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20/05/22

Barbero al Liceo Torricelli di Somma Vesuviana

Il nostro storico di riferimento, ALESSANDRO BARBERO, d
all’inizio della guerra in Ucraina ha sempre rifiutato richieste di interviste e interventi televisivi. Lo hanno cerato tutti, ha sempre risposto che preferisce evitare di infilarsi nell’aspro dibattito sul tema.

Poi decide di concedere un’intervista al liceo  Torricelli di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli. 

«Ci sono stati reparti delle SS che parlavano ucraino e hanno collaborato con i nazisti fino all’ultimo. Ciò non fa parte della loro narrazione, del resto chi se ne vanterebbe oggi».


«Questo fa sì però che se qualcuno in Ucraina è ancora attaccato a quel passato nazista, nella narrazione ufficiale si dice “è un fenomeno irrilevante, marginale”. Noi però nel nostro paese non accetteremmo mai l’esistenza di gruppi neo nazisti riconosciuti dall’autorità e integrati nell’esercito».

La storia è fatta di aggressioni e lo storico sa che farsi prendere dalle emozioni, avere come reazione principale la condivisione della sofferenza di chi è aggredito non può essere la reazione dominante.

«La Russia e l’Ucraina sono paesi in cui il passato, al contrario che nell’Occidente, conta molto sia nell’atteggiamento collettivo che nelle scelte politiche. Il discorso con cui Putin ha annunciato l’entrata in guerra è impressionante, dopo pochi secondi lui stava già parlando dell’Unione Sovietica e di come non ripeteranno più gli errori del passato.
Ha giustificato la sua azione facendo riferimento ai nazisti, alla memoria. Che ovviamente è una memoria selettiva. Ma anche l’Ucraina guarda molto al passato ed entrambi i paesi scelgono la memoria che fa più comodo.

Nella memoria dei russi la più grande tragedia del ‘900 è l’invasione nazista e il fatto che in quel frangente i nazisti abbiamo trovato collaboratori e simpatizzanti tra gli ucraini. L’oppressione che l’Ucraina ha subito da Mosca è ignorata.
Dall’altra parte, in Ucraina c’è la consapevolezza dei periodi di oppressione subiti dalla Russia e per loro la tragedia del Novecento è la grande carestia, quando milioni di persone morirono affamate da Stalin.

Nella memoria pubblica degli ucraini però viene rimosso il fatto che i loro grandi leader indipendentisti sterminavano gli ebrei con grande piacere e del resto nelle piazze ci sono monumenti dedicati a quei leader ucraini sterminatori di ebrei».

«Per questo nel cercare di interpretare quello che accade oggi bisogna fare attenzione alla complessità, parola che non è di moda nel dibattito pubblico.
La selettività della memoria vuol dire che la cultura collettiva dell’Ucraina è basata su un passato di oppressione da parte dai russi e su una faticosa conquista della libertà.
Tutto questo è vero, ma è solo un pezzo della verità. In certi momenti della lotta per l’indipendenza gli ucraini hanno sterminato gli ebrei, sono stati anti-russi e antisemiti.
Ci sono stati reparti delle SS che parlavano ucraino e hanno collaborato con i nazisti fino all’ultimo. Ciò non fa parte della loro narrazione, del resto chi se ne vanterebbe oggi. Questo fa sì però che se qualcuno in Ucraina è ancora attaccato a quel passato nazista, nella narrazione ufficiale si dice “è un fenomeno irrilevante, marginale”. Noi però nel nostro paese non accetteremmo mai l’esistenza di gruppi neo nazisti riconosciuti dall’autorità e integrati nell’esercito.
All’opposto, nella narrazione russa il filone minoritario neo-nazista con reparti ucraini che si ispirano alla tradizione nazista e eroi nazionali che hanno collaborato con i nazisti è un tema centrale. Insomma.
Gli ucraini dicono che tutto questo non è importante, i russi invece dicono è l’unica cosa importante».

