girate al Roxy, tranne, appunto, quella dei Sex Pistols, che proviene invece dal concerto tenutosi al cinema The Screen On The Green di Londra. Il concerto vide l'uscita di Glen Matlock, considerato troppo poco "punk" e fu il primo con Sid Vicious in formazione.






The Damned – Fan Club (1977)
"Nessuno pensava,  in quei momenti, che tutto questo stava per cambiare il mondo."






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24/09/15

Cinema Resistente. Lech Kowalski: punk, contadini, junkie

Dee Dee
Milano gli ha dedicato una retrospettiva (più libro monografico, Camera Gun. Il cinema ribelle di Lech Kowalski, Agenzia X, a cura di Alessandro Stellino). Un cineasta che ha segnato gli ultimi decenni del cinema del reale, underground, i cui film hanno circolato poco in Italia nonostante il passaggio alla Mostra del cinema di Venezia (2005) con lo struggente East of Paradise, il racconto della madre deportata in un campo di lavoro sovietico durante lo stalinismo. Il suo film più recente è Holy War Holy Field , in cui Kowalski arriva nelle campagne polacche per filmare la battaglia dei contadini contro le multinazionali che trivellano il terreno in cerca di gas. Il governo e i politici locali hanno dato il loro benestare senza neppure ascoltare quello che accade nella vita di questa gente, cosa significa il fracking che fa tremare le case, infanga l’acqua, impedisce il raccolto, avvelena piante, animali, ogni cosa. E nel silenzio più totale dei media o peggio ancora nella disinformazione che lo presenta come una garanzia di modernità.

Può sembrare strano ritrovare Kowalski, narratore di <<storie e eroi>> metropolitani, i giovani punk, i Ramones (Hey Is Dee Dee Home, 2003), i Sex Pistols (D.O.A, 1981), gli homeless del Lower East Side (Rock Soup, ’91), in un luogo dove il tempo è ancora scandito dalle stagioni anche se la natura ha perduto ormai per sempre la poesia dell’incontaminato. Eppure seguendo quei contadini nella realtà globalizzata che avanza, si ritrovano con evidenza gli elementi che attraversano i suoi film in cui la ` macchina da presa é sempre e comunque un'arma. E’ una scelta di impegno politico ma declinato in modo diverso, mettendo a rischio sé stessi, il proprio corpo alla ricerca di un conflitto più che per decidere da che parte stare.
<<Mi interessava molto la lotta dei contadini per proteggere la terra. E’ un soggetto che riguarda la nostra cultura, e la sopravvivenza dell’umanità, e che invece viene messo nell‘ombra dalle grandi corporazioni che controllano tutto. Questa guerra ha creato tra di loro dei legami molto foni, in un certo senso quei contadini sono oggi come erano anni fa i punk>>.

Ma quella della terra è una dimensione che un po’ ritorna nella vita di Kowalski. La famiglia di origini polacche che la fuga dalla guerra ha portato ovunque nel mondo, Iran, Iraq, India, Africa, fino a Londra dove é nato, e poi l’America, viene da li: il nonno in Polonia aveva aperto una scuola dove insegnava ai contadini, e una biblioteca. E anche il padre ha tentato l’avventura della terra in America.
Il padre desiderava tantissimo avere una fattoria, però eravano troppo poveri. Un giorno il padre ebbe un tenibile incidente con la macchina, e i soldi dell’assicurazione servirono per coronare il suo sogno. La fattoria era nel Wisconsin, vicino a una riserva di nativi americani: a un certo punto però le vacche si ammalarono e morirono. Cosi le banche gli tolsero la terra, il resto la  madre lo regalò agli indiani. Arrivati a Chicago, dove ancora c’é una grande comunità polacca, e il padre lasciò tutti alla stazione per cercare lavoro l’intera giornata, finché non lo assunsero in fabbrica tornando a prenderli.. Che storia.


Da punk sei convinto che anche l’invenzione di un’estetica é un modo per radicalizzare le tue posizioni e la critica al mondo. I contadini non pensano all’estetica ma come i punk sono degli outsiders. Probabilmente Lech Kowalski appare ai loro occhi come un punk. La battaglia contro il fracking li ha resi una comunità e anche questo sentimento di appartenenza a qualcosa fa pensare al movimento punk Quando stanno insieme ridono, bevono, si divertono, vivono una dimensione che nelle grandi città si è persa.
La resistenza al fracking svela qualcos'altro, a cominciare dalla perdita di legami tra cittadino e istituzioni politice che sembra essere un denominatore comune della nostra epoca.
<<E' un po' il nucleo del film. I contadini non si fidano di nessuno, alle spalle hanno il periodo comunista e hanno capito che la democrazia non ha prodotto quel nuovo mondo di benessere che si aspettava ma solo maggiore cinismo. In campagna la dimensione della re-altà é molto forte, é la vita stessa. Viviamo in un’epoca di grande confusione dove tutto si frantuma. Loro invece hanno qualcosa in cui credere, e da qui può iniziare una rivoluzione. E’ quello che sta accadendo in Messico dove i contadini vessati dal governo stanno dando vita a una fortissima opposizione. Girerò li, tra poco, il mio prossimo film.>>

L'attenzione alle facce delle persone sono sempre molto importanti. E’ difficile invece descrivere i cambiamenti, oggi preferisce più osservare che muoversi, guarda le cose in modo riflessivo.. Ad un certo punto, si è messo all'angolo della 14a, a New York, a filmare: un’esperienza emozionale molto importante, a sentire lui, durante la quale ha scoperto nelle persone e nel mondo particolari che non aveva mai notato. Ora cerca di portare nel suo cinema queste lezioni del passato, rispetto alla velocità in cui viviamo, che é quasi schizofrenica: gli sembra che il solo modo per confrontarsi con la realtà sia stare fermi in un posto.

Il cinema è controversia, tensione, forze opposte ed elementi che si scontrano per generare teatralità. Lech Kowalski ci ha fatto scoprire che in America il punk non esisteva nei soliti e tipici locali alternativi come il CBGB di New York,  ma che esisteva una scena punk anche nel Sud degli Stati Uniti. Chi l'avrebbe mai detto? C’erano scene alternative un po’ dappertutto, ma non univocamente definite, come punk, drag queen, punk gay, biker, fanatici del rock’n’roll, adolescenti annoiati, proprietari di club conservatori, uomini d’affari. Kowalski capì che qualcosa sarebbe successo. E la partenza dei Sex Pistols per il tour americano rappresentava un momento in cui quel qualcosa iniziava ad accadere. Doveva filmare quell’evento a tutti i costi. Non era solo una storia sul punk girata a New York, ma un confronto culturale più ampio. E aveva ragione.  Ovviamente c'era la musica, ma anche chi andava ai concerti, e perché.


Don Letts, Dan Graham..
Non si è mai considerato un regista punk. Solo un outsider. Underground, una parola un po’ inflazionata, ma che gli si addice in pieno. L’unica cosa che lo accomuna a registi come Don Letts o Dan Graham è che hanno creato senza avere tanti soldi.

Oltre a D.O.A., filma gli homeless del Lower East Side in ROCK SOUP, che nell'estate del 1989 allestirono una tendopoli a Tompkins Square: le autorità minacciarono di smantellare il centro di accoglienza e la popolazione insorse. In un ruvido bianco e nero, Kowalski riprende e si schiera contro l'imminente disneyficazione della città.

 In THE BOOT FACTORY del 2000 documenta la vita di un gruppo di punk a Cracovia, che sopravvive cucendo scarponi di cuoio. Un racconto di anarchia e di come dare vita a microcosmi resistenti, in opposizione al sistema vigente.
BORN TO LOSE è ancora sul punk, e si concentra su Johnny Thunders, prima nei New York Dolls e poi con gli Heartbreakers: 400 ore di materiale filmato, un ritratto glorioso e struggente sull'eroe di tutti gli sconfitti, nato per perdere, morto a soli 39 anni.
HEY IS DEE DEE HOME è un altro dei ritratti struggenti di Kowalski, questa volta è Dee Dee Ramone il protagonista, bassista e compositore dei Ramones, amante dei tatuaggi e delle donne, oltre che innamorato da sempre delle droghe pesanti. 

STORY OF A JUNKIE, è un film difficile da digerire, per chiunque non abbia mai fatto uso di droghe. Tutto reale, vita di strada, personaggi borderline che occasionalmente mostrano la loro “poesia accidentale” (le discussioni sulla coscienza politica, la confessione del protagonista sulla sua ex). Un vivido ritratto della vita da tossicodipendente nell’East Village.
In Story of a Junkie, Spacely, il protagonista, sceglie di diventare un tossico. Kowalski non lo giudica, lo segue, entra nella sua corsa nella vita, entra nei suoi luoghi nascosti, e lui ha mostrato cose che la maggior parte della gente non vede. E' facile vedere compassione nella storia, ma anche eccitante: provare droghe, bere, litigare, vederti puntare una pistola addosso, stare svegli per notti intere, dormire fino a giorno inoltrato, dormire su un tetto, incontrare gente d’estrazione borghese in disperata crisi d’astinenza, perché il protagonista è la connessione tra un mondo e l’altro. Spacely, in questo splendido film, apre delle porte a molti totalmente sconosciute.
Assistere a Story of a Junkie è come guardare una bomba che sta per esplodere. Nessuno aveva idea di quello che c'era dietro l'angolo. Di lì a poco sarebbe stato scoperto l'AIDS. Dalle sue storie, racconti di deportati, emarginati e punk, con la constatazione di un mondo segnato da ingiustizie e violenze, emergono dolore profondo ma anche un forte desiderio di rivalsa. Amiamo il cinema di Lech Kowalski, un cinema non commerciale e difficile da reperire, perchè tutto viene filtrato dalla musica e dai racconti dei sopravvissuti e di chi resiste: resistenza della memoria e pratiche di sopravvivenza..







10/04/15

Dressed to Kill: Vivienne Westwood

Dalle donne nelle sottoculture degli '80, a quelle dedite alla regia, dalla giovane combattente curda Arin Mirkan a Monica Ertl che vendicò il Che, passando per Mary Shelley, Jenny Marx e Marianne Faithfull, fino a Iris Chang e Anna Mae Aquash, eroina dell'American Indian Movement e tante altre, abbiamo reso omaggio a donne molto lontane da quelle che i media e la televisione sempre più ci raccontano, stereotipi e corpi finti, stereotipi da inseguire, lontani dalla realtà e dalla vita di tutti i giorni. Nel nostro immaginario donne d'eccezioni, necessariamente emotive, capaci di determinate azioni, e incapaci di altre per coraggio. Donne lontane dal controllo e la sorveglianza della religione, dalla politica, addirittura delle scienze, capaci di vivere i propri amori, e i propri ideali, custodirli, coltivarli senza obblighi e pregiudizi imposti dall’alto.

Vivienne Westwood ama cucinare. In qualche modo, è difficile immaginare la donna, l'artista, la designer che ha sugellato con la moda la nascita del punk, e che è stata anche la compagna di lunga data di Malcolm McLaren, creatore e manager dei Sex Pistols, a casa e in un grembiule, appollaiata vicino a una stufa calda . Eppure la signora Westwood, 70 anni, crede davvero nei più semplici dei piaceri; cucinare, leggere (non riviste, solo libri) e attraversare Londra, esclusivamente in bicicletta, con il marito e direttore creativo della sua impresa Andreas Kronthaler. Dalla sua prima collezione, la Pirate collection - in linea col movimento New Romantic negli anni '80 - all'ultima, intitolata World Wide Donna, glitter dorato, tulle e colori di guerra, continua a sfidare lo status quo con le sue creazioni e disegni stravaganti. Qualche settimana fa, la signora Westwood ha aperto il suo primo negozio US; non a New York, ma una boutique di tre piani a Melrose Avenue, Los Angeles. Tutta la facciata porta la firma della designer, calde luci al neon rosa, naturalmente. Vivienne Westwood discute di ribellione, cucina, e di Jane Fonda, e per farlo al meglio, prima 15 minuti di yoga, come tutte le mattine. La signora Westwood in fondo è molto cambiata dal periodo in cui viene ritratta nelle fotografie sotto.

Pensa che gli uomini siano molto più insicuri rispetto alle donne. Nella storia, le donne hanno avuto molto più potere e influenza, dalle prostitute greche alle donne che gestivano i salotti di destra fino alla prima guerra mondiale. Pensa che le femministe hanno decisamente sottovalutato il ruolo che hanno avuto storicamente. E' convinta che sarebbe molto insicura se fosse un uomo, per la troppa pressione che questi devono sopportare. L' hotel che preferisce è lo Chateau Marmont di Los Angeles, quello di Bowie e di molte altre star, e non conosce molte celebrità che gli piacerebbe vestire: questo è stao forse il vero motivo, in realtà, nella creazione del negozio a Los Angeles. Amava Pamela Anderson, e ora Christina Hendricks, gli piacerebbe davvero molto vestire Jane Fonda, anche se ancora gli rimprovera di quando si faceva chiamare Hanoi Jane. (Jane Fonda si recò in Vietnam, durante la guerra, e fece visita al quartier generale dei Vietcong di Ho-Chi-Min. Da allora, venne soprannominata Hanoy Jane..ndr). George Clooney, così accessibilmente bello, e Robert Redford: per cercare di rendere il mondo un posto migliore, dice. Ama molto i disegni di Jean-Antoine Watteau alla Royal Academy e vorrebbe vivere a Parigi,  avere un piccolo appartamento: è più veloce raggiungere la capitale francese da Londra che cercare di andare da Londra a Oxford. Il piatto forte della signora Westwood è il manzo Wellington.
Dal matrimonio dice giustamente che non bisogna aspettarsi nulla, il segreto di una buona unione risiede tutto nella tolleranza.

Vivienne non ha mai perdonato allo scomparso Malcom McLaren di averla lasciata, appena lei ebbe compiuto i quarant'anni. La lasciò con un figlio, Joe, Malcom era più giovane all'epoca, di sei anni. Vivienne era una piccola e altezzosa donna del nord con i capelli ossigenati, risoluta e dura. Nessuno la lasciava, otteneva sempre quello che voleva. Quest'autorità morale la traeva dal fatto che era ostinata, ma soprattutto perchè non era una persona decadente come sono i londinesi: lei è sempre stata virtuosa, rigorosa. La sua era una famiglia cristiana e puritana, tanto che vedevano Malcom come un ebreo alieno dai capelli rossi. Vivienne fu attratta dal mondo di cultura che Malcom gli offrì, fuori dalla chiesa cristiana e dal catechismo che in quegli anni frequentava. Quello che McLaren gli ha sempre rimproverato è quello di non avere senso dell'umorismo: dominava benissimo la cultura che gli veniva offerta, ma non sapeva ridere di se stessa.

Si può dire che ogni singolo elemento dello stile, dell'attitudine, delle idee politiche, della musica e dello stesso esercito del punk sia uscito dai due piccoli negozi di vestiti su Kings Road, nel quartiere di Chelsea. Questi due negozi erano Acme Attraction, un sottoscala al 135 di Chelsea Antiques Market, e SEX, al civico 430, nel distretto piu a ovest, il World's End.
SEX. Negli anni Sessanta, era una calamita per gli hippie, prima chiamato Hang On You, poi Mr. Freedom. Tra i clienti abituali c'era anche una coppia di squattrinati: Malcolm McLaren, studente d'arte a vita, e Vivienne Westwood, supplente a tempo perso. Subissato dai debiti e dai problemi di droga del proprietario del negozio, Malcom e Vivienne ne presero le rendini e lo ribattezzarono Let it Rock.
Arredato some un salotto di periferia degli ainni Cinquanta, Let lt Rock era molto più che un semplice negozio. Sembrava di entrare nel set di un B»movie, trovavi regolarmente vecchi teddy boy, nani e gente deforme.
Passati 18 mesi, Malcolm McLaren e Vivienne  si erano già stancati della clientela di Let lt Rock. Quindi, trasformarono il look del negozio omaggiando i ton-up, i primi rocker inglesi degli anni Sessanta. Let It Rock ora si chiamava Too Fast To Live Too YoungTo Die. Poco tempo dopo, lo spirito irrequieto dei due trasformò ancora il look: abbigliamento e oggettistica fetish, bondage e sadomaso, l'ingresso del negozio era sovrastato dalla parola SEX fatta con lettere di gomma rosa alte un metro: così nacque quello che cambiò per sempre il look delle rockstar e dei loro fan.
Fare shopping al 430 di Kings Road era sempre stata un'esperienza quasi proibitiva, si trattava di una boutique al limite dell'anti commercio. Ma la fama del punk aveva in ogni caso attirato nel negozio intere compagnie di ragazzi, che spesso prendevano a calci la facciata di ingresso, o la riempivano di graffiti. C'era un'atmosfera di assedio, proprio come per i Sex Pistols, che subivano attacchi fisici per strada o venivano banditi dai locali.
<<Credo che i ragazzi desiderino fortemente fare parte di un movimento estremo, coraggioso, aperto a tutti, proprio come i vestiti che vendiamo qui>>.

Poco tempo dopo, i vestiti punk erano ormai disponibili in negozi come Miss Selfridge o per corrispondenza, pubblicizzata su riviste musicali. Ancora una volta, fu Vivienne ad avvicinarsi al movimento new romcmtic. Vivienne Westwood (come per altro Malcolm McLaren) ha mai mostrato il minimo interesse a reclarnare diritti di copyright sul commercio mondiale nato intorno alle sue rivoluzionarie creazioni.
<<Nelle varie incarnazioni del negozio, ho sempre realizzato vestiti che sembravano rovine, Creavo cose nuove distruggendo quelle vecchie. La mia moda non era merce, ma un ideale.>> Un ideale talmente eversivo da avere effetti anche a oltre quarant'anni di distanza.




Al Nashville Rooms, Londra, il 23 aprile 1976. Hervé Labyre: "Vivienne Westwood iniziò una rissa con alcuni fan, (voci asseriscono che tutto si scatenò perché si sentiva" annoiata " e perchè uno dei ragazzi del pubblico aveva i capelli lunghi..) ed è così che andarono le cose. McLaren poi entrò nella mischia, e ancora la band di seguito. Esiste una registrazione bootleg dello show, dove si può ascoltare chiaramente la gente gridare all'arrivo della polizia durante Pretty Vacant.
Sullo sfondo Dave Vanian dei Damned osserva insieme a Sid Vicious.



#lifestyle

28/03/15

Satellites's Playlist - Alla ricerca di Satelliti


Canzoni popolari e meno sconosciute, la musica e i satelliti sono un binomio quasi imprescindibile. Quì la più completa e esauriente playlist riguardo i Satelliti.

Nessun luogo Shampo TV Torna indietro Proprio del ragazzo Nodo sottile Carte in tavola
Non posso fermarmi Dove andremo a finire? C'è qualcosa nel cielo Che brilla nella luce
Che rotea, lontano Alla ricerca dei satelliti Cercando i satelliti
Dov'è che andremo a finire?
Il nulla nei nostri occhi Solitari come la luna Confusa e lontana Alla ricerca dei satelliti
Cercando i satelliti  Dove andremo a finire?


David Bowie - Looking for Satellite
David Bowie e i suoi amici. Un compleanno davvero speciale, 50 anni celebrati al Madison Square Garden di New York...Come non poter iniziare questa playlist con questo autentico..gioiello?
Earthling è stato solo una polaroid di una grande band, niente analisi intellettuali con i vecchi compagni di strada, Eno in testa. Erano anni strani, li ricordo anche io, anni in cui personalmente ho cambiato totalmente la mia vita. Ma eravamo a cavallo della fine del millennio, fuori era buio, ma Earthling era un disco ottimista. Bowie era parecchio in tour, (in quegli anni l'ho visto due volte) , gli piaceva la condizione di marito, sembrava anche che per una volta, la Gran Bretagna gli piacesse, facendo dichiarazioni pubbliche a sostegno di Tony Blair. Earthling è un disco frainteso, scoperto molto tardivamente, è un' infestazione aliena, in un disco di danze arcaiche. Ascoltate però le versioni dal vivo, come questa Looking for Satellites..
Le linee iniziali sono una lista della spesa di parole associate con la cultura del consumo. E questo è stato per sostenere l'idea di una ricerca spirituale tra una religione ortodossa e un era tecnologica. "Satellite" inizia come un mantra, otto giambi cantati da un doppio Bowie (con una terza voce di sottofondo di una TV). Un uomo si siede sul divano e fa zapping attraverso i canali. Guerra del Kosovo, pubblicità di uno shampoo, video dei Boyzone, cowboy, X-Files.. un mantra che sembra poter andare avanti per sempre.
Su una spiaggia, da qualche parte in vacanza, con un pacchetto turistico che aveva visto pubblicizzato su Sky Atlantic. È ubriaco, vaga nel buio, cercando le luci del suo resort. Nel cielo qualcosa brilla. Un ricordo perso di un animale , qualche traccia genetica di homo habilis. Guarda con stupore. Siamo sempre stati scimmie. Dove andiamo da qui? chiede una voce , a distanza, e c'è tristezza nel suo tono. C'è qualcosa nel cielo ... gira lontano.




Satellite of love - Lou Reed
Satellite Of Love è il secondo singolo estratto da Transformer, il secondo album da solista di Lou Reed, pubblicato nel 1972.
La canzone è una saga amara di come Reed scoprì la sua gelosia, in una notte memorabile, e di come restò colpito duramente per quello che era veramente. Pubblicata come il seguito del singolo mega-hit "Walk on the Wild Side" all'inizio del 1973, "Satellite of Love" si è rivelò sorprendente, e tuttavia, rimane un punto fermo nella sua discografia degli anni '70. Mentre le versioni dal vivo - come quelle su Lou Reed Live e Take No Prisoners - risultano sempre più ..sottotono rispetto l'originale.




Satellites - Sex Pistols
B side di Holidays in the Sun fu l'ultimo brano inciso dai Pistols nella formazione originale, ed è anche il titolo scelto da Paul Burgess per il suo imponente lavoro per il libro Satellite Sex Pistols, con più di 500 fotogarfie originali. Consigliabilenonostante il prezzo non proprio accessibile, 50 $.




 Modest Mouse - Satellite SkinSatellite Skin è un singolo pubblicato dai Modest Mouse, band rock indie. E 'il primo singolo dal loro EP, No One's First and You're Next.
Originariamente previsto per il 18 aprile 2009, la data del rilascio fu rinviata al 26 maggio 2009 perché a Isaac Brock non piaceva il colore del vinile, una tonalità di arancio che proprio non gli andava. Il vinile fu limitato a 4000 copie, tutte numerate a mano. Il video musicale è molto surreale, diretto da Kevin Willis, noto per il suo frequente coinvolgimento come co-produttore nei video musicali di band metal alternative. Il video contiene stop-motion animate, raffiguranti "creature birdhouse", coinvolte in un rituale nella foresta in cui sono nate.




Elliot Smith - Satellite
Elliott Smith morì nell'ottobre del 2003, per le conseguenze di ferite autoinflitte con un coltello. E 'essenziale sapere che vi è un collegamento molto specifico tra Smith e il singolo ascoltatore. Ha scritto canzoni intensamente personali, e i suoi fan sentono una connessione molto intima con quelle canzoni. Questa Satellite è una di queste.



Steve Earle - Satellite Radio
Che personaggio! La canzone racconta di quando Steve era un DJ su una radio Satellitare tra il 2004 e il 2007. Aveva un programma radiofonico su Air America Radio, e il suo ultimo show fu stato trasmesso il 10 giugno del 2007. Poco tempo dopo finì su una radio satellitare (su Internet), la Sirius XM, con il programma Hardcore Troubadour Radio Show, che ancora oggi va in onda. Il testo ironizza sul suo ruolo di DJ e di come era nervoso per la produzione del programma in diretta. Anche il suo amico B. Springsteen aveva iniziato come DJ su Sirius nello stesso periodo: Springsteen ha dedicato "Radio Nowhere" proprio a quei tempi.




Eddie Verder - Satellite
Vedder scrisse "Satellite" per Lorri Davis - la donna che ha sposato Damien Echols, uno dei Tre di West Menphis, mentre era nel braccio della morte. Il brano, oltre che in Ukulele, l'album solista di Vedder, è contenuto anche in 'West of Memphis: Voices of Justice' colonna sonora del documentario a favore dei tre ragazzi, in cui partecipano Marilyn Manson, Henry Rollins, Nick Cave e Warren Ellis, Band of Horses, Bob Dylan, Natalie Maines e altro ancora.




Nine Inch Nails - Satellite
Ricorda The Fragile, questa canzone che è l'ottava traccia di Hesitation Marks, pubblicato nel 2013. La versione dal vivo rende molto di più.




Ultravox - Satellite
"Brilliant" vide il ritorno alla formazione originale degli Ultravox, con la voce calda ed emozionale del cantante-chitarrista Midge Ure. Lontano dalle brutte produzioni precedenti, il disco non è male ed ha come particolarità che tutte le 12 tracce dodici tracce, per un totale di quasi cinquantatré minuti, sono composte da titoli di una sola parola...Satellite è una delle più energiche del disco






26/05/13

Sex Pistols, atto finale: Il tribunale

Diario 13-1-86: Un mite lunedì invernale. Gli edifici del Palazzo di Giustizia sono quasi deserti. ll caso Sex Pistols è comparso nella lista dei dibattimenti senza alcun preavviso: numero 229/84, Lydon contro Glitterbest Ltd. procedimento e domanda riconvenzionale al 264/85, McLaren e altri contro Lydon e altri. Una complessa sequenza di emozioni e ormai ridotta a un numero d’archivio; soltanto un particolare in un processo vecchio e lento che, sebbene decisivo, e lontano anni luce dagli eventi in discussione. Oggi qui viene rescissa la relazione decennale fra John Lydon e Malcolm McLaren: una relazione cosi intensa che non soltanto ha istigato il successo dei Sex Pistols, ma conteneva altresì la loro distruzione. La scena fuori dall’aula è assolutamente teatrale. Scopo legale del procedimento è risolvere la disputa durata otto anni tra ]ohn Lydon e Malcolm McLaren; i due sono talmente paranoici da rendere pedine, o semplici comparse, gli altri ex Pistols. Il primo processo, svoltosi tra febbraio e marzo 1979, durò cosi a lungo, e le parti in causa furono cosi intransigenti, che il giudice se ne chiamò fuori e nominò una terza parte in causa incaricandola di amministrare la Glitterbest e dunque gli affari dei Sex Pistols. Un contabile venne imputato di irregolarità amministrative. Il fiduciario accumulò denaro, ma non fece fruttare il patrimonio. Era una situazione che non giovava a nessuno e nel 1984 Lydon aveva intrapreso un’azione legale ora giunta infine in tribunale. Questa è dunque l’occasione per una decisione definitiva, abbastanza importante da spingere i due protagonisti principali al tragitto aereo da Los Angeles verso questo poco invitante scenario dickensiano. Fuori dall'aula non c’è quasi nessuno: un paio di cronisti giudiziari e la signora Beverley attendono pazientemente seduti. Lei ha l’aria di chi è pratica della situazione. Entra in campo McLaren, con un aspetto da spaventapasseri, e i capelli rossi arruffati e abito scuro, asserragliato a un’estremità dell’androne gotico vittoriano, un avvocato togato e alcuni procuratori di settore gli fanno capannello intorno. Appena prima che inizi la sessione, alle undici in punto, Lydon fa il suo ingresso con passo deciso, indossando un ampio soprabito bianco anni Cinquanta e calzoni larghi di flanella, i capelli intrecciati in arancioni gomitoli rasta: un’entrata da divo. Ignorando McLaren, occupa lo spazio più vicino all'aula con la sua squadra di avvocati, scambiando alcune parole con Anne Beverley ed entrando rapidamente quando l’aula viene aperta. Dentro, una serie di panche parallele stanno di fronte al giudice Mervyn Davies. Lydon dimostra la propria disinvoltura sistemandosi in prima fila, proprio davanti al magistrato, come un secchione; le due file posteriori sono occupare dagli avvocati con le loro spesse cartelle arancioni. McLaren e il suo procuratore legale, Howard Jones, sono seduti quasi in fondo, su un lato. L’unico altro Sex Pistols presente, Paul Cook, giunge con alcuni minuti di ritardo e sguscia silenziosamente verso il fondo dell’aula, con un movimento sobrio come l’abito che indossa. Colui che diede inizio ai Sex Pistols, Steve Jones, si trova da qualche parte a Los Angeles.

John Savage,  Il grande sogno Inglese

09/11/12

Giovanni di Leida, Sex Pistols e l'Internazionale situazionista



  
Afrika Bambaata: "Chi vuol essere re o presidente?"
Johnny Lydon:" Io!"

Nel maggio 1534 Giovanni di Leida, un eretico tedesco conosciuto anche come Jan Bocklson, fu dichiarato re della città tedesca di Munster, la nuova Gerusalemme: fu così, proclamato re del mondo intero. Prima in quello stesso anno, un gruppo di anabattisti radicali - una delle molte nuove sette protestanti decisa a sostituire i rituali decadenti della Chiesa con la pratica alla lettera dei Vangeli - aveva preso il controllo di Munster. Dapprima semplicemente costrinsero il consiglio cittadino a far passare una legge che legalizzasse "la libertà di coscienza", che legalizzasse cioè l'eresia, un atto impensabile anche al culmine della Riforma. Gli anabattisti scacciarono rapidamente la maggioranza luterana, ripopolarono la città con vicini che la pensavano come loro e, sotto la guida di un fornaio che si chiamava Jan Matthys, fondarono una teocrazia. In marzo, scrisse Norman Cohn nel 1957 in I Fanatici dell'Apocalisse, Munster era purificata: rifondata come comunità dei Bambini di Dio, obbligati dall'amore a vivere senza peccato.
Tutte le proprietà furono espropriare. Il denaro fu abolito. Le porte furono fatte per essere lasciate aperte giorno e notte. In un grande falò tutti i libri, tranne la Bibbia, furono distrutti. "Il più povero di noi"- affermava un manifesto stampato a Munster allo scopo di sovvertire l'intera regione, - "che prima veniva disprezzato in quanto accattone, ora va in giro vestito sontuosamente, come i più ricchi e i più distinti". Tutte le cose dovevano essere in comune, disse più tardi Giovanni di Leida. Non ci doveva essere proprietà privata e nessuno doveva lavorare, ma solo avere fiducia in Dio. A ogni buon conto i nuovi comandamenti erano applicati con la minaccia dell'esecuzione.
Fuori dalle mura della città, l'anabattismo - frammenti del quale sopravvivono oggi in certe sette pentecostali - divenne un delitto capitale; centinaia, forse migliaia, furono torturati e messi a morte. Il vescovo locale organizzò un esercito di mercenari che assediarono Munster; in una sortita ordinata da Dio contro le forze del vescovo, Ian Matthys fu ucciso e Giovanni di Leida prese il suo posto. Giovanni di Leida corse per la città nudo, e poi rimase muto per tre giorni. Durante quel periodo Dio gli rivelò un nuovo ordine. La rivoluzione sociale di Matthys fu improvvisamente condannata in quanto astratta; Giovanni di Leida avrebbe portato la rivoluzione fino al più piccolo dettaglio della vita quotidiana e la morte sarebbe stata l’unica sanzione contro ogni peccato: omicidio, furto, avarizia, l'insubordinazione dei figli, il dir di no delle mogli.

La poligamia era obbligatoria. Divenne un crimine capitale che le donne in età di far figli rimanessero nubili, o che le nuove mogli riunite sotto il tetto di un uomo non vivessero tra loro in armonia. Si diedero nuovi nomi alle strade e Giovanni di Leida sceglieva i nomi dei neonati. Si misero in scena spettacoli: grandi cene,seguite da decapitazioni. Si tennero messe nere nella cattedrale che era stata sventrata tempo addietro. Tenuti in stato d'assedio, anche se portavano avanti una feroce difesa che teneva aperte le linee di rifornimento, i cittadini di Munster vivevano di razionamenti; Giovanni di Leida festeggiava e si vestiva d’oro e di seta. La Confraternita del libero spirito, che dall'inizio del XIII secolo aveva diffuso per l'Europa le eresie sociali, "tutte le cose in comune, lavorare mai", aveva creduto che per quelli veramente liberi di spirito nessun crimine fosse un crimine e nessun peccato fosse un peccato. In verità la grazia di Dio si poteva trovare nella pratica dei peggiori "peccati", poiché era solo cosi che uno poteva dimostrare incapace di macchia. Giovanni di Leida disse alla sua città che a lui erano consentiti il perdono e il lusso poichè egli "era morto per il mondo e per la carne" e presto, lo sarebbero stati tutti. Nel gennaio 1535 il vescovo riunì le sue forze e assediò la città. Ad aprileogni animale, fino all'ultimo ratto, era stato mangiato, poi l'erba, poi il muschio, poi le scarpe, poi gli intonaci e finalmente i corpi umani. Giovanni di Leida annunciò che, come prometteva la Bibbia, Dio avrebbe trasformato le pietre delle strade in pane, la gente tentò di mangiarle. Maledetto con la dannazione eterna, chi dubitava poteva andarsene; uomini nel pieno delle forze furono immediatamente uccisi dalle truppe del vescovo. Donne, bambini e vecchi, come se fossero infetti dalla peste furono lasciati tra le mura a morire di fame. Implorando la morte, ululando, si trascinavano sulle ginocchia cercando radici, mangiando la terra. Aumentando all'interno della citta' la resistenza nei suoi confronti, Giovanni di Leida iniziò lui stesso le esecuzioni. I cadaveri venivano fatti a pezzi e i pezzi inchiodati a pali. Nel giugno 1535 la città fu tradita e presa: esclusi Giovanni e due suoi fedeli, tutti gli uomini furono sterminati. "Per ordine del Vescovo", scrive Norman Cohn, Giovanni di Leida "fu per un periodo condotto in giro con catene e esibito come orso ballerino". Nel gennaio 1536 lui e i suoi due seguaci, ancora vivi, furono riportati a Munster, dove "furono pubblicamente torturati a morte con ferri incandescenti. Per tutta l'agonia l'ex re non emise un suono e non fece un movimento. Dopo l'esecuzione i tre corpi furono appesi alla torre della chiesa nel mezzo della città, in gabbie che si possono ancor oggi vedere".
Tutto questo per un vero Cristo, per un vero Anticristo.

 Nick Cohn, uno dei primi critici rock, e' figlio di Norman Cohn; nel 1968, in Pop from the Beginning, ripudia qualsiasi pretesa di significato del rock, definendolo invece un'anarchia pura e sensuale, riassunta nella parola d'ordine di Little Richard (che ai tempi dei Sex Pistols si guadagnava la vita come evangelista denunciando il rock 'n' roll come musica del demonio): A WOP ALOO BOP, A LOP BAM BOOM. Nik Cohn non era probabilmente interessato alla possibilità che la filastrocca di Little Richard potesse essere collegata, con un salto di migliaia di anni, alle nenie gnostiche che, tramandate nel tempo, finirono per diventare le preghiere proposte da mistici come Giovanni di Leida, e che dopo entrarono nelle chiese pentecostali, dove Little Richard imparò il linguaggio di Tutti Frutti. Nik Cohn può non aver preso in considerazione la possibilità che una versione di questa storia, raccontata da suo padre, abbia prodotto il denaro che lui aveva usato per comprare i dischi di Little Richard. Cohn interpretava le sillabe di Little Richard come un attacco al significato in quanto tale, come un mezzo per una perfetta liberazione da esso; egli sosteneva che chiunque credesse diversamente, chiunque credesse che il rock'n'roll avrebbe potuto sostenere concetti più complessi di si o no, o raccontare storie più intricate di voglio o lasciami in pace sarebbe stato distrutto dalla forma stessa, punito per averla tradita. Si sarebbe potuto creare un successo, diceva, e poi interpretare la reazione al sound, che si faceva come dimostrazione che si aveva qualcosa da dire, ma non è vero. ll rock’n’roll non ha nulla da dire, è solo un rumore divino da fare, e chiunque avesse creduto altrimenti sarebbe finito come un vecchio malmesso con il piffero, in piedi nella pioggia mentre cercava di farsi ascoltare, di fare in modo che qualcuno lo ascoltasse, di creare un altro successo. Naturalmente, diceva Cohn - insistendo che il rock'n'roll è la musica che crea l’attimo e quindi lo sostituisce - cosi avrebbe fatto chiunque altro. Un giorno, uscendo dal supermercato, ho visto quattro neri sulla cinquantina che canticchiavano Earth Angel mentre caricavano delle casse su un camion, e un pensiero mi colpi: erano forse stati, una volta, i Penguins? Cos’altro potrebbero stare facendo i Penguins, trent’anni dopo il loro unico successo? Non importava; se quel suono era rimasto vivo, non come ricordo ma come momento che si rinnova, per tre decenni, non faceva nessuna differenza. Questi sono i vecchi malmessi con i loro pifferi, e lo è chiunque li ascolti.

Alla fine del 1976 viene pubblicato a Londra un singolo, Anarchy in the UK, e questo evento lanciò la trasformazione della musica pop in tutto il mondo. Nata da un gruppo rock di quattro elementi e scritta dal cantante Johnny Rotten, la canzone racchiude in sé una schematica forma poetica: la critica della società moderna, un concetto già formulato vent’anni prima da un gruppo francese di intellettuali: l’Internazionale situazionista. Il gruppo, fondato nel 1957 da Guy Debord divenne famoso durante il maggio francese del ’68, quando le premesse delle loro critiche furono trasformate in precisi slogan poetici e graffiti lungo le mura parigine. Dopo questi avvenimenti il loro grido fu affidato alla storia e il gruppo scomparve..

Ogni manifestazione nuova riscrive il passato, trasforma vecchi criminali in nuovi eroi, vecchi eroi che non sarebbero mai dovuti nascere e nuovi personaggi vanno a frugare nel passato in cerca di predecessori, perché le radici sono leggitime e l’attualità dubbia.

Lipstik Traces


12/09/12

Belsen was a gas. L'inedito



E' online su YouTube un pezzo che si pensava fosse andato perduto: è la versione di 'Belsen was a gas' dei Sex Pistols registrata in studio nel 1977 con Johnny Rotten al microfono e Sid Vicious al basso, di cui finora vi erano solo versioni live. Il pezzo verrà pubblicato il 24 settembre nel cofanetto per i 35 anni dall'uscita della pietra miliare "Never Mind the bollocks".

Secondo l'Herald Sun australiano la traccia inedita sarebbe stata ritrovata dopo il trasferimento del gruppo dalla Virgin Records alla Universal Music