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01/06/20
14/03/16
Angela Davis: Il mondo? Renderlo un posto migliore. Per tutti.
Abbiamo letto e volentieri ri - pubblichiamo questa bella intervista di Antonio Gnoli, giornalista di la Repubblica, ad ANGELA DAVIS, una delle nostre donne-mito: donna, nera e comunista, così è stata
presentata alla conferenza Donna e carcere dal giornale basco Gara, conferenza che si è tenuta lo scorso venerdì a Bilbao, in Spagna.
Nata il 26 gennaio del 1944 a Birmingham in Alabama, è stata una delle leggende politiche degli
anni Sessanta e Settanta. Una figura di spicco del movimento americano
per la difesa dei diritti civili, in particolare dei neri e della donne.
Angela Davis è oggi a Roma invitata dall'Università degli studi di Roma
Tre. Terrà stamane una lezione cui seguirà una discussione sui temi
legati al femminismo nero nell'ambito della "Women's Liberation". La sua
maestosa e inconfondibile capigliatura è diventata brizzolata. È la
sola cosa che è cambiata in una donna che continua a conservare la
passione e la sicurezza dei suoi giudizi morali. La sua vita è
costellata da episodi durissimi e a volte drammatici. Un'infanzia
trascorsa nella segregazione di uno stato del Sud, l'Alabama. I
pregiudizi e le ingiustizie subite a opera dei bianchi. Gli anni del
carcere, con l'accusa di terrorismo. L'isolamento, ma anche i movimenti
di opinione sorti in suo favore nel mondo. L'impegno politico e
culturale. L'incontro con un maestro come Herbert Marcuse. Gli anni
passati in Europa, tra la Francia e la Germania. L'insegnamento
all'università.
Ha scelto con il tempo di concentrare il suo estro
rivoluzionario alla elaborazione di una critica femminista del sistema
carcerario, mettendo il suo lavoro e carisma intellettuale al servizio
di diverse campagne internazionali per la liberazione dei prigionieri
politici.
In opposizione all’attuale modello carcerario che si basa su disuguaglianze naturalizzate, vendetta e rappresaglia, Angela Davis condivide con Interzone, (insieme a tantissime altre cose) la battaglia per l'abolizione del carcere: "<«Pensare e proporre di abolire il sistema carcerario ci impone di
prendere molto seriamente l’anticapitalismo, l’antirazzismo e
l’antisessismo». Angela ci dice che..<<che pur rappresentando solamente il 5% della popolazione mondiale,
negli Stati uniti vi è il 25% della popolazione mondiale incarcerata. Ad
oggi sono duecento mila le donne rinchiuse nel regime carcerario
nordamericano, cifra che quaranta anni fa rappresentava il totale della
popolazione detenuta, e che oggi rappresenta un terzo delle donne in
stato di detenzione a livello globale.
Il prodotto di una connessione perversa e crudele tra il castigo
politico e civile e il circuito globale dell’economia capitalista. La
multinazionale G4S che produce, applica ed esporta “sicurezza” è la
seconda corporation più grande al mondo: l’impero che crea più occupazione in Africa>>.
![]() |
| Murales di Ananda Nahu |
Angela Davis ha attinto alle contraddizioni della storia americana
sposando sempre la causa dei deboli. Oggi che l'America è impegnata in
un'aspra campagna per le presidenziali le chiedo per prima cosa un
giudizio su quanto sta accadendo nelle primarie. È indignata per i toni.
"È sicuramente la campagna per le primarie più sconcertante che abbia
mai visto. Non è concepibile che un candidato alla presidenza possa
associarsi a delle parole pronunciate da Mussolini e giustificarsi poi,
commentando che era una buona citazione. Donald Trump fa leva sui
settori più razzisti e politicamente più arretrati della popolazione. È
un pericolo contro cui bisognerà lavorare per assicurarci che in futuro
non nuoccia più al paese".
Ritiene sia diversa l'attuale situazione dagli anni '70, quando scrisse "Autobiografia di una rivoluzionaria"?
"È cambiato il quadro internazionale, con l'affacciarsi di nuove potenze e conflitti. Ma il razzismo non è stato sconfitto".
Perché decise di scrivere un'autobiografia? Era giovane, con delle esperienze tutt'altro che compiute.
"È un problema che allora mi posi. Per un po' fui incerta se parlare
della mia vita. Fu Toni Morrison, nel suo ruolo di editor alla Random
House, a convincermi che sarebbe stato possibile scrivere un libro al
cui centro ci fosse una storia collettiva di movimenti e di lotte, più
che il racconto privato di una donna, allora trentenne".
Per quasi due anni lei è stata rinchiusa in una prigione, con
l'accusa di terrorismo. Seguì il processo e la piena assoluzione. Con
che sentimenti ha vissuto quel periodo: paura, noia, disperazione?
"Le emozioni che lei elenca le ho provate durante tutta la prigionia. Ma
nello stesso tempo sentivo crescere la speranza. Molta gente si
mobilitò, ritenendo un'ingiustizia la mia detenzione. La cosa più dura
che mi toccò allora subire fu l'isolamento nel quale venni tenuta per la
gran parte del tempo".
Oggi come ripensa a quell'esperienza?
"Oggi ritengo sia stato importante conoscere la realtà carceraria. Tanto
più perché mi ha consentito di lavorare contro l'istituzione delle
carceri. È stata un'esperienza che tra l'altro mi ha messo in contatto
con le donne detenute e doppiamente discriminate: sia nella vita che
nelle prigioni".
L'ha sorpresa che anche fuori dai confini americani ci fosse un movimento per la liberazione di Angela Davis?
"In un certo senso direi di sì. Seguivo con molto coinvolgimento le
manifestazioni a mio favore. Ho visto foto di manifestanti in Europa,
particolarmente Francia, Italia, Germania e Regno Unito; ma anche in
Asia, in Africa, in America latina e in Australia".
È stata, in fondo, la prima globalizzazione in difesa dei diritti di una persona.
"E la cosa mi fa pensare che c'è molta più gente contro il razzismo che a favore".
Lei ha vissuto in Europa?
"Sì, arrivai la prima volta in Francia nel 1962. Ricordo che stava
finendo la guerra contro l'Algeria. Ero cosciente che un razzismo,
diverso da quello americano, veniva praticato sotto la forma del
colonialismo. Il memoriale La question di Henri Alleg, che denunciava le
torture contro i resistenti algerini, mi aprì gli occhi. Fu allora che
conobbi anche lo straordinario lavoro di Frantz Fanon I dannati della
terra ".
Ha conosciuto Sartre e Camus?
"Purtroppo no. Camus morì nel 1960. Mi sarebbe piaciuto incontrarlo.
Ricordo che nell'estate del 1961 lessi il suo libro L'homme révolté . Il
mio viaggio a Parigi era funzionale alla decisione di laurearmi in
letteratura francese. Mentre leggevo i classici Corneille, Moliére,
Racine, scoprii la forza di seduzione di Sartre e Merleau-Ponty. Anche
se non ho mai incontrato Sartre, sono orgogliosa per la sua adesione
alla campagna in mia difesa. I suoi libri mi hanno aiutato a spostare i
miei interessi dalla letteratura alla filosofia. Ma la persona che in
questo campo è stata decisiva fu Herbert Marcuse".
Come lo ha conosciuto?
"Durante una lezione alla Sorbona e poi in America, dove ha insegnato a
lungo. Marcuse mi ha convinto a prendere molto sul serio la filosofia
continentale. Trovavo affascinante il modo in cui parlava del primo
Marx. La sua tesi era che non si poteva capire l'economia politica senza
aver affrontato la parte filosofica di Marx. Ho avuto il privilegio,
nel corso del mio ultimo anno di studi universitari, di lavorare fianco a
fianco con lui. Fu Marcuse a consigliarmi di continuare a studiare a
Francoforte con Adorno, Horkheimer, Habermas e Negt".
E il consiglio lo ha seguito?
"Sono stata per due anni a Francoforte. Durante quel periodo partecipavo
allo SDS, un movimento studentesco di estrazione socialista, che
lottava contro la guerra in Vietnam, contro lo Scià in Iran e contro i
rigurgiti neonazisti tedeschi".
Adorno non era molto contento della contestazione.
"Adorno non amava la figura dell'intellettuale impegnato ed era molto
critico verso ogni forma di attivismo politico. D'altro canto Marcuse
era la personificazione di tutto ciò che Adorno detestava. Il suo
impegno intellettuale era per tutti noi il modello culturale in cui
credevamo".
In cosa credeva?
"Che il nostro compito, in quanto studiosi, fosse di cambiare il mondo sociale nel quale vivevamo".
Ammetterà che le cose più interessanti sul piano dell'interpretazione arrivarono proprio da Adorno.
"La sua acutezza come pensatore è indiscutibile. Continuo a leggere e a
insegnare ai miei studenti la sua opera. In particolare La dialettica
negativa e la Teoria estetica . Come studentessa, seguii le sue lezioni,
partecipai ai suoi seminari e parlai con lui per discutere il lavoro
della tesi. Fu in quel momento che mi resi conto che avrei dovuto
operare una scelta".
Quale?
"Tra il desiderio di usare la mia formazione filosofica per cambiare il
mondo e quella solo di interpretarlo. Decisi allora di interrompere la
collaborazione con lui e di tornare in America".
Ritiene che la sua Teoria critica abbia ancora validità?
"Assolutamente sì! Nella versione che ne diede Marcuse si capisce che
gli approfondimenti della filosofia riguardo alla libertà, l'uguaglianza
e la giustizia, spesso ci obbligano a lasciare l'arena filosofica.
L'eredità della "teoria critica" è di averci fatto abbracciare uno
sguardo interdisciplinare".
Che cosa pensa del postmoderno?
"È un concetto ormai talmente largo che è difficile sappia fornire
risposte convincenti su ciò che accade. Detto questo, credo che le
teorie di Derrida e Foucault, sebbene i due abbiano poco in comune,
siano di estremo interesse. Ma sono davvero dei postmoderni?".
Preferisce ancora Marx?
"Come si fa a buttarlo a mare? È ancora di grande aiuto consultarne i
libri per capire i limiti dell'attuale neoliberismo. A questo proposito
anche l'opera di Antonio Gramsci riveste un'importanza particolare in
questo momento".
Gli anni della protesta contro il razzismo sono stati
accompagnati da un clima culturale straordinario. Intellettuali come
James Baldwin, scrittori della Beat generation, artisti come Bob Dylan
hanno secondo lei interpretato lo spirito di quel tempo?
"I movimenti di massa che reclamano un cambiamento influenzano sempre il
mondo culturale. Baldwin seppe dare una direzione al movimento e
continua a essere per i giovani una spinta verso l'impegno. Quanto alla
musica di Dylan, era il barometro che segnò il cambio di temperatura nel
movimento culturale. Ha saputo indirizzare la coscienza popolare nella
direzione progressista".
A proposito di musica, John Lennon e Yoko Ono le dedicarono una canzone. Che cosa ha provato?
"Ho un grande rispetto per Lennon e per la sua opera. E un rispetto
ancora più vivo per Yoko Ono. Sono grata per avermi dedicato una canzone
e per il fatto che hanno scelto di onorare la memoria di George
Jackson".
Jackson fu un importante esponente delle Pantere nere. Venne ucciso nel carcere di Saint Quentin.
"Era il 1971. Fu ucciso per le idee in cui credeva e per le quali lottava".
Che ricordo ha di Angela Davis bambina?
"Non credo che la mia infanzia sia stata molto diversa da quella di
altri bambini neri cresciuti nel sud segregazionista. Ma sono grata ai
miei genitori per avermi aiutato ad avere una visione del mondo
infinitamente più vasta del chiuso universo del Sud di "Jim Crow".
Ancora oggi ho molti contatti con gli amici della mia infanzia e ritorno
spesso a Birmingham, in Alabama, dove molti di loro vivono tuttora".
Chi è oggi Angela Davis?
"Una persona che crede che il mondo nel quale viviamo possa diventare un
posto migliore per tutti. L'ho sempre pensato e ho sempre lottato per
questo".
intervista tratta da la Repubblica del 14/03/016
Antonio Gnoli
08/08/15
La poliziotta e la paura
La foto è di quelle che fanno scalpore, destinata a scatenare commenti, sicuramente a diventare virale. Due uomini palestinesi fanno da scudo, proteggendo una poliziotta israeliana che era intervenuta con altri colleghi a sedare gli scontri scoppiati tra i soliti coloni ebrei, aggressivi e armati e attivisti anti occupazione, non solo palestinesi.
La fotografia - scattata da Shaul Golan, fotografo per il giornale israeliano Yedioth Ahronoth - mostra i tre a Esh Kodesh, un avamposto in Cisgiordania, considerato dalle Nazioni Unite come parte integrante del territorio occupato.
L'ufficiale di polizia femminile è senza equipaggiamento protettivo, molto spaventata, mentre i due uomini con le braccia alzate, senza armi e con solo i cellulari in mano cercano di proteggerla..
La fotografia - scattata da Shaul Golan, fotografo per il giornale israeliano Yedioth Ahronoth - mostra i tre a Esh Kodesh, un avamposto in Cisgiordania, considerato dalle Nazioni Unite come parte integrante del territorio occupato.
L'ufficiale di polizia femminile è senza equipaggiamento protettivo, molto spaventata, mentre i due uomini con le braccia alzate, senza armi e con solo i cellulari in mano cercano di proteggerla..
I due uomini palestinesi sono intervenuti per proteggere la poliziotta spaventato dopo gli scontri scoppiati tra gli attivisti anti-occupazione e quello che i media israeliani hanno descritto come coloni di esstrema destra. Gli incidenti - inizialmente con lanci di pietre da entrambi le parti - sono scoppiati vicino alla colonia di Aish Kodesh e il villaggio palestinese di Khusra. Questa foto è stata condivisa almeno 2.305 volte sulla pagina di Facebook di un giornalista israeliano di nome Igal Sarna.
"In mezzo a tutto il caos, ho visto questo ufficiale donna", era davvero spaventata. E 'stata abbandonata nel campo e i suoi cosiddetti nemici la stavano sorvegliando. Ho capito subito che era un momento speciale. Uno degli uomini che che cerca di proteggere l'ufficiale israeliano è Zakaria Sadaha, ."Quando l'ho vista," ha detto Sadah in un'intervista telefonica ad un giornale israeliano, "non ho visto la sua uniforme o un simbolo dell'occupazione. Ho visto una persona che piangeva, e che stava crollando. E ho voluto essere al suo fianco. "
22/07/15
20/07/15
A Columbia (Usa) non passa il Klan
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| Un poliziotto di colore aiuta un membro del KKK che si era sentito male! |
Dal Venerdì di Casale S. Nicola, a Roma, a Sabato 18 luglio, Columbia, in South Carolina, Stati Uniti. Poche decine di persone, sotte le effige dei fedeli Cavalieri Bianchi del Ku Klux Klan del North Carolina si sono raccolti per protestare contro la recente rimozione della bandiera confederata dagli uffici della pubblica amministrazione, e in particolare dalla Statehouse, il parlamento locale. La decisione era stata presa nelle ultime settimane in seguito all'attentato contro la chiesa di Charleston per mano di un neonazista e all'acceso dibattito sulla simbologia razziale della bandiera secessionista, considerata un'icona della segregazione razziale e dell'intolleranza nei confronti degli afroamericani. In quella che sicuramente non è una coincidenza, sono cresciuti gli attacchi incendiari contro le chiese della comunità nere e le provocazioni, fino alla manifestazione di sabato.
E' stato concessa l'autorizzazione anche per una manifestazione di un gruppo affiliato al New Black Panther Party, “Black Educators for Justice”, per lo stesso giorno: doveva essere uno sparuto gruppo di neri che volevano protestare contro la manifestazione nazista, ma quando è arrivato il momento per il KKK di dare via al corteo, il gruppo si era ingrossato fino ad arrivare a un migliaio di contro-manifestanti, molti dei quali appartenenti alle Black Panters. Decine di agenti in divisa hanno creato un perimetro per permettere l'ingresso ai "Klansmen" alla cosidetta "zona di libertà di parola", nel tentativo di divedere i due gruppi.
I nazisti, sopraffatti dal numero di contro manifestanti, potevano fondamentalmente solo urlare e inveire, sventolando le loro bandiere: uno skinhead scherniva mimando gesti e grugniti delle scimmie gli afro-americani, il che sarebbe stato in realtà divertente se lo spettacolo non fosse così seriamente patetico. Non appena il KKK ha tentato di muoversi – ovviamente scortato dalla polizia in forze – decine di Black Panther sono quindi entrati in azione scatenando un vera e propria “caccia al suprematista”; hanno inseguito i membri del Klan, alcuni rifugiati in un garage secondo testimoni sono caduti sotto i colpi delle pantere che hanno poi dato alle fiamme i vessilli degli incappucciati mentre la polizia è arrivata in tempo per evitare il peggio. Alla fine, dopo circa un'ora di scontri, il bilancio è di 20 persone ferite, 5 arrestate, diverse bandiere confederate rubate e date alla fiamme, ma soprattutto di numerosi neonazisti dolenti e sanguinanti per la solenne bastonatura ricevuta.
Tornata la calma, i pochi superstiti del Klan sono stati costretti ad allontanarsi dalla piazza sotto un diluvio di insulti, mentre ci sono stati diversi interventi che hanno ribadito la necessità di opporsi con ogni mezzo necessario alle provocazioni di suprematisti e razzisti.
Quì un video amatoriale sugli scontri postato su facebook
E' stato concessa l'autorizzazione anche per una manifestazione di un gruppo affiliato al New Black Panther Party, “Black Educators for Justice”, per lo stesso giorno: doveva essere uno sparuto gruppo di neri che volevano protestare contro la manifestazione nazista, ma quando è arrivato il momento per il KKK di dare via al corteo, il gruppo si era ingrossato fino ad arrivare a un migliaio di contro-manifestanti, molti dei quali appartenenti alle Black Panters. Decine di agenti in divisa hanno creato un perimetro per permettere l'ingresso ai "Klansmen" alla cosidetta "zona di libertà di parola", nel tentativo di divedere i due gruppi.
I nazisti, sopraffatti dal numero di contro manifestanti, potevano fondamentalmente solo urlare e inveire, sventolando le loro bandiere: uno skinhead scherniva mimando gesti e grugniti delle scimmie gli afro-americani, il che sarebbe stato in realtà divertente se lo spettacolo non fosse così seriamente patetico. Non appena il KKK ha tentato di muoversi – ovviamente scortato dalla polizia in forze – decine di Black Panther sono quindi entrati in azione scatenando un vera e propria “caccia al suprematista”; hanno inseguito i membri del Klan, alcuni rifugiati in un garage secondo testimoni sono caduti sotto i colpi delle pantere che hanno poi dato alle fiamme i vessilli degli incappucciati mentre la polizia è arrivata in tempo per evitare il peggio. Alla fine, dopo circa un'ora di scontri, il bilancio è di 20 persone ferite, 5 arrestate, diverse bandiere confederate rubate e date alla fiamme, ma soprattutto di numerosi neonazisti dolenti e sanguinanti per la solenne bastonatura ricevuta.
Tornata la calma, i pochi superstiti del Klan sono stati costretti ad allontanarsi dalla piazza sotto un diluvio di insulti, mentre ci sono stati diversi interventi che hanno ribadito la necessità di opporsi con ogni mezzo necessario alle provocazioni di suprematisti e razzisti.
10/06/15
Nazisti dell'Illinois? No, del Texas
Una discussione animata tra una mamma e una ragazza, un party un pò rumoroso e i poliziotti accorrono mettendo tutti faccia a terra e in manette, e nulla vale che quei tutti siano bambini e passanti innocenti: uno, ripreso con un cellulare, scaraventa per terra una ragazza afroamericana, le schiaccia il volto sul terreno e la immobilizza sedendosi sulla schiena. Per il momento, il poliziotto ha dovuto consegnare pistola e distintivo. Questo potrebbe capitarvi se vi trovate in Texas, magari in compagnia di persone di colore.
Alcuni testimoni dicono che quello che un altro poliziotto ha tirato fuori non era un taser, ma la pistola. Non davanti a un delinquente o un ricercato: ma davanti a un bambino. Nessuno stava causando alcun disturbo alla festa in piscina, nessuno era "ubriaco" o "fumato d'erba" .. Immaginate se fossero stati i vostri ragazzi, a essere trattati così..
Alcuni testimoni dicono che quello che un altro poliziotto ha tirato fuori non era un taser, ma la pistola. Non davanti a un delinquente o un ricercato: ma davanti a un bambino. Nessuno stava causando alcun disturbo alla festa in piscina, nessuno era "ubriaco" o "fumato d'erba" .. Immaginate se fossero stati i vostri ragazzi, a essere trattati così..
Elwood: "Ehi, che sta succedendo?"
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Poliziotto: "Quegli stronzi del Partito Nazista".
Elwood: "Hm! I nazisti dell'Illinois. Prrr"
Jake: "Io li odio i nazisti dell'Illinois."
Noi anche quelli del Texas ...
11/05/15
Rom e Sinti: Il “Patto dell’Invisibilità”
«Noi quest’anno abbiamo chiuso con quaranta milioni di fatturato ma tutti i soldi, gli utili li abbiamo fatti sui zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati, tutti gli altri settori finiscono a zero. Il traffico di droga rende meno»
(Salvatore Buzzi, presidente del Consorzio di Cooperative Eriches, 2 dicembre 2014, Il Fatto Quotidiano)
(Salvatore Buzzi, presidente del Consorzio di Cooperative Eriches, 2 dicembre 2014, Il Fatto Quotidiano)
Ma dov'è, dove è finita la solidarietà sociale, umana, civile e culturale? E i principi della Convenzione Internazionale
di New York sui diritti dell’infanzia, qualcuno ne ha sentito parlare? Ne è a conoscenza? Questo blog è schierato, a favore dei diritti civili e contro le discriminazioni razziali, politiche, religiose. E sulle speculazioni ai fini elettorali che alcuni soggetti perpetuano oggi nel nostro paese. Oltre che nel quotidiano, non possiamo fare altro che tentare di dare informazioni, più verosimili e obbiettive possibili, e dare una mano ai nostri lettori, cercando di informarli tenendoci distanti dalla stampa del sistema, omologata e opportunista. Oggi, il livello di odio e ostilità nei confronti dei Rom è altissimo. Quattro quinti della popolazione Rom e Sinti nel nostro paese vive in abitazioni.. "normali", come tutti i cittadini di questa repubblica. Un quinto solo di essa vive ai margini, in condizioni preccarie e della povertà e al limite del degrado. In questo quinto è alta la percentuale di illegalità. Questo per dire che non c'è nessuna emergenza, nessun allarme di ordine pubblico relativi a questa minoranza: chi va in televisione ad urlare di questo è solo per ignoranza, speculazione, pregiudizio, razzismo, odio. E siamo solidali con chi accoglie questi benpensanti oscurantisti nei propri quartieri oltre che con i fischi e il disprezzo, con frutta e ortaggi di stagione.
Otto milioni di euro, una cifra superiore del 30% rispetto allo scorso anno. È quanto ha speso il Comune di Roma nel 2014 per segregare e violare i diritti umani di 242 famiglie rom nei cosiddetti “centri di raccolta rom”, per una spesa annua a famiglia di circa 33 mila euro.
A un anno dalla pubblicazione del rapporto Campi Nomadi s.p.a., che aveva denunciato l’esistenza a Roma di un “sistema campi nomadi” del valore di oltre 24 milioni di euro, l’Associazione 21 luglio ha presentato in Campidoglio il report Centri di Raccolta s.p.a. che completa il quadro dimostrando la presenza di un “sistema dell’accoglienza per soli rom”, parallelo rispetto all’assistenza alloggiativa prevista per i non rom, che continua a muovere denaro dal pubblico al privato senza che nulla cambi per il benessere della città e dei suoi cittadini, rom e non.
A un anno dalla pubblicazione del rapporto Campi Nomadi s.p.a., che aveva denunciato l’esistenza a Roma di un “sistema campi nomadi” del valore di oltre 24 milioni di euro, l’Associazione 21 luglio ha presentato in Campidoglio il report Centri di Raccolta s.p.a. che completa il quadro dimostrando la presenza di un “sistema dell’accoglienza per soli rom”, parallelo rispetto all’assistenza alloggiativa prevista per i non rom, che continua a muovere denaro dal pubblico al privato senza che nulla cambi per il benessere della città e dei suoi cittadini, rom e non.
23/04/15
Giuramento alla bandiera, o vai. (Essere patriottici oggi)
Molti sono quelli che si fregiano dell'appellativo di patriota: per esempio quando si muore in guerra, si è patrioti. Gli Stati Uniti, è il paese in cui il patriottismo è apparentemente qualcosa che si aspetta da tutti i cittadini. In nessun paese al mondo ci sono state così tante Commissioni per le attività Antiamericane come negli USA. Si è antipatriottici quando si è contro il proprio paese, che si dovrebbe invece sempre amare. Ma perchè.. sempre? Dizionario.com definisce il patriottismo come "l'amore devoto, il supporto e la difesa del proprio paese; la lealtà nazionale." Questosembra essere molto positivo, ma è questo quello che rende unito un paese? La risposta è tutta entro i confini del termine "paese". Nelle nostre società c'è ancora il pregiudizio e l'odio, forse non comunemente tra la maggioranza delle persone, ma ancora presenti e la sensazione è che questi sentimenti sono in continuo aumento nella popolazione. Al fine di essere patriottico, dovrei essere orgoglioso di tutto il mio paese, dovrei sostenerlo, sostenere il governo, i militari, sostenere qualsiasi cosa entro i suoi confini, e più di ogni altra cosa al di fuori dei confini. Detto questo possiamo già vedere la somiglianza tra patriottismo e nazionalismo. Ci sono diverse definizioni per il nazionalismo, ma questa è molto interessante: "La politica o la dottrina di affermare gli interessi della propria nazione, visto come separato dagli interessi di altre nazioni o dagli interessi comuni di tutte le nazioni." La definizione di cui sopra è come dire che la mia nazione è più importante di tutte le altre, perché è la mia nazione, il paese in cui sono nato e in cui risiedo. E le persone che sono nate su questo pezzo di terra sono più importanti delle persone nate in un'altra parte della terra. Che è essenzialmente una definizione che si avvicina di molto a quella di razzismo. Non credo che qualcuno dovrebbe avere meno diritti, meno cibo, meno accesso alle cure sanitarie, o meno voce in capitolo perché vivono da un altra parte, invece che qui. Un pregiudizio sulla posizione al momento della nascita non è davvero diverso da un pregiudizio sul colore della pelle con cui siamo nati. È interessante notare che uno studio accademico sulla storia della guerra, (del progetto War), ha trovato una forte correlazione tra il patriottismo e la guerra. Si è riscontrato, ad esempio, che il patriottismo in Germania era molto diffuso alla vigilia della prima guerra mondiale, mentre oggi la Germania è agli ultimi posti nelle indagini sul patriottismo dei propri cittadini. Un sondaggio del World Values Survey riferisce di una risposta media alla domanda "Sei orgoglioso di essere [inserire nazionalità]?" La definizione di orgoglio è: "sentire piacere o soddisfazione per qualcosa considerato altamente onorevole o lodevole per se stessi." Non posso essere orgoglioso di me stesso solo per il fatto di essere nato in una parte del mondo, e non vedo perché dovrei sentirmi onorato. Sono grato di essere nato e di vivere in un luogo in cui posso mangiare tutti i giorni, cercare assistenza medica in caso di necessità e di avere acqua pulita, ma certo non sono orgoglioso di questo. Non è un onore il fatto che io faccia parte di questa elite. Semmai, significa solo avere ulteriori pregiudizi.
13/04/15
Love Music, Hate Racism! La musica contro il veleno razzista
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Tutto iniziò nel 1968, quando Powell tenne un discorso razzista contro l'immigrazione e la legislazione antidiscriminazione nel suo collegio elettorale di West Midlands, in Inghilterra. Powell sostenne che era inorridito da quello che credeva fosse un flusso inarrestabile di immigrati che avrebbe inondato il paese, che avrebbe portato nel "giro di quindici o venti anni l'uomo nero ad sollevare la frusta contro l'uomo bianco." Fu un discorso incendiario e offensivo, pieno di bile e di odio, che divenne poi noto come " Il discorso dei fiumi di sangue", anche per la citazione di Powell dell'Eneide di Virgilio, " il Tevere schiumerà con molto sangue." Un ampia fetta della classe operaia bianca supportò Powell, vergognosamente il sindacato dei portuali di Londra organizzò uno sciopero di un giorno in suo favore. Powell divenne la pin-up di estrema destra e le sue parole sembrarono sancirne la l'ascesa, e in particolare dell'odioso Fronte Nazionale, di stampo neonazista, che nei suoi slogan prometteva politiche razziste di respingimento e repressione.
Fino ad allora molte cose erano state ignorate della storia ufficiale degli anni Trenta in Inghilterra: per un certo periodo gli inglesi avevano mostrato un’evidente propensione verso il fascismo, tanto con l’Unione Britannica dei Fascisti di Oswald Mosley quanto con la politica filo-tedesca di Lords Rothermere o Astor of Cliveden. Il fascismo sembrava un possibile archetipo britannico, il rovesciamento dell'immagine imposta a tutti da centinaia di menzogneri film bellici: la storia avrebbe potuto seguire un altro corso, come nella Svastica sul sole di Philip K. Dick, in cui giapponesi e tedeschi, vincitori della seconda guerra mondiale, governano sugli sconfitti Stati Uniti.
Sul piano musicale ci pensò il punk: molti rispolverarono la svastica, i simboli celtici e addirittura alcuni indossavano divise naziste sul palco. Indossare la svastica dimostrava quanto fossero logori i sogni di Vittoria, la cui falsitià era visibile in quasi tutti gli angoli delle strade urbane. Che quei sogni fossero a quel punto superati era ovvio per una generazione nata dopo la guerra, testimone del declino inglese: “Era una barzelletta”, dice Sophie Richmond, “tipo: Oh, che Bella Guerra. Ma quando ebbero di fronte gente che comprava magliette con la svastica, tutti si allarmarono moltissimo. Io ero assolutamente ambigua sull’argomento: in certe occasioni lo difendevo, in altre lo attaccavo”.
C’era infine un aspetto della svastica che conduce dritto al cuore della "polisemia" punk: l’erosione del significato. Quale modo migliore per dimostrare quella mancanza di significato del capovolgimento di un greve simbolo del passato?
Fuori dall’orticello punk cominciarono ad attivarsi forze nefaste, a cui gli stessi punk non erano immuni. La meta degli anni Settanta fu il periodo in cui si affrontarono il Fronte Nazionale e la Quarta Internazionale e Malcolm McLaren continuava a dire che con la maglietta ‘Destroy’ voleva esprimere un’opinione generica su chi ha il potere, ossia un’idea troppo raffinata per la media del Fronte Nazionale e persino per quella del punk. "Era un’ambizione velleitaria”.
Dopo il discorso pronunciato da Enoch Powell l'immigrazione era divenuta una questione scottante: l'afflusso di immigrati dall’Uganda e dal Malawi venne sfruttato dal Fronte Nazionale, che stava tentando di accreditarsi come il partito ortodosso dell’estrema destra. Nell’estate 1976, in pieno, furore giornalistico contro gli immigrati, il Fronte raccolse il 18,5 per cento dei voti nelle elezioni locali, a Leicester.
Quell' attivita estremista aveva gia provocato delle reazioni a sinistra, come il contro-corteo del Gruppo Marxista Internazionale (IMG) al principio del 1974, sfociato in un lancio di oggetti che provoco la morte di uno studente. Era pronta la scena per il disordine pubblico: il Fronte Nazionale si inseriva nelle realtà locali dei ragazzi che si danno convegno nelle curve degli stadi, cominciava a infiltrarsi nella cultura proletaria più chiusa, e inserì i termini ‘Gran Bretagna’ e ‘britannico' nel vocabolario della cultura giovanile.
Contro quella deriva fascista e razzista che pericolosamente avanzava in tutto il Regno Unito in quegli anni nacque Rock Against Racism "un fronte unito" co-fondato da Red Saunders, Roger Huddle e altri nel 1976. In un primo momento, Rock Against Racism era solo un'idea, un modo per riunire la giovane generazione contro l'aumento furtivo di consensi dell'estrema destra. Poteva restare solo un'idea se Eric Clapton non avesse dato il colpo finale nel 1976, con il suo endorsment per Enoch Powell, e l'invito ai suoi fan a votare per impedire che la Gran Bretagna diventasse "una colonia nera."
Saunders e Huddle scrissero una lettera al NME sottolineando che metà della musica di Clapton aveva origine nella black music e concludeva con l'esortazione all’azione contro il “veleno razzista e con l'invito ai i lettori ad aderire alla nascita del Rock Against Racism. La risposta fu immediata e positiva. Nel mese di aprile del 1978, 100.000 persone marciarono in tutta Londra in sostegno del Rock Against Racism, e la manifestazione si concluse con uno straordinario concerto al Victoria Park: Clash e Tom Robinson Band furono i promotori e i gruppi headliners. Fu un evento epocale, che il cantante e attivista Billy Bragg descrisse come "il momento in cui la mia generazione ha fatto una scelta." Il fotografo Syd Shelton documentò la nascita del Rock Against Racism durante gli anni 1970 e 1980, dalle sue prime manifestazioni, al concerto a Victoria Park, ai concerti di bands come The Clash, The Specials, The Undertones , Elvis Costello, ecc, i giovani attivisti e sostenitori che si coniarono slogan rimasti nella storia, come "Love Music, Hate Racism", "Smash the fascism!"..
Oggi, nel 2015, non vi ricorda qualcuno, quella vecchia star inglese del regresso e dell'oscurantismo di Powell, non vi sembra di rivivere tutti i giorni la sua figura e le sue parole, con la sola differenza che Powell saliva su uno scranno nelle piazze mentre Salvini, ora alla disperata ricerca di una leadership di una destra disorientata e sconfitta da Renzi (che ha fatto propri quasi tutti i contenuti di una destra moderata), con il suo becero scimmiottare della nazi francese Marine Le Pen, le spara seduto nei salotti televisivi, a dimostrazione dello stato davvero deplorevole dell’informazione in Italia? Non sarebbe buona cosa che partisse proprio dalla musica un movimento che prenda a calci nel culo questi nuovi fascisti, dato che il nuovo che avanza strizza continuamente l'occhio a movimenti come Casa Pound, che odiosamente impedisce l'ingresso a scuola di bambini di etnie diverse dalla nostra? Non sono sintomi questi di una situazione che invoca una qualche reazione? Ma tranne i soliti, tutto tace, il novo rock italico sembra perso in tutt'altra dimensione, senza al momento alcuna speranza di ripresa..
Sul piano musicale ci pensò il punk: molti rispolverarono la svastica, i simboli celtici e addirittura alcuni indossavano divise naziste sul palco. Indossare la svastica dimostrava quanto fossero logori i sogni di Vittoria, la cui falsitià era visibile in quasi tutti gli angoli delle strade urbane. Che quei sogni fossero a quel punto superati era ovvio per una generazione nata dopo la guerra, testimone del declino inglese: “Era una barzelletta”, dice Sophie Richmond, “tipo: Oh, che Bella Guerra. Ma quando ebbero di fronte gente che comprava magliette con la svastica, tutti si allarmarono moltissimo. Io ero assolutamente ambigua sull’argomento: in certe occasioni lo difendevo, in altre lo attaccavo”.
“Pensavo che Siouxsie e Sid fossero piuttosto sciocchi”, afferma John Lydon. ‘Anche se sapevo che l’idea di fondo era smascherare tutte quelle stronzate del passato, dare un colpo di spugna sulla storia e affrontarla in modo nuovo, finiva per fare tutt’altro effetto”.
C’era infine un aspetto della svastica che conduce dritto al cuore della "polisemia" punk: l’erosione del significato. Quale modo migliore per dimostrare quella mancanza di significato del capovolgimento di un greve simbolo del passato?
Fuori dall’orticello punk cominciarono ad attivarsi forze nefaste, a cui gli stessi punk non erano immuni. La meta degli anni Settanta fu il periodo in cui si affrontarono il Fronte Nazionale e la Quarta Internazionale e Malcolm McLaren continuava a dire che con la maglietta ‘Destroy’ voleva esprimere un’opinione generica su chi ha il potere, ossia un’idea troppo raffinata per la media del Fronte Nazionale e persino per quella del punk. "Era un’ambizione velleitaria”.
Dopo il discorso pronunciato da Enoch Powell l'immigrazione era divenuta una questione scottante: l'afflusso di immigrati dall’Uganda e dal Malawi venne sfruttato dal Fronte Nazionale, che stava tentando di accreditarsi come il partito ortodosso dell’estrema destra. Nell’estate 1976, in pieno, furore giornalistico contro gli immigrati, il Fronte raccolse il 18,5 per cento dei voti nelle elezioni locali, a Leicester.
Quell' attivita estremista aveva gia provocato delle reazioni a sinistra, come il contro-corteo del Gruppo Marxista Internazionale (IMG) al principio del 1974, sfociato in un lancio di oggetti che provoco la morte di uno studente. Era pronta la scena per il disordine pubblico: il Fronte Nazionale si inseriva nelle realtà locali dei ragazzi che si danno convegno nelle curve degli stadi, cominciava a infiltrarsi nella cultura proletaria più chiusa, e inserì i termini ‘Gran Bretagna’ e ‘britannico' nel vocabolario della cultura giovanile.
Contro quella deriva fascista e razzista che pericolosamente avanzava in tutto il Regno Unito in quegli anni nacque Rock Against Racism "un fronte unito" co-fondato da Red Saunders, Roger Huddle e altri nel 1976. In un primo momento, Rock Against Racism era solo un'idea, un modo per riunire la giovane generazione contro l'aumento furtivo di consensi dell'estrema destra. Poteva restare solo un'idea se Eric Clapton non avesse dato il colpo finale nel 1976, con il suo endorsment per Enoch Powell, e l'invito ai suoi fan a votare per impedire che la Gran Bretagna diventasse "una colonia nera."
Saunders e Huddle scrissero una lettera al NME sottolineando che metà della musica di Clapton aveva origine nella black music e concludeva con l'esortazione all’azione contro il “veleno razzista e con l'invito ai i lettori ad aderire alla nascita del Rock Against Racism. La risposta fu immediata e positiva. Nel mese di aprile del 1978, 100.000 persone marciarono in tutta Londra in sostegno del Rock Against Racism, e la manifestazione si concluse con uno straordinario concerto al Victoria Park: Clash e Tom Robinson Band furono i promotori e i gruppi headliners. Fu un evento epocale, che il cantante e attivista Billy Bragg descrisse come "il momento in cui la mia generazione ha fatto una scelta." Il fotografo Syd Shelton documentò la nascita del Rock Against Racism durante gli anni 1970 e 1980, dalle sue prime manifestazioni, al concerto a Victoria Park, ai concerti di bands come The Clash, The Specials, The Undertones , Elvis Costello, ecc, i giovani attivisti e sostenitori che si coniarono slogan rimasti nella storia, come "Love Music, Hate Racism", "Smash the fascism!"..
Oggi, nel 2015, non vi ricorda qualcuno, quella vecchia star inglese del regresso e dell'oscurantismo di Powell, non vi sembra di rivivere tutti i giorni la sua figura e le sue parole, con la sola differenza che Powell saliva su uno scranno nelle piazze mentre Salvini, ora alla disperata ricerca di una leadership di una destra disorientata e sconfitta da Renzi (che ha fatto propri quasi tutti i contenuti di una destra moderata), con il suo becero scimmiottare della nazi francese Marine Le Pen, le spara seduto nei salotti televisivi, a dimostrazione dello stato davvero deplorevole dell’informazione in Italia? Non sarebbe buona cosa che partisse proprio dalla musica un movimento che prenda a calci nel culo questi nuovi fascisti, dato che il nuovo che avanza strizza continuamente l'occhio a movimenti come Casa Pound, che odiosamente impedisce l'ingresso a scuola di bambini di etnie diverse dalla nostra? Non sono sintomi questi di una situazione che invoca una qualche reazione? Ma tranne i soliti, tutto tace, il novo rock italico sembra perso in tutt'altra dimensione, senza al momento alcuna speranza di ripresa..
08/04/15
Shooting Black People: Cosi muoiono i giovani neri (e non solo) americani per mano della polizia. ( Video Virali )
«Oh, man, cosa ti chiede di fare Dio: comportarti secondo giustizia,
amare la pietà, e camminare umilmente con lui»... recitava una nota di Rosa Park, una delle tante della sartina che diede il via alle grandi manifestazioni per i diritti civili dei neri in America. Rosa lottava contro le discriminazioni che all'epoca impediva alla sua gente di salire sugli autobus, usare i bagni, entrare nei locali, contro il KKK e tante altre cose. Mezzo secolo dopo, questo video (sotto) mostra il poliziotto Michael Slager, bianco, mentre spara alle spalle per otto volte contro il cinquantenne di colore Walter Scott, uccidendolo. Slager, secondo dichiarazioni del suo avvocato, temeva per la sua vita quando ha sparato a Scott, che era stato fermato per un controllo stradale a causa di una luce di stop rotta. Ovviamente il video smentisce e contraddice palesemente le dichiarazione dell'agente e la sua versione dei fatti. Chissà quale sarebbe stato il commento di Rosa Parks, sicuramente sarebbe stato pieno di amarezza e sconforto, alla luce di quanto accade ancora nel suo paese.
Dal video amatoriale, tutti hanno potuto vedere e accertare che il taser cade dalle sue mani, mentre lui afferma che sia stato Scott a portarglielo via con la forza durante la rissa che si sarebbe scatenata dopo il fermo.
Dopo l'esecuzione, Slager torna a raccogliere qualcosa, poi lascia quello che sembra essere il taser vicino al corpo dell'uomo. Dalla registrazione della telefonata del poliziotto al comando, si sente quest'ultimo affermare che il fermato gli ha tolto il taser e che solo dopo è stato costretto a sparare.
La famiglia di Scott ha chiamato l'uomo che ha filmato la scena, e che ha subito condiviso il video, definendolo un "eroe", perchè la documentazione da parte dei cittadini di questi episodi è di vitale importanza per la giustizia:
"Non possiamo fidarci minimamente della parola di qualcuno che ha appena ammazzato un un uomo."
Scott aveva avuto a che fare con la giustizia, ma solo per il mancato pagamento dei diritti di mantenimento dei figli e un arresto per oltraggio alla corte durante un udienza nella causa di divorzio. Non era un giovane sbandato per la strada, non era un criminale.
Slager intanto è stato arrestato, sull'onda del video girato da cittadino rimasto anonimo, e accusato di omicidio, e questa è una delle poche volte che questo accade.
Dal video amatoriale, tutti hanno potuto vedere e accertare che il taser cade dalle sue mani, mentre lui afferma che sia stato Scott a portarglielo via con la forza durante la rissa che si sarebbe scatenata dopo il fermo.
Dopo l'esecuzione, Slager torna a raccogliere qualcosa, poi lascia quello che sembra essere il taser vicino al corpo dell'uomo. Dalla registrazione della telefonata del poliziotto al comando, si sente quest'ultimo affermare che il fermato gli ha tolto il taser e che solo dopo è stato costretto a sparare.
La famiglia di Scott ha chiamato l'uomo che ha filmato la scena, e che ha subito condiviso il video, definendolo un "eroe", perchè la documentazione da parte dei cittadini di questi episodi è di vitale importanza per la giustizia:
"Non possiamo fidarci minimamente della parola di qualcuno che ha appena ammazzato un un uomo."
Scott aveva avuto a che fare con la giustizia, ma solo per il mancato pagamento dei diritti di mantenimento dei figli e un arresto per oltraggio alla corte durante un udienza nella causa di divorzio. Non era un giovane sbandato per la strada, non era un criminale.
Slager intanto è stato arrestato, sull'onda del video girato da cittadino rimasto anonimo, e accusato di omicidio, e questa è una delle poche volte che questo accade.
E
se non c'era il video? E se non ci fosse nessun testimone? Dove saremmo
senza quel video?
L'uccisione di Scott è l'ultimo di una serie di episodi di violenza della polizia, a Ferguson, Missouri, Staten Island e Cleveland, Ohio, in cui degli ufficiali bianchi uccidono delle persone di colore, e che hanno portato a fort manifestazioni di proteste a livello nazionale, contro la brutalità della polizia e i pregiudizi razziali di quest'ultima.
Gli incidenti e la mancanza di conseguenze giuridiche per gli ufficiali coinvolti hanno suscitato settimane di proteste e disordini nelle principali città di tutto il paese.
North Charleston è una delle più grandi città della Carolina del Sud, con una popolazione di poco più di 100.000 persone. Circa il 47% della popolazione è afro-americano, secondo i dati del censimento 2010. A partire dallo scorso autunno, solo 83 su 400 agenti della polizia locale sono neri. Il reparto è stato spesso accusato di prendere di mira le comunità nere più povere della città,
Gli incidenti e la mancanza di conseguenze giuridiche per gli ufficiali coinvolti hanno suscitato settimane di proteste e disordini nelle principali città di tutto il paese.
North Charleston è una delle più grandi città della Carolina del Sud, con una popolazione di poco più di 100.000 persone. Circa il 47% della popolazione è afro-americano, secondo i dati del censimento 2010. A partire dallo scorso autunno, solo 83 su 400 agenti della polizia locale sono neri. Il reparto è stato spesso accusato di prendere di mira le comunità nere più povere della città,
Questa è la lista di 10 persone, tutti giovani e di colore tranne una, che nel 2014 sono state uccise dalla polizia, tutte senza un motivo plausibile e tutte rimaste ancora senza giustizia, dato che nessuno degli agenti che ha sparato è finito condannato per omicidio colposo.
Michael Brown
Il 9 agosto, il poliziotto bianco Darren Wilsonl uccide Brown, 18 anni, che è disarmato, a Ferguson, Missouri. Poliziotto . Wilson afferma che Brown correva verso di lui dopo la rissa in cui l'adolescente gli ruba la pistola. Ma più testimoni, ascoltati da una giuria, ha smentito la versione, confermando invece che il ragazzo è stato freddato a sangue freddo. Il 24 novembre, un gran giurì non ha votato per incriminare Wilson, scatenando le proteste in tutta l'America.
Il 9 agosto, il poliziotto bianco Darren Wilsonl uccide Brown, 18 anni, che è disarmato, a Ferguson, Missouri. Poliziotto . Wilson afferma che Brown correva verso di lui dopo la rissa in cui l'adolescente gli ruba la pistola. Ma più testimoni, ascoltati da una giuria, ha smentito la versione, confermando invece che il ragazzo è stato freddato a sangue freddo. Il 24 novembre, un gran giurì non ha votato per incriminare Wilson, scatenando le proteste in tutta l'America.
Eric Garner
Vende sigarette di contrabbando all'angolo delle strade. Il 17 luglio l'ufficiale Daniel Pantaleo atterra Eric con un "chokehold", una mossa che stringe al collo vietata dalla legge. Si può vedere nel video sotto come l'uomo non facesse resistenza e come disperatamente urla di non riuscire a respirare. Un gran giurì di Staten Island ha votato il 2 dicembre di non incriminare Pantaleo, scatenando una nuova ondata di proteste.
Vende sigarette di contrabbando all'angolo delle strade. Il 17 luglio l'ufficiale Daniel Pantaleo atterra Eric con un "chokehold", una mossa che stringe al collo vietata dalla legge. Si può vedere nel video sotto come l'uomo non facesse resistenza e come disperatamente urla di non riuscire a respirare. Un gran giurì di Staten Island ha votato il 2 dicembre di non incriminare Pantaleo, scatenando una nuova ondata di proteste.
Tamir Rice
Il 22 novembre, il 12enne Tamir Rice viene ucciso dalla polizia di Cleveland, che rispondeva alla segnalazione di un uomo in strada con una pistola. L'arma che aveva in mano il ragazzo, non un uomo, era una pistola giocattolo. Rice morì il giorno dopo in ospedale. Un video rilasciato dalla polizia ha dimostrato che Timothy Loehmann, l'ufficiale che ha ucciso Rice, gli ha sparato due secondi dopo essere sceso dalla macchina.
Il 22 novembre, il 12enne Tamir Rice viene ucciso dalla polizia di Cleveland, che rispondeva alla segnalazione di un uomo in strada con una pistola. L'arma che aveva in mano il ragazzo, non un uomo, era una pistola giocattolo. Rice morì il giorno dopo in ospedale. Un video rilasciato dalla polizia ha dimostrato che Timothy Loehmann, l'ufficiale che ha ucciso Rice, gli ha sparato due secondi dopo essere sceso dalla macchina.
Akai Gurley
Il 20 novembre, il 28enne Akai Gurley esce dall' appartamento nelle case popolari della sua ragazza a Brooklyn, New York. Mentre scende per una scala scura, senza luce, Peter Liang, che pattugliava la zona , spara e uccide Gurley. La polizia ha detto che la sparatoria è stata accidentale. Il New York Daily News ha riferito che, invece di chiamare un'ambulanza, Liang ha inviato un messaggio al suo dipartimento.
Il 20 novembre, il 28enne Akai Gurley esce dall' appartamento nelle case popolari della sua ragazza a Brooklyn, New York. Mentre scende per una scala scura, senza luce, Peter Liang, che pattugliava la zona , spara e uccide Gurley. La polizia ha detto che la sparatoria è stata accidentale. Il New York Daily News ha riferito che, invece di chiamare un'ambulanza, Liang ha inviato un messaggio al suo dipartimento.
John Crawford III
Il 5 agosto, a 22 anni, John Crawford III viene stato ucciso dalla polizia all'interno di un negozio Walmart, a Beavercreek, Ohio . Crawford stava trasportando un fucile ad aria compressa che aveva raccolto all'interno del negozio. I poliziotti sono stati chiamati a indagare su un uomo che agitava quello che poteva sembrare un arma da fuoco. Gli agenti hanno detto che Crawford ha rifiutato di mettere giù l'arma e che si voltò verso di loro in modo minaccioso. Ma gli avvocati che rappresentano la famiglia di Crawford hanno smentito anche questa versione, dimostrando che gli ufficiali sono stati avventati e negligenti. Un gran giurì ha votato di non incriminare uno degli agenti coinvolti nella uccisione.
Ezell Ford
L'11 agosto, la polizia di Los Angeles durante un interrogatorio, muore il 25enne Ezell Ford. In una dichiarazione, il LAPD disse che durante l'interrogatorio ci fu una lotta con i poliziotti, chespararono al ragazzo. Ma testimoni hanno riferito all' Huffington Post che alcuni poliziotti gridavano "Sparagli," qualche istante prima che tre proiettili raggiungessero Ford, che era a terra. Il caso è tutt'ora oggetto d'inchiesta.
L'11 agosto, la polizia di Los Angeles durante un interrogatorio, muore il 25enne Ezell Ford. In una dichiarazione, il LAPD disse che durante l'interrogatorio ci fu una lotta con i poliziotti, chespararono al ragazzo. Ma testimoni hanno riferito all' Huffington Post che alcuni poliziotti gridavano "Sparagli," qualche istante prima che tre proiettili raggiungessero Ford, che era a terra. Il caso è tutt'ora oggetto d'inchiesta.
Samantha Ramsey è stata uccisa mentre tornava da una festa il 26 aprile a Boone County, Kentucky. Tyler Brockman ha detto di aver sparato a Ramsey dopo averla fermata per alta velocità e dopo averla costretta sul cofano della sua auto. Ha detto di temere per la sua vita e la vita degli altri, quando ha aperto il fuoco. Ma molti testimoni hanno testimoniato che Samantha è stata uccisa inutilmente. Nel mese di novembre, un gran giurì non ha votato per incriminare Brockman.
Darrien Hunt
E' stato colpito sette volte a Saratoga Springs, Utah, dalla polizia che stavano indagando sulla segnalazione di un uomo con una spada, il 10 settembre in un centro commerciale. La famiglia di Hunt ha detto che la spada era giocattolo, mentre la polizia sostiene che Hunt ha rifiutato di consegnare la spada per poi rotearla verso di loro. Un rapporto dell'autopsia ha stabilito che Hunt è stato colpito sette volte, tra cui più volte alla schiena mentre cercava di scappare. L'avvocato della famiglia Hunt, Bob Sykes, ha contestato le affermazioni dei poliziotti, secondo cui il 22enne ha agito in modo aggressivo.
Rumain Brisbon
Mark Rhein della polizia di Phoenix stava indagando su una chiamata per spaccio di droga all'interno di un SUV, del 34enne Rumain Brisbon, il 2 dicembre. La polizia ha detto Brisbon non ha obbedito agli ordini dell'ufficiale, cercando di scappare all'interno di un complesso residenziale in cui ci fu uno scontro, durante il quale Nordrhein scambiò una bottiglia nei pantaloni di Brisbane per una pistola, sparandogli mortalmente. Brisbon era disarmato, anche se la polizia ha dichiarato di aver trovato una pistola nel SUV. I procuratori stanno indagando se Nordrhein debba affrontare le accuse di omicidio.
Mark Rhein della polizia di Phoenix stava indagando su una chiamata per spaccio di droga all'interno di un SUV, del 34enne Rumain Brisbon, il 2 dicembre. La polizia ha detto Brisbon non ha obbedito agli ordini dell'ufficiale, cercando di scappare all'interno di un complesso residenziale in cui ci fu uno scontro, durante il quale Nordrhein scambiò una bottiglia nei pantaloni di Brisbane per una pistola, sparandogli mortalmente. Brisbon era disarmato, anche se la polizia ha dichiarato di aver trovato una pistola nel SUV. I procuratori stanno indagando se Nordrhein debba affrontare le accuse di omicidio.
Kajieme Powell
Meno di due settimane dopo che Michael Brown fu ucciso a Ferguson, il 25enne Kajieme Powell è stato ucciso dalla polizia nella vicina St. Louis. La polizia era accorsa in un negozio per fermare un uomo che stava disturbando la quite con comportamenti "sconnessi e irrazionali". A loro dire Powell aveva un coltello in mano, e il video mostra Powell che si avvicina loro urlando, "sparatemi." Ma il video sembra anche minare alcune delle asserzioni iniziali della polizia. Invece di tenere il coltello in un presaoffensiva, comedichiarato, Powell aveva le mani lungo i fianchi. Inoltre non si era avvicinato ai poliziotti come inizialmente affermato.
#black #razzismoMeno di due settimane dopo che Michael Brown fu ucciso a Ferguson, il 25enne Kajieme Powell è stato ucciso dalla polizia nella vicina St. Louis. La polizia era accorsa in un negozio per fermare un uomo che stava disturbando la quite con comportamenti "sconnessi e irrazionali". A loro dire Powell aveva un coltello in mano, e il video mostra Powell che si avvicina loro urlando, "sparatemi." Ma il video sembra anche minare alcune delle asserzioni iniziali della polizia. Invece di tenere il coltello in un presaoffensiva, comedichiarato, Powell aveva le mani lungo i fianchi. Inoltre non si era avvicinato ai poliziotti come inizialmente affermato.
16/03/15
Volevo vederlo ammazzare un Klansman
Scrivere, tenere un diario a volte può contribuire a cambiare un giudizio della storia. E nessuno si sarebbe aspettato che Rosa Parks, la donna di colore che, rifiutando di cedere il suo posto su un autobus, accese la scintilla del movimento per i diritti civili in America potesse annotare un pensiero come questo:<< Volevo vederlo uccidere un uomo del Klan..>> Un pensiero sì violento, che è venuto alla luce da un diario molto personale, che fa parte di una raccolta inedita di documenti che sono diventati pubblici nelle ultime settimane e di cui si è tanto parlato. La figura della sarta dell’Alabama ne esce più che rielaborata: tutti, compreso io, avevo sempre pensato che fosse una fervente seguace di Martin L. King e dei suoi insegnamenti sulla non violenza.
Quattro milioni e mezzo di dollari, tanto sono costati i 7500 manoscritti e 2500 fotografie alla Howard G. Buffett Foundation, che Rosa Park aveva archiviato nella sua casa di Detroit fino alla morte, avvenuta nel 2005. La fondazione poi li ha "imprestati" alla Library of Congress, che li ha esposti al pubblico in occasione del 102° anniversario della nascita della Parks. Lettere, riflessioni, note intime, considerazioni scritte dove capitava, e diari, oltre che a ricevute, ricette, missive personali che descrivono la sua vita, i rapporti familiari, l'emigrazione a Detroit per trovare un lavoro. E altro materiale che a prima vista può sembrare di poco conto ma che nell'insieme costituisce un vero e proprio tesoro. Ma più importante forse è il ritrovamento proprio di quelle considerazioni politiche che spingeranno poi ad esprimere il sentimento di vendetta contro il klan e alla sfida al sistema razzista con il suo clamoroso gesto di rifiuto, che la renderà nota in tutto il mondo e la farà ricordare per sempre nei libri di storia.
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| Fergusson |
«Il Ku Klux Klan imperversava nel paese, bruciando le chiese dei negri, le scuole, bastonando e uccidendo. Mio nonno, che aveva un’apparenza molto caucasica [perché era figlio del proprietario bianco di una piantagione..], stava in piedi ad aspettare che gli uomini del Klan venissero nella nostra casa. Teneva il fucile sempre a portata di mano. Le porte e le finestre erano chiuse con pannelli di legno inchiodati dall’interno. Io restavo sveglia con lui. Volevo vederlo ammazzare un klansman. Aveva dichiarato che il primo che fosse entrato sarebbe sicuramente morto».
Siamo in Alabama e Rosa è una bambina che osserva e annota.
Ci sono poi vari racconti di episodi ci crudo razzismo, come l'assassinio di Emmett Till, un adolescente nero ucciso in Mississippi perché aveva corteggiato una donna bianca.
«Questo caso potrebbe essere moltiplicato molte volte nel Sud. Nella mia vita ho conosciuto negri che sono stati uccisi dai bianchi, senza alcun arresto o investigazione. È costume tenere queste cose coperte».
Sono queste le vicende, le frustrazioni, le violenze che ha vissuto che il 1° dicembre 1955 l’avrebbero spinta a rifiutare l’ordine di lasciare il suo posto a un bianco sul bus di Montgomery con cui tornava a casa dal lavoro:
«Sono stata strattonata per tutta la vita, e ho sentito che a questo punto non potevo più sopportare. Noi ci calmiamo con il balsamo della tentata indifferenza, accettando il falso sentiero segnato della orribili restrizioni delle leggi Jim Crow [quelle sulla segregazione]. Ma è ora di guardare a Jim Crow per il criminale che è. Uno può sopportare il dolore, la delusione e l’oppressione fino a un certo punto. La linea fra la ragione e la follia sta diventando sempre più sottile».
«Oh, man, cosa ti chiede di fare Dio: comportarti secondo giustizia, amare la pietà, e camminare umilmente con lui»... recita una nota.
Me lo sono sempre chiesto: come hanno potuto sopportare?
#razzismo #rosa parks #steel pulse
26/02/15
Ai lavoratori della conoscenza, e a quelli del lavoro tradizionale: #MAI CON SALVINI
Un appello ad artisti, insegnanti, lavoratori della conoscenza, al mondo del lavoro tradizionale per costruire una grande campagna contro la manifestazione della Lega a Roma il 28 febbraio. INTERZONE ADERISCE
Caro Lettore, Artista, Insegnante, Artigiano, Ricercatore, Lavoratore della conoscenza,
Cara Persona, prima di qualsiasi mestiere,
Che veicola saperi attraverso le infinite linee immateriali della cultura,
Che vivi e vuoi vivere in un mondo pieno di bellezza, quella che si riversa su di te o che scaturisce direttamente dalle tue energie positive.
Non sei abituato e mai lo sarai al malessere, alle strade che si sporcano di odio, alle pance che dimagriscono per ingrassarne altre, alla violenza, alla privazione di libertà.
Sei abituato invece a sopportare tutto questo se accade agli altri fintanto che “l’altro” non sei tu.
Sei affascinato dai contrasti di colori sulla tela del pittore, dalle sfumature in lontananza aggrappate all’orizzonte, da ogni singola differenza che genera armonia.
Non sopporti la distruzione della composizione sociale in nome dell’appartenenza, del privilegio, dell’avidità, della prevaricazione, della paura.
Non sopporti chi distrugge, anziché valorizzare, la dignità umana in nome di differenze etniche, di genere, religiose, culturali, occultando parole come xenofobia, razzismo ed omofobia.
Disprezzi ogni forma di degrado, di abbandono, di mal curanza dovuta a chi vuole per sé togliendo agli altri, ma per troppo tempo hai tollerato chi accoppia il degrado al disagio di persone alle quali molto è stato tolto per ingrassare quelle pance lì o quelle appartenenze là. Per troppo tempo hai tollerato chi spiega il degrado con il linguaggio del razzismo, quando il primo è la conseguenza del secondo; il risultato di chi in virtù di una sprezzante, infondata, superiorità, priva l’altro della possibilità di integrarsi e nega ogni condivisione, costruisce privilegi fondati sull’esclusione e protetti da barriere, muri, filo spinato, guerra e ulteriore povertà.
Il vero degrado è la crisi e la povertà non chi è in crisi ed in povertà.
Il vero degrado è chi nella crisi e con la crisi si arricchisce.
Il vero degrado è chi la crisi l’ha prodotta.
A te che nascondi una forte disapprovazione per tutto questo, chiediamo che il 28 Febbraio, il giorno dell’arrivo di Salvini a Roma, dell’orribile sfilata di Lega Nord e CasaPound, alfieri del “Razzismo del Terzo Millennio”, tu venga a contestare quello che ormai non accetti più, la discriminazione e una distorta visione del degrado. Chiediamo che tu venga a contestare Salvini e ad esprimere tutta la tua voglia di libertà e giustizia, vero motore di ogni bellezza.
Invitiamo lettori, artisti, insegnanti, artigiani, ricercatori, lavoratori della conoscenza, persone prima di qualsiasi mestiere, chi veicola saperi attraverso le infinite linee immateriali della cultura, chi vive e vuole vivere in un mondo pieno di bellezza…
…ad aderire al nostro appello, condividerlo e rilanciarlo, a girare brevi clip video e foto in cui raccontino il loro perché #MaiConSalvini, che ci aiutino a far viaggiare la campagna e che siano al nostro fianco il 28 febbraio, al fianco della Roma che resiste tutti i giorni nei quartieri, nelle scuole nelle università nelle case occupate alle politiche di austerity, alle campagne razziste e omofobe di cui Salvini e i suoi sono responsabili.
TUTTI A ROMA, Sabato 28 febbraio ore 14 corteo da Piazza Vittorio
La pagina FB della campagna #MaiConSalvini
#MAI CON SALVINI ROMA NON TI VUOLE
#ROMANONSILEGA
Cara Persona, prima di qualsiasi mestiere,
Che veicola saperi attraverso le infinite linee immateriali della cultura,
Che vivi e vuoi vivere in un mondo pieno di bellezza, quella che si riversa su di te o che scaturisce direttamente dalle tue energie positive.
Non sei abituato e mai lo sarai al malessere, alle strade che si sporcano di odio, alle pance che dimagriscono per ingrassarne altre, alla violenza, alla privazione di libertà.
Sei abituato invece a sopportare tutto questo se accade agli altri fintanto che “l’altro” non sei tu.
Sei affascinato dai contrasti di colori sulla tela del pittore, dalle sfumature in lontananza aggrappate all’orizzonte, da ogni singola differenza che genera armonia.
Non sopporti la distruzione della composizione sociale in nome dell’appartenenza, del privilegio, dell’avidità, della prevaricazione, della paura.
Non sopporti chi distrugge, anziché valorizzare, la dignità umana in nome di differenze etniche, di genere, religiose, culturali, occultando parole come xenofobia, razzismo ed omofobia.
Disprezzi ogni forma di degrado, di abbandono, di mal curanza dovuta a chi vuole per sé togliendo agli altri, ma per troppo tempo hai tollerato chi accoppia il degrado al disagio di persone alle quali molto è stato tolto per ingrassare quelle pance lì o quelle appartenenze là. Per troppo tempo hai tollerato chi spiega il degrado con il linguaggio del razzismo, quando il primo è la conseguenza del secondo; il risultato di chi in virtù di una sprezzante, infondata, superiorità, priva l’altro della possibilità di integrarsi e nega ogni condivisione, costruisce privilegi fondati sull’esclusione e protetti da barriere, muri, filo spinato, guerra e ulteriore povertà.
Il vero degrado è la crisi e la povertà non chi è in crisi ed in povertà.
Il vero degrado è chi nella crisi e con la crisi si arricchisce.
Il vero degrado è chi la crisi l’ha prodotta.
A te che nascondi una forte disapprovazione per tutto questo, chiediamo che il 28 Febbraio, il giorno dell’arrivo di Salvini a Roma, dell’orribile sfilata di Lega Nord e CasaPound, alfieri del “Razzismo del Terzo Millennio”, tu venga a contestare quello che ormai non accetti più, la discriminazione e una distorta visione del degrado. Chiediamo che tu venga a contestare Salvini e ad esprimere tutta la tua voglia di libertà e giustizia, vero motore di ogni bellezza.
Invitiamo lettori, artisti, insegnanti, artigiani, ricercatori, lavoratori della conoscenza, persone prima di qualsiasi mestiere, chi veicola saperi attraverso le infinite linee immateriali della cultura, chi vive e vuole vivere in un mondo pieno di bellezza…
…ad aderire al nostro appello, condividerlo e rilanciarlo, a girare brevi clip video e foto in cui raccontino il loro perché #MaiConSalvini, che ci aiutino a far viaggiare la campagna e che siano al nostro fianco il 28 febbraio, al fianco della Roma che resiste tutti i giorni nei quartieri, nelle scuole nelle università nelle case occupate alle politiche di austerity, alle campagne razziste e omofobe di cui Salvini e i suoi sono responsabili.
TUTTI A ROMA, Sabato 28 febbraio ore 14 corteo da Piazza Vittorio
La pagina FB della campagna #MaiConSalvini
#MAI CON SALVINI ROMA NON TI VUOLE
#ROMANONSILEGA
STAY TUNED
19/02/15
Skinheads, non solo violenza e razzismo
"Ora, anche i Coldplay sostengono che in gioventù erano skinhead", spiega l'instancabile punk, archivista, curatore, e artista Toby Mott. E davvero tutti dicono che erano punk. Tutti. Anche Bono. Essere stato Punk è molto di moda.
Il nuovo libro di Mott sulla cultura skinhead, Skinhead – An Archive, raccolta di materiale e pubblicazioni a tema skinhead edita da Ditto Press con la collaborazione di Jamie Reid è intrigante, anche se per motivi diversi, rispetto alle altre pubblicazioni sull'argomento. Pubblicato lo scorso dicembre, è scaturito dalla collezione di Mott: un archivio che esplora le ideologie socio-politiche che hanno reso la sottocultura skinhead inglese internamente polarizzante: dalla Gran Bretagna di fine anni Sessanta, dove è nata, alla sua diffusione attraverso evoluzioni, scissioni e derive che l'hanno profondamente trasformata.
Il nuovo libro di Mott sulla cultura skinhead, Skinhead – An Archive, raccolta di materiale e pubblicazioni a tema skinhead edita da Ditto Press con la collaborazione di Jamie Reid è intrigante, anche se per motivi diversi, rispetto alle altre pubblicazioni sull'argomento. Pubblicato lo scorso dicembre, è scaturito dalla collezione di Mott: un archivio che esplora le ideologie socio-politiche che hanno reso la sottocultura skinhead inglese internamente polarizzante: dalla Gran Bretagna di fine anni Sessanta, dove è nata, alla sua diffusione attraverso evoluzioni, scissioni e derive che l'hanno profondamente trasformata.
"Una volta procurata l'uniforme skinhead, si andava dall'etero al gay, dalla destra alla sinistra, comunista, fascista, socialista, anarchico, tutti convergevano sotto la stessa denominazione: skinhead" dice Mott. E' un rispetto rigoroso di una rigida serie di regole culturali, dal taglio di capelli agli stivali rigorosamente Dr. Martens, dalle bretelle alla marca delle camicie [di solito Ben Sherman o Fred Perry]. Il Punk era molto più semplice e creativo, un melting pot in cui non si facevano distinzioni di classe o razza, perché
quelli che vi gravitavano attorto erano dei ribelli, e non si doveva per forza comprare dei vestiti per omologarsi e avere una divisa..
La cultura Skinheads, ovviamente, aveva fanzine, volantini e altri supporti, distribuiti per diffondere messaggi specifici all'interno della sottocultura. Materiale politico, tanto di destra che di sinistra. E' a questo armamentario che Mott rivolge il suo sguardo: nel processo di evidenziare gli angoli nascosti del movimento giovanile più radicale e frainteso che il mondo abbia mai conosciuto.
La cultura Skinheads, ovviamente, aveva fanzine, volantini e altri supporti, distribuiti per diffondere messaggi specifici all'interno della sottocultura. Materiale politico, tanto di destra che di sinistra. E' a questo armamentario che Mott rivolge il suo sguardo: nel processo di evidenziare gli angoli nascosti del movimento giovanile più radicale e frainteso che il mondo abbia mai conosciuto.
"L'archivio è stato costruito nel corso degli anni, e il germe è nato quando ero un adolescente", dice Mott, che raggiunse la maggiore età mentre era a Londra negli anni '70 e i primi anni '80. "E 'stato molto difficile trovare il materiale. E 'scarso perché gli skinheads non frequentavano le scuole di arte o di letteratura. I Punks avevano nei loro riferimenti il movimento Dada e John Heartfield. Skinheads erano in realtà quello che hanno sempre detto di essere, giovani e ragazzi provenienti dalla classe operaia. Non ci sono mai stati skinheads nella classe media. Si sono sempre opposti e non frequentavano le scuole d'arte o le università. Erano operai, e occupavano posti di lavoro comunemente riservati ai manovali ".Skinhead è un termine impantanato spesso nel razzismo e nel neofascismo, anche se non è sempre così. Alla fine degli anni '60, skinhead era diventato un termine conosciuto in giro per Londra per indicare un "mod duro", o un operaio mod. La musica giamaicana come il reggae, rocksteady e lo ska - una volta una pietra miliare della cultura skinhead - divenne meno importante quando emerse e si sviluppò parallelamente il movimentoe punk nella seconda metà degli anni 1970. Presto i legami del movimento skinhead a specifici generi musicali si ampliarono quanto le sue idee politiche, ma classismo e militanza sono rimasti la base degli skinhead.
"Quando si inquadra storicamente lo skinhead , molti tendono di minimizzare l'aspetto razzista: ma la maggior parte di skinheads erano comunque bianchi, della classe operaia, alienati, e avevano idee razziste."
Illustrando il mondo dei sottogruppi di minoranza - skinheads gay, neri, donne, anche quello molto politicizzato (Skinheads Vs Racial Prejudice) - e i loro messaggi, Skinhead: An Archive ottiene qualcosa di completamente nuovo e diverso rispetto ai precedenti Skinhead di Nick Knight o Spirit of '69: A Skinhead Bible . Il capitolo sugli skinheads gay (e porno-y) è particolarmente affascinante ; in uno dei diversi saggi che compaiono nel libro, il regista canadese e scrittore Bruce LaBruce racconta dell'utilizzo della divisa skin come travestimento per nascondere la sua omosessualità e evitare di subire attacchi.
C'era poi il caso di Nicky Crane, una delle figure più note associate all'immaginario skinhead. Era il leader del British Movement, aveva posizioni apertamente razziste e al contempo era omosessuale.
"C'è una grande mancanza di conoscenza circa le dimensioni della comunità gay che ha adottato la facciata skinhead per nascondersi", afferma Mott. "Non sapevamo neanche che ci fossero skinheads queer. Anche se era grande, questa comunità era comunque segreta. Skinheads è 'stata davvero una sottocultura. Quando è finita sotto i riflettori dei media, era sempre per la sua componente di violenza. E 'l'unica cosa che la gente conosce degli skinheads, ma c'è sicuramente di più. "
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