«Chi fa lo storico, ma anche chi vuole comprendere la realtà a mente aperta deve essere consapevole che siamo di fronte a una realtà e a due modi di raccontarla in modo propagandistico: il modo ucraino di dire “il passato nazista è irrilevante” e il modo russo di dire “il passato nazista è la caratteristica di fondo dell’Ucraina”. Entrambe le narrazioni sono false perché c’è un passato filo-nazista presente, con cui l’Ucraina dovrebbe fare i conti, ma anche la pura propaganda russa per cui l’Ucraina è tutta nazista».

LA DOMANDA DELLO STUDENTE

Uno studente del liceo replica che tutto questo sarà vero ma «esistono un aggressore e un aggredito».

Il professore Alessandro Barbero replica:

«Questa osservazione tradisce l’odierno clima collettivo: noi oggi siamo trascinati da questa necessità di decidere chi ha ragione e torto e per deciderlo ci sembra che ci sia un unico elemento, ovvero quello di ricordare che un paese ha invaso l’altro. E quindi anche nel valutare le menzogne dell’uno e dell’altro dovremmo avere due pesi e due misure.
In questi ultimi tempi mi sono reso conto che il mio mestiere di storico rischia di anestetizzarmi rispetto a certe emozioni.
Lo storico, di fronte agli avvenimenti del presente, è come il medico abituato a vedere gente che muore e non si emoziona più come gli altri davanti alla malattia e alla morte. Intellettualmente è giusto, ma succede che non si sia più in sintonia con i contemporanei.
Quando sento che è una guerra nel cuore dell’Europa penso che anche l’atroce guerra nella ex Jugoslavia era nel cuore dell’Europa.

Nella Sconda guerra mondiale i vincitori erano dalla parte giusta, ma non faccio fatica a dire che hanno commesso orrori. Che i sovietici hanno sterminato gli ufficiali polacchi nelle fosse di Katyn, che Churchill ha fatto morire milioni di indiani ai tempi della carestia del Bengala, non faccio fatica a dire che i bombardamenti aerei degli alleati sulle città italiane e tedesche siano stati indiscriminati.

Tutto questo non mi impedisce di dire che c’era una parte che aveva ragione. E per fortuna ha vinto quella che aveva ragione. Anche nella guerra tra Russia e Ucraina, se uno è convinto che l’Ucraina abbia ragione va bene, ognuno fa le sue scelte emotive e morali, ma questo non deve diventare tifo da stadio.
E’ come se uno, discutendo di Seconda guerra mondiale, siccome gli alleati avevano ragione dicesse “non voglio discutere delle bombe atomiche sul Giappone e se tu discuti la legittimità di sganciare delle bombe atomiche vuol dire che sei con Hitler”. Io non ci sto».

«Lo storico deve analizzare anche le motivazione dei malvagi perché i malvagi non sapevano di esserlo, pensavano perfino di fare cose giuste. Se si accentua una dimensione e se ne attenua un’altra, si fa politica».

Sulle ragioni per cui Putin ha invaso l’Ucraina il professor Barbero parla di “ventaglio di motivi”:

«Immaginiamo un paese A e uno B che confinano, non si vogliono bene e hanno un lungo passato di contrasti. Nel paese A, vicini al confine, ci sono abitanti che parlano le lingue del paese B e si trovano male nel paese A, dicono che sono oppressi, discriminati. Molti di loro vorrebbero essere nel paese B. A un certo punto il paese B invade A con lo scopo dichiarato di liberare i compatrioti dall’oppressione.

Sto raccontando il 24 maggio del 1915 quando l’Italia ha dichiarato guerra invadendo l’impero austriaco per liberare Trento e Trieste. Una pagina della nostra Italia che è sempre stata raccontata come gloriosa.

Se però stessi raccontando la decisione della Russia di invadere l’Ucraina per liberare i connazionali oppressi del Donbass, in cui i russi che vivono in Ucraina non hanno diritto di usare la loro lingua neppure nelle scuole, cosa diciamo?

Uno dei problemi dell’Europa orientale post sovietica è che ci vivono minoranze russe.

I russi sono stati la nazione imperiale che ha dominato tanti piccoli paesi.

Quando quei paesi sono diventati indipendenti, i russi rimasti lì sono diventati minoranza guardata con antipatia e discriminata. Anche gli italiani sono stati discriminati quando sono diventati minoranze dopo il 1945 nella Jugoslavia, Hitler ha smembrato la Cecoslovacchia per recuperare gli abitanti tedeschi dei Sudeti. É la normale vendetta dei popoli che a lungo sono stati dominati contro il popolo dominatore.

Poi c’è la paranoia russa. Nella cultura politica russa l’ossessione di essere aggrediti è costante, risale ai tempi delle invasioni mongole. Certo, la Russia è sempre stata spietata e imperialista ma nel suo dna non ha mai avuto la voglia di espandersi a occidente “fino al Portogallo”, come qualcuno ha detto.

L’Occidente, diciamo nel suo candore, aveva promesso a Gorbaciov di non allargarsi ad est e invece ha progressivamente fatto entrare nella Nato tutti i paesi dell’Europa orientale, ci sono le basi della Nato ai confini con la Russia.

Ora. Se tu hai a che fare con una grande potenza paranoica, devi sapere che se ti avvicini ai suoi confini potrà avere una reazione».

«Riguardo la richiesta di Finlandia e Svezia di entrare nella Nato, va detto che l’Ucraina intratteneva rapporti con la Nato da parecchi anni, gli istruttori Nato istruivano l’esercito ucraino che è a tutti gli effetti un esercito della Nato.

Putin ha invaso l’Ucraina per questo e perché c’era probabilità che l’Ucraina entrasse nella Nato. Se fossi un cittadino della Svezia o della Finlandia non direi che per essere più sicuri si dovrebbe entrare nella Nato, a meno che non ci sia la convinzione che la Russia sia pronta a lanciarsi in azioni di conquista.

Ma non mi sembra uno scenario plausibile, quindi secondo me non è una scelta sensata».

SINTESI a cura di SELVAGGIA LUCARELLI




QUI IL VIDEO INTEGRALE DELL'INTERVENTO:




07/03/22

Alle origini della crisi ucraina

Membri del battaglione neonazista Azov,
Guardia nazionale Ucraina

Luciano Canfora: “Pensiero critico: nessuno è più intollerante dei liberali”

“Rivendichiamo la possibilità di osservare e analizzare lucidamente i fatti. Da quando è caduta l’Urss il metodo dell’Occidente è stato demolire tutto il blocco ex sovietico, pezzo per pezzo, facendo avanzare minacciosamente il confine della Nato fin sotto Pietroburgo”


EUGENIO DI RIENZO 
Docente e storico italiano.
IL REVANSCISMO RUSSO E LE   MANCATE PROMESSE DELLA NATO

Nel marzo 2004, l’Unione Europea festeggiò l’allargamento della sua sfera a ben dieci nazioni, di cui quattro (Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria) ex membri del Patto di Varsavia e tre (Estonia, Lituania, Lettonia), già parte integrante dell’Urss sia pure per diritto di conquista. Questa espansione non avrebbe avuto nulla d’irrituale se, tra 1999 e 2004, questi stessi Stati, con l’aggiunta di Bulgaria e Romania, non fossero divenuti membri della NATO, un’alleanza che, in ossequio alla sua stessa primitiva ragione sociale, avrebbe dovuto essere sciolta dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Evidentemente Bill Clinton e George W. Bush avevano deciso di non onorare la promessa fatta da George Bush senior a Michail Gorbaciov, quando il Presidente statunitense lo persuase a consentire che la Germania unificata entrasse a far parte della North Atlantic Treaty Organization assicurandogli, come contropartita, che la coalizione, nata il 4 aprile 1949, non avrebbe esteso la sua presenza oltre la linea dell’Oder.
Quando cadde il Muro di Berlino e l’Europa sotto protettorato di Mosca cominciò a emanciparsi dal suo controllo, il primo Bush incontrò Gorbaciov nel summit di Malta (2-3 dicembre 1989). I due statisti si accordarono per rilasciare un comunicato congiunto della massima importanza dove, sulla base degli accordi raggiunti durante i colloqui, si concordava sul fatto che l’Unione Sovietica dovesse rinunciare a ogni intervento per sostenere gli agonizzanti sistemi comunisti dell’Est, mentre gli Stati Uniti s’impegnavano a non ricavare alcun vantaggio militare dagli sviluppi politici conseguenti alla decisione del Cremlino.

13/03/15

La retorica fascista e anti-russa e Givi, comandante rockstar tra le macerie

Chi è Mikhail Tolstykh, nome di battaglia.. Givi? Il fascino del comandante, non è passato inosservato, dopo il video che lo vede imperturbabile fumare una sigaretta mentre proiettili gli cadevano vicino e gli altri uomini della sua milizia corrono al riparo all'interno di un edificio. Il video è diventato.."virale" sulla rete, con oltre 800 mila visualizzazioni in una settimana. 34 anni, non sposato, è il Comandante delle Forze Armate di Novorossya, le province separatiste dell’Ucraina orientale, Battaglione Somalia, uno dei più micidiali delle milizie della Repubblica Popolare di Donetsk. Givi e i suoi uomini sono stati decisivi nella battaglia dell’aeroporto di Donetsk, difeso strenuamente da mesi da un reparto di ucraini, soprannominati cyborg, per la loro ferocia e per la capacità di resistere per giorni e giorni in condizioni di assedio. In precedenza, Givi e il Somalia erano stati decisivi nella zona di Ilovaisk, dove l'esercito ucraino con un offensiva aveva rioccupato le province ribelli, ed proprio da quella battaglia inizia il mito del comandante e dei suoi uomini. Senza dubbio Givi ha qualcosa che ha a che fare con il mito, alto e magro, sigaretta sembre tra le dita e sguardo melanconico, una rockstar tra macerie e distruzioni. Durante un intervista, il comandante dà il suo numero di telefono dopo che il giornalista sosteneva di essere stato avvicinato da decine di ragazze che hanno chiesto di poter comunicare con lui..
Prima della guerra era un "uomo qualunque", ma poi si è unito alla milizia perché ha "sempre sostenuto la Federazione russa e la sua politica".
Osannato dai suoi, temuto dai nemici, a cui non risparmia minacce e umiliazioni, non ha mai torturato o ucciso prigionieri, come spiega nel comunicato nel video sotto, in cui avverte le milizie fasciste ucraine e i paesi stranieri che li appoggiano, (come la Polonia) : fermatevi o morirete, tutti.






       La retorica fascista e anti-russa

L’organizzazione più coinvolta fisicamente nel putsch di Kiev, il colpo di stato che mise fine al governo democraticamente eletto nel paese, è nota come Pravý Sektor (Fazione Destra). Una federazione di gruppi da combattimento nata in Ucraina nel 1990 (UNA-UNSO, Tridente, ecc.), intrisa d’immaginario neo-nazista e fascista, il cui denominatore comune è avere la Russia come bersaglio costante di tutti i loro discorsi e azioni. Dopo il colpo di Stato a Kiev, i precursori della dissoluzione formale di Pravý Sektor da parte del nuovo governo diedero l’impressione che tale organizzazione sarebbe stata messa da parte dopo l’uso. Questo è ovviamente il destino che avrebbe subito se fosse stato uno strumento fortuito, recuperato e manipolato dalla NATO, ma con invece una sua logica ed autonomia. Quindi, fondamentalmente uno strumento incontrollabile, imprevedibile e pericoloso perché in grado di sfuggire o di rivoltarsi contro il suo manipolatore.

3/3/14, Scott Rickard, ex-ufficiale dell’intelligence statunitense, linguista di NSA e US Air Force, confermò a PressTVche gli eventi in Ucraina erano stati orchestrati dagli Stati Uniti da anni, e nominò le due persone che investirono la loro fortuna nel fomentare i disordini: George Soros e Pierre Omidyar, fondatore di eBay.
 6/3 Russia Today intervista lo stesso funzionario dell’intelligence, che disse che il suo Paese aveva applicato in Ucraina la stessa strategia che in Africa e Medio Oriente: “Gli Stati Uniti creano reti strategiche nel mondo, alcune collegate ad organizzazioni umanitarie e altre ad organizzazioni fasciste e a personaggi che svolgono il lavoro sporco“.

Rickard ha anche sottolineato il coinvolgimento degli Stati Uniti nel jihadismo islamico e il ruolo di NATO, UE e Israele nel programma imperialista ed egemonico occidentale che avanza solo creando violenza e caos.
28/03, su RIA Novosti questo specialista riferiva nuovamente delle azioni segrete, “Per 20 anni Washington ha lavorato per ampliare o spingere l’Ucraina nella NATO (…). L’intelligence statunitense opera in Ucraina, ma la Crimea, popolata da russi, fu teatro delle operazioni più difficili per gli statunitensi, da cui furono cacciati subito (…)” in generale, gli statunitensi collaborano con piccoli gruppi che pubblicano giornali locali per condizionare la popolazione. “Così si riunì per protestare oltre mezzo milione di persone a Kiev (…), ma fallirono due volte nel mobilitare solo 500000 manifestanti, mentre la popolazione Ucraina è di quasi 50 milioni di abitanti”(…) questo risultato non era eccezionale, considerando il fatto che per 20 anni si erano preparate tali proteste e quasi 5 miliardi furono spesi solo dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID)“

Victoria Nuland
06/02/14, una conversazione telefonica intercettata tra Victoria Nuland, assistente del segretario John Kerry nel Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, e Geoffrey Pyatt, ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, finiva online. I due funzionari statunitensi parlavano tranquillamente degli individui da scegliere per comporre il prossimo governo ucraino.
02/22, due settimane dopo il colpo di Stato, il presidente di Kiev se ne andò mentre l’agenda definita da Washington continuava.
21/04, la stessa Nuland ammise alla CNN che il suo Paese aveva speso 5 miliardi di dollari in Ucraina per sostenere il cambio di regime, fin dalla fine dell’Unione Sovietica , miliardi che, secondo Dmitrij Jaroch, capo di Pravý Sektor, diventarono scorte e campi di addestramento paramilitari che riconosce essere nel suo Paese da una ventina di anni.

28/03, il settimanale polacco Nie (“No”) pubblicava un articolo che conferma il coinvolgimento della vicina Polonia (membro della NATO) nel colpo di Stato in Ucraina. L’articolo fu commentato da Thierry Meyssan di Réseau Voltairee la traduzione è disponibile su Scriptoblog. Dice che il governo polacco, non contento di curare i feriti di Euro-Majdan nei suoi ospedali, per lo più teste rasate ricoperte di tatuaggi di svastiche e altri simboli esplicativi, li aveva anche addestrati alle tecniche dei colpi di Stato e agli scontri urbani, due mesi prima degli eventi, fornendo la supervisione congiunta di polizia ed esercito.

01/05, un partito politico della sinistra francese, il Nuovo partito anticapitalista (NPA), pubblicava nel suo mensileL’Anticapitaliste un articolo di gennaio che ripete la versione NATO degli eventi, cioè della rivoluzione popolare spontanea, nonostante l’ovvio:

Euro-Maidan a Kiev, spacciata da media come rivoluzione spontanea contro un governo corrotto, è stata effettivamente programmata e preparata con addestramento paramilitare per 25 anni. La continuità degli sforzi tra prima e dopo il colpo di Stato è saldata dall’aggressione alla Russia, il cui regime è descritto come “fascista” e che sembra minacciare l’Ucraina con un’”occupazione”. L’insistenza di Dmitrij Jarosh sulla “minaccia russa”, consigliando i russi ad “iniziare la lotta contro il regime fascista di Putin”, rivelano che la retorica “fascista” e “anti-russa” assomigliano stranamente a quella delle compatriote Femen e dei giovani “fascisti” dell’Europa occidentale, in coro con il linguaggio dei media mainstream e della NATO. Inoltre, ciliegina sulla torta, Jarosh riconosce anche i legami tra la sua organizzazione e gli islamisti in Cecenia. Il cerchio si chiude. L’asse Washington-Tel Aviv (vero capo dell’alleanza militare) produce i suoi gruppi da battaglia anti-russi adattati alle culture locali. La NATO ha creato da zero 1) l’Islam “jihadista” filo-americano e filo-israeliano in Cecenia contro la Russia “infedele imperialista” (riproducibile in altre regioni, cambiando solo i nomi); 2) un’ultra-sinistra occidentale detta “Antifa” filo-americana e filo-israeliana, pienamente compatibile con il capitalismo e pronta ad attaccare la Russia come “persecutorice fascista degli omosessuali”; 3) un’ultra-destra ucraina “ultranazionalista” filo-americana e filo-israeliana, anch’essa pronta ad attaccare la Russia “fascista e imperialista”.

(...) Il metodo di Dmitrij Jarosh sono il tipico esempio di ingegneria sociale. Il gancio per conquistarsi la fiducia è un obiettivo dichiarato di Jarosh nei suoi vari interventi, come decolonizzare l’Ucraina, epurare il comunismo e la de-russificazione. Infatti, in pratica, ovviamente succede il contrario. Il progetto di decolonizzare l’Ucraina porta a farne una colonia statunitense... La de-russificazione dell’identità significa distruzione dell’Ucraina, culla storica del mondo russo e slavo. Il tutto lungi dal fare dell’Ucraina il culmine della guerra civile da esportare in Russia nell’ambito di un conflitto triangolare che diffonde caos nel mondo.
-  Press TV, interview with Scott Rickard, former American intelligence linguist
- Russia Today US foreign aid agencies paid for Kiev street violence – ex-US agent Scott Rickard
-  «Kiev authorities giving school camps to neo-Nazis for military training»; «Coup d’État occidental en Ukraine : Washington et Tel Aviv à la manœuvre». 



24/09/14

I Ribelli del Donbass

Una tv norvegese stava girando un reportage sul battaglione Azov, nell’est dell’Ucraina, quando ha scoperto (e filmato) che molti miliziani indossavano un elmetto con l’emblema delle Ss. Il battaglione combatte tra le fila di quell’esercito ucraino che l’Italia sta contribuendo ad armare.
L’essenza fascista del battaglione Azov, formato da volontari fascisti e nazisti provenienti da tutta Europa, è ormai nota. Il battaglione Azov ha come simbolo una runa, nota come «l’angelo lupo» («Wolfsangel»). Si tratta di una delle rune più amate durante il Terzo Reich, utilizzata anche come simbolo dal partito nazista ucraino Svoboda, attualmente al governo.

Quì il video della tv tedesca che documenta la paccottaglia nazista del batt. Azov

Questo blog ADERISCE  convintamente alla campagna “Solidarietà con la resistenza antifascista in Ucraina”, nata in Gran Bretagna nel giugno scorso.

La campagna ha i seguenti obiettivi, che facciamo nostri e appoggiamo:
* contro l'appoggio dei governi occidentali al governo di estrema destra di Kiev.
* contro la presenza e le esercitazioni Nato in Ucraina
* per l'arresto e il rinvio a giudizio degli assassini di 42 persone all'interno della Casa dei sindicati di Odessa il 2 maggio scorso.
*contro gli attacchi ai diritti democratici e la repressione nei confronti delle organizzazioni di sinistra.
* a sostegno della resistenza antifascista in Ucraina

In Gran Bretagna il Congresso del Tuc, la confederazione dei sindacati britannici, ha recentemente approvato una mozione che si oppone all'utilizzo di truppe britanniche nel conflitto, chiede il cessate il fuoco e sostiene tutti coloro che combattono il fascismo in Ucraina.
Il primo obiettivo in Italia è sviluppare una campagna di informazione e di controinformazione rispetto alle menzogne dei mass media mainstream.


08/05/14

La strage nazista di Odessa

Quello che è veramente successo ad Odessa
Così come l’imperialismo Usa, anche quello europeo non esita a sostenere i nazisti pur di avere a disposizione uno strumento da usare contro chi si oppone all’assorbimento del paese nell’UE e nella Nato.
La caccia al ‘russo’ e al ‘comunista’ delle bande neonaziste sostenute da Washington e Bruxelles si è trasformata ad Odessa in una vera e propria strage, con l’uccisione di decine di militanti antifascisti arsi vivi nel rogo della Casa dei Sindacati. Rabbia, sgomento e solidarietà alle vittime della barbarie nazista cadute a Odessa e in tutta l’Ucraina. In un’Europa attraversata da movimenti di chiara natura reazionaria e fascista credo sia doveroso schierarsi con le donne e gli uomini che a Odessa, Slavyansk, Donetsk e nelle altri città ribelli dell’Ucraina resistono alle bande naziste.