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17/08/15

Rival Sons: Pressure and Time

(dall'archivio 2013..)
L'abbiamo detto e ripetuto: che almeno l'85% della musica prodotta oggi palesemente attinge a piene mani da quella prodotta nel passato, e comunque ne è fortemente influenzata. Come questo disco dei Rival Sons, che arriva direttamente degli anni '60 e '70. E allora nessuno potrà negare che Pressure and Time potrebbe sembrare solo un altro album di retro-rock revival, suonato nel ricordo struggente per i giorni in cui Cream, Who, Steppenwolf , e Led Zeppelin  dominavano e alimentavano la gloria del rock. Ma sulla scia di Black Crows e Wolfmother, i Rival ci teletrasportano in qualche festival all'aperto e a quando il rock and roll era semplicemente divertente da ascoltare. Pressure and Time è del 2011, un disco cazzuto che in futuro, Quentin Tarantino terrà sicuramente presente.




Pressure and Time



04/06/15

Le armi del Rock 'n' Roll: gli strumenti con cui le rockstar hanno combattuto le loro battaglie

Ammettiamolo: i moderni eroi della musica non sono più tutti matti come nel passato, quando oberati di nevrosi come facchini cercavano di scaricare le loro tensioni negli amori sviscerati che dividevano equamente tra le più varie qualità di sostanze stupefacenti, le donne e..gli strumenti musicali. In molti la preferenza assoluta andava agli strumenti, "terze braccia" dei musicisti anche al di la del luogo comune.."manico di chitarra uguale prolungamento fallico". Emblematico il modo di pensare di E.Clapton che nel '72 ebbe a dichiarare: "capii che ero davvero finito quando dissi al mio roadie di vendermi le chitarre per pagarmi l'eroina."
Molti musicisti conservano ancora in casa centinaia di strumenti, molti altri li vedevamo sulle riviste specializzate sorridenti e con al collo l'ultimo modello di chitarra giapponese, ma se si faceva capolino nello studio dove incidevano scoprivamo che portavano solo la vecchia Stratocaster, comprata usata in qualche mercato giu'..in Alabama.


Steve Howe (Yes)   Gibson Es 175
Uno dei primi amori chitarristici, insieme ad Hendrix. Pioniere del rock progressivo, ha delineato il fondamento del sound della band, ma come strumentista, Steve Howe non può essere facilmente categorizzato. Il suo primo album da solista ha debuttato 40 anni fa, e lo ha lanciato in un viaggio  infinito di percorsi, che vanno dal jazz, blues e classica, al folk, bluegrass e rock. Studioso di chitarra, formidabile collezionista, centinaia di pezzi posseduti tra cui vecchissime Martins acustiche, favolose Gibson da jazz ante e dopo guerra, chitarre hawaiane, mandolini. Se gli va a fuoco casa perde qualcosa come un miliardo in strumenti... Gli auguro di no..chiaramente. 




Rober Fripp    Gibson Les Paul Custom 1959.
Gli abbiamo dedicato un intero post, Frippertronics, perchè è sicuramente uno degli strumentisti più originali e sofisticati nella storia della chitarra elettrica, chitarrista strabiliante e unico membro costante dei King Crimson, di cui è sempre stato l'asse attorno al quale il resto della banda ha sperimentato continue evoluzioni e rotazioni. Suona sempre con la sua bellezza nera, una Gibson Les Paul, Custom del 1959.


Johnny Winter   Gibson Firebird V.
La storia di Johnny Winter, morto improvvisamente all'età di 70 anni, (il 16 luglio 2014) è al tempo stesso un ammonimento e una lezione sul come rimanere fedele ai propri istinti, come lo stesso precocissimo talento naturale racconta nell'intervista che abbiamo pubblicato. Pensate: nel 1968, i Led Zeppelin firmarono con la Atlantic Records un contratto per un anticipo di 200.000 dollari. Ma solo un anno dopo, a J. Winter la Columbia ne offrì uno per la somma di 600.000 dollari.
Con la sua Gibson Firebird usciva sempre elegante: giacchetta di velluto blu, stivaletti puliti. Lei vestiva spesso in bianco: vergine? No..probabilmente riverniciata.

Johnny Lydon Microfono Shure
Ne ha minacciato l’integrità, insieme diffusori e padiglioni auricolari, in qualità di cantante e leader dei Sex Pistols, ora con una rinata formazione dei P.I.L. Ma che John Lydon, in arte Johnny Rotten, è sempre stato un filosofo. Il suo microfono preferito erano gli Shure: anteguerra, dichiaro' con sadismo.."e preferisco quelli  vecchi, ci si sputa meglio sopra"



Bruce Springsteen  Fender Esquire. 
Non un grande chitarrista, intendiamoci. Ha usato una Fender Electric 12 string, poi una Gibson Les Paul (crema), che è la chitarra con cui suonava in pubblico prima di acquistare la leggendaria Tele Esquire (natural). La leggendaria “Esquire”, è stata la sua chitarra “principale” dalla metà degli anni ’70 ai primi anni 80. Bruce ” Acquistata da Phil Petillo, era un corpo di una Telecaster con un collo di Esquire.
L'ha trovata nei bassifondi di N.Y in circostanze misteriose e se l'e' portata a casa sua nel New Jersey.

Eric Clapton Fender Stratocaster. 
Ha usato tutto della Gibson:335, Firebird I, Les Paul Custom e Sgandard,Explorer, Sg Standard. Dopo averle cambiate come le acconciature e le droghe ora fa una vita ritirata e non tradisce la Fender.

Jeff Beck  Telecaster
Al tempo degli Yardbyrds suonava con la Telecaster. Usò per primo in un disco il distorsore e gli accreditarono anche l'uso di altri strumenti, quali la sega elettrica e la gallina strozzata. Il primo anche ad usare il "talk box". Frampton ringrazio' e approfitto' La sua prima chitarra fu una chitarra acustica, che prese in prestito da un amico -ma  non ha mai restituito. Aveva anche fatto un tentativo di costruire in proprio la sua chitarra, ma non c'è mai veramente riuscito. Telecaster ed Esquire le preferite, ma non disdegna le Les Paul.

Jimi Hendrix  Fender Stratocaster
E' ben documentato il fatto che Mitch Mitchell, batterista del trio di Hendrix, abbia venduto una serie di chitarre di Jimi a metà degli anni 1970, quando fu sicuro che non avrebbe ricevuto altre eventuali royalties future. Pur essendo mancino si ostinava a comprarle tutte (oltre 50 per lo piu' bianche e sfumate) da destro, forse per rendere la faccenda piu' difficile: a detta di tutti poteva suonare qualsiasi chitarra, come pure qualsiasi pezzo R & B dei suoi eroi. Fotografato anche con una Gibson Flying V, mentre si favoleggia di una acustica, una Gibson SG personalizzata, tutta bianca, del 1968.
A detta di tutti poteva suonare qualsiasi chitarra, come anche qualsiasi cosa dei suoi eroi R & B.

Santana Yamaha Sg 2000, Gibson Les Paul Standard.
La Yamaha lo riempi di dollari e gli costrui una chitarra su misura, prendendo i suoi commenti a cuore. Ma i suoni prolungati li tirava fuori da un americanissimo amplificatore Mesa Boogie. Era stato visto esibirsi anche con una Gibson Les Paul Standard, Les Paul Custom e una Gibson SG. Carlos ha continuato ad utilizzare la Yamaha fino agli anni '80, sia in concerto e sia in studio, e dal 1982 era emigrato totalmente alle chitarre Paul Reed Smith, che continua a suonare attualmente.
La leggendaria chitarra di Santana, la Yamaha SG2000, è ora in mostra presso il Museo degli strumenti musicali di Berlino.
Possiamo osservare qui è Santana eseguire il classico "Black Magic Woman" dal vivo nel 1977, suonando la Yamaha SG2000, allora di  recente acquisizione. Una  performance questa, piena di magia.



John Bonham  Batteria Ludwig trasparente, piatti Paste. 
Era detto four sticks per la delicata tecnica a due bacchette per mano. (brano omonimo su Led Zep IV)
Per tutta la sua carriera John è rimasto fedele a Ludwig e Paiste. Tutto iniziò nel 1969 quando Carmine Appice, endorser Ludwig, portò John a visitare la Ludwig di Chicago durante il tour Vanilla Fudge & Led Zeppelin. Diventò anch' egli endorser di Ludwig e Paste e scelse una batteria uguale a quella di Carmine: in finitura di acero naturale. Nel 1973, con l' avvento della Ludwig Vistalite trasparente, a John venne dato un set color ambra con le stesse misure di quello precedente, Green Sparkle. Quel set divenne il più famoso poichè apparve nel film The Song Remains The Same. Alcune batterie di John Bonham sono oggi in possesso del figlio Jason: quella trasparente Amber Vistalite e quella in metallo Stainless Steel. Quella verde Green Sparkle è in possesso di Jimmy Page.

John Entwhistle Basso Alembic
Studioso di corno, tromba e trombone era uno dei più grandi conoscitori di strumenti d'Inghilterra. Nella sua collezione oltre 70 bassi elettrici e centinaia di chitarre. Andava direttamente alla Rotosound per scegliere in fabbrica le corde appena costruite e le buttava dopo ogni concerto. John suonava originariamente un basso artiginale in mogano che si era autocostruito dandogli la foggia del Fender Precision. In seguito approda per breve tempo al Gibson EB2 semiacustico. Si fa personalizzare alcuni dei bassi che possedeva per avere caratteristiche di vari modelli: nasce il cosiddetto FENDERBIRD, fino poi al Alembic.

 
Frank Zappa Gibson Sg Standard, Fender Stratocaster e Telecaster
Acerrimo nemico delle condizioni originali delle sue chitarre le modificava tutte spietatamente. Acquisto' una delle chitarre di Hendrix, una di quelle Strato che Jimi bruciava durante "Wild Thing".. Si potrebbe e dovrebbe scrivere un saggio sul rapporto di Zappa con la chitarra, ne possedeva a centinaia, di cui alcune "ausiliare", che suonava in situazioni specifiche. Ad esempio: una chitarra Martin e una XII Fender, anche se affermava nelle intervistedi odiare le chitarre a 12 corde.


Charlie Watts  Batteria Gretsch,piatti Paiste
Memore dei vecchi amici jazzisti suona con la Gretsch e probabilmente pero' non cambierebbe sound neanche usando i fustini del dash..

Ginger Baker  Barreria Ludwig trasparente, due casse, piatti Zildjian
Dio dei batteristi fino ai 70, studioso delle percussioni africane perse la "drum battlle" con Elvin Jones ma resto' per molti anni ancora nelle classifiche specializzate. La sua batteria portava due piatti per asta, come dire..l' appetito vien mangiando. La sua prima batteria fu fatta da Ginger con scatole di biscotti - una batteria giocattolo. Poi, ottenuto un provino con una band, si presentò con i suoi tamburi di latta giocattolo, ed erano increduli, ma ottenne comunque la scrittura!.



Paul McCartney Basso Rickembacker 4001 mono
Per anni alfiere del basso a "violino" Eramus si dice che gli avesse montato altri magneti. La versione europea del Rickembacker 4001, passò tra le mani di due legende come Paul McCartney e Chris Squire, e presentava alcune differenze rispetto all'originale: non aveva il binding e l'uscita era solo mono. Nel corso degli anni settanta il 4001 subì diversi aggiornamenti, ma in conclusione si tratta di un bellissimo strumento, ben costruito, ben rifinito e con un suono particolare, ma non per questo difficile da gestire, come Paul, bassista non proprio virtuoso ha confermato.

Jaco Pastorius  Fender Jazz Base
Il basso era quasi più vecchio di lui..Magnifico strumento sul quale non si esercitava poi molto.Tanto, dichiarava.."sono comunque il miglior bassista del mondo!" Ispirazione per generazioni di aspiranti bassisti, grazie ad uno stile unico in grado di gettare un ponte tra R&B, rock, jazz, musica classica e caraibica. Ha cambiato letteralmente il modo di fare musica grazie all'incredibile talento e ad un approccio al suo strumento da vero visionario... E ha fatto tutto ciò grazie ad uno strumento fondamentale: un Fender Jazz Bass.

David Bowie
"Il mio primo strumento fu uno zufolo a forma di cigno. Penso che in definitiva mi abbia spinto ad imparare a suonare il sassofono.Più tardi mia madre mi costrinse a prendere lezioni di piano, cosa che mi allontano dallo strumento per anni.."

Pete Townshed, Gibson SG
Il suo primo strumento e' stato una chitarra..intera! Rickenbacker 360/12 "Export", Gibson SG del 1970,
acquistata da John Turnbull, poi chitarra nei Blockheads di Ian Dury e ha caratterizzato molto della carriera di Pete: dichiarò addirittura di averci dormito per un paio di settimane insieme.. Esposta al Rock & Roll Hall of Fame da aprile del 1998 al gennaio del 2007. Pete Townshend ha comunque suonato e fracassato - molte chitarre, di marche diverse nel corso degli anni.




Bill Bruford  Batteria Ludwig e Hayman, cembali Paiste
Veterano di tutti i gruppi rock storici inglesi (Yes,Genesis,King Crimson,U.K..) inizio' a 12 anni con un paio di spazzole sulla copertina di un disco. Da allora Bruford ha usato delle apparecchiature di percussioni sofisticatissime mai viste prima su di un palcoscenico, che comprendevano anche gongs e lamine che facevano il rumore del tuono.


Archivio Interzone


20/05/15

Strane, strazianti, veloci, originali: le nostre cover

Reinterpretazione, rifacimento, copia fedele o rimaneggiata, chiamatele come vi pare. Sono comunque brani pubblicati in precedenza e eseguiti da qualcuno che non ne è l'interprete originale. Con sottile differenza, interpretazione è in genere quando un musicista interpreta un brano considerato un classico della musica eseguito innumerevoli volte.Mentre cover è invece maggiormente utilizzato per indicare la reinterpretazione di brani relativamente recenti (come nel caso delle "cover band" e delle tribute band, gruppi musicali che interpretano solo canzoni note scritte da altri).

Queste non sono le cover perfette, le migliori, quelle diventate più famose delle originali, quelle attribuite al secondo interprete, un gruppo o artista che sia e non all’artista originale. Niente di tutto questo. Sono cover strane, alcune .. strambe, originali, e nel segno di questo blog, sono cover che ci piacciono, quindi scelte personali, di gusto e non per i motivi prima descritti o altro. Come sempre mancherà qualcosa, ma queste sono quelle che ci sono venute in mente al momento perchè stanno girando sui nostri dispositivi, in un modo o nell'altro. Buon ascolto..


Marcia Griffiths "The First Time Ever I Saw Your Face" (Ewan MacColl)
Scritta dal cantante e songwriter politicamente impegnato Ewan MacColl nel '58 per Peggy Seeger, che sarebbe poi diventata sua moglie. La cantavano Peter, Paul and Mary negli anni Sessanta, J. Cash e Elvis pure ne fece una versione. Ma questa di Marcia Griffiths è una classica bella canzone d'amore, con un testo semplice, e.. straziante. Scritta da MacColl per il suo nuovo amore, (Peggy Seeger), è la storia di un amore a prima vista: impossibile resistere a questa versione reggae di Marcia Griffiths. Una cantante della grande tradizione reggae, prima con il gruppo femminile I-Thress, con Rita Marley e Judy Mowatt, poi come backing vocals nei Wailers di B. Marley. Marcia trasforma una canzone folk/soul in una ballata romantica dove le sue caratteristiche vocali riescono ad ammaliarci sin dalle prime note..




David Bowie, "Kingdome Come" (Tom Verlaine)
Abbiamo parlato di Tom Verlaine e della sua importanza nel panorama musicale New Wave quì. "Kingdome Come" è un gran pezzo, con progressioni di accordi orecchiabili. Ma David Bowie un anno dopo la pubblicazione da parte di Tom, la rifece per il suo "Scary Monsters", e anche se è frustante, l' ha fatta meglio, ma molto: da alla canzone lo slancio, la vita, e il colore che mancavano nella versione di Verlaine. Bowie la dipinge fino alla fine con una batteria zelante e cori roboanti, ma prima della fine un pò disordinata, si rende conto ancora del potenziale della canzone che è stato lasciato irrealizzato da Verlaine e ironicamente, aggiunge un particolare Verlaine-esque, con la melodia di chitarra sostenuta di Fripp, chesuonerà poi nella metà delle canzoni di Scary. David Bowie rimarcava di non volere alcuna patria potestà sulla nuova musica del tempo (era il periodo del rock against racism) e le tendenze modaiole, salvo poi farsi convincere dal fedele chitarrista Carlos Alomar a realizzare la cover di “Kingdome Come”..



X, "Brethless" (Gerry Lee Lewis)
All'ultimo respiro (Breathless) è il bel Remake del celeberrimo Fino all'ultimo respiro di Jean-Luc Godard, del 1983 diretto dal regista Jim McBride, con protagonisti Richard Gere e Valérie Kaprisky, con una grandissima colonna sonora che va da Bad Boy di Mink DeVille a Final Sunset di Brian Eno, Celtic Soul Brothers  dei Dexy's Midnight Runner,
Message of Love dei The Pretenders e la stessa Brethless del killer, Gerry Lee.
E' uno dei film di Interzone come anche gli X di Exene Cervenka e Joe Doe è un gruppo tra i nostri preferiti. La loro versione del pezzo è gagliarda, adrenalinica, punk, contiene tutta l'estetica degli anni ottanta, come d'altronde il film, realizzato come un lunghissimo Music-Videoclip.




Dead Kennedys, "Rawhide" (Ned Washington/Dimitri Tiomkin)
Scritta da Ned Washington (testo) e composta da Dimitri Tiomkin nel 1958, fu portata al successo come una canzone country (o western song) da Frankie Laine, ma è stata coverizzata da infiniti artisti. Una delle più famose versioni fu quella dei Blues Brothers, e venne inserita nell'omonimo film. Inserita dal gruppo californiano in Plastic Surgery Disasters / In God We Trust, Inc, è una cover al fulmicotone come tutta la musica dei Dead Kennedys del resto.
God damn, well let's do a tune called rawhide, okay
God damn tape's rollin', let's go!!...




Willy DeVille"Hey Joe"
Williy DeVille ha cambiato la pelle come i serpenti pur di sopravvivere, in un deserto assolato come nello smog di una metropoli europea. E, di conto, alcune canzoni a volte sono addirittura oggetto di mutazioni genetiche pur di restare ancora vive nell'immaginario collettivo di generazioni diverse. 
Joe che acquista una pistola per uccidere la donna che l'aveva tradito, per poi squagliarsela in Messico, "where a man can be free" , anche dopo aver ammazzato la propria donna. Dal 1966 la incisero un po' tutti, da Hendrix, Byrds, Shadow of Knight, Patti Smith, Cher, Nick Cave. Ma..Uno, dos, tres con l'orchestrina mariachi che apre le danze forse è proprio simile a quella che Joe sentì una volta passato il confine. Un gioiellino: quando si parla di Tex Mex , "Hey Joe" tratta dall'album "Backstreet of Desire" dovrebbe essere considerata esplicativa per l'intero genere. Anche del.. "Randagio" abbiamo resocontato quì.




Wall of Voodoo, "Ring of Fire" (J. Cash)
Non è un segreto che Interzone considera Stan Ridgeway e Marc Moreland come una leggenda, creatori di canzoni intelligenti che raccontano piccole storie, e storie stravaganti; canzoni che ti portano in un altro luogo e agitano il cuore. La loro versione di Ring Of Fire, inserita come bonus track live in Index Master, è caratterizzata dalle chitarre lunatiche di Moreland e dai sintetizzatori. La seconda metà del brano è un assolo di chitarra dissonante, che ricorda il tema del film "Il nostro agente Flint", del 1966. Stan ha sempre dichiarato di essere in gran debito con Cash, e ha ricordato che si chiedeva quale fosse una bella canzone di tre accordi e di aver pensato subito a Ring of Fire. Oltretutto, la band in quel periodo avevano un nuovo un sintetizzatore Moog nuovo di zecca in quel punto. E ne è uscito quel folle tipo di suono palpitante..




The English Beat, “Can’t Get Used To Losing You” (Andy Williams)
Mentre molti dei loro amici della 2-Tone Records contemporanei, come The Specials e i Madness si presero la briga di rifare molti dei classici ska nella loro buona fede, The Beat, che pure ne fecero alcune,  presero una strada diversa, abbracciando l'easy listening con lo stesso fervore del cui Reggae, e degli artisti che li avevano ispirati . Il gruppo prese una canzone del 1963 del crooner Andy Williams, la spogliò della sua seriosità, ironizzando sul sentimentalismo  che conteneva , e la trasformò in qualcosa di più furtivo e vivace. Aiuta il fatto che il brano a loro disposizione è  libero e aperto, ma furono i vocalizzi di Dave Wakeling che  lo adattarono facilmente  per un beat rocksteady.Le mie migliori estati le ho passate con la manciata di brani di questa band.. favolosa! Questa è una versione leggermente modificata rispetto alla loro originale.





Beck, “Leopard-Skin Pill-Box Hat” (Bob Dylan)
Un album messo insieme per una buona causa, War Child Heroes, e dove fu chiesto a una manciata di leggende, come Dylan e Paul McCartney, di scegliere una canzone dal loro catalogo e affidarla all'artista contemporaneo loro preferito. Dylan scelse Beck per fare questa canzone!
Poco dopo aver registrato "Leopard-Skin" nell'estate del 2008, Beck ha iniziato a suonarla in una versione ridotta nei suoi live set.
Nel solco di Beck, il blues di "Leopard-Skin Pill-Box Hat" è stato rotto e rimontato, ed il risultato è che la canzone ha più muscoli, è più spavalda e forse possiede più anima di quella originale. Una fusione di due voci iconiche provenienti da due diverse generazioni. Anche Beck, se ancora non si fosse capito, è tra i nostri eroi..




Led Zeppelin, “Dazed and Confused” (Jake Holmes)
Jake Holmes non ha ottenuto i crediti per aver  ispirato i Led Zeppelin di "Dazed and Confused" fino al 2012, ma senza la sua canzone originale, questo Zeppelin mega-hit non sarebbe mai esistito. Holmes ne ha scritto una versione molto diversa nel 1967 per il suo disco solista "The Above Ground Sound" e presumibilmente Jimmy Page la ascoltò  mentre Holmes apriva i concerti  per gli The Yardbirds.




Soft Cell, “Tainted Love” (Gloria Jones)
La versione di Gloria Jones di "Tainted Love" è solo un po' troppo allegra. E 'ottimista e Jones non dà alla canzone il livello di mistero e di gravità che invece i Soft Cell le regalano. E 'una strana di inversione di ruoli, con la cantante soul che voleva trasmettere  il senso della storia di cuori spezzati e il duo electro-pop che la trasforma con noncuranza  e con ritmi orecchiabili e danzerecci. I quasi lamenti di Marc Almond rimbalzano sopra il synth inquietante, insieme a echi sospirati, danno il concetto di fuga frenetica da una relazione tossica e viene gestita perfettamente dai Soft Cell. Alta energia, ma è un'energia che corrisponde adeguadamente al senso di scuro e di ansia. Moody.




Nirvana, “Lake of Fire” (Meat Puppets)
Quando i Nirvana salirono sul palco per la loro leggendaria prestazione Unplugged per MTV nel novembre 1993, i produttori dello show ancora non sapevano quello che sarebbe successo durante il concerto. Le prove erano state strambe, Kurt Cobain soffriva a causa dell'eroina, e non aveva dato ai piani alti la set list dello show. Ma qualcosa di magico accadde quella notte, come testimoniano le candele che circondavano tutto il perimetro del palco. Liberati dal bagaglio dell' etichetta grunge che gli era stata appiccicata, i Nirvana presentarono il loro lato più sensibile, riflettente, tra cui una  cover dei Meat Puppets '"Lake of Fire." Nella sua forma originale, la canzone è un semplice e anonimo blues-rock . Ma loro la trasformarono sul palco in un inno bollente, di fuoco dell'inferno e di peccato. "Dove vanno i cattivi quando muoiono  ?". Una performance piena di magnetismo e uno dei momenti più suggestivi della discografia della band e della storia intera del rock.




Talking Heads, “Take Me To The River” (Al Green)
Cover che sostituiscono gli originali nella mente degli appassionati di musica non è un fatto insolito, ma c'è qualcosa da dire circa quattro ragazzi bianchi attillati di New York, che trovarono il pozzo profondo dell'anima e delle emozioni che il reverendo Al Green voleva mettere dentro Take me to the River, ma che in qualche modo aveva perso . La versione Talking Heads è un sorso di whisky per l'anima, lento nel bruciare e di calore persistente , incentrato sul concetto che, come David Byrne ha scritto nelle note di copertina per album, è "una canzone che unisce il battesimo con la lussuria adolescenziale". E il modo in cui lui e il resto del gruppo la eseguirono, fu come una lenta carezza sotto la coperta delle tenebre, sufficiente per lasciarvi stanchi e sudati.




"Janis Joplin,"Me and Bobby McGee" (Kris Kristofferson)
Registrato pochi giorni prima della sua morte, è la versione splendida di Janis Joplin di questa canzone di Kris Kristofferson, e che  fu un successo postumo , anzi, la sua unica canzone a raggiungere il n°. 1 in classifica. La sua voce senza pari fanno di questo un classico eterno e lo citiamo perchè è il brano con cui ho conosciuto Janis .




The Ramones, "Do You Wanna Dance" (Bobby Freeman)
I Ramones hanno preso questo già breve brano originale di Bobby Freeman scritta nel 1958 e inserita nel meraviglioso American Graffiti del 1973 (anche notoriamente coverizzato dai Beach Boys) e così come molte delle canzoni dei Ramones in meno di due minuti la trasformano in una classica e velocissima punk rock song. Inclusa nel nel film cult Rock 'n' Roll High School.




The Animals, "It's all over now, Baby Blue" (Bob Dylan)
Scritta da Bob Dylan, e inclusa nell'album Bringing It All Back Home del 1965. Molte le speculazioni su che fosse in realtà "Baby Blue": Joan Baez, David Blue, il pubblico folk di Dylan, e persino Dylan stesso. Il brano presenta forti influenze dalla poesia simbolista. Tantissime le cover: It's All Over Now, Baby Blue è stata reinterpretata da svariati artisti, e di tutti i generi: dal folk di Joan Baez, aii Them di Van Morrison, The Byrds, Judy Collins, Joni Mitchell, Marianne Faithfull, addirittura Falco, The 13th Floor Elevators, i Grateful Dead, Link Wray, Hugh Masekela, e i Bad Religion che ne fanno una canzone punk. La versione dei Them, pubblicata nel 1966, influenzò molti gruppi garage durante la fine degli anni sessanta e successivamente anche Beck inserì un campionamento tratto da questa versione nel suo singolo del 1996 Jack-Ass. Ma signori, ascoltate la voce di Eric Burdon nella versione degli Animals inserita nel loro disco del 1977 Before We Were So Rudely Interrupted. La malinconia che trasmette è a dir poco agghiacciante. Ne abbiamo parlato e reso omaggio qui.




Street Hassle, Simple Minds (Lou Reed)

Frank Zappa, "Sunshine of your love" (Cream)

The Eels, "Summer in the City" (The Lovin' Spoonful)

Al Brown"Here I Am (Come and Take Me)" (Al Green)


14/05/15

Jimmy Page and the Black Crowes: Live at Greek


"L' Imperatore Domiziano, preso dalla medesima angoscia, nel chiuso della sua camera acchiappava mosche e le infilzava, una per una, con un lungo ago: a chi chiedeva se ci fosse qualcuno nella camera dell' Imperatore rispondeva: nemmeno una mosca..."

 JIMMY PAGE

Jimmy Page and the Black Crowes Live at Greek
Di volta in volta, in tutto il primo decennio della loro carriera, Rolling Stones, Allman Brother, e ancora i Faces e via dicendo. I Black Crowes hanno subito una vera persecuzione, in fatto di paragoni e assonanze con alcune delle band che hanno fatto la storia del rock'n'roll. Così la combinazione sembrava, in un primo momento, improbabile : Jimmy Page e The Black Crowes insieme? Se poi aggiungiamo anche Internet, perché le registrazioni erano destinate solo per il mercato digitale, la sorpresa fu ancora più grande. Ma la grande musica rock nasce spesso di strani incontri, crocevia tra cultura e commercio. Sebbene Jimmy Page e i Black Crowes appartengono a generazioni diverse nell'ambito del rock e provengono dai lati opposti dell'Atlantico, hanno sempre condiviso un profondo amore per il blues e altre tradizioni musicali alle radici del rock . Dato il patrimonio comune, quindi, aveva un senso mettere su il progetto per una serie di spettacoli dal vivo. Lo sconcerto per la scelta di distribuire le registrazioni attraverso musicmaker.com, venne meno quando furono i primi artisti ad entrare nella Top 10 con un solo singolo tratto dall'album e pubblicato solo su Internet.

Non è un segreto che Jimmy Page mai avrebbe voluto sciogliere i Led Zeppelin . Senza dubbio , lo fece per rispetto alla memoria di John Bonham e alle scaramucce con Plant e Jones - ma nel profondo, gli sarebbe piaciuto andare avanti. La collaborazione con i Black Crowes sembrò rivitalizzarlo e la sua chitarra nel Live at the Greek raggiunge livelli di fuoco e di furore che mancavano ormai da anni. Anche se registrate dal vivo, le canzoni dei Led Zeppelin possono essere ascoltate nella loro forma più completa e rispettose degli originali, ed è una vera magia la compenetrazione di Jimmy, con i chitarristi dei Crowes, Rich Robinson e Audley Freed. Chris Robinson acutamente regola il suo stile al materiale senza voler sembrare Robert Plant e classici un pò oscuri come " In My Time Of Dying ", " Out On The Tiles ", " Your Time Is Gonna Come " e "Sick Again" suonano semplicemente grandiosi. "Per il loro bene (fan e critica) e per il bene del rock'n'roll", ebbe a dire Chris Robinson, che con la sua band ha trovato molti modi diversi per rielaborare le loro influenze, ma mai ha provato ad emulare la grandiosità imponente dei Led Zeppelin, tanto era il fascino e la maestosità che Page e compagni esercitavano su di loro. Chris Robinson è un cantante potente, Jimmy sembra divertirsi davvero e il risultato di questo disco doppio è un rock and roll emozionante, che entusiasmò i fan di entrambi i gruppi.

Custard Pie e i muri di casa tremano, mentre tremano i tanti fan (come me) all'annuncio di una prossima apertura di archivi zeppi di inediti. Sperando che non sia uno dei soliti raschiamenti di barile...


Jimmy Page & The Black Crowes - Greek Theater - LA -1999.10.18 - Full Concert



TRACK LIST:

DISCO UNO
“Celebration day”
“Custard pie”
“Sick again”
“What is and what should never be”
“Woke up this morning”
“Shape of things to come”
“Sloppy drunk”
“Ten years gone”
“In my time of dying”
“Your time is gonna come”

DISCO DUE
“The lemon song”
“Nobody’s fault but mine”
“Heartbreaker”
“Hey hey what can I do”
“Mellow down easy”
“Oh well”
“Shake your money maker”
“You shook me”
“Out on the tiles”
“Whole lotta love”

THE BAND
Jimmy Page: Guitars
Chris Robinson: Lead Vocals
Rich Robinson: Guitars
Audley Freed: Guitars
Ed Harsch: Keyboards
Greg Rzab: Bass
Steve Gorman: Drums
in download:
Jimmy Page & The Black Crowes - Live At The Greek -



11/02/15

Jimmy Page By Jimmy Page

Jimmy Page ha iniziato a pubblicizzare l'uscita della  sua autobiografia fotografica ufficiale, "Jimmy Page By Jimmy Page", già l'anno passato, e uno dei primi incontri, è sato con Chris Cornell, voce e chitarra dei Soundgarden, che non hanno mai negato di essere musicalmente figli dei Led Zeppelin, e in particolare Cornell, è un acerrimo fan proprio di Jimmy. Una  sessione di domande e risposte all'Ace Hotel di Los Angeles, tenutasi il 12 novembre 2014. Il comunicato stampa per l'evento dichiarava: 'Nel corso del dialogo, il pubblico ha partecipato, con Jimmy e Chris, attraverso foto e cimeli inediti, molti tratti dagli archivi personali di Jimmy: "Jimmy Page ricordi della sua vita in musica ,dagli Yardbirds ai Led Zeppelin e oltre "

Nella prima parte di questa affascinante intervista, (sotto), Page discute i suoi primi anni e la sua educazione musicale con Cornell di fronte a un pubblico attento.

<<Mi piace sempre di fare qualcosa di diverso - se sei ispirato da un'idea nuova, puoi davvero fare qualcosa, vale per la musica, così come per qualsiasi altra cosa. Anche mettendo insieme un libro di fotografie! Un'autobiografia è un modo completamente diverso di vedere le cose, e penso che potrà piacere molto alla gente>>

Page sta preparando per il 2015 un tour ma ancora non ha scelto i nuovi compagni di viaggio. <<So che la gente vuole vedermi on stage>> ha detto. <<Vogliono sentirmi suonare, e ... sono veramente entusiasta dei pezzi nuovi che saranno al traino dei vecchi hit dei Led Zeppelin. Questo, per me, è esattamente come le cose dovrebbero essere. Voglio sorprendere le persone. Suonerò tutto, la mia vecchia e nuova musica..>>

Sapeva fin dall'inizio che la magia che circondava i LED ZEPPELIN non sarebbe durata per sempre. <<Ho pensato, in fondo nel periodo del primo album, fu tutta una corsa contro il tempo. E lo è ancora adesso.. E' ancora una corsa contro il tempo, cercando di fare un buon lavoro e migliorare sempre ciò che fai e che hai .. fatto.  E'più difficile quando si invecchia perché sai che i tuoi giorni sono contati. I Led Zeppelin sono stati un incredibile veicolo e pensavamo di poter continuare e continuare ancora, facendo cose incredibili - e per fortuna abbiamo continuiamo, e abbiamo fatto roba davvero incredibile. Ma ho sempre pensato che fosse una corsa contro il tempo e non avevo idea di come profetica sarebbe stata la perdita di John Bonham...>>
Grande Jimmy.. Love 






28/07/14

Da Tour Manager dei Led Zeppelin alla galera in Italia per terrorismo: Richard Cole

Cole, a sinistra
Ci si imbatte in storie davvero incredibili. Storie a volte bizzarre che solo nel rock'n'roll possono, o meglio potevano, accadere. Perchè oggi è cosi tutto moscio, ordinario, noioso. E' tutto ordinato dai soldi, dal business. Questa ad esempio è la storia di Richard Cole,  tour manager di gruppi come Led Zeppelin, Who, Jeff Beck, Black Sabbath e altri, e di come si ritrovò in cella nel nostro paese dopo essere stato scambiato per un terrorista invischiato nella strage di Bologna nel 1980.. Ne ho fatto un riassunto, cercando di focalizzare la storia sulla personalità di Cole e sugli eventi più importanti che lo portarono in quel periodo sulle vette più alte del rock degli anni '70. Buona lettura..

di John Liam Policastro
Sono di fronte a un benzinaio della Tesco a Notting Hill, e sto aspettando Richard Cole, il leggendario tour manager dei Led Zeppelin e degli Who (...) Si presenta alle sei spaccate, con la puntualità che solo un tour manager può avere. Cole è cresciuto nella Londra del dopoguerra e, come molti altri in quel periodo, si è innamorato del rock 'n' roll che negli anni Cinquanta si espandeva lentamente oltre l'Atlantico.
Nel 1961, a 15 anni, ha lasciato la scuola e ha iniziato a lavorare come operaio nella zona nord di Londra, e a frequentare la scena mod di quella zona. "Siamo stati i primi e siamo stati i migliori. Io e i miei amici eravamo i veri mod," mi ha detto Cole a cena, quando sono finalmente riuscito a farlo mettere a sedere.
Nel 1963, al culmine della British Invasion, Cole si è avvicinato alla scena musicale locale che orbitava intorno al Marquee, un famoso nightclub, e alla vita notturna che passava da un bar chiamato lo Ship. È qui che ha avuto la sua prima importante intuizione: "Non si beccava figa a fare l'operaio."
Una notte, osservando i membri di un gruppo della zona mettere via gli strumenti dopo un concerto, ha deciso di chieder loro se stessero cercando un manager.

"Li ho pressati fino alla morte," mi racconta Cole, "e mi sono inventato di conoscere perfettamente l'ambiente. Ma la cosa più importante è che avevo la patente—il mio compito principale quel giorno è stato quello di portare in giro il gruppo e gli strumenti."


31/10/12

Led Zeppelin: Il Dirigibile in fiamme

Jimmy Page vagava per la stazione di Londra alterato e confuso con una bustina di cocaina addosso. Da solo, sembrava quasi non sapesse dove si trovava e perché' stava lì. Due poliziotti di pattuglia lo fermano e gli trovano le dosi; lo portano via. Era la seconda volta che veniva arrestato dalla fine dei Led Zeppelin. Adesso era il novembre del 1984 e da quel giorno per Jimmy non c'era stato molto: a parte i concerti benefici di ARMS con gli altri chitarristi degli Yardbirds, Clapton, e Jeff Beck, più celebrità varie come Charlie Watts e Bill Wyman degli Stones, Joe Cocker e Steve Winwood e una partecipazione al disco di Robert Plant tra gli Honeydrippers, era stato più che altro un decadimento - anche se con l'eroina diceva di averci dato un taglio. Aveva quarant'anni ma ne dimostrava di più e le sue dita a volte stentavano a correre lungo il manico della Gibson. Non gli era servito a niente rendersi amico lo spirito di Aleister Crowley: dell'occultista aveva comprato tanti oggetti personali, cappelli, bastoni da passeggio, amuleti, paramenti sacri e attrezzi da cerimonia, i paraphernalia, la biblioteca. Ne aveva studiato le formule magiche e in più di un’occasione le aveva usate per riti con sangue e candele. Cosi si raccontava. Ma doveva tapparsi le orecchie ogni volta che sentiva dire che da questa frequentazione sarebbero derivate tutte le sciagure dei Led Zeppelin, come la morte del bambino di Plant, il piccolo Karac di cinque anni, deceduto quasi di colpo in Inghilterra per un misterioso virus alle vie respiratorie il 27 luglio del 1977, quando i Led erano in tour in America. "Sacrificio di sangue: un bambino maschio di perfetta innocenza e di alta intelligenza è la vittima più soddisfacente e adatta", aveva scritto Crowley in Magik. Doveva chiudere gli occhi ogni volta che rivedeva la fine di John "Bonzo" Bonham. Un giornale inglese, il Ministry Magazine, arrivò ad accusarlo di responsabilita' in quel decesso, parlando di un suo rito finito in tragedia. Page denunciò la rivista, vincendo tanti anni dopo la causa, ma il sospetto l'avrebbe per sempre perseguitato. "Quando uno di noi morirà, finirà anche la band", aveva dichiarato Jimmy, e con la morte di Bonham erano morti anche i Led Zeppelin. Si chiedeva a cosa era servito stringere amicizia con il diavolo: gli aveva dato la fama più assoluta, una band che aveva cambiato la storia del rock, donne, droga, e infine lutti. Ora Jimmy sembrava come il tipo del desolato bar ritratto su una delle sei copertine dell'ultimo disco dei Zeppelin, In Through The Out Door: solo e curvo su i suoi pensieri di sconfitta e malinconia